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giovedì, febbraio 28, 2008 Ti aspetto su ()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()() Domenica 6 Aprile 2008
ED OGNI PRIMA DOMENICA DEL MESE
MERCATINO DELLE CURIOSITA’
SUL PARCHEGGIO ESTERNO DEL CENTRO COMMERCIALE TUSCIA per prenotazioni telefonare al 3393337869 27 Febbraio 2008
Anno XVIII n° 4 Dobbiamo innanzi tutto crederci noi stessi Mai come canne al vento!!! Mauro Galeotti I genitori dell'aeroporto a Viterbo, terzo scalo laziale, sono riuniti a Viterbo nella forte e solida famiglia del Comitato per l’aeroporto e le opere della Tuscia.Tutti intorno sono i loro figli: la Regione Lazio, la Provincia di Viterbo, il Comune di Viterbo, i Comuni umbri, i Comuni toscani, testate giornalistiche, testate giornalistiche on line, associazioni, cittadini qualsiasi e tra questi pure io. Insieme a noi ecco spuntare i marpioni, quelli coi tentacoli del polipo, quelli che con le loro aderenze politiche, stanno già attorcigliando i possibili affari che un importante struttura come l’aeroporto può offrire. Questa nostra città mi pare diventata terra di conquista! Il primo che arriva e pianta la sua bandiera, irremovibile, fa quello che vuole, costruisce in ogni dove, sopra, sotto, sulla terra, sotto terra, e buca, scava, si infila tra il peperino tenace ed il morbido tufo per piantare le basi di immobili, che purtroppo rimarranno immobili. Il mostro-torre di Via Matteotti ne è l’esempio inamovibile. Prepotente, brutto, invadente, vergognoso, con le sue quattro sentinelle con l’elmo plumbeo a comignolo. Sentinelle che rinforzano i quattro angoli della torre, manco fossero speroni di sostegno... e, in più, disturbano il tranquillo transito su quella via. Ma dove sei finito settecentesco Palazzo Pocci, che tanta armonia davi a quella che un tempo era detta Via Principessa Margherita?! Oh! sì!! sono bastate poche bombe per atterrarti e ora un altro bombardamento sarebbe proprio opportuno per sgominare l’enorme, enormità, enormemente possente. Dobbiamo stare uniti con forza, e vigilare, perché gli interessi che stanno nascendo e nasceranno, con la realizzazione dello scalo aeroportuale, sono evidenti e non dobbiamo permettere che appetiti disonesti, sfruttatori, coinvolgano il territorio viterbese ed i suoi abitanti a forzature tali che potrebbero deviare gli interessi principali della Tuscia e dei suoi confinanti. Interessi per il lavoro, l’economia, il commercio, l’industria, il turismo, l’accoglienza, il folclore, lo sviluppo della viabilità e della rete ferroviaria, la cucina coi prodotti alimentari, la visibilità e la credibilità internazionali. Il segreto per ottenere il massimo dall’opportunità che Viterbo ha con la realizzazione dell’Aeroporto della Tuscia è quello di essere, innanzi tutto, tutti onesti, prima con noi stessi, poi con gli altri. Intendo dire non pensare agli affari propri e personali, ma a quelli che possano coinvolgere la comunità che convive nel territorio. Gli interessi di tutti premieranno le opportunità di ogni singolo cittadino, nessuno escluso. Lo so faccio ridere se penso, insieme a te, che mi stai leggendo, agli enormi interessi economici che stanno dietro alla macchina del potere. Se penso alla corsa che già è in atto, per carpire promesse, appalti, affari, intrallazzi, specialmente in questo periodo elettorale. Sai quante promesse faranno, sai quante belle parole diranno, sai quante cazzate si inventeranno per carpire il tuo voto, il nostro voto. Abituiamoci ai sorrisi ipocriti, agli abbracci fasulli, al numero di telefonino concesso a tutti per poi, dopo aver raggiunto lo scopo, cambiare quel numero. Prepariamoci ad una corsa