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giovedì, febbraio 01, 2007

31 Gennaio 2007
Anno XVII n° 2


DSC03668-300pdiDSC04221-300pdiDSC04301-300pdiIl "Mercatino delle Curiosità"
si terrà tutte le prime domeniche del mese
ad iniziare dal
4 Febbraio 2007
sul parcheggio esterno
del Centro commerciale Tuscia a Viterbo
per informazioni e per partecipare cell. 3393337869

Ogni prima domenica del mese al Centro commerciale Tuscia
Curiosità d’altri tempi
Mauro Galeotti


fotogaleottiSplinderE' programmato a Viterbo, ogni prima domenica del mese, a decorrere dal 4 Febbraio, il Mercatino delle Curiosità, sul parcheggio esterno del "Centro commerciale Tuscia".
Informazioni per vendere o per acquistare, si potranno avere telefonando al 3393337869.
E' il quarto appuntamento con l'artigianato e l'antiquariato voluto dal Centro commerciale Tuscia che vuole offrire ai suoi visitatori un’occasione gradevole per trascorrere un po’ di tempo tra l'arte, la cultura e il tempo libero.
Il mercatino ospita espositori qualificati, pronti a rispondere professionalmente alle domande dei visitatori ogni qual volta si trovino dinanzi ad un oggetto strano, del cui uso si è perduta la memoria.
Ed ecco spuntare antichi vasi da notte, di quelli alti a cilindro, simili ai contenitori in ceramica utilizzati per la conservazione dell’olio o dello strutto.
Non mancano oggetti in alluminio, materia ormai caduta in disuso, sostituita dal più nobile e sicuro acciaio inox. Ed in alluminio vedo un innaffiatoio per giardino, una paletta per raccogliere la cenere del camino, un colapasta con tanti forellini e tre piedini in ottone. In un angolo sono ancora altri tre oggetti in alluminio, una caffettiera per il caffè alla napoletana e due contenitori per il caffè e per lo zucchero. Guardandoli tutti insieme si fa un salto indietro di cinquant'anni.
Per la gioia dei collezionisti c’è una miriade di oggetti da conservare e poi mostrare agli amici con fanatismo, come mobili, orologi, spille, medaglie, cartoline, vasi in vetro o di ceramica, presse papier, orologi da tavolo, sorpresine kinder, stampe varie.
Una presenza importante sono i libri.
La cultura nascosta tra le pagine di carta è sempre stimolante per il curioso, per lo studioso, per il professionista, per chi vuole saperne di più e non si contenta del bagaglio culturale conservato nel suo cervello.
Il Mercatino delle Curiosità consente ai giovani espositori di esprimere la propria capacità manuale, il proprio intelletto creativo... ed ecco spuntare fuori da sapienti mani, orecchini, collane, spille, monili di ogni genere, sia nelle forme che nei materiali usati.
Ecco merletti, tovaglie ricamate a mano, decoupage, intagli in legno, terracotta, scatole rivestite di velluto, cestini in vimini.
E’ un’occasione che permette ad altri giovani di apprendere l’arte e l’abilità altrui per poterle attuare, a loro volta, per la creazione di oggetti usciti fuori dal proprio ingegno.
Insomma, ogni prima domenica del mese, ad iniziare dal 4 Febbraio e per tutto il 2007, il Centro commerciale Tuscia, dà la possibilità ai suoi affezionati visitatori e clienti di trascorrere e dedicare il tempo domenicale  nel passato, perché non si perdano mai quei valori di vita quotidiana che tanto genio profuse nei nostri antenati.
Mauro Galeotti


Inquinamento del pensiero e del linguaggio
Claudio Santella


fotosantellaclaudioE’ in atto, da qualche tempo, un processo sottile di inquinamento del pensiero e del linguaggio di cui alcuni non sembrano essersi accorti, e altri sono coscientemente complici.
Prendendo un paragone della segnaletica stradale si potrebbe dire che, sul piano dell’intelletto, oggi è imposto il “senso unico”.
Approvazioni o rifiuti non si misurano sui valori oggettivi di quanto venga sottoposto a valutazione, ma sulla conformità ad una certa ideologia e sulla necessità di non dispiacere ai gruppi potenti che la rappresentano. Quando i riferimenti non siano diretti, le reticenze ruotano intorno a questo sottinteso.

