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giovedì, marzo 15, 2007

Il "Mercatino delle Curiosità"
si terrà tutte le prime domeniche del mese.

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1° Aprile 2007
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14 Marzo 2007
Anno XVII n° 5


La Fiera della Quercia coi butteri
Non dimentichiamola
Mauro Galeotti


fotogaleottiSplinderDurante l’inaugurazione di Viale Trieste, in cui ho messo a disposizione del Comune di Viterbo, molte immagini del viale stesso attraverso il tempo, riprodotte ed esposte sulle plance pubblicitarie di quella strada, ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con il sindaco Giancarlo Gabbianelli.
Da quello scambio di opinioni è venuta fuori una interessante iniziativa, che ha visto Gabbianelli favorevole.
Si tratta di dedicare almeno una giornata dell’anno, alla memoria della ormai scomparsa Fiera del bestiame della Madonna della Quercia.
L’11 scorso è stata organizzata una corsa a piedi da Viterbo alla Quercia, con la partecipazione di atleti non professionisti. Persone che durante la settimana si dedicano al loro lavoro che nulla ha a che vedere con gare agonistiche, ma che in quell’occasione hanno trovato il gusto di percorrere un tratto di strada già utilizzato durante le feste della Madonna della Quercia, per corse a piedi o a cavallo.
Insomma hanno rinverdito la memoria e di questo voglio parlare, per non dimenticare.
E per non dimenticare quella concessione, data nel lontano 1240 dall’imperatore Federico II a Viterbo, per l’istituzione della fiera, Gabbianelli era d’accordo nel dedicare una giornata intera, di ogni anno, nel ricordo.
fiera la quercia 2La Fiera della Quercia si è tenuta, fino al 1978, due volte l’anno, a Maggio ed a Settembre, due bei mesi per la nostra terra fedele alla cristianità. Infatti, Maggio è il mese tradizionalmente dedicato alla devozione mariana, cioè alla Madonna, e il Santuario della Madonna della Quercia rappresenta un monumento unico nel suo genere in onore della Vergine.
Poi, Settembre è il mese in cui Viterbo, onora la santa patrona, Rosa, e tra le varie manifestazioni di quel periodo non sarebbe male ricordare la seconda fiera della Quercia.
Potrebbe essere scelto lo stesso giorno in cui, appunto a Settembre, si svolge la manifestazione del Patto d’amore, che unisce, sin dal 1467, i Viterbesi alla Madonna della Quercia.
Ma ritorno al colloquio col sindaco. Si è parlato di rinnovare la corsa podistica, di ospitare i butteri con i loro cavalli sul Campo Graziano, sede per secoli della fiera e di realizzare mostre inerenti il tema.
Quindi potrebbero essere due le giornate in ricordo della fiera e dei suoi animatori. In quelle date sarebbe bello vedere i butteri sui loro cavalli giostrare le vacche o le bufale; guidare per un tratto la mandria con l’aiuto dei loro lunghi bastoni; atterrare i vitelli, magistralmente, come solo loro sanno fare.
Allo stesso tempo potrebbero essere allestite bancarelle per la vendita di selle, capezze, frustini, eccettera eccetera, per la gioia di chi ama l’equitazione. E non dovrebbero mancare mostre fotografiche, con foto d’epoca sulla fiera, su La Quercia e i suoi abitanti e foto vecchie del Santuario.
E non è finita, perché di notevole importanza sarebbe coinvolgere l’Università viterbese con la Facoltà di Agraria per approfondire le conoscenze e gli studi sull’agricoltura, sull’alimentazione, sui boschi, sulle foreste, sull’ambiente e sulla zootecnia.
Tutto ciò se Gabbianelli vorrà,
se l’Amministrazione comunale vorrà,
non morrà.
Toh! c’ho fatto pure la rima.
Mauro Galeotti


