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martedì, maggio 30, 2006

24 Maggio 2006
Anno XVI n° 10


La Stazione di Porta Romana è una vergogna
Benvenuti a Viterbo!!!
di Mauro Galeotti


fotogaleottiSplinderBenvenuti a Viterbo, nella Città Termale, nella Città Universitaria, nella Citta dell’Arte e della Cultura.
Benvenuti alla Stazione di Porta Romana!P0010047

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Il nostro ministro
di Claudio Santella


fotosantellaclaudioGiuseppe Fioroni, Peppino per gli amici e per i Viterbesi, è il nuovo ministro dell'Istruzione. E' la prima volta che Viterbo ha un suo cittadino al Governo. La cosa non può non fare che piacere, da qualunque parte la si guardi. Qualche miope giudizio è stato anche espresso, ma chi è miope non può permettersi di fare da guida, soprattutto per andare lontano. Personalmente sono contento.
Sono contento, oltre che per il fatto in sé, anche perché ritengo il Ministero assegnato a Fioroni uno dei ministeri più importanti, più importanti di altri che, invece, vengono considerati più appetibili, di maggior rilevanza e quant'altro.
Il Ministero dell'Istruzione è un ministero basilare, vitale. Entra nella vita di tutte le famiglie, e non c'entra per curiosare, ma per prendersi cura dei figli, per dare ai figli una formazione ed un futuro migliore. Non è poco. I figli so' piezze 'e core - fa dire il grande Eduardo a Filumena Maturano - i figli non si pagano, non hanno prezzo.
Queste cose Peppino le sa, e, se, come credo, ci saprà fare, ma fare davvero, sarà non solo un buon ministro, ma entrerà nella storia. Le qualità le ha, e, per fortuna, se ne sono accorti anche coloro che a quel ministero hanno fatto in modo che egli, non a caso, arrivasse. Peppino non è uno stupido e saprà avvicinarsi al suo nuovo ufficio con modestia, con tatto, con due orecchie, una bocca e due mani. Del resto ha sempre agito così e non vedo perché ora debba cambiare.
Le qualità per ridare prestigio a chi si occupa della formazione dei nostri figli non gli mancano, così come gli è propria l'arte di saper palleggiare le situazioni contrastanti, arte che l'aiuterà a dirimere i contrapposti interessi tra scuola pubblica e scuola privata, non a vantaggio di chi sostiene l'una o l'altra, ma  a vantaggio dei nostri ragazzi e di chi dei nostri ragazzi si occupa e si preoccupa.
Dobbiamo auguraci che l'opera di Fioroni trovi non solo un seguito nel proseguimento degli studi dei nostri figli, ed oltre,  ma anche che si faccia colà sentire come nuovo DNA di una generazione più preparata, più formata, che sappia farsi valere ed alla quale è difficile darla ad intendere. Se riuscirà in questo saremo rispettati ed avremo credibilità ovunque andremo, ed il merito sarà suo.
Dobbiamo augurarci che il nuovo ministro, il nostro ministro viterbese, con il suo operato, sappia fare in modo di infondere negli insegnanti la voglia di suscitare e tenere vivo nei ragazzi il desiderio di apprendere e di imparare. Non è un compito facile, perché il ruolo degli insegnanti deve essere rivalutato non solo nel merito, ma anche e sopratutto economicamente: nessuno può dedicarsi anima e corpo al proprio ufficio e contemporaneamente arrovellarsi il cervello e fare salti, più o meno mortali, per arrivare alla fine del mese. Questo principio, che è stato accettato per chi esercita alte funzioni nella società, deve essere accettato anche per chi si occupa dell' alta funzione sociale quale è la formazione sociale dei nostri figli, che sono il primo tra i nostri beni primari: cioè a dire le famiglie e la scuola.
Una scuola meritocratica nei suoi vari componenti sarà una scuola meritocratica anche nei risultati.
Sarà una scuola che potrà farci andare a testa alta in mezzo agli altri senza temere confronti a livello internazionale.
Forse mi sono lasciato prendere la mano e sono andato un po' fuori tema. Credo, però, di essere sulla stessa lunghezza d'onda di Peppino, al quale faccio, naturalmente, e con piacere, gli auguri.
Del resto, voglio ripeterlo, Peppe ha le capacità di realizzare non solo una scuola meritocratica, ma anche una scuola equilibrata ed invidiabile.
Prodi, nell'assegnargli quel Ministero, credo che abbia seguito più il buon senso di don Camillo che le tuonanti, simpatiche, ma meno riflessive affermazioni politiche di Peppone. Una lungimiranza ben riposta.
Claudio Santella


