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giovedì, dicembre 13, 2007

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Domenica 23 Dicembre 2007
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12 Dicembre 2007
Anno XVII n° 23

Animare le torri della città, si può fare

Dove venne uccisa Galiana?
Mauro Galeotti

fotogaleottiSplinderArriverà l’aeroporto a Viterbo e credo dobbiamo metterci subito al lavoro per far sì che i viaggiatori abbiano validi motivi per fermarsi nella nostra città.
Avevo, infatti, sul numero passato, spronato noi tutti a “muovere le chiappe!”.
Un termine non elegante, niente affatto fine, ma tanto, tanto chiaro!
E mi voglio riferire, questa volta, ad una delle possibilità che la nostra città, medievale per eccellenza, può offrire e incuriosire.
Un tempo Viterbo vantava le belle donne, come Galiana, e le belle fontane, come Fontana Grande (a proposito quando iniziano i lavori di restauro assessore Fracassini?), e fino a qui nulla da eccepire, perché se belle donne c’erano, ora ve ne sono ancor di più, e in quanto a belle antiche fontane nessuno ci batte. Ma hai mai pensato alla Viterbo turrita?
Tu che stai qui, in questo momento, a leggermi, hai mai pensato alle decine e decine di torri che abbelliscono e caratterizzano la città dei papi?
Torri delle magnifiche mura castellane, torri di nobili palazzi, torri pentagonali, quadrate, rotonde.
Tutte inanimate, ben lontane da uno dei loro scopi che le volle costruite: poter salire su di esse!
Nessuna di esse è praticabile, o meglio, è fruibile dal pubblico, dai turisti.

Un bene che costa pur migliaia di euro al nostro Comune per mantenerle in piedi, ma che non dà alcuna entrata.
Stanno lì, molte di esse restaurate e ben conservate, in attesa del prossimo degrado per rieseguire il prossimo restauro, e così via... senza mai fine.
Perché i nostri amministratori e in particolare mi rivolgo al nostro sindaco, Giancarlo Gabbianelli, non si studia un modo per utilizzare la loro... altezza, la loro... sontuosità... la loro strategica posizione di... rilievo?, è proprio il caso di dirlo!
Pensa quale attrazione potrebbe essere consentire ai turisti, ed anche a noi, perché no! di poter salire agevolmente sulle nostre torri!
Salire sulla Torre detta della Bella Galiana, ed in vetta, raccontare come venne uccisa, da un dardo assassino, la donna più bella della città.
Raccontare dell’assedio che subì Viterbo per difendere una delle sue figlie.
Che fascino, che mistero, che storia!
Pensate all’assedio alla città da parte dell’esercito guidato da Federico II, assedio raccontato dalla Torre di Sassovivo, che domina Via del Pilastro.
E perché non poter salire sulla Torre dei Priori, magari in ascensore, ed ammirare i tetti, le cupole, le vie, le piazze, le microscopiche persone.
Rendere agibili le torri sarebbe un entrata per il Comune non indifferente, e non c’è nulla da inventare, perché in moltissime città si sale da anni sulle torri, sui campanili, paghi e sali, molto spesso a piedi, qualche volta con l’ascensore.
La Torre dell’Orologio Vecchio? ma chi c’è mai salito?
Eppure è tra le più antiche, tra le più belle, dotata con tanto di campana sorretta da un agevole gabbia di metallo. Ma è lì inutilmente alta, inutilmente possente, debole, assai debilitata perché non serve più alla sua funzione, al suo scopo, quello che fu motivo per farla tirar su da terra, per metri e metri, dai nostri antenati: dominare su tutto quanto gli gira intorno!
E così sono le sue sorelle, tutte sparse qua e là per la città, dimenticate, nascoste, sperdute, avvilite.
Recuperare la loro vita significa creare un motivo in più per trattenere il viandante aeroportuale.
Prepariamoci, iniziamo a lavorare, ne trarremo un gran beneficio!
Mauro Galeotti