ipocrita, ad un nuovo assalto alla città ed ai suoi abitanti. E mi spaventa quando guardo l’incompiuto Ospedale di Belcolle e a quello che doveva essere l’Ospedale psichiatrico, ridotto al solo scheletro di cemento armato. E penso all’Aeroporto!!! Infatti, mi spaventa la lungaggine burocratica che potrebbe avvolgere il nostro scalo aeroportuale. Mi spaventa il solo pensiero di vedere svanire nel tempo l’ennesimo sogno viterbese, dopo le promesse per il raddoppio della Cassia, le promesse per il potenziamento della ferrovia, le promesse per lo sviluppo industriale, le promesse per lo sviluppo termale. Parole sulle parole nelle parole che mi hanno accompagnato per tutta la vita! L’aeroporto sarà di tutti, e ovvio, ma lottiamo perché resti ai Viterbesi, a tutti i Viterbesi, e che non sia terra di conquista per i soliti mafiosi dell’edilizia, dell’economia, dell’industria, del turismo. Chi dovrà beneficiarne sarà solo ed esclusivamente Viterbo, con le sue mura, le sue torri, le sue chiese, le sue fontane, le sue piazze e... le sue genti! Facciamo sì che Viterbo sia protagonista! Non dobbiamo essere canne al vento!! a proteggerci, sono convinto, sarà, comunque, quel Padre Eterno abbandonato a se stesso. Dimenticato da tutti, rifugiatosi nel cinquecentesco Casaletto, costruito sulla Strada Capretta, ridotto ad ignobile ricettacolo di immondizia! Una vergogna per tutti noi. Mauro Galeotti Se prostrato mi adorerai... Claudio Santella Afferma il professor Luciano Eusebi, ordinario di diritto penale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, che una società civile che applica la pena di morte deroga all’imperativo, sul quale si fonda la democrazia, del mutuo riconoscimento tra gli individui come soggetti il cui esistere determina di per sé la titolarità dei diritti fondamentali e, in primis, della vita, a prescindere da qualsiasi altrui giudizio sulle condizioni, sulle qualità o sulle capacità che in un dato momento lo caratterizzino.La pena di morte, infatti, recide nella maniera più drastica e definitiva il rapporto con un altro individuo, poiché ne annulla la stessa soggettività: esprime così quanto più radicalmente, nei rapporti intersoggettivi, rappresenta il male. Essa, inoltre, costituisce un esercizio giuridicamente ponderato di quel male, vale a dire non dovuto a condotte emotive o trasgressive. Si tratta, infatti, dell’unico caso in cui l’ordinamento giuridico pianifica ed esige l’uccisione di un essere umano. Ove sia prevista da un ordinamento democratico, la condanna a morte pone pertanto ciascun cittadino dinnanzi alla corresponsabilità di una scelta pubblica avente palesemente per oggetto, comunque se ne dia motivazione, l’agire secondo il male. Ne consegue che accettare il ricorso a condanne capitali rende difficile sentirsi innocenti, come pure ritenere se stessi giusti attribuendo ad altri – e solo ad altri – la capacità di compiere il male (di essere mal-fattori). Tutto questo comporta che il rifiuto della pena di morte vada collocato essenzialmente sul piano morale, quale rifiuto di utilizzare per qualsivoglia finalità mezzi che costituiscono di per sé un male, perché tali da assimilare l’ altro a un oggetto suscettibile di distruzione. Fermiamoci qui, quantunque l’argomento sia meritevole di essere affrontato di più, e meglio, e con maggior sapienza. V’è il fondato sospetto, in merito, che per applicare la pena di morte si intenda comunemente dare la morte a qualcuno in virtù di un risultato che promana da una serie di atti collegati tra loro e pianificato socialmente e giuridicamente a togliere la vita ad un essere umano. Si parla, infatti, di “pena di morte” e non di “dare la morte”. La