*** Sito del quindicinale di opinione e servizi di Viterbo e provincia diretto da Mauro Galeotti - Cellulare 3393337869 *** Editrice - Redazione - Pubblicità: Studio Pubblicitario Viterbese S.r.l. - Viterbo - Via Tommaso Carletti, 35 *** Iscrizione al Tribunale di Viterbo n° 381 del 19 Febbraio 1992 *** Se ci vuoi scrivere la nostra e-mail è: spvit@tin.it
 

mercoledì, dicembre 14, 2005

14 Dicembre 2005
Anno XV n° 23

Il Mercatino del Viandante
ORTE (VT)
Antiquariato - Artigianato
di fronte all’Uscita
dell’Autostrada del Sole
il 25 Dicembre 2005
e ogni quarta domenica del mese
Info: 3393337869 (Mauro)

AUGURI A TUTTI I NOSTRI LETTORI
A QUELLI CHE CI AMANO E A QUELLI CHE CI SOPPORTANO.
AUGURI AI NOSTRI INSERZIONISTI,
GRAZIE A LORO QUESTO QUINDICINALE E’ LIBERO DI ESPRIMERE OPINIONI.


Una parabola trallallà, un’antenna trallalà
Succubi alla volontà...
di Mauro Galeotti

Come promesso nel numero precedente, continuo ad esaminare il Regolamento comunale per l’Ornato cittadino a tutela dell’ambiente e del paesaggio urbano, con la speranza che qualcosa si muova in favore, appunto “dell’ambiente e del paesaggio urbano”, visto lo stato in cui è ridotta la città, con particolare riguardo al Centro storico.

P) INFISSI
art. 14 a) Gli infissi antichi non possono essere sostituiti, ma devono essere consolidati e restaurati.
In caso di irreversibili guasti, di tale entità da comprovare uno stato di irrecuperabilità come da esauriente documentazione fotografica, gli infissi nuovi dovranno essere uniformati nel materiale, nel disegno e nella coloritura a quelli conservati nello stesso edificio.

- Che dire?... addirittura sullo stesso stabile si trova spesso un colore diverso tra una persiana e l'altra.

In caso di nuovi infissi da inserire in aperture che ne siano prive, questi dovranno essere in legno verniciato secondo le indicazioni cromatiche dell’ufficio tecnico comunale competente, o in legno massello di castagno.

- Per fortuna!!!... vedi quanto anodizzato è a San Pellegrino! e poi rifletti...

[...] L’uso del ferro può essere preso in considerazione solo in casi eccezionali adeguatamente documentati e giustificati. [...]
b) E’ consentita la chiusura esterna con persiane o scuri in legno secondo le indicazioni cromatiche dell’ufficio tecnico comunale competente, o in legno massello di castagno, con esclusione di ogni altro materiale, salvo che all’epoca della costruzione originaria non fossero stati usati sistemi differenti.

- Ari per fortuna... vedi quanto anodizzato è a San Pellegrino! e dimmi a che serve ‘st’articolo...

c) E’ consentito applicare all’interno del vano finestra o del portone d’ingresso, ma senza intervenire sull’incorniciatura esterna in pietra, inferriate protettive in ferro battuto, purché di forma tradizionale.

- Così non è stato fatto per quanto riguarda l'ingresso del Palazzo Arcangeli, in Via san Lorenzo, dotato di portone in legno sostituito, chissà perché, con un cancello. Il portone in legno non c'è più.

d) E’ vietato rimuovere o sostituire le grate, le inferriate e le ringhiere in ferro.
Esse vanno restaurate, tinteggiate con vernici protettive e lasciate in vista. [...]

- Se è vietato ciò figuriamoci quanto doveva essere vietato abbattere i due lampioni  del 1874, in ghisa, posti di fronte ala Palazzo dei priori. Ma nulla è stato fatto per evitare tale scempio, tale abuso, avvenuto ai tempi di Pippi D'Angelo assessore alla cultura, e i lampioni spezzati sono stati portati a morire sull'area in cui opera la ditta Morelli a Bagnaia. Ora, mi dicono, che dovrebbero essere stati riparati e collocati in Piazza della Rocca, accanto alla fontana.

