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martedì, luglio 27, 2004

28 Luglio 2004
Anno XIV n° 14


Il mercatino dell’antiquariato-artigianato
piu’ grande dell’alto Lazio
“Sotto il campanile”
E’ a VITORCHIANO,
Sabato 7, dalle ore 14,

e Domenica 8 Agosto

dalle 9 alla sera in occasione

della Sagra del Cavatello

e Domenica 22 Agosto 2004
e ogni “quarta”
domenica del mese



Gigli & C., Simeone & C. stiano attenti
Non farsi incantare!

di Mauro Galeotti

Mi pare giusto che, non solo Forza Italia, ma anche l’UDC chieda a Gabbianelli conto dei risultati positivi ottenuti dalle ultime elezioni. Infatti non mi pare fuori luogo la richiesta, da parte del segretario comunale dell’UDC, Alessandro Marcoaldi, di un secondo assessorato oltre quello già occupato. E perché no, non sarebbe male lasciare l’assessorato allo Sviluppo economico che è già nelle mani di Fosca Tasciotti, assessore UDC.

D’altronde se Gabbianelli, purtroppo, sta ancora a cavallo sulla poltrona di sindaco lo deve solo a Forza Italia e all’Unione dei democratici cristiani (UDC), perché se fosse stato per il suo partito, AN, ossia Alleanza Nazionale, si sarebbe attaccato al tram! Tanto è vero che AN ha perduto un posto di consigliere al Consiglio comunale di Viterbo.

Mi pare quindi opportuno e logico che la forza rappresentativa di AN da tre assessorati, che aveva nella precedente Giunta Gabbianelli (1999-2004), sia ridimensionata a due poltrone assessorili. Ma Gabbianelli non l’intende, si crede di poter fare ancora come gli pare e piace, ed ha inventato lo spezzettamento dell’impero comunale, ossia degli assessorati, rendendoli più deboli e quindi meno appetibili da parte di coloro che avanzano le legittime richieste.
Ma la paraculata del gabbianello nostrano sarà ben filtrata dagli uomini responsabili di Forza Italia, Candido Socciarelli e Giovanni Arena, e dal suo capogruppo Rodolfo Gigli.

Sarà ben setacciata anche dai responsabili dell’UDC, non più propensi a dire “signorsì signore” all’imperatore Giancarlo Gabbianelli, come nei passati cinque anni.
Le cose sono cambiate non credo proprio che il segretario provinciale UDC, Francesco Simeone, e quello comunale, Alessandro Marcoaldi, siano ancora disposti a vivere nella penombra del “peggior sindaco dal dopoguerra ad oggi”. Del “guerriero della luce”. Ossia del sindaco Gabbianelli che sta usando la tattica di spezzettare il potere per tenere meglio tutto sotto controllo. Vorrebbe, insomma, tenere il suo zampino in ogni dove, ingerendo, comandando, decidendo, come ha fatto finora. Spezzetta l’Urbanistca, spezzetta lo Sviluppo economico, spezzetta la Cultura... è più abile di un macellaio!

Intanto ha deciso che l’Urbanistica se la tiene, dice lui, fino a Natale, vantandosi del fatto che non l’ha ceduta ad AN... ossia al suo partito! Ma non vi viene da ridere... o, meglio, da piangere?
Ma chi l’ha votato non ritiene che ancora cinque anni con cotanto sindaco siano la fine della città? Poveri noi!
Gigli & C., Simeone & C. non fatevi incantare da chi gioca con il puzzle!

Mauro Galeotti


Severo Bruno in Consiglio comunale abbassa la cresta a Gabbianelli
E’ questo l’intervento tenuto ieri durante il Consiglio comunale dal capogruppo Severo Bruno che dà un importante peso all’opposizione a Palazzo dei Priori.
Con esso si apre, finalmente, una nuova “presenza della minoranza”.
Si apre un dibattito ove vengono messi in discussione gli incarichi ai “sapientoni” esterni voluti e graditi da Gabbianelli. In particolare il dito è puntato sulla struttura guidata dall’architetto Armando Balducci, fedele e sincero amico del sindaco.

