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mercoledì, febbraio 08, 2006

8 Febbraio 2006
Anno XVI n° 3

Il Mercatino del Viandante
Antiquariato - Artigianato
è ad ORTE (VT)
di fronte all’Uscita
dell’Autostrada del Sole
il 26 Febbraio 2005
e ogni quarta domenica del mese
Info: 3393337869 (Mauro)



Suon di miliardi per la mensa scolastica
E Rotelli che dice?
di Mauro Galeotti

fotogaleottiSplinderChissà se c’è abuso d’ufficio nell’appalto per le mense scolastiche del Comune di Viterbo? Chissà.
Se lo sono chiesto in molti, tra questi c’è chi ha preso carta e penna e ha avanzato esposto-denuncia alla Procura della Repubblica.
I firmatari sono i diessini Giulia Arcangeli, Linda Natalini, Francesco Serra, Sandro Mancinelli, Mauro Innocenzi; Marco Prestininzi e Angelo Bellucci di Rifondazione comunista; Sandro Marenzoni della Margherita; Paola Pascolini della Lista per Bruno per Viterbo e Angelo Biagini della Lega delle cooperative.
L’esposto vuole che la magistratura accerti i fatti e consideri se può rilevarsi qualche reato penale come ad esempio l’abuso d’ufficio.
Non va giù, infatti, una clausola che imponeva il possesso di un centro cottura, da parte delle ditte concorrenti, entro il Comune di Viterbo, clausola che ha permesso alla ditta Euroservice srl di concorrere da sola, senza rivali, impossibilitati, anche se lo avessero voluto, di allestire un centro cottura a Viterbo entro quaranta giorni.
Una clausola che è stata decisa contro il parere espresso dai consiglieri della IV commissione.
L’Euroservice ha vinto l’appalto per l’affidamento quinquennale di 1300 pasti giornalieri per 3.150.000 euro, ossia oltre sei miliardi delle vecchie lire.
E comunque ogni pasto costa euro 3,80 oltre Iva.
Competente del settore è l’assessore alle politiche sociali Mauro Rotelli, il quale ha deciso l’appalto miliardario, scavalcato il Consiglio comunale e la IV commissione. I presentatori dell’esposto ricordano, infatti, che in base alla legge gli affidamenti di servizi spettano al consiglio comunale.
Ecco l'esposto alla magistratura:
Alla Procura della Repubblica di Viterbo.
Ill.mo Sig. Procuratore,
I sottoscritti espongono alla S.V. i fatti che seguono perché venga accertato se in essi vi siano estremi di reato valendo in tal caso, il presente atto quale formale denuncia verso i responsabili di essi.
In data 12/9/2005 la Commissione del Comune di Viterbo per l'esame delle offerte presentate dalle ditte partecipanti alla gara per l'aggiudicazione del Servizio mense scolastiche, nell'esaminare i requisiti della Soc. Euroservice r.l. via de Gasperi 24, 81030 Lusciano (CE) e della ditta E.P. spa via G. Palombo 26, 00195 Roma, ha escluso dalla gara quest'ultima per mancato rispetto delle prescrizioni previste dall'art. 4 del Capitolo speciale d'appalto e cioè perché la ditta non ha dichiarato la disponibilità, in proprietà o in locazione o in altra forma di un Centro di produzione e confezionamento pasti sito nel Comune di Viterbo…( V. verbale della Commissione allegato).
Infatti il centro di produzione indicato dalla E.P spa risultava ubicato nel Comune di Vetralla!
Praticamente, per il motivo indicato, la soc. Euroservice r.l. è restata la sola partecipante ed è risultata aggiudicataria di un appalto per l 'affidamento quinquennale pari ad un importo annuo di Euro 630.000,00.
Contro il Capitolato speciale, si erano pronunciati molti consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione, proprio per la clausola poi risultata decisiva per l'esclusione di una delle partecipanti: non poteva esser richiesta la disponibilità di un Centro di produzione in Viterbo al momento della gara, quando allestirne uno costa centinaia di milioni e richiede qualche mese di tempo. Se si considera che la società risultata aggiudicataria è la stessa che ha svolto nell'ultimo periodo il servizio, si conclude che la stessa è stata facilitata oltre misura grazie a quella clausola proibitiva, disponendo già di un centro di produzione disponibile.
Malgrado le critiche dei consiglieri comunali la Giunta ha proceduto senza perder tempo: l'appalto per l'iscrizione è del 15/7/05, giorno della pubblicazione su Internet del bando di gara per un servizio da incominciare nel settembre successivo, cioè a distanza di quaranta giorni circa.
