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martedì, agosto 15, 2006 2 Agosto 2006
Anno XVI n° 15 Domenica 24 Settembre Domenica 8 Ottobre Domenica 5 Novembre 2006 MERCATINO DELL’ANTIQUARIATO DEL CENTRO COMMERCIALE "TUSCIA" SUL PARCHEGGIO ESTERNO DEL CENTRO COMMERCIALE TUSCIA resteranno aperti i 42 negozi e l'IPERCOOP per prenotazioni telefonare al 3393337869 (Mauro) Passi carrabili... fai da te! Paraculi e coglioni Mauro Galeotti Gli abitanti di Viterbo si dividono in due schiere: coglioni e paraculi.I coglioni sono quelli che osservano le disposizioni comunali e i paraculi sono quelli che le eludono pretendendo, però, gli stessi diritti dei coglioni. Sarò più chiaro e un po’ meno scurrile. In città c’è il malcostume, per chi possiede un locale a piano terra, di appioppare sull’ingresso del medesimo, un bel cartello con il segnale di divieto di sosta e la scritta lasciare libero il passaggio. Un malcostume che ormai ha degenerato fin troppo, e non sono poche le discussioni, specialmente con chi è... paraculo. Ossia con colui che appone il cartello e non paga al Comune il diritto di passaggio, il cosiddetto passo carrabile. A chi non è capitato di discutere, posteggiando l’auto dinanzi ad un garage abusivo e di essere pure minacciato? La pretesa del paraculo è che non vuole auto in sosta dinanzi al proprio garage, ma poi, il due volte paraculo, ci infila la sua automobile... e così c’ha il parcheggio riservato in esclusiva sotto casa. E’ davvero una commedia! Ma non è finita qui. Il cartello di divieto di sosta lo trovo addirittura collocato anche sui portoni delle abitazioni. Sia ben chiaro non è che vivo in un altro mondo, se chi abita in una casa con l’uscio che dà sulla strada, trova piazzata davanti a sé una vettura e, magari deve uscire con un carrozzino, certo esiste il problema, ma chi si arroga l’autorità di affiggere un cartello con il divieto di sosta? Ma chi glielo consente? proprio nessuno. L’iniziativa è sì arbitraria, ma se il tutore dell’ordine dice nulla, se nessuno vede... allora l’iniziativa di uno si espande e diventa paraculata generale. In quei casi, ossia l’auto posteggiata davanti il portone di casa, se non c’è il marciapiedi, l’auto deve sostare almeno ad un metro dal portone stesso, altrimenti si dovrà chiedere l’intervento della polizia locale. Non nascondo che facendo un giretto in città, non manca chi espone il suo regolare permesso di passo carrabile rilasciato dal Comune, per il quale paga annualmente sulla cartella che lo stesso Comune gli invia. Quindi non si tratta di un dilagare di paraculi, anzi, chi paga c’è, e come. Ma mi chiedo, e lo chiedo al comandante della polizia locale, Giulio Fede, non sarebbe il caso di fare una verifica e far pagare il passo carrabile a chi dichiara da solo, spontaneamente, sulla propria serranda la presenza di un garage, di una rimessa? Quanti soldi incasserebbe il Comune... dai paraculi, e quanta giustizia sarebbe fatta, specie nei confronti dei coglioni che pagano, pagano, pagano e che coglioni non lo sono affatto! Mauro Galeotti Ha ragione Napolitano Claudio Santella Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha detto la sua su questo modo di agire “eterodosso” di Prodi nel porre la fiducia in maniera sistematica.Incurante di ciò il Presidente del Consiglio del ministri ha messo nuovamente la fiducia sull’ultimo tema discusso in Parlamento: l’indulto. Altre volte Prodi ha messo la fiducia per evitare di non raggiungere i voti necessari all’approvazione di questo o di quel provvedimento. L’ ha messa sempre per coartare la volontà del Parlamento. Non è giusto siffatto modo di governare, non è corretto, non è legittimo. E Napoletano giustamente è intervenuto. Il Governo, imponendo sistematicamente la fiducia, si sostituisce al Parlamento ed impone la sua volontà sui vari temi posti all’esame del medesimo. Il Governo non può sostituirsi al Parlamento. Può porre la fiducia se nella discussione si mena il can per l’aia attraverso una miriade di emendamenti appositamente presentati per allungare i tempi i dei lavori, ma