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giovedì, settembre 29, 2005

Il Mercatino

del Viandante

ORTE (VT)

il 23 Ottobre 2005

e ogni quarta domenica del mese

di fronte all’Uscita

dell’Autostrada del Sole

Info: 3393337869 (Mauro)



28 Settembre 2005

Anno XV n° 18



Muta di giorno e di notte

Non parla più

di Mauro Galeotti



Non so se ve ne siete accorti ma Fontana Grande è ancora senza acqua. Una delle più belle fontane di Viterbo è senza parola.

Muta di giorno e di notte.

Muta la mattina e la sera.

Muta perché manca l'acqua.

Una delle fontane più in vista della nostra città, infatti, basta entrare da Porta Romana sbatterci contro, per ammirarla, per compatirla.

La vasca a forma di croce unica a Viterbo è uno dei rari esempi in Italia. Viterbo ed i suoi abitanti ne dovrebbero andare fieri, ma non è così. Addirittura la vasca senz’acqua mette in pericolo le cannelle che dovrebbero gettare acqua, poggiate su esili colonnine.

Corrono pericolo perché se qualche cretino entra nella vasca stessa con facilità può raggiungere le cannelle, attaccarsi e spezzarle.

Rischio corso dalla Fontana Grande durante il passaggio della Macchina di santa Rosa. La vasca era letteralmente assalita dagli spettatori, in piedi sul parapetto della vasca medesima e in piedi al suo interno.

Il Signore ha voluto che il monumento non subisse danni!

Che la fontana abbia bisogno di un energico restauro è in vista a chiunque. Le piramidi sono scollegate alle basi, una delle colonnine che sostiene una cannella è assai logora, la vasca perde acqua, acqua che invade anche le gradinate che circondano la fonte.

Il pinnacolo non getta acqua come accadeva un tempo, il getto s’è ammosciato.

Manca pure un’adeguata illuminazione che spero, quando sarà realizzata, non si collochi con faretti posti all’interno delle vasche. Sarebbe un’offesa che la Fontana Grande non merita.

Le luci dovrebbero essere installate sugli edifici che la circondano, diretti versa di essa. Non si può concepire quello che è stato fatto sul Palazzo dei Priori e su quello del Podestà, crivellato di buchi per decine e decine di faretti, antiestetici, antistorici, anti...patici.

A proposito di luci, qualche assessore sa che fine hanno fatto i due lampioni del 1874 già posti avanti al Palazzo dei Priori? Sono ancora su da Morelli, a Bagnaia, tutti in terra, spezzati, distrutti, dimenticati?

In proposito ricordo un certo Giuseppe Capotondi, che bazzicava giù pel Comune, che mi disse che erano in restauro.

Si è rilevata l’ennesima bufala, l'ennesima cazzata!

Chissà se qualche assessore riuscirà a riesumare i poveri lampioni dal buio... eterno!

Ma ritorno alla Fontana Grande.

Un gradevole lavoro, l’ho scritto, è stato eseguito dalla Ditta Cesarini in Piazza della Morte, ciò dimostra, l’ho scritto, che se l’Amministrazione comunale, amministratori e tecnici, mettono insieme cuore, amore e volontà di rispettare la città, riescono a realizzare ambienti cittadini assai armoniosi, con le caratteristiche medievali cittadine.

Ma quando si disinteressano, o si affidano ciecamente a chi dovrebbe garantire ottime esecuzioni di restauri, escono fuori obbrobri, offese ripugnanti, come le mura ricostruite al Carmine. Il lavoro, sì, è stato diretto dalla Soprintendenza, che dovrebbe essere garante di realizzazioni non lontane dalla realtà storica, ma la vergognosa ricostruzione, senza dubbio da demolire, è uno schiaffo all’intelligenza dei Viterbesi.

Un neo nerissimo che la Soprintendenza ha conficcato sul volto di Viterbo.

