|
|
sabato, giugno 30, 2007 27 Giugno 2007
Anno XVII n° 12 La più bella fontana viterbese in restauro Finalmente!!! Mauro Galeotti Erano già un po’ di mesi che da questo foglio di carta abbiamo cercato, più volte, di sensibilizzare l’Amministrazione comunale al fine di restaurare la più bella fonte viterbese: Fontana Grande.![]() Finalmente, fino a ieri, un bel recinto era stato innalzato intorno al monumento e, finalmente, fino a ieri, la stele della fontana era stata circondata da una serie di cavalletti e palanche. Era proprio ora! passare in Piazza Fontana Grande e dover assistere al tremendo spettacolo della fonte secca, era divenuto insopportabile. Sembrava non respirasse più, e giorno dopo giorno la morte per essa avanzava spietata, inesorabile. Ma per fortuna è finita, o quasi.
Infatti, i lavori, dovevavo iniziare subito, ma per motivi di sicurezza, sono stati rinviati a dopo il passaggio della Macchina di santa Rosa. Pazienza, aspetteremo.Ma a Settembre, in fase di restauro, non sarebbe male ripristinare i beccucci, credo in ottone, posti sulla grande vasca lobata, come si vede già nelle foto della fine dell’800. Riportare in vita tale monumento è rispettare i Viterbesi d’un tempo e i Viterbesi d’oggi. Mauro Galeotti E la chiamano democrazia Claudio Santella Democrazia: una parola seria, resa, purtroppo, altisonante, roboante, d’effetto, della quale, spesso ad arte ed a sproposito, atteggiandosi a professori, a certuni piace parlare, ad altri di riempirsi la bocca. Che cosa è, però, la democrazia? Tutti optiamo per la risposta più ovvia: è il potere del popolo... Ma questa risposta è vera? Personalmente ritengo che la democrazia sia uno stato d’animo che abbia il suo fondamento nell’intimo delle persone, e non in una raccolta di norme, che pure debbono essere teorizzate per la loro certezza, ed unicamente per questo, perché, se queste norme sono sentite, la necessità che esse siano scritte, lette e studiate diventa marginale. La formazione democratica dell’individuo è il risultato del contributo di diverse discipline, tutte ugualmente necessarie, e non il risultato dello studio di una o più raccolte di norme scritte, che teorizzano i concetti di questo o di quel modo di essere democrazia. Sempre a sommesso avviso di chi scrive, poi, v’è democrazia solo se c’è concreto rispetto reciproco e reale uguaglianza tra i cittadini. Una uguaglianza che trova le sue origini nel diritto naturale, un rispetto reciproco che trova le sue origini nella cultura stessa del popolo. In buona sostanza è un punto di arrivo. Ma è anche un punto di partenza, perché deve essere fonte di vita per gli uomini e per le loro idee. Una fonte Bandusia, però, più splendente del vetro, cioè, e non una fonte inquinata. Purtroppo v’è poco di tali concetti nella democrazia che, dalle nostre parti, viene propagandata, a destra ed a manca; forse v’è solo l’espressione vocale. Democrazia è la possibilità di avere, per tutti i cittadini di un popolo, la facoltà concreta di vivere secondo vocazione nel quadro della legge. Noi, sinceramente, democrazia a parte, di popolo abbiamo ben poco, forse niente; della democrazia ci manca addirittura il substrato. Noi confondiamo il concetto di popolo con quello di folla, di massa di moltitudine, di popolazioni profondamente divise da motivi non solo etnici, ma soprattutto da interessi economici e non. Diamo sfoggio della nostra democrazia con girotondi di piazza, cortei di fanatici e manifestazioni di varia e colorata violenza, spezzo prezzolata e sempre faziosa. Il fazioso, poi, è pericolosissimo; si dice democratico, ma è pericolosissimo: per il fazioso esistono sempre più opinioni con le quali confrontarsi: la sua e quelle sbagliate. Attenzione ai faziosi dunque, ché in giro ce n’è parecchi. In questi ultimi tempi si va sempre più facendo strada il tentativo di confondere la democrazia con il volere di chi detiene il potere, e poiché chi detiene il potere non è quasi mai il migliore, spesso sbaglia. Purtroppo, la strada da percorrere per raggiungere il concetto di democrazia, per noi Italiani, è ancora