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13 Febbraio 2008
Anno XVIII n° 3

A Febbraio iniziano i lavori di restauro
Anto’ daje sotto e fa’ presto
Mauro Galeotti

fotogaleottiSplinder Domenica scorsa ho incontrato fuori Porta Faul, per il Giorno del Ricordo, in memoria dei martiri uccisi nelle foibe istriane, l’assessore Antonio Fracassini.
Terminata la toccante cerimonia, dopo un discorso del sindaco Gabbianelli, con Antonio ci siamo scambiati due parole in merito all’imminente restauro della più bella fontana di Viterbo: Fontana Grande.
L’assessore mi ha assicurato che il restauro sarà eseguito nel rispetto della nostra tradizione e nel rispetto della funzionalità del noto monumento viterbese.
Mi ha assicurato che i lavori inizieranno a Febbraio.
Vedere la fontana senza acqua è un’angoscia insostenibile, come avvilente è vedere i turisti che desiderano scattare una foto ricordo posizionandosi sui gradini che circondano la fontana, ma inesorabilmente posano davanti ad un pezzo di peperino... morto.

Antonio Fracassini era d’accordo con me e ciò mi fa ben sperare in un restauro oculato e ben coordinato, realizzato in tempi contenuti, anche perché l’assessore a Viterbo ci tiene.
Per quanto sopra voglio tirare fuori dal mio libro, “L’illustrissima città di Viterbo”, la storia di Fontana Grande.

