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lunedì, febbraio 26, 2007 14 Febbraio 2007
Anno XVII n° 3 ![]() ![]() Il "Mercatino delle Curiosità"si terrà tutte le prime domeniche del mese. Prossimo appuntamento 4 Marzo 2007 sul parcheggio esterno del Centro commerciale Tuscia a Viterbo per informazioni e per partecipare cell. 3393337869 Nessun rispetto per la nostra gloriosa storia Etruschi & Monnezza Mauro Galeotti Un paio di numeri fa ho scritto dello schifoso stato di degrado in cui versa tutta l'area che immette alla antichissima sorgente dell'Acquarossa.Immondizia da tutte le parti, carcasse di frigoriferi e televisori, detriti edili, pneumatici, cartelli con su parole oscene, speravo la cosa fosse lì circoscritta, invece. Invece, a due passi dalle case del quartiere Pilastro esiste un'altra discarica a cielo aperto. Esiste su una delle strade più antiche di Viterbo, la Strada Riello. Il Riello è stato abitato dall'uomo sin dalla Preistoria. Tutta la località, che si trova davanti a Porta Faul, è percorsa da numerosi e intricati cunicoli, che vanno in varie direzioni, utilizzati per cercare e convogliare le sorgenti sotterranee, al fine di sfruttarle per l'irrigazione dei campi e per le necessità quotidiane. La zona, abbondante di acque, è stata per secoli meta preferita quale residenza dell'uomo di un tempo che fu. Quell'uomo si chiama etrusco. ![]() Innumerevoli anche le grotte che caratterizzano il Riello, sorte come tombe al tempo degli Etruschi e poi, ignobilmente riutilizzate come stalle o rimesse di attrezzi.Chi percorre oggi la Strada Riello, è costretto ad assistere ad un vero e proprio sfregio alla nostra antica storia. Un mancato rispetto alla memoria dei nostri avi, che dovrebbe far vergognare chi ne è causa. ![]() ![]() Lungo la strada si susseguono detriti edili, materassi, carcasse di elettrodomestici, di televisori, di computer, sacchi di immondizia, bottiglie rotte, pezzi di rete per recinzione, coperte, tubi di corrugato, cartaccia, pneumatici con tanto di cerchione, secchi di vernice, paraurti di auto, borchie. ![]() ![]() A due passi un bel muro di tufo a secco dona alla strada la sua sobrietà, la sua austera presenza, ma questo ai Viterbesi zozzi, non tocca, non frega. Mauro Galeotti Evviva Santa Rosa!!! Bruno Matteacci Gridare "Evviva Santa Rosa" è un piacere oltre che una manifestazione d'amore verso la piccola grande Santa viterbese. A Viterbo, abbiamo la fortuna di avere il santuario dentro la città, a differenza di tanti altri che si trovano lontano dal centro abitato o addirittura su colline distanti come, per esempio, la Madonna del Divino Amore, a Roma, o il santuario di Sant'Ubaldo, a Gubbio o il santuario di Canoscio, a Trestina, o di Collevalenza, a Todi. Tutti luoghi che richiamano comitive di fedeli e turisti, con viaggi organizzati o ancor meglio persone attratte e sollecitate dalla pubblicità, lungo le strade, con cartelli che indicano la sede del santuario. A Viterbo non esistono segnali che indichino il complesso religioso di Santa Rosa ad eccezione di una targhetta posta all'inizio della salita di Via Santa Rosa. La cosa ancora più grave è che, per andare al santuario stesso, si deve fare un giro vizioso. Infatti, si è obbligati ad entrare da Porta della Verità, quando sarebbe molto più semplice autorizzare l'accesso alla chiesa e al convento, percorrendo via Santa Rosa, salendo da piazza Giuseppe Verdi. Ovviamente dopo aver reso, tale tratto di strada, a doppio senso di circolazione vietando però, da un lato, il parcheggio. Altro provvedimento da prendere è quello di limitare, a trenta minuti, la sosta in piazza dei Facchini di Santa Rosa e lungo la salita, allo scopo di consentire il parcheggio temporaneo, ai turisti che potrebbero frequentare il santuario. Invito, pertanto, l'Azienda di promozione turistica e il Comune di Viterbo, affinché, lungo il perimetro della città, vengano messi segnali turistici indicanti la sede del santuario di Santa Rosa. In particolare sarebbe necessaria che