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mercoledì, novembre 23, 2005
Il Mercatino del Viandante
ANTIQUARIATO - ARTIGIANATO
ORTE (VT)
il 27 Novembre 2005
e ogni quarta domenica del mese
di fronte all’Uscita dell’Autostrada del Sole
Info: 3393337869 (Mauro)
23 Novembre 2005
Anno XV n° 22
Ognuno fa quello che gli pare
Gabbianelli pensaci tu
di Mauro Galeotti
E’ qualche tempo che i rapporti con il sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, sono più distesi e ciò mi consente di sottoporgli, serenamente, con la voglia di fare, la situazione ornamentale in cui si trova la nostra bella città.
Mi rivolgo a lui perché prenda a cuore la questione e mi rivolgo al direttore generale del Comune, l’architetto Armando Balducci, che, anche per la formazione tecnica che ha, sentirà con forza, nel proprio animo, il mio lamento.
E inizio col riferirmi ad una premessa di tutto rispetto, quella del Consiglio comunale del 19 Marzo 1999, delibera 96, in merito all’Ornato cittadino: “Disciplina speciale per l’ornato cittadino e tutela dell’ambiente e del paesaggio urbano”.
Infatti leggo, il Regolamento dell’Ornato cittadino “costituisce lo strumento operativo indispensabile per il rigoroso controllo sulla qualità architettonica e ambientale che il Comune di Viterbo intende esercitare sulla intera area del centro storico del capoluogo e delle frazioni”.
E m’hai detto scansati...
“Il fine – continua il Consiglio comunale - è quello di salvaguardare un patrimonio di valore inestimabile che la città possiede”.
E m’hai detto cotica…
Parole sacrosante, ma quanto, poi, in realtà è stato attuato tutto ciò. Assai poco!
Basta fare due passi a Viterbo per vedere facciate di palazzi non tinteggiate da decenni.
Su vie storiche, case con l’intonaco caduto da anni. In piazze importanti, persiane mezze divelte. In vedute particolarmente suggestive, parabole satellitari. Sui tetti, antenne trasmittenti. E poi, per non parlare dei tubi del metano che in ogni dove hanno massacrato i muri delle abitazioni, senza alcuna regola, senza alcun rispetto. E che dire dei fili elettrici, quelli telefonici, quelli delle antenne tivu, quelli per i panni stesi.
Una città dove ognuno fa quello che vuole.
Ma il regolamento comunque c’è, è stato redatto e lì giace, bello e morto!, sul sito del nostro bene amato Comune: http://www.comune.vt.it/blocco-f/f08/docs/modulistica.htm.
Ma do uno sguardo ai vari articoli del regolamento.
“Art. 1 a) Non è consentita l’alterazione delle pavimentazioni del tipo tradizionale in pietra, quali peperino, basaltina e sampietrini di basalto”.
Allora perché in Via del Gesù sono stati tolti i lastroni tradizionali in peperino e al loro posto è stato messo uno strato di asfalto? Perché in più vie dove sono stati tolti i sampietrini al loro posto è stata messa una volgare “pezza” di asfalto?
“Art. 2 a) L’illuminazione pubblica ordinaria dovrà uniformarsi alle apparecchiature in ghisa e ferro, esistenti o documentate fotograficamente, sia per la sostituzione di armature e sostegni, che per la messa in opera di nuove armature a sostegni”.
Anni fa, quando furono installate le orrende palle di vetro per illuminare la città, anche lungo le vie storiche, questo articolo del regolamento non è stato manco visto.
“Art. 4 a) Le fontane e i lavatoi vanno mantenuti in efficienza e tutelati, come parti particolarmente pregiate dell’arredo urbano”.
Così non è per Fontana della Rocca, che perde la poca acqua che ha, da tutte le parti. Non è per Fontana Grande che avrebbe bisogno di un restauro integrale. Così non è per i lavatoi di Via san Gemini che in parte crolla, di Via santa Maria delle Rose, pieno di erbacce e di Via Signorelli.
“Art. 4 c) Le porte urbane esistenti vanno restaurate e conservate con il consolidamento delle parti originarie.
Quelle mancanti potranno essere ricostruite utilizzando i cardini esistenti ed adoperando materiali e tecniche tradizionali sulla base di ricerche storico – fotografiche”.