molta e difficile, soprattutto se continueremo a rifiutare, per egoismo, per interesse e per sete di potere, gli insegnamenti di chi cerca di incunearci, anche con l’esempio, i concetti di parità e di rispetto. Di cattivi maestri v’è abbondanza, soprattutto nei gangli vitali del Paese. Per contribuire al tentativo di migliorare le cose noi comuni cittadini non dobbiamo aspettare che siano gli altri a cominciare a cambiare nè dobbiamo cercare di migliorarci attraverso il compimento di chissà quali titaniche imprese: dobbiamo impegnarci per fare bene quello che dobbiamo fare nella nostra vita quotidiana, nella nostra normale attività: raggiungeremo dei risultati insperati. Ricordiamoci che non c’è nessuno che attui il concetto di democrazia meglio di un bimbo. Un bimbo tratta tutti nello stesso modo: non vi sono, per lui, potenti e non potenti, fortunati e disgraziati, ricchi e poveri e quant’altro. Per un bimbo tutte le persone sono uguali ed il suo comportamento è uguale verso tutti. E non finge. Un adulto no, un adulto si comporta esattamente al contrario, un adulto ha interessi da salvaguardare: chi fa eccezione viene osteggiato, offeso, allontanato; chi si adegua viene elevato agli onori degli altari. Prendiamo ad esempio alcuni nostri modi di vivere quotidiani, alcuni nostri comportamenti abituali, che si vedono ogni giorno. Noteremo subito un susseguirsi di scorrettezze, di soprusi, di prepotenze che rivelano le nostre debolezze, le nostre inferiorità, il nostro non essere, la mancanza in noi dell’idea della democrazia. Si dell’idea, perché non riusciamo concepire che cosa sia la democrazia. L’idea è una visione mentale, avere un’idea significa vedere con la mente, e non avere l’idea significa non solo non sapere che cosa una cosa possa essere, ma nemmeno riuscire a concepirla, ad intuirla. Figuriamoci, poi, se il nostro cervello non è stato mai abituato a ragionare, ad aprirsi, se il nostro spirito non è stato ingentilito dal sapere, sapere che non va confuso con la conoscenza di più nozioni: in buona sostanza se non siamo stati educati alla democrazia. Claudio Santella Un funghetto tralla là Agnese Galeotti Un pomeriggio passando in Via Cardarelli ho notato un qualcosa di strano...Era tra le piante di un'aiuola. Ma cos'era? Forse una strana forma di vita? Può darsi che fosse uno scherzo della natura? Oppure una qualche specie di fungo, rarissima? Mah... chissà... Individuato lo strano essere, mi sono chiesta, a cosa servisse? Che sciocca! Ma per telefonare è chiaro! Sì ma, dove è l'apparecchio? E la cornetta? ...Non capisco....se mancano le cose fondamentali per l'utilizzo, quell'accrocco, che motivo ha di essere lì??!! Ho scritto già in passato (tanto per cambiare) sulla situazione delle cabine del telefono a Viterbo.Rotte, sfasciate, mutilate, scassate, rubate e chi più "ate" ha più ne metta! Ma niente è stato risolto... (ari-tanto per cambiare). Passavo e ripassavo e sempre i "cadaveri" delle malridotte cabine telefoniche erano lì, presenti sul posto. Poi, dopo l'esperienza in Via Cardarelli, l'illuminazione! Ho capito! ... perché sprecarsi a toglierle, quando basta aspettare che la natura intorno ad esse, cresca a tal punto da inghiottirle tra rami e foglioline, nascondendole alla vista? ...avoja ad aspetta’!! Agnese Galeotti Marina, una mostra indimenticabile ![]() E’ stata una mostra indimenticabile quella organizzata da Nino Boccolini, presidente dell’A.n.m.i di Viterbo (Associazione Nazionale Marinai Italiani), patrocinata dalla Marina Militare Italiana e fortemente voluta dal sindaco Giancarlo Gabbianelli, programmata nell’aula della Corte d‘Assise dell’ex Tribunale in Piazza Fontana Grande. C’era la nave Maestrale che lunga sette metri. La mitica portaerei Cavour lunga cinque, come la Minbelli e la splendida unica impareggiabile Amerigo Vespucci. In esposizione erano circa venti modellini in scala 1:25, tra navi, portaerei, golette, sottomarini. “Una mostra che abbiamo organizzato volutamente ai primi di giugno, quando ancora le scuole erano aperte – ha detto Boccolini – per far conoscere ai