*** Sito del quindicinale di opinione e servizi di Viterbo e provincia diretto da Mauro Galeotti - Cellulare 3393337869 *** Editrice - Redazione - Pubblicità: Studio Pubblicitario Viterbese S.r.l. - Viterbo - Via Tommaso Carletti, 35 *** Iscrizione al Tribunale di Viterbo n° 381 del 19 Febbraio 1992 *** Se ci vuoi scrivere la nostra e-mail è: spvit@tin.it
 

giovedì, novembre 10, 2005

SETTORE PRIVATO

G) Strutture murarie

Art.7 a) Gli interventi sulle strutture murarie esterne devono essere di norma limitati alla soluzione di problemi statici o funzionali.

b) Per le murature a faccia vista è vietata qualsiasi alterazione di vuoti o pieni. In qualsiasi operazione di demolizione-ricostruzione, smontaggio, cuci e scuci, interventi di risarcitura di fessurazioni, devono essere impiegati materiali originari e tecniche di lavorazione della tradizione artigiana viterbese.

c) E' vietata l'asportazione di elementi antichi come mensole in pietra, decorazioni in cotto, discendenti in cotto e simili.

d) Le eventuali integrazioni alle murature dovranno essere eseguite con le modalità di cui al punto b).

H) Coperture e solai

Art.8 a) Coperture e solai in legno devono essere mantenuti nella loro struttura originaria, sostituendo se necessario i pezzi deteriorati. Qualora si proponga la sostituzione con solai in altri materiali si prescrive la presentazione al competente Settore comunale di esauriente documentazione fotografica che escluda pregi storico-architettonici.

b) Il manto di copertura deve essere mantenuto con le caratteristiche esistenti quando in tegole e coppi in laterizio. Particolare attenzione si dovrà avere per le pavimentazioni dei terrazzi che preferibilmente dovranno essere in cotto antico o peperino, o in altri materiali purché richiamino in tutto i primi in modo da non creare contrasti stridenti.

c) Le volte di qualsiasi tecnologia e forma non potranno essere demolite bensì consolidate con tecnologie che permettano la conservazione dell'esistente.

I) Superfetazioni - Canne fumarie - Comignoli

Art.9 a) Negli interventi di ristrutturazione edilizia su fabbricati realizzati prima del 1950, dovranno essere eliminate tutte le superfetazioni. Le canne fumarie dovranno essere dotate di adeguati comignoli in muratura di tipologia architettonica tradizionale. Gli scarichi dei fumi di nuova costruzione potranno essere realizzati in acciaio inox ramato a sezione circolare e opportunamente rivestiti in muratura qualora non sia possibile realizzarli internamente per motivi tecnici.

L) Pavimentazioni - Scale esterne

Art.10 a) Per le pavimentazioni esterne degli spazi privati, come androni e cortili, non è consentita l'alterazione delle pavimentazioni di tipo tradizionale in cotto o in lastroni di peperino.

b) Qualora si propongano interventi su pavimentazioni interne di riconosciuto pregio le pavimentazioni stesse vanno conservate, se necessario integrate delle parti mancanti con elementi simili per materiale, dimensioni e lavorazione.

c) Per le scale esterne valgono le prescrizioni di cui al precedente art.7 del presente articolo.

M) Superficie esterna degli edifici

Art.11 a) Negli edifici di epoca medievale è vietato sovrapporre intonaco o qualsiasi altra materia alle murature a faccia vista.

b) E' vietato l'uso di malte di cemento per il risarcimento di parti danneggiate o per creare false stilature.

c) E' vietato chiudere o manomettere le buche pontaie e ogni altra bucatura originale o comunque antica.

d) Il trattamento delle superfici murarie esterne deve rispettare lo stato di fatto proprio degli edifici nelle varie epoche.

e) Alle superfici murarie esterne degli edifici antichi originariamente intonacate è consentito il rifacimento dell'intonaco secondo le tecniche originarie.

f) Nel caso di murature medievali inserite in edifici di epoca posteriore, qualora si proponga l'asportazione dell'intonaco per il recupero in vista della muratura, l'intervento va eseguito per tutta la muratura per la sua interezza. E' vietata la scopertura di elementi singoli come arcate e finestrature

g) Le cornici e le pareti decorate in stucco vanno consolidate, con eventuali reintegri, e tinteggiate ricostituendo le originarie sagome.

h) Le parti aggettanti possono essere protette con copertine in rame o piombo.