Aeroporto a Viterbo: è fatta!
Pantaleo Spagna

Spagna foto cittaIl giorno 28 Novembre, nella sala Anselmi dell’Amministrazione Provinciale di via Saffi, si è svolto il convegno dei Comunisti italiani, dove è intervenuto il Ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi per annunciare a tutti i Viterbesi dell’assegnazione del terzo aeroporto del Lazio, alla città di Viterbo.
Per la prima volta, ho partecipato ad una manifestazione dell’area politica di sinistra, perché seguendo gli insegnamenti di mio padre Carlo, ben noto nella sede della D.C. di via Orologio Vecchio, negli anni ‘60, i miei orientamenti politici, sono di un’altra estradizione e di un altro schieramento politico. 
Comunque, partecipare al convegno che si basava sull’iter tenuto dal Ministero per l’assegnazione a Viterbo dello scalo di che trattasi, mi ha fatto piacere perché ho potuto constatare con le mie orecchie, la passione, l’impegno, la pazienza delle istituzioni locali, dei comitati pro aeroporto e di tutte quelle persone che si sono battute per raggiungere lo scopo che si erano prefisse: avere lo scalo aeroportuale a Viterbo.
Interessantissimo l’intervento del rettore dell’Università della Tuscia, Marco Mancini, il quale ha evidenziato l’importanza  che potrà avere l’aeroporto per l’Università.
Notevole l’intervento del ministro Giuseppe Fioroni che oltre l’entusiasmo che la città di Viterbo, dopo anni di preoccupazioni, di comitati promotori contrari (chissà che dirà quel signore che si preoccupava del rumore degli aerei, che non lo avrebbe fatto dormire) abbia avuto quello che si era prefissa, cioè l’assegnazione dell’aeroporto. Ma nel contempo, il Ministro, avvertiva che ora comincerà veramente la lotta con la burocrazia, con la Regione, con l’Esercito, con le strutture viarie e ferroviarie, metteva in guardia i vari imprenditori che dovranno costruire la struttura, insomma ora comincerà la vera lotta per arrivare, fra tre o quattro anni, alla realizzazione dello scalo.
Fioroni, ribadiva che Viterbo non può perdere questa opportunità al fine di far emergere il territorio della Tuscia, e non fare come è successo per l’autostrada e la ferrovia a Orte negli anni passati.
La relazione del ministro Bianchi, è stata chiara e precisa, oltre alla disamina di tutti i dati tecnici, i lunghi controlli necessari con le altre città concorrenti alla nostra, ribadiva con fermezza; “La scelta è stata fatta e non si torna indietro, l’aeroporto resterà a Viterbo, perché è il sito migliore”.
L’applauso dei convenuti, è stato unanime e uno striscione diceva: “Applausi al coraggio di un uomo giusto”.
Al convegno era presente anche il senatore di Forza Italia, Giulio Marini, il quale concludeva che il presidente dell’Amministrazione provinciale, Alessandro Mazzoli, aveva la fortuna di veder realizzato, quello che lui, a suo tempo,  aveva cominciato.
Pantaleo Spagna


Ivan Rossi... dimenticato?

