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mercoledì, marzo 10, 2004

La Città n° 5 del 10 Marzo 2004

Quindicinale di opinione

e servizi di Viterbo e provincia

Direttore responsabile Mauro Galeotti
Cellulare 3393337869

Editrice - Redazione - Pubblicità:
Studio Pubblicitario Viterbese S.r.l.
Viterbo - Via T. Carletti, 35 - Tel.0761.345.877

Iscrizione al Tribunale di Viterbo n.381 del 19 Febbraio 1992


Il mercatino più grande dell'Alto Lazio
"Sotto il campanile"
CHE SI TENEVA A VITERBO, cacciato da Gabbianelli,
E' A VITORCHIANO, A DUE PASSI DA VITERBO

OGNI "QUARTA" DOMENICA DEL MESE

ATTENZIONE! e non piu' la "TERZA"

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Leggi a pie' di pagina la rubrica:

Oltre La Città... "stampata".

Ossia: Quello che abbiamo ancora da dire

a cura di Mauro Galeotti

13 Marzo 2004 - Gabbianelli riproposto solo dal suo partito, Alleanza Nazionale. Mentre Fronte e Fiamma, di Destra, presentano Giuseppe Salomone.

12 Marzo 2004 - Ma Gabbianelli crede che i lettori abbiano l'anello al naso?

11 Marzo 2004 - Gabbianelli ancora promette, promette, ma che, per caso, si avvicinano le elezioni?

10 Marzo 2004 - Severo Bruno, sarà il sindaco di tutti!

10 Marzo 2004 - Via della Fiera, a La Quercia, abbandonata a se stessa

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10 Marzo 2004

Chissà se avessimo leccato... certamente...
Saremmo stati solo servi!

di Mauro Galeotti

Tutti sanno che l'unico rapporto che l'editore di questo quindicinale, lo Studio Pubblicitario Viterbese S.r.l., aveva col Comune di Viterbo era l'organizzazione del Mercatino dell'antiquariato e artigianato ''Sotto il Campanile'', che si teneva ogni terza domenica in Piazza dei Caduti, trasferito poi nella vicina Vitorchiano.
Tutti sanno che la linea seguita da questo quindicinale di opinione, e quindi niente affatto indipendente, poiché nessuno può dichiararsi tale, è di assoluta salvaguardia e difesa dell'aspetto storico-sociale-ambientale-economico, e chi più ne ha più ne metta, della nostra Viterbo. Non a caso la testata è denominata ''La Città''.
Tutti sanno che non c'è numero di questa testata, che, per fortuna dell'Amministrazione comunale esce solo due volte al mese, ove non vengono affrontati i problemi che attanagliano Viterbo.
Problemi creati, o non risolti, dalla giunta guidata dal sindaco Giancarlo Gabbianelli, scadente, grazie a Dio, nel prossimo Giugno.
Ebbene tra i problemi creati e voluti da Gabbianelli è il Mercatino dell'antiquariato, gestito dal nostro editore, con successo e senza alcuna polemica, dal Gennaio 2000 fino al Luglio 2003.
Qualche mese prima di Luglio, ossia nell'Aprile 2003, ''inspiegabilmente'', di punto in bianco, Gabbianelli ha fatto richiedere dagli uffici comunali, vari preventivi di spesa per la gestione del mercatino.
Le ditte interpellate, tra le quali il nostro editore, hanno risposto entro i termini. Le buste con le offerte, poco dopo, sono state aperte e, ancora una volta ''inspiegabilmente'', alla ditta che ha presentato la migliore offerta non è stata data l'aggiudicazione.
Forse, il sospetto è assai vivo, a vincere potrebbe essere stato proprio il nostro editore.
Gabbianelli, di imperio, ignorando la gara di cui sopra, ha deciso a trattativa privata, di far gestire il mercatino ad una associazione, che i quotidiani, che si sono occupati della vicenda, dicono vicino ad Alleanza Nazionale, quindi, guarda un po' i casi della vita, vicino al partito di cui fa parte Gabbianelli.
Alla prima edizione del mercatino, organizzato da quell'associazione, ossia a Settembre del 2003, sono nate discussioni tra gli espositori e gli organizzatori.
Ne hanno parlato tutti i quotidiani e Gabbianelli ha fatto subito una pessima figura. Infatti, ha voluto cacciare lo Studio Pubblicitario Viterbese, che come scritto è editore di questo scomodo foglio. Studio che aveva fatto rinascere il mercatino, dopo la negativa esperienza di quando veniva organizzato a San Pellegrino. Ma la scelta ormai il sindaco Gabbianelli l'aveva fatta e, preda del suo orgoglio, non è voluto tornare indietro. Mese dopo mese, il mercatino di problemi al Comune l'ha sempre creati, fino all'ultima fase, quando il Messaggero del 1° Marzo, appena passato, ha annunciato che la Procura della Repubblica ha aperto una inchiesta sullo svolgimento del mercatino stesso.
Quanto sopra è nato a seguito di una denuncia, avanzata dal consigliere comunale dei Democratici di Sinistra, Sandro Mancinelli, il quale sul Messaggero del 23 Febbraio 2004, dichiarava che il mandato di far organizzare il mercatino all'associazione scelta da Gabbianelli & C., doveva essere revocato. In effetti il mercatino è stato revocato da Gabbianelli & C. mostrando come il sindaco, ancora una volta, abbia sbagliato nelle sue scelte. Ancora una volta è dovuto tornare indietro, sui suoi passi.
Ancora una pessima figura di Gabbianelli, che sommata al suo poco democratico comportamento, specialmente nei rapporti politici, lo allontana ancora di più da chi ebbe fiducia in lui, votandolo nel 1999.
A seguito di tale confusione, il nostro editore, lo Studio Pubblicitario Viterbese S.r.l., ha inviato al sindaco Gabbianelli una lettera in data 20 Febbraio 2004, a mezzo raccomandata n° 11796358759-6, con la quale gli proponeva di organizzare il mercatino a costo zero. Ossia l'editore ha dichiarato di essere favorevole a ricevere lo stesso trattamento riservato all'associazione appena allontanata. Infatti, l'associazione in discussione non pretendeva compensi dal Comune di Viterbo, ma si vedeva dispensata da qualsiasi spesa di pubblicizzazione. Tanto è vero che a carico del Comune sono state, in tutti questi mesi, la realizzazione e le affissioni di numerosi stendardi, apposti sui pali della luce, e striscioni, collocati a cavallo delle vie.
La risposta di Gabbianelli & C. a tale proposta è stata quella di far organizzare il mercatino agli Uffici comunali, snobbando la professionalità sempre dimostrata dal nostro editore, che ha la ventura, o sventura, di pubblicare questo quindicinale che certo non lecca il culo al sindaco di Viterbo.

Mauro Galeotti
P.S. Tu che mi stai leggendo, non ti scandalizzare per l'esplicito ''lecca il culo'', pensa a quante volte, tale modo di dire, l'hai detto pure tu.

