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giovedì, marzo 29, 2007 Il "Mercatino delle Curiosità"si terrà tutte le prime domeniche del mese. Prossimo appuntamentoDomenica 6 Maggio 2007 sul parcheggio esternodel Centro commerciale Tuscia a Viterbo per informazioni e per partecipare cell. 3393337869 28 Marzo 2007
Anno XVII n° 6 Cabine pericolose, ricettacoli di immondizia Telecom: vergogna! Mauro Galeotti Le cabine telefoniche della Telecom, sono la vergogna della città.Per trovarne una degna del servizio che dovrebbe svolgere, bisogna pregare domine Iddio ed essere fortunati come al gioco televisivo Affari tuoi. Ma qui gli affari sono nostri e sarebbe proprio il caso che la Telecom, proprietaria degli impianti, almeno così mi fanno capire le targhette appiccicate sulle cabine, le eliminasse o, meglio, le ripristinasse. Della decina di cabine che ho potuto vedere, ne ho trovata solo una funzionante, almeno credo, visto che il telefono è lì appeso, è quella nell’area di un distributore lungo viale Baracca. Una cabina avanti Porta San Pietro, non ha più il piano ove poggiare i piedi e costituisce un pericolo costante per adulti e bambini. ![]() ![]() ![]() Quasi tutte hanno i vetri spaccati, caduti in terra e quelle che ne hanno sono invase da carte appiccicate.Fili scoperti ornano altre cabine ed a volte anche il soffitto della cabina che avrebbe dovuto illuminarla di notte, è divelto e mostra fili elettrici scoperti, un pericolo per chiunque. Addirittura, ironia della sorte, in una delle cabine in disuso, è un cartello Telecom in cui, tra l’altro, leggo e crepo dal ridere: "Il telefono pubblico, il Tuo telefono. [... dice Meco Torso: Ma ‘ndo’ sta ‘sto telefono, te lo se’ magnato?].
Da oggi il telefono pubblico è ancora più ricco di servizi utili e vantaggiosi. [...ancora Meco Torso: Ma mica mica me starae a pija’ per culo...].
Usa questo telefono per inviare sms, e-mail, fax ... [Ma..., sora Telecomme, ma ‘ndo’ l’hae anniscosto?].
E’ finalmente arrivato il servizio che ti permette di ricevere chiamate su questo telefono... [A voja a aspetta’!].
Usa questo telefono con la tua carta di credito. Il telefono pubblico funziona anche con le carte di credito senza alcun costo aggiuntivo...” [... e te credo che nun me fae paga’, il telefono nun c’adè. Bello sforzo!]. Il telefono non c’è, esiste solo la carcassa della cabina con le porte divelte, i vetri rotti, con le scritte spray, con carte pubblicitarie private incollate sui vetri l’una sull’altra. E’ una vergogna!!! che la Telecom deve assolutamente evitare. E’ una vergogna!!! per la città ed i suoi abitanti. Mauro Galeotti Pasqua di Resurrezione Claudio Santella Auguri a tutti.Nel Vangelo di Giovanni leggiamo che Lazzaro è morto. Le sorelle di Lazzaro, disperate, si rivolgono a Gesù. E Gesù dice loro: ”Io sono la Resurrezione e la vita, chi crede in me, anche se morto vivrà”. Poi, rivoltosi a Marta, sorella di Lazzaro, le chiede: ”Credi tu in questo?” Solo dopo la risposta affermativa di Marta Gesù si appresta a far resuscitare Lazzaro, e lo resuscita. Non prima. Perché Gesù si comporta così? Gesù era amico di Lazzaro, perché, dunque, chiede a Marta una professione di fede? Che cosa significa questo? Non lambicchiamoci il cervello alla ricerca di chissà quale risposta! La risposta è semplice, come semplici sono gli insegnamenti di Cristo: questo significa che Dio è pronto a venire in nostro aiuto sempre, soprattutto nei momenti di disperazione, ma vuole la nostra collaborazione. Sono qui vicino a te, sembra dire, non ti lascio solo, ma tu, che ora ti sei accorto della mia presenza, ci devi mettere del tuo. Cristo vuole, da parte nostra, disposizione, vuole lealtà, semplicità e chiarezza, e vuole, soprattutto, fede. La fede in Lui è necessaria. Non è però una collaborazione teorica quella che ci chiede Cristo. Credere in Lui significa