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giovedì, luglio 15, 2004

14 Luglio 2004
Anno XIV n° 13


Quello del sindaco Gabbianelli
Un futuro... a strisce
di Mauro Galeotti

Per mesi da queste colonne abbiamo scritto di tutto e di più sulla cattiva gestione del Comune di Viterbo ad opera del “guerriero della luce”, dell’“uomo dai facili calci in culo”, del “peggior sindaco di Viterbo dal dopoguerra ad oggi”, insomma di Giancarlo Gabbianelli, sì proprio lui, quello che metteva i timbri al Tribunale di Viterbo (ma perché non c’è rimasto!). Ta pum, ta pum, ta pum, ricordate?
Ci siamo impegnati tutti noi ad aprire gli occhi ai nostri lettori, avvisandoli della mala gestione della cosa pubblica cittadina.
Ben oltre diciassettemila ci hanno seguito, uno su tre, il resto, troppi davvero, sono stati trasportati dalla corrente. Dall’onda. Dalla tendenza. Dal caos. Ed eccoci a dover sottolineare in rosso che Gabbianelli si è rivelato per quello che è stato, è, e sarà: “il peggior sindaco di Viterbo dal dopoguerra ad oggi”.
La prova, se ce ne fosse bisogno, è la situazione incredibile che lui stesso ha voluto creare in Comune. Sta appoggiando un governo zoppo, anzi zoppissimo, della nostra Viterbo. Ha voluto-potuto nominare solo quattro assessori su otto, perché Forza Italia, finalmente, non vuole più stare ai voleri del sindaco-padrone. Non ho mai visto, in questi ultimi anni, Forza Italia così unita, così compatta. Il merito è dei consiglieri e dei politici che la rappresentano.
E guarda il caso a guidare il carro azzurro è quel Rodolfo Gigli, onorevole, che ha un bagaglio di esperienza alle spalle da far invidia a chiunque voglia intraprendere la carriera politica.
Ricordo nella precedente amministrazione, mal guidata da Gabbianelli, che gli assessori, di qualsiasi colore loro fossero, erano tutti al servizio di Giancarlo. Il sindaco, infatti, ha un potere troppo forte, che purtroppo gli dà la legge, e può arrotolare o srotolare qualsiasi assessore a lui non gradito o viceversa.
In questi cinque anni appena trascorsi i partiti, FI, UDC e, perché no, AN (il partito di Gabbianelli), non hanno protetto i loro assessori dagli umori del Giancarlo locale. Ed allora bisognava stare attenti, noi giornalisti, a non esaltare troppo, sui nostri articoli, quell’assessore o quell’altro, perché non si poteva mettere in ombra il dio in terra, onnipotente: il gabbianello di casa nostra.
Era rischioso.
Poteva addirittura “cacciare via” chi avesse osato cotanto affronto a Sua Maestà.
Ma oggi, caro Giancarlo, ta pum, ta pum, ta pum, le cose sono cambiate. Sulla tua strada hai trovato Nando Gigli e amici che ti stanno facendo un mazzo così!
Oh sì! tu la tua arroganza non l’hai mica mai persa! e ancora ci provi a tirare calci in culo a destra e a manca, specialmente se ti toccano l’architetto Armando Balducci, come hai affermato in Consiglio comunale. Ma pensa al tuo... futuro, che mi pare, Forza Italia, tutta, te lo abbia reso a strisce o nero (il tuo colore preferito!), scegli tu!
Continua pure ad assumere la strafottenza che ti distingue. Continua pure a dichiarare che hai un caratteraccio, quasi fosse un merito quando lo dici. Continua pure a dire che ami i Viterbesi, tutti...
Se sei coraggioso... se ci ami davvero... dimostralo!
Dimettiti!
Fai finire questo incubo che ti vede unico attore. Libera la tua, la nostra città, da te!
Ma siccome non ti dimetterai, dimostra, almeno, di essere il sindaco della Città. E dai a Cesare, o meglio a Nando, quello che è di Nando & C.
L’Urbanistica!
Ma a te preme mantenere in carica Armando Balducci, hai paura che il tuo fedele amico, una volta persa l’Urbanistica sia defenestrato, ma non è così, stai tranquillo. Ti dico stai tranquillo!!
O forse... vuoi vedere che invece non stai tranquillo!? ma perché mai! ma non sono tuoi alleati quelli di Forza Italia?
Non avete guidato insieme, per i passati cinque anni, il Palazzo?
Allora fidati.
Beh, sì, il tuo partito ha perduto consensi, ha perduto un consigliere e Forza Italia invece ne ha guadagnati due e qualcosetta in più meriterebbe, questo è pur vero, specialmente se pensi che sei sindaco grazie all’appoggio importante di Nando Gigli & C.
Lo so che ti rompe le palle, ma a Gianca’ c’hai da sta’, o chini la testa o salti la minestra!
Ormai sei grande, le cose come vanno lo sai.
Ma tu la testa non la chini, non ne hai l’orbace, sei troppo pieno di te, talmente pieno che... scoppierai.
Mauro Galeotti


