*** Sito del quindicinale di opinione e servizi di Viterbo e provincia diretto da Mauro Galeotti - Cellulare 3393337869 *** Editrice - Redazione - Pubblicità: Studio Pubblicitario Viterbese S.r.l. - Viterbo - Via Tommaso Carletti, 35 *** Iscrizione al Tribunale di Viterbo n° 381 del 19 Febbraio 1992 *** Se ci vuoi scrivere la nostra e-mail è: spvit@tin.it
 

giovedì, agosto 31, 2006

Domenica 24 Settembre
Domenica 8 Ottobre
Domenica 5 Novembre 2006

MERCATINO
DELL’ANTIQUARIATO
DEL CENTRO COMMERCIALE "TUSCIA"


SUL  PARCHEGGIO  ESTERNO DEL
CENTRO  COMMERCIALE  TUSCIA

resteranno aperti i 42 negozi
e l'IPERCOOP

per prenotazioni telefonare al 3393337869 (Mauro)



30 Agosto 2006
Anno XVI n° 16


Un’operazione dolorosa, ma necessaria
Le mura in luce
Mauro Galeotti

fotogaleottiSplinderNon ci vuole molto e nemmeno si corre il rischio di non essere capiti se si afferma che abbattere un albero fa male al cuore.
Lo fa eccome, ma se il fine è quello di mettere in luce un tratto di mura della città nascoste dalla folta vegetazione, come è avvenuto nel tratto in Via del Pilastro, allora come già ho scritto qualche giorno fa, il sacrificio mi sembra giustificato.
Giustificato anche dal fatto che altri alberi saranno piantati sul marciapiede opposto di Via Capocci.
Sì, mi sto riferendo alla messa in luce delle mura castellane che vanno da Porta san Marco a Porta della Verità.
Finalmente si possono ammirare in tutto il loro splendore torri e cortine.
Si può ammirare lo stemma del Tavernini, che un occhio attento può vedere murato sui merli.
Si può vedere una vecchia conduttura d’acqua.
Si può vedere una piccola croce in peperino con la scritta: Alla memoria di Jaromir Czernin, qui caduto il 12/7/1921.
Jaromir fu ucciso quando aveva appena quindici anni mentre coi fratelli percorreva la Strada di Circonvallazione, sull’auto guidata dalla madre. L’auto fu colpita dalle fucilate di uomini armati appostati lungo la strada.
Si può vedere il bianco grande Crocifisso, qui posto nel Marzo 1950 in sostituzione dell’altro distrutto dai bombardamenti. Sulla base in peperino è scolpito Missione anno 1936 - 1987.
Si può vedere ciò che resta delle fondamenta del Palazzo di Federico II, distrutto dal cardinale Raniero Capocci.
E purtroppo si può vedere anche la staccionata che conduce al Monastero di santa Rosa tutta rotta e sgangherata.
Rifarla in ferro non sarebbe proprio male!!!
Ora attendo il rifacimento del marciapiede, la valorizzazione dei ruderi del Palazzo di Federico e una adeguata illuminazione di tutto il tratto di mura.
Mauro Galeotti


Ha torto Napolitano
Claudio Santella


fotosantellaclaudioCaro presidente, con tutto il rispetto, non possiamo condividere.
Nel nostro precedente numero del 2 agosto 2006, nell’articolo “Ha ragione Napolitano” abbiamo sostenuto positivamente il comportamento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nei confronti dell’attuale governo per quanto riguarda il modo di quest’ultimo di porre la fiducia ogni qualvolta ha paura di non raggiungere i voti necessari per l’approvazione di questo o di quell’argomento oggetto di discussione.

Abbiamo detto che così facendo il Governo si sostituiva al Parlamento in una forma non consentita e lo esautorava, di fatto, da quelli che sono i suoi compiti istituzionali. Del presidente della Repubblica abbiamo condiviso le idee ed il modo di manifestarle.
Nonostante i richiami espliciti del presidente della Repubblica Napolitano, il presidente del Consiglio Prodi ha continuato imperterrito nel suo riprovevole, disapprovato e criticato modo di agire. Il modo di agire di Prodi c’è sembrato una sfida.
Ci aspettavamo qualcosa di più dal presidente Napolitano.
Il presidente della Repubblica, invece, anziché confermare quanto precedentemente espresso, affermava di non poter intervenire.
Non siamo d’accordo, questa volta, con il presidente Napolitano. Non siamo d’accordo per più di un motivo.
Napolitano poteva intervenire ed in più modi, non ultimo quello di inviare un messaggio alle camere.
Il mancato intervento di Napolitano non dà fondamento alle sue stesse precedenti affermazioni.
Il mancato intervento di Napolitano ha fatto sorgere più di un dubbio in merito ai suoi rapporti con Prodi.
Il mancato intervento di Napolitano ha rafforzato, di fatto, la posizione del presidente del Consiglio.
Ci sono subito venute in mente le parole di un uomo grande, immenso, sovrumano: “Non abbiate paura…”
E’ vero che Giovanni Paolo II invitava a spalancare le porte a Cristo, ma è vero, altresì, che le sue parole avevano ed hanno anche un senso figurato, non erano rivolte soltanto ai cristiani ed ai cattolici, perché il loro valore era ed è universale: un valore che non faceva e non fa differenza di razza, di sesso, di religione, di opinioni politiche e, soprattutto, non faceva e non fa differenza di interessi.
Pazienza. Non si può pretendere che tutti i grandi abbiano la stessa grandezza.
Naturalmente possiamo sbagliarci. Non abbiamo la pretesa di essere tenutari della verità. Non ci passa nemmeno per la testa.
Questa però è la nostra opinione: se qualcuno ne ha una migliore o ci dimostra che sbagliamo ben venga. Grazie fin da ora.
Claudio Santella