Amministratori, assessori, sindaco, mettete le mani su Fontana Grande, più presto possibile. Lasciate fuori la Soprintendenza, dopo quello che ha combinato alle mura. Fate fare il progetto di restauro all’ultimo dei geometri, all’ultimo degli architetti, all’ultimo degli ingegneri, sarà certamente così intelligente e niente affatto presuntuoso, che rispetterà la Fontana Grande restaurandola senza mettere nulla di suo, ma rispettando quelli che ce l’hanno tramandata così com’è.

Mauro Galeotti


P.S. nota del direttore

Due ore dopo l'uscita di questo numero, Fontana Grande ha ripreso a gettare acqua, dopo un lungo periodo di "silenzio".
Merito all'Amministrazione comunale che ha subito recepito il danno d'immagine causato alla nostra bella città.







Baccaionate

di Baccaione



Nonostante abbiamo segnalato più volte le varie forme di parcheggio selvaggio che vengono effettuate, da molti utenti della strada, nei punti nevralgici del traffico nella nostra città, i vigili urbani, con in testa il loro comandante, continuano a consentire questi abusi quotidiani a questi signori che spadroneggiano per le vie di Viterbo.

Anzi, il Comandante, probabilmente cultore della dottrina di Pasquale Stanislao Mancini, riesce sistematicamente ad giustificare tali comportamenti e ad arrampicarsi sugli specchi, come se avesse dei ramponi speciali, e, anche davanti a situazioni che metterebbero chiunque altro con le spalle al muro, riesce sempre a venirne fuori.

Siamo sicuri che se il Comandante usasse questa sua abilità per la cura concreta degli interessi dei cittadini che sono affidati al suo settore, il traffico a Viterbo migliorerebbe notevolmente.



Ci chiediamo: come mai il quartiere Santa Barbara, che pure conta oltre cinquemila abitanti, è collegato con il centro di Viterbo attraverso un servizio di trasporti urbani che lascia molto a desiderare? Il primo autobus parte da quel quartiere intorno alle sette e trenta e arriva a piazza del Sacrario alle otto circa; orbene quell’autobus è preso da un considerevole numero di studenti i quali, giungendo a piazza del Sacrario intorno alle otto, trovano insormontabili difficoltà a raggiungere le rispettive sedi scolastiche in tempo utile, dovendo, nella maggior parte dei casi prendere un altro mezzo o sobbarcarsi una bella “passeggiata” da fare di corsa. Ci chiediamo ancora: Come mai, invece, il medesimo servizio urbano, nel collegare le frazioni di Bagnaia e di La Quercia, inizia alle ore sei del mattino, con due linee, alle quali se ne aggiunge un’altra riservata agli studenti, e con una frequenza di circa venti minuti l’una dall’altra?

I consiglieri circoscrizionali del quartiere Santa Barbara, con in testa il loro presidente, che cosa aspettano per fare qualcosa? E poi non veniteci a dire che l’ostracismo, da noi invocato per i nostri pubblici rappresentanti, che lasciano a desiderare per la loro ignavia, non sarebbe un mezzo appropriato: fate balenare all’orizzonte di costoro la possibilità concreta di vedersi sfuggire da sotto le natiche le loro comode ed agiate poltrone e poi vedrete se cominceranno a darsi da fare.



La giustizia è a terra. L’insegna che indicava il Palazzo di Giustizia è stata rimossa dal suo sito originario.

La stele con su scritto “Palazzo di Giustizia”, posto all’ingresso principale del palazzo medesimo, in posizione elevata, visibile anche da lontano, è stata rimossa e posta più in basso, all’altezza del suolo, meno visibile e semicoperta dalle erbacce che vi crescono intorno e dalle macchine che, sempre intorno, vi parcheggiano. A prescindere che non si vede il perché di tale operazione, ci si chiede se i soldi, spesi ad hoc, potevano essere risparmiati, tanto più che, ora, la legge prescrive una azione amministrativa efficiente, efficace ed economica. Le spese fatte oltre il dovuto ed il consentito, senza un motivo, sono viziate di legittimità. A meno che non ci vergogniamo della nostra giustizia: ed allora è lecito nasconderla.