giovani il mondo di chi solca tutti i mari. L’impegno della nostra associazione, fondata nel 1956, è da sempre quello di mantenere vivi i principi e gli ideali che costituiscono il fondamento del ‘credo’ della Marina e di tutti i marinai, con l’intento di tramandare ai giovani questo tesoro morale”. BACCAIONATE SPECIALE – Padoa Schioppa nella sua relazione al Parlamento, non ha “dipinto” bene il generale Roberto Speciale, anzi lo ha dipinto proprio male: non tanto però, contraddicendosi con i fatti, da non condividere la sua nomina a giudice della Corte dei Conti. Ma questo Padoa Schioppa si è guardato bene dal rispondere. Chissà perché? forse perché la Corte di Conti è da annoverare tra i giudici speciali. SI STAVA MEGLIO PRIMA? - Prodi ha detto che con Berlusconi l’Italia era sull’orlo di un baratro e che con lui ha fatto un notevole passo avanti. In Europa, dove conoscevano Prodi in modo più disinteressato, per evitare che l’Europa che aveva lasciato Prodi cadesse nel baratro, hanno fatto, per stessa ammissione del nostro attuale presidente del consiglio, un passo indietro CELENTANO E PRODI – Celentano con 24000 baci ha messo d’accordo tutta l’Italia, Prodi con 24000 voti non riesce a mettere d’accordo nemmeno se stesso. A PROPOSITO di 24000 voti mi domando: nelle ultime elezioni la destra ha superato la sinistra per più o per meno di 24000 voti? Perché se il divario è stato maggiore allora la destra ha diritto di parlare e di essere ascoltata e di essere presa sul serio, se il divario è stato minore deve stare zitta. Tertium non datur. NAPOLI – Il 30 Giugno scadrà la rata per il pagamento di rifiuti solidi urbani: presidente Napolitano crede lei che i napoletani la pagheranno volentieri. PRODI E LA FIDUCIA – Simpatico Prodi quando chiede la fiducia ai suoi parlamentari. Lui chiede loro la fiducia perché è proprio di loro che non si fida. E quelli gliela danno pure ! Credete sia possibile …. apostrofare onorevoli costoro? PADOA – SCHIOPPA - Dopo aver definito in maniera inqualificabile il Generale Speciale, tra l’altro non rispondendo al Parlamento che voleva sapere notizie precise e non l’esposizione di teorie pindariche, il ministro Padoa Schioppa, smentisce se stesso sulla stato economico dell’Italia: prima lo dipinge di rosa ed avviato su un sano cammino di rinnovamento, poi all’improvviso afferma il contrario. Padoa Schioppa? ma facesse un bel botto! Baccaione Mura cittadine Pantaleo Spagna Le mura cittadine, fanno parte integrante della storia della città di Viterbo. Intorno agli anni 1000, la situazione della nostra penisola era molto ingarbugliata. L’Italia era divisa: in stati e staterelli, governati da baroni, da vescovi da principi e quant’altro. Anche Viterbo era sotto il dominio di baroni al servizio dell’imperatore tedesco e da vescovi dello Stato della Chiesa governato dal papa. Questi governanti, spesso vesseggiavano con tasse le popolazioni riducendole alla fame e alla miseria. Intorno all’anno 1000 appunto, in tutta Italia aleggiava un anelito di libertà ed anche Viterbo come le varie maggiori città italiane, si ribellò al dominio dei governanti che in quel periodo esercitavano la loro autorità sulla città. I cittadini si riunirono sulla piazza di San Silvestro (oggi piazza del Gesù) elessero i loro consoli, si dettero leggi, fecero le riforme e gli statuti e si affrancarono da vescovi e baroni. I consoli, delegati dal popolo, sapendo che la città era protetta su due lati dai corsi d’acqua, Urcionio e torrente Mola, per arginare le mire espansionistiche della città di Roma, la prima cosa che fecero, pensarono di costruire un tratto di mura che difendesse la città nell’unico tratto non protetto, che va dalla porta Sonza sino alla porta Fiorita. Secondo le cronache, l’edificazione delle mura iniziò nel 1095, e i consoli affidarono i lavori a due nobili uomini, Pietro e Raniero Mincio. Dopo la costruzione di questo tratto di mura, gli altri tratti di mura, furono costruite nei secoli successivi. Nel 1167 si costruisce il tratto di mura per proteggere il quartiere di Pianoscarano, da porta Fiorita