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mercoledì, dicembre 14, 2005

Finalmente... una bella illuminazione
di Agnese Galeotti

Ho notato, con molto piacere, la nuova illuminazione delle mura cittadine nei pressi di Porta Bove. Per capirci meglio per tutta la lunghezza di Via del Pilastro. Infatti, diversamente dal resto delle mura, in questa parte, sono state illuminate da raggi di luce che partono di fronte alle stesse. Intelligentemente, sono stati usati direttamente i pali delle luci che illuminano la strada. Infatti, sono stati applicati in cima agli stessi, fari più forti in direzione delle mura. L’effetto è notevolmente migliorato rispetto al passato.
Ora mi chiedo perché lo stesso trattamento non viene indirizzato anche al resto delle mura cittadine?
A mio parere l’illuminazione attuale presso Porta Fiorentina, Piazzale Gramsci, Viale Raniero Capocci ecc... è veramente non adatta e non tiene il confronto con quella di Via del Pilastro!
E’ un tipo di illuminazione di cattivo gusto, sembra di trovarsi di fronte ad un cimitero, con quei lumini posti tra un merlo e l’altro. Infatti, fateci caso, il tutto assume un aspetto lugubre e freddo! Invece, con la nuova illuminazione verso Porta Bove, le mura sembrano sorgere fiere e massicce, imponenti in tutto il loro essere. Prendendo esempio dai lavori in Via del Pilastro, si potrebbero utilizzare gli stessi lampioni che illuminano la strada per risparmiare tempo e denaro e illuminare a dovere le mura che vanno da Porta Fiorentina fino a Porta della Verità, da qui a Porta del Carmine per raggiungere Porta Faul.
Un’altra pecca che mi ha colpito, è rappresentata dai fari incastonati nel terreno che illuminano le mura dal basso. Perché questi immettono una luce di color giallo e le luci sui merli di color bianco? ma il senso dell’estetica dove sta? o tutte luci sono bianche o tutte gialle! Inoltre all’entrata di Porta Romana, due faretti fissati nel terreno, sono rotti, ed invece di essere riparati sono stati riempiti di asfalto... ma bravi!!
Comunque fatto trenta in Via del Pilastro, pazientemente aspettiamo il trentuno!
Agnese Galeotti



Gabbianelli incontra padre Stefano
di Francesca Bruti

In occasione di una serie di eventi che, dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005, molte regioni e città italiane hanno inaugurato, per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo, anche Viterbo ha testimoniato il proprio impegno. E lo ha fatto agli Almadiani con la mostra “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”, riaperta dal 27 novembre, dopo che la prima esposizione di settembre aveva riscosso consensi e successo di pubblico tra i cittadini. La rassegna documenta l'attività che Padre Stefano Scaringella, frate cappuccino e medico chirurgo, sta svolgendo presso la clinica Saint Damien, da lui stesso fondata venti anni fa, nel nord ovest del Paese africano; inoltre, sono riportate anche le frasi tratte dai dialoghi tra Padre Stefano e il sindaco Giancarlo Gabbianelli, che si sono incontrati alcune volte negli ultimi due anni.
I Viterbesi possono così conoscere la difficile realtà di un Paese affascinante, ma che ha assoluto bisogno del sostegno esterno di persone come Padre Stefano, nella cui struttura vengono eseguiti circa 1300 interventi all'anno. E il Comune di Viterbo, con l'aiuto delle donazioni dei cittadini, ha attivato un conto corrente (C/ c 100 69 479 Viterbo per Ambanja - Madagascar Abi 06065 cab 14500), per l'invio delle prime quote ottenute, circa 2.000 euro, e per continuare la raccolta dei fondi.
L’iniziativa di Viterbo fa parte degli eventi della seconda edizione delle “Giornate per la Cooperazione Italiana”, promossa dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, che si propone di offrire un'ulteriore occasione di riflessione nelle Istituzioni pubbliche e private e vede protagonisti operatori e volontari, che in prima persona si rendono testimoni della solidarietà del nostro Paese all'estero. Le Giornate si svolgono sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.
Francesca Bruti