l'indicazione del santuario venisse scritta sui due tabelloni che attraversano la sede stradale in via Raniero Capocci, all'altezza di via Fratelli Rosselli, dove è indicato, a grandi caratteri il Teatro Unione, mentre non sarebbe stato male indicare anche il santuario, che conserva ancora intatto il corpo di santa Rosa, vissuta nel lontano XIII secolo. Recepire quanto segnalato ha lo scopo di suscitare la curiosità di molti forestieri che a volte, distrattamente, transitano per Viterbo. Bruno Matteacci Sepolcri imbiancati Claudio Santella Innanzitutto un pensiero di cordoglio per le due persone che hanno perduto la vita, inaspettatamente, in ordinarie attività quotidiane, nel normale svolgimento dei loro compiti giornalieri. Due uomini dediti al lavoro, due padri di famiglia, due persone che provvedevano ai rispettivi bisogni con il lavoro: Ermanno Licursi e Filippo Raciti. Ermanno Licursi, ammazzato negli spogliatoi di un campo sportivo di periferia al termine di una partita di calcio, preso volutamente a calci ed a pugni mentre cercava di sedare, nella sua qualità di dirigente, una rissa accesasi, per futili motivi, tra i componenti delle due squadre.Filippo Raciti, ammazzato anch'egli al termine di una partita di calcio, a Catania, nell’esercizio delle sue funzioni, dal comportamento di bande armate, da bande tollerate, volute, coltivate, nutrite, favorite e quant'altro. Bande che non avrebbero dovuto trovarsi lì, alle quali, invece, viene consentito di assistere a delle partite di calcio, spesso pure a sbafo. Due persone da rispettare, due persone non rispettate. Due fatti ugualmente luttuosi, verificatisi entrambi nell'ambito del calcio, cui hanno fatto seguito due reazioni diverse, diversissime. Per il primo due parole di cronaca, qualche commento di circostanza, espressioni di biasimo tanto per adeguarsi e tutto è finito lì. Per i secondo il finimondo: campionati di ogni ordine e grado sospesi a tempo indeterminato (staremo a vedere!), espressioni di cordoglio da parte delle massime autorità dello Stato, dello Sport, di Enti vari, di quanti hanno potuto salire sulla passerella. Televisioni e giornali non hanno parlato d’altro. Ognuno ha voluto dire la sua, ognuno ha colto l’occasione per mettersi in mostra. Il secondo, però, era un poliziotto! Aveva una cassa di risonanza che il primo non aveva; vuoi mettere? ti pare poco! Critiche da destra e da sinistra, suggerimenti seri nessuno, provvedimenti validi ancor meno. Tutti hanno dimostrato di sapere quello che si sarebbe dovuto fare, e che non era stato fatto, nessuno ha fatto niente. Nessuno di quelli che avrebbero dovuto fare e che non hanno fatto è stato messo di fronte alle proprie responsabilità. Non sembra che si sia aperta alcuna inchiesta. Da bravi sepolcri imbiancati, tutti costoro non hanno avuto nemmeno il pudore di nascondersi. A voce alta hanno detto e cercato di dimostrare che la colpa è altrove. Ma a chi volete dare la colpa? La colpa è vostra! Non cercate di vendere lucciole per lanterne. In buona sostanza, di fatto, il secondo caso ha messo in evidenza, ancora più del primo, il degrado in cui siamo. Degrado voluto e coltivato da una parte, degrado tollerato dall'altra. Il degrado però genera delinquenza, e questi sono i risultati. Leggi approvate per finta, e poi non rispettate né fatte rispettare. Proclami deficienti emanati da tutti e da tutte le parti. Finta meraviglia per quanto è accaduto. Il Ministro dell' Interno afferma di non voler mandare più i poliziotti negli stadi stando così le cose: roba da voltastomaco. Chi ci deve andare secondo il ministro dell'interno? Chi deve provvedere, signor ministro a fare da filtro affinché certi "figuri", con tanto di "cilizi", non entrino negli stadi? Ce lo dica lei. Lo dica, lo dica pure signor ministro. Si porta ad esempio l'Inghilterra, ma in Inghilterra, dove la democrazia vanta secoli di cittadinanza continua ed incontrastata, un ministro dell'interno si sarebbe già dimesso da un pezzo. In Italia, dove ad ogni piè sospinto