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mercoledì, novembre 10, 2004
Il mercatino dell’antiquariato-artigianato piu’ grande dell’alto lazio “sotto il campanile” E’ a VITORCHIANO, Domenica 28 Novembre 2004 e ogni “quarta” domenica del mese per informazioni: 3393337869
10 Novembre 2004 Anno XIV n° 21
Purtroppo... però solo quando piove!!! Al Poggino si pesca di Mauro Galeotti
D’un tratto è diventato freddo e col freddo, si sa, arriveranno vento e pioggia e fin qui potrebbe essere tutto normale considerata la stagione, ma tutto cambia quando ci si trova al Poggino, la zona industriale di Viterbo, per eccellenza. Sì lì tutto cambia! Cambia... in meglio, checché se ne dica... infatti, chi volesse fare un bel bagno, non è affatto obbligato ad andare al lago di Bolsena o in quello di Vico, troppo lontani. A due passi e senza spesa alcuna, si può godere della stessa situazione: acqua in abbondanza! e sì perché al Poggino, quando piove, si creano delle vere e proprie fosse d’acqua da far invidia ai laghi veri e propri. Fosse che sono la delizia ed il piacere di coloro che hanno a che fare con le ditte che lì operano. E’ proprio un paradiso lacustre. I camionisti, quando giungono dinanzi all’ingresso dei capannoni delle aziende, prima di scendere dalla cabina dei loro autotreni calano la barchetta montata sui loro mezzi, come è la scialuppa di salvataggio sulle navi. Sulla barchetta caricano la merce da consegnare e con essa, a colpi di remi, raggiungono il magazzino della ditta. Addirittura, l’ho visto con i miei occhi, qualche autista, nel trasferimento con la barca, trova pure il tempo di pescare. Oh sì di pesci ve ne sono pochi e al posto loro tirano su qualche scarpa vecchia, qualche barattolo, qualche busta di plastica, qualche pezzo di legno. A volte l’amo si impiglia tra le numerose crepe dell’asfalto ed allora sono dolori, perché quei pezzi, che facilmente si staccano dalla sede stradale, sono troppo pesanti e cadendo non solo rompono il filo di nailon, ma, ai camionisti-pescatori, fanno perdere anche l’esca. Importante da sapere: per poter pescare sulle strade allagate della zona industriale del Poggino, ci vuole la licenza di pesca rilasciata dal Comune di Viterbo. Se la volete avere in quattro e quattr’otto andate dal sindaco Gabbianelli a nome mio. Come al solito però tutto quanto sopra a qualcuno del Poggino non piace e c’è sempre lo scontento di turno, tanto che si lamenta, si lagna, brontola. Eppure il Comune di Viterbo si dà tanto da fare, facendo tesoro delle recenti affermazioni del presidente della Repubblica Ciampi, in merito al risparmio, infatti risparmia talmente tanto che per la zona del Poggino non fa niente. Infatti, riesce con estremo “sforzo d’inerzia” a lasciare le strade del Poggino, quando piove, così come sono. Riesce a lasciarle piene zeppe d’acqua piovana. Quell’acqua preziosa, pura e distillata che l’acqua Uliveto, di Nepi o Rocchetta gli fa un baffo. Quel qualcuno si lamenta pure per le fogne inesistenti che, ovviamente, non lasciano defluire l’acqua piovana... ma scusate, se defluisse quale enorme danno ne avrebbe il pescatore-camionista!? e poi dove lo mettete il risparmio, tanto voluto da Ciampi? Bravo Comune di Viterbo!!! resisti!!! continua a trascurare la realizzazione delle fogne. Lascia che l’acqua al Poggino tracimi dalle strade. Fa’ sì che lo strato d’acqua piovana nasconda l’insidia delle voragini che ci sono nell’asfalto, tanto le elezioni ci sono state. Mauro Galeotti
Serve un semaforo in Via Ferroni di Simone Galeotti