mettere in atto le sue parole, osservare la sua dottrina, vivere secondo i suoi insegnamenti. Cristo non ci chiede una determinata cultura, una preparazione dottrinale, ci chiede povertà di spirito, purezza di sentimenti, semplicità nell’ agire, correttezza verso noi e verso gli altri: tutte coniugazioni dell’Amore. Se crediamo in Lui non possiamo non agire diversamente. Il nostro essere, il nostro divenire diventano permeati dalla carità. Che cosa è, infatti, la fede se non è accompagnata dalla carità? Come possiamo dimostrare, cioè, la nostra fede se non abbiamo anche la carità? Non chi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre: ognuno di noi deve mostrarsene degno, deve mettere il suo impegno, la sua volontà, deve volerlo concretamente, con tutto se stesso. Non ci sono alibi. Cristo, per liberare il mondo dai suoi peccati, si è immolato sulla croce, ha avuto il Suo calvario, ha accettato e sopportato la Sua passione, ha mostrato il Suo amore. Cristo, contrariamente a molti altri, ha dato l’esempio. Ognuno di noi deve cercare di vivere ad imitazione di Cristo, deve mostrare, come ha fatto Lui, il suo amore con i fatti. E’ in questo contesto di resurrezione che mi piace rivolgere a Voi tutti, cari lettori e cari concittadini, gli auguri di una buona Pasqua. Risorgiamo! Ognuno di noi, abbracciata la sua vocazione la rispetti. Non mi riferisco alla vocazione religiosa, che non escludo, mi riferisco al comportamento che dobbiamo tenere nel quotidiano trascorrere della nostra vita. Dobbiamo, nel nostro agire, prendere sul serio le parole di Cristo, dobbiamo capire che Cristo quelle parole le ha dette a tutti e non solo a Marta, non solo ai sacerdoti, ma a tutti, noi compresi. Come Cristo, dobbiamo amare il prossimo con i fatti, sacrificarci, se necessario, con gioia, per gli altri. Proviamo anche noi a vivere ad imitazione di Cristo: facciamo una carezza ai nostri figli; asciughiamo qualche lacrima; prodighiamoci per tutti; amiamo tutti in silenzio, con l’esempio. E soprattutto gettiamo questo seme d’amore cristiano intorno a noi. “Amatevi come io vi ho amato”, ha detto ancora Gesù. Cerchiamo di farlo. Proviamoci. “Filioli mei diligite alterutrum”. Parole che sono un testamento spirituale: vediamole così anche dal lato attivo; non aspettiamo solo di ricevere del bene, facciamolo, proviamo a farlo. Ad ognuno di noi farebbe piacere essere ricordato per qualcosa; cerchiamo di essere ricordati per la nostra vita spesa, per il prossimo, nell’amore di Cristo. Questo non è un invito rivolto ai soli Cristiani: è un invito rivolto a tutti, perché Cristo ha insegnato a vivere in pace, e lo ha insegnato a tutti. Cerchiamo di mettere in pratica questo desiderio che ci accomuna con Cristo, questo desiderio che ci accomuna l’un l’altro. Questo sarà, forse, il nostro merito più grande. Questo sarà una testimonianza di quel seme che Cristo ci ha messo dentro. Questo sarà una testimonianza che quel seme non è andato perduto. Facendolo è già una testimonianza. Non è cosa da poco. Per tutto ciò ci sentiremo più sereni, perché in pace con noi stessi e con il nostro prossimo. Per questa nostra vita, vissuta ad imitazione di Cristo, vissuta in quell’amore, noi non moriremo: noi siamo già risorti. Non nel corpo, non ancora, ma risorti nello spirito: il nostro spirito è vicino a Dio, a quel Dio che ha fatto conoscere a tutti l’amore, propagandandone continuamente la dottrina, sia con le parole che con i fatti, e sempre in modo mirabile. In occasione di questa santa Pasqua iniziamo a mettere in atto quello che Cristo ci ha insegnato. Spalanchiamo le porte al nostro prossimo, bianco, nero, giallo o rosso che sia; spalanchiamole sempre, non solo quando ciò non ci costa niente, non solo quando non ci comporta alcun sacrificio, ma anche, e soprattutto, quando siamo in disaccordo con lui, quando siamo con lui in