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giovedì, novembre 09, 2006 La Città
8 Novembre 2006 Anno XVI n° 21 Domeniche 3 e 10 Dicembre 2006 MERCATINO DELLE CURIOSITA’ SUL PARCHEGGIO DEL CENTRO COMMERCIALE TUSCIA per prenotazioni telefonare al 3393337869 Paghi... sei in regola e tanto non basta... Non rompeteci i marroni! Mauro Galeotti Una settimana fa mi arriva per posta non raccomandata una lettera dalle “Esattorie Spa”, con sede ad Isernia, in cui mi si comunica che non ho pagato un certo importo e mi viene intimato che se non pago la somma dovuta mi verranno calcolati gli interessi di mora e spese accessorie, che, poi, non ho capito cosa siano quest’ultime.In un primo momento mi sembrava una paraculata... e mi sono detto, vuoi vedere che questi non esistono, fanno finta che non ho pagato, mi sollecitano perché paghi e i miei soldi se li intascano! Non sarebbe la prima volta che vengono fatti solleciti da delinquenti, che poi si appropriano del tuo denaro e spariscono. Però un dubbio mi è sorto quando ho iniziato a fare dei confronti. Nella stessa lettera, infatti, viene indicato il mio codice fiscale, che è esatto. Viene evidenziato il numero di cartella, che è lo stesso di una cartella già ricevuta. Viene segnato l’anno di emissione, che è esatto. Viene riportato l’importo da pagare, che è esatto, esatto alla cartella di pagamento di cui sopra, inviatami dal “Commissario governativo S.R.T. Spa” con sede a Viterbo in Via Monte Sacro n° 31. Ma io dalla S.R.T. non ho ricevuto alcuna comunicazione che ora a riscuotere al suo posto è la “Esattorie spa” di Isernia, per me illustre sconosciuta che ora mi sollecita un pagamento. Mi metto alla ricerca della cartella incriminata e, ovviamente, la trovo tra le tante ricevute e in allegato è anche la ricevuta dell’avvenuto pagamento. Tutto regolare, allora mi chiedo, perché “Esattorie Spa” mi invita a pagare un tributo che ho già pagato? Sulla base di cosa mi viene contestato il mancato pagamento? E se non avessi trovato la ricevuta, è chiaro che avrei dovuto pagare di nuovo! E perché vengo avvisato dalla Esattorie Spa che la S.R.T. Spa ha abbandonato il servizio di riscossione tributi e non è stata la stessa S.R.T. ad avvertirmi? E, inoltre, perché devo essere avvertito, di non tener conto della lettera che comunica l’importo non versato, solamente da un comunicato a mezzo giornale, e non con lettera come avvenuto per segnalarmi, erroneamente, “pagamenti scoperti” a mio carico? Questa la nota ufficiale di Esattorie Spa. “In riferimento agli avvisi recapitati in questi giorni circa i carichi trasferiti a seguito della recente riforma della riscossione, si precisa che : Gli avvisi recapitati, redatti in ottemperanza alle disposizioni impartite dalla Direzione centrale della agenzia delle entrate, non sono solleciti di pagamento, e tanto meno preludono a procedure esecutive, che in ogni caso saranno eseguite nel rispetto della normativa, e non sulla base di una comunicazione inviata per posta semplice ; L’informativa di che trattasi, nel rispetto della trasparenza delle operazioni di scorporo previste dalla riforma, coglie l’occasione per indicare le somme che risultano trasferite nei nostri archivi, al fine anche di correggere eventuali errori di attribuzione. I nostri uffici sono a disposizione dei contribuenti e delle amministrazioni interessate al fine di rilasciare ulteriori chiarimenti. Il presidente Carlo Marcucci Esattorie Spa”. Complimenti signor presidente Carlo Marcucci, ma con che faccia ci viene a dire che gli “avvisi recapitati”, come li chiama lei, “non sono solleciti di pagamento” se addirittura minaccia “interessi di mora e spese accessorie”, se afferma “i pagamenti possono essere eseguiti...”, se dà pure il numero di conto corrente delle Esattorie Spa, 74734211? Certo che come inizio non c’è male: una figura pessima e niente affatto credibile, una figura da pedalino, come diciamo a Viterbo. Vergogna! La prossima volta prima di firmare lettere che rompono le balle ai contribuenti corretti, mettendoli in agitazione, mettendoli in mora senza motivi, facendo loro perdere solo del tempo, controlli quello che combinano i suoi dipendenti, ci basta già Prodi il quale non sa più quali tasse inventare per toglierci i soldi, ora che fa? ci si mette pure lei ad angosciarci e rompere i marroni???? e, badi bene, non intendo tipi di castagne! Mauro Galeotti 21 novembre 2006: Festa degli Alberi Claudio Santella Coloro che hanno superato il mezzo secolo di vita ricorderanno, senza dubbio, che il 21 novembre di ogni anno, nei tempi della loro infanzia e della loro prima giovinezza, veniva celebrata la festa degli alberi. Ai bambini delle elementari ed ai ragazzi delle medie venivano fatti piantare degli alberelli in appositi siti già