Maccaroni! me te magno
di Patrizia Labellarte

La nostra città gode di un’autonoma e tradizionale cucina strettamente legata ai suoi prodotti tipici che evidenziano tracce storiche che vanno dagli Etruschi, ai Romani, fino ai Farnese ed ai papi che spesso hanno soggiornato nella Viterbo medioevale.
L’olivo, la vite, i funghi, le castagne e le nocciole sono solo alcuni degli elementi di cui gode questa terra e da cui ne deriva una cucina sana, gustosa e ricca di profumi.
Visto che siamo in area pre-natalizia vorrei qui approfondire il tema dei dolci. La tradizione gastronomica della nostra città ci insegna che la preparazione dei dolci, nel passato, era sempre legata ad una festività e rappresentava l’unica occasione per poter mangiare più abbondantemente.
A Natale, da noi, non mancano mai i “Maccheroni con le noci”, che rappresentano il piatto più caratteristico di questa festa. All’inizio venivano consumati come primo piatto nel pranzo di Natale, successivamente sono passati a fine pasto, come dolce tipico del cenone della Vigilia. In alcuni paesi della Tuscia, quali Tarquinia e Valentano, si usa, ancora oggi, servirli caldi all’inizio del pasto. Questa è la ricetta del dolce che viene servito freddo alla fine della cena.
INGREDIENTI:
300 gr di fettuccine all’uovo , 350 gr di cioccolato fondente, 150 gr di zucchero, cannella q.b. , una ciambella all’anice, 3 kg di noci. Cuocere la pasta in acqua salata. In una terrina intanto mescolare insieme la cioccolata grattugiata, la cannella, lo zucchero, le noci sgusciate, tostate e macinate e la ciambella tostata e tritata finemente. Una volta scolate le fettuccine e fatte asciugare, ma non troppo, estrarle una parte e depositare in un piatto da portata, nel quale condirle con uno strato sottile del miscuglio preparato precedentemente. Dopo averle ben mescolate con la forchetta, ricoprirle con uno altro strato del preparato di cioccolato, noci, cannella, zucchero e ciambella. Ripetere l’operazione fino ad esaurimento della pasta e degli altri ingredienti, pigiando sempre bene i vari strati così ottenuti, in modo da ottenere l’aspetto di una torta.
Una volta fredda, servite e…buon appetito!
Patrizia Labellarte



Svolta sulle antenne!?!?
di Francesca Bruti

Sembra giungere ad una svolta positiva la storia infinita delle antenne a Viterbo! Per mesi, in varie parti della città, i Viterbesi hanno visto spuntare brutte antenne per la telefonia mobile; strutture che spesso non rispettavano neanche il piano regolatore emanato dal Comune. Per non parlare del disagio visivo e ambientale, causato ai cittadini stessi.
L'Assessore all'Urbanistica Maurizio Tofani ha dichiarato che “un costante e proficuo raffronto con i gestori della telefonia che intendano installare le loro antenne su questo territorio […] è fondamentale per l'individuazione di soluzioni che vadano prima di tutto nella direzione della tutela della comunità cittadina”.
Finalmente, si sta cominciando a capire che i lavori in città vanno fatti per il bene dei cittadini.
Uno dei primi incontri distensivi con i gestori si è avuto nei giorni scorsi, quando l'Assessore ha incontrato una rappresentanza della compagnia telefonica Tim, con la quale il Comune non era mai riuscito ad accordarsi sull'installazione delle antenne. Sempre Tofani ha confermato che è stato “un confronto che si rendeva necessario e che siamo riusciti ad ottenere”; ribadendo poi la volontà di proseguire questo confronto anche con altri gestori, sempre nel rispetto e nell'interesse della cittadinanza.
Speriamo che tutte queste parole si traducano in fatti concreti e che, come spesso è accaduto a Viterbo, non rimangano delle promesse senza seguito.
Francesca Bruti



