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venerdì, gennaio 27, 2006 25 Gennaio 2006
Anno XVI n° 2 Il Mercatino del Viandante Antiquariato - Artigianato è ad ORTE (VT) di fronte all’Uscita dell’Autostrada del Sole il 26 Febbraio 2005 e ogni quarta domenica del mese Info: 3393337869 (Mauro) Ancora un attacco alle mura castellane E’ tutto regolaredi Mauro Galeotti Già qualche tempo mi fa chiedevo per quale motivo il prato che è addossato alle mura che vanno da Porta Murata a Via fratelli Rosselli, fosse, ad un certo punto, non curato nella stessa maniera. Un cattivo presagio venne alla mia mente, tanto che pensai, mica ci costruiranno? Poi, sono passati un po' di mesi e nel frattempo il prato è rimasto incolto verso la porta e ben curato verso Via Rosselli. Poi, come d'incanto, sono spuntati una serie di pannelli a rete, tipo gallinaro, ed ho pensato il peggio. Vuoi vedere che qui ci costruiscono! E lì ci costruiscono. Sì, è in atto l'ennesimo attacco, autorizzato, alle nostre mura urbane. Per carità! a leggere le carte è tutto, tutto regolare. Il 29 ottobre del 2003 la Commissione edilizia ha dato il suo consenso, e lo stesso ha fatto la Commissione dell'ornato, con voto a maggioranza, il 10 novembre 2004. Quella commissione che non esiste per combattere le oscenità che infangano Viterbo nel centro storico, ma che spunta fuori per approvare le brutture che si addossano alle mura. Ma è tutto regolare, il proprietario del terreno, infatti, ha la licenza per destinare quell'area ad uso commerciale. Può farlo, tanto che ha il permesso in mano sin dal 23 dicembre 2004. Siamo stati, quindi, graziati fino ad oggi. La società che costruisce si chiama Edilgem, ed è tutto regolare. Quest'ultima potrà costruire un immobile, dicono, completamente interrato per una cubatura che si aggira intorno ai 2600 metri cubi. Ed è tutto regolare. I lavori dovevano essere iniziati il 28 novembre e dovrebbero terminare il 28 novembre che viene. Sopra l'immobile, al posto del pratino, farà bella mostra di sé un bel po' d'asfalto per un parcheggio di circa 370 metri quadrati. Ed è tutto regolare, ma poi mica tanto, se si considera che la società Edilgem è proprietaria del sottosuolo e non della superficie che lo ricopre. Strano davvero, tanto strano che l'Edilgem il 5 Gennaio 2006 ha chiesto al Comune di Viterbo di poter acquistare quell'area per destinarla a parcheggio di servizio dei locali commerciali che andrà a costruire. In merito è anche una interrogazione dei Ds e di Rifondazione agli assessori Fracassini e Tofani. Chiedo, ma non era possibile proporre alla proprietà del sottosuolo uno scambio di terreno? Considerato che la Edilgem ha tutte le carte in regola, e che ha la facoltà di costruire un immobile per adibirlo a centro commerciale, o giù di lì, e che ha problemi per il soprassuolo, non era meglio concedere un altro terreno, anche nelle immediate vicinanze della città e rispettare l'area in discussione, attualmente così gradevole? Le nostre mura sono state già troppo poco rispettate! Vedi l'abbandono dei ruderi del Palazzo di Federico II, l'abbattimento delle mura a destra di Porta della Verità, le antiestetiche costruzioni a sinistra di Porta San Pietro, la distruzione delle antimura poco dopo Porta Fiorita, la recente vergognosa ricostruzione delle mura al Carmine, i cronici silos a sinistra di Porta del Carmine, Porta san Lorenzo e la Torre del Bacarozzo che minacciano il crollo per lo sfaldamento della roccia che le sostiene e per il degrado delle pareti, Porta Faul col tetto sfondato e l'epigrafe che si sfalda. E certo non ho gli occhi foderati di