AAA: Parcheggio cercasi
Patrizia Labellarte


fotopatrizialabellarte2Ansia da parcheggio? Il posto che hai appena avvistato ti è stato rubato sotto gli occhi?
E tu, giustamente ti arrabbi?!… come dice la canzone: “ci vuole calma e sangue freddo” e presto tutto si risolverà! Eh, sì,perché stanno arrivando i rinforzi e presto tutto ciò non ti stresserà più! In fatto di parcheggi, c’è chi ci pensa, ed ha deciso finalmente di agire e risolvere questo problema. La giunta regionale presieduta da Piero Marrazzo, ha approvato su proposta dell’assessore ai trasporti Fabio Ciani, una deliberazione che permette attraverso specifici criteri di ripartire contributi regionali destinati ai Comuni per la realizzazione di parcheggi urbani.
È un finanziamento previsto dalla legge n° 4 del 28 aprile che mira a facilitare e favorire la mobilità sul territorio.
La norma prevede contributi per 25 milioni di euro in tre anni per i comuni del Lazio che hanno presentato regolari richieste di finanziamento di progetti. La realizzazione di parcheggi urbani - sostiene Marrazzo - è un’iniziativa importante per la fluidificazione dei flussi di traffico automobilistici e per la valorizzazione di aree culturali, artistiche e commerciali, strettamente pedonali.
Il contributo assegnato ai Comuni sarà del 70% dell’importo complessivo dei lavori per i comuni con popolazioni superiore ai 5.000 abitanti, mentre invece coprirà il 100% dei costi per quelli con meno di 5000 abitanti.
Allora, Viterbese non ti rimane altro che essere fiducioso ed aspettare… e se il problema non si risolverà?!... c’è sempre come alternativa una bella camminata che peraltro… non fa mai male!
Patrizia Labellarte


Topi giganti per le vie del centro!
Francesca Bruti


Bruti Francesca SplinderDurante il periodo estivo, la sera è il momento giusto per poter fare passeggiate a piedi per le vie del Centro della città; in particolare, in questa seconda metà di Agosto, in cui Viterbo è affollata più che mai, grazie all’avvicinarsi delle festività di Santa Rosa. Ma provate a passare per le vie secondarie, presso il quartiere di San Pellegrino, o per le vie che si intersecano con il Corso, tipo via Macel Gattesco e via della Rimessa… troverete degli amici ad aspettarvi!
Grandi e grassi topi che scorrazzano lungo le strade! Per carità, io sono amante degli animali. Ma non credo che gli abitanti ed i commercianti del quartiere siano così tanto contenti di avere questo genere di compagnia vicino le loro case; dal momento che quasi ogni sera devono scendere con scope e bastoni per allontanare questi simpatici topolini… ed esistono testimonianze al riguardo.
Dunque, farei un appello all’Amministrazione comunale, perché provveda a risolvere questo “piccolo” inconveniente di quartiere, magari con una bella disinfestazione; anche perché ci si augura che Viterbo sarà raggiunta da molti turisti nei prossimi giorni, e non sarebbe il caso di accoglierli con tali animaletti.
Francesca Bruti


Se ne fregano tutti...
Agnese Galeotti


AgneseSplinderQualche numero fa scrivemmo su questo quindicinale, del Casaletto del Padre Eterno, a Viterbo, in Via della Capretta, dove l’immagine di Nostro Signore, è immersa nell’immondizia, nello sterco, nella sporcizia e chi ne ha più ne metta!! Il Casaletto, per chi volesse saperlo, non è dell’altro ieri, ma risale al XVI secolo e presenta graffiti sulla facciata, assai rari a Viterbo.
Sono passati diversi giorni oramai da quell’articolo, ma niente e nessuno si è fatto vivo per risolvere il problema. Quanto ci vorrà mai di tempo e di soldi per sistemare e ripulire un casaletto più piccolo di un monolocale? Eppure l’inquilino è un signor anzi un Signor inquilino!! Ma niente… a nessuno ha interessato questa situazione. Quindi, per la seconda volta, con questo articolo, cerco di catturare l’attenzione di chi ha il dovere di fare qualcosa e si adoperi per donare al Padre Eterno un alloggio degno di un Re…dei Cieli!
Inoltre, un intervento immediato per la conservazione dei graffiti e della struttura nel suo insieme, consentirebbe di non perdere la memoria di uno dei pochissimi esempi di costruzione religiosa a protezione del “viandante”.
Agnese Galeotti