non può porre la fiducia per evitare che il Parlamento dopo la discussione possa non approvare questa o quella proposta. In altre parole, può porre la fiducia per consentire al Parlamento di legiferare, ma non per non consentirgli di esprimersi. Prodi evita addirittura il dibattito in aula. Questo comportamento del governo è illegittimo. A questo punto la domanda sorge spontanea: E’ questa la serietà al governo? Bella serietà! E se non fosse stato serio che cosa avrebbe fatto, sarebbe entrato in Parlamento con il moschetto? La fiducia riguarda il programma del governo e non va posta ogni volta per forzare la mano al Parlamento. Soprattutto non va posta sistematicamente. Se il Presidente del Consiglio del Ministri, Prodi o non Prodi, si accorge di non avere la maggioranza per governare deve andare dl Presidente della Repubblica, Napolitano o non Napolitano, fargli presente la cosa ed eventualmente rassegnare le dimissioni. Il Presidente della Repubblica, da parte sua, se si accorge che il Governo non ha più i requisiti per governare deve cercare la via migliore per risolve il problema: ha diverse possibilità di scelta, non ultima quella di sciogliere le camere o anche una sola di esse. Deve sentire i Presidenti delle stesse, è vero, ma il loro parere non è vincolante. Prodi deve ricordarsi che Napolitano ha giurato fedeltà alla costituzione; ha giurato di osservarla e di farla osservare. Ne è il garante. Quindi deve riconoscere che il Presidente della Repubblica, pur se in una forma elegante, ha fatto bene a mandare certi messaggi. Non solo, ma deve convincersi che li ha mandati a lui, non ad altri. Perché la costituzione attribuisce al Governo ed al Parlamento poteri diversi, che debbono essere rispettati. Dimentica Prodi del modo in cui ha vinto le elezioni ed in quale misura le ha vinte. Dimentica Prodi che lui stesso è mezzo di altre forze politiche, tutte più forti di lui. Eppure di esperienza negativa al riguardo, in passato già ne ha avuta. Non ricorda Prodi quante volte ha rinfacciato al governo Berlusconi di porre la fiducia in cose che riteneva non necessarie della stessa e che, riflettendo a posteriori ed obiettivamente, non coartavano nessuna volontà parlamentare, ma miravano solo ad evitare lungaggini strumentali e fini a se stesse. Adesso che fa? La Costituzione non è cambiata, e non è cambiata anche grazie a Prodi: ebbene la rispetti. Prodi si ritiene affrancato dal rispettare la Costituzione; Prodi si ritiene affrancato dai messaggi rivoltigli da Napoletano; ebbene Prodi ha bisogno di una lezione, altro che professore. Credo che il presidente della Repubblica debba intervenire, e non solo a parole, se non vuole essere coinvolto in questo modo di agire di Prodi, perché non mi sembra manifestamente infondato il sospetto che in tutta questa attività possa essere raffigurato, attraverso il mancato rispetto, un qualche attentato alla costituzione. Ma il presidente Napolitano, sebbene si sia espresso chiaramente ed in modo inequivocabile, non viene né ascoltato né considerato da Prodi. E nessuno rimprovera quest’ultimo. Certa stampa, poi, non usi degli eufemismi nel commentare le parole del Presidente della Repubblica. Non cerchi di indorare la pillola. Il Presidente, ha già messo zucchero oltre il dovuto nelle sue parole, è già stato di suo molto gentile, ma è stato altrettanto chiaro. Per dissipare dubbi messi in giro ad arte da certa stampa, o da quant’altri con lo stesso fine, è bene chiarire che il presidente Napolitano, così agendo, non può essere accusato nè di scarso né di eccessivo interventismo. Il Presidente della Repubblica, nel suo modo di agire, non interviene nel merito di questo o di quel problema, interviene sul modo di affrontare questo o quel problema: è un suo diritto ed un suo dovere. Un diritto ed un dovere che il Presidente deve esercitare. Il presidente della Repubblica, nel caso specifico, è bene precisarlo per i più falsamente ottusi, non invade il campo di nessuno, ma non può permettere che non si rispetti il dettato costituzionale sotto il suo naso e sperare