Il Consiglio non è stato investito della decisione circa l'appalto perché dell'appalto e del Capitolato è stato incaricato un funzionario; ad una interrogazione urgente presentata il 14/8/2005 dal Capo Gruppo D.S. Giulia Arcangeli per conto di tutta la minoranza, né l'assessore Rotelli, né il Sindaco hanno mai risposto tempestivamente, ma solo a cose fatte, nel Consiglio comunale del 18/11/2005.
Di illegittimità dell'appalto perché non deliberato dal Consiglio comunale, ha parlato anche un Capogruppo di maggioranza, ma ormai queste sono sembrate solo inutili lagnanze, visto che il Consiglio ed i consiglieri non sono riusciti ad impedire che un appalto di circa 6 miliardi fosse infine assegnato senza controllo consiliare con violazione di competenza e quindi illegittimamente. Che si trattasse di competenza consiliare non possono esserci dubbi: “ Ai sensi dell'art. 42 lett.I d. leg. 267/2000, la decisione di bandire una gara per l'affidamento di un servizio spetta al Consiglio comunale, essendo di competenza della giunta solo l'attività esecutiva” Cons. Stato 31/12/03 n. 9301.
Risultato obiettivo di tutte queste singolarità del procedimento scelto è stato un comportamento di favore da parte del committente nei confronti della società risultata aggiudicataria.
Di più, l'elemento decisivo dell'aggiudicazione, cioè la disponibilità di un centro di produzione in Viterbo come condizione preliminare, è frutto di un'altra operazione poco trasparente. La stessa ditta, infatti, aveva ottenuto l/8/6/2000 la proroga del servizio sull'impegno di organizzare un centro di produzione( All. copia delibera consiliare n. 94 -8/6/2000).
Passata la proroga di cinque anni, si è visto alla fine che il Comune ha premiato due volte la stessa ditta per la disponibilità del centro di cottura a danno dei concorrenti.
Troppe singolarità che potrebbero effettivamente giustificare il sospetto di favoritismi. Si aggiunga che il problema dell'appalto è stato discusso in Quarta commissione consiliare per ben tre volte, il 23 giugno, il 30 giugno ed il 14 luglio 2005, senza voto. Subito il giorno dopo, il 15 luglio, il bando è stato pubblicato su Internet, ma senza essere stato votato in commissione e neppure in consiglio. Forse hanno ragione coloro che dicono che in Comune è rispettata soltanto una parodia di legalità?.
Salvo errori, la fattispecie che potrebbe comprendere i fatti narrati è quella dell'abuso di ufficio art. 323 cp, in quanto il pubblico ufficiale, da solo o in concorso con altri… in violazione di norme di legge o di regolamento, nel caso in esame decidendo in materia riservata al Consiglio comunale, avrebbe intenzionalmente procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale alla società Euroservice r.l. ed un danno ingiusto alla concorrente E.P. spa, esclusa in base ad una clausola vessatoria contenuta nel capitolato di gara perché aveva dichiarato di avere un centro di produzione a Vetralla e non a Viterbo come previsto dall'art. 4 del Capitolato.
La clausola in questione è stata decisa non si sa da chi, o dall'Assessore, o dalla Giunta o dal funzionario responsabile, contro il parere dei consiglieri espresso in Commissione; l'ultima singolarità del caso in esame consiste, vista la impossibilità pratica per qualsiasi concorrente di allestire un centro di produzione in Viterbo in appena 40 giorni e cioè dal 15/7 al 1/9/05, nel fatto che la clausola vessatoria, contenendo una condizione impossibile, ha di fatto regalato la gara ad un solo concorrente.
Contro questo modo di procedere la Lega regionale cooperative e mutue del Lazio, aveva inviato al Sindaco, all'assessore ed ai Capi gruppo consiliari, in data 25/8/2005, una lettera (all. n. ) in cui denunciava l'impossibilità per qualsiasi azienda di partecipare alla gara viste le clausole vessatorie e la ristrettezza dei termini.
Malgrado tale denuncia, però, l'amministrazione ha proceduto spedita, rivendicando la legittimità del suo comportamento.
Poiché però nel caso in esame si tratta di garantire la trasparenza della azione amministrativa e la parità di condizioni tra i concorrenti, gli istanti chiedono che sui fatti narrati sia fatta piena luce e venga accertato se in essi vi siano estremi di reato valendo la presente in tal caso quale formale denuncia.
Seguono le firme
Mauro Galeotti