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Quanto è patetico il sindaco Gabbianelli
Chi! Colpevoli noi?

di Agnese Galeotti

Leggendo l'articolo del sindaco di Viterbo Giancarlo Gabbianelli, nella rubrica settimanale del Corriere di Viterbo, ''parola di sindaco'', non ho potuto far a meno di analizzarlo. L'articolo ha inizio, guarda caso, con una citazione di un racconto di fantascienza da lui letto, dove ''gli uomini venivano perseguitati e puniti per ciò che di buono avevano fatto''. Vorrei precisare che la stampa e questo foglio in primis, non hanno mai criticato quello che di buono l'amministrazione Gabbianelli ha realizzato per la città, ciò proprio perché ritenuto... ''buono''.
Hanno, bensì, rese note sia le iniziative discutibili che i problemi da risolvere.
L'articolo continua... e Gabbianelli afferma che la storia gli è tornata in mente in questi giorni ''in cui ogni iniziativa che questa amministrazione (ossia la sua, n.d.r.) prende sembra che sia una colpa piuttosto che un merito''.
Posta in tal modo sembra quasi una congiura pre-elezioni a discapito del povero Sindaco, ma come si dice ''carta canta'' e basta tornare indietro sulle pagine di questa testata per rendersi conto che è praticamente dall'inizio della ''salita al trono'' di Gabbianelli che rendiamo noti i problemi della città, troppe volte ignorati da questa Amministrazione comunale.
Ironicamente prosegue nella sua rubrica dichiarandosi ''...colpevoli di aver organizzato manifestazioni, spettacoli, eventi che hanno portato il nome di Viterbo all'attenzione di una platea nazionale ed internazionale'' a Roma direbbero ''ma de che?!''...quale platea?
Aver organizzato manifestazioni, spettacoli, ecc., come l'inopportuna iniziativa del Summer Village a Prato Giardino, che ha distrutto le già disastrate condizioni dell'unico parco riguardevole della nostra città?
Beh se quello è un gran bel merito!
''...colpevoli - continua Gabbianelli - di aver lasciato che il centro storico venisse pacificamente invaso da oltre diecimila persone in un mese, felici di radunarsi ed esibirsi sulla prima pista di pattinaggio su ghiaccio mai portata a Viterbo''.

Beh, io in politica non sarò brava come Gabbianelli, ma in prossimità delle elezioni, un sindaco che vuole ricandidarsi per tale carica, dovrebbe presentarsi con opere serie, nate sotto la propria amministrazione.
E' inutile farsi belli e bravi appropriandosi di realizzazioni le cui basi sono state gettate da amministrazioni passate.
Con quale faccia ci si può presentare agli elettori elencando qualche spettacolo e una pista di pattinaggio, pure ''provvisoria'', il tutto, poi, per la gioia dell'assessore Mauro Rotelli, delfino di Gabbianelli?
Caspita! Se sono queste le basi per rivotare Gabbianelli sindaco di Viterbo, allora dico proprio di no!! ...e poi basta col vittimismo!
Tanto a parlare sono i fatti! E i fatti sono questi: le mura castellane cadute al Carmine, quelle da Via Signorelli a Porta Faul, quelle sopra alla Valle di Sant'Antonio, sono state tutte dimenticate.
Fontana Grande, una delle più belle ed antiche fonti della nostra città, da tempo è al buio e senz'acqua.
Il Mattatoio comunale nella Valle di Faul e il Gazometro, importanti esempi di archeologia dell'800, sono in stato di gravissimo degrado. Porta Faul ha il tetto a pezzi. La Valle di Faul è trascurata nel verde e il parcheggio è abbandonato a se stesso.
Il Teatro dell'Unione è in eterno restauro ed i lavori, al suo lato sinistro, stanno occupando più del tempo previsto. La Chiesa di Santa Maria delle Fortezze ha ancora abbandonati gli affreschi cinquecenteschi che cadono a pezzi.
Queste sono alcune delle cose che l'Amministrazione Gabbianelli ha ignorato.
Per non parlare dei danni causati alla nostra città. Come la sparizione degli antichi lampioni che per anni hanno abbellito Piazza del Plebiscito!
Addirittura la nuova illuminazione che li ha sostituiti, ha forato gli antichi palazzi che circondano la piazza, per infilarci decine e decine di moderni fari neri che illuminano, poco o niente, una così grande area.
E che dire del pericolo all'imbocco di Via Ascenzi, da Piazza del Plebiscito, causato dal parcheggio inopportuno dell'auto del Sindaco. A causa di ciò le auto sono costrette a marciare controsenso!
E termino, altrimenti non mi basta la pagina, con l'ultimo capriccio del giovane assessore Rotelli, che in preda ad una ''botta di pollice verde'', ha stroncato l'esistenza dei numerosi alberi piantati in Piazza Crispi.
Pensandoci bene, è proprio vero che i fatti parlano... e sinceramente, spero che Gabbianelli non metta più le mani sui monumenti, sulle vie e tutto quello che riguarda la nostra bella Viterbo!

A proposito che fine hanno fatto i coperchi dei sarcofagi etruschi, che erano da secoli conservati nel giardinetto del palazzo comunale?

Agnese Galeotti

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Il Mattone ecologico non puzza ma renderà...
Viterbo capitale dei rifiuti

di Patrizia Coppa

Tempo fa ricevetti qualche pressione per affrontare il problema relativo alla questione ''mattone ecologico''. Devo dire che in effetti l'argomento era molto interessante anche se complesso.
Lessi tutto il progetto originale, mi informai a dovere, intervistai le persone che se ne stavano occupando in quel momento, il sindaco, che te lo ridico a fare? non poté essere intervistato, perché non riceve i giornalisti a suo dire, ''piccoli'', non li invita alle conferenze stampa, se hanno un pass glielo toglie e se non ce l'hanno glielo nega, figuriamoci se si lascia intervistare.
E' stato più facile parlare con Giulio Andreotti ed ottenere un pass per riprendere i festeggiamenti a Montecarlo dal Principe Ranieri.

Scrissi anche alcune righe su questo giornale, perché il problema dello smaltimento dei rifiuti è sicuramente un argomento di interesse generale.
Subito dopo ricevetti pressione per non scrivere più su questo argomento, perché sembrava che il sindaco non approvasse il progetto.
Pressioni o no un giornalista che si rispetti ha il solo compito di informare i lettori su ciò che accade nel mondo.
Se vuole può anche dare un giudizio personale, ma i fatti che si riportano devono essere documentati, a volte filmati, fotografati o registrati, e le fonti devono essere certe.
Gli intervistati devono essere attendibili e, quando è possibile, è bene ascoltare tutte le campane. Certo, quando le campane suonano, ognuna per conto proprio, non rimane che riferire ciò che accade senza pretendere di trarne una logica.Torniamo al nostro mattone ecologico, ''il viterbino'', appare veramente un modo rivoluzionario di smaltire i rifiuti, poiché riutilizzerebbe gli stessi per creare un mattone da utilizzare in campo edile, rendendo gli stessi rifiuti la materia prima di un nuovo prodotto e al tempo stesso risolvendo il problema dello smaltimento e dell'inquinamento evitando gli inceneritori, nonché della disoccupazione, creando nuove industrie con relativi impieghi. Insomma per la città designata sarebbe come vincere un terno al lotto.