si pensa a dare del fascista o del comunista a questo o a quest'altro, dove si pensa solo demonizzare l'avversario anziché a costruire o a fare progetti per il futuro, il ministro dell' interno se ne esce con una espressione liberatoria, quasi a dire che lui è al di fuori di tutto questo, che lui non c'entra. In Italia, dove si porta avanti continuamente una attività tesa ad abbassare il livello etico-sociale, per modo da potersi servire della folla e della moltitudine, facendola passare per il Popolo ragionante, si invoca poi il rispetto della persona e dei suoi valori che prima si sono calpestati e derisi. In Italia, dove, anziché tutelare i cittadini onesti, si pensa a fare gli indulti e le amnistie e si fa credere che ciò sia una priorità, quando non una necessità, si pretende ora che i delinquenti siano puniti. Ma, per favore, un po’ di coerenza. Del resto se costoro cominciano a punire i delinquenti, i voti poi chi li dà a costoro, i cittadini onesti? E quando verrebbero eletti? Gli stadi non sono sicuri, si dice. Dopo solo sedici anni da "Italia '90" gli stadi non sono sicuri? E come sono stati fatti? Visto quanto si è speso vediamo in quanti ci hanno mangiato? O forse è un'altra occasione per scoperchiare la zuppiera? Avanti signori, accomodatevi al nuovo desco. Mi chiedo e Le chiedo, signor Ministro, : non ci sono, nelle prefetture, le commissioni di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, cui spetta, con poteri di veto, anche la sorveglianza sulla sicurezza degli stadi? Queste commissioni, presiedute dai Prefetti o da delegati dagli stessi, cui, tra l’altro, fanno parte per legge esponenti qualificati delle varie Questure, dei Vigili del Fuoco, delle forze sociali, queste commissioni che si riuniscono anche più volte a settimana, secondo le esigenze, dove sono state? Come hanno agito? Dove sono? Vogliamo aprire delle inchieste a tappeto? Le è venuto in mente di farlo, signor ministro? lo ha mai fatto? No? Allora se ne vada. Lo ha fatto? Si? Bene. Allora ci dica chi ha lanciato, dalla tribuna d'onore dell'Olimpico di Roma, la moneta che ha colpito l'arbitro Frisk causandogli una ferita lacerocontusa, stando a quanto è stato detto e mostrato dai mai smentiti mezzi di comunicazione di massa. La tribuna d'onore dell'Olimpico è costantemente sotto controllo, vi sono telecamere che riprendono continuamente, a tutela dei presenti, quanto ivi avviene, non sarà stato difficile individuare l'autore del gesto, lo stesso autore avrà pure lasciato delle impronte digitali sull'oggetto lanciato, chi era il pubblico ministero titolare dell'inchiesta? Come è finita l'inchiesta stessa? Purtroppo “Il Marchese del Grillo” fa scuola. Pensa lei, signor ministro, che se si fosse punito il colpevole di quell'atto proditorio, un qualche effetto deterrente non ne sarebbe derivato? Perché vede, signor ministro, al Popolo sovrano, al singolo cittadino, interessa avere questo tipo di giustizia, una giustizia, cioè, veramente fatta in suo nome, e non una giustizia che sia "simpatica" alla destra o alla sinistra o a quant’altro, che dir si voglia. Vogliamo continuare? E’ meglio di no! Caro ministro, è nei momenti normali che bisogna comportarsi bene, che dobbiamo comportarci bene, ognuno a cominciare da se stesso, e non nelle occasioni speciali. Non mi pare di vedere, comunque, comportamenti corretti nemmeno in queste occasioni. Ma l’Olimpico è in regola, si dirà. Però si stanno facendo dei lavori e si suggeriscono modifiche. E’ forse in regola per decreto? forse perché è di proprietà del Coni? Se è in regola destiniamo i soldi degli attuali lavori ad altri stadi, magari a quei campetti di periferia, dove le suddette commissioni chiudono spesso non uno, ma tutte e due gli occhi. Vogliamo dare un riconoscimento tangibile ai figli di questi poveri cittadini che "abbiamo fatto passare a miglior vita" loro malgrado: benissimo; i fondi però, siano reperiti da quei capitoli di spesa destinati alle retribuzioni di chi doveva provvedere e non ha provveduto, a