Che sarà mai un po’ d’olio di ricino!
di Bruno Matteacci

L’arroganza, la prepotenza, l’esercizio del potere oltre i limiti, hanno trovato il fondo; tutto ha un limite, tutto prima o poi viene a galla. Dove c’è la democrazia e non la dittatura, tutto ha fine. A Viterbo qualcuno si era illuso che le cose sarebbero potute andare avanti, non dico per un Ventennio ma per un altro quinquennio! La gestione politica amministrativa del sindaco, Giancarlo Gabbianelli, ha raggiunto il traguardo. Certo non è il traguardo voluto dal sindaco di Viterbo, eletto dal 56% dei Viterbesi.
Viterbesi, popolo sereno, tranquillo, laborioso, fiducioso, credulone che lo ha voluto, nuovamente, sullo scranno più alto del Comune. I benpensanti avrebbero dovuto capire, prima del dodici giugno, che nell’aria c’era un malumore, un non gradimento, sulle candidature del centro-destra; per non dire che già si sentiva puzza di bruciato.


Già in fase pre-elettorale si notava un certo atteggiamento prepotente di Gabbianelli e compagni... o scusate, volevo scrivere camerati, che già volevano stabilire il numero degli assessorati, delle poltrone da occupare, delle presidenze da regalare ai sciocchi servitori e ai portatori di acqua, magari con il secchio bucato; si perché ci sono stati gregari che non sono giunti al traguardo, ma che comunque gli avevano già assicurato una presidenza... vedremo poi, Gigli permettendo, se quanto ventilato o sospettato avverrà. Il tempo ci darà ragione! Non lo hanno voluto capire i Viterbesi, se non quei 17.856 elettori che hanno negato il voto a Gabbianelli, preferendolo a Severo Bruno. I Viterbesi avrebbero dovuto capire che il carro del centro-destra partiva con delle ruote traballanti che poggiavano sì su un asse solido, ma sboccolato difetto che non avrebbe consentito al carro di marciare diritto e giungere al termine della corsa. C’erano, in poche parole, tanti discorsi che lasciavano chiaramente intendere che non esisteva accordo fra le parti; che c’era chi voleva abbuffarsi di posti di potere e chi si accontentava, invece, di amministrare i soldi della collettività. In questo trambusto di supposizioni, di chiacchiere, di speranze uscì una voce, che fece addrizzare le orecchie, che fu recepita da tanti, me compreso, con piacere. Gigli Rodolfo, Nando per i più, concorrerà con Forza Italia. Conoscendolo e avendo, nel tempo, apprezzato le sue doti, ebbi la certezza che la mosca per il naso Nando non se la faceva passare. Detto e fatto; oggi, dopo la prima seduta del Consiglio Comunale, con piacere, posso dire: “anvedi come bussa Nando!”.