predisposti e la mattinata scolastica veniva trascorsa in allegria in onore degli alberi. In ognuno di quei ragazzi veniva posto un seme che germogliando e crescendo si sarebbe manifestato attraverso un comportamento di rispetto verso gli alberi in primo luogo e verso la natura in genere. Poi è subentrata una educazione sinistra, la si è verniciata di progressismo, sono state date diverse picconate a qualche sano principio, e quel seme non è più germogliato, o, quando è germogliato, ha trovato molta, molta fatica a crescere. Oggi la festa degli alberi viene fatta in tutt’altro modo: oggi si fa la festa agli alberi. Oggi gli alberi si tagliano senza pensarci sopra due volte; nessuno si preoccupa realmente delle conseguenze di questo modo di agire, perché la vista di ognuno è offuscata dall’interesse personale, dall’utile diretto ed immediato; non importa quanto viene a costare, anzi, costi quello che costi, purché a pagarlo siano gli altri. Sfugge però che la natura reagisce in sua difesa, e, purtroppo, nel reagire non fa distinzione tra chi l’ha offesa e tra chi l’ha rispettata. Sembra che non siano stati sufficienti i ventitrè uragani che, appena un anno fa, hanno colpito gli Stati Uniti d’America, e tutte le altre manifestazioni violente della natura, verificatesi qua e là in tutta la terra, a mettercelo in testa. Non sono stati sufficienti perché non v’è stata più, da tempo, un’educazione al rispetto della natura in generale e degli alberi in particolare. Oggi, nelle scuole, la festa degli alberi non è più nemmeno un ricordo. Oggi, i ragazzi, nelle scuole, non festeggiano più gli alberi né nella giornata del 21 novembre né in altre giornate. Quel giorno è ormai prossimo, non tanto prossimo, però, da non consentire, volendolo, una manifestazione in onore degli alberi. Ci facciamo promotori, presso le autorità competenti e non competenti, ma influenti, dell’iniziativa di riesumare quella festa, ormai lontana anche nella memoria, attraverso una manifestazione simbolica alla quale possano partecipare alcuni bambini delle scuole elementari, cui verrà fatto piantare, come nei bei tempi ormai lontani, un alberello in qualche parte del territorio della nostra città, magari nel terreno adiacente alle stazioni ferroviarie dove gli alberi ivi insistenti sono stati tagliati senza pietà. Che ne dite? Claudio Santella Sbagliare è umano, ma... Bruno Matteacci Di recente è stato modificato il senso di marcia in Via Maria Santissima Liberatrice cioè, salendo da Via san Giovanni Decollato, è a senso unico, direzione Piazza san Faustino. Nulla da obiettare se chi ci capisce è entrato nell'ottica di creare tale senso unico; ma l’Ufficio tecnico comunale composto da funzionari, tecnici ed operai, avrebbe dovuto provvedere a che l'operazione fatta fosse compiuta nella sua intierezza. Cosa manca? Le vie laterali: Santa Maria in Volturno, Piazza Sant'Agostino, Via Estrema e Via delle Mura, che si immettono su Via Maria Santissima Liberatrice, sono senza il dovuto segnale di “obbligo di direzione” allo scopo di orientare il traffico verso Piazza san Faustino, vietando quindi il flusso del traffico verso Via san Giovanni Decollato. Inoltre, al termine di detta via, all’altezza di Piazza della Trinità, deve essere rimosso il segnale che indica l’inizio del doppio senso di circolazione. Questo fatto lascia chiaramente intendere che, non tutte le colpe sono sempre degli amministratori in quanto a loro compete la manifestazione di una volontà rinviando alla struttura tecnica lo studio per l’esecuzione della stessa, nel senso suggerito e deliberato. Ora, se vogliamo trovare una colpa negli amministratori è solo quella di non fare un “rimbrotto” ai tecnici che non hanno saputo rendere operante una volontà tecnica amministrativa, recando serio pericolo all'utente della strada che si vede mal guidato, è il caso di dirlo, dalla segnaletica stradale. Bruno Matteacci E lo scalino non c'è più Agnese Galeotti Ero quasi abituata a quel salto della mia automobile ogni qualvota ero costretta ad attraversare il ponte che sovrasta il semianello all'Ellera.Un salto violento che da mesi assillava tutti quegli automobilisti, e non sono pochi, che intendono immettersi sul semianello. Più volte ho assistito al rifacimento del manto stradale, ma ogni volta lo "scalino" per chi attraversava il ponte riappariva misteriosamente. Era ovvio che il lavoro era stato male eseguito. Ma qualcosa finalmente è cambiato. Ho notato con molto piacere e soddisfazione che è stato risolto il problema che avevo reso noto qualche numero fa su questo quindicinale. Infatti, lo "scalino" creatosi sull'asfalto del ponte, è stato sistemato. Mi sono sentita molto fiera di aver sollevato il problema e molto soddisfatta nel vederlo risolvere. Aggrada l'animo far del