La violenza continua
Claudio Santella


fotosantellaclaudioPurtroppo è così: La violenza, che tanto apertamente viene condannata, continua  a trovare cittadinanza nella nostra società. Ipocritamente condannata è in realtà tollerata, esercitata ed usata sia essa fine a se stessa, sia essa mezzo per una qualche utilità. La violenza sta diventando un nostro costume sociale. Forse lo è già diventata.
Viene condannata quando è subita o quando fa comodo che sia condannata; viene invece definita con altri termini quando la si fa , quando la si tollera e quando fa altrettanto comodo qualificarla in altro modo. A volte è addirittura presentata come mezzo di educazione: non apertamente, si intende, ma velatamente, a volte inconsciamente; comunque di fatto.
Vi porto alcuni esempi, limitandomi, per quieto vivere, all’ambito del calcio.
Qualche tempo fa sulla facciata dell’edificio scolastico dove ha sede l’IPSIA di Viterbo fu posto uno striscione su cui campeggiava, tra l’altro, la scritta …allo stadio dai un calcio alla violenza.
Entrai in quella scuola e chiesi di parlare con il capo dell’istituto al quale feci presente che in fondo, attraverso quella scritta, alla violenza subita si sostituiva la violenza esercitata e che sarebbe stato più opportuno invitare i ragazzi non a dare calci, ma a comportarsi civilmente. Mi fu risposto che quella frase aveva addirittura ricevuto un premio: resto della mia opinione e Vi faccio grazia delle considerazioni che feci dentro me stesso.
Altro esempio: – Emanate le Grida, di manzoniana memoria, da parte di Pancalli, nemmeno c’è stato il tempo di giocare una partita e già abbiamo avuto modo di verificare la nostra serietà di intenti.  Tanto per consumare incenso si è data grande rilevanza ai fischi dell’Olimpico. Il Coni, in un comunicato, ha affermato: Imbecilli coperti da applausi. In buona sostanza se ne è lavato le mani. Chissà se a suo tempo fossero stati puniti coloro che, ad Italia ‘90, fischiarono l’Argentina al suo ingresso in campo, oggi questi imbecilli avrebbero trovato il coraggio di fischiare? Oggi il Coni si schiera contro, ma in occasione di Italia ‘90 dov’era? Allora  soltanto il compianto Italo Allodi, durante la trasmissione de La domenica sportiva fece notare, condannandolo, l’increscioso episodio, mettendo in imbarazzo il pur bravo conduttore della stessa Sandro Ciotti. Non solo non furono puniti quelli, ma non saranno puniti nemmeno questi. Sarebbe stato sufficiente non crescerli questi imbecilli. Qualcosa non è chiaro.
Ulteriore esempio di serietà d’intenti: si è data rilevanza ai fischi dell’Olimpico di Roma e si è passato sotto silenzio il fatto che a San Siro si è contravvenuto alle disposizioni di sicurezza. Una volta non funzionanti gli impianti di sicurezza installati, lo stadio di San Siro si è trovato nella stessa situazione degli stadi cui era stato vietato l’ingresso al pubblico perché non dotati delle prescritte misure di sicurezza. La partita avrebbe dovuto essere giocata a porte chiuse, oppure avrebbe dovuto essere rinviata dall’arbitro. Non è stata fatta né l’una né l’altra cosa. Davanti a ciò il Coni che fa? Si mette a emanare proclami sugli imbecilli di Roma. Dei fatti di Milano nemmeno una parola né un provvedimento. In questo caso qualcosa è chiaro: per ciò che attiene Milano è conveniente star zitti.
Ultimo esempio: - Durante l’ultima giornata di campionato al Palermo viene segnato, da parte della Fiorentina, un goal mentre un giocatore della stessa squadra è a terra dolorante. Il goal viene convalidato. A reagire in maniera inusuale è l’allenatore del Palermo. La reazione, sbagliata, è fatta in maniera troppo vistosa e sotto gli occhi di tutti. L’allenatore viene allontanato: Mi domando: Quello stesso allenatore avrebbe reagito  nella stessa maniera se da parte di chi di dovere si fosse tenuto un comportamento serio? E non mi riferisco soltanto all’arbitro e ai giocatori in campo. L’allenatore del Palermo, peraltro persona moderata e dai modi urbani, avrebbe dovuto considerare che non è quando nessuno ci offende o quando le cose non ci toccano direttamente che ci si deve comportare civilmente, ma quando subiamo un torto, vero o presunto che sia. Facciamola finita di versare le lacrime del coccodrillo  ed a proclamare pentimenti che, come è sempre dimostrato, lasciano il tempo che trovano.
Nel calcio tutto è tornato come prima, con buona pace di chi ci ha rimesso veramente.
I provvedimenti presi a caldo da Pancalli si sono rivelati, come temevo, pannicelli calli. Come volevasi dimostrare.
Per fortuna ci sono delle eccezioni: una di queste eccezioni è Sergio Insogna. Sergio Insogna, presidente dell’ Associazione Sportiva Dilettantistica Virtus Pilastro di Viterbo, fa eccezione a tutto ciò, e lo fa con i fatti e non a chiacchiere. E’ presto detto: qualche settimana fa la squadra dei Giovanissimi di quella società perse una partita, giocata in casa, contro la squadra dei Giovanissimi della Società Sportiva Santa Barbara. A detta di molti dei presenti, dirigenti della squadra di casa compresi, l’arbitro ne aveva combinate di tutti i colori. Nelle discussioni del dopo partita v’era anche qualche espressione accesa, più o meno colorita, e cominciava far capolino anche qualche forma di intolleranza. Con uno spirito sportivo fuori del comune, Sergio Insogna, nella sua qualità di presidente della squadra che aveva perso, della squadra, cioè, che aveva subito, a torto o a ragione, delle ingiustizie, disse in affettuoso dialetto: A rega’, ma che davero volemo litiga’ tra de noi perché l’arbitro ha arbitrato male? Ma stappamo ‘na bottija e bevemo a la nostra salute e famo festa…ma che stamo a scherza’!
A queste parole tutti tornarono in sé e si convenne simpaticamente che si stava esagerando. Dal  punto di vista che va purtroppo per la maggiore Sergio Insogna può essere considerato una nota stonata, ma a me la musica di Sergio piace, e piace molto.
Claudio Santella


