*** Sito del quindicinale di opinione e servizi di Viterbo e provincia diretto da Mauro Galeotti - Cellulare 3393337869 *** Editrice - Redazione - Pubblicità: Studio Pubblicitario Viterbese S.r.l. - Viterbo - Via Tommaso Carletti, 35 *** Iscrizione al Tribunale di Viterbo n° 381 del 19 Febbraio 1992 *** Se ci vuoi scrivere la nostra e-mail è: spvit@tin.it
 

mercoledì, agosto 31, 2005

Il Mercatino
del Viandante

il 25 Settembre 2005
e ogni quarta domenica del mese
di fronte all’Uscita di ORTE (VT)
dell’Autostrada del Sole (A1)

Info: 3393337869 (Mauro)

31 Agosto 2005
Anno XV n° 16


Ritorno alla tradizione
W santa Rosa

di Mauro Galeotti

Una delle novità che riguardano i Facchini di santa Rosa di quest'anno è la camicia che indossano. Infatti, il Sodalizio fornirà ad ogni facchino una camicia col colletto alla coreana, chiusa con lacci.
Si fa avanti il ritorno alla tradizione.
Un ritorno importante, perché tutto quello che fa muovere la "macchina" della Macchina di santa Rosa è la Tradizione, sì con la ti maiuscola. E proprio in questi giorni, il caso a volte gioca scherzi gradevoli, sono stato avvicinato da Mara Nocilli, una cara amica di famiglia, la quale è in possesso di una vecchia divisa da facchino di santa Rosa.

Pantaloni, fascia, calzettoni, il tutto originale d'epoca e l'epoca è l'Ottocento.
Ironia della sorte, i facchini porteranno nel trasporto del 3 Settembre 2005, una camicia alla coreana, mentre Mara la camicia non l'ha trovata. Certamente è andata utilizzata e consumata, poiché ritengo sia divenuta, in seguito, una delle tante camice indossate giornalmente.
Chi era il proprietario di quello che oggi può considerarsi un cimelio vero e proprio? il nonno di Mara! Giulio Nocilli (1868 c. - 18/7/1910) che fu facchino tra la fine dell'800 ed i primi del '900. La divisa passò, poi, al figlio di Giulio, Primo (1/1/1910-16-7-1971), che, a sua volta, portò la Macchina col numero 35, tra la fine degli anni '30 e fino a poco dopo la Seconda guerra mondiale.
In seguito, la divisa fu tramandata al nipote Antonio Nocilli, che l'ha indossata negli anni '60 fino al famoso fermo del Volo d'Angeli del 1967.
Qualche anno fa ebbi contatti con Giocondo Pallotta, l'ottico in Via Marconi, mio amico, il quale mi consentì di pubblicare una vecchia foto, in suo possesso, scattata da Giuseppe Bazzichelli verso il 1913, con ritratti i facchini di santa Rosa in posa davanti alla facciata del Santuario di santa Rosa.
Subito all'occhio mi incuriosì la fascia che stringeva la vita di quegli asciutti uomini. Non potevo vedere il colore, che oggi è di un rosso vivace ed uniforme, perché la foto, ovviamente, è in bianco e nero, ma mi colpì il disegno che presentava delle vistose strisce.
Uniche per la praticità e l'economia sono le caratteristiche dei pezzi storici, della divisa dei facchini, conservati da Mara.
I pantaloni bianchi sono alla zuava, con laccio all'altezza del ginocchio, realizzati con stoffa in misto canapa, per conferire il massimo della freschezza, erano ricavati col riutilizzo di vecchie lenzuola. Era l'epoca che davvero non si gettava via nulla! Le pences e le tasche sono alla carrettiera, allacciate con catenella di cotone, eseguita a mano, e bottone in madreperla. La patta era allacciata con bottoni ed il modello aveva ampio respiro all'altezza delle cosce. Ciò per consentire il libero movimento del facchino nelle accosciate e nelle manovre durante il trasporto.
I calzettoni erano realizzati a mano, all'uncinetto in cotone bianco, ed avevano una lavorazione a nido d'ape, che permetteva grande traspirazione e freschezza, questi venivano fermati con un elastico sopra al polpaccio.
La fascia è un vero cimelio! Veniva realizzata in maglia di filo di cotone rosso, era lunga tre metri e trenta, alta 20 centimetri, ed aveva alle estremità lunghe frange annodate a mano di fili rossi, rosa e blu.
Il tipo di tessitura della fascia aveva lo scopo di dare elasticità naturale ai movimenti del facchino, durante gli sforzi. Al tempo stesso, però, la fascia garantiva un rigidità unica, grazie alla sua lunghezza, che avvolgeva più volte la vita del facchino e consentiva un supporto ottimale al basso schiena, fulcro dello sforzo.
La fascia, per essere fissata, non aveva bisogno di spille, di bottoni automatici o, peggio, del velcro, infatti per il serraggio era sufficiente che il lembo libero fosse inserito nei giri della fascia stessa.
Le righe che rompevano il rosso della fascia erano di color rosa e blu alternate.
Il fortunato ritrovamento dovrebbe essere il campione per la divisa dei facchini e il Sodalizio potrebbe rifare come erano nell'Ottocento, i calzoni, la sciarpa ed i calzettoni, visto che la camicia alla coreana c'è già.
Tutto ciò se è vero che quello che fa muovere la macchina della Macchina di santa Rosa è la Tradizione, sì con la ti maiuscola.
Mauro Galeotti


