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giovedì, agosto 04, 2005
Porta male
di Agnese Galeotti
Non abbandonate gli animali! Andate in vacanza e il vostro cane, gatto o altro animale domestico vi è di peso? Beh, trovate una soluzione!! E che non sia quella di scaricarlo per la strada a morire di fame o ad essere investito da automobili in corsa.
Abbandonare gli animali è da malvagi, crudeli, bastardi, infami, vigliacchi, insensibili, idioti, irresponsabili e molto altro che non è carino scrivere.
Informatevi se nelle zone in cui vi dirigete per le vacanze ci siano "alberghi" per animali, oppure date disposizioni ad un vostro amico o parente per accudire la vostra bestiolina durante l'assenza.
Ma mai e poi mai dovrete ricorrere all'abbandono! Perché se questo dovesse accadere.... beh.... spero che non siate scaramantici... infatti, fare abusi agli animali porta male, ma di un male che non potete rendervene conto, tanto tanto male, e i soldi risparmiati per non aver portato con voi il vostro amico peloso, potreste finire per spenderli tutti in medicine.
Non so quanto vi convenga....
Buone vacanze!
Agnese Galeotti
E’ un euro in più
di Bruno Matteacci
Agli utenti dell'illuminazione votiva è giunta la fattura per il pagamento dei cimiteri del Comune di Viterbo è giunta la fattura per il pagamento del canone delle lampade relativamente all'anno 2005.
Ebbene, contrariamente agli anni passati, la somma da pagare è stata riportata in forma più dettagliata, pur rimanendo uguale l'importo a quello precedente, quando il servizio era gestito dalla Romana Lux di T. e C. Morandini S.n.c.
Tra le somme da pagare si nota che è una "spesa d'incasso" di 0,92 euro, sulla quale grava l'iva del 20%, pari ad euro 0,18, finalmente per un totale di un euro.
Sono andato nella sede del C.E.V. in via Vicenza, il nuovo ente che gestisce il servizio, per farmi spiegare il significato di quella voce.
La gentile ed energica signorina di turno ha tentato di giustificare tali "spese d'incasso", asserendo che anche nel passato, la ditta appaltatrice, applicava tale onere, la differenza con oggi è che allora non veniva specificato.
Ho fatto presente che i cittadini non hanno più la possibilità di pagare direttamente, come avveniva, presso gli uffici siti all'ingresso del Cimitero di san Lazzaro e che sono costretti a pagare col bollettino postale. Ciò comporta un aggravio della spesa pari ad un euro, il costo del bollettino postale.
Con il C.E.V. ci si aspettava qualche beneficio in favore del cittadino, come promesso in più parti, ma ciò, almeno in questo caso non è avvenuto.
Bruno Matteacci
Via Santa Rosa
di Riccardo Manca
Via Santa Rosa anticamente era sterrata e venne selciata intorno al 1488.
All’inizio della via era ‘Santa Rosa dipinta’.
Un’immagine della Patrona viterbese venne eseguita dal pittore Anton Angelo Falaschi intorno al 1734 sulla facciata di quella che sarà Casa Moscatelli-Sarzana.
L’opera venne commissionata al pittore per indicare ai pellegrini la strada verso il Chiesa di Santa Rosa. Successivamente, caduta in rovina, fu rifatta da Pietro Vanni (1845-1905). L’edificio Moscatelli-Sarzana venne demolito intorno al 1926. In quell’occasione fu distrutto anche il dipinto. Per la demolizione del fabbricato venne incaricato l’imprenditore Giuseppe Soldati che, il 4 Giugno 1926, aveva offerto al Comune la somma di lire 6.050.
Santa Rosa dipinta opera del Vanni portava in grembiule alcune rose, in ricordo del miracolo del pane trasformato in rose. Il dipinto in questione fu eseguito prima del 1920 e da alcune foto che possiedo risulta già distrutto nel 1925.
Sono a conoscenza di un episodio che vado a raccontare. I muratori, giunti sul punto di abbattere la pittura si fermarono, perché lo ritennero un atto oltraggioso nei confronti di Santa Rosa; per convincerli ci vollero le rassicurazioni di un sacerdote.
Via Santa Rosa non doveva essere molto agevole, tanto che il 1° Marzo 1608 venne chiesto dalle suore che si rifacesse l’ingresso al Monastero ed alla Chiesa di Santa Rosa, per offrire più comodità ai pellegrini.