Tutti sanno che le Poste italiane hanno una delle loro sedi in Via Ferroni, via che si trova lungo la Strada Cassia Sud, poco dopo il Buon Pastore. Lì hanno anche sede un importante ufficio statale, ossia l’Agenzia delle Entrate, e varie ditte private. Ebbene, chi vuole recarsi in automobile in quella zona, al momento di voltare si trova dinanzi a due pericoli, il primo è quello di correre il rischio di venire tamponato e il secondo è quello di venire in collisione frontale con un altro automezzo che proviene in senso contrario. Poiché già è successo più volte che in quel tratto sia accaduto un incidente, qualcosa bisognerà pur fare per evitare tale costante pericolo. Mancando una corsia preferenziale, forse per la scarsa ampiezza della carreggiata, coloro che venendo da Viterbo, si trovano nella necessità di voltare a sinistra, appunto verso le Poste, potrebbero essere salvaguardati installando in quel punto critico un semaforo. Di semafori ce ne sono tanti che non sono utilizzati, vedi per esempio quelli in Piazzale Gramsci, ed allora mi chiedo perché lasciarli dove non sono necessari, quando potrebbero svolgere egregiamente la loro funzione per evitare situazioni di pericolo? Peggio accade se si prova a raggiungere a piedi le Poste in Via Ferroni, infatti non esistono né un passaggio pedonale, né il marciapiede sia a destra che a sinistra, ma, ironia della sorte, il marciapiede esiste oltre l’imbocco di Via Ferroni. Simone Galeotti
Il Bullicame è di tutti!!! di Agnese Galeotti
“Il Bullicame è di tutti cerchiamo di non sporcare” ...questo recita un malconcio ed arrugginito cartello presso le pozze sulfuree di Viterbo. Tutt’intorno ad esso, la desolazione, la sporcizia, l’abbandono. E pensare che le pozze furono risistemate poco tempo fa. Le fosse naturali furono trasformate in vasche simili a piscine. Chissà quanti soldi furono stanziati per quel progetto. Chissà in che rapporti era l’appaltatore dei lavori con l’attuale Amministrazione. E chissà perché una volta conclusi i lavori non è stato attuato un piano di manutenzione delle pozze stesse. Dell’acqua sulfurea non si sente più neanche la puzza! Le vasche sono completamente vuote, sono piene di fanghiglia, immondizia, e attorno l’erbaccia la fa da padrona. Vogliamo poi parlare dei gabinetti di plastica posizionati sul luogo? Fanno venire il voltastomaco! Le porte non ci sono. Anzi, più precisamente sono state gettate in terra. All’interno... perdonatemi ma la situazione è indescrivibile! Che squallore! Veramente una situazione indegna! La strada per arrivare al Bullicame versa in condizioni dissestate da anni, con il rischio di rovinare le autovetture che vi si recano. Per risolvere tutto questo il Sindaco & C. cosa hanno fatto?...domanda banale... hanno fatto... niente! E’ quasi spaventoso come fioriscano i lavori in corso a Viterbo, spesso, a mio parere, in luoghi e situazioni inopportuni, qui che servono con urgenza... nulla si fa. Pensare che anche Dante Alighieri pose attenzione sul Bullicame riportandolo in un canto della Divina Commedia. Il sommo Poeta se vedesse ora in che condizioni si trova tutta la zona, straccerebbe la pagina che la riguarda! Agnese Galeotti
Il nuovo palazzo di giustizia E’ avvolto dalla polvere di Agnese Galeotti
Il Sindaco di Viterbo, pur non essendo terminati i lavori per la nuova sede del Palazzo di Giustizia, ha messo il peperone nel sedere a chi doveva eseguire il trasferimento degli uffici giudiziari in Zona Riello. L’ha dovuto fare per salvare la sua faccia, infatti, l’aveva promesso durante le elezioni e, ancora con gli operai impegnati all’interno e all’esterno del nuovo edificio, sono stati sradicati dalle vecchie sedi: impiegati, archivi e mobili. Si è rivelato talmente inopportuno l’immediato trasferimento, che il primo disagio, tra i tanti, è stato il parcheggio delle auto, ancora in fase di realizzazione. Tanto è vero che le auto erano, e sono costrette, a percorrere il nudo polveroso terreno che circonda il Palazzo di Giustizia. Ne consegue che le finestre dell’edificio non possono essere aperte per la polvere che ovviamente si libra nell’azzurro aere. La polvere quindi non può far altro che, come sta facendo, avvolgere tutta la struttura e coprirla giorno dopo giorno, piano piano, sempre di più, quasi avesse le funzioni di pellicola protettiva, fino a che un’anima buona si deciderà a far intervenire un’impresa di pulizie e una ditta che asfalti i piazzali adiacenti. Agnese Galeotti
VITERBO - ROMA E VICEVERSA di Q.d.P.