bene alla propria città. Agnese Galeotti Belcolle: Ospedale amico dei bimbi Francesca Bruti A volte, l’Ospedale di Belcolle è stato nominato per episodi locali di “malasanità”; ma, ora è giusto che il suo nome venga posto in primo piano per un nuovo e positivo riconoscimento. Dovete sapere che, alla fine del mese di ottobre, l’UNICEF ITALIA ha annunciato che l’Ospedale Belcolle di Viterbo ha raggiunto gli standard validi per il riconoscimento internazionale di “Ospedale Amico dei Bambini”, promosso da UNICEF e OMS. L’iniziativa fu lanciata nel 1992, con lo scopo di assicurare che tutti gli ospedali accogliessero nel miglior modo possibile i neonati e che diventassero dei centri di sostegno per “l’allattamento al seno”. I primi “Ospedali Amici” in Italia furono nominati nel 2002 e, ad oggi, sono quasi 20.000 gli ospedali in 140 Paesi in via di sviluppo ed industrializzati,che hanno ottenuto tale riconoscimento. Inoltre, nei Paesi dove gli ospedali sono stati riconosciuti è aumentato il numero di donne che allattano al seno ed è migliorato lo stato generale di salute dell’infanzia.Per quanto riguarda Viterbo, Belcolle è il primo Ospedale italiano con terapia intensiva neonatale ad essere riconosciuto “Amico dei Bambini”, aggiungendosi agli altri nove ospedali italiani già riconosciuti; ed è la prima delle 17 strutture ospedaliere coinvolte nel programma di “promozione dell’allattamento al seno” (altro progetto lanciato nel 2003 dalla Regione Lazio) che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento. Per raggiungere questi livelli, Belcolle si è impegnato da tempo, costruendo un solido terreno culturale a favore dell’allattamento materno e sottoponendosi ad una accurata valutazione, effettuata da un’équipe di esperti del Comitato Tecnico di Valutazione dell’UNICEF Italia, con verifiche approfondite anche attraverso interviste alle madri e al personale, che hanno evidenziato la piena rispondenza alle norme previste dall’iniziativa internazionale. Partendo da questo esempio, l’Agenzia di Sanità Pubblica (ASP) della Regione Lazio vorrebbe creare una rete regionale di “Ospedali Amici dei Bambini”. Naturalmente, perché un ospedale ottenga il riconoscimento, esso deve seguire ed applicare le dieci norme specifiche stilate da UNICEF/OMS, in favore dell’allattamento al seno; in particolare, alcune di esse prevedono di non accettare campioni gratuiti o a buon mercato di surrogati al latte materno; di promuovere la formazione di tutto il personale e la sistemazione del bambino nella stessa stanza della madre 24 ore su 24 (detta “rooming-in”); e un’informazione corretta alle madri, per incoraggiarle ad allattare esclusivamente al seno, almeno per i primi sei mesi di vita del neonato. Francesca Bruti Traffico, traffico solo e sempre traffico... Patrizia Labellarte Fino a poco tempo fa, si diceva che Viterbo era una città tranquilla, con poco traffico, dove si poteva circolare con la propria macchina senza dover necessariamente perdere “il lume della ragione”.Insomma niente a che vedere con il caos, le file chilometriche, i clacson che suonano ininterrottamente tipici delle grandi città. Ho detto bene…fino a poco tempo fa, si, perché i tempi sono cambiati anche per Viterbo! Giustamente volevamo tutti una città che si adeguasse agli stili di vita, ai ritmi frenetici delle metropoli, che migliorasse anche la qualità dei locali e delle diverse attività? Eccoci accontentati…o quasi..(beh, non lamentiamoci troppo)!!! Nuovi negozi, nuovi locali? Buon per noi…ma il traffico? Naturalmente impazza a tutte le ore, mentre la pazienza di noi automobilisti diminuisce sempre di più! Ormai è diventato impossibile percorrere via Garbini, la Tangenziale Ovest divenuti luoghi di centri commerciali per eccellenza. Ingorghi, intasamenti, code, caos a più non posso e come, dunque, far fronte tempestivamente a questo problema? Ma naturalmente attraverso l’intervento della Polizia municipale, che, invece di regolare e gestire nel miglior modo possibile il traffico, crea ancora di più il casino, al punto che ci si trova incastrati per dieci, quindici minuti (quando va bene), senza una via di fuga. Altra analoga situazione è il centro e la disperata ricerca di posti auto che puntualmente per la grande affluenza vengono a mancare e…a-ri-via con l’ingorgo che non finisce più! A ben vedere, non è solo un problema di traffico: smog e dunque aria irrespirabile, rumori, impossibilità a camminare, che per chi ci abita o ci lavora è un inferno quotidiano. Di fronte a tale questione, l’amministrazione comunale, o meglio l’assessore al traffico Zucchi ha proposto la “rivoluzione del traffico”. In che consiste? Dunque, varchi elettronici in centro, multe salatissime, maxi rotatorie ed “improvvisati” sensi unici come il recente apparso