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mercoledì, gennaio 17, 2007 17 Gennaio 2007
Anno XVII n° 1 Il "Mercatino delle Curiosità" si terrà tutte le prime domeniche del mese ad iniziare dal 4 Febbraio 2007 sul parcheggio esterno del Centro commerciale Tuscia a Viterbo Ma prima dobbiamo imparare ad essere civili Volevo scrivere un sacco... Mauro Galeotti Volevo scrivere un sacco sulla triste, tristissima, situazione in cui si trova l’area che abbraccia la storica ed antichissima sorgente dell’Acquarossa.Volevo scrivere un sacco, mettendo in rilievo l’importante iniziativa del Cev, che vuole sensibilizzare i Viterbesi alla raccolta differenziata dei rifiuti giornalieri. Ma ci sarà sempre lo zozzone di turno, e la prova è all’Acquarossa. Chiudo qui, perché sono nauseato dal comportamento di certi lordi Viterbesi, che imbrattano Viterbo e zone limitrofe, senza rispetto per noi e per loro stessi. Le foto valgono più di cento, mille parole! ![]() ![]() ![]() Mauro Galeotti![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Buon anno a tutti!!! Claudio Santella E’ il primo numero de “La Città” del nuovo anno 2007. Gli auguri a tutti i nostri lettori ed a tutti i nostri concittadini sono per noi un piacevole obbligo. Desideriamo farli in un modo insolito ed un po’ particolare.Venerdì 22 settembre 2006 il quotidiano, a tiratura nazionale “Il Giornale” pubblicava la lettera di un musulmano. La trascriviamo per intero, titolo compreso. Io, musulmano in Italia, difendo il Papa: siamo tutti uguali davanti al Signore. Sono un turco e musulmano che vive in Italia da circa sette anni, sposato con un’italiana e dipendente di un’azienda multinazionale. Chiedo gentilmente di non dare ascolto alle persone ignoranti che sfruttano ogni occasione per interrompere la pace e tranquillità. Non ci può essere nessuno più povero di una persona che pensa di essere superiore all’altra. Siamo tutti uguali davanti al Signore. Saranno più vicini al Signore quelli che fanno più per gli altri che per loro stessi. Come quella povera suora che è stata uccisa. Nel caso del Papa io penso che da parte del mondo musulmano ci sia una reazione esagerata come sempre, quella reazione che non si vede mai per i terroristi che stanno rovinando l’immagine di pace dell’Islam. Io vorrei assolutamente sottolineare che non potrei mai criticare il Papa, per il semplice fatto che prima di poter criticarlo dovrei essere alla sua altezza. E poi non si può dubitare del fatto che il Papa voglia vedere un mondo in cui cristiani, musulmani, ebrei e tutti gli altri vivano in pace e tranquillità. Non si può dubitare di persone che hanno speso una vita intera per il Signore e per la pace nel mondo. Resul e-mail Una lettera pacata, seria, spontanea, che viene da dentro. Una bella lettera. A questo fratello musulmano tendiamo tutti la mano e lo invitiamo tutti, insieme a tutti i suoi fratelli musulmani, a recitare con noi, mano nella mano, da fratelli quali siamo, questa preghiera: Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il Tuo nome, venga il Tuo regno, sia fatta la Tua volontà, così in cielo come in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen. Ciascuno ascolti, ora, attentamente il suo interiore e, prima di parlare lo ascolti ancora più attentamente. Lo ascolterà in silenzio. E’ così che vogliamo augurare, a tutti, il buon anno, Claudio Santella Presepi di ieri e di oggi Bruno Matteacci Gli anni passano inesorabili ma, nel proprio io, molti si resta sempre giovani, per non dire bambini. Intendo riconoscere ed apprezzare l'operato di chi, scrupolosamente, ha lavorato per arredare un bel presepe, con lo scopo di onorare la nascita di Gesù allietando così gli animi dei più piccini e rinvigorire l'entusiasmo di noi, più anziani. Sono esattamente sessantacinque anni che allestisco il presepe in famiglia. Ricordo che incominciai con delle figurine di cartone che ritagliavo da vecchie scatole e che, mediante una piegatura del cartoncino, sulla stessa, facevo la base del personaggio del presepe consentendo così di farlo stare in piedi. Erano momenti in cui il mondo era in guerra; le disponibilità economiche erano a zero anche se l'entusiamo, in epoca natalizia, era al massimo. In famiglia si attendeva con tanto amore la "nascita del Bambino" e, per onorarlo, si faceva il presepe con i mezzi a disposizione. Quest'anno, come nel passato, ho fatto il giro delle chiese di Viterbo per vedere il presepe e, devo dire la verità, ne ho veduti molti che mi sono piaciuti, ma sono stato maggiormente colpito da due presepi. Uno che richiamava la mia infanzia, e l'altro che mi ha fatto vedere la bravura di due