Ogni cosa ha un limite
di Bruno Matteacci


Matteacci Bruno SplinderOgni cosa ha un limite, non è possibile ignorare o far finta di non vedere il precario stato del fondo stradale di molte vie di Viterbo.
Penso che sia superfluo elencare le stesse in quanto necessita una revisione generale di tutte le vie del territorio comunale.
Non è sufficiente, anche se è parzialmente lodevole fare rattoppi, il problema deve essere visto nella globalità della strada interessata.
Spalare qualche centimetro cubo di catrame, che non si ricollega con il vecchio, non risolve la situazione; basta una frenata di un'auto, in transito sopra la vistosa macchia nera del brecciolino, per vedere che il rattoppo se ne va. A proposito di vecchio mi è balzata all'orecchio la battuta di un cittadino il quale, nel vedere una buca, e notato che sotto la stessa era il vecchio manto stradale;
ha detto: "Oggi posso dire di aver riveduto un pezzo di Viterbo degli anni quaranta, si perché sotto l'attuale manto di catrame si vede il vecchio massicciato del dopoguerra".
Non si intenda polemico il mio dire, ma santo Iddio se scrivo dicendo che esistono delle buche profonde vari centimetri che sono, soprattutto, un pericolo per i giovani che guidano ciclomori e motociclette, è pura realtà.
La cosa che maggiormente ha dato fastidio è l'aver veduto lo stato di abbandono del fondo stradale anche in via Monte Cervino, proprio perché a pochi metri è il Comando dei vigili urbani, punto che non dovrebbe passare inosservato proprio da coloro che dovrebbero essere i garanti, in quanto tutori dell'ordine e del rispetto dei diritti dei cittadini.
Con sommo piacere, alla data attuale, ho veduto che l'Amministrazione comunale ha dato le dovute disposizioni atte a sistemare quel tratto di strada che è stato oggetto  delle mie attenzioni. Comunque ce ne è voluto di tempo prima che il Sindaco, o chi per lui, fosse venuto, a conoscenza della condizione del manto stradale.
Meglio tardi che mai.
Ma che cosa ci si può aspettare se accadono fatti come quello che appresso riporto? Da un vigile urbano, mi sono sentito richiamare, per il solo fatto che nel nostro quindicinale, La Citta, è stato espresso, a suo tempo, dal sottoscritto poi, di recente, da un altro redattore, il proprio pensiero sull'operato degli stessi.
Ciò è poco edificante; questo lo accenno oggi, anche se il fatto si è ripetuto altre volte. Certamente l'episodio non è da generalizzare tra gli appartenenti al Corpo di vigili urbani, anche se per ben quattro volte sono stato oggetto di richiamo da parte di coloro che sono dei pubblici ufficiali, al servizio del cittadino, dipendenti di un Ente, come il Comune di Viterbo, che merita giusti aprezzamenti e critiche, se necessarie.
Io sono convinto che il cittadino non deve essere considerato "soggetto passivo", ma parte principale, dominante ed integrante, di un vivere sociale, quindi meritevole di essere tenuto nella giusta considerazione, ascoltato nelle sue rivendicazioni e sostenuto nelle sue proposte; come il vigile urbano non deve essere considerato il nemico dell'automobilista, ma colui che, con il suo lavoro, ci aiuta e ci tutela.
Una volta si diceva che il vigile urbano era il biglietto da visita della città. Insieme, cittadini e vigili, cerchiamo di rinverdire tale motto; tutti ne avremmo dei benefici.
Allora, non rimbrotti da qualche pecora nera di un bel gregge, che non fa transumanza, ma che è il rispettabile Corpo dei vigili urbani di Viterbo che, nel nostro interesse, permane tutto l'anno nella nostra città, alle intemperie invernali ed alla calura estiva; condividendo gioie e problemi, uniti nella ricerca del meglio per il prestigio di Viterbo e dei Viterbesi.
Bruno Matteacci


Riconosciamo i meriti

Sabato 13 maggio, alle ore 10 del mattino, non potendo sopportare lo spettacolo della solita immondizia ammucchiata al di fuori dei cassonetti, spettacolo che, purtroppo, viene, in quel preciso posto, replicato quasi quotidianamente, siamo andati alla sede del C.E.V., in via Treviso, per reclamare. Trovato chiuso, siamo andati alla Polizia Urbana e, esibendo le foto, abbiamo lamentato il fatto sottolineando che non era possibile consentire che alle ore 10 del mattino,  per giunta di sabato, si potesse permettere di depositare una così rilevante quantità di rifiuti solidi urbani al di fuori dei cassonetti di raccolta.
Il vigile urbano di servizio, signor Triestino Morbidelli, nonostante fosse, al momento, solo, perché tutti i colleghi erano eccezionalmente occupati nella viabilità a causa del passaggio della Mille Miglia, si è subito dato da fare per venire incontro alle nostre richieste, o meglio, alle legittime richieste presentate da un cittadino. Potete non crederci, ma alle ore 14 dello stesso giorno, tornando a casa, abbiamo preso atto che quegli stessi rifiuti solidi al di fuori dei cassonetti erano stati portati via tutti.
Ora non vogliamo dire che chi strilla di più commanna, ma desideriamo far notare come, facendo le dovute rimostranze, qualsiasi cittadino può contribuire ad un vivere insieme migliore. Desideriamo anche sottolineare la disponibilità e la capacità del vigile Morbidelli, il quale, nonostante la situazione di emergenza, ha saputo risolvere il problema con efficienza, con efficacia e subito. Non senza positive conseguenze, a nostro giudizio, sarebbe un positivo e concreto riconoscimento da parte dell'Amministrazione  verso siffatti comportamenti dei suoi dipendenti.
Vogliamo augurarci che i colleghi del vigile Morbidelli si adoperino, in futuro, per far si che i rifiuti solidi urbani vengano depositati, in ogni parte della città, soltanto poco prima della raccolta degli stessi.

C.E.V. - Nel discutere con alcuni amici sul significato della sigla C.E.V., ignorando che cosa volesse dire, per evitare errori di interpretazione o di attribuzione di significati sono stato incaricato, amichevolmente, dagli stessi ad informarmi in merito. Documentatomi, ho saputo che C.E.V. sta ad indicare le iniziali del Centro Energia Viterbese . E bene ho fatto a documentarmi, perché, alla luce dei recenti balzelli imposti alla popolazione viterbese e considerato un certo modo di operare eravamo portati a credere che quelle lettere iniziali stessero a significare Centro Estorsioni Viterbese. Meno male che non è così. Cari amici state pure tranquilli! Stavamo per prendere un abbaglio macroscopico. Ci stavamo sbagliando, a torto o a ragione non lo so, ma ci stavamo sbagliando: è assodato! Su un fatto, però, non ci sbagliavamo, sul fatto che dobbiamo pagare!