prosciutto, ho visto pure i restauri che il Comune ha attuato e l'illuminazione eseguita in più tratti delle mura stesse. Buona cosa! Resta comunque il bluff, agli occhi dei Viterbesi, di un'area lasciata a verde e poi cementificata ed asfaltata. Peccato! l'ennesima occasione perduta per una città così carica di storia! Mauro Galeotti Ovunque il guardo giro, io sempre una gru vedo di Claudio Santella Sabato 14 gennaio, approfittando della magnifica giornata, prendo la decisione di fare una bella passeggiata in campagna. Detto e fatto. Desideroso di mesurare a passi tardi e lenti, solo e pensoso, i più deserti campi, portando gli occhi per fuggire intenti ove vestigio human l’arena stampi, mi avvio di buon mattino verso la Palanzana. Più semplicemente decido di dirigermi verso la Palanzana per poter avvicinarmi alla natura attraverso e nel quieto silenzio di quel colle. Incomincio appena a gustare la magnificenza di quei luoghi quando, contrastanti con i precedenti, mi vengono in mente altri versi: Per me si va nella città dolente,/ per me si va nell’etterno dolore,/ per me si va tra la perduta gente/ Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate. Ed infatti, come un pugno in un occhio, in mezzo a quel magnifico paesaggio vedo sorgere delle costruzioni in fieri, che lo deturpano. Giganteggia, su questi embrioni di edifici, una gru. Non una di quelle gru di cui va famoso Chichibbio, attenzione, ma una di quelle gru metalliche, che vengono usate nei moderni cantieri edili. E dietro quella gru gigantesca, la figura alta, solenne, sbeffeggiata della Palanzana. Cerco di ammirarla al di fuori di quella struttura metallica ed artificiale, ma invano. Quella gru io la vedo da qualunque parte mi volti, e dietro ad essa, sempre, la Palanzana. Ovunque il guardo io giro, immensa gru ti vedo la bellezza di quei luoghi, sebbene deturpata, mi rende, comunque, ulteriormente poetico; di versi altrui, beninteso, come avrete naturalmente capito. Tutti versi studiati in gioventù. La poetica del fanciullino che è dentro ognuno di noi si fa avanti in me, spinta dalla bellezza del paesaggio che attraverso essa sembra invocare aiuto. La poetica del fanciullino che, naturale in noi, viene, dalle opere dell’uomo che ho davanti agli occhi, irrimediabilmente offesa. Ciò che mi colpisce di più è il fatto che si stanno elevando delle costruzioni, lecite o illecite non voglio considerarlo, ma certamente fuori luogo, che deturpano l’ambiente circostante. Quella gru, poi, dalla quale penzola un gancio a mo’ di cappio, mi sembra la forca di un patibolo eretta per impiccare un gigante. Ma quale gigante se non la Palanzana? Un lampo illuminante: si sta uccidendo la Palanzana, e la si sta uccidendo con un processo sommario, o senza un processo, come nel far west, per il gusto di pochi facinorosi che non vogliono mettere il malcapitato, nel caso nostro la Palanzana, nelle mani dello sceriffo affinché lo sottoponga all’esame della legge. E sì, mi dico, perché devono pur esserci delle leggi che tutelano quei luoghi ed altri luoghi come quello. E se non ci sono deve pur esserci l’istinto alla conservazione del bello. Non c’è, mi chiedo, tra noi, tra chi ci amministra, una Antigone che si ribelli a quei provvedimenti, di uomini, che vanno contro natura? Possibile?! E chi è il boia? Chi il giudice? Non cercateli, miei cari concittadini, perché il boia ed il giudice appartengono alla giustizia, al diritto, e quanto appare sotto i miei occhi non mi sembra giusto; più che diritto mi sembra una drittata. Modi di dire, naturalmente, perché io non so, ripeto, se quelle costruzioni siano lecite o meno, a