«Alcuni storici affermano che una fonte dal nome Sepalis esisteva già dal lontano 1192, infatti, la notizia è riportata da un documento del Liber censuum, Libro dei Censi, compilato dal cardinale Cencio, camerario della Chiesa Romana. Francesco d’Andrea la colloca al 1206, «fu facta la fontana del Separi», ma forse fu solo restaurata perché, come visto, nel 1192 appariva già in un censo corrisposto alla Camera apostolica.
Eretta di nuovo, nel 1212, col peculio del Comune, fu eseguita dai mastri Bertoldo Giovanni e Pietro di Giovanni, probabilmente marmorai romani, appartenenti alla famosa scuola dei Cosmati. «Magister Bertholdus Iohannes et Petrus Io. me fecit in anno MCCIIdecimo», così Giovanni Baffioni riferisce l’iscrizione sul secondo ciglio della tazza inferiore. Luca Ceccotti la trascrive così, nonostante la scarsa lettura a causa delle erosioni del tempo e dell’acqua: † Magister Ber(tolcdus) I(oannis) et Petrus Io(hannis) me fecit in anno MCCIID(ecimo).
Secondo Attilio Carosi l’iscrizione è troppo breve per coprire le quattro facciate dell’ottagono e, poi, non corrisponderebbe al testo che si intravede ancora. L’importanza della fonte si rileva anche nello Statuto di Viterbo del 1251, scoperto dal canonico don Luca Ceccotti, sezione IV, Maleficia: «decretiamo che se alcuno desse la stura alla fonte del Sepale, o all’abbeveratoio senza il permesso del balivo, sia punito con l’ammenda di soldi 10 e che alla stessa pena soggiaccia chi abbeveri cavalli o altri animali alla stessa fonte». Inoltre i balivi erano tenuti a far spurgare ogni mese le fonti e gli abbeveratoi pubblici, ma quello di Fontana Grande, doveva essere svolto ogni quindici giorni, causa l’uso frequente della fonte. Importanti restauri e rifacimenti vennero effettuati nel 1279 quando la fontana fu trasformata com’è tuttora. Ne prese cura il romano Orso Orsini, podestà di Viterbo fin dal 1277, e Arturo di Pietro di Raniero Geizone, signore di Monte Cocozzone nel territorio di Blera, capitano del popolo, come si desume dalla seguente iscrizione posta intorno all’orlo della grande vasca quadrilobata: † Mille ducentenis c(um) LXX nove(n)is / a(n)nis Natal(is) Chr(ist)i fo(n)s iste Sepal(is) / mi(ri)fice f(a)c(t)us e(st) i(n) meli(us)q(ue) redact(us) / t(empo)re p(r)ude(n)tis clari d(omi)niq(ue) pote(n)tis / Ursi regna(n)tis Vit(er)bi p(rae)d(omi)nantis / A(r)turi(us) g(ratiis) g(entis) capitaneus Urbis / clara stirpe natus Petri d(e) Mo(n)te Beat(us) / regnabat dignus cu(n)ctis in honore benignus.
Francesco Cristofori e Giovanni Baffioni al posto di g(ratiis) g(entis), leggono tribus huius. Tradotta: Nell'anno 1279 della Natività di Cristo questa fonte del Sepale fu mirabilmente portata a termine ed in meglio restaurata al tempo del saggio, illustre e potente Orso, signore della dominatrice Viterbo. Arturo, ben accetto capitano di questa Città, nato dalla chiara progenie di Pietro del Monte, felicemente reggeva il governo, degno di merito per tutti, benigno nell'esercizio del potere.
Sulla base ottagonale sostenente la vasca quadrilobata, incisa alternatamente solo su quattro lati, è quest’altra iscrizione col nome del restauratore e costruttore Valeriano: † H(oc) op(us) Urbanus co(n)struxit Vallerian(us) / [Tunc] P(a)P(a) Nicolaus regnabat i(n) orbe beatus.
Tradotta: Quest'opera costruì il viterbese Valeriano, sotto il prospero pontificato di papa Niccolò III, Orsini (1277 - 1280). Scrive Pier Giovan Paolo Sacchi, nei ricordi della sua famiglia: «A dì 6 di febraro 1337 menai donna mia moglie, e dalla fonte del Sipali fino a casa nostra furono fatte pompe, balli e giuochi di sorte».
Gli anni passarono e di conseguenza il tempo e l’uomo deteriorarono talmente la bella fontana che nell’Aprile del 1424, si vide necessario un impellente restauro «servando quactro teste de liuni da zictare tucta lacqua» per una spesa di trentasei ducati. Autore fu mastro Benedetto da Perugia, divenuto poi abitante e cittadino viterbese, ove morì nel 1430.
L’iscrizione sulla fonte, secondo Pinzi, riferisce: Magr. Benedictus olim de Perusio, nunc habitator et civis Viterbii me fecit Anno MCCCCXXII. Infatti, Pinzi sostiene che il restauro fu eseguito nel 1422. Ma non è esatto.
Questa terza iscrizione che non esiste più, è così riferita in vari scritti: «Magister Benedictus Perusinus me fecit, anno MCCCCXXIIII». L’anno è quindi il 1424.
Le Riforme, nel III codice, riferiscono circa la questione sorta per il restauro della fontana e la somma stanziata, di duecentocinquantaquattro ducati e nove bolognini, consegnata allo speziale Battista Nardi, ciò «prova che i lavori furono radicali, tanto che nell'epigrafe si scrive “Benedictus me fecit”. Forse fu rifatta la scalinata, la vasca inferiore ed il fusto e sulle fistole delle cannelle inferiori, di metallo, furono incisi gli stemmi Gatti e Orsini», questo secondo Attilio Carosi, nel suo libro sulle epigrafi viterbesi.
