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mercoledì, ottobre 12, 2005
Il Mercatino del Viandante
ORTE (VT)
il 23 Ottobre 2005
e ogni quarta domenica del mese
di fronte all’Uscita
dell’Autostrada del Sole
Info: 3393337869 (Mauro)
12 Ottobre 2005
Anno XV n° 19
Dov’è la Commissione per l’ornato?
Un silenzio che fa rumore
di Mauro Galeotti
Che la nostra città abbia e stia cambiando aspetto in questi ultimi anni è indiscutibile. Questa Amministrazione comunale qualcosa ha pur fatto per dare un’immagine diversa a Viterbo, certo discutibile secondo in quale posizione ci si trova e secondo gli interessi che vengono più o meno toccati.
Gradevole, ad esempio, l’illuminazione delle porte cittadine, meno riuscita invece l’illuminazione delle mura in Viale Capocci, infatti, quest’ultime sono al buio e i bianchi lumini accesi, tra un merlo e l’altro, danno un brutto effetto cimiteriale, oserei dire... spettrale.
Bella la ristrutturazione di Piazza della Morte, anche se ancora da portare a termine, con la fontana che getta acqua pulita, depurata, una novità che distingue la nostra città. Questo spero sia solo l’inizio, almeno così mi accennava l’assessore Antonio Fracassini.
Infatti, Antonio, mi riferiva che saranno realizzati interventi importanti sulle fontane viterbesi e per esse sarà possibile la valorizzazione attraverso sapienti punti luce che non vadano ad invadere la fontana stessa, la sua struttura deve rimanere così com’è.
O meglio, gli interventi per renderla visibile di notte, devono essere messi in opera all’intorno della fonte stessa, sugli edifici che la circondano.
Importanti anche i lavori in atto alle mura cittadine vicino Porta Bove e alla Torre del Bacarozzo, prospiciente il Torrente san Pietro.
Per questo apprezzo l’Amministrazione comunale, come direttore di questa testata, che si è battuta più volte perché quei tratti di mura fossero restaurati.
Ma un aspetto che disturba il progetto e la volontà dell’Amministrazione comunale di rendere più bella la nostra città è lo stato di assoluto abbandono e mancato controllo da parte della Commissione per l’ornato in merito all’imbiancatura delle facciate dei palazzi e delle case.
Cosa accade a Viterbo?
Non di rado, percorrendo una via della città, ci si trova di fronte all’alternarsi di un palazzo con la facciata ripulita ed imbiancata a regola d’arte e ad un altro sozzo lercio da terzo mondo.
Oppure capita di peggio! se un negozio viene ristrutturato cosa fa il proprietario? fa verniciare solamente la facciata che interessa il proprio punto vendita, creando così uno stacco visivo incredibile, tra la facciata imbiancata e la facciata rimasta così com’era.
Un esempio per tutti, se vuoi andarlo a vedere, è in Via cardinal La Fontaine, angolo Via delle Fabbriche. Un pugno nell’occhio!
Ma va tutto bene madama la marchesa, nessuno dei signori che compongono la Commissione per l’ornato del Comune di Viterbo li ho sentiti protestare, intervenire, insomma dire qualcosa. E nella Commissione ci sono fior fiore di laureati, con due palle così, ma nulla... tutto tace!
Per curiosità ho preso i loro nomi dal sito del Comune, per capire chi sono:
Presidente: Fosca MAURI TASCIOTTI. Dirigente: arch. Emilio CAPOCCIONI. Segretario: Mauro BIANCHI ed ancora arch. Ermete ARONNE, arch. Umberto CAMILLI, geom. Deborah CAPOROSSI, arch. Marco GINEBRI, geom. Antonello LUPINO, geom. Albertario MAINELLA, prof. Guido MAZZA, ing. Danilo MONARCA, ing. Giorgio PACINI, geom. Umberto PIERINI e arch. Lucio QUATRINI.
