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venerdì, febbraio 24, 2006 22 Febbraio 2006
Anno XVI n° 4 Il Mercatino del Viandante Antiquariato - Artigianato è ad ORTE (VT) di fronte all’Uscita dell’Autostrada del Sole il 26 Febbraio 2005 e ogni quarta domenica del mese Info: 3393337869 (Mauro) E’ di fronte al casello dell’autostrada, ad Orte Il 26: Mercatino del Viandante di Mauro Galeotti Il 26 febbraio prossimo, se non verrà giù dal cielo il mondo intero, si svolgerà il Mercatino del Viandante di fronte al casello autostradale di Orte.L'appuntamento è, come ogni mese, la quarta domenica con l'antiquariato e l'artigianato. La località in cui si svolge il mercatino si chiama Caldare, a due passi da Orte, per raggiungerla basta seguire i cartelli di colore verde, con la scritta A1, posti su ogni strada. Da Viterbo ci vogliono appena trenta minuti e una volta arrivati si può parcheggiare tranquillamente sulle vie limitrofe al mercatino stesso. I banchi in questo periodo sono una cinquantina; la punta massima si raggiungerà, comunque, quando il tempo migliorerà, infatti, l'anno scorso siamo arrivati anche a 110 espositori. Quest'ultimi espongono vecchi oggetti come quadri, mobili, soprammobili, ferro, terracotta, ceramica, porcellana. Per gli appassionati del collezionismo sono presenti orologi, cartoline, monete, francobolli, lettere, stampe, libri, radio. L'artigianato è presente con oggetti realizzati spesso anche dagli espositori, come collane, orecchini, decoupage, merletti, tovaglie. I mercanti trovano posto sulla lunga Via Lazio e sulla piazza privata, ampissima, gentilmente messa a disposizione per l'eccezionale evento mensile dalla famiglia Pea, nelle squisite persone di Donato e della figlia Marina, famiglia che gestisce da più di trent'anni il bell'Hotel Aquila. Due sono gli alberghi amici del Mercatino del Viandante, l'Hotel Aquila e l'Hotel Lazio. L'Hotel Aquila, ideale per chi vuole concedersi un ristoro per mangiare e riposarsi durante il viaggio, è stato ristrutturato nel 2003. La posizione dell'albergo è tranquilla, le sue stanze sono confortevoli e silenziose, infatti, si trova a debita distanza dalle grandi arterie che animano la zona. Il piacevole ristorante dell'albergo può contenere fino a duecento persone, permettendo di ospitare momenti conviviali di lavoro o di svago. La cucina è curata personalmente dai proprietari che assicurano ogni giorno prelibatezze alla brace e primi piatti della cucina tipica umbra e romana. Il venerdì, su ordinazione, si preparano cene o pranzi a base di pesce fresco a prezzi competitivi. L'Hotel Lazio, che ospita lo striscione pubblicitario del mercatino, possiede anche esso un ampissimo parcheggio privato, il garage e un prestigioso ristorante, condotto con sapiente capacità da Mauro Massimi, prezioso punto di riferimento per chi frequenta il mercatino. Nel ristorante, che può ospitare fino a circa trecento persone, è possibile gustare un'accurata cucina tipica locale con specialità di pesce e carni alla griglia. L'albergo dispone di camere, ampie, luminose ed arredate con gusto e funzionalità. L'Hotel Lazio è condotto da Roberto Stronati, un cortese gentilissimo signore, ed è proprio di fronte all'uscita dell'Autostrada del sole. Per finire, l'appuntamento con il Mercatino del Viandante, a Caldare-Orte, è fortemente sostenuto da tutta l'amministrazione comunale di Orte, in particolare nelle persone del sindaco, Dino Primieri e dall'assessore alla cultura Maurizio Bernardini. Mauro Galeotti Raccolta di firme al Palazzo di Giustizia di Caludio Santella Leggiamo, sulle pagine di un quotidiano locale, che mercoledì 8 e giovedì 9 febbraio il Comitato per la difesa dei valori della Costituzione ha organizzato, nei locali del Tribunale, una raccolta di firme invitando la cittadinanza ad esprimere il proprio diniego alle modifiche apportate alla Carta Costituzionale della nostra Repubblica. Qualcosa non va. Nulla da obiettare sulla raccolta di firme: la nostra costituzione stessa sancisce e tutela principi di libertà. Principi che raramente siamo in grado di apprezzare appieno e tanto meno di osservare e di rispettare. Ognuno, infatti, è libero di manifestare il proprio pensiero, non però liberamente. Attenzione, perché il discorso è delicato e