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sabato, febbraio 02, 2008 ()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()
Ti aspetto su www.viterbotv.it il portale delle vecchie foto di Viterbo e provincia (oltre 1800 immagini) delle news e dei video d'attualità e non solo (oltre 180 video) ()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()() Domenica 3 Febbraio 2008 - SUL PARCHEGGIO DEL CENTRO COMMERCIALE TUSCIA per prenotazioni telefonare al 3393337869 30 Gennaio 2008
Anno XVIII n° 2 Il tempo si è fermato in Piazza del Comune Tic tac tic tac, don don don Mauro Galeotti Non so se ve ne siete accorti, ma, in questa nostra città medievale, sempre più raramente si sente il suono delle campane.E dire che un tempo il fatidico din don era un segnale importante per la vita cittadina. Serviva per avvisare la popolazione dell’inizio o del termine di una manifestazione. Serviva come sprone per la battaglia contro il nemico. Serviva per festeggiare l’entrata in città di papi, imperatori, cardinali. Serviva per allarmare il popolo per il sopraggiungere di un pericolo. Era un simbolo festoso e funesto allo stesso tempo, pur suonando lo stesso tocco, magari con ritmi differenti. Ma non è da trascurare il suono della campana abbinato alle ore scandite dall’orologio pubblico. E noi di orologi pubblici a Viterbo ne abbiamo alcuni, a san Sisto, a san Faustino, a Porta Fiorentina, alle Poste, alle Scuole Rosse e sulla Torre dei Priori. E qui cade l’asino! Perché proprio di quest’ultima voglio parlare, infatti, da considerevole tempo, non funziona più l’orologio e di conseguenza non funziona neppure il suono della campana, anzi delle campane. Sì due campane, una, quella grande, suonava le ore e quella piccola i quarti. Una tradizione perduta, tra le tante che questa Viterbo frettolosa non ricorda più. Il motivo di tale fermo non si sa. Nessuno se ne interessa, a nessuno frega... e l’orologio è fermo, pur restando sotto gli occhi di tutti gli amministratori comunali, essendo il Comune stesso lì sotto. Peccato! E dire che qualche numero fa avevo incitato quelli che comandano, a preparare la città per far sì che abbia un salto di interesse culturale, in occasione della realizzazione del terzo scalo aeroportuale del Lazio, individuato proprio a Viterbo. Chiedevo di allestire alcune torri medievali in modo tale da poter essere utilizzate quali vedette, fruibili dai turisti, per ammirare la città dall’alto. Tornando all’orologio fermo, qualche maligno, anni fa diceva che era stato fermato perché disturbava i sonni del prefetto. Vero o non vero non lo so, ma sono sicuro che il prefetto Alessandro Giacchetti è ben lontano da queste piccolezze e poi, chi vieta di far zittire il suono delle ore e dei quarti durante le ore notturne? A tal proposito ho parlato con l’orologiaio in Via Cavour, il quale mi ha confermato che quest'ultima soluzione è fattibile, quindi non vedo alcuna difficoltà per nessuno, prefetto o non prefetto. E dire che alla fine dell’800, l’orologio di Piazza del Plebiscito doveva essere quello su cui venivano regolati tutti gli altri orologi e quest’ultimo doveva «essere controllato e messo a segno al mezzo di ciascun giorno giusta l’ora che segneranno gli Uffici delle Stazioni Ferroviarie». L’orologiaro Luigi Parentati in data 24 Marzo 1801 scrive: «Essendo stato commissionato dall’Eccellenza Vostra per portarmi a visitare il castello dell’orologio della Comunità, dopo avere questo esattamente esaminato, ho ritrovato. Primo esser necessario tornire la serpentina, e riappuntare li denti a taglio. 2° Ringranare due bugi dell’asta del tempo, eliminare parimente le palette del tempo. 3° Ringranare due bugi, che uno regge la serpentina sotto e sopra. 