Il restauro, infatti, consistette nel rifare il gran tronco della colonna sostenente le due tazze superiori, scolpendovi «quattro teste de leoni da gictare tutta l’acqua, e rifacendo tutta la vasca [a forma di croce] inferiore». Partecipò alla spesa anche il papa Martino V. Le fistole in piombo sono del secolo XV, in esse si vedono impressi gli stemmi della famiglia guelfa dei Gatti, degli Orsini e del Comune di Viterbo. Per pura curiosità riferisco una memoria del cronista Niccolò della Tuccia, quando ricorda che per la Festa del Corpus Domini del 1462, fu realizzata in Piazza del Comune «una fontana piccolina come la fonte del Sepali, che gittava vino». Il 24 Settembre 1640 dai conservatori fu concesso, ai frati del Convento di santa Maria delle Fortezze, un’oncia d’acqua dalla conduttura della fontana, altra concessione fu fatta il 16 Settembre 1699. In un manifesto, datato 28 Aprile 1689, dal governatore e dai conservatori venne ordinato ai Mastri di Strada, ossia coloro che dovevano curare lo stato delle strade «dentro e fuori della Città di Viterbo», di «rivedere gli Acquedotti, e partitori della fonte del Sipale, e provedere, che siano rimessi nel modo che erano prima, e trovando, che siano state allargate le cratelle, le facciano quanto prima rimettere et accomodare, e bisognando le faccino rinovare, accioche non si possano più allargare, et esseguire con ogni diligenza tutto quello che spetta all’ufficio loro».
In una nota del 1784, a firma dell’architetto Domenico Lucchi, risulta che Fontana Grande alimentava la «Fontana pubblica di Piazza dell’Erbe, Fontana del Cortile del Palazzo Conservatoriale, Fontana della Piazza del Mercato vecchio detta del Gesù, Fontana della pubblica Strada detta Muccichello».
Ultimi cambiamenti, su disegno dell’architetto Francesco Lucchi, furono eseguiti nel 1827 nella parte inferiore del tronco, grazie all’opera dello scalpellino Giuliano Tortolini che, in data 5 Settembre 1827, fu pagato con cinquantasei scudi. Come si vede dalla stampa in rame della fontana, inserita nella Istoria della Città di Viterbo di Feliciano Bussi (1679 - 1741), furono sostituite alla coppia di busti e alla coppia di leoni esistenti, altrettante piramidi con inciso nella mezza sfera il motto anniano: F A V L. Le quattro lettere, in quel momento, per porle in risalto furono dipinte di nero. A tal proposito, Luca Ceccotti scrive che il cambiamento avvenne dieci anni prima, nel 1817, ciò secondo quanto gli avevano riferito i nostri vecchi, quando fu rifatta la colonna centrale ed i «quattro busti o gatti rampanti, verisimilmente, come il Nobile Sig. Liberato Liberati, ricordava di aver l’Orioli già asserito essere in origine». Forse i vecchi non gli avevano riferito bene, perché anche padre Pio Semeria (1767 - 1845), nelle Memorie, riporta:
«Nell’anno 1827 fu quasi intieramente scomposta la fontana grande, per accomodarla: il lavoro fu incominciato e terminato nei mesi di luglio e agosto», in tale occasione fu stilata una iscrizione riportata dal Semeria stesso.
In una relazione del 1836, dell’architetto Francesco Lucchi, risulta ancora che Fontana Grande alimentava le fontane: di piazza del Gesù, di Piazza delle Erbe, del cortile del Palazzo Apostolico, del Palazzo Chigi, della Canonica di sant’Angelo e del Palazzo Calabresi. Poi, specifica meglio:
«Dalla tazza maggiore oltre l’acqua che immette ai quattro braccioli della stessa fontana, viene anche somministrata a due condotture, una che porta l’acqua alla fontana del Gesù, e l’altra allo spartitore detto dello Spirito Santo sulla Via del Melangolo. Il sopravanzo dopo l’uso pubblico della pila grande mediante fistole di metallo viene diviso fra le fontane di Sanmoccichello, il convento dei RR. PP. Carmelitani scalzi, la fontana del Palazzo comunitativo, il Palazzo Liberati che fa prima mostra al Palazzo Especo, ed il pubblico beveratojo: Il sopravanzo di questo spetta alla Casa della Sig.a Francesca Ramoni Manzanti in Via Macel maggiore. L’acqua che scola intorno la gradinata della fontana raddunata da canale di peperino è devoluta al Palazzo Polidori una volta Bruggiotti».
Il 28 Ottobre 1839 Giovanni Massarelli, fontaniere, ricevette il compenso per alcuni restauri eseguiti alla fonte, alle colonne che la circondavano e per la costruzione della nuova fontanella annessa alla fontana. Vincenzo Zei, nel 1858, eseguì alcuni restauri alla fontana, rifece, tra l’altro, alcuni gradini, due colonne della recinzione, sostituì delle lastre di peperino attorno alla fontana, «Pulite al vivo le bocche delle teste dei leoni da cui partono i braccioli di bronzo e tornate a ristuccare con mastice di olio di lino per impedire la disperzione dell’acqua», «Trasporto dello sterro al fossato della Rocca con 12 viaggi di carretto a cavallo».

