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mercoledì, aprile 13, 2005 Il 22 MAGGIO 2005 E OGNI QUARTA DOMENICA DEL MESE SEI INVITATO AL MERCATINO DEL VIANDANTE ad ORTE di fronte all'Uscita dell'Autostrada del Sole (A1) Antiquariato - Artigianato Collezionismo Oggettistica Modernariato - Curiosità Libri - Arte - Mobili Rigatteria - Dischi Artigianato etnico Il mercatino si terrà ogni QUARTA domenica del mese compresi i mesi estivi. Per informazioni: Cell. 3393337869 ( Mauro)
13 Aprile 2005 Anno XV n° 7 Il Mercatino del Viandante di Mauro Galeotti Domenica 24 Aprile 2005, a cura del Comune di Orte, si svolge avanti all’Uscita di Orte, dell’Autostrada del Sole, a cento metri dai caselli, il primo “Mercatino del Viandante” con oggetti di antiquariato ed artigianato. La manifestazione, consente agli appassionati di cose vecchie e di oggetti realizzati a mano, di poter annotare nella loro agenda un appuntamento importante che li vedrà impegnati ogni quarta domenica del mese, mesi estivi compresi. Il “Mercatino del Viandante” raduna numerosi antiquari con le loro robe vecchie, i loro oggetti ormai in disuso, i mobiletti di ogni epoca e le particolari curiosità che li caratterizzano. Non mancano i banchi degli artigiani con monili realizzati dagli stessi, molto spesso unici, estrosi e dalle forme più svariate. Saranno presenti anche espositori di artigianato etnico. Collane, orecchini e braccialetti sono, alla grande, la delizia delle ragazze e delle signore. I collezionisti di francobolli, cartoline, figurine, monete e sorpresine Kinder, avranno il loro da fare per cercare e frugare tra un banco e l’altro. Per arricchire la cultura dei visitatori sono a loro disposizione banchi di libri vecchi e recenti, infatti è abbastanza facile trovare quel saggio o quel romanzo o quel fumetto che da tempo si cerca. Non mancano i manifesti d’epoca, le cartine geografiche che vanno dal ‘600 alla metà dell’800, le stampe originali di uccelli, di fiori, di moda dell’Ottocento. Il “Mercatino del Viandante” diventerà ben presto il mercato più grande dell’Alto Lazio e delle province limitrofe e si svolge, come detto, nelle vie di fronte al casello autostradale di Orte, a contatto con gli alberghi, in un’area talmente ampia da poter ospitare a centinaia le auto dei visitatori. Per informazioni e per partecipare come espositore basta telefonare al 3393337869. Il “Mercatino del Viandante” è un appuntamento da non perdere, voluto dall’Amministrazione comunale di Orte per dare vita a una manifestazione che si svilupperà in breve tempo, grazie proprio alla ottima posizione in cui si trova, infatti è a due passi dalle province di Roma, Terni, Perugia, Viterbo, Arezzo, Siena. Insomma è un punto che si raggiunge facilmente in automobile e dove parcheggiare è un gioco. La zona Caldare con le sue numerose attività commerciali, ove appunto si svolge il mercatino, nonché Orte città e Orte Scalo trarranno da tale iniziativa vantaggi sia economici che turistici. Mauro Galeotti
Marrazzo a sostegno di Mazzoli di Agnese Galeotti Grande successo ha ottenuto domenica il comizio di Piero Marrazzo, neo-vincitore delle elezioni regionali, presso la sala dei Padri Giuseppini. Marrazzo, ospite da due giorni nella Tuscia, ha ribadito il suo voler dar vita ad una regione europea. Far sì che il Lazio sia sempre al passo con tutti i paesi dell’Unione Europea. Secondo il neo-presidente, per Lazio si devono intendere tutte le città che lo rappresentano e non identificarlo solamente nella capitale. Finalmente un po’ di riconosciuta importanza alle nostre belle terre. Non dimentichiamo che la Tuscia è ricca di storia e incantevole dal punto di vista paesaggistico. Ora quello che ci auguriamo è che venga eletto un assessore viterbese che ci rappresenti “in casa”. Marrazzo sostiene di voler dare ad ogni provincia la sua personale rappresentanza, ma per il momento non si sbilancia nel fare i nomi. Durante l’assemblea, Piero Marrazzo, si è mostrato sereno e sicuro sulla vittoria del candidato Mazzoli. Infatti a parlare sono i risultati! le cose stanno cambiando. Il “popolo”, deluso dal Centrodestra al potere sta finalmente aprendo gli occhi e dirigendosi verso orizzonti sereni e fatti concreti. In primis il completamento della Trasversale che darà nuova vita ad un turismo più proficuo, come anche un necessario ed immediato potenziamento della Cassia e, ancora, una sanità finalmente competente. Non ci resta che augurare ad Alessandro Mazzoli un in bocca al lupo per le prossime elezioni ed al nuovo presidente Marrazzo un buon lavoro. Agnese Galeotti