[...] R) IMPIANTI
art. 16 a) A riguardo della installazione di impianti e fatto obbligo, nel rispetto delle varie normative di sicurezza (UNI – GIC – CEI ecc…), che tutte le alimentazioni (gas metano, energia elettrica, cavi telefonici, pubblica illuminazione, ecc…) non siano in vista sulle facciate degli edifici.

- Per fortuna che gas metano, energia elettrica, cavi telefonici, e pubblica illuminazione non devono essere in vista sulle facciate degli edifici, altrimenti ci ritrovavamo qualche cavo o qualche tubo che ci entrava da un orecchio per uscire... indovina da da dove?
Credo che se Viterbo subisse una scossa tellurica, non sia mai!, i palazzi e le case resterebbero in piedi “grazie” ai tubi e ai fili che avvolgono gli edifici.
Qualora non fosse possibile, le installazioni dovranno essere concordate con il Settore comunale competente per evitare danni irreversibili all’ambiente urbano e al patrimonio edilizio.

- Concordate con il Settore comunale competente per evitare danni irreversibili? e quando mai è accaduto ciò, se considero quanto danno è stato causato all'ambiente urbano e al patrimonio edilizio! Andate a fare un giretto nel Quartiere san Pellegrino, andate a vedere quello che è stato combinato di fronte al pulpito di San Tommaso a Santa Maria Nuova...

b) I contatori dovranno essere collocati all’interno dell’immobile nel rispetto delle vigenti normative in materia.
E’ ammessa una bocca retinata di sfiato fissata a filo muro e verniciata.

- Di bocchette di sfiato con una prolunga che va oltre il filo del muro è piena Viterbo!!! cercare per credere.

c) I piccoli impianti, quali citofono e campanelli, dovranno essere posti al di fuori dell’incorniciatura in pietra dei portoni.

- Pure questa disposizione è poco seguita.

d) I discendenti dell’acqua piovana, se esterni, dovranno essere di sezione circolare in rame con eventuale terminale in ghisa.

- Troppo spesso li vedo di PVC arancione, bianco e grigio anche a San Pellegrino.

e) In caso di interventi di ristrutturazione edilizia le antenne televisive dovranno essere centralizzate.
Sono vietati impianti con calate di cavo volante.
Il posizionamento di ogni antenna dovrà essere tale da arrecare il meno disturbo possibile al profilo della copertura.
E’ vietata l’installazione di antenne paraboliche e similari su edifici di particolare interesse storico o architettonico, a meno che il loro posizionamento non sia visibile dall’esterno.

- Una parabola, anche se grigia, è sulla Chiesa di san Sisto, altre in Via Lucchi. Un'antenna dei telefonini è su una casa prospiciente la Fontana di Pianoscarano. Altra sul Palazzo Grandori e chi più ne ha più ne metta.

[...] S) COLORE
art. 17 a) La tinteggiatura degli edifici intonacati deve essere eseguita in base alla gamma di colori che il Settore comunale competente indicherà all’interessato al quale è fatto obbligo di rivolgersi, salvo che non venga prodotta documentazione storico – fotografica o risultato di esaurienti ricerche che permettano di avallare scelte diverse.
b) Per gli edifici medioevali, nei quali esistano superfici intonacate che non sia possibile riportare a faccia vista, l’unico intonaco consentito è a base di calce.
Per le relative tinteggiature si fa riferimento al punto a).
c) Gli elementi di chiusura dei vani dello stesso edificio a tutti i livelli, dovranno avere la stessa coloritura.
d) Non sono consentite tinteggiature parziali dei prospetti.

- Anche qui andrebbe fatta una visitina in città per obbligare i proprietari degli immobili  ad imbiancare tutta la facciata e non solo alcuni pezzi di comodo. Lo stesso per quanto riguarda le persiane che devono avere lo stesso colore, disposizione che troppo spesso non viene rispettata.

e) Per rendere operativo il programma e per incentivare il recupero delle facciate del Centro Storico anche in funzione del Giubileo, si intende integrato l’art. 1 del Regolamento per la “concessione dei contributi in conto interessi sui Mutui per il recupero ed il risanamento di immobili nei Centri Storici” prevedendo tra le voci d’intervento anche la manutenzione ordinaria e il rifacimento delle facciate così come prescritto dalle indicazioni cromatiche per il Centro Storico elaborate dal Settore Urbanistica, che ai fini dei finanziamenti agevolati rispondono alle stesse finalità del “Piano Colore”.

