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giovedì, settembre 14, 2006

13 Settembre 2006
Anno XVI n° 17


Domeniche
24 Settembre
8 Ottobre
e 5 Novembre 2006
MERCATINO
DELLE CURIOSITA'

SUL  PARCHEGGIO  DEL
CENTRO  COMMERCIALE  TUSCIA

per prenotazioni telefonare al 3393337869



Altro che CEV, troppo CEVole e CEVorrà
Zozzi Viterbesi
Mauro Galeotti


fotogaleottiSplinderE quando mai impareremo a comportarci civilmente? A non fare ciò che non vorremmo sia fatto a noi stessi.
Mi riferisco alla mondezza, quella che ogni sacro, santo giorno, ogni sacra, santa ora riversiamo nei cassonetti della città.
E mi rivolgo a voi tre, zozzi Viterbesi, tutti gli altri sono esclusi.
A voi tre, che non avete rispetto del lavoro del prossimo, dell’ambiente in cui vivete, del vivere insieme.
Ciaffete ciaffete… e giù in terra, la carta del panino!
Ploffete ploffete… e giù in terra, la cacca del cane!
Sciaffe sciaffe… e giù in terra, la busta vuota della spesa!
Cloppete cloppete… e giù in terra, la bottiglia di plastica!
Bluffete bluffete… e giù in terra, lo scatolone di cartone!
E la città è un luridume, colpa di voi tre maleducati!
Troppe volte vedo vicino ai cassonetti, cartoni, scatole, sacchetti di immondizia, parti di mobili, pezzi di elettrodomestici abbandonati, tutti immancabilmente attorno al cassonetto vuoto o semivuoto.
Ma è proprio faticoso sollevare il coperchio del cassone e buttare i rifiuti al suo interno?
Poi, voi tre, ve la prendete con l’operatore ecologico, con il Cev, che ha in carico la pulizia della città, con il Comune, con cristo e santamaria, invece di prenderla con voi stessi.
Hai voglia tu mio caro Cev a sensibilizzare la gente, perché impari la raccolta differenziata dei rifiuti!
Hai voglia a spiegare sul tuo sito, www.cevspa.it/informazione.php, come separare giornali e riviste dai loro involucri di cellophane, a dire di schiacciare le scatole di cartone, ad invitare a togliere i tappi metallici dei vasetti di vetro, ad avvertire che presso l’Ecocentro del Poggino, ossia l’ex inceneritore, vanno confluiti i contenitori per colle, vernici, sacchetti di cemento, piccoli e grandi elettrodomestici.
Tutto tempo perso, i tre zozzi Viterbesi se ne fregano delle tue parole, e spargono come piscia al vento la loro immondizia.
Immondizia che puzza, immondizia che sporca, immondizia che imbratta, immondizia che infastidisce il resto dei Viterbesi, quelli puliti.
Lo sforzo e la spesa per mettere lungo le strade cittadine le campane, o i cassonetti, di differenti colori per dividere i rifiuti riciclabili, per i nostri tre zozzoni è quasi un fastidio, tanto che se ne fottono alla grande.
Ma, forse, non sanno che maltrattare la città, è come lanciare un boomerang che inesorabilmente ritorna al destinatario e lo colpisce sulle palle, perché è da degni coglioni tenere sporca la propria casa, o meglio la propria città.
E’ come andare in giro ben vestiti, ma con le mutande sporche.
Chi viene a Viterbo, giudica i suoi abitanti dall’ambiente, li giudica dalla pulizia.
Prova a fare un salto a Siena, a Gubbio, non troverai certo una bottiglia lasciata in terra, lì sono molto più civili dei nostri tre zozzoni Viterbesi.
La città sporca cadrà sempre più in degrado, sarà sempre additata, e con esso diminuirà la voglia di viverci, ma quello che più mi rompe, è che a pagare tutto ciò saranno i nostri figli, i quali rimprovereranno il nostro... sporco... comportamento.
Mauro Galeotti