4° Per aver dimesso la leva del suono della ritirata, e accomodata, e fattoci un pezzo nuovo mastiettato, e dovere il tutto rimettere in buon grado per servizio di questo rispettabile Pubblico. In tutto dovrò per il ristretto prezzo avere scudi Tre, dico scudi 3. Che è quanto in adempimento di tal ordine ed in fede». Un meccanismo misuratore del tempo carico di storia ed allora cosa si aspetta a far ripartire il congegno dell’orologio più bello e più in vista della città? Mauro Galeotti Degrado in città Claudio Santella Il nostro sindaco pro tempore si è dichiarato dispiaciuto per il fatto che Viterbo sia retrocessa nella graduatoria che rispecchia il tenore di vita delle città d’Italia capoluogo di provincia; in quella graduatoria, cioè, che, in buona sostanza, determina la vivibilità delle stesse. Il dispiacere del sindaco, condivisibile quanto si vuole, non può, però, meravigliare più di tanto, specialmente chi a Viterbo ci vive, perché, piaccia o non piaccia al nostro primo cittadino, quella graduatoria, stilata comparando tra loro le città capoluogo di provincia, non è una graduatoria astratta. Rispecchia la realtà delle cose, almeno nel loro aspetto esteriore; e l’aspetto esteriore, generalmente, rispecchia più o meno fedelmente quello interiore. Orbene è innegabile che l’aspetto esteriore di Viterbo, che nel recente passato aveva preso a migliorare abbastanza visibilmente, va, da qualche tempo, peggiorando sempre di più. Un mio amico è solito dire che Viterbo è il microcosmo del malcostume che regna in Italia: orbene, io non so se Viterbo sia veramente la rappresentazione centesimale di siffatto malcostume, però non posso non constatare che certe cose, che pure influiscono sull’aspetto esterno della nostra città, sono tollerate, o meglio accettate con eccessiva noncuranza, da parte dei nostri amministratori. Sembra che questi nostri concittadini preposti alla cura della cosa pubblica siano un po’ troppo distaccati dal vivere quotidiano della gente, sembra che non vivano, e forse non li vivono davvero, i problemi quotidiani in cui i loro amministrati si vengono a trovare giornalmente. Non ci riferiamo a problemi di alta amministrazione e di macroeconomia, ci riferiamo a quei piccoli problemi che potrebbero essere risolti con un po’ di senso civico e con un pizzico di buon senso. Vi porto alcuni esempi, di poco conto, ma significativi: provate a camminare sui marciapiedi di una qualsiasi via della nostra città, non potrete non essere colpiti dai numerosi escrementi, sia solidi che liquidi, che ivi giacciono indisturbati per giorni e giorni. Il “profumo” che esala da questi percorsi adibiti a passaggio pedonale è di per se molto dissuasivo; se, poi, agli escrementi aggiungiamo l’immondizia che in essi marciapiedi trova cittadinanza unitamente ai vari tipi di erba e di arboscelli più o meno rigogliosi possiamo avere un quadro dell’efficienza di quegli organi preposti alla cura concreta di questo specifico pubblico interesse. Il top del degrado in merito è stato toccato dal marciapiede che da Porta Romana conduce alla stazione ferroviaria omonima: sembra che lo strato di guano prodotto dagli escrementi dei vari uccelli che si fermavano sugli alberi colà siti sia stato acquistato dalla Montecatini per rivenderlo come concime ai vari agricoltori dell’Alta Tuscia e della Bassa Maremma toscana; pare che sia addirittura avanzato. Per rimanere in tema Vi porto un altro esempio: avete mai visto un cane che vada a spasso con la prescritta museruola? Il proprietario lo tiene sì al guinzaglio, tra l’altro lungo tanto quanto basta per renderlo inutile, ma non lo munisce di museruola. Paletta e secchiello si possono vedere solo sugli appositi segnali. Si narra, addirittura, che un vigile abbia elevato contravvenzione ad un netturbino perché aveva con sé la scopa e la paletta, ma non aveva il cane, come prescritto nell’antistante segnale. V’è di più, se il medesimo proprietario deve entrare in un bar o in altro pubblico esercizio nel 99% dei casi si porta dietro anche il cane: e bisogna pure stare zitti. Altro esempio: provate a dare uno sguardo al traffico ed alle varie macchine parcheggiate. Vi faccio grazia delle considerazioni e mi limito alle constatazioni: sono pochissimi coloro che rispettano i vari segnali stradali, ancor meno quelli che guidano con educazione; il 99,9% si muove a proprio piacimento senza lasciar intendere con apposite segnalazioni, quali siano le sue intenzioni. I