Così non è per Porta Faul le cui porte furono bruciate nel vicino mattatoio nel dopoguerra e, inoltre, lo scrivo da mesi, la porta ha il tetto sfondato e ci piove. Andrebbero anche tolti quegli orrendi sostegni di rinforzo, in mattoni rossi, murati dopo la guerra, e sostituiti, se necessario, con pietre in peperino.
“Art. 6 c) E’ vietata l’apertura di nicchie per il contenimento di elementi tecnologici necessari ai servizi senza una preventiva disamina con il Settore comunale competente che approverà o adotterà la soluzione meno invasiva.
La chiusura dei vani sarà realizzata esclusivamente in ferro verniciato.
Nel caso di murature antiche in pietra a faccia vista è vietata l’esecuzione di nicchie o forature”.
La città è piena di nicchie in ogni dove, di ogni grandezza, con sportelli anche in plastica, per il telefono, per l’acqua, per la luce, per il gas… Tutti autorizzati? e tutti rispettano l’art. 12 e) che intima “Gli elementi in pietra vanno mantenuti liberi da tende, segnaletica, tubature, cavi e ogni altra apparecchiatura deturpante”.
“Art. 6 d) E’ vietata l’installazione di antenne per telecomunicazioni, o di grandi strutture similari, all’interno del centro storico su isolati o edifici di particolare interesse storico e architettonico”.
Ch’ho da di’. Solo due esempi macroscopici, una antenna è sul Palazzo Grandori, una su una casa prospiciente Piazza Fontan di Piano, di fronte alla trecentesca fontana a fuso, orgoglio del Quartiere di Pianoscarano.
“Art. 9 a) Le canne fumarie dovranno essere dotate di adeguati comignoli in muratura di tipologia architettonica tradizionale”. Invece vedi troppo spesso terminali di canne fumarie con quell’affare a sfera in acciaio inox che gira su se stesso a mo’ di elica.
Negli edifici di epoca medioevale, “articolo 11 c) E’ vietato chiudere o manomettere le buche pontate e ogni altra bucatura originale o comunque antica”. Ad esempio le “buche pontate” della Torre dei Priori in Piazza del Plebiscito sono state tutte chiuse da mattoni rossi forati. Mentre sono stranamente tollerate le innumerevoli finestre e finestrelle che sono state aperte lungo le mura castellane.
“art. 13 a) E’ vietato asportare dall’esterno degli edifici qualsiasi elemento di interesse storico, artistico o documentario, sia esso in pietra, terracotta o altro materiale, ed inserirne di nuovi o antichi di qualsiasi provenienza”.
E’ sparito, ad esempio, uno stemma di san Bernardino che si trovava in Via delle Fabbriche, era cadente, è stato tolto forse dai Vigili del fuoco e non è stato più rimesso in sito. Invece è tollerato lo “stemma” che riproduce una mano che fa le corna posto in Via san Leonardo sopra l’ingresso della pizzeria.
E non solo altri elementi che non hanno nulla a che fare con la città sono in Via san Pietro e nel Quartiere di san Pellegrino.
“art. 13 c) Per le facciate graffite o affrescate o opere d’arte di particolare rilevanza, inserite nelle murature, si applicano i principi del restauro conservativo.
E’ obbligatorio tenere libera la superficie di qualsiasi elemento estraneo che occulti, rompa o deteriori l’intonaco”.
Come la mettiamo con i graffiti di Via Annio, ossia quelli sul Palazzo Nini, in costante degrado e quelli sulla Casa della Pace all’inizio del Corso, angolo Piazza delle Erbe.
Per le pitture esterne in Via san Leonardo è una casa che sul fronte ha pitture riproducenti volti di persone e graffiti ancora non scomparsi completamente e recuperabili, perché non fare subito un intervento conservativo?
E qui per questo numero mi fermo.
Continuo sul prossimo, per non tediare a te che cortesemente mi leggi. Ma di cose da fare per la Commissione per l’Ornato ce ne sono eccome, solo che nessuno di loro si fa sentire, nessuno replica, ed io, ovviamente, continuo.