Santa Rosa 1899
Riccardo Manca

Manca Riccardo SplinderIl 1899 fu l’ultimo anno dell’appalto per la costruzione della Macchina di Santa Rosa a Paolo Papini, sostituito due anni prima dal figlio Virgilio. Il modello del “Campanile che cammina”, nel trasporto del 1899, incontrò alcune difficoltà lungo il percorso. Alla mossa di San Sisto, si staccò il capolino. La Macchina di Santa Rosa, ideata da Virgilio Papini, venne adagiata sui cavalletti; dopo un’affrettata sistemazione, il “Campanile che cammina” ripartì. In Piazza del Plebiscito, per cause non accertate, i capelli di Santa Rosa andarono in fiamme. Il disastro venne scongiurato dall’abilità di un pompiere il quale, vista l’altezza della Macchina, raggiunse la cima gettando a terra la statuina avvolta dal fuoco. Il Campanile che cammina così, concluse il percorso mutilato della statua. Lo stesso modello venne ripetuto negli anni 1900 – 1904 e prorogato fino al 1909.
Proprio nel 1900, più precisamente il 13 Settembre, venne spedita da Soriano nel Cimino una cartolina, che ho acquistato recentemente ad un mercatino d’antiquariato, raffigurante il modello della Macchina di Santa Rosa ideato da Virgilio Papini nel 1899. La cartolina venne edita da Leandro Merendi di Viterbo. Sul fronte della stessa è la dicitura in inchiostro rosso: “Viterbo / Grandiosa Macchina Trionfale di / S.Rosa di Viterbo / (ideata ed eseguita dal pittore Virgilio Papini)”.
E’ una cartolina antica ed unica per quei timbri postali e quel francobollo da dieci centesimi sul retro. Unica soprattutto per le sensazioni che un turista, scrivendole in ogni centimetro della cartolina, ha voluto trasmettere ad una persona che non ha mai assistito al trasporto della Macchina di Santa Rosa. Un testo originale, che merita di essere pubblicato. Eccolo: “Gentilissima non ho più avuto risposta alle sue ultime ore da Soriano. Come mai? Non è forse in collera? Come vede le invio la riproduzione della ‘Macchina di Santa Rosa’, che nella notte del 3 Settembre, sulle spalle di 70 uomini è portata di corsa lungo le vie della città. E’ una processione originalissima e la festa stessa è antichissima.
Meriterebbe di essere vista, almeno una volta.
Io, appena la pioggia lo permette, faccio delle gite sui monti e nei paesi vicini.
Sono stato ad Orte, che manca di cartoline. Saluti affettuosi, Carlo.”
Davvero singolare la descrizione del trasporto della Macchina di Santa Rosa.
La cartolina in questione, spedita alla “Gent.ma Sig.na Viola Cattaneo”, è in ottime condizioni.
Riccardo Manca