dal giorno alla notte presso la chiesa della Trinità, ed il prossimo in via Garbini fino all’incrocio con via Villanova. Praticamente, la fine del mondo per la viabilità cittadina, considerato, se pur per brevi tratti, il triplicarsi delle distanze ! Interventi drastici, qualcuno sostiene, necessari per snellire il traffico. Sarà?! E intanto le polemiche insorgono… Cosa succederà?...staremo a vedere… Patrizia Labellarte Arriva la Provincia digitale Patrizia Labellarte Si chiama “Provincia Digitale” il progetto approvato dalla Regione per un totale di 331mila euro di finanziamenti mirati all’informatizzazione dell’attività amministrativa dell’ente di via Saffi. L’obiettivo secondo Angelo Cappelli, assessore alle Reti e ai sistemi informatici è rafforzare l’infrastruttura informatica e la potenzialità informativa della Provincia. A beneficiarne saranno i cittadini che avranno la possibilità di vedere lo stato d’avanzamento delle rispettive pratiche e maggiori garanzie di efficacia ed efficienza. Questa riorganizzazione telematica permetterà di semplificare e rendere più trasparente l’azione amministrativa, aumentare la qualità dei servizi per le imprese ed i cittadini, qualificare i dipendenti dell’ente, automatizzare il sistema informativo per rendere interattivi i servizi ed economizzare, infine, l’azione amministrativa. Anche gli altri enti beneficeranno di questa iniziativa che permetterà così, ai vari Comuni e alle varie Province di semplificare le attività ed i procedimenti amministrativi, nonché digitalizzare e riorganizzare le proprie attività. Da non sottovalutare poi, anche la trasparenza dei procedimenti amministrativi e una maggior informazione nei confronti dei cittadini per i quali la Provincia diventerà più vicina. Patrizia Labellarte Facchini e solidarietà Francesca Bruti Relativamente alle iniziative promosse dal Comune di Viterbo, il prossimo sabato 11 novembre si svolgerà al Palazzetto dello Sport di Viterbo una serata in onore del Sodalizio dei Facchini, che come ogni anno di questi tempi incontrerà i membri dell’AVIS e dell’ADMO. La manifestazione avrà inizio alle ore 21 con la proiezione del filmato dell’ultimo trasporto della Macchina di S. Rosa e, soprattutto, con la presentazione delle iniziative benefiche in cui anche quest’anno saranno coinvolti i Facchini, secondo il programma del progetto “Sodalizio e Solidarietà”. Quest’ultimo ha lo scopo di promuovere il finanziamento di alcuni progetti a favore delle associazioni provinciali di Avis ed Admo, in particolare la raccolta di fondi per la donazione ad esse di nuove apparecchiature elettromedicali. Sono vivamente invitati a partecipare alla serata tutti i piccoli Minifacchini e le rispettive famiglie e, naturalmente, tutta la cittadinanza, che potrà contribuire alla raccolta fondi attraverso libere donazioni. Francesca Bruti “Prodigi” a Palazzo Gentili Francesca Bruti La Provincia di Viterbo al passo con i tempi moderni… o meglio, con i tempi della rete digitale! Mi riferisco al nuovo progetto approvato dalla Regione Lazio denominato “PRODIGI”, acronimo delle parole “PROvincia DIGItale”, che mira alla riorganizzazione telematica degli uffici di Palazzo Gentili, sede della Provincia. In particolare, l’ente regionale ha messo a disposizione un totale di 331mila euro di finanziamenti, per migliorare i servizi informatizzati dell’attività amministrativa dell’ente provinciale. Attraverso le parole dell’Assessore alle Reti e ai Sistemi Informatici, Angelo Cappelli, si può percepire l’entusiasmo che anima gli addetti ai lavori per questo nuovo progetto, e capire meglio in cosa consiste: «In questo modo, rafforzeremo l’infrastruttura informatica, ma anche la potenzialità informativa della Provincia, perché i beneficiari finali dell’operazione saranno i cittadini, capaci di seguire in presa diretta e quindi monitorare l’iter dei servizi offerti dai vari uffici… Il prototipo di "Provincia Digitale" che andiamo a costruire ci consentirà di diventare un modello organizzativo per altri enti locali, siano essi Province o Comuni… A trovare giovamento da questa riorganizzazione telematica, oltre alle casse stesse dell’ente vista la riduzione dei costi così ottenuta, saranno tutti i cittadini che dovessero rivolgersi ai nostri uffici. Attraverso la possibilità di vedere lo stato d’avanzamento delle rispettive pratiche, i vari utenti avranno maggiori garanzie di efficacia ed efficienza». Parlando di risultati concreti, tra le molteplici finalità di “PRODIGI” dovrebbero esserci la semplificazione e la razionalizzazione delle attività e dei procedimenti amministrativi della Provincia; la digitalizzazione e la riorganizzazione delle attività dell’ente; la formazione dei dipendenti, sia sui processi di semplificazione sia sul modello