di farla franca. Da ultimo, poiché mi piace prendermi delle libertà, affermo che mi sarebbe piaciuto, poi, che i senatori a vita non avessero votassero la fiducia. Mi sarebbe piaciuto per un solo semplice motivo: i senatori a vita sono tali per aver illustrato la Patria con il loro operato. Avrei desiderato, ora, che il loro operato non avesse consentito che la stessa Patria venisse disonorata consentendo che si calpestassero le sue leggi fondamentali. Nessun girotondo? Claudio Santella Cabine telefoniche? Una vergogna! Bruno Matteacci E’ pur vero che di telefoni cellulari ce ne sono in abbondanza e che il servizio telefonico è all’avanguardia, ma a Viterbo è altrettanto vero che le cabine telefoniche esistenti fanno letteralmente schifo, a causa della sporcizia che vi si trova, oltre al fatto che molte di esse sono con i vetri rotti.Basta fare un giretto in città, per vedere il loro stato di abbandono. Per avere la conferma è sufficiente recarsi nei posti telefonici sulla Cassia Nord, all’altezza del Cimitero e del distributore di benzina. Per non dire, poi, degli apparecchi mancanti in moltissime cabine! In via Cavour era un bel punto telefonico, che per motivi ignoti a noi cittadini, è stato chiuso al pubblico. Ora se la Telecom è entrata nell’ottica di eliminare tanti punti telefonici, sarebbe pure il caso che anche le cabine venissero rimosse, se non servono più. Il Comune di Viterbo dovrebbe intervenire, certi sconci devono essere eliminati. Bruno Matteacci Notte bianca e poi? Agnese Galeotti Qualche settimana fa si è svolta la Notte bianca, organizzata dal Comune ed in parte, economicamente sostenuta dai commercianti. È stata un successo. In ogni piazza un’attrazione dalla musica al Wrestling. Solo che una “notte” finisce in poche ore e, come direbbe Califano, il resto è noia!! Finito pure il Summer Village non ci sta proprio più niente da fare. Mi spiace dirlo, ma a Viterbo non si è in grado di “ascoltare i giovani”, le nostre esigenze. Non si dà sfogo al nostro bisogno di fare qualcosa, di divertirsi, di passare serate serene tra la gente. Questo disagio costringe ad allontanarci dalla città che muore. Il sabato si va a ballare al mare o a Roma o in altri luoghi, da raggiungere in auto causa, troppo spesso, di incidenti che mettono a rischio la nostra vita e quella degli altri. La mattina presto, assonnati e stanchi, dopo una serata passata in discoteca, alla guida per chilometri e chilometri, su strade trafficate, il rischio c’è. Prima o poi, come i giornali spesso riportano, purtroppo il morto ci scappa. Perché, allora, non creare svago a “casa nostra”?, magari realizzando una discoteca all’aperto, a Porta Faul, per esempio? Ogni sera uno spettacolo in una piazza, ogni volta diversa, della nostra città. Una sera un comico, un ìmitatore, un gruppo cover. Un po’ di musica all’aperto da assaporare seduti ai tavoli di un chiosco in piazza del Comune. Piazza che ostinatamente viene gelosamente tenuta fuori da qualsiasi tipo di vita dall’Amministrazione comunale. Perché? Perché impedire ai cittadini di usufruire di una piazza così centrale, così grande e spaziosa, tanto che non crea problemi per il traffico, specialmente se utilizzata da qualche esercizio commerciale, che ha tutto l’interesse a svolgere bene il suo lavoro. Invece niente. Deve esser lì a morire, ogni notte, senza motivo nuda e scarna, lugubre, anche a causa di un’illuminazione da cimitero. E come se non bastasse, assalita dai vigili urbani che fanno contravvenzione a chi si ferma con l’auto a parlare. Sarebbe davvero bello poter vivere la nostra città per la voglia di farlo e non per esigenza come spesso accade. Mi rivolgo, ad esempio al campetto da calcetto al Sacrario. Sicuramente a qualcuno interessa, ma altrettanto sicuramente a molti non importa di passare la serata a guardar rotolare una palla sulla sabbia, però, prima o poi, finisci a startene lì, perché altro da fare non c’è. Questa estate sta quasi per finire, oramai, spero che per il prossimo anno chi di dovere abbia imparato ad ascoltare i giovani e soprattutto