Stazioni ferroviarie viterbesi: il “Far West”
di Patrizia Labellarte


fotopatrizialabellarte2Vorrei lanciare un appello, affinché il Comune o chi di competenza possa, nel vero senso della parola, ripulire e migliorare le due stazioni ferroviarie della nostra città: Porta Fiorentina e Porta Romana. Fra le due, non si sa quale sia ridotta peggio! La stazione di Porta Fiorentina, rispetto all’altra, può ancora vantare un’entrata con sala d’aspetto (e che sala d’aspetto)!, e una biglietteria che, nonostante vada a rilento, per via del poco personale e di un unico sportello aperto, almeno funziona.
La stazione di Porta Romana, sembra invece, quella del Far West. L’entrata è segnalata da un foglio di carta attaccato sulla porta, oltretutto chiusa, di quella che dovrebbe essere la sala d’attesa e nel quale compare la scritta con una freccia : “entrata in fondo, a destra”.
Per il resto: ufficio informazioni… inesistente, capostazione…inesistente, tabellone grafico con l’orario dei treni e relative partenze avvenute o arrivi… inesistente. E le macchinette per obliterare il biglietto?
Si ,quelle ci sono, ma il più delle volte non funzionano. E’ possibile che su tre, ne funziona quasi sempre solo una?... e per fortuna!!! A questo stato di abbandono in cui si trovano, si aggiunge anche la presenza di giardinetti poco curati e una pulizia della stazione e dei bagni che lascia a desiderare. Insomma un ambiente accogliente “dalle mille e una notte”! Solo i due bar presenti nelle due stazioni funzionano regolarmente e funzionano bene… almeno quelli!
In fondo basterebbe un minimo indispensabile e tutti saremo più contenti!
Patrizia Labellarte



Stato fonovibrometrico
di Bruno Matteacci


Matteacci Bruno SplinderStare di fronte ad un bel quadro che, anche per un solo attimo, rasserena il nostro animo, è bello.
Bello è come stare fermi in piazza Verdi e guardare, poco prima del tramonto, il boulevard voluto dal sindaco Giancarlo Gabbianelli, in via Marconi.
Ogni medaglia ha però due facce e, anche in questo caso, la realtà dei fatti ci richiama o avrebbe dovuto richiamare l'attenzione di coloro che sono preposti all'amministrazione della cosa pubblica per valutare i pro e i contro, esistenti a Viterbo dopo la realizzazione del boulevard Marconi.
La realtà del piano regolatore di Viterbo, l'abbiamo davanti agli occhi; come abbiamo anche chiara la situazione del traffico.
Non ci vogliono grandi cervelli per riconoscere che a Viterbo sono presenti tre vie di scorrimento del traffico che consentono di raggiungere il centro della citta: via Marconi, via Cairoli e via Cavour. Con la chiusura al traffico, della ex via Marconi, la Società Francigena, si è vista costretta a deviare il passaggio dei propri mezzi  su altre vie interne della città, creando problemi insormontabili.
Con la chiusura al traffico di via Marconi, la situazione più grave si riscontra in via Maria Santissima Liberatrice dove, giornalmente, transitano ottanta autobus che partendo dalla stazione del Sacrario si dirigono nei vari quartieri della città.
Nessuno del Comune si è preoccupato di effettuare indagini, o ancor meglio, di far fare un accurato studio per accertare lo stato "fonovibrometrico" della zona allo scopo di vedere la solidità della via, delle mura delle abitazioni, ivi esistenti, e dei sottostanti locali, che sono sottoposti a continue vibrazioni. Gli abitanti della zona sono in agitazione, in particolare dopo quanto accaduto in via Matteotti ed in via Cairoli, dove si sono verificate delle frane a causa delle cantine esistenti sotto le vie o degli scantinati che si dipartano dai palazzi che fiancheggiano le vie.
Non ci dimentichiamo che Viterbo ha vecchie origini e che, in molti punti, esistono grotte e cunicoli nascosti all'occhio del cittadino, ma  che, con un accurato studio, è possibile accertarne la presenza e, di conseguenza, prevenire eventuali pericoli tutelando cosi la pubblica e privata incolumità.
Quindi sarebbe il caso che il Comune faccia oggi, quello che non è ha fatto ieri, per assicurare un domani tranquillo.
Bruno Matteacci