funzionale e tecnologico. Infine, il progetto dovrà essere attuato in 12 mesi, in modo da offrire una volta avviato la maggiore trasparenza possibile dei procedimenti amministrativi. Per tutti i cittadini… buona navigazione! Francesca Bruti Calciopoli: processiamo i processi Sanclaudio CHE RAZZA DI GIUDICI! - Nel calcio si sono verificate delle cose che non dovevano verificarsi. Siccome queste cose andavano ad influire sulla correttezza delle gare e dei relativi risultati si è intervenuti e, naturalmente, tutto è andato a finire in mano ai giudici. Riflettiamo un attimo: i fatti oggetto di giudizio erano gli stessi. Le leggi da applicare a quei fatti erano le stesse. Ciò premesso dobbiamo prendere atto che, per giudicare le stesse cose ed applicando le stesse leggi, i giudici inquirenti hanno chiesto l’ergastolo, i giudici giudicanti hanno concesso i triumphalia. Può sembrare impossibile, ma è così. Tra accusa e sentenza, come da copione, ci si sono messi, si fa per dire, perché la loro presenza è necessaria, gli avvocati difensori. Gli avvocati però hanno il peso che hanno, perché, come afferma l’avvocato Azzeccagarbugli, loro illustre antenato, conquistassimo e multis artis praeditus, agli avvocati tocca travisare la verità; come dire che la menzogna e tutti i suoi parenti ed affini hanno piena cittadinanza nelle aule di giustizia, e, purtroppo, anche tutela. Prima che a qualcuno possa sorgere qualche dubbio è opportuno precisare che ci stiamo riferendo ai vari processi del calcio spettacolo, processi che ci vengono rappresentati a mo’ di tetralogia. Tuttavia, riflettendoci sopra un poco, bisogna riconoscere che questi giudici, in fondo, hanno avuto un bel coraggio: hanno fatto capire, cogliendo l’occasione di un processo seguito più o meno da tutti, che anche nelle aule di giustizia il denaro è elevato a concetto morale. LA COSA E’ GRAVE – Ritornando ai giudici del processo a Calciopoli dobbiamo dire che la cosa è più grave di quanto si pensi, e ci meravigliamo che nessuno di quanti hanno mosso delle osservazioni l’abbia fatto rilevare. Nel processo di Calciopoli ad amministrare la giustizia, questa volta, c’erano dei professori e degli avvocati, e non dei magistrati. Professori ed avvocati che appena si sono vestiti da giudici sono diventati come i giudici, anzi peggio, perché dei giudici hanno assimilato i difetti senza assimilarne i pregi. Il fatto preoccupa perché un professore è chiamato ad educare ed istruire i ragazzi, e, se tanto ci dà tanto, cominciamo a nutrire seri e fondati dubbi in merito. In quanto agli avvocati ci sembra che più che ad vocati siano stati a vocati, cioè più che chiamati ad esprimersi su qualcosa siano stati chiamati a non esprimersi sulla stessa. UNA PROPOSTA BUFFA DA PRENDERE SUL SERIO - Perché, ci chiediamo, visto come sono andate le cose, non hanno affidato i vari processi di Calciopoli a Renzo Arbore, a Michele Mirabella ed a Lino Banfi? Ricordate la trasmissione “Indietro Tutta”, in cui si cantava “Che ne parliamo a fa’…” nella quale Renzo Arbore faceva da giudice tra chitarre e mandolini e Michele Mirabella e Lino Banfi vestivano i panni l’uno di un principe del foro l’altro di un avvocaticchio, Passalacqua mi sembra si chiamasse, assistiti entrambi da un paio di praticanti, che rispecchiavano i rispettivi lignaggi. Sarebbe stata ugualmente una buffonata, ma a pieno titolo, ed in più ci si sarebbe divertiti. CALCIOPOLI – Considerazioni e riflessioni: animo ragazzi, il peggio deve ancora venire! Sanclaudio “Forigrotta” a Napoli Pantaleo Spagna Oggi siamo soliti vedere l’immagine della città di Napoli non proprio consona alla sua bellezza, con la camorra che ancora perversa nei quartieri. La spazzatura impera ovunque, cassonetti colmi con a fianco cumuli di sacchi di immondizia, l’aria è ammorbata da miasmi puzzolenti e maleodoranti, con tanto pericolo per la salute degli abitanti Una volta, tanti anni fa, Napoli era diversa: si poteva dire: “vedi Napoli e poi mori”. Napoli era piena di profumi, di luci, di canti, di scorci e visioni meravigliose. Erano i tempi della mia fanciullezza nella quale ero solito soggiornare a Bagnoli (allora Comune, oggi quartiere di Napoli) e sono rimaste nei miei ricordi le visioni di quella città e in particolare la festa di Piedigrotta. Tale festa accomunava in un sol palpito i Napoletani desiderosi di viverla, di goderla e di ubriacarsi di luci e di frastuoni. La tradizione voleva solennizzare con canti di gioia, con sfarzose luminarie, la folla immensa che si recava al Santuario di Maria Santissima, ai piedi della galleria scavata attraverso la collina di Posillipo, santuario detto appunto di Piedigrotta. Una volta usciti dal tempio i Napoletani volevano solennizzare la festa fino all’alba, paganamente