sino a porta San Leonardo, nel 1192 si erge un altro tratto di mura, parallelo al corso dell’Urcionio, nel 1213 si costruiscono altre mura per proteggere la zona di San Marco, nel 1215 i cronisti dell’epoca, ci informano della costruzione di un tratto di mura che si incunea nella città, nel 1246 le mura arrivano sino alla “Porticella” nei pressi della chiesa della Trinità, un’epigrafe datata 1268, posta a sinistra di porta Faul, ricorda la costruzione del tratto di mura per opera di Visconte Gatti, capitano del popolo. Con questo segmento che andava dalla torre oggi chiamata dei monaci di Sassovivo fino a porta Faul per proteggere la stessa valle. Nel 1270 si può considerare concluso il perimetro delle mura che racchiude la città di Viterbo. Logicamente queste costruzioni avvengono tenendo conto dei diversi aspetti economici, sociali, politici e culturali della comunità che all’interno di essa vive. Il materiale usato per la costruzione è il peperino, roccia di origine vulcanica di colore grigio scuro, di cui il nostro territorio è pieno, e il pezzame di tufo che serviva per riempire lo spazio creato tra le due facciate delle mura stesse. La struttura difensiva delle mura, era composta da tre linee di protezione: la prima era costituita dai fossati, “carbonare”, la seconda dall’antemurale “barbacane”, che difendeva il piede delle mura e la terza dalle mura vere e proprie. Le informazioni sulle mura, provengono dalle Riforme e Statuti: redatti dai podestà. In una seduta del consiglio comunale del 10 Gennaio 1403, venne deliberato che i proprietari dei terreni vicino alle mura dovessero riparare le stesse, pena un ammenda di cento libre, nel 1424, il camerario papale Benedictus Guidaloctis, costatato lo stato di dissesto delle cinta muraria nei pressi della chiesa di S. Sisto, ordinava di ricostruire il muro a spese della suddetta chiesa o dal comune. A seguito dell’alluvione che colpì la città il 1° novembre del 1454, distruggendo le mura nei pressi di porta Faul, si ha una proposta per ricostruire le mura stesse. Il 6 ottobre del 1530, un nubifragio abbatteva gran parte delle mura urbane. Per la ricostruzione, i Viterbesi chiesero e riuscirono ad ottenere una riduzione sulle imposte, compresa quella del sale. Chiunque poteva scavare le carbonare, perché ciò aumentava la sicurezza della città, chi lo avesse impedito incorreva in un’ammenda di 60 soldi. Le guardie incaricate della custodia delle mura e non esercitavano il loro dovere, venivano punite con un’ammenda di 10 soldi. Di tali notizie se ne possono scrivere pagine e pagine perché riforme e statuti della nostra città, sono una inesauribile fonte di informazioni e sono a disposizione di tutti nella nostra biblioteca cittadina. Oggi, per fortuna l’amministrazione di Viterbo, guidata dal sindaco Gabbianelli, ha provveduto dopo la ricostruzione del tratto di mura di Pianoscarano, crollate qualche anno fa, alla ristrutturazione delle mura che vanno dalla via Signorelli, sino alla torre del Bacarozzo, provvedendo altresì alla illuminazione di tutte le mura di Viterbo. L’unico sconcio ancora esistente, operato sulle mura, sono tutte quelle aperture abusive (finestrelle, ecc.) esistenti nel tratto di viale Capocci e via delle Fortezze che il sindaco Gabbianelli, tempo fa, aveva detto attraverso la stampa, che avrebbe sanato e fatto chiudere, purtroppo sino ad oggi, non vi è stato alcun provvedimento e le varie finestrelle, sono sempre al loro posto. La speranza è sempre l’ultima a morire, chissà, forse in un prossimo futuro si potranno vedere le mura senza queste brutture. Pantaleo Spagna Campagna AVIS Francesca Bruti Dal 1° luglio inizia la campagna estiva per promuovere la donazione di sangue anche nei mesi estivi. Con il caldo si va in vacanza! Ma l’emergenza sangue non lascia mai spazio alla voglia di staccare… la spina. Con il caldo le persone si muovono più intensamente nelle strade, durante la giornata, e purtroppo sono anche più frequenti gli incidenti stradali con vittime e feriti, che hanno bisogno di ogni tipo di cura ed assistenza, come la necessità urgente