quale fine siano destinate né a chi appartengano, ma il fatto rimane. Eppure la Palanzana è un polmone verde per Viterbo. Perché non se ne fa un parco naturale per conservare e tutelare quei luoghi, che abbiamo la fortuna di avere a nostra disposizione, in cui insistono già dei fabbricati, quali il Convento dei Cappuccini, il Palazzo del Vescovo, ed altri, che potrebbero offrire rifugio, e quant’altro, a quei Viterbesi ed a quei forestieri spinti colà dal desiderio di immergersi nella natura e di ammirare quei luoghi? Io non so, ripeto di nuovo, se quelle costruzioni in fieri siano lecite o meno, se stanno sorgendo sfruttando capacità edificatorie dei terreni agricoli circostanti, magari aggirando vincoli posti dal Comune attraverso un gioco di bussolotti in cui solo chi è svelto di mano riesce a venir fuori vincitore. Vedremo, forse, un domani più o meno prossimo, ville e villette crescere a macchia di leopardo così che la Palanzana sembrerà, a chi la guarderà da lontano, non più un superbo colle verde, ma un gelato al pistacchio o alla menta, con qua e là macchie di cioccolato? Speriamo di no. Speriamo che esista ancora un qualche pretore d’assalto (ricordate i vari Amendola, Imposimato, ed altri giovani magistrati degli anni sessanta-settanta), che faccia, come un tempo, rispettare l’ambiente e disponga la distruzione di ogni opera deturpatrice dello stesso con la conseguente rimessa in pristino dei luoghi. E allora: Benedetto sia ‘l giorno, e ‘l mese, et l’anno,/ et la stagione e ‘l tempo, et l’ora, e ‘l punto,/ ch’un magistrato sia alla fine giunto/ per sgominar codesto orrendo danno. Con affetto vi saluto, cari Viterbesi, chiedendo perdono ai vari Petrarca, Dante, Aleardi e Pascoli, cui ho rubato, adattandoli, alcuni versi ed alcuni concetti. Claudio Santella Un lungo treno di problemi di Dario BertolliniNegli ultimi anni si è enormemente accentuato il problema dei collegamenti tra Viterbo e Roma, visto il numero sempre maggiore di pendolari che per vari motivi, studio o lavoro, devono recarsi quotidianamente nella capitale. La distanza tra le due città non è affatto proibitiva, ma spesso lo sembra. Perché? I motivi sono diversi e tutti abbastanza importanti. Le possibilità messe a disposizione per raggiungere Roma sono tre: autobus, treno o automobile. La prima soluzione, l'autobus, impiega circa un'ora e mezza, tenendo conto anche del traffico, e lascia i passeggeri a Saxa Rubra, non esattamente al centro di Roma, costringendoli di fatto a prendere altri mezzi e facendo aumentare di conseguenza la durata del viaggio di un'altra mezz'ora buona. Il treno non è certo una soluzione migliore: la destinazione finale è Ostiense, e la durata del viaggio, interrotto da continue e interminabili fermate nei paesini più sperduti, è di un'ora e quaranta minuti. L’automobile sembrerebbe allora la soluzione più rapida, anche se la prima metà del viaggio non può di certo considerarsi agevole, visto che la superstrada inizia a Monterosi e spesso si verificano rallentamenti e ingorghi prima di poterci arrivare. La maggior parte dei pendolari opta allora per una soluzione drastica che consiste nel guidare fino ad Orte, dove si può prendere il treno diretto che in meno di quaranta minuti porta alla stazione Termini. La scomodità è però anche qui dietro l'angolo: per raggiungere Orte è, infatti, necessaria l'automobile, visto che i mezzi che ci arrivano sono molto lenti, annullando di fatto il vantaggio temporale che si verrebbe a creare. Un miglior collegamento tra la capitale e Viterbo porterebbe innumerevoli benefici, ma per qualche oscuro motivo tutto ciò non