parrocchiani della chiesa del Sacro Cuore che, grazie all'intervento economico del parroco don Flavio Valeri, hanno acquistato molti personaggi che, elettricamente, si muovono compiendo varie attività. E' superfluo dire che è un bel presepe che ha allietato centinaia di visitatori; per il quale va un ringraziamento ai due parrocchiani, Barozzi e Politini, che hanno dedicato molto tempo per l'allestimento dello stesso, riproducendo varie zone della città e della provincia. Un particolare grazie alla comunità che ha affiancato l'attivissimo don Flavio nel sostenere la spesa necessaria per l'acquisto di personaggi. Come dicevo in premessa, quello che ha attratto maggiormente la mia attenzione però è il presepe che ho veduto nella scuola I.P.S.I.A., sita in Piazza Dante Alighieri, fatto tutto a mano dagli studenti della scuola. In esso si è potuto vedere l'artista della forbice, l'estro del pittore, la fantasia dello sceneggiatore tutti, sapientemente, guidati da un regista, nella persona del proprio insegnante. Si è trattato di un presepe di circa cinque metri quadrati sul quale erano molti personaggi, caseggiati, torri e campanili, tutti ricavati da cartone lavorato e colorato, che rappresentavano paesaggi e personaggi dell'epoca, che spaziano in uno scenario, costruito magistralmente, in collina e nel piano. Nel vedere questo presepe ho rivissuto parte della mia infanzia dell'epoca bellica quando, come già scritto, l'interesse per l'allestimento di un presepe era tanto ma i mezzi erano pochissimi. Ricordo che all'epoca usavo, oltre alle vecchie scatole per ritagliare e modellare personaggi del presepe, anche piccole ghiande e palluccole di quercia per fare degli animaletti. Un bel grazie lo voglio dire alle alunne, agli alunni dell'I.P.S.I.A. e ai loro insegnanti per avermi fatto rivivere, con la loro realizzazione, la mia giovane età di quando avevo sei anni. Grazie a Dio, di festività Natalizie, ne sono passate e l'entusiamo, l'amore e la devozione, per la grande invenzione fatta da San Francesco, non viene meno. Bruno Matteacci Sanità va cercando ch'è sì cara come sa chi per lei vita rifiuta Claudio Santella Il ministro Turco ha disposto ispezioni a tappeto in tutti gli ospedali d’Italia, dopo aver appreso, attraverso la denuncia di un periodico, che all’ospedale Umberto I di Roma la sporcizia aveva trovato piena cittadinanza ed ivi soggiornava liberamente per ogni dove. Si dice che alla vista dei primi ispettori, qualcuno, sulle orme di un vecchio adagio popolare, abbia esclamato : “Mamma li Turchi!”. Se vogliamo scherzarci sopra dobbiamo precisare che tutta quella sporcizia, all’Umberto I, c’è non perché le cose non funzionano, ma perché funzionano. Ed, infatti, quale miglior prova si poteva avere per riscontrare che i pazienti erano oramai fuori pericolo, che erano oramai in condizione di affrontare l’inquinato mondo esterno, se non sottoponendoli direttamente ad opportuni e realistici test. “Facciamo stare i pazienti a contatto con la sporcizia, - si sono detti all’Umberto I, - e vediamo se sono perfettamente ristabiliti, se sono in grado di affrontare i vari attacchi chimici e biologici del mondo esterno, se sono in grado di superare indenni le varie difficoltà della vita”. Una medicina all’avanguardia, al passo con i tempi, non c’è che dire. V’è di più: in altri ospedali sono stati visti dei topi! Ora, siccome, in quest’ultimi ospedali, come in tutti gli altri, del resto, il personale è stato selezionato in base ad indubbie capacità e a indiscussi meriti, passando sopra, ignominiosamente, a pressioni politiche, sindacali, e raccomandazioni varie, è evidente che la presenza di detti topi altro non era che la prova palese che in quegli stessi ospedali la ricerca scientifica era non solo ancor più avanzata, ma anche immediata, diretta. Mi spiego: se riflettiamo un attimo dobbiamo convenire che gli esperimenti scientifici sulle cavie, nei vari laboratori, si fanno sui topi; ebbene, in questi ospedali, per appurare la correttezza e l’efficacia dei vari procedimenti scientifici di cura che vengono colà messi in pratica, si sono usati i topi. Questo che noi abbiamo prospettato come scherzo, “ioci causa”, come direbbero gli inquisitori, usando un termine aulico che viene facilmente accettato dal popolo, potrebbe essere il risultato ufficiale di tutta l’inchiesta. Anzi, magari presentato sotto diversa forma, ha fondate possibilità di diventarlo. Staremo a vedere. Se, invece, vogliamo parlare seriamente, allora consigliamo quanti hanno fatto finta di non sapere, con il ministro Turco e tutto l’Impero d’Oriente in prima linea, di iscriversi ad una scuola di recitazione, perché