cominciare dalla sua signor ministro, e non attingendo nuovamente dalle tasche del Popolo sovrano attraverso altre tasse e balzelli vari. Cari signori, non coprite con parole più grandi di voi i vostri sporchi interessi. Non strumentalizzate chi è morto per i vostri fini illeciti. Rispettate i morti, e rispettateli tutti in ugual maniera, senza fare distinzione tra chi vi può portare più o meno utilità. Non vi aggrappate solo a quegli avvenimenti che hanno una cassa di risonanza maggiore per mettervi in mostra. Lo dico nel vostro interesse, miei cari sepolcri imbiancati, perché agendo come ora agite mettete in luce la vostra pochezza, anche se, forse, questo è per noi un bene. Non credo comunque che verrà fatto qualcosa da chi di dovere, perché mi riesce difficile credere che le stesse cose, gestite dalle stesse persone, che hanno avuto e che continuano ad avere gli stessi interessi, possano essere cambiate, magari in nome del Popolo sovrano. Vedrete che i primi provvedimenti presi da Pancalli sono stati e saranno ancora convertiti in “pannicelli calli”. Sono il primo a farmi gli auguri di essere caduto in errore. Claudio Santella Senatori deputati lavoratori Bruno Matteacci Il titolo del presente articolo, non deve essere inteso come un riconoscimento di merito ai nostri parlamentari, ma solo un raffronto delle pensioni percepite dai senatori, dai deputati e dai lavoratori dipendenti. Sul settimanale l'Espresso sono stati pubblicati i risultati di un'inchiesta sulle pensione percepite dai parlamentari italiani. Da tale indagine è risultato che, chi ha ricoperto incarichi parlamentari, per almeno vent'anni, percepisce una pensione di euro 8.455, pari a lire 16.771.162 al mese; mentre, chi ha quindici anni di attività parlamentare percepisce una pensione di euro 6.590, pari a lire 12.760.019 al mese. Colui che ha ricoperto incarichi parlamentari, per la durata di dieci anni, percepisce una pensione di euro 4.725, pari a lire 9.148.875 ed infine, chi ha fatto una sola legislatura, con cinque anni contributivi, percepisce una pensione di euro 3.108 pari a lire 6.017.927. A leggere questi dati viene il capogiro non solo a chi, dopo quarant'anni di duro lavoro, viene posto in pensione con appena 1.200 euro al mese, pari a lire 2.323.524, ma scandalizza l'animo e l'amore verso i politici soprattutto a coloro che percepiscono pensioni di 500 euro, pari a 1.000.000 di lire al mese e che devono affrontare, giornalmente, la dura lotta della sopravvivenza. La cosa ancora più vergognosa è l'aver ridotto, del dieci per cento, le pensioni di riversibilità alle vedove dei dipendenti pubblici. Di tale decurtazione non se ne è parlato, se ne è venuti a conoscenza leggendo, tra le righe, la finanziaria. Il provvedimento è vessatorio in particolare se si considerano le agevolazioni che hanno i parlamentari e le difficoltà che trovano i poveri mortali per sbarcare il lunario. Di questi "poveri" pensionati d'oro, in Italia, ce ne sono 2332. Con un calcolo, approssimativo, delle pensioni elargite ai politici in carica, più quanto costano i 2332 parlamentari pensionati e i tanti, tantissimi, troppi beneficiari di danaro pubblico, si può affermare che se c'è uno spreco di danaro lo si deve solo ai politici, senza alcuna discriminazione di appartenenza politica. Ricordo un detto che era in voga negli anni passati, ma che oggi, più di ieri, va di moda: "Quando la mamma ci chiama, per la pastasciutta, siamo tutti d'accordo sul programma". Quanto sopra scritto l'elettore lo dovrebbe tenere presente, non solo quando riscuote lo stipendio o la pensione, o quando si trova al "discount" per fare la spesa giornaliera, ma dovrebbe ricordarlo quando si trova dentro la cabina elettorale, prima di votare. A buon intenditor... poche parole! Bruno Matteacci Jim Morrison Agnese Galeotti Navigando in internet mi sono imbattuta per caso in un sito dove sono riportati famosi pensieri di Jim Morrison, per chi, difficilmente, non lo conoscesse era il “dannato” leader di un gruppo rock