L’esame di coscienza!!! di Bruno Matteacci Dopo le ultime elezioni regionali e provinciali, penso che ognuno di noi dovrebbe fare un esame di coscienza per assaporare giustamente i risultati elettorali. Non è sufficiente esultare per i voti ottenuti e non è altrettanto sufficiente rattristarsi per i voti perduti o non riconfermati, secondo le varie aspettative. Importante è non chiudersi dentro di sé; è necessario fare un’analisi sul perché ci sono stati degli spostamenti di elettori da un punto all’altro. Premesso che la scelta del fattore uomo è determinante e considerato che il colore politico, se politica ancora c’è, conta, penso che quello che più importa sono i fatti. Fatti positivi o negativi, secondo da quale parte si prende in esame il risultato elettorale. La cosa che dovrebbe, anzi che deve, rimanere chiara è che al centro di tutto ci deve essere: l’interesse per la Città, il futuro per i cittadini assicurato, il rispetto reciproco, la giustizia e non: l’interesse personale, la vendetta, il ricatto, la caccia alla indennità di carica e quant’altro potrebbe danneggiare la collettività, in particolare i meno abbienti; bisognosi, più degli altri, di giustizia, di assistenza e comprensione. Se chi di dovere facesse questo esame di coscienza, sono convinto che tutto andrebbe meglio e a favore del cittadino. Chi ha perduto voti si domandi: “dove abbiamo sbagliato? Forse abbiamo rotto un po’ le scatole ai cittadini? Forse il caos del traffico l’abbiamo creato noi, nell’aver voluto fare troppe cose nello stesso tempo? Forse i residenti e i commercianti di via Marconi si sono vendicati, incuranti di come verrà la predetta via? Vuoi vedere che la carenza o l’errata segnalazione stradale ha inciso sulla scelta elettorale? Vuoi vedere che i frequentatori del Bullicame si sono inquietati e non hanno votato come speravamo?” Alla fine può sorgere un dubbio che dovrebbe far meditare chi ha avuto una flessione di voti e fargli dire: “Siamo stati giusti? Dove abbiamo sbagliato? Abbiamo, forse, gestito male la cosa pubblica?” Ma lasciamoli riflettere e meditare, ne hanno bisogno. Ad ogni momento c’è possibilità di ravvedersi! Di rimando coloro che hanno ottenuto qualche voto in più si devono domandare: “Ma abbiamo fatto tutto per aiutare il cittadino? Abbiamo mantenuto fede ai nostri programmi? Oppure, siamo stati superficiali o indifferenti alle aspettative dei Viterbesi? Ci siamo battuti per difendere e tutelare il cittadino? Questo misero incremento di voti lo meritiamo?” L’esultanza, che abbiamo veduto leggendo i vari manifesti, stupisce in quanto tutti parlano a titolo personale e nessuno a nome del proprio partito ignorando che, colui che vota sceglie per primo il programma, la dottrina politica e poi l’uomo che dovrebbe mettere in pratica il tutto. Per ultimo dobbiamo fare l’esame di coscienza noi elettori che giungiamo al giorno delle elezioni frastornati, spesso confusi e quasi sempre nel dubbio su chi orientare la nostra scelta elettorale. A chi dare il voto? Chi è che appaga i nostri desideri politici, le nostre aspettative? Leggi, vedi, ma poco o nulla “senti” perché non ci sono contatti verbali, assemblee, riunioni, comizi. Quegli incontri che ci sono, vengono fatti intorno ad una “porchetta” e i contatti politici amministrativi vanno a farsi benedire. Alla fine la conclusione è una: votiamo, perché è un dovere votare, con la speranza che il domani sia migliore. Questo è quanto auguro a tutti i Viterbesi. Staremo a vedere! Bruno Matteacci