morte come pena, dunque, viene aborrita. Ma la morte che viene data non come pena in quale modo viene considerata? Perché si può morire in tanti modi per cause non naturali. Cosa e come rispondono i fautori della rinuncia alla pena di morte davanti alla morte violenta non conseguente ad una pena, davanti a qualsiasi altro tipo di morte violenta? Perché la morte violenta, non naturale, cioè, dovuta ad una “vis”, vale a dire ad una forza esterna che la provoca, può essere data in tanti modi. Può essere data nelle fabbriche, non osservando le norme di sicurezza, per motivi di interesse; può essere data nei vari cantieri, non osservando le medesime norme di sicurezza, e sempre per motivi di interesse; può essere data sulle strade, ancora per motivi economici; può essere data, ancora, negli ospedali, a volte con la protezione della legge, e sempre per motivi di interesse. Cosa rispondono a questi tipi di dare la morte i nostri politici, che tanto sbandierano la loro volontà a che “tutti” rinuncino alla pena di morte. Cosa e come rispondono quando il lottare contro la morte violenta non si identifica con il mettersi in mostra salendo su un palcoscenico per ostentare teorie che non richiedono alcun costo personale, ma si identifica con l’adozione di provvedimenti concreti che hanno o possono avere come conseguenza la perdita di consensi elettorali o meno? Fino ad ora non sembra che abbiano risposto, anzi sembra di capire, attenzione perché il discorso si fa ancora più delicato, che la pena di morte vada diversificata dal diritto di dare la morte. Nessuno tocchi Caino si è detto; ma Abele? Abele sì, Abele si può toccare, perché Abele è buono, perché Abele non ci farà del male, perché Abele è debole; non vi saranno ritorsioni toccando Abele! Il vero problema è un altro: il vero problema è rinunciare al “Tutto questo sarà tuo, se, prostrato, mi adorerai”. Claudio Santella Fra’ Bernardo cappuccino Riccardo Manca C’era una volta un frate cappuccino. Era ortolano e questuante: fra’ Bernardo. L’ultimo frate cercatore della Città dei Papi. Una figura, la sua, caratterizzata da una lunga barba fluente, ormai tinta di bianco, che la maggior parte dei Viterbesi ricordano. È salito in cielo dal Convento dei Cappuccini di Via San Crispino, fra’ Bernardo, in un leggero volteggiar d’ali, così come ha sempre vissuto. Nasce il 19 Aprile 1929 a Bassano Romano. Nel 1949 fra’ Bernardo è cappuccino al noviziato di Fiuggi e l’anno dopo emette i voti temporanei. Nel 1953, diventa religioso cappuccino definitivamente a Montefiascone con i voti perpetui. Intorno al 1995 è trasferito al Convento dei Cappuccini di Viterbo. Con fra’ Bernardo se n’è andato un altro pezzo della storia del Capoluogo della Tuscia. Un’altra parte caratteristica di essere cappuccino legato, in prevalenza, al mondo contadino ed al duro lavoro manuale. Molti, gli episodi della vita di fra’ Bernardo che mi hanno raccontato. Era giovane quando, nel 1956, con le bisacce alle spalle portava aiuto ai poveri di Montefiascone, specie durante il famoso “nevone”. Sguardo accigliato, mani segnate dal lavoro di campagna, sandali arrangiati alla meglio e l’immancabile vespone che definì il suo “motofurgone”. Poi osservandolo bene ti accorgevi di una corona del Rosario, mai smessa di utilizzare, che lui stesso confezionava. L’orto di fra’ Bernardo era praticamente perfetto, tanto da pensare che usava matita e squadra più che vanga e falcetto. La raccolta generosa di fra’ Bernardo, secondo le stagioni dell’anno, toccava la maggior parte delle are, quasi tutti i mulini ad olio e la maggior parte delle famiglie più possidenti di Montefiascone. Poi gli anni sono passati; le