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giovedì, gennaio 27, 2005

Il mercatino dell’antiquariato-artigianato

piu’ grande dell’Alto Lazio “sotto il campanile”

è a VITORCHIANO,

Domenica 27 Febbraio 2005

e ogni “quarta” domenica del mese

per informazioni: 3393337869

La Città 26 Gennaio 2005

Anno XV n° 2

Non ci fermerete, manco col passone...

A buon intenditor...

di Mauro Galeotti

Quello che tutti i candidati di qualsiasi partito, per raggiungere qualsiasi poltrona, sia essa comunale, provinciale, regionale o parlamentare, hanno sempre infilato nel loro programma elettorale, quale problema che avrebbero risolto, è stato, e purtroppo sarà ancora per anni ed anni ed anni, la questione termale di Viterbo. In merito non si è fatto parlare dietro neppure il sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, il quale nel programma elettorale che ha presentato sul sito www.gabbianelli2004.it, alla voce Sviluppo termale e turistico, promette: L’importanza e lo sviluppo del turismo connesso ai centri termali c’impone, utilizzando le numerose sorgenti, un potenziamento ed una riorganizzazione funzionale degli impianti già esistenti ed il recupero delle “zone libere”, di quelle zone cioè accessibili a tutti, quali ad esempio l’area “Piscine Carletti”. In particolare è di prioritaria importanza la riapertura, continuando il rapporto sinergico tra Regione e Comune, che ha consentito l’acquisizione della proprietà, dello stabilimento termale ex terme INPS. Anche la progettualità privata sarà coinvolta, al fine di valorizzare e rendere fruibile l’area termale nella sua interezza.

Ovviamente nulla di tutto ciò è stato fatto! Oh sì, scusa tanto Giancarlo mio!, dimenticavo che hai definito fiore all’occhiello la realizzazione (sic!!) delle Piscine Carletti, al bivio della Tuscanese con la Strada delle Terme. Che sbadato!

E’ che se per grande realizzazione intendi un po’ di erba tagliata, quattro alberelli e una recinzione artigianale a croce di Sant’Andrea, realizzata con quattro passoni di legno, c’è veramente da stare poco tranquilli, specialmente se rileggo la tua affermazione di poc’anzi, propinata ai tuoi elettori che l’hanno bevuta: L’importanza e lo sviluppo del turismo connesso ai centri termali c’impone, utilizzando le numerose sorgenti, un potenziamento ed una riorganizzazione funzionale degli impianti già esistenti ed il recupero delle “zone libere”, di quelle zone cioè accessibili a tutti, quali ad esempio l’area “Piscine Carletti”.

Non la faccio lunga sulla realizzazione del nuovo aspetto delle Piscine Carletti. Basta fare un salto su quell’area per constatare quanto fumo negli occhi dà la gestione Gabbianelli a quelli che non vogliono vedere. Fango a volontà quando piove e polvere a iosa quando c’è il sole, niente servizi igienici, niente punto di ristoro, niente spogliatoi, niente docce.

Quello delle Terme è un cavallo di battaglia che pare fatto apposta, sta lì da decenni, senza che nessuno lo risolva, proprio perché poi ridiventi un problema da risolvere.

Più volte da queste pagine è stata presentata ai lettori la disastrosa situazione in versa tutto il territorio interessato dalla zona termale che caratterizza la nostra città. Il Bullicame e le abbandonate e sporche piscine intorno ad esso parlano chiaro. Tutta l’area che circonda la sorgente più importante, ricordata anche dal Sommo poeta, è in un degrado allarmante. Sporcizia ovunque; gabinetti in box sfasciati da mesi e mesi; file di tufi anonimi che percorrono vari sali e scendi senza capirne lo scopo; mucchietti di sterro posti qua e là; arbusti incolti; buche varie che costituiscono un serio pericolo per chi si avventura a fare quattro passi sulle bianche superfici termali. Insomma è un’area tanto osannata e altrettanto dimenticata!