N) Elementi in pietra lavorata

Art.12 a) E' vietata la rimozione dal sito originario e l'asportazione di elementi in pietra, quali portali, stipiti, architravi di finestrature, profferli, cantonali, pozzi, camini, targhe ed elementi in cotto.

b) E' vietato introdurre nella costruzione qualsiasi elemento antico in pietra lavorata, anche se armonizzato con l'esistente; potrà essere consentita la sola integrazione di elementi portanti mancanti con elementi analoghi per materiale e lavorazione.

c) Le parti in pietra tinteggiate devono essere liberate dalla vernice, potranno però essere protette con resine incolori.

d) E' consentita la riapertura, previa verifica statica, di ogni apertura che successivamente chiusa abbia conservato l'incorniciatura in pietra, come arcate, porte, finestre, loggiate e feritoie.

e) Gli elementi in pietra vanno mantenuti liberi da tende, segnaletica, tubature, cavi e ogni altra apparecchiatura deturpante.

f) Nel caso di sostituzione degli infissi, gli stessi, mantenendo i tipi originari, dovranno allinearsi con lo spigolo interno delle cornici, lasciando all'esterno il davanzale e l'intera faccia interna degli stipiti.

O) Elementi decorativi

Art.13 a) E' vietato asportare dall'esterno degli edifici qualsiasi elemento di interesse storico, artistico o documentario, sia esso in pietra, terracotta o altro materiale, ed inserirne di nuovi o antichi di qualsiasi provenienza.

b) E' vietato modificare in qualsiasi modo l'esterno dei comignoli di particolare interesse architettonico, fatto salvo il restauro conservativo statico realizzato con i materiali tradizionali.

c) Per le facciate graffite o affrescate o opere d'arte di particolare rilevanza, inserite nelle murature, si applicano i principi del restauro conservativo. E' obbligatorio tenere libera la superficie da qualsiasi elemento estraneo che occulti, rompa o deteriori l'intonaco.

P) Infissi

Art.14 a) Gli infissi antichi non possono essere sostituiti, ma devono essere consolidati e restaurati. In caso di irreversibili guasti, di tale entità da comprovare uno stato di irrecuperabilità come da esauriente documentazione fotografica, gli infissi nuovi dovranno essere uniformati nel materiale, nel disegno e nella coloritura a quelli conservati nello stesso edificio. In caso di nuovi infissi da inserire in aperture che ne siano prive, questi dovranno essere in legno verniciato secondo le indicazioni cromatiche dell'ufficio tecnico comunale competente, o in legno massello di castagno. Essi devono essere applicati al filo interno, lasciando completamente libera l'incorniciatura in pietra. L'uso del ferro può essere preso in considerazione solo in casi eccezionali adeguatamente documentati e giustificati. In caso di sostituzioni già realizzate non conformi al presente Regolamento, dovrà essere fatto obbligo agli interessati di uniformarsi alla nuova normativa qualora siano presentate nuove richieste di concessione/autorizzazione edilizia per lavori riguardanti l'immobile.

b) E' consentita la chiusura esterna con persiane o scuri in legno secondo 1e indicazioni cromatiche dell'ufficio tecnico comunale competente, o in legno massello di castagno, con esclusione di ogni altro materiale, salvo che all'epoca della costruzione originaria non fossero stati usati sistemi differenti.

c) E' consentito applicare all'interno del vano finestra o del portone di ingresso, ma senza intervenire sull'incorniciatura esterna in pietra, inferriate protettive in ferro battuto, purché di forma tradizionale.

d) E' vietato rimuovere o sostituire le grate, le inferriate e le ringhiere in ferro. Esse vanno restaurate, tinteggiate con vernici protettive e lasciate in vista.

e) E' consentito l'uso di materiali diversi previa approvazione della commissione.