Viale Buozzi come Viale Trieste
Bruno Matteacci


Matteacci Bruno SplinderCon piacere si sono seguiti, giornalmente, i lavori che venivano effettuati su viale Trieste.
Da tempo si aspettava la soluzione per un totale rifacimento del viale, che per anni è stato un fiore all'occhiello della citta di Viterbo e della laboriosa frazione de La Quercia.
Ce ne è voluto di tempo, ma visti i risultati finali, si può ben dire che ne è valsa la pena!
Il bello è bello e, alla luce di ciò, al quartiere Pilastro i residenti si augurano che anche in viale Bruno Buozzi si possano effettuare lavori analoghi a quelli di viale Trieste che hanno avuto il plauso della  città.
Si tenga conto che l'unica valvola di sfogo che ha il centro di Viterbo per raggiungere la zona Riello, è viale Bruno Buozzi fino alla Tangenziale ovest o che si immette su via Alessandro Volta, che termina poi proprio al Riello.
Detto tratto di strada viene percorso, a piedi o con mezzi di trasporto, da centinaia di persone che quotidianamente devono raggiungere l'Università o il Palazzo di Giustizia.
Su Viale Buozzi dovrebbe essere rifatto tutto il manto stradale e i marciapiedi, con la eventuale messa a dimora di griglie di metallo; allo scopo di proteggere le radici delle piante, consentendo anche un facile transito ai pedoni.
Non sarebbe tempo, materiale e danaro sprecato effettuare tale realizzazione; in particolare se si tiene nella debita considerazione che il viale viene percorso da cittadini residenti e forestieri, che provengono da varie parti d'Italia.
Quindi, in molti casi, viale Bruno Buozzi è il biglietto da visita di Viterbo.
Come già scritto, il bello è bello, quindi sindaco Gabbianelli sarebbe proprio il caso di fare nel quartiere Pîlastro, un viale Bruno Buozzi che risulti il terzo fiore all'occhiello del Comune di Viterbo, dopo Via Marconi e Viale Trieste. Questo desiderio è condiviso da molti.
Bruno Matteacci


