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giovedì, gennaio 12, 2006
L’Arte dei falegnami di Riccardo Manca
Nel 1493, i Rettori dell’Arte dei Falegnami chiesero di erigere una Chiesa dedicata a San Sebastiano. L’anno successivo il Consiglio Comunale di Viterbo concesse all’Arte dei Falegnami un’area ubicata in Via Chigi. La decisione delle autorità non fu gradita ai responsabili dell’Arte, i quali manifestarono l’intenzione di costruire una chiesa in Via San Lorenzo. Sempre nel corso del 1494, i Rettori dell’Arte dei Falegnami impartirono l’ordine di iniziare i lavori di costruzione della chiesa ai mastri muratori Gaspare di Bartolomeo proveniente da Prato e Giovanni Battista detto “Il Fastello”. Le autorità, nel 1507, concessero una trave da utilizzare per la copertura della chiesa. La costruzione terminò intorno al 1524. La Chiesa di San Sebastiano, che si trovava nei pressi di Piazza San Lorenzo, era la sede dell’Arte dei Falegnami. L’Arte, nel 1511, faceva pagare una tassa per l’iscrizione all’Arte stessa. Chi esercitava la professione, Viterbese o forestiero, trascorsi quindici giorni dall’inizio di tale attività, doveva giurare ai Rettori di “fare bene diligentemente la detta arte et obbedire omne comandamento d’essi rettori”. Lo stemma dell’Arte è composto da un compasso aperto recante nelle punte e nello snodo una stella a sei raggi. A capo dell’Arte vi erano il Rettore ed il “Camerlengo”. Queste figure, tra l’altro, controllavano che gli iscritti osservassero le disposizioni dettate dallo statuto. Il Camerlengo, o “Camerario”, era anche il responsabile dei beni dell’Arte. Nel 1808, Camerlengo dell’Arte era Luigi Morini e nel 1855 Carlo Antonio Morini. Lo statuto dei Falegnami, nel 1465, dichiara “che ognuno stia queto quando li maestri sono congregati insieme” e “che una delle principali virtù è l’honestà e lu silentiu quando bisogna e maximamente nelle congregationi dei popoli”. Nel Capoluogo della Tuscia, intorno al 1923, esercitavano la professione di ebanisti Igino Aragnetti e Guido Fiorucci, Angelo Fracassini, Pietro Guiducci, Paolo Montalboldi e Giulio Ronchini. Questi gestiva un’“Industria e commercio dei legnami” con sede in Via Porta Murata. Aragnetti e Fiorucci, come riporta una pubblicità dell’epoca, avevano “una fabbrica di mobili artistici di ogni stile in Vicolo Palombo nn. 7 e 9, presso Via Mazzini (locali propri)”. Attualmente Vicolo Palombo è Via dei Tignosi. Già nel 1926, Tito Nocilli aveva “un moderno stabilimento per la lavorazione del legno con completo macchinario”. I locali della fabbrica erano ubicati in Vicolo di Mezzo 8 e 9 ed in Via del Suffragio nn. 14 e 17. Nello stesso anno, Tullio Cifola in Via San Rocco n° 8 gestiva un “premiato stabilimento con macchinario elettrico per la fabbricazione dei mobili in ogni stile”. Riccardo Manca
Festival del teatro di Francesca Bruti
La decima edizione del Festival nazionale di teatro amatoriale - premio città di Viterbo, si è conclusa domenica 18 Dicembre, con il Gran Gala, durante il quale sono stati decretati i vincitori delle varie categorie di premi. La manifestazione ha ottenuto un ampio consenso, dato dall'attenzione degli organi della stampa, locali e nazionali, e dall'affluenza di pubblico. Inoltre, grande è stata la soddisfazione delle compagnie intervenute in questa edizione; compagnie che risultano tra le migliori aderenti alla FITA di tutta Italia. Lo stesso Bruno Mencarelli, fondatore della compagnia teatrale viterbese Compagnia Favl e tra i maggiori promotori della manifestazione, ha affermato che “contrariamente agli altri anni, sono stati chiamati a partecipare compagnie tra le più autorevoli, quelle compagnie che negli anni passati hanno vinto le più importanti rassegne o manifestazioni a livello nazionale, così da dare una maggiore caratura artistica all'evento, che è sempre veicolo di crescita culturale anche per le realtà dei gruppi teatrali che sempre più numerosi emergono nella nostra provincia”. Dunque, l’arte del teatro