Claudio Santella

fotosantellaclaudioOgni anno, con l’avvicinarsi delle festività natalizie, abbiamo rivolto a tutti i nostri lettori gli auguri per un buon Natale ed un felice anno nuovo. Anche quest’anno non ci sottraiamo a questo nostro dovere che, per noi, è, prima di tutto, un piacere.
Quest’anno, però, non vogliamo limitarci alle solite espressioni di circostanza, arricchite da alcune parole più o meno appropriate, ma vogliamo invitare tutti i cittadini, viterbesi e non viterbesi, a compiere un gesto d’amore e di riconoscenza verso chi, con il sacrificio della propria vita, ha consentito a cinque famiglie a lui sconosciute di potere trascorrere questo Natale serenamente.
Ci riferiamo ad Ivan Rossi, nostro conterraneo, cittadino di Civita Castellana, che questa estate, ha sacrificato la propria vita nel tentativo, riuscito, di salvare quella di cinque cittadini, a lui sconosciuti, che stavano per perderla, perché travolti dalle acque in cui si erano tuffati.
Ebbene, a questo nostro conterraneo, a questo vero eroe, che nell’adempimento del proprio lavoro, spinto dal più alto e puro spirito di altruismo, con sentimenti di vero amore per il prossimo, non abbiamo ancora detto grazie.
A nostro sommesso avviso, non sarebbe fuor di luogo che ad Ivan Rossi venisse concessa la medaglia d’oro al valore civile, quale massima onorificenza per il suo nobilissimo gesto d’altruismo e d’amore, dimostrato nei nostri riguardi.
Sì, nei nostri riguardi, perché avremmo potuto essere noi uno di quei cinque sventurati che sono stati tratti in salvo: Ivan non è stato certo a chiedersi chi fossero coloro che stavano per perdere la vita, e che l’avrebbero certamente perduta senza il suo intervento; Ivan si è gettato nelle acque e si è prodigato per loro fino all’estremo sacrificio. Non ci sembra un gesto da poco,  ma un gesto eroico, un gesto d’altruismo e d’amore per il prossimo,  promanato da un senso civico ormai raro, però sempre sentito ed apprezzato.
Il nostro gesto, di riconoscenza verso di lui, deve ancora venire: liberiamoci dalle nostre formali reticenze e ricambiamo, ad Ivan, i sentimenti che lui ha concretamente dimostrato.
Approfittiamo, per far questo, dell’avvicinarsi del Santo Natale, dell’avvicinarsi, cioè, di un periodo in cui ci sentiamo più propensi a compiere un gesto di bontà, un gesto che ci riempirà di gioia e che, tra l’altro, non ci costa niente.
“La Città” si fa promotrice di una iniziativa volta ad attuare concretamente questo gesto d’amore e di riconoscenza verso Ivan, invitando tutti a sottoscrivere una petizione perché ad Ivan Rossi sia attribuita, per ciò che ha fatto, una medaglia d’oro al valore civile.
Per far ciò ci rivolgeremo alle competenti autorità affinché possano metterci in condizione di realizzare questa iniziativa.
In questo modo desideriamo rivolgere gli auguri di Buon Natale e Felice anno nuovo.
Auguri sentiti e di cuore a tutti.
Claudio Santella


Gabbianelli ascolta...
Agnese Galeotti

AgneseSplinderGuardando alcune foto scattate qualche mese fa, sono imbattuta in uno scatto di Piazza del Comune, credo fosse il giorno della Fiera dell’Annunziata.
Alle finestre del Palazzo dei Priori e del Palazzo del Podestà, erano in bella mostra alcuni drappi. Come nel passato, anche ai nostri giorni, è usuale che, per una giornata di festa cittadina, i drappi vengano esposti per ulteriore fasto e festeggiamento.
Ma quei drappi risultano come un pugno nell’occhio, infatti, lo stato di degrado è gravissimo.
Sono diventati cenci sdruciti e senza colore.
Invece dovrebbero essere sprizzanti di colori, di pennacchi, insomma, pieni di regalità.
Questo scritto vuole essere una lettera aperta al sindaco Giancarlo Gabbianelli.
Sindaco perché non vengono realizzati nuovi drappi? In fondo sono un simbolo, sono rappresentativi della città.
Invece degli strappi, potrebbero esserci bellissimi disegni. Al posto dei colori sbiaditi, vorrei rossi fuoco e verdi speranza. Ad esempio: il Comune potrebbe istituire una gara tra gli artisti di Viterbo e oltre, i quali potrebbero riversare la propria arte e il proprio estro alla realizzazione di drappi nuovi.
Oppure, ancora meglio, Sindaco, essendo in numero di nove, si potrebbe assegnare un drappo per ogni artista, così d’averne tutti differenti e meno monotoni.
Più variegati stili pittorici contribuiranno e più bello sarà esporre i drappi al pubblico, come fossero quadri, in ognuno dei quali potrebbero essere rappresentati diversi modi di vedere Viterbo, in una miriade di colori.
Sarebbe davvero una bella cosa non vedere più quegli stracci laceri e slavati appesi a deturpare, invece che abbellire, il Palazzo dei Priori e il Palazzo del Podestà.
E cosa ancora più gradita sarebbe vederne di nuovi padroneggiare fieri e degni sulla facciata, per assaporare gustosamente un bel giorno di festa viterbese.
Agnese  Galeotti