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Con atto n. 164 del 20 marzo 2003 la Giunta comunale deliberò di istituire uno staff di tecnici, alle dirette dipendenze del sindaco, per attività di progettazione finalizzate all’attuazione del programma dell’amministrazione.
La struttura sarebbe stata composta da due laureati, un ingegnere e un architetto e da quattro diplomati geometri.
Responsabile della stessa fu nominato l’architetto Balducci al quale, ancor prima di stabilire i compensi dei componenti, fu contestualmente fissato l’incremento della indennità di posizione per effetto della nuova incombenza affidatagli (euro 6.713,83).
Con una successiva deliberazione, la 321 del 14 maggio, furono indicati i nominativi dei tecnici scelti per far parte dello staff: un ingegnere, un architetto e tre geometri, e fissati i compensi loro spettanti.
La stessa delibera indica anche i presupposti legislativi e normativi che legittimano la costituzione di tale struttura.
Su tali presupposti sarà opportuno fare chiarezza con un rigoroso approfondimento.
Il comma 6 dell’art.110 del “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali” di cui al D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 165 consente di prevedere, nel Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi degli enti, la possibilità, per obiettivi determinati, di ricorrere a collaborazioni esterne ad alto contenuto di professionalità.
Inoltre il comma 6 dell’art. 7 del D. Lgs. 30 marzo 2001 n. 165 “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche” stabilisce che per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi individuali ad esperti di comprovata competenza, determinando preventivamente durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione.
Infine l’art. 84 del vigente Regolamento di ordinamento degli uffici e dei servizi nel definire i presupposti che giustificano il ricorso a collaborazioni esterne ad elevato contenuto di professionalità, precisa le modalità da seguire per attuarle.
Si può ricorrere a collaborazioni esterne quando sia necessario acquisire conoscenze, esperienze ed apporti utili che eccedano le normali attribuzioni del personale dipendente o che si rendano indispensabili per favorire la riorganizzazione degli uffici o la formazione del personale o per esigenze straordinarie non fronteggiabili con il ricorso alle normali procedure concorsuali.


Le collaborazioni vanno definite nell’oggetto e nella durata e per i professionisti è richiesta specifica e notoria competenza e un curriculum che oltre ai titoli comprenda gli studi, le esperienze lavorative da cui poter desumere il requisito dell’alta professionalità nella materia oggetto dell’incarico.
L’esame del quadro normativo e legislativo di riferimento non fornisce alcun presupposto di legittimità agli atti adottati dalla Giunta per giustificare la creazione di tale struttura di staff.
Si crea una struttura senza precisare preliminarmente in maniera dettagliata e rigorosa gli obiettivi limitandosi a fornire generiche indicazioni quali compiti di analisi studio e progettualità in materia programmatoria ed edilizia prive di contenuti reali.
Non è questo il modo corretto di procedere. L’amministrazione prima individua nel dettaglio le opere che vuole attuare, poi se si rinvengono tra esse opere che per loro peculiarità richiedono il ricorso a professionalità specialistiche non rinvenibili all’interno dell’ente, allora si attivano le procedure per ricercare esperti di chiara fama, nei particolari campi, per un’eventuale collaborazione di cui andrà preventivamente precisata la durata.
Potrebbe essere, ad esempio, il caso del geologo, del calcolatore di strutture complesse o di specialisti in discipline particolari. Qualora non esistessero tali figure nell’organico comunale sarebbe giustificato il ricorso a forme di collaborazioni esterne ad alto contenuto di professionalità.

