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martedì, agosto 03, 2004
4 Agosto 2004 Anno XIV n° 15
Il 7 e l'8 Agosto 2004
in occasione della Sagra del Cavatello
a Vitorchiano si svolge
il mercatino dell'antiquariato e artigianato
"Sotto il Campanile"
Intonaci, finestre, portoni del Centro storico Una rinfrescata
di Mauro Galeotti
Ne esistono centinaia e centinaia di esempi in questa nostra città di Viterbo. Intendo riferirmi allo squallore, cui siamo costretti a godere, quando percorriamo le vie che caratterizzano Viterbo. Squallore dovuto allo stato indegno e indecoroso in cui vengono lasciate le facciate dei palazzi e delle case, siano a destinazione pubblica, che privata. Non si comprende come possa essere tollerato tale stato di cose. Non esiste, in questa città, una via o una strada del Centro storico che si presenti allo spettatore, al passante, al turista, al cittadino, con i requisiti più elementari: facciate e pareti ben dipinte, in maniera uniforme e con colori consoni all’ambiente storico in cui si trovano. Siamo talmente abituati a vedere brutti e rovinati prospetti, che se per caso un palazzo viene pitturato a nuovo stona vicino agli altri che si presentano privi di intonaco, con i sassi che sembrano denti pronti a mordere, con le imposte delle finestre multicolor e multi forma. Addirittura non facciamo più caso ai palazzi di tre quattro piani con l’intonaco rifatto e colorato solo al piano terra. Magari perché vi è stata aperta un’attività commerciale, il cui titolare ha dato una ripulita, una rinfrescata solo nella parte che lo riguarda. Roba da matti! A dare una mano allo sconcio ci si è messa, da un pezzo, anche l’installazione del gas metano che ha deturpato, senza nessun ritegno, palazzi costruiti dal Medioevo ai nostri giorni. Esempio volta stomaco, uno per tutti, è il groviglio di tubi del gas metano a ridosso del Palazzo Lomellino. La ignobile vergogna si trova di fronte al pulpito di San Tommaso, posto sull’angolo della Chiesa di santa Maria Nuova. Se hai coraggio vallo a vedere e mi saprai dire! Ed ancora a dare una mano allo sconcio sono le famose palle che qualche solone in Comune scelse un po’ di anni fa per illuminare le nostre vie medievali. Ma perché non sono state scelte, come si usa nelle città aventi le stesse caratteristiche storiche di Viterbo, le lanterne? E visto che sono in argomento, come è mai in via Chigi sono presenti a distanza di un metro lanterne doppie, miste a bracci dell’illuminazione ormai dismessi da anni e anni? Qualcuno sa dare una risposta? E perché nelle vie cittadine sono ancora i bracci in ghisa, in delizioso stile liberty del 1905, che non assolvono più alle loro funzioni perché sostituiti dalle famose palle?. E perché sono stati distrutti i due lampioni del 1874 che erano in Piazza del Plebiscito, morti e sepolti nei magazzini della ditta Morelli, come ebbi modo di dimostrare quando ho pubblicato le foto che testimoniavano tale fatto? Qualcuno, in Comune, mi disse che i lampioni erano in restauro e che sarebbero stati messi al più presto davanti al Teatro dell’Unione. A parte l’incomprensibile arbitraria scelta dello spostamento, infatti, davanti al teatro non ci sono mai stati lampioni, sta di fatto che quelle luci sono sparite. C’è qualcuno degli assessori che può dare una spiegazione ai cittadini? Quei lampioni sono o no patrimonio pubblico? Stanno per smantellare il ponteggio che ha consentito il restauro della facciata del Palazzo Arcangeli, in Via san Lorenzo, e sinceramente il colore dato è gradevole, ma sono spuntate sul tetto le orecchie