sembra interessare chi di dovere, che lascia i pendolari al loro destino e ai loro problemi quotidiani. Speriamo che prima o poi qualche anima pia, dei piani alti, trovi una soluzione, un treno diretto da Viterbo a Roma senza fermate intermedie... è veramente così impossibile? Dario Bertollini Odore di elezioni di Bruno MatteacciNell'aria già si sente odore di elezioni. Quale sono le cause di questa sensazione? Basta accendere la televisione o aprire un giornale per apprendere che c'è un certo movimento, c'è chi ha interesse a far sapere quello che, amministrativamente, è stato fatto e quello che si vorrebbe fare in favore di noi mortali. E' sufficiente girare, a piedi, per la città per accorgersi che ci sono persone che hanno ritrovato il significato e l'importanza del saluto; a volte distribuiscono, pure, pacche sulle spalle, in segno d'amicizia. A ragione del vero nulla è novità; da che ho memoria sempre è stato così: gli ipocriti ci sono sempre stati. Importante però è riconoscerlo, senza giustificare nessuno, perché molta colpa l'abbiamo noi elettori in quanto siamo di memoria corta. Nel mio archivio dei ricordi ho vecchie lettere di candidati, programmi, copie di giornali, fac-simili e quant’altro può essere utile per avere una visuale, delle promesse mantenute e non, di questi poveri amministratori che si sacrificano per l'altrui bene (!). E' di questi giorni il rilancio dell'idea di costruire un ampio parcheggio sotterraneo, circondato di negozi, sotto il parcheggio di Piazza Martiri d’Ungheria. I pareri sono discordi; chi lo vuole con i negozi e chi lo vuole senza; di chiacchiere se ne stanno facendo pure troppe. Ricordo che, ai tempi in cui amministrava la Democrazia Cristiana, con l'appoggio dei partiti di centro e al Comune, quale assessore ai LL.PP., c'era il ragioniere Mario Paternesi; che molti buon pensanti rimpiangono, fu fatto un programma per la costruzione del parcheggio sotterraneo, di cui oggi tanto si parla. Non vorrei sbagliare, all'epoca, c'era già un certo nome di una impresa, d'importanza nazionale, che girava con insistenza, per la esecuzione dell'opera, poi, come tante altre cose, tutto è finito nel nulla. A me pare di ricordare che, dopo aver impiegato molto tempo per esaminare il progetto, ci fu un atroce dubbio degli amministratori dell'epoca, di un inquinamento mafioso, che all'epoca, consigliò l'accantonamento del progetto, e fu fatto bene! Nessuno si stracci le vesti dicendo di aver portato nuove idee, tutto è riciclaggio di vecchi studi, di vecchie progettazioni di programmi che fecero, a suo tempo, quegli amministratori che non godevano di laute indennità di carica, come quelle che esistono oggi. E non mi si venga a dire che non è vero, basta seguire, anche sporadicamente, la vita politica amministrativa di Viterbo per sapere che esiste sempre la sete di aumentare posti di potere, ben remunerati, per gli amministratori. Pur cambiando gli uomini, da anni si sentono sempre le stesse promesse, gli stessi programmi. Il Cittadino credulone abbocca e vota per l'uno o per l'altro senza poi seguire la vita amministrativa dell'ente per il quale ha scelto il conduttore, anche perché la convocazione del Consiglio comunale non viene sufficientemente resa pubblica. Una volta c'era la bella usanza di far affiggere dei manifesti, formato elefante, allo scopo di informare il cittadino degli argomenti, iscritti all'ordine del giorno, da discutere, in pubblica seduta, al Palazzo dei Priori. Oggi questa usanza non viene più praticata; come del resto, ricordo che spesso si facevano dei consigli di circoscrizione e delle assemblee pubbliche