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mercoledì, settembre 14, 2005
Il Mercatino
del Viandante
ORTE (VT)
il 25 Settembre 2005
e ogni quarta domenica del mese
di fronte all’Uscita
dell’Autostrada del Sole
Info: 3393337869 (Mauro)
14 Settembre 2005
Anno XV n° 17
Ritorno al Medioevo
Piazza della Morte rivive
di Mauro Galeotti
Finalmente un bel lavoro realizzato dal Comune, in Piazza della Morte, a Viterbo.
La ditta Cesarini ha eseguito un progetto che è stato gradito non solo da me, ed è tutto dire, ma anche dai Viterbesi che ho potuto incontrare domenica scorsa.
Finalmente è stata utilizzata la nostra pietra, il peperino, a dispetto di chi vuole l'uso del travertino, una pietra poco utilizzata dai nostri padri. Una piazza vivibile, ben strutturata e suddivisa.
Gradevoli i sedili in pietra ricavati attorno agli alberi, piacevole il movimento di gradini e opportuno il cerchio attorno alla storica fontana a fuso.
Belle, nella loro semplicità, le aiuole che ornano le basi degli alberi.
Insomma, qualcosa di positivo, ciò a dimostrare che se l'amministrazione comunale, guidata da Gabbianelli, vuole le cose le può realizzare in maniera tale che siano rispettati i monumenti ed i cittadini che convivono con essi, giorno dopo giorno.
Ma non è tutto rose e fiori.
Infatti, qualcosa c'è da fare per eliminare qualche piccolo inconveniente.
Ad esempio almeno due sedili sono sempre pieni zeppi di cacca di piccione. Sono quindi inservibili. Basterebbe riuscire ad allontanare i signori piccioni che stabilmente si sono appollaiati coi loro nidi sui rami, al di sopra di quei sedili, ed il gioco è fatto.
Inoltre, poiché ho sentito dire che è intenzione del Comune non far parcheggiare le auto sulla piazza, cosa del tutto positiva, basterebbe porre dei larghi rialzi in peperino, a mo' di largo scalino, nei punti di accesso. Uno potrebbe essere collocato a monte del negozio di antiquariato, posto nella Loggia di san Tommaso; un altro alla fine di Via Pietra del Pesce, consentendo però l'accesso delle auto ad un garage privato che già esiste e convertendo il senso unico della via in doppio senso.
Un lungo e largo rialzo in peperino dovrebbe essere installato all'ingresso della piazza, da Via san Lorenzo, che vada a raggiungere la cabina telefonica.
Si avrebbe così la certezza che la piazza resterebbe solo pedonale, con la Fontana della Morte che farebbe sentire, anche da lontano, il gocciolio dell'acqua.
Ma non è finita.
Un altro intervento dovrebbe essere fatto all'inizio della salitella di Via del Cimitero, collocando, anche qui, un largo rialzo in peperino che costringa le auto, provenienti dal Paradosso o Via Valle Cupa, a svoltare in Via del Ginnasio e raggiungere Via san Lorenzo.
Si creerebbe un'isola pedonale deliziosa, con alberi, fontana storica, sedili, scalette, aiuole, fontanella per bere... tanto più che gira voce che il palazzo, già sede dell'Asl, dovrebbe divenire un albergo... beati, quindi, quei turisti che dormiranno, cullati dalla musica ritmata dell'acqua, che cade nella vasca della fontana, e che incide il silenzio delle notti viterbesi.
Mauro Galeotti
Trovata la strada giusta!
di Bruno Matteacci
Finalmente, nell'interesse della collettività, abbiamo ottenuto quanto, da sette mesi chiedevamo, dalle colonne di questo quindicinale.
Sul territorio comunale di Viterbo erano presenti dei madornali "errori" relativi alla segnaletica stradale, che oggi, grazie all'architetto Armando Balducci, direttore generale del Comune di Viterbo, sono stai eliminati.