Ciò non è avvenuto e di fatto si è dato vita ad una struttura esterna parallela, che svolge compiti analoghi a quelli degli uffici tecnici al punto da diventare un loro duplicato, nella quale, e lo dico con il massimo rispetto per le persone, non si riscontra quel requisito fondamentale richiesto dalle leggi e dagli ordinamenti interni: l’alto contenuto di professionalità.
Trattasi quindi di struttura illegittima creata per essere gestita a proprio uso e consumo, senza dover sottostare a quegli obblighi che si avrebbero nel caso di un rapporto d’impiego continuativo, da utilizzare secondo le esigenze del momento al di fuori di ogni corretta programmazione e di ogni controllo. Nel corso delle numerose proroghe disposte la struttura ha più volte modificato la sua composizione, dilatandosi a dismisura a partire dal maggio 2004, fino a comprendere undici unità che costano ai cittadini circa trentamila euro al mese in un rapporto che dilatandosi nel tempo diventa continuativo al di là di ogni esigenza straordinaria.
Ad esempio, quale alta professionalità possiede uno dei componenti la struttura, di cui non sono indicati i titoli posseduti, assunto con l’incarico di collaborare con i tecnici per la predisposizione di elaborati ed istruzione dei procedimenti.
Ci sia fornito il curriculum professionale di tutti gli altri componenti di questa struttura.
Si deve precisare per ognuno i requisiti di alta professionalità posseduti. La verità è che trattasi di ordinari professionisti con titoli analoghi a quelli del personale comunale ma, vista l’età, con esperienza senz’altro inferiore, privi della qualifica di “esperti” ad alto contenuto di professionalità che giustificherebbe il rapporto di collaborazione in essere.


Ma di tali strutture all’interno dello stesso settore urbanistica se ne rinvengono altre. Dall’inizio del 2003 c’è un consulente per la progettazione e la pianificazione urbanistica assunto con gli stessi arbitrari criteri utilizzati per la struttura di staff. La giustificazione è di dare maggiore funzionalità al settore per potenziare l’attività di progettazione e pianificazione urbanistica.
L’incarico al professionista, ad ogni sua scadenza viene prorogato senza che venga mai fornita una qualsiasi indicazione dei compiti che sta svolgendo salvo, lo si evince dalle deliberazioni, che sta portando avanti un intenso lavoro di programmi di progetti di pianificazione, quali non è dato sapere, riguardanti il centro storico della città. Siamo ancora una volta nel generico.
Non vengono preliminarmente indicati i compiti da svolgere che giustificano il ricorso a consulenti di alta professionalità. La procedura è completamente ribaltata. Prima si individua il consulente e poi gli si trovano i compiti da svolgere. Vorremmo anche capire perché questo professionista, pur avendo un impegno per sole diciotto ore settimanali, venga retribuito quasi come chi svolge trentacinque ore settimanali (euro 2529,60 contro euro 2815,20).
Infine, limitandoci ancora al settore urbanistica, esiste un ulteriore rapporto di collaborazione, ormai quasi quinquennale, che vede, con continuità, un geometra incaricato di incombenze tecniche connesse con le espropriazioni. Di fatto il geometra pur non essendo negli organici del Comune svolge il ruolo di impiegato stabile con una incombenza per la quale, stante la carenza d’organico, nell’ambito dei piani triennali delle assunzioni, si sarebbe dovuto prevedere l’indizione di un concorso per riempire il vuoto e dotare l’organico di un tecnico da adibire a quelle incombenze.
In questa maniera il soggetto interessato avrebbe dovuto fare una scelta tra l’impiego pubblico e la libera professione, invece con la soluzione adottata gli si consente di fare contemporaneamente sia il libero professionista sia l’impiegato comunale. Il mantenimento di tutto il personale tecnico straordinario del settore urbanistica, nell’attuale configurazione, costa di soli compensi professionali euro 411.223,89 l’anno.

