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venerdì, gennaio 14, 2005

Qua e là... là e qua
di Periscopio

Un mio amico, che presta servizio al Comune di Viterbo, mi confidava che,
recatosi una volta all'ufficio personale per prendere visioni di alcuni
documenti contenuti nel suo fascicolo personale, si è visto opporre delle
difficoltà da parte del personale addetto, per motivi di privacy. Questo
mio amico era anche un po' imbarazzato perché non voleva creare fastidi
a quella unità di personale, che tra l'altro era collega, e si chiedeva
come mai potessero verificarsi inconvenienti del genere. Caro amico, forse
quell'unità di personale agisce così in ossequio alle disposizioni ricevute;
probabilmente il responsabile di quel servizio condivide le affermazioni
di Filippo Bustiere, sindaco di una ridente cittadina, il quale era solito
dire che una cosa è tanto più trasparente quanto meno si vede. Che si voglia
agire in siffatto modo credendo così di rispettare il diritto alla riservatezza
e quello all'accesso ai documenti, anch'esso tutelato? Chissà ?!
La scuola media statale Pietro Egidi di Viterbo, in occasione delle gite scolastiche
a scopo didattico, che per solito vengono fatte all'inizio della bella stagione,
 ha portato, qualche anno fa, alcuni suoi allievi a visitare la foresta
fossile di Dunarobba, nella vicina provincia di Terni. Iniziativa pregevolissima,
nulla da dire, ci mancherebbe altro, non ci passa nemmeno per la testa.
Per la testa ci passa invece un suggerimento da dare a quella scuola, sempre
pienamente libera di accettarlo: porti i suoi ragazzi a vedere le foglie
fossili che si trovano dai tempi dei tempi, ammassate, l'una sull'altra,
in grande quantità, lungo viale Trento, a due passi dalla scuola medesima.
Quelle foglie, cadute dagli alberi sovrastanti, giacciono colà, sacre vestigia,
a testimoniare la nostra civiltà, che rispetta le cose antiche e le onora.
Proponiamo che, come a Dunarobba, vengano create delle protezioni affinché
questo nostro patrimonio storico e culturale non vada disperso. E non ci
si venga a dire che non c'è un dirigente che attui gli indirizzi turistici-culturali
dati dall'amministrazione. Sono così protetti e coccolati che l'idea non ha fondamento.
Sulla lavagna dell'aula VI della facoltà di giurisprudenza dell'Università di Roma ''La Sapienza'', nel lontano 1968, un buontempone, non so se durante un ozio capuano o per illuminazione ricevuta, scrisse con un pennello intinto nel minio questa frase: Soltanto la stupidità può dare l'idea dell'infinito.
Oggi questa frase, nonostante la vernice sia stata asportata, si legge ancora su quella lavagna. Sembra una delle solite frasi scritte qua e là dai vari grafomani tanto per imbrattare; essa ha invece un suo significato profondo.
Provate a ricordarla: vedrete quante volte vi verrà in mente allorquando vi capiterà di vedere delle cose assurde. Non vi preoccupate non ci sarà alcun bisogno di cercarle, esse sono più vicine di quanto pensiamo; vedrete come, alla luce di questa frase, vi appariranno meglio. Quel ragazzo era un saggio.

Periscopio


Deficienze della democrazia italiana
di Claudio Santella

Il saper cogliere l'essenza delle cose è proprio delle intelligenze superiori, il saperle esporle con parole appropriate, chiare, alla portata di tutti, è proprio delle persone dotate di una notevole cultura. Quando capita di imbattersi in qualcuno che gode di entrambi questi privilegi, il buon senso consiglia di star lì ad ascoltare, in silenzio. Riporto, ritenendolo di interesse comune ed attinente a quanto premesso, ciò che ho trovato in un foglio di un vecchio giornale a proposito della nostra democrazia.

Vale la pena di esser letto. E' l'opinione di un grande giurista, che riconosco dalla foto, di cui mi sfugge il nome, perché non appare, come la sua foto, sul frammento del giornale da me rinvenuto: Maestro nel suo campo, invitato ad esprimere un parere in merito, afferma che la deficienza più grande della democrazia italiana è quella degli uomini. E' possibile far funzionare bene uno Stato, un partito, qualsiasi struttura, malgrado ogni deficienza di costituzioni e di leggi, se si diano uomini col cuore puro, di buona volontà, non scarsi d'intelligenza, ma non c'è costituzione o legislazione che possa sopperire agli uomini.