motorini sfrecciano da ogni parte come schegge sotto gli occhi di persone vestite da vigili che, muniti di occhiali scuri anche in pieno inverno, li guardano, unitamente al rimanete traffico, indifferenti a quanto accade. Auto parcheggiate in ogni dove alla barba dei vari segnali di divieto e/o di prescrizione; nuove mode che prendono piede ogni giorno, quali il fermarsi due metri oltre il segnale di stop, immettersi a marcia indietro in una corrente di traffico, fare uso ed abuso delle rotatorie senza la minima cognizione sull’uso delle stesse. Non parliamo poi dell’uso del telefonino durante la guida: il suo uso sembra lo sfogo di una frustrazione. Il “bello” è che questi esempi di “buona educazione” vengono dati anche dalle stesse auto delle forze dell’ordine, comprese quelle preposte al traffico, in servizio di normale pattugliamento. Ad ognuno piace mostrare che “lui” può trasgredire. Eppure vi sono delle istituzioni, degli organi istituzionali, preposti a questi piccoli problemi. Codesti gestori della cosa pubblica si guardano bene dall’agire a tutela dell’impotente cittadino e tanto meno lo tutelano quanto più egli è debole. Eppure codesti “res gerentes” (continuo a dire codesti perché sono così lontani dal cittadino che il pronome codesto è d’obbligo) percepiscono laute retribuzioni per ciò che dovrebbero fare e che non fanno: come mai? Il nostro Sindaco, quindi, superato il primo stadio di conclamato dispiacere, si dia da fare a che i vari fattori negativi che hanno diminuito la considerazione sociale della nostra città, da lui amministrata, vengano eliminati, magari consigliando a chi di dovere la lettura, o meglio lo studio del “De Officiis” di Cicerone Quelli che abbiamo citato, a mo’ di esempio, sono solo la punta dell’iceberg dei vari problemi, e non sono certamente i più rilevanti, ma servono, appunto, come esempio e come indice del nostro senso del sociale. Con l’augurio di poter avere l’occasione di fare osservazioni diametralmente opposte auguriamo al nostro primo cittadino buon lavoro. Claudio Santella La carica dei 101 Bruno Matteacci Mai ho avuto grande simpatia per il segretario dell'Udeur, onorevole Clemente Mastella, sicuramente a causa della sua non coerenza politica: una volta a destra, poi a sinistra e per ultimo fa cadere quel governo di sinistra, del quale era ministro della Giustizia. A nome di molti cittadini e mio personale, va un ringraziamento a Mastella per aver fatto crollare quel governo che si è retto, per troppo tempo, con i voti di illustri personaggi chiamati "senatori a vita", che rappresentavano solo se stessi e non una base elettorale in quanto nominati, per vari "meriti" dal Presidente della Repubblica.Nella fase della formazione dell'ultimo governo, presieduto da Romano Prodi, si è avuta la netta dimostrazione che il leader e i collaboratori erano alla caccia di personaggi pronti a sostenerlo il governo, in fase di formazione, per raggiungere il fatidico 51%, concedendo il corrispettivo di una poltrona da ministro, viceministro o in via subordinata di sottosegretario; per non parlare poi di presidenze delle ASL, della Rai e di tutti i posti di sottogoverno. A ritirare lo stipendio di membro del governo più la indennità parlamentare nella nostra povera Italia erano 101 persone che incidevano, sul bilancio dello Stato, per due milioni di euro al mese. Erano centouno che percepivano stipendi oscillanti da euro 26.847,47 per Romano Prodi ed euro 25.146,62 per i ministri: Giuliano Amato, Pierluigi Bersani, Rosy Bindi, Emma Bonino, Vannino Chiti, Cesareo Damiano, Paolo De Castro, Antonio Di Pietro, Fabio Mussi, Alfonso Pecoraro Scanio, Arturo Parisi, Barbara Pollastrini, Giulio Santagata. Seguivano, a ruota, con una stipendio di euro 24.922,91 i ministri: Massimo D'Alema, Giuseppe Fioroni, Paolo Gentiloni, Linda Lanzillotta, Giovanna Melandri, Francesco Rutelli. Non è che gli altri ottantuno ministri, viceministri e sottosegretari avessero i problemi che hanno molti Italiani; il loro stipendio oscillava, dal più basso, quello di alcuni sottosegretari di euro 15.554,71 a quello di