E non sono da meno le altre antiche terme che gravitano intorno al Bullicame. Terme di una importanza storica unica, rara, ineguagliabile, ma Gabbianelli & C. non se ne accorgono. Per loro sono più importanti i dossi artificiali anche se è provato, dalle disposizioni di legge, che è illegale installarli nelle vie in cui si trovano. Per loro è più importante mettere i dissuasori e causare pericolo di vita per chi, come è accaduto qualche giorno fa, si è visto soccorrere, facendo percorrere a piedi Via san Pellegrino, dai dottori e dagli infermieri accorsi con l’ambulanza che non ha potuto oltrepassare il dissuasore posto in Piazza san Carluccio.

Per loro è più importante abbattere inesorabilmente verdeggianti alberi, siano essi in Via fratelli Rosselli, in Via Genova, in Via Raniero Capocci.

Poi chi se ne frega se cadono a pezzi le Terme di Santa Maria in Silice o Selce, ancora in buona parte interrate, poste all’interno di quello che, ahimé, fu lo Stabilimento termale INPS.

Chi se ne frega delle Terme del Prato, all’interno dell’aeroporto militare, a due passi da quell’aeroporto da cui nel sogno di Gabbianelli già partono i Jumbo e i Jet, tanto da fare invidia a Fiumicino.

Chi se ne frega delle Terme del Bullicame, terme romane poste sulle Strada Bagni all’altezza del km 2 e mezzo, nascoste dalla vegetazione, seppur si estendano per almeno 25 metri e si innalzino per oltre due metri. A seguire, pochi metri appresso, verso nord, è un’altra parete lunga circa 30 metri.

Mi limito qui, e mi rammarica il pensiero di quanto sarebbe utile e necessario realizzare percorsi ben studiati, che possano illustrare e valorizzare le nostre terme nascoste e abbandonate. Ma sono parole al vento! Parole gridate e ascoltate da gente sorda.

Questo quindicinale vuole difendere la nostra Città, che non può né parlare, né ribellarsi, tanto che ad essa ha dedicato la testata; esce due volte al mese, ed espone senza peli sulla lingua il pensiero e le opinioni di chi vi scrive. Credo che ciò sia assai evidente, usando a volte anche parole pesanti, ma che comunque sono nel nostro gergo quotidiano.

Qualcuno sta provando da tempo a tapparci la bocca inviando squallidi personaggi nei bar per buttare via le copie de La Città lì depositate, oppure a far interrompere la pubblicità ai nostri inserzionisti. Che in effetti, poi, smettono.

Sono azioni meschine, che ricordano i tempi del Fascismo, quelli del manganello e dell’olio di ricino.

Io sono qua pronto ad affrontare ogni dialogo, ogni confronto verbale.

Questi pusillanimi, questi vigliacchi, questi quaquaraquà continuino pure ad agire sotto sotto, dietro dietro, coperti da un casco, da una telefonata anonima, e provino pure a mettere il passone nella rotativa, mentre è in stampa il nostro foglio, potranno fermarla per un po’... potranno bloccare il motore, ma stiano certi che non riusciranno mai a imprigionare la nostra voglia di essere uomini liberi, sì! liberi di esprimere il proprio pensiero, la propria opinione!

Mauro Galeotti

La verità viene sempre a galla

di Bruno Matteacci

Una vecchia canzone degli anni cinquanta dice: La verità fa male.... E’ vero la verità fa male a coloro che si sentono colpiti, che si sentono sbuciardati, che si sentono chiamati in causa per inadempienze commesse, per bugie dette o per inattività nel proprio mandato. Ma la verità viene sempre a galla!

Sono concetti che non spariranno mai; sono concetti che resteranno fino a quando esisterà l’uomo.

Spesso si parla, si scrive, del più e del meno senza tenere nella debita considerazione che quello scrivere, quel dire potrebbe far male a qualcuno. Ma attenzione a volte chi scrive, chi parla, ha davanti a sé una moltitudine di problemi che interessano la collettività; di pensieri che gli sono stati rappresentati da amici; addirittura a volte si ha davanti l’immagine di persone stanche di subire; mentre chi legge e chi rilegge, perché vive i problemi di quanto scritto, si vede rappresentato nel contenuto di quanto cerca di vedere, magari con una forzatura.