Baccaione







Amministratori di ieri

di Bruno Matteacci



Perché non venga ignorato o dimenticato quanto hanno fatto Coloro, che non sono più, o che si stanno godendo il meritato riposo, voglio riportare stralci di quanto, nel 1971, l'allora assessore all'Agricoltura Mario Paternesi disse, in occasione della I^ Conferenza Comunale dell'Agricoltura.

La popolazione residente alla data del 31 ottobre 1970 era di 53.343 anime, mentre la popolazione agricola, secondo una stima attendibile, era di 10.800 anime.

Poche erano le aziende a conduzione diretta, meno quelle a colonia parziale appoderata. In poche parole le condizioni della nostra agricoltura erano veramente disastrose e disastrate.

C'era una evidente carenza di acqua che causava una forte diminuzione della resa di molte colture con un conseguente aumento degli incendi.

Le strade rurali non esistevano o erano impraticabili; ci si trovava di fronte a semplici viottoli con buche e senza protezione ai lati, per non parlare della totale assenza di illuminazione. I borghi rurali si trovavano tra acqua, fango e polvere; a seconda dei periodi che si prendevano in esame. Mario Paternesi relazionò la situazione di certe frazioni con queste parole: “Nella zona di Ponte del Diavolo bisogna fare chilometri per attraversare l'Urcionio; Norcia, Tobia, Petrignano, Castel d’Asso sembrano borghi confinati nella steppa ed il loro collegamento, con Viterbo, è malagevole e non sempre possibile”. Oggi, caro Mario in queste zone, grazie al Vostro, al Tuo lavoro, sorgono belle ville con strade asfaltate ed illuminate, con acqua, scuole e postazioni telefoniche che, solo a pensarle negli anni sessanta, erano un “sogno” o un “miraggio”.

Per quanto riguardava uno degli elementi più importanti della natura, l'acqua potabile, la situazione era “paradossale”.

Questo è l'aggettivo usato da Paternesi, in quanto tre quarti del territorio del Comune di Viterbo non era attraversato da acquedotti, quindi assenza totale di acqua potabile con obbligo, per la sopravvivenza, di “rimediare” acqua in qualche lontano fontanile o in qualche sorgente, lontana chilometri dalla propria abitazione.

Una considerazione, che si doveva tenere presente, era il costo di gestione di una azienda agricola e quello, ancora più elevato, per la sopravvivenza di una famiglia. Il Comune si prodigava a portare, con autobotti, acqua nelle campagne, ma le richieste non potevano essere soddisfatte con la celerità che necessitava. Con il tempo, la tenacia e la serenità politica, che oggi manca, gli Uomini di ieri riuscirono, con notti insonni, palpitazioni di cuore e nessuna remunerazione, a migliorare il tenore di vita di migliaia di lavoratori agricoli.

Si tenga nella dovuta considerazione che, se la “campagna non produce”, “la città muore”.

Vada, quindi, il nostro ringraziamento agli “Amministratori di ieri” con la speranza che quelli del “domani” possano, leggendo quanto è stato fatto, cercare anche loro, di fare il tutto nell'interesse della collettività, nel rispetto della volontà dell'elettore, senza voltafaccia e raggiri politici amministrativi. Questo è quanto sarebbe bello ed utile per la gestione della nostra, tanto cara, Viterbo.

Bruno Matteacci







Con quale garanzia?!

di Sanclaudio



Il ministro dell’interno Pisanu ha recentemente invitato i cittadini onesti a collaborare con gli organi dello Stato per combattere ogni forma di violenza, di sopruso e di delinquenza varia. Ci chiediamo: ma il ministro Pisanu in che mondo vive? possibile che non si sia mai reso conto che il cittadino onesto ogni volta che prova non diciamo a collaborare, ma anche a fare il suo dovere, e a difendersi per aver fatto il suo dovere, prende sempre ed immancabilmente gli schiaffi da desta e da sinistra da tutti? e a chi dovrebbe rivolgersi, poi, il cittadino onesto? e con quale garanzia?