Buon anno scolastico
Claudio Santella


fotosantellaclaudioIl nuovo anno scolastico è appena cominciato.
I nostri ragazzi hanno intrapreso, ognuno con la propria apprensione, con i propri sogni, con la i propri propositi, come ogni anno, un altro breve e significativo percorso della loro formazione.
Uguali desideri, uguali sogni, uguali apprensioni sono emerse e riemerse in ogni genitore.
Ognuno coltiva un progetto. Auguri a tutti.
Forza ragazzi, credete soprattutto e prima di tutto in voi stessi.
Sappiate che è da adesso che si comincia a lottare per raggiungere ciò che vi siete proposti e ciò che desiderate. Più vi impegnerete più facile sarà il raggiungimento dell’obiettivo, più agevole il cammino per raggiungerlo, minori le difficoltà.
Occorre però impegnarsi, ed impegnarsi da subito, perché è da qui che si comincia, è da qui che si passa, e da qui che si arriva alla meta. E ci si arriva con il sudore, con i sacrifici, con le privazioni.
E’ bene dirvelo subito e senza mezzi termini. In questo vi saranno vicini i vostri genitori ed i vostri insegnanti. Chiedete pure a loro.  Pretendete da loro. Se offrirete loro impegno saranno lì con voi, dovranno essere lì con voi. Vedrete che lo faranno con piacere, con entusiasmo, con affetto.
Noi Viterbesi quest’anno abbiamo un elemento in più da considerare nell’ottica del nuovo anno scolastico: Giuseppe Fioroni, ministro della Pubblica Istruzione, viterbese d.o.c..
Tutti, chi più chi meno, chi in un modo chi in un altro, ci aspettiamo qualcosa da lui, tutti ci auguriamo e speriamo da lui qualcosa di positivo. E qualcosa di positivo Peppino ha cominciato a farlo.
Senza addentrarci in questo o in quel particolare, ma considerando il suo operato in generale, operato che è sul nascere ed in fieri per forza di cose e per intelligenza nell’azione, possiamo concretamente affermare che Peppino sta agendo positivamente, sotto ogni punto di vista.
Sta cercando di dare alla scuola una serietà, una concretezza, una tranquillità, che da tempo le manca. Non avrà vita facile, in questo, il ministro Fioroni, perché l’agire corretto e positivo incontra sempre ostacoli. In questo, o meglio anche in questo, dobbiamo essere vicini al nostro ministro; dobbiamo mostrare ed avere lo stesso impegno che chiediamo ai nostri ragazzi.
Dobbiamo sostenerlo e fargli sentire che non è solo; che siamo in molti.
Dobbiamo farlo sentire a lui ed agli altri. 
Claudio Santella


11 Settembre, mai più!
Agnese Galeotti


AgneseSplinderDue giorni fa è stata la ricorrenza di uno dei più gravi e vili attentati terroristici.
Come dimenticare quel maledetto 11 Settembre 2001.
Ancora nei nostri occhi le immagini crude e dannatamente reali di gente intrappolata in un inferno di fuoco e di distruzione.
Impotenti allora, impotenti ancora oggi e possiamo solo ricordare quelle vittime innocenti. Tante teorie e supposizioni hanno preso vita dopo l’attentato. Addirittura qualcuno ha insinuato che gli stessi USA avessero organizzato il tutto per giustificare l’invasione dell’Afghanistan e successivamente dell’Iraq.
Tanti misteri irrisolti riguardanti il caso, come le scatole nere degli aerei schiantatisi sulle torri, reperti ufficialmente mai rinvenuti, ma che del ritrovamento si dice testimone uno dei vigili del fuoco che aiutò le autorità nella ricerca.
Tante domande senza risposta, tante risposte censurate… grandi polveroni si sono sollevati riguardo l’11 settembre 2001, ma l’unica cosa che veramente conta è che migliaia di persone hanno perso la vita e che i loro cari non li rivedranno mai più. Colpa di un folle con ideali sanguinari? Colpa di un governo subdolo?
Chissà… ma il vero dramma è che dei bambini cresceranno senza madri, padri, che tanti genitori hanno visto morire figli troppo giovani per farsene una ragione e in un modo troppo violento da poter dimenticare anche solo per un attimo. Speriamo che non si verifichino più azioni come questa e che a badare a noi sia l’unica vera giustizia uguale per tutti… quella Divina!
Agnese Galeotti