Questa premessa scaturisce in seguito al contenuto del mio articolo, pubblicato il 12 gennaio scorso, dal titolo: sfilze di contravvenzioni, che qualche vigile urbano del Comune di Víterbo non ha gradito. Ho avuto il piacere di scambiare due parole con alcuni vigili urbani in servizio, in una freddolosa giornata, per le vie di quella Città che, come ho scritto si attraversa in tredici minuti.

Tutto bene, se non che, quei simpaticissimi, affabili, cortesi infreddoliti vigili urbani si sono, educatamente, lamentati del fatto che ho loro attribuito di avere, in servizio, una autovettura a testa; quando l’unica autovettura che hanno è quella privata, acquistata e mantenuta con i propri sacrifici economici.

La verità viene sempre a galla.Tra persone civili tutto è più facile. E’ vero, non tutti i vigili urbani, comandati in servizio sulla strada, hanno in dotazione un automezzo del Comune, in quanto la maggioranza dei mezzi di trasporto è riservata per servizi speciali come: urbanistica, LL.PP., tributi, infortunistica, anagrafe, commercio, messi notificatori, contatti con le frazioni, ufficiali, Comandante, Assessore e rappresentanze politiche amministrative, varie, del Comune. Insomma chi usa in minor frequenza, o meglio chi non usa i mezzi in dotazione al Corpo dei Vigili urbani, sono proprio quei cortesi vigili che tra un parcheggio e l’altro, tra un incrocio e l’altro, rappresentano, con decoro, prestigio e professionalità il Comune di Viterbo; quel Comune che, a certi livelli, perde le qualità sopra elencate, perché svaniscono nel nulla. Da tempo scrivo, contesto, suggerisco, mi lamento di cose che non vanno per il verso giusto e nessuno, di coloro che hanno il dovere e l’onere di precisare, risponde. Devo dedurre che la verità fa veramente male!

Con i vigili, con cui ho parlato, è stato un ottimo rapporto: loro nella propria professionalità ed io nella mia sincera, lunga esperienza e grande amore per Viterbo. Tutto si chiarisce, tutto si appiana quando c’è il rispetto, il dialogo e la stima del proprio e dell’altrui lavoro e personalità.

Chi ha orecchie intenda e metta in pratica.

Bruno Matteacci

Ma quanto mi costi?

di Agnese Galeotti

Si è rotto di nuovo uno dei paletti in ghisa che sono stati installati all’ingresso di Via Roma da Piazza del Plebiscito.

E’ stato riparato abbastanza presto, forse per non far vedere l’ennesima rottura.

Non conto più le volte che i paletti dissuasori, voluti da Gabbianelli, sono stati rotti e riparati, rotti e riparati, rotti e riparati... ma quanto ci costa questa mania di controllo, se la sommiamo, poi, alle palle di Piazzale Gramsci che un mese sì e l’altro pure le trovo in terra rotte?

Vedi ad esempio la penultima rottura, di circa dieci giorni fa, e quella di ieri davanti all’albergo durante la nevicata, tutte e due da riparare. Il guaio è che le palle ce le siamo rotte anche noi, che paghiamo e paghiamo e paghiamo le bischerate di chi ha la pretesa di comandare e mettere ordine, ordine, ordine come accadeva nel Ventennio fascista.

Agnese Galeotti

Monnezza avanti alla Chiesa delle Farine

di Simone Galeotti

Una delle più belle chiese nelle immediate vicinanze di Viterbo è quella di Santa Maria delle Farine, risalente alla fine del 1200.

Bella la facciata in peperino con lo stemma della famiglia Gatti, memore di quel Silvestro che la fece ricostruire. Ebbene è talmente apprezzata da chi guida il Comune di Viterbo che avanti ad essa sono due bei cassonetti per la raccolta delle immondizie.

Come se non bastasse al loro fianco vengono abbandonati, regolarmente, elettrodomestici di ogni tipo, frigoriferi di ogni forma, stufe di varie marche e anche, perché no!, stigliature di negozi, cartoni dalle dimensioni più varie, sacchi di sterro...

E bravi i dirigenti del CEV, e bravi pure i caporioni del Comune di Viterbo! Bravi, passerete alla storia per la monnezza abbandonata avanti ai monumenti, avanti alle chiese. Sarete ricordati per quanto rispetto avete per i luoghi dedicati alla Vergine Maria.