condizioni economiche sono mutate e fra’ Bernardo si è ritirato in convento. Se lo ricordano i Viterbesi, quando fra’ Bernardo si sedeva in fondo alla chiesetta dei Cappuccini ed iniziava a pregare, o cantava mentre era intento al lavoro nel suo orto. Si commuoveva spesso ed aveva una profonda capacità di comunicazione con i bambini. Ci ha salutato, per l’ultima volta, fra’ Bernardo. L’ultimo frate cercatore della Città dei Papi. Un ringraziamento particolare al Convento dei Cappuccini di Viterbo per le notizie fornite e la gentile concessione della fotografia che campeggia qui accanto. Riccardo Manca Persone eccellenti: Goliardo Pantaleo Spagna Spesso si trovano persone che eccellono nella loro attività.Persone che fanno del loro lavoro opere d’arte che li fanno distinguere dagli altri artigiani, anche bravi, ma che non si possono cimentare con tali maestri. Per fare qualche esempio, posso citare artigiani di altri tempi; ho conosciuto Dante Mainella, maestro insuperabile nella sua attività di barbiere. Mainella, quando effettuava il taglio dei capelli su ogni singola persona, lo faceva diventare una vera opera d’arte. Era unico nella maniera in cui concepiva il “taglio” e come doveva essere effettuato. Una volta fatto sedere il cliente sulla poltrona, messo il fatidico lenzuolo che proteggeva il cliente dai capelli tagliati, cominciava a studiare la testa nelle sue proporzioni, nella sua struttura cranica, dopo aver visionato la stessa da tutte le parti, decideva come effettuare il taglio. Dopo tutte queste manovre, iniziava il suo lavoro e lo concludeva sino alla fine, ed ecco che si vedeva in tutta la sua bellezza, la sua opera d’arte. Terminato il taglio, il cliente chiedeva al maestro, quanto era il compenso del suo lavoro. Dante esordiva sorridendo, accendendo l’ennesima sigaretta dicendo: “Se dovesse compensare il mio lavoro, non gli basterebbe il valore di una villa al mare, ma dato che lei è un amico, mi dia una sigaretta, ed io mi sento appagato”. Considerando che in quei tempi, un taglio di capelli, costava poche centinaia di lire, il cliente soddisfatto dal bel lavoro che il maestro aveva eseguito, gli offriva mille lire. Altro artista che ho avuto il piacere di conoscere è stato il professore Enrico Viventi. Viventi era un vero artista nell’arte di modellare il legno. Era professore di disegno e grande intagliatore. Il legno sotto le sue mani si trasformava in tutte le maniere, la sgurbia per lui era come un pennello, i quadri che lui intagliava erano vere opere d’arte. La loggia papale, il quartiere di San Pellegrino e tanti altri scorci di Viterbo, uscivano dalle sue mani come per incanto ed erano apprezzati da tutti. Peccato che c’era l’ultima guerra mondiale ed i clienti erano pochi. Non so se risponde a verità, ma mi è stato detto che il bellissimo lampadario intagliato e dorato che si trova nella Sala di Paesaggi, presso il Palazzo dei Priori, sia opera sua. Su questo scritto, voglio ricordare un carissimo amico che saluto cordialmente, si tratta di un artigiano che era un artista nel costruire manufatti di falegnameria. Mobili anche moderni, ma il suo campo dove eccelleva, era la costruzione di mobili antichi (‘700 – ‘800), i suoi manufatti, hanno partecipato a numerose mostre artigiane a Roma e in altre città italiane, il suo lavoro faceva sempre una bellissima figura ed era molto apprezzato dai suoi numerosi clienti. Basta pensare che da quanto era innamorato della sua arte, quando i tempi moderni hanno sfornato macchine industriali per mettere in condizioni l’artigiano di seguire il progresso ed effettuare il lavoro in tempi brevi e meno costosi, lui creò nel suo laboratorio artigiano, un