che sembrano quelle di Topolino. Allarmante è che facendo un confronto delle stesse con il disegno del prospetto del palazzo, posto accanto all’ingresso, quelle orecchie di Topolino sono appena percettibili. Forse ad aumentarne il volume delle orecchie è stata l’acqua piovana che in questi mesi ha colpito la nostra penisola. Poveri noi come è ridotta questa nostra bella Viterbo! Eppure una Commissione dell’ornato mi sembra dovrebbe esserci. Dovrebbe esistere. In Val d’Aosta, ad esempio, pur pagando oro, non si trova un palazzo o una casa degradati nella facciata, nelle pareti o nelle imposte. Un altro mondo! Un’altra nazione! Un’altra cultura. Un altro interesse per la propria città! Mauro Galeotti P.S. Toh! ho trovato su internet, nel sito del Comune di Viterbo, che Viterbo ha la sua bella e corposa Commissione ornato del Comune di Viterbo con una presidentessa: Fosca Mauri Tasciotti; un dirigente architetto Emilio Capoccioni; un segretario Mauro Bianchi ed i componenti: architetto Ermete Aronne, architetto Umberto Camilli, geometra Deborah Caporossi, architetto Marco Ginebri, geometra Antonello Lupino, geometra Albertario Mainella, professor Guido Mazza, ingegner Danilo Monarca, ingegner Giorgio Pacini, geometra Umberto Pierini, architetto Lucio Quatrini. Sicuramente gente stimata, anche perché i più li conosco di persona ad iniziare da Fosca Tasciotti, ma qualcuno di loro avrà qualcosa da dire su quanto ho esposto sopra?
Viterbo dei trabocchetti
di Simone Galeotti
Ancora una volta mi trovo qui a chiedere spiegazione delle dimenticanze solite e discutibili di questa Amministrazione comunale. Questa volta mi vedo costretto a prendere in esame Via Solieri, al Carmine, questa zona è stata ridisegnata dal punto di vista viario già da qualche mese. I cambiamenti sono stati radicali, sensi unici dove vi erano doppi sensi e viceversa. Per capire quanto la nostra Amministrazione sia restia a finire quello che inizia basta percorrere Via san Paolo e Via di Vico Squarano, provenendo da Porta Faul, e ci si troverà di fronte ad una “provvisoria” transenna stradale, piazzata alla buona, che indica la nuova (ma la situazione è così da mesi! Sigh!) svolta obbligatoria a destra. Desolante vedere che quando c’è da piazzare “palle” queste vengono piazzate dall’Amministrazione senza problemi, e invece i problemi se li fa per sistemare definitivamente Via Solieri abbandonandola in questa situazione trasandata e “provvisoria” per mesi e mesi. Senza contare che dopo la svolta e dopo cento metri, ci si troverà di fronte, nuovamente, ad una transenna provvisoria con su attaccato ancora un più provvisorio cartello indicante la direzione “Roma”. Mah! Che cosa aspetta chi di dovere a porre rimedio a quest’indecenza che la nostra Viterbo non merita proprio? Come al solito, nella nostra città, appena ci si affaccia su qualche disfunzione di chi ci governa, a questa se ne aggiungono subito altre. Anche al Carmine, sempre in Via Solieri, come in Piazzale Gramsci, sono presenti (e dimenticati.. sigh!) gli oramai noti elementi scultorei viterbesi più caratterizzanti il governo “dimentichino” e “sperperone” di questa Amministrazione comunale: i mitici pali per semaforo, ovviamente, senza semaforo! Ari mah! Oramai questi brutti esempi di “nuova avanguardia architettonica” sembrano essere il vero elemento simbolo di questa Amministrazione, senza dimenticare le palle di travertino naturalmente, d’altra parte come si potrebbe?! Ma che ci dovremmo fare con tutti questi pali per semafori inutili ed inutilizzati? pagati oltre tutto con i nostri