Come vedi tra geom. arch. ing. prof., chi più ne ha più ne metta, le sigle si sprecano, ma costoro non sprecano una parola sulle vergognose parabole installate a san Pellegrino, a Pianoscarano, nel centro storico della città.
Non una parola sulla indigesta, antiestetica, assurda, improponibile, opprimente, pericolosa, antenna dei telefonini, installata su un tetto di una casa prospiciente la Fontana di Piano Scarano.
Non una parola sulla ristrutturazione della Chiesa di santa Croce a Faul, sull’ex mattatoio, sull’ex gazometro, sui portoni e le finestre anodizzate nel quartiere medievale eccetera eccetera eccetera.
Un silenzio totale.
Un silenzio sconvolgente.
Un silenzio che fa rumore assordante nelle orecchie e disturba accecando gli occhi.
Mauro Galeotti
Problemi al Carmine
di Bruno Matteacci
Alcuni amici, del quartiere Carmine, hanno chiesto l'intervento del nostro quindicinale allo scopo di rappresentare, al Sindaco del Comune di Viterbo, determinati problemi esistenti sul territorio del quartiere.
Mi sono recato in Largo Biferali dove mi attendevano delle persone, fra le quali una signora che teneva, nella mano sinistra, il guinzaglio del proprio cagnolino e nella mano destra un grosso bastone.
Alla vista della signora è venuta spontanea la domanda sul perché la predetta girasse con quel grosso bastone.
La risposta è stata: "Qui nel quartiere, precisamente in via Corrado Alvaro e Largo Biferali è presente un cane meticcio di colore nero, che aggredisce i passanti.
Quando vede cani di stazza piccola, si avventa contro di essi; io che ho tentato di difendere il mio cagnolino, sono stata assalita dal meticcio; del fatto è stata data segnalazione alle autorità locali senza aver visto alcun effetto, positivo, dopo la segnalazione".
Si dice che "una ciliegia ne tira altre"; migliore proverbio non poteva essere citato in questo circostanza, perché di problemi, risolvibili, ce ne sono altri che di seguito elenco:
- la tabella della toponomastica di via Giuseppe Ricci è letteralmente nascosta tra la siepe, pertanto sarebbe opportuno che, la palina con la targa, venga spostata sul lato opposto, allo scopo di renderla visibile;
- il segnale orizzontale "STOP", al termine di Via Giuseppe Ricci, nel punto di immissione su Via Corrado Alvaro, dovrebbe essere spostato, di qualche metro più avanti in quanto, attualmente, non si raggiunge lo scopo prefisso dalla segnaletica stradale perché le auto, provenienti da sinistra, non si vedono dall'attuale posizione;
- in Via Domenico Bastianini, nel punto in cui si immette Via Agnesotti, sul lato sinistro di quest'ultima, sono presenti quattro cassonetti, per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, che ostruiscono la vista delle auto provenienti da sinistra. Sarebbe il caso spostarli sul lato destro. L'errore di collocare i cassonetti sulla sinistra degli incroci o dei passi carrabili era uso del Comune, con il C.E.V. nulla è migliorato, anzi;
- in Via Cassia Sud, all’altezza del numero civico 21, sono presenti cinque cassonetti che coprono totalmente la visuale a chi deve andare in via V. Lupattelli o nella vicina via; a tale proposito faccio notare che in loco è stata messa a dimora una targa recante la scritta "via V. Lupatelli", con una sola T, mentre dovrebbe essere scritta con due;
- in Via Vico Squarano, nel punto in cui è il semaforo, è un segnale indicante l'obbligo di direzione a destra, verso Via Agostino Solieri che, stante le sue dimensioni e la collocazione troppo bassa, può esser un serio pericolo per il pedone che di notte, non vedendolo, potrebbe batterci la testa;
- proseguendo su Via Vico Squarano, all’altezza del numero civico 101 è un segnale d'obbligo di direzione verso la Cassia Sud, proibendo così la svolta a sinistra, su Via Salicicchia, che è a senso unico. Sulla base della segnaletica stradale esistente, gli abitanti di Via Salicicchia non possono raggiungere le proprie abitazioni, se non commettendo una infrazione al Codice della strada. Per ovviare l'inconveniente è sufficiente togliere quel segnale d'obbligo.