L’arroganza del sindaco; il quale ha lasciato intendere che lui usa gli scarponi chiodati per dare i calci in culo a chi si trova nella sua stanza, sui suoi passi e che non condivide le sue proposte, le sue iniziative, i suoi voleri, le sue argomentazioni, le sue scelte dei collaboratori... in poche parole... i suoi amici; è venuta meno, Se continua cosi Gabbianelli potrà preparare la valigia per andarsene a casa, in quanto la pacchia, di amministrare a modo suo, sarebbe finita! A me pare che, troppo spesso, si usa il pronome possessivo “suo”, ma se andassimo ad analizzare i cinque anni di vita amministrativa del Comune di Viterbo, troppi ne troveremmo. Poi i conti devono quadrare ed essere trasparenti e non solo numeri freddi, ragionieristicamente parlando. A seguito di ciò ecco il primo ostacolo che ha messo in pericolo di naufragio il tranquillo veleggiare della barca Gabbianelli; non per colpa dei vari gabbiani, tanto ricordati da lui e camerati; ma per una variazione al bilancio, per la gestione di un avanzo di Euro 1.945.370,44 pari a lire 3.766.761.569 dicasi (tremiliardisettecentosessantaseimilionisettecentosessantunomilacinquecentosessantanove) di cui: Feste per Santa Rosa lire 677.694.500; compensi per T.F.R. al personale trasferito dal Comune ad altre Società comunali lire 182.000.000; parcelle per spese legali lire 193.624.000.

Udite, udite!! Sono state spese lire 193.624.000 per il servizio di navetta. A proposito della navetta ricordo, al lettore, che il sindaco, più volte, si è vantato di essere riuscito a non far abbassare più le sbarre del passaggio a livello di viale Trieste, ma non si è mai degnato di far sapere che il Comune, quindi noi, pagavamo lire 193.627.000 per le prestazioni fatte dai titolari di Taxi, per il trasporto giornaliero del personale di Trenitalia, dalla stazione di Porta Fiorentina a quella di Porta Romana e viceversa; oltre, logicamente, al limitato costo per l’occasionale trasbordo di utenti, il servizio ferroviario, tra le due stazioni. Ai Viterbesi troppo caro è costata la tanto ventilata vittoria del sindaco sulla eliminazione, temporanea, del passaggio a livello... Pensionato, operaio, tu che devi vivere con esigue somme sobbarcandoti tutti i costi per una sopravvivenza, almeno degna, pensa che il sindaco, per fare bella figura davanti ai “gerarchi” e forestieri, ha speso i nostri soldi per addobbi e allestimenti idrici (sic!) per un totale di lire 69.705.720 e lire 38.725.400 per un rinfresco.


Non solo hanno magnato a sette ganasce, fregandosene di chi paga, ma Gabbianelli ci ha fatto spendere, per addobbi floreali, lire 12.285.755 oltre a lire 16.458.295 per compensi a qualche ragazza che fungeva da sorvegliante lungo i corridoi del Palazzo dei Priori, durante la serata del trasporto della Macchina di S.Rosa o meglio della serata della magnata; alla faccia dei Viterbesi che si sono visti sottrarre, sebbene paganti, una intera tribuna per cederla, gratuitamente, a “gerarchi” romani ai quali si poteva riservare parte della tribuna. Il sindaco ha fatto spendere, per la presenza di un giorno di forestieri, lire 4.840.575, per una pulizia straordinaria dei locali di rappresentanza. Dovremmo concludere dicendo: “mamma mia come erano sozzi i locali frequentati dal sindaco!”; forse il tutto è dipeso dal fatto che lui indossa, come chiaramente ha fatto intendere, scarponi chiodati che, purtroppo, raccolgono sporcizia e deiezioni varie. In compenso, la generalità dei Viterbesi ha potuto gustare, per lire 18.588.192, la bellezza dei fuochi artificiali, con un laconico sospiro: “poveri soldi di noi Viterbesi, finiti in fumo”.