BERLUSCONI - Non so se Berlusconi sia un politico o meno. Al momento vedo e prendo atto che non si è creato un delfino, un successore. Anzi guardando un po' indietro e ricordando una canzone di Franco Califano mi vado convincendo che la sede più appropriata per i congressi dei partiti che compongono il polo di destra sia Monza.
Altro che Fiuggi, Pontida e quant'altro!

IL 28 MAGGIO
ci saranno le elezioni amministrative in varie città d'Italia. Non sarebbe stato male che si fosse tenuta una consultazione dei cittadini anche a Viterbo: non per rinnovare l'Amministrazione, per carità, ma per sapere che fine far fare al Museo Civico, di cui il 25 maggio si è festeggiato l'anniversario del parziale crollo. Una specie di referendum, cioè.

NAPOLITANO ha detto che sarà un presidente al di sopra delle parti e che si adopererà per tenere il Paese unito ed in pace. Speriamo che ci riesca: ce lo auguriamo tutti. Vedremo, al momento delle nomine di pertinenza strettamente presidenziale, se e quanto riuscirà a mantenere i suoi propositi. Auguri Presidente.
Baccaione


Peppe adè ministro de la su’ terra
Lo sparviero


Giuanne, rivolgendosi a Meco, je dice: "Me sa che costoro de Roma c'hanno fregato n'antra vorta. Noe c'aspettevamo la nomena d'un Menistro della Repubbleca italiana. ‘Nfatte quanno so’ ito a vota’, Momo m'ha detto, ao, non fa’ er cojone, vota quello ch’emo detto iera ssera, man l'ostaria, vedrae che se lo mannamo su, costoro de Roma lo fanno Menistro. "Te pare gnente? Meco, preso alla sprovvista, non sapea come risponneje, però eva sentito parla’ de un Ministero senza portafojo per Peppe. Anche questo non j'annò giù, se domandò: "Me sa che costoro der cupolone so’ goje; che idee c'anno de Peppe? Peppe è un fijo bravo e tutte se potemo fida’ a daje er portafojo. Poi le chiacchere se allargarono per tutta Viterbo, fino a quanno s'è saputo che Peppe nostro l'hanno fatto Menistro. Ma vorrei sape’ perché l'hanno fatto Menistro della sua terra; così è scritto, mar manifesto ch'hanno appiccicato pe’ Viterbo. Capirai... c'ha solo un pezzetto d'orto ‘ntorno a casa, che Ministro ce vo’ per  minestrallo. Ma vacci a capi’ quarcosa; d'imbroje ne fanno tante, ma er sor Peppino n'adè fesso: farà bene come ha fatto quanno era sinneco de Viterbo.
Amministrerà bene, senza dubbio, la "sua terra". Noantre, orgojose de st'omo je facemo tanti augure e je dicemo:" Sor Peppì adde majora!... se dice accusi?
Lo sparviero


Avventure in città
di Achille Tazio


- Bongiorno professo'… che fate? Pijate er sole, leggete o pensate?
Disse Achille al professor Porfirio, studioso, filosofo insigne, nonché scrittore di un certo livello, vedendolo assorto a riflettere, seduto su una panchina di Prato Giardino
- Caro Achille - rispose il professore - faccio tutte e tre le cose contemporaneamente: approfitto della bella giornata per prendere un po' di sole, leggo e rifletto su quello che leggo…, anzi, visto che ti trovi a passare, permettimi di chiederti un parere…
- Voi a me? …eee… io che ve devo di',…  professo'  voi scherzate.
- No, no, caro Achille, non scherzo, non mi permetterei mai,  tu sei un uomo di buon senso, ed il buonsenso va sempre ascoltato. Senti che cosa c'è scritto qui e dimmi, per cortesia, che cosa ne pensi…
- Un professore che me chiede 'na cosa, questa si che è grossa! Che c'è scritto? sentimo 'n po'!
- Dunque…dice: “…Il giudice è soggetto soltanto alle leggi…” che cosa  vuol dire secondo te “soggetto soltanto alle leggi”? mi sai interpretare il significato di questa frase?
- E che vo' di'…vo' di',… seconno me,… che 'l giudice, quanno fa 'l giudice, ha da fa 'l giudice e basta…io mo nun me so spiega'… ma voi m'avete capito. Ma che volete sape', però? Perché voi, quello che m'avete chiesto,  nun  me l'avete  chiesto pe' favve  senti'  di' quello  che v'ho detto.  Su questo un ce piove….
- Bravo Achille, leggendo queste parole stavo pensando al significato della parola “soggetto” e mi chiedevo se questa parola dovesse essere intesa come verbo o come sostantivo: insomma ”soggetto”, in questa frase,  è verbo o è sostantivo?
- Professo', se prima ce capivo poco, mo nun ce capisco più gente. Che volete di'? Spiegateve mejo…
- Vedi caro Achille, una frase, per essere tale, deve avere, normalmente, un soggetto e un verbo. Il verbo indica ciò che si sta facendo, ciò che accade; il soggetto indica chi è che agisce, chi compie l'azione…
- Dite dite professo'… - disse Achille sollecitando incuriosito il professor Porfirio che era fermato a pensare, girando gli occhi in aria.
- Caro Achille, tu sei un saggio e non ti vuoi sbilanciare,…tu hai capito benissimo…
- Professo'… a parte er fatto che nun credo d'esse saggio,…ma anche se fosse “saggio” mica vo' di' che so' pauroso.  Professo',  nun lo so' davero quello che volete sape'…
- Caro Achille che vuoi che ti dica… io penso che alla parola”soggetto” bisogna dare entrambi i significati, quello di verbo e quello di sostantivo, perché il giudice deve essere tutte e due le cose, verbo e sostantivo, altrimenti, come tu stesso hai detto in maniera un poco contorta, ma intendibilissima, il giudice non è giudice…. Insomma un giudice, nell'esercizio delle sue funzioni, deve essere indipendente, non nel senso che  può fare di testa sua, ma nel senso che deve fare solo ciò che la legge, e solo la legge, gli dice di fare, e solo quello, né di più né di meno: e qui la parola “soggetto” è verbo. Nello stesso tempo, il giudice, sempre nell'esercizio delle sue funzioni, deve essere in grado di interpretare la legge, deve avere quelle doti che gli consentono di esercitare al meglio questo suo ufficio, doti non comuni, che ha acquisito attraverso una apposita formazione, una formazione finalizzata che si porta dietro da anni ed anni, deve saper delibare il caso oggetto di giudizio: e qui la parola “soggetto” è sostantivo,… che vuoi che ti dica…forse sono stato un po' poco chiaro,…  un po' troppo ermeneutico,…un po' troppo…non sei d'accordo?
- Un po' troppo!…Se lo dite voi,  professo'…Volete di', insomma, che un giudice ha da esse in grado de capi' quello che la legge vo' di',  perché sennò combina un casino. Vojo di' perché se nun riesce a capì quello che vo' di' la legge l'applica male e in modo sbajato.
- Bravo Achille, che ti dicevo! tu hai capito benissimo quello che intendevo dire, tu sei un uomo di buon senso, tu…
- Ma de bon senso ha da esse er giudice, no io, perché se me sabjo io… santi benedetti, ma si se sbaja un giudice so' casini…
- Questo è un altro discorso, ma è qui che ti volevo!…
- Se, discorso  e  discorso,  so' ca…voli amari, caro professore,…artro che discorso…mejo evitalle 'ste cose…e 'sti giudici…
- Giusto, caro Achille,… meglio, molto meglio, ma prima, non dopo.
Achille Tazio