a farli divertire, in sicurezza!!! Agnese Galeotti Basterebbe un segnale di curva pericolosa Per ben due volte ho veduto due gravi incidenti stradali che, si sono risolti drammaticamente, per fortuna senza danni a persone. Parlo degli incidenti accaduti davanti alle terme dei Papi, l’ultimo è avvenuto pochi giorni fa. Un grosso camion carico di rottami di ferro, proveniente dalla Strada Tuscanese, nell’affrontare, forse troppo velocemente, la curva per immettersi sulla Strada Bagni, si è ribaltato, proprio all’altezza dell’ingresso alle Terme dei Papi. Prontamente sono intervenuti i mezzi di soccorso ed una squadra della polizia, per fortuna che non c’erano le solite auto posteggiate e il venditore ambulante, altrimenti sarebbe successo l’irreparabile. Credo che sia indispensabile installare un segnale prima della curva che indichi che di lì a poco è una curva pericolosa e quindi la velocità va limitata. Bruno Matteacci Quintaletto Riccardo Manca Il suo primo incontro con la tradizione della Macchina di Santa Rosa, si concretizzò nel 1978 in Piazza delle Erbe.Un giorno del Giugno 1978 quando incontrò il compianto amico e facchino Giampietro Zizi, già suo compagno nella squadra di Rugby. Lui è Franco Chiaravalli 47 anni, più conosciuto come Quintaletto; sulle sue spalle, stile colonna Macchina di Santa Rosa, sono passati sei modelli del Campanile che cammina. Lui, nel Sodalizio Facchini di Santa Rosa ha trascorso 27 anni. Quando giungo per scrivere l’intervista, Quintaletto mi ospita all’interno della sua abitazione; alle pareti un numero imprecisato di fotografie e targhe che ricordano il giorno più lungo e più emozionante di Viterbo: il 3 Settembre. Per me ha un significato particolare varcare quella porta, perché Franco Chiaravalli, pardon Quintaletto è indubbiamente uno degli uomini simbolo dei Facchini di Santa Rosa. E’ come essere andati nello studio di Virgilio Papini nel 1946, anche se certe emozioni non si possono buttar giù sulla carta. Ripercorriamo dalle sue parole questi 27 anni. “Incontrai Giampiero in Piazza delle Erbe - attacca Quintaletto - che stava andando a fare la prova di portata e gli chiesi dove andasse; lui mi rispose che andava a fare la prova e mi invitò ad accompagnarlo.” Da quel momento iniziò la storia del facchino Franco Chiaravalli. “Feci la prova – riprende - a quel punto sentii la voce di Giuseppe Zucchi che mi chiamava”. E cosa disse? “Mi disse: ‘Chi sei?’ io risposi pronunciando il mio nome e lui ancora: ‘prepara la divisa da facchino’. Il primo anno – continua Chiaravalli – occupavo un posto alle leve. Il primo anno lo vissi immerso nell’enfasi della prima volta e non mi resi conto di cosa accadesse intorno a me, sembrava un sogno, invece era realtà. Il mio primo ‘Sollevate e fermi’, come ciuffo, lo effettuai nel trasporto del 1987.” Ascoltare le sensazioni di Franco Chiaravalli, mi trasmette un’emozione per la quale non trovo aggettivi. “I trasporti particolarmente sentiti a livello personale – conclude – sono stati quelli del 1995 e 1996”. Quintaletto ha poi un verso poetico che gli serve per spiegare il proprio stato d’animo prima di ogni trasporto. Un verso poetico ripetuto per ventisette anni e per ventinove trasporti. Già, perché quest’anno, il facchino Franco Chiaravalli ha deciso di appendere il ciuffo al chiodo. “Ad uno ad uno li guardai sul viso, tutti avevano una lacrima e un sorriso”. Cosa proverà Franco Chiaravalli il 3 Settembre 2006 non è dato sapere; proverà emozioni che rimarranno nascoste dietro quelle spalle, stile colonna Macchina di Santa Rosa. Riccardo Manca 3° posto per Montalto beach Francesca Bruti Negli anni passati, quando si trattava di scegliere il luogo di mare dove andare a passare qualche giorno di vacanza, mi è capitato spesso di sentire disprezzare le spiagge più vicine alla nostra città. Ancora adesso, ogni anno si cercano località sempre più lontane, perché ci attira quella sensazione di esotico che proviamo nel macinare chilometri, tanto da allontanarsi da casa e buttarsi alle spalle per qualche giorno il luogo dove tutto