In fila per il Papa di Simone Galeotti Attraverso queste righe voglio raccontare, a chi non ha potuto recarvisi, le emozioni e le sensazioni provate durante la grandissima manifestazione di affetto nei confronti del nostro Papa. La mia avventura inizia nel primo pomeriggio, quando insieme ad altri due amici decidiamo di metterci in coda per arrivare alla Basilica di San Pietro. Purtroppo la lunghezza della fila va oltre quello che i vari telegiornali ancora annunciano. Infatti, non inizia in Via della Conciliazione, ma almeno un Km prima. E’ vero, invece, quanto annunciato riguardo le decine di volontari pronti ad offrire acqua ai pellegrini. Le bottigliette sono molte e costanti, tanto che anche i meno organizzati possono facilmente recuperarne qualcuna. Meno buona è invece la situazione riguardo i bagni. Piuttosto pochi e non facilmente raggiungibili da tutte le parti della fila. Accanto a noi ci sono persone di tutte le età. Non mancano nemmeno i bambini accompagnati dai genitori. In ogni momento è possibile ascoltare qualche gruppo che inizia ad intonare canti rivolti a Giovanni Paolo II. Mentre i passi procedono lenti anche il sole lentamente inizia a calare. Dopo circa due ore e circa un km di fila arriviamo finalmente in Via della Conciliazione. E’ l’emozione più forte vissuta finora. Quando si svolta e si vede per la prima volta la facciata della Basilica di San Pietro scatta, immancabile, l’applauso. Sui volti di molti appare un sorriso quasi infantile. Tutti sembrano ancora bambini che guardano felici ad un regalo inaspettato. San Pietro ci aspetta. Nei maxi schermi posti lungo la via possiamo seguire l’andamento della fila fino all’interno della basilica. A quattro ore dall’entrata in Via della Conciliazione, l’altro momento emozionante, è l’arrivo in Piazza San Pietro. Abbiamo circa sei ore di fila alle spalle quando avanziamo i primi passi lungo la bellissima piazza. Il colonnato del Bernini ci accoglie come ha già fatto con altre centinaia di migliaia di pellegrini prima di noi. Le due fontane sono rigogliose di acqua che scorre. L’obelisco, invece, si erge isolato rispetto la fila già incanalata verso la destra della piazza. Mancano ancora due ore prima di poter giungere sui gradini di San Pietro, ma già il clima si è fatto più frenetico. La meta sembra vicina, vicinissima. A circa cento metri dalla basilica accade l’unico fattaccio, una signora di mezz’età si sente improvvisamente male e sviene tra la folla. Fortunatamente nulla di grave. Dopo otto ore di fila, a circa cinque minuti dalla mezzanotte, possiamo finalmente compiere gli ultimi metri alla volta della Basilica. Ed ecco il momento che aspettiamo da ore. Improvvisamente siamo lì, di fronte Giovanni Paolo II. Abbiamo pochissimi secondi per renderci conto del suo volto ancora sofferente. Giusto il tempo di un segno della Croce. L’estremo saluto ad una Papa Pellegrino, come anche noi, oggi, siamo stati. Simone Galeotti
Uno tsunami d’amore di Claudio Santella Ricordo, come fosse ieri, il giorno in cui Giovanni Paolo II, all’inizio del suo pontificato, prese possesso, quale vescovo di Roma, della basilica di S. Giovanni in Laterano. Tutte le autorità andarono ad accoglierlo: molte per dovere d’ufficio. Era, a quel tempo, sindaco di Roma, Giulio Carlo Argan, al quale spettò l’incombente di pronunciare il discorso di benvenuto. Il discorso di Argan, però, più che di benvenuto fu di circostanza, e non senza secondi fini, perché in esso, il Sindaco di Roma, elencò tutti i mali possibili ed immaginabili in cui avevano versato e versavano Roma ed i Romani, sottolineò la cattiva amministrazione che la città aveva dovuto subire, ed elencò una serie di fatti e misfatti che non sto a ripetere. Intanto che ascoltavo le parole di Argan mi chiedevo quale sarebbe stata la risposta del Pontefice. Ebbene, a quella fiumana di parole il Papa rispose così: “E’ venuto a Roma un nuovo successore di Pietro, anche lui molto provato per la privazione dei diritti umani”. Una risposta