Non lo sa il ministro Pisanu che se poco poco si acciaccano i piedi a “qualcuno” oltre alle botte si rischia di finire inquisiti, perseguiti e perseguitati, magari da parte di quegli stessi organi cui si è sporta denuncia? Vuole l’aiuto degli onesti? Li protegga. Imponga allo Stato di proteggerli. Faccia dare loro l’esempio, oltre che l’aiuto, da parte delle istituzioni chiamate ad adempiere a quei compiti per la cui realizzazione chiede aiuto. Vedrà che qualcosa, piano piano, con difficoltà e rischi, otterrà. Se la sente? Ha calcolato, per dirla in termini economici, l’epsilon? E, se lo ha calcolato, se la sente lo stesso?



Incominci, il ministro Pisanu, unitamente a qualche suo collega, ad indagare sulle morti avvenute, in questi ultimi giorni, in alcuni ospedali, a seguito di operazioni che, al giorno d’oggi, fanno ridere anche gli studenti di medicina che frequentano corsi fatti seriamente.

Non vogliamo entrare nel merito dei singoli casi, perché per poter dare un giudizio su ogni singola fattispecie è necessario sentire entrambe le storie, però una riflessione di carattere generale, legata ad un fatto notorio che risale indietro nel tempo e che quindi la dice lunga sulla nostra Sanità, la vogliamo fare. Ricordate l’attentato a papa Giovanni Paolo II? Quell’atto sconsiderato venne commesso a Piazza San Pietro. Orbene vicino a piazza San Pietro, a poco più di trecento metri, parallelo a via della Conciliazione, esiste, ed esisteva allora, l’ospedale Santo Spirito. Come mai gli addetti alla sicurezza del Papa hanno preferito portarlo, ferito com’era, al Gemelli, che dista più di tre chilometri da piazza San Pietro e non, seppure per una prima medicazione, al Santo Spirito, che dista poco più di trecento metri? Dobbiamo spiegarlo?

Sanclaudio







Santa Rosa in Brasile

di Francesca Bruti



La nostra bella città ha superato le frontiere europee e la sua fama ha raggiunto l’altra parte del mondo, il Brasile. Proprio così, Viterbo ha avviato un gemellaggio con una città brasiliana che è niente di meno che la sua omonima. Infatti, sabato 24 settembre è giunta nella Città dei Papi una delegazione della Viterbo brasiliana, con in testa il sindaco Luis Fernando Gasperini, il quale insieme agli altri ospiti ha assistito nella giornata di domenica 25 alla manifestazione “Viterbo Air Show”, esprimendo altissimo gradimento in particolare per la splendida esibizione delle Frecce Tricolori. Martedì 27 è stata una giornata molto importante, perché la delegazione brasiliana ha continuato il suo soggiorno nella Tuscia, per incontrare le istituzioni locali. Nel pomeriggio, nell’ambito del Consiglio comunale, si è svolta la cerimonia del gemellaggio tra le due città, con lo scambio degli atti ufficializzati tra il sindaco Giancarlo Gabbianelli e il primo cittadino della città Santa Rosa de Viterbo.

In seguito, è avvenuto l’incontro nella cattedrale di S. Lorenzo con il Vescovo Mons. Chiarinelli; per finire, la visita al quartiere medioevale San Pellegrino e nella sede del Sodalizio dei Facchini di S. Rosa, dove il presidente Roberto Capoccioni ha fatto da padrone di casa agli ospiti stranieri. Ritengo molto interessante il fatto che in questo mondo globalizzato, dove basta un click al mouse del computer per comunicare con l’altra parte del mondo, avvengano incontri tra luoghi lontani ma accomunati da tradizioni storiche vicine. Sicuramente, la nostra Viterbo avrà avuto un passato storico completamente diverso da quello della città brasiliana, ma creare dei legami importanti come un gemellaggio tra due città, nonostante la distanza, serve a rafforzare le radici e le identità proprie di entrambe.