conflitto di interessi. Spalancheremo contemporaneamente le porte a Cristo, realizzeremo, allora, la volontà del Signore, allora metteremo una pietra sulla strada della nostra resurrezione, allora dimostreremo che il Signore non è morto invano. Quel Cristo, fattosi uomo, vedendoci così impegnati, sorriderà per noi in Paradiso e ci additerà, soddisfatto, al Padre. Questo deve essere il nostro modo di essere cattolici, realizzando quel “katà oloi“, quel “verso gli altri”, dal quale prendiamo il nome. Buona Pasqua, allora, buona Pasqua a tutti, perché lo sia e perché lo diventi. Claudio Santella La Quercia: Curva pericolosa!!! Agnese Galeotti In redazione sono giunte diverse polemiche sulla situazione del traffico tra La Quercia e Bagnaia. In particolare alcuni cittadini del luogo e non solo, si lamentano dell'elevata velocità con cui gli automobilisti che provengono da Viale Fiume, percorrono la curva che congiunge la via alla Quercia. Infatti, spesso, i passanti che attraversano la strada rischiano di essere investiti. Sarebbe più opportuno aumentare i controlli da parte dei vigili urbani, oppure trovare una soluzione meno impegnativa, come installare un semaforo con il pulsante per i pedoni, così ogni qualvolta abbiano il bisogno di attraversare, lo potrebbero fare senza alcun pericolo e con maggiore tutela per la loro incolumità. Spero che la gravità della situazione sia presa in considerazione prima che ci scappi la vittima e non dopo, come troppo spesso accade, purtroppo! Agnese Galeotti Lavoro monotono, noioso Bruno Matteacci Pur prendendo atto del disposto del Ministro della pubblica istruzione, relativamente all'uso del telefonino in classe, a seguito dei fatti accaduti in varie scuole d'Italia, mi domando: perché predicano bene e razzolano male?E' stato sufficiente seguire un programma televisivo, nel quale veniva trasmessa l'attività di un ramo del parlamento, per rendersi conto del cattivo esempio dato, ai nostri giovani, dagli "eletti dal popolo". Tra i banchi del parlamento, mentre si notavano alcuni deputati intenti a leggere il giornale, altri, tranquillamente, parlavano con il telefonino incuranti di quanto il Ministro della pubblica istruzione proibisce agli studenti italiani. La cosa che, inoltre, maggiormente mi ha schifato, è stato l'aver veduto un parlamentare che, in sede di votazione si "sbracciava" per votare, elettronicamente, anche per conto di un deputato, assente, che avrebbe dovuto occupare il posto vicino al "suonatore di piano", come vengono chiamati questi "eletti". Questo è l'esempio che si ha dal comportamento di alcuni parlamentari italiani che percepiscono stipendi, indennità e rimborsi spese da favola per fare il "lavoro più monotono che esiste; ben pagato, ma tanto noioso"; come lo definì un politico del passato. Ma nulla mi stupisce più di tanto soprattutto dopo aver seguito una trasmissione televisiva, imperniata sul partito di Rifondazione Comunista abruzzese, relativa alla designazione dei candidati al Parlamento. In detta trasmissione è stato dichiarato, da personaggi politici locali, che oggi la politica è una questione di lobby, di amicizie al vertice, di potere e non più di coinvolgimento della popolazione o meglio della base elettorale che conta poco o niente. La trasmissione era basata sul modo di procedere per la designazione dei candidati alle elezioni politiche, risultò che la base cittadina aveva proposto, con cento voti, il nominativo di una signora, mentre dal vertice era stato imposto il nominativo di una seconda signora che aveva avuto solo quattro designazioni. Ho citato la trasmissione di cui sopra per il solo fatto che il partito in questione è un partito di base popolare che ha sempre decantato il coinvolgimento dell'elettorato. Ma null'altro può stupire se si prende in esame il "salto" che molti personaggi politici hanno fatto e stanno