breve, lapidaria, incisiva, che ammutolì tutti. Provai ammirazione per quel Papa. La risposta, coincisa e pungente, era vera. E come tutti i discorsi di verità era semplice. Il Papa, senza perdersi in fronzoli, orpelli ed allusioni varie, coglieva nel segno e dimostrava, senza mezzi termini, di non avere paura. Orbene, quella risposta, che ricordo a memoria, anche perché brevissima, non fu riportata da nessun mezzo di comunicazione e di informazione: non la riportò, la Radio, non la riportò la Televisione, non la riportò nessun giornale. Il diritto dei cittadini ad essere informati venne sostituito dal diritto dei giornalisti a scegliere le notizie da propinare ai cittadini; quella libertà di stampa, sempre sbandierata ed a cui si fa puntualmente ricorso per sproloquiare, non fu avvertita da nessuno. In buona sostanza e molto sinteticamente il Papa non era ben accetto: c’era e veniva manifestato un rifiuto. Un rifiuto che una corrente di pensiero cercò, in seguito, di far serpeggiare tra la gente e che, sempre in seguito, si manifestò in un attentato. Ebbene, quel Papa, che già aveva conquistato i Romani, quelli veri, con il suo saluto iniziale, con quel suo “mi corriggerete”, non si fece impressionare da quelle parole: le ascoltò, le valutò, le capì benissimo e, da buon padre, ne fece tesoro per insegnare, con l’esempio, ciò che può l’amore per il prossimo. Quel Papa aveva capito ciò di cui Roma ed i Romani avevano bisogno. L’aveva capito e si diede subito da fare. Quel Papa, per nulla scosso dal muro d’ombra che gli era stato parato davanti, abituato a rimboccarsi le maniche, incominciò con i fatti, come aveva già fatto altrove, a dimostrare ai Romani ed a tutto il mondo il suo amore. Un amore attivo, mai sazio, che con il tempo ha coinvolto tutti, anche i più ostinati, anche i sepolcri imbiancati. Ed allora, davanti a tanto Uomo, davanti a tanto esempio, ognuno di noi ha buttato dietro le proprie spalle le paure, i dubbi, i pregiudizi e gli è corso incontro, aprendosi in se stesso, aprendo se stesso a lui, abbracciandolo spiritualmente, nella piena felicità di farlo. I giovani prima di tutti; perché per loro è stato naturale ricambiare il candore del Papa con il loro candore giovanile. E sono sorti spontanei i Papaboys, suoi simmaci. Uomini così ce ne sono stati pochi, pochissimi, e, purtroppo, pochissimi ce ne saranno. Sorretto dalla fede e certo di operare nel nome e nella dottrina di Cristo quest’Uomo è entrato pian piano in ognuno di noi. Senza violenza, ci ha invasi tutti e ci ha trasformati con la forza del suo amore. Un amore forte ed inarrestabile come uno tsunami, che, come uno tsunami, penetra dappertutto cambiando la vita. E’ entrato nei nostri cuori portandoci dolcezza, forza e spirito di sacrificio. Speriamo che entri anche nelle nostre azioni. Ci ha insegnato, con l’esempio, a non aver paura, ad aprire, anzi a spalancare le porte a Cristo, perché la dottrina di Cristo, anche a chi non crede nell’altra vita, insegna a vivere, in questa, in pace con il nostro prossimo. E insegna anche a morire. Sempre con l’esempio, ha dimostrato che ognuno di noi deve, senza mai usare violenza, lottare e spesso soffrire per riuscire a conseguire ciò che vuole. Lui che ebbe a dire che quello che desiderava raggiungere, quello su cui si sforzava e si tormentava di raggiungere, era vedere Dio faccia a faccia, e che per questo viveva, si muoveva, esisteva, Lui il suo obiettivo l’ha raggiunto. Questo Papa, che all’inizio del Suo pontificato aveva subito l’affronto di un rifiuto, alla fine del Suo pontificato riceveva l’abbraccio di tutti e tutti rifiutavano che ci abbandonasse. Questo può l’Amore per il prossimo, quello predicato da Cristo, quello di Cristo e del Suo ultimo Vicario Giovanni Paolo II. Claudio Santella