statunitense, The Doors. Una delle figure più carismatiche del rock di tutti i tempi.Tanto da diventare un idolo per moltissimi fans. Ricordo che quando andavo a scuola i diari dei miei compagni erano pieni dei suoi pensieri, diventati religione, legge. Nato l’8 dicembre del ‘43 comincia a scontrarsi con la vita fin dai primi anni, lottando contro l’autorità della madre (in servizio presso la Marina degli Stati Uniti). Jim era uno “scolaro modello con 7 in condotta”. Era studioso, colto, gli piaceva ascoltare e leggere facendo parte di sè quello che aveva davanti agli occhi, ma era anche un casinista, infastidiva le lezioni ed era un continuo far scherzi ai compagni, come fingersi morto sulle scale della scuola. La sua infanzia fu molto tormentata, un padre assente, una madre severa. Qualche anno dopo, all’università, incontrò per caso Ray Manzarek, con il quale, in seguito, fondò il leggendario gruppo The Doors. Anche dopo il successo la sua vita non si è allontanata dalla trasgressione. Spesso indagato per reati come atti osceni in luogo pubblico, stato di ebrezza oppure sotto effetto di stupefacenti... Non era proprio un modello da seguire per i suoi fans che nonostante questo lo adoravano. Ma dietro tutto, era una persona immensamente ricca di pensiero. È stato definito anche poeta per la profondità delle sue parole. Un “poeta maledetto” che voleva cambiare il mondo ma che si è trovato a sbattergli contro quando il 3 luglio 1971 a Parigi, morì nella vasca da bagno logorato da alcol e droga. A soli 27 anni Jim muore seguito pochi anni dopo, nel 1974, dalla sua musa di sempre Pam, che si suicidò per il dolore di aver perso il suo uomo. Di seguito voglio riportare alcuni pensieri di un uomo che raccontava la vita ma che nella sua vedeva l’inferno. - Quando morirò andrò in paradiso, perchè l'inferno l'ho già vissuto quaggiù. - Datemi un sogno in cui vivere, perchè la realtà mi sta uccidendo... - In questo mondo di guerra e violenza anche i fiori piangono... e noi continuiamo a credere che sia rugiada. - Non è forte chi non cade, ma chi cadendo ha la forza di rialzarsi. - Se sei triste e vorresti morire, pensa a chi è triste e vorrebbe vivere ma sa di dover morire. - Non parlare mai di pace e di amore: un Uomo ci ha provato e lo hanno crocefisso. - Un giorno anche la guerra si inchinerà al suono di una chitarra. - Piangevo perchè non avevo le scarpe, poi vidi un uomo senza i piedi. - Se devi vivere tutta la vita strisciando come un verme, alzati e muori! - Eravamo in due: io e la droga. Io sono morto, la droga vive ancora. - Non riempire la tua vita di attimi... Riempi i tuoi attimi di vita. - La droga è la gomma che cancella la vita! - Può darsi che per il mondo tu non sia nessuno, ma per qualcuno tu sia tutto il mondo. - La vita è un viaggio dal quale mai nessuno ne è uscito vivo. - Se tu fossi una lacrima, io non piangerei per paura di perderti. - Se il destino è contro di me, peggio per lui! - Darei la vita per non morire. Ci sono tante altre frasi di Jim Morrison che avrebbero il diritto di essere citate ...ma gli spazi sono brevi, come le parole di ogni sua frase. Poche, esplicite, taglienti, toccanti, parole che raccontano la vita di un uomo che ha deciso di morire distruggendosi, ma che dentro i suoi pensieri rivive e vivrà per sempre. Agnese Galeotti Libri anti solitudine Francesca Bruti Si chiama “Sorridi con un libro” il nuovo progetto sperimentale firmato dal Comune di Viterbo, dall’Assessorato ai Servizi Sociali e dalla Asl di Viterbo, in accordo con il consorzio biblioteche. A beneficiare di questa iniziativa dovrebbero essere innanzitutto i malati o le persone impossibilitate ad effettuare spostamenti in modo autonomo; infatti, l’esperimento prevede la consegna gratuita a domicilio di libri o altro materiale (come videocassette o dvd) ai malati, ogni mercoledì.I testi presi in prestito provengono dalle 25 biblioteche della Tuscia, la cui prenotazione è possibile telefonando dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13, al