Ma se dalla Commissione nessuno si sente, attendo un intervento, una scossa, dal sindaco Giancarlo Gabbianelli, perché so che tiene a questa città, almeno quanto me.
Ed attendo azioni propositive anche dal direttore generale del Comune, l’architetto Armando Balducci, che a differenza di quanto ritenevo, non conoscendolo personalmente, ma frequentandolo, parlandoci, discutendoci, è assai migliore di quanto credessi.
Mauro Galeotti
Merda di cane sul monumento al marinaio
di Simone Galeotti
Piazza Vittorio Veneto è dimenticata, non esiste lo spazzino, in quanto quello addetto alla via ha fatto presente che la sua competenza riguarda soltanto Via Veneto.
Il piazzale antistante al Monumento dei Marinai, caduti per la patria, è pieno di escrementi di cani, in quanto viene utilizzato per necessità fisiologiche di tutti i cani della zona.
E' un vero e proprio merdaio, anche perché i padroni degli animali, non raccolgono la cacca dei loro amici a quattro zampe .
Nessun vigile inoltre, è presente per elevare loro le opportune multe.
L’Associazione marinai d'Italia ha protestato, ma invano.
Dal Cev, dal Comune, solo orecchie da mercante.
Si tratta di grave vilipendio ai danni dei marinai morti per la patria.
Viene così violato l'aspetto ambientale a danno della città, dei cittadini e dei forestieri. Inoltre viene a mancare l'igiene pubblica per la presenza degli escrementi, certi tocchi che sembrano lasciati da un cavallo, con pregiudizio per la salute pubblica e delle suole di chi vi passa sopra.
Perdurando lo stato indegno delle merde davanti al Monumento ai caduti della Marina, non solo si viola l'onore ed il rispetto dei marinai caduti per la patria, ma si realizzano anche gli estremi per adottare provvedimenti da parte dell'Associazione marinai e dei cittadini a tutela della salute pubblica.
Simone Galeotti
La legge è uguale per tutti?
di Claudio Santella
I lavori di rifacimento di via Marconi sono stati completati. Sul risultato abbiamo già espresso il nostro pensiero sul numero 19, del 12 ottobre 2005, del nostro periodico, al quale rimandiamo chi avesse la bontà o la dabbenaggine di prenderci sul serio.
Oggi vogliamo, sull’argomento, esternare altre impressioni, o meglio fare delle riflessioni sul modo in cui, amministrativamente, sono state fatte le cose.
Abbiamo saputo, come del resto tutti i Viterbesi ormai sanno, che l’affidamento dei lavori per il rifacimento della rinomata via è stato assegnato in maniera illegittima.
Questa affermazione, attenzione, non è fonte di pettegolezzo, ma è espressione dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, la quale ha affermato che “La procedura di affidamento diretto dei lavori in favore del C.E.V. non trova alcun riscontro normativo nelle disposizioni vigenti in materia”.
La stessa Autorità, dopo aver rilevato quanto riportato, anziché bacchettare il Comune, “invita” lo stesso “per l’avvenire ad una più scrupolosa osservanza delle disposizioni vigenti in materia”. Come sarebbe a dire “invita”? Come sarebbe sarebbe a dire “per l’avvenire”? E per il presente che fa? Ma, diciamo noi, siamo al ridicolo? Dobbiamo credere, o comunque prendere atto che il Comune può disapplicare, disattendere, eludere o violare la legge, a proprio piacimento, impunemente. Sembra di si. Eppure ci sono delle norme precise; c’è anche una Autorità che sembra poco autorevole, ma che non sembra poco retribuita. O forse è proprio perché è così ben retribuita che preferisce non inimicarsi i controllandi?
Sapete, cari concittadini, con la riforma del titolo V della Costituzione il Comune è diventato l'elemento principe e centrale della Amministrazione Pubblica e farsi nemici i Comuni – il Comune che è senza peccato scagli la prima pietra – può costare il posto; mentre farsi nemici i cittadini, che, tra l’altro, non sanno da chi è costituita l’Autorità in questione, può comportare, al massimo, il dover sopportare qualche protesta o qualche malumore: per evitare ciò basta chiudere la finestra e tanti saluti al Popolo sovrano.