non vorrei essere frainteso. Le manifestazioni, tutte le manifestazioni, vanno espresse non solo secundum nostrae civitatis iura, ma anche e soprattutto nel pieno e profondo rispetto di quelle non scritte leggi che sempre furono, sempre sono e sempre saranno. Nel manifestare il proprio pensiero occorre aver rispetto per gli altri e spesso questo sfugge. Vi faccio un esempio: ognuno di noi è libero di cantare, di suonare, di fare baldoria e di darsi alla pazza gioia: queste sue manifestazioni sono non solo consentite, ma anche tutelate. Se però vengono espresse nel bel mezzo di un funerale, stonano. Non sono reputate di buon gusto. Vanno contro le leggi. Tornado a noi: è giusto che chi non condivide le modifiche alla costituzione manifesti il suo dissenso; non è corretto che lo faccia negli ambienti di un Tribunale, dove l'imparzialità deve regnare sovrana, nella forma, nella sostanza, nell'aria; dove la giustizia deve scorrere come l'acqua ed il buon diritto come una fiumana inesauribile. Mi riesce difficile capire come i promotori di tale iniziative abbiano potuto scegliere il Palazzo di Giustizia come sede di realizzazione della loro iniziativa. Il Palazzo di Giustizia deve essere asettico, non deve dare ospitalità a manifestazioni di parte. Certa stampa, poi, per sostenerle o per quant'altro, non può attribuirle alla cittadinanza, come è stato riportato, ma deve attribuirle a chi se ne è reso promotore. Meno male che il Presidente del Tribunale ha cacciato questi mercanti dal tempio della giustizia, era il minimo che potesse fare, e lo ha fatto. Non poteva certo accettare un fatto simile. Non si può accettare un fatto simile, e non lo si può accettare non soltanto in difesa della libertà e della serietà di stampa, ma anche a difesa della Magistratura stessa. Far credere che la Magistratura abbia/avesse potuto autorizzare una simile raccolta nei locali del Tribunale è accusarla in ciò che di più sacro la caratterizza: l'imparzialità. La Magistratura va rispettata con i fatti e non con le chiacchiere. L' ho detto e lo ripeto: sono per la libertà di stampa che sia unita ed indivisibile alla serietà di stampa. E la libertà, tra l'altro, non può essere separata dalla verità. Non sarebbe stato male ricordare che, nel caso in esame, le riforme alla costituzione saranno sottoposte comunque alla cartina tornasole del referendum. A che pro quella raccolta di firme? Non scendo nel merito della diatriba, perché questa nostra Costituzione è stata più volte manomessa in forme che hanno molto lasciato a desiderare, che sono sempre state difese ed attaccate dall'una e dall'altra parte, che raramente hanno rivelato la saggezza e la lungimiranza degli attori e spesso lasciato intravedere secondi fini. A questi secondi fini, purtroppo, gli organi di comunicazione, hanno sempre dato una rilevanza diversa a secondo delle rispettive idee politiche. Anziché aprire gli occhi ai cittadini, anziché schierarsi dalla loro parte ed aiutarli a riflettere e ad esaminare gli stessi cambiamenti, hanno fatto da incenso ai loro occhi. La costituzione è una espressione che va al di sopra delle parti ed ogni sua modifica andrebbe apportata attraverso una apposita assemblea costituita da saggi, da sapienti e da esperti in varie discipline, e non da portatori di interessi che propagano e sbandierano norme truffaldine presentandole come costituzionali solo perché le hanno verniciate, e neppure tanto bene, di costituzionalità. Il Palazzo di Giustizia è il luogo meno adatto per raccogliere firme a qualsiasi fine indirizzate, perché la raccolta di firme, sebbene lecita e garantita, sia chiaro, è sempre espressione di parte ed in un palazzo di giustizia la parzialità deve essere bandita. In un Palazzo di Giustizia l'imparzialità deve regnare sovrana nella forma e nella sostanza, deve sentirsi nell'aria, impalpabile, ma presente ed inamovibile, per modo che, torno a ripeterlo, la Giustizia possa scorrere come l'acqua ed il buon diritto come una fiumana inesauribile. Che ci piaccia o no. Claudio Santella Carnevale viterbese... speriamo! di Francesca Bruti Da alcuni anni a Viterbo sono riprese una serie di manifestazioni in occasione del Carnevale, festa che dalla fine degli anni ottanta non era stata più vissuta come esperienza cittadina. E