resta ancora oggi una delle attività più antiche del mondo nell’ambito della cultura e della comunicazione, ma mai come oggi non si può non considerarla una realtà viva nel tessuto socio-economico di Viterbo; e questo è possibile anche grazie all’Alto Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ma soprattutto grazie alla volontà e all’impegno delle numerose persone che lavorano dietro e sopra il palcoscenico e che credono fermamente in questa forma d’arte. Un accenno a cosa sia la FITA: è la più antica federazione dei gruppi teatrali amatoriali, che sostiene la crescita morale e culturale dell’essere umano, attraverso ogni espressione dello spettacolo realizzato con carattere di amatorialità -anno di fondazione: 1947-; aderisce al C.SA.I.N. (centri sportivi aziendali ed industriali), all’A.I.T.A. (associazione internazionale teatro amatori) e al C.I.F.T.A. (comitato internazionale teatro amatori di cultura latina). La FITA si compone di: Comitato Nazionale; Comitati Regionali, presenti in ogni regione; Comitati Provinciali, presenti in ogni provincia con più di 5 associazioni affiliate; Fiduciari Provinciali, presenti in province con meno di 5 associazioni affiliate. Ecco i vincitori di alcune categorie del 10° Premio Città di Viterbo: Miglior spettacolo: Compagnia La Barcaccia di Verona, con Sior Todero Brontolon di Carlo Goldoni. Attore protagonista: Carlo Greca della Compagnia "Amici del teatro" di Enna, con Questi fantasmi di Eduardo De Filippo. Attrice protagonista: Dana Caresio della Compagnia Teatro degli Strilloni di Torino, con 3 donne alte di Edward Albee. Regia: Andrea Caldarelli della Compagnia Filarmonico Drammatica di Macerata, con Lo zoo di vetro di Tennesse Williams. Premio del pubblico: Compagnia La Barcaccia di Verona, con Sior Todero Brontolon di Carlo Goldoni. Francesca Bruti
Quando si vede si vede che non vede di Baccaione
L’amministrazione comunale ha installato un apparecchio elettronico, con il quale rileva tutti gli autoveicoli che non rispettano il semaforo all’incrocio delle Pietrare e pone a carico degli stessi le conseguenti sanzioni. Benissimo. Così i furbi ed i prepotenti avranno di che riflettere. Ci permettiamo di suggerire l’installazione di simili marchingegni anche nei pressi del passaggio a livello di Porta Fiorentina e sul tratto interno della via Cassia, poco prima che, procedendo verso nord, si imbocchi via Garbini. Per la precisione davanti ad una rinomata pasticceria ed ad una contigua pizzeria, dove ci si ferma continuamente e non certo per impellenti necessità. Nel primo caso tutti gli automobilisti che, per loro educazione, si comportano da prepotenti, si daranno una calmata, a cominciare da quelli che, quando il passaggio a livello è chiuso, parcheggiano subito a ridosso delle sbarre abbassate e, via via di seguito, occupano quasi interamente l’antistante incrocio, infischiandosene altamente di quanti, sopraggiungendo dalla Teverina, debbono passare per forza attraverso l’incrocio medesimo. Nel secondo caso per costringere i vari buongustai a fare qualche passo a piedi in più, così da dare loro, tra l’altro, la possibilità di smaltire quelle calorie di troppo che si apprestano ad assumere. Del resto non si vede più un vigile da quelle parti, e quando si vede, si vede che non vede. Tutto questo ha un costo, direte voi, e quando si prende un provvedimento per fare qualcosa occorre anche stanziare dei fondi per la sua realizzazione; presto fatto: i soldi possono essere reperiti, senza terremoti finanziari, in parte togliendo al dirigente, ed ai mini-dirigenti suoi pertinenti, che non provvedono, come loro compito impone, una quota dell’indennità di dirigenza che percepiscono per provvedere, ed in parte dai fondi destinati sempre alle varie indennità corrisposte, quale controprestazione, a quei vigili che la prestazione non prestano e che, comunque, con l’installazione delle apparecchiature elettroniche, non sono più tenuti a prestare. Un piccolo esempio di meritocrazia. Baccaione