per esaminare i problemi esistenti sul territorio di competenza. Oggi anche questa bella usanza è stata accantonata. Nelle varie zone di Viterbo, tutte sotto la giurisdizione delle Circoscrizioni, esistono problemi che assillano la cittadinanza. Fra le tante magagne da evidenziare è quella con la quale è stato imposto, per accedere in auto al centro storico, il possesso del bollino blu allo scopo di garantire la buona qualità dello scarico dei vapori dell'autovettura. Ebbene non ho ancora visto un controllo dei mezzi che, tranquillamente circolano, senza bollino blu, nella zona riservata a coloro muniti di tale certificazione. A che serve allora fare le leggi, le ordinanze se chi di dovere non le fa rispettare o addirittura non le rispetta, nemmeno con i mezzi di trasporto dell'ente amministrato? E' pur vero che a chi amministra non si posso attribuire tutti gli errori della gestione di un ente, ma è altrettanto vero che, ci sono dei funzionari, responsabili di settori e servizi, che devono rendere conto, del loro operato, al sindaco ed agli assessori. Quindi, ben venga una rotazione di quei dirigenti che, troppo spesso, si accasano, trascurando il loro dovere, perché così facendo, indirettamente, recano un danno alla cittadinanza, nel tollerare qualche disservizio, mettendo in cattiva luce, nel contempo, gli amministratori che sono, all'occhio del cittadino, i diretti responsabili della gestione del bene pubblico. Quindi il primo sguardo, che ogni amministratore dovrebbe dare, è quello di guardarsi intorno per vedere ed accertare se quanto lui dispone viene, poi, nella pratica realizzato. A buon intenditor poche parole! Bruno Matteacci Al Centro commerciale Tuscia In mostra duecento cartoline di Bomarzo di Agnese Galeotti Nella galleria DEl Centro commerciale Tuscia di Viterbo, lungo la Tangenziale Ovest, è allestita una mostra, dal 17 gennaio, di vecchie immagini di Bomarzo, della collezione di Mauro Galeotti, ossia di mio padre, molte delle quali ormai difficili da trovare.Sono esposte duecento cartoline che vanno dal 1900 ad oggi e alcune fotografie originali della fine dell'800. Bomarzo si estende su uno degli ultimi speroni rocciosi (peperino) protesi verso la valle del Tevere e originati dalle colate laviche dell'apparato vulcanico cimino. Non mancano le immagini dei famosi Mostri di Bomarzo. Il “Bosco di Bomarzo” o “Sacro bosco”, il cosiddetto “Parco dei mostri”, risale al 1552. L'inizio della bizzarra realizzazione avvenne per volere del principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino (1523-1583), che affettuosamente diceva: “et nun mi resta altro refrigerio se non il mio Boschetto et benedico quelli danari che vi ho spesi et spendo tuttavia”. Il parco fu ideato dall'architetto Pirro Ligorio, che operò a San Pietro a Roma. E' stato realizzato utilizzando la roccia che spunta fuori dal terreno. Fior di poeti, letterati ed artisti hanno voluto lasciare su queste pietre il loro stupore dinanzi a tanta meraviglia come il letterato Annibal Caro, il poeta Giuseppe Bitussi, il poeta Bernardo Tasso padre di Torquato e il cardinale Cristoforo Madruzzo. Sono esposte anche vecchie cartoline di Mugnano in Teverina che si trova a due passi da Bomarzo. Mugnano nasce originariamente come insediamento etrusco sviluppatosi sulla parete pianeggiante di uno sperone tufaceo in posizione elevata e facilmente difendibile. In epoca romana, probabilmente, il vecchio insediamento fu abbandonato. Le cartoline rimarranno esposte per tutta la corrente settimana. Agnese Galeotti Belle notizie sportive Forza Ragazzi!!! Merita un incoraggiamento l'iniziativa