soldi? Qualche idea viene in mente... Non ho finito purtroppo! Si sa che quando si scava riguardo i problemi di Viterbo, non si finisce mai, ed infatti sempre al Carmine, ancora in Via Solieri è presente una cabina telefonica già da tempo inutilizzabile perché manca l’elemento essenziale... il telefono. Che facciamo? la sostituiamo o aspettiamo che qualche turista ci si imbatta per fargli sapere che a Viterbo, oltre ai semafori fantasma, ci sono anche le cabine telefoniche a trabocchetto? In effetti di palle per giocare al famoso gioco della MB ce ne sarebbero in abbondanza! vuoi vedere che... Simone Galeotti
Parcheggio selvaggio
di Agnese Galeotti
Ultime sere per la manifestazione Viterbo Estate, meglio conosciuta come Summer Village. Alcuni lettori del nostro quindicinale hanno fatto presente un comportamento non equo da parte di chi ha l’obbligo di sorvegliare le auto in circolazione e quelle in sosta. In queste sere d’estate c’è chi, rimanendo a Viterbo, lascia l’automobile in Piazza dei Caduti per fare due passi al centro. E c’è anche chi va a prendere il fresco al Summer Village, ossia a Prato Giardino, parcheggiando l’auto in Piazzale Gramsci o in Piazza della Rocca. Apparentemente la serata è molto simile, ma la differenza c’è, e come! Infatti, nel primo caso, lo sfortunato automobilista trova una sonante multa sul parabrezza, se questa non è parcheggiata negli appositi spazi, nel secondo caso invece l’automobilista è fortunato e anche se ha parcheggiato l’auto in divieto di sosta sulla carreggiata, quest’ultimo può essere certo di non trovare alcuna multa. Perché?! Vi è mai capitato di passare in queste sere a Piazza della Rocca o a Piazzale Gramsci? E’ una giungla di autovetture parcheggiate in maniera disordinata, e di certo non nelle apposite strisce. Si vedono file di auto ai lati delle corsie di Piazzale Gramsci e si vedono pedoni che per raggiungerle camminano in mezzo alla strada. E’ pericoloso! Almeno alla pari di una vettura parcheggiata sulle zebre di Piazza dei Caduti. Allora perché le multe non vengono effettuate anche intorno al luogo ove si svolge il Summer Village? Perché invece fioccano salate solamente a chi parcheggia in Piazza dei Caduti? Questa discriminazione mi spinge per forza a non capire. Che forse ci sono automobilisti di serie A e automobilisti di serie B? Fare le multe ai clienti che espongono e operano al Summer Village porterebbe un gran numero di visitatori a non andarci più, vista l’impossibilità di parcheggiare altrove. Ma se è tollerato chiudere un occhio per favorire i commercianti di Prato Giardino, allora quest’occhio va chiuso pure per favorire i commercianti ed i locali del centro, i cui clienti vengono inesorabilmente multati. Viterbo Estate è una manifestazione organizzata e inventata dal Comune di Viterbo... o meglio figlia di cotal Mauro Rotelli, assessore ai Servizi sociali. E pensando alla lunga fila di auto parcheggiate sulla strada a Piazza della Rocca, mi viene da ricordare la lunga fila di auto parcheggiate durante l’Inverno sulla Strada Tuscanese, presso la discoteca Festival, di cui uno dei responsabili è l’assessore Mauro Rotelli, nonché pupillo del sindaco. Anche lì le multe non vengono mai elevate, sebbene sia altissimo il pericolo causato dalle autovetture in sosta. Quest’ultime obbligano le persone a camminare in mezzo alla strada col rischio che ne può derivare. Come mai alcune zone interessano meno l’attenzione dei tutori dell’ordine nel far rispettare le norme di sosta? Come mai? Agnese Galeotti
Il mio sindaco è Gabbianelli
di Bruno Matteacci