Q) Balconi - Logge

Art.15 a) In caso di interventi di ristrutturazione edilizia su edifici realizzati anteriormente al 1950, debbono essere eliminati i balconi che costituiscono superfetazione, e non possono essere inseriti nuovi aggetti di alcun tipo.

b) In caso di interventi su logge e balconi questi dovranno essere riportati negli elementi di sostegno (mensole) e protezione (ringhiere) alle caratteristiche del tempo della loro costruzione, con l'eliminazione di chiusure o tamponature e di ogni altra opera deturpante.

R) Impianti

Art.16 a) A riguardo della installazione di impianti e fatto obbligo, nel rispetto delle varie normative di sicurezza (UNI - GIG - CEI ecc.), che tutte le alimentazioni (gas metano, energia elettrica, cavi telefonici, pubblica illuminazione, ecc.) non siano in vista sulle facciate degli edifici. Qualora non fosse possibile, le installazioni dovranno essere concordate con il Settore comunale competente per evitare danni irreversibili all'ambiente urbano e al patrimonio edilizio.

b) I contatori dovranno essere collocati all'interno dell'immobile nel rispetto delle vigenti normative in materia. E' ammessa una bocca retinata di sfiato fissata a filo muro e verniciata.

c) I piccoli impianti, quali citofono e campanelli, dovranno essere posti al di fuori dell'incorniciatura in pietra dei portoni.

d) I discendenti dell'acqua piovana, se esterni, dovranno essere di sezione circolare in rame con eventuale terminale in ghisa.

e) In caso di interventi di ristrutturazione edilizia le antenne televisive dovranno essere centralizzate. Sono vietati impianti con calate di cavo volante. Il posizionamento di ogni antenna dovrà essere tale da arrecare il meno disturbo possibile al profilo della copertura. E' vietata l'installazione di antenne paraboliche e similari su edifici di particolare interesse storico o architettonico, a meno che il loro posizionamento non sia visibile dall'esterno.

f) Il posizionamento di pannelli solari all'interno del centro storico è permesso solo nei fabbricati di tipologia moderna; le istallazioni in fabbricati di epoca antica vanno valutate dalla competente commissione comunale caso per caso in funzione del tipo di pannello e del relativo inserimento nel contesto architettonico.

S) Colore

Art.17 a) La tinteggiatura degli edifici intonacati deve essere eseguita in base alla gamma di colori che il Settore comunale competente indicherà all'interessato al quale è fatto obbligo di rivolgersi, salvo che non venga prodotta documentazione storico-fotografica o risultato di esaurienti ricerche che permettano di avallare scelte diverse.

b) Per gli edifici medievali, nei quali esistano superfici intonacate che non sia possibile riportare a faccia vista, l'unico intonaco consentito è a base di calce. Per 1e relative tinteggiature si fa riferimento al punto a).

c) Gli elementi di chiusura dei vani dello stesso edificio a tutti i livelli, dovranno avere la stessa coloritura.

d) Non sono consentite tinteggiature parziali dei prospetti.

e) Per rendere operativo il programma per incentivare il recupero delle facciate del Centro Storico anche in funzione del Giubileo, si intende integrato l'art.1 del Regolamento per la "concessione dei contributi in conto interessi sui Mutui per il recupero ed il risanamento di immobili nei Centri Storici" prevedendo tra le voci di intervento anche la manutenzione ordinaria e il rifacimento delle facciate così come prescritto dalle Indicazioni Cromatiche per i1 Centro Storico elaborate dal Settore Urbanistica, che ai fini dei finanziamenti agevolati rispondono alle stesse finalità del "Piano Colore".