Ho avuto modo di parlare, alcuni giorni fa, con un cittadino di Roma che si trovava a Viterbo per motivi di lavoro e che era costretto, per gli stessi motivi, a fare la spola tra le due città con una frequenza considerevole. Non poteva, questo signore, fermarsi a Viterbo, nonostante il tipo di lavoro lo suggerisse, che per brevissimi periodi, due o tre giorni al massimo, e quindi aveva cercato e cercava un modo che gli consentisse di evitare, per quanto possibile, tutti i disagi tipici di chi deve fare, anche saltuariamente, il pendolare. Spirito ameno, fornito di notevole cultura nonché di una capacità di osservazione altrettanto notevole, non legato in nessun modo all'ambiente, alle persone del luogo ed alle personalità dello stesso, questo signore, che preferiva non usare la propria macchina non solo per motivi economici e perché la frequenza dei viaggi gli procurava disagi e fastidi notevoli, legati anche all'età, ma soprattutto perché era un convinto assertore dell'utilità e dell'uso dei mezzi pubblici, osservava, in maniera obiettiva e con una intelligenza invidiabile, lo stato di fatto dei collegamenti pubblici, appunto, tra le due città, di Viterbo e di Roma. Gentile nei modi e nell'espressione, più che invitare al dialogo invitava, senza chiederlo, ad ascoltarlo senza interromperlo. “Vi faccio grazia - diceva, usando il voi come se volesse rivolgersi a tutti i Viterbesi - di parlare delle strade che si incontrano entrando nel Viterbese, si ha subito un impatto negativo che è superfluo sottolineare. Un autobus, per quanto confortevole, non può volare e quindi è giocoforza che subisca tutte le agevolazioni offerte dalle strade che deve percorrere. Potrebbe considerarsi una scelta politica - continuava questo signore - quella, cioè, di agevolare la ferrovia rispetto alla strada, ma la cosa non migliora se passiamo ad esaminare i modi di collegamento ferroviari: erano meglio quaranta anni fa”. E credo che non avesse tutti i torti. Naturalmente, aggiungo io, lo stato delle carrozze ferroviarie è migliorato, ma se guardiamo i modi con cui il servizio viene offerto, dobbiamo constatare che essi sono senz’altro peggiori di quelli che venivano offerti quaranta anni fa. E quaranta anni non mi sembrano pochi. Non c'è un treno, come quaranta anni fa c'era, dico uno, che colleghi direttamente Viterbo con Roma Termini. Non parliamo poi di treni diretti o di treni rapidi e quant'altro: volete raggiungere Roma, sorbitevi una miriade di fermate che si fanno sempre più frequenti avvicinandosi alla capitale; però se volete salire o scendere in una di quelle stazioni intermedie prossime a Viterbo neanche a parlarne. Forse che i cittadini del Viterbese non meritano le stesse attenzioni dei cittadini di Roma? Poi, dulcis in fundo, si deve scendere alla stazione di Roma Ostiense: oltre il treno non prosegue. “Perché non proseguire fino a Roma Termini - si chiedeva questo nostro ospite - dove, sia fuori che dentro la stazione, c’è una offerta di collegamenti con i mezzi pubblici superiore ad ogni altra?”. Possibile, aggiungo di nuovo io, che per recarsi a Roma, e raggiungere il centro di essa, un cittadino, partendo da Viterbo, debba impiegare non meno di due ore per l’andata ed altrettante per il ritorno? Non sono cose queste cui debbono pensare i nostri politici? Speriamo che il nostro Sindaco, che senz’altro, ed a ragione, sarà ricordato come colui che ha dato una viabilità a Viterbo, non sia insensibile anche a questo tipo di problemi, che sono sì un poco extra moenia, ma che pure riguardano Viterbo. Auguriamoci che, qualora lo voglia possa riuscire a convincere coloro che dovranno collaborare con lui per la realizzazione di questa titanica impresa. Q.d.P.