facendo da un partito all'altro, solo con lo scopo di avere poltrone ben remunerate. A conferma basta vedere quanti ministri, vice ministri e sottosegretari sono stati nominati, in questo ultimo governo. Ancora una volta vale il detto: "Dio ci conduca, dove si magnuca". E io, pago diceva il grande Totò. Bruno Matteacci Via Crucis: Soluzione cercasi Sanclaudio Corre voce che, per le prossime festività pasquali, in Parlamento, a qualche eminente politico, per accattivarsi le simpatie del clero, con la speranza di accaparrarsi qualche voto da quel serbatoio, sia venuto in mente di rievocare la Via Crucis con personaggi veri. Un po’ come i vari “Presepi Viventi” che vengono fatti a Natale. Solo che, sempre secondo la voce che corre, è sorto un problema di non facile soluzione: non si riesce a trovare qualcuno che possa raffigurare il ladrone di destra. Per il ladrone di sinistra di personaggi ce ne sono a iosa, c’è una fila interminabile e sempre in aumento, probabilmente si dovranno bandire dei concorsi. Per il ladrone di destra, invece, non si riesce a reperire nessuno. Non che di ladroni, a destra, non ce ne siano, attenzione bene, ce ne sono anche qui a iosa, solamente che non se ne trova uno disposto a pentirsi. Sanclaudio Di caccia si muore... anche a Viterbo! Francesca Bruti Lo scorso 23 marzo 2007 la Commissione Europea di Bruxelles ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di Giustizia Europea per due procedure di violazione frequente della “Direttiva Europea sugli Uccelli Selvatici”. Secondo quanto comunicato dall’agenzia ANSA, coinvolte nella violazione sono le regioni del Veneto, Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Puglia, Toscana ed Umbria. La legislazione italiana, sia a livello nazionale che nelle 11 regioni sopra indicate, permette la caccia di certi tipi di uccelli tra cui il cormorano, la tortora dal collare orientale e il fringuello, in modo non conforme alle condizioni specifiche di deroga previste dalla direttiva europea. Quindi, per Bruxelles, un’autorizzazione così generale in materia di caccia porta alla cattura o all’uccisione di troppi uccelli. Nell’Ue la caccia è disciplinata dalla Direttiva 79 del 1979 sugli Uccelli Selvatici che prevede misure di protezione, di gestione e di regolazione di tutte le specie di uccelli viventi allo stato selvatico. Pur prevedendo il divieto generale di ucciderli, la direttiva consente la caccia di alcune specie, se praticata al di fuori dei periodi di riproduzione e di migrazione, ma non fissa periodi di caccia precisi, dato che questi possono variare da regione a regione in funzione delle specie e della localizzazione geografica. Spetta agli Stati membri fissare il calendario venatorio, sulla base delle conoscenze scientifiche relative ai periodi di riproduzione e di migrazione delle diverse specie cacciabili. Nel caso delle undici regioni italiane il Commissario Europeo all’Ambiente Stavros Dimas ritiene che le condizioni poste dalla normativa europea non siano rispettate. Sembra che questa pratica di violazione delle norme sia frequente anche per gli altri animali ed è confermata dagli ultimi eventi accaduti nel territorio di Viterbo: nei giorni scorsi sono stati denunciati altri due bracconieri. Il primo è stato fermato nel Comune di Sutri, all’interno dell’area protetta Bracciano-Martignano, dagli uomini delle Forestali di Ronciglione e Oriolo Romano, che hanno operato in collaborazione con l’Enalcaccia di Capranica; dopo il ritrovamento di molte trappole per cinghiali e una serie di appostamenti, la Forestale ha colto l’uomo in flagranza di reato, mentre recuperava un cinghiale preso con un laccio, e lo ha denunciato all’autorità Giudiziaria per caccia in luogo e periodo di divieto e introduzione di arma in area protetta. Il cinghiale ucciso era una scrofa incinta di quattro cuccioli! Il secondo