Le torri di Viterbo
Mauro Galeotti
A proposito di torri, visto l’articolo di apertura di questo numero, mi piace ricordare... Domenico Bianchi (1537 - dopo 1615) scrive che Viterbo ne contava ben centonovantasette e alcune erano di tale altezza, che da terra si poteva appena vedere la sommità.
Lo storico asserisce pure che «Hebbe [Viterbo] dal suo principio molte Torri, sì come a questo dì d’hoggi apertamente si scorge in lei esserne moltissime, fatte con molto artificio di pietre squadrate altissime ed alcune con molta proportione hanno le Cortine, che in altezza, conveniente le circondano».

Feliciano Bussi (1742) ne elenca alcune, «Fra le descritte torri le più rinomate della Città erano le seguenti, cioè, Torre Damiata, o sia Demiata, Torre Beccaja, chiamata anche Torre di Bartolomeo di Panza, Torre Spagnola, Torre Berera, Torre Aldobrandina, Torre Tignosa, Torre Vicana, cioè fabbricata dalla famiglia di Vico, Torre Raniera, Torre di Ranuccio, Torre di Piano / Arbano, Torre del Palagio dell’Imperatore, Torre di Bramante, Torre Prete / Vonna, e Torre di Angelo di Salamaro, la quale fra tutte le cento novantasette era la più bella, e la più alta, che si scorgesse in Viterbo, non trovandosene al presente in piedi neppure la quarta parte, per essere state altre rovinate da tremuoti, altre demolite in tempo delle guerre civili, ed altre scaricate per ridurre la Città in quel miglior’ordine di strade, e di edificj, in cui la stessa a giorni nostri apparisce».

In un bell’articolo, scritto nel 1933 da Giovanni Mazzaroni, sul Bollettino municipale, vengono descritte le torri di Viterbo le quali sono anche elencate:
«Torre di Bacarozo (1458) in Pianoscarano. Torre di Bramante (1472) all’angolo delle antiche vie di S. Giacomo e della Pace. Torre di Angelo Salamaro (1226) alla Pietra del Pesce. Torre di messer Azone in Piazza S. Silvestro. Torre del medico messer Begnamino (1235). Torre di messer Braimando o Braimante (1251) […]. Torre di messer il Capitano (1283) all’angolo di Piazza del Comune e di via S. Lorenzo. Torre di messer Enrico di Muto (1234) in Piazza S. Silvestro. Torre Palagio e Case di messer Giovanni Clarimbaldo in S. Maria in Poggio. Torre di messer Giovanni Marchisane (1237). Torre di messer Graziani (1230). Torre di messer Burgundione (1258) in Piazza S. Silvestro “ante porticum ubi jura redduntur”. Torre Damiata o di Nicola di Giovanni Cocco (1255) in Piazza S. Carluccio. Torre di Guarnerio ora di Giovanni Riccio (1236) in contrada S. Vito. Torre di Pietro di Polo (1219). Torre di Raniero di Normanna (1235) nel Castello di S. Lorenzo. Torre di Raniero Polo e di Valentino (1235). Torre di S. Faustino “vel Crucis” (1246). Torre di S. Francesco (1346), “La Torretta”. Torre di S. Matteo in Sonza un tempo di messer Guercio (1346). Torre della Chiesa di S. Stefano (1480). Torre Salcicchia (1346). Torre di S. Pietro dell’Olmo e S. Antonino (1292). Torre dei Tignosi (1236) in S. Lorenzo. Torre di messer Giovanni del Castello (1298) all’arco di Palazzo Farnese. Torre Matriggiana al Mulinaccio. Torre di Abozartuole in S. Angelo. Torre dell’Amandola».