gioire, godere, divertirsi, desiderosi di viverla, di ubriacarsi di luci, di frastuoni. Ricordo mio nonno Giovanni il quale, a proposito della festa di Piedigrotta, mi narrava una bella favola che i vecchi erano soliti raccontare ai giovani: “Pagana era alle sue origini, la festa di Piedigrotta. Essa a suo tempo si faceva in onore di Partenope, casta dea nata dalla spuma del mare e generata dal sole. Al tempo dei greci , ogni anno in estate , si festeggiava questa Dea protettrice della città. Donne e fanciulle seminude , con le chiome al vento e con le fiaccole di resina nelle mani, facevano a gara a chi giungeva prima al tempio di Partenope che sorgeva sul colle di Posillipo. Erano seguite da suonatori di lire, nonché da donne, con ceste colme di bionde spighe miste a rossi papaveri ed a fiori azzurrini. Nel tempio alcune sacerdotesse, vestite di bianchi veli attendevano per ricevere tali doni. Poi avevano inizio suoni e canti melodiosi, carezzevoli echi delle melodie eoliche a cui pareva rispondesse il sussurro delle onde del mare. All’alba in preda alla stanchezza, i convenuti ritornavano alle loro case.” Fin qui la leggenda, di nonno Giovanni. Per la cronaca: a Napoli ai piedi della galleria, si trova il Santuario di Maria Santissima. Verso il 1200, fu costruita una piccola chiesa con annesso un ospedale, con il contributo suor Maria di Durazzo e con le elemosine, elargite dai Napoletani, a Pietro l’eremita. Intorno a questo tempio, una leggenda cristiana tessè un ricamo delizioso; fece apparire la Vergine ad un frate che si recava a Pozzuoli per i bagni minerali imponendogli di costruire in quel sito l’edificazione di un tempio. La chiesa sorse e sorse anche l’ospedale. Un abate la resse sino al 1276, poi man mano venne abbandonata per mancanza di mezzi. Nel 1396, fu riaperta al culto per opera dei Canonici ed affidata ad un prete: il nobile Lancellati, che la tenne sino al 1453. In questo tempio, si accorreva, fin dalla reggenza vicereale, con grande devozione. I vicerè con le loro auguste famiglie, con i dignitari di corte seguiti da grande stuolo di popolo, la mattina dell’8 Settembre, si recarono presso la sacra immagine del tempio. Queste gita si ripetette fino all’avvento al trono di Napoli e Sicilia di re Carlo III di Borbone. Carlo III non solo imitò l’esempio dei suoi predecessori, ma aggiunse alla festa religiosa la parata militare per ricordare la vittoria riportata a Velletri, contro Carlo IV di Germania, dalle armi napoletane e spagnole, il 9 Agosto del 1774. Egli fece voto solenne per sé ed i suoi successori di visitare il Santuario ogni anno alla testa del suo esercito. Da allora, l’8 Settembre di ogni anno il Santuario della SS. Vergine Maria, a Piedigrotta, è meta di solenni festività religiose per i Napoletani Pantaleo Spagna Viterbium 100 anni Mauro Galeotti Quest'anno sono ben 100 anni che le Distillerie Viterbium vivono, era infatti, il 1906 quando, dirette da Bizzarri & C., avevano sede in Via san Lorenzo 6/a, poi si trasferirono in Viale Trento 1. Avevano ricevuto numerosi riconoscimenti: la medaglia d’oro alla 1ª Mostra regionale di Roma nel 1923; il diploma di Gran premio alla IX Fiera internazionale di Tripoli; la medaglia d'oro alla X e XI Fiera internazionale di Tripoli e medaglia d'oro alla Fiera internazionale del Levante. Tra i liquori prodotti erano: Cordial Viterbium, Vecchia Strega, Gran Vigor, Cognac, Vermouth, Sportman Caffè, China ferruginosa. Proprio quest'ultima ebbe un riconoscimento nel 1930. Il 4 Luglio di quell'anno, infatti, il dottor Armando Bussi, direttore delle Terme di Viterbo e docente di Patologia speciale medica alla Regia Università di Roma, affermava che "la China Ferruginosa Viterbium... a base di acqua ferruginosa naturale e di China calysaia purissima... trova le sue indicazioni migliori nelle varie forme di clorosi ed anemia aumentando l'emoglobina e il numero degli eritrociti del sangue...". Negli anni '30, veniva imbottigliato il Vino Defuk, era venduto in graziosi fiaschetti impagliati, e proprio un listino del 1930 avvertiva: "Guardatevi dalle contraffazioni, esigete sempre i fiaschetti che portano legata la pergamena colla storia del prodotto. Sul collo del fiaschetto e sulla pergamena vi deve essere sempre il marchio cantine Viterbium Bizzarri e C. Viterbo". Nella metà degli anni '30, le Distillerie Viterbium producevano anche le caramelle realizzate con appositi macchinari, tra cui grandi contenitori per lo scioglimento e la cottura dello zucchero, aromatizzato con sostanze naturali. In una pubblicità del 1938 si legge: Produttrice di liquori di gran lusso, creme, rosoli, liquori di correzione, vini speciali e spumanti, vermut, caramelle di ogni tipo. La distilleria conserva ancora oggi un cimelio, un alambicco che risale ai primi del 