Si poteva dire prima

di Agnese Galeotti

Aria di polemiche a pochi giorni dalla festa di Santa Rosa. Discussioni a toni alti tra il Comune ed i vari bar e gelaterie adiacenti al percorso della Macchina. Infatti, come da disposizione "improvvisa" del Comune di Viterbo il 2 ed il 3 Settembre, i locali dovranno sbaraccare tavoli e sedie.
Naturalmente le proteste dell'Ascom e della Confesercenti non si sono fatte attendere, in primis rivolte all'assessore Fracassini.
Quest’ultimo ha risposto: “Faremo l'impossibile, ma non posso assicurarvi nulla”. Ma a Fracassini le polemiche non piacciono e di fatto, a pochissimi giorni dalla Macchina, la situazione è rimasta tale e quale a prima.
Questo polverone deve proprio aver infastidito là pel Comune! Soprattutto quando all'assessore è stato pubblicamente contestato che l'insolita decisione è stata presa pochi giorni prima della festa. Scrivo "insolita" non a caso, infatti, sono anni che ai locali in questione è permesso di tenere tavoli e sedie a disposizione dei clienti per i festeggiamenti. Tanto è vero che le prenotazioni degli stessi erano già esaurite da mesi. Per alcuni locali addirittura da aprile. I commercianti si sono così trovati a dover scontentare i propri clienti che, in alcuni casi, avevano già anticipato parte della spesa. Tutto ciò ha causato non solo disagi per i commercianti, ma anche per molti cittadini che già da mesi si erano assicurati degli ottimi posti per assistere alla manifestazione e che, per questo, avevano anche invitato parenti ed amici ai quali, oramai, dovranno dire di rimanere a casa!
La cosa migliore, se proprio questa decisione andava presa, sarebbe stata quella di rimandarla al prossimo anno, con i commercianti consapevoli e pronti alle conseguenze, dannose sì, ma perlomeno programmate.
Agnese Galeotti


Con Balducci la chiave giusta?

di Bruno Matteacci

Mi voglio rivolgere al direttore generale del Comune di Viterbo, architetto Armando Balducci allo scopo di vedere se, dopo tanto tempo, ho trovato la chiave giusta per la risoluzione di alcuni problemi che qui di seguito passo ad elencare.
In via della Pila da molti, troppi, mesi manca il segnale indicante che il tratto a monte è a doppio senso di circolazione quando, invece, a valle è indicato che detta via è a senso unico.
Altro madornale errore lo si trova in via Ramacci.
All’altezza della sua immissione dalla strada Tuscanese, dove è presente un segnale indicante l'obbligo di andare a destra, quando a destra è un cancello della Coop. Ivi necessita il segnale di senso unico di marcia in direzione verso la Tangenziale Ovest.
Altro segnale che necessita essere messo in opera è un quello di direzione obbligatoria all'altezza del primo cancello del cimitero, allo scopo di vietare la svolta a sinistra, verso la sopraelevata. In via Salicicchia, all'altezza della Cassia è presente un segnale indicante che viale Armando Diaz, venendo da Vetralla, è a senso unico; il segnale si può vedere all'angolo, vicino alla immagine della Madonna. Poco più a nord è ancora presente un segnale indicante che da quel punto viale Diaz, direzione Vetralla, è a doppio senso di circolazione. Assurda e pazzesca è la permanenza di detti segnali.
Altro tratto di via privo della dovuta segnaletica è via Zara che al suo inizio, da via Pola, è indicata a senso unico, mentre, poco dopo, la stessa è a doppio senso di circolazione. Di segnali ne mancano, ma nel contempo ce ne sono doppi in tanti punti della città. In via Saffi, angolo via della Pace, sono presenti due segnali indicanti il divieto di accesso posti a circa quaranta centimetri l'uno dall'altro; in strada Cassia Nord, verso Montefiascone, sono due segnali, a distanza di circa settanta metri, indicanti la fine del tratto urbano con due cartelli recanti la scritta Viterbo, barrata di rosso.
In via Pianoscarano, a distanza di circa quattro metri, al termine di via di Porta Fiorita, sono presenti tre segnalazioni uguali, indicanti le stesse destinazioni.
Auguro a me stesso ed ai cittadini viterbesi di aver trovato il giusto interlocutore. A lei, architetto Armando Balducci, la soluzione. Intanto la ringrazio.
Bruno Matteacci