Nel Liber quatuor clavium del Comune di Viterbo, trascritto da Corrado Buzzi (1998), sono nominati proprietari di torri:
1211 - Cittadino.
1219 - Petri de Polo.
1225 - Nicolai Iohannis Cepti; Raniero di Normanna nel Castello di san Lorenzo.
1226 - Angelo del fu Salamare alle «pietre dei pesci»; Iohanni Ferenti.
1228 - Gerardo di Gerardo di Petruccio.
1230 - Ugolino di Cristoforo a Piano Scarano.
1231 - Ianni Blasii in Plano de Squarlano (Piano Scarano).
1233 - domini Acçonis in Piazza san Silvestro; domini Capitanei.
1234 - Enrico di Muto; Quintavallis nel Castello di san Lorenzo.
1235 - Alberto di Vicanello in Contrada san Pietro dell’Olmo e sant’Antonino; domini Begnamin medici; Ranucii Poli et Valentini.
1236 - Nicola di Federico di Nuccio e Benencasa di Nuccio; Nicolai Frederici.
1237 - domini Iohannis Marchisane; Munaldi.
1245 - Iacobi Bartholomei.
1246 - domini Geiçonis.
1248 - Nobile vedova di Giovanni di Clarimbaldo.
1249 - Bartholomei.
1276 - Tebaldo di Paltonerio in Contrada santa Maria Nova o di san Vito.
1317 - Angelo di Ugolino in Contrada san Quirico.
1333 - Gianni, Tedesco e Sciarretta del fu Manfredo di Vico.
1376 - Tommasa del fu Vanni di Verardo in Contrada santo Stefano.

Secondo le disposizioni degli Statuti comunali le torri, costruite dopo quella di Braimante, non potevano superare quest’ultima in altezza.
Una torre poteva essere smantellata in seguito a tradimento od omicidio da parte del proprietario della stessa.
Dalle milizie comunali veniva occupata la torre di colui che aveva ordito sommosse, quest’ultimo era obbligato al pagamento delle spese relative alla sua sorveglianza.
Chi avesse lanciato sassi dalla propria torre, incorreva nella punizione della demolizione di una fila di pietre della sua abitazione o della torre stessa. Ai ribelli invece venivano distrutte cinque fila di conci della loro torre.

Dal mio libro “L’illustrissima Città di Viterbo”
Mauro Galeotti, Viterbo, 2002



Viterbo bocciata da Legambiente
Francesca Bruti

Bruti Francesca SplinderOgni anno l’associazione Legambiente stila una classifica denominata “Ecosistema Urbano 2008”, mettendo in elenco i capoluoghi italiani in base al loro grado di vivibilità cittadina. Purtroppo, per quest’anno, la nostra città subisce una bocciatura: Viterbo scivola dal 78esimo all’83esimo posto.
Tra i vari criteri che hanno contribuito alla valutazione finale delle città, a pesare sul risultato negativo ci sono soprattutto l’alto numero di auto per abitante (settanta vetture ogni cento residenti), le poche isole pedonali, la percentuale ancora bassa di raccolta differenziata e nessuna pista ciclabile… nonostante alcune parti della città si prestino all’uso di questo mezzo.
Ma Viterbo è famosa per le sue contraddizioni; infatti, paradossalmente vanta la migliore rete idrica con il suo 4% di dispersione.
Nella classifica nazionale, la città con i risultati migliori è Belluno, seconda Bergamo e terza Mantova; ultima la siciliana Ragusa.
Francesca Bruti