Il seguito è sul libro...
Mauro Galeotti


Viterbo come don Abbondio
Claudio Santella

fotosantellaclaudio Ho incontrato una città.
Era Viterbo, quella dell’Alto Lazio.
Era ad una riunione delle varie città d’Italia, capoluogo di provincia, convocata dalla capitale.
Stava lì, da una parte, che si dava una fregatina alle mani per la contentezza.
- Va là, mi dice, che l’ho scampata bella! -
- Che cosa? -
- E’ passato tanto di quel tempo e nessuno si è ricordato di me, nessuno ha fatto poi granché di chiasso. Speriamo di poter continuare a vivere in pace.-
- Ma come? E l’aeroporto?-
- Ma quale aeroporto! L’aeroporto lascia il tempo che trova; diamo tempo al tempo…; io, poi, per le opere pubbliche ho sempre avuto i miei tempi secolari…; non mi faccia parlare… che all’aeroporto nessuno ci credeva: hanno cominciato a parlarne così, senza convinzione… e adesso… adesso che sembra si stia per realizzare, tutti si dicono d’accordo, anche chi era ed è contrario; nessuno ha più il coraggio di dire di no, di mettere in luce i lati negativi.
E poi sta a vedere se di qui a qualche anno questa storia dell’aeroporto troverà ancora chi ci batte le mani.
Avevo una gran paura che mi chiamassero davanti ad uno di quei comitati di pezzi grossi che fanno e disfanno a loro piacimento: “Ah, è lei, Viterbo? Simpatica però?”
- Cosicché a lei non importa niente di un bell’aeroporto che la ricordi ai posteri?-
- Ma mi faccia il piacere! Non basta che ci sia già qualcuno a voler essere notato? a voler essere messo sopra un monumento? Sono stata io ad andare a cercare l’aeroporto? E’ stato lui che è venuto a cercare me; e mi ha messo in vista: “Guarda, guarda quella li! E’ Viterbo”.
E anche costoro… per fortuna poca gente, perché io voglio vivere tranquilla.
Stia ben certo che se l’aeroporto si farà non sarà stato per me…
Bisogna essere uomini, con tanto di testa per capirle certe cose, altro che sbandierarle affumicate d’incenso. Pensi che non lo capisco bene neppure io che ci sono dentro e ho la barba ed i capelli bianchi!-
- Ma, insomma, signora città di Viterbo, a lei l’aeroporto interessa o no?-
- Cosa vuole che le dica, non è che dalle nostre parti si fa tutto quello che si dice, e poi, come le dicevo, i miei tempi sono secolari. Guardi ad esempio l’ospedale… ancora è lì che non è finito; guardi la superstrada Terni-Orte-Civitavecchia… sono anni che è ferma nel giardino di casa… Vogliamo parlare del tracciato dell’Autosole, di dove passa e di dove doveva passare? Vogliamo parlare delle terme… quelle sì che avrebbero portato lavoro e denaro… Valli  a capire questi cervelloni… Meglio così,  mi creda, …addio quiete.-
- Ma lei, signora città di Viterbo, domandai, non le sembra di essere stata un po’ titubante; di essersi lasciata sfuggire  un sacco di occasioni… Non le sembra di essere stata un po’ paurosa…-
- Paurosa?.. Ma non si può dire; anzi sa che ci sarebbe da dire? Si nasce con quella sensibilità di pelle, con la mano dolce e che non ha la forza di prendere uno per il collo, con quella mancanza di scatto, con quella voce che si ingarbuglia invece di gridare più forte quando uno grida più forte. Sono brutti difetti; non dico mica di no! Ma creda che nel mondo non ci sono soltanto io… E poi le circostanze! Lei non ha l’idea che cosa sono le circostanze. -
- Io credo, signora città di Viterbo, che il suo difetto più grosso sia un altro; lei è città scettica, pessimista.
Con gente come lei noi saremmo ancora sotto il papato…-
Vidi la povera città rannicchiarsi nella pelle mormorare. “Verissimo!” parecchie volte.
Ma poi si riebbe e guardava con un occhietto in su come per acchiappare quelle due parole un po’ difficili di filosofia: scettica e pessimista.
Quando le ebbe prese: - Veda – mi disse  posando l’indice sul naso, -  lei mi fa troppo onore: oramai io sono un povero diavolo. Lui, piuttosto, era quello che dice lei. Siamo stati tanti anni insieme e l’ho conosciuto bene.
Ma per troppo amore di giustizia!
Era una testa con tanto di giudizio e per questo ci aveva un po’ del matto.
Ma sapeva così ben nascondersi sotto quella faccia pulita e liscia come un cammeo, che nessuno se n’è accorto.
Ma sempre quell’idea della giustizia, e le correva dietro come a un’innamorata e non la poteva arrivare mai.
Poi, alla prova dei fatti…
Ad un tratto la bella città di Viterbo si staccò da me con un – Ciao, ciao! Mi stia bene!
Vedo che si precipita verso un’altra città piccoletta e grassoccia come lei. E si buttano le braccia al collo, e si baciano con grande effusione.
Non ho potuto veder bene chi fosse, m’è sembrata una gran gentildonna di città. Stetti in ascolto, e mi parve parlassero di don Chisciotte, della Giustizia, di Dulcinea del Toboso, la introvabile, la mirabile Dulcinea del Toboso.
Claudio Santella


Immondizia a santa Rosa
Agnese Galeotti


AgneseSplinder Girando per Viterbo si può notare quanto stonino alcuni cassonetti contenitori l’immondizia viterbese.
Ad esempio il cassonetto posto a fianco della casa di Santa Rosa sta proprio male.
Passando in Via Casa di santa Rosa, fateci caso.
Immediatamente attaccato alle scale della santa Casa, si trova un raccoglitore delle immondizie sporco e puzzolente, è indecoroso e irrispettoso che sia posizionato proprio in quel luogo.
E come se non bastasse è punto di riferimento per gli operatori del Cev per collocare la spazzatura raccolta lungo la strada.