Sarete ricordati anche da tutti gli sposi che scelgono la deliziosa chiesa per la loro unione d’amore. Complimenti!

Simone Galeotti

Che brutte quelle antenne!

di Francesca Bruti

Caro lettore, quando ti capita di camminare per le vie di Viterbo, ogni tanto alza gli occhi e guarda che brutto spettacolo!

Sopra palazzi e torri antiche, vedrai spuntare delle orrende antenne di colore nero o argento.

Vedi la torre in via Rosselli o il palazzo della Prefettura, in piazza del Plebiscito, o i tetti dei palazzi che si vedono dal giardinetto del Comune.

Capisco che la tecnologia avanza e che tutti vogliamo vedere la televisione; ma quando si toccano secoli di storia per un’antenna, bisognerebbe trovare un’alternativa. Non mi riferisco alle antenne sulle nostre case, perché è legittimo e normale metterle sopra i tetti; ma a quelle piazzate sui palazzetti antichi del Centro Storico. Tu alzi lo sguardo e quello che ricevi è un pugno in un occhio!

Forse chi ce le ha messe, le vuole far passare per arte moderna? Non credo proprio, semplicemente vanno montate in altre zone, meno visibili, e soprattutto in modo da non deturpare il nostro patrimonio artistico, che rende così bella e importante la nostra città.

Sui tetti delle case già abbondano ormai le normali antenne; ma, ultimamente, ne sta comparendo un nuovo modello, veramente brutto, più grande e appariscente, senza curarsi del posto dove viene installato. E queste strutture stanno crescendo come funghi! Vedi la torretta delle Poste centrali in via Ascenzi o i palazzi in via dei Mille. Allora, vorrei dire a chi decide o autorizza questi lavori di andare a vedere i palazzi, prima di dare il consenso per il montaggio delle antenne.

E se proprio non si può fare a meno di rovinare la vista ai passanti (e gli antichi palazzi medievali), almeno che le antenne vengano camuffate.

Francesca Bruti

 

Abusi legittimi?

di Bruno Matteacci

Io ho poco tempo per passeggiare attraverso la città di Viterbo, ma quando giro ho il piacere di guardare le cose belle che incontro lungo il mio andare.

Spesso però mi imbatto in obbrobri commessi o tollerati dall’Amministrazione comunale, come ad esempio il vedere un segnale che indica il tratto di via Armando Diaz a senso unico verso Viterbo - Porta Romana.

E’ pazzesco! Già a suo tempo rilevai che in loco era un segnale che indicava il predetto tratto di strada a senso unico, fu subito rimosso. Ora, giungendo a Viterbo, all’altezza del muro di cinta dell’Istituto San Pietro, vicino all’immagine della Madonna, è una freccia bianca, su fondo azzurro, di quelle lunghe, indicante che il tratto di strada è a senso unico. Ma è incredibile!

Si tenga poi conto che da oltre un mese segnalo che in via della Pila è stato divelto il segnale indicante il doppio senso di circolazione, il segnale è stato portato via, ma non sostituito. Qualcosa si è mosso, ma non è sufficiente ad eliminare qualche incidente.

Come pure mi auguro che non accada qualche incidente davanti al Cimitero, dove ci si trova in difficoltà ad entrare nel parcheggio antistante il Cimitero stesso. Secondo l’operato di qualche cervellone si può accedere nel parcheggio entrando davanti al cancello principale, oppure in curva, vicino alla ex abitazione del custode.

Ci vuole poco... basta creare il passaggio, debitamente segnalato, all’altezza del semaforo. Come pure sarebbe utile e necessario che si mettesse una freccia indicante il Cimitero, nel punto in cui è lo svincolo per la Cassia.

Poi sarebbe cosa gradita sapere, dal Comandante della Polizia urbana, quante contravvenzioni sono state elevate a carico dei proprietari di cani o detentori della care bestioline che non hanno ottemperato al disposto dell’ordinanza del Sindaco n° 709 del 12 dicembre 1994, n. 22718. Si ricordino il Sindaco, l’Assessore alla P.U., il Comandante dei Vigili urbani che l’ordinanza fu emessa nel “rispetto dell’igiene ambientale e alla evidente cattiva situazione igienica delle vie pubbliche e delle aree verdi in Viterbo”.