Grazie!
Bruno Matteacci
Passeggiando a Viterbo
di Claudio Santella
Me ne andavo a spasso tutto solo per le vie di Viterbo, di mattino, a buon’ora, tutto immerso in me stesso e tutto preso a contemplare le caratteristiche di questa o quella strada, di questa o quella piazza, quando, giunto all’altezza di piazza del Teatro, mi imbatto in un amico di vecchia data, architetto, anche lui a spasso per la città.
Scambiatici cordialmente e sinceramente i rispettivi saluti ci siamo messi a passeggiare insieme non avendo, entrambi, impegni di alcun genere.
“Capiti a proposito e nel posto giusto, - gli dico io – perché stavo osservando via Marconi nel suo nuovo aspetto e desideravo avere il parere di un esperto, poiché, finora, ho sentito solo giudizi di gente comune che, mi è sembrato, si sia lasciata facilmente influenzare dalle apparenze ed abbia condizionato i propri giudizi al gusto personale.
Sobrio di costume e concreto nell’esprimersi, questo mio amico taceva. Pungolato affettuosamente ad esprimere un giudizio tecnico con un linguaggio, come si suol dire, accessibile al popolo, ha esordito dicendo: “Anziché valorizzare lo stile del ventennio, proprio della via, caratterizzata da emergenze architettoniche, chiaramente datate, che denunciano una cultura del periodo, cultura non bassa, si è operato senza un costrutto logico che si inserisse naturalmente nel contesto già caratterizzato”.
“Attento che scivoli – l’ho interrotto io prendendolo per un braccio - vedi, l’acqua uscendo dalla base dei contenitori di questi alberelli, anziché incanalarsi in apposite condotte, si disperde sul marciapiede di travertino e crea una melma viscida e verdognola che macchia il marciapiede ed è molto pericolosa per chi passeggia, soprattutto per i bambini, che, approfittando di una sorveglianza più blanda, dovuta alla mancanza del traffico veicolare, corrono liberamente tra le pianticelle messe in fila sul lato della via che costeggia la sede locale della Banca d’Italia; siamo agli inizi e già la manutenzione lascia a desiderare, e figuriamoci se si estenderà anche ai fiori!!!”.
“Grazie - risponde lui – ma sorvoliamo su questi interventi marginali e continuiamo; vedi – mi dice – osserva i due palazzi INA all’inizio della via; sono due propilei eretti nel rispetto di uno stile; pure la finitura, - prosegue questo mio amico, riferendosi ai palazzi INCIS che si trovano alla fine della via medesima, nelle vicinanze del Sacrario, - hanno una sua valenza architettonica ben delineata, anch’essa datata, così come i palazzi centrali sono caratterizzati da una architettura studiata, che ha una sua logica architettonica, come hanno una loro logica architettonica i palazzi che fanno angolo con via del Repuzzolo. Il tutto, a destra ed a sinistra presenta uno skie-line regolare in perfetto carattere con la linearità della direttrice viaria…”
“Mi sembra – l’ho interrotto io – che questi interventi vadano poco d’accordo con quanto mi stai dicendo,… questi alberi addirittura coprono questi valori architettonici e li nascondono alla vista, questi alberelli, ad altezza d’uomo, non lasciano vedere niente della via….”