Grandi eventi di Sanclaudio
Visto e considerato che chi deve provvedere non provvede, richiamiamo l’attenzione dell’Assessore ai grandi Eventi affinché possa essere realizzato quanto appresso ci permettiamo di segnalare. - Educare ed istruire convenientemente i vigili urbani, ad eccezione di quattro o cinque al massimo. - Pulire sotto i cassonetti dei rifiuti solidi urbani e nelle loro immediate vicinanze. - Regolamentare il deposito dei rifiuti solidi urbani, previo una disposizione dei vari cassonetti in luoghi più idonei, vigilando sul rispetto del regolamento stesso. - Rifare periodicamente la segnaletica stradale orizzontale per tutta la città, a cominciare dalle strisce pedonali per finire alle corsie di incanalamento, che in molti casi debbono essere riviste di sana pianta. - Provvedere al far funzionare quei semafori che, seppure installati, non funzionano. - Far funzionare i servizi dati in appalto. - Mantenere pulite le strade ed i vari spazi di verde pubblico sparsi qua e là per la città. Ma questi non sono grandi eventi direte Voi, cari concittadini, sono provvedimenti di normale amministrazione. Si, d’accordo, ma non a Viterbo. - A Viterbo i vigili urbani, quando sono urbani, sono maestri dell’elusione amministrativa. - A Viterbo sotto i cassonetti regna perenne ed indisturbata l’immondizia spicciola. - A Viterbo ognuno è libero di depositare in mezzo alla strada l’immondizia che produce, in ogni ora del giorno e della notte. - A Viterbo la segnaletica orizzontale stradale è un vecchio ricordo e, laddove c’è, è spesso sbagliata e comunque inesatta e fuorviante (vedi per tutti piazzale Gramsci). - A Viterbo alcuni semafori, seppure installati da tempo immemorabile, non hanno mai funzionato né funzionano. - A Viterbo i servizi dati in appalto sono lo specchio e la misura dell’arroganza del potere. - A Viterbo non si riesce a vedere pulita una aiuola, una piazza o una via. Una che sia una. Ed allora, visto e considerato che queste manifestazioni di civiltà, di buon governo, vanno avanti da anni in maniera così disordinata, non sono da considerarsi grandi eventi le eventuali soluzioni dei problemi sopra accennati? A noi sembra di si. Auguri Assessore. Sanclaudio
Ars gratia o disgrazia artis? di Periscopio
I Cosmati ed i Vassalletto, maestri marmorari di un tempo ormai passato, eccelsero per la loro maestria nel comporre i mosaici delle pavimentazioni di numerose chiese di varie città; per tutte, citiamo, invitando a visitarla, la basilica di Santa Maria in Trastevere, a Roma, dove la bravura di questi insigni artisti si esprime in maniera meravigliosa. Non con altrettanta maestria, purtroppo, si sono espressi quei maestri della pavimentazione che, chiamati a porre in loco, in Piazza del Comune, le basi di sostegno alle transenne che vengono colà posizionate durante il trasporto della Macchina di Santa Rosa, hanno prima rimosso e poi nuovamente posizionato i sampietrini che erano stati precedentemente collocati in quella magnifica piazza, con invidiabile perizia, sì da dotarla di una invidiabile pavimentazione. E li hanno pure pagati. Prosit. Andate a vedere per credere, cari concittadini. Periscopio
La calza più lunga del mondo di Pantaleo Spagna
La calza più lunga del mondo è stata ideata e realizzata dal Centro Sociale Pilastro. Il 5 Gennaio 2006, ha visto sfilare per le vie della città di Viterbo, il trasporto della quinta edizione della la calza più lunga del mondo. Evento ideato e progettato dal presidente del Centro Sociale Pilastro, Luciano Barozzi. Nella conferenza stampa del 03/01/06, indetta dallo stesso, nella sala consigliare del Palazzo dei Priori, in cui l’assessore Fosca Tasciotti, grande sostenitrice dell’evento, ha definito la calza il terzo evento che periodicamente si svolge nella nostra città. Nella conferenza suddetta, dove è emersa la solidarietà (ospedale Madagascar) a cui è dedicata la calza, tante associazioni hanno partecipato alla realizzazione della stessa, ma il lavoro vero e proprio è