| |
|
martedì, ottobre 12, 2004
Il mercatino dell’antiquariato-artigianato piu’ grande dell’alto lazio “sotto il campanile” E’ a VITORCHIANO, Domenica 24 Ottobre 2004 e ogni “quarta” domenica del mese per informazioni: 3393337869
E’ in vendita la videocassetta col Trasporto della Macchina di S. Rosa del 3 Settembre 2004, durata 58 minuti. E le videocassette dei Trasporti dal 2000 al 2003. Sono in vendita i video delle Mini Macchine del Pilastro, del Centro Storico e di Torre S. Biele del 2004 e precedenti. Info: tel. 3393337869
13 Ottobre 2004 Anno XIV n° 19
Fontana Grande cade a pezzi!!! Voce paracula di Mauro Galeotti
Alla fine di Agosto scorso dal Comune di Viterbo qualcuno si è affrettato a comunicare che Fontana Grande era stata restaurata a tempo di record. Poco dopo ho scritto che tutto ciò era una cacchiata perché Fontana Grande, invece, si trova in uno stato di degrado allarmante. E l’ho dimostrato proponendo varie fotografie. Una delle piramidi ornamentali, in effetti, era stata divelta dal suo sito, forse perché qualche sprovveduto, entrato nella vasca priva d’acqua, si era appoggiato alla piramide stessa o vi si era attaccato. Con un colpo di cucchiaia qualcuno si è prodigato a raddrizzare e fissare, alla meno peggio, la piramide. Ebbene tutto ciò per la voce paracula proveniente dal nostro Comune si è trattato di restauro. Ma la quella voce può solo infinocchiare il distratto passante. Le foto che ho proposto, su un precedente numero di questo quindicinale, evidenziavano crepe, mancanze di malta, ugelli inattivi o mal funzionanti, perdite d’acqua in più parti. Da allora nulla è cambiato anzi qualcosa è peggiorato, infatti la vasca oggi si presenta con l’acqua ferma, manda cattivi odori ed e piena zeppa di sporcizia come penne di piccione, bottiglie di vetro rotte, lattine, cartaccia. Tutti i cannelli nella parte bassa non gettano più acqua, di quelli superiori i pochi che funzionano vanno ognuno per conto suo. Uno addirittura, più ingordo degli altri, lancia un forte getto contro la stessa fontana, ma in compenso il pinnacolo è spento. Neppure un filino d’acqua esce da esso. Constatato ciò giù pel Comune hanno la faccia di pronunciare la parola restauro. Ma vogliamo scherzare? ormai le elezioni sono passate, non occorre più far credere ciò che non sarà mai eseguito, far vedere ciò che non si vedrà mai, dire di realizzare ciò che mai sarà creato. E’ proprio avvilente, una delle più belle fontane d’Italia, raffigurata pure su un francobollo delle Poste Italiane, è in malora! cade a pezzi! ...e che dire delle sconnesse lastre di peperino che pavimentano la piazza? Mauro Galeotti
Strada Ellera: ancora un pericolo!!! di Simone Galeotti
Chi segue abitualmente questo quindicinale si accorgerà facilmente che ho già segnalato questo problema diverse volte. Purtroppo, come spesso accade, sotto questa Amministrazione, i pericoli della nostra città vengono facilmente dimenticati. Magari si corre subito a riparare (come appena successo) una delle proverbiali palle di travertino, e non si corre, proprio per niente, là dove gli automobilisti sono in pericolo. E allora eccomi, di nuovo, a segnalare che sulla Strada Ellera, in presenza del passaggio a livello incustodito, la segnaletica verticale è totalmente nascosta dalla vegetazione. Le croci di Sant’Andrea, che dovrebbero avvisare l’automobilista del prossimo avvicinarsi del passaggio a livello incustodito e privo di sbarre, sono totalmente arrugginite. Non si vedono proprio! Non hanno conservato nemmeno un minimo di catarifrangenza! Oltre tutto manca pure un’appropriata segnaletica orizzontale! Ma possibile che si corra dietro alle palle di travertino e non si vuole fare nulla per mettere in sicurezza gli abitanti e i passanti della, ormai trafficata, Strada Ellera? Lo segnalo per