“Te ne sei accorto anche tu, tutto quanto lo stile architettonico della via è stato interrotto e coperto con degli interventi a terra massicci, invasivi ed irreversibili. Oltre alla massiccia presenza cromatica del travertino i corpi estranei sono rappresentati dalle piante, da tutte le piante, non solo da quelle grandi. Da un punto di vista tecnico va puntualizzato che non si tratta di un intervento bello o brutto, ma di un intervento scorretto; da un punto di vista dell’analisi sull’origine della progettualità, sembra non aver tenuto conto delle origini storico architettoniche. Siamo sul grottesco, si è giocato su una sensibilità massificata, ma non colta, si è abdicato e si è rinunciato ad educare, si è alimentata l’ignoranza e si è andati appresso alle situazioni d’effetto che nascondono l’imbroglio. Si è solo cercato di appagare le masse”.
“In questo contesto la linearità della via doveva inglobare o escludere piazza della Repubblica? – gli chiedo io – e quest’ultima deve essere considerata parte integrante del tessuto medioevale della città, con il quale è collegata da via della Sapienza e da via Valle Cupa, o poteva divenire una espansione di via Marconi”?
“Nessuno dei due casi è stato contemplato. L’allargamento del marciapiede all’altezza della piazza è una manifestazione di timidezza a fronte di una volontà di non fare una scelta, una delle due. Se si fosse scelto di accentuare la linearità della via, si sarebbe potuto creare un diaframma, parallelo alla via stessa, tra la Banca d’Italia ed il palazzo INCIS, un elemento progettuale di dettaglio che non è stato realizzato forse perché troppo costoso, o forse troppo… impegnativo, o forse non ci si è proprio pensato.
Nel caso invece si fosse voluta inglobare la piazza nel contesto viario, quel modesto e timido allargamento proposto, avrebbe dovuto essere di dimensioni più vaste e la conseguente scelta architettonica sarebbe stata assai più impegnativa; ma ahinoi!! l’impegno progettuale complessivo appare carente delle necessarie informazioni storiche dell’epoca. In sostanza si è profuso un grande impegno solo per apparire, per realizzare una sceneggiata… scenografica…!!! per farsi dire dai più: “Che bellooo!!”.
“Che cosa guardi? - mi chiede il mio amico interrompendosi – ti vedo girovagare con lo sguardo…”.
“Scusa – gli rispondo io – ma non so dove buttare questo pezzo di carta che tengo tra le mani da un pezzo, non ho visto un cestino in tutta la via, che pure è finalizzata al passeggio….”.
Claudio Santella
BACCAIONATE
Enzo Ferrari. Sono portato a credere che quando andremo su Marte e chiederemo al primo marziano che incontreremo chi era Enzo Ferrari, ci sentiremo rispondere: “Quello delle macchine rosse”. Ebbene quest’uomo, che pure ha reso lustro alla Patria, nel tempo e nello spazio, come pochi altri, quest’Uomo che ha dimostrato che con l’applicazione ed il lavoro si possono raggiungere notevoli traguardi, quest’Uomo che è stato di esempio a diverse generazioni, quest’Uomo non ha mai avuto, per questo, alcun riconoscimento. Nessuno ha mai sentito il dovere di nominarlo senatore a vita. Ha fatto bene quest’Uomo ad andarsene in silenzio.
Valentino. La stessa cosa potrebbe dirsi, quando sbarcheremo su Venere, per Valentino. Il primo venusiano che incontreremo ed al quale porremo la domanda: chi era Valentino, ci risponderà: ”Quello dell’alta moda”. Naturalmente i nomi dei pianeti sono stati scelti un po’ a caso ed un po’ per sdrammatizzare questo andazzo che si va ripetendo nel tempo. Soltanto una microscopica parte delle persone che si sono distinte positivamente ed che hanno veramente illustrato la Patria ha dei riconoscimenti da parte della stessa; però appena appena si fa capolino nell’agone politico, allora ci accorgiamo che per ricevere onorificenze e prebende basta un nonnulla. Vedrete che in futuro, continuando così le cose, tra i signori politici si dovranno fare addirittura dei concorsi. Non mi credete? Provate a chiedere, all’estero, chi era questo o quel politico che è stato nominato senatore a vita e vedrete quanti vi risponderanno: “Chi era”?