numero verde 800.012.492. Gli utenti possono scegliere tra una scelta di oltre 250 mila volumi e cinquemila tra video e dvd, consultabili sul sito www.bibliotecaviterbo.it. Secondo le parole dell’assessore Rotelli: “Il servizio è rivolto non solo ai pazienti ricoverati nelle strutture pubbliche e convenzionate di Viterbo, ma anche a coloro che sono ammalati in casa. Il progetto, in via sperimentale, parte da quest’anno; in futuro, si potrà studiare a letture o visioni di gruppo, proprio per ovviare al problema della solitudine”. Sicuramente, si tratta di un progetto molto interessante e lodevole dal punto di vista delle attività sociali rivolte alla cittadinanza; il rischio è che, come è accaduto per altri esperimenti avviati a Viterbo, al forte entusiasmo iniziale non faccia seguito un altrettanto impegno concreto a lungo termine. In particolare in questo caso, si tratta di andare incontro ad uno dei “mali” più frequenti di oggi, che colpisce soprattutto le generazioni più mature, la solitudine, spesso accentuata da uno stato fisico precario. E non è raro che ad alleviare tali disagi possa essere proprio la lettura di un buon libro o la compagnia di un bel film. Francesca Bruti Tempi duri per i pigroni viterbesi Patrizia Lebellarte Non siete amanti delle passeggiate? Vi sentite male al solo pensiero di dover lasciare l’auto e camminare? Forza e coraggio tra meno di un mese il centro storico diventerà una Ztl. Per chi ancora non ha chiaro il concetto, sarò più concisa: chiusura del centro alle auto. Si va tutti a piedi! No, no, non disperate arrivano i soccorsi. Il Presidente della Francigena, Pianura, ha confermato l’acquisto di quattro autobus a metano per circolare dentro le mura, dove le auto non passano. La questione però, non finisce qui resta il problema dei parcheggi. Le auto dovranno essere lasciate fuori le mura sì, ma dove? In progetto, ci sono due parcheggi multipiano e anche interrati: uno in via Genova e l’altro a Valle Faul. Bella come idea, e cara ci costerà la sosta in queste aree! Ma, non preoccupatevi, tanto, al momento di realizzarli, non se ne parla proprio! Insomma, sono previsti cambiamenti radicali in positivo?... in negativo? Mah! grande dilemma e molte divergenze su questo argomento.Mi viene in mente un detto, forse inappropriato: come “fare i conti senza l’oste”!? mi spiego. Credo, che, cambiamenti così improvvisi che modificano la vita dei cittadini, debbano essere discussi e presi con le dovute considerazioni. Innanzi tutto, ponderando le scelte, sottoponendole all’attenzione dei diretti interessati. Mi riferisco ai residenti, ai negozianti e ai cittadini in generale. Credo, inoltre, sia fondamentale attuare, per prima cosa, i progetti relativi alla creazione di idonee infrastrutture (piano dei parcheggi) e il potenziamento dei servizi (trasporto pubblico locale). Beh, alla luce dei fatti, questo provvedimento “sperimentale” del sindaco non ha avuto un grande consenso. Girando per il centro, molti di voi avranno notato manifesti appesi, in diversi negozi dai commercianti contrari alla nuova zona a traffico limitato, che decretano la morte del cuore della città. Se lo scopo di questo provvedimento è di valorizzare il centro storico, ridurre l’aria irrespirabile e evitare il pericolo per i pedoni di essere investiti, specie nelle vie più strette, personalmente sono d’accordo, ma ad un patto: che il Comune prenda provvedimenti in materia di: pulizia e manutenzione delle strade, riparazione delle fogne, illuminazione pubblica, sistemazione di aiuole e perché no?, ristrutturazione dei palazzi storici! Tutto ciò farebbe apparire molti luoghi del centro storico meno abbandonati e degradati di come risultano ora. Troppe pretese? lo so, ma amo la mia città e vorrei fosse valorizzata di più, cominciando pian piano da queste cose e poi lo dice anche il proverbio: “chi va piano, va sano e va lontano”!? Patrizia Labellarte Baccaionate Baccaione CONSIDERAZIONE PRELIMINARE ED ASSORBENTE sulle baccaionate che seguono. – Credete