O ancora, a destra di Porta Faul, proprio attaccato alle sue mura, ecco spuntare un altro cassonetto, che certamente il Vignola, nell’ideare e disegnare la Porta non ha previsto.
Perché non spostarlo più in là, magari verso il gommista, senza lasciarlo attaccato alle mura cittadine? non basta la vergognosa situazione in cui versa il vicino gazometro, non basta la vergognosa situazione in cui versa l’ex mattatoio e che dire della casetta senza tetto in Via sant’Antonio, prima di Via san Clemente?
E che dire del cassonetto, in Via sant’Antonio proprio di fronte alla Torre detta della Bella Galiana, sempre pieno e sempre aperto ove fanno schifosa mostra sacchetti multicolore e dagli odori più impensati?
Inoltre credo ci sia un discorso da fare sul ritiro dei rifiuti differenziati.
I tempi dedicati al loro recupero sono senz’altro troppo lunghi. Troppo spesso, infatti, capita di trovarsi in auto con l’immondizia suddivisa per tipo: plastica, carta, vetro eccetera, con l’impossibilità di depositarla nei rispettivi cassoni, ciò perché i contenitori sono colmi da giorni.
Credo sia difficile educare le persone alla raccolta differenziata, perché di tempo se ne perde molto per le nostre vite sempre di corsa. Per questo bisogna oltre che educare le persone invogliarle, facendo in modo che tutto scorra in maniera corretta e fluida in modo che non si debba perdere ulteriore tempo a girare la città cercando un cassone semivuoto.
Un’altra cosa importante che sarebbe opportuno copiare dai paesi del nord Italia, sono i cassonetti dell’immondizia nascosti e custoditi da coperture in legno, simili a piccole casette.
In tale modo si eviterebbe un vergognoso aspetto alla città, la renderebbero decisamente migliore e gradevole.
Spero che si provveda in qualche modo per dare più dignità alla nostra Viterbo medievale, detta la Città dei papi.
Agnese Galeotti


Monnezza
Pantaleo Spagna


Spagna foto citta Qualcuno tanti anni fa, è nato a Napoli e naturalmente ricorda quella città per l’immagine della sua bellezza.
Ricorda gli scorci panoramici:  Margellina,  via Caracciolo, santa Lucia, spaccanapoli, i quartieri spagnoli, Posillipo, il Parco delle Rimembranze, via Roma, piazza Garibaldi, il Vomero, i Camandoli, il Castello Angioino a piazza Municipio e il Castello dell’Uovo, il mare con il suo bellissimo golfo con lo sfondo del Vesuvio, San Martino e il suo museo, il museo nazionale con le sue favolose collezioni d’arte, il monastero di santa Chiara, le caratteristiche processioni che a Napoli sono uniche.
Insomma un susseguirsi di immagini che ti rimangono nella memoria e nel cuore. Il duomo con le reliquie di san Gennaro.
Le feste, che dire quella di porta Capuana, con i suoi spettacolosi festival di canzoni e le luminarie che ti ubriacano con i loro soggetti e i colori, le feste rionali suggestive  con i loro colori, musiche e canzoni.
La bellezza della galleria e del teatro san Carlo, viale Giulio Cesare a Forigrotta con lo stadio san Paolo.
Lo spettacolo e la poesia dei mercatini del pesce che nella esposizione della loro merce viva e varia, ti fanno svenire dalla visione che si para sotto gli occhi.
Gli ambulanti con le loro melodie canore per propagandare le loro merci, gli acquaioli con tutti i grappoli di limoni esposti sui loro banchi, i venditori di acqua, i venditori di trippa e “u mossilo”, che dire poi dei venditori delle varie verdure; pumarola, peperoni, i fiarelli, le sorbe,  e che dire dei dolci? sfojatelle, cannoli e babà.
Insomma ogni prodotto ti viene offerto con una musica, una melodia che ti rimane dentro.
Questa è la Napoli di ieri.
Oggi! Napoli e i paesi della Campania sono un’altra cosa.
Da quello che si vede dalla televisione, si evidenzia un brutto spettacolo per i rifiuti solidi urbani, usati come mezzi di lotta per le discariche che nessuno vuole nel proprio paese.
A parte quelle squadre di malfattori che approfittano di queste emergenze per creare disordini e affrontare le forze dell’ordine, che dovrebbero essere tutti arrestati e messi dentro a vita, non mi piace vedere i cittadini che di proposito fanno i blocchi stradali gettando su tutta la carreggiata stradale, le immondizie rovesciando i cassonetti, incendiandoli anche.
Potrebbero formare i loro blocchi stradali in un'altra maniera, civile e corretta.
Cosa pensano di ottenere? Se le Istituzioni hanno deciso per il bene di tutti di tenere una certa linea di condotta, a nulla saranno prese in considerazione le loro proteste.
Voglio sperare che tutta questa evidenza di bruttura, possa al più presto finire e ridare a Napoli e ai Napoletani la loro identità e bellezza che li distingue nel mondo.
Pantaleo Spagna