Giornata Caritas Diocesana
Francesca Bruti

Per Domenica 16 dicembre è stata indetta la Giornata Caritas Diocesana, che si svolgerà in tutte le Parrocchie, le Chiese e le Cappelle della Diocesi, in occasione della terza domenica di Avvento. Con questa iniziativa, la Chiesa locale si augura che tale giornata sia un’occasione di testimonianza di solidarietà verso le persone più bisognose.
Certamente, ci saranno persone che vivranno l’evento perché spinti dalla fede personale, soprattutto in preparazione del Santo Natale; ma, anche dal punto di vista umano, è bene rendersi consapevoli delle emergenze che la realtà locale presenta… una fascia del circa 10% della popolazione provinciale risulta segnata dal bisogno.
Quindi l’appello alla partecipazione e alla donazione delle offerte è rivolta a tutta la cittadinanza; il ricavato della Giornata può essere portato direttamente presso la sede di Viterbo, piazza Dante Alighieri, o versato tramite c.c.p. n° 12780011 intestato a “Caritas Diocesana di Viterbo”.
Auguri di un sereno e Santo Natale a tutti!
Francesca Bruti


Grazie Maurizio!
Mi ha fatto piacere, perché negarlo? ricevere questa nota del mio amico Maurizio Pinna,segretario del Comitato per l'Aeroporto di Viterbo e la pubblico volentieri.

Carissimo Mauro, "rovistando" nel web alla ricerca di tutto ciò che si muove intorno al nostro aeroporto, ho notato il tuo redazionale: "E' necessario muovere subito le chiappe".
Con l'occasione mi sono fermato un attimo ed ho approfittato per complimentarmi con te e con Patrizia Coppa per la freschezza,  per la vena costruttiva e rispettosa presente nei Vs. redazionali, per il tipo di giornalismo diverso che non cerca lo scoop ma vuole offrire la notizia, possibilmente buona e non necessariamente pessima, sanguinaria, scandalosa.
Forse non a caso avete scelto la foto di un bimbo per il banner del vostro sito.
Non so se sono riuscito ad esprimere il mio apprezzamento, ma siete magnifici per il sorriso e la serenità che regalate a chi vi incontra per la strada e a chi vi legge attraverso il sito.
Il passato fotografico di Viterbo, raccordato al presente, è un connubio che soltanto te, Mauro, puoi celebrare con tanta disinvoltura.
Non parlo di aeroporto perché ne parlo tutti i giorni ma ho apprezzato l'osservazione rivolta all'assenza di una torre accessibile come ne esistono in molte altre città italiane. Chissà che non riusciate a sensibilizzare  i nostri amministratori per far aprire la Torre dei Priori.
Infine, citando la fonte, ho pubblicato sul nostro sito, alla pagina "News", il redazionale che mi ha ispirato questa e-mail.
Complimenti e buon lavoro.
Maurizio Pinna

Maurizio, non è solo ad aver sostenuto la battaglia vinta per l’Aeroporto a Viterbo, con lui sono pure Giovanni Bartoletti e Stefano Caporossi.



“Natale”
di Vittorio Galeotti

Natale, ch’adè ‘l Natale?
Adé ‘na festa grossa,
la ppiù groosa di tutte l’artre
messe insieme
e nnoe a festeggialla
famo bbene.
Tutte l’ cristiane
‘nsieme al monno ‘ntero
festeggieno Quelue
che vinne ‘n terra
pi’ ffa sta’ mmèijo
ma ll’òmo
pe’ elevallo
sopre le bbestie.
Sra mmèijo? Come?
Pe’ vvolesse ppiù bbene
pi’ ccapissee ffa èssa fratelle
(no schiave e ppatrone
man tutte l’ popole
d’oggne riliggione!
Pirò, n’è annata accussì!
Ll’òmo, adè vvero,
sta mmèijo de prima,
ce ha ‘n sacco di cose:
l’utomobbele, l’ frigorifere
l’uprane
e ttanto da maggnà
chi gguase crepa.
Ma si cc’è cchi adà ffame
ma llue
chi ije ne frega?
E l’omaccio
pure d’ave’ ‘sti cose
campesta tutto e tutte
pure l’ fratelle!
‘nquina ma ll’acqua
ll’aria sa di gasse
bbrucia ma ll’arbre
pi’ ppoté custrui’
e ròbba e ammazza
co’ ddesinvortura
la Legge
ppiù ma ggnuno
fa ppaura.
E allora?
Ch’adè ‘l Natale?
Adè ‘na festa vòta
senza Fede.
Co’ l’ negozzie piene
tutto và ‘n ppappatòria
e nnoe ridemo
di la guerra che
‘gni ggiorno ci facemo.
E’ ‘nnutele
chi nnoe la fisteggiamo
se ppòe la su’ Legge
manco la guardamo!
Tanto Ggisù
da millàssù vede
e ccerto nun ci approva,
se nin seguimo
la Su’ Legge Divina
o presto o ttarde
annamo a la ruvina.
Saremo morte
pure se ccamminamo
e ttante gojerie
nu’ le guardamo!
Adesso riarriva
‘l Natale,
semo al Sittantadue
guase dumila so’
l’anne passate
e qquante sbaije
avemo cumbinate.
Cercàmo da oprì l’occhie
e ddà capi’
‘l pirché ‘l Siggnore
n’arivo’ vveni’
Lue, di questo
nu’ adà bbisogno
ma noe ‘nvece Sì!
Vittorio Galeotti (Natale 1972)
da “‘l ragnolo
de la mi’ casa”