Un servizio utile

di Sanclaudio

Recatici nei locali del vecchio Ospedale Grande, in via S. Lorenzo, quello vicino al Duomo, abbiamo avuto modo di notare un manifesto della Asl di Viterbo. Informava che è stato attivato un Ambulatorio di medicina naturale pediatrica.
Tale ambulatorio si trova alla stanza n. 2 del Poliambulatorio, al primo piano, ed è aperto nei giorni di martedì, giovedì e venerdì con i seguenti orari: 9 - 9,45 - 10,30 -11,15 - 12,00.
Gli appuntamenti possono effettuarsi mediante prenotazione presso i C.U.P. di zona senza ricetta medica.
Siamo lieti di comunicare quanto sopra alla cittadinanza poiché fa piacere che Viterbo abbia un ambulatorio che possa curare i nostri bambini o aiutarli a star meglio mediante l'applicazione sia della medicina naturale che della medicina tradizionale o di sintesi, come credo sia più corretto dire. Le due forme di cura, non solo possono coesistere, ma possono essere di integrazione e complemento l'una dell'altra.
Il fatto che tale avviso sia stato esposto nei locali di una struttura sanitaria pubblica, dà notevole garanzia di serietà e di efficacia della riuscita delle cure ed è da considerarsi non tanto espressione di una speranza, ma di una certezza di una nuova forma di cura per il futuro. Chi è interessato può contattare tale ambulatorio anche telefonicamente ai seguenti numeri: 0761/339555 - 0761/338280
Sanclaudio


Un violento acquazzone

di Riccardo Manca

Ogni anno, nella secolare tradizione della Macchina di Santa Rosa, come in un libro di storia, vanno ad aggiungersi aneddoti e curiosità.
Il 3 Settembre 1893, un violento acquazzone, mentre i Facchini stavano effettuando il giro delle chiese, ha danneggiato la Macchina di Paolo Papini in diversi punti, strappando anche i lumi a cera. Dopo una attenta ricerca sono venuto a conoscenza di una curiosità; quell'anno i lumini a cera vennero realizzati da un certo Gaetano Gagni.
Nel quinquennio 1895-1899, la Macchina costa complessivamente diecimila e duecento lire, di cui tremila e 400 pagabili il primo anno e la parte restante versate in rate annuali.
Nel 1914 il compenso annuo per il costruttore sale a duemila e cinquecento lire. Intorno al 1924, il costo del Campanile che Cammina è quasi quadruplicato: nove mila lire. La tradizione riprende dopo la fine della Seconda guerra mondiale ed il costo della Macchina aumenta da 143 mila lire nel 1946, a quattrocento nel 1948, a mezzo milione nel 1950.
Nel 1952, per realizzare la Macchina occorrono quindici milioni di lire.
Nel 1950, per la celebrazione dell'Anno Santo, si rinnova la Macchina, ritenendo che i pellegrini diretti nella Capitale potessero essere richiamati dalla manifestazione viterbese.
L'Amministrazione comunale prende quindi accordi con l'architetto Rodolfo Salcini, ma la proposta non portò ad alcun risultato. Altri volevano far passare il Campanile che Cammina a Roma con un trasporto straordinario nel Maggio 1950, ma non se ne fece nulla.
Dal 1947, riprende la “mossa” della Macchina dalle mura a ridosso di Porta Romana. Questo segnò la completa ripresa della tradizione dopo la Seconda guerra mondiale. Santa Rosa era ritornata tra il suo popolo.
Riccardo Manca