La rotonda in Via Belluno di Simone Galeotti
Siamo alle solite. Se a Viterbo non ci si complica la vita, non siamo contenti. Anzi... se questa Amministrazione comunale non ci complica la vita non è contenta! Guardate la mini rotonda che è stata appena creata all’incrocio di Via Belluno con via I Maggio e Via Monte Cervino. Io passo per quell’incrocio da anni e non mi è mai capitato nessun intoppo, non ho mai notato incidenti, non trovo quasi mai autovetture ferme in fila per passare. Mai visto niente, insomma, che possa giustificare la realizzazione di una rotonda. Non è un incrocio particolarmente trafficato, di conseguenza tutta questa attenzione da parte dell’Amministrazione per sistemarlo con la rotonda, mi pare veramente ingiustificata. Qualcuno mi suggerisce che proprio a Via Belluno ha casa il sindaco Gabbianelli... va be’... ma sarà un caso, no? Ritornando all’incrocio in questione, nonostante fosse un incrocio tranquillo, evidentemente qualcuno ha sentito il bisogno di migliorarlo. E così si è deciso per una rotonda che in quel punto è soltanto d’intralcio alla circolazione. Sanno tutti che le rotonde vengono usate per smaltire grosse quantità di traffico in zone che oltretutto garantiscono spazio a sufficienza per la loro realizzazione. All’incrocio di via Belluno non c’è né lo spazio necessario, né la grossa quantità di traffico. Al contrario l’intralcio al traffico è stato realizzato con la rotonda stessa, che viste le esigue dimensioni dell’incrocio ha ridotto di molto la carreggiata e di conseguenza gli automobilisti sono costretti a guidare su un fazzoletto d’asfalto. Figuriamoci se ci dovesse passare un Tir o un camion di grandi dimensioni! Oltre tutto, se vi recate all’incrocio, noterete di sicuro che il traffico non viene assolutamente smaltito dalla rotonda, al contrario l’impressione è di qualcosa messo lì per forza. Inoltre a diminuire lo scarso spazio disponibile ci si è messo pure il Comune realizzando una troppo ampia aiuola che si trova a destra di chi scende da Via Monte Cervino. E’ evidente che questa Amministrazione preferisce sistemare zone di Viterbo che sono già belle e sistemate, piuttosto che intervenire in quelle che veramente necessitano di lavori. Basti pensare al Poggino, sono mesi che versa in condizioni pietose. Sono mesi che piuttosto che ripristinare il normale manto stradale, questa Amministrazione preferisce porre delle trabicolanti transenne a salvaguardia dell’automobilista. Ma quale salvaguardia è quella di obbligare con le transenne un automobilista ad invadere la carreggiata opposta pur di evitare le voragini che il manto stradale presenta in più punti? Io mi domando, come mai la nostra Amministrazione trova i soldi per sistemare l’incrocio in Via Belluno, proprio sotto casa del sindaco Gabbianelli, e invece non trova i soldi per riparare definitivamente le buche pericolosissime che da tempo persistono al Poggino? Eppure non è la prima volta che questo giornale segnala la grave situazione... Invece non abbiamo mai segnalato nulla che riguardasse l’incrocio di Via Belluno... Mah... Chissà... Simone Galeotti
INCIPE PARVE PUER RISU COGNOSCERE MATREM di Claudio Santella