Nell’elenco fornito delle attività prodotte dalle strutture suddette non si rinviene alcuna delle opere che Lei, con tanta solerzia, ha inaugurato nel corso della recente campagna elettorale.
Inoltre anche il raffronto dei costi sostenuti per le attività delle strutture raffrontati con il valore degli onorari di professionisti esterni è aleatorio sia perché non tiene conto dei costi di funzionamento della struttura (attrezzature, dotazioni, ecc.) e delle attività di supporto che gravitano intorno ad essa, sia perché nella maggior parte dei casi trattasi di studi di fattibilità, di progetti preliminari da completare per i quali si hanno dubbi, stante i pesanti tagli imposti dal governo ai bilanci comunali, che si potrà pervenire alla loro realizzazione essendo in gran parte, salvo quelli ove esistono particolari e palesi interessi, destinati a rimanere sulla carta quale frutto di errata programmazione.
La situazione che ho evidenziato sarà portata all’attenzione della sezione Regionale della Corte dei Conti per richiedere alla stessa l’accertamento della regolarità delle procedure adottate e sollecitare l’accertamento di eventuali responsabilità che, Le ricordo, sono di tipo patrimoniale.
Infine poiché mi risulta che situazioni analoghe a quelle del settore urbanistica si rinvengano anche in altri settori del Comune chiedo che si faccia conoscere al Consiglio comunale e alla cittadinanza il numero esatto di dipendenti straordinari presenti nei vari organismi comunali e la spesa sostenuta nel 2003 e prevista nel 2004 a tale titolo.
Inoltre richiedo che il Consiglio sia informato su tutti i rapporti di collaborazione esterni a qualsiasi titolo in essere, sulla loro durata e sui loro costi. Attendo risposta scritta.


Un altro argomento che rende inaccettabile il progetto di variazione di bilancio è l’ operazione SWAP decisa con delibera di Giunta del 16-6-04, con cui si è trasformato il complessivo indebitamento del Comune rinnovando tutti i debiti e i mutui, anche quelli conclusi a tassi convenienti.
La fretta di una operazione ad alto rischio che rende non prevedibile l’effettivo indebitamento alla scadenza del debiti: in teoria potrebbe anche trasformarsi in una operazione positiva, ma comunque troppo rischiosa per il Comune. Come faranno gli Amministratori presenti alla scadenza a fronteggiare il debito ingente ed imprevisto? Forse per questo l’assessore Barbieri era contrario all’operazione e questa si concluse in sua assenza?
Con l’uso di simili mezzi finanziari secondari il Comune ha ottenuto liquidità che probabilmente costituisce il vero motivo della operazione, ma a quale prezzo?
E perché da una parte si fa ricorso a simili mezzi straordinari di finanziamento e dall’altra si spendono miliardi delle vecchie lire per assumere consulenti e mettere un ufficio LLPP e Urbanistica parallelo a quello esistente con modificazioni delle professionalità dei dipendenti?
Una finanza “creativa” di tal genere deve allarmare.
Nell’ interesse del Comune e dei cittadini viterbesi io esprimo il mio voto contrario a tutta l’operazione di variazione del bilancio, sbagliata nella forma e nel metodo.

Il consigliere comunale
della lista Bruno per Viterbo
AVV. SEVERO BRUNO

Ma l’Urbanistica forse è un giacimento aurifero?

di Bruno Matteacci



Più tempo passa e più c’è da “conoscere”, non dico da “imparare” perché imparare certe cose, certi modi di amministrare, intendere, ragionare è cosa assurda, cosa che soltanto qualche esaltato dal “potere” ed illuminato, chi sa da che cosa, può fare. Certi ragionamenti, certi modi di governare evidenziano il carattere prepotente del soggetto in esame.

Nel nostro caso mi limito a scrivere quanto avviene al Comune di Viterbo dove, da oltre un mese e mezzo, dalla elezione del Consiglio comunale, i “vincitori” non sono riusciti ad eleggere l’organo esecutivo del Comune stesso: la Giunta Municipale.

Alla data attuale una coalizione politica, che ha una maggioranza schiacciante, per solo sete di potere, non ha eletto tutti ed otto gli assessori e quindi non si ha ancora la minima idea dei problemi che assillano i Viterbesi e, tanto meno, si conosce chi sarà colui preposto alla soluzione dei problemi stessi. L’unico problema che assilla il neo-sindaco e gli altri uomini della maggioranza è la gestione del settore “urbanistica” del territorio comunale di Viterbo. Come se lo stesso fosse il solo problema di Viterbo o la panacea per la soluzione di tanti altri problemi... problemi che a tanti sfuggono d’importanza.