Provvedimenti del cavolo

di Claudio Santella

Tutti i mezzi di comunicazione di massa hanno strombazzato ai quattro venti che il legislatore ha recentemente disposto che tutti coloro che sono alla guida di un ciclomotore e che non indossano il casco, come prescritto, passeggero compreso, si vedranno non solo sequestrare il ciclomotore, ma anche confiscare lo stesso, che verrà acquisito dallo Stato e successivamente posto in vendita.. Oltre, naturalmente, alla relativa sanzione pecuniaria come condimento con olio ed aceto del lauto pasto.
Probabilmente, a causa del continuo aumentare degli incidenti in cui sono coinvolti i veicoli a due ruote, il nostro legislatore ha creduto di aver trovato la panacea ai mali del caso.
Non voglio star qui a dire se ciò è giusto o non giusto, opportuno o non opportuno, sbagliato o meno; non voglio cioè, entrare nel merito personalmente. Desidero farlo attraverso le parole di una persona che, per sua natura e professione è stata maestro di molti di noi che si sono avvicinati allo studio del diritto nelle aule della Sapienza di Roma: il professor Michele Giorgianni, insigne professore di diritto in quella università, che ha dedicato la sua vita ad educare gli altri: per ciò stesso le sue opinioni meritano quanto meno un attimo di considerazione, soprattutto quelle espresse da una cattedra.
Ricordo, come se le avessi udite ieri, le parole che il professor Giorgianni pronunciò durante una sua lezione nell’aula prima della facoltà di Giurisprudenza della citata università. Era l’anno 1966, ed il professore, per chiarire meglio a noi studenti alcuni concetti giuridici, che sono espressi tra le righe del diritto, portò questo esempio: “Supponiamo che il furto di galline, punito, ad esempio, con un mese di carcere, abbia raggiunto livelli non più tollerabili; il legislatore per mettere un freno ai furti di galline decide di elevare la pena da un mese a sei mesi di carcere. Emana la legge, ma i furti di galline non accennano a diminuire. Come mai? Il fatto è che su cento furti di galline solamente di due vengono scoperti i colpevoli ed i ladri arrestati, degli altri novantotto furti i ladri riescono a farla franca.
Orbene se su cento furti di galline solamente in due casi i ladri riuscissero a farla franca, state sicuri che i furti diminuirebbero in maniera considerevole, anche se la pena da scontare fosse non un mese, ma una settimana di carcere. Perché?, perché il ladro nel compiere il furto spera sempre di farla franca, non si preoccupa di quella che è la pena, lui spera di non essere preso: se ciò avviene il ladro ruba, se ciò non avviene non ruba, Non si chiede il ladro se dovrà scontare un mese o sei mesi di carcere, si preoccupa solo se la farà o meno franca. Considerata la nostra giustizia, lascio a Voi, cari lettori, ogni considerazione.
Claudio Santella


Poveri nonni!

di Bruno Matteacci

Con una legge dello Stato la ricorrenza della festa dei nonni sarà il 2 ottobre di ogni anno; fino ad oggi giorno dedicato agli Angeli Custodi, e non più il 26 luglio. Si dice che il Senato della Repubblica prima, e la Camera dei Deputati poi, nell'approvare la istituzione della predetta festa, hanno inteso non dare carattere commerciale come accade per la festa della mamma, dei fidanzati del papà che, secondo loro, vengono ricordate solo per speculazioni commerciali.Veramente è difficile provare quanto questi strapagati uomini di legge, solo perché legiferano (?), hanno inteso fare.
Per chi non ha le idee chiare, come del resto hanno dimostrato i nostri parlamentari, la festa dei nonni era e doveva rimanere il 26 luglio in occasione della ricorrenza della festa dei santi Anna e Gioacchino, genitori di Maria, quindi Nonni di Gesù. Nessuna ricorrenza più idonea si poteva trovare, se non il 26 luglio. Veramente mi ha dato fastidio questa intromissione parlamentare, come mi è dispiaciuta l'indifferenza dei rappresentanti della Chiesa per aver accettato, supinamente, detto spostamento della festa. Come altre volte, quando fa comodo, vengono elogiati e falsamente riconosciuti i meriti degli anziani; infatti ho letto che con l'approvazione della legge "è stata prevista una nutrita serie di iniziative per valorizzare il ruolo sociale dei nonni".
E' pur vero che i nonni sono doppiamente genitori dei nipoti, è pur vero che con la presenza dei nipoti i nonni ringiovaniscono ed è anche vero che i nonni vedono il proprio futuro rappresentato e tramandato nei posteri attraverso i propri nipoti; ma è anche vero che le case di riposo sono gremite. Spesso gli anziani sono, dallo Stato, dimenticati e costretti a vivere con pochi euro; spesso non sufficienti nemmeno per il loro normale sostentamento. E' questo il riconoscimento che ha lo Stato per i nonni? Quando fa comodo è facile dire: che gli anziani sanno dare grande aiuto alla famiglia; che la loro disponibilità, a sostituire i genitori nella cura dei nipoti, è utile e determinante. I nostri legislatori hanno inteso definire i nonni "Angeli Custodi" dei nipotini. Sbagliato è il concetto usato. L'Angelo Custode è colui che, spiritualmente, ci sta vicino dalla nascita alla morte. E' ad Egli che ci rivolgiamo, con la preghiera, affinché ci custodisca e ci illumini tutti i giorni della nostra vita, anche quando i nonni non ci saranno più.
Non sarebbe male un ripensamento politico ed un autorevole intervento dei rappresentanti del mondo cattolico sulla istituzione della festa dei nonni; festa che è sempre esistita ricordandola il 26 luglio di ogni anno. Signori legislatori, ci sono tanti, tantissimi problemi che il popolo attende siano risolti, non perdete tempo... perché il tempo è danaro e voi di danaro ne prendete tanto, mentre gli anziani, ce ne sono tanti, lottano per la sopravvivenza.
Bruno Matteacci