Naturalmente, questa segnaletica è protetta da rigorose sanzioni: chi non rispetti il “senso unico” viene sottoposto a coercizione fisica e morale.
Una rassegna completa degli atteggiamenti nei quali essa si esprime sarebbe impossibile. Ma qualche esempio può essere utilmente richiamato per dare una idea di quante corsie preferenziali siano ormai state istituite nel traffico intellettuale, da qualche decennio a questa parte.
La segnaletica del “senso unico” opera prevalentemente attraverso la “pendenza” artificiale delle parole, l’ambiguità dei significati che ne consegue, e una logica d’artificio.
Nel moto ondoso dell’idea c’è sempre stata qualche incertezza nei significati. Ma, globalmente, essi potevano essere considerati stabili. Oggi alcune parole “pendono” manifestamente in una direzione prestabilita, sotto il peso di distintivi o uniformi vari. A questo riguardo, il destino di alcune è particolarmente amaro. Si consideri quello delle parole: libertà, liberazione, pace o giustizia. Qualche lustro fa il loro significato era ancora approssimativamente chiaro. Oggi bisogna consultare il barometro ideologico nei singoli contesti per orientarsi in proposito.
La parola “libertà” è sempre stata un disinfettante alla moda di cui si è fatto uso abbondante in tutte le occasioni, per ridare tono ai discorsi politici languenti. Ma, di solito, essa significava il diritto di ogni cittadino di agire secondo vocazione nel quadro della legge.
Oggi essa viene usata indifferentemente a significare il diritto di pochi facinorosi di infrangere l’ordine costituito e di imporre agli altri la propria legge.
Chi per libertà dovesse intendere qualcosa di diverso, come il diritto di lavorare, di circolare liberamente, di discutere i propri problemi con l’autorità competente, viene di solito gratificato con tutti gli epiteti più insolenti e, quando abbia minore fortuna, malmenato.
Libertà significava anche possibilità di esistenza per molti tipi di dissenso. E, in un certo protocollo politico, volendo richiamare il linguaggio cavalleresco, il dissenso era  inviolabile. Oggi le cerimonie si sono molto semplificate e i dissidenti sono “bastonabilissimi”.
Anche la parola “pace” soffre una certa “inclinazione”. La pace non è per alcuni il riflesso dell’autonomia di tutti i popoli, ma il diritto di alcuni di esportare, a piacimento, la rivoluzione con mezzi diversi da quelli della guerra convenzionale, quando non con quelli della guerra stessa. Chi si opponga a questo tipo di esportazione è reo di indebita ingerenza negli affari interni di un altro Stato.
Anche la parola “liberazione” soffre di scoliosi e pende in una direzione obbligata. Se ne ha un esempio in quella saggistica di tipo ideologico che oggi ha come asse questo concetto. La idea complessa della salvezza morale vi viene cucinata in un minestrone politico e sociale che consente di fare propaganda a vari generi di rivoluzione.
In questo calderone essere liberati può significare essere ridotti in regime di dura schiavitù politica; solidarietà tra i popoli può significare preparazione per la conquista armata di un Paese da parte di un altro; sovranità limitata può significare occupazione militare; giustizia significa spesso ingiustizia manifesta. C’è chi, prima di esporre la propria ideologia, passa al partito; e c’è chi va a fare l’inchino all’altare maggiore. Sorprende che nella moltitudine dei turisti che fanno ossequio a questa segnaletica, si trovino alcuni di coloro che predicano agli altri la parabola del Samaritano.
E’ grave che costoro dimentichino poi, senza pietà, quella parte del genere umano che è caduta nelle mani dei briganti e che è stata abbandonata ai margini della strada.
Ma la segnaletica del “senso unico” opera soprattutto attraverso la logica artificiosa che sottende l’ideologia rivoluzionaria che la propone, i paragoni e le omissioni disoneste in cui si esprime: si noterà   che nel pensiero rivoluzionario si rilevano fenomeni inspiegabili di balbuzie e di blocco intellettuale.
Chi rimetta in discussione un ordine costituito si presume debba portare fino in fondo la logica del cambiamento da cui parte; invece oggi si presume che la rivoluzione e la revisione si facciano una volta sola e per sempre. Ad una certa fase della rivoluzione, la critica a comando diventa “deviazione”. Si direbbe che l’essere acquisti un solo “predicato” immutabile.
Così quando la opposizione venga fatta in un Paese che non abbia avuto ancora i benefici della rivoluzione, è portatrice di verità e di giustizia; quando venga fatta in un Paese già battezzato dalla rivoluzione è solo veicolo di disordine e pericolo per lo Stato.
Chi la pratichi, per lo più va soggetto a qualche storica crisi di coscienza per cui sente il bisogno di fare, più o meno spontaneamente, gli esercizi in qualche luogo propizio alla meditazione.
Queste riflessioni trovate su un vecchio manoscritto, rinvenuto mentre riordinavo vecchie e vecchissime scartoffie, ho ritenuto riproporvi così come le ho trovate, tanto mi sono sembrate chiare ed attuali. Non me ne vogliate, anzi, complimentatevi, insieme a me, con l’ignoto autore, che, personalmente e pubblicamente ringrazio.
Claudio Santella