1900. Ultime produttrici delle famosissime Carote di Viterbo sono state le Distillerie Viterbium, verso gli anni ‘80. Fra i nomi famosi che hanno gustato le nostre Carote sono Giuseppe Garibaldi, i Savoia, re Umberto in esilio in Portogallo e Benito Mussolini. La preparazione delle carote consisteva nel tagliare le stesse, dopo averle fatte bollire in una pentola, a fettucce in senso longitudinale. Dovevano essere né troppo cotte, né troppo crude, poi venivano seccate e immerse in una salsa agrodolce, formata da aceto nero forte e zucchero. L’utilizzo poteva essere fatto solo trascorsi almeno quindici giorni. Ovviamente chi voleva poteva personalizzare il gusto unendovi: cannella, chiodi di garofano, noce moscata e a piacere anche cioccolata, pinoli, uvetta, semi di anice e canditi di limone o di arancio. Le carote venivano gustate accompagnate al bollito sia di carne che di pesce. Oggi le Distillerie Viterbium, magistralmente guidate e dirette da vari anni dal gradevole e affabile Mengo Cianchelli, si trovano ancora in Viale Trento, al n° 8, e un elegantissimo negozio apre le porte agli amanti del buon bere, su Via Garbini n° 1/a. Quest'ultimo è una delle più rinomate enoteche della città, con centinaia e centinaia di bottiglie di vini, spumanti, champagne, cognac, whisky e liquori vari, tutti di numerose e rinomate marche, tutti a disposizione degli amanti del prelibato nettare, amato da Bacco. Un augurio all’amico Mengo per altri felici e proficui... 100 anni!!! Mauro Galeotti Bravo Comune di Viterbo! Simone Galeotti E' stato asfaltato il tratto finale della Strada Palanzana, quello che raggiunge l'Eremo di sant'Antonio. La strada era piena zeppa di buche, era pericolosa per le auto e specialmente per chi la percorreva con il ciclomotore. Del pericolo lo avevamo scritto tempo fa. Ebbene l'Amministrazione comunale ha accolto la nostra richiesta e ha asfaltato quel tratto di carreggiata. Ciò consentirà ai frequentatori della verde e storica Palanzana, siano loro in auto, in moto o in bici, di approssimarsi alle sue pendici senza scossoni e rischi. Bravo al Comune di Viterbo! Quanno ce vo’, ce vo’. Simone Galeotti Celleno Riccardo Manca L’antico centro, ormai disabitato, si trova in cima alla collina, un po’ distante dalla Celleno nuova. Si compone per lo più di piccole case in tufo rosso, prive di intonaco ed in gran parte diroccate, perché abbandonate dopo i disastrosi terremoti che distrussero il centro abitato.Inoltre, data la sua conformazione morfologica, è vittima di una lenta, ma inesorabile erosione che, provocando un cedimento della rupe, aggredisce senza pietà le pendici del vecchio abitato. I primi insediamenti di cui si ha notizia risalgono al XIII secolo a.C. ma, probabilmente, la zona fu abitata già nel Neolitico, come dimostra il ritrovamento di armi in pietra risalenti a quel periodo. Situato in posizione strategica, sulla strada per Viterbo, fece gola ai Romani che se ne impadronirono nel 264 a.C., cacciando gli Etruschi. Confermata da Dionisio di Alicarnasso, vuole Celleno edificata da Italo, discendente di Enotro, in memoria della figlia Cilenia, prima della guerra di Troia. Storicamente fu castello di Viterbo, seppure con Statuto autonomo e Comune seguendone le vicende. Nel 1316 è assaltato e depredato dalle truppe Orvietane, condotte dal temibile Poncello Orsini. Intorno al 1329 Celleno passa agli Orvietani: tornò a Viterbo nel 1932 a garanzia degli impegni di fedeltà assunti da orvieto nei confronti della Santa Sede. Fu feudo della famiglia viterbese degli Alessandri, quindi assegnato da Bonifacio IX (1396) in vicariato perpetuo a Silvestro Gatti, mediante il pagamento di un censo annuo di una libra d'argento lavorato, i Gatti lo tennero per cento anni. Successivamente il pontefice Alessandro VI lo volle assegnare al cardinale Antonio Morton di Santa Anastasia, incontrò l’energico rifiuto di Giovanni Gatti, il quale venne ucciso. Estinta la famiglia Gatti, dopo alternate vicende, nel 1527 fu dato da Clemente VIII al cardinale Franciotto Orsini e rimase di tale famiglia sino al 1580, in cui venne assorbito dalla Camera apostolica. Riccardo Manca Baccaionate Baccaione BERTINOTTI – Dice Bertinotti: “Mi piacerebbe ci fosse una dittatura di Rifondazione Comunista, ma, con tutta evidenza non è così”. Sorvolando su ogni altra considerazione ci permetta di dirLe, signor Presidente della Camera dei deputati, che anche a molti altri piacerebbe, ma con Lei all’opposizione. E se il regime che c’è ora non gli piace, perché non si dimette dalla Sua carica e, per fare le cose proprio a puntino, non va a vivere dove quella dittatura esiste, magari stando all’opposizione? GENTILONI – Leggo su un quotidiano a tiratura nazionale che il ministro Paolo Gentiloni ha soggiornato a Venezia, nella