L’arte della bandiera

di Francesca Bruti

La Bandiera è un drappo normalmente di forma rettangolare, a uno o più colori diversamente disposti, che esprime la singolarità e l’evidenza dell’autonomia territoriale. Nella sua forma, oppure dalla funzione, si distinguono vari tipi di bandiere: vessilli, insegne, guidoni e pennelli. Nel Medioevo, diversi modelli erano in uso; lo stendardo con dimensioni più grandi indicava la presenza di un personaggio importante; il vessillo veniva issato durante i combattimenti. Entrambi recavano lo stemma della famiglia di appartenenza (ceti nobili). Il guidone e il pennello erano usati dai cavalieri. Attraverso l’araldica ci viene tramandata la tradizione e la blasonatura.
La ritualistica dello sbandieramento rimase in auge fino al XVIII secolo e solo in tempi recenti (fatta eccezione per il Palio di Siena) ha ripreso vigore ed incisività come attività folckloristica. Nel 1966 a S. Marino, la bandiera è stata riscoperta come emblema della tradizione, dell’arte e della cultura che accomuna i popoli e ne difende la sacralità. Da allora in tutta Italia c’è stata un’esplosione di gruppi i cui i componenti, gli sbandieratori, non sono più giocolieri e saltimbanchi, ma diventano l’espressione dell’arte dello sbandieramento, fatta di destrezza, forza, sentimento e leggiadria. In molte città italiane, e in particolare in numerosi paesi dove sono ancora vive le tradizioni popolari, i gruppi di sbandieratori si esibiscono, sfoggiando sulla propria bandiera i simboli degli stemmi cittadini e della cultura locale. Così avviene anche a Viterbo.
Francesca Bruti