euro 25.501,71 percepito dal sottosegretario Elena Montecchi. E' mortificante continuare a fare una elencazione delle remunerazioni, a qualsiasi titolo, percepite dai parlamentari italiani. E' una vergogna; si tenga conto che ci sono persone che godono dello stipendio di parlamentare e nel contempo percepiscono diarie e rimborsi spese, esentasse, nella qualità di ministro, viceministro e sottosegretario; per non aggiungere, poi, tutti gli altri benefici che hanno per spostarsi sul territorio nazionale. Di bello c'è che, tra i tanti eletti al Parlamento, ce ne sono 240 che non hanno maturato la pensione in quanto non hanno ricoperto il mandato parlamentare almeno per due anni, sei mesi ed un giorno. Ora caro lettore, che sei anche "elettore" pondera questi dati; rifletti sulle battaglie che devono fare i cittadini per sbarcare il lunario. Troppo spesso sentiamo dire che ci sono famiglie che, con la loro pensione o il loro salario, non riescono a raggiungere la fine del mese con un euro in tasca! Ci hanno, umiliato, ci hanno tolto la possibilità, con la nostra preferenza, di scegliere il nostro rappresentante al Parlamento. Ora, grazie a Mastella, Dini e Fisichella, che hanno negato la fiducia al governo, tutto può cambiare, il governo Prodi è caduto, è come rimaneggiare le carte, è tutto come un gioco, basta non permettere di barare dobbiamo stare con gli occhi aperti e credere a chi veramente ci dimostra, da anni addietro, l'amicizia e non dall'inizio della campagna elettorale; perché questi sono di memoria corta ed amano solo il "dio quattrino"! Vogliamo sapere, prima delle elezioni, con chi avremo a che fare, con chi dovremo parlare, quali saranno i partiti che costituiranno il governo. Basta fare i salti nel buio. Ricordo ancora l'abbraccio e l'assicurazione che ebbi da un deputato allorquando mi giurò, davanti a testimoni, che mai sarebbe andato al governo con un certo schieramento politico. Cosa che poi, con lo stesso, ha fatto "lingua in bocca". Bruno Matteacci Olocausto = Orrore Agnese Galeotti Pochi giorni fa, come tante altre volte in passato, si è celebrato il giorno della memoria.Solo 24 ore all’anno per il popolo sterminato, su 8760 in cui le televisioni sono intrise di immagini. 24 ore, così, tanto per togliersi il pensiero di aver fatto una cosa buona anche quest’anno. Non voglio criticare un pensiero gentile, è solo che… è troppo poco. Forse una volta all’anno non basta. Ci si preoccupa tanto che i giovani ricordino il gesto folle di un pazzo che tanti, all’epoca, hanno seguito. Che tanti ancora seguono… Il punto è proprio questo secondo me. Bisognerebbe focalizzarsi su quello che succede nel presente e preoccuparsi di quanto sia simile al passato! L’olocausto fu un gravissimo episodio di razzismo, direi estremo. Però si tende a sminuire il fatto che cambiano i luoghi, cambiano i metodi, ma la gente continua ad essere sterminata. Non tanto lontano nel tempo, all’ incirca nel 1994, in quasi cento giorni, vennero uccise, massacrate da bastoni e a colpi di macete dalle ottocentomila al milione di persone. La maggior parte di loro faceva parte dell’etnia dei Tutsi meglio conosciuti come Watussi. Gli artefici di tale massacro furono i membri della tribu degli Hutu, all’interno della quale non mancarono vittime, tutti quelli che si opposero a tale genocidio! O ancora: a Ciudad Juarez, città del Messico e nello stato di Chihuahua negli Stati Uniti, scompare una donna ogni settimana, raramente viene ritrovato il corpo e se questo accade sono evidenti le brutali torture, violenze di vario genere tra cui bruciature e addirittura asportazioni di parti del corpo. Dal 1993 sono circa 600 le donne scomparse nel nulla, rapite. 