Benedizione in casa!!!
Bruno Matteacci


Ho avuto modo di parlare con degli amici, sull'importanza di prepararsi moralmente e spiritualmente all'arrivo della Santa Pasqua, giornata di amore e di certezza.
Mi ricordava, uno di questi, il gran numero di uomini che si concentrava nella chiesa della Santissima Trinità per confessarsi, in quanto nelle rispettive parrocchie avevano a disposizione solo il parroco, che aveva molte incombenze.
Ci si trovava nell'ala destra della chiesa per giungere poi nella sacrestia dove, normalmente, erano quattro o cinque padri Agostiniani, confessori, fra i quali ricordo, con sommo piacere padre Cremona, padre Fastella, padre Saveri, padre Scipioni e padre Trani che, con tanto amore, ci attendevano, ci ascoltavano, ci comprendevano, ci assolvevano e ci benedicevano.
A tale proposito, nel nostro discorso, abbiamo ricordato, con rimpianto, tanti parroci che ci hanno guidato, accompagnato e consigliato per tanti anni e che oggi non sono più tra noi, se non spiritualmente, fra i quali: don Alceste Grandori, don Sante Bagnaia, padre Graziano Cermentini, don Sebastiano Fasone, don Sebastiano Ferri, don Otello Ferrazzani, don Mario Gargiuli, don Oreste Guerrini, don Armando Marini, don Serafino Pierotti, padre Giocondo Sartori e don Alessandro Selvaggini. 
Abbiamo affrontato pure il problema della benedizione delle abitazioni. Ai tempi dei tempi, nel periodo della Quaresima, era facile incontrare, nei vari quartieri, i suddetti parroci con al seguito uno o due ragazzi, che portavano il secchiello dell'acqua santa; insieme, si recavano dai propri parrocchiani per benedire le abitazioni e i loro occupanti.
Da un paio di anni, in qualche zona della città, vari cittadini hanno trascorso la Santa Pasqua senza aver ricevuto la benedizione dell'abitazione. 
E' pur vero che i tempi, le abitudini e le esigenze cambiano, mentre le vocazioni diminuiscono,  ma privare, per motivi ignoti a noi poveri mortali, la benedizione dell'abitazione è, a mio parere, una privazione forzata che fa male all'anima ed al corpo.
Non si venga poi a proporre il ritiro, in parrocchia, di una bottiglietta di acqua santa da aspergere da soli o addurre, a giustificazione della mancata presenza del sacerdote, la carenza di tempo a disposizione.
A conclusione dei nostri discorsi, che hanno fatto rivivere bei momenti della nostra gioventù, con i miei amici, siamo andati al Santuario di Santa Rosa, con lo stesso amore ed entusiasmo che ci accompagna da oltre sessant'anni, certi che quanto lamentato, da qualcuno, non si ripeta anche quest'anno.
Bruno Matteacci