La Minimacchina del Centro storico compie 40 anni
Francesca Bruti


40 anni? Per tutte le persone questa potrebbe rappresentare un’età importante; un periodo in cui, giunti a metà del proprio percorso di vita, si volta lo sguardo al passato facendo un bilancio di tutto ciò che di positivo e di negativo si è riusciti a realizzare fino a quel momento.Per tutti i componenti del Comitato Centro Storico di Viterbo quello di quest’anno è il trasporto che potrebbe offrire l’occasione per compiere questo bilancio. Nato ufficialmente nel 1980, grazie alla presenza sempre più numerosa di persone che intendono collaborare all’organizzazione del trasporto della Mini Macchina, il Comitato Centro Storico ha sempre avuto come obiettivo principale la promozione e l’organizzazione di attività di carattere sociale e culturale, in particolare rivolte al coinvolgimento degli adolescenti e al mantenimento delle tradizioni viterbesi. Fin dal lontano 1966, quando un gruppo di giovani della parrocchia di San Giovanni decise di “imitare i grandi” nel creare una propria Mini Macchina di Santa Rosa, che potesse rendere protagonisti i bambini del quartiere e far loro sentire le stesse emozioni della Macchina grande. Nonostante una pausa del trasporto di due anni tra il ’75 e il ’76, voluta a causa della sempre più numerosa presenza di Mini Macchine di altri quartieri, la storica Mini Macchina del Centro Storico ha ripreso il suo trasporto ininterrottamente dal 1977, diventando in questi ultimi anni uno degli appuntamenti più importanti delle festività dedicate a Santa Rosa, grazie soprattutto al coinvolgimento dell’intera cittadinanza che ad ogni appuntamento annuale si ritrova ad applaudire i suoi infaticabili bambini. Molti di loro sono cresciuti, riuscendo negli anni a realizzare il sogno “più grande” di diventare Facchini della Macchina di S. Rosa; altri sono gli stessi che oggi fanno parte del Comitato Centro Storico e che, Facchini anche loro, sono entrati ad affiancare i “vecchi” componenti del Comitato, gli stessi che da piccoli correvano per le strade del centro con sulle spalle una rudimentale Macchinetta.
Come le generazioni di persone che hanno contribuito alla realizzazione dei trasporti si sono susseguite negli anni, affrontando insieme gioie e dispiaceri, così le varie Mini Macchine sono cambiate con regolarità ogni triennio, dimostrando di sapersi rinnovare ogni volta. Infatti, proprio in occasione del 40° compleanno, il 1° Settembre una nuova Mini Macchina sfilerà per le vie del quartiere, denominata “Slancio di Fede”, e ci accompagnerà fino al 2008. Inoltre, quest’anno altre nuove iniziative sono state realizzate: innanzitutto, il Comitato ha organizzato un concorso dal titolo “Sensazioni ed Emozioni”, riservato ai Mini Facchini, per l’assegnazione di due borse di studio, in modo da premiare i lavori che più degli altri esprimano le sensazioni e le emozioni che solamente i piccoli facchini vivono nella giornata del trasporto. Il concorso è diviso in due parti:
sezione letteraria: Borsa di studio “Giovanni Lombardo”, con l’elaborazione di un testo scritto;
sezione grafica: Borsa di studio “Gino Feliziani”, con l’elaborazione grafica, foto, filmati e disegni.
I lavori sono esposti dalla serata del 29 Agosto, presso la Chiesa di San Giovanni, ed i vincitori saranno proclamati il 1° Settembre, prima della partenza della Mini Macchina. La stessa sera del 29, piazza Dante diventa anche teatro di un’animata e “gustosa” iniziativa: la Cena Medievale organizzata dal Comitato, con la collaborazione del Gruppo Parrocchiale di San Giovanni e dei componenti del Gruppo Sbandieratrici Città di Viterbo e Gruppo Storico Musicale, che come ogni anno accompagneranno il trasporto della Mini Macchina e animeranno il pomeriggio del 3 Settembre. Il gruppo delle Sbandieratrici sarà protagonista anche della serata del 2 Settembre, durante la quale all’interno della cornice di Piazza San Lorenzo ci sarà la Rievocazione Storica dell’assedio alla città di Viterbo, denominata “La Contesa. 10 Novembre 1243”; la rappresentazione sarà animata anche da canzoni e momenti di danza.
Partecipando a tutte le iniziative organizzate, aspettiamo di vivere le emozioni che i Mini Facchini e questo 40° trasporto anche quest’anno ci regaleranno la sera del 1° Settembre, per poi darci appuntamento la sera del trasporto della grande Macchina, carichi di tali emozioni.
Francesca Bruti


Renzo Trappolini e Pipolo
Patrizia Labellarte

L’assessore alla cultura Renzo Trappolini ha ideato un premio nazionale intitolato a Giuseppe Moccia, in arte Pipolo, dedicato a sceneggiatori e registi della commedia.
Si tratta di onorare in forma istituzionale la memoria di questo grande artista, nonché cittadino viterbese, che attraverso la sua arte di sceneggiatore e regista ha a sua volta reso onore a tutta la Tuscia.
Nello specifico, si vorrebbe realizzare un premio nazionale che vedrebbe la collaborazione, al fine di istituirlo, di Comune e Provincia, affiancando ad esso un progetto per la rivisitazione ogni anno di film che sono stati ambientati nella Tuscia.
Questo per conoscere e far conoscere, attraverso la partecipazioni ad appositi meeting di attori, scenografi, registi e produttori, motivazioni, ricordi, aneddoti legati alla loro esperienza professionale nella nostra terra.
Patrizia Labellarte


Mi scrive monsignor Salvatore Del Ciuco
A proposito del Casaletto del Padre Eterno
Lettera aperta a Mauro Galeotti