ASL: servizi aperti a tutti
Francesca Bruti


Bruti Francesca SplinderVorrei sottolineare l’importanza di alcuni nuovi servizi messi in atto dall’Azienda Sanitaria Locale (ASL) di Viterbo, riguardo all’intervento nei confronti di persone che vivono la dipendenza da alcol e da sostanze stupefacenti. Da molti anni è attivo uno stretto rapporto di collaborazione tra tali strutture e gli operatori del Ce.I.S. S. Crispino, per quanto riguarda il recupero di persone tossicodipendenti. In particolare, diventa fondamentale il ruolo svolto dal Servizio per le Tossicodipendenze e l’Alcolismo (Ser.T.), il cui Direttore è la dott.ssa Anna Rita Giaccone. Gli operatori del Ser.T. appartengono a diverse categorie professionali: medici infermieri, assistenti sociali, psicologi e sociologi, i quali sono a disposizione per la consulenza e l’assistenza per tutti coloro che si recano presso gli sportelli della ASL, offrendo prestazioni gratuite e ad accesso diretto, per le quali non è necessaria la prescrizione del medico di base o dello specialista. In seguito, se necessario, gli operatori si mettono in contatto con le strutture del Centro di recupero di Viterbo, segnalando i soggetti per i quali è stato previsto l’inserimento in un programma terapeutico.
Un ulteriore servizio introdotto negli ultimi anni dal Ser.T. locale sono i Gruppi di Auto Mutuo Aiuto (AMA), avviati nel 2002 grazie alla collaborazione tra la ASL e l’Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Viterbo; esso è un efficace strumento terapeutico per cambiare i comportamenti di abuso di sostanze alcoliche. Concretamente, un gruppo di AMA è formato da persone accomunate dal fatto di avere tutte uno stesso problema, da affrontare aiutandosi reciprocamente. Il servizio è integrato con gli interventi medici, sociali e psicologici del Ser.T, ed ogni insieme di persone utilizza le dinamiche psico-sociali della mutualità relazionale, secondo cui ogni partecipante può affrontare le sue difficoltà legate al bere parlandone e confrontandosi con altre persone che vivono lo stesso disagio. Oltre all’intervento dell’Assessorato Servizi Sociali, il servizio è gestito in collaborazione con l’Associazione di volontariato Camminando insieme e la Cooperativa Peter Pan.
Recentemente, la Provincia di Viterbo e l’ASL hanno deciso di introdurre un nuovo strumento, per contrastare l’alcolismo e cercare di attirare tutti coloro che hanno deciso di smettere di bere e vogliono tentare le terapie di gruppo: si tratta della nuova casella di posta elettronica - incerchio@provincia.vt.it. Questo vuole essere un modo per andare incontro ai giovani, utilizzando gli avanzati mezzi della comunicazione, cioè Internet e la posta elettronica. Lo stesso assessore alle Politiche Sociali, Giuseppe Picchiarelli, afferma: Riuscire a contrastare la dipendenza con un giusto metodo è la nostra parola d’ordine. La collaborazione tra Provincia e ASL assicura da questo punto di vista professionalità medica e sociale a tutti coloro che hanno deciso di provare a smettere di bere. L’utilizzo di Internet è fondamentale per il raggiungimento di tutti, per questo, sono convinto, che aver puntato sulla tecnologia sia di vitale importanza.
Per approfondire l’argomento o per reperire tutte le informazioni necessarie, rivolgersi alla Direzione del Ser.T in via dell’Ospedale 1, Vt (email: sert@asl.vt.it); o contattare i siti www.asl.vt.it e www.provincia.vt.it.
Francesca Bruti


Canile a Bagnaia
Patrizia Labellarte

fotopatrizialabellarte2Ho letto, nei giorni scorsi, nelle pagine di alcuni quotidiani locali, gli articoli riguardanti le indagini svolte presso il canile  di Bagnaia. Con gran dispiacere sono venuta a conoscenza, come credo la maggior parte di voi, della  tremenda situazione in cui si trovano queste creature.
Cani sgozzati, carogne surgelate, cuccioli lasciati morire di dissenteria al rifugio Enpa di Novepani e ancora, animali vilipesi, mantenuti in condizione di sofferenza e di vita indecente. Si, questo è lo scenario che si presenta in una struttura nata apposta per accudire i nostri amici a quattro zampe che non hanno una famiglia.
Ed il merito di tutto ciò a chi va? Ma naturalmente all’Enpa, l’ente per la protezione degli animali. .. e per fortuna! Vergogna !!!
L’inchiesta condotta dalla Procura di Viterbo e coordinata  dal pm Franco Pacifici, avviata su denuncia di privati, sta cercando di fare luce su questa vicenda che ha dell’inverosimile.
Come si può, a questo punto credere in una onlus che per anni ha rappresentato la coscienza della società civile, la sua parte migliore, quella di dare assistenza ai nostri amici indifesi, se ora è la prima ad abbandonarli nell’indifferenza più totale?
Sono degli essere viventi  anche loro e come noi hanno il diritto di vivere nel miglior modo possibile, hanno il diritto ancora, di avere un posto adeguato dove mangiare, dormire e giocare e cure mediche necessarie.
Ma la cosa più importante se ancora non vi è del tutto chiara, è che hanno bisogno di noi, del nostro affetto e delle nostre attenzioni.
Perciò, amanti dei cani rimbocchiamoci le maniche, loro ci stanno aspettando!
Patrizia Labellarte


La Tuscia e la scuola
Patrizia Labellarte


4 milioni e 400.000 euro, è questo lo stanziamento previsto dalla Regione Lazio per la ristrutturazione delle scuole viterbesi.
A beneficiarne saranno i Comuni di Capranica, Montalto di Castro, Montefiascone, Nepi, Orte, Vetralla, Barbarano Romano, Bassano in Teverina, Bomarzo, Canapina, Castiglione in Teverina, Civitella d’Agliano, Gradoli, Graffignano, Onano, e Villa San Giovanni in Tuscia.
A darne notizia è il capogruppo dei Ds Giuseppe Parroncini.
Lo stanziamento prevede una valorizzazione, messa a norma e sicurezza degli edifici scolastici.
“Risanamento e riqualificazione sono le parole d’ordine”, sostiene Parroncini ed aggiunge: “le strutture scolastiche rappresentano un fattore di primaria importanza per la modernizzazione e il rilancio del sistema”.
L’obiettivo della Regione è dunque investire nella formazione delle nuove generazioni, garantendo diritti e sicurezza.
Patrizia Labellarte