Forse con l’interessarsi dell’urbanistica si risolvono i problemi della sanità? Oppure con la gestione dell’urbanistica si risolvono i problemi dei pensionati? Vuoi vedere che con la gestione dell’urbanistica si risolvono i problemi della assistenza degli anziani? Oppure con la gestione dell’assessorato all’urbanistica si risolve il problema finanziario del Comune? Ma poggiamo saldamente i piedi in terra!

Ricordo che, nella mia gioventù, “urbanistica” significava: “Scienza che si propone di regolare ‘razionalmente’ lo sviluppo della città mediante piani regolatori, regolamento del traffico, delle comunicazioni al fine di creare condizioni, il più possibile, favorevoli alla vita ed al lavoro degli abitanti”.

Oggi, stando alla finestra a guardare quanto accade nel Palazzo dei Priori, si giunge ad una conclusione: “ma la gestione dell’urbanistica significa, forse, gestire un giacimento aurifero”?
Quale interesse hanno tutti questi signori (sic!) per voler gestire tale assessorato?
Se veramente lo scopo dell’urbanistica è quello sopra trascritto, penso che non ci sia necessità di singole persone del settore da coinvolgere, ma necessiti il coinvolgimento in commissioni composte da: ingegneri, architetti, geometri, industriali, associazioni di categorie, sindacati e, non per ultimi, rappresentanti del popolo convocati in riunioni da effettuare in tutte le Circoscrizioni.

Tutti insieme studiare il meglio, nell’interesse di tutti, senza favoritismi, senza ripicche, senza vendette. Venga fatto tutto con serenità e con la coscienza a posto; certi di non aver favorito nessuno e tanto meno di non aver danneggiato una sola persona per reconditi interessi o, per i soliti dispetti.

Vorrei capire e sapere cosa intende Gabbianelli quando, come letto su un quotidiano di Viterbo, dice: “l’urbanistica non va considerata affidata ad AN visto che me la tengo io”. Ma lui chi è? C’è da domandarsi: “ma lui non si considera appartenente al gruppo politico di AN?”

Quindi un sindaco espresso da elettori di AN e di coloro che si sono alleati a tale gruppo? Forse Gabbianelli si sente figlio politico del nonno fiammante di AN? Ce lo faccia sapere e se possibile ci dica pure quali sono tutti questi “motivi”. Si noti io non parlo di “interessi”, ma di “motivi” che spingono tanta gente ad avere “appetiti” per la gestione dell’assessorato all’urbanistica; soprattutto perché abbiamo il legittimo diritto di sapere con chi abbiamo a che fare; come vengono spesi i nostri euro e come viene gestita la finanza comunale, nella sua totalità.

Comunque, per ora non possiamo dire che a Viterbo non si fa a meno di “palle”. Anzi è stato addirittura manomesso un bel marciapiedi con aiuola, già esistente in piazza della Rocca, solo con lo scopo di mettere a dimora delle “palle” di travertino. Non dico che siano brutte, ma non ritengo giusto, economicamente parlando, far manomettere un’opera esistente e carina solo per mettere delle “palle”. Il sindaco, il peggiore dal dopoguerra ad oggi, fino a pochi giorni ormai trascorsi, si beava dei lavori fatti al Bullicame. Sembrava che a Viterbo non avevamo due pozze di acqua, ma delle piscine con palme e servizi in genere, tali da soddisfare gli utenti. Al Bullicame è uno schifo: mancano i servizi igienici, la puzza regna, l’acqua nelle vasche non c’è e dove c’è è stagnante e putrida.

Sindaco non tutti possono godersi la natura come gradirebbero, ma non impediamo loro di godere, senza spese, quello che “madre natura” ci ha dato, senza spese, e che spesso, con l’intervento dei politici, come sta accadendo al Bullicame, diventano luoghi impraticabili.