Parcheggio di comodo e cassonetto scomodo
di Bruno Matteacci


Con  grande stupore ho preso atto che, in viale Trento, al termine dello stesso, dove sono state elevate centinaia di contravvenzioni per divieto di sosta e da dove sono state "rimosse forzatamente" decine di autovetture; oggi è stato creato un parcheggio riservato alle auto dell'A.S.L.
Viene spontanea la domanda: "Ma se fino a ieri era vietata la sosta: perché oggi, nello stesso posto, dove sono stati penalizzati molti cittadini, è consentito parcheggiare?"
Il traffico è sempre lo stesso, ma il metro usato è diverso, prima le auto in sosta davano problemi e d’un tratto non lo danno più. Questo non è bello. Enti o cittadini siamo tutti utenti della strada e la pratica di trattamenti diversi li chiamo servilismi o cattiva amministrazione.

Altra segnalazione che voglio fare è diretta al CEV.
In vari punti della città, giustamente, sono stati messi a dimora cassonetti per la raccolta dei rifiuti solidi urbani. Lo sbaglio è averli collocati sulla sinistra, all'uscita della strada che si immette su una strada trasversale. l'automobilista, che si immette sulla strada, obbligatoriamente, deve guardare subito a sinistra per poter occupare la mezzeria; manovra che viene ostacolata dal cassonetto che copre la visuale a sinistra.
Pertanto lo stesso involucro dovrà essere collocato a destra, posizione che non ostacolerà la visuale dell'automobilista. Sembra un consiglio banale, ma se lo si valuta nel giusto senso, si apprezzerà la segnalazione che da tempo sto facendo senza alcun risultato; ci vuole poco a capirla e meno a metterla in atto, il risultato è sicuro ci saranno meno incidenti.
Bruno Matteacci



Ha ragione Zucchi
di Claudio Santella


L'Amministrazione Comunale ha installato delle apparecchiature fotografiche con le quali rileva, fotografandolo, chiunque, a bordo di un autoveicolo, non rispetti il semaforo posto all'incrocio delle Pietrare. Ed ha fatto bene, perché in quell'incrocio accadevano cose di tutti i colori: ognuno si sentiva in diritto di fare il “furbo”, il semaforo non veniva rispettato che da qualche “fesso”, la luce gialla autorizzava chi si apprestava a superare l'incrocio ad effettuare delle accelerate da frustrato.
“Il vigile non c'è, io passo”. Questo più o meno il pensiero, questo il modo di comportarsi, del novanta per cento degli automobilisti che transitavano di là. Vi faccio grazia, poi, del comportamento dei motorini e dei motocicli vari: Valentino Rossi sarebbe arrivato buon ultimo!
Davanti a tanto senso civico l'Amministrazione ha pensato di porre un rimedio, e poiché il cittadino adulto è sensibile solo se viene colpito nel portafoglio, ha operato in modo da far cessare quel carosello di autoveicoli e di punire pecuniariamente i trasgressori.
Apriti cielo! Tutti contro l'assessore alla Polizia Urbana Sandro Zucchi. Sono diventati tutti giuristi. E' sbagliato perché… E' illegittimo perché… E' necessario questo… Se non c'è quello non si può... Addirittura certa stampa ha pensato bene di pubblicare la stesura di un ricorso da presentare al Giudice di Pace attribuendone la paternità ad uno studio legale. Personalmente ho qualche dubbio sul fatto che  il ricorso sia stato predisposto da uno studio legale, sia perché vi sono delle inesattezze che uno studio legale non commetterebbe mai, sia perché nessun avvocato imbastirebbe una difesa circostanziata di una fattispecie prima del verificarsi della stessa, sia perché non manifestamente infondata è l'idea che ad uno studio legale possa derivare da tutto ciò una certa pubblicità, che è vietata dalla stessa deontologia professionale.
Sono più propenso a credere che all'editore, nella pubblicazione, sia sfuggito più di un particolare. Nella fretta, che è cattiva consigliera, può capitare.
Ma tant'è si è diventati tutti esperti di diritto. Si citano a destra ed a manca sentenze della Cassazione dimenticando che tutte le sentenze, e prima di tutte quelle della Cassazione, hanno ciascuna un proprio percorso storico, percorso storico che viene sempre, sistematicamente, ed a volte ad arte, sottaciuto.
Si danno, al cittadino comune, nozioni di diritto dimenticando che la giurisprudenza è costituita da due elementi: a) dalla conoscenza tecnica delle cose e delle norme, b) dalla scienza del giusto e dell'ingiusto (Iurisprudentia est divinarum ac humanarum rerum notizia, iusti atque iniusti scientia). Reperiat quidam quomodo redeat, mi sia consentito. Ed è questo secondo elemento che manca a chi va suggerendo certe azioni.
E' il concetto del giusto e dell'ingiusto che deve essere diffuso tra i cittadini, è l'osservanza della norma che va promossa, la sua funzione sociale, e non l'istigazione più o meno indiretta alla sua inosservanza ed alla disobbedienza. Proprio nel rispetto di questo senso del giusto e dell'ingiusto ha agito l'assessore Zucchi, e bene ha fatto.
C'era un interesse pubblico da tutelare e l'Amministra-zione lo ha tutelato.
Che cosa c'è di tragico?! L'amministrazione deve provvedere alla cura concreta dei pubblici interessi e l'assessore Zucchi lo ha fatto. Ha dato delle direttive, spetta ad altri, al dirigente, realizzare queste direttive, perché a lui è data la conoscenza del modo di realizzare la volontà politica.
A nessuno è venuto in mente di dire che il semaforo va rispettato, che con il semaforo rosso non si passa, vi sia o no la presenza di un rilevatore delle infrazioni, vi sia o no la presenza di un vigile urbano. A nessuno è venuto in mente un po' di senso civico. E ci diciamo civili!.
Tutto questo can can mira a ben altro e chi lo ha messo in essere dovrebbe riflettere sul fatto che i cittadini sanno benissimo che solo tra una massa de schiavi e de imbecilli più che er pensiero conteno li strilli.
Ha fatto bene Zucchi ad installare tale apparecchiatura per rilevare le infrazioni al codice della strada,e  bene farebbe ad installarne altre in altrettanti punti nevralgici del traffico cittadino quali, ad esempio, il passaggio a livello di Porta  Fiorentina e la strettoia della via Cassia che, in corrispondenza di piazzale Gramsci, precede l'imbocco di via Garbini procedendo da Viterbo verso Montefiascone. Ha ragione Zucchi.
Claudio Santella