Sig. Sindaco, Sig. Assessore, Sig. Comandante dei VV.UU., non far rispettare una Legge dello Stato (23/12/73, n°535); una Legge regionale (6/6/1980, n°52); un Regolamento comunale d’igiene (15/4/1932, n°103); una Ordinanza sindacale (n° 709/94) non è un reato?

Non è una omissione di atti?

Ma è possibile che in questa magnifica Città ogni trasgressione, ogni abuso sia legittimo! O legittimabile!

Bruno Matteacci

La sirena dimenticata e ritrovata

di Pantaleo Spagna

Alcuni giorni fa, passando per la via Tedeschi, alzando gli occhi, mi sono apparsi i comignoli dei forni della vecchia ceramica viterbese. Tra quei manufatti, si è presentata al mio sguardo la sirena. Tutto ciò è potuto accadere perché la società che sta ristrutturando l’area della ex ceramica, ha provveduto a rimuovere tutte le varie piante arboree, tralci d’edera, rovi di spine che per un cinquantennio, hanno prosperato a dismisura. Hanno reso tutta la zona un bosco incolto, nascondendo alla vista di tutti, il degrado dei fabbricati fatiscenti, dei forni e dei laboratori della ceramica stessa. Dalla cessazione dell’ultimo evento bellico che si è abbattuto sulla nostra città, nella mia memoria, non ho più avuto posto il ricordo della sirena. Oggi, così all’improvviso, l’averla rivista, ha riportato alla mia mente, i giorni dei terribili bombardamenti di quella sciagurata guerra, la quasi distruzione della città, le terribili visioni delle macerie di tanti fabbricati sventrati o distrutti (interi quartieri), di cadaveri in mezzo la strada, la fame, la disperazione di tante famiglie, il pianto di tante persone per la perdita dei loro cari.

La sirena suddetta, aveva accompagnato la mia adolescenza, al rintocco del mezzogiorno all’orologio di San Sisto, la sirena suonava per avvertire che era vicina l’ora del pranzo, per i Viterbesi era un appuntamento giornaliero, pieno di letizia. Nel periodo bellico, il suono della stessa sirena, cominciò ha diventare un incubo. Quando le operazioni belliche erano ancora lontane, il suono della sirena avvertiva che era in corso un pericolo di incursione aerea. All’inizio degli allarmi, la popolazione snobbava tale pericolo, nessuno gli prestava ascolto. Ricordo che le forze dell’UNPA (Unione Nazionale Protezione Antiaerea) di allora, avevano l’ordine di far uscire tutti gli abitanti da Viterbo e i Viterbesi, pensando di essere al sicuro, si recavano fuori Porta Romana, verso il piccolo bar della Sorugenia e lì si aspettava che la sirena risuonasse di nuovo per avvisare il cessato allarme.

Quando il fronte dei belligeranti si avvicinò alla nostra città, incominciarono a passare stormi di fortezze volanti che portavano la distruzione di tutto e di tutti, scali ferroviari, nodi stradali, caserme, tutto veniva distrutto. Anche da noi, dopo il primo bombardamento degli alleati all’aeroporto di Viterbo, incominciò in tutti noi la paura e quando la sirena suonava, si correva nei rifugi o ci si allontanava in aperta campagna, per poter stare tranquilli. Quando gli alleati avevano liberato Roma e avanzavano verso il nord, incominciarono su Viterbo i bombardamenti che ne distrussero un terzo con tanti vittime. Poi incominciò la guerra dei nervi su Viterbo, la notte divenne un incubo, ogni sera dopo una certa ora, la sirena suonava e tutti sobbalzavano nel letto, raccomandando l’anima a Dio e tutti si chiedevano, toccherà a me? Sulla nostra città, già martoriata e con tante famiglie distrutte, da tanti lutti, si aggirava un solo apparecchio nemico veniva chiamato la vedova e ogni tanto, questo aereo lasciava cadere una bomba che distruggeva una casa, ora in un quartiere, ora in un altro, rendendo la vita impossibile.