A nome della redazione vada a Balducci e agli uffici che hanno operato, il nostro sentito ringraziamento, con la speranza che, anche per il futuro, la nostra, collaborazione venga accettata con la soluzione di quanto segnalato.
Il ruolo di questo foglio è stato sempre quello di dare voce a chi vive i problemi cittadini. Un foglio che non sta né a Destra né a Sinistra, anche se ognuno dei redattori ha una propria fede politica. Ma di fronte alla buca, al pericolo, tutto cade.
Bruno Matteacci
Acqua di Colonia
di Claudio Santella
Non è al profumo che emana dall’Acqua di colonia che intendo riferirmi, ma al profumo che emana da Colonia, città della Baviera dove si è tenuta l’ultima Giornata Mondiale della Gioventù.
Forse non è da questo periodico che dovrebbero partire considerazioni su questi fatti, seppure grandiosi, ma a Colonia si sono recati anche dei giovani della nostra città, dei giovani viterbesi, e pertanto due parole possono trovare cittadinanza anche sulle pagine di un periodico che, come il nostro, ha per oggetto principale la nostra città e gli avvenimenti che la riguardano. Consideratelo un omaggio a quei Viterbesi che si sono recati colà spinti da uno spirito superiore che ha dato loro la forza ed il coraggio di affrontare non poche difficoltà, difficoltà non indifferenti anche per chi è armato di gagliarda giovinezza.
Gli addetti all’esame della causa di beatificazione di Giovanni Paolo II non dovranno cercare oltre per trovare un miracolo compiuto da quel pontefice, perché di un vero e proprio miracolo si tratta il vedere riuniti nell’amore, in uno spirito fratellanza, migliaia e migliaia di giovani, di ogni credo politico e religioso, in ogni parte del mondo ove si è celebrata la Giornata Mondiale della Gioventù. Un miracolo che si ripete puntualmente. Non v’è stata Giornata Mondiale della Gioventù che sia sfociata nella violenza, non v’è stata Giornata Mondiale della Gioventù che non sia stata una celebrazione dell’ amore e della fratellanza tra gli uomini.
E non certo per merito degli addetti ai lavori, ma per merito di quei sentimenti che uniscono e che Giovanni Paolo II, papa Lolek, il loro papa, ha seminato nel cuore di quei ragazzi. L’ut unum sint di Giovanni XXIII è stato realizzato e continua a realizzarsi. Ricchi, poveri, bianchi, neri, gialli, rossi, di destra, di sinistra, anarchici o chi altri volete: un solo spirito. Tutti “Sentinelle del mattino”, del mattino di un giorno che vuole superare le barriere innalzate dai potenti su questa terra tra i derelitti sulla stessa, per dividere ed imperare. Altro che laicità dello Stato e quant’altro. Questi giovani hanno superato i concetti di laicità e di interesse; li hanno superati, attenzione, non eliminati: li dominano, non ne sono dominati. Hanno capito che Stato e Spirito sono due cose diverse, che possono non solo coesistere, ma anche andare, camminare insieme. Si sono dimostrati più saggi di quanti, seppure ricchi di esperienza, si servono di questi concetti come beni strumentali per fini diversi da quelli che sono loro propri. Seppur dotati di una sapienza limitata per la loro giovane età, questi ragazzi hanno raggiunto una saggezza che altri, adornati da una canizie e da consumata esperienza, chiamati per questo ad operare con saggezza nell’esercizio delle loro funzioni istituzionali, hanno dimostrato di non avere. Del resto, con un maestro come Giovanni Paolo II, che insegnava con l’esempio, non deve essere stato difficile per loro. Ad un credente è lecito pensare che Papa Lolek abbia chiesto allo Spirito Santo di scendere su di loro, sopra coloro che lui, in vita, ha nominato suoi apostoli: e non è questo un miracolo?! E’ lecito pensarlo, visto e considerato che mai in passato, in occasioni simili, ma con altre motivazioni, si è verificato un evento del genere. E ciò ne rafforza l’ipotesi.