Il denaro meglio speso e che tutti i Viterbesi non rimpiangono è stato quello per il pranzo dei facchini di Santa Rosa, gli unici che se lo meritano; anche se spesso il merito è sempre lui che se lo vuole accaparrare, sia con la sua dovuta partecipazione iniziale per il saluto ai facchini, che con l’arrogante comportamento, di competenza del più umile tutore dell’ordine, lungo il tragitto del trasporto della Macchina di Santa Rosa. L’amara conclusione che il povero cittadino viterbese deve tirare è che i guai non finiscono qui al Comune di Viterbo, ma che, grazie al presidente di Alleanza Nazionale, Michele Bonatesta, che si è subito preoccupato del caso sollevato, non da Gigli come Rodolfo Gigli, ma da Gigli come capogruppo di Forza Italia, il quale ha, per ora, concesso alla attuale amministrazione, solo l’appoggio esterno; impegnandosi, volta per volta, a valutare i problemi, e quindi di non entrare in Giunta. A questo punto il senatore Bonatesta ha minacciato la crisi amministrativa alla Provincia di Viterbo, facendo venire meno l’appoggio di A.N. a Forza Italia. Sarebbe come dire “tu mi rompi le palle al Comune (alludendo a Gigli) e io te le rompo alla Provincia retta dal presidente Giulio Marini di Forza Italia”.
Bravi, andate avanti così: i Viterbesi ve ne saranno grati, anche se questa volta hanno bevuto tutto manca, per ora, l’olio di ricino!
Bruno Matteacci


Uno sguardo a Piazza Verdi, Prato giardino e Piazza della Rocca
di Agnese Galeotti

In Piazza Verdi, meglio conosciuta come Piazza del Teatro, oltre alla spaventosa lentezza dello svolgersi dei lavori in corso per la ristrutturazione del Teatro dell'Unione, ho notato la presenza di alcuni cavi scoperti penzolanti, sicuramente antiestetici e probabilmente pericolosi.
Inoltre tutti i vasi avanti agli ingressi del Teatro sono mal ridotti e le piante quasi tutte secche, decisamente poco ornamentali per la facciata di un teatro.
E ancora, tra Piazza Verdi e Via fratelli Rosselli, è un profondo avvallamento della strada, la quale ha ceduto. Molto pericoloso. Soprattutto per le autovetture più basse che battono contro i sampietrini ogni volta che passano per quella via.
Aspettiamo l'intervento dell'Amministrazione Comunale.
...aspettiamo un po'!


A Prato giardino è ricominciata, da qualche giorno, la manifestazione "Viterbo Estate", con stand e spettacoli all'interno del parco pubblico. Come successo l'anno passato, nessun rispetto è stato fatto mantenere dall'amministrazione comunale nei confronti delle aiuole, continuamente calpestate per la mancanza di alcun tipo di recinto.
Inoltre il parco è quasi del tutto al buio, basta andare verso i bagni pubblici all'interno di esso, per essere sommersi dalle tenebre!
Chi assicura i cittadini di non essere aggrediti se decidessero di fare una passeggiata al di fuori degli stand?
Mmm... non sarà tutta una tattica per concentrare "i polli nel pollaio a beccare il mangime del padrone"?! Eh sì, non potendosi allontanare dalle varie bancarelle, è più probabile che i ragazzi passino il loro tempo a spendere e spandere tra i vari stand. E come sempre, il rispetto delle persone viene dopo quello per il portafogli...