Il tema degli Etruschi
Gemellaggio Tuscia Svezia
di Patrizia Labellarte


Ancora una volta il tema degli Etruschi, caro alla nostra terra, sarà il punto di forza di un progetto che vede unite in gemellaggio la Tuscia con la Svezia.
A promuovere l’iniziativa, l’assessore alla cultura e al turismo Angelo Cappelli, già incontratosi con l’ambasciatore di Svezia in Italia Staffan Wrigstad, in occasione dell’inaugurazione delle sale alla Rocca Albornoz, alla cui realizzazione ha collaborato l’Istituto di studi classici svedesi, per aver effettuato intorno agli anni 60/70, per volere del Re Gustavo Adolfo di Svezia, scavi archeologici nei siti etruschi nelle zone di Blera. Motivo dell’incontro è favorire  la nascita di uno scambio culturale tra i due popoli, avvalendosi della collaborazione in campo archeologico degli svedesi e coinvolgendo la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università della Tuscia.
Ma non solo, il progetto prevede anche la partecipazione dei promotori turistici e delle agenzie di viaggio al fine di promuovere l’afflusso di turisti a condizioni agevolate.
Intanto il 22 marzo prossimo l’ambasciatore svedese non mancherà di certo al premio “Cardarelli”, che si terrà nella celebre patria degli etruschi: Tarquinia.
Patrizia Labellarte