Rallegriamoci della loro giovinezza, perché i nostri attuali governanti faranno prima a morire che a capire ciò che i giovani hanno intuito.
Auguriamoci che questa nuova generazione, permeata da questo spirito di fratellanza, subentri a coloro che attualmente detengono il potere e conservi l’attuale ideale che la pervade e che la unisce.
Claudio Santella
Alcuni suggerimenti
di Bruno Matteacci
Da vari cittadini ci sono giunte delle richieste che abbiamo ritenuto giuste e meritevoli di segnalazione alla Amministrazione comunale e, più precisamente:
- Sarebbe opportuno mettere in uso una pensilina, nel punto della fermata del servizio urbano, sul lato destro, direzione Montefiascone, davanti al Cimitero di San Lazzaro.
- Per accedere nel piazzale antistante il Cimitero, giungendo da Viterbo, è fatto obbligo girare sulla sinistra solo davanti al cancello centrale, creando un non indifferente ingorgo. Sarebbe il caso di valutare l'opportunità di consentire l'accesso all’altezza del semaforo.
- Giorni addietro un gruppo di persone si sono recate al Cimitero per rendere omaggio ai Caduti in guerra. E’ stato difficile per loro leggere i nomi scritti sulle croci di marmo in quanto le scritte sono di colore bianco.
Considerato che le scritte esistenti sono di vari colori, a seconda della medaglia assegnata cioè: giallo per i decorati di medaglia d'oro; argento per i decorati di medaglia d'argento e marrone, per il decorati di medaglia di bronzo, sarebbe opportuno; che gli altri nomi, degli altri Caduti, vengano scritti, in nero, in modo da poter essere letti anche a distanza, eliminando così un inutile "calpestio" del pratino.
- Per rimanere nell'ambito del Cimitero di San Lazzaro, sarebbe il caso che, negli spazi esistenti antistanti le tombe monumentali, vicino all'ingresso principale, nella zona detta Il Pincio, si vietasse la sosta alle tre o quattro auto che, tutti i giorni, sono ivi parcheggiate, consentendo la sosta in punti più nascosti e meno frequentati. Anche un Cimitero, in particolare se Monumentale, deve mantenere una certa sobrietà che non può e non deve essere disturbata invano.
Bruno Matteacci
Prendi in casa uno studente
di Francesca Bruti
Sono stata piacevolmente sorpresa dall’iniziativa che nel pomeriggio di venerdì 9 settembre è stata presentata a Palazzo dei Priori, da parte dell’amministrazione comunale in accordo con l’amministrazione dell’università viterbese.
Si tratta di un progetto impegnativo che prendendo il nome di “Prendi in casa uno studente” vede protagonisti proprio i giovani studenti universitari ed è rivolto ai 14 mila anziani residenti nella nostra città. Ogni anno, l’Ateneo della Tuscia vede incrementare i propri iscritti, ma gli alloggi nelle Case dello studente già messi a disposizione nei pressi di Porta Romana non sono sufficienti, ed ecco che è nata l’esigenza di trovare una soluzione al problema degli affitti. La proposta a favore degli studenti pendolari e fuori sede -che costituiscono la maggioranza degli 11 mila iscritti all’Ateneo- è quella di offrire ai ragazzi l’alloggio nelle case degli anziani, senza pagare l’affitto, ma contribuendo alle spese quotidiane dei servizi. In questo modo, l’anziano che ospita riceverebbe compagnia e un aiuto nello svolgere commissioni e lavoretti da parte del giovane, e quest’ultimo potrebbe beneficiare di un alloggio sicuro, oltre che di un’esperienza di vita.