Raduno L.I.S. a Viterbo e una promessa...
Francesca Bruti


Bruti Francesca SplinderLa nostra città continua ad essere presa in prestito sempre più spesso da registi e sceneggiatori, per l’allestimento di numerosi set cinematografici; fattore che da alcuni sta rendendo noi viterbesi sempre più orgogliosi e Viterbo sempre più famosa. Ma può capitare che davanti ad eventi come la presenza di attori noti e troupe televisive, la conoscenza di altre manifestazioni sia messa in secondo piano e, per questo, non raggiunga l’intera cittadinanza. Forse questo è il caso del Raduno di Sbandieratori che si è svolto lo scorso weekend, presso le sale della Domus de La Quercia.
Negli stessi giorni (e proprio nelle stesso complesso residenziale), erano presenti gruppi di operatori cinematografici e attori, facenti parte del cast di una fiction che racconta le drammatiche ed eroiche vicende del generale Dalla Chiesa, impersonato dal bravissimo Giancarlo Giannini, sotto la regia del nostro amico Giorgio Capitani.
Ed ecco che sabato 10 marzo, nella mattinata, mentre la troupe e le comparse della fiction si recavano verso il set deciso per quel giorno, i rappresentanti di 19 gruppi sbandieratori, aderenti alla L.I.S. (Lega Italiana della Bandiera, -www.legasbandieratori.com-), giungevano un po’ per volta ed inosservati per il secondo raduno annuale dei Maestri di Bandiera e dei Musici. Infatti, oltre alla Parata della Bandiera, che ogni anno vede sfidarsi i vari gruppi nella diverse specialità previste dal campionato nazionale, i rappresentati di ogni gruppo sono tenuti a partecipare ad almeno due delle tre riunioni previste durante l’anno e svolte a turno presso le città di provenienza dei partecipanti; per prendere insieme le decisioni inerenti ai regolamenti di partecipazione e per rendere sempre più saldo il legame di collaborazione ed amicizia fra i componenti.
A fare da padroni di casa per questo secondo raduno sono stati i componenti del Gruppo Sbandieratrici e Gruppo Storico Musicale Città di Viterbo (www.sbandieratriciviterbo.it), che sono entrati a far parte della Lega tra il 2004 e il 2005.
Le Sbandieratrici ed i Musici nostrani hanno accolto gli amici provenienti dalle altre regioni, dalla Sicilia al Piemonte, partecipando alle riunioni e rimanendo tutti insieme in una piacevole cena, nella serata di sabato.
Infatti, le giornate di sabato 10, nel pomeriggio, e domenica 11, nella mattina, hanno visto i partecipanti riunirsi in momenti diversi, per portare avanti tutto l’iter programmatico, soprattutto in vista della prossima Parata nazionale, che molto probabilmente quest’anno si svolgerà a Rimini, sempre nel mese di Settembre.
Proprio in relazione ai luoghi dove si svolgeranno le prossime parate, è stato interessante l’intervento del sindaco Gabbianelli che, insieme all’assessore ai Grandi eventi Francesco Moltoni, nel pomeriggio del sabato ha incontrato i rappresentanti per dare loro il saluto della città e per lanciare una promessa: dare la piena disponibilità per organizzare la Parata della Bandiera 2008 proprio nella nostra città… credetemi, un’impresa veramente importante e faticosa, per chi ci si trova in mezzo, perché ogni anno la città ospitante viene invasa da circa mille persone, tra i componenti e gli organizzatori di tutti i gruppi!
Ma per questo, si tratterebbe di un evento veramente spettacolare e, se davvero avverrà, sarebbe un grande fattore di merito ed orgoglio per Viterbo.
Francesca Bruti