In Piazza della Rocca ho notato che il Comune ha fatto sostituire le pietre delle aiuole spartitraffico poste davanti al Museo della Rocca. Mi chiedo perché, visto che erano in buone condizioni. Perché sprecare i "nostri" soldi cambiando qualcosa che non ha bisogno di essere sostituita?!
Sindaco Gabbianelli, quei soldi non potevano essere spesi in maniera migliore, realizzando i marciapiedi dove mancano? Ad esempio in Viale Raniero Capocci presso il Crocifisso, oppure in Viale Trieste, oppure nel Quartiere Ellera, del tutto mancanti in numerose vie, oppure...
Agnese Galeotti


Omaggio a Gabbianelli
Nessuna risposta

Al neo eletto sindaco Giancarlo Gabbianelli noi iscritti delle associazioni non profit di volontariato Itinera ed Itinerando, con oltre 1800 tesserati, avremmo voluto fare le congratulazioni e gli auguri per un buon mandato, come già fatto per la precedente tornata elettorale. Due righe sincere di buon augurio, un oggetto in argento e una rosa bianca ben auguranti.
Non lo abbiamo potuto fare per due motivi precisi, prima di tutto ancora non abbiamo capito se Gabbianelli abbia veramente vinto queste elezioni oppure no, e poi, soprattutto, non abbiamo ancora saputo se gli auguri e l'omaggio dell'altra volta li abbia mai ricevuti. Non una parola, non un cenno di risposta.


In compenso però, Gabbianelli ci ha cacciato dal Centro Sociale Polivalente, ci ha sfrattato dalla sede legale, ci ha escluso da ogni progetto comunale e non ha mai risposto neppure alla nostra domanda di iscrizione all'albo del volontariato comunale. Per queste ragioni più che un augurio di buon mandato, ci auguriamo che possa essere “mandato” a casa sua. Sarebbe l'unico modo con cui oltre mille persone possano continuare a svolgere il loro lavoro di volontariato. Gli auguri più sentiti vanno a Rodolfo Gigli, l'unico vero politico viterbese in grado di riportare un po' di democrazia e giustizia in questa città deturpata da cinque anni di arroganza gabbianelliana. "Anvedi come balla Nando!"
Gli iscritti Itinera ed Itinerando


Festa in parrocchia
di Pantaleo Spagna

Il giorno 9 u.s., alle ore 21, nel piazzale della chiesa del Sacro Cuore, si è svolta una bella manifestazione a conclusione del GREST 2004.
Organizzatrice perfetta di tutto il soggiorno, è stata la signora Katia, la quale con molta pazienza ed abnegazione nel corso delle due settimane del raduno, ha diretto tutto con perfezione, facendo si che i ragazzi si sentissero a loro agio.
Lo scopo della cerimonia di questa sera organizzata dal Parroco, è stato quello di festeggiare i piccoli partecipanti al grest e dare cosi modo ai genitori dei ragazzi stessi, di conoscere le varie attività che nell’ambito del soggiorno nei locali della parrocchia, i loro figlioli hanno svolto con gare, giochi, animazioni, canti, gite.


Il Parroco, dopo aver fatto vedere un video sul grest realizzato dal signor Di Prospero, dal quale tutti si sono resi conto come si è svolto il soggiorno, ha dato la parola alla signora Giovanna, quale presentatrice ufficiale della serata, la quale ha presentato e spiegato a tutti l’iter della manifestazione. La festa alla presenza di numerosi genitori e numerosi abitanti del quartiere, è stana animata da una sceneggiatura su Pinocchio di sei scene in originali costumi, recitata e interpretata dai bambini del grest.
Un plauso particolare si deve alla signora Fiammetta, coreografa della manifestazione, la quale ha curato in particolar modo la recita e i balletti che hanno movimentato la serata. Sono state eccezionali le catechiste e le animatrici e animatori che per tutto lo spettacolo hanno seguito e guidato i ragazzi dai più piccoli ai più grandini.
Lo spettacolo è finito con un bel buffet tra l’allegria generale.
Pantaleo Spagna