In vista delle elezioni politiche dell’anno prossimo, i vari partiti, con i loro capi in testa, hanno iniziato la campagna elettorale, durante la quale non mancano gli insulti, le parolacce, le scorrettezze e quant’altro. Fanno bene questi “signori” ad agire in codesta maniera, così gli Italiani possono rendersi conto meglio con chi hanno a che fare, Dopo aver considerato che chi vota un candidato vuole sapere quello che costui intende fare e non vuole sapere se colui che non vota è più o meno bravo, desidero dare a questi “signori” un consiglio attraverso i versi di un grande che li ha visti da vicino: Trilussa.
L’ACQUA: La pila bolle e l’Acqua va sur Foco / ch’a poco a poco friccica e se smorza // Perché – je chiede l’Acqua – te lamenti / se sei tu stesso che me dai la forza? // (Chi riscalla la testa de le folle // tenga d’occhio la pila quanno bolle).
A proposito di Fazio, non si è riusciti a capire se il Governatore della Banca d’Italia viene redarguito a destra e a manca da tutti perché non ha sorvegliato a sufficienza chi doveva sorvegliare oppure perché ha sorvegliato a sufficienza chi non doveva sorvegliare. Ai posteri l’ardua sentenza.
Signor Direttore, Lei ha più volte criticato l’istallazione dei dossi artificiali su alcune vie della città sostenendo che gli stessi, oltre ad essere illegittimi, avevano anche un costo che poteva essere evitato. Orbene, per quanto riguarda i costi le sue osservazioni non sono cadute nel vuoto; recentemente l’amministrazione comunale ha optato per un’altra soluzione: anziché i dossi artificiali ha lasciato che sulle strade si formassero delle buche naturali. I dislivelli non sono più in altezza, ma in profondità, il risultato è lo stesso, il costo è zero. Amministrazione efficiente, efficace, economica. Le pare poco signor Direttore?
Alle sette e trenta di mattina gli addetti alla segnaletica stradale orizzontale sono già all’opera sulle strade della nostra città creando notevole intralcio al traffico veicolare. Non basta che a quell’ora non si veda l’ombra di un vigile urbano, è opportuno aggiungere inconveniente ad inconveniente.
Ma, direte Voi, anche gli addetti alla segnaletica stradale, anche i vigili urbani, hanno diritto ad un orario decente. Vi rispondiamo: supponete che ad uno di questi signori capiti di dover essere operato, con la massima urgenza, di appendicite, alle dieci di sera e che il medico, per le loro stesse esigenze – anche il medico ha diritto ad un orario decente – prenda servizio alle ore otto del mattino seguente, che cosa diciamo a questo malcapitato? Ripassa domani mattina? Fate Voi.
Baccaione
Attenti ai segnali
di Bruno Matteacci
Quando, per validi motivi, l'Amministrazione Comunale di Viterbo si vede costretta a modificare il senso di marcia delle autovetture, con l'apposizione dei dovuti segnali stradali; sarebbe il caso che tenesse, nella debita considerazione: le esigenze dei Commercianti di Viterbo e le difficoltà che trovano i "forestieri", per raggiungere il centro della città.
Tanto per fare un esempio: uscendo da Porta Faul si è informati che girando, subito a destra, lungo via del Pilastro, si può raggiungere Porta Fiorentina, tutto bene per chi conosce la toponomastica viterbese, ma per il "forestiero" ciò non è sufficiente, quindi sarebbe il caso di provvedere con la messa in uso dell'apposito segnale che indichi la direzione da seguire per raggiungere il "centro".
Con lo spirito di collaborazione, che intendo avere con l'Amministrazione Comunale, segnalo che in via Armando Diaz, provenendo da sud, è ancora presente un cartello, con il quale viene indicato che, sulla destra, hanno sede gli Ufficiali Giudiziari, quando gli stessi sono stati trasferiti da tempo.