Né Vigili né Urbani di Periscopio Sulla strada Teverina, all’altezza del Campo Sportivo Scolastico, non c’è una mattina che non vi sia ingorgo di traffico. L’ingorgo, che si protrae fino all’incrocio che collega detta strada con il semianello, è dovuto al malcostume di alcuni che, incuranti delle esigenze del prossimo, parcheggiano dove capita e come capita, sicuri che né vigili urbani, né altre forze dell’ordine interverranno mai. Eppure di spazi per fermare correttamente le macchine ci sono. Non è così? Ci piacerebbe essere smentiti con i fatti, magari dimostrandoci che a questi utenti della strada indisciplinati vengono colà costantemente elevate delle contravvenzioni. Restiamo in attesa. Grazie. Sempre percorrendo la strada Teverina, per venire a Viterbo, all’altezza della casa di cura Villa Rosa, sulla destra, ogni mattina, nell’ora di punta del traffico, si consente che le macchine sostino sul marciapiede, intralciando il traffico. Poco più avanti, sebbene vi sia un divieto di sosta, si ripete la stessa cosa, cosicché coloro che debbono girare a destra e che potrebbero circolare liberamente, sono costretti ad incolonnarsi nella fila di macchine che procedono diritte e che sono ferme per motivi di traffico, questa volta giustificati. Tutto questo per consentire a più di un maleducato di non fare un paio di passi a piedi in più. Ed il vigile urbano? Sta facendo contravvenzione a chi si è attardato oltre il consentito con la propria macchina negli spazi a pagamento. Desidereremmo sapere, per rimanere nel tema, se è più grave, per l’utente della strada, il fatto che una macchina venga lasciata in sosta per un tempo superiore a quello consentito dal pagamento della tariffa oraria, o il fatto che a piazzale Gramsci, nel tratto di strada che va da viale Trento a via Garbini, vengano lasciate sempre e sistematicamente in sosta, anche sulle strisce pedonali le varie autovetture? Il bello è che i vigili urbani che prestano servizio in quella zona, pur accorgendosi dell’intasamento del traffico, si guardano bene dall’intervenire. Possibile che non si rendono conto delle cause dei continui ingorghi o intoppi che il traffico subisce? Ne dubitiamo. All’inizio di via della Ferrovia, nel tratto di strada che va da viale Trieste a via Giovanni Acerbi, è ripresa l’abitudine di parcheggiare le macchine, a volte anche in seconda fila. Evidentemente non bastano i secchioni per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, colà piazzati, ad occupare il suolo stradale, ed è opportuno che qualche automobile venga messa lì ad esporre le grazie della sua linea. Tutto questo sotto gli occhi del vigile urbano che, anziché provvedere in merito, preferisce soggiornare sull’angolo del marciapiede antistante il negozio di filati e da lì guardare il traffico nella più beata indifferenza. Di nuovo grazie, soprattutto considerando che quella strada, già stretta di suo, è chiamata a servire gli utenti provenienti da santa Barbara, da Santa Lucia, dalla Quercia, da Bagnaia, per non parlare dei paesi e delle frazioni vicini, che dovendo andare a via Vicenza, a via Genova, a via Belluno o verso la strada statale Cassia, sono costretti a passare di lì. Sempre aggirandoci per le strade vicine a piazzale Gramsci l’utente della strada avrà notato che va prendendo sempre più piede la cattiva abitudine di sostare con le macchine all’inizio di via S: Bonaventura, fermando le stesse dove capita, in modo da non consentire il passaggio né ai pedoni, né agli altri autoveicoli, se non con grandi rischi e pericoli. Eppure vi sono appositi parcheggi in loco. Provate a chiedere l’intervento dei vari vigili urbani: vi dirà bene se non verrete inquisiti. E pensare che i vigili urbani sono uno dei tanti biglietti da visita con cui si presenta la città. Che dire? Qualcuno ci aiuti! Periscopio