“Il mio Sindaco è Giancarlo Gabbianelli”, così ho avuto modo di affermare in un dialogo tra un gruppetto in spiaggia, ove si parlava del più e del meno. Uno dei presenti è andato su tutte le furie in quanto sosteneva che Gabbianelli non era e non è il mio sindaco, perché ho concorso, seppure come indipendente, in un altro partito che non faceva parte della coalizione del centro destra e, spesso, sul quindicinale La Città parlo male del sindaco. Purtroppo la madre degli imbecilli è sempre incinta e, purtroppo, nati da questa donna se ne trovano tanti. Ho tentato di far capire che Gabbianelli è il mio sindaco, perché, io cittadino di Viterbo ho come capo dell’Amministrazione comunale Giancarlo Gabbianelli e che lui rappresenta anche me; come io identifico in lui il primo cittadino di Viterbo. Poi, circa il parlare male del sindaco, è questione di punti di vista! Sarebbe come dire che il bicchiere è mezzo vuoto, mentre io sostengo che lo stesso è mezzo pieno. Non parlo male del sindaco... non ne parlo bene... il problema cambia! Ora sarebbe il caso di approfondire certe prese di posizione, sia da una parte che dall’altra. Io, e quando dico, io penso di interpretare anche il pensiero del direttore e degli altri redattori i quali, più volte, abbiamo esposto le nostre opinioni, dato i nostri suggerimenti, sollecitato varie soluzioni, fatto delle proposte. Mai un sorriso un cenno di assenso ad un nostro suggerimento, ad una nostra critica, ad una nostra osservazione. Lui, il mio sindaco, ignora! Guarda un po’, che situazione si è venuta a creare? Lui che ha il coltello dalla parte del manico... detta legge! Revoca concessioni, ignora il merito a chi ha avuto l’abilità di far rinascere il mercatino dell’antiquariato che, a causa di una cattiva precedente gestione, ben pagata dal Comune, era morto e sepolto. Il sindaco ignora questo evento che, con l’attuale gestione da parte del Comune, nonostante l’impegno e la disponibilità dei Vigili urbani, sta sempre più affievolendo. Il sindaco dovrebbe considerare i miei scritti, con i quali: chiedo, sollecito, indico, suggerisco, propongo soluzioni come se fatte, dai banchi del Consiglio comunale, da un qualsiasi consigliere. Per esempio, oggi mi sento di dover segnalare al sindaco lo stato d’animo di diciotto persone, oltre al mio, quando domenica 1° agosto, alle ore nove, ci siamo recati al Cimitero di San Lazzaro, in Viterbo, per ascoltare la Santa Messa. Purtroppo, giunti sul sagrato della chiesa, con sommo stupore, abbiamo appreso, da un avviso affisso su una bacheca, che per tutto il mese di agosto, nella suddetta chiesa, “non verranno celebrate le Sante Messe nei giorni feriali e nelle domeniche; in quanto la S. Messa verrà celebrata solo il sabato pomeriggio”. Ora, caro sindaco, non le sembra che piove sul bagnato? Ma è possibile che pure la chiesa, proprietà del Comune, gestita a spese dei cittadini debba restare chiusa per ferie, come un qualsiasi negozio commerciale? In quale altro affetto ci volete colpire? Poi il solito imbecille dirà che parlo male del sindaco; ignorando che il sindaco deve, dico deve tutelare i diritti dei cittadini e quindi anche i miei. Bruno Matteacci
Un inchino per Pio IX
di Pantaleo Spagna