Perfino il sindaco, che non era d'accordo, adesso si è convinto, diventando addirittura il padrino della presentazione del progetto sul viterbino organizzata dal circolo territoriale di AN il cinque Marzo presso la sala Marinelli. Che volete che vi dica, con l'avvicinarsi delle elezioni tutto è possibile, c'è anche un Paolo Bianchini, presidente della commissione ambiente che ha presentato la manifestazione con il nome stampato pure sui manifesti, a dir poco esagerato. ''Parte da Viterbo la seconda rivoluzione industriale''.
Ma possibile che a questi ragazzi nessuno ha detto che di rivoluzioni industriali ce ne sono già state ben altre.
Sembra un vizio dei rampolli di AN dire le cose più grosse di loro, guarda le tirate di orecchie che si è beccato Rotelli prima dal consigliere Allegrini (AN) sulla questione dello Stadio Rocchi e poi dal senatore Bonatesta (AN) relativamente alla piscina comunale.
A parte queste ''derapate'' tipicamente pre-elettorali, c'è un solo dubbio circa il mattone, che lascio ai lettori: ma tutti i rifiuti che serviranno a creare il mattone, come ci arrivano all'impianto, senza inquinare l'ambiente lungo il tragitto?
E Viterbo non diventerà la capitale della raccolta della immondizia nazionale?

Patrizia Coppa

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Stazione di Porta Romana
Si chiude alle 12,57

di Simone Galeotti

La situazione delle stazioni ferroviare nella nostra città è quantomeno curiosa. Da qualche tempo l'Amministrazione comunale ha deciso di non far chiudere il passaggio a livello durante le ore diurne, e nessuno discute su questo. Ma non ha senso che nella stazione di Porta Romana non sia in funzione alcuna biglietteria. Il viaggiatore che volesse partire da Viterbo a questo punto è obbligato a fare prima il biglietto a Porta Fiorentina e solo dopo può recarsi a Porta Romana per salire sul treno. Un tantino machiavellico non vi sembra?
Ma perché non viene riaperta la biglietteria nella stazione di Porta Romana vista l'importanza strategica che ora il Comune ha deciso di attribuirle?
Per togliere un disagio agli automobilisti, cioè per evitare di abbassare le sbarre del passaggio a livello nelle ore diurne, è stato però creato un disagio per tutti i passeggeri dei treni Viterbo - Roma.


La situazione ferroviaria a Viterbo è curiosa, e non lo è soltanto per l'inesistente biglietteria a Porta Romana, ma anche per l'orario di apertura, quantomeno singolare, che rispetta la biglietteria di Porta Fiorentina: dalle ore 6:15 alle ore 12:57. Ma quale ufficio pubblico ha un orario tanto curioso? Perché proprio 12:57 e non 13:00 come sarebbe più logico? Non sarà che qualcuno degli impiegati deve prendere qualche treno alle 13:00 e così la chiusura è anticipata di tre minuti? Mah... Machiavellico!
Un'ultima cosa, sempre sull'orario di apertura della biglietteria, essendo aperta soltanto di mattina, come possono fare il biglietto tutti quei viaggiatori che, proprio la mattina, lavorano?
Di solito un ufficio aperto al pubblico ha almeno un giorno a settimana di apertura pomeridiana, mi pare quantomeno curioso che la biglietteria ferroviaria di Porta Fiorentina, visto che oltre tutto chiude sia sabato che domenica, non osservi alcun orario pomeridiano...
Machiavellico.

Simone Galeotti

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Rotelli non risponde nemmeno quando si invoca la legge 241
Quale trasparenza?

di Bruno Matteacci

La legge 7/8/1990 n° 241, all'articolo 22, comma 1° così recita: ''Ai fini di assicurare la trasparenza dell'attività amministrativa e di favorirne lo svolgimento imparziale è riconosciuta a chiunque vi abbia interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti il diritto di accesso ai documenti amministrativi, secondo le modalità stabilite dalla presente legge''.

Comma 2°: ''E' considerato documento amministrativo ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni, formati dalle pubbliche amministrazioni o, comunque, utilizzati ai fini dell'attività amministrativa''.
Articolo 23, "Il diritto di accesso di cui all'articolo 22 si esercita nei confronti delle amministrazioni dello Stato, ivi compresi le aziende autonome, gli enti pubblici e i concessionari di pubblici servizi".

Nell'agosto 2002, a mezzo di raccomandata con ricevuta di ritorno, fu chiesto al Comune di Viterbo, e per esso, all'assessore Mauro Rotelli, ai sensi della sopra citata legge, di far conoscere se l'Associazione culturale Archimede, della quale all'epoca era presidente lo stesso Rotelli, con sede a Viterbo in via San Pietro numero 80, ossia nei locali di proprietà del Comune di Viterbo, pagava o se aveva pagato l'affitto dei locali presso i quali, più volte il Comune aveva inviato avviso di mandato di pagamento per contributi comunali concessi all'Associazione in questione.
Alla data attuale nessuna risposta è pervenuta, domando: "La richiesta è stata passata nel dimenticatoio comunale?" Sarebbe il caso che qualcuno si muova al fine di troncare certe omissioni che, a volte, hanno carattere di abuso. Ma cosa ci vuole per dare una risposta? E' un dovere dell'amministratore esaudire un diritto del cittadino. Poi che paura può avere colui che amministra se il suo operato è corretto e rispettoso delle leggi, come penso e mi auguro?
Non per niente la legge 241 è conosciuta come la "legge sulla trasparenza", quindi credo sia il caso di far conoscere, all'esterno, il contenuto dell'interno del Comune.
Sarebbe ora!

Bruno Matteacci

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Scongiurato un grave pericolo
Arena sei grande!

di Bruno Matteacci

Caro Giovanni Arena, nonché caro vice sindaco, vedo che sei di poche parole in quanto i fatti sono stati più veloci delle stesse... grazie.
Grazie per aver recepito la mia segnalazione fatta su queste pagine il 25 febbraio scorso allorquando, a seguito della presenza di due ''ceppi'' di vecchie piante di acacia, davanti all'ingresso del supermercato CONAD di via Monte Nevoso, ti segnalai il pericolo che le stesse rappresentavano.
Infatti due signore, a loro causa, erano già cadute riportando qualche escoriazione.