- Non si potrebbe trovare una formula, un accordo, che invogli i proprietari delle case a tinteggiare le facciate concedendo loro agevolazioni tali da poter recuperare parte dei soldi spesi, magari anche dilazionati in più anni?
Ma in Valle d'Aosta, a Merano, a Bolzano, perché le case si presentano tutte con facciate impeccabili?

[...] U) INSEGNE – TARGHE - BACHECHE
art. 19 a) Negli edifici di indubbio interesse storico o architettonico è vietata l’apposizione di ogni tipo d’insegna, targa o bacheca sulla parete muraria esterna.
Targhe indicative di professioni, arti e mestieri, non luminose, potranno essere poste su appositi sostegni mobili, in vista all’interno degli androni.
b) Negli altri edifici è consentito l’uso di targhe in pietra od ottone, della misura massima di mt. 0,30 x 0,50, da apporre a non meno di mt. 0,10 dal filo dell’incorniciatura del portale.
E’ consentita anche l’applicazione di bacheche delle dimensioni massime di mt. 0,70 x 1,00 e mt. 0,12 di spessore, da realizzare obbligatoriamente in ferro, legno verniciato, ottone, pietra locale, con esclusione di ogni altro materiale come plastica o alluminio.
c) Le insegne esterne frontali dei negozi devono essere contenute nel filo interno degli stipiti, e negli edifici anteriori al 1950, realizzate preferibilmente in legno verniciato, ferro o vetro, con scritte a lettere singole dipinte, di bronzo, ottone, marmo, pietra locale, eventualmente illuminate con luce indiretta, indicanti il nome della ditta o dell’attività.
L’orlo inferiore dell’insegna non potrà essere posto a meno di mt. 2,20 dal suolo.
d) E’ vietato l’uso di insegne a bandiera.
Queste potranno essere autorizzate, eccezionalmente, in casi specifici e di comprovata necessità e non potranno comunque avere una sporgenza superiore a mt. 0,40.
Nelle strade con marciapiede possono essere poste con il bordo inferiore a non meno di mt. 2,50 dal suolo, mentre nelle strade senza marciapiede dovranno essere poste almeno a mt. 4,50 dal suolo.

- Che dico? fate un po’ un giretto per vedere quanto è stato rispettato questo articolo...
Voglio concludere guardando una bella città come Cremona. Nel Settecento, in quella città, operavano i Cavalieri dell'ornato e nell’Ottocento la benemerita Commissione d'ornato.
Alla rigorosissima Commissione d'ornato si deve la bellezza e la regolarità del Centro storico di Cremona, che proprio nell’Ottocento raggiunse la sua forma più compiuta.
Ma nonostante ciò, daquelle parti affermano quanto segue, in merito alla Commissione dell'ornato, che pur ha mantenuto ad un buon livello lo stato architettonico e ambientale della città: “Non sempre le Commissioni hanno bene operato. Spesso sono state di fatto uno strumento con il quale i professionisti più affermati hanno monopolizzato il mercato, in altri casi sono state troppo succubi alla volontà degli amministratori più invadenti e meno acculturati”.
Mauro Galeotti