E’ previsto che gli accordi di questo rapporto di convivenza siano registrati da un contratto, in cui si illustrino doveri ed obblighi per entrambe le parti. Sarà lo Sportello Famiglia del Comune e una commissione composta da un assistente sociale e da uno psicologo a vagliare le richieste di alloggio, verificando le buone intenzioni dello studente e la condizione di autosufficienza dell’anziano. Per l’anno accademico che sta iniziando, si prevede una prima fase di sperimentazione, con l’obbiettivo di far diventare l’iniziativa un programma permanente dall’anno accademico 2006-2007. Per tutte le informazioni necessarie, ci si può rivolgere allo Sportello Famiglia dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13, o contattare l’indirizzo email HYPERLINK "mailto:prendiincasaunostudente@politichesociali.vt.it" prendiincasaunostudente@politichesociali.vt.it.
Francesca Bruti
Tre palme meglio di una
di Francesca Bruti
Al ritorno dalle vacanze, noi Viterbesi abbiamo trovato una sorpresa ad accoglierci: una bella palma posta nel mezzo della città!
Dice che sia una palma adatta al nostro clima, quindi simile ad altre già presenti a Viterbo.
In un primo momento quella palma sembra una nota stonata, ma poi se ci guardiamo intorno ci accorgiamo che questo tipo di pianta, non fa parte solo dello stemma cittadino, ma che ve n’è di varie fogge e dimensioni distribuita in tutta la città.
Vedi in Piazza dei Caduti, dove è la Chiesa di santa Maria della Peste, in Via Ascenzi, dov’è la Madonnina di Francesco Nagni, nel giardino del Palazzo Chigi, in Piazza della Morte in un giardino privato, in Via Torre vecchia in un giardino privato e così via.
Credo però che una sola palma, lì in fondo a Via Cairoli, si perda un po’ nel paesaggio, anche se ben sostenuta dal verde del pratino che la circonda.
Non sarebbe il caso di affiancare alla stessa altre due palme per formare un trittico che faccia compagnia a quella già esistente? Io credo di sì.
Francesca Bruti
Le Duchesse
di Riccardo Manca
In Via San Pietro sono ubicati il Monastero e la Chiesa della Duchessa.
Questa veniva già denominata di San Bartolomeo e dette il nome alla contrada.
La Chiesa di San Bartolomeo venne menzionata per la prima volta in una bolla del 3 Aprile 1142 e nel 1148 era soggetta alla Cattedrale; intorno al 1236, fu detta parrocchia.
In questa chiesa anticamente veniva celebrata una festa dedicata a Santa Lucia e Sant’Eligio, i protettori degli orafi, gli argentieri, i calderai ed i fabbri.
Proprio i fabbri, nel1492, si trovavano riuniti nella chiesa di San Bartolomeo. Intorno al 1550, la Duchessa di Parma e Piacenza Girolama Orsini Farnese era venuta nella Città dei Papi per fondare un monastero di clausura, per ospitare le monache dell’ordine di San Benedetto.
Il Pontefice Paolo IV, il primo Gennaio 1557 emise un Breve con il quale autorizzò Girolama Orsini Farnese a fondare il monastero che, successivamente, prese il nome della Visitazione.
Le prime converse che abitarono il cenobio furono venticinque e provenivano dal territorio di Castro. Il monastero, generalmente, era frequentato da fanciulle provenienti da famiglie nobili. Intorno al 1536, la Chiesa di San Bartolomeo perse il titolo di parrocchia e così venne unita a quella di San Pellegrino. Le monache, dopo il 1870, rischiarono la chiusura del monastero e la trasformazione del complesso in scuola elementare femminile. Il pericolo fu scongiurato dall’Ordine Cistercense che riuscì a mantenere il monastero stesso.
La facciata della Chiesa di San Bartolomeo, ricca di festoni floreali, è caratterizzata da lesene in peperino e termina a cuspide. Molto interessante è il portale d’ingresso, anch’esso in peperino risale al XVII Secolo.
L’interno della chiesa presenta un soffitto a cassettoni sottolineato dai colori blu, grigio, oro e rosso, eseguito intorno al 1673 da Giovanni Battista Magni di Modena. Sopra l’ingresso è la cantoria in legno risalente al Seicento e la memoria su pietra della consacrazione della chiesa avvenuta il 25 Maggio 1614 da parte del Vescovo Tiberio Muti.