l’ennesima volta, perché la scusa del non lo sapevamo è sempre attuale in questa città. E pensare che nei numeri passati mi ero illuso di poter chiedere due misere sbarre che si alzino e si abbassino automaticamente presso il passaggio a livello! Figuriamoci! in tutti questi mesi non hanno provveduto nemmeno a ripristinare la corretta segnaletica stradale. Purtroppo i cittadini, che attraversano il passaggio a livello sulla Strada Ellera, devono ancora affidare le proprie vite a due lucette rosse abbinate al suono di una campanella. Inutile dire che con il sole contro le luci non si vedono e che, con lo stereo acceso, la campanella non si sente! Se a questo si aggiunge la pericolosità dovuta alla totale inaffidabilità della segnaletica di preavviso, lascio a voi trarre le giuste conclusioni! E pensare che due misere sbarre automatiche, di competenza del Met.Ro., non sarebbero una grande spesa... e non sarebbe male se il Comune facesse pressione alla Met.Ro. affinché le installasse per salvaguardare vite umane. Molti condomini fanno uso di sbarre mobili per proteggere da eventuali furti le vetture dei loro inquilini, non sarebbe opportuno che anche la Met.Ro. utilizzi tali sistemi per garantire sicurezza a chi è costretto ad attraversare la Ferrovia Roma Nord? Simone Galeotti
Il Sindaco fa restaurare l’altare di Bruno Matteacci
Tendere una mano e vedere che un'altra mano viene verso te è piacevole; abbassare un tasto di un interruttore e vedere che una lampada si accende è naturale come dovrebbe essere naturale rispondere ad un saluto o ad una domanda, specialmente se rivolta nell'interesse della collettività. Fare il giornalista è una missione ed io, seppure non abbia l’interesse di iscrivermi in quella categoria, ho comunque la volontà di mettermi al servizio del cittadino ed essere portavoce dei lettori che mi leggono. Tempo fa constatai che qualcuno, puntualmente, faceva il giro dei luoghi in cui veniva distribuito questo quindicinale gettandolo via, ciò per sottrarlo ai lettori. La redazione non ci è lasciata intimorire, come non lo ha fatto quando qualche inserzionista è stato sollecitato a sospendere la pubblicità. Abbiamo continuato, con lealtà a fare il nostro dovere: informare la cittadinanza su quanto accade nella città. Quindi, nel bene e nel male, parliamo di ciò che accade a Viterbo e questa volta qualcosa di positivo si muove nel Cimitero. Mi dicono che è intervenuto il sindaco Giancarlo Gabbianelli, infatti nella Chiesa di San Lazzaro sono iniziati i lavori di restauro dell'altare, eseguito da Pietro Vanni, nel quale erano alcune formelle in terracotta, da tempo rubate, riproducenti due angeli oranti e due colonnine con l’albero della vita. Inoltre, sulla gradinata della chiesa sono stati eseguiti due corrimano più lunghi dei precedenti; la porta d’ingresso, i confessionali ed il muro esterno al sagrato hanno assunto un migliore aspetto. A questo punto, vista la buona volontà manifestata dal primo cittadino, sarebbe gradito un intervento alla segnaletica poiché è difficoltoso poter accedere nei piazzali antistanti il Cimitero, senza correre il rischio di prendere una contravvenzione o provocare qualche incidente. Sindaco Gabbianelli basterebbe modificare la segnaletica orizzontale permettendo così l’accesso delle autovetture a sinistra. Bruno Matteacci
La sporcizia regna, la melma impera di Agnese Galeotti
Nulla di fatto in Piazza del Gesù. La fontana è ancora nello stato pietoso in cui l’ha lasciata il Comune di Viterbo. La sporcizia regna, la melma impera, l’abbandono è cronico. Le bocchette che dovrebbero gettare acqua sono chiuse, perché ostruite dai residui del liquame dei piccioni e dai depositi naturali dell’acqua abbandonata a se stessa. Una delle piazze storiche della città è lasciata nel più completo disinteresse.