L’Autorità, è giusto dirlo, ma ad colorandum, ha chiesto comunque informazioni al Comune, e ciò lascia supporre che creda che i lavori non siano stati ancora eseguiti. In merito preferiamo non commentare; siamo, però, curiosi di sapere se nella risposta che darà l’Amministrazione verranno accluse anche le foto dell’inaugurazione della nuova via, cui ha partecipato nientemeno che Elettra Marconi, figlia di Guglielmo Marconi, cui la via è intitolata.
Pittoresca, poi, la posizione dell’Assessore ai Lavori Pubblici quando afferma, come risulta dalla pagina locale di un grande quotidiano, che “I lavori sono stati affidati al C.E.V. forti del parere legale di un luminare: Giuseppe Vergottini”. Ci piacerebbe leggere sia il quesito posto all’illustre giurista, sia la risposta data dal medesimo, perché risulta difficile credere che in una legge, emanata espressamente per regolare l’azione della Pubblica Amministrazione in materia di affidamento di lavori simili a quelli che ci interessano, la stessa legge dia poi al destinatario la possibilità di eluderla o addirittura di non rispettarla. Ci chiediamo ancora: ma l’Amministrazione ha poi seguito il parere di Vergottini? E, se lo ha seguito, perché l’Autorità ha mosso rilievi di illegittimità? Qualche dubbio ci sorge. Noi rispettiamo l’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune, se non altro perché è espressione democratica del popolo viterbese, e gradiremmo che anche l’Assessore rispettasse se stesso, nei suoi comportamenti e nelle sue esternazioni, perché una affermazioni del genere fa acqua da tutte le parti e, con tutta la benevolenza possibile, non può essere accettata, a meno che l’Assessore, al momento di farla, non si sia trovato in uno stato di incapacità naturale.
Sui modi di agire di una Pubblica amministrazione in via generale abbiamo già avuto modo di manifestare il nostro pensiero nel numero 5, del 9 marzo 2005, de “La Città” a proposito dell’illuminazione di via Sebastiano del Piombo. In quell’occasione esprimemmo un parere a volo d’uccello sui modi che una Pubblica Amministrazione deve seguire nel suo operare e facemmo dei riferimenti che, chi ha la bontà, la voglia e la pazienza di darci credito, può andare a rileggere. Noi vi suggeriamo di farlo.
Il modo di agire tenuto dall’Amministrazione comunale nel caso in specie provocherà certamente un vespaio, che non sarà gratuito: chi ha subito torti non starà zitto, vorrà essere risarcito; e chi pagherà? Il Comune o chi ha consigliato e guidato questa procedura? Staremo a vedere.
Ha ragione, allora il Governo, a restringere i finanziamenti ai Comuni ed agli altri Enti Locali considerando la finanza locale dispendiosa e sprecona.
Un’altra osservazione: provate Voi, semplici cittadini privi di copertura politica o di appoggi vari, a fare, nel vostro piccolo, qualcosa del genere: vedrete che sorbole! Ebbene, cari concittadini, la legge è uguale per tutti?
Claudio Santella
Al presidente e al direttore del C.E.V.
di Agnese Galeotti
Alcuni giorni fa, a mezzo di questo quindicinale, è stato segnalato al Cev, che in Via Murialdo, all’altezza del numero civico 228, da circa un anno, manca un punto luce.
Allora dicemmo che forse il C.E.V. si era dimenticato di ripristinare quel punto luce, ma oggi, dopo la segnalazione a mezzo stampa, pensiamo che sia rimasto impresso loro che debbano mettere una nuova parabola.
La parabola di che trattasi, è andata distrutta un anno fa, per un incidente stradale. E’ assolutamente necessario ricollocare la parabola con la luce, perché gli abitanti della zona, possano di nuovo usufruire della pubblica illuminazione.
Siamo sicuri che al più presto, la luce tornerà a risplendere. Sempre che Dio e il Cev lo vogliano!
Agnese Galeotti
Illustri medici
di Bruno Matteacci
La commissione per il riconoscimento dello stato di invalidità civile, operante a Viterbo presso la A.S.L, è composta da illustri medici che, logicamente, sono in grado di riconoscere e valutare le condizioni di un portatore di handicap e quindi di valutare lo stato di deambulazione dello stesso.