T) Tende - Pergolati

Art.18 a) Sono permesse tende in tela che non superino il limite interno dell'incorniciatura in pietra. L'uso delle tende ombreggianti è limitato a terrazzi e balconi non in vista da aree o spazi pubblici e sempreché non determinino un forte impatto visivo e un evidente contrasto stilistico. Le stesse considerazioni valgono per le strutture lignee (pergolati).

b) Le tende di carattere commerciale sono consentite solo al piano terra. Esse dovranno essere del tipo retrattile o ripieghevoli; i supporti devono essere smontabili; è vietato il fissaggio anche temporaneo sull'incorniciatura in pietra; il loro aggetto non potrà superare il decimo della larghezza della strada.

c) Il colore delle tende dovrà essere a tinta unita, omogenea per ogni edificio, intonato al contesto.

d) In aree rigorosamente delimitate, è consentito ad esercizi commerciali di ristorazione e somministrazione bevande o similari, l'uso di ombrelloni o pergolati esterni collocati su suolo pubblico purché non creino contrasti architettonici e stilistici da valutarsi da parte della competente commissione comunale.

U) Insegne - Targhe - Bacheche

Art.19 a) Negli edifici di indubbio interesse storico o architettonico è vietata l'apposizione di ogni tipo d'insegna, targa o bacheca sulla parete murarla esterna.

Targhe indicative di professioni, arti e mestieri, non luminose, potranno essere poste su appositi sostegni mobili, in vista all'interno degli androni.

b) Negli altri edifici è consentito l'uso di targhe in pietra od ottone, della misura massima di mt. 0,30x0,50, da apporre a non meno di mt. 0,10 dal filo dell'incorniciatura del portale.

E' consentita anche l'applicazione di bacheche delle dimensioni massime di mt.0,70x1,00 e mt. 0,12 di spessore, da realizzare obbligatoriamente in ferro, legno verniciato, ottone, pietra locale, con esclusione di ogni altro materiale come plastica o alluminio.

c) Le insegne esterne frontali dei negozi devono essere contenute nel filo interno degli stipiti, e, negli edifici anteriori al 1950, realizzate preferibilmente in legno verniciato, ferro o vetro, con scritte a lettere singole dipinte, di bronzo, ottone, marmo, pietra locale, eventualmente illuminate con luce indiretta, indicanti il nome della ditta o dell'attività. L'orlo inferiore dell'insegna non potrà essere posto a meno di mt. 2,20 dal suolo;

d) E' vietato l'uso di insegne a bandiera. Queste potranno essere autorizzate, eccezionalmente, in casi specifici e di comprovata necessità e non potranno comunque avere una sporgenza superiore a mt. 0,40. Nelle strade con marciapiede possono essere poste con il bardo inferiore a non meno di mt. 2,50 dal suolo, mentre nelle strade senza marciapiede dovranno essere poste almeno a mt. 4,50 dal suolo.

V) Verde privato

Art.20 a) Il verde su suolo privato, se in vista da spazi pubblici, deve uniformarsi al verde pubblico di cui all'art.3.

b) E' consentita l'esposizione di piante in vaso, su balconi o profferli, purché all'interno di parapetti o ringhiere.

Disposizioni finali e transitorie

Tutte le disposizioni del Regolamento Edilizio Comunale vigente che risultino in contrasto o non compatibili con le presenti norme, sono da ritenersi superate e quindi non applicabili.

Per le zone del centro storico inserite in un Piano di Recupero approvato e vigente, si applicano le norme tecniche di attuazione di quest'ultimo per tutta la durata di validità del Piano stesso. I Piani di Recupero redigendi o in corso di approvazione recepiranno le norme del presente Regolamento.







E bravo Rotelli!

di Agnese Galeotti



Ma quanti soldi buttati! addirittura sembra che ci siano voluti intorno ai ventimila euro per realizzare la rotonda in Piazzale Michelangelo, nel quartiere Santa Barbara a Viterbo. Tutto dietro il placet di Mauro Rotelli.

Ma a parte questo, che comunque è assurdo, quello che fa più rabbia è come è stata realizzata la rotonda, quanta necessità c’era perché fosse fatta, e come è stata abbandonata. Davvero raccapricciante, caro Mauretto.











La rotonda copre addirittura la visuale a chi gli gira intorno a causa della montagnola di terra che si innalza al centro.

Va bene, assessore Mauro Rotelli che sei l’assessore addetto al verde, ma addirittura realizzare una collinetta nella rotonda, mi sembra eccessivo.