l’anno lavoriamo. Ecco che allora ci si ritrova in bellissime località lontani da tutti, senza a volte neppure conoscere quelle che sono più vicine a noi. Ma da quest’anno sappiate che anche la provincia di Viterbo può vantare una delle migliori spiagge della regione, tanto da essere addirittura consigliata dalla “guida blu” delle località balneari. Infatti questa estate, Montalto di Castro ha ottenuto per le sue spiagge ben tre velette su cinque. Che cosa sono? Esse rappresentano il livello di qualità del mare e delle spiagge di una determinata località. Infatti, ogni anno in tutte le destinazioni balneari d’Italia si effettuano delle verifiche sul livello di “salute” del mare e sulla qualità dei servizi offerti ai vacanzieri, così da ottenere un certo punteggio. Esistono diversi criteri di giudizio; ad esempio, Montalto Marina ha ricevuto un punteggio di 80,4 sul massimo di 100, perché ha ottenuto giudizi positivi in base ai seguenti criteri: sostenibilità ambientale, mare e spiagge, servizi, attrezzature per disabili. In particolare, il paese si trova al terzo posto nella classifica delle località balneari migliori del Lazio; è preceduto dalle isole di Ponza(Lt) e Ventotene(Lt) e seguito addirittura dalla bellissima Sperlonga(Lt) e da Sabaudia(Lt). Proprio in base all’ultimo punto, le attrezzature per disabili, Montalto si è rivelato l’unico luogo di mare che ha messo ha disposizione questo genere di servizi. Le spiagge montaltesi consigliate dalla guida blu sono quelle site presso le località Le Murelle e Le Graticciate. Possiamo allora complimentarci con il paese di Montalto di Castro, che ora offre a noi vacanzieri una possibilità in più per godere dei servizi e del mare di una località nostrana, senza dover andare a cercare posti sempre più lontani. Francesca Bruti Parcheggi rosa Patrizia Labellarte Sta prendendo piede, oramai, in Italia una nuova moda, se così si può dire, in fatto di parcheggi.Da Aosta a Barletta, passando per Sabaudia, le strisce rosa- aree gratuite riservate a donne in gravidanza e neo mamme,- stanno invadendo le nostre città. Roma è stata tra le prime ad istituirle e dopo l’estate sarà la volta di Casalmaggiore nel Cremonese. Chissà, se sarà la volta anche di Viterbo? Sicuramente non tutti saranno d’accordo nel creare queste strisce, per così dire “esclusive”, visto, la scarsità di posti auto in giro, specie gratuiti! In fondo, non è poi un’idea tanto assurda, come molti pensano, anzi, si tratterebbe di un bel gesto di cortesia e di particolare attenzione nei confronti delle donne. Patrizia Labellarte VITERBO JAZZ FESTIVAL Patrizia Labellarte Appassionati di musica jazz aprite bene le orecchie… da quest’anno, il programma dell’estate viterbese prevede una novità: il Viterbo jazz festival. La manifestazione si presenta con tre appuntamenti di grande prestigio: Gegè Telesforo esibitosi lo scorso venerdì all’anfiteatro di Ferento; Michele Ascolese il 10 agosto alla Rocca dei Papi di Montefiascone e Javier Girotto l’8 settembre in Piazza San Lorenzo a Viterbo. Il progetto promosso dall’Associazione culturale “Musica e Territorio” e con il sostegno della Regione Lazio, Provincia, Comune di Viterbo e Montefiascone, l’Apt e Camera di Commercio, si prefigge lo scopo di diffondere la cultura del jazz anche nella Tuscia. È una novità, che, per una città di arte e cultura come la nostra, non poteva di certo mancare. Un’avventura, annuncia Giancarlo Necciari, responsabile dell’organizzazione, che a partire dalla prossima estate dovrebbe garantire una permanenza in terra di Tuscia per almeno cinque anni e che, non sarà legato al jazz puro, ma, a tutte le divagazioni etniche o di tradizioni popolari che il jazz ammette. Patrizia Labellarte L’origine di Ferento Francesca Bruti Dalle pagine di questo giornale, in uno dei numeri precedenti, abbiamo presentato il calendario della stagione teatrale che anche quest’anno ha come cornice il bel teatro di Ferento. Ma conoscete le origine storiche di questa località? Essa si trova sull’altopiano di Pianicara ed offre ai visitatori la possibilità