Addio Karol di Francesca Bruti “Vi ho cercato e siete venuti, vi ringrazio”: queste le parole che Giovanni Paolo II ha rivolto ai giovani, accorsi a Piazza San Pietro, davanti le sue finestre, nelle ultime ore della sua vita. A loro, a noi giovani, è andato il suo pensiero mentre le forze lo stavano abbandonando. Questo perché ha sempre considerato i giovani la sua forza. Al di là della propria confessione religiosa o delle opinioni che ognuno può avere nei confronti della religione in genere, nessuno può negare la grandezza spirituale ed umana che questo Papa ha saputo trasmettere a tutti, nel mondo. Egli fa parte della storia del mondo; ha cambiato la storia della Chiesa e il suo rapporto con le persone. E’ stato un uomo tra gli uomini; un uomo di Dio che ha sollevato gli altri dalle sofferenze, soffrendo lui stesso in silenzio. Ha detto no alla guerra. Ha detto sì alla vita, in ogni sua forma. Ha perdonato chi ha attentato alla sua vita e chiesto perdono ai popoli, facendosi carico delle responsabilità e dei peccati della Chiesa. Ha viaggiato tra la gente; ha aperto dialoghi con le altre religioni. Ha saputo parlare a tutti, cristiani e non, credenti e non. In particolare, con i giovani ha instaurato un rapporto speciale, sentendosi giovane lui stesso, in mezzo a loro. E’ stato lui ad istituire gli incontri mondiali con i giovani, nei suoi quasi 27 anni di Pontificato. Nell’anno del Giubileo del 2000, io ero a Roma per la XV Giornata Mondiale della Gioventù. Dopo un’intensa settimana passata insieme, quel 19 agosto, eravamo in due milioni di persone provenienti da tutto il mondo, con i sacchi a pelo, a dormire sull’immenso prato di Tor Vergata. Non ci eravamo mai visti prima, ognuno con la sua storia, con la sua lingua; ma eravamo là, uno accanto all’altro, per condividere lo stesso amore per Dio, per ascoltare il nostro Papa. Egli ci chiamò “le sentinelle del mattino, la speranza del mondo, del nuovo millennio”. Due anni dopo a Toronto, in Canada, purtroppo non andai; ma ricordo le sue parole: “voi siete il sale della terra”. E così, con nostalgia e commozione, voglio ricordare Giovanni Paolo II, il Parroco del mondo, un po’ sofferente, ma pieno di vita. Grazie di aver vissuto tra noi. Ora continuerai a guidarci dal cielo. Francesca Bruti
E meno male,che è “bello”! di Q.d.P. Alcuni giorni or sono siamo andati, purtroppo per necessità, al pronto soccorso dell’Ospedale di Belcolle. Appena varcata la porta carraia di quel luogo di cura abbiamo notato la grande quantità di immondizia buttata e lasciata marcire ai bordi delle strade che portano nei vari luoghi di cura. Cartacce, bottiglie di tutti i tipi, sacchetti ed involucri di plastica giacevano indisturbati. E meno male che è Belcolle, ci siamo detti, che se era brutto! Un vero e proprio esempio di civiltà e di buon andamento. La rappresentazione di ciò che alcuni di noi sono e di come vivono impunemente. La realizzazione di una parte del modo di amministrare di chi ci amministra e di chi ad ogni elezione, promette di amministrarci nel prossimo futuro, se eletto o rieletto. Evidentemente per i nostri amministratori quello è il modo di sentire il normale vivere degli amministrati, non certo il loro, che ostentano perbenismo dappertutto, a cominciare dai manifesti elettorali! Perché non si immedesimano nella vita quotidiana dei cittadini cui hanno promesso ogni ben di Dio? Perché non li tutelano dai soprusi di un manipolo di asociali? Ora non pretendiamo che chi amministra vada lì, con la scopa in mano, e provveda personalmente a pulire. Ci chiediamo però se quel servizio di pulizia sia reso (si fa per dire, data l’evidenza) direttamente dalla pubblica amministrazione competente, oppure sia reso attraverso un appalto. In quest’ultimo caso l’amministrazione è comunque tenuta al controllo ed ha la potestà di intervenire in merito: perché non lo fa? Perché lascia che questo modo di agire viva e proliferi indisturbato? A chi giova? non certamente ai cittadini, non agli utenti dell’ospedale, che anzi subiscono, da ciò, più di un danno. Certamente a qualche portafogli. Quei predicatori di trasparenza, di chiarezza, di buona amministrazione, che tanto hanno sbandierato queste qualità durante le campagne elettorali, dove sono? E non ridano e si compiacciano del malcontento comune, causato da queste e da altre cose, coloro che si trovano all’opposizione, perché non sembra che facciano, né che si sentano in dovere di fare qualcosa. Saremmo contenti di essere smentiti: con i fatti. Q.d.P.