museo di attrezzi antichi che manualmente gli permettevano di lavorare quando le macchine industriali non esistevano. Questo amico è Vincenzo Valeriani di Bagnaia. Per chiudere questo scritto, non posso non ricordare, un altro grande artista nel campo fotografico, il suo studio si trovava sulla vecchia via Marconi e questo artigiano, con le sue luci, le sue pose, trasformava le persone. Negli anni sessanta o settanta, non ricordo bene, entrai nel suo studio, un pomeriggio per farmi una foto in divisa che serviva per rinnovare il tesserino necessario per il servizio. Il fotografo di cui parlo era un mio amico e mi fece una bella foto adatta allo scopo (foto n° 1). Dopo alcuni minuti eravamo intenti a commentare la foto appena stampata, quando l’artista improvvisamente mi disse che mi voleva fare una foto artistica. Subito, fattomi accomodare, cominciò ad accendere lampade a destra e lampade in alto, ombrelli riflettenti luce, mi fece spostare la testa a destra, in alto, in basso, finché trovò la posa che gli garbava. Solo dopo un quarto d’ora di tali movimenti, si decise a scattare la foto in questione. Quando infine la stampò, con un certo orgoglio personale me la mostrò (foto n° 2).Sgranai gli occhi, i miei tratti somatici, erano completamente cambiati, grande fu la mia meraviglia e lo ringraziai per il regalo inaspettato che mi aveva fatto. Questo artigiano, nel ramo della fotografia, era il grande e indimenticabile fotografo Gogliardo Gabbianelli. Pantaleo Spagna 140 anni di Azione Cattolica Francesca Bruti Nel lontano 1868, in una notte di preghiera nella Chiesa di Santa Rosa a Viterbo, il nostro concittadino Mario Fani mosse i primi passi verso la creazione di un’associazione che negli anni è divenuta una realtà radicata nella chiesa locale e nazionale, e ad oggi diffusa in tutto il mondo: l’Azione Cattolica. Proprio in occasione dei 140 anni della sua fondazione, la città di Viterbo e noi aderenti all’Associazione ci prepariamo ad accogliere le delegazioni di tutte le diocesi italiane, nei giorni 7 e 8 Marzo, per festeggiare questo evento dalla portata nazionale, che renderà protagonista la nostra città in onore di Mario Fani, un giovane viterbese che ebbe il coraggio di vivere totalmente “una vita pienamente umana e cristiana”. Vogliamo festeggiare attraverso due giorni di convegno; attraverso una riflessione intensa, condividendo concretamente le storie di cui sono portatori i rappresentanti delle diverse realtà diocesane e coinvolgendo la comunità locale e l’intera cittadinanza. Il Convegno, che si svolgerà presso le sale del Palazzo dei Papi nei giorni 7-8 marzo e il cui programma completo è visibile su www.azionecattolica.it, avrà come tema “Custodire le radici, abitare il tempo”, e si articolerà su tre grandi nuclei: - l’Ac nella storia, sessione con la quale vogliamo valorizzare la cura degli archivi diocesani e la ricerca storica sull’associazione, grazie ai numerosi interventi da parte di studiosi ed esperti del campo; - l’Ac nella Chiesa locale, momento pubblico aperto anche alla cittadinanza, con il quale rifletteremo sulla scelta della diocesanità e sulla spiritualità della Chiesa locale; - l’Ac incontra i giovani, pomeriggio dedicato ai giovani della diocesi di Viterbo e di quelle limitrofe, che si concluderà con un incontro-festa al Palazzetto dello sport. Proprio in occasione di questo terzo momento, invitiamo tutti i giovani della città a vivere sabato 8 marzo un pomeriggio interamente dedicato a loro, tra momenti di festa, musica e fede. La macchina organizzatrice, messa in moto da noi dell’Equipe Diocesana del Settore giovani di A.C. insieme alla Presidenza Nazionale e a quella