stato svolto manualmente, solamente dagli utenti del Centro Pilastro. E’ chiaro che per realizzare il trasporto, dal centro, è stata svolta una grossa mole di lavoro. Un notevole contributo al Centro, l’ha data senza dubbio, come negli anni passati, il 500 Tuscia Club, con le Fiat 500 messe a disposizione per il trasporto della calza. Le televisioni locali e nazionali, hanno fatto servizi i quali hanno fatto conoscere a Viterbesi e persone di altri paesi e città, la bellezza e l’originalità della calza. Delusione nella stampa locale. La redazione di un giornale locale, non ha trovato un giornalista che avesse avuto voglia di scrivere due righe, nell’edizione di venerdì 6 Gennaio a favore della calza. Grande risalto dell’evento, l’ha dato il quotidiano nazionale l’Avvenire con una bella foto e un bell’articolo sul numero di domenica 8. La nostra Amministrazione comunale, sarà soddisfatta per i consensi che l’edizione del trasporto ha avuto e per il fatto che la città può vantare un evento che è degno di essere citato sul prestigioso registro dei primati mondiali. Voglio ringraziare la Polizia locale, la Polizia di Stato per l’esemplare servizio svolto e i Vigili del fuoco per la collaborazione. Pantaleo Spagna
Ci scrive Marcello Meroi
Preg.mo Mauro Galeotti, direttore “La Città” Caro Mauro, ho letto con attenzione, su la Città della scorsa settimana, l'articolo Mandiamoli a lavorare, dedicato alle indennità spettanti ai politici ed in particolare ai parlamentari. Nulla da dire sul fatto che siamo certamente una categoria privilegiata che riceve importi notevoli, benefici, trattamenti che vanno riconosciuti obiettivamente come di assoluto valore economico. E' altrettanto giusto ricordare come anche le spese che sosteniamo non siano poche (uffici, corrispondenza, presenze a manifestazioni, contributi), ma certo chi si lamentasse meriterebbe una pubblica censura, alla luce dei trattamenti economici e delle difficoltà in cui la gran parte degli Italiani si trova ad operare mensilmente. Ma per puro amore di verità e per la corretta informazione che si deve ai lettori, vorrei precisarti alcune inesattezze contenute nell’articolo in questione. Le nostre indennità sono pubblicate analiticamente nel sito HYPERLINK “http://WWW.CAMERA.IT” WWW.CAMERA.IT leggendo troverai, con assoluta precisione, l’esatto ammontare di emolumenti ed extra. Da qui potrai evincere come nulla ci è dovuto (e giustamente), per rimborso affitto, telefono cellulare, tessera teatro, tessera autobus, francobolli, piscine e palestre, mentre il trattamento sanitario è regolato da una polizza assicurativa il cui costo ci viene detratto mensilmente dalle indennità percepite. Prendiamo tanto, è vero, ma non si esageri sui trattamenti speciali che qualcuno ha reso fantasiosamente esasperati. Un’ultima, ma fondamentale considerazione: i costi della politica sono alti, troppo alti. Come certamente saprai nell’ultima Finanziaria il Governo ha inserito un taglio al dieci per cento delle indennità percepite dai parlamentari, su proposta del gruppo di A.N. Tengo a precisare che tale proposta in realtà fu presentata dal sottoscritto in sede di approvazione della precedente Finanziaria, ma non fu approvata perché il provvedimento venne sottoposto a voto di fiducia e quindi nel testo privo di emendamenti. La mia proposta in realtà sottoponeva ad una riduzione del dieci per cento tutte le indennità, da quelle dovute ai Consiglieri Circoscrizionali, sino ai Parlamentari Europei, non dimenticando neanche i membri dei Consigli di Amministrazione di Enti controllati dalle Amministrazioni centrali e periferiche. Il risparmio, ti assicuro, era notevole e la mia proposta era quella di utilizzarlo per attività sociali e per finanziamenti mirati agli Enti Locali. Oggi questa proposta, sia pure parzialmente, è stata recepita, ma su questo fronte si può e si deve fare di più. Come vedi non tutti alla fine,… incassano in silenzio… pensando solo al proprio portafoglio. Grazie per l’attenzione.