Ha un limite
di Bruno Matteacci

Ogni cosa ha un limite, non è possibile ignorare o far finta di non vedere il precario stato del fondo stradale di molte vie di Viterbo.
Penso che sia superfluo elencare le stesse in quanto necessita una revisione generale di tutte le vie del territorio comunale.
Non è sufficiente, anche se è parzialmente lodevole fare rattoppi, il problema deve essere visto nella globalità della strada interessata.
Spalare qualche centimetro cubo di catrame, che non si ricollega con il vecchio, non risolve la situazione; basta una frenata di un'auto, in transito sopra la vistosa macchia nera del brecciolino, per vedere che il rattoppo se ne va. A proposito di vecchio mi è balzata all'orecchio la battuta di un cittadino il quale, nel vedere una buca, e notato che sotto la stessa era il vecchio manto stradale;
ha detto: "Oggi posso dire di aver riveduto un pezzo di Viterbo degli anni quaranta, si perché sotto l'attuale manto di catrame si vede il vecchio massicciato del dopoguerra".
Non si intenda polemico il mio dire, ma santo Iddio se scrivo dicendo che esistono delle buche profonde vari centimetri che sono, soprattutto, un pericolo per i giovani che guidano ciclomori e motociclette, è pura realtà.
La cosa che maggiormente ha dato fastidio è l'aver veduto lo stato di abbandono del fondo stradale anche in via Monte Cervino, proprio perché a pochi metri è il Comando dei vigili urbani, punto che non dovrebbe passare inosservato proprio da coloro che dovrebbero essere i garanti, in quanto tutori dell'ordine e del rispetto dei diritti dei cittadini.
Con sommo piacere, alla data attuale, ho veduto che l'Amministrazione comunale ha dato le dovute disposizioni atte a sistemare quel tratto di strada che è stato oggetto  delle mie attenzioni. Comunque ce ne è voluto di tempo prima che il Sindaco, o chi per lui, fosse venuto, a conoscenza della condizione del manto stradale.
Meglio tardi che mai.
Ma che cosa ci si può aspettare se accadono fatti come quello che appresso riporto? Da un vigile urbano, mi sono sentito richiamare, per il solo fatto che nel nostro quindicinale, La Citta, è stato espresso, a suo tempo, dal sottoscritto poi, di recente, da un altro redattore, il proprio pensiero sull'operato degli stessi.
Ciò è poco edificante; questo lo accenno oggi, anche se il fatto si è ripetuto altre volte. Certamente l'episodio non è da generalizzare tra gli appartenenti al Corpo di vigili urbani, anche se per ben quattro volte sono stato oggetto di richiamo da parte di coloro che sono dei pubblici ufficiali, al servizio del cittadino, dipendenti di un Ente, come il Comune di Viterbo, che merita giusti aprezzamenti e critiche, se necessarie.
Io sono convinto che il cittadino non deve essere considerato "soggetto passivo", ma parte principale, dominante ed integrante, di un vivere sociale, quindi meritevole di essere tenuto nella giusta considerazione, ascoltato nelle sue rivendicazioni e sostenuto nelle sue proposte; come il vigile urbano non deve essere considerato il nemico dell'automobilista, ma colui che, con il suo lavoro, ci aiuta e ci tutela.
Una volta si diceva che il vigile urbano era il biglietto da visita della città. Insieme, cittadini e vigili, cerchiamo di rinverdire tale motto; tutti ne avremmo dei benefici.
Allora, non rimbrotti da qualche pecora nera di un bel gregge, che non fa transumanza, ma che è il rispettabile Corpo dei vigili urbani di Viterbo che, nel nostro interesse, permane tutto l'anno nella nostra città, alle intemperie invernali ed alla calura estiva; condividendo gioie e problemi, uniti nella ricerca del meglio per il prestigio di Viterbo e dei Viterbesi.
Bruno Matteacci