Il mondo globale
di Francesca Bruti

Bruti Francesca SplinderUno dei termini  diventati di uso comune nel linguaggio corrente è Globalizzazione. Media, leader politici ed esperti di comunicazione ce lo propinano in continuazione, infilandolo in tutti i loro discorsi, a volte senza fare distinzione tra i molteplici aspetti che questo vasto concetto include. E ognuno di noi, cittadini, consumatori e utenti di massa media, si è fatto una propria opinione su cosa sia questo “mostro” del nuovo millennio, dandone spesso un giudizio negativo, perché in modo negativo e sommario sono spesso presentati dalla televisione o dai giornali argomenti legati al concetto-globalizzazione: come il “pericoloso mondo” di Internet; o tutti  quegli episodi che vedono protagonisti le proteste dei cosiddetti no-global, che a volte di “globale” non hanno proprio niente. Però, una cosa è certa, le moderne tecnologie mediali hanno dato modo di conoscere un mondo tutto nuovo, aprendo la mente a chi quotidianamente ne fa uso, per divertimento o per lavoro.
Il tanto temuto universo-Internet è una fonte inesauribile di conoscenza, verso altri mondi, reali o virtuali, verso altre persone, conosciute o solo immaginate; per non parlare di uno degli aspetti secondo me più affascinanti: l'annullamento delle distanze. Con la Rete veramente siamo catapultati al centro del mondo, possiamo annullare le distanze materiali tra un Paese e l'altro, comunicare in tempo reale con persone che non abbiamo la possibilità di avere vicino. Possiamo essere protagonisti della nostra vita e di quella degli altri e diventare creatori di materiali multimediali.
Sicuramente, le nuove tecnologie nascondono anche aspetti negativi, soprattutto se se ne fa un cattivo uso, che può procurare danno a terze persone o sfociare nell'ambito della criminalità.
Ma a me è capitato un episodio che non ha fatto altro che aumentare la mia ammirazione verso questo “mondo global”: aprendo la mia casella di posta elettronica, ho trovato il messaggio di un caro amico che abita lontano, e all'interno una foto. Questa foto era la prima ecografia di sua moglie, che aspetta un bambino. Mentre osservavo quella immagine in bianco e nero, mi sono veramente sentita cittadina del mondo, perché attraverso una via immateriale come i bit del computer, mi è stato trasmesso un valore forte come il senso della vita.
Francesca Bruti



La Memoria
di Agnese Galeotti


AgneseSplinderTutti gli anni, il 27 Gennaio, è celebrata la giornata della Memoria. Perché proprio questa data? È stata scelta in ricordo dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, uno dei più temuti campi di concentramento nazisti, avvenuto il 27 Gennaio del 1945.
Scopo dell'annuale celebrazione è di non dimenticare le vittime, né tanto meno i carnefici.
Navigando per internet mi sono imbattuta in una frase del presidente dell'UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) Amos Luzzatto, il quale in un'intervista sosteneva che: “la memoria è un possente strumento per capire e per rispondere alle sollecitazioni del presente”. Uno “strumento”. Mi ha colpito questa definizione, la sua veridicità. La memoria usata come strumento per non permettere più a persone mentalmente devastate, un comportamento così sbagliato e disumano come quello che ha portato alla morte di milioni di Ebrei, bambini, anziani, donne, uomini… persone! Ad Auschwitz furono massacrate circa 4 milioni di persone, vittime innocenti della pazzia di un uomo. La vita nel campo in attesa della morte era drammatica sin dal suo inizio. Infatti, non appena giunti lì, i prigionieri venivano indirizzati verso il blocco 26, dove venivano fatti spogliare nudi tra percosse e urla, dopo di che lavati con getti di acqua bollente o gelata, venivano spinti all'aperto nudi per poi consegnargli le ormai famose uniformi a righe, per la maggior parte sudice, rotte e di misure inadatte. Poi avveniva l'orribile tentativo di cancellare l'identità dei prigionieri, sostituendo il proprio nome con un  numero tatuato, come si fa con gli animali. A tale proposito ho ascoltato in una trasmissione, il ricordo di due, allora, bambine prigioniere in un campo di concentramento. Tra le varie memorie di quei giorni una frase mi ha colpito maggiormente: “Nostra madre ci faceva ripetere di continuo i nostri nomi per paura che ce li dimenticassimo”. Una madre che in una situazione drammatica cerca di non far scomparire l'identità delle sue bambine, di ricordar loro che non sono un numero.
Dopo il tatuaggio iniziava la vita nel campo, se di vita si può parlare. I più “fortunati” morivano con una pallottola dritta nella tempia e venivano subito cremati, i meno “fortunati” finivano intrappolati, nelle camere a gas mascherate da docce, oppure venivano fatti lavorare come bestie, giorno dopo giorno, mal nutriti, maltrattati, altri venivano usati per esperimenti sadici e contro ogni diritto umano. Venivano contaminati con un virus e quant'altro per esperimenti assurdi.
Tutto questo spingeva spesso i prigionieri al “suicidio”, ovvero a gettarsi contro i recinti delineati da fili elettrici ad alto voltaggio.
Agnese Galeotti