Prova di portata
di Frisigello

Per limitare le spese al costruttore della Macchina di Santa Rosa, il Comune di Viterbo decise nel 1920, di concedere a Virgilio Papini, l’ex Chiesa della Pace, per costruire la Macchina di Santa Rosa.
Qui, già da alcuni anni, negli ultimi giorni del mese di Agosto, si svolgeva la misurazione e la scelta dei Facchini.
Nella Chiesa di Piazza Luigi Concetti, sconsacrata nel 1870, si andavano a radunare decine di uomini vigorosi i quali, per esattezza, dovevano dare una dimostrazione pratica della loro forza, trasportando per un breve tratto, un peso vicino al quintale. Dopo accurate ricerche non sono ancora venuto a conoscenza di notizie più dettagliate riguardanti questa prova di portata.
Al tempo di “Volo d’Angeli”, alla “prova di portata” di ciascun facchino veniva attribuito un punteggio. Questo poteva variare da uno a quattro punti. La votazione era così suddivisa: un punto per come si alzava la cassetta; da uno a due punti era per il lavoro che svolgeva il facchino nella vita; un punto per l’andatura del facchino durante la prova di portata.


La cassetta, all’epoca, non era munita di cavalletto ed aveva un peso di 160 chilogrammi.
Intorno al 1979, con l’avvento di “Spirale di Fede”, la cassetta venne provvista di un robusto cavalletto in ferro. In seguito anche il peso venne diminuito: 150 chilogrammi.
Tra le mura dell’ex Chiesa della Pace, Virgilio Papini ha scritto le pagine più affascinanti della storia della Macchina di Santa Rosa.
Chiunque passava trovava Virgilio Papini impegnato intorno ad un pezzo della Macchina all’interno dell’ex Chiesa.
L’acutissimo ideatore, accoglieva tutti i concittadini con eccellente cordialità. In seguito, conduceva parenti ed amici, in una stanza proprio a ridosso della Chiesa, in cui aveva lo studio per spiegare i particolari dei suoi disegni della Macchina.
Frisigello


Riccardo Manca è giornalista!

Riccardo Manca, giovane appassionato di storia locale e di ogni cosa che riguardi la Macchina di santa Rosa coi suoi Facchini, è stato nominato giornalista-pubblicista dall’Ordine interregionale dei giornalisti del Lazio e Molise.
I redattori ed il direttore responsabile di questo quindicinale augurano al novello giornalista di raggiungere le più alte vette e di battere tutti i traguardi da lui ambiti.
La redazione



Viterbo esoterica
di Giancarlo Di Lorenzo


Tramanda il più antico cronista viterbese, quell’Anzillotto della metà del ‘200 che Viterbo possedeva sei nobiltà (cose eccezionali), tra cui la bella Galiana, di cui molto si è detto, e una donna chiamata Anna dai capelli metà rossi e metà verdi.
Due secoli dopo un altro cronista viterbese, Nicolò della Tuccia, continuatore di predetto Anzillotto, tramanda la leggenda, rievocata peraltro negli affreschi della Sala Regia di Palazzo dei Priori nel Municipio di Viterbo ma smentita dall’Enciclopedia Italiana, che un avventuriero viterbese sarebbe stato il capostipite della dinastia bizantina e poi astigiana dei Paleologi (palaiòs lògos = vecchia parola da Viterbium = Vetus verbum), per cui lo stesso Zar di Russia lvàn il Terribile ne sarebbe stato discendente attraverso la nonna patema, mentre una delle due bisnonne paterne era addirittura genovese (!).