Una pensilina al Cimitero
Bruno Matteacci


Matteacci Bruno SplinderA suo tempo, suggerii al Comune di Viterbo di rimuovere due pali di cemento posti rispettivamente agli angoli di via Rossini su Via Santa Maria della Grotticella e su Via Monte Zebio, angolo Via Monte Sacro. Erano due pali, dismessi dal loro servizio, che ostacolavano la circolazione, anzi, oltre che essere un pericolo ed un ingombro stradale, per qualche furbacchione, era diventato un luogo ove poter parcheggiare l’auto, incurante del fatto che imponeva al pedone di camminare al centro della strada.
L’Amministrazione comunale ha dato le dovute disposizioni atte a rimuovere il palo di Via Rossini, angolo Via Santa Maria della Grotticella e al rifacimento del marciapiedi.
Ora ci si augura che analogo lavoro venga effettuato anche in Via Monte Zebio.
Non sarebbe male che, chi di dovere, con l’ottica con la quale sono stati fatti tanti lavori, prendesse in esame la possibilità di far abbattere il muretto che si trova all’inizio di Via Monte Sacro che ostacola, in modo vergognoso, il traffico; anche in considerazione al fatto che, sul lato sinistro, normalmente, si trovano varie auto parcheggiate.
Poiché siamo in clima di richieste, senza voler strafare, sento il dovere di rappresentare le numerose segnalazione pervenute da parte di cittadini che rivendicano una pensilina nel punto di fermata del servizio urbano, davanti al cimitero, più precisamente sul lato destro, direzione Montefiascone.
Si noti che sul lato opposto, direzione Viterbo, sono presenti due pensiline.
Il maltempo si è fatto attendere, ma ora è arrivato e vedere persone anziane sotto la pioggia o al freddo, fa male a loro, ma deve far male anche a noi; in particolare a chi può, con il potere e i mezzi a disposizione che ha, provvedere ad eliminare tale stato di disagio.
Caro Sindaco, aspetto un risultato, in fin dei conti, basta una parola buona!
Bruno Matteacci


Dimenticare mai
Francesca Bruti


Bruti Francesca Splinder“Sieg heil” - “Per ogni palestinese un camerata. Stesso nemico, stessa barricata”.
Queste solo un esempio della tipologia di frasi che ancora oggi possiamo leggere, camminando lungo le vie della nostra città. Queste in particolare sono quelle che ormai da mesi appaiono sui muri di alcune zone di Tarquinia, accompagnate dal simbolo nazista, la svastica. Non so se la lettura delle stesse mi provochi più rabbia o solo commiserazione nei confronti di chi ha ancora il coraggio di scriverle o solo di pensarle.
A pochi giorni di distanza dal 27 Gennaio, il Giorno della Memoria, Viterbo è ancora una città in bilico, incapace di gestire le numerose contraddizioni che la caratterizzano. Una fra tutte, e forse la più spaventosa e ignobile, è il fatto che accanto alle tante e nobili iniziative che nei giorni scorsi si sono succedute, per non dimenticare la tragedia della Shoah e onorare le sue vittime, Viterbo rimane tra le città preferite dai gruppi di Skinheads e sarà il luogo del prossimo raduno fascista, programmato per il 3 febbraio. Come risposta a tale evento, basta citare una parte di un comunicato scritto dal C.A.T. - Coordinamento Antifascista della Tuscia:
“Alla nostra città, dove giornalmente viene riproposta con simboli, motti, aggressioni e rivendicazioni ideologiche, la storia nera di Mussolini ed Hitler, noi del Cat vogliamo ricordare le vittime dello sterminio nazista e fascista nel mondo. Vogliamo ricordarle perché oggi più che mai si ripresenta il bisogno di mostrare all’umanità la ferocia delle azioni di allora e delle vigliaccherie di oggi. Pensare che molte persone sentano ancora il bisogno di riunirsi sotto le bandiere di chi ha commesso tali crimini, per rivendicare la loro ideologia passata, è oltraggioso. Naturalmente, davanti a tutto questo, non ci stupisce che un gruppo di ragazzi vada in giro per la città di Tarquinia ed imbratti le mura con svastiche il giorno della memoria.
Non ci stupisce neanche che Viterbo sia per l’ennesima volta il luogo dei raduni fascisti di tutta Europa. La realtà è molto più complicata di quanto sembra e se parte della politica locale ed italiana avalla questi rigurgiti fascisti, nazisti e razzisti, la situazione in cui viviamo diventa insostenibile”.
Invece, io voglio, pretendo ancora di stupirmi e di disgustarmi davanti a queste contraddizioni; è la stessa politica locale che dovrebbe stupirsi ed indignarsi davanti al fatto che non vengono evitati tali fenomeni.
Ma forse, è anche vero che è la stessa politica che sottilmente (e poi neanche tanto sottilmente) non evita e, quindi, giustifica queste manifestazioni; del resto, permettendo certe “azioni”, alcune fazioni partitiche si assicurano anche qualche voto in più.
Il 27 gennaio 1945 furono abbattuti i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz. I primi soldati venuti in aiuto facevano ingresso nel campo degli orrori, dove dal ‘40 al ‘45 persero la vita oltre 4 milioni di persone. Nel 2000 la Repubblica italiana ha istituito il 27 gennaio come Giorno della Memoria, in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Anche il Comune di Viterbo ha organizzato manifestazioni e iniziative di approfondimento e riflessione, rivolte soprattutto alle giovani generazioni: il 30 gennaio alle 11 al Teatro Unione si è svolta una manifestazione fatta di musica e letteratura con la cantante Orit Gabriel, artista israeliana di fama internazionale, impegnata da anni nel dialogo interreligioso e per la pace nel mondo; lo scorso lunedì 29 gennaio, alle 15,30 a Palazzo Gentili, è avvenuto un incontro rivolto alla proposta di istituire la Consulta provinciale per la Pace; infine, la settimana passata il presidente della Regione, Marrazzo, ha incontrato a San Martino al Cimino, gli studenti delle scuole superiori, per il secondo appuntamento con “Il percorso dei giusti: la memoria del bene come patrimonio dell’umanità”.
Ed è dai più giovani che bisogna ripartire, per non dimenticare, per insegnare loro i valori che formano una società civile; il Giorno della Memoria serve proprio perché non si dimentichi, perché il ricordo dei milioni di corpi violati ed uccisi, si fissi nella mente delle stesse persone che ancora invocano atti di violenza (e mi fa male sapere che la maggior parte delle persone in azione sono giovani della mia età).
Francesca Bruti