La sirena, suonò finché le truppe alleate, i liberatori, entrarono in Viterbo e si allontanarono verso il nord, inseguendo le truppe tedesche in ritirata, portando così le loro distruzioni e la morte altrove. Dalla fine di quei giorni di guerra, la sirena cessò di urlare e suonare a più riprese, quel suono ti entrava nel cervello e ti lacerava l’animo riempiendoti di terrore. Da allora, per quasi una sessantina di anni, la sirena venne cancellata dalla mia memoria. Quando l’ho rivista in mezzo a quei ruderi, ho avuto un tuffo al cuore e sono affiorati in me i ricordi di quel brutto periodo della nostra vita. Chissà se i giovani di oggi hanno mai saputo che esisteva la sirena nella nostra Viterbo.

Pantaleo Spagna

Bei cipressetti, cipressetti miei

di Q.d.P.

In ogni Comune, per legge, la parte politica, eletta con voto popolare, esercita poteri di indirizzo sull’attività amministrativa: definisce, a mezzo di direttive generali, obiettivi, priorità, piani e programmi, e, per la realizzazione di ciò, assegna ai dirigenti le risorse relative, perché, sempre per legge, ai dirigenti spetta l’adozione di atti e di provvedimenti autonomi, per la realizzazione dei programmi dell’Amministrazione.

Ora che l’Amministrazione comunale cerchi di rendere Viterbo più vivibile è un dato di fatto. La prova tangibile di ciò sta nelle osservazioni positive di chi a Viterbo viene di tanto in tanto. Tuttavia troppe cose stonano con questo disegno dell’Amministrazione comunale. Una di queste cose, ad esempio, sono i cipressi che fiancheggiano il monumento ai Caduti in piazza del Sacrario: giacciono in uno stato pietoso, conseguenza di un abbandono pressoché totale.

Eppure sono lì a rendere onore ai Caduti per la Patria, mica all’ultimo arrivato. E siccome le disgrazie non vengono mai sole, identica sorte è toccata al cipresso che si trova nelle immediate vicinanze, a fianco, cioè, della Chiesa di San Giovanni degli Almadiani.

Se il fatto fosse isolato il male sarebbe minore, ma di queste fattispecie, poco edificanti, è costellata la città. Si ha l’impressione che qualcuno che può, qualche dirigente, qualche funzionario, da solo o con la collaborazione di altri, fate voi, l’elencazione è puramente esemplificativa, fidando sul fatto che il popolo finisce sempre con l’attribuire ciò che non gli garba a colui che ha eletto, e comunque a chi lo rappresenta, faccia di tutto per mettere in cattiva luce, davanti al popolo, questo o quell'esponente politico, il Sindaco in primo luogo, servendosi anche di quelle piccole cose, che hanno il privilegio di essere più a contatto con la gente comune.

E’ vero che il Sindaco si è trovato tra i piedi molti dirigenti già dirigenti, ma è anche vero che, sempre per legge, la qualifica di dirigente viene scissa dall’incarico dirigenziale, che, così come viene conferito può essere revocato in qualsiasi momento, sia con destinazione ad altro incarico, sia con esclusione del conferimento di ulteriori incarichi. Ed ogni legge mira sempre al bene sociale.

A buon intenditor poche parole, signor Sindaco.

Q.d.P.

Pomeriggio bollente

di Riccardo Manca

Pomeriggio bollente, quello del 19 Gennaio scorso, per il centralino dei Vigili del Fuoco del Capoluogo della Tuscia.

Per quel giorno, su tutto il territorio della Tuscia, si attendeva una nevicata che, alla fine, non c’è stata (a parte una leggera spolverata sulla Faggeta).

Si sono registrati, tuttavia, una serie di inconvenienti legati al maltempo. Pioggia e vento, in prima linea. A causa del vento che soffiava sulla Città dei Papi, infatti, sono rovinati a terra alcuni alberi e rami. Mancavano pochi minuti alle ore 19 quando, al centralino del 115, arrivava la segnalazione di un albero finito a terra, in Via Ippolito Nievo, per il forte vento.