A.A.A. cercasi il “buon esempio”
Patrizia Labellarte


fotopatrizialabellarte2Ognuno di noi, nella propria vita ha quello che comunemente viene chiamato “punto di riferimento”.
Un genitore, un amico, un perfetto sconosciuto, le istituzioni…insomma qualcuno che ci rappresenta e che dovrebbe darci il “buon esempio”.
Lo da un genitore con il proprio figlio, un insegnante con i propri alunni, il buon esempio lo diamo anche noi, magari con un piccolo gesto ( e nemmeno ce ne accorgiamo) nella vita di tutti i giorni.
Eppure non tutti siamo portatori di “buon esempio”…eh si, ci sono sempre le eccezioni…ma ahimè, in negativo!
Vi racconto un piccolo episodio che mi ha riguardata da vicino proprio l’altro giorno. Mi trovavo in prossimità dell’incrocio tra via Genova e via Belluno quando tutto ad un tratto, la macchina che mi precedeva, ha svoltato senza alzare la freccia!
Normale, direte voi…quanti automobilisti distratti ci sono che cambiano direzione senza prendere le dovute precauzioni? Una marea!!!
Ma se gli automobilisti in questione fossero dei vigili urbani? Cioè, i famosi detentori del “buon esempio” per noi cittadini?
Che sarà mai?!...in fondo può succedere a chiunque!
Eppure , se non sbaglio, il codice della strada ci insegna che non si può!
Come non si può parcheggiare in aree con il divieto di sosta o in quelle riservate agli autobus, guidare senza cinte oppure con il cellulare in mano… e  guai a trasgredire…”i paladini della giustizia” sono sempre in agguato quando si tratta di fare multe!!!
Divieti  da rispettare, per noi “comuni mortali” automobilisti…ma quante volte, per primi a fare tutto ciò sono proprio loro?
E quante volte, noi, li abbiamo “beccati”in flagrante?...roba da non crederci!...eppure è così!
Dovrebbero automultarsi!!!...cioè, impossibile!
Scherzi a parte, credo che ciò che manchi in assoluto, sia il rispetto, non solo degli obblighi stradali, ma a livello umano e sociale ed aggiungerei una buona dose di educazione, che non fa mai male e che oggi giorno viene sempre meno.
Patrizia Labellarte


Chiesa di san Vito
Riccardo Manca


Manca Riccardo SplinderLa chiesa di san Vito era ubicata nella via omonima. La chiesa, nominata dal 1194, era posta ad angolo tra la via stessa e Via cardinal La Fontaine. La chiesa di san Vito aveva dato il nome alla contrada detta “Contrada di san Vito” nei pressi del Macello Maggiore.
Intorno al 1464, la chiesa è detta avanti alla Torre di Giovanni Caprini ed una cappella dedicata a santa Cecilia viene nominata verso il 1471.
Nel 1509, un certo Tito Veltri lascia una casa alla suddetta cappella, essendo di giuspatronato della stessa famiglia. Una cappella di san Giacomo e san Cristoforo risale al 1481, poi nel 1485 vi era una cappella di Lucia Caprini, famiglia che ebbe il giuspatronato di un altare. La chiesa di san Vito, intorno al 1434, aveva un portico e nel 1544 venne rifatto il tetto. Verso il 1558, la Parrocchia di san Vito venne soppressa ed unita a quella di santa Maria Nova, mentre i beni andarono alla Cattedrale.
Intorno al 1593, la chiesa andava in rovina e le autorità decisero di darla al miglior offerente. Dopo cinque anni venne affittata ad Ilario Capra e nel 1608 venne adibita a magazzino. Intorno al 1689, l’Arte degli Ortolani rilevò la chiesa di san Vito per riattivarla e le memorie suggeriscono che fu di quell’ arte fino alla prima metà del XIX secolo. Intorno agli anni Venti del Novecento, la chiesa di san Vito venne destinata a bottega per la vendita del carbone, poi poco dopo, il 30 Agosto1956, venne demolita.
Riccardo Manca