Quanto sono vive queste lingue morte
Claudio Santella

Le parole riportate nel titolo mi sono venute in mente non appena ho letto, sulla stampa locale, le affermazioni rivolte al sindaco Gabbianelli per aver egli negato l’accredito stampa, ad un giornalista, in occasione del trasporto della Macchina di santa Rosa.
Io non so, né voglio sapere, chi è il giornalista in questione, non fa differenza che sia uno oppure un altro, così come non fa differenza che a negare l’accredito sia stato Gabbianelli od altri: questo sia ben chiaro. Quello che non posso essere accettare è la parzialità e la faziosità delle affermazioni.
In nessun caso mai dirai giustizia prima di aver sentito tutte e due le storie, dicevano i Greci, padri della democrazia; e la frase è riportata oggi, non a caso, nelle aule dei loro tribunali. Ebbene sulla stampa locale non ho avuto modo di leggere la storia del Sindaco.
Tutti si sono schierati dalla parte del malcapitato collega giornalista, alcuni addirittura si sono schierati pur affermando di non conoscere la cosa: nessuno si è peritato di riportare anche la storia del Sindaco.
Dimentica la stampa locale che il diritto di libertà di stampa è un derivato del diritto di informazione dei cittadini; diritto ad una informazione vera, oggettiva, completa, e non ad una informazione parziale e faziosa.
Quel diritto è espressione di democrazia, di cui si appalesa, nella fattispecie, la scarsa conoscenza e la ancor meno scarsa attuazione.
Non voglio dire che abbia ragione il Sindaco e torto il giornalista: non mi passa nemmeno per la testa.
Voglio dire che a me cittadino, titolare del diritto di essere oggettivamente e completamente informato, non viene data la possibilità di conoscere le motivazioni del Sindaco, cioè il fatto nella sua interezza, e mi vengono propinate soltanto notizie incomplete e di parte.
Voglio dire che si deve riportare il fatto per intero, con le sue motivazioni, ed in maniera oggettiva, non una parte di esso.
Il Sindaco non ha negato l’accredito alla Stampa, lo ha negato ad un solo giornalista; avrà pure avuto i suoi motivi: sentiamoli.
Se il Sindaco ha sbagliato o meno, i lettori lo giudicheranno da soli, ma ai lettori bisogna raccontare tutte e due le storie, e bisogna raccontarle semplicemente ed in spirito di verità, senza tante parole e tanti fronzoli, che, ad arte, mettono in luce o in ombra questo o quell’elemento del fatto stesso.
Dicevano ancora i Greci: i discorsi di verità sono semplici.
E’ proprio vero, quanto sono vive queste lingue morte!
Claudio Santella


Progetto transnazionale per la Francigena
Francesca Bruti


Presso le sale di Palazzo Gentili, lo scorso 8 settembre si è svolto un incontro per la valorizzazione del territorio viterbese.
Alla presenza del presidente della Provincia Alessandro Mazzoli, del presidente della Camera di Commercio Palombella, dei presidenti dei due Gal e delle Associazioni di categoria, l’assessore al Turismo di Viterbo Angelo Cappelli ha voluto convocare questa riunione per discutere del tema “I cammini d’Europa”, un progetto presentato dal Gal dei Cimini e da quello degli Etruschi alla Regione Lazio per l’implementazione della via Francigena.
Il tutto è stato progettato da un punto di vista transnazionale, che abbraccia oltre venti Gruppi di azione locale di Spagna, Francia e Italia allo scopo di valorizzare, ciascuno sul proprio territorio, ma con una visione d’insieme comunitaria, l’antico cammino che i pellegrini percorrevano da Santiago de Compostela, attraverso la Francia, fino a Roma.
Lo stesso Mazzoli ha affermato che “quella della valorizzazione della via Francigena è una opportunità che non potevamo lasciarci sfuggire e che, se non ci fossimo attivati celermente e congiuntamente con gli altri enti locali, ci sarebbe sfuggita a favore della provincia di Rieti”. Il progetto deve essere approvato dalla Regione alla fine di settembre, per poter iniziare i lavori entro la fine dell’anno, e si prevede un co-finanziamento di 90.000? da parte della nostra Provincia.
Credo si tratti di un progetto veramente importante, seppur costoso, perché si attui uno sviluppo economico e culturale della Tuscia sempre maggiore, tramite il rilancio dell’antico tragitto dei fedeli. Infatti, ogni anno, sono sempre più numerosi i gruppi di persone che, soprattutto durante i mesi estivi, affrontano a piedi il lungo tragitto che lega Santiago di Compostela a Roma, e viceversa. In particolare, l’ultimo tratto di strada verso la nostra capitale, che vede i pellegrini incontrare Viterbo, è percorso ogni anno da circa 1 milione 400 mila persone, e proprio nella Tuscia corrono i 100 chilometri finali della via Francigena.
Lasciando che degli accordi economici se ne occupino gli addetti ai lavori della Provincia di Viterbo e della Regione Lazio, proviamo a calarci nei panni di tutti quei pellegrini che decidono di mettersi in viaggio per così tanti chilometri, e immaginiamo di fare lo stesso.
Magari, viene anche a noi la voglia di intraprendere il cammino, attraverso i bei paesaggi che collegano la Tuscia alle terre spagnole.
Francesca Bruti


Baccaionate di fine stagione
Baccaione


TUTTI ZITTI - Il governo Prodi, per ridurre il deficit ha deciso di tagliare i fondi alla cultura e, più precisamente ai beni culturali. La stessa cosa fece, a suo tempo, il governo Berlusconi, il quale, alle prese con gli stessi problemi economici, decise di tagliare i fondi allo spettacolo ed alla cultura. Allora si scatenò un vespaio: attori, registi, responsabili di musei ed altri ancora cominciarono a rumoreggiare ed a protestare in varie forme ed espressioni tutte più o meno “artistiche”.
Oggi, per gli stessi motivi, le stesse persone si sono appecoronate: tutti zitti, nemmeno un carosello. Maschere!