Inoltre, va bene, assessore Mauro Rotelli che sei l’assessore addetto al verde, ma addirittura lasciare che sulla collinetta vi nascano erbacce talmente alte che farebbero paura pure alle capre, mi sembra eccessivo.

Da ultimo, come la mettiamo con i numerosi alberi appena piantati, subito secchi e mai sostituiti?, e come la mettiamo con i marciapiedi pieni di erba?

Mi sai spiegare, infine, perché la rotonda in Via Belluno è sempre ben tenuta? forse perché, lì a due passi, ci abita il sindaco? proponiamogli allora di spostarsi nel Quartiere santa Barbara... allora sì che faresti a puntino ogni intervento!

E bravo Rotelli!

Agnese Galeotti







Un piccolo grande cantiere

di Patrizia Labellarte



Viterbo da un po’ di tempo a questa parte è diventata un piccolo, grande cantiere: strade interrotte per lavori in corso, a doppio senso divenute a senso unico e, infine, strade accessibili ai pedoni solo recentemente.

Tutte queste improvvise modifiche hanno sicuramente come obiettivo il miglioramento della nostra cittadina, ma, a questo punto, come citava tanto tempo fa un importante conduttore televisivo, se non erro Antonio Lubrano: “La domanda nasce spontanea”. “Ma a noi automobilisti chi ci pensa?!”.

Alcune strade che siamo abituati a percorrere con la nostra macchina le troviamo così, dal giorno alla notte, chiuse con transenne e con un bel cartello con su scritto: “Strada chiusa, lavori in corso”.



Ciò, ci spinge a cambiare strada e come succede il più delle volte a ritrovarci in una inevitabile coda di macchine.

Questa come tante altre, sono situazioni ricorrenti nella nostra città. Basti pensare alla chiusura al traffico di Viale Marconi che ha portato agli automobilisti provenienti dal Sacrario ad avere come due unici punti di uscita Via del Lazzaretto e Porta Faul. Proprio quest’ultima è stata riaperta anche in entrata, il 30 ottobre…il risultato? Chilometri di fila per uscire da Viterbo. Nemmeno l’intervento dei vigili urbani e dei semafori volanti sono bastati per evitare di creare una megafila.

Credo che di tutto ciò ne avremo ancora per molto, quindi, Viterbesi armatevi di tanta pazienza e se potete andate a piedi… che si fa prima e fa bene alla salute!

Patrizia Labellarte







Onore al merito

di Caludio Santella



Onore al merito - Sabato 29 ottobre ultimo scorso, non insensibili alla sirene pubblicitarie di un centro di vendita appena aperto, ci siamo recati, come tanti altri cittadini, all’ingresso dello stesso, con la speranza di poter effettuare un qualche acquisto a prezzi convenienti. Alle otto del mattino erano colà presenti circa un centinaio di persone, alle dieci, ora di apertura, le persone erano sicuramente oltre cinquecento. Ne sono successe di tutti i colori, né è valso l’intervento, per usare un eufemismo, della forza pubblica per calmare le acque. Solo l’azione di un maresciallo dei carabinieri ha evitato un epilogo che avrebbe potuto avere, anzi che avrebbe avuto tragiche conseguenze.

Segnaleremo, nei dettagli, quanto accaduto alle autorità competenti, sia perché riteniamo nostro dovere collaborare con le istituzioni perché certe cose non si ripetano, sia perché vorremmo che a chi si è adoperato per evitare incidenti venga detto almeno: “Bravo!”. Rendiamo onore a chi merita.

Siamo certi che avremo delle risposte positive che non mancheremo di portare alla conoscenza dei nostri lettori.

Claudio Santella







La settimana scorsa

di Caludio Santella



La scorsa settimana lle pagine locali di un quotidiano, riportavano le lagnanze del comandante dei vigili urbani di Viterbo in merito all’iniziativa dell’onorevole Marcello Meroi mirante a riordinare la normativa relativa alla possibilità di elevare le contravvenzioni per eccesso di velocità da parte dei vigili urbani - o della polizia locale, chiamatela come volete - sulle strade non di pertinenza del Comune.