Patrizia Coppa assolta perché il fatto non sussiste
di Patrizia Coppa

Caro sindaco della città di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, Le scrivo queste righe perché raggiungerla di persona è impresa assai difficile.
Mi piacerebbe commentare, insieme a Lei, la sentenza emessa lo scorso 5 Dicembre dalla Corte d'appello del Tribunale di Roma che mi riguarda: “Assolta perché il fatto non sussiste.” Le ricordo i fatti: nell'Aprile 1999, la sera prima del comizio di Gianfranco Fini, fui aggredita da ignoti al Centro Sociale Polivalente del Comune di Viterbo, ove operavo in qualità di volontaria per l'Associazione culturale, non profit di volontariato, “Itinera”.
Il Centro si trova al Sacrario, dove si stava svolgendo la Festa di Primavera di Alleanza Nazionale, e dove Itinera aveva uno stand con le immagini fotografiche dei 110 progetti, realizzati con il patrocinio del Comune di Viterbo, in quattro anni. Sempre quella sera, avevo allestito io stessa lo stand con dieci torte dimostrative dei corsi di pasticceria e cucina, con diverse fotografie e materiale illustrativo relativo alle altre attività dell'Associazione. Avevo provveduto a comporre e far stampare da uno studio pubblicitario le insegne, poi allestite per lo stand. Sempre lo stesso giorno avevo organizzato, aperto e chiuso il laboratorio multimediale che avevo messo a disposizione di Itinera, presso un'altra sede, per lo svolgimento dei corsi di informatica e fotografia. In un'altra sede ancora avevo aperto e chiuso, organizzato e fornito il materiale necessario per il corso di cucina, di lingua tedesca e inglese, nonché preso accordi con un ballerino cubano, che teneva i corsi di ballo, sempre presso Itinera, e che si sarebbe dovuto esibire la sera stessa dopo la cena organizzata da AN nell'ambito della Festa di Primavera.
Nel pomeriggio ho anche seguito le riprese della conferenza dell'onorevole D'Urso, che si teneva presso il Sacrario. Ho, infine, aperto e chiuso il Centro Polivalente dove svolgevo, come volontaria, tutte le attività con il patrocinio del Comune di Viterbo. L'ultima volta che sono entrata al Centro, dopo aver preso accordi con l'assessore del Comune, per effettuare fotografie della cena di AN che si sarebbe svolta di lì a poco, mi sentivo un po' stanca per le innumerevoli attività portate avanti a puro titolo di passione, per lo scopo culturale-socio-aggregativo dell'Associazione da me fondata.
Sono stata aggredita, sono svenuta e mi sono risvegliata in terra con le mani legate dietro la schiena alla gamba del tavolo.
Una volta riuscita a slegarmi, operazione che in Questura mi hanno fatto ripetere più volte, (ossia mi hanno legata in terra ed hanno aspettato che mi slegassi) ho chiesto aiuto e la prima persona giunta a soccorrermi, si è accorta che avevo in testa, incollata ai capelli, la tessera di AN che mi era stata rilasciata pochi giorni prima e che non ho mai più rinnovato.
Trasportata dall'ambulanza del 118 al Pronto Soccorso dell'Ospedale Belcolle, lo stesso ha  rilasciato un certificato che parla di stato di shock, abrasioni alle mani e lesioni. Dopo la mezzanotte sono stata accompagnata dai poliziotti, che avevo ingenuamente ringraziato per la gentilezza avuta nei miei confronti, presso la Questura, e qui sono stata interrogata. Ho subito dato la mia disponibilità alla richiesta di ricostruire i fatti, per puro senso civico, anche se a chiunque apparirebbe assai difficile farlo, dopo una giornata di lavoro, dopo un'aggressione, uno svenimento, il Pronto Soccorso, lo spavento, la rabbia e lo stato d'animo che, credo, non abbia bisogno di altri commenti, e per giunta dopo la mezzanotte.