460 sono le donne che sono state ritrovate morte. Lavoratrici, grandi e anche bambine che lavorano nelle fabbriche di assemblaggio in condizioni assurde e sottopagate. Ma dato che i soldi, anche se pochi, servono per sopravvivere, nessuna di queste donne si lamenta. Togliendo così lavoro agli uomini che spesso decidono di liberarsene! A me pare che cambiano le razze, i sessi, le situazioni e le armi, ma… la storia è sempre la stessa. Il più forte prevale sul più debole e se non sei d’accordo muori! E’ stata la politica del Fascismo, del Nazismo, e continua ad essere la politica che va per la maggiore, soprattutto nei paesi a basso grado di civiltà. L’olocausto è stato un orrore. Imperdonabile, ma purtroppo ripetibile. E’ su questo che bisogna lavorare. Su questo vanno sensibilizzate le persone. Ricordare il passato è giusto perché tanta gente è morta per la follia di altra, però tanta ancora muore e morirà domani, tra una settimana o tra un mese. E’ giusto versare lacrime per il passato, ma ancora più giusto è cominciare ad agire per evitare le lacrime future! Agnese Galeotti Piazza san Pietro Pantaleo Spagna A Roma una massa di fedeli, circa duecentomila tra cui tanti studenti della Sapienza con i loro striscioni, si è recata in piazza San Pietro per rendere omaggio a papa Benedetto XVI.Oltre ai cittadini di Roma, vi erano anche molte persone di altri luoghi d’Italia. Mi domando, tutte quelle persone erano lì per il consueto appuntamento con l’Angelus, oppure per rispondere a quei sessantasette professori della Sapienza, cosiddetti scienziati laici? Io sono sicuro che si trovavano su quella piazza, per essere solidali con il Santo Padre, per rispondere a quel brutto episodio di giovedì 17, che è accaduto all’Università della Sapienza. Non capisco che cosa abbiano ottenuto quei professori della scienza, con quel loro gesto. Cosa credono che con il loro modo di fare, di agire, possa discreditare il Papa? Non si sono avveduti che loro, tutti appartenenti al PD e quell‘esiguo gruppo di studenti con i loro striscioni pieni di stelle rosse, che rifiutavano l’arrivo del Papa, cosa rivendicavano, la laicità dell’università? Non credo che questo conflitto con la Chiesa possa portare a qualche risultato. Il Papa Benedetto XVI, nell’Angelus di oggi ha predicato il dialogo, la tolleranza, il perdono e rispettare le opinioni altrui, dicendo altresì, che da parte delle istituzioni governative gli era stato suggerito che la sua presenza all’università non era opportuna, vista l’agitazione che si era creata in quell’ambiente. Mi domando, se il presidente Napolitano si è scusato con il Santo Padre e con il cardinale Bagnasco per il brutto episodio, evidentemente posso capire che il rifiuto dell’università, non ha fatto fare all’Italia una bella figura in tutto il mondo cristiano e non. Personalmente non posso giudicare il comportamento di coloro che hanno provocato tutto questo stato di cose, perché non li capisco, ma seguendo l’esempio di mio padre Carlo e di mia madre Lucia e per quanto apprendo nella parrocchia del Sacro Cuore sulla fede cristiana, so quello che significa per me, il Santo Padre. Pantaleo Spagna Fracassini telefona In merito all'articolo che ho scritto sull'ultimo numero di questo quindicinale da me diretto, sull'interrotto restauro della Fontana Grande, l’altra mattina mi ha telefonato l'assessore comunale Antonio Fracassini. E sinceramente, conoscendo Antonio, me l'aspettavo. Mi ha riferito che il restauro della più bella fontana viterbese sarà iniziato a Febbraio, non del 2009, ma questo che viene. Mi ha pure detto che i lavori di ripristino termineranno a Luglio, non del 2009, ma di quest'anno. Di norma Fracassini non dice fregnacce, quindi ci credo e attendo con ansia che il peperino della Fontana Grande sia rivestito di umida acqua trasparente. Fracassi' per ora ti ringrazio per la sensibilità e la disponibilità, ma occhio al restauro, che sia fatto con intelligenza, senza stravolgere quello che è l'io della fontana. Attenzione all'illuminazione, mi auguro che non sia realizzata all'interno della fontana, con fili, fari e faretti che ignobilmente deturperebbero la struttura originale. Anticamente le fontane non avevano la luce nelle vasche!!! Tenetene conto!! L'illuminazione, senza dubbio necessaria, dovrà essere realizzata con fari posti sui fabbricati che la circondano! Tenetene conto. Salviamo la fontana... regina delle fontane viterbesi!!! Mauro Galeotti Al via l'iniziativa affido Francesca Bruti