Diocesana, e con la collaborazione dei giovani degli altri Movimenti della chiesa locale e degli Scouts, è in funzione da diversi mesi e vedrà la partecipazione di centinaia di giovani provenienti dalle diocesi di tutta Italia. Il primo appuntamento del pomeriggio è per le ore 15 presso la Basilica di S. Rosa con un momento di spiritualità sulla tomba di Mario Fani, presieduto da S. E. Mons. Domenico Sigalini, Assistente Generale dell’Azione Cattolica Italiana; proseguendo con l’esibizione perle vie del centro delle Sbandieratrici e Gruppo Storico Musicale “Città di Viterbo”. Il momento culminante si avrà dalle ore 18, presso il Palazzetto dello Sport di Viterbo - zona Murialdo -, con un evento veramente molto intenso, dove si svolgerà il “Premio Mario Fani alla Musica dei Giovani”: all’esibizione di giovani gruppi musicali italiani, che parteciperanno alla gara e saranno valutati da una giuria di qualità e da una giuria popolare, si alterneranno sia la partecipazione del comico televisivo Niki Giustini sia testimonianze e video di giovani dell’A.C.L’invito caloroso che rinnoviamo a tutte le comunità religiose della diocesi è quello di coinvolgere il più alto numero di giovani a questa iniziativa a carattere nazionale, organizzata con il Patrocinio del Comune e della Provincia di Viterbo, con l’intento di dare un respiro più ampio, vivacità e risveglio all’intera realtà locale. Francesca Bruti l’Equipe Diocesana Settore Giovani A.C. e l’Assistente don Emanuele Germani Si parte!!! Patrizia Labellarte Il prossimo 10 marzo alle ore 12, scade il termine massimo per la presentazione delle domande al bando per: “Assistente animatore di bordo” e “Assistente alla reception di bordo” per Costa Crociere.I due progetti, deliberati dalla Giunta Provinciale, prevedono la formazione di un totale di 40 persone, dell quali almeno il 70% saranno assunte dalla società leader nel settore crocieristico. I master, sono rivolti ad inoccupati o disoccupati generici, con diploma di scuola media superiore quinquennale, di età compresa tra i 20 e i 29 anni, con sufficiente preparazione tecnica e buona conoscenza della lingua inglese parlata e scritta e di una seconda lingua a scelta tra il francese, tedesco inglese e spagnolo, dotati di attitudine al lavoro a bordo di navi da crociera. Il 50% dei posti è riservato alle donne I corsi completamente gratuiti, prevedono all’inizio alcune prove di selezione. Il Presidente della Giunta, Alessandro Mazzoli commenta: “Con questi due corsi avviamo una fase nuova nelle strategie di formazione della Provincia, garantendo a più della metà dei partecipanti di ottenere un posto di lavoro già al momento dell’avvio del percorso formativo. Siamo riusciti -aggiunge ancora il Presidente – ad incontrare la domanda occupazionale di una grande azienda come Costa Crociere e ad utilizzarla per dare risposte ai ragazzi in cerca di occupazione”. Anche Giuseppe Picchiarelli, Assessore alla Formazione professionale soddisfatto di questa iniziativa - esprime “ Un ringraziamento particolare va a Costa Crociere, con cui si è stabilito sin dall’inizio un rapporto basato sulla concretezza, l’efficienza e l’efficacia per fare in modo che il mondo della formazione e quello del lavoro siano realmente vicini”.” Ci rendiamo conto che le qualifiche richieste - prosegue Picchiarelli – sono elevate, ma crediamo anche che la strada dell’alta formazione sia quella giusta, peraltro in una provincia come la nostra dove la presenza della facoltà di Linfue e di numerosi istituti scolastici orientati a fornire professionalità nei settori del turismo e delle strutture ricettive, potrà fornire la possibilità di individuare numerosi allievi