Giuseppa ricorda
di Riccardo Manca

Viterbo, 24 Dicembre l’anno non importa.
Non importa, perché la signora Giuseppa, 84 anni portati benissimo, di Natali ne ha visti tanti e ha deciso di raccontarmene uno.
“Per la nostra famiglia – esordisce la signora Giuseppa Viterbese doc – il Natale ha sempre avuto un significato particolare. Abitavo in campagna con i miei genitori ed i miei dieci fratelli. Qualche giorno prima della vigilia di Natale venivo a Viterbo con l’autobus per acquistare, in un negozio del Corso, qualche bottiglia di vino”.
Durante l’intervista, gli occhi della signora diventano improvvisamente espressivi.
“Acquistai, in quell’occasione, anche qualche personaggio per fare il presepe. Mi ricordo Riccà – continua la signora chiamandomi per nome – che il nostro albero di Natale era composto da alcuni ramoscelli di vischio; il presepe, mio padre lo faceva sotto queste frasche di vischio, sul mobile del soggiorno. All’epoca, sto parlando del 1935, non c’erano le luminarie da appendere all’albero di Natale. Il menù del cenone era semplice: minestra con i ceci, maccheroni con le noci e baccalà”.
L’incontro con la signora Giuseppa sembra un album di fotografie ingiallite, pieno di ricordi.
“Poi, nel 1955, da un paese della provincia con mio marito e due figlie, sono venuta ad abitare a Viterbo”. E le cose cambiarono. Cambiarono. Nella mia famiglia mio marito iniziò a fare l’albero di Natale. Era un abete vero pieno zeppo di luci, festoni e sfere. A Viterbo cambiò l’atmosfera in attesa del Natale. Intorno al 1962, misero delle lampadine sugli archi di Palazzo dei Priori. Dopo alcuni anni, la gente iniziò a mettere le luci di Natale sui balconi delle abitazioni”.
Come festeggerà il prossimo Natale la signora Giuseppa?
“I modi di festeggiare il Natale sono cambiati. Prima avevo i miei genitori e la mia famiglia era composta da diciotto persone. Ora, dopo tanti anni – conclude la signora - la mia famiglia è composta da figlie e nipoti; mio marito se n’è andato alcuni anni fa. Trascorrerò il Natale insieme a loro.”
Allora Buon Natale signora Giuseppa, con tutto il cuore.
Riccardo Manca



Nuovi marciapiedi in Viale Trieste
di Patrizia Labellarte

Viale Trieste o più comunemente “Strada della Quercia” è la via che collega Viterbo con  La Quercia. La sua nascita risale all’incirca nel 1540 su richiesta di Giacomo Sacchi per la costruzione di una strada che collegasse Viterbo alla Madonna della Quercia, in onore della venuta di papa Paolo III.
Nel 1610 e 1612 la strada fu ripristinata per renderla più dritta e spianata. Nel 1722 dopo lo scavo di una forma per l’installazione di una conduttura d’acqua, il viale, divenuto impraticabile, fu mantenuto dal Comune di Viterbo per trenta scudi l’anno.
Nel 1747 il piano stradale fu di nuovo livellato a spese del Comune. In seguito, lungo la via, furono costruiti i cosiddetti "casini", cioè, vere e proprie ville: Villa Medori, Villino Maria, Villino Giuseppina, Villa Minissi e Villa Tedeschi oggi sede del Ce.F.A.S. Proprio per la sua  favorevole conformazione, dritta e leggermente in salita, la strada della Quercia, nell’800, veniva utilizzata per lo svolgimento delle corse con i cavalli montati da fantino, in occasione delle Festività di santa Rosa. Ed oggi?
Sicuramente il viale sembra aver mantenuto tutte le caratteristiche di un tempo…ma proprio tutte!!! Infatti, è rimasto quasi come l’inizio…a veder i marciapiedi direi anche quelli, visto le condizione pietose in cui si trovano o meglio in cui si trovavano. Ebbene sì, finalmente il Comune si è deciso a prendere provvedimenti. Era ora!!! Sono anni che il marciapiede peraltro in entrambi i lati è impraticabile. Tra buche, rigonfiamenti dell’asfalto, dovuto alle radici degli alberi, i pedoni  sono costretti ad una sorta di gimcana per poter camminare senza dover prendere qualche distorsione. Per non parlare, poi, del fatto che in alcuni punti il marciapiede è del tutto inesistente, tanto, da non distinguerlo più dalla strada, oppure è talmente stretto che è impossibile passarci in due. Credo sia un giusto intervento, che forse doveva essere fatto da più tempo, non solo per i pedoni, ma anche perché conferisce alla via un aspetto nuovo, più gradevole. Ma di cose, a mio avviso, ce ne sarebbero da fare. Ad esempio piantare alberi nuovi o coltivare al meglio quelli già presenti sul viale, oppure migliorare l’illuminazione.
Vi siete mai accorti, passando di sera, quanto sia fiacca? A me dà un senso di tristezza infinita! Eppure, sarebbe spettacolare vedere questa strada, così importante, illuminata ad arte, magari con qualche faretto che dà luce dal basso verso le ville più belle? In fondo “basta così poco, che ce vo'”!
Patrizia Labellarte