Università della Tuscia: in o out?
Patrizia Labellarte


fotopatrizialabellarte211 mila studenti dai 7800 del 2001. 5346 laureati contro i 2979 del 2002. 2885 matricole contro le 1426 degli anni precedenti. 20 corsi di laurea di primo livello e 24 di laurea magistrale. Sei facoltà. In poche parole: Università della Tuscia. Come dimostrano i dati, Viterbo con le sue facoltà: Economia, Agraria, Beni Culturali, Lingue, Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Scienze Politiche è diventata una città universitaria a tutti gli effetti.
È una piccola grande realtà che contribuisce fortemente alla crescita dell’economia viterbese grazie all’affluenza di studenti provenienti da ogni parte d’Italia e non solo, che alla famigerata e sempre più caotica “Sapienza di Roma” preferiscono la tranquillità e la semplice organizzazione della nostra.
Nulla da dire… In quanto a strutture, servizi, organizzazione della didattica, disponibilità e collaborazione dei docenti la nostra Università va alla grande! Anche Viterbo si è pian piano adeguata e tuttora si sta adeguando a questa continua crescita, offrendo e migliorando ogni sorta di servizi, iniziative culturali, trasporti, alloggi che possano facilitare e rendere più confortevole la permanenza degli studenti…ma, ahimè…”non è tutto oro ciò che luccica”!... Proprio ieri, in occasione dell’apertura dell’anno accademico 2006/2007 e dell’inaugurazione del secondo lotto di Santa Maria in Gradi, il rettore Marco Mancini ha accolto ed invitato il Ministro dell’Università Fabio Mussi e 16 Magnifici di altrettanti atenei della Penisola, ad intervenire su alcuni “tasti dolenti” che toccano da vicino le facoltà: la stretta finanziaria che ha ridotto l’autonomia degli atenei, a cominciare dal vincolo della legge Bersani che impone di versare il 20% delle spese per i servizi, il reclutamento dei giovani, la riforma didattica e i dottorati di ricerca. Mancanza di fondi…è questo il problema principale! “Mancanza di fondi”- è questa la frase che noi studenti ci sentiamo continuamente ripetere ogni volta che fiduciosi ci rechiamo nelle facoltà a domandare l’attivazione di lauree specialistiche o di master. E così siamo costretti a recarci in altri atenei, di altre città come Roma, Terni o Perugia con tanto di complicazioni dovute a differenti piani di studio rispetto al nostro, con il rischio del non riconoscimento di esami già fatti(nella laurea triennale) che il più delle volte non vengono convalidati, il che porta a sostenere ulteriori esami “a debito” per poter aver accesso agli esami della laurea specialistica.
Conclusione: i due anni di studio previsti diventano tre se non quattro! Parlo a nome di tutti gli studenti che come me, vorrebbero avere l’opportunità di terminare i loro studi qui, dove li hanno iniziati. È veramente avvilente per chi studia trovarsi in questa situazione, specie se si ha la fortuna di avere tutto a portata di mano: strutture adeguate, professori  qualificati… ah, dimenticavo…tutto ma non i fondi!?
Patrizia Labellarte