CULTURA  E COLTURA – Il fatto sopra riportato mi fa venire in mente che c’è cultura e coltura. Il primo termine, cultura, indica, in genere, le cognizioni che uno possiede in un determinato campo o anche il complesso della vita intellettuale di un popolo in una determinata epoca; il secondo termine, coltura, indica la coltivazione, il complesso dei lavori campestri.
I due termini possono essere scambiati, e sembra che gli acculturati che protestarono contro il governo Berlusconi lo abbiano fatto.
Considerato il significato del verbo turare, non è da escludere che a forza di appecoronarsi, qualche loro amico faccia intendere, a costoro, il termine cul…tura in senso erotico. Forse non se ne rendono conto: la loro cultura è stata accolturata molto bene, direi anche troppo.
Baccaione


Valentano
Riccardo Manca

Manca Riccardo SplinderValentano ha tutte le caratteristiche di un luogo “alto, ventoso e freddo” dall’aria “soavissima, buona e delicata”, tanto decantata fin dai secoli passati.
Sono state fatte molte ipotesi sull’origine del nome, alcune delle quali legate all’identificazione dell’antica città etrusca di Verentum.
Un’altra ipotesi è quella legata alla presenza sul territorio, in tempi ormai piuttosto lontani, di numerosi alberi di Ontano, situati nella valle alle pendici del Monte Starnina: valle di ontani, Valentano. Il territorio di Valentano è stato sicuramente abitato fin dalla Preistoria.
I più importanti ritrovamenti sono quelli dei villaggi palafitticoli dell’età del bronzo posti nel Lago di Mezzano, che costituiscono una conferma all’interpretazione degli storici, che vi hanno individuato il Lacus Statoniensis dei Romani descritto da Seneca nelle Naturales Quaestiones e da Plinio il Vecchio nel trattato Naturalis Historia.
Altre testimonianze preistoriche sono state individuate in molte parti del territorio comunale, come Vallone, Monte Saliette, Poggi del Mulino e Monte Starnina. Si rinvengono solo poche tracce della presenza etrusca, anche se la tradizione vorrebbe che il paese derivi da “Verentum”, una città mai identificata.
Si conservano invece cospicui resti della civiltà romana, come strade (diverticolo della Via Clodia) e ville rustiche. Il primo manoscritto con un riferimento al paese nella sua denominazione attuale, è dell’813 (Regesto di Farfa) mentre “Balentanu” appare in altri documenti dell’Abbazia di San Salvatore sul Monte Amiata, a partire dall’844.
Si registra la presenza del castello di Mezzano nell’827 e del villaggio di Villa delle Fontane nel 839.
Qui sorse poi una sede Templare con la sua Chiesa dedicata a Santa Maria del Tempio. Dal 1354 il paese è posto sotto la signoria dei Farnese, che hanno lasciato molte tracce indelebili, monumenti insigni come la Rocca con il Castello e le numerose Chiese.
Fra i personaggi rilevanti che hanno abitato a Valentano, vanno ricordati Alessandro Farnese, poi divenuto Papa Paolo III e sua sorella Giulia, detta “la bella”, Angelo Farnese, Pier Luigi Farnese.
Vi nacquero il “gran Cardinale” Alessandro, i duchi Ottavio ed Orazio, il cardinal Ranuccio e Vittoria duchessa di Urbino.
Riccardo Manca