Il verso riportato nel titolo appartiene a Virgilio, nostro illustre antenato vissuto circa duemila anni fa; credo che il nome basti per giustificarne la citazione. Per chi sa di latino non è necessaria alcuna traduzione, questo verso è bello così com’è, non va guastato. Per chi non sa di latino, mi proverò a darne una versione chiedendo scusa all’autore: “Comincia, o piccolo fanciullo, a riconoscere la madre dal sorriso”. Orbene, questo verso, la cui dolcezza si assapora sempre di più leggendolo e rileggendolo, mi è venuto in mente quando, verso la fine del mese di ottobre, appena trascorso, mi sono recato nelle scuole frequentate dai miei figli per partecipare, quale genitore, alle elezioni per il rinnovo di alcuni organi scolastici previsti nella nostra scuola. In occasione di questo evento, come la maggior parte di noi sa, ogni scuola fa precedere, per ogni classe, l’inizio delle votazioni da una riunione coordinata da un insegnante che illustra la situazione generale della singola classe e chiede, poi, ai vari genitori, di manifestare le loro impressioni, di esprimere le loro idee in merito a quanto ascoltato, di presentare i loro problemi, in modo che si possa avere una partecipazione collettiva ed attiva alla vita scolastica dei ragazzi. Ho avuto modo, in quella occasione, di ascoltare le opinioni dei vari genitori che avevano sentito il dovere di partecipare e che avevano voluto sottolineare l’importanza di quell’avvenimento. Vi faccio grazia dei vari interventi di carattere personale che, cominciando con .”Mio figlio...” anteponevano i propri singolari interessi a quelli dei ragazzi nel loro insieme, per passare a sottolineare quelli in cui è emersa l’aspirazione ad una scuola migliore, non solo informante, ma anche formante, che desse soprattutto una spina dorsale ai nostri ragazzi. E’ emerso che ottenere ciò è faticoso, anche se gratificante, è emersa anche, ed a ragione, la sperequazione nel rapporto prestazione didattica/controprestazione economica. E’ faticoso, si è detto, e lungo nel tempo, perché un corso scolastico non si esaurisce in un anno, e non è supportato da mezzi adeguati: non sono sufficienti l’impegno da parte degli insegnanti ed una collaborazione positiva da parte delle famiglie: occorre mettere gli operatori nella situazione di operare con serenità, più che con mezzi. Occorre considerare che, mi permetto di aggiungere, gli insegnati affrontano decine di corsi scolastici per professione, e che ogni professione, per essere esercitata nel migliore dei modi deve essere vissuta serenamente, e la serenità non può andare a braccetto con continui, assillanti problemi economici; chi, per lavoro, si dedica all’educazione dei giovani va gratificato per la sua opera in modo che si senta invogliato a dedicarsi pienamente ad essa. Valga per chi ha in mano una buona fetta di educazione e di formazione dei nostri figli, quanto vale per altre categorie con simili responsabilità sociali. Perdonate la digressione e torniamo a noi. Ho ascoltato, dicevo, con interesse i vari interventi, poi, ad un tratto, mi è venuto in mente il verso di Virgilio Incipe parve puer risu conoscere matrem. Ed allora mi sono isolato, ho messo le ali, ho sognato una scuola che accoglie i nostri figli con il sorriso, come una madre accoglie il proprio figlio, che a sua volta le sorride e le va incontro pieno di fiducia e senza riserve. Ho visto amore in ogni gesto della scuola, ho visto fiducia nei ragazzi verso la scuola dove si recavano contenti. Ho visto gli insegnanti sereni prodigarsi con amore per i ragazzi che avvertivano questo amore e questo impegno, e li ricambiavano con altrettanto affetto, impegno ed entusiasmo, li ricambiavano col desiderio di apprendere e di stare a scuola, li ricambiavano con il sorriso. Una scuola così richiede preparazione, dedizione, sacrificio e sforzi notevoli non unilaterali, e troverà molti “ma” sulla sua strada. La risposta sta nei versi che Virgilio fa seguire al verso citato e che può riassumersi così: Un ragazzo che non ha ricevuto un sorriso non avrà una vita felice. Non svegliatemi per favore, lo so che sono un illuso. Claudio Santella