Biga di Castro:
a Palazzo dei Priori un convegno incontro per i quarant'anni dal ritrovamento


Nel 1967, nei luoghi intorno alla città di Castro, già scelti dagli etruschi per viverci e seppellire i loro defunti, a poche centinaia di metri da una grande tomba a semidado del VI secolo a.C., all’interno di una piccola necropoli rupestre dominata “Tomba della Biga di Castro”, fu rinvenuta una splendida biga etrusca, con a fianco anche gli scheletri di due cavalli.
La Biga si trova oggi presso il Museo Nazionale Etrusco Rocca Albornoz a Viterbo, dove, dopo i restauri effettuati a Roma, è stata collocata riportandola nella sua terra d’origine.

Per celebrare i quarant’anni da questo clamoroso ritrovamento, Palazzo dei Priori ospita, il 13 dicembre prossimo, alle ore 10, un convegno – incontro sul tema.

Relatori dell’incontro il sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, Paolo Giannini e Stefano Alessandrini, rispettivamente studioso di Etruscologia e Responsabile Nazionale tutela gruppi archeologici d’Italia, Renzo Trappolini, assessore alla Cultura Provincia di Viterbo, Giovanni Arena, assessore Pubblica Istruzione Comune di Viterbo, Giuseppe Conti, presidente II Circoscrizione, Romualdo Luzi, presidente Consorzio Biblioteche Provincia di Viterbo e Anna Maria Moretti, Sovrintendente Beni Archeologici Etruria Meridionale.


Assi della Tuscia
Riccardo Manca

Manca Riccardo SplinderIl 2008 come un viaggio tra le figure dei personaggi della Viterbo che fu. È questa l’idea dell’Associazione “Assi della Tuscia”, portata brillantemente a termine dal viterbese Ezio Piacentini e da alcuni amici che ruotano attorno all’associazione stessa.
Signore e signori, ecco a voi il calendario “Assi della Tuscia - Ros 2008”, realizzato con il Patrocinio dell’Amministrazione Provinciale di Viterbo, prossimamente in distribuzione, presso gli esercizi commerciali che hanno aderito all’iniziativa editoriale.
Tra gli sponsor svetta la Banca di Viterbo.
Quest’anno, per l’edizione 2008, l’idea è scaturita dalla Viterbo dei personaggi.
Nei tredici fogli del calendario, infatti, vengono ripercorse in maniera abbastanza esauriente, con fotografie ed aneddoti, le particolari esistenze dei personaggi che, a vario titolo, hanno ruotato intorno al Capoluogo della Tuscia.
Come non citare Dante Costantini “Pizzeccacio”, la conosciutissima Giovanna  Pannega “La Caterina”, l’intramontabile Primo Nocilli ed il buon Giuseppe Celestini per i Viterbesi “Peppe l’Oca”.
Poi c’è il “cavalier Pela”, Francesco Cristofori per l’anagrafe, nato nella Città dei Papi il 12 Maggio 1859 e Natalina Farinacci nata a Viterbo il 28 Settembre 1899.
Una tappa di questo viaggio lungo trecentossessantacinque giorni, è rappresentata anche da “Armidoro”, “Picchio e Palla”, Luigi Torquati “Schiggino”, noto artigiano viterbese ed ideatore, nel 1932, della prima Mini Macchina di Santa Rosa, nonché Amedeo Piergentili di professione accalappiacani.
L’edizione 2008 del calendario “Assi della Tuscia” è dedicata alle figure di Sergio e Mauro Filippi, indimenticabili infermieri del nosocomio viterbese e sportivi di prim’ordine.
Si ricordano tra i precedenti calendari, quello del 2005, dedicato alle miss viterbesi; quello del 2006, invece, era intitolato “Presidenti e Sindaci”. L’anno in corso, la volta di “Papi, Cardinali e Vescovi”; il 2008 è fatto dai personaggi, un viaggio lungo dodici mesi.
Riccardo Manca