voi che le stesse cose, gestite dalle stesse persone, che hanno sempre gli stessi interessi, possano essere cambiate? MATARRESE 1 – Antonio Matarrese, autorità del calcio italiano, dotato di discreta canizie, esperienza consumata, ha affermato che i morti fanno parte del sistema. Bravo Matarrese, hai ragione! Solo che abbiamo bisogno di esempi, non di chiacchiere: facci vedere come si fa, sacrificati in prima persona per il bene del calcio. Ti faremo un monumento equestre. MATARRESE 2 – Espressosi in chiaro italiano, Matarrese ha detto, poi, di non essere stato capito. Ha, di nuovo, ragione Matarrese. Suggeriamo alla Rai di assoldarlo per mandarlo a spiegare la lingua italiana insieme ai professori Della Valle e Patota, che molto simpaticamente vengono spesso invitati, in televisione, a fornire delucidazioni su varie espressioni della nostra lingua. MATARRESE 3 – Perché Matarrese non si è chiesto se si era espresso in modo chiaro e comprensibile? Perché ha affermato che non lo avevamo capito. Il perché è evidente: perché Matarrese ha capito, tutti gli altri non hanno capito. Sebbene mi riesca difficile credere che tutti gli altri siano stupidi, non ho difficoltà a riconoscere che ha ragione lui. IL PRESIDENTE DEL CATANIA Il presidente del Catania dice che vuole dimettersi, dice che loro sono le vittime, dice che non si riconosce in questo calcio, dice che… Ma il presidente del Catania non è quel presidente che, quando il Catania perse sette a zero con la Roma, disse: “Ci rivediamo a Catania…”. STADI SICURI – Una delle condizioni richieste per poter ritornare giocare è che gli stadi siano sicuri. Attualmente in Italia gli stadi sicuri sono pochissimi: uno di questi è l’Olimpico. Ma l’Olimpico non è quello stadio dove fu lanciata, con successo, una monetina che colpì l’arbitro Frisk alla testa provocandogli una ferita lacerocontusa ed abbondantemente sanguinante? Meno male che è sicuro, forse per decreto, considerato che è del Coni. SAN SIRO – Mi riferisco alla stadio di Milano, naturalmente, e non al santo, perché il santo non avrebbe approvato quanto è “si è fatto accadere”. In breve: lo stadio di San Siro non è in regola, ma siccome è lo stadio di Milano e quant’altro non si può accettare che vi si giochi a porte chiuse. Trovata: si installano in un batter d’occhio gli strumenti di controllo prescritti e si trova la soluzione all’italiana: si fanno entrare solo gli abbonati. A questo punto accade quello che non doveva accadere: guarda caso gli strumenti appena installati, già sottoposti a collaudo, con tanto di approvazione da parte della commissione di vigilanza della prefettura, si guastano mezz’ora prima dell’ingresso del pubblico ed entrano tutti. Questo quanto riportato dai vari mass media. Ci dobbiamo credere? Sì: CI DOBBIAMO CREDERE Certo che ci dobbiamo credere. Ci dobbiamo credere perché ora si faranno delle inchieste, sportive, giudiziarie e private da parte delle società interessate. Si faranno anche delle trasmissioni televisive con buona pace di chi vuole mettersi in mostra. Ci crederemmo meglio se, nel frattempo venissero comminate allo stadio di San Siro almeno sei giornate da giocare a porte chiuse, perché una volta venute meno le misure di sicurezza appena installate, San Siro si è venuto a trovare nelle stesse condizioni degli stadi che sono stati chiusi al pubblico. Doveva non aprire i cancelli, informare gli organi competenti, chiedere aiuto alle forze dell’ordine e adoperarsi anche attraverso la società ad impedire l’ingresso dei tifosi. L’arbitro non doveva dare inizio alla partita perché venute meno le misure di sicurezza prescritte. Invece avanti miei prodi. Che volete che vi dica? In Italia conta più il capo di una tifoseria che un prefetto: chi ha qualche dubbio vada consultare tra gli annales dei derby quello relativo a Lazio-Roma di qualche anno fa, magari negli archivi della prefettura della capitale. Baccaione Villa San Giovanni in Tuscia Riccardo Manca Il piccolo nucleo di Villa San Giovanni in Tuscia è stato