E dire che su quella piazza pure il sommo Dante Alighieri c’ha speso due parole nella sua Divina Commedia. Un personaggio così illustre ha trovato il tempo per dedicare parte del suo prezioso vivere alla nostra città... quando troverà un po’ di tempo, per dare dignità a quell’ambiente medievale, unico al mondo, chi è stato scelto per amministrarci? Agnese Galeotti
Vaghe strisce per terra di Q.d.P.
Capita ad ognuno di noi, osservando cose e fatti quotidiani, di tornare con la mente ad episodi vissuti nel passato e rimasti accantonati nella nostra memoria, pronti però a risuscitare in noi quelle sensazioni, più o meno piacevoli, che suscitarono al momento del loro primo essere. Se poi queste cose passate sono attinenti alla nostra giovinezza, il ricordarle non può che farci piacere, se non altro perché ci richiamano la nostra gioventù, durante la quale eravamo, come doveva e come deve essere, pieni di fiducia e di speranza. Qualche tempo fa, mentre camminavo per le strade della nostra città, ho avuto modo di osservare che, in alcuni punti di esse, si stava procedendo a ridipingere la segnaletica stradale orizzontale. Poiché erano ormai anni che ciò non avveniva, il vedere quelle strisce, appena ridipinte, luminose, inaspettate, mi ha fatto venire spontanea sulle labbra questa espressione: “Vaghe strisce per terra, io non credea tornare ancor per uso a contemplarvi...”. Espressione questa che non mi sarebbe certamente sorta spontanea se in un angolo recondito di me stesso non avessero covato, in apparenza dimenticati, quei bei versi delle Ricordanze, uno dei Canti del Leopardi, che ognuno di noi, ricorda con piacere: “Vaghe stelle dell’Orsa io non credea tornare ancor per uso a contemplarvi....”. E con essi un mare di ricordi: la mia gioventù, i miei compagni, i miei insegnanti, che non finirò mai di ringraziare, i miei sogni, le mie speranze, il mio entusiasmo giovanile, il mio credo e quant’altro può albergare in un giovane studente. Grazie, signor Sindaco, di aver suscitato in me, e non in me solo, credo, quell’insieme di sentimenti giovanili, ora sistematicamente in lotta con la realtà e puntualmente infranti e cancellati dalle attuali cose, come le strisce..... non più visibili. Q.d.P.
Boulevards viterbesi
Ricevo e volentieri pubblico Gentile direttore, ho letto l’articolo, pubblicato su La Città del 29 Settembre, intitolato Dio vede e provvede e, passando, per curiosità, qualche tempo dopo, per quelle vie di cui si denunciava la sporcizia, memore di quanto in esso osservato, mi sono detto: “...speriamo che ripiova ...”. La stessa cosa mi sono nuovamente detto mentre camminavo per viale Trento, negli spazi laterali riservati ai pedoni. Ora, per chi non lo sapesse, viale Trento è quella via che collega la stazione ferroviaria di Porta Fiorentina con piazzale Gramsci e che funge da porta d’accesso alla nostra città per chi vi giunge da quella stazione. Una via bellissima, che merita di essere tenuta in migliore considerazione da tutti noi Viterbesi, se non altro per dare una buona impressione di noi stessi a chi arriva a Viterbo e di Viterbo non è. Ci sono degli alberi imponenti