La Loggia papale di Riccardo Manca Giovanni XXI fu eletto Papa in Viterbo il 17 Settembre 1276 ed incoronato nella Cattedrale di San Lorenzo dopo tre giorni. Morì nella Città dei Papi il 16 (secondo alcuni il 16 o il 20) Maggio 1277. La loggia Papale venne eretta nel 1267 e dopo pochi anni, nel 1278 venne denominata la Loggia del Papa. Il prospetto della loggia è composto da sette arcate trilobate ogivali, queste sorreggevano un tetto ormai distrutto. Attualmente sorreggono una trabeazione che presenta vari stemmi. Giuseppe Gerla nell’Archivio della R. Società romana di storia patria riporta che il più antico esempio di stemma pontificio colle chiavi poste in croce è probabilmente quello fatto scolpire a Viterbo, nel cuore del Patrimonio di S. Pietro, sul palazzo papale del 1267. Da questa loggia, i Pontefici impartivano la Benedizione Urbi et Orbi. Al centro del piano della loggia, è una fontana. Quest’ultima è andata a sostituire un’altra fonte costruita nello stesso periodo della loggia e denominata Fons Papalis. Intorno alla metà del XIV secolo crollarono il tetto ed il fronte della loggia papale verso la Valle di Faul. Il crollo distrusse quasi completamente la fonte. L’attuale fontana venne composta nel corso del XV secolo. Le maestranze conservarono la parte centrale della fonte originaria con la coppa ed aggiunsero la vasca, composta da sedici specchiature. Quest’ultime, sul fronte, presentano alcuni stemmi. Tre di questi sono della famiglia Gatti, di papa Sisto IV della Rovere; di Francesco Maria Visconti Sèttala e di Raffaele Riario. L’ingresso alla loggia è dalla porta che si affaccia sulla scala del Palazzo Papale. Imponente è la grande volta che sorregge la loggia papale, al centro della quale vi è una colonna in muratura a pianta ottagonale. Questa, oltre a sorreggere la loggia, conduce l’acqua alla fontana stessa. Canonico della Cattedrale, nel 1654, fu Domenico Magri (1604-1672). Questi riordinò seicentotrentuno pergamene che vanno ad abbracciare il periodo dal 1077 al 1427. collaborarono all’operazione d’archivio anche Domenico Magalli, don Giacomo Bevilacqua nonché Pietro Egidi. Karol Jòzef Wojtyla è nato a Wadowice il 18 Maggio 1920. Eletto Papa il 16 Ottobre 1978, ha preso il nome di Giovanni Paolo II. Dopo un pontificato esemplare di quasi 27 anni, il Santo Padre si è spento il 2 Aprile scorso, alle 21 e 37. Dopo alcuni giorni, i funerali solenni. L’ultimo abbraccio a quel Pontefice venuto da molto lontano che ha fatto storia. Riccardo Manca
Francesco Orioli e Cristina di Pantaleo Spagna Un viterbese illustre, Francesco Orioli, un uomo enciclopedico a cui la città di Viterbo ha intestato una scuola, il quale ha avuto una vita molto movimentata e avventurosa. Orioli nacque a Valentano nel 1783, passò la sua adolescenza, qua e là in piccoli paesi, ma nella biblioteca di sua padre, dottore in chirurgia, trovò il materiale di studio che le serviva. Il padre, visto che Francesco non era portato per la carriera ecclesiastica, lo indirizzò verso gli studi legali. Ma anche questi studi non andavano bene ed a vent’anni era insegnante di scienze naturali nel Liceo di Viterbo. Si trasferì a Perugia dove aveva ottenuto la cattedra di fisica. Conobbe la politica e entrò in una associazione clandestina. A Viterbo creo una associazione che si chiamava “Telegrafo del Cimino” e tenevano le loro riunioni notturne presso il soppresso convento della Pace. A Perugia fu arrestato e fu rilasciato grazie alle informazioni giunte da Viterbo. Le sue vacanze le passava visitando; scavi di cose antiche che lo portarono ad un’altra scienza: l’archeologia. Nel 