Bruno Matteacci


Ma che palle...!!!

di Simone Galeotti

In principio le palle furono due. Due palle appunto! Poi invece aumentarono e si possono vedere in piazzale Gramsci. Le palle a cui mi riferisco sono quelle grandi e bianche di travertino che quest’amministrazione ha iniziato a disseminare per la città. Proprio in questi giorni un gran numero di queste enormi palle bianche sono state poste in Piazza della Rocca. Ma che c’entrano con la nostra città questi “palloni” di travertino? Che c’entrano in una città ricca di monumenti medioevali come Viterbo? L’amministrazione sentiva così tanto il bisogno di qualche altra “palla” da affibbiare ai noi Viterbesi?

Peccato che chi ha posto queste palle non abbia pensato invece a qualcosa che avesse un maggior senso artistico. Peccato che, oltre tutto, non abbia nemmeno pensato a realizzarle in peperino, vera e unica pietra simbolo della nostra città.

Mi piacerebbe capire in quale daltonica visione una palla di travertino bianca possa stare bene immersa in una medievale città in peperino. Chissà quanto ci è costato in euro sonanti la realizzazione di tutte queste palle?! non sarebbe stato meglio spendere quei soldi per valorizzare i monumenti e le statue che abbiamo, invece di creare oggetti che non possono avere alcun valore artistico?

Ancora una volta quest’amministrazione dimostra di non saper valorizzare ciò che abbiamo e anche in questo caso ha sentito il bisogno di porre la propria evidente “firma” sul campo. Intanto i giovani universitari che, proprio in questi giorni, stanno lasciando Viterbo, non lesinano sarcastiche allusioni: per loro Viterbo è diventata “la città delle palle”?

Non sanno quanto hanno ragione!

Simone Galeotti


Un preservativo per la Fontana delle erbe

di Agnese Galeotti

Cambia il materiale di copertura ma non il disagio, infatti la fontana di Piazza delle Erbe è di nuovo infagottata.
Lo era stata già all’inizio dei lavori di restauro, finiti guarda il caso, poco prima delle elezioni amministrative, ed ora che il sindaco è stato eletto.... puff!! ecco di nuovo i teli a coprire il monumento.
Secondo l’assessore Antonio Fracassini, la fontana è stata sottoposta ad un’accurata pulizia dal guano, ossia dalla cacca, dei piccioni.

Beh, se fossimo in un’altra città e se non conoscessimo come opera l’amministrazione comunale guidata dal “guerriero della luce”, nonché impavido sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, avremmo tolto tanto di capello di fronte a tutto ciò....
Ma... ca' nisciuno è fesso!

Basta fare due conti, Gabbianelli è il sindaco delle inaugurazioni facili.
Come quella della rotatoria vicino a Pesci, da settimane già funzionante ed inaugurata solo poco prima delle elezioni (come mai?). Oppure l’inaugurazione della fine dei lavori di ristrutturazione del tribunale, che però rimane ancora chiuso (come mai allora è stato inaugurato?). Ancora, dell’aeroporto, che nonostante sia stato inaugurato resta pura utopia (ri-come mai?).

Come dice Lubrano, “la domanda sorge spontanea”: non sarà che i lavori della fontana di Piazza delle Erbe non erano del tutto conclusi? Non sarà stato “spacchettato il regalino prima del natale” solo per una “ennesima inaugurazione” in previsione delle elezioni?
Perché tanto improvviso amore per questa fontana che oggi viene liberata dagli escrementi dei piccioni, quando molti monumenti e palazzi ne sono infestati e rimangono ignorati da anni?

Perché tanto rispetto per questa fontana da tempo dimenticata dall’amministrazione comunale?
Perché tutte queste attenzioni, quando è palese la distrazione più volte dimostrata verso le fontane della nostra città, basti notare Fontana Grande, una delle più importanti, lasciata perennemente senza acqua! E che dire della fontana di Piazza del Gesù con la fontana che lascia uscire l’acqua a gocce.