Ciao Manuella
di Armand Secka


fotoArmandSeckaIn quest'era di globalizzazione, dove malgrado le capacità intellettuali e l'altissimo livello tecnologico raggiunto dell'uomo compreso l'enorme ricchezza che ha il nostro pianeta, non si riesce ancora oggi a trovare accordi su temi come la guerra, il degrado dell'ambiente, le disuguaglianze, il rispetto dei diritti fondamentali e soprattutto a debellare anche,  in parte il problema della fame e delle malattie.
E’ molto frequente che si verifichi invece, alla vigilia delle feste di Natale, di sentirsi improvvisamente più buoni e cercare con atti caritatevoli molto spesso propagandisti che risultino alla fine inefficace, di farsi perdonare dalla nostra indifferenza e dai peccati accumulati durante tutta l'anno.
Di fronte a tutti questi drammi si fa fatica a trovare una logica al male che ci attanaglia. Sappiamo che la lotta al potere economico e strategico mescolato all'egoismo umano ed a una storta interpretazione delle religioni, sono plausibili cause che ci portano a questa realtà di vita senza sottovalutare la complicità di tantissimi addetti dell'informazione che danno una visione accomodante per compiacere al potere di turno.
In risposta a questi infiniti perché, a questo mondo poco devoto alla carità, ci sono state persone, nella storia umana che hanno dedicato la loro vita per il prossimo. Ma ci sono ancora per fortuna persone che, con semplici gesti si dedicano quotidianamente ai più sfortunati.
Che siano opere grandiose o piccole, che sia una dedizione a vita o semplicemente nel comportamento di tutti i giorni: il sentimento che li anima è lo stesso: il bene per il prossimo.
E sono questi stessi sentimenti che gemmavano nel cuore di Manuella Milite, una ragazza normale che ha sempre avuto in sé una grande voglia di contribuire in un mondo migliore soprattutto dare voce e sogni a numerose donne nel mondo ancora emarginate. Tutto ciò non cercando di fare una utopistica rivoluzione ma semplicemente farlo attraverso strumenti e canali ufficialmente consolidati. E quindi, Manuella si trovava nello Yemen per un master post-universitario sempre nell'ambito della cooperazione internazionale.
Per futile fatalità, Manuella ci ha lasciato…. annegata sull'isola di Socotra. Per questa ragazza che ho visto crescere e che ho avevo una forte e sentita stima, è stato per me, di più per i famigliari e gli amici, un grande e durissimo colpo, aver saputo questa terribile e brutale notizia. E' con una misurata rabbia e un indescrivibile dolore che ho voluto fortemente dedicarla questo spazio.
Ciao Manu !!!
Infine, mi premeva pubblicare alcuni versetti di Kablin Gibran che Manuella ha mandato a sua madre a forma di lettera durante il suo soggiorno a Socotra.

I FIGLI
E una donna / che teneva un bambino al seno disse: / “Parlaci dei figli” / Ed egli disse: / I vostri non sono i vostri figli. / Sono figli e figlie del desiderio ardente / che la Vita ha per se stessa. / Essi vengono per mezzo di voi, / ma non da voi. / E benché siano con voi, / non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore / ma non i vostri pensieri, / poiché essi hanno i loro pensieri. / Potete dar alloggio ai loro corpi, / ma non alle loro anime / poiché le anime, / dimostrano nella casa del domani / che voi non potete visitare, nemmeno nei vostri sogni.

Potete sforzarvi di essere come loro: / non cercate però di renderli come voi. / La vita, infatti, non torna indietro / né indugia sul passato.

Voi siete gli archi, / dai quali i vostri figli / come frecce viventi sono lanciati. / L'arciere vede il bersaglio / sul sentiero dell'infinito, / e vi piega con la sua potenza / perché le sue frecce / volino veloci e lontane.

Lasciatevi piegare con gioia, / dalla mano dell'arciere; / poiché come egli ama la freccia che vola, / cosi ama pure l'arco che è ben saldo” / (Kablin Gibran)
Armand Secka