Shri Mataji Nirmala Devi
Patrizia Labellarte


“Una scoperta che conferisce una genuina speranza all’umanità”. Così, Claes Nobel, Presidente della United Earth Organization ha definito Shri Mataji Nirmala Devi.
Probabilmente, molti di voi non conoscono questo nome, le battaglie, le azioni sostenute da questa donna portatrice di messaggi d’amore e di pace in tutto il mondo…
Nata il 21 marzo 1923  a Chindawara, India, vissuta nell’ashram di Mahatma Gandhi, leader nel “Movimento di liberazione dell’India”, Shri Mataji ha dedicato tutta la sua vita alla diffusione della moralità ed all’evoluzione di una maggiore consapevolezza nell’umanità, attraverso l’amore e la compassione con l’obiettivo della conoscenza del Sé.
Candidata al premio Nobel per la pace due volte;  premio per la pace delle Nazioni Unite nel 1987; nel 1995 Le sono stati conferiti, dall’Ecoforum per la pace, il Diploma e la Medaglia d’Oro. Membro onorario dell’Accademia Petrovskaya delle Scienze e delle Arti, è stata invitata dall’ONU per cinque anni consecutivi (dal 1989 al 1994) a discutere su come ottenere la pace nel mondo. Tra i tanti premi e riconoscimenti ricevuti, anche il premio “La Pleiade 96” dell’ANCIS nel 1986, ed inoltre è stata dichiarata “personalità dell’anno” nel 1989 dal governo italiano. Da sempre sostenitrice dell’importanza del ruolo della donna  e sensibile alle sue problematiche, nel 1995 il governo cinese ha invitato Shri Mataji alla 4a Conferenza Mondiale sulla donna a Beijing, della quale è stata oratrice ufficiale.
Tra le tante ONG da lei fondate ricordiamo: il “Center for Destituite Women Nirmal Prem” a Delhi, una casa di riabilitazione per donne indigenti e bambine orfane, inaugurata nel marzo del 2003. È stata riconosciuta e accolta dai sindaci di tante città in America del Nord, ha avuto dal sindaco le chiavi della città di Brasilia nel 1994, ed ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Cabella Ligure nel 2006. Shri Mataji ha tenuto migliaia di conferenze, interviste in tutto il mondo ed è stata riconosciuta da prestigiose istituzioni per il suo lavoro altruista e per gli straordinari risultati dei suoi insegnamenti spirituali attraverso il “Sahaja (spontaneo) Yoga (unione con il Sé)”.
Alcune sue citazioni:
“La realizzazione del Sé è il primo incontro con la realtà”.
“La meditazione è il solo modo di crescere…
  Perché quando meditate, siete nel silenzio, siete nella consapevolezza senza pensieri. Allora ha luogo la crescita della consapevolezza”.
“Dovete conoscere il vostro spirito... Altrimenti non potrete conoscere la verità”.
E se volete saperne di più…Grazie alla manifestazione viterbese, giunta alla VII edizione, “Donna, Femminile, Singolare”, nei giorni 23- 24- 25 marzo 2007 presso la sala Almadiani- P.zza del Sacrario- Viterbo si terrà una mostra biografica di Shri Mataji ed una esposizione fotografica dalle 9 alle 20. Ed inoltre, tutti i giorni dalle ore 18, un concerto di Musica Indiana e Conferenza.
Patrizia Labellarte


BACCAIONATE

I CONTI NON TORNANO – Ogni deputato al Parlamento ha diritto ad un segretario, il cosiddetto “portaborse”. Ebbene, secondo i mezzi di comunicazione di massa, su circa mille  e più deputati (prosit!),  soltanto una cinquantina sono regolari. Qualcosa non è chiaro.

LA RICERCA DEL MEGLIO
– Ognuno di noi cerca, per natura, di ottenere il meglio da qualsiasi azione si appresti a compire, oppure abbia già compiuta. Se deve curarsi si rivolge al medico migliore, se ha bisogno di un avvocato segue lo stesso principio, e così pure se ha bisogno, per determinate cose, dell’aiuto di chi in quel campo gode fama e stima. Se poi si tiene presente il detto popolare che dice: “Se vuoi una cosa fatta bene, pagala”, normalmente i risultati sono tanto più positivi quanto più si è disposti a pagare o quanto più si è speso.
In politica, però, non è così. In politica i risultati sono inversamente proporzionali  ai costi, che sempre più spesso lievitano con progressione geometrica. I nostri politici, che, alla luce dei fatti, non sembrano brillare rispetto ai loro colleghi di altre nazioni, percepiscono retribuzioni di gran lunga superiori e quest’ultimi. Meno valgono e più prendono. Esempi ne abbondano, non offendiamo l’intelligenza di chi ci legge citandone qualcuno.
Baccaione

postato da: Spvit | 13:22 |