e meravigliosi, che altrettanto meravigliosamente fanno ombra nei sottostanti viali pedonali, posti a destra e a sinistra della strada carrozzabile, che è asfaltata. Questi viali dovrebbero, nell’intenzione di chi è stato demandato ad amministrare la nostra città, consentire, a chi lo desidera, di riposare un poco tra la frescura generata dalle fronde degli alberi; dovrebbero suscitare, in chi vi passa, il desiderio di attardarsi in quel luogo piacevole ed ameno che è a portata di mano dal corri corri quotidiano; dovrebbero essere un rinfrescamento del corpo ed un risollevamento dello spirito, seppure sotto forma di toccata e fuga. Ebbene, provate a passarvi: i vialetti ghiaiosi sono pieni di avvallamenti in cui ristagnano acqua, foglie e fango, quasi senza soluzione di continuità, tanto che i pedoni sono costretti a passare lungo i margini delle aiuole, calpestando l’erba ivi coltivata e creando dei tratturi, più asciutti si, ma ugualmente non puliti. Cartacce, bottigliette di plastica e di vetro, una miriade di rametti spezzati, foglie cadute, marce e non; insomma se non fosse per l’erba coltivata, che qua e là emerge, a volte con fatica, da tanta sporcizia, sembrerebbe di camminare in un sottobosco, meta di visitatori domenicali. Dico sembrerebbe, perché nel sottobosco non capita di trovare notevoli quantità di rami, che, avanzi di potatura, giacciono ammucchiati alla meno peggio, da mano umana, mettendo a rischio l’incolumità di quanti si trovano colà a passare. “Speriamo che ripiova” mi sono detto, così il buon Dio, che vede e provvede, provvederà almeno a cambiare l’acqua delle pozzanghere stanziali dei vialetti, in modo che non possano nascervi, crescervi e proliferare insetti vari, zanzare in testa. Dimenticavo! Provate a passare per viale Trento di sera: il buio più pesto. Auguri per il viaggiatore che arriva. Sanfrancesco
Due nuovi appuntamenti messi a punto dal Comitato in difesa dell’Arcionello.
Domenica 17 ottobre, Puliamo l'Arcionello - domenica 24 ottobre, Artisti a fosso Luparo. Nel primo caso alcuni volontari del Coordinamento libereranno dalla vegetazione infestante il vecchio Ponte dell’Arcionello (noto alle cronache medievali come Ponte di Foffiano) per restituirlo ai Viterbesi. Esso simboleggia la porta dell’istituendo Parco dell’Arcionello. Nel secondo caso, invece, più a monte, i Viterbesi potranno riscoprire un tratto dimenticato di fosso Luparo (dal mulino abbandonato ai piedi dell’Eremo fino alla Cittadella delle Acque d’inizio Novecento) in un contesto inedito: la passeggiata, infatti, incontrerà artisti al lavoro en plein air, mentre staranno allestendo in diretta le loro sculture (progettate nello spirito di un ascolto-dialogo con il genius loci della forra). Lungo il percorso sono previsti anche intermezzi musicali e teatrali. Sotto il profilo artistico l’evento è curato dalla responsabile della cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea della Facoltà di Beni Culturali dell’Unitus, professoressa Elisabetta Cristallini e dai suoi collaboratori. Il Sindaco Gabbianelli ha garantito la sua presenza all’iniziativa Artisti a fosso Luparo.