Caro Mauro,
Tu sai con quanto affetto e stima seguo i tuoi scritti.
Ho letto ultimamente il Tuo articolo sull’affresco ‘fatiscente’ del Padre eterno raffigurato sulla facciata del famoso (per gli attenti ed amanti della storia di Viterbo) ‘Casaletto del Padre eterno’.
Mi meraviglio come Tu solo ora ti sei accorto di questo vecchio monumento della religiosità del nostro popolo contadino. Non è giusto che te la prenda con il vescovo Chiarinelli se quell’affresco da secoli è in quello stato di deplorevole abbandono.
Che vuoi che il vescovo ne sappia della Cappelletta del Padre eterno della strada Capretta, quando Tu solo oggi te ne sei accorto della sua esistenza e quando questa non viene mai ricordata nemmeno dalle numerose visite pastorali dei nostri vescovi del secolo XVI, che ricordano invece con dovizie di particolari gli oratori privati delle ville gentilizie che insistono sul territorio rurale della parrocchia di S. Maria dell’Ellera dove c’è la Cappelletta.
Ti posso ricordare invece che proprio per incoraggiamento del vescovo Chiarinelli, nel 2003, la MOICA ha curato una pubblicazione dove sono raccolte le notizie di tutte le edicole sacre esistenti a Viterbo. E, guarda caso, lo sai qual è la seconda edicola descritta a pag.14? Il Casaletto del padre Eterno, le cui notizie sono state curate da Fermo e De Marchi. Quindi certi monumenti che la devozione e la fede dei nostri padri per secoli ci hanno creato e tramandato, se essi oggi sono decadenti e abbandonati, è segno che la devozione e la fede della nostra gente non è più quella di una volta e non gli interessa più di tanto se un affresco del Padre Eterno che benediceva i passanti oggi è dimenticato e scolorito.
Mestamente lasciami concludere queste sfogo con le parole del comune amico Carosi che a proposito scriveva ‘Non so quanti anni ancora le robuste mura e il tetto del Casaletto reggeranno alle intemperie, né mi sento di ripetere lo stucchevole, inutile, augurio che sempre si fa in questi casi, che cioè intervengano ‘li superiori’.
Forse quel Padre eterno che ti guarda oggi triste e melanconico dal Casaletto ci dovrebbe ricordare che l’antica, solida fede del popolo viterbese di una volta non è più, purtroppo, quella di oggi.
Cordialmente Tuo Don Salvatore

Salvato’ sai pure tu quanto ti voglio bene, ma questo non entra nel nostro incontro epistolare.
Dunque, intanto del Casaletto non me ne sono accorto ‘solo ora’, infatti l’articolo che tempo fa ha scritto Carosi sulla rivista Biblioteca & Società è a mia conoscenza perché tu sai che sono il segretario di redazione di quella rivista, e quindi poteva sfuggirmi?
Poi, forse ti è sfuggito per le circa mille pagine del mio libro ‘L’illustrissima Città di Viterbo’ uscito nel 2002, a pagina 231 descrivo il Casaletto.
Ed ancora, alla pubblicazione delle edicole ho partecipato anche io collaborando con Luisa Calcagno. E bravo al vescovo che ha incoraggiato l’iniziativa.
Se ammetti che ‘la devozione e la fede della nostra gente non è più quella di una volta’, forse voi preti dovreste avere qualche colpa, non certo è colpa mia!
Tu sei prete, anzi monsignore, e comprendo bene che difendi il vescovo che io non ho accusato, ho solo scritto se gli interessa o se vuoi che usi lo stesso termine, se gli frega dello stato di abbandono del Casaletto.
Non credo di aver offeso nessuno e mi stupisco quando mi dici che il vescovo non sa del Casaletto del Padre Eterno, quasi a giustificare un suo disinteressamento a rendere degno un luogo dedicato all’Eterno.
Anzi sono convinto che un suo intervento verso ‘li superiori’ risolverebbe la questione.
Caramente tuo Mauro Galeotti


Ricostruire l’arco in Via I Maggio
Bruno Matteacci


Matteacci Bruno SplinderCome premessa va detto che i figli non devono sopportare le colpe dei padri, quindi va ricercato il momento giusto in cui un fatto o un atto è stato compiuto o sopportato.
In Via I maggio, angolo Via Bainsizza, era da sempre un arco, che serviva per portare l’acqua al convento dei Cappuccini. Ricordo che era semplice, snello, ornamentale, era bello!
Un giorno, un malveduto autotrasportatore, nell’effettuare una manovra, con il suo autotreno, urtò l’arco e lo fece cadere a terra. Il fatto ebbe vasta eco, sembrava che durante la notte avrebbero rifatto l’arco. Tante parole ma niente fatti.
Eppure a me risulta che la compagnia di assicurazione, presso la quale il camionista era assicurato, provvide a risarcire il Comune per il danno fatto. Ebbene, che fine hanno fatto i soldi che il Comune ha riscosso? Forse sono stati utilizzati per altro scopo?
Sarebbe proprio il caso che l’attuale amministrazione, non colpevole del fatto, poiché accaduto sotto altre amministrazioni, trovasse la somma utile e necessaria per rimettere in pristino l’arco.
Bruno Matteacci