Nella parete di fondo sono due matronei, a destra è la cappella dove è conservato il Bambino di cera, appartenuto a Suor Maria Benedetta Frey (1836-1913), che l’8 Giugno 1856 venne accolta nel Monastero in qualità di maestra di musica. Nel Novembre del 1861, fu preda di febbri trifode: per cinquantadue anni fu costretta a letto da dolori atroci. Suor Maria Benedetta salutò la vita la sera del 10 Maggio 1913, alle ore 19. Attualmente è in corso il processo di Beatificazione per gli innumerevoli miracoli, a lei attribuiti.
Riccardo Manca
Ma chi volete illudere?!
di Sanclaudio
Ho letto e sentito che, per evitare disordini nei vari stadi di calcio, d’ora in avanti, per poter assistere ad una partita di pallone dagli spalti di un qualsiasi stadio, bisogna recarsi colà muniti di ogni sorta di credenziali atti a garantire la nostra indole di agnellini.
I facinorosi che si recavano allo stadio per “vedere le partite” muniti di mazze ferrate, catene e catenelle, spranghe di ferro, razzi, petardi, mortaretti, motorini, molotov e quant’altro dovranno rivolgersi all’ufficio di collocamento più vicino per poter sperare di lavorare.
Ma chi volete illudere!? Non sareste stati più credibili, cari giudici e giustizieri, se anziché minacciare fulmini e saette avreste dato regolare corso ai vostri doveri senza guardare in faccia a nessuno?
Come volete trovare credibilità quando ancora è rimasto senza nome colui che scagliò l’oggetto contundente sul terreno di gioco colpendo l’arbitro della partita di Coppa dei campioni, giocata all’Olimpico, tra la Roma e non ricordo quale altra squadra straniera.? L’arbitro venne colpito e ferito, la partita fu sospesa, la Roma sanzionata ed il colpevole … continua a frequentare la tribuna d’onore dello stadio Olimpico e di tutti gli stadi che vuole.
Si perché, stando a quanto riportato dai vari mezzi di comunicazione di massa, è dalla tribuna d'onore di quello stadio che è stato lanciato l'oggetto contundente. Ed in tribuna d’onore non ci vanno gli sconosciuti: ogni posto è numerato e riservato, le telecamere pullulano, ognuno è guardato a vista, molti hanno addirittura una scorta. Su quell’oggetto ci saranno state pure delle impronte digitali…. Ma quale effetto credete che abbia fatto sui nostri figli siffatto modo di agire? Mettetevi una pietra al collo ! Mi viene in mente una poesia di Trilussa che riporto per il piacere dei lettori, lasciando a loro ogni considerazione.
Er cane polizzotto
Jeri ho incontrato un Cane polizzotto. / Dico: - Come te va? – Dice : -Benone! / Ogni ladro che vedo je do sotto. / Li sento da l’odore, caro mio! / Cor naso che ciò io!… / In quer mentre è passato un fornitore / Che Dio solo sa quant’ha rubbato. / Ho chiesto ar Cane: / - Senti un certo odore? - / Ma lui m’ha detto: - No…So’ raffreddato…- / Er cane polizzotto ch’ho incontrato / Lo faranno prestissimo questore.
Sanclaudio
Italo La Rosa nel cuore di Rosa
di Agnese Galeotti
Italo La Rosa, è morto presso l'ospedale di Tarquinia.
Da 39 anni Facchino di Santa Rosa e importante guida durante il trasporto.
Un infarto stronca così la vita di un uomo di 58 anni, amante della sua città e della Santa in cui per anni ha creduto, quella Rosa che sicuramente l'avrà accolto tra le sue braccia.
Sin dal 1966, facchino della Santa, in prima fila, con il suo ciuffo numero 5 nell'ultimo anno del trasporto della Macchina di Santa Rosa di Paccosi. In seguito promosso all'impegnativo compito di guida anteriore durante il trasporto... fino all'ultimo, quello di qualche settimana fa...