E adesso dico la mia...
Patrizia Labellarte

fotopatrizialabellarte2Dopo una lunga e travagliata attesa, peraltro, ben riuscita, sulla realizzazione dell’aeroporto ed i successivi festeggiamenti, ringraziamenti, elogi (chi più ne ha, più ne metta) è iniziato il periodo dei tanti dubbi: “ma, se, però poi”…e delle mille domande: “E adesso, cosa succederà? Cosa si farà?”.
Beh, la città è piccola, la gente mormora… ed ecco che la lieta notizia  diventa presto oggetto di lamentele e discussioni.
Tra queste, le più gettonate sono quelle riguardanti l’aumento del traffico, il rumore.
Ma ci pensate?... si vocifera tra la gente: “Viterbo sarà un caos! e poi, il disturbo che un aereo provocherà alle nostre orecchie, non lo avete ancora messo in conto? basti pensare che un aereo decolla/atterra all’incirca, ogni 5/6 secondi!”.
Che riflessioni profonde! Perché, invece non pensare a quanti saranno i vantaggi ed i miglioramenti a cui andremo in contro?
Innanzitutto, un aumento dei posti di lavoro. Ottimo, direi, vista la situazione di scarsità e  precarietà generale che viviamo in questo momento.
Poi, l’aumento del turismo.
Viterbo, avrà la possibilità di farsi conoscere a livello nazionale ed internazionale, di far ammirare ed apprezzare la sua cultura, la sua storia ed i suoi prodotti.
La conseguenza, dunque, sarà un incentivo in più a  migliorare le strutture, le attività, i servizi della nostra città, nonché migliorare ed intensificare la rete dei trasporti urbani e non che come sappiamo è un grande cruccio.
Sviluppo, progresso, è questa la prospettiva verso la quale Viterbo prenderà il volo e verso la quale, purtroppo e a grande malincuore, ma, devo ammetterlo, noi Viterbesi siamo molto scettici.
Siamo capaci solo di lamentarci, quando in realtà dovremmo essere fieri di aver raggiunto un traguardo così importante.
Sveglia!!! Vogliamo, una volta tanto, mettere da parte questa mentalità obsoleta e aprire gli occhi verso ciò che costituirà il bene per il nostro futuro?
Non è un’operazione così ardua… è arrivato il momento di rimboccarci le maniche…
Coraggio!
Patrizia Labellarte


Io e te abbracciati

Lorena Paris

Guardo il tramonto, è uno spettacolo stupendo.
Una sensazione di pace mi ristora,
sollievo si diffonde, dentro me, alla fine del giorno
e gioia per l’alba che il giorno dopo mi risveglia.

Guardo il mare, è uno spettacolo stupendo.
L’immensità del suo colore mi illumina lo sguardo,
la forza delle onde sprigiona energia
che mi irradia di vitalità  infinita.

Assoluto è il mio dolore,
perché io e te, abbracciati,
a guardare un tramonto sul mare non siamo mai stati.

Lorena Paris
Novembre 2007

postato da: Spvit | 16:59 |