anche quest'anno sono state organizzate diverse iniziative, alcune delle quali con il preciso obiettivo di unire il divertimento alla solidarietà. Infatti, secondo il programma del Carnevale viterbese 2006, presentato lo scorso 7 febbraio dagli assessori Mauro Rotelli, Fosca Tasciotti e Marco Bracaglia, tutti i proventi degli appuntamenti a pagamento andranno a favore dell'ospedale di Padre Stefano Scaringella, che opera ad Ambanja in Madagascar, con il quale sono ormai due anni che è in corso un rapporto di collaborazione e sostegno da parte del Comune di Viterbo. Tra i vari appuntamenti, sabato 18 c'è stato il Veglione della Stampa al Teatro Unione, con ingresso a pagamento; una serata in abito scuro o in maschera, che è stata animata da coppie di ballerini professionisti delle scuole di danza viterbesi di liscio, latino americano, standard e valzer. Invece, nei pomeriggi di sabato 18 e domenica 19, protagonisti sono stati i bambini mascherati per le vie della città. Molte altre sono le feste organizzate per i bambini, tra cui quelle del giovedì grasso negli asili nido; in particolare i piccoli sono invitati alle feste in costume nei locali del Palamalè e del Vitty. Per quanto riguarda la solidarietà, una serata importante sarà il veglione di venerdì 24 al Bulli e Pupe, organizzato dal sodalizio dei Facchini di Santa Rosa. Mentre, i dipendenti del Comune e della pubblica amministrazione avranno occasione di divertirsi al veglione del Comune, che si terrà sabato 25 all'Hotel Salus e delle Terme; a quest'ultimo sono invitati anche i cittadini naturalmente, ma dato che la serata prevede una ricca cena e animazione danzante, il costo di partecipazione è di 40 euro. Un pò elevato, ma è per beneficenza! Per l'intera cittadinanza l'evento più atteso è la sfilata dei carri allegorici e delle maschere lungo le vie del centro di Viterbo, che avverrà nel pomeriggio di domenica 26. La parata di Carnevale prevede l'esibizione di 11 carri e 13 gruppi mascherati, per un totale di 870 mascherine. Come ogni anno, dopo la sfilata, la festa continua in Piazza dei Caduti, con la musica dal palco dei Dj e dei gruppi musicali, e quest'anno anche con i popcorn distribuiti dalla Comunità cingalese che, in questo modo, vuole ricambiare la solidarietà del Comune operata nei loro confronti dopo la catastrofe dello tsunami. Riguardo all'animazione “dopo-carri” vorrei fare un appunto: negli anni scorsi è capitato che per dare spazio alla parte musicale animata da Dj, ballerini e compagnia bella, sono stati sacrificati i partecipanti alla sfilata, cambiando o riducendo all'ultimo minuto il percorso dei carri. Così, i gruppi mascherati e i figuranti dei carri si sono ritrovati a fare la metà del percorso previsto, e il risultato è stato un generale malcontento da parte di chi aveva dedicato tempo e fatica per costruire il proprio carro. Perché è accaduto questo? Perché con tutti i soldi che il Comune aveva speso per pagare i famosi animatori, si è preferito sacrificare l'impegno dei gruppi partecipanti per dare più spazio a loro! Spero che domenica prossima la giornata sia organizzata con uno spirito più rivolto al divertimento dei cittadini, in particolare dei bambini, che agli interessi del Comune; del resto lo ha promesso anche l'assessore Mauro Rotelli: «Mi piace sottolineare che questo è soprattutto il Carnevale dei bambini, una festa dedicata alla loro voglia di festeggiare insieme. Ma è anche un occasione importante di solidarietà, perché questo è un caso esemplare in cui finalità sociale e solidale vanno perfettamente a braccetto». Francesca Bruti Suggerimenti di Bruno Matteacci Come uomo della strada, che vive i problemi della propria città, mi sento in dovere di dare dei suggerimenti e dei consigli a chi è preposto alla amministrazione comunale. Suggerimenti che spesso giungono da persone che mi fermano per dirmi ciò che, a loro vedere, non va bene o che si potrebbe migliorare. Proprio questa mattina un mio caro amico e lettore del quindicinale "La Città" ha inteso segnalarmi il pessimo stato di manutenzione in cui si trova il marciapiedi che si trova sulla strada Cassia o meglio sul tratto della "Palazzina" che costeggia il Prato giardino. Quel mio amico ha ragione, con poco lavoro e con tanta buona volontà si