Adelmo il rilegatore di Riccardo Manca
Enciclopedie, riviste, giornali, libri e vocabolari. Tutti rigorosamente rilegati con cura. Adelmo, settantuno primavere, originario di Bomarzo. Lui, per quarant’anni ha svolto, nella Città dei Papi, un mestiere che sta scomparendo: il rilegatore di libri. Ora è in pensione, i capelli sono bianchi, ha accettato volentieri di parlare del lavoro che ha fatto per una vita. Il mestiere- afferma Adelmo - l’ho imparato a 28 anni frequentando un corso biennale di legatoria. Questo, che si svolgeva in un locale nei pressi di Via dell’Orologio Vecchio - continua - era tenuto da alcuni rilegatori viterbesi. Per la cronaca, i rilegatori erano Pieroni e Viali. Adelmo è un fiume di ricordi. In quarant’anni di attività - sottolinea - ho servito uffici pubblici e privati. Avevo clienti da tutta la provincia, perché esistevano poche rilegatorie. Tutto iniziò nella Viterbo degli anni Sessanta. Nelle parole di Adelmo affiora un pizzico di malinconia. L’episodio che ricordo con un po’ di nostalgia - afferma - è quando mi consegnarono la taglierina. Comprai una Karl Krause usata, con volano a mano, pesante tredici quintali. Ecco che Adelmo entra nei particolari. La portarono con una gru all’esterno della mia bottega. In seguito, alcuni facchini del consorzio, mediante rulli di legno, la sistemarono in un angolo della legatoria. La storia è finita qualche anno fa, dopo una brillante carriera. L’intervista sta per concludersi, ma Adelmo deve fare un’ultima osservazione. Il mio è un lavoro che sta scomparendo. I giovani di oggi - conclude - non vogliono farlo più. Lui è così garbato e malinconico, allo stesso tempo affabile e cordiale. Definirlo esponente di una professione che sta scomparendo è riduttivo. Riccardo Manca
Centri sociali La Torre e Pilastro di Pantaleo Spagna
Il giorno 9 Ottobre i Centri sociali La Torre di Bagnaia e Pilastro di Viterbo hanno riunito i loro utenti per fare una bellissima gita sociale sul periplo del nostro lago di Bolsena. L’idea è partita dal Presidente del centro La Torre, evidentemente per far si che con gli utenti dei due centri, si raggiungesse il quorum necessario per raggiungere la capienza del pullman. Detto questo, la mattina dei giorno 9, la comitiva è partita da Viterbo, alla volta della Città che muore. Civita di Bagnoregio, dove le persone più intraprendenti, hanno affrontato la scalata al ponte per raggiungere il centro storico di Civita. La visita è durata alcune ore con molto gradimento delle persone che in vita loro, non avevano avuto la opportunità, di visitare la patria di San Bonaventura. Da Bagnoregio, la comitiva, si è portata nella città di Marta, dove dopo una fugace visita al centro storico, i gitanti sono entrati nel ristorante Italia (da Ernesto) per gustare un bellissimo e sostanzioso pasto con appetito e nella cordialità e allegria generale. Faceva parte dei commensali, una signora argentina, figlia di italiani e coniugata con un italiano, la signora Angela Maria Guidotti-Angelini, la quale ad ogni portata commentava la differenza tra vitto italiano e quello argentino, tessendo elogi a Bagnaia e tutta l’Italia. Mi sento il dovere di ringraziare la dipendente del ristorante, signorina Beatrice, per la cortesia e la pazienza che ha avuto, per contenere le richieste dei commensali. Dopo il pranzo, ci siamo portati al porto della città di Capodimonte imbarcandoci su un battello, con il quale si è fatta una gita sul lago di Bolsena, facendo il giro delle due isole, la Martana e la Bisentina. Il comandante della nave, ha illustrato ai passeggeri, alcuni cenni storici del lago e delle due isole e approssimandoci alla città di Bolsena, ci ha raccontato la storia di Santa Cristina, con molto gradimento di tutti i passeggeri. La gita sul lago, è stata bellissima perché lo specchio dell’acqua era calmissimo, non tirando un alito di vento ed abbiamo potuto gustare, i colori delle acque, del cielo ed il verde della vegetazione delle due isole. A Bolsena è stato d’obbligo visitare la Basilica di Santa Cristina, pregando sull’altare del miracolo e ammirando le svariate opere d’arte contenute nella chiesa (le maioliche Della Robbia, gli innumerevoli affreschi e i bellissimi quadri). Alle ore 19, si concludeva la bellissima gita ed a Viterbo, le comitive dei due centri, si separavano con la promessa di ripetere l’iniziativa, quando si presenterà un’altra occasione. Un ringraziamento particolare a Arduino Troili, che ha curato la gita. Pantaleo Spagna
postato da: Spvit | 12:05
|
|