di dare loro il sangue.Come ogni anno, a tutte le persone che, se idonee, possono donare sangue, si rinnova dunque l’appello di dare il proprio contributo con un flacone di sangue, prima di assentarsi per le vacanze. Purtroppo, sono sempre più numerose le chiamate d’emergenza dai vari centri ospedalieri del Lazio di procurare sangue in carenza per un particolare gruppo e tipo. A tal fine, la Sezione Comunale AVIS “Romano Milioni”, come di tradizione, ha indetto la campagna estiva delle donazioni. A tutti coloro che effettueranno la donazione nei mesi estivi dal 1 luglio al 20 agosto 2007 sarà dato un buono omaggio utile per partecipare gratuitamente alle cene in piazza, organizzate per i giorni 21, 22 e 23 agosto in Piazza S. Lorenzo con il Sodalizio dei Facchini di S. Rosa, in collaborazione con l’AVIS e l’ADMO. E’ questa una delle varie iniziative che rientrano nella manifestazione “Sodalizio e Solidarietà”, che da diversi anni vede la collaborazione tra i facchini e le associazioni viterbesi per promuovere eventi a scopo sociale nel territorio di Viterbo. Il logo della manifestazione sarà visibile sulle bustine di zucchero negli esercizi di bar e ristoranti convenzionati e su un autobus urbano della Società Francigena, che circolerà nelle vie di Viterbo per tutto il periodo del settembre viterbese. Il ricavato delle offerte raccolte, sia con le cene che con altri eventi in programma, sarà indirizzato a vari obiettivi sociali, che verranno indicati nella conferenza stampa del 20 agosto p.v. nella Sala Comunale per il lancio del programma del settembre viterbese. La conclusione di “Sodalizio e Solidarietà 2007” sarà in autunno, a data da destinarsi, con lo spettacolo al Palazzetto dello Sport. Per sottolineare quanto sia importante a livello sociale il contributo che ognuno di noi può offrire all’AVIS, porto come esempio la giornata del 1 Giugno scorso, in cui il Prefetto di Viterbo Alessandro Giacchetti ha rappresentato la Repubblica Italiana nel conferire le onorificenze di Cavaliere, Ufficiale e Commendatore della Repubblica a tutti quei viterbesi che negli anni si sono distinti per particolari meriti, nei settori del sociale, dell’economia, della cultura, ecc. In particolare, ricordo l’onorificenza di Cavaliere data al dott. Giancarlo Bruti, per avere offerto negli anni un elevatissimo numero di donazioni ed aver partecipato ad iniziative promosse dall’AVIS; inoltre, sono stati premiati per altri importanti meriti, anche alcuni dei nostri facchini. Francesca Bruti Fatto secco in Via fratelli Rosselli Bruno Matteacci Come è possibile che in una struttura amministrativa, come il Comune di Viterbo, possano passare inosservate determinate problematiche, in particolare in un Comune dove si ha un amore ed un'attenzione particolare per il verde pubblico, sino al punto di aver trasformato, in meglio, tante zone.che apparivano, se apparivano, inosservate? Il nocciolo della premessa mi è stato stimolato dal vedere delle piante che, a dispetto di quanto è bello, fanno brutta mostra della loro esistenza proprio al centro di Viterbo. Ironia della sorte le due piante, non più proprio verdi, si trovano in piazza Giuseppe Verdi, nell'unica aiuola esistente. Ci vorrebbe poco a sostituirle, magari cambiando il tipo delle stesse, perché ho il dubbio che a qualche viterbese non piace quella specie di pianta e che inavvertitamente, nel prendersi cura delle stesse, per amore del verde abbia, distrattamente confuso, nell'innaffiarle, l'acqua della Palanzana con il kerosene della Libia! Che dire poi della promessa, non mantenuta, per la messa a dimora di piante lungo via fratelli Rosselli, lato Teatro dell'Unione? Credo che il tutto è dipeso dalla infiltrazione di acqua nelle parti basse del teatro? Se fosse così, tutto è comprensibile e giustificato, ma anche a quest'ultima ipotesi c’è la soluzione; si potrebbero mettere in uso fioriere dello stesso tipo di quelle di via Guglielmo Marconi. Sarebbe come una prosecuzione di quella via. Allora sì che si potrebbe dire che quell'angolo di Viterbo è gradevole.Sempre sulla via Rosselli