Da qualche giorno a Porta Romana, è iniziato il montaggio dell’armatura della Macchina di Santa Rosa. Gli addetti alla manutenzione stradale, hanno iniziato il rifacimento di alcuni tratti della pavimentazione del manto stradale sulle vie Cavour e Garibaldi e piazza San Sisto. Nell’aria si avverte già l’emozione dei prossimi festeggiamenti per onorare la nostra Santa. Ali di Luce si appresta a far vedere e godere a tutti, la sua bellezza in quel clima magico del prossimo 3 Settembre.. Mi è capitato sottomano, un articolo di tanti anni fa che narra il passaggio di un’altra Macchina di Santa Rosa. Ricorreva l’anno 1857 e un campanile che cammina, costruito da un pittore viterbese, Vincenzo Bordoni, il quale aveva studiato presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma e si ispirava all’arte gotica, fece una guglia alta quattordici metri trasportata da cinquantatré facchini e illuminata da molti lumini che rendevano assai suggestiva la Macchina nel buio della notte. Ospite eccezionale di quel trasporto, era stato Papa Pio IX. Quest’ultimo, assisteva allo spettacolo meraviglioso, dalla finestra del Palazzo dei Priori, attrezzata per la bisogna e poté assistere ad una cosa incredibile; i facchini della prima fila, si piegarono sulle gambe (nonostante l’enorme peso che gravava sulle loro spalle) e la Macchina si inchinò leggermente per fare omaggio al Pontefice. Intensi furono gli applausi della folla presente ed il Papa si congratulò con l’ideatore del trasporto e dette medaglie a tutti i protagonisti dell’impresa. Oggi, con la mole ed il peso della Macchina attuale, quell’impresa sarebbe impossibile da realizzare. Pantaleo Spagna
Che fine sta facendo il Palazzo di Vico
di Simone Galeotti
Ma qualcuno mi sa dare notizie sul Palazzo di Vico che si trova in Via dei Pellegrini e che si affaccia su Via sant’Antonio? Non mi riferisco alle notizie storiche, quelle le so. Ad esempio la via era chiamata Vicolo san Silvestro, per la chiesa omonima che poi è stata chiamata del Gesù. Il palazzo risale al 1243 e nel ‘500 fu rifatto in parte. Nel XVII secolo appartenne alla famiglia Serlupi, la quale nel 1671 lo cedette in enfiteusi a Roberto Gherardi per dodici scudi all’anno. Un suo omonimo successore lo cedette il 27 Febbraio 1787 ai Padri della Penitenza, i quali l’anno seguente lo trasformarono in convento. Dopo varie vicende nel 1818 divenne ricovero per gli orfanelli e alla fine di quel secolo fu destinato a sede delle Scuole femminili, poi di quelle elementari. Dalla fine del 2000 all’estate del 2001 il palazzo è stato restaurato. A seguire sono stati iniziati altri restauri. La facciata si presenta ben intonacata e colorata, anche il prospetto su Via sant’Antonio, con la bella loggia, è ultimato. Ma gli interni a che punto si trovano? E’ stato rifatto il tetto e sistemato il 1° piano quando sarà terminato il piano terra? Perché non si vede più nessun operaio al lavoro? Perché un muro che è stato demolito dalla parte di Via sant’Antonio non è stato ricostruito? Perché tutto intorno al medesimo muro non si è provveduto a bonificare l’area rimasta scoscesa sterrata e piena zeppa d’erbaccia? Vuoi vedere che i due miliardi e 200 milioni di lire sono stati insufficienti per il termine dei lavori? Qualcuno in Comune sa dare una risposta? o dobbiamo aspettare una sovvenzione dagli antichi proprietari, i di Vico? Simone Galeotti
L’Ordine degli architetti non ci sta!
di Patrizia Coppa
Sembra che l’Ordine degli architetti di Viterbo e provincia, dopo aver contestato e diffidato l’Amministrazione comunale invitandola, invano, ad eliminare la qualifica di “architetto” ovvero di “dottore architetto”, a un geometra, abbia presentato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Viterbo. L’ha fatto per tutelare i diritti degli architetti iscritti all’albo ed evitare che la impropria attribuzione del titolo venisse propagandata inducendo in errore il pubblico.