Concittadini che ci fanno onore
Claudio Santella

Alcuni giorni indietro, all’isola di Giannutri, una imbarcazione a vela di dodici metri si è incagliata tra gli scogli durante una tempesta e poi è colata a picco.
A bordo si trovavano sei persone, di cui tre bambini, che sono state tratte in salvo grazie all’opera di alcuni nostri concittadini che risiedono ormai da tempo in quell’isola.
L’imbarcazione non ce l’ha fatta a resistere alla forza del mare ed è finita sugli scogli incagliandosi prima e poi inabissandosi.
Per fortuna gli occupanti, un uomo, due donne e tre bambini, sono riusciti miracolosamente a trovare rifugio su uno scoglio da dove hanno chiesto aiuto.
La chiamata di soccorso è stata raccolta alla Taverna del Granduca da Pino Morbidelli, che, resosi conto della situazione, l’ha immediatamente rilanciata all’autorità competente dell’isola.
Inutili sono stati i tentativi di avvicinamento da parte della motovedetta della Guardia costiera, che, a causa del mare grosso, della pioggia battente, del vento e del buio non è riuscita a portare in salvo i malcapitati.
Si sono così subito messi in moto via terra i nostri concittadini Costante Morbidelli, titolare della Taverna del Granduca, con il figlio Pino ed i nipoti Martin e Cristopher, che dell’isola conoscono ogni palmo, i quali, oltre che prestare la propria opera personale, hanno messo a disposizione anche il loro fuoristrada, rivelatosi utilissimo, nonché la stessa Taverna del Granduca che ha funzionato da base logistica interna.
I nostri concittadini hanno costituito una squadra di soccorso via terra la quale, con il coordinamento radio della Capitaneria, l’ausilio del microfono di Costante Morbidelli, la collaborazione della Croce Rossa locale, a dispetto delle avversità meteorologiche, è riuscita a raggiungere, in piena notte, i naufraghi, ormai infreddoliti, impauriti ed in precarie condizioni di sicurezza.
Non facili si sono rivelate le operazioni di soccorso per la particolare violenza degli elementi, che rendeva difficile, anche via terra, l’avvicinamento allo scoglio su cui avevano trovato rifugio i naufraghi, ma alla fine i malcapitati, portati alla Taverna del Granduca, sono stati rifocillati e provvisti di abiti asciutti.
Tutto è bene quel che finisce bene e se poi il merito della buona riuscita va ascritto anche e soprattutto a dei nostri concittadini possiamo andarne orgogliosi e siamo doppiamente contenti.
Claudio Santella