bracconiere è stato denunciato a piede libero dalla Forestale di Tarquinia all’interno dell’azienda faunistico-venatoria “Castel di Salce”, in località Roccarespampani, l’uomo è stato sorpreso con un fucile, diverse munizioni ed un contenitore con del granturco per il foraggiamento dei cinghiali. Tralasciando il fatto che personalmente sono assolutamente contraria al “gioco” della caccia, fine a se stesso, ossia per il puro divertimento di chi lo pratica; mi sembra assurdo che nonostante vi siano norme che regolano i periodi di caccia e circoscrivano le aree dove praticarla, sono sempre più numerosi gli episodi di violazione legislativa, di bracconaggio selvaggio e di maltrattamenti gratuiti verso gli animali, volatili, selvatici o autorizzati che siano. Per non parlare del fatto che a morire non sono solo gli animali, ma anche gli uomini! Facendo riferimento alla stagione di caccia 2006, in Italia (compresa la provincia di Viterbo) ci sono stati: - 36 morti, di cui 33 cacciatori e 3 tra la gente comune; - 75 feriti, di cui 58 cacciatori e 17 tra la gente comune. Per fortuna, c’è anche chi opera per proteggere i nostri amici animali e lavora per cercare di far rispettare le regole: la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) di Viterbo è un’Associazione di Volontariato e Associazione di protezione Ambientale riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente, appartenente alla tipologia O.N.L.U.S. (Organizzazione non lucrativa di utilità sociale) e NGO (Organizzazione Non Governativa); è riconosciuta come Ente Morale dal 1985 e come Ente in grado di svolgere ricerca scientifica. La sede viterbese è presso l’Istituto Giovanni XXIII, Strada Teverina n. 13. Inoltre, numerosi sono gli interventi degli Agenti di Polizia Ecozoofila dell’ANPANA, durante l’anno, sul territorio della Provincia di Viterbo; come ad esempio, il recupero, avvenuto durante l’estate 2006, sul territorio di Valentano, di uno splendido esemplare di Poiana, ferita ad un’ala da un colpo di fucile e trasportata per le dovute cure presso il “Centro Recupero Rapaci della Riserva Naturale del Lago di Vico”. Francesca Bruti Strisce pedonali Bruno Matteacci Da un po’ di tempo a questa parte si sta notando, lungo le vie cittadine e della periferia, la quasi totale scomparsa delle strisce pedonali. E’ pur vero che tutto ha fine, che l'usura del tempo e del traffico sono le peggiori nemiche della segnalazione orizzontale, ma una rinfrescata ogni tanto ci vuole! In certi punti di maggior transito pedonale, in particolare vicino alle scuole e dove è un traffico automobilistico veloce o su strade poco illuminate, consiglierei di far fare dei passaggi pedonali con malta rossa, leggermente sopraelevati, dal fondo stradale, di qualche centimetro, sulle quali tracciare poi le strisce bianche allo scopo di renderle più visibili, più sicure per il pedone. Ci vuole poco per salvare una vita o evitare un incidente. A tal proposito, non mi stanco di rappresentare all'Amministrazione comunale la necessità di rendere più agevole ai visitatori del cimitero di San Lazzaro, provenienti da Viterbo, l'accesso al parcheggio nel piazzale antistante il cimitero stesso, in quanto l'unica possibilità di attraversamento, sulla sinistra, è quella avanti al cancello principale. Quindi, per evitare lunghe file di automobilisti sulla Cassia, che sono costretti a fermarsi per consentire l'accesso al cimitero nell'unico passaggio, adibito a tale scopo, basterebbe tratteggiare la linea di demarcazione della carreggiata destra, direzione Viterbo Montefiascone, poco prima del semaforo e tutto sarebbe risolto. A me pare l’uovo di colombo. Non è comprensibile la resistenza che viene opposta a tale richiesta; che appare logica, necessaria e facile da attuare e, quello che maggiormente conta, utile e sentita da molti. Bruno Matteacci Ancora carta e