Suggerirei, inoltre, di mettere nel tratto di svincolo tra la Cassia Nord e la Tuscanese, nelle rispettive curve a "raso", dei "pannelli "Bianchi con segnale in nero" indicante il senso della curva.
Sarebbero veramente utili al fine di evidenziare, maggiormente, sia la "curva" che l'ostacolo.
Bruno Matteacci
Emergenza posti
di Francesca Bruti
Da qualche mese Viterbo sta subendo una metamorfosi. In molte parti della città ci sono cantieri installati per lavori in corso, strade deviate, impalcature su impalcature. E soprattutto durante l’estate, sono stati apportati cambiamenti in modo da migliorare l’estetica di alcune piazze; vedi Piazza dei Caduti e Piazza della Morte. E tutto questo è positivo, perché significa che ci si prende cura della città. Anche se spesso la scelta di quali lavori sia necessario iniziare è alquanto discutibile, visto che ce ne sarebbero molti di interventi da fare o parti della città che da anni e anni richiedono un intervento urgente –vedi le numerose strade cittadine dissestate e piene di buche-, ma l’amministrazione ha deciso il più delle volte di intervenire là dove c’era meno “urgenza”, secondo me, per rispondere ad un’esigenza più estetica che funzionale. Ad ogni modo, proprio per un’esigenza estetica sono stati tolti molti parcheggi utili, come i posti auto fuori Porta della Verità, non dando però un’alternativa su dove parcheggiare, se non posti a pagamento. Ora che sono ricominciate le scuole, nel centro storico si vive nel caos più totale, perché tra macchine di genitori poste in tripla fila ad aspettare i figli fuori le scuole elementari e medie, e decine di motorini lasciati per tutta la mattina fuori le scuole superiori, o che i ragazzi parcheggiano senza rendersi conto che occupano spazi riservati alle auto… non solo girare in macchina e trovare parcheggio è sempre più un problema, ma anche camminare a piedi! Quindi credo che “l’emergenza posti” sia veramente urgente e chiedo all’amministrazione comunale se quanto prima sia possibile trovare una soluzione anche ai posteggi dei motorini. Ad esempio, ripristinando dei posti tolti alle auto e riservarli ai motorini, che occupano meno spazio. Erano stati eliminati parcheggi per le auto, perché poco estetici o per migliorare la viabilità cittadina; ma il caos attuale non mi sembra né estetico né utile!
Francesca Bruti
Energia elettrica
di Bruno Matteacci
E' di questi giorni una campagna promozionale per la produzione di energia elettrica con sistemi voltaici, trattasi di una novità che potrebbe interessare, in particolare, quei comuni che non hanno le fonti energetiche che abbiamo a Viterbo.
Proprio grazie a questa campagna mi è tornata in mente la lungimiranza del ragionier Mario Paternesi che, negli anni ottanta, pensò di utilizzare il calore delle acque termali per uso domestico.
A tale proposito, nella sua qualità di assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Viterbo chiese, allo studio dell'ingegnere Roberto Colosimo di Roma, una relazione tecnica sulla "possibilità di utilizzazione del calore delle acque termali del territorio comunale".
La relazione fu presentata il 12 marzo 1980 con questa introduzione: "L'utilizzazione delle fonti di energia non tradizionali, ed in particolare di quelle geotermiche, riveste grande importanza nel mondo moderno per la crisi del petrolio e l'innalzarsi progressivo dei costi di tale materia prima".
Premessa più che valida anche oggi, a distanza di oltre un quarto di secolo.
Ricordo che quando il mio carissimo amico, Mario Paternesi, ebbe la brillante idea dello sfruttamento delle fonti idrotermali del territorio comunale di Viterbo, la notizia ebbe vasta eco e molti Viterbesi accolsero, con piacere e speranza, la notizia che sarebbe dovuta poi diventare una realtà.