si è seccato un albero che si trova proprio all’ingresso della Camera di Commercio. E’ lì immobile da un po’ di tempo ed attende un’anima buona che lo tolga dall’imbarazzo, sì, perché Camera di Commercio si tratta pure di Agricoltura... Bruno Matteacci Polizia e discoteche Agnese Galeotti Ancora una volta, in questi giorni, si è sentito parlare di stragi causate da pirati della strada, ubriachi... le famose stragi del sabato sera. L'altra sera passando in Piazzale Gramsci, sulle "zebre" erano presenti ben quattro volanti della polizia. La prima cosa che mi è venuta in mente è stata di chiedere ad un ragazzo poliziotto, perché quelle autovetture fossero lì e perché in quel numero. Mi ha risposto che, probabilmente, era la giornata contro le stragi del sabato sera e che erano più volanti del solito proprio per assicurare maggior efficienza. Così tra me e me ho pensato: Giustissimo!! ma...a Piazzale Gramsci??!! Dentro la città?! Sono rimasta un po' perplessa... Perché i controlli non vengono effettuati direttamente all'uscita delle discoteche? Che senso ha fermare le auto con a bordo i ragazzi quando sono già in città, avendo percorso, Dio solo sa, quanti chilometri tornando dalle discoteche? Forse per non "dar troppo fastidio" al lavoro dei locali notturni? Se così fosse, da quando far rispettare le regole e prevenire incidenti mortali è "dar fastidio"?! Io credo che un ragazzo brillo o ubriaco che sia, non debba aver modo neanche di fare pochi metri al di fuori della discoteca! Così, a mio parere, si prevengono gli incidenti, non attendendo che il tale arrivi a "casa" per poi tirar un sospiro di sollievo se non ha ucciso nessuno con la sua automobile. Io penso che i locali notturni siano anche troppo tutelati. Spesso, infatti, si lascia correre sul fatto che dentro alle discoteche, luoghi pubblici, si faccia tranquillamente uso di sigarette. Pochi sono i controlli sulla quantità di gente che entra in una discoteca, o in un discopub, spesso troppo piccoli per accogliere una massa di persone. Troppo spesso non vengono fatti controlli su scontrini fiscali non rilasciati, quando paghi un succo di frutta 5 o 10 euro! Perché avviene questo? Perché, invece, un bar del centro o in periferia che sia, viene "piegato" da controlli puntigliosi e sommerso di scartoffie? Agnese Galeotti Vetralla Riccardo Manca Il nome “Vetralla” potrebbe derivare dal latino “veteranula” (da veterana) che ha un significato riferito al terreno e potrebbe legarsi anche al latino “vetus-eris” (vecchio) che potrebbe indicare “terra vecchia” nel senso di incolta.All’inizio del XVIII secolo la cittadina di Vetralla fu interessata da interventi urbanistici che trasformarono la parte centrale dell’abitato. Durante questi interventi furono ricostruiti il duomo, dedicato all’apostolo Andrea ed il palazzo dei Priori. Precedentemente esisteva nel sito contiguo all’attuale duomo una Chiesa di S. Andrea, ricordata in alcuni documenti come “vecchio duomo”. La posizione di Vetralla, dominante e facilmente fortificabile, nel cuore del territorio degli Etruschi è stata occupata con continuità a partire dall’Alto Medioevo. In epoca romana sulla Via Cassia a circa due chilometri dagli insediamenti medioevali era presente una stazione della posta; tuttora nei pressi di S. Maria di Forcassi sono presenti alcuni muri e parte della pavimentazione del “Forum Cassii” romano. Nel tardo impero la popolazione, ridotta numericamente, si spostò nell’attuale posizione più facilmente difendibile. La piccola fortezza venne incorporata nei possedimenti papali fin dalla loro origine storica grazie alla Donazione di Sutri (728) effettuata dal re longobardo Liutprando a favore del papa Gregorio II; tra gli anni 1110 e 1134 fu sotto il dominio dei signori di Viterbo. Dal 1145 il papa Eugenio III si installò a Vetralla per sfuggire alla violenza ed alle lotte interne di Roma; da qui indisse la Seconda Crociata con la bolla “Quantum praedecessores”. Il Monumento più prestigioso del centro storico di Vetralla è rappresentato dall’antica Chiesa romanica di San Francesco. Risale all’XI