penna? Basta!!! Patrizia Labellarte La nostra società da la possibilità di poterci esprimere liberamente, dar sfogo a tutti i nostri pensieri, idee, opinioni. Una parola, una frase orale o scritta, ma anche semplicemente dei gesti ci permettono di trasmettere un nostro libero pensiero di affetto, amore, stima o di sensazioni che avvertiamo dentro noi stessi. È importante, nella vita di tutti i giorni, a scuola, al lavoro, potersi confrontare con gli altri, scambiare i propri punti di vista, rendere gli altri partecipi di ciò che pensiamo. Come è importante, credo io, poterlo fare, sempre nel rispetto di noi stessi, degli altri…insomma con un briciolo di educazione che il più delle volte viene a mancare. Eh si, perché “liberamente” non significa sempre ed ovunque+… cioè, ci sono situazioni che non ci permettono di farlo, oppure siamo sprovvisti dei mezzi per farlo. Molti la pensano diversamente…perché?...Semplice, oggi si può fare tutto!!! Non hai carta e penna per scrivere? Che problema c’è?! Basta un muro, un monumento, i vagoni di un treno o un autobus e poi un pennarello o una bomboletta spray colorata, e…il gioco è fatto! E poi, ancora carta e penna?…Antichi!!! I tempi sono cambiati…oggi, è moda scrivere un po’ dove capita e poco importa se si tratta di “imbrattare” ed aver rispetto zero per tutto ciò che ci circonda. E Viterbo oramai, come del resto le altre città, è invasa da questa moda. È bruttissimo, passeggiare per il centro e trovarsi di fronte a muri di palazzi storici e non, e fontane, tappezzati di frasi, dichiarazioni d’amore, ed ingiurie a più non posso. Anche i treni e gli autobus sono colpiti dalla stessa sorte! Proprio tre giorni fa, ho preso un treno per Roma, dalla stazione di Porta Romana…beh, che schifo! È la prima cosa che ho detto nel vedere che di tre vagoni che ho girato non c’era un finestrino pulito che permetteva di vedere fuori. La causa? Una mega scritta colorata sulla carrozzeria esterna del treno che aveva oscurato quasi tutte le finestre…ah, voglio precisare… forse rimaneva intatto qualche angolo! Per non parlare poi di tutti gli altri danneggiati, o meglio incisi con il taglierino. Trasgressione delle regole di una morale talvolta “stretta”, pura forma di libertà nel manifestare il proprio stato d’animo, questa è la realtà. Una realtà e un modo di fare, che personalmente non concepisco. Poca sorveglianza in città e poco controllo, dove serve, da parte delle autorità? sicuramente…ma più che controllo esterno, ci vorrebbe più autocontrollo e un maggior senso di civiltà in ognuno di noi. Patrizia Labellarte Sipicciano Riccardo Manca Sipicciano è frazione di Graffignano dal 1928, anticamente, infatti, era unito a Roccalvecce.È situato su una discreta altura che domina la valle del Tevere. Il centro abitato, in tempi recenti, si è sviluppato estendendosi nelle zone a monte di San Bernardino e nella località denominata Pisciarello. Ne fanno parte anche due agglomerati di edifici denominati Cassettone e Poggio del Castagno. Le primissime notizie riguardanti il feudo di Sipicciano si hanno per merito di un diploma dell’Imperatore Ottone I, risalente al 962, conservato nell’Abbazia di Farfa. Nei secoli passati Sipicciano ebbe ordinamenti propri con tanto di suggello comunale avente al centro una grande S ed intorno la leggenda COM. CSTR. SIPICCIANI. Da un documento datato 1263, processo di Selva Pagana, si ha notizia che Sipicciano era ubicato nel Vescovado di Bagnoregio ed anche Viterbo vantava i diritti sul territorio. Intorno al 1291 venne dato in pegno, insieme a Celleno, ai cardinali Colonna e Gaetani per una somma avuta in prestito che ammontava a 17 mila fiorini. Le terre vennero riscattate l’anno successivo dietro restituzione dell’intera cifra. Le lotte tra Guelfi e Ghibellini non risparmiarono Sipicciano, tanto che il Castello venne incendiato dagli Orvietani (Guelfi) in lotta con i Viterbesi (Ghibellini), nel 1316 e 1328. Entrato in possesso del Prefetto di Vico, Sipicciano ebbe un periodo di lotte e contese; soltanto con l’arrivo del cardinale Albornoz riuscì ad avere un po’ di tranquillità. Nel 1414, Sipicciano, con la Contea di Tuscania da cui dipendeva, risulta essere possesso del capitano di ventura Angelo di Lavello, detto il Tartaglia. Papa Martino V confermò al Tartaglia, intorno al 1421, il beneficio, ma ucciso questi poco dopo, Sipicciano tornò alla Santa Sede ed il pontefice nel 1424 lo cedette a Giordano Antonio Colonna a fronte di una somma di duemila fiorini, prestati da quest’ultimo alla Camera Apostolica. Il Colonna, lo stesso anno rivendette il castello ai Conti Pandolfo, Giovanni e Giacomo dell’Anguillara. Intorno al 1431, papa Eugenio IV, avendo elevato a Contea il Feudo di Graffignano nella persona di Cecco Baglioni, concesse a questi anche il Feudo di Sipicciano. Nel periodo che va dal 1445 al 1465, risultano signori di Sipicciano Francesco Baglioni ed i propri figli Martino e Pandolfo. Nel 1522, una parte del Castello figura tra i feudi confiscati da Adriano IV a Pirro e Giovanni Carlo del fu Fierobraccio Baglioni. Tale confisca fu approvata anche da Clemente VII nel 1524, poi revocata nel 1531. Intorno al 1633 fu venduto da Francesco Baglioni al principe Taddeo Barberini che, nel 1644, lo vendette a Prospero Costaguti, patrizio genovese. La famiglia Costaguti, dopo averlo incorporato nel Comune di Roccalvecce lo tenne fino al 1879, quando passò al Conte Vannicelli. Dopo essere stato per breve tempo della famiglia Balestra, nel 1923 il castello venne ceduto all’Università Agraria di Sipicciano. Dal 1928, in seguito al riordino amministrativo voluto da Benito Mussolini, Sipicciano venne unito a Graffignano. Riccardo Manca Università e Questura per gli anziani Patrizia Labellarte L’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Viterbo ha organizzato degli incontri utili ed interessanti per gli anziani, grazie alla collaborazione dell’Università e della Questura, che vedranno tre docenti di Scienze Politiche dell’Università della Tuscia e il Dirigente della Squadra mobile di Viterbo, Salvatore Gava, discutere di temi, quali: politiche europee e le sue istituzioni, alla prevenzione da truffe e raggiri. Gli incontri sono iniziati lo scorso 26 marzo, ma si terranno fino il 22 maggio presso i cinque centri sociali polivalenti viterbesi. Questi incontri, in particolar modo quelli con l’Università, servono ad avvicinare il mondo della Terza età alle politiche europee, tra l’altro, di stretta attualità, vista la concomitanza con l’anniversario dei Trattati di Roma, che 50 anni fa sancirono ufficialmente la costituzione della Comunità Economica Europea. Come altrettanto di attualità sono i seminari organizzati dalla Questura, perché sono proprio gli anziani, nella nostra società, i più deboli e spesso vittime di truffe. Questo è il calendario degli eventi fissati per le ore 16: Martedì 3 aprile: Prof. Giuliano Fonderico – Docente Facoltà Scienze Politiche – Centro Sociale Pilastro Lunedì 16 aprile: Prof. Edoardo Chiti – Docente Facoltà Scienze Politiche - Centro Sociale Bagnaia Martedì 17 aprile: Prof. Alessandro Tonetti – Docente Facoltà Scienze Politiche - Centro Sociale Ellera Martedì 17 aprile: Dr Salvatore Gava – Dirigente Squadra Mobile di Viterbo – Centro Sociale La Pila Martedì 24 aprile: Prof. Alessandro Tonetti – Docente Facoltà Scienze Politiche – Centro Sociale S.Angelo Giovedì 3 maggio: Dr. Salvatore Gava – Dirigente Squadra Mobile di Viterbo – Centro Sociale Pilastro Martedì 15 maggio: Dr. Salvatore Gava – Dirigente Squadra Mobile di Viterbo – Centro Sociale Ellera Martedì 22 maggio: Dr. Salvatore Gava – Dirigente Squadra Mobile di Viterbo – Centro Sociale S. Angelo. Patrizia Labellarte postato da: Spvit | 12:18 | |