Forza Italia entra in giunta
Finalmente l’accordo tra Forza Italia e Giancarlo Gabbianelli, bada bene, non Alleanza Nazionale, perché mi è sembrata solo spettatrice, è stato raggiunto. Finalmente il Comune di Viterbo ha la sua Giunta che potrà operare per la città che ne ha tanto bisogno. Finalmente gli azzurri sono uniti sotto la guida carismatica di Rodolfo Gigli. Finalmente Gabbianelli è in gabbia. Ossia non sarà più il padrone incontrastato del suo operato, dovrà rendere conto ai suoi alleati (FI e UDC), da lui niente affatto considerati nella prima giunta, tristemente retta dal medesimo. Questi sono gli assessori di Forza Italia con le rispettive deleghe. - Paolo Muroni, nominato vicesindaco: cultura, sport, turismo, spettacolo - Giovanni Arena: agricoltura, industria, affari generali, contenzioso, personale, formazione professionale, politiche del lavoro, informatizzazione - Sandro Zucchi: polizia municipale, traffico, viabilità, parcheggi, orari - Maurizio Tofani: da subito edilizia pubblica e privata, centro storico, ambiente, a dicembre arriverà anche l’urbanistica in senso stretto. Buon lavoro a tutti voi! Buon lavoro anche a Fosca Tasciotti (UDC). Buon lavoro anche agli assessori di AN, ma solo se saranno liberi di decidere con la loro testa e non con quella del sindaco Giancarlo Gabbianelli.
Santa Rosa in Via Marconi
di Riccardo Manca
Alcuni mesi dopo la scomparsa del cavalier Virgilio Papini, nel 1951, il Comune di Viterbo bandì un concorso per la nuova Macchina di Santa Rosa. All’appalto, per la prima volta a carattere nazionale, parteciparono Ettore Lancetti, Giuseppe Zucchi, Felice Ludovisi, Rodolfo Salcini e Carlo Milani. La Commissione, nominata dall’Amministrazione Comunale, attribuì la vittoria al progetto firmato dall’architetto Rodolfo Salcini in collaborazione con lo scultore Francesco Coccia. Il progetto vincente risultò particolarmente innovativo. Al secondo posto si classificarono a pari merito Felice Ludovisi, Ettore Lancetti e Carlo Milani; al terzo l’artigiano viterbese Giuseppe Zucchi. La maggiore novità presentata dal modello di Rodolfo Salcini era rappresentata dall’altezza: 27 metri. Le Macchine dell’era Papini non superavano i 19 metri. Per la prima volta nella storia del Campanile che cammina, il traliccio interno venne realizzato in alluminio dalla ditta Fratelli Felicetti. Per realizzare il nuovo modello vennero interpellate alcune maestranze di Viareggio esperte nella lavorazione della cartapesta, guidate da Fabio Malfatti. L’appaltatore era Romano Giusti, il direttore dei lavori l’ingegnere Domenico Smargiassi. La costruzione della nuova Macchina venne accompagnata da alcune polemiche che raggiunsero il culmine con la decisione di far percorrere al nuovo modello anche Via Marconi fino a Piazza del Sacrario. Questa decisione divise i Viterbesi in due fazioni: tradizionalisti e modernisti. Le critiche arrivarono fino al giorno del trasporto. Nel periodo antecedente il 3 Settembre, lo scultore Francesco Coccia promosse un’azione legale contro il Comune di Viterbo. Questi sosteneva che le sculture in cartapesta erano state realizzate in maniera difforme dal suo progetto, chiedendo alle Autorità competenti il sequestro dell’intera opera. La sua domanda venne respinta dai Giudici e la nuova Macchina poté effettuare il trasporto. La vicenda giudiziaria si concluse ben oltre la durata dell’appalto. Il 3 Settembre 1952, la Macchina di Santa Rosa percorse Via Marconi e ritorno; un fatto isolato nella storia del “Campanile che cammina”. Il modello di Salcini rimase in vigore dal 1952 al 1958. Il 15 Giugno 1959 l’artista viterbese Angelo Paccosi vinse il concorso bandito dal Comune. Il nuovo modello della Macchina di Santa Rosa costò dodici milioni di vecchie lire. Riccardo Manca
postato da: Spvit | 20:25
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