Lo specchio per vedere il cielo
Agnese Galeotti


AgneseSplinderLa novità del libro “Lo specchio per vedere il cielo” (la prefazione è di don Giosy Cento), di Gianluca Scrimieri, sono alcune lettere inedite e le riflessioni: sulla malattia dal punto di vista teologico, spirituale, culturale e sulla pastorale della salute, cioè l’agire della Chiesa missionaria nel mondo della salute e della malattia, a servizio del malato,degli operatori sanitari e dei sani.
La Frey è di esempio per "oggi", di come il valore della vita e del corpo, anche se malato, è sacro.
Nonostante fosse paralizzata, è stata protagonista, ha dato un senso cristiano al dolore, rispondendo allo stato di malattia con fede e fortezza, grazie anche al sostegno della comunità. La sua lezione di vita e di fede insegna a non fuggire mai il dolore e la sofferenza, a non pretendere la "dolce morte", in quanto la vita va vissuta con dignità fino a quando sorella morte chiama. Per informazioni: Monastero delle "Duchesse" via San Pietro, 30 - 338.46.18.858. 0761.34.01.37 www.benedettafrey.too.it; scrimgia@libero.it
Agnese Galeotti


Auguri alla Virtus Pilastro che festeggia il trentennale
Tvec


Una delle squadre della nostra città che danno vita al “Campionato Giovanissimi Provinciali” è l’Associazione Sportiva Dilettantistica Virtus Pilastro, che festeggia il trentennale di attività.
“Lo scudetto rappresenta la bandiera ed il cuore sportivo di ogni società di calcio. La nostra bandiera ed il nostro cuore batte da 30 anni”. Esordiscono all’unanimità, sprizzando entusiasmo da tutti i pori i dirigenti della Virtus Pilastro, accogliendoci e facendoci sentire a nostro agio, per parlare dei loro ragazzi e per illustrarci le varie attività sportive e sociali con la naturale cortesia, loro e della società.
Questo è lo slogan scelto per festeggiare il trentennale di attività sportiva e sociale della gloriosa A.S.D. Virtus Pilastro di Viterbo (www.virtuspilastro.it). Già, "attività sportiva e sociale" in quanto, pur essendo una Associazione Sportiva Dilettantistica affiliata alla F.I.G.C. con Scuola Calcio riconosciuta dalla Federazione, non ha mai fatto di questa attività l'unica finalità istituzionale.
Altri sono da sempre stati gli obiettivi che il presidente Sergio Insogna e l'intera struttura direttiva ed organizzativa, sull’esempio di quanti li hanno preceduti, si sono prefissi in questi lunghi e proficui anni di impegno. In Via Minciotti n. 4, nel cuore del quartiere Pilastro, si impara non solo a giocare a pallone ma anche a confrontarsi con gli altri, amici o avversari che siano, nel rispetto delle regole ed all'insegna dell'onestà, esultando per la vittoria ma anche accettando la sconfitta se l'avversario è stato più bravo di te.
All’ A.S.D. Virtus Pilastro di Viterbo, il calcio è, come deve essere, prima di tutto scuola di vita e momento di aggregazione e di crescita per i giovani atleti di oggi, che saranno gli uomini di domani. Con questo spirito tutte le categorie presenti all'interno della Società Virtus Pilastro, dai "Piccoli Amici" ai "Primi Calci" passando dai "Pulcini", gli "Esordienti", i "Giovanissimi", gli "Allievi" e su su fino agli "Juniores Provinciali e Primavera Sperimentali" per arrivare alla "Prima Categoria", si allenano, faticano, giocano, gioiscono, si disperano, si confrontano ma soprattutto... crescono. Tutti si impegnano con le proprie forze per raggiungere gli obiettivi che ognuno si è dato: tecnici e ragazzi, dirigenti e Società, a tutti i livelli ed in tutte le categorie.