Francesca Bruti







Gabbianelli ha dimostrato di avere un cuore

di Pantaleo Spagna



In questi giorni, nel quartiere Pilastro e precisamente nell’area del parcheggio del vecchio Okay, alcune ruspe hanno iniziato i lavori di uno scavo, senza nessuna notizia, senza nessun cartello che specificasse la ragione dei lavori in corso,

Successivamente, il Comitato del quartiere Pilastro e la sezione Ds Di Vittorio, esistenti nel quartiere, hanno portato a conoscenza degli abitanti del suddetto quartiere, che sarebbero state installate una o due potenti antenne radio-base di telefonia cellulare. A detta delle due associazioni, sarebbero le più potenti dell’Italia Centrale. Nel contempo invitavano gli abitanti della zona a una raccolta di firme per protestare per il grande pericolo che le antenne avrebbero provocato alla popolazione.

Vero è che la legge, Gasparri autorizza, chiunque ne faccia domanda, all’installazione di dette antenne, se entro 90 giorni non viene avanzata nessuna protesta, ma è anche vero che i nostri amministratori hanno il dovere di tutelare la salute dei propri amministrati.

Il giorno 24 Settembre, nel quartiere, una dimostrazione popolare chiedeva al Sindaco di intervenire affinché fossero vietati i lavori di impianto delle antenne e gli abitanti del Pilastro chiedevano a gran voce che le antenne stesse, venissero installate in un altro sito compatibile con la salute della gente e con l’ambiente.

Quello che mi ha sorpreso, è che le organizzazioni politiche di sinistra si sono subito interessate della vicenda, mentre non si è vista, o sentita, alcuna organizzazione politica di destra.

Non credo che a quest’ultima non possa interessare la salute dei cittadini del quartiere Pilastro che ritengo votino pure a destra.

Il Sindaco Gabbianelli, essendo vissuto nel nostro quartiere e amico di tutti i suoi abitanti, sa perfettamente che a poche decine di metri dove dovrebbero essere collocate le antenne, vi sono un asilo comunale, un asilo nido privato, una scuola elementare (A. Volta), il Centro Anziani Pilastro, scuole superiori (Itis) e l’Università della Tuscia.

A 50 metri (via Cristofori 5) esiste un ambulatorio per la riabilitazioni delle persone che hanno avuto a che fare con postumi tumorali e che il quartiere è popolato in prevalenza da persone adulte, quindi più vicine a subire le radiazioni prodotte dalle antenne.

Il Sindaco Gabbianelli, nel corso degli anni che ha amministrato la città di Viterbo, ha dimostrato di aver a cuore che la stessa progredisse nel migliore dei modi, tenendo conto dei problemi urbanistici, estetici, curando la viabilità abbellendo strade, monumenti, giardini, curando l’illuminazione, creando maggiore vivibilità.

Anche questa volta Gabbianelli è stato sensibile ed ha emesso un’ordinanza con la quale blocca i lavori per la costruzione delle antenne, ciò per tutelare la salute dei cittadini.

Grazie Sindaco! per ora la cosa è stata al momento fermata, ma non bisogna demordere.

Ormai è noto che le società telefoniche fanno quello che vogliono per tutelare i loro interessi, purtroppo però danneggiano la salute di noi cittadini.

Pantaleo Spagna







La fenice ovvero la nuova DC

di Claudio Santella



Giovedì 8 settembre, nel tardo pomeriggio, negli accoglienti locali del ristorante “Il Bucchero”, nell’Antichissima città di Sutri, alcune persone, unite tutte da uno stesso DNA politico, si sono riunite per celebrare, nella nostra provincia, la rinascita della Democrazia Cristiana. Fautore di questa rinascita il senatore Mauro Cutrufo.

Come la Fenice, uccello mitico che risorge dalle proprie ceneri, la Democrazia Cristiana, nel rinascere, non ripudia le proprie origini, ma le riconferma; del resto non è per i propri principi che questo partito è venuto meno. Questi concetti il senatore Cutrufo ha tenuto a sottolineare.