potrebbe ovviare agli inconvenienti che in quel tratto di marciapiedi si incontrano. Altra segnalazione che merita di essere presa in considerazione è quella relativa alla mancata illuminazione del tratto di via Fleming; per capirci mi riferisco al tratto di strada che conduce all'ospedale "Bel Colle". A tale proposito sarebbe il caso di uniformare le scritte relative all'ospedale stesso in quanto, a pochi metri di distanza, esistono due targhe con scritte diverse. Ciò lascia a desiderare come lascia a desiderare il fatto che sopra all'ingresso degli uffici comunali di via Garbini, giustamente, è stata esposta la bandiera italiana con quella europea, solo che le posizioni devono essere invertite, cioé la bandiera italiana deve essere collocata a destra dell'altra. Per ultimo, prendendo atto dell'ottima gestione del Cimitero di San Lazzaro, vorrei rappresentare la necessità di collocare dei wc nei punti che si trovano lontano da quelli fissi esistenti e vorrei altresì segnalare la opportunità di mettere in uso panchine nei punti più distanti dall'ingresso, allo scopo di consentire un meritato riposo al visitatore. Bruno Matteacci Ogni giorno ogni sera di Patrizia Labellarte Roma-Saxa Rubra, ore 20.15. Pullman destinazione Viterbo…e l'inizio di un incubo!Ogni giorno, ogni sera, si ripete la stessa scena. La gente, stanca dopo una giornata di lavoro, non vede l'ora di tornare a casa e allora si fionda giù dai trenini che collegano Roma centro con la stazione dei pullman di Saxa Rubra, poi, un'ultima corsa veloce per arrivare di fronte al mezzo, salire, sedersi e affrontare il viaggio. Salire, ma soprattutto “sedersi”…parole grosse!!! Situazione: cinquantacinque posti a sedere…ma nemmeno uno libero, quindi, non rimane altro che stare in piedi, nel corridoio, in cui secondo il cartello affisso sul mezzo, possono stare al massimo in piedi quattordici persone…sembra vero! Talvolta, c'è talmente tanta gente che nemmeno le porte si chiudono e giustamente l'autista si rifiuta di partire, perché le condizioni sono davvero pietose: non si respira, la gente chiacchiera, si lamenta …e fa bene! È giusto secondo voi che, chi paga l'abbonamento o chi fa regolarmente il biglietto deve affrontare non dico tutto il viaggio, ma quasi tutto in piedi? L'unica speranza per chi si trova in questa avventura è l'arrivo, dopo circa mezz'ora dalla partenza, alla fermata di Monterosi dove per miracolo la maggior parte dei viaggiatori scende, il che significa finalmente…posto a sedere! Perciò chiedo, se è possibile: in primis, maggiori controlli, per il fatto che non c'è mai un controllore a verificare se tutti sono muniti di biglietto obliterato, in secondo luogo, raddoppiare le corse, visto che non è una situazione che si presenta sporadicamente, ma, in quasi tutte le ore di punta. È inevitabile avere un pullman con poche persone, in quanto, prima di arrivare a Viterbo, ci sono una decina, se non più, di fermate: da quelle della Cassia bis, fino ai paesi quali Sutri, Capranica, Vetralla… Viaggiare in questa maniera comporta: poca sicurezza, nessuna comodità, mancanza di igiene per l'aria consumata ed irrespirabile. Non credo sia giusto pagare per avere alla fine un servizio che lascia non poco, ma molto a desiderare. A nome di tutti i pendolari, spero che vengano presi presto dei provvedimenti. Patrizia Labellarte Basta alle bollette salate di Patrizia Labellarte Le aziende della Tuscia possono finalmente dire basta alle bollette energetiche salate. Attraverso il “Consorzio Tuscia Energia”, l'Associazione Industriali metterà a disposizione delle imprese, uno strumento per poter abbattere i costi energetici. Coloro che aderiranno a questa iniziativa avranno l'erogazione dell'energia elettrica a prezzi notevolmente più bassi, rispetto a quelli di mercato. Si otterrà, in questa maniera, un risparmio, per tutti gli aderenti, di almeno un milione di euro l'anno. Ogni anno, il Consorzio selezionerà le offerte dei possibili fornitori di energia, sottoscriverà un contratto quadro con la società italiana o estera, la più competitiva dal punto di vista delle forniture e del prezzo. A questo punto, le aziende non dovranno far altro che aderire al contratto quadro, usufruire degli sconti e di un servizio di energy management per controllare