Prontamente hai fatto fare, dalla ditta Daniel Plants un ottimo lavoro per il quale al mio ringraziamento si unisce il titolare del supermercato CONAD e quello dei cittadini, che ora non corrono più il rischio di cadere, come accaduto ad altri.
Questo modo di agire mi suggerisce il fatto che saremmo potuti andare più d'accordo con codesta amministrazione comunale, se: al rispetto, alla stima, all'amicizia, alla collaborazione ed al senso del dovere, fosse venuta meno: l'arroganza, la prepotenza, la strafottenza e a volte l'eccesso di potere e forzature.
Comunque, pazienza, in ogni cesto di mele ce n'è sempre qualcuna meno buona o "bacata". Ora spetta alla brava massaia ed al buon padre di famiglia di saper fare un "buon acquisto", scegliendo nel cesto il frutto migliore e, credi, ce ne sono tanti.
Basta saper scegliere e non farsi ingannare dal colore!

Bruno Matteacci

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Una chiesa che non c'è più
La Chiesa di Santo Stefano

di Riccardo Manca

La Chiesa di Santo Stefano, fu consacrata nel 1219 da Papa Onorio III. Aveva la facciata sul Corso con l'abside verso Via del Teatro Genio. Il primo documento che la menziona è datato 6 Dicembre 1080. Altro riferimento alla chiesa è del 1083. A causa del terremoto accaduto tra il 7 ed il 9 Settembre 1349, la Chiesa di Santo Stefano fu seriamente danneggiata per la caduta dell'antistante torre Gatti. Quest'ultima colpì la facciata ed il porticato (o loggia) esistente dal 1331.
Intorno al 1361 fu ordinata la pittura del Crocefisso con ai lati la Vergine Maria, Giovanni Battista e Santo Stefano. La chiesa fu riedificata e restaurata negli anni fra il 1494 ed il 1503.


Nel 1550, proprio di fronte all'ingresso, venne posta una cancellata. Una curiosità che va conosciuta. Quest'ultima era stata costruita con vecchie catene che andavano a chiudere le vie viterbesi. Successivamente venne collocato sulla facciata della casa canonica un orologio a sfere.
Intorno al 1567, mastro Vincenzo di Serafino rifece una sfera ''cum artificio novo'', affinché l'orologio segnasse l'ora esatta. Le autorità dell'epoca concessero la somma di ottanta scudi per il restauro e la decorazione della chiesa, lavori che vennero effettuati nel 1619. All'interno della suddetta vi erano diverse cappelle. Tra le altre: quella di Santa Felicita, di San Giovanni Battista, di Santa Caterina, di San Bartolomeo, di San Niccolò, dei Santi Giacomo e Cristoforo.
La storia della Chiesa di Santo Stefano termina il 23 Dicembre 1655, quando una torre che si ergeva su Piazza delle Erbe cadde, distruggendola quasi completamente. Il 19 Dicembre dello stesso anno nella Chiesa venne celebrato il matrimonio dei genitori della beata Rosa Venerini.
A ricostruire la Chiesa di Santo Stefano ci provò il cardinale Francesco Maria Brancaccio, vescovo di Viterbo dal 1638. Questi, nel 1656, chiamò i parrocchiani che non vollero contribuire alla spesa di ricostruzione.
Così, tra lo sconcerto di alcuni, fu demolita. Vorrei cogliere l'occasione per ringraziare un gruppo di lettrici che mi hanno recapitato una cartolina che recava scritto: ''Ci piace come descrivi le chiese viterbesi''. Grazie per il pensiero.

Riccardo Manca

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E' talmente praticato che sembra quasi giusto
Razzismo di ''sessi'' nelle discoteche

di Marco F.

Riceviamo via e-mail e volentieri pubblichiamo, ringraziando Marco F.

Cronaca di una ''normale'' serata.

Ho messo ''normale'' tra virgolette perché di normale secondo me non c'è nulla nella serata che io ed alcuni amici abbiamo trascorso sabato passato alla discoteca ''Istinto'' di Viterbo.
Quello che secondo me non è normale, è il comportamento degli organizzatori e ''padroni'' della discoteca. Inizio da quello che considero un atto di razzismo bello e buono. Per entrare alla discoteca ''Istinto'' i ragazzi pagano ben quindici euro e le ragazze, udite udite, ''soltanto'' dieci euro, e non solo in questa ma anche in altre discoteche come il ''Vitty'' e il ''Festival'' il biglietto d'entrata è sempre a sfavore dell'uomo.
Perché?
Lo chiedo a voi. Vi sembra giusto che per lo stesso servizio, cioè ballare ed ascoltare musica nella stessa identica discoteca, un ragazzo, debba pagare più di una ragazza? Vi sembra una cosa corretta? Per quale motivo un ragazzo deve pagare più di una ragazza per avere la stessa cosa? Mettiamola in altri termini: Vi sembrerebbe normale che per un ''maschio'' un litro di latte costasse due euro e invece lo stesso litro di latte per una ''femmina'' ne costasse soltanto uno?
Certo che non sarebbe normale, e allora perché i signori e padroni dei locali citati si permettono questa assurda discriminazione?
E' incredibile che ciò avvenga ai nostri giorni e sotto gli occhi di tutti senza che nessuno faccia qualcosa! Ma dico io, come possono il Comune di
Viterbo e le autorità preposte, permettere che questi bei signori e padroni delle discoteche si comportino in modo così razzista verso i ''maschi''?
Ma le discriminazioni tra ragazzi e ragazze non si limitano al prezzo più alto per i ''maschi'' rispetto le ''femmine'', ma anche sulla fila all'entrata della discoteca. Vi descrivo la situazione di sabato scorso.


Fuori l'entrata dell'Istinto ci sono delle barriere. Ci sono i classici ''buttafuori''. Ci sono un sacco di ragazzi e ragazze in fila per entrare.
Come ''bonus'', sempre all'entrata, tra i ''buttafuori'', c'è un signore con il cappotto marrone che non ho il piacere di conoscere. In una qualsiasi fila civile, chi arriva prima, prima entra. Dal tempo dei tempi è così tra gente civile.
Da sempre, chi è in fila per primo, e quindi aspetta da più tempo, ha il diritto di entrare prima di chi lo segue.
Logico direte voi. Ma vedete, io lo so che è logico, è il bel signore con il cappotto marrone, che sabato sera ''imperava'' all'Istinto, a non saperlo.
Infatti il ''correttissimo'' signore con il cappotto marrone, ad un certo punto, ha iniziato a far entrare soltanto le ragazze. I ''maschi'', che aspettavano in fila da decine di minuti, venivano scavalcati da orde di ragazze appena arrivate, che con il favore del ''correttissimo'' signore dal cappotto marrone, saltavano la fila.
Complimenti alla direzione della discoteca ''Istinto'' che si comporta in questo modo così discriminatorio: i ''maschi'' pagano un biglietto d'ingresso più alto di ben cinque euro e i ''maschi'' vengono pure discriminati fuori la discoteca.