Cev Cev Cev Ce Vo’ tanto a fa’ pulizzzia
di Sanclaudio

Il C.E.V. ha nuovamente provveduto alla distribuzione di un volantino per sensibilizzare i cittadini di Viterbo a rispettare determinate regole nella raccolta dei rifiuti solidi urbani affermando di voler migliorare la qualità della vita nella nostra città.
Attraverso questo volantino si invitano i cittadini a collaborare con l’Amministrazione comunale e con lo stesso C.E.V. alla riuscita dei buoni propositi che Amministrazione e C.E.V. si sono imposti.
Attenzione: il volantino è lo stesso che venne distribuito alle famiglie viterbesi nel febbraio-marzo di quest’anno. Gli stessi caratteri, le stesse raffigurazioni, le stesse parole! Anche noi ripeteremo le stesse osservazioni che pubblicammo nel numero 6 del 23 marzo 2005 de “La Città” al quale rimandiamo i nostri amici lettori (www.lacitta.splinder.com). Aggiungiamo però qualcosa: che la raccolta dei rifiuti solidi nella nostra città è come era prima: vergognosamente attuata. Non ci stancheremo mai di segnalarlo. Non v’è un nesso logico nell’attuazione del servizio; non c’è stato un miglioramento... che è uno; nessun responsabile del servizio ha mostrato idonee capacità di gestione.
Non è cambiata una virgola.
Il C.E.V. non si è chiesto come mai il servizio di raccolta dei rifiuti solidi non ha funzionato, non si è chiesto se c’è stata cattiva gestione; ha dato per scontato che gli errori venissero commessi dai cittadini ed ha dato nuovamente dei suggerimenti, gli stessi suggerimenti, e, nuovamente, in una forma poco elegante.
Distribuito una prima volta il volantino, questi signori si sono tacitati la coscienza; hanno creduto di aver fatto tutto quello che era possibile fare. Visti i risultati c’era da aspettarsi che facessero qualcos’altro: nemmeno per sogno. Ripetendo un ragionamento che aveva ottenuto un risultato fallimentare, come se fossero tetragoni, hanno ridistribuito lo stesso volantino. Il risultato sarà lo stesso. Ed allora questi signori diranno che loro hanno fatto il massimo, che di più non si può fare, che la colpa è dei cittadini, che nonostante i loro sforzi...
Ma quali sforzi, ma quale massimo, il massimo di che cosa, delle loro capacità, ma, se è così, il massimo delle loro capacità non è il massimo che si può fare: questo è palese. Il C.E.V. anziché venirci a dire cosa si deve fare, ci faccia vedere come si fa, perché tutto ci sembra tanto una barzelletta. Scusateci, ma siamo alla prima, alla seconda, alla terza o alla quarta rappresentazione della tetralogia. Non ci vuole poi granché per migliorare il servizio di raccolta dei rifiuti solidi a Viterbo; basta volerlo veramente, perché ora come ora viene fatto male, malissimo, malissimissimo.
Innanzi tutto i cassonetti sono costantemente sporchi, perché  non vengono mai lavati, come avveniva negli anni passati; in secondo luogo sono quasi tutti rotti per un verso o per un altro, e i rifiuti giacciono a cielo aperto; terzo sono pochi e mal disposti; quarto sono posizionati in posti in cui non dovrebbero stare; quinto nessuno si preoccupa di pulire sotto di essi; sesto la raccolta viene effettuata in orari che coincidono con momenti di alta intensità di traffico, creando intasamenti continui; da ultimo, ma non ultimo, non v’è uno straccio di disposizione che regoli la raccolta in modo da evitare che i rifiuti restino giornate intere, week-ends inclusi, alla mercè di tutti, cani, gatti, sciacalli e maleducati vari, compresi.
Ci vuole molto a pulire i cassonetti? Ci vuole molto a posizionarli in posti idonei? Ci vuole molto ad esigere pulizia da parte dei netturbini? Ci vuole molto a disporre il divieto di gettare immondizie in ogni ora del giorno e della notte imponendo il rilascio dei rifiuti poco prima della raccolta degli stessi? Ci vuole molto ad effettuare la raccolta in orari più consoni?
Certo che ci vuole, ma non molto: ci vuole un altro modo di concepire la gestione del servizio o, considerati i risultati, affidare la gestione ad altri, compresi gli stessi organi del Comune attualmente addetti ai controlli, perché se chi deve vigilare, il proprio servizio, anziché con controllo, lo effettua con control è chiaro che tutto finisce a puttane. Non veniteci a dire che ci sono i costi, perché pagare un servizio che lascia a desiderare è di per sé un costo notevole, e non solo un costo, mentre pagare un servizio fatto bene non è un costo.
Un suggerimento per reperire fondi: se il Comune vendesse gli addetti al servizio per quello che prendono e li ricomprasse per quello che valgono non solo avrebbe risolto il problema dei costi, ma riuscirebbe a finanziare il servizio medesimo per anni ed anni, abolendo le tasse per lo stesso. Il problema è trovare l’acquirente, che, comunque, non può e non deve essere il cittadino. Altro che aumenti, pulizia ci vuole, e rimborso agli utenti per parziale adempimento.
Sanclaudio