Marcello Meroi
Marcello grazie per la precisazione, e non ho dubbi sulla veridicità di quanto affermi, ma ti invito a consultare i siti qui sotto elencati, danno ragione a chi mi ha inviato la nota, quindi, forse, derivano da qui le “inesattezze” che giustamente evidenzi. -www.luino-online.it/Notizie/stipendi.html -digilander.libero.it/dailyopinions/daily_stipendio_parlamentari.htm -www.protadino.it/20000709/08quanto.html -www.pmli.it/stipendiparlamentari.htm -www.resistenze.org/sito/os/ip/osip3g25.htm -www.fuoriradio.com/alternuke/article3019.html -www.associazioni.prato.it/orsaminore/htm/docum/diritti/pens.htm -spazioinwind.libero.it/paolore/notizie/busta-paga.html -forum.swzone.it/showthread.php?t=3551
in questo sito invece trovo quanto da te affermato: -digilander.libero.it/Capellone76/costodiundeputato.htm Ti ringrazio e ti invio cordiali saluti
Mauro
Personaggi viterbesi d.o.c. di Pantaleo Spagna
E TRE: una persona di una certa età, era solito frequentare le osterie che all'epoca erano molte, dopo aver bevuto alcune fojette, usciva traballante e tutti i ragazzi lo inseguivano apostrofandolo; e tre, e tre. Lui rispondeva tanto non mi incazzo, poi andava in escandescenza e apostrofava i ragazzi con tante parolacce.
BELARDINO: barbone viterbese, girava con un cappello da pastore e una sacca sulla spalla, era amato da tutti i Viterbesi.
BACIAMADONNE : I fratelli Andiamo, facevano i falegnami a Viterbo, in via della Bontà, proprio all’imbocco della piazza di San Sisto, sotto un ampio arco, poi distrutto dai bombardamenti. Uno dei fratelli, era soprannominato Baciamadonne, perché si fermava in tutte le edicole delle Madonne e mormorava una preghiera, lui e l’altro fratello, sembravano gemelli, della stessa statura, vestivano i panni di lavoro alla stessa maniera, con un zinale parannanzi logoro dall’usura. Un gruppo di ragazzi, che oggi si potrebbe chiamare il branco, conoscendo il caratteraccio di Baciamadonne, si divertiva a farlo arrabbiare. Siccome in quel periodo pasquale tutti i ragazzi tenevano in tasca un blocchetto di marmo e un scatoletta di Valda piena di una miscela di polvere di zolfo e di potassio, questi mettevano in terra un pizzico di miscela. Sopra ad essa mettevano il blocchetto di marmo e davano un colpo con il tallone della scarpa, provocando un deflagrazione con un forte boato. I ragazzi, per indispettire i due falegnami, preparavano le loro miscele, si collocavano in giro, vicino alla bottega di Baciamadonne e ad un segnale, insieme colpivano con forza i loro blocchetti causando un bel fragore che faceva saltare i nervi ai due poveretti. Allora Baciamadonne, cominciava ha inveire contro i ragazzi, tirava loro qualunque attrezzo di lavoro che aveva in mano, poi scattava in una corsa verso la Chiesa di San Sisto e anziché pregare, cominciava a tirare sassi, sassi che aveva sempre nella tasca del suo grembiule, per sbollire la sua rabbia. Pantaleo Spagna
Le so’ boni li biscotti de Sant’Antonio di Patrizia Labellarte
Il 17 gennaio, in alcuni paesi della Tuscia, quali Blera, Canepina, Soriano, si festeggia il giorno si Sant’Antonio, dedicato alla benedizione degli animali. Un tempo, questi venivano infiocchettati e condotti, per le vie del paese fino al sagrato della chiesa, dove si svolgeva il rito. La particolarità era che questi animali portavano come ornamento dei biscotti appesi alle orecchie che venivano distribuiti dal “signore della festa”, uomo addetto alla loro preparazione, a tutti i contadini che portavano gli animali a benedire. I biscotti avevano ed hanno tuttora una composizione diversa che varia da paese a paese.
Biscotti di Sant’Antonio come si fanno a Soriano.
Ingredienti: 3 uova, latte, vino e olio q.b., 1 buccia di limone grattugiata, 300 gr. di zucchero, 70 gr. di lievito di birra, 2 cucchiai di Alchermes, cannella q.b., 1 bustina di vanillina, semi di anice.
In un recipiente contenente la farina, sciogliere con un po’ di acqua calda il lievito, dunque impastare e lasciare lievitare per 4/5 ore. In un altro recipiente unire le uova sbattute, l’olio, il vino, i semi di anice tenuti a bagno nel latte, lo zucchero, la vanillina, l’Alchermes e la buccia grattugiata del limone. Impastare il tutto ed unirlo alla pasta precedentemente preparata e lievitata. Preparare da questa delle ciambelle a forma di doppio anello da sbollentare in acqua finché non tornano a galla, poi disporle sulla teglia, spennellarle con l’uovo sbattuto e metterle in forno caldo per 25-30 minuti. Patrizia Labellarte
postato da: Spvit | 12:56
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