L'Associazione Murialdo di Viterbo organizza sei incontri per famiglie affidatarie e non solo.Infatti, specializzata da anni nel sostegno di famiglie affidatarie, con il contributo di SPES (Centro di Servizio per il Volontariato del Lazio) introdurrà, a partire dal 20 gennaio 2008 fino al 1° giugno 2008, una nuova iniziativa denominata AFFIDO: Accogliere con Fiducia i Figli degli altri In Dimore Ospitanti. Il progetto consiste in sei incontri gratuiti, cinque dei quali si svolgeranno presso la sede dell’Associazione Murialdo, in via L. Murialdo 51 a Viterbo; mentre il sesto, quello conclusivo, avrà sede presso il Pontificio Oratorio di San Paolo a Roma. Le sei giornate costituiranno un’occasione di approfondimento su alcuni aspetti dell’affido, in particolare pedagogici, relazionali ed educativi, riguardanti il rapporto tra la famiglia d’origine e quella affidataria, attraverso la testimonianza di operatori e famiglie provenienti da varie parti d’Italia. Gli incontri, che saranno diretti da Elisa Fumarola, Psicologa, e da Diana Dimonte, Coordinatrice Educativa, si rivolgeranno sia alle famiglie con pregresse esperienze di affido, sia a quelle che sono intenzionate ad avere un’esperienza del genere o semplicemente interessate al tema. Per ulteriori informazioni e prenotazioni rivolgersi a: cell. 347.1508238, e-mail assocmurvt@murialdo.org; per approfondire il programma completo, si può consultare il sito www.volontariato.lazio.it Francesca Bruti I secchioni ci sono o no? Francesca Bruti Certo che noi viterbesi siamo strani… ma è pur vero che dai vertici che ci dirigono (a livello locale… non parliamo di quello nazionale, per carità!) non è che arrivi tanta chiarezza. Mentre a Napoli stanno vivendo ogni giorno di più in mezzo all’immondizia, qui che potremmo vivere un po’ più decentemente, spesso ci tiriamo la zappa sui piedi! Sto parlando dei secchioni a disposizione per poter buttare l’immondizia… alcuni commercianti del centro storico, lamentando numerosi episodi di vandalismo che dall’estate scorsa hanno visto bruciare i cassonetti nei pressi del Sacrario e di Piazza della Repubblica, hanno chiesto al Comune di togliere da lì i cassonetti (inutilizzabili) e di rafforzare quelli per la raccolta differenziata vicino la fermata degli autobus urbani. Risultato? Da lì sono stati tolti, ma poco tempo dopo sono comparsi a Piazza delle Erbe, suscitando il malcontento dei residenti. (In effetti, non erano proprio esteticamente piacevoli). Nel frattempo, sempre su testimonianza di alcuni commercianti, i residenti e altri negozianti, continuano tuttora a buttare l’immondizia dove prima c’erano i cassonetti e ora non ci sono più; tanto da vedere sempre accumulate e sparse le buste per strada, e non utilizzare invece i contenitori dei rifiuti differenziati! Dunque, all’amministrazione si chiede che agisca in corrispondenza delle richieste precise che i cittadini fanno; e ai cittadini di comportarsi secondo il senso civico su cui ogni città deve fondarsi. Francesca Bruti Meno male hanno provveduto!!! Dopo il nostro articolo sulla capocciata che una signora ha dato in una trave in metallo al Cimitero nuovo, qualcuno ha provveduto ed è stato messo un vaso di fiori che impedisce l’accesso che porta alla trave traditrice, troppo bassa, e alla portata di qualsiasi testa, di qualsiasi fronte. Grazie! Barco Murialdina - Montefiascone 2 - 0 Claudio Santella Campionato provinciale allievi. Barco Murialdina – Montefiascone: 2 - 0 Barco Murialdina: Proietti, Ercoli, Presti, Avincola, Vincenti, Serafini, Ouguntimirin, De Simone, Ruggiero, Agosti, Morelli, Guerrini, Santella, Prestininzi, Sanna, Bossi, Faperdue. All. Renato Cerasa. Montefiascone: Cappelloni, Pescatori, Chiodo, Vignanelli, Siciliano, Conticchio, Chiaravalle, Colombi, Pisapia, Cantarini, Biondini, Metalli, Barbano, Bianchi, Pezzato, Proietti, Pifferi. All. Carlo Casciani. Arbitro: signor Riccardo Egizi. Marcatori: al 35’ ed al 42’del s.t. Cesare De Simone Forse perché desiderosi di riscattare l’immeritata sconfitta subita nel girone di andata sul campo del Montefiascone, gli