Infatti, non sono stata in grado di specificare i minuti in cui sono rimasta svenuta e l'ora esatta, al secondo, dell'aggressione, come se un cittadino sano, con capacità di intendere e volere possa essere in grado di cronometrarsi il proprio svenimento e guardare l'ora prima di essere aggredito. Così aver pensato che l'aggressione fosse avvenuta qualche minuto prima dell'ora esatta, è bastato ad essere immediatamente, e a mia insaputa, passata da aggredita ad indagata, facendo dirigere le indagini solo ed esclusivamente su di me.
Da quel momento, signor Sindaco, durante questi sei anni di attesa, il Comune mi ha riservato un trattamento tutto particolare.
Come prima cosa sono stata allontanata dal Centro Sociale affidando ad altri e dietro pagamento di ingenti somme, ciò che io svolgevo gratuitamente per il Comune.
Subito dopo è stato annullato un mio progetto per il Comune che si sarebbe dovuto rinnovare di anno in anno, invece è stato rimosso tre mesi prima dello scadere del primo anno.
Successivamente, mi fu chiesto di ritirarmi dai progetti che sponsorizzavo per un Ente viterbese in favore degli ex tossico dipendenti e detenuti, finanziato dal Ministero di Grazia e Giustizia. 
Sempre con lo stesso Ente partecipavo ad un progetto in favore degli anziani, che ho dovuto abbandonare per “incongruenze e sconvenienza della visura del mio nome”, tali da non permettere un eventuale contributo da parte del Comune.
Pressioni per non farmi lavorare sono giunte da un assessore comunale ad Enti e persone con i quali lavoro o collaboro.
In qualità di videoreporter e giornalista free lance non sono più stata invitata alle conferenze stampa del Comune, pur avendone fatto richiesta.
Mi è stato tolto il permesso sul percorso della Macchina di Santa Rosa che mi era sempre stato rilasciato.
Alla domanda protocollata già da anni in Comune, presso l'Ufficio competente, per inserire Itinera quale Associazione di volontariato nella lista delle associazioni viterbesi, non ho ricevuto risposta negativa, ma ben peggio, non ho mai ricevuto risposta.
Alle domande inoltrate a Lei, sindaco, per poter ripristinare tutti i progetti sopra descritti, non ho mai ricevuto risposta alcuna.
Ho ricevuto, però, a sua firma, lo sfratto dai locali ceduti in locazione dal Comune, che, fortunatamente, grazie alla competenza degli Uffici addetti, ho potuto riprendere e che attualmente occupa l'associazione con regolare contratto.
L'assessore che mi aveva fermato poco prima dell'aggressione per chiedermi se sarei stata presente più tardi alla cena di AN, ha poi, di fronte al Giudice, negato tutto, dichiarando che in quelle ore era in corso il Consiglio Comunale e pertanto non avrebbe mai potuto incontrarmi al Sacrario.
Caro sindaco, Lei sa meglio di me che dal Consiglio ci si allontana spesso e volentieri, e se venisse istituita una multa ad ogni uscita, il Comune diventerebbe miliardario! Per fortuna l'assessore in questione non era solo e l'altro assessore che lo accompagnava lo ha potuto smentire riferendo la verità dei fatti.
Sempre l'assessore, che non lascia il Consiglio neppure un attimo, dopo qualche tempo mi inviò una assistita dei Servizi Sociali del Comune, che ho aiutato, e manco a farlo apposta, quest'ultima mi denuncia alla Camera del Lavoro e mi fa causa presso il Tribunale del Lavoro di Viterbo. Dopo vari anni vinco la causa e supero questo ennesimo “problemino”.
Sempre la stessa assistita mi denuncia presso la Guardia di Finanza di Viterbo con un circostanziato esposto, al quale proponendo ricorso, ottengo due sentenze a me favorevoli emesse dalla Commissione Tributaria di Viterbo che sanciscono la regolarità fiscale della mia Associazione, e supero anche quest'ultimo “problemino”.