a lungo una frazione di Blera, ma è autonomo da circa cinquanta anni ormai. Non sono stati effettuati scavi archeologici tali da poter risalire alla sua origine, ma sicuramente fu un importante centro agricolo nel periodo etrusco ed anche successivamente in epoca tardo romana come testimoniano svariati resti nella zona.Il paese, immerso in una bella vallata, era già abitato ai tempi degli Etruschi e dei Romani, come testimoniano alcuni reperti rinvenuti nelle campagne circostanti: pregevoli i resti di una villa romana del III Secolo con pavimento a mosaico. Nel borgo medievale sono riconoscibili le case più antiche, prive di intonaco e con muri a pietra, mentre poco rimane della cinta muraria e del castello. Molti monumenti andarono distrutti durante le invasioni ed i saccheggi che il paese subì nei secoli: la vicinanza della via Clodia e della Via Cassia mettevano a repentaglio la sicurezza della cittadina, continuamente presa di mira dagli eserciti diretti nella Capitale. Tra le incursioni più disastrose si ricordano quelle dei Longobardi di re Liutprando e di Federico II. Nel corso dei secoli San Giovanni fu sempre contesa tra le Signorie locali e la Chiesa e passò dai Di Vico agli Orsini e da questi ultimi agli Anguillara, fino a quando Papa Pio II decise di concedere il feudo nella Camera Apostolica, la quale diede in affitto tutte le sue terre; i coloni che furono chiamati a lavorare questi campi furono strenuamente perseguitati da Blera, che voleva allargare il proprio dominio sulla zona. Tra i monumenti più importanti spiccano la Chiesa di S. Giovanni Battista che risulta l’edificio religioso più grande del paese e fu eretta nel XVIII Secolo grazie alle beneficenze degli abitanti. All’interno si trovano importanti opere di varie epoche. Seguono i resti della Villa Romana situati nel cuore del paese e protetti da una copertura trasparente che permette di ammirarli. Infine, la Chiesa di Santa Maria risalente al XVI Secolo e caratterizzata dalla presenza al suo interno di ben quattro altari barocchi, il più grande dei quali pregevolmente stuccato. Riccardo Manca E’ Carnevale! Patrizia Labellarte È carnevale! E come in ogni festa che si rispetti, anche in questa occasione, che non per nulla un tempo era chiamata “settimana grassa” si mangiano i dolci tipici della tradizione: le castagnole, i ravioli con la ricotta e le frappe. Per chi non ha doti culinarie, o non ha molto tempo a disposizione ma non vuole rinunciare al gusto genuino del “dolce fatto in casa”, io suggerirei la ricetta per la preparazione delle frappe semplice e sbrigativa. Piccola curiosità vi siete mai chiesti il significato del termine frappe? Il termine frappe, usato nel Lazio e in Umbria, deriva dal francese antico frape nel significato di “frangia”, la guarnizione aggiunta per abbellire gli orli. In Toscana sono chiamate cenci, in Lombardia chiacchiere o lattughe, in Piemonte bugie ecc. Ho capito! vado subito al sodo ecco a voi la ricetta: Ingredienti: 200 gr. di farina, 30 gr. di burro, 50 gr. di zucchero, un pizzico di sale, 2 uova, la scorza grattugiata di 1/2limone o di1/2 arancia, un cucchiaino di lievito in polvere, latte q.b. o se preferite un cucchiaio di liquore a piacere (rhum, cognac), olio per friggere, zucchero a velo per la copertura. Disponete la farina a fontana sulla spianatoia e mettete al centro tutti gli ingredienti, meno il latte o il liquore, che verserete a poco a poco, procedendo all’impasto. Lavorate bene e fate in modo che la pasta riesca abbastanza soda. Lasciatela riposare, coprendola con un tovagliolo; quindi stendetela col matterello a sfoglia dello spessore di una moneta. Con la rotella tagliate la sfoglia a strisce larghe 2-3 cm. e lunghe 10. Gettate i nastri così ottenuti, uno per volta nella padella contenete l’olio caldo, lasciateli friggere fino a che saranno dorati e croccanti. Metteteli ad asciugare sulla carta assorbente e poi spolverizzateli con lo zucchero a velo. Buon appetito! Patrizia Labellarte postato da: Spvit | 14:06 | |