Quando la classe politica, afferma l'intervistato, non si preoccupa che della propria conservazione, non guarda lontano, ma soltanto alla prossima scadenza elettorale, non ha mai il coraggio dell'impopolarità, quando governanti e partiti neppure concepiscono che si possa cadere su una questione di principio, essere magari subissati da una valanga di voti contrari, vedere alle elezioni i propri elettori ridotti alla metà, pur di mettere un punto fermo, convinti che il popolo finisce poi per riconoscere chi aveva ragione, e ripaga, sia pure a distanza di tempo, quella sconfitta, quando accade tutto ciò nessun rimedio legislativo può valere.

Non si può far nulla quando ci si blocca su formule, su espressioni vaghe, e non si pongono i problemi in termini concreti, accessibili a tutti, quando i politici non hanno fiducia nel popolo e non credono gli si possano dire amare verità, chiedere dei sacrifici. La situazione è ancora peggiore allorché non c'è neppure l'ipocrita omaggio alla virtù: penso ai rifiuti di autorizzazione a procedere, giustificati soltanto dalla solidarietà di partito; agli aumenti di indennità votatesi dai parlamentari, mentre sono sul tappeto le miserrime pensioni della previdenza sociale; agli impieghi negli infiniti enti pubblici conferiti senza concorso non ai più meritevoli, ma con una distribuzione tra i partiti. Questi sono rintocchi funebri per la democrazia.


Non vedo, prosegue l'intervistato, rimedi adeguati e meno che mai pronti.
Occorrerebbero, da un lato, una riforma costituzionale che dimezzasse il numero dei parlamentari e, dall'altro, una legge elettorale che svincolasse il deputato dalla sua regione e quindi dalla preoccupazione dei minuscoli interessi di campanile. Si permetterebbe ai direttori dei partiti, se lo volessero, di non dover sacrificare i migliori tra gli iscritti al locale procacciatore di voti. Stampa, radio, televisione non possono contribuire che enunciando tutte le malefatte dei politici e ponendo in luce le poche prese di posizione coraggiose, gli onesti che rifiutano la solidarietà e perdono l'ufficio pur di non accettare la regola che si debbono chiudere gli occhi pur di non vedere le malefatte del compagno di partito, e ancora più usando l'arma dell'ironia e del ridicolo contro il parlare a vuoto, il non inquadrare i problemi in termini concreti.


I nostri metodi attuali - in particolare, la scelta operata tra i politici
tra la solidarietà incondizionata o l'opposizione acre ed ingiusta, per cui nulla è buono di quel che si fa nel campo opposto '- non vedo quale miglioramento possano portare. Non è dubbio che, anche con tutti i difetti del nostro sistema, sussiste quel grande bene che è la libertà, e pertanto ritengo si debba difendere questo sistema contro i contestatori di destra o di sinistra.
Quindi resistenza alle forze anarcoidi, a chi vuol fare piazza pulita per ricominciare tutto daccapo; cercare noi, se non lo fanno i parlamentari, di dare il bando alle forme equivoche, alle parole vuote, di porre ogni problema in termini concreti. La prognosi non è favorevole alla democrazia, ma siamo in una materia in cui le previsioni valgono molto poco. Abbiamo visto più volte nella storia crisi del sentire generale, ridestarsi dei popoli, affiorare di cariche di idealismo, di capacità di rinuncia, che nessuno sospettava. Nella speranza che Dio susciti una di queste benevoli crisi, dobbiamo parlare tutti un linguaggio chiaro, non aver paura di dire verità amare, di crearci per esse dei nemici.Spero di non averVi annoiato,
Vi ringrazio per l'attenzione.
Claudio Santella