Più diffusa nel Medioevo la leggenda del Prete Gianni, che il cronista tedesco Ottone di Frisinga ricorda di aver saputo nel 1145 a Viterbo da un vescovo siriano, che gli avrebbe riferito di un vasto impero dell’Asia centrale, metà buddhista e metà cristiano (nestoriano), vincitore degli islamici, definito del Prete Gianni, secondo l’orientalista Mario Bussagli da una deformazione di una parola cinese (più tarda è l’identificazione con l’imperatore d'Etiopia). Tornando a Nicolò della Tuccia è egli la più antica fonte del pittore Lorenzo da Viterbo, giacché Giorgio Vasari nelle sue Vite non ne parla, così come non parla di nessun pittore viterbese, anche se secondo alcuni critici Lorenzo sarebbe stato allievo di Masaccio e avrebbe sentito degli influssi di Benozzo Gozzoli e di Piero della Francesca. Il Tuccia ricorda di essere stato raffigurato nell’affresco dello Sposalizio della Vergine sito nella chiesa suburbana di S. Maria della Verità ed infatti in base a quella testimonianza più dettagliata egli è stato individuato nell’anziano dal cappello rotondo, che insieme con altri personaggi ci documenta sul costume fisico e civile della buona società viterbese del tardo Quattrocento (1469). Il dipinto, assai danneggiato dai bombardamenti del 1944 e poi ricostruito in base a una riproduzione giovanile del pittore locale Pietro Vanni, qui ci interessa in quanto “eretico” o almeno non in linea con i dettami della Chiesa Cattolica, benché si trovi in una chiesa cattolica, dal momento che tra le donne figurano le due ostetriche del Vangelo apocrifo dello pseudo Matteo, escluse dalla Chiesa Cattolica in quanto esaminatrici della verginità di Maria, indiscutibile dogmaticamente perchè affermata dal profeta Isaia e dai Vangeli (l’eresia sarebbe giunta a Lorenzo attraverso la cultura bizantina). Sarebbe qui troppo lungo trattare dei rapporti tra Viterbo e il più enigmatico dei poeti, Dante Alighieri. Qui mi basta ricordare che anche se il Divin Poeta diverse volte allude a Viterbo tanto che i fiumi infernali gli furono ispirati dal nostro Bullicame, egli mai la nomina nel suo poema, a differenza di altre città. Probabilmente vi si trovò a soggiornare almeno durante la famosa ambasceria nella Roma di Bonifacio Vlll. Certamente il bassorilievo forse del IV secolo sito nell’ex lavatoio sotto il ponte del Duomo gli ispirò l’episodio del centauro Nesso nel canto Xlll dell'Inferno, anche perchè sotto il poeta rievoca l’assassinio di Enrico di Cornovaglia avvenuto in quella chiesa del Gesù che è a pochi metri dal bassorilievo. Ma ciò che rende più misteriosa una città sono le formelle, le effigi scolpite o incise sui muri o sugli architravi delle porte. Esse sono di varia origine, riconducibili grosso modo a tre: nobiliare, ecclesiastica, corporativa.


A cominciare dallo stemma comunale, a Porta S. Pietro è il leone con la picca, prima che, come ricorda il nostro Anzillotto, essa picca venisse sostituita dalla palma di Ferento distrutta dai Viterbesi nel 1172 con il pretesto dell’eresia del crocefisso con gli occhi aperti (secondo alcuni il primitivo stemma civico sarebbe stato il liocorno, da come risulta dagli stemmi delle città nel pavimento del Duomo di Siena ma esso liocorno che fine ha fatto?).

Tra gli altri stemmi pubblici, le aquile effigiate nel Palazzo dei Papi non sarebbero ghibelline ma guelfe perchè hanno la testa rivolta a destra (quindi nessun misterioso contrasto coi Papi), così come la “T” di via S. Antonio non allude ai misteriosi Templari ma al bastone di S. Antonio Abate, cui la via è intitolata.
Tra le effigi anomale menziono le stelle intrecciate incise a Via Bussi da un massone che ivi abitava. Invece le misteriose testine umane che occhieggiano qua e là sono riconducibili a un’usanza apotropaica (di scongiuro) presente anche in Toscana e in Liguria (erroneamente il popolo parla di immagini diaboliche). Una è quella che improvvisa appare nel campanile dell’ex chiesa di S. Stefano accanto al cinema Genio per chi scende da Via S. Maria Egiziaca. Un’altra è scolpita nelle mura castellane visibili entro il Museo del Duomo. Un’altra (dubbia) è all’inizio di Via del Ganfione di fronte all’ex lavatoio. A pochi metri di distanza, all’inizio di Via Valle Piatta, ve n’è un’altra. E altre due sono a Via dell’Incontro, a San Pellegrino. Tra le formelle inspiegabili è il profilo muliebre con acconciatura greca al n. 40 di Via Borgolungo, al cui angolo è una figura che sembra l’Apollo di Veio (residui etruschi?). In un’altra vecchia viuzza, dalle misteriose case rinascimentali e popolane, Via Valle Cupa, è il bastone con il serpente intrecciato, simbolo del dio medico Esculapio e della medicina (n. 46) e due segni veramente inspiegabili (soprattutto il primo che non è religioso): “T” con una “V”, rovesciata al piede, al n. 27 e “V E - V S” divise da una croce avente il segno della freccia al piede, al n. 20. Quest’ultimo segno è presente anche all’inizio di Via S. Luca, a pochi metri da quella Via della Parrocchia dove in una colata di cemento io ho scorto l’immagine della Sindone.