Io impacchetterei gli impacchettatori per gettarli nell’acqua fresca della fontana di Piazza delle Erbe, visto mai gli si rinfrescassero le idee!?
Ci vuole tanto a capire che a Viterbo c’è bisogno di un restauro completo e ben organizzato?
Invece di restaurare una fontana qui e un giardinetto là, bisognerebbe iniziare da una parte e rimettere a nuovo, per poi proseguire gradualmente fino ad ottenere una Viterbo più bella e restaurata con logica operativa.

Il modo in cui agisce l’amministrazione comunale è disorganizzato, pulire una singola cosa e lasciare intorno ad essa la sporcizia e il degrado a cosa serve?
Il vero problema è chi ha votato Gabbianelli, permettendogli di fare come gli pare e piace. Una vera beffa per quei cittadini creduloni che si sono fidati degli slogan di Gabbianelli: “Con Gabbianelli, ancora meglio!”.

Agnese Galeotti


La Macchina di santa Rosa nell’800

di Riccardo Manca

Dal 1802 al 1809, il tradizionale trasporto della Macchina di Santa Rosa venne sospeso. In quegli anni si svolse regolarmente la processione religiosa, che doveva aver luogo prima dell’Ave Maria, priva del trasporto della Macchina.
L’immagine di Santa Rosa veniva portata con un baldacchino preso in prestito da una chiesa viterbese.

Nel 1810 riprese il tradizionale trasporto. L’autorizzazione venne concessa dal barone Camillo de Tournon, prefetto francese del Tevere, che approvò uno stanziamento di denaro per le feste di Santa Rosa.
Il barone concesse che il trasporto del nuovo “Campanile che Cammina” venisse effettuato, annullando così, l’ordine del Papa. Camillo de Tournon giunse a Viterbo l’11 Gennaio 1810.

Il trasporto del 3 Settembre fu un vero trionfo con entusiasmo alle stelle per i Viterbesi. Grande fu lo stupore dei Francesi che, al seguito del prefetto, assistettero all’evento.
Assiepati lungo il percorso del “Campanile che cammina”, erano alcune migliaia di Viterbesi e moltissimi turisti.
Il disegno della Macchina è di autore ignoto. Alla base della Macchina era un drappo con la dicitura: “A S.Rosa di Viterbo / la patria riconoscente / eresse. L’anno 1810”.

Dopo dieci anni, nel 1820, Angelo Papini ottenne l’incarico di costruire la nuova Macchina di Santa Rosa, all’epoca trasportata da 36 Facchini.
Una curiosità. Il modello che Papini costruì nel 1823 costò 270 scudi, veniva illuminato da circa 250 lumini e raggiunse, per la prima volta nella storia, l’altezza delle mura castellane a ridosso della Chiesa di San Sisto.
Il costruttore della Macchina, intorno al 1893, riceveva dal Comune un compenso extra di 150 lire per le fermate del “Campanile che cammina” determinate dal fondo stradale dissestato. Alla fine dell’Ottocento l’altezza della Macchina superava di oltre un metro quella delle mura castellane.

Riccardo Manca


P.S.
Ringrazio sentitamente il direttore responsabile e l’intera redazione de “La Città” per gli auguri che mi sono stati rivolti in merito al raggiunto sogno: io giornalista!
Una bella esperienza, bella per davvero! Grazie!



Poteri forti a Viterbo

di Patrizia Coppa

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devo dire altro?

Patrizia Coppa


Tesori nascosti della città di Viterbo
Edicole sacre a Viterbo

di Pantaleo Spagna

Attraversando le nostre vie, sovente ci troviamo davanti a quegli altarini sulle pareti delle case, corredati da lumini, merletti, qualche fiore finto e si può pensare che gli abitanti di quelle vie riversino la loro fede alle sacre immagini in essi contenute.
Una religiosità popolare, ha dato origini alle “edicole”, quei tempietti, quasi piccole opere d’arte, ove sovente l’immagine di Maria invita alla preghiera.
Oggi, magari si passa frettolosamente per le strade, ognuno è preso dalle sue preoccupazioni, dai suoi affari e forse nemmeno fa caso a quelle immagini, che affettuose ci guardano di lassù, sui muri.