Nel 1725 Via Santa Rosa venne allargata, in maniera da renderla più agibile ai fedeli; dopo cinque anni si provvide a lastricarla con grandi pietre. Le monache parteciparono alla spesa con trecento scudi, l’Amministrazione Comunale di Viterbo con settecento. Una curiosità. La via è ancora una delle poche in città rimasta lastricata con pietre di peperino.
Riccardo Manca
Ma quante bellezze!!!
di Francesca Bruti
Siamo nel pieno dell’estate e il bel tempo ci può dare l’occasione per visitare luoghi antichi, che fanno parte del patrimonio della Tuscia, e hanno contribuito a costruirne la storia.
Prime fra tutti, le tombe di Castel d’Asso. Anche se l’intera area avrebbe bisogno di una più accurata manutenzione (sarebbe ora di ripulire e risistemare sia l’ingresso sia il percorso alle tombe…), essa vanta un primato: fu la prima necropoli rupestre etrusca ad essere scoperta e fatta conoscere al mondo della cultura nel 1817. Essa si addensa lungo le rupi che affiancano la valle del Freddano ed ai lati di una piccola valle posta alle sue spalle. Lo spettacolo offerto dalle tombe intagliate nella roccia è veramente suggestivo; ma non si conosce con precisione il periodo della loro origine. Comunque, l’arco di tempo di maggiore sviluppo della necropoli va dalla fine del IV secolo al II secolo a.C. Il modello canonico delle tombe è costituito da tre elementi sovrapposti: la facciata, l’ambiente di sottofacciata e la vera e propria camera sepolcrale; spesso sui fascioni sono profondamente incise delle iscrizioni etrusche, che indicano la tomba e i suoi proprietari.
Tra le tombe più famose c’è quella denominata Orioli, dal nome dell’archeologo viterbese che per primo scoprì questa località.
Andando verso il mare, un altro luogo da visitare è l’antica cittadina di Vulci (Montalto di Castro), una delle più grandi città-stato dell’Etruria, i cui resti poggiano su una vasta piattaforma calcarea. Cercando le sue origini sul finire del VII sec. e nel VI sec. a.C., si scopre che Vulci fu una città politicamente dominante, con un forte sviluppo marinaro e commerciale. Oggi è oggetto di nuovi scavi e ricerche, e i resti etruschi si alternano e confondono con quelli romani. In più punti, appare la forte cinta muraria in blocchi regolari di tufo (IV sec. a.C.). Ben conservato è il podio di un tempio etrusco sempre in blocchi di tufo (V sec. a.C.) e vaste sono le necropoli costruite anticamente intorno alla città. Quest’anno il Parco Archeologico di Vulci presenta anche un ricco calendario di opere teatrali e concerti.
Infine, per chi ama la natura, e vuole sfuggire un po’ da questo caldo, ideale è la Riserva Naturale Monte Rufeno, istituita nel 1983. Essa fa parte del sistema delle aree protette del Lazio e si estende per 2892 ettari nel territorio del Comune di Acquapendente, al confine con l’Umbria e Toscana. Tra gli estesi boschi, in un paesaggio collinare attraversato dal fiume Paglia, in cui predominano i querceti, si possono ammirare flora e fauna molto ricche, con la presenza di specie rare.
Buone vacanze!
Francesca Bruti
Dove eravate?
di Pantaleo Spagna
Il giorno 25 Luglio, presso la chiesa della Sacra Famiglia, è stata celebrata una messa in suffragio di Idilio Mecarini, per ricordarlo nel 2° anniversario della sua morte.
La chiesa era deserta, erano presenti il prete, i figli e i fratelli, le nuore, un cugino, una signora della parrocchia che leggeva i salmi, una sua vecchia amica di Civitavecchia con il marito, un signore e una signora, un amico cispadano molto legato a Mecarini. Poi il vuoto.
Possibile che a distanza di due anni, quello che era il poeta del dialetto viterbese più fine dicitore che esistesse, dalla dizione particolare, sia stato già dimenticato? Dove era la Tuscia Dialettale che per tanti anni portava Mecarini come portabandiera del sodalizio? E gli utenti del Centro Pilastro, dove erano? Dove erano gli abitanti del quartiere di Pianoscarano a cui Mecarini ha dedicato tante poesie, ricordando in esse decine e decine di personaggi pianoscaranesi?
Possibile che nel quartiere nessuno abbia ricordato questa ricorrenza?