Complimenti al signore con il cappotto marrone, che continuava a far scavalcare i ragazzi in fila da decine di minuti, da ragazze appena arrivate.
Ancora ho in mente la voce del signore con il cappotto marrone che grida alle ''ragazze sole'', cioè senza un accompagnatore, di scavalcare la fila ed entrare.
Io mi chiedo, ma questo atteggiamento da parte della direzione della discoteca ''Istinto'' vi sembra corretto? Non è piuttosto una discriminazione? Nel duemilaquattro, dove non ci dovrebbe essere più la differenza tra uomini e donne, è gravissimo che una discoteca si permetta di far pagare di più ai maschi lo stesso servizio offerto alle femmine. Come dire che un ''maschio'' paga al ristorante cinque euro per un piatto di pasta e una ''femmina'' lo stesso piatto di pasta lo paga soltanto tre euro.
Assurdo. Inaudito. Irrispettoso. Grave. Inaccettabile. Scorretto. Discriminatorio. Penoso.
Sarebbe bene che la direzione dell'Istinto, e tanto più il signore con il cappotto marrone, la smettessero con questo trattamento razzista, non di colori, ma di sessi.

Marco F.

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Troppi pericoli per chi frequenta le discoteche
Buttafuori e pierre

di Carlo P. - Roberto S.

Riceviamo via e-mail e pubblichiamo volentieri, ringraziando Carlo P. e Roberto S.

Martedì grasso siamo andati, come tanti altri giovani, a ballare al ''Festival'', la discoteca che si trova sulla Strada Tuscanese. Non siamo gran frequentatori di discoteche per questo, forse, abbiamo notato strani comportamenti. Arrivando nei pressi del ''Festival'', abbiamo visto una lunga fila di auto parcheggiate nei due lati della strada. Sulla Tuscanese, percorsa dalle autovetture a velocità, troppo spesso, non moderata, parcheggiare così sul ciglio della strada è assai pericoloso!
Per di più quella parte di strada è totalmente al buio e i ragazzi che scendono dalle auto, parcheggiate impropriamente, rischiano di essere investiti.
Ma i Vigili urbani dove sono? Perché viene tollerato tutto questo?
Sappiamo che tra i gestori di quella discoteca è l'assessore comunale alle politiche giovanili Mauro Rotelli... e rammentato questo, ripetiamo... ma i Vigili dove sono?! Come mai sabato dopo sabato tale pericolo passa inosservato?
Poiché tra i gestori della discoteca è un assessore, quest'ultimo dovrebbe essere maggiormente responsabilizzato in merito alla tutela dei cittadini, frequentatori della discoteca stessa.
Ma ci sono altre cose che vanno evidenziate. Ad esempio molti ragazzi sanno che per entrare in quei locali ci sono diversi modi, tra questi esistono le liste. Ovvero si contatta un ''pierre'' che cura le pubbliche relazioni di una discoteca. Gli si lasciano i nomi dei ragazzi che vogliono entrare e poi vengono inseriti nella lista di quel ''pierre''.


Una volta arrivati all'entrata della discoteca si elencano i nomi al ''buttafuori'', che confrontandoli con la lista in suo possesso, lascia passare i ragazzi già in elenco. Questo permette loro di entrare con un piccolo sconto sul biglietto. Martedì grasso il costo intero del biglietto era di 15 euro.
Con il nostro gruppo abbiamo contattato un ''pierre'', che cortesemente ci ha inserito in lista. Arrivati all'entrata, non sapevamo quale fosse la fila da fare per chi entrava con le liste. Chiedendo a un ''buttafuori'' ci siamo poi inseriti in una fila che, arrivata a conclusione, è risultata essere sbagliata.
Ripresa la fila giusta, ci siamo accorti che i nostri nomi su quella lista non comparivano, forse per un errore dell'organizzazione. Quindi si sono verificati dei battibecchi con i ''buttafuori''.
Il punto è questo... si viene subito trattati male, indispettiti da alcuni di quei signori. Infatti, noi cercavamo di spiegarci con tranquillità, ma ricevevamo solo risposte secche e un po' troppo arroganti. Forse qualcuno dovrebbe ricordare loro che siamo clienti. Che il prezzo del biglietto, almeno in quella serata, era di ben 15 euro, non certo regalato, e che dovrebbero trattare con più rispetto le persone!
Si sente parlare di risse, fuori le discoteche, in cui spesso sono coinvolti gli stessi ''buttafuori''. Crediamo che, in molti casi, sia colpa dei ragazzi che, un po' brilli, attaccano briga. Ma crediamo anche che i ''buttafuori'' siano troppo euforici, per il potere decisionale che hanno!
Invece di calmare in tutti i modi gli animi, si pongono in maniera arrogante.
Per fortuna, non tutti sono così, ci sono anche molti ''pierre'' e ''buttafuori'' tranquilli ed educati.


Un'altra cosa che non è ammissibile è che coloro che stanno alla porta delle discoteche possono decidere, all'istante, se puoi o non puoi entrare nel locale. C'è gente che viene da paesi lontani per andare a ballare... poi all'entrata si sente dire: ''Tu non puoi entrare''. Possiamo capire questa imposizione quando si tratta di persone che, all'entrata, arrivano già un po' fuori di testa. Ma per il resto crediamo sia più corretto dare un'idea del prototipo di cliente che può o non può essere ammesso. Tra i cartelli all'entrata, sarebbe giusto inserire le disposizioni da seguire, sarebbe molto più chiaro ed eviterebbe incomprensioni.
Inoltre, tornando al ''Festival'', una cosa grave, a nostro giudizio, è il fatto che i clienti ammessi al suo interno sono troppi, con l'inevitabile calca e preoccupante aumento del pericolo in una eventuale immediata uscita, per cause di forza maggiore. Non sappiamo con precisione quante persone si possano far entrare in quel tipo di locale, ma martedì grasso era veramente stracolmo, tanto che era assai difficile poter ballare.
Mancava l'aria a tal punto che spesso venivano aperte le uscite di emergenza.
La gente era ammucchiata. Per passare da una sala all'altra si era oggetto di spintoni, file e pestate di piedi. Ma come si può tollerare tutto ciò? Le Forze dell'Ordine farebbero bene ad effettuare maggiori controlli specialmente in particolari festività! Se dovesse svilupparsi un incendio o un problema per il quale i ragazzi debbano uscire in fretta dalla discoteca, come si potrebbe gestire una massa di persone impaurite e ammassate?!
Non aspettiamo sempre che le cose prima accadano per poi intervenire!!

Carlo P. - Roberto S.