Del resto lo stesso acronimo IHS (Iesus Hominum Salvator) iscritto in un sole raggiante è assai frequente a Viterbo. E’ presente nell’iconografia della Chiesa Cattolica ed è riconducibile a San Bernardino da Siena, ma alcuni vi scorgono significati esoterici. E poi dopo tante cose religiose, un simbolo fallico nella pietra angolare tra Via S. Pellegrino e Via Cardinal La Fontaine.
Infine, dopo tanto mistero, a Viterbo non poteva mancare una scritta strana: è quella in caratteri armeni sbalzati dal 1356 nell’architrave e negli stipiti della porta dell’ex ospedale (poi gerontocomio) dei SS. Simone e Giuda dietro la chiesa di S. Giovanni in Zoccoli a memoria dei monaci armeni che gestivano detto ospedale.
Giancarlo Di Lorenzo


C’era una volta

C’era una volta un bambino di dodici anni che aveva un sogno nel cassetto. Uno di quei sogni comuni ai bambini della sua età. Sognava di essere uno dei tanti giornalisti che macchiavano di inchiostro la carta dei quotidiani. Passano gli anni. Arrivano i primi amori, le prime avversità della vita. La voglia di realizzare quel sogno, però, in lui non ha mai vacillato.
Una notte del Maggio 1995, quel bambino ormai adolescente, ha iniziato a studiare il complesso di Santa Maria in Gradi. In mente, forse, ha già l’argomento da trattare per realizzare quel sogno: la storia della città di Viterbo. Nel corso di questi anni quel bambino, ormai ragazzo, (perché gli anni non passano solo per gli altri) ha esaminato innumerevoli documenti riguardanti personaggi, fatti e curiosità della “sua” Viterbo. Un lavoro duro, intenso, fatto di stampe, spesso impolverate, per raccontare il tempo che fu. Molte le ore sugli annosi libri d’archivio, altrettante quelle trascorse davanti al computer. Giorni e giorni trascorsi in biblioteca o all’Archivio di Stato. Interi pomeriggi a scrivere, a rileggere, a perfezionare, magari quando gli amici erano sotto l’ombrellone, oppure alla “Faggeta” per combattere il caldo estivo.
Un giorno del Maggio scorso, quel ragazzo, classe 1978, ha ricevuto una telefonata sul proprio cellulare. Una voce femminile ha dato il respiro della vita a quel sogno. Quel sogno che lui, per anni, ha cercato, voluto, accarezzato. Poi di corsa via, in automobile, a prendere quel sogno.
Gli ho telefonato anch’io per complimentarmi: “Risponde la segreteria telefonica...”.
Oggi, quel ragazzo, che il destino ha voluto fosse il giornalista Riccardo Manca, è veramente convinto che possa fare di questa esperienza un altro dei suoi ricordi indimenticabili.
L’avventura inizia qui, forse un altro bambino, leggendo questo foglio, comincerà anch’egli a sognare e magari un giorno…
Un amico
































































































































postato da: Spvit | 14:03 |