Ciak a Viterbo
di Riccardo Manca


Manca Riccardo SplinderDopo il Maresciallo Rocca, Viterbo torna ad essere protagonista nella storia cinematografica italiana.
Nei giorni scorsi, la Rai ha trasmesso la fiction L'ultimo rigore 2 prodotta dalla Dania film di Roma. I ciak di questo film sono stati ambientati nella nostra Città dei Papi. L'ultimo rigore 2 ha calcato la scena quando la penisola è funestata dallo scandalo riguardante il calcio nazionale. Anche le vicende della Juliana, la squadra di fantasia protagonista della pellicola, sono ricche di scandali e veleni.
Protagonista del film è Carlo Corsi allenatore di Serie A, che decide, nella prima serie, di abbandonare il calcio dopo aver contribuito a smascherare alcuni illeciti. Nella seconda serie della fiction, Carlo Corsi torna ad allenare una squadra di serie B: la Juliana. Moltissimi, sono stati molti i luoghi ed i personaggi viterbesi impegnati nei ciak de L'ultimo rigore 2. La location è il Capoluogo della Tuscia, in particolare il centro storico, Via Cardarelli, l'Aeroclub e San Martino al Cimino. Lo stadio viterbese Enrico Rocchi (dove la Juliana ha disputato tutti gli incontri); lo stadio di Montefiascone (sede degli allenamenti).  Dopo i luoghi, una carrellata di personaggi.
Il notissimo Ezio Piacentini (ha interpretato egregiamente un dirigente della Juliana); Lucio Matteucci (arbitro e tifoso); Fernando Cilli (arbitro nell'incontro della salvezza per la Juliana); Gaetano Alaimo (giornalista presente ad una festa della squadra); Luca Grazini (calciatore della Juliana). I Viterbesi impegnati nelle scene de L'ultimo rigore 2 sono stati anche altri, che magari non ho notato o riconosciuto. Ancora una pagina importante per la nostra amata Città dei Papi.
Chissà, ora che i titoli di coda hanno lasciato spazio alla pubblicità, come finiranno le vicende della Juliana.
Nella realtà del nostro calcio ora c'è un crimine che non trova spazio in nessun codice, ma che forse è il più  grave di tutti “furto di sogni”. Perché a noi tifosi hanno rubato e rotto il giocattolo più bello; migliaia di domeniche trascorse in una trepidazione che ora sappiamo inutile, che ora troviamo patetica.
Riccardo Manca


Porta Faul
di Bruno Matteacci


Porta Faul ha la sua storia, nessuno può negarle le vicende che, intorno ad essa, sono avvenute nel corso dei millenni. Spesso, nella elencazione dei fatti, rapportandola alle altre porte d'accesso a Viterbo, è passata in secondo piano.
Da un poco di tempo a questa parte, Porta Faul ha assunto una importanza eccezionale derivatale dall'eccessivo traffico automobilistico, che giornalmente, deve sopportare da Sud (direzione Roma), Sud-Ovest (direzione supestrada Tuscania e terme) e Nord (direzione Montefiascone).
E' proprio così, entrando a Porta Faul non si accede solo al parcheggio; il traffico maggiore è in direzione via Sant’Antonio e quindi via Chigi, via San Lorenzo, via Cardinal La Fontaine; a questo punto è via libera per l'accesso a Viterbo.
Il traffico, in uscita, è limitato a quelle vetture che usano il parcheggio, gratuito, della valle di Faul.
Quindi viene spontanea la domanda: "a... Matteacci, ma che vuoi dire?".
Propongo la messa in funzione di un semaforo, a ridosso della Porta Faul, a tempi prolungati per l'ingresso e ritardato per l'uscita; allo scopo di evitare le continue liti che sorgono sul diritto di precedenza tra automobilisti, che si accingono ad entrare e ad uscire dalla porta.
Tanto per rimanere in zona, vorrei domandare al Sindaco, perché non si riapre via San Giovanni decollato?
Non pensa che con poco si farebbe una bella opera, a vantaggio della collettività?
Si tratta di pochi metri, in quanto la parte superiore è agibile.
L'idea l'ho lanciata, e che ne pensa il General manager Armando Balducci?
E' il caso di perorare il caso verso il sindaco Giancarlo Gabbianelli?
Tanti Viterbesi, io compreso, pensiamo che la risposta dovrebbe essere affermativa.
Staremo a vedere!!
Bruno Matteacci