Il lamento dei marinai

Ricevo e pubblico:
Alle autorità civili e militari e alla popolazione di Viterbo
Sin dalla fondazione del nostro Gruppo ANMI nel 1956, abbiamo sempre parlato alla popolazione ed agito con la massima trasparenza ed onestà.
Anche in questa occasione abbiamo scelto di parlare all'opinione pubblica con il linguaggio della trasparenza, come è sempre stato il nostro stile di vita e, perché lo conosca sempre di più, spieghiamo, ancora una volta i compiti e le funzioni della nostra Associazione.
L'Associazione nazionale Marinai d'Italia, ha i seguenti scopi:
-Difesa dell'unità della Patria e dell'Onore della Bandiera;
-Esaltazione dei valori e delle tradizioni delle Forze Armate e dei Corpi Armati dello Stato;
-Divulgazione dei loro compiti ed impegni;
-Concorso alla crescita morale e civile del Paese, partecipando con impegno alle attività sociali, umanitarie e di Protezione Civile;
-Attuazione di iniziative miranti alla tutela morale e materiale degli iscritti.
L'Italia ha sempre sostenuto e sostiene le sue Forze Armate. ne apprezza l'impegno, la professionalità, la dedizione e lo spirito di sacrificio.
Di questo abbiamo dimostrazioni continue e ne siamo orgogliosi come Associazione d'Arma e come cittadini che hanno servito la Patria in guerra e in pace, quella pace ottenuta con il sacrificio di tanti nostri eroi marinai, ai quali il nostro Gruppo, con la collaborazione della cittadinanza viterbese, nel 1980 ha eretto il Monumento in Piazza Vittorio Veneto e, non poteva essere scelto miglior sito di quello scelto dall'allora presidente Giuseppe Pandimiglio e dal Consiglio direttivo, ed il Comune di Viterbo fu concorde nell'assegnarlo. Piazza Vittorio Veneto la piazza che ricorda la fine della Prima sanguinosa Guerra mondiale.
Dal 1980, le tante Amministrazioni comunali succedutesi, hanno provveduto alla custodia decorosa del Monumento, hanno partecipato e contribuito alla varie manifestazioni messe in cantiere dal nostro Gruppo, come: intitolazione delle Scuole CEMM di La Maddalena alla M.0. al V.M. Ten.Col. G.N. Domenico BASTIANINI, al quale il nostro Gruppo è intitolato; Prima Mostra della Marina in Viterbo nei locali del Teatro Unione; intitolazione della "Piscina" della Scuola Sottufficiali alla M.O.V.M. Domenico BASTIANINI; Seconda Mostra della Marina in Piazza San Lorenzo all'interno della Sala del Conclave del Palazzo dei Papi; 8 Marzo 1986. consegna della Bandiera di Combattimento alla Fregata ZEFFIRO: Luglio 1986 30° anniversario della Fondazione del nostro Gruppo: così via sino alla Terza Mostra della Marina presso la ex Chiesa degli Almadiani, concomitante concerto della Banda della Marina, con la collaborazione del'allora sindaco di Viterbo On. Marcello Meroi e del presidente dell'Amm/ne Provinciale Giulio Marini.
Qui di fatto cessa ogni collaborazione con l'Amm/ne comunale di Viterbo, in 7 anni, con enormi sacrifici e con l'aiuto della Circoscrizione di Grotte S.Stefano e la collaborazione dell'Assessore Fosca Mauri Tasciotti, siamo riusciti soltanto ad ottenere l'intitolazione di un Parco giochi a nome della M.A. al V.M. Sotto Capo Giuseppe BICCHI.
Abbiamo perso la possibilità di avere nuovamente la Banda della Marina a Viterbo, causa la magra figura fatta la sera del 12 settembre 2001 in occasione dell'inaugurazione della Mostra "Re Gustavo VI Adolfo" dall'Amm/ne Comunale e dall'A.P.T. di Viterbo.
Il Monumento ai Caduti del Mare giace nel più completo abbandono, alle nostre reiterate richieste, vi sono state soltanto promesse mai mantenute, vi è stato il "maldestro" tentativo di effettuare dei lavori di sistemazione del "giardino" prospiciente il monumento, effettuando degli interventi, che, visto lo stato delle cose, sono stati più dannosi che utili.
Oggi, alle soglie del 2006, ed alla vigilia del 500° anniversario della fondazione del Gruppo, siamo costretti, per la noncuranza delle Autorità preposte alla custodia ed al dignitoso mantenimento del Monumento, a vergognarci nell'invitare, come previsto dal nostro regolamento, le Autorità Militari nazionali, il Capo di Stato Maggiore della Marina, gli Ammiragli comandanti i dipartimenti, gli Uffici del Ministero addetti alla Propaganda, l'Ufficio Storico della Marina, i Gruppi ANMI del Centro Italia.
Il nostro regolamento prevede che, in occasione di anniversari di fondazione di Gruppi, organizzazioni di mostre della Marina, richiesta della Banda della Marina, le manifestazioni debbono essere concordate con le Autorità comunali. Per noi a Viterbo è un grosso problema. E' già dal 20 Gennaio 2005 che abbiamo chiesto un incontro con il sindaco per concordare il calendario delle manifestazioni e ad oggi ancora non abbiamo ricevuto risposta. Ringraziamo l'Assessore Fosca Mauri Tasciotti per la sua squisita disponibilità, ma il nostro regolamento chiede l'impegno di tutta l'Amministrazione, quindi anche del Sindaco.
Il Consiglio direttivo del gruppo (seguono le firme)


FABBISOGNO PER INTRAPRENDER LITE

Cassa da banchier
Gambe da levrier
Pazienza da romito
Aver rason
Saverla espor
Trovare chi l’intenda
A chi la voglia dar
E debitor
Che possa pagar.
(Da una stampa veneziana del 1640)

postato da: Spvit | 09:27 |