Non fanno eccezione gli atleti e gli allenatori dei Giovanissimi Provinciali che quest'anno partecipano nel girone "B" al Campionato Provinciale organizzato dalla F.I.G.C.-Settore Giovanile e Scolastico di Viterbo, confrontandosi con squadre dell'intera provincia. Grazie alla grandissima esperienza di uno dei tecnici più qualificati nel settore, Mister Francesco Bozzini, con l'ausilio dell'emergente Ernesto Fiordalisi, approdati entrambi quest'anno tra i bianco-rossi, i ragazzi delle classi 1992/93, cercano di apprendere i segreti ed affinare le tecniche di base di questo meraviglioso sport. Ognuno con i propri limiti, dà il suo apporto per poter battere gli avversari che a volte però risultano più bravi. Ma non per questo sono portati a mollare tutto. Anzi, si allenano con più impegno perchè sanno che la Società non ne farà loro una colpa. La delusione e l'amarezza della sconfitta vengono lavate via già nello spogliatoio, con una sana e corroborante doccia, pronti domani a tornare in campo per prepararsi alla prossima sfida, in allegria e rinforzando quell'amicizia che solo le difficoltà sanno far crescere veramente. Impegno e sacrificio. Perchè è facile allenarsi sul campo sotto casa. Ma quando parti la mattina da Graffignano e da Celleno per venire a scuola a Viterbo, mangi un boccone al volo e poi vai all'allenamento per due volte la settimana, la storia cambia; soprattutto se pensiamo che a farlo sono dei quattordicenni e non degli adulti-pendolari per lavoro. E poi? Tornare stanchi a casa col pullman dopo le 18 ed affrontare i compiti del giorno dopo?!!! Signori: questa  non solo è passione, ma è anche e soprattutto educazione al sacrificio, insegnamento a raggiungere con costanza ed impegno le proprie mete!
I bravi Pasquini Simone, De Rosa Giuseppe e Gonzales Ariel fanno questo per passione! Ma che dire di Bellocchio Jacopo che ha pazientemente aspettato il trasferimento da altra Società allenandosi senza poter giocare per due mesi! Questi ragazzi, insieme con i vari Caciola, La Perna, Ricciarelli, Rossetti, Vecchiarino, Palumbo, Massi, Gueye, Faperdue, Manzo, Mecocci, Calevi, Cerasa, D’Angelo, Delle Monache, Frosolini, Giannini, Guerrini, Lanzi, Moriani, Poleggi, Sapronetti e Soffietti, formano una squadra senz’altro migliorabile sotto l’aspetto tecnico, ma encomiabile per l’impegno e la passione profusa, che sono sotto gli occhi di tutti.
Bisogna anche considerare che tra questi ci sono otto ragazzi del 1994, quindi più piccoli degli altri, che la Società ha voluto inserire per favorirne la crescita calcistica in un’ottica proiettata al futuro. Una società dilettantistica vive grazie al sacrificio di tutti visto che le risorse economiche sono quelle che sono. Dove non arrivano queste, possono e fanno molto quelle umane costituite essenzialmente dai genitori degli atleti che, svestiti i panni di padri, diventano Dirigenti a tutti gli effetti.
Ed allora vedi che Rossetti Francesco si trasforma in autista/guardialinee, Vecchiarino Antonio Dirigente Ufficiale/massaggiatore, nonno Ricciarelli e gli altri in autisti e sostenitori con il supporto di alcune mamme tra le più accanite: tutto "a gratis" facendo alzatacce anche la domenica mattina quando avrebbero invece potuto godersi il giusto riposo dopo una settimana di lavoro. Tutto questo non pesa affatto perchè lo si fa per passione e per veder crescere i propri figli in un ambiente sano e sereno: la Virtus Pilastro, dove il sacrificio diventa piacere, dove il sacrificio dà risultati.
Tvec


Viterbo e l’università colpiscono ancora...
Patrizia Labellarte


…la nostra Università non godrà di finanziamenti (peraltro urgenti), però promuove iniziative straordinarie che coinvolgono come in questo caso studenti americani.
Pochi giorni fa, si aggirava per la nostra città, un gruppo di 18 studenti dell’USAC (University Studies Abroad Consortium) accompagnato dalla loro insegnante Mary Jane Cryan.
Gli studenti in visita a Palazzo dei Priori hanno ricevuto in dono dal Sindaco il calendario 2007 realizzato dall’assessorato alla cultura del Comune.
Viterbo e la sua università sono state scelte per la particolare compatibilità dei curricula degli studenti americani dell’USAC con i corsi dell’ateneo viterbese, per l’interesse mostrato dallo stesso ateneo a sviluppare programmi tesi all’internazionalizzazione della struttura, ma anche per la posizione geografica della città e per il suo fascino.
L’USAC nasce 25 anni fa in America per facilitare e incrementare la mobilità di studenti universitari statunitensi all’estero. Conta 34 sedi in 25 nazioni in tutto il mondo.
Dopo Torino, prima sede italiana, Viterbo ha aperto l’unica sede in tutto il Lazio.
Patrizia Labellarte