Fa veramente male constatare come una persona tanto conosciuta per la sua verve poetica, la sua competenza nel dialetto della nostra città, la composizione e la recitazione di innumerevoli poesie come: A ma’, Adera Carnevale, Arivengarò, Fijarelli mie, Funtanella, La pignattaccia de Cencio, Natale de ‘na vorta, Pianoscarano, Sapore de Pane, Solengo, Tombarolo, Urtimo incanto e tante altre da lui scritte e declamate in maniera che solo lui sapeva fare, siano già dimenticate? Voglio sperare di no?
Mecarini, prima di lasciarci, aveva cominciato con altri amici, la stesura di un vocabolario di termini in vernacolo viterbese, speriamo che questo lavoro sia proseguito e che presto venga alla luce. Chissà! Le vie della Provvidenza sono infinite.
Pantaleo Spagna
Furbi e fessi
ISTITUZIONE DELL’ORDINE DEI FURBI E DEI FESSI
Un nostro amico, nel farci visita, ci ha portato una bottiglia del suo vino. Questo nostro amico, sapendo che tale prodotto, se trattato con arte, cura ed amore, viene particolarmente apprezzato, ha avvolto la bottiglia, fin dal momento dell’imbottigliamento in un foglio di giornale ed ha provveduto a sigillare l’involucro con spago e ceralacca. Per non far prendere luce al vino e per evitare sbalzi di temperatura, ci ha detto salutandoci.
Noi abbiamo gradito moltissimo l’omaggio, ed abbiamo ringraziato il donatore. Siamo, poi, rimasti felicemente sorpresi quando, nello scartare la bottiglia, ci sono caduti gli occhi su quanto era scritto nel frammento di giornale che era stato usato come involucro. Dopo aver bevuto il vino, peraltro buonissimo, memori del detto In vino veritas abbiamo deciso di riproporVi quanto rinvenuto su quel foglio senza cambiare una virgola. Ci dispiace che dal frammento stesso non ci sia stato possibile individuare la testata del giornale né la data e l’anno di pubblicazione. Ci scusiamo con chi di dovere e con l’autore, ai quali non possiamo chiedere nelle forme dovute l’autorizzazione a riprodurre ciò che è loro. Chiediamo l’autorizzazione in una forma irrituale. Riconosciamo loro, comunque, già fin da ora ogni diritto e la paternità del brano augurandoci di poter entrare direttamente in contatto con persone che riteniamo, ex articolo, simpatiche e di spirito ameno e con le quali ci complimentiamo.
Il passo era così intitolato: “Istituzione dell’ordine dei furbi e dei fessi”
ARTICOLO 1 – Albi
1) E’ istituito l’ordine dei furbi e dei fessi.
2) L’ordine di compone dell’albo dei furbi e dell’albo dei fessi.
3) E’ vietata la contemporanea iscrizione ai due albi.
ARTICOLO 2 - Requisiti per l’ammissione
1) Sono considerati furbi quanti godono di privilegi e vantaggi a spese dei fessi e occupano posti che si sono meritati non per le proprie capacità ma per l’abilità a fingerle di averle.
2) Sono considerati fessi, esemplificativamente, quanti pagano il biglietto intero in ferrovia; non entrano gratuitamente a teatro; non hanno un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, nella burocrazia; dichiarano alle imposte il loro vero reddito; mantengono la parola data anche a costo di perderci.
ARTICOLO 3 - Elementi di distinzione tra gli albi
1) I fessi s’interessano al problema della produzione della ricchezza. I furbi soprattutto a quello della distribuzione.
2) I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.
3) Chi sa, è un fesso: Chi riesce senza sapere, è un furbo.
4) E’ proprio dei fessi avere dei principi: E’ proprio dei furbi avere dei fini.
5) Sono elementi distintivi dei fessi lavorare, pagare e crepare, mandando avanti l’Italia. Sono elementi distintivi dei furbi non far nulla, spendere e godersela, facendo la figura di mandare avanti l’Italia.
ARTICOLO 4 - Altri requisiti
1) Costituisce elemento rilevante ai fini dell’iscrizione all’albo dei fessi l’essere stupido. L’elevato numero dei fessi iscritti serve a inibire la cacciata dei furbi.
2) Costituisce ulteriore elemento per tale iscrizione l’incultura, avendo la cultura una funzione utile alla cacciata dei fessi.