Ferento
Pantaleo Spagna


Ogni tanto, leggo brevi notizie sul teatro di Ferento, avendo a mia disposizione un bellissimo testo sul teatro in questione, con una dovizia di notizie sullo stesso, con questo scritto voglio far conoscere a chi ne ha voglia, qualcosa di interessante che possa far conoscere meglio il teatro di Ferento.
Il teatro di Ferento si trova nella zona occidentale del colle di Pianicara, su cui sorse la citta romana quando a causa della guerra tra Volsini e Roma, fu abbandonato l’antico centro etrusco posto sul colle di San Francesco.
La foto aerea ha accertato che per la nuova città fu tracciato un assetto urbanistico regolare con isolati rettangolari disposti per strigas, mentre il decumano massimo, che attraversava la città in senso Est-Ovest, era costituito dalla via Ferentiensis, che si staccava dalla via Cassia presso le Acque Passeris.
Le tracce di tale impianto sono più evidenti nell’area centrale del pianoro, che fu abbandonata in età mediovale, ma ancora possibile constatare come il teatro, si inseriva in tale assetto. Esso sorge, infatti, al centro della parte occidentale dell’abitato, nello stretto spazio disponibile tra le mura e il decumano, sul quale si inseriva il muro esterno della cavea, con gli accessi al teatro.
Non si tratta quindi di un luogo estraneo alla vita della città, dove ci si reca solo in occasione degli spettacoli, ma al contrario di un luogo di comune passaggio. Del resto, questa posizione centrale si riscontra per la maggior parte degli edifici teatrali costruiti, come il teatro di Ferento, in età augustea e se ne trae conferma anche da Vitruvio (De Arch. V. 3.1.), nell’elencare gli edifici civili più importanti, subito dopo il Foro, nomina il teatro.
I resti del teatro non furono mai completamente interrati e con la loro imponenza attrassero l’attenzione di famosi architetti della fine del 400 – 500. Baldassare Petruzzi, Antonio da Sangallo il giovane e Sebastiano Serlio bolognese visitarono il teatro e fissarono i loro ricordi con disegni della pianta e dell’alzato, conservati ora agli Uffizi. Questi architetti, fecero piante abbastanza accurate nel descrivere quello che poterono osservare, ma furono imprecise nel narrare le strutture della cavea e delle sue costruzioni, essi pensavano che il teatro di Ferento poggiasse su costruzioni artificiali.
Dopo un lungo periodo di silenzio, nell’800 si rinnova l’interesse per il teatro.
Il nostro concittadino Francesco Orioli studia gli avanzi del teatro e ne disegna una pianta e alcune vedute dell’alzato.
Anche George Denis cita il teatro di Ferento nella sua descrizione dell’ Etruria.
I primi scavi, diretti dall’ing. Rossi Danielli, vengono eseguiti nel 1901 e venero ritrovate le sculture di marmo che oggi sono al museo Albornoz.
Nel 1925, un mecenate inglese, il capitano A. Hardcastle, decise di finanziare una nuova campagna di scavi, per dissotterrare completamente il teatro.
Le statue ritrovate dal Rossi Danielli sono un gruppo di otto statue rappresentati le Muse con chitone altocinto e gli oggetti che tenevano in mano costituiscono i loro attributi caratteristici: Melpomene con la maschera tragica in mano, Talia, con la maschera comica, Clio con il dittico, Tersicore con la lira, Urania con la sfera e il radium e probabilmente Calliope di cui resta solo il rotolo. Della nona musa Olimpia non ci sono tracce sicure per l’identificazione.
Il teatro di Ferento, si presenta in parte addossato al pendio naturale del terreno, in parte costruito per mezzo di due corridoi semicircolari e una serie di ambienti radiali. L’ambulacro esterno e i vani radiali sono pienamente praticabili e posti in comunicazione tra loro, sono le strutture necessarie per assicurare un movimento scorrevole degli spettatori.
Lo studioso Frezolus considera queste esigenze come elementi portanti della trasformazione del teatro romano a partire dal II secolo a.C., si riscontrano naturalmente anche in altri edifici teatrali, ad esempio il teatro di Fiesole che risale all’età repubblicana, si presenta quasi appoggiato al pendio naturale, il teatro di Volterra datato con certezza di età augustea, ha un ambulacro che correva alle spalle della cavea integrandolo con sistema di gradinate di accesso dall’alto della collina.
Anche a Verona, dove il teatro è più tardo datato con certezza al I secolo d.C., la parte superiore dell’ambulacro correva alle spalle della cavea.. Una soluzione analoga è adottata al teatro di Gubbio, datato con incertezza all’età cesariana o augustea
Sotto questo aspetto, i confronti vengono dai teatri di Roma. In particolare quello di Marcello che mostra anch’esso la combinazione di due corridoi semicircolari.
Lo stesso Frezouls, osserva che è proprio il teatro di Ferento a presentare per la prima volta fuori Roma, un sistema di costruzioni che unisca elementi radiali e semicircolari.
Molti teatri provinciali, presentano costruzioni molto somiglianti a quello di Ferento, per esempio; Fiesole, Gubbio,Volterra, Ercolano, Trieste o quelli di Arles, di Merida, Orange, Vienne, Vaison e Cesarea di Palestina, i quali hanno analogie con il frontescena del teatro di Ferento.
Vetruvio nel De Architettura, descrivendo le caratteristiche proprie del teatro greco e del teatro romano, indica per ciascuno di essi lo schema geometrico, che sta alla base dei due tipi architettonici. Per l’argomento che qui ci interessa, cioè il teatro romano, Vetruvio ne determina in questo modo la pianta. In primo luogo si traccia la circonferenza dell’orchestra e si inscrivono in essa quattro triangoli equilateri, con i vertici equamente distanti tra loro e determinanti portando i vertici stessi a un dodecagono regolare. La base di uno dei triangoli stabilisce la posizione del frontescena. Una linea parallela a questa, passante per il centro della circonferenza, determina la separazione dell’orchestra dal pulpito e el proscenio. I vertici dei triangoli, posti dalla parte della cavea rispetto al diametro, coincidono con le scalette che delimitano i cunei della cavea.
Gli altri vertici indicano invece la posizione delle porte che danno sulla scena.
Alla luce di recenti studi può essere interessante riesaminare la planimetria del teatro di Ferento che viene generalmente considerato come corrispondente ai canoni vitruviani.
Già il Sangallo sovrappose nella sua pianta lo schema di Vitruvio alle murature del teatro, mettendo cosi in evidenza le numerose coincidenze tra i due elementi.
Tale opinione venne genericamente ripetuta anche degli studiosi che, all’inizio del ‘900, per primi, esaminarono gli scavi e gli studi di questo edificio.
Loro analizzarono le strutture del teatro stesso; i gradini inferiori della gradinata addossati alla roccia tufacea, la galleria interna, le scalette della cavea, le camere radiali, la galleria esterna (cripta), le rampe delle scale esterne al fronte esterno della cavea, il pulpito, il palcoscenico, la fossa scenica, la struttura muraria del frontescena, la decorazione architettonica della stessa, ecc., analizzarono quindi quello che attraverso le rovine rimaste, potevano dare l’idea della grandezza e bellezza del teatro di Ferento.
Grazie ai restauri effettuati dalla Soprintendenza, oggi il teatro romano di Ferento è quello che tutti possano ammirare, con la speranza che ci possa essere un orario di visita al monumento.
Spero di aver portato un contributo sulle notizie del teatro di che trattasi.
Pantaleo Spagna