Una brava persona, Italo, tranquillo, rispettoso, amabile, una di quelle persone di cui senz'altro sentiremo la mancanza....
Un pensiero vola alla famiglia, a Marco un mio ex compagno di classe...
Nessuna parola da rivolgergli, non per freddezza o distacco, solo perché nessuna parola potrebbe mai confortare una perdita così grande. Il prossimo anno Italo la Macchina la guiderà dall'alto... continuerà così ad essere un Facchino di Santa Rosa.
Agnese Galeotti
L’onorevole Meroi interroga
Ricevo e volentieri pubblico una interrogazione dell’onorevole Marcello Meroi diretta al ministro della Salute, Francesco Storace in merito ad una incresciosa posizione, denunciata anche dal nostro quindicinale, in cui si trovano in Italia migliaia di medici discriminati da un decreto che li penalizza a causa della carenza di assistiti.
Premesso che:
- Il Decreto Legislativo n.502 del 1992, all’articolo 17 stabilisce l’incompatibilità per il medico cosiddetto generalista convenzionato con il SSN con lo svolgere contestualmente qualsiasi rapporto di lavoro pubblico o privato, anche precario. Questa norma non è applicabile ai soli medici di cui all’art. 6, comma 1 del DL n.187 del 14 giugno 1993, convertito con modificazioni nella L. 12 agosto 1993, n.296.
- Detto divieto normativo ha indotto di recente i dirigenti dei competenti servizi delle ASL, a richiedere a molti medici l’immediato recesso dal rapporto di lavoro contrattuale e continuativo ancora in atto con le strutture private; conseguentemente si verifica sul piano personale per centinaia di professionisti un gravissimo danno determinato da una parte dalla sopravvenuta insufficienza di un minimo di reddito vitale, dall’altra dalla impossibilità di proseguire nella necessitata formazione continua professionale. Siffatte condizioni normative, impeditive di un allargato impegno di lavoro con conseguente aggiornamento e miglioramento della capacità riguardano, come è noto, un gran numero di medici convenzionati con il SSN e in particolare quelli che, per motivi spesso non concernenti il merito, si trovano ad assistere poco più di 300 soggetti per un compenso in definitiva insufficiente a coprire anche le sole spese di fitto dello studio.
- E’ sconfortante constatare che dopo una vita di studio e d’impegno, l’esercizio dell’attività debba essere caratterizzato da una povertà di mezzi di sostentamento e contestualmente, da una indotta depauperazione dei contenuti della professione ridotta ad una occasione di burocratismo
In detta posizione si trovano in Italia diverse migliaia di medici che sono assoggettati a questo Decreto, che certamente risultano discriminati a fronte della spesso immutabile carenza di assistiti;
Tutto ciò premesso interroga per sapere
- Se non ritenga che il D.L. 502/92, per quei medici cosiddetti generalisti che si trovano nelle condizioni particolari sopra descritte che gli impediscono di poter prestare assistenza ad un notevole numero di soggetti, risulti di fatto penalizzante;
- Quali iniziative voglia intraprendere per eliminare o rendere non vessatorio per le descritte categorie professionali, il divieto di incompatibilità di cui all’art. 17 del D.L. n.502/1992
On. Marcello Meroi - Roma, 18 luglio 2005
“RACCONTI VITERBESI”
UN NUOVO LIBRO
DI GIOVANNI FAPERDUE
Cinquantasei racconti nei quali, c’è molto degli usi e delle tradizioni di Viterbo. Tra l’altro c’è la storia segreta, mai raccontata, del progetto per la costruzione della metropolitana cittadina e la leggenda della grotta del Cataletto. Svelato il mistero del vino che si mesceva all’osteria di Orlando a Pianoscarano, che era il più buono di Viterbo. Tutte storie della nostra bella terra di Tuscia.