San Lorenzo Nuovo
Riccardo Manca

Manca Riccardo SplinderIl nome di San Lorenzo Nuovo è legato al culto verso il santo patrono del luogo, appunto, San Lorenzo. La specifica “Nuovo” si riferisce alla storia del luogo che nacque per accogliere gli abitanti di San Lorenzo Vecchio. Rappresenta un interessante esempio di pianificazione urbanistica del Settecento, adottato allo scopo di dare una definitiva soluzione ad un problema di insediamento delle popolazioni.
Infatti, in precedenza gli abitanti di “San Lorenzo Vecchio” vivevano più in basso, vicino al lago di Bolsena, in un luogo poco salubre e le loro abitazioni andavano in rovina così che molti avevano già abbandonato il paese nonostante i terreni fossero fertili.
Allora il governo decise il trasferimento di circa cento famiglie nell’attuale San Lorenzo (1779) e nel contempo, distrusse le case del vecchio paese per renderle inabitabili; la vicinanza dei due insediamenti consentì di continuare operosamente nella cura dei campi.
Del vecchio insediamento rimangono soltanto i resti di una torre.
La piazza centrale è opera dell’architetto Francesco Navone, secondo alcuni, il disegno dell’ottagono centrale ricorda molto da vicino la piazza Amalienborg di Copenaghen, costruita nel 1749. Ecco le chiese più note di San Lorenzo Nuovo. La Chiesa Collegiata di San Lorenzo martire risale al XVIII secolo ma in essa sono contenute molte opere di epoche anteriori: provengono dall'antica chiesa del lago. Tra queste la più rilevante è un crocifisso ligneo scolpito in policromia, risalente al XII secolo, oggetto di profonda venerazione. La sua traslazione risale al 1778 e da allora, ogni quindici anni, viene portato in processione accompagnato da grandiosi festeggiamenti religiosi e civili. La facciata, semplice e lineare, arrivata a noi così come la realizzò il Navone, porta incastonato sul portale lo stemma di Pio VI e su un lato, è collocata una lapide in cui viene ricordato il passaggio delle truppe francesi quando deportarono il pontefice.
L’interno è impreziosito da due tele di Jacopo Zucchi, risalenti al secolo XVI, donate da Pio VI a San Lorenzo Nuovo nel 1777 e raffiguranti, rispettivamente, l’Ascensione e la Resurrezione.
La Chiesa rurale di Torano (o Turano) è sorta sui resti di un antico tempio etrusco, dedicato alla vergine Turan, è intitolata alla Madonna di Torano, raffigurata, in un affresco della seconda metà del Quattrocento, con Bambino benedicente.
Riccardo Manca


Premio a Maria Assunta de Frassine
Simone Galeotti


Galeotti Simone SplinderIl 16 Dicembre 2006, presso il Grand'hotel Tiziano a Lecce, è stato consegnato, all'artista, pittrice scultrice, maestro N.D. Maria Assunta de Frassine, il prestigioso Premio “Rembrant 2006”, alto riconoscimento a personalità contemporanee del mondo dell’arte, della scienza e della cultura, in occasione del 400° anniversario della nascita del famoso pittore olandese, con la seguente motivazione: “Per aver contribuito, con la propria opera professionale, a scrivere un'altra pagina del grande libro della storia della cultura italiana”.
L’organizzazione del Gran gala è stata curata dall’Associazione Italia in Arte in collaborazione con il Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università degli Studi di Lecce e sotto l’Alto patrocinio della stessa Università, della S.I.A.E. di Roma, dell’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia e del Comune di Lecce.
Tra le autorità intervenute alla manifestazione sono: S.E. Mons. Oronzo De Simone, il vice sindaco del Comune di Lecce dott. Paolo Perrone, il direttore del dipartimento di Scienza dei Materiali prof. Antonio Tepore e la madrina della serata, la finalista di Miss Italia 2006, Sabrina Di Vico. Lo spettacolo è stato presentato dal direttore artistico di Italia in Arte, Roberto Chiavarini e dal critico d'arte Andrea Dipre’, conosciutissimo conduttore di televendite sulle reti satellitari.
Simone Galeotti