Sempre la stessa assistita mi aggredisce e mi insulta davanti a testimoni, e pertanto la denuncio alla Procura.
Quando riesco a visionare l'esposto che  questa assistita aveva presentato alla Guardia di Finanza, mi accorgo che all'epoca aveva presentato due documenti originali, gli stessi che mi furono sottratti la sera dell'aggressione, furto che denunciai la sera stessa alla Questura.
Sto provvedendo alla denuncia.
Dulcis in fundo, recentemente una associazione culturale, sempre patrocinata dall'assessore che “non lascia mai il Consiglio”, mi dichiara di essere stata avvicinata in Comune per “farmi fuori” attraverso la stessa.  Quest'ultima, dopo aver firmato un progetto di collaborazione con la mia associazione sostiene falsamente di aver ottenuto in subaffitto i locali a me concessi dal Comune. Poi però, nella mia segreteria telefonica, mi conferma il progetto di collaborazione e afferma: “ma la cosa deve rimanere tra noi, altrimenti se lo viene a sapere Gabbianelli, per noi è la fine”.
La medesima associazione ha anche scritto al Comune una lettera per cercare di non farmi ottenere un rimborso dal Comune stesso per un danno subito da Itinera tre anni fa. Ma grazie alla competenza degli uffici comunali la cosa è in via di soluzione positiva. Per ultimo, come se non bastasse, l'associazione di cui sopra ha occupato i locali dell'Itinera cambiandone la chiave e, addirittura, sprangando con un'asta di ferro l'entrata. Grazie al pronto intervento di sei poliziotti, egregiamente guidati dal caposervizio della Digos della Questura di Viterbo, sono riuscita a riavere le mie chiavi e a far togliere la spranga per poter avere di nuovo accesso alla sede, e a far evacuare gli appartenenti a quella associazione, che affermano di essere patrocinati dall'assessore e sostenuti da Lei, signor Sindaco.
Ora, signor Sindaco, le cose sono due, o Lei ce l'ha proprio con me, ed è veramente cattivo, oppure non sa cosa fanno i suoi assessori per Suo conto. 
Orbene, dopo quanto accaduto, dopo aver vinto la causa di Lavoro, dopo aver ottenuto due sentenze favorevoli della Commissione Tributaria, dopo aver ottenuto l'allontanamento dell'associazione che “doveva farmi fuori” e dopo la vittoria romana con l'assoluzione “perché il fatto non sussiste”, avrei potuto festeggiare, ma se un cittadino deve festeggiare per  aver ottenuto il riconoscimento dei propri diritti, allora non viviamo in una società civile.
Subito dopo l'aggressione ad esprimermi solidarietà furono solo esponenti della Sinistra, quali Giuseppe Benito Sini del Centro di ricerca per la Pace, Daniela Cesaretti e Linda Natalini coordinatrici provinciale e comunale delle donne Ds, Anna Moscucci coordinatrice dei Verdi, Enrico Mezzetti capogruppo consiliare Ds, Emilio Emiliani di Rifondazione comunista e Mauro Galeotti direttore del quindicinale La Città. Tutti insieme affermarono che “L'intera città deve stringersi intorno alla persona che ha subito questa aggressione ed esprimerle piena e profonda solidarietà”.
Nessuna solidarietà, invece, è venuta dalla Destra, che con distacco esternò poche e dubbiose parole.
L'assessore Antonio Fracassini al Messaggero dichiarò: “L'episodio è gravissimo, ma è giusto attendere l'esito delle indagini”.
E anche Lei signor sindaco non fu da meno, tanto che sul Messaggero affermò: “Prima di esprimerci vogliamo verificare con esattezza quanto avvenuto”.
Ora, alla luce di quanto deciso dai giudici, che mi hanno assolta “perché il fatto non sussiste”, Lei si rende conto che ha perso tempo per sei anni a fare terra bruciata intorno a me?
E ora, verificata l’esattezza di quanto avvenuto, se la sente di esprimersi in merito?
Patrizia Coppa