Bando teatro amatoriale
di Francesca Bruti


Bruti Francesca SplinderAnche per quest'anno è stato indetto il Bando di concorso per le compagnie di teatro amatoriale. Infatti, la FITA (Federazione Italiana Teatro Amatori), in collaborazione con il Comune di Viterbo, organizza l'XI Festival Nazionale del Teatro Amatoriale che avrà luogo, salvo imprevisti, nei mesi di settembre, ottobre, novembre, dicembre 2006. Gli spettacoli saranno rappresentati nella città di Viterbo, nelle serate del sabato e/o nei pomeriggi di domenica, presso il Teatro San Leonardo.
Come si legge sul Bando, la domanda di iscrizione va compilata su carta intestata, indirizzata a: Festival Nazionale Fita - FITA - Via di Villa Patrizi n. 10 - 00161 ROMA (Telefono e Fax: 06/44235178 - E-mail: info@fitateatro.it; segreteria@fitateatro.it).
La richiesta dovrà pervenire entro e non oltre il 31 maggio 2006, a mezzo plico raccomandato con avviso di ricevimento. Possono presentare domanda di iscrizione tutte le compagnie o gruppi teatrali iscritti alla FITA ed in regola con il tesseramento per l'anno in corso, eccezione fatta per le compagnie che hanno partecipato alla fase finale del Festival edizione 2005.
Le esibizioni verranno premiate da una giuria competente, attraverso diversi riconoscimenti: migliore regia; migliore allestimento scenografico; migliore attore protagonista; migliore attrice protagonista; migliore attore caratterista; migliore attrice caratterista; premio del pubblico.
Questa manifestazione è tra le più importanti della nostra città, perché ogni anno offre alle varie compagnie teatrali il palcoscenico per mettere in scena proprie opere o per riproporne alcune tra le più famose del patrimonio teatrale internazionale. Inoltre, il Festival dà la possibilità a tutti noi cittadini di essere spettatori di una delle più belle e antiche forme d'arte.
Per premiare ancora di più la passione e la bravura degli attori che si esibiranno, come ogni anno alla serata finale del Festival, sarà assegnato anche il premio “Città di Viterbo” al migliore spettacolo; e a tutte le compagnie partecipanti alla fase finale, verrà consegnato un attestato di partecipazione.
Per maggiori informazioni rivolgersi a:
FITA - Comitato Provinciale di Viterbo
c/o Bruno Mencarelli - Via San Giacomo, 24 - 01100 Viterbo.
Tel. 0761.307521
Fax 0761.307521
Sito: www.fitaviterbo.it - E-mail (comitato provinciale): info@fitaviterbo.it.
Francesca Bruti


Malattie respiratorie stop
di Patrizia Lebellarte

fotopatrizialabellarte2Ci sono, in questo mese, due iniziative che per la loro importanza, voglio qui segnalare: il 27 maggio si svolge la Giornata Nazionale del respiro e il 31 maggio la Giornata Mondiale senza fumo. La prima si terrà a Civita Castellana alle ore 9.30, presso la Palestra Comunale. Si tratterà di un incontro organizzato dal servizio di Pneumologia Territoriale del distretto 5 della Asl di Viterbo in collaborazione con il centro Antifumo della stessa Asl e con il patrocinio della C.R.I. locale delle associazioni di volontariato.
Lo scopo di queste due iniziative è di sensibilizzare tutti, in particolar modo i giovani, attraverso delle campagne di educazione sanitaria, sull'importanza della prevenzione delle malattie respiratorie che, oggi, sono in aumento. Le cause di questo aumento sono: l'inquinamento, lo smog, ma, soprattutto il fumo di sigaretta, che portano a malattie quali  bronchite, asma, allergie respiratorie, patologie gravi che nella nostra provincia raggiungono i primi posti.
All'incontro del 27 maggio sono invitati tutti gli Amministratori locali, i rappresentanti del mondo della scuola, del lavoro, della sanità, oltre a tutti i cittadini che vogliono partecipare per saperne di più su questo delicato argomento.
Patrizia Labellarte


Promozione turistica
di Patrizia Labellarte


Il turismo laziale in Italia e nel mondo, ora ha un'unica cabina di regia. Si tratta di una spa partecipata al 51% dalla Regione Lazio, al 19% dal Comune di Roma, al 10% dalla Provincia di Roma, dall'8% da Unione Camere Lazio e rispettivamente al 3% dalle altre Provincie, tra le quali, quella di Viterbo.
Federica Alatri è il Presidente dell'Agenzia, mentre l'Amministratore delegato è Alberto Peroglio Loughin, entrambi già affermati nell'ambito delle Comunicazioni e del Marketing. La firma sull'Atto Costitutivo è stata messa anche dal Presidente della Giunta di Palazzo Gentili, Alessandro Mazzoli, mentre nel cda è presente l'Assessore al Turismo Angelo Cappelli.
Un'operazione importante, sostiene Mazzoli, in particolar modo per la promozione della regione, ovvero per la costruire nell'opinione pubblica un riconoscimento del quale potrà beneficiare la Tuscia intera.
Patrizia Labellarte