di questo corso e futuri lavoratori di Costa Crociere”. “Attraverso queste due iniziative – aggiunge ancora l’assessore- abbiamo voluto costruire un’interlocuzione che oggi si avvia e che vedrà con il POR (Programma operativo regionale) 2007-2013 il prosieguo di nuove attività ed iniziative, sempre con la stessa formula di garantire già al momento del corso la certezza del posto di lavoro per chi vi parteciperà”. Le domande dovranno essere presentate alla sede del centro di formazione professionale di Tarquinia, via di Porto Clementino, oppure al servizio di formazione professionale della Provincia, in via della Verità num. 12 a Viterbo. Per ulteriori informazioni, è possibile contattare il numero telefonico: 0761/313212 Patrizia Labellarte BARCO MURIALDINA-FULGOR TUSCANIA 4-3 Claudio Santella Campionato Provinciale Allievi – Girone B BARCOMURIALDINA: Villani, Presti, Bossi, Tofani, Vincenti, Serafini, Santella, Faperdue, Ruggiero, De Simone, Morelli, - Proietti, Prestininzi, Oguntimirin, Schiaffino, Perfetto, Sanna, Giusti – All. Cerasa Renato FULGOR TUSCANIA - Zampilli, Renzi, Maiolino, Meloni, Staccini, Flacca, Falleroni, Picchioni, Brizi, Capradossi, Marsili, - Giovannini, Laici. All: Roberto Torretta. Arbitro signor Alessio Maurizi. Il Barco Murialdina è riuscito ad aver ragione del Fulgor Tuscanica al termine di una bella quanto vivace partita, giocata sul proprio campo, sotto un sole primaverile, e terminata con il risultato di 4 a 3. Dopo appena dieci minuti il Fulgor Tuscanica passava in vantaggio grazie al suo centravanti Flavio Brizi che sapeva ben sfruttare una incomprensione tra il portiere ed un difensore della squadra di casa. Il Barco Murialdina, sorretto dall’ormai consueto, simpatico e corretto tifo dei suoi affezionatissimi “aficionados” reagiva subito e per poco non raggiungeva il pareggio con Flavio Santella che non riusciva a concretizzare due favorevoli occasioni e colpiva addirittura un palo. Il Fulgor Tuscanica cercava di opporsi con un gioco più lineare e geometrico alla scoordinata pressione del Barco Murialdina che si rendeva più volte pericoloso con Fabio Morelli e con Matteo Faperdue che colpiva la traversa con un bel colpo di testa, ma nulla poteva al 36’ quando Flavio Santella pareggiava con un bel tiro da distanza ravvicinata, dopo che, anch’egli, aveva fallito alcune occasioni favorevoli. Prima di andare al riposo, l’arbitro, signor Alessio Maurizi, mostrava il cartellino giallo a Mauro Serafini del Barco Murialdina per un intervento da tergo su Flavio Brizi, apparso peraltro in fuori gioco: giusta comunque l’ammonizione. Complimenti a Flavio Brizi, giovane particolarmente sgusciante , “tignoso” e mai scorretto: un vero e proprio “moto perpetuo”. All’inizio del secondo tempo Flavio Santella si vedeva respingere, d’istinto, un bel tiro dal bravo portiere avversario, che però veniva trafitto da Mauro Serafini su conseguente tiro da calcio d’angolo. 2 a 1 per il Barco Murialdina. Nell’occasione l’arbitro mostrava il cartellino rosso ad un giocatore del Fulgor Tuscanica per eccessive proteste. Al 12’ uno spiacevole episodio si intrometteva inopinatamente nel corso di una partita corretta e tutto sommato piacevole: l’allenatore del Fulgor Tuscanica, peraltro maestro di una correttezza che viene sistematicamente mostrata in campo dai suoi ragazzi, protestava vivacemente per la mancata concessione di un rigore su uscita del portiere del Barco Murialdina. L’azione, per la verità, non è apparsa meritevole della massima punizione e le proteste, peraltro eccessive del signor Toretta, lasciano supporre che siano state legate più ad un qualche ipotetico torto subito in precedenza, magari