Movimento per la Vita
di Francesca Bruti


Domenica 5 Febbraio è stata la XVIII Giornata per la vita, il cui tema di quest'anno è “Rispettare la vita”. Le manifestazioni avvenute a Roma e in molte parti d'Italia sono state promosse dalle varie sedi locali dell'associazione nazionale “Movimento per la Vita”, che si propone di promuovere e di difendere il diritto alla vita e la dignità di ogni uomo, dal concepimento alla morte naturale, favorendo una cultura dell'accoglienza nei confronti dei più deboli ed indifesi e, prima di tutti, il bambino concepito e non ancora nato.
I suoi operatori volontari si impegnano in attività di formazione, educazione e promozione di una cultura della vita, attraverso iniziative a carattere legislativo e sociale, seminari di studio, corsi di formazione e convegni scientifici, dibattiti, conferenze e proiezioni, concerti e proposte varie. In particolare, molto importante è stato il concorso scolastico nazionale promosso dal Movimento, al quale hanno partecipato circa 500.000 giovani di tutta Italia e di alcune nazioni europee.
Attualmente, tre sono i progetti nazionali avviati: il telefono Sos Vita, che è un telefono “salva-vite” per le mamme in difficoltà e per la vita dei figli che ancora esse portano in grembo; il progetto di adozione a distanza di bambini brasiliani, chiamato Agata Smeralda; e il Progetto Gemma, ossia l'adozione prenatale a distanza, che ha lo scopo di sostenere un mamma in difficoltà e salvare il suo bambino.
In occasione della Giornata per la Vita, sabato 4 Febbraio c'è stata la Veglia di Preghiera in Cattedrale, presieduta da mons. Lorenzo Chiarinelli, organizzata dalle Commissioni di Pastorale Giovanile e Familiare in collaborazione con il Movimento per la Vita.
Altro evento importante sarà l'Incontro sul tema della XVIII Giornata per la vita “Rispettare la vita”, presso la Sala “Marinelli” dell'Ist. Teologico San Pietro, sabato 11 febbraio alle ore 17, i cui relatori saranno Sua Ecc.za Mons. Lorenzo Chiarinelli e la dott.ssa Marina Casini, docente di Bioetica U.C.S.C. di Roma.
Per informazioni presso la sede di Viterbo: MPV - Viterbo, Via Brenta, 11 -  01100 -  Viterbo (VT)  tel. 0761-228173   fax 0761-228173, mail maria_fanti@libero.it, orario: 16-18 (Mar,Gio).
Francesca Bruti



Castel d’Asso
di Riccardo Manca


Manca Riccardo SplinderCastel d’Asso fu la prima necropoli rupestre etrusca ad essere scoperta e fatta conoscere al mondo della cultura, nel lontano 1817. Essa si addensa lungo le rupi che prospettano la valle del Freddano ed ai lati di una piccola valle posta alle sue spalle.
Lo spettacolo dato dalle tombe variamente intagliate nella roccia, distribuite su due o anche tre ordini sovrapposti è veramente suggestivo per una maggiore e spettacolare concentrazione delle tombe monumentali rispetto alle altre necropoli rupestri.
Scarse le testimonianze del periodo arcaico (VI sec. a.C.) la necropoli ha il suo exploit nel corso della fine del IV e II secolo a.C. La forma a dado qui predominante si articola su facciate semplici o su un modello canonico più complesso costituito da tre elementi sovrapposti: la facciata, l’ambiente di sottofacciata, la vera e propria camera sepolcrale. Tutte le facciate si caratterizzano per la sequenza di classiche modanature, ma soprattutto per la suggestione che emana la raffigurazione della finta Porta, la porta dell’Aldilà, delineata con uno spesso cordolo a rilievo, che si ripete anche nell’ambiente di sottofacciata.
Spesso sui fascioni sono profondamente incise delle iscrizioni etrusche che indicano la tomba e i suoi proprietari.
Modesti ed disadorni sono gli ipogei sepolcrali per lo più aventi basse banchine lasciate a risparmio entro le quali si allineano numerose fosse ai lati di un corridoio centrale. Non mancano tombe con sarcofagi.
Tra le tombe più notevoli: la tomba Orioli che prende il nome dall’archeologo viterbese che per primo scoprì questa località. Molto articolata la facciata e grande la camera sepolcrale con oltre sessanta deposizioni per più generazioni succedutesi dal 250 al 150 a.C.
Le altre sono quella dei Tetnie con iscrizione e resti delle scalette laterali che inducevano alla parte superiore del dado e l’adiacente degli “Urinates Salvies”. La tomba più spettacolare è quella grande con facciata, ambiente inferiore con tre aperture ed un profondo corridoio d’accesso (rimaneggiato nei secoli) al vasto ambiente sepolcrale. Qui ancora sono conservati quattordici sarcofagi con o senza copertura dei quaranta che vi furono trovati. Tutte le tombe mostrano in vario modo il riutilizzo avvenuto nel corso dei secoli da parte dei contadini e dei pastori che frequentavano la zona.
Di fronte alla necropoli sta alto sulle rupi, il centro abitato segnato da tre valli successive con al vertice, le fortificazioni medioevali.
Riccardo Manca

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