Emergenza “Caro prezzi”
Francesca Bruti


Bruti Francesca Splinder Nel mese di gennaio, l'assessore allo Sviluppo Economico Fosca Tasciotti ha incontrato le rappresentanze sindacali al fine di istituire un tavolo di concertazione contro il caro prezzi. Già sulle pagine di questo giornale, sul finire dell’anno scorso, avevamo presentato la situazione della Tuscia come una tra le più problematiche nella questione dell’alto costo della vita, soprattutto per i disagi che comporta per la fascia più anziana della popolazione. "Ci troviamo in un momento difficile per l'economia del Paese", ha spiegato l'assessore, "in cui anche nella nostra città, soprattutto le cosiddette fasce deboli, come i pensionati e le famiglie monoreddito, fanno fatica ad arrivare a fine mese. Sulla scorta dei precedenti interventi, svolti con le associazioni di categoria e dell'allarme lanciato dal segretario della CISL, Rosita Pelecca, nei giorni scorsi, mi sono fatta promotrice di questo tavolo, che servirà ad individuare proposte concrete per venire incontro a chi vive una situazione di disagio".
Nel rimboccarsi le maniche, questi i primi provvedimenti da fare: un paniere a prezzi controllati per i beni di prima necessità, una giornata specifica in cui fare spesa ma con lo sconto, per i piccoli esercenti ma anche per la grande distribuzione, fino a raggiungere proposte accessibili anche per i farmaci. "Vogliamo elaborare proposte anche di piccola entità, ma concrete, incisive ed attuabili", ha detto ancora l'assessore, "e naturalmente non ci limiteremo a discuterne solo con i sindacati. L'intenzione è di coinvolgere istituzioni come la Provincia, la Camera di Commercio e l'Università, con la sua Facoltà di Economia. Non dimentichiamo che Viterbo ospita molti studenti fuori sede, che devono barcamenarsi ogni mese con l'affitto e la spesa da pagare. La presenza dell'Ateneo al tavolo si fa quindi importante, sia per le proposte che potranno scaturire, che per gli stessi studenti, ai quali potremmo dedicare iniziative speciali".
Una questione molto delicata, che coinvolge e mette in difficoltà molti cittadini, è il costo delle medicine, per le quali si potrebbe promuovere uno sconto speciale per i pensionati; e non soltanto nelle farmacie comunali, ma contattando anche le private. Quelli citati sarebbero tutti interventi ragionati, utili, congiunti e a 360 gradi, purché si riesca a tutelare veramente le categorie più in difficoltà.
Francesca Bruti


Barco Murialdina - Vasanello 0-0
Claudio Santella


Campionato provinciale
allievi.
Barco Murialdina - Vasanello 0-0

BARCO MURIALDINA: Proietti, Ercoli, Presti, Avincola, Guerrini, Serafini, Santella, De Simone, Ruggiero, Agosti, Morelli – Villani, Sanna, Vincenti, Fapperdue, Tofani, Cutrupi, Schiaffino. All. Renato Cerasa.

Vasanello: Pace Mirko, Fochetti, Melchhouri, Chieruzzi, Robu, Tretta, Purchiaroni, Pace Danilo, Paolocci, Attanasio, Marcucci – Bracci, Innocenzi, Costanzi, Pace Massimiliano. All. Giuseppe Costantini.
Arbitro sig. Matteo Mei di Viterbo.
Ammoniti: Danilo Pace e Mirko Pace, per il Vasanello. Espulso Lorenzo Avincola, per il Barco Murialdina.
Piacevole a vedersi la partita giocata, a Viterbo, sabato 9 febbraio tra gli allievi del Barco Murialdina e del Vasanello e terminata con il risultato di parità.
Entrambe le squadre hanno mostrato impegno e correttezza nell’esprimere il proprio gioco e le azioni sono corse via in modo piacevole suscitando, a volte, delle vere e proprie emozioni.
Il Barco Murialdina è stato, soprattutto nel primo tempo, superiore all’avversario, ma non è riuscito a concretizzare il proprio predominio sia per errori dei propri ragazzi sia per la bravura del portiere avversario, Mirko Pace, che esibitosi in belle, concrete e risolutive parate, riusciva ad impedire il goal anche quando questo sembrava fatto.
Ugualmente bravo il portiere del Barco Murialdina, che, però, veniva impegnato solo saltuariamente e prevalentemente con tiri da lontano: ha mostrato comunque una sicurezza  che la difesa ha avvertito.
Qualche fallo poteva essere evitato, ma mai è apparsa cattiveria; del resto l’arbitro, signor Matteo Mei, è sempre intervenuto con prontezza e, se avesse punito il comportamento inaccettabile del dirigente accompagnatore del Vasanello, che, a pochi minuti dalla fine, a seguito di una brutta entrata di un difensore avversario, entrava inopinatamente in campo e, anziché placare gli animi, contribuiva ad esacerbarli con parole e gesti riprovevoli, avrebbe meritato un giudizio più che positivo.
Nel secondo tempo il Vasanello si rendeva più pericoloso, anche perché il Barco arretrava inspiegabilmente il proprio centrocampo consentendo così agli avversari una maggiore spinta che sarebbe potuta costargli cara se, su un tiro da lontano, la traversa non fosse venuta in soccorso del pur bravo portiere Daniele Proietti.
Notevole il miglioramento di Fabio Morelli del Barco Murialdina: questo giovane, dotato di buona tecnica e di discreta velocità, ha velocizzato il suo gioco mai trattenendo la palla oltre il necessario, ma smistandola ai compagni o concludendo egli stesso, a seconda delle opportunità. Con qualche altro accorgimento potrà risultare ancora più prezioso per la sua squadra e  servire meglio e di più i suoi compagni.
Bravo comunque il Vasanello, dimostratosi squadra meritevole della classifica che occupa: unico neo il comportamento riprovevole ed inammissibile del suo dirigente accompagnatore, perché chi sta a contatto con dei ragazzi deve dare esempio, e l’esempio va dato quando c’è necessità di darlo e non quando il dare esempio non costa niente; altro che terzo tempo. Risultato finale 0 a 0.
Claudio Santella