allievi del BarcoMurialdina si sono oltremodo impegnati nella gara di ritorno disputando una partita maiuscola finita con il punteggio di 2-0 a loro favore. Il Montefiascone, peraltro, si è dimostrata squadra solida, continua nel gioco e ben messa in campo. Il suo gioco, lineare e ricco di fraseggi è apparso, però, prevedibile da parte dei ragazzi del BarcoMurialdina, tanto che, tranne che in un paio di occasioni, la squadra fallisca non è mai riuscita ad impensierire più di tanto il portiere avversario. In quelle occasioni, in vero, il portiere del Barco, Daniele Proietti, si è mostrato all’altezza della situazione: nella prima esibendosi in una bella parata su pericoloso colpo di testa di Marco Biondini, nella seconda superando addirittura se stesso respingeva d’istinto un tiro da due passi dal centravanti ospite solo davanti alla porta. Gli interventi di Daniele Proietti davano sicurezza al BarcoMurialdina che, fino a quel momento aveva giocato di rimessa perché costretto, per lunghi tratti, nella propria metà campo dal gioco avversario. Le puntate del BarcoMurialdina si facevano più continue e si materializzavano in due reti messi a segno dall’ottimo centrocampista Cesare De Simone. Complimenti a questo ragazzo per il suo gioco preciso, rapido e concreto: smista bene la palla sfruttando anche gli spazi vuoti con una lucidità invidiabile. Considerato che prima di andare in vantaggio la squadra di casa aveva colpito due pali e che si era resa molto pericolosa ogniqualvolta che si era presentata in area avversaria è da ritenere che il BarcoMurialdina deve credere di più nei suoi mezzi, perché ha una buona difesa, delle punte veloci e pungenti e degli ottimi centrocampisti illuminati dai passaggi rapidi e precisi di Cesare De Simone: con più convinzione, tenacia, continuità e amalgama potrebbe inanellare una serie non indifferente di risultati utili, s non utilissimi. Auguri. Il Montefiascone la tenacia,la convinzione e la continuità le ha dimostrate, è apparsa però sterile nel reparto avanzato: colpa di una giornata poco felice delle punte o merito della difesa avversaria? Forse entrambi i fattori. Visto quanto ha dimostrato sul campo domenica scorsa è facile affermare che la classifica non le rende giustizia. L’arbitro, signor Riccardo Egizi, fermo, discreto e sempre vicino al gioco non ha avuto eccessiva difficoltà a dirigere una partita rivelatasi corretta per il comportamento sia dei giocatori in campo sia degli spettatori sugli spalti, dove un gruppo di ragazzi ha accompagnato con cori ed applausi i propri beniamini per tutta la partita. Questi giovanissimi “aficionados” hanno suscitato le simpatie anche dei tifosi ospiti, simpatie che hanno ricambiato rivolgendo anche alla squadra del Montefiascone, a fine partita, mentre questa era occupata nel “terzo tempo”, un coro ed un applauso di saluto. Claudio Santella Incontro studi Patrizia Labellarte Venerdì 1 e sabato 2 febbraio si terrà nella nostra città l’incontro di studi internazionale “L’Italiano televisivo. Metodologie di analisi a confronto”.L’incontro promosso dall’Università degli Studi della Tuscia - Facoltà di Scienze Politiche, organizzerà nel contesto del PRIN “L’italiano televisivo: 1976-2006” e in rapporto con l’azione integrata “Italia Spagna” sul tema dell’ “Identità in televisione”, due incontri che coinvolgeranno esperti di vari generi di comunicazione televisiva, giornalisti, storici dei mezzi di comunicazione di massa, per confrontare i metodi dell’analisi linguistica della comunicazione televisiva. La prima giornata, che avrà inizio alle ore 9:30, si svolgerà presso l’Aula Magna della Facoltà. Dopo i saluti del Magnifico Rettore, prof. Marco Mancini, del Preside della Facoltà di Scienze Politiche, prof. Massimo Ferrari Zumbini e della Direttrice del Dipartimento di Studi sulla Comunicazione, professoressa Raffaella Petrilli, l’evento proseguirà anche nel pomeriggio con l’intervento dei gruppi di ricerca coinvolti nel PRIN e i risultati delle loro analisi. Al termine seguirà una tavola rotonda di discussione. La giornata di sabato 2, invece, si