Essere ed apparire

Da alcuni giornali abbiamo appreso che un dipendente comunale, accusato di essere l’autore di alcuni furti pertinenti beni del Comune, è stato tratto in arresto da parte delle forze dell’Ordine.
Ci auguriamo che le indagini non abbiano un seguito altrimenti potremmo correre il rischio di vedere svuotati gli uffici e di rifare le elezioni. Naturalmente e lapalissianamente questa non è che una battuta senza alcun fondamento, che vuole soltanto strappare un sorriso.
Non è una battuta, invece, ma una considerazione da prendere un po’ sul serio il fatto che per aver tratto in arresto un “ladro di polli”, poco più che un cleptomane, sia apparsa sui giornali, quasi in gara tra loro, la foto di tutto lo stato maggiore della Questura, come se si fosse proceduto a chissà quale rischiosa e difficile operazione. Anche qui l’espressione va intesa paradigmaticamente, ci mancherebbe altro, però non si può impedire alla gente di riflettere, su questo modo di essere, soprattutto quando in un’occasione simile, ma con risultati opposti, è apparsa sui giornali la notizia che una nostra concittadina, che era stata indagata, accusata, processata e condannata per motivi che in sede di appello si sono rilevati completamente infondati, nessuna foto ha corredato la notizia.
Ci riferiamo a Patrizia Coppa, la quale a suo tempo per aver denunciato di aver subito una aggressione nei locali del Centro Sociale Polivalente del Comune fu inquisita con il risultato di rimanere “cornuta e mazziata” alla faccia delle affermazioni del Ministro Pisanu, che reclama, costantemente e ripetutamente, l’aiuto dei cittadini onesti nel denunciare ogni forma di violenza.
Considerata la par condicio, non sarebbe stato il caso che, anche in questo caso, fosse stata pubblicata la fotografia di chi allora condusse le indagini e quant’altro? Est modus in rebus, prego.



A disposizione delle mamme
di Periscopio

Nella certezza di rendere un servizio utile, sul numero 16, del 31 agosto 2005, de La Città segnalammo l’apertura di un Ambulatorio di medicina naturale pediatrica presso il poliambulatorio della ASL di Viterbo, nei locali del vecchio Ospedale Grande.
Le nostre aspettative non sono andate deluse, anzi, molte mamme hanno telefonato alla redazione del nostro giornale per chiedere ulteriori notizie in merito o per avere il numero telefonico di detto ambulatorio. Siamo ben lieti di fornire nuovamente i recapiti dell’ambulatorio in questione, sia quello telefonico che quello civico; per ciò che attiene invece le varie informazioni sanitarie richieste consigliamo, quanti abbiano interesse, di rivolgersi in loco, dove troveranno personale qualificato e medici specializzati che sapranno soddisfare ogni richiesta. L’Ambulatorio di medicina naturale pediatrica, si trova alla stanza n. 2 del Poliambulatorio della ASL, al primo piano, presso il vecchio Ospedale Grande, ed è aperto nei giorni di martedì, giovedì e venerdí con i seguenti orari: 9;00 - 9,45 - 10,30 - 11,15 - 12,00.
Gli appuntamenti possono effettuarsi mediante prenotazione presso i C.U.P. di zona senza ricetta medica.
L’ambulatorio può essere contattato telefonicamente ai seguenti numeri: 0761/236555 - 0761/236279 e 0761/236280.
Restiamo naturalmente, e con piacere, a disposizione di tutte le mamme e di tutti gli altri cittadini.
Periscopio

postato da: Spvit | 23:25 |