Quest’ultimo, impassibile, soffiava sin dal primo pomeriggio. In questa circostanza, l’albero aveva ingombrato la serie stradale. Sul posto, una squadra di Vigili del Fuoco (accorsi dal vicino Comando Paolo Garofolo), una volante della Polizia ed una pattuglia di Vigili Urbani. Diversi interventi si sono registrati, dovuti anche all’imprudenza dei Viterbesi, per aprire porte inaspettatamente chiuse e per spegnere incendi di camini. Il giorno successivo, 20 Gennaio, non è stato da meno.

A San Martino al Cimino, le raffiche di vento avevano seriamente danneggiato un pannello solare. A Corchiano, Vigili del fuoco impegnati per rimuovere un palo della Telecom. Il palo in questione era stato completamente divelto. Altri interventi sono stati portati a termine brillantemente, per rami ed alberi pericolanti, in diverse località della Tuscia.

C’è voluta tutta la professionalità del personale del Comando provinciale Paolo Garofolo per ridurre, al minimo, gli inconvenienti prodotti dal maltempo che, nei giorni scorsi, ha colpito l’intera provincia.

Riccardo Manca

Vade retro fumo!!!

di Francesca Bruti

Finalmente è entrata in vigore la nuova legge sul fumo.

Fin da subito, c’è stato chi l’ha amata e chi l’ha odiata. Io sono fra quelli che l’ha amata, anzi, l’aspettavo con ansia. Inutile ripetere i numerosi danni alla salute che il vizio del fumo porta, sia a chi ne fa uso, sia a chi subisce passivamente la sigaretta, dovendo condividere con gli altri l’aria corrosa dal fumo.

Danni ampiamente dimostrati da medici ed esperti. Molti fumatori rispondono a questa legge protestando e dicendo che il loro libero diritto di fumare è violato. Ma io mi chiedo da quale punto di vista sono valutati i diritti del cittadino: se due persone si trovano in un locale o in un ufficio pubblico, il fumatore può vivere per alcune ore senza toccare la sigaretta, ne sentirà la necessità, ma può stare senza; chi non fuma o respira l’aria consumata dal fumo o… che fa? Decide di non respirare?

Vi assicuro che è terribile essere costretti a condividere poco spazio con persone che fumano e non potersi allontanare, per motivi diversi (lavoro, cena, fila agli sportelli…). Per non parlare dei vestiti: stare anche solo cinque minuti in mezzo a sigarette accese costringe a lavare subito gli abiti appena messi, per l’odore che poi emanano! Allora, parliamo della legge. Sicuramente è molto dettagliata sulle disposizioni che i locali e gli uffici devono attuare, per creare aree adatte ai fumatori.

Però, non ne prevede l’obbligo. Infatti, molti gestori hanno semplicemente posto il divieto di fumare, senza predisporre le installazioni all’interno dei locali. Così capisco anche i fumatori che: o entrano e non fumano, o non possono entrare se vogliono fumare. Si è detto che la legge italiana sul fumo è tra le più severe d’Europa. In molti Stati non esiste proprio una legge contro questo vizio. Perché?

Forse perché gli altri sono più bravi di noi; riescono a condividere stessi spazi, rispettando la volontà di chi non fuma e accendendo la sigaretta solo quando è possibile. Proviamo anche noi a rispettarci un po’ di più!

Francesca Bruti

Qua e là

di Periscopio

Il traffico cittadino a Viterbo si svolge in maniera caotica; è evidente ed inconfutabile. Le norme che sono preposte a tutela di chi circola non vengono fatte rispettare da coloro che sono addetti a ciò. Ora mi sorge un dubbio: che l’Amministrazione Comunale abbia emanato un qualche provvedimento con il quale tutti coloro che circolano sul territorio del Comune di Viterbo sono affrancati dall’osservanza delle norme del Codice della Strada?

Sembra di sì. Se è così, signor Sindaco, la preghiamo cortesemente di farci avere una copia di codesto provvedimento in modo che ne possiamo prendere cognizione tutti? Grazie.

A proposito di Dirigenti, sembra che l’Amministrazione comunale abbia istituito per i propri dirigenti dei corsi di aggiornamento aventi per oggetto varie materie attinenti la pubblica amministrazione. Corsi interni, beninteso, non corsi presso la Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione.