Da Sua Santità di Bruno Matteacci
Il biglietto, di colore rosso, n° 17137, rilasciato dalla Prefettura della Casa Pontificia, mi ha consentito di essere presente all’udienza generale di Sua Santità Giovanni Paolo II, tenuta il 27 ottobre 2004 alle ore 10,30. Tutto è stato imprevisto ed improvvisato in quanto nei miei programmi, per ora, non era compresa detta udienza ma, grazie al mio carissimo amico Gianluca Scrimieri, ho avuto questa possibilità. Infatti, Gianluca ha organizzato detto pellegrinaggio con un gruppo di preghiera Mariano di Vallerano, che si è poi unito ad un altro gruppo di Scandicci, a cui fa capo la signora Marcella Silei: donna magnifica e solare, a dir poco; espressiva di amore, a non finire; portatrice di grazia e maniere da apprezzare e non dimenticare nel corso della vita. Eravamo oltre cento persone con le quali, pur non conoscendole, ho stretto un forte rapporto di fraterna amicizia con tutti. Siamo giunti a Roma, a piazza San Pietro, alle ore otto circa, abbiamo preso posto in prima fila, a pochi passi dal punto in cui è venuto poi il Santo Padre. Lo scopo della visita del gruppo Cuore Immacolato di Maria Regina dell'Amore di Vallerano ed il gruppo della parrocchia S. Luca di Scandicci è stato quello di iniziare, con fede, l'anno Eucaristico insieme con la Vergine Maria, secondo le intenzioni del Santo Padre facendo benedire la statua della Madonna che sosta nella chiesa dell'Eremo Santuario SS. Crocefisso di Vallerano. Il tutto è stato organizzato sotto lo sguardo di Padre Giuseppe Mercuri, Rettore dell’Eremo che, per motivi di salute, non è potuto stare tra noi a Roma; infatti il gruppo è stato accompagnato da Fra’ Lamberto, guida spirituale del gruppo insieme a Padre Giuseppe che, il giorno successivo, ha celebrato la Santa Messa di ringraziamento, alla quale abbiamo partecipato numerosi. Anche se la giornata è stata disturbata dalla pioggia, tutto è apparso bello nel momento in cui abbiamo veduto la signora Marcella Silei, inginocchiata davanti al Santo Padre, con a fianco la statua della Madonna che ricevevano la Santa Benedizione, certi che anche noi eravamo compresi in tale beneficio, essendo la signora Marcella nostra rappresentante e portatrice del saluto al Santo Padre. Bruno Matteacci
LA MADRE DEGLI IMBECILLI di Bruno Matteacci
La madre degli imbecilli è sempre incinta. Il 2 novembre scorso sono stato cortesemente informato che è pervenuta una lettera: al Sindaco di Viterbo, al dirigente della AUSL di Viterbo, al Comando N.A.S di Viterbo e, per conoscenza, alla Procura della Repubblica di Viterbo, contenente illazioni sotto il profilo igienico sanitario nei riguardi dei chioschi e dei campeggi in merito alla somministrazione di bevande e la fornitura di alimenti. Nel contesto della lettera vengono fatte delle illazioni sulla immobilità di certe strutture amministrative circa il mancato controllo, secondo l'imbecille, in quanto distolte da altre vicende. La cosa assurda, falsa e criminosa è l'aver apposto, al termine della lettera, il mio nome e cognome e una firma, probabilmente con lo scopo di mettere in cattiva luce il sottoscritto. Chi mi conosce sa bene che quando devo dire una cosa la dico pubblicamente, anche a mezzo stampa, se necessario, e la sottoscrivo, ma non come ha fatto l'imbecille. Comunque, in data 4 novembre 2004, nel disconoscere totalmente la lettera ed il suo contenuto, con l'apocrifa firma a nome di Bruno Matteacci, ho presentato, a tutela della mia persona, formale denuncia contro soggetti ignoti che hanno inviato la predetta lettera a firma del sottoscritto, chiedendo la conseguente punizione dei colpevoli. Bruno Matteacci