Violenza sessuale
Patrizia Labellarte


fotopatrizialabellarte2 È di pochi giorni fa la notizia apparsa, sui quotidiani locali e nazionali della violenza sessuale su tre bambini di 10, 11, 12 anni da parte di due minori di 15 anni.
L’episodio accaduto nella vicina Fabrica di Roma è senza dubbio sconcertante.
I due quindicenni, un italiano e un immigrato avrebbero costretto i tre bambini, con un coltello e un apparecchio in grado di infliggere scosse elettriche, a compiere atti sessuali.
Non solo, alla violenza è seguita la minaccia, affinché non raccontassero nulla.
I bambini, al contrario,  impauriti hanno raccontato tutto ai genitori.
Inevitabile la denuncia di questi ultimi ai carabinieri del luogo intervenuti insieme alla Compagnia di Civita Castellana.
Dopo aver raccolto le testimonianze dei tre piccoli ed aver così verificato i fatti, hanno provveduto all’arresto immediato dei due quindicenni, portati in seguito al centro di prima accoglienza per minorenni di Roma.
I tre bambini sono stati, invece, assegnati agli assistenti sociali del comune di Fabrica di Roma.
Non ci sono parole.
È arrivata l’ora di dire basta.
Basta, col sottovalutare questi fatti, gravi fatti che accadono ogni giorno negli ambienti scolastici, nei quartieri, nei paesi e nella nostra città.
Basta con questi atti di “nonnismo”, di “bullismo”e quant’altro.
Ma, in che società viviamo? Che futuro stiamo creando per noi e per le nuove generazioni?
Spesso, si da la colpa di ciò che accade alle istituzioni, alla loro mancanza di interventi, responsabilità, poca sorveglianza.
Probabilmente, il verificarsi di questi episodi è dovuto in parte a loro, che per prime in assoluto dovrebbero trasmetterci il buon esempio e i veri valori.
Ma, cosa pretendiamo da queste, se, vedendo la situazione passata e soprattutto attuale non hanno nemmeno la forza di stare in piedi da sole?
Parliamoci chiaro, se, oggi si verificano questo orrendi episodi i responsabili siamo noi.
Siamo noi che dobbiamo fare i conti con la nostra coscienza, con i nostri valori o con ciò che di essi ci è rimasto.
Patrizia Labellarte