Si dice che questi corsi abbiano avuto un buon successo ed abbiano dato ottimi risultati, soprattutto quelli sull’invisibilità. Provate ad andare nei vari uffici comunali e chiedete di qualche dirigente: bravi se riuscite a vederlo, bravissimi se riuscirete a parlarci; a meno che non siate qualcuno, naturalmente.

Viene da chiedersi se più che corsi di aggiornamento sia opportuno fare dei corsi di formazione. Ma ciò è manifestamente infondato.

Codesti stessi Dirigenti farebbero bene a riflettere sul fatto che l’interesse legittimo del cittadino, cioè l’interesse del medesimo ad avere una buona amministrazione, non è solo l’interesse che egli fa valere davanti al giudice. E’ anche l’interesse alla relazione.

L’interesse legittimo in una amministrazione di dialogo il cittadino l’ottiene in primo luogo durante l’azione amministrativa. E’ lì che i soggetti dialogano; ma non possono dialogare con chi non c’è, oppure, se non sono a conoscenza di ciò che l’Amministrazione ha deciso. Il cittadino, anche per motivi di tempo, non può rivolgersi sempre al Sindaco per ogni cosa. E’ puerile.

Diamo a ciascuno il suo. Mi chiedo: che siano sempre convocati dal Direttore Generale? Se è così auguriamoci che sia per chiarire loro alcune idee.

Si è aperto l’anno giudiziario ed il Procuratore Generale della Corte di Cassazione ha fatto la consueta relazione annuale sullo stato dell’amministrazione della giustizia in Italia. Ricoperto dei consueti orpelli, attorniato dalle solite autorità, alla presenza del Capo dello Stato. Mi piacerebbe che a fare la suddetta relazione fosse il Presidente dell’Ordine Nazionale Forense e spiego il perché.

Ogni forma di organizzazione statale ha il suo apparato giudiziario per assicurare l’amministrazione della giustizia, ma soltanto gli Stati democratici assicurano il diritto alla difesa. Sarebbe molto più bello che tale relazione venisse lasciata, istituzionalmente, al rappresentante degli avvocati, a simboleggiare che in Italia il diritto alla difesa, affermato e garantito, è anche palesemente riconosciuto.

Mi dicono, invece, che gli avvocati, per protesta, non erano presenti alla cerimonia, per il secondo anno consecutivo. Non è cosa da poco.

Periscopio

Domani, 27 Gennaio, ricorre l’Anniversario della traslazione dei SS. Martiri Valentino ed Ilario, dal luogo del martirio alla Cattedrale di San Lorenzo di Viterbo, che avvenne nel 1303.

Questo semplice messaggio giunga e resti nei cuori di tutti i Viterbesi perché il ricordo degli Stesi sia sempre vivo e ci accompagni nel cammino della vita.

Ricevo e volentieri pubblico

Mittente: Antonio Magagnino Viale B. Buozzi 45 - VITERBO Tel.338-7431582

Carissimo Mauro,

sono Antonio Magagnino di Viterbo. Come tu già saprai da molti anni, per passione svolgo ricerche su persone coinvolte in eccidi durante la Seconda Guerra Mondiale, che per la storia sono ancora da identificare.

Attualmente, mi trovo in possesso di particolare documentazione cartacea, in merito all'eccidio di un centinaio di Carabinieri Reali, in territorio di Albanese con precisione nella zona di Tirana, comandati dal Col. Giulio GAMUCCI, e meglio conosciuta come la vicenda della “Colonna Gamucci”.

Solo due degli autori furono condannati dalle Autorità Giudiziarie di Roma negli anni ‘50;

- STARAVECKA Xelal nato il 21 marzo 1921 a Skapari (Albania), ex Cap. della Gendarmeria Albanese, libero dopo appena cinque anni;

- HOXHA Kadri Col. della Gendarmeria Albanese condannato in contumacia.

Per quanto sopra, per motivi legati a studio e ricerche, ti chiedo nei limiti del possibile, la pubblicazione sulla tua rivista pubblicitaria, il contenuto della presente lettera munita di relativo recapito, allo scopo di reperire documentazione testimonianze e quant’altro di interessante, per la vicenda narrata.

Cordialmente Ti ringrazio

Antonio Magagnino

postato da: Spvit | 16:26 |