Scuola di bandiera e musica
di Francesca Bruti


Il gruppo folkloristico Sbandieratici e Storico Musicale “Città di Viterbo” ha inaugurato una nuova attività: una “Scuola di Bandiera e Musica”, dove si intende insegnare tecniche ed esercizi relativi all'arte della bandiera e allo strumento musicale del tamburo. La partecipazione è aperta a tutti i ragazzi e le ragazze, con il limite di otto anni per i più piccoli; da precisare che la figura della sbandieratrice è solamente femminile, mentre quella del musico è aperta ad entrambi i sessi.
Infatti, la particolarità di un gruppo rigorosamente femminile, per quanto riguarda l'esibizione delle bandiere, è sorta dalla volontà del Comitato Centro Storico di Viterbo, impegnato nel mantenere vivo nei bambini e ragazzi la tradizione viterbese, di creare un'attività specifica per le ragazze nell'ambito di queste tradizioni. Il gruppo nasce nel 1980 per rappresentare l'espressione della tradizione del passato medioevale della città. Per anni le “Sbandieratrici” sono state l'unico gruppo italiano formato interamente da ragazze, che si cimentavano nel gioco della bandiera e nell'accompagnamento ritmato dei tamburi. Oggi si intende mantenere questa caratteristica solo per le sbandieratrici, mentre le tamburine, al quale si sono aggiunte le chiarine, si sono trasformate da alcuni anni in “Gruppo Storico Musicale” formato da ragazzi e ragazze.
Nel 2001 il Comitato Centro Storico ha iniziato il completamento del gruppo inserendo dei figuranti, che ricordano gli armigeri rappresentanti le due fazioni cittadine protagoniste della vita cittadina del 1200.
Oggi, il gruppo ha conquistato l'ammirazione degli spettatori di diverse piazze della provincia viterbese e in altre manifestazioni interregionali e nazionali d'Italia, partecipando anche alla Parata nazionale della Bandiera, un campionato nazionale organizzato dalla LIS (Lega Italiana Sbandieratori) che si svolge ogni anno nel mese di Settembre in una delle città dei gruppi aderenti.
Ogni volta è stata l'occasione di mostrare il Leone e la Palma, simboli della Città di Viterbo e delle sue passate glorie di storia medioevale. Il costume delle sbandieratrici, dei musici e dei figuranti si attiene alla tradizione del Medioevo, ed è una sintesi degli abiti che erano in uso nel secolo XIII.
Invece, la bandiera esprime la singolarità e l'evidenza dell'autonomia territoriale, con i suoi colori giallo e blu.
Inoltre, ogni partecipante del gruppo può vivere l'emozione di esibirsi durante le festività di Santa Rosa, accompagnando la Mini-Macchina del Centro Storico e la grande Macchina di Santa Rosa. Da alcuni anni, anche la serata del 2 Settembre vede protagonista il gruppo con l'esibizione della “Contesa”, una rappresentazione che ricorda la vicenda epica dell'assedio alla città, avvenuta nel 1243, e la lotta tra i Guelfi di papa Innocenzo IV e i Ghibellini dell'imperatore Federico II di Svevia.
Per chi fosse interessato a partecipare al gruppo, o semplicemente incuriosito, rivolgersi a: Bruno Scarrozzi - Coordinatore gruppo: Telefono e fax 0761-306937;
Gianluca Eterno - Rappresentante tamburi: Telefono 320-1593978.
Le prove si svolgono regolarmente il lunedì e il giovedì dalle 19 alle 20.30, nella palestra della Scuola elementare “Luigi Concetti”, in via Vetulonia.
Francesca Bruti


L’Italia nel pallone
di Sanclaudio


Meglio tardi che mai
In vista dei prossimi mondiali, il calcio italiano ha finalmente abbandonato le carrarecce e sembra intenzionato a camminare su strade maestre. Personalmente la decisione mi sembra tardiva: ormai la reputazione ce la siamo fatta. Comunque, meglio tardi che mai.

Carraro
A proposito di carrarecce, ma che cosa vuole farci credere Carraro con le sue dimissioni? Che lui non si riconosce in tutto ciò che sta accadendo. Ma non era il presidente? Ed anche se fosse come vuol far credere, il fatto che non si sia accorto di niente è di per sé una colpa.
Non a caso Blatter ha esclamato: “ Ma Carraro dov'era?!”.
Questo signore sembra voglia presentarsi alla cassa per riscuotere. Caro Carraro, siamo tutti convinti che con lei fuori dalla pozzanghera, l'acqua rimarrà più pulita.

Lo zio Fester, quello della famiglia Adams, tutto calvo e menagramo, al secolo, Adriano Galliani, non sarebbe male che venisse anche lui ridimensionato, nel mondo del calcio; magari confinandolo, a voler essere magnanimi, nel suo orticello.
Una specie di arresti domiciliari, insomma.

Zeman e Collina
Due personaggi dell'ambiente calcistico, prontamente allontanati dallo stesso perché non erano addomesticabili o meglio perché la loro statura morale non li rendeva mogi mogi.
Sia al primo, insultato e ostracizzato, che al secondo, troppo in vista per potere essere deriso, andrebbe conferito il premio “Lo sportivo dell'anno”.
E non per un solo anno, ma, a Zeman, almeno fino a quando non moriranno più tanti giocatori ed ex giocatori per le cause che tutti sanno; a Collina, fino a quando la finiremo di veder tollerati certi modi di giocare volutamente violenti. Volendo far del male a questi due “Signori”, gli altri “signori” del calcio hanno finito per riconoscere loro un lignaggio spirituale di altra e più alta levatura. Questi maneggioni, arroganti per l'esercizio del potere, non tanto intelligenti da capire che il potere non era loro, ma veniva dato loro da altri, che cosa diranno ora a loro discolpa? che eseguivano ordini?
Per favore, il processo di Norimberga è finito; solo chi è in mala fede potrà prestare loro orecchio!
Non colpevole
Fabio Cannavaro, giocatore che milita attualmente nelle file della Juventus, durante una partita di pallone, in un contrasto troppo maschio, per usare un eufemismo, ha rotto una gamba ad un avversario. Nessuno ha visto niente: né l'arbitro, né i due guardalinee, né il quarto uomo. L'avvenimento, ripreso dalla telecamere e mostrato a tutta l'Italia non ha causato a Cannavaro nemmeno una tirata d'orecchie. Non l'ha visto Carraro il comportamento di Cannavaro? Non l'ha visto Galliani il Comportamento di Cannavaro? Non hanno visto Carraro e Galliani il comportamento degli ufficiali di gara? Non hanno pensato, Carraro e Galliani, che Cannavaro crederà di poter continuare così, visto che nessuno l'ha punito.
E lo crederà non solo Cannavaro, ma anche tutti quei giovani che si avvicinano al calcio, troppo innocenti per poter vedere ciò che c'è dietro a Cannavaro. Purtroppo, per noi, Cannavaro, portato ormai da qualche tempo a supplire con il mestiere ciò che gli acciacchi dell'età non gli consentono più, questo comportamento lo avrà anche ai mondiali, danneggiando così anche l'Italia, perché in campo internazionale siamo, e per validi motivi, per nulla considerati. Vedrete che finimondo al primo fallo di Cannavaro.
E Carraro si dichiara fuori! E Galliani? Che dire? Siamo proprio nel pallone! Ha fatto bene Guido Rossi a Liberarsi dello staff ell'Ufficio Indagini, ha fatto bene, bene, bene!