di osservare i ruderi di un antica città romana –splendidissima civitas-, riportati alla luce agli inizi del secolo scorso. Ferento conobbe il massimo splendore durante l’impero di Augusto, quando venne costruita la maggior parte degli edifici. Tra gli antichi romani famosi, possiamo citare Flavia Domitilla, moglie di Vespasiano e madre dell’Imperatore Tito, la quale trovò proprio qui i natali. La città conobbe anche un periodo medievale, fino a quando non venne rasa al suolo dai viterbesi tra il 1170 e il 1172. Oggi restano visibili al pubblico l’area termale e il famoso teatro, in parte addossato al pendio naturale del terreno, con le sue ventotto arcate che cingono la cavea; con il piano a forma di semicerchio, dove una volta era posizionata l’orchestra; e con il palcoscenico sopra la fossa scenica. Sempre a Viterbo, nel Museo nazionale della Rocca Albornoz, sono custodite e visibili al pubblico le statue marmoree che in origine decoravano il frontescena del teatro, articolato in tre grandi nicchie, su cui si aprono altrettante porte. Francesca Bruti A proposito di indulto Sanclaudio In un Paese assillato da tanti problemi, in cui la gente onesta deve fare i salti mortali per arrivare alla fine del mese, il governo Prodi, anziché pensare a risolve i problemi di queste persone oneste, va a dare la priorità a l’indulto con il pretesto che le condizioni delle carceri sono disumane. Forse che sono più umane le condizioni di chi, per comportare onestamente, per essere onesto, per mantenere la propria famiglia, per guardare negli occhi i propri figli, per dormire sereno, deve affrontare mille sacrifici, fare mille rinunce, sopportare mille soprusi? Ma che coscienza ha Prodi? Già, lui la famiglia abbiamo visto come la considera. Caro Forattini non mascheralo più da prete, perché il suo dio è il denaro ed il suo profeta il voto. Prodi non sa, nemmeno si rende conto, che l’onestà non è gratuita, che l’onestà ha un costo enorme. Guardi le necessità della gente onesta, affronti e cerchi di risolvere i problemi di questa gente, dia la priorità ai problemi di questa gente e non a quelli dei delinquenti. Se vuole che le carceri siano meno affollate faccia in modo che le persone evitino di andarci. Attualmente sono affollate, è vero, ma è un po’ come una spiaggia affollata, non si sta bene, ma tutti ci vanno, perché in fondo non stanno poi tanto male. Le carceri sono riscaldate; i carcerati hanno la televisione; i servizi igienici; le visite dei familiari, degli amici, degli avvocati; hanno le cure sanitarie; vestono abiti puliti; sono avviati ad un lavoro; possono dedicarsi agli hobbies. Si trovano, tutto sommato in un istituto di rieducazione. Molte persone oneste, intere famiglie di gente onesta, per essere onesti, vivono in ambienti peggiori. Vivono in ambienti dove il freddo ed il caldo si debbono sopportare; dove non c’è corrente elettrica; dove non si fa lo sciopero della fame, perché non si mangia comunque; dove non ci sono servizi igienici; dove si è assiepati in una “stanza”, bambini e vecchi compresi, in molti di più che in una cella che è già di per sé più confortevole di quella stanza; dove non si ricevono visite perché si è emarginati; dove non ci sono cure sanitarie; dove la gente non indossa vestiti puliti; gente che non riesce a trovare lavoro; gente cui gli hobbies vengono imposti. Faccia in modo, il professor Prodi, che alla gente passi la voglia di andare in carcere, perché in carcere si sta male. Perché in carcere, se non si accetta la rieducazione, non solo si deve star male, ma ci si deve stare; ci si deve stare perché la pena deve essere scontata. E la pena deve essere, proporzionata si, ma sempre maggiore al delitto. Il concetto è questo: conviene rigare diritto. Si preoccupi quindi di dare alla gente la possibilità concreta di rigare diritto. Cominci a far cessare i soprusi che sono causa di sperpero di denaro e che spesso vengono chiamati “diritti acquisiti”. Applichi veramente le teorie che ha propugnato in campagna elettorale e non faccia il sinistro, perché se la gente lo