secolo ed è costruita sui resti di un precedente edificio. L’interno è a tre navate e conserva i resti di un pavimento cosmatesco e numerosi affreschi; la cripta, a sei navate divise da ventisette colonnine, risale probabilmente al VI - VII secolo. In stile classicheggiante il Duomo, dedicato a S. Andrea apostolo, venne iniziato nel 1711 e custodisce numerose opere che vanno dal XII al XVIII secolo. Sono parte integrante del ricco patrimonio di Vetralla, anche le Chiese di S. Pietro, S. Egidio, S. Filippo e San Giacomo (XV), Madonna del Soccorso (1687) e l’Ave Maria (rurale). Sempre nel centro storico, il Palazzo Comunale, con campanile a vela ed orologio, la cui elegante facciata è stata realizzata su disegno del Vignola. Di ispirazione vignolesca anche Palazzo Franciosoni, Palazzo Piatti e Palazzo Vinci. Riccardo Manca La Maremma... scotta Patrizia Labellarte È di pochi giorni fa, la notizia, peraltro apparsa sul Messaggero alla pagina di Viterbo, di molteplici incendi di origine dolosa scoppiati nella scorsa settimana lungo le campagne della Maremma.Le zone più colpite sono state quelle sulla strada che porta a Vulci e nei pressi dell’area industriale in località Due pini. Ingenti i danni degli incendi, 20 in totale, in fumo oltre 100 ettari tra grano, erbaio per animali e fiamme all’interno dell’area della sottostazione dell’Enel a Camposcala. Secondo alcune testimonianze, in questi luoghi è stato visto aggirarsi con fare sospetto una persona a bordo di uno scooter. I Carabinieri di Montalto di Castro stanno indagando per risalire a questo fantomatico piromane. Chi di voi, si è recato al mare, non ha potuto fare a meno di notare questo spiacevole scenario: niente prati verdi, infinite coltivazioni, ma solo distese nere, bruciate completamente…prive di vita. Già la stagione è allarme incendi, in più, come se non bastasse, si aggiungono le azioni di questi soggetti o le bravate di altri o ancora la disattenzione di automobilisti che gettano irresponsabilmente le cicche delle loro sigarette non pensando all’immenso danno che possono provocare. Di fronte a tutto ciò mi viene da pensare: ma queste persone hanno una coscienza? Che gusto ci provano a distruggere il lavoro, il sacrificio di altre persone? Poi, ancora una volta, mi viene da pensare ad un’unica cosa: al rispetto che non c'è. Come alla mancanza di educazione, sensibilità e cura che ahimé abbiamo per tutto ciò che ci circonda. Ma non dimentichiamoci che… la responsabilità di ciò che accade è solo nostra. Patrizia Labellarte Artigianato a rischio Patrizia Labellarte Il 2 luglio si terrà a Viterbo un convegno sul Testo Unico per l’Artigianato. Scopo di questo è dare una svolta alla situazione precaria in cui si trova il settore artigiano della Tuscia. Abusivismo, finte imprese, lavoro sommerso stanno minacciando questo che risulta essere uno dei settori trainanti l’economia viterbese. I dati del VII rapporto sull’economia della Tuscia, pubblicato dall’Osservatorio economico provinciale insieme con l’Istituto Guglielmo Tagliacarte hanno evidenziato un tasso di sviluppo per l’anno 2006 del 3,2 per cento o meglio, risultano 8.300 le imprese artigiane registrate nell’Albo: 772 le nuove iscritte, 504 quelle che hanno cessato l’attività. “A metà giugno – dice il segretario della CNA Adalberto Meschini - la Commissione provinciale per l’artigianato di Viterbo ha dovuto registrare 50 iscrizioni e 100 cancellazioni. Un campanello d’allarme visto che in questo periodo dell’anno il numero delle imprese che aprono è sempre superiore a quello delle cessazioni. A ciò si somma il fatto che la Tuscia è tra le province con il più elevato indice di mortalità delle aziende artigiane nei primi anni di vita”. A tutto ciò si unisce il fenomeno delle finte imprese, cioè soggetti che si dichiarano imprenditori quando in realtà sono semplici fornitori di prestazione occasionale di manodopera sprovvisti delle attrezzature necessarie per svolgere l’attività. “Servono più controlli severi e puntuali”- aggiunge il segretario della CNA. Patrizia Labellarte postato da: Spvit | 12:16 | |