In poche parole Paternesi aveva rivolto la sua attenzione sulle "fonti" più prossime a Viterbo, in quanto, come suggerito anche dai Tecnici, la utilizzazione risultava tanto più economica quanto più vicino era il luogo di utilizzazione stessa.
Si presero in esame le sorgenti: Bagnaccio, Bullicame, Zitelle, Carletti, San Valentino e Sant' Albino, Asinello, San Cristoforo, San Sisto e Uliveto; tali sorgenti rappresentarono una potenziale fonte di energia assai interessante.
La portata più cospicua e la temperatura più alta erano entrambe alle "Zitelle" in quanto aveva una portata di 65 litri al secondo ed una temperatura centigrada di 64 gradi, quindi migliore di quella del Bullicame che aveva, rispettivamente, 20 litri al secondo e 55 di temperatura.
Fu preso atto che la sorgente delle "Zitelle" non era naturale in quanto trattavasi di due pozzi trivellati, entro la falda artesiana locale, a cura della Società ITET, che aveva la concessione fino al 21 febbraio 2002.
Fu ritenuto molto conveniente, per la collettività, lo sfruttamento dell'energia termica delle acque che avrebbero potuto erogare 207.000.000 calorie al giorno, pari a quella che si ottiene con la combustione di 20 tonnellate di gasolio che, al costo di 25 anni fa, ammontava a lire 4.000.000.
Fatto il dovuto rapportato al costo del gasolio di oggi, il risultato fa venire il capogiro e mostra ancora di più l'importanza della risorsa, che da anni viene dispersa nei campi limitrofi senza alcuna utilizzazione.
Questa quantità di calore potrebbe coprire l'intero fabbisogno di acqua calda della città, con notevole risparmio di energia elettrica.
Infatti, entrando nel pratico, si può affermare che: "in media, una famiglia italiana consuma 200 Kg. di acqua calda a 50° C al giorno; per portare l'acqua dalla sua temperatura ambientale (che si suppone di 10° C a 50° C occorrono 8.000 calorie al giorno che costano in media 59.000, delle vecchie lire, all'anno.
La conclusione tratta, dallo studio dei tecnici, fu: "che il recupero dell'energia delle acque termali è senz'altro estremamente conveniente se la utilizzazione è rappresentata dalla fornitura di acqua calda per le abitazioni".
Caro Mario di idee ne hai avute tante, come tante sono state le opere che, grazie al tuo lavoro ed alla politica della Democrazia Cristiana, sono state realizzate sul territorio viterbese, che per troppi anni era rimasto abbandonato.
Sarebbe bello, interessante, intelligente e utile per la cittadinanza, poter fare oggi, quello che è stato pensato, studiato e progettato ieri.
Bruno Matteacci
Celleno story
di Riccardo Manca
Celleno lega l’origine del suo nome a quel pizzico di mitologia che non stona con le sue vicende di storia documentata.
In verità si può pensare che Celleno derivi da Cella “cavità” o Grotta.
Questi, infatti, erano le case dei nostri avi. Anche altri insediamenti a noi vicini hanno preso nome da Grotte. Il riferimento mitologico più comune è quello delle Arpie: esseri mostruosi metà donna e metà volatile rapace, delle quali una delle tre si chiamava Cilenia. Lo stemma del Comune si fregia appunto delle sembianze di un arpia su un campo azzurro con la scritta enigmatica: “Keva Coniuv Apkalume”. Se dalla sua interpretazione: “Il cittadino coniuge delle arpie”, si passa al senso di tale definizione, allora il Cellenese si sente onorato anche se il suo partner non è affascinante non solo nel fisico, ma anche nel nome. Di Celleno esistono tracce del periodo neolitico e poi di insediamenti degli etruschi con reperti di necropoli conservati presso il Museo Nazionale di Villa Giulia a Roma.
Del periodo romano furono fatte nel secolo passato scoperte archeologiche di notevole interesse, come tracce di pavimenti a mosaico, una colonna scannellata di marmo greco ed un frammento di cippo. E’ soprattutto nel Medioevo che Celleno acquista auge e questo si deve in particolare al suo castello, anzi ai suoi castelli.