ha preferito a Berlusconi lo ha preferito anche perché Berlusconi ha fatto sì che a fruire di certi benefici, di un certo benessere, fossero soltanto alcuni e non tutti. Se tutti avessero beneficiato dei suddetti vantaggi, il cavaliere avrebbe governato almeno per altri cinque anni. Vedrà che essendo meno sinistro non dovrà ricorrere alla fiducia in modo oltremodo ridicolo, vedrà che non avrà più contro l’Italia dei valori, anche se… P.S. sull’indulto Prodi ancora non ha mosso lingua nei confronti dei Francesi, i quali, Mitterand in testa, ci hanno offeso finora impunemente. Chissà! forse che Prodi avrà compreso nell’indulto anche loro? Sanclaudio La robba, una novella di Giovanni Verga Claudio Santella La robba è il titolo di una novella di Giovanni Verga. Roba, oggetto materiale che costituisce possesso o dotazione, è scritto, in quella novella, con due “b”, per rafforzare il concetto di possesso: è mio, mio, mio. Ebbene questa novella mi è venuta in mente allorquando il Ministro della Giustizia Clemente Mastella, mica uno qualsiasi, ha rivendicato come proprie alcune competenze, mostrando risentimento ad affermate invasioni nella sua sfera di competenza da parte di altri membri del Governo. Mi sembra che, in merito al comportamento del Governo, il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, abbia più volte, e molto chiaramente, ribadito che le esternazioni dei singoli ministri debbono essere fatte dopo essersi consultati collegialmente, che debbono essere fatte per chiarire e non per rivendicare o asserire apoditticamente. Prodi aveva riunito il Governo in un cenobio, come direbbe D’Annunzio, e lo aveva catechizzato. Tanto vero è che, in quel contesto, il ministro Fioroni, che aveva espresso il suo dissenso sul comportamento del ministro Mussi a proposito di alcune affermazioni estemporanee del medesimo in merito a questioni attinenti la ricerca scientifica relativa alla sanità, aveva ottenuto l’approvazione di Prodi stesso, il quale aveva poi delegato della questione il ministro Amato, facendo fare, in buona sostanza, un passo indietro a Mussi, nel rispetto della volontà collegiale. Orbene ora io mi chiedo: dove era il ministro Mastella quando il Governo, riunitosi per decretare le liberalizzazioni, ha adottato il provvedimento di cui Mastella si lagna? Ma_ste_la_mentele Mastella le faccia nelle sedi e nelle forme dovute e non venga ad offendere l’intelligenza ed il buon senso dei cittadini. A meno che Mastella non voglia far capire che le affermazioni del Presidente del Consiglio Prodi siano azioni proditorie. Lo dica, lo dica, lo dica chiaramente. E se si, si comporti di conseguenza, se vuol essere creduto. Claudio Santella FUMO NEGLI OCCHI Ad ogni occasione che presenti una qualche utilità, non generale s’intende, si torna a parlare delle “quote rosa”, cioè di una quota riservata al gentil sesso che riguardi un determinato numero di unità di una determinata categoria oggetto di momentaneo interesse. E’ tutto fumo negli occhi, perché, se è vero, come è vero, che le donne godono di tutti i diritti ed i doveri delle persone fisiche, altrettanto vero e giusto è che ad esse non sia riservato un trattamento diverso o particolare. Del resto, alcuni anni fa, quando si riservò alle donne una determinata percentuale sul numero di candidati delle liste elettorali, il provvedimento fu dichiarato incostituzionale dalla apposita Corte. Ad oggi la costituzione, seppure tirata per la giacca ora qua ora là, secondo i propri singoli desideri, non è cambiata. Eppure, oggi, i nostri politici, di mestiere, non certo di capacità, a secondo degli interessi che hanno, tirano in ballo, ogni tanto, le cosiddette “quote rosa”. Più che un concetto politico mi sembra un concetto economico molto legato al concetto economico universale che è a base di tutta l’economia che afferma che nessuno fa niente per niente. Tutto il resto è conversazione. Claudio Santella LE DONNE IN CARRIERA A proposito di donne debbo riconoscere che le donne in carriera sono molto allettanti. CAPACITA’ FEMMINILE Sempre a proposito di