Auguri di Buon Natale!!!
di Claudio Santella

Cristo ci mette in crisi. Cristo riesce sempre a metterci in crisi. Ci investe brutalmente con una realtà della quale noi abbiamo perso la coscienza.
Senza dirci tante cose ci mostra con la Sua venuta e la Sua vita un modo diverso di pensare, quindi di agire.
Dove andrebbe a nascere oggi Cristo se dovesse tornare? Probabilmente sempre a Bethelemme, forse ad Harlem, forse nell’Afghanistan, forse nell’Iraq, forse in Cecenia o in un altro luogo martoriato dalla guerra; forse in un lebbrosario, forse nelle favelas, o tra i campesinos? Non lo sappiamo. Ma una cosa è certa: non verrebbe a S.Pietro o negli istituti degli ordini mendicanti, probabilmente neppure in certi tabernacoli!
Non ci verrebbe perché in questi luoghi il mistero della povertà da troppo tempo non è più un mistero. Verrebbe forse a casa nostra? Rispondiamo a noi stessi: No, difficilmente. E a trovarlo nella Sua nuova capanna chi per primo ci andrebbe? Noi forse? Ma noi siamo occupati a festeggiare, a fare pranzi, a comperare regali, siamo occupati a mettere il vestito delle feste per onorare Dio. Noi, credo, che non avremmo tempo per andarlo a trovare. Ma altri si! Tutti coloro che non hanno bisogno di molto tempo per mangiare, che fanno presto a vestirsi, che non hanno le mani occupate da troppi regali per vedere la strada che conduce a Lui. Questi farebbero presto a decidersi. Cristo nato povero, povero realmente, di fatto, senza avere per questo fatto un voto. Riconosciamo di trovarci di fronte a uno sconcertante mistero, che sconvolge tutto il nostro modo di pensare e la nostra scala di valori, perché eleva quello che noi disprezziamo e compatiamo: la povertà, i poveri. Per noi uomini di oggi, che spendiamo miliardi in divertimenti, miliardi in vestiti, che paghiamo centinaia di milioni due piedi per giocare a pallone, per noi tutto questo ha un significato?
La nascita di Cristo è un appello al valore della povertà. Non del fatto della povertà, perché in se stessa non è un valore, ma della povertà intesa come rifiuto di fare della ricchezza l’idolo a cui tutto si sacrifica, e del benessere l’aspirazione più grande della vita, della povertà liberamente accettata e voluta per poter far parte agli altri delle proprie ricchezze, della povertà intesa come liberazione della schiavitù del denaro e dell’interesse per essere più disponibili al servizio di Dio, dei fratelli.
Noi non abbiamo bisogno di intendere questo appello? Guardiamoci intorno.
Milioni e milioni di mani sono presentate contro di noi in una presente accusa, contro di noi si scaglia la collera dei poveri, perché il Natale, manifestazione della povertà, è diventato la festa delle spese.
Questo Natale - è un invito a ritrovare Cristo nel povero, e rispettare la sua dignità di povero che chiede giustizia.
-È un invito a sentirci ricchi di quella libertà dalla peggiore delle alienazioni: la tentazione della ricchezza come fine di vita, perché ci lega in un egoismo senza scampo, quasi istituzionalizzato.
-È un invito a cercare, ad amare il povero, di un amore attivo, non di una compassione sterile.
-È un invito a testimoniare anche noi, per quanto possibile, una vita più povera.
-È un invito a farci al servizio dei poveri, non solo a ricordarci qualche volta di loro.
-È un invito a rispettare quelli che sono i nostri più elementari doveri, perché il nostro superfluo è un furto a chi non ha.
-È un invito soprattutto ad avere fiducia nella fondamentale bontà dell’uomo per non chiuderci in un vuoto lamento dei mali, ma per esser certi che la nostra buona volontà può, deve, risolvere i problemi più urgenti.
-È un invito, infine, a gettarci nella mischia con entusiasmo, fede ed amore profondi. Perché il regno di Dio, lo dobbiamo dimostrare, comincia su questa terra. Non fermiamoci ai margini della storia. Il mondo ha bisogno di noi per trovare la via della salvezza, abbiamo qualcosa da fare con esso e per esso.
La nostra povertà, sarà la motrice di questa marcia, alla cui fine Cristo ci aspetterà sempre nella Sua povertà, circondato sempre da nuovi poveri di ogni genere.
Ci aspetterà per arricchirsi, per arricchirci: ci arricchirà di quell’amore che ci accomuna a tutti, che ci rende fratelli di tutti, che ci unirà a tutti in Lui.
Il Natale è una cattedra, è una lama tagliente che penetra nel nostro cuore.
Abbiamo celebrato il Natale per duemila e quattro volte ed abbiamo sempre detto:
“Non c’è posto”. Oggi che lo celebriamo per la duemillessima e quinta volta non diciamo più: “Non c’è posto”.
Lasciamoci penetrare; lasciamoci trasformare; facciamo nascere in noi qualcosa di nuovo.
Il buon Natale che ci scambiamo sia pregno di questa disponibilità, ci renda pronti ad agire, a fare tutto quello che è necessario.
Allora l’augurio non sarà più di buon Natale, ma l’augurio che il Natale porti qualcosa di veramente buono.
Claudio Santella


postato da: Spvit | 23:28 |