Proprio per questi si azzuffarono ripetutamente Goti, Longobardi, conti, feudatari, rettori, abbati, principi, baroni e persino re.
Data la sua posizione strategica è poi sballottato dal dominio viterbese e quello orvietano. La politica era già nata da tempo e Guelfi e Ghibellini, pur non sedendo in Parlamento avevano le loro continue scorribande. A sistemare le cose in peggio ci si mise anche il terremoto con forti scosse prima nel Giugno 1297 e poi nel Settembre 1349.
Occorre giungere alla fine del Cinquecento perché Celleno possa dirsi svincolato dai legami con Viterbo e la comunità inizia ad avere quella certa autonomia controllata nel conteso della giurisdizione del Patrimonio di San Pietro.
Dopo i movimenti rivoluzionari dell’800 che interessarono lo Stato Pontificio, Celleno poté avere finalmente piena autonomia con l’acquisto del castello messo in vendita dalla Camera Apostolica l’11 Agosto 1836.
Riccardo Manca
Sbandieratrici
di Francesca Bruti
E’ sempre bello quando la propria città viene elogiata per motivi storici o per il patrimonio culturale che possiede, ancora di più lo è se ciò viene fatto tramite una manifestazione artistica.
Questo accade anche grazie all’arte della bandiera. Infatti, sono ormai 25 anni che il gruppo delle Sbandieratrici e Storico-Musicale “Città di Viterbo” si esibisce nelle piazze di varie città d’Italia, ma ultimamente ci sono state due occasioni importanti in particolare.
La prima è stata la 24ª Parata Nazionale della Bandiera, ossia il campionato italiano svoltasi nei giorni 16-17-18 Settembre a Gallicano (Lucca) e organizzato dalla L.I.S. (Lega italiana sbandieratori), di cui le sbandieratrici nostrane fanno parte da un anno e a cui partecipano tutti i gruppi aderenti. La seconda manifestazione è stato il 1° Torneo di Caselle “Margherita di Savoia”, svoltosi il giorno 9 Ottobre a Mappano di Caselle (Torino), e organizzato dal gruppo sbandieratori della città ospitante.
Entrambe le occasioni hanno dato modo a tutti i gruppi di esibirsi nelle cinque specialità della bandiera -Singolo, Doppio Tradizionale, Piccola Squadra, Grande Squadra, Musici- e sono state un’ulteriore opportunità per le Sbandieratrici di Viterbo di portare in giro per l’Italia il nome e la storia della città, facendo risaltare i colori giallo/blu e il simbolo cittadino tramite il gioco delle bandiere.
Francesca Bruti
Ardesino Micio
Ardesino Micio, uno degli ultimi veri segretari che il Comune di Viterbo abbia avuto, ci ha lasciati alla metà del settembre scorso. Formatosi quale segretario comunale nei vari comuni della provincia, approdò al Comune di Viterbo prima come vice segretario e poi come segretario generale.
Uomo di profonda cultura ed umanità, ricoprì successivamente la carica di segretario generale nei Comuni di Trieste e di Firenze. Attaccato alla città di Viterbo volle qui trascorrere gli anni della sua pensione in compagnia dei vecchi amici e di quanti aveva conosciuto in gioventù. Mai stanco di prodigarsi per il prossimo, mise a disposizione le sue qualità, quale magistrato onorario presso il Tribunale di Viterbo, ed anche in questo suo ufficio dimostrò capacità, buon senso e saggezza.
Figura di riferimento per quanti hanno avuto il privilegio ed il piacere di lavorare al suo fianco, era amato da quanti, come lui, erano usi operare correttamente e temuto dagli altri.
"La Città" unendosi alla famiglia nel dolore, ha voluto ricordarlo ai Viterbesi.
postato da: Spvit | 13:41
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