Don Alceste è vivo... è un santo, non è morto
di Bruno Matteacci

Il 9 Gennaio 2005 è stato l'anniversario della nascita di don Alceste Grandori.
Centoventicinque anni di vita di un personaggio, unico, che che non morirà mai nell'animo dei Viterbesi, sia per chi ha avuto la fortuna di aver vissuto nell'epoca che don Alceste, con il Suo immenso cuore, attendeva giovani ed anziani nella Sua Chiesa di San Leonardo, sia da coloro che hanno conosciuto don Alceste per averlo sentito nominare dai genitori, dai nonni o per aver letto qualcosa che parla di Lui.
In un opuscolo, stampato nel Marzo del 1980, in occasione della ricorrenza del centenario della nascita di don Alceste, è stato scritto, da un carissimo amico quale è stato Rosario Scipio, grande figlio della Tuscia: ''Don Alceste è vivo... don Alceste è un Santo... non è morto, ma è più vivo che mai!''.
Queste parole, dette e scritte da un Uomo che ha vissuto gli anni migliori vicino a don Alceste, ci devono far riflettere... ci devono far meditare... ci devono spronare affinché non si dimentichi, nel tempo, don Alceste Grandori che, nella Sua Santità è stato l'anello centrale di congiungimento di tre Grandi: il cardinale Pietro La Fontaine che fu  Padre spirituale di don Alceste come don Armando Marini è stato Figlio spirituale prediletto di don Alceste.

Non a sproposito riferisco la frase detta dal Vescovo di Viterbo, mons. Luigi Boccadoro in occasione di una manifestazione religiosa tenuta a Viterbo:
''La Chiesa di Viterbo, delle volte, si ripete con personaggi come La Fontaine, don Alceste e don Armando''.
A conclusione di questa modesta riflessione, fatta con tanto amore ed affetto, non dobbiamo e non possiamo dimenticare i Santi Valentino ed Ilario, base sulla quale poggia la cristianità viterbese!
Bruno Matteacci


PERCHE?...PERCHE?...
Perché l'Amministrazione comunale
non provvede a mettere in uso una panchina, con relativa tettoia, nella fermata di servizio urbano nella linea che giunge al cimitero, sul lato opposto dello stesso; per intenderci all'altezza del semaforo? E dire che di terreno libero c'è in abbondanza!
Perché sebbene già segnalato, nessuno ha provveduto a rimettere in uso il segnale indicante il doppio senso di circolazione in via della Pila? Eppure è facile pensare cosa potrebbe accadere... la colpa poi a chi la diamo?
Al morto o al ferito grave? Mentre gli amministratori se ne fregano!
Perché entrando da Porta Romana non è segnalato il divieto di svolta a sinistra?
Esiste un divieto di accesso che si vede troppo tardi.
Perché non viene messo in uso un segnale indicante il senso di marcia su via San Leonardo? Scendendo da Via Carletti non c'è segnalazione che obblighi la marcia verso sinistra.... capisco alla Destra certi obblighi sono antipatici... ma necessari.
Una volta, prima del raddoppio di Via Capocci, era vietato svoltare a sinistra per Via San Bonaventura; c'era una freccia bianca su fondo azzurro che prescriveva l'obbligo di andare diretti; ora questa manca, anche se è vero che in loco sono tracciate, sul fondo stradale, le doppie strisce. Ma al Comune sono a conoscenza che la segnaletica principale è quella verticale? Il perché è chiaro, quella orizzontale si può cancellare, può essere coperta da terriccio o da neve. Santo Iddio, ma è possibile che si debba mantenere in servizio gente da 3.000 euro per non fare nulla, nell'arco della mesata?
Perché non vengono rimossi i cassonetti della raccolta dei rifiuti solidi urbani siti in mezzo alla strada in Via della Pila, angolo via Monti Cimini?
Per intenderci parlo del tratto che non ha apertura sulla Strada Cimina, all'altezza del palo della luce N° 32.
Perché il Comune insiste ancora nel ringraziare dieci ditte viterbesi meritevoli di aver fatto dei lavori nella Chiesa di San Lazzaro, in sostituzione ai doveri del Comune? Basta con questo lecca lecca a firma dell'assessore Mauro Rotelli e del sindaco Giancarlo Gabbianelli, ormai sono trascorsi due mesi dal giorno del "miracolo".
Bruno Matteacci



Solidarnosc!
di Claudio Santella

Alcuni anni fa andava di moda la parola Solidarnosc, presa in prestito dalla lingua polacca, che in italiano vuol dire solidarietà. Non v'era discorso ove essa non trovasse posto. I mezzi di comunicazione la proponevano e la riproponevano a dismisura. Oggi non si usa più, non va più di moda. Oggi si usano le parole inglesi: meno si conoscono, più si usano. Anche per solidarnosc è stato così. Quanti hanno afferrato il suo significato? Quanti l'hanno usata senza cognizione di causa, senza averne percepito l'essenza?
Usato per la collettività, il significato di solidarnosc è diverso da quello di collettività, questa ha in sé un che di materialistico che la solidarietà eleva a spiritualità. Solidarietà è un concetto più complesso, più intenso, implica in sé l'amore, e senza l'amore non è più.