perfino il più stupido dei più stupidi si è accorto che stavano mentendo. Quella sporcizia non era stata messa lì la notte precedente. Quella sporcizia non è che una delle espressioni del degrado in cui versa l’Umberto I, e, con esso, i vari ospedali italiani. Quella sporcizia sta lì, perché essa è il simbolo di quello che siamo. Se fossimo stati diversi quella sporcizia non ci sarebbe mai stata, né ci sarebbero state, con essa, tutte le altre deficienze, visibili e non visibili, che trovano ugualmente cittadinanza nella nostra Sanità, nella quale non sono entrate nemmeno clandestinamente. Credete Voi, cari cittadini che le ispezioni raggiungeranno il risultato voluto? Siete liberi di crederlo, a meno che per risultato voluto non intendiate insabbiamento più o meno diretto, qualche tirata d’orecchie, qualche consiglio ad essere più attenti, e tutto resterà come prima. Non condanniamo, però, l’inquirente che va sottobraccio con il sanitario che deve essere inquisito, tutto premuroso nei suoi confronti, tutto intento a rassicurarlo, perché pensa che un domani potrebbe aver bisogno di lui, perché sa che, allora, nel momento del bisogno, non avrà dietro quell’autorità che ora lo ha spedito in prima linea a cavar le castagne dal fuoco, così come sa che non potrà contare sulla professionalità di quel sanitario, che sembra aver dimostrato di non aver alcuna professionalità. Non condanniamolo, perché noi al suo posto probabilmente avremmo agito lo stesso. Perché noi, come lui, sappiamo che poi, nel momento del bisogno, resteremo soli. Non condanniamo nemmeno il sanitario che ha chiuso gli occhi per non vedere, perché se avesse visto, molto probabilmente, anzi certamente, non avrebbe più avuto occasione di vedere. Ha dedicato una vita allo studio, ha affrontato sacrifici su sacrifici per ottenere quel posto, magari ha una famiglia da mantenere, sa che qualcun altro, più disponibile e magari meno bravo di lui, è pronto a sostituirlo: forse non si aspetta altro. E’ convinto che una sua presa di posizione non risolverebbe nulla e per di più gli costerebbe cara. Giustifichiamolo se “è costretto” a tenerselo stretto quel posto sudato e, magari, meritato. Meglio un tollerante capace che un tollerante incapace. Chiediamoci, prima di condannarlo, che cosa avremmo fatto noi al suo posto. Ma allora non c’è via d’uscita, direte Voi, miei cari concittadini. No! la via d’uscita c’è, altro che se c’è. Solo che non va cercata là dove si cerca né va cercata così come si cerca. La prima riflessione da fare è che non può essere accettata l’idea che uno Stato non sia in grado di far fronte ad un illecito o ad una serie di illeciti per quanto gravi ed enormi possano essi essere. E’ lo stato d’animo dello Stato che va cambiato. Lo so: non è facile, ma nemmeno impossibile. Le soluzioni ci sono state indicate da grandi uomini: ce la sentiamo di attuarle: se sì, è bene si sappia che questo ci verrà a costare, anche molto, ma è un ottimo investimento. Claudio Santella E luce sia!!! Agnese Galeotti Sfortunatamente in questi giorni mi sono trovata nella condizione di percorrere più volte la strada che, da Viterbo, conduce all’Ospedale di Belcolle. Una strada ampia e imponente, ma totalmente al buio. Come si fa a tenere in queste condizioni una via così importante per i cittadini e anche per i turisti? Sono 26 anni che vivo in questa città e pur sapendo come si arriva allo svincolo per Belcolle, quando mi trovo agli ultimi metri, devo sempre guardare con attenzione il cartello nascosto nel buio. Figuriamoci uno sfortunato turista che deve raggiungere al più presto il pronto soccorso! Non capisco come si possano buttar via tanti soldi per installare i dossi che rallentano il traffico in tutta la città, anche in luoghi dove sono del tutto superflui, e non si spendano per illuminare una strada fondamentale e primaria. Sarebbe anche una sicurezza in più per le autoambulanze che la percorrono ad alta velocità… Un’altra cosa che ho notato, è che arrivando a 50 metri circa dall’entrata del parcheggio dell’ospedale, sull’asfalto, in entrata ed in uscita, ci sono le griglie per lo scolo dell’acqua. Quest'ultime creano un dissesto molto fastidioso, sia alle auto che alle ambulanze. Infatti, non oso immaginare il dolore che possa provare quel poveraccio, magari pure con le ossa rotte, che arriva al pronto soccorso in ambulanza e, suo malgrado, si trova a rimbalzare, come una palla da tennis, o a sobbalzare sulla lettiga, manco fosse su un tappeto elastico per le evoluzioni! Sono anni che questa strada è in tali condizioni… anni! Con tutto quello che si sente, in questi giorni, sulla mala sanità, per carità di