Stile Juventus
Si, ma quale? Quello di Cannavaro, che cerca di mascherare con il mestiere gli acciacchi dell'età, sicuro che arbitro e contorni vari chiuderanno un occhio, quello di Nedved, che, a detta di tutti, passa ora, contrariamente a prima, per un cascatore professionista, o quello di Giraudo e di Moggi, che tutti fanno finta di scoprire ora, oppure quello che ci viene raccontato, come una fiaba, essere stato nei tempi andati.
Non lo so. Staremo a vedere.

Nedved
Paul Nedved lo ricordo quando, giocatore della Lazio, caduto in area avversaria, disse a Collina, che aveva fischiato prontamente il fallo e che sia accingeva a prendere i conseguenti provvedimenti, che era caduto da solo e che l'avversario, contrariamente alle apparenze, non lo aveva toccato.
Collina corse incontro a Nedved, gli strinse la mano e lo ringraziò. Ora lo stesso Nedved, giocatore della Juventus, viene accusato addirittura di essere un cascatore di professione. Paese che vai… usanze che trovi.

Trovato il colpevole
Si dice che dopo lunghe e faticose indagini le competenti autorità siano riusciti a scoprire chi tirò il corpo contundente che colpì l'arbitro Frisk durante la partita di Coppa dei campioni giocata dalla Roma, :allo stadio Olimpico, qualche anno fa, contro non ricordo quale squadra. E' stato Moggi: l'arbitro Frisk non ci stava a far perdere la Roma e quindi andava punito, punito senza indugio!

Corollario
Considerato che l'oggetto contundente che ha colpito l'arbitro Frisk è stato lanciato dalla tribuna d'onore dello stadio Olimpico viene da chiedesi come mai le autorità competenti non hanno mai chiuso detta tribuna e come mai, invece, hanno provveduto a chiudere per alcune giornate il resto dello stadio, da dove, certamente, non era stato lanciato alcunché.
Paga sempre pantalone. Meno male, che chiamati a far giustizia, questa volta, non saranno le stesse persone!

Sarebbe opportuno rivedere certe forme di punizione ed usare parole più appropriate.
Quando un giocatore rompe una gamba ad un avversario viene punito, secondo la squadra di appartenenza, con una ammonizione, con una espulsione e, in funzione delle squadre contro cui dovrà giocare, con una o più giornate di squalifica.
Se però la squadra cui appartiene è blasonata non viene nemmeno ammonito. Quando, invece, un giocatore batte le mani all'indirizzo di un arbitro o di un segnalinee, magari per una evidente castroneria che questi ha commesso, viene immediatamente allontanato con gesti plateali e squalificato per una marea di giornate per aver mancato di rispetto a…ed aver offeso… sentite, sentite, nientepopodimenoché… l'onorabilità della categoria, della federazione e quant'altro. Naturalmente anche in questo caso tutto è in funzione della squadra di appartenenza del reo.
Ora, alla luce degli ultimi avvenimenti, viene spontaneo chiedersi quale onorabilità possa essere stata offesa.

L'Italia e i mondiali
Gudo Rossi, l'attuale commissario straordinari della FIGC si trova a dover risolvere un bel problema. Quello dell'Italia ai mondiali. Questa nazionale, a cominciare del suo CT Marcello Lippi, troverà difficile cittadinanza in quel di Germania. Verrà guardata, ed a ragione, a vista, per colpa di quattro scriteriati. Prendere provvedimenti non è facile, ma non si può scendere a compromessi. Non lasciamoci ingannare dalle teorie probabiliste: la giustizia sportiva non ha mai avuto bisogno di sentenze passate in giudicato per dare esecuzione ai suoi provvedimenti. Se Lippi, Buffon, Cannavaro, Iaquinta ed altri sono sospettati non debbono far parte della comitiva azzurra. Costi quel che costi, non possiamo far rappresentare l'Italia da costoro. Perderemo il mondiale, che non vinceremmo ugualmente, ma salveremmo molte altre cose. Meglio perdere con la Primavera che con costoro, almeno quei ragazzini sarebbero accolti con simpatia e da un mare di applausi, anziché dai fischi che ci aspettano e che meritiamo.

A proposito di fischi
Ricordate Italia 90? Ora non ricordo se a Torino o a Milano, ma ricordo che l'Argentina fu accolta da un mare di fischi soltanto perché nelle sue file giocava Maradona, il cui unico torto era di giocare nel Napoli e non in una squadra blasonata del nord. E l'Argentina non fu fischiata per questo o per quel comportamento scorretto dei suoi giocatori, ma al suo ingresso in campo, al suono dell'inno nazionale argentino.
Ricordo, come fosse ieri, che il compianto Italo Allodi, durante la trasmissione della domenica sportiva, ebbe parole di biasimo verso quel comportamento, che dimenticava non solo i milioni di Italiani residenti in Argentina, ma anche che l'Argentina ci aveva sfamato a carne per tutto il periodo della guerra e che l'Italia, durante i campionati del mondo svoltisi in Argentina era stata tratta in guanti bianchi. L'altrettanto compianto Sandro Ciotti, conduttore della trasmissione, non aspettandosi le affermazioni di Italo Allodi, attraversò trenta secondi di panico non sapendo che dire: altro che i dieci minuti iniziali di silenzio del Natale in casa Cupiello.
Ma nessun organo di informazione dette rilievo alla cosa.
Io non so se a quei tempi la nostra libertà di stampa era al settantanovesimo posto nel mondo, certo non era al primo.
Dubbio amletico
Giustizia o pulizia nel modo del pallone? Questo è il problema.
Sanclaudio

postato da: Spvit | 10:38 |