ed ottimizzare i consumi. Servirà tal progetto a “svegliare” un po' le imprese della Tuscia e a renderle più competitive? Speriamo di sì!? Patrizia Labellarte Qualcosa bisogna pur fare Il dimenarsi di Prodi di Baccaione Sanità - Leggiamo su un periodico locale: Sanità - liste d'attesa meno lunghe? E te credo, direbbero a Roma, la gente, a forza d'aspetta', prima o poi more. Qualcosa bisogna pur fare però. Ci permettiamo un suggerimento: tutti coloro che occupano un ufficio pubblico di responsabilità, a qualsiasi livello, debbono servirsi, per le cure che loro abbisognano, della struttura sanitaria pubblica italiana, possibilmente fruendo delle prestazioni dei sanitari che loro stessi hanno raccomandato. Ripetiamo: debbono, senza eccezioni e senza privilegi, a cominciare dal Presidente della Repubblica per finire all'ultimo consigliere circoscrizionale. Ritengo che qualche miglioramento riusciremo ad averlo. Pacs e Famiglia - Il dimenarsi di Prodi tra il propugnare le idee del suo schieramento politico in merito al riconoscimento dei pacs ed il timore di perdere i voti dell'elettorato cattolico mi fa venire in mente una espressione di Marziale che riporto: Vuoi sposare Prisco, o Paola. Non mi stupisco: sei saggia. Ma te sposare non vuole Prisco: ed anch'egli saggio. Che cosa dunque augurare a Prodi? Semplice: pax in familia (pace in famiglia). Baccaione Dalla Palanzana al Mignone non tutto il male viene per nuocere di Claudio Santella Villette abusive sul Mignone. Chi ha avuto la bontà di leggerci, ricorderà le nostre riflessioni sulle costruzioni in fieri, che notammo sorgere alle falde della Palanzana durante una delle nostre passeggiate. Purtroppo la cosa sembra non essere isolata. La Guardia di Finanza ha denunciato sessantasei persone che hanno edificato illegalmente villette abusive sul Mignone, trasformando baracche per la pesca in strutture abitative per l'estate. La domanda sorge spontanea: da quando in qua le villette vengono su come i funghi? Cioè nascono e crescono nel giro di una notte? Da quello che si vede nelle foto che ritraggono le costruzioni incriminate, nessuna di quelle case somiglia a quelle dei Puffi, che abitavano in case a forma di fungo, quindi funghi non sono. Sembra addirittura che per la rimessa in pristino dei luoghi, siano già stati stanziati fondi dalla Regione. Staremo a vedere! Ed allora ci chiediamo ancora: se dovesse venire colà uno tsunami, i proprietari di quelle costruzioni avrebbero diritto ad un risarcimento? Tsunami, tsunami delle mie brame, v'è giustizia in questo reame? Terza domanda spontanea: l'ingresso a questo villaggio turistico era soggetto a pedaggio? Non è che qualcuno, che voleva entrare gratis, sia stato cacciato e magari abbia sollevato tutto questo polverone, così, tanto per fare un dispetto, visto che non gli era stato consentito di beneficiare di quei luoghi? Non sorridete: fatte le debite considerazioni tutto può essere. Diche o Nemesi? Ovvero Giustizia o Vendetta? Non facciamoci altre domande spontanee, altrimenti va a finire che arrestano Lubrano. In realtà, tsunami a parte, siamo più propensi a credere che a seguito dei nubifragi, che alcune settimane fa hanno colpito quella zona causando allagamenti a dismisura fra le varie villette di Marina Velka, siano state fatte delle fotografie aeree per avere un quadro reale della situazione. Da quelle foto sono emerse le costruzioni abusive sulle rive del Mignone: non si poteva fare finta di non vederle. Non ci meraviglierebbe, poi, che qualcuno dei proprietari di questi “beni al sole”, venuto a sapere della possibilità ventilata, per la zona di Marina Velka, di avere delle sovvenzioni a titolo di rimborso, gettando benzina sul fuoco abbia avanzato richiesta a tal fine. Comunque siano andate le cose ormai il dado è tratto, ed a noi piace concludere che non tutto il male viene per nuocere. Claudio Santella Violenza nei campionati studenteschi di corsa campestre di DIKH Martedì 31 gennaio si sono tenuti, sotto un piacevole e caldo sole quasi primaverile, le fasi provinciali dei campionati studenteschi di corsa campestre. La scuola media statale “Pietro Egidi”di Viterbo l'ha fatta da padrona piazzando tutte e quattro le squadre in finale. Ottimi risultati sono stati conseguiti anche dai ragazzi