A seguito di visite, certificazioni, esami e chi più ne ha più ne metta, alla fine viene rilasciata una certificazione atta ad ottenere il riconoscimento dello stato di invalidità civile e quindi il diritto di poter godere di certe concessioni che permettano loro di essere alla pari con l'intera umanità.
Sia ben chiaro, quello che viene loro concesso, non costa nulla; non si toglie nulla a nessuno.
Ma a Viterbo le cose vengono fatte "pesare". Una struttura medica riconosce la percentuale di invalidità di una persona; una seconda struttura concede il "disco di portatore di handicap", ed una sola persona che possa avere scritto, davanti al proprio nome e cognome, rag. o geom. si arroga il diritto di impedire la utilizzazione del beneficio che altri, non rag. e non geom. , ma prof., dott. e dr. hanno concesso.
Questo preambolo, che riconosco valido e necessario, serve per far capire all'Amministrazione comunale, e a qualche funzionario, che l'aver fatto fare contravvenzioni a cittadini, portatori di handicap, fra i quali persone che non possono deambulare e qualcuna che si sposta solo con la carrozzella è, a mio modo di vedere, un eccesso di potere ed un volersene fregare dei problemi degli altri.
Domando al comandante dei Vigili urbani, Alfredo Matteucci, come ho già fatto, dove sono i parcheggi sufficienti per gli invalidi civili, riconosciuti dalla A.S.L. di Viterbo?
E' concepibile che un invalido lasci la propria auto, qualora trovi il posto libero, riservato alla sua categoria, e percorra poi, centinaia di metri per recarsi al lavoro o a fare delle spese?
Mi sembra sciocco rispondere positivamente e mi auguro che, al Comune di Viterbo, nessuno avalli quanto è stato fatto in via Cavour dove sono state elevate varie contravvenzioni che saranno impugnate, così mi è stato detto dagli interessati, davanti al Giudice di Pace.
Bruno Matteacci
Santa Barbara
di Bruno Matteacci
Con un certo piacere avevo preso atto di quanto aveva deciso l'Amministrazione comunale, per bocca dell'assessore Maurizio Tofani, circa la manifesta volontà di impedire l'istallazione di un'antenna telefonica in località Santa Barbara.
Ciò significava tutelare la salute pubblica, contro gli interessi dei meno nei confronti dei più e, per questa reazione, plaudevo l'operato del sindaco Gabbianelli e dei suoi collaboratori. Parlo al passato perché l'antenna è stata, comunque, costruita in brevissimo tempo. A tale proposito voglio rappresentare le preoccupazioni dei cittadini del Quartiere Santa Barbara e quelle di altri cittadini, che hanno visto e continuano a vedere le istallazioni di antenne al di sopra di palazzi condominiali in varie parti della città fra le quali, ne cito solo alcune: Piazza della Rocca, Via Monte Bianco, Via Leonardo Murialdo, Piazza Luigi Concetti, Porta del Carmine.
E' bene stare all'erta allo scopo di evitare, nuovamente, quello che ci è capitato di sopportare, pochi anni addietro, allorquando una nota società telefonica promise mari e monti con la messa a dimora di cavi a fibra ottica. In quella occasione Viterbo fu resa come un cantiere; con vie interrotte, buche a non finire, angoli di strade e di aree condominiali occupate da strutture che oggi sono per la maggior parte rotte, rendendo uno spettacolo poco edificante per i condomini e per la città.
La peggior cosa è stata che tutto quel disagio, a cui è stata sottoposta la cittadinanza, non ha sortito alcun benefico effetto a favore della città e dei suoi abitanti, come era stato lasciato intendere e, ancor più, come era stato, successivamente, promesso allorquando la posa in opera, delle canalizzazioni, del futuro impianto è iniziata nelle abitazioni private, recando disagi a non finire. Ora, tutto quel lavoro è rimasto inefficace, se non quello di aver fatto spendere decine di miliardi alla società responsabile della "promessa fasulla" che, senza dubbio, avrà fatto carico sempre a "pantalone" che, in questo caso, siamo noi utenti di impianti telefonici.
Signori amministratori comunali, allerta quindi, le "ferite" del passato, ci fanno ancora male.
Bruno Matteacci
postato da: Spvit | 13:03
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