Non più poltrone
Bruno Matteacci


In prossimità delle feste di Santa Rosa, dai primi giorni di agosto si sente un fermento in tutta la città. Quest’anno sembra che non tutto si stia muovendo per il verso giusto, addirittura non saranno predisposte le tribune che venivano collocate nelle piazze di Viterbo. A Palazzo dei Priori, sono convinti che il servizio sia antieconomico e che sia giunto il momento di abolire i favoritismi. Così mi è stato detto dal personale in servizio nell’ufficio turistico di Via Assenzi.
Mi domando, quando mai un servizio è antieconomico se il costo dello stesso è sostenuto totalmente dal cittadino che ne fa richiesta?
In poche parole il Comune avrebbe dovuto informare la cittadinanza sul costo di una poltrona delle tribune e sulla base delle prenotazioni procedere. Lo sappiamo tutti che il Comune non è un ente di lucro, ma un ente di erogazione di servizi che, se richiesti dal cittadino, devono fare carico allo stesso.
Certo, se il costo della tribuna in Piazza del Plebiscito riservata ai politici e ai “papaveri”, veniva caricato a quelle occupate dai cittadini paganti, tutto costava di più. Se si vuole togliere il privilegio ai vips sono d’accordo, ma non è giusto che ad averne discapito siano i cittadini.
Bruno Matteacci


Douce douce


E NUN CE VONNO STA’
– E’ una frase tipica romanesca, usata per sfottò, che rende benissimo l’idea dello stato d’animo in cui si trova chi ha perso e non vuole accettare la sconfitta, e l’idea della soddisfazione che dà questo status all’avversario vincitore.
E’ il caso dei Francesi,  che, Mitterand in testa, non vogliono accettare né sportivamente né in altra maniera la sconfitta subita ai mondiali da parte dell’Italia. La frase in questione è però scambiata tra amici, al bar, allo stadio, dove volete, ma sempre in una atmosfera goliardica. A questo uso della frase, però, i Francesi non ci stanno. I Francesi non si comportano né sportivamente, né elegantemente né, tanto meno intelligentemente. La rabbia li rode.
Adesso si lamentano presso l’UEFA per far escludere le squadre italiane dalle competizioni europee. Tutte le squadre, non solo quelle sospette. Proprio loro si lamentano! Loro che hanno avvelenato Ronaldo alla finale dei mondiali del ‘98, giocati in Francia, in cui risultarono primi. Hanno una faccia come quell’altra questi Francesi!
Non vorranno mica fra credere che un giocatore dell’esperienza di Ronaldo, alla vigilia di una finale mondiale, sia andato volontariamente a ridursi in quella maniera?
I Francesi faranno la fine dell’Inghilterra, che vinse, come vinse, i campionati del mondo giocati sul suolo patrio, ma che da allora non ha vinto più niente all’infuori dell’oscar per la violenza universalmente riconosciuto ai suoi tifosi.
L’unico che si è salvato da tutto quel marasma e stato Trezeguet, il quale, non solo ha riconosciuto le ragioni di Materazzi, affermando che Zidane non è la prima volta che dà le testate, ma, resosi conto che la Francia aveva vinto, come aveva vinto, i campionati europei nel 2000, proprio contro l’Italia, ha sentito il dovere morale di restituire il maltolto, con gli interessi.


Calciopoli e il suo nuovo sindaco
Sanclaudio

MATARRESE
– Calciopoli ha il suo “nuovo”sindaco: è Antonio Matarrese.
Che dire? La storia è maestra di vita. E’ un detto comune, quasi un proverbio.
A me sembra che non sia però una buona maestra, perché se è vero che la storia è maestra di vita è altrettanto vero che nessuno impara da lei.
Intelligenti pauca. Mihi praeterita cogitanti Matarrese exeunti non multa plausa fuisse videtur.

COME ERAMIO STASSIMO
– eravamo nella melma, siamo nella melma, e, purtroppo, rimarremo nella melma.
La sentenza della Corte Federale fa acqua da tutte le parti.
Alla giustizia sportiva sono sempre bastati dei sospetti per prendere le decisioni. Questi sospetti c’erano, ci sono, ci saranno.
Sulla base di questi sospetti, peraltro gravissimi, avrebbero dovuto tutelare la nostra credibilità.
L’avrebbero tutelata cacciando dall’ambiente del calcio tutti gli autori del pateracchio, ma cacciandoli davvero. Invece sono riusciti a farli rimanere tutti dentro.
Tutti “gli artisti” sono rimasti nell’ambiente del calcio.
La prima reazione a livello internazionale è stata l’ammissione sub iudice del Milan dalle coppe da parte dell’UEFA.
E’ sintomatico.
Ci siamo appecoronati davanti a Blatter, che ci aveva insultati vilipesi e derisi con il suo dire, con il suo fare e con la mancata sua presenza, quale presidente della FIFA, alla premiazione del mondiale.
Alla considerazione morale internazionale abbiamo preferito la tutela degli interessi economici di pochi.
Ora viene la grandine. E meritata.