di alcune persone di buona volontà che, nel quartiere Santa Barbara, attraverso la locale parrocchia, ha fatto sorgere dal nulla una squadra di calcio, formata da ragazzi nati negli anni 1991 e 1992, che dal quartiere stesso prende il nome di “S.S. Santa Barbara” Alle prime armi pedatorie questi ragazzi partecipano al Campionato Provinciale Giovanissimi con encomiabile impegno, sotto la guida dell'allenatore Salvatore Sirio. Danno ciascuno il proprio contributo, vari genitori dei ragazzi stessi, tra cui meritano una menzione particolare la signora Giuseppina Dionisi, Franco Menicacci ed Armando Balzi. Il tutto sotto la presidenza del parroco don Sergio Tardani Impavidi e per nulla intimoriti dalla loro inesperienza i giovani atleti ogni fine settimana si impegnano con volontà, serietà e disciplina sui vari campi di calcio della provincia interpretando nel senso più vero lo spirito agonistico ed il significato dello sport. Iniziato il campionato in appena undici unità, questi ragazzi con una volontà di ferro, sono riusciti a coinvolgere nel loro impegno sportivo altri compagni fino a raddoppiare il loro numero nel breve lasso di tempo di tre mesi. A prescindere dai risultati agonistici, questa è la più bella vittoria ottenuta da questi giovani atleti. Bravi ragazzi, meritate un plauso. Vignanello story di Riccardo Manca I primi insediamenti nella zona di Vignanello risalgono alla Preistoria. In epoca etrusco - falisca l’attuale quartiere del Molesino fu sede di un attivo centro urbano, che aveva la sua necropoli nella vicina Valle della Cupa. Il centro storico, posto su un banco di tufo, ha un tessuto edilizio compatto e protetto su tre lati da valloni e nel quarto dal castello. Secondo alcuni, l’attuale nucleo urbano nacque ad opera dei Romani che qui trovarono rifugio dalla ferocia dei Visigoti nel 410, secondo altri sorse nel 412 e si chiamò Giulianello, da Giulia, la figlia del Re del Ponto relegato in questa zona del Cimino.Con il passare del tempo il nome mutò da Ignanello a Vilianello e da questi a Vignanello, se non proprio per una vite nata al centro della piazza, come vuole la tradizione popolare, sicuramente per i numerosi vigneti già allora esistenti. Nell’Ottocento il paese, dopo la sconfitta dei Longobardi, entrò a far parte del Sacro Romano Impero di Carlo Magno fino all’819; passò quindi ad essere amministrato dai monaci benedettini, che vi costruirono un convento-fortezza più volte trasformato. Nel 1169 Federico Barbarossa lo tolse allo Stato Pontificio donandolo a Viterbo; successivamente i consoli di questa città infeudarono Vignanello alla famiglia Ildibrandina, che lo governò per mezzo degli Orsini. Nel 1280 Viterbo e la famiglia dei potenti Prefetti di Vico lo tolsero agli Orsini, con i cui discendenti lo disputarono per tutto il secolo XIV e la prima metà del XV. Passato sotto l’immediato dominio dei pontefici e governato per loro da vicari appartenenti alle famiglie Nardini, Orsini e Borgia, nel 1513 venne concesso in feudo a Beatrice Farnese, alla quale successe il genero Sforza Marescotti, che diede l’attuale struttura al castello, avvalendosi dell’opera del Sangallo. Seguì un periodo molto lungo, di relativa tranquillità e prosperità, che portò un certo benessere al piccolo centro, nel frattempo numerose furono le opere urbane eseguite: il Palazzo Pretorile, la Casa del Governatore e la Collegiata. La famiglia Marescotti, da cui ebbe i natali Santa Giacinta, governò il feudo fino alla metà del XVII secolo, a cui successero infine i principi Ruspoli che ressero il paese fino al 1816, quando passò nuovamente alle dirette dipendenze del Governo Pontificio. Dopo varie vicende nel 1870, caduto il potere temporale dei papi, Vignanello entrò a far parte del Regno d’Italia. Riccardo Manca Un rotolino in più di Patrizia Labellarte Terminate le festività natalizie, magari con qualche chiletto e rotolino in più, è comune a tutti la frase: “Da oggi non si mangia più, si sta a dieta!”