Amnesty
Amnesty international di Viterbo
nell'augurare a tutti un buon e felice anno 2005, intende quest'anno, grazie a questo quindicinale, pubblicare notizie aggiornate sui casi che essa segue da sempre, particolarmente nell'Europa dell'Est e nei Balcani (zone specifiche attribuite alla sezione di Viterbo).
Questa raccolta di informazioni verrà intitolata Amnesty international notizie.
Per capire un attimo il ruolo e lo spirito di Amnesty international, basta citare le parole di Marco Bertotto, Presidente della sezione nazionale di Amnesty international nell'introduzione dell'agenda 2005:
''...meno noto, a molti sconosciuto, è invece il preziosissimo lavoro dei difensori dei diritti umani, uomini e donne che individualmente o nell'ambito di associazioni, comitati, comunità religiose o sindacati agiscono quotidianamente per il rispetto dei diritti umani all'interno dei propri Paesi.
Il loro lavoro è, purtroppo, molto familiare ai governi, ai loro eserciti e alle squadre della morte così come ai gruppi armati di opposizione.
Sono uccisi a centinaia ogni anno. Rivendicano i diritti delle minoranze, si prendono cura degli emarginati, avviano azioni legali per sconfiggere l'impunità e per ritrovare figli e nipoti scomparsi, sollecitano leggi per ratificare i trattati internazionali... Creano solidarietà e attenzione.
Lottano contro l'oblio e il silenzio. Tra i difensori dei diritti umani e Amnesty international c'è un legame indissolubile.''


Ultimi -avvenimenti del 2004.
- Anche UCK davanti al Tribunale.
A Bruxelles, in data 15 novembre si è aperto davanti al Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia, il primo processo della storia della Corte dell'Aja contro tre albanesi del Kosovo, accusati di crimini di guerra e contro l'umanità commessi durante il conflitto con le forze Serbe, negli anni 1998-1999.

- Nel suo rapporto annuale, il Procuratore del Tribunale internazionale dell'Aja (TPI), Carla Del Ponte ha annunciato un mese fa a Sarajevo che entro la fine dell'anno 2004 sarebbero state concluse tutte le inchieste in corso e finalizzati nuovi 5 o 6 atti d'accusa per crimini di guerra commessi in Bosnia, Croazia o in Serbia -Montenegro.
Il TPI dovrebbe concludere tutti i processi entro il 2008 e chiudere nel 2010. "Questo tribunale - ha affermato Del Ponte - non chiuderà i battenti prima di avere sotto processo Karadzic e Mladic e per questo il TPI chiede la collaborazione dei vari governi".

- Sempre in Bosnia, dal 2 dicembre, l'UE si è lanciata nella sua più importante operazione militare mai svolta nel quadro della sua nascente politica di difesa: la missione di pace in Bosnia-Erzegovina. Infatti vi è il passaggio delle consegne fra la missione dell'Alleanza atlantica SFOR e l'operazione Europea EUFOR-Althea forte di circa 7000 uomini di 22 paesi UE, tra cui l'Italia, più undici extra-europei tra cui Canada e Turchia.

- Il 15 dicembre, la Corte internazionale di giustizia ha respinto le accuse per genocidio presentate dalla Serbia e Montenegro contro otto paesi della NATO fra i quali l'Italia, per la partecipazione alla guerra del Kosovo del 1999

- In Romania, negli ultimi giorni del suo mandato, il presidente uscente Ion Iliescu ha annunciato di aver concesso la grazia a Miron Cozma, ex leader dei minatori condannato a 18 anni di prigione per aver sovvertito il potere dello stato in occasione dell'imponente e violenta manifestazione dei minatori organizzata nel settembre del 1991 che aveva portato alle dimissioni dell'allora governo guidato da Petre Roman.

postato da: Spvit | 09:35 |