ADESSO CI RIMETTONO PURE ! – A sentire le varie squadre coinvolte nello scandalo del calcio e protagoniste dello stesso, nella sentenza di condanna deve essere considerato anche che le squadre subiscono  danni economici, specialmente quelle quotate in borsa, e che questo processo le danneggia economicamente!
Ma questo concetto è una istigazione a delinquere, perché se una pena è inferiore al benefico ottenuto illecitamente c’è convenienza ad essere disonesti, e la convenienza aumenta in maniera esponenziale.
Tralasciamo pure il resto e consideriamo quanto ci hanno guadagnato, in soldoni, a danno di altri, che non verranno comunque risarciti.
Che faccia tosta!
Tutte queste anime candide dicono di essere state condannate ingiustamente e sfoggiano, insieme ai loro rappresentanti ed ai loro ammennicoli, teorie difensive le quali affermano che sia la Caf nel giudizio di primo grado, sia la Corte federale, in quello d’appello, non hanno considerato alcune cose più o meno rilevanti. Speriamo che le loro teorie difensive si rivelino difensiviste: me lo auguro di tutto cuore.
Prendersela con i giudici è però diventata cosa naturale. 
Ormai scagliarsi contro i giudici è nella natura delle cose, perché tanto Lorsignori vogliono solo giudici di parte, cioè solo giudici che diano loro ragione, e non giudici terzi e preparati. E si adoperano con zelo affinché ciò avvenga. Vedrete che ci riusciranno, anzi, in parte, ci sono già riusciti.
Alla luce di quanto sopra mi chiedo: ma lo scandalo è considerato reato dal codice o no? E, se si, come? e perché? e quando? e soprattutto quale scandalo?

AZZECCAGARBUGLI O CICERONI ? – Che forti questi avvocati. Nelle loro requisitorie hanno cercato di tenere distinte le azioni commesse dagli imputati dalle conseguenze reali, pratiche delle loro azioni e da chi ne ha tratto beneficio.
Mi chiedo: se una moglie si vede portare a casa dal marito del denaro in quantità superiore allo stipendio che questi legittimamente percepisce gli chiederà prima o poi da dove provengono tutti quei soldi.
Se non lo fa non può giustificarsi, dopo aver fruito dei benefici di quelle entrate extra, dicendo che non sapeva nulla, che non è colpevole delle azioni del marito, con il quale ha però convissuto in un modo superiore alle possibilità ufficiali della famiglia. C’è un nesso di causa effetto? Sì. Colpevole quanto il marito, altro che chiacchiere.
Azzeccagarbugli era un dilettante in confronto a costoro.
Ma che c’entra Cicerone con costoro, mi chiederete. C’entra, altro che se c’entra, per il senso opposto però, perché se lo avessero tenuto ad esempio si sarebbero ricordati di una certa opera dello stesso: il De officiis.

LA CERTEZZA DEL DRITTO – Nel processo a calciopoli le varie difese non hanno fatto altro che invocare il principio della certezza del diritto. Avvocati di una certa levatura, esperienze consumate, teste dotate di acume giuridico, dotate di canizie e non, sembra abbiano confuso la certezza del diritto con la certezza del dritto. Forse hanno fatto confusione a ragion veduta, sapendo bene che nell’amministrazione della giustizia è da anni che quest’ultimo va per la maggiore. Chi ci sa fare la sfanga, non importa che abbia o non abbia ragione. Il mondo è dei furbi…
E la giustizia!?… ma quale giustizia…. fatemi il favore!
Gesù fate luce.
Sanclaudio


Fratelli Aquilani: una famiglia, un'azienda, una storia

Fratelli Aquilani, un nome ormai famigliare ai più, grazie alle sue campagne pubblicitarie: dal suo presidente, Sandrino Aquilani, abbiamo scoperto molte novità e alcuni progetti interessanti.