donne e della loro capacità, in una eminente opera letteraria è scritto che “Le donne son venute in eccellenza in ciascun arte ove hanno posto cura”. (L.Ariosto – Orlando Furioso) QUANTO E’ BELLA GIOVINEZZA Francesca, Pia, Piccarda: chi, in giovinezza, le ha studiate non se le scorda. Non se le scorda perché queste tre donne, seppure diverse tra loro, tanto vero che sono poste rispettivamente all’Inferno, in Purgatorio ed in Paradiso da Dante Alighieri, sono unite da un sentimento prettamente femminile che le accomuna, sentimento che non ha nulla a che vedere con le quote rosa e con la parità dei diritti e quant’altro. DIVORZIO ALL’ITALIANA Un film che ebbe un discreto successo negli anni….. Non c’era il divorzio ed allora l’unico mezzo per separarsi era far si che l’amata metà passasse a miglio vita. Bove, dipendente Telecom o Commissario di Pubblica sicurezza. Secondi me entrambi. Si dice che Bove avesse scoperto il traffico illegale di tabulati telefonici in mano agli 007. La convivenza con Bove non era più possibile:è stato necessari divorziare. AZIONI PRODITORIE – Il presidente del consiglio Prodi ha inveito contro la riforma costituzionale promossa dal governo Berlusconi asserendo, tra le altre cose, che veniva attribuito un potere eccessivo al premier al quale era riconosciuto il potere di sciogliere le camere. Fautore del no al referendum si è sbracciato a destra ed a manca nell’identificare la sua elezione come l’avvento della serietà al governo. Ebbene, salito al governo che cosa fa? Va avanti a colpi di fiducia anziché sottoporsi all’esame del Parlamento. Prodi le camere non le scioglie, Prodi le camere proprio non le considera. E’ serio tutto ciò? E’ proprio vero: per chi comanda davanti alla legge sono tutti uguali, tranne loro. CALCIOPOLI – CALCIOGATE = DEGRADO > DELINQUENZA Baccaione IL PROCESSO A CALCIOPOLI è terminato ci sono contenti e scontenti, come è naturale. Nessuno è contento di perdere anche se sa che la sentenza è giusta. Ma che cosa è una sentenza? Francamente non lo so, perché il concetto che ho io della sentenza, quello che mi hanno insegnato, non corrisponde affatto a quello della realtà. Siamo arrivati al punto che alcuni possono non rispettarla e farla franca, altri, rispettandola, sono puniti. Nell’estate del 2004, se non vado errato, una sentenza del Tar vietava che si disputasse una partita di calcio, per stabilire quale squadra dovesse retrocedere; la partita fu ugualmente disputata. Se la memoria non m’inganna, non vi fu alcuna reazione. Poi la Magistratura si lamenta che non solo non viene rispettata, ma viene addirittura bistrattata e derisa: imputet sibi. IL MILAN si lamenta del risultato del primo processo. Ma non è stato un processo come quello voluto dal suo presidente Berlusconi: giusto, rapido, efficace, efficiente, sicuro e quant’altro? O forse il Milan ed il suo presidente intendevano riferirsi, più che allo svolgimento, al risultato dello stesso e cioè : favorevole, favorevole, favorevole a prescindere dal suo nascere e dal suo divenire? Su secondo processo, quello d’appello, il Milan ha preferito stare zitto: ha capito che gli conveniva. Lo zio Fester no: ma si sa, nella famiglia Adams godono ad avere le disgrazie. E facciamolo contento allo zio Fester…., così ce lo leviamo di torno! Baccaione E’ GIORNALISTA Simone Galeotti è stato nominato, in data 13 Giugno 2006, dall’Ordine interregionale dei giornalisti del Lazio e del Molise, “giornalista pubblicista”. E’ sempre un piacere dare la possibilità alle giovani leve di avere l’opportunità di esprimersi liberamente. Di esporre le proprie opinioni, civilmente, fermamente, ostinatamente, nella certezza che ogni qualvolta un’opinione viene espressa, altri la recepiscano, magari per migliorarla e perché no, per valorizzarla. Noi, della redazione del quindicinale La Città, abbiamo offerto a molti, con orgoglio, la possibilità di diventare giornalisti, Simone, con la costanza e la capacità che lo caratterizzano, c’è riuscito. Complimenti di cuore, Simone, da tutta la redazione. postato da: Spvit | 13:26 | |