reiteratamente, che alla stessa azione oggetto di contestazione. L’allenatore veniva allontanato dall’arbitro, che non poteva fare altrimenti, e subito dopo il Fulgor Tuscanica pareggiava con una bella punizione dal limite. Il Barco Murialdina non ci stava a pareggiare ed effettuava alcune sostituzioni nel tentativo di portare a casa l’intera posta: la cosa gli riusciva prima con un bel tiro di Cesare De Simone, che concludeva una bella azione personale dello stesso giocatore, e, poi, con un altro bel tiro di Edoardo Ruggiero, che portava a quattro le reti per la propria squadra. Al primo minuto di recupero la Fulgor Tuscanica accorciava le distanze ancora su calcio piazzato dal limite dell’area. Risultato finale 4 a 3 per il Barco Murialdina. Gli “aficionados” non si reggevano più, ma, nell’entusiasmo, non mancavano di rendere omaggio alla squadra avversaria, con un bel rullo finale di tamburi. Pregevole la direzione dell’arbitro: vicino all’azione, deciso, mai appariscente, ha distribuito equamente ammonizioni ed espulsioni riuscendo a tenere i mano una partita, corretta si, ma anche abbastanza vivace. Claudio Santella QUISQUILIE, BAZZECOLE, PINZILLACCHERE FONTANA MALATA L’Amministrazione Comunale ha steso un velo pietoso sulla fontana malata di Piazza Fontana Grande per far sì che i lavori di restauro della stessa possano essere effettuati a regola d’arte ed anche a norma di legge: Bravo assessore Fracassini, bisogna dare l’esempio, soprattutto quando leggiamo, a destra ed a manca, dei vari infortuni sul lavoro. Ci chiediamo: se per la Fontana Grande è stata messa in essere una tale struttura, finora mai vista, chissà quali imponenti addobbi e misure di sicurezza verranno messi in essere quando verrà restaurata la fontana di Piano Scarano, cuore pulsante e zoccolo duro della antica Viterbo? ATTENZIONE Il governo Prodi non ha fatto in tempo a dimettersi che già l’Europa ha dimezzato le stime positive sull’economia italiana: come mai? Forse che chi aveva dato voce a tanto positive stime altri non era che un fedelissimo dell’ex presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, appunto, a ciò dallo stesso preposto? MA CI HANNO PRESI PER DEFICIENTI? Non sono stati capaci di fare alcunché se non i propri interessi privati, e adesso, anche se attraverso un portavoce diverso, ma dello stesso DNA, vogliono farci credere di essere in gradoni sistemare i mali dell’Italia,in due e due quattro: Ed allora perché non l’ hanno fatto a tempo debito? Ma per favore! Se diamo loro nuovamente fiducia costoro si sentiranno veramente legittimati a prenderci a calci in ogni parte del nostro corpo! VUOI VEDERE CHE… - Da quando portavo i calzoni corti che ad ogni elezione ho sempre sentito parlare, sistematicamente, del raddoppio della Cassia e della ferrovia Viterbo – Roma Termini. Questa volta non ho sentito ancora nessuno parlare di ciò! Vuoi vedere che, questa volta, queste due opere, le faranno davvero? RISPONDETE, SE VORRETE – Beppe Grillo ha buttato il sasso nello stagno e l’acqua si e mossa ed intorbidita: chi è disonesto fuori! Va bene: adesso bisogna vedere come cacciarli, questi disonesti. C’è chi pensa di farlo in maniera indolore diminuendo il numero dei parlamentari e conseguentemente degli eletti di ogni ordine e grado; d’accordo, ma in che misura? Mi viene in mente un problemino: provate a risolverlo. Ad un convegno partecipano mille politici: tra questi c’è chi è onesto e chi è disonesto. Premesso che se uno dei politici parla con un altro politico almeno uno dei due è disonesto, sapreste dire quanti sono i politici onesti e quanti i disonesti in quel convegno? Baccaione postato da: Spvit | 17:26 | |