Viterbo, in ogni suo angolo antico, offre alla vista dei più attenti, questi meravigliosi tempietti: via Valle Cupa con la sua Madonna con Bambino, via del Ponticello ha una statuina della Madonna, via San Cristoforo con il Santo che attraversa il corso d’acqua portando sulle spalle il Bambino, via San Girolamo, via della Volta Buia, via del Cunicchio, via della Pettinara, via Santa Rita, via Cento Ponti, via Baciadonne, via Crochi, via delle Caprarecce e tante altre vie ci invitano a vedere, a godere di questi piccoli monumenti che ricordano la fede cristiana della nostra città.

Non parliamo poi delle immagini sacre campestri; sulla strada Capretta è il casaletto del Padre Eterno, strada Bagni con i santi Ilario e Valentino, strada Signorino con l’immagine della Madonna della Quercia, in strada Castel d’Asso una statua della Madonna e tante altre oasi di fede della gente contadina.
L’amore per la Madre di Dio e la devozione per i Santi, ha lasciato una testimonianza tangibile nel tempo portando sino a noi queste immagini sacre.
Il pensiero mi va, nel lontano Medioevo, quando non esistevano, né elettricità né gas e i vicoli dei paesi erano tutti bui come la pece. Solo le fiammelle dei lumini delle immagini sacre, davano il punto di riferimento, l’ubicazione al viandante notturno che si avventurava lungo le vie del borgo.
Allora, oltre l’aspetto sacro delle edicole, le stesse svolgevano una funzione sociale, nell’ambito della vita paesana, in sostanza i lumini erano la pubblica illuminazione di quel periodo.


Pantaleo Spagna


Soffrire molto nel proprio io


Nella cassetta delle lettere della redazione ho trovato la poesia che appresso pubblico, certo di fare cosa gradita all’anonimo redattore della stessa.
Il principio ispiratore di pubblicarla, deriva dal fatto che l’estensore deve “soffrire molto nel suo io”.
Deve essere una persona dall’animo buono, ma che si trova veramente in un mare periglioso.
Spero che rileggere quanto egli ha scritto, possa servire, quale sprone, per aprire maggiormente gli occhi, il cuore, l'animo e trovare quel Dio che cerca nella sua poesia.


“Faccio un salto e poi rientro dentro di me”

Sono in mezzo al mare
e tanta voglia di amare.
Ma fatico quando incontro le onde
e il buio si fa intorno a me.

Il mare si agita, è cattivo è la vita;
le difficoltà mi agitano
e mi dispero un po'.

Ho voglia e guardo intorno a me,
sono solo, vedo il buio e tante onde
che mi travolgono, ma che cosa vogliono?

Dove vado? Cerco di salvarmi
e vedere in quale direzione andare.
Ho voglia di gridare: “Ma che ci sto a fare
qui in mezzo a tanta acqua? In mezzo al mare?”

Mi dico:
“Mi trovo bene essere solo”,
ma poi ho una tentazione di andare verso la città
perché mi mancano gli uomini
dico: “Faccio un salto e poi rientro dentro di me”.

Tuoni, lampi... mi vogliono mettere paura
e la fatica è dura, devo farcela contro.
Non so dove andare; cerco qualcuno
Mio Dio dove sei?

Anche la luna sembra nascondersi
nessuno si fa vedere.
Le stelle giocano a nascondino.
Dov’è una luce?

A che serve la tempesta?
Faticare così tanto?
Sto male, a chi mi rivolgo?
Stare con la gente o da solo?
Ha senso amare.. nel buio?















































































































































































































































































postato da: Spvit | 18:44 |