Respingendo tutte le accuse di trasformismo, che venivano mossa da destra e da sinistra, e rinviandole al mittente, il senatore Cutrufo ha affermato, con estrema chiarezza, i principali intenti della nuova Democrazia Cristiana. Per nuova non deve intendersi un nuovo partito con ideali e principi diversi dalla precedente D.C., ma un partito che, spinto dagli stessi ideali e dagli stessi principi etico sociali, si batta per portarli avanti, con apertura politica erga omnes.

La collocazione naturale nell’agone politico dell’attuale Democrazia Cristiana, ha affermato il senatore Cutrufo è al centro, come al centro è stata la collocazione della precedente Democrazia Cristiana, perché di essa è la naturale continuazione.

Nessuno si trasforma quindi, nessuno cambia le sue idee politiche, né nel loro essere né nel loro apparire. Semmai a cambiare, nel loro apparire, ma non nel loro essere, sono coloro che, da destra e da sinistra vogliono far credere di avvicinarsi al centro per cercare di accaparrarsi i voti di quanti, non hanno dato ancora un volto alla loro collocazione politica. Non si rendono conto, queste sirene ammaliatrici, che gli elettori che sembrano navigare in una zona grigia, in realtà rifiutano i principi che si allontanano dal centro, né vedono di buon occhio quanti, pur con tendenze centriste, si allontanano verso destra e verso sinistra per puro interesse di bottega.

L’invito principe che la Democrazia Cristiana rivolge a questo elettorato è l’invito a non rinnegare i propri valori etici, i propri valori religiosi, i propri valori politici, che costituiscono il collante della nostra società, società che, si voglia o meno, ha sempre rifiutato e rifiuta ancora gli estremismi.

Questi i principi, ha ribadito il senatore Cutrufo. E’ bene che chi si avvicina alla Democrazia Cristiana ne sia reso edotto. La D.C. li metterà sul tavolo delle trattative prima dell’inizio di ognuna di esse in modo che ciascun commensale conosca il menu offerto. All’incontro hanno partecipato anche osservatori esterni, i quali hanno cercato di inserire nel dibattito argomenti fuori tema legati a politici locali ed alle loro beghe di carattere personale. Fallito il loro intento questi osservatori hanno riportato l’avvenimento in maniera inesatta e faziosa su qualche quotidiano che, credendo loro, si è prestato alla manomissione della verità.

Crediamo, per la serietà delle testate, nella perfetta buona fede dell’editore. Del resto gli argomenti del dibattito erano di ben più ampio respiro e meraviglia come a simili osservatori e messaggeri ne sia sfuggito lo spirito ed il fine.

Al termine dei lavori è stato nominato, per acclamazione unanime il comitato direttivo per la provincia di Viterbo; ne fanno parte: Maria Grazia Bugiotti Landi, cui è stato affidato l’incarico di coordinatrice e portavoce con la segreteria nazionale, Giancarlo Bandini, Mario Bracci, Angelo Cardarelli, Pietro Fiorelli, Rufino Leonardi, Cristoforo Melinelli, Gianfranco Piazzolla, Mario Tonetti, Alberto Venturini e Augusto Vito che ha gentilmente dato la disponibilità per la sede, a Viterbo, in via Marconi 7, tel. 0761-321186, dove, chiunque è interessato potrà fare riferimento.

Claudio Santella







San Martino

di Riccardo Manca



Le origini del patrono di San Martino al Cimino si perdono nella notte dei tempi. Ma facciamo un po’ di storia.Martino, figlio di un ufficiale romano, nacque nel 316 a Tours in Francia.

All’età di quindici anni fu arruolato nella guardia imperiale a cavallo. C’è un episodio eroico da attribuire al Santo.

Nel periodo in cui è stato nella milizia, ravvisò un povero svestito. Il barbone si appellava al buon cuore dei passanti. Martino, non avendo altro a portata di mano, con un colpo di spada divise in due parti il proprio mantello militare e ne diede metà al povero.

Dopo aver ricevuto il sacramento del Battesimo, Martino abbandonò la milizia e dedicò il suo tempo a studi teologici; fu consacrato diacono, poi sacerdote. Si ritirò a vita eremitica, venne eletto, in base alla voce di popolo (“Vox Popoli”) vescovo di Tours. Era il 4 Luglio 371.