ARTICOLO 5 - Contingentamenti
1) L’iscrizione all’albo dei furbi è effettuata secondo rigorosi contingenti numerici stabiliti anno per anno con decreto del presidente della repubblica
2) L’iscrizione all’albo dei fessi è aperta senza limiti di numero.
ARTICOLO 6 - Iscrizioni
1) L’iscrizione all’albo dei furbi è concessa d’ufficio alle seguenti categorie:
a) chi sia stato eletto per almeno tre volte alla camera dei deputati o al senato della repubblica o al parlamento europeo cambiando di volta in volta almeno tre diversi partiti;
b) chi sia stato componente di almeno tre governi della repubblica, ciascuno di differente maggioranza politica rispetto agli altri;
c) chi sia presidente di sezione della Suprema corte di cassazione, senza esercitare tale ufficio, ma godendone gli appannaggi relativi in virtù di carriera compiuta per sola anzianità:
d) chi, svolgendo mansioni sindacali ovvero esercitando un mandato politico oppure ricoprendo cariche amministrative, maturi anzianità di lavoro, promozioni e miglioramenti economici senza lavorare mai.
2) L’iscrizione all’albo dei fessi è concessa dietro dichiarazione sottoscritta dal richiedente che autocertifica la propria condizione di fesso. Non si applicano, nei confronti dei sottoscrittori di tali dichiarazioni, le sanzioni previste dalle norme vigenti in materia di autocertificazione, essendo di per sé evidente che chi dichiara di essere un fesso è per ciò stesso un fesso.
ARTICOLO 7 - Insegne
1) L’albo dei furbi è dotato di proprio stemma araldico concesso con decreto del presidente del consiglio dei ministri. Il motto riportato sotto la punta dello scudo è, in caratteri maiuscoli romani, accà nisciuno è ffesso.
2) L’albo dei fessi è dotato di proprio stemma araldico concesso con decreto del presidente del consiglio dei ministri. Il motto è, in caratteri maiuscoli romani, dovere, siccome parola d’ordine che si ritrova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.
Ci scrive la ditta Daniel Plants: lavori a titolo gratuito
Gent.mo Direttore, nella Vostra ultima pubblicazione leggiamo un articolo Piscine Carletti a firma di Pantaleo Spagna, nel quale vorremmo precisare alcune inesattezze che abbiamo riscontrato che riguardano la nostra società e che è giusto che l’opinione pubblica ne sia informata correttamente:
I saltuari operatori ecologici non sono assolutamente tali, ma nostri dipendenti, che con cadenza periodica, cioè ogni due giorni provvedono alla raccolta di quanto gentilmente, gli utenti ci regalano (indumenti intimi, vetro, plastica, materiale organico, etc.). Questo servizio è eseguito a puro titolo gratuito solo per professionalità e spirito civico data la vicinanza del luogo alla nostra sede operativa. Vorremmo far presente che abbiamo altresì provveduto a fornire alla Città di Viterbo, nel suddetto luogo, sempre a titolo gratuito, cestini movibili completi di sacchi che qualche studente o ex tale di Oxford ha provveduto a rubare, danneggiare o incendiare. Riguardo al paletto per impedire l’accesso alla zona (Termale/Archeologica) vorremmo specificare che nel tempo, sempre gratuitamente e per spirito del luogo della nostra infanzia, abbiamo provveduto a installare staccionata, recinzione e grandi massi calcarei, ma tutto è stato vano, poiché con i potenti mezzi del popolo della notte (leggi fuoristrada), tutto è stato distrutto, nonostante l’aiuto encomiabile degli amici del Bulicame (Mario, etc. etc.). Per rammentare i poveri alberelli che si stanno seccando, vorrei far presente all’amico Pantaleo (forse non frequenta spesso le Piscine Carletti, noi almeno due volte al giorno), che vengono irrigati costantemente, anche ieri, (domandare per credere), sempre a titolo gratuito da nostri dipendenti e nostri mezzi. E per concludere le piante presenti non sono gelsi, ma Melia Azedarach (albero dei rosari) pianta che può ben convivere con l’ambiente Bulicame.
Questa nostra risposta ci sembra doverosa per il nostro spirito aziendale, il quale è stanco di continui attacchi di male informati, che pensano che fare i mercanti si debba per forza mordere e fuggire, ma una volta i mercanti, erano anche e soprattutto mecenati e uomini di buona volontà.
Ad majora
Daniel Plants
postato da: Spvit | 12:34
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