qualità di ministro delle telecomunicazioni, in una suite del Grand Hotel Luca Baglioni al modico prezzo di 1.100 euro a notte. Va da sé che il ministro non ha soggiornato da solo. Ma Prodi non ha detto che bisogna diminuire le spese? Visto che il soggiorno è avvenuto in occasione del Prix Italia, consolidata rassegna internazionale di programmi televisivi, avrebbe potuto farsi ospitare da Claudio Baglioni. Il nome sarebbe rimasto, ma il risparmio sarebbe stato notevole. E’ inutile: siamo tutti uguali, tranne noi. Questo è il verbo di chi comanda, soprattutto se non ha radici democratiche. SENTI SENTI - A proposito di radici democratiche, leggo sulla stampa nazionale che Giorgio Bocca, giornalista che va per la maggiore, paladino della libertà di stampa e di espressione, manifestando il proprio pensiero sul libro di Giampaolo Pansa “La grande bugia” ha affermato che “…ci vuole una legge per proibire quel libro…”. Ha parlato la Bocca della verità. Bocca farebbe bene a riflettere prima di parlare, ed a riflettere, prima di tutto, con se stesso e su se stesso. NAPOLITANO E SCALFARO – Sempre a proposito di riflessioni dobbiamo prendere atto che il presidente Napolitano si è preso più tempo per riflettere di quanto se ne sia preso il presidente Scalfaro. Scalfaro, infatti, per accorgersi che non era il caso di mandare l’avviso di garanzia a Berlusconi, mentre era occupato, in Spagna, con i colleghi del G7, ha impiegato quattro anni. Napolitano, per accorgersi che l’Unione Sovietica nel 1956 commise un sopruso invadendo l’Ungheria, ne ha impiegati cinquanta. Non si può non constatare che il tempo per riflettere è stato maggiore. EVENTI, FESTE E RIFLESSIONI – A Roma, tra una festa e l’altra, e successa una disgrazia: un convoglio della metropolitana ha tamponato un altro convoglio, fermo ad una stazione, provocando la morte di una giovane donna ed il ferimento di decine e decine di persone. Avvenuta la disgrazia, tutti a piangere sul latte versato, sindaco Veltroni in testa. Pur riconoscendo la immediatezza e la validità dei soccorsi, siamo convinti che se il sindaco Veltroni, tutto preso dalle varie “villicolae festinationes”, si dedicasse con lo stesso impegno anche ad altri eventi meno mondani, altrettanto culturali, ma meno appariscenti, queste cose potrebbero essere evitate. Si ha l’idea che dietro queste affrettate manifestazioni festaiole ci sia il caos. Trilussa, romano de Roma, ingegno fine e sottile, profondo conoscitore di Roma, dei Romani e degli uomini, scrisse una poesia intitolata : “L’Idolo”. L’Idolo disse: - Io penso / che in tutte quele nuvole d’incenso / c’è una prova d’amore e de fiducia;/ ma in quanti casi, l’Omo che l’abbrucia, / m’affumica l’artare / pe’ nun famme vedé le cose chiare! L’ITALIA DI MEZZO – Follini, abbandonata l’UDC, ha fondato un altro partito chiamandolo: “L’Italia di mezzo”. Se ne deduce che Follini si considera il mezzo d’Italia o dell’Italia. Ma mezzo può significare sia metà, sia strumento. Quale dei due significati? Ai posteri l’ardua sentenza. CERTEZZA DEL DIRITTO - Violenta tredicenne ed ottiene gli arresti domiciliari. Il violentatore deve stare, cioè, chiuso in casa. Mi sorge un dubbio: chiuso in casa o in una casa chiusa. E deve stare nella casa, chiusa, con la tredicenne o senza? Ragazzo sedicenne uccide il rivale in amore e ne ferisce un altro, che morirà alcuni giorni dopo, ed è libero. Battute a parte, queste leggi sono tutt’altro che chiare, mentre chiare dovrebbero essere. Si capisce, poi, il perché siano così poco chiare quando si viene a sapere che sono fatte anche da “impasticcati”. Non lamentiamoci, poi, della magistratura, accusandola di fare politica. La magistratura, deve essere messa in condizioni di applicare leggi chiare ed inequivocabili, soprattutto quando sono a tutela dei deboli, e non deve essere messa, come spesso e volentieri accade, di fronte a norme di diritto singolare che si prestano e non si prestano a mille interpretazioni, fatte premeditatamente su misura. Vogliamo poi credere che la legge è uguale per tutti? Aridatece Giustiniano!!! Baccaione Per non dimenticare Bruno Matteacci Per onorare, sempre più, la memoria dei santi Valentino e Ilario e in ricordo dell'amatissimo don Armando Marini che volle, fortissimamente, l’istituzione dell'itinerario del Cammino di Fede; il 4 novembre scorso si è tenuta la Via Crucis lungo il predetto percorso. Alla funzione religiosa, presieduta da don Bruno Marini, oltre altri iscritti dell’Associazione don Armando Marini, erano presenti molti Viterbesi che hanno assistito, poi, alla celebrazione della Santa Messa sul luogo del martirio. Poche parole sono sufficienti per ricordare i due grandi Martiri ed un grande Sacerdote, come don Armando. Bruno Matteacci postato da: Spvit | 17:05 | |