Festa nella parrocchia del Sacro Cuore
Pantaleo Spagna


Alcuni giovani della parrocchia del Sacro Cuore al Pilastro, hanno manifestato al parroco don Flavio, l’intenzione di voler preparare un lavoro teatrale in maniera di divertirsi e far divertire, insomma hanno chiesto di allestire e mettere in scena un recital musicale.
Questo gruppo di giovani, si sono preparati sottraendo al loro tempo libero lo spazio dedicato allo svago ed al divertimento, sacrificando le loro vacanze, sono riusciti a preparare una bel recital musicale: “Aggiungi un posto a tavola” di Garinei & Giovannini, che è andato in scena il giorno 10 Settembre, alle ore 17, nella palestra della parrocchia.
I parrocchiani hanno risposto all’invito del parroco e numerosi hanno assistito allo spettacolo; bambini, giovani e anziani (i quali molti erano i nonni dei protagonisti).
Il frutto del lavoro dei giovani attori, sarà devoluto a favore dell’associazione “Maria Madre della Vita”, che opera nella casa di accoglienza “Madre Teresa di Calcutta” presente nella nostra città e nella quale sono nati molti bambini da mamme che hanno preferito la “vita al cassonetto”.
Gli attori si sono superati in bravura, in entusiasmo ed lo spettacolo ha elettrizzato tutti i presenti che hanno goduto per ben due ore e non sono mancati numerosi applausi. Alla fine dello spettacolo, mentre gli attori erano alla ribalta per i ringraziamenti verso il pubblico plaudente, due bambini, Azzurra e Luca, sono saliti sul palco, sorreggendo un cesto dove era adagiata una bellissima colomba bianca in segno della pace tra i popoli.
Nella sala erano presenti il presidente della suddetta associazione e la madre superiora della casa di accoglienza.
Lo spettacolo si è svolto nel miglior dei modi e grande è stato il divertimento di tutti i presenti: giovani, anziani e bambini compreso il compiacimento del parroco per lo scherzo che gli attori gli hanno riservato: una serie di poster che lo riguardavano, molto apprezzati da tutti i presenti nella sala.
Pantaleo Spagna


Giovanni Faperdue:
“Ferento la Cartagine dei Viterbesi”


“Ferento, la Cartagine dei Viterbesi”, è un romanzo storico, che racconta un brano del passato di Viterbo, scritto da Giovanni Faperdue.
Ancora un libro che ha l’aggettivo “viterbesi”. Perché l’autore ama la sua città, e perché Viterbo è un Comune, con una grande storia. Nel Medioevo ha avuto la forza e la potenza, per rivaleggiare con Roma. Nel XIII secolo, c’è stato un momento in cui Viterbo, che era sede papale, contava circa sessantamila abitanti, mentre Roma appena quindicimila.
Un letterato straniero, passando da qui scrisse testualmente: Viterbium tandem deveni et ibidem Romam inveni! (finalmente arrivai a Viterbo e trovai Roma).
Successivamente i Viterbesi sbagliarono solo in un “piccolo” particolare: sobillati da Carlo d’Angiò, maltrattarono i porporati riuniti in conclave, per spingerli ad eleggere presto un nuovo pontefice. Non considerarono che uno di quei cardinali strapazzati, sarebbe poi diventato papa. Questa dimenticanza “veniale”, costò alla città, una scomunica con i fiocchi, che allontanerà definitivamente, il papato da Viterbo, e la condannerà all’inevitabile declino. Ferento, la Splendidissima Civitas romana, sorge in un luogo incantevole, ad appena nove chilometri ad ovest, dal posto dove sarà fondata Viterbo: due galli in un pollaio erano troppi.
La narrazione inizia dal primo pago rinaldoniano, per arrivare a Ferentium, fiorente municipio romano, passando per la Ferento etrusca e poi etrusca-romana. In quei luoghi, lambiti dai torrenti dell’Acquarossa e della Guzzarella, sorsero vari villaggi. La Ferento romana acquista importanza nel 157 a.C., in virtù di una legge Sempronia, per la quale più di tremila persone, si trasferirono in quel municipio. Durante l’impero di Nerone, uno dei congiurati di Pisone, tale Flavio Scevino, venne fino a Ferento per prelevare dal tempio delle dea Fortuna, un pugnale votivo, che doveva essere usato per uccidere quel tiranno.
Sempre qui, ebbero i natali personaggi illustri come Salvio Otone, imperatore di Roma dal 15 gennaio al 16 aprile dell’anno 69, e la bella Flavia Domitilla, moglie dell’imperatore Vespasiano e, madre del grande Tito e del suo successore Domiziano.
Nel 1095 un gruppo di case e qualche castello, decidono di raggrupparsi ed innalzare un muro di comune difesa: nasce così Viterbo.
La distanza tra i due Comuni, è minima: Solo nove chilometri e tale vicinanza dà luogo a scontri continui, tra ferentani e viterbesi.
Viterbo e Ferento sembra siano condannati a lottare a lungo per la supremazia territoriale, quando accade un grave atto di tradimento. I ferentani, prima allontanano l’esercito da Viterbo, con una trappola bene architettata, e poi lo attaccano e lo saccheggiano violentemente.
Quest’episodio infiammerà la rivalità tra i due insediamenti, e darà il via a due attacchi mortali, verso la città nemica. Nel 1172, infatti, quella che era la splendidissima civitas di Ferento, sarà completamente distrutta dall’esercito dei Viterbesi, come Cartagine lo fu dai Romani. E’ la prima volta, che tutta la bella storia di Ferento, è descritta cronologicamente, in un libro, con il respiro del romanzo.
I tanti episodi di cui s’arricchisce il volume, catturano tutta l’attenzione del lettore, che è tentato di leggerlo tutto d’un fiato. 108 pagine in quadricromia, euro 10,00.
In vendita a Viterbo, nelle edicole, nelle librerie e al supermercato Leclerc.

postato da: Spvit | 13:35 |