Non manca un abbozzo schietto, di personaggi come Nunziato, che ha levato il malocchio a tanti Viterbesi, e altrettanti ne ha guariti da lussazioni e insaccature, con il suo “miracoloso” olio alle erbe. Questi racconti vengono “serviti” uno dietro l’altro, su di un gran vassoio rappresentato da Viterbo, e la sua provincia. Ci sono anche le ricette sagge del pastore Balduino, che suggerisce anche la cura ideale, per mantenere a lungo una sana virilità. Non manca un po’ di fantascienza con la Clinica Airomem Abur (Ruba Memoria scritto alla rovescia). Qui ipotetici insigni scienziati, come Imref (da Fermi), Nietsnie (da Einstein) e Inocram (da Marconi), sono segretamente sottoposti ad una macchina speciale che [...]. Insomma tante storie, tutte con una profonda morale che, a tratti, sembra vogliano trasmettere, anche la vita e alcune esperienze dell’autore. E’ come una sorta di galleria, dove si susseguono molti personaggi, ognuno con qualcosa da insegnare o da comunicare.
Il libro inizia con alcuni piccoli brani sull’infanzia e la giovinezza dell’autore. C’è il ricordo terribile di un’incursione aerea notturna, con il rombo sordo dei bombardieri a bassa quota, e il bagliore spettrale dei bengala, che scendevano su Piazza San Faustino. Non manca la cronaca attenta e precisa, di un banchetto di nozze, svoltosi negli anni del primo dopoguerra a Tobia. C’è poi un commosso ritratto dedicato alla madre, ed un fiero ricordo del nonno paterno, Orlando
E’ questo il quinto libro che l’autore pubblica su Viterbo. Infatti, ha dato alle stampe “Il tesoro dei Viterbesi”, “Santa dei Viterbesi”, “Le Nobiltà dei Viterbesi”, “I Conclavi viterbesi”.
Bus a Via Marconi
Ricevo e pubblico:
Il Codacons, con oltre duecento associati, intende manifestare vibrata protesta per le dissennate posizioni assunte dai rappresentanti ai vari gradi del Comune di Viterbo sul traffico cittadino.
L’obiettivo è duplice: anzitutto vuole toccare l’aspetto formale della vicenda, e subito dopo quello sostanziale della stessa. Sul primo deve con forza sottolinearsi il fatto che l’amministrazione comunale non ha avvertito il preciso ed ineludibile dovere di fornire la necessaria informazione alla cittadinanza. Sul secondo aspetto non si può fare a meno di rilevare che dopo il cambiamento dell’immagine di via Marconi la funzionalità e fruibilità di essa siano peggiorate.
Sull’aspetto estetico, l’avere preteso di installare una fila enorme di fioriere (o contenitori) di colore scuro, intervallate da lumini in ferro battuto scuro, che le conferiscono un tocco cimiteriale, non ha fatto che appesantire l’arteria. Gli alberi collocati sul lato opposto e le fioriere in travertino con lampade incorporate, dovevano ritenersi più che sufficienti a darle un tocco di eleganza. L’aver poi ristretto la carreggiata è stato ulteriore capolavoro. L’aver drasticamente vietato la circolazione di tutti gli autoveicoli, non si rivela una felice idea dei gestori delle cose comunali. Si sarebbe potuta mantenere la circolazione almeno dei mezzi di pubblico trasporto, che avrebbe consentito a tanti cittadini e utenti, migliore possibilità di spostamento al centro.
Non si può passare dall’accesso indiscriminato autoveicolare su via Marconi ad una repentina e immotivata proibizione del traffico veicolare sulla medesima. Si sarebbe dovuto creare una serie di parcheggi di scambio.
E’ necessaria, pertanto, l’adozione con urgenza di un provvedimento di ripristino della circolazione degli autobus su via Marconi.
Non è possibile accettare l’imposizione di provvedimenti basati sull’improvvisazione, senza alcun supporto di tecnici esperti nei settori della viabilità e della mobilità.
Il Codacons sta valutando l’opportunità di promuovere ogni azione per la tutela dei cittadini, associati e non.
Il responsabile provinciale
dott. Augusto Vito
postato da: Spvit | 12:13
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