…sarà vero, mi chiedo io? Mah, la vedo molto dura, anche perché se pensiamo bene…è Carnevale e come si fa a resistere alle leccornie tipiche di questo periodo?Sfiderei chiunque a dire No! di fronte a frittelloni con la ricotta, ravioli dolci con la ricotta, fritti o in alternativa cotti al forno, castagnole alla Sambuca viterbese e frappe. Bene, è impossibile! Anche perché, se si torna un po' indietro negli anni, questa festa veniva riconosciuta come settimana grassa, semplicemente per il fatto che si mangiava e si beveva come se tutti provenissero da un lungo periodo di digiuno. Quindi per calarsi fino in fondo in questa festività goliardica e non privarsi dei suoi meravigliosi dolci, vi do, qui di seguito, la ricetta dei ravioli con la ricotta, ma al forno, così avrete meno rimorsi di coscienza nei confronti della vostra linea!!! RAVIOLI AL FORNO CON LA RICOTTA Ingredienti: Per la pasta: 150 gr. di zucchero, una spruzzatina di vino bianco, un cucchiaino di lievito in polvere, 150 ml di olio, farina q.b. Per il ripieno: 400 gr. di ricotta, 150 gr. di zucchero, una spolveratina di cannella, 1 uovo, rhum q. b., 50 gr. di canditi, 60 gr. di gocce di cioccolato fondente e la buccia grattugiata di un limone. Per la pasta occorre unire tutti gli ingredienti sopra elencati partendo dallo zucchero e terminando con la farina, al fine di formare un composto omogeneo. Dopo averla bene impastata, stenderla a sfoglia. A parte unire tutti gli ingredienti per comporre il ripieno, così, nell’ordine in cui sono sopra riportati. Una volta amalgamato il composto, depositarlo a grandi cucchiai sulla sfoglia, lasciando uno spazio di un paio di centimetri l’uno dall’altro per permettere di coprire l’impasto con la sfoglia ripiegata, far coincidere i bordi laterali e infine schiacciarli un po’. Con un’apposita rotellina, tagliare dei ravioli a forma di mezza luna, ungerli in superficie con la chiara dell’uovo precedentemente sbattuta ed infornarli, disponendoli su una teglia leggermente imburrata. Cuocerli per una ventina di minuti a 180°, una volta freddi spolverizzare con zucchero a velo. Buon appetito!!! Patrizia Labellarte Viterbo con Amore di Francesca Bruti Continuano le iniziative dell'Associazione di Volontariato “Viterbo con Amore”, che quest'anno è giunta alla V edizione. Per chi ancora non sapesse in quale ambito l'Associazione sia impegnata e con quali obiettivi operi, essa nasce il 4 Ottobre del 2001 su iniziativa di don Alberto Canuzzi, suo presidente onorario, e dell'attuale presidente Giuseppe Genovese, insieme alla preziosa collaborazione di molte persone amiche. Principalmente, gli obiettivi che da sempre sostengono il loro lavoro sono due: la promozione di iniziative, che contribuiscano ad un innalzamento della soglia di sensibilità verso i valori della solidarietà e della pace, e il sostegno, anche economico, attraverso il ricavato di una lotteria, le attività di singoli e/o associazioni, che si impegnano concretamente a favore di coloro che vivono situazioni di particolare bisogno nella Tuscia e nei paesi poveri del mondo. Una cosa importante da dire è che l'Associazione è apartitica, apolitica, aconfessionale e non ha fini di lucro (onlus); si ispira ai principi della cristianità e della solidarietà umana. Per