1815, caduto Napoleone, si trasferì a Castel Giorgio a fare il medico grazie alla laurea che aveva ottenuto a Perugia. Un amico di Roma, gli procurò una cattedra di fisica a Bologna dove collaborò alla compilazione del “Grande Dizionario Italiano”. Nel 1820, Leopardi si rivolgeva a lui come ad uno dei maggiori ingegni italiani, questo periodo bolognese, fu molto brillante per l’Orioli. Nel 1820 e 21 la tempesta politica scoppiò in Italia e specialmente in Piemonte. In Francia era caduto Carlo X, l’esempio della Francia ebbe un contraccolpo a Bologna, l’Orioli salì su un tavolo in un caffè e fece una filippica contro il governo pontificio, entrò a far parte della Commissione che divenne il Governo della città. Nel Governo della province unite (Romagna, Marche e Umbria) l’Orioli fu fatto Vice Presidente e Ministro dell’Istruzione Pubblica. Orioli cadde in mano degli austriaci, fu prigioniero per tre mesi a Venezia e fu liberato grazie all’Ambasciatore della Francia. Nel 1831, fu costretto ad andare in esilio, s’imbarcò a Marsiglia e proseguì per Parigi con la famiglia e in misere condizioni economiche. Ma anche a Parigi, non tardò a farsi un nome: dette corsi pubblici di storia e di antichità romana e di altre scienze. Conobbe la nobildonna milanese Cristina Trivulzio di Belgioioso, unica erede di una cospicua eredità della Lombardia, anche lei esule a Parigi, ma che aveva grazie alla sua intelligenza e di donna bellissima, creato un giro di esuli italiani, Niccolò Tommaseo, Pellegrino Rossi, Vincenzo Gioberti, i quali si unirono nel salotto di Cristina a Terenzio Mamiani, Giuseppe Poerio e Francesco Orioli. Anche Vincenzo Bellini frequentava il suo salotto molto amato da letterati, poeti, musicisti internazionali. L’eletta schiera dei patrioti italiani, si incontrava nella casa della Belgioioso con Miguet, il filosofo Coussin, il Fauriel, il Thiers, il conte di Montalembert, Honoré di Balzac, Prosper Méromée, e il poeta tedesco Heinrich Heime Nel 1834, violenti moti rivoluzionari scossero la Francia per provocare un’insurrezione nella provincia savoiarda della Savoia, vi furono cinque giorni di combattimento e il governo francese scopri che l’insurrezione era frutto di un’accordo fra la Giovane Italia e i comunisti di Lione e Parigi, furono considerati comunisti, Mazzini, Garibaldi e persino il conte Cavour. Furono prese misure contro i fuorusciti italiani, mazziniani e moderati e le stesse misure furono prese oltre alla Belgioioso anche per Niccolò Tommaseo, Vincenzo Gioberti, Francesco Orioli, Giuseppe Poerio, e Terenzio Mamiani, tutti amici della principessa di Belgioioso. Dopo una breve dimora in Inghilterra, l’esule Orioli, accettò di andare professore di fisica all’Università di Corfù. e vi rimase per dieci anni in un ambiente favorevole per i suoi studi; filosofia, archeologia, retorica, poesia, filosofia, agricoltura. Per farlo tornare definitivamente in Italia, si apri una sottoscrizione in cui figuravano i nomi di Luigi Buonaparte, Gino Capponi, Nicolini, Viesseux e così l’Orioli potè beneficiare dell’amnistia accordata dal Papa Pio IX, l’Orioli, a Viterbo, fu reintegrato nella cattedra di universitaria e gli fu affidato l’insegnamento di storia antica. Orioli fu deputato di Viterbo, durante il Ministero Mamiani. Francesco Orioli, morì a Roma il 4 Novembre 1856 e fu commemorato presso l’Accademia degli Ardenti di Viterbo. Le notizie del soggiorno dell’Orioli a Parigi, le ho trovato su un volume della biografia della Belgioioso scritta da Arrigo Petacco, reperito presso la biblioteca del Centro Sociale Pilastro. Pantaleo Spagna postato da: Spvit | 14:32 | |