Chi sfoglia un vostro catalogo oggi non può certo immaginare quanta strada abbiate percorso in un periodo relativamente breve. Ce lo può raccontare?
La Fratelli Aquilani è stata fondata nel 1968. I primi importanti risultati sono stati raggiunti con la produzione di articoli del tutto innovativi: i semilavorati per la falegnameria, che vengono reimpiegati nell’industria, nell’artigianato e nell’edilizia. Quello che ci ha premiato è stato il coraggio di aver operato investimenti in impianti e macchinari moderni ed in più di produrre, oltre che in Italia, anche nei Paesi d’origine delle specie legnose utilizzate. Possiamo anche dire di essere stata la prima azienda italiana a produrre direttamente all’origine, realizzando uno stabilimento nel cuore delle foreste africane, da dove proveniva il legname migliore. Dalla lavorazione dei tronchi all’importazione delle tavole refilate, dalle tavole ai profilati di legno, prodotti in Italia e all’estero, questo è il percorso che ha portato la nostra società a realizzare nel 1973, dopo soli cinque anni di attività, il suo primo nuovo stabilimento.
Nel corso degli anni, mutate più volte le esigenze di un mercato in continua evoluzione, l’azienda ha compiuto nel proprio ambito una vera e propria trasformazione ed è stata tra le prime realtà industriali in Italia a creare una linea di arredi per esterno in legno impregnato. Il legno viene trattato in autoclave con sali minerali, con un sistema a iniezione sottovuoto, contro gli attacchi del tempo, il marcimento e gli insetti xilofagi. Era questo un sistema di preservazione del legno già utilizzato con eccellenti risultati nei Paesi nordeuropei. Da qui ha avuto inizio la partecipazione a fiere nazionali e internazionali e la creazione di cataloghi sempre aggiornati e ricchi di novità. La nostra è una qualità che scaturisce da un grande amore per il legno: stile, gusto e praticità hanno sempre contraddistinto la nostra crescita aziendale e il nostro marchio. Questa è, in sintesi, la storia di Vittorio, Gervasio, Sandrino e Massimo, di papà Onorato e di mamma Fernanda: una grande storia, me lo permetta.

Certamente, ma oggi la Fratelli Aquilani è cresciuta ancora: qual è la sua strutturazione e il suo organigramma?
Esperienza e fantasia, supportate da una continua ricerca, sono alla base della nostra ditta, che è sempre stata caratterizzata da una notevole creatività, unita ad un grande amore per il legno, e che oggi è considerata sul mercato italiano leader nei settori dell’arredo-giardino, dei giochi per parchi pubblici e privati e delle strutture in legno prefabbricate. A completamento della struttura c’è il settore commerciale per la vendita del fai da te. La casa madre di Cura di Vetralla opera su un’area di 50000 mq, di cui 6000 coperti, con macchinari moderni e personale altamente qualificato, ed è diretta da me stesso, con mio figlio Giorgio Onorato, e da Massimo, con i figli Enrico e Davide, mentre Gervasio, con i figli Luca e Alessandro, sono i titolari della Aquilani casa, con sede e stabilimento a Viterbo.
Per quanto riguarda le cariche aziendali, io sono Presidente del CdA, Enrico è l’Amministratore Delegato e Direttore Commerciale del settore Arredo Giardino, Massimo è il Direttore della produzione, Davide è il Direttore Commerciale della sezione fai da te. Giorgio Onorato Direttore Marketing. E’ qui opportuno sottolineare che la grande armonia famigliare ha costituito sempre uno straordinario collante per la società e ne è tuttora uno dei “segreti”. Abbiamo infine in tutta l’Italia una rete di agenti e di rivenditori.

Quali sono le principali linee di prodotto e da quali organismi sono certificate?
Quelle più apprezzate dalla clientela, che grosso modo abbiamo già citato, sono “arredare all’aria aperta”, “giochi per parchi pubblici e privati”, “case prefabbricate”, “ministrutture per bambini per il tempo libero”. Quanto alle certificazione, ci avvaliamo del TUV GS per la sicurezza e del RAL per la qualità dell’impregnazione.
Non resta che chiederle quali siano stati gli ultimi investimenti e quali siano i progetti futuri della F.lli Aquilani, o meglio quelli più immediati, perché il futuro, vista la dinamicità dell’azienda, sarà tutto da scoprire.
Gli investimenti più recenti hanno comportato un aumento degli spazi coperti di 1300 mq con l’acquisizione di macchinari ad alta produzione: il centro di lavoro K2 dell’ Hundegger e il centro di lavoro della Morbidelli AUTHOR X5 44 EVO.
Quanto al futuro posso dirle quello che è già stato programmato, e cioè una nuova struttura commerciale per il fai da te, un parco espositivo e parco giochi fruibile dalla clientela e in genere dai visitatori, che sarà allestito nel boschetto di proprietà adiacente allo stabilimento di Cura. Devo concludere affermando che mai come oggi la società è sotto pressione dal punto di vista produttivo, grazie anche alle efficaci campagne pubblicitarie realizzate sui periodici ad alta tiratura e agli spot nelle sale cinematografiche.

Ringraziando Sandrino Aquilani per la consueta disponibilità, ci permettiamo un’ultima considerazione: abbiamo visto tante società disgregarsi col cambio generazionale o subito dopo, ne abbiamo viste molte altre vacillare, raramente le abbiamo viste rinforzarsi, come sarebbe logico che avvenisse con l’inserimento di nuove forze, e quindi nuove idee.
E’ proprio qui la forza di una famiglia, di quell’armonia già sottolineata dal nostro interlocutore, che è senz’altro un grande, bellissimo segreto.

postato da: Spvit | 09:49 |