delle scuole medie di Marta, di Tarquinia, di Montalto, di Vetralla e di Grotte Santo Stefano. I ragazzi di queste scuole avranno l'onore ed il merito di rappresentare la nostra provincia alle prossime finali regionali, che si svolgeranno a Ceccano in provincia di Frosinone. Purtroppo, e spiace dirlo, in mezzo a tanto sano agonismo si sono verificati alcuni episodi di violenza gratuita e di grassa maleducazione, che, proprio per l'ambiente in cui si sono manifestati, e per rispetto a decine e decine di ragazzi, che si sono comportati e che si comportano bene, non vanno sottaciuti. Questi episodi riguardano i ragazzi della scuola media di Montefiascone, i quali, inferiori nel fisico e nello spirito, durante la corsa campestre, hanno dato, e non fortuitamente, ma volutamente e con l'intenzione di far male, calci alle ginocchia, gomitate nello stomaco e sputi in faccia ai loro avversari. Alcuni di questi ragazzi sono stati identificati ed i loro nomi sono stati fatti alla presidenza della scuola. A prescindere dai provvedimenti che la scuola stessa vorrà prendere, anche a difesa del proprio buon nome, ci auguriamo di non vedere più, nelle prossime competizioni, questi campioni dello sport. DIKH Toghe rosse di Baccaione Il nostro Presidente del Consiglio afferma, con preoccupazione, che nella Magistratura ci sono delle toghe rosse. Di che cosa si preoccupa? Non sa che la toga rossa è indossata dall'Ufficiale Giudiziario durante i processi in Cassazione? Il cosiddetto omino rosso. Ma certo che lo sa. Ed allora sia più chiaro e, mutatis mutandis, ci dia una Magistratura meritocratica, per modo che il Popolo abbia per certo che quando parla, quando ius dicit, parla attraverso un giudice e non attraverso un ufficiale giudiziario. Se la sente? Baccaione Il cardinale La Fontaine di Riccardo Manca La figura del Cardinale Pietro La Fontaine (Viterbo 29 Novembre 1860 - 9 Luglio 1935) è strettamente legata alla storia della Città dei Papi.I genitori erano Francesco e Maria Bianchini. Pietro La Fontaine venne battezzato il 30 Novembre 1860 nella Cattedrale di San Lorenzo. Nel 1906, papa Pio X lo nominò vescovo di Cassano Jonio. Il Pontefice aveva conosciuto questo sacerdote viterbese a Venezia, rimanendone entusiasta. Da Cassano Jonio, Pio X chiamò La Fontaine nella Capitale, intorno al 1910. In quella occasione lo nominò segretario della Santa Congregazione dei Riti. Infine, nel 1915, Benedetto XV lo nominò patriarca di Venezia e cardinale appena un anno dopo. Anche da patriarca di Venezia, La Fontaine rimase in contatto con i sacerdoti viterbesi. Ecco alcuni aneddoti legati all’esistenza del cardinale. Un giorno disse al suo maggiordomo, che si chiamava Oreste Primavera, di dare ad un povero un paio di scarpe. Oreste gli rispose che non aveva scarpe da dare. La Fontaine invitò, allora, Oreste a dargli le sue, perché al cardinale bastavano quelle che portava ai piedi. Un altro episodio, per certi versi storico, è quello avvenuto a Santa Maria della Cella. Da giovane sacerdote, La Fontaine, insieme al suo sacrestano, stava celebrando la messa per i cacciatori alle 4 e 30 del mattino. Don Pietro dopo la messa lasciava nell’ampolla quasi tutto il vino, sapendo le necessità del sacrestano. Questi, prima di andare in chiesa, acquistava due soldi di pizza. Dopo la messa, il sacrestano faceva colazione con la pizza, scolandosi il vino lasciato dal cardinale nell’ampolla. Alla morte di Benedetto IV, il cardinale La Fontaine si recò nella Capitale. Un nutrito gruppo di Viterbesi lo accompagnarono alla stazione, visibilmente preoccupati di una sua elezione a pontefice. Lo stesso La Fontaine tranquillizzava i suoi diocesani, affacciandosi dal finestrino del treno e mostrando il biglietto di ritorno. Pietro La Fontaine morì a Filetta sul Garda, per volere di papa Giovanni XXIII la sua salma, già nella cripta di San Marco a Venezia, fu trasferita nella chiesa dedicata alla Vergine Santissima. I Viterbesi, dopo la sua morte, continuarono a chiamarlo “don Pietro” titolo semplice, ma carico di devozione. Riccardo Manca Meroi: Exusatio non petita... Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Gentile direttore, ho letto, sul suo giornale, sia l'articolo riguardante i privilegi di cui godono i nostri parlamentari, sia la replica garbata e civile dell'onorevole Marcello Meroi. Ho letto anche la Sua risposta, che, da esperienza consumata quale lei è, non poteva essere diversa. Mi consenta, riguardo a ciò, la prego, quale cittadino qualunque, che non gode alcun privilegio, che è costretto a subire ciò che i suoi rappresentanti gli hanno ammannito per sessanta anni e che continuano ad ammannirgli, di dire la mia. Il dottor Marcello Meroi, deputato al Parlamento e nostro stimato concittadino, nella sua nota, inviata per precisare alcune osservazioni mosse nei riguardi dei parlamentari italiani in un precedente articolo intitolato “Mandiamoli a lavorare”, articolo dedicato alle indennità spettanti ai politici ed in particolare ai parlamentari, mostra risentimento per l'inesattezza delle osservazioni e fa delle precisazioni. Onorevole Meroi, ci vogliono molte palate di terra per nascondere la verità. Nelle sue precisazioni credo dimentichi qualcosa: ad esempio dimentica di fare il raffronto con quanto percepito dai rappresentanti del popolo di altre nazioni, i cui cittadini, tra l'altro, godono di un reddito medio pro capite superiore al nostro. Veda, per tutti, le retribuzioni dei parlamentari europei e faccia un serio confronto tra le stesse. Le faccio grazia, poi, dei vantaggi. Del resto, caro onorevole, exusatio non petita, accusatio manifesta. Ed i proverbi, Lei sa, sono più antichi del Vangelo. Questo non toglie né diminuisce la stima nei Suoi riguardi, anzi, mi fa venire in mente un verso di Dante che torna a Suo vantaggio ”O dignitosa coscienza e netta,/ come t'è picciol fallo amaro morso !“ (Purg. III -8,9). Né mi fa dimenticare le numerose e valide proposte di legge che Lei ha avanzato in sede parlamentare. Se me lo consente gliene propongo una che riassumo così: Nessuno può legiferare su se stesso, a qualsiasi livello e per qualsiasi cosa. I provvedimenti di ogni genere che riguardano le cariche elettive debbono essere determinate dal popolo, in concomitanza con le relative elezioni, con una apposita scheda. La cosa, naturalmente, va studiata, ma, così facendo, si tolgono di mano le zuppiere ai commensali e si rimette l'ammannire delle cibarie al padrone di casa, che è il Popolo. Lettera firmata La fontana malata di Caludio Santella Clof, clop, clock, Cloffete, Cloppete, Clocchete, chchch…. Ve la ricordate questa poesia di Aldo Palazzeschi? Palazzeschi! Chi era costui?…. Palazzeschi! questo nome mi par bene d'averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui? Non state a lambiccarvi i cervello come il povero don Abbondio, ve lo dico io chi era Palazzeschi. Aldo Palazzeschi era un cittadino di Viterbo che fiorì durante lo scorso secolo e che è entrato a far parte della storia della nostra letteratura per il valore delle sue opere. E' conosciuto e ricordato dalla massa dei vari studenti, e da molti altri, proprio per questa sua poesia intitolata La Fontana malata. Dovete sapere, miei cari venticinque lettori, che Aldo Palazzeschi nacque a Viterbo nel popoloso quartiere di Santa Barbara, per le cui vie si dilettava spesso a passeggiare. Era uso, questo nostro insigne concittadino, fermarsi a prendere il sole, seduto ad un tavolo del bar antistante il piazzale di quel quartiere, dove si affaccia la chiesa parrocchiale, e, sfogliando le pagine di questo e di quel giornale, amava conversare con affabilità con tutti coloro che avevano la bontà di scambiare qualche parola con lui, senza infastidirlo. Si dilettava anche, durante queste sue soste, a fermare su dei fogli di carta osservazioni e pensieri che gli venivano in mente, sia che gli sgorgassero da sentimenti interiori, sia che gli fossero suggeriti da quanto gli capitava sotto gli occhi. Fu appunto nell'osservare la fontana che si trovava nel piazzale principale di quel quartiere, proprio davanti al Centro commerciale, che si mise a scrivere quella bellissima poesia intitolata, appunto, La Fontana malata. E si, perché la fontana nel piazzale del quartiere Santa Barbara non ha mai goduto buona salute. E' stata sempre malata, fin dalla sua nascita. Povera fontana, sempre trascurata da chi doveva provvedere ad accudire alla sua salute; sempre oltraggiata, vilipesa ed offesa da quanti si avvicinavano ad essa. All'inizio della sua esistenza ebbe anche la