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Ben 200 famiglie descritte nel loro intimo
Le famiglie nobili viterbesi tra storia e cronaca
è il nuovo libro dello storico Noris Angeli

di Mauro Galeotti

Si intitola ''Famiglie viterbesi - Storia e cronaca - Genealogie e stemmi'' l'ultimo libro di Noris Angeli. Bella la sovraccoperta a colori che protegge una copertina cartonata in tela nera. Un ''mattone'' di 942 pagine, piene zeppe di notizie che illustrano duecento famiglie viterbesi, tutte ben documentate.
Un ''indice dei nomi'' di ventisei pagine facilita la ricerca dei cognomi di quelle famiglie ''la cui esistenza nella nostra città - scrive Noris - ha lasciato indelebile memoria nel divenire inesorabile del tempo''.
Noris Angeli, sin dagli anni giovanili, ha dedicato molto tempo alla ricerca di notizie stuzzicato dagli scritti di vari studiosi quali Giuseppe Signorelli, Cesare Pinzi, Mario e Giovanni Signorelli, Attilio Carosi, Corrado Buzzi.
Come, poi, non ricordare il manoscritto di Feliciano Bussi, datato 1737, conservato nella Biblioteca comunale degli Ardenti, ove lo storico ha descritto la vita degli uomini illustri di Viterbo.
Notevolissima è stata la ricerca su testi manoscritti che hanno consentito all'autore di sviscerare e strigare quei legami, troppo spesso intrigati, tra discendenti e parentele.


Tesori preziosi, spolverati giorno dopo giorno da Noris Angeli, sono stati gli archivi privati di numerose famiglie e gli archivi pubblici. Tra questi, l'Archivio di Stato di Viterbo, ricco di preziosi protocolli notarili, pronti a diffondere notizie su notizie, atte a saziare anche il più vorace dei ricercatori.
Certo non meno importante è stata la ricerca tra le carte degli Archivi diocesano e capitolare, ciò ha contribuito notevolmente alla ricostruzione della genealogia delle famiglie e di vari avvenimenti ecclesiastici. L'Archivio storico del Comune di Viterbo, conservato nella Biblioteca comunale degli Ardenti, ha dato allo studio di Noris Angeli, fondamentali informazioni di vita cittadina attraverso la consultazione delle ''Riforme'', ossia i consigli comunali a decorrere dagli inizi del 1400.
Interessanti anche le ''memorie'' manoscritte delle famiglie nobili viterbesi, quali i Cordelli, i Cristofori, i Muti Bussi, i Caprini, i Vanni e Zelli Jacobuzi, che hanno consentito di vivere, momento dopo momento, gioie, dolori, paure di uomini e donne coinvolti nella inesorabile vita quotidiana di una Viterbo in continua evoluzione. E che dire dei numerosi alberi genealogici che Angeli ha voluto inserire nell'immenso suo volume? Una esposizione cronologica infinita, ben ordinata, chiara, ove le discendenze sono minuziose e ben definite, corredate dallo stemma, quando è noto, della famiglia a cui si riferiscono. E' un'opera che ''rivela una sfaccettatura inedita della civiltà viterbese attraverso i secoli - scrive Angeli - e propone la riconquista della memoria dei nostri antecessori con la ferma intenzione di conservarla prima a noi stessi per trasmetterla poi alle generazioni future''.

Mauro Galeotti

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Un po' della nostra storia

Massa Palanzana

di Pantaleo Spagna

Il termine ''Massa'' sta a significare un raduno di terre e poderi compresi sotto un nome comune, con fabbricati più o meno rustici.
La denominazione di Massa Palentiana concerne le terre poste nella contrada detta ancora oggi della Palanzana, ai piedi del monte omonimo. La Massa è stata coltivata e abitata fin da tempo antichissimo, molto prima alla nascita del ''Castrum'' che della città di Viterbo. Il suo nome deriva forse dal più antico possessore di nome ''Palentius'' (come riferisce l'Orioli).
Si può risalire nientemeno all'imperatore Costantino, il cui nipote ex frate Gallo Cesare, nacque i opud tuscos in massa veternensi o vetervensi, che l'Orioli identifica nella nostra terra viterbese comprensiva della zona Palanzana, certo è che la località di che trattasi. È fatta fin dai remoti tempi e menzionata per la prima volta, agli inizi del secolo VI. Poco prima della deposizione di Romolo Augusto per opera di Odoacre, era cessato l'Impero Romano d'Occidente: sulla fine del V secolo, erano calati gli Ostrogoti dalle terre danubiane, guidati dal re Teodorico, a cui si deve per la prima volta la menzione della ''Massa Palantiana'' come ora si vedrà. Teodorico aveva concesso le terre della Palanzana a due personaggi romani Argolico e Armandiano, a compenso della perdita della ''casa arbitana'', loro tenimenti in territorio di Orvieto, senonché, come scrive Procopio (De bello gotico 1.3) Teodato, figlio di Amalafrida, sorella del re Teodorico, con i suoi uomini usurpò le terre della Palanzana agli eredi di Argolico e Arnandiano e questi ricorsero a Teodorico affinché costringesse Teodato a restituire le terre indebitamente occupate.
Per quanto estraneo all'argomento, è opportuno ricordare, anche in relazione con i nostri territori, che questo Teodato, morto nel 526 il re Teodorico, fu nel 534, fu sposato dalla figlia di Teodorico Amalasunta della quale molto rapidamente se ne disfece, esiliandola nell'isola Martana sul Lago di Bolsena e poi fatta uccidere dai suoi sicari, strangolandola nel bagno Teodato pagò caro i suoi misfatti, perché, solo dopo due anni dall'assunzione del trono, fu scacciato, inseguito e ucciso dai soldati di Vitige, il nuovo Re dei Goti, nell'anno 536. La Massa Palantiana continuò a prosperare sotto il dominio dei Longobardi, calati in Italia dalla Pannonia e con l'editto di Rotari, la prima codificazione delle consuetudini barbariche e poi lasciarono nella nostra città i tipici campanili di San Sisto e di Santa Maria in Cella.
Nell'ultimo periodo del regno longobardo, sono numerose le memorie della Massa Palantiana, riscontrabili in tanti documenti conservati dai Regesti dell'Abbadia di Farfa attraverso questi atti, si evidenzia la crescita della ''Massa'' e anche della sua popolazione. Si ha notizia del ''Casale Fagiano'', poi di Santa Maria in Fagiano i cui resti tuttora esistono nel Casino del Vescovado, nel 766, si cita all'interno della Massa una chiesa di San Pietro.
Nel 768 l'Abate Alano cede ad Ansilberga (figlia del Re Desiderio e, quindi sorella della pia Ermengarda abbadessa del monastero di S. Salvatore in Brescia, una ''cella'' in finibus vetterbiensium in luogo detto Fagianus.