questo ogni anno i suoi operatori attuano una serie di incontri con lo scopo di stimolare i valori della gratuità, della condivisione, della pace, del dialogo e dell'interculturalità, e con la collaborazione delle istituzioni, del Comune, del mondo della scuola, dei sindacati e di circoli culturali. Dopo alcuni eventi organizzati negli ultimi mesi dell'anno passato, il Programma iniziative 2005-2006 prevede molte attività importanti, il cui filo conduttore sarà il tema dell'infanzia, i bambini come fascia debole e spesso poco protetta della nostra società. In particolare, si vuole porre l'attenzione sulla condizione dei bambini che in ogni parte del mondo sono vittime di abusi, sofferenze e sfruttamento, e sulla mancanza del rispetto dei diritti propri del bambino, tra cui istruzione, educazione, salute, gioco e pace, secondo quanto previsto dalla Carta dei Diritti del Bambino delle Nazioni Unite. Una prima, di queste iniziative previste, si è svolta venerdì 20 gennaio, presso la Sala conferenze della Camera di Commercio di Viterbo, con il titolo Convegno sulle Nuove Povertà, alla presenza di esperti nazionali nel campo del sociale; tra questi, don Giancarlo Perego, responsabile dell'Area Nazionale della Caritas Italiana. Dagli esiti di questo incontro, che contribuirà alla stesura del primo rapporto sulle povertà nella Provincia di Viterbo, sono emersi dati interessanti. Tra la popolazione della provincia viterbese, la componente femminile è maggioritaria e oltre un quinto è formato da anziani; inoltre, negli ultimi tre anni è più che raddoppiato il numero di tossicodipendenti, che si sono rivolti a strutture di assistenza, e quello dei minori denunciati per qualche reato. Gli appuntamenti di Viterbo con Amore per il mese di Febbraio saranno il Convegno sull'Infanzia, presso l'Aula Magna dell'Università della Tuscia; e l'estrazione della Lotteria, prevista venerdì 24 alle ore 11,30, presso la sede dell'Associazione, a Viterbo, in via Cavour. Francesca Bruti Veglione della Stampa di Patrizia Labellarte Anche quest’anno, reduce del successo ottenuto lo scorso anno, il Teatro dell’Unione di Viterbo ospiterà al suo interno il prestigioso Veglione della Stampa. Tale evento, ben conosciuto dai cittadini viterbesi ed organizzato in onore del Carnevale, si terrà il 18 febbraio alle ore 21,30. A darne notizia è l’assessore ai Grandi eventi, Marco Bracaglia, che ha sottolineato l’importante presenza e coinvolgimento delle testate giornalistiche locali, al fine di restituire alla manifestazione il ruolo di appuntamento clou del carnevale viterbese, celebrandolo, per così dire, alla vecchia maniera, cioè, degli anni 50/60, anni in cui risale la nascita di questa grande Festa. Durante la serata, allora, resa piacevole dalla presenza di orchestre, gruppi musicali quali i Flipper’s, Daniela e i Villanova, Gli squali, Le orme, I Silver’s e personaggi dello spettacolo come Patty Pravo, l’Equipe ‘84 ed Edoardo Vianello, veniva eletta Miss Bella della Stampa. I Veglioni della Stampa, anni 1960/70 erano organizzati da Anacleto Pennazzi, Giorgio Barili, Giorgio Falcioni, Tina Biaggi, Franco Pierro, Ennio Conti ed altri giornalisti dell’Assostampa. Tra le miss elette in quegli anni sono: Silvana Sensi 1960, Giovanna Costantini 1963, Maria Cappelli 1964, Paola Franchi 1965, Patrizia Battaglia 1966. Chiunque volesse rivivere l’incantata atmosfera di quelle serate, se pur con uno spirito diverso, dettato dai nostri tempi moderni, può recarsi già in settimana, presso il botteghino del Teatro dell’Unione per acquistare i biglietti. Patrizia Labellarte postato da: Spvit | 10:46 | |