La conversione al Cristianesimo delle campagne francesi, ancora pagane, è stato senza dubbio il suo merito più grande.

Martino morì l’8 Novembre 397; il suo corpo venne trasportato a Tours e lì sepolto l’11 Novembre, data della sua festa.

L’Abbazia del borgo fu costruita da alcuni monaci Cistercensi francesi di Poutigny che la intitolarono a San Martino di Tours. Successivamente si tramutò in San Martino.

Il paese, attualmente, festeggia il patrono due volte l’anno. L’11 Novembre quando si svolge una fiera ed una funzione in suo onore. La seconda domenica di Maggio, invece, viene portata in processione la sua effigie per le vie del paese. Dal belvedere viene concessa la benedizione delle campagne circostanti e del borgo stesso.

Un’ indiscrezione sul monumento (realizzato nel 1919) che si trova sulla piazza dedicato ai Caduti della Prima Guerra Mondiale. E’ stato, probabilmente, il primo mausoleo eretto in Italia e dedicato alle vittime del conflitto.

Riccardo Manca







Perché via della Pila

di Bruno Matteacci



Una domanda che si aspetta: una risposta dal Comune di Viterbo, o la soluzione del caso è questa:

“Perché via della Pila, nel tratto dopo via Rosmini, zona Barco, è sbarrata con dei tubi messi trasversalmente in modo di bloccare il traffico, verso la strada Provinciale Cimina?”

A suo tempo, l’Amministrazione Comunale intese rendere, detto tronco stradale, percorribile fino alla strada Cimina. Oggi stranezza delle stranezze, dalla strada Cimina è possibile percorrere “Strada Pila” solo per circa centocinquanta metri, perché ad un certo punto la strada è interrotta, come segnalato con il cartello indicante: “strada chiusa”.

Lo spazio, che è impraticabile dallo sbarramento su via Pila, verso il Barco, e strada Pila, verso la Cimina è di circa quindici metri.

Non è comprensibile, ai ben pensanti, il motivo per il quale si continua a mantenere quello “sconcio” e quell'impedimento al traffico che sarebbe molto utile per tutti.

Infatti, per primo, a trarne vantaggio, sarebbero i militari della Caserma, ivi esistente, che potrebbero giungere, nel centro abitato con cinque minuti di strada, evitando di percorrere la Cimina.

Secondo, i commercianti della zona potrebbero trarre utilità annoverando, fra i probabili clienti, anche i militari e le famiglie, degli stessi, ivi residenti. Vedere per credere e, se possibile, risolvere!

Questo è l'appello che mi permetto rivolgere, al Direttore Generale del Comune di Viterbo, nell’interesse di tanti e non di uno o due .

Bruno Matteacci







Forestieri in difficoltà

di Bruno Matteacci



Quando, per validi motivi, l’Amministrazione comunale si vede costretta a modificare il senso di marcia delle autovetture, con l’apposizione dei dovuti segnali stradali, sarebbe il caso di tenere, nella debita considerazione, le esigenze sia dei commercianti di Viterbo, che delle difficoltà che potrebbero trovare i “forestieri” che non conoscono la nostra città. Cosa sarebbe opportuno fare? Indicare, con appositi segnali, la direzione da seguire per raggiungere il “centro” della città.

Tanto per fare un esempio: uscendo da Porta Faul si è informati che girando, subito a destra, lungo via del Pilastro, si può raggiungere Porta Fiorentina.

Tutto bene per chi conosce la toponomastica viterbese, ma per il “forestiero” ciò non è sufficiente, quindi sarebbe il caso di provvedere con la messa in uso del segnale che indichi la direzione da seguire per raggiungere il “centro”.

Con lo spirito di collaborazione, che intendo avere con l’Amministrazione comunale, segnalo che in via Armando Diaz, provenendo da sud, è ancora presente un cartello, con il quale viene indicato che, sulla destra, ci sono gli Ufficiali giudiziari, quando gli stessi sono stati trasferiti da tempo.

Bruno Matteacci

postato da: Spvit | 14:15 |