Dalla fine della dominazione, al termine del regno dei longobardi con la conquista di Carlo Magno, la Massa Palantiana si era molto sviluppata e popolata ed era passata al rango di ''Vicus''. Il vicus comprendeva due centri abitati: la plebes di Sancti Petri con la chiesa principale di San Pietro ed a mezzo miglio di distanza sorgeva il Casale Fagiano con la chiesa di Santa Maria in Fagiano, l'oratorio e molte case rustiche. Poiché siamo alla fine del regno longobardo (anno 774), quando esisteva ed era floridi il monasterium di Santa Maria della Palanzana, Viterbo non era nulla di più di un ''Castrum'' ristretto sul colle del Duomo.
Le terre furono poi soggette a continue usurpazioni le quali consistevano più dell'impadronirsi delle terre, delle giurisdizioni e lucri, ma le chiese e celle si conservazione e vengono menzionate in vari documenti del secolo XI. Ma intanto Viterbo era uscita dai limiti del Castrum con il dilagarsi dei sui borghi, si era eretta a libero Comune e nel 1095 aveva eletto i suoi Consoli i quali agendo a nome del Comune, rivendicarono a sé chiesa e monastero e beni della Palanzana. L'antica Nassa Palantiana divenne così comunale.
Quando nel 1192 il Papa Celestino III, fece Viterbo sede vescovile, I Consoli viterbesi al fine di dotare convenientemente la mensa vescovile, le cedettero il Castello di Bagnaia e i tenimenti della Palanzana con chiese, cella e monastero. Il tenimento della Palanzana. costituito in ''Bandita'' e ''Riserva'' dal vescovo Giovanni dei Caranzoni intorno al 1450, restava al vescovado fino al 1870 per l'eliminazione della Stato Pontificio, rimane però al Vescovado il complesso edilizio del Casinò di Villeggiatura dei Vescovi , circa un ettaro di terreno olivato e vignato.
La Palanzana fu poi sempre meta e riparo dei viterbesi durante le frequenti calamità, in specie nel 1462 durante la grave pestilenza che condusse alla morte 2000 persone, dove i viterbesi ricorsero alle salubri e limpide acque e ripararono nelle campagne e nelle abitazioni sotto il monte fino al cessare del tremendo contagio
Oggi, cessata l'appartenenza del Casinò al Vescovado, a seguito di permuta, un radicale restauro è stato compiuto intorno al 1970 soprattutto al piano terreno, negli ambienti dell'antica chiesa, sono stati liberati tramezzi e intonaci, sono così ricomparse le ossature della veneranda chiesa e così sono tornate alla vista i muri perimetrali e le pietre millenarie, l'interno dell'abside, le porte e la sagrestia dell'antica chiesa di Santa Mariae della Palantiana.

Pantaleo Spagna


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Arditi del popolo

Arditi del Popolo a Viterbo - videodocumentario

Sabato 13 Marzo ore 21,30 - Domenica 14 Marzo ore 17, ex-Chiesa di S. Orsola, via S. Pietro 2, Viterbo
L'Associazione culturale Frisigello presenta la proiezione del documentario: ''L'esempio di ciò che bisogna fare'', con Antonello Ricci fra gli Arditi del Popolo nella Viterbo del 1921 di Silvio Antonini, Giuliano Cammareri e Francesco Cerra - Interviene Antonello Ricci, al termine degustazione di tozzetti, ciambellette e vino, ingresso a sottoscrizione: euro 3.
Info:www.santorsolati.it tel. 368.3750512 (Francesco) santorsola2@libero.it tel.328.0747952 (Silvio)

Primavera del 1921, l'Italia è attraversata dalle scorribande della violenza fascista, omicidi proditori, distruzione di camere del lavoro, di Case del popolo, di sedi di giornali e quanto altro rappresenti i lavoratori e le forze progressiste.
L'obiettivo è quello di espugnare fortini, cercare di piegare le città e quelle amministrazioni comunali che si oppongono al fascismo. In questi mesi, alle semplici spedizioni punitive - come annota Gramsci - le camicie nere, utilizzando i camion, sostituiscono delle vere e proprie rappresaglie militari col solo scopo di uccidere magari dei semplici cittadini con la sola colpa d'appartenere a quella comunità cittadina indomita.
È allo scadere della campagna elettorale per le politiche del Maggio '21 che i fascisti guidati da Bottai tentano d'irrompere nel centro cittadino tramite Porta Fiorentina. Non vi riescono per la presenza, scrive la sottoprefettura, di migliaia di persone armate in Piazza della Rocca ma, consumano comunque la ''vendetta'', sparando sulla folla, riducendo in fin di vita Comunardo Pizzichelli (che nome!) e uccidendo Attilio Prosperoni, un ragazzo che ritornava dal cimitero dove lavorava.
Appena due mesi dopo lo scenario si ripeterà con i fascisti che vogliono espugnare la città sempre facendo ingresso dalla stessa porta. Irrompono, feriscono con una coltellata Arnaldo Latilla e uccidono in via della Morretta (traversa di via Cairoli) Tommaso Pesci, un contadino che pur aderendo alla cooperativa bianca Toniolo, era estraneo ai fatti e ritornava a casa dall'osteria, ma sono costretti a batter ritirata. Questa ''banalità del male'' che storici in malafede vorrebbero estranea al fascismo italiano, provoca la reazione dei cittadini, i quali costituiscono appunto il Comitato di Difesa Cittadina con l'appoggio della giunta popolare, del 60° Fanteria e l'adesione dei Partiti socialista, popolare e repubblicano delle camere di lavoro e commercio, degli Arditi del Popolo (i reduci che si oppongono all?arditismo nero), dei mutilati di guerra, delle cooperative e, anche se non firmatari, degli anarchici. Durante il funerale di Pesci, si temono irruzioni. L'esercito viene messo sulle porte e gli antifascisti sui merli delle mura. In questo momento avviene, per sbaglio, l'omicidio del piccolo Jaromir Czernin.
Tale resistenza accosterà Viterbo a Sarzana (SP), perché le sole due città che nel trambusto di quei mesi impediranno ai seguaci di Mussolini l'ingresso nelle mura cittadine, assieme a Parma o meglio, al quartiere popolare dell'Oltretorrente, che un anno dopo con Guido Picelli respingerà la milizia di Balbo grazie a un vero e proprio scontro frontale. Il ''finale simbolico'' di queste vicende si verificherà in via Cairoli, la sera del 9 Luglio del 1922, in un contesto nazionale e locale radicalmente mutato, con il tragico omicidio ''per mano faziosa'' dell'ardito del popolo Antonio Tavani. Questo filmato, un'intervista ad Antonello Ricci effettuata a Pianoscarano sul finire del Settembre '03, si avvale sia di ricerche archivistiche che bibliografiche, con decine e decine di immagini semisconosciute del periodo, utili a ricostruire la storia oggettiva così come la microstoria di questi straordinari personaggi: scalpellini, agricoltori, marmisti di fede repubblicana, popolare, socialista, comunista e anarchica, sui quali il ventennio calerà un velo d'oblio. Quando l'architettura e l'urbanistica trasformeranno la città sventrando parte del centro storico.
Così queste figure hanno fatto la fine del fiumiciattolo Urcionio, qualcosa di presente, che c'era ed è stato determinante ma che, sepolto, ora non si vede più, non se ne percepisce la presenza, non in molti sanno che esiste o non sanno dire quando è stato coperto. Sta ''sotto'', eppure c'è.
(scheda a cura di Silvio Antonini)

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Benvenuto a pie' di pagina, per te ecco la rubrica:

Oltre La Città... "stampata".