Sostiene l’onorevole Meroi che legittimati ad elevare le contravvenzioni su tali strade debbano essere unicamente le forze dell’ordine non legati ad interessi locali, quali la Polizia Stradale, i Carabinieri, la Finanza. L’iniziativa è tesa ad eliminare l’abuso fatto da tutti i Comuni della possibilità di far elevare le contravvenzioni dai propri vigili urbani al solo scopo di incamerare ingenti somme di denaro eludendo la vera ratio della legge. L’intervento del comandante dei vigili urbani di Viterbo, dettato da chissà quale interesse, non ha fondamento. Il comandante, anziché plaudere all’iniziativa dell’onorevole Meroi, che gli dava la possibilità di utilizzare un maggior numero di agenti per i compiti di istituto, numero di agenti della cui esiguità lo stesso comandante si è più volte lamentato, si è scagliato contro la stessa con motivazioni oggettivamente molto discutibili ed a nostro giudizio inconsistenti, anche se soggettivamente comprensibili.

Claudio Santella







La precedente segnalazione

di Caludio Santella



La precedente segnalazione non avrebbe trovato cittadinanza su queste pagine se la presenza dei vigili urbani sulle strade della nostra città fosse stata non diciamo più assidua, ma almeno visibile. Cari cittadini, avete Voi più visto un vigile urbano operare sulle strade della nostra città? Sono stati tutti sostituiti dagli ausiliari del traffico, i quali, tra l’altro, se interpellati, rispondono, novantanove volte su cento, che quanto chiedete non è di loro competenza e con un dietro-front, a volte nemmeno tanto delicato, vi piantano in asso lasciandovi con un palmo di naso. Non avrebbe dovuto essere contento il comandante dei vigili urbani dell’iniziativa dell’on. Meroi, che gli restituisce un considerevole numero di agenti da destinare a compiti di istituto? Pensiamo di si.

Claudio Santella







Naturalmente

di Caludio Santella



Naturalmente il nostro pensiero potrebbe essere sbagliato, ci mancherebbe altro; tuttavia restiamo della nostra opinione soprattutto se riflettiamo sul fatto che, durante tutta la sua gestione, il comandante non è ancora riuscito a trovare il modo di assicurare la presenza dei vigili urbani sulle strade della nostra città nelle ore di punta del traffico. Dalle ore 7,15 alle ore 8,30 della mattina e dalle ore 13,30 alle ore 14,15 del primo pomeriggio, quando il traffico è per ovvi motivi più intenso, i vigili non solo non ci sono, ma non sono neppure in servizio. Sono in servizio, invece, ma ugualmente non ci sono, nelle altre ore del mattino e del pomeriggio sempre caratterizzate da un traffico intenso.

E quando ci sono, molte, moltissime volte, una gran parte di loro si limita ad osservare il traffico in barba ad altri colleghi, pochissimi, che si sbracciano, alla Renzo Tondi (1), nel tentativo di rendere il traffico scorrevole. Eppure il comandante dei vigili urbani è tutt’altro che stupido, tutt’altro che incapace; quando vuole sa venire fuori da situazioni veramente difficili con una abilità eccezionale. Sa arrampicarsi sugli specchi, abbiamo già rilevato in precedenza, come se avesse dei ramponi speciali: e ciò va a suo merito. Alla luce di ciò appare incomprensibile il perdurare di alcune situazioni di non difficile soluzione che noi, per parte, nostra, abbiamo in passato più e più volte segnalato dalle pagine del nostro periodico. Verrebbe da pensare che non tutte le responsabilità sono sue. Il comandante, però, è un dirigente del Comune, e come tale è un organo dello stesso, con potestà decisionali interne ed esterne all’ente. Potestà legittimamente retribuite, anche con indennità ad hoc - come tutti i dirigenti, beninteso - non è l’ultimo arrivato che deve subire. Non solo, ma è anche uno a cui piace il suo lavoro, e ciò non guasta, o non dovrebbe guastare.

(1) Renzo Tondi, vigile urbano ora in pensione, ammirato da tutti per la sua capacità di gestire le situazioni difficili del traffico urbano.

Claudio Santella







postato da: Spvit | 17:46 |