fortuna di ospitare un po' d'acqua, acqua sporca naturalmente, verdastra, regno delle zanzare, paradiso per gli entomologi. Sperava Aldo Palazzeschi, con la sua poesia, di attirare l'attenzione su quella fontana, sperava che qualcuno provvedesse a curarla: c'era anche la farmacia comunale lì vicino... Purtroppo quella fontana ha seguito la sorte del suo poeta: è morta. Non c'è più. Dell'acqua da essa ospitata, che ebbe l'onore di essere madre di una miriade d'insetti, nutrimento di uccelli di ogni tipo, non c'è più traccia. Perfino le piante, messe a dimora nelle sue vicinanze, sembrano nasconderla allo sguardo dei passanti: forse se ne vergognano, tanto è ridotta male. Ma, chissà, probabilmente quelle rovine, che sembrano essere i resti di quella vecchia fontana malata, non sono rovine, altro non sono che il monumento alla fontana stessa, monumento che l'Amministrazione ha voluto colà erigere per onorare la memoria di quel suo illustre cittadino. E nell'erigere il monumento l'Amministrazione ha voluto riportare fedelmente le sembianze della cara estinta così come essa era: piena di cartacce, di rifiuti vari, di scritte variopinte… Suggeriamo di illuminare questo monumento, simbolo della nostra civiltà. Claudio Santella Mettete i fiori nei vostri cannoni – Si narra – Parigi Dakkar di Baccaione Mettete dei fiori nei vostri cannonI Ricordate questa espressione della bella canzone de I Giganti, intitolata Proposta°, che andava di moda negli anni 60? E ricordate anche quell'altra simpatica espressione Ditelo con i fiori? Entrambe invitavano ad abbandonare la violenza, invitavano alla Pace. Lo facevano con la semplicità e la spontaneità propria dei giovani. Altri tempi, altri ragazzi! Oggi le cose sono un po' cambiate cambiate. Oggi, pur continuando ad usare violenza, accogliendo parzialmente l'invito, le nostre malefatte non le diciamo con i Fiori, le diciamo con Fiorani. Altri tempi, altri ragazzi!¶. Si narra che l'on. Prodi abbia già dato incarico al suo amico e compagno di schieramento politico Oliviero Diliberto, titolare della cattedra di istituzioni di diritto romano alla “Sapienza “ di Roma, ed anche lui onorevole, di predisporre una rescissio actorum in caso di vittoria. Speriamo che in questo loro comune agire, qualora si verificherà l'ipotesi in cui entrambi sperano, sia l'on. Prodi che l'on. Diliberto si ricordino di essere onorevoli e di non compiere un'azione proditoria. Parigi - Dakkar Sembra che gli organizzatori della Parigi - Dakkar abbiano chiesto, per il prossimo anno, a chi di dovere, di poter asportare il tratto della strada statale Cassia che unisce il Comune di Vetralla al Comune di Capranica, in considerazione del pessimo stato di manutenzione del fondo stradale. Stando così le cose non sarebbe opportuno proporre ai suddetti organizzatori di far passare le macchine dei vari concorrenti direttamente sulle nostre strade? Potrebbero addirittura transitare per alcune strade di Viterbo: incontrerebbero senz'altro le asperità previste e programmate per quella corsa e tutto l'Alto Lazio ne trarrebbe dei benefici di vario genere. E' un'idea! Baccaione Castagnole alla ricotta A Carnevale le castagnole vanno di moda un po' dappertutto. Ogni regione ha la sua versione di castagnole: ci sono le castagnole con l'uvetta, ci sono quelle con i pinoli, quelle con questo o quell'ingrediente locale, che le caratterizza e contribuisce a dar loro un sapore ed un gusto particolare. Ve ne suggeriamo un tipo con la ricotta: ingredienti per sei persone ( moderate nella degustazione): Farina quanto basta, quattro cucchiai di zucchero, quattro cucchiai di ricotta, due cucchiai di sambuca secca, quattro uova, succo di mezzo limone, zucchero a velo, mezza bustina di lievito, olio di oliva. Lavorare le uova con zucchero, aggiungere la ricotta, il succo di limone, la sambuca, il lievito e la farina. In una padella contenente olio bollente far cadere con un cucchiaino una parte dell'impasto e cuocerlo per cinque/sei minuti facendo roteare orizzontalmente la padella in modo da formare delle palline, gonfie, soffici e poco untose. Dopo aver fatto asciugare le castagnole sulla carta assorbente spruzzarle con liquore e spolverizzarle con zucchero a velo. Buon appetito!!! Il Buongustaio postato da: Spvit | 13:53 | |