Ossia: Quello che abbiamo ancora da dire

a cura di Mauro Galeotti

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Il sindaco di Viterbo in estrema difficoltà. E' proprio la Destra che si schiera contro di lui in più frange.

Gabbianelli riproposto solo dal suo partito, Alleanza Nazionale. Mentre Fronte e Fiamma, di Destra, presentano Giuseppe Salomone.

13 Marzo 2004 - Tempi molto duri per l'arrogante sindaco di Viterbo Giancarlo Gabbianelli, che qualche tempo fa, in una delle sue classiche "gabbianellate", ossia decisioni di imperio, aveva affermato che qualunque cosa avessero deciso i partiti della Casa delle libertà lui sarebbe sceso in campo anche da solo. E da solo, fino ad ora, si trova. Anzi non da solo, ma affiancato da "amici" di Destra che gli mangeranno non pochi voti. D'altronde ognuno raccoglie ciò che semina. Ora Gabbianelli si faccia portare i voti da Mauro Rotelli (AN) o da Marco Maria Bracaglia (AN).

Quindi è ufficiale Fronte e Fiamma presenteranno insieme Giuseppe Salomone, un professionista agricolo che darà filo da torcere a Gabbainelli che sempre più disperato e solo, si vede rosicchiare la poltrona di sindaco di Viterbo, sulla quale siede da troppo tempo. Segretario del Fronte sociale nazionale è Giuseppe Occhini, mentre segretario della Fiamma tricolore è, il mio caro amico, Alessandro Bordoni.

Pertanto i candidati a Sindaco della Città di Viterbo sono:

Severo Bruno, avvocato, designato dal Centro sinistraallargato a Rifondazione comunista

Ferdinando Signorelli, Libertà d'Azione

Regino Brachetti, Alleanza popolare Udeur

Giuseppe Salomone, Fronte e Fiamma

Giancarlo Gabbianelli, Alleanza nazionale

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Ma Gabbianelli crede che i lettori abbiano l'anello al naso?

12 Marzo 2004 - Leggo sul quotidiano "Il Corriere di Viterbo" del 12 Marzo 2004 una dichiarazione del sindaco di Viterbo Giancarlo Gabbianelli che ha già fatto altre volte. Intendo riferirmi al suo ostinarsi nell'affermare che persone, dichiaratamente di Centro sinistra, addirittura, "bussano" alla sua porta di sindaco per offrirsi quali suoi sostenitori. Credo che Giancarlo gli incubi che ha di notte, li traduce poi da sveglio e ha pure voglia di esternarli non a voce ma per iscritto sui quotidiani.

Invece di fare certe assurde affermazioni, perché Gabbianelli non pensa a controllare quelli che invece sono proprio di Centro destra e che gli stanno facendo le scarpe? Leggi Ferdinando Signorelli (ex MSI), Nicola Parenti (ex MSI), Rodolfo (Nando) Gigli (FI), Riccardo Pugnalin (FI), Alessandro Marcoaldi (UDC). A Gianca' ma sta' coi piedi per terra, chi agisce come te è colui che sente di essere solo nella competizione elettorale e tu sei proprio solo. Non ti fidare di chi ti dice che ti sosterrà, sono solo affermazioni di facciata. Lo fanno perché in questo momento hai il potere in mano... ma sotto sotto ti stanno preparando una bella fregatura, quella che in gergo elettorale si chiama: trombata!

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Gabbianelli ancora promette, promette, ma che, per caso, si avvicinano le elezioni?

11 Marzo 2004 - Ancora ha la voglia di promettere il sindaco di Viterbo Giancarlo Gabbianelli. Leggo sul Messaggero dell'11 Marzo 2004: «Per la fine di quest'anno e l'inizio del prossimo - dice Gabbainelli - sarà realizzato il parcheggio di S. Maria delle Fortezze che sarà in grado di contenere 600 auto. Ad esso andrà ad aggiungersi quello coperto che sarà realizzato al Sacrario, da 1000 posti macchina». Gianca' ma piantala, già c'hai promesso l'aeroporto, non ti basta!

E intanto i vicini affreschi cinquecenteschi della Chiesa di santa Maria delle Fortezze vanno in malora, cadono a pezzi, vengono "staccati" da mani vandale e irresponsabili. Ma tranquilli, presto Gabbianelli dice che avremo una gran quantità di posti auto. Ma certo sarà necessario rivotarlo... aspetta e spera! Per te, caro Giancarlo, ci pensano Rodolfo Gigli (con Bennati o Gasbarri), Ferdinando Signorelli, Regino Brachetti e il tuo antagonista più accreditato, Severo Bruno.

Per simbolo, nelle precedenti elezioni, ricordo che hai scelto "il gabbiano". Quel candido gabbiano che vola libero sui mari. Purtroppo però il tuo "gabbiano", a seguito del tuo arrogante comportamento, da quando hai il comando del Comune di Viterbo, ha invece cambiato rotta. E' quello che vedo volare sopra alle discariche, imprigionato ed attirato dalla puzza che domina quegli ambienti. Un gabbiano che è ridotto a cercare cibo tra l'immondizia.

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Via della Fiera, a La Quercia, abbandonata a se stessa

10 Marzo 2004 - Via della Fiera a La Quercia, nonostante le continue sollecitazioni da parte di questo quindicinale, ha una parte della carreggiata ancora priva di bitume, con cartelli che segnalano "i lavori in corso", che in realtà "in corso" non sono. Sono mesi che al Comune non ci sentono!

Gabbianelli, sindaco di Viterbo, scadente a Giugno, per nostra gioia, pensa a farsi fotografare con le vecchiette, coi carabinieri, dietro alla scrivania, alla guida di un autobus, ma al pericolo che corrono gli automobilisti in Via della Fiera, che sono costretti, per un tratto, a occupare la corsia opposta... chi ci pensa? Rivotare a Giugno il sindaco Giancarlo Gabbianelli? Che Dio ce ne scampi e liberi!

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Severo Bruno, sarà il sindaco di tutti!

10 Marzo 2004 - A Giugno, per eliminare l'arroganza distribuita gratuitamente, a tutti noi Viterbesi, dal sindaco Giancarlo Gabbianelli di Alleanza Nazionale, annota sulla tua agenda di Votare l'avvocato Severo Bruno, un uomo democratico, rispettoso delle idee altrui e pieno di voglia di fare.

Nessuna promessa, perché Severo Bruno non è il classico politico che promette e poi non mantiene, ma certo metterà tutto l'impegno immaginabile per favorire Viterbo e i Viterbesi.

Cittadini scontenti della gestione della cosa pubblica adottata da Gabbianelli ce ne sono tanti... è giunta l'ora di cambiare! Chi potrebbe sopportare ancora per altri cinque anni GIANCARLO GABBIANELLI col suo delfino, l'assessore-ragazzo, MAURO ROTELLI?

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postato da: Spvit | 16:02 |