San Fortunato di Riccardo Manca
La Chiesa di San Fortunato era ubicata nei pressi dell’attuale Chiesa di Santa Maria delle Fortezze. La suddetta chiesa fu eretta da Ildibrandino Rosae Guidonis e risaliva al 1132. La Chiesa di San Fortunato venne consacrata nel 1181 da Papa Alessandro III. In una nota scritta da Francesco Cristofori si legge che la chiesa era lunga una quindicina di metri: e doveva essere uno stanzone uniabsidale, illuminato dalle finestre laterali ad arco tondo, e dall’occhio di bue a traforo. La Chiesa di San Fortunato era stata costruita fiancheggiando col alto dell’epistola le mura castellane. Nel 1244, il cardinale Raniero Capocci donò la chiesa ai Domenicani di Santa Maria in Gradi. Il 6 Luglio 1369, Silvestro Gatti, Francesco di Giacomuccio, Antonio ed Andrea Petrucci nonché Andrea Tommasi, cedettero al Monastero di Santa Maria del Paradiso, la chiesa ed il palazzo di San Fortunato con il patto di ricevere una tassa annua. Le monache di Santa Maria del Paradiso utilizzavano questo luogo per ripararvi nelle avversità. La storia ricorda che nel 1345, già esisteva un chiostro nel complesso religioso di San Fortunato. Correva l’anno 1390, nel palazzo di San Fortunato vi alloggiarono le monache Cistercensi ed intorno al 1435, vi si stabilirono le Benedettine di Santa Maria del Paradiso. Lo storico Giuseppe Signorelli ricorda che nel 1564, la Chiesa di San Fortunato risulta demolita. Dieci anni più tardi, il cardinale Francesco De Gambara unì la Parrocchia di San Fortunato a quella di San Leonardo in Colle. Intorno al 1608, la Chiesa di San Fortunato era quasi totalmente diruta e venne lentamente eliminata. Un fatto da sottolineare. Le pietre che componevano la costruzione vennero utilizzate per altri edifici. Peccato! Riccardo Manca
III Trofeo Paolo Spagna di Pantaleo Spagna
Il giorno 7 Novembre, in un laghetto in località Cinelli, si è svolta la gara di pesca sportiva, per il III trofeo Paolo Spagna, ricco di trofei e di coppe. Grande la partecipazione degli sportivi che con la loro presenza hanno voluto esprimere, l’affetto e l’amicizia nei confronti di Paolo. Paolo Spagna, scomparso giovanissimo a causa di un incidente stradale, ha lasciato la sua immagine indelebile di ragazzo sano, felice e che esternava la sua serenità nel cuore di tantissime persone. Incredibile quanti ragazzi, conoscevano Paolo e ricercavano la sua amicizia e ancora oggi il suo ricordo è fervido e presente nei loro cuori. Tanti amici con la loro partecipazione alla gara sportiva, ricordano Paolo, oggi come allora e sono sicuro che il Suo Sorriso li accompagna ancora. S.P.
Teatro “S.Leonardo”
Giovedì, 11 novembre 2004, alle ore 21, interveniamo numerosi a Viterbo, al Teatro “S.Leonardo” in via Cavour, per assistere al concerto di beneficenza in favore della sclerosi multipla - Sezione di Viterbo, tenuto da Don Giosy Cento e i Parsifal. L’ingresso è gratuito, la certezza di poter trascorre novanta minuti di spensieratezza è garantita; con la speranza che i membri dell’Associazione vengano amati ed aiutati e incoraggiati.
postato da: Spvit | 21:08
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