Palazzo del Drago
Riccardo Manca


Manca Riccardo Splinder Palazzo del Drago, che troneggia a fianco del Ponte del Duomo, appartenne anticamente a ser Fredo Tignosini, del ramo collaterale dei Tignosi, aggregatisi al patriziato viterbese tra il secondo ed il terzo decennio del Quattrocento.
L’edificio attuale, derivato dalla trasformazione della precedente dimora dei tignosi, venne costruito verso la fine del XV secolo dal tesoriere del Patrimonio Giovanni Battista del Drago, il cui stemma fa bella mostra di se sull’estremità destra della facciata. Questo stemma è d’azzurro al drago d’oro.
Intorno al 1566 Curzo Fajani, divenuto proprietario del palazzo, ottenne l’autorizzazione a realizzare un nuovo ingresso su Via San Lorenzo, costruendo il piccolo ponte che domina il lavatoio pubblico sottostante; il lavatoio, alimentato dalla Fontana di Piazza della Morte, fu chiuso intorno al 1975.
L’epigrafe, sistemata sull’architrave della porta che dà accesso al ponte, con stipiti accuratamente ornati da motivi a candelabro, ricorda la successiva allocazione nell’edificio del Seminario Diocesano ad opera del cardinal Francesco Maria Brancaccio (1638-1670). L’epigrafe risalente al 1639 reca scritto: “Seminarium Viterb. et Tuscan. ab eminent. re / d.o card. Brancatio erectum a. D. MDCXXXIX”. Intorno al 1766, non potendo più provvedere al mantenimento dei giovani seminaristi, il Seminario fu costretto a chiudere i battenti, finchè il nuovo Vescovo Francesco Angelo Pastrovich non ne decretò la riapertura nel 1773. L’anno successivo, nel 1774, il Seminario venne trasferito in Piazza S. Ignazio per trovare, nel 1936, la collocazione attuale in Piazza San Lorenzo. Palazzo del Drago, fino al 1822, ospitò l’orfanatrofio femminile; dopo alcuni anni, nel 1871 vi furono inaugurate le lezioni del Liceo Ginnasio Comunale e della Regia Scuola Tecnica.
Dal 1939 divenne la sede del Gruppo Rionale Fascista intitolato a Francesco Carnevalini; in seguito ospitò la Scuola Elementare Goffredo Mameli, quindi una succursale dell’Istituto Magistrale.
Gravemente danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, Palazzo di Giovanni Battista del Drago è stato restaurato e recentemente riportato al suo antico splendore.
Riccardo Manca


Quisquilie, bazzecole, pinzellacchere
Baccaione


HANNO AVUTO PAURA - 67 sapienti su 4500 della Sapienza non hanno voluto il Papa alla Sapienza. Sapendo che il Papa da solo ne sapeva più di loro tutti messi insieme hanno avuto paura. A codesti sapienti della Sapienza si sono accodati, di fatto, le più alte figure istituzionali.
Consentite, in merito, due considerazioni.
La prima: se codeste alte figure istituzionali, anziché manifestare per iscritto la loro contrarietà alla volontà dei manifestanti, avessero manifestato la loro contrarietà accogliendo personalmente il Papa all’ingresso della Sapienza, come si sarebbero regolati codesti sapienti ribelli della Sapienza? Ma verba volant et scripta manent: ai posteri, così, risulterà la ferma, risoluta, manifesta e manifestata contrarietà all’atto efferato e non condiviso…. Chiacchiere! Lo hanno consentito, e tanto basta.
La seconda: se in Italia anziché il cattolicesimo, tanto vituperato, vi fosse stato l’islamismo, magari fondamentalista, tanto ben accolto dai “simiglianti” di costoro per motivi tutt’altro che di fede, non pensate Voi che il giorno dopo il manifestato dissenso, codesti sapienti della Sapienza non si sarebbero trovati, tutti, ciascuno con un palo conficcato nell’orifizio anale, e su su fino al collo uscente, esposti nei viali dell’università medesima, naturalmente a scopo di studio?
Ma come si fa ad avere paura di una persona, per di più mite e comunque non violenta, per il solo fatto che non se ne condividono le idee? E la libertà, la democrazia….Che figura, che figura. Avevamo già toccato il fondo, ora abbiamo cominciato a scavare buche.

BALLE ! – Non sono stati capaci di impedire che quattro gatti impedissero al Papa l’ingresso alla Sapienza di Roma e vogliono farci credere di essere capaci di lottare contro la delinquenza organizzata?
Sì magari in forma agonistica, per vedere chi risulterà primo!
LA LEGGE  E’ UGUALE PER TUTTI -  Ed allora perché fior di politici sono stati accusati, processati, assolti o condannati ed altri “fior” di politici, per contro, non possono essere non solo accusati, processati, assolti o condannati, ma nemmeno indagati, inquisiti, additati, sospettati e quant’altro pena la “deminutio capitis” del magistrato impiccione?
Forse perché sono meno “fiori o più fiori” di quegli altri?
E poi dicono che i magistrati sono una casta intoccabile… sì, secondo chi toccano.

E’ UN DATO DI FATTO - Piaccia o non piaccia il governo Prodi ci ha portati verso uno stato generale di bisogno. Se ne sono accorti tutti tranne Veltroni. Qualcuno, per favore, glielo dica, altrimenti fa rimanere spiazzata tutta la sinistra. Del resto tutti gli Stati governati da governi propugnanti idee di sinistra versano tutti in uno stato di bisogno: basta guardare.
Baccaione

postato da: Spvit | 23:15 |