terrà presso la sala convegni del Mini Palace Hotel di Viterbo dalle ore 9:30 alle ore 13:00, per un conclusivo confronto tra studiosi italiani e spagnoli sul tema “L’Identità in televisione: Italia e Spagna”. Patrizia Labellarte L’italiano televisivo - Metodologie di analisi a confronto Incontro di studi internazionale Viterbo, Università della Tuscia 1 - 2 febbraio 2008 venerdì 1° febbraio, Aula magna della Facolta? di Scienze politiche ore 9 - saluto del Magnifico Rettore, Ch.mo prof. Marco Mancini - saluto del Preside, Ch.mo prof. Massimo Ferrari Zumbini - saluto della Direttrice del DISCOM, Ch.ma prof. Raffaella Petrilli ore 9,30-11,30 - prima sessione - presiede Nicoletta Maraschio Politica e divulgazione in tv (R. Gualdo, R. Petrilli, S.Telve) La lingua dei telegiornali in diacronia (I. Bonomi, E. Mauroni, L. Nacci, E. Buroni) ore 11,45-13 - seconda sessione - presiede Raffaella Petrilli Raccontare in televisione: fiction e tv per ragazzi (G. Alfieri, R. Sardo, D. Motta, M. Giuliano) ore 14,30-15,30 - terza sessione - presiede Francesca Anania Dalla radio alla televisione (N. Maraschio, A. Antonini, S. Stefanelli, M. Biffi) ore 15,45-17,45 - tavola rotonda- presiede Giuseppe Sicari,. saranno presenti gli ospiti esterni: Cristina Biasini, Loredana Cornero, Annalisa Liberi, Cinzia Palladini, Marco Volpati sabato 2 febbraio, sala convegni dell’Hotel Mini Palace, Viterbo ore 10,15-13 - tavola rotonda - presiede Riccardo Gualdo L’identità in televisione: Spagna e Italia partecipano i relatori al convegno e i professori Manuel Palacio e Juan Carlos Ibañez (Universidad Carlos III, Madrid) San Rocco a Celleno Riccardo Manca La piccola Chiesa di San Rocco a Celleno vecchio presenta una facciata a capanna, introdotta da una breve scalinata caratterizzata da uno splendido portale quattrocentesco. Un portale, in peperino, composto da un arco incrociato da due lesene con capitelli fogliati ed un architrave con metope alternate a motivi a rosette e calici. All’interno della chiesa, a navata unica e presbiterio rialzato, vengono conservate alcune opere. Tra queste spicca, sull’altare maggiore. Un interessante Crocefisso ligneo inserito in una struttura d’altare barocca. Sull’altare laterale di destra vi è una nicchia che presenta alcuni resti di un affresco raffigurante la “Madonna in Gloria con due santi”. Questo dipinto mostra un’alta qualità, una gamma cromatica molto raffinata ed il motivo di cornice a candelabro. Sono questi gli elementi che, probabilmente, collocano la sua origine intorno alla metà del XV Secolo. Risalgono, invece, al XVII Secolo le due tele “Madonna del Rosario” e la “Crocifissione”. La prima tela raffigura la Vergine con il Bambino ed i Santi Antonio e Domenico e proviene dalla Chiesa di san Donato. Nella seconda, invece, in una composizione memore dei canoni manieristici, vengono raffigurati San Rocco con il cane, la Maddalena e Nicodemo; in passato questa tela era sistemata sull’altare maggiore e copriva il Crocefisso. Il fonte battesimale, in pietra basaltica e coperto in legno, è racchiuso in una nicchia. Anticamente la piccola Chiesa di San Rocco a Celleno vecchio racchiudeva dei tesori sacri a conferma delle risorsa del paese. Tra questi spicca una croce argentea sbalzata e cesellata raffigurante da una parte il crocefisso e circondata negli spazi inglobati delle estremità dagli emblemi degli evangelisti Luca, Giovanni e Marco, nonché dal busto di San Donato. Sul retro appare il Salvatore in atto benedicente con le immagini di San Giovanni, Sant’Oculo, la Vergine e San Matteo.La preziosa oreficeria è opera di Pietro di Giovanni Anastasio di Vitale detto Giudice che la creò intorno al 1436. Questi era un raffinato orafo viterbese. Tra le sue molteplici opere rimangono un calice ed una patena a Montefiascone ed un reliquiario a Vetralla. Un altro pregevole pezzo scultoreo della Chiesa di San Rocco, purtroppo ora disperso, era la “Madonna di Celleno”. Ovvero una Madonna con Bambino in trono. Da alcuni particolari l’opera era databile intorno al Quattrocento. Riccardo Manca postato da: Spvit | 01:47 | |