Baccaionate
Baccaione


IMMIGRANTI CLANDESTINI O MENO
Siamo stati, siamo e, così stando le cose, saremo continuamente invasi da un esercito di  immigranti, clandestini o meno. Tutti, in merito, hanno detto la loro, specialmente a livello politico.
Nessuno ha però evidenziato che genere di governo vigeva e vige nei Paesi da cui queste persone provenivano, provengono e, purtroppo, proverranno. Forse sarebbe più esatto usare il termine scappare. Non vorrei sbagliarmi, ma sono propenso a credere che questi Paesi siano tutti governati da regimi comunisti o giù di lì. E’ un giudizio a lume di naso, se qualcuno può smentirmi ben venga.
Lo faccia però con i fatti e non a parole. Non mi sembra, comunque, che provengano da Paesi occidentali.
E non mi sembra che nei Paesi occidentali, ad alto reddito pro capite, il comunismo, tranne che in Italia, abbia rilevante voce in capitolo. Mi pare possa annoverarsi tra i fatti noti che il comunismo attecchisce là dove c’è miseria, e purtroppo senza risolvere il problema. Perché non dirlo? Attenzione però, perché il comunismo come teoria potrebbe anche andare; nella pratica però è rovinato dalle manomissioni dei comunisti.
E’ così, purtroppo, e lo è sempre stato: non c’è rimedio.

I FIGLI E L’EDUCAZIONE
I ragazzi vanno cresciuti ed istruiti. Non c’è dubbio. E vanno anche educati. Ma come? Un genitore cerca sempre il meglio per i propri figli: fa, e con gioia, sacrifici per loro, cerca di dare loro una buona educazione, di inculcare in essi sani e corretti principi  per garantire loro un futuro dignitoso ed una vita migliore. Spesso non vi riesce, soprattutto se cerca di dare esempio di correttezza morale e materiale, perché, nella maggior parte dei casi, a questo genitore vengono a mancare i mezzi. Mi chiedo poi: come fa un genitore ad indicare al proprio figlio la via della  probità e della correttezza, di dargli l’istruzione reputata necessaria, quando, guardando al passato, può constatare che ha fatto più carriera ed ha avuto maggior successo nella vita chi, ad esempio, anziché  frequentare le aule universitarie de “La Sapienza” frequentava l’antistante via dei Dauni e l’antistante piazza dei Siculi brandendo in mano non proprio dei testi scolastici quanto, piuttosto, chiavi inglesi, bastoni, catene, catenelle, bottiglie molotov e quant’altro?
Sapete darmi una risposta oppure debbo rivolgermi, per averla, magari con cognizione di causa, a qualche parlamentare che non solo oggi, ma anche da tempo, va per la maggiore? Ma a chi?  a quale? Forse, per saperlo, è opportuno che vada a consultare qualche giornale dell’epoca.
Vogliamo dire basta a tutto questo?

SANITA’ COMPARATA
Ad un congresso internazionale di medicina ogni Paese partecipante cercava di mettere in evidenza i risultati raggiunti nel campo sanitario.
In Inghilterra, affermava il rappresentante inglese, abbiamo sostituito entrambi i reni ad un paziente e questi dopo una settimana è stato dimesso ed ora è in giro a cercare lavoro. Noi abbiamo fatto molto di più, replicava il rappresentante francese, abbiamo sostituito un polmone ad un paziente e questi dopo tre giorni è stato dimesso ed ora è in giro cercare lavoro. In Germania, invece, prese ad affermare il rappresentante tedesco, abbiamo messo metà cuore nuovo a due pazienti e questi dopo due giorni erano in giro cercare lavoro. Non siete competitivi, disse a sua volta il rappresentante italiano, in Italia abbiamo preso uno completamente senza cervello e lo abbiamo messo a fare il capo del governo: dopo sei mesi mezza Italia cerca lavoro e deve anche pagare quaranta miliardi di finanziaria.

SANITA’ ALLA TURCA
E’ solo un caso di omonimia: non è al Popolo Turco, che saluto e rispetto, che intendo riferirmi, ma al nostro ministro della sanità Turco.
E’ proprio sfortunato questo ministro, sotto il suo ministero ne stanno capitando di tutti i colori!
Prima alcune vicende di malasanità sparse qua e là per l’Italia, poi la vicenda dell’Umberto I seguita a ruota da quella di altri ospedali, alberghi a sette stelle per ratti e quant’altro, poi altri esempi di malasanità ancora affioranti qua e là, tanto per non rimanere indietro, da ultimo un altro caso clamoroso che apprendiamo poco prima di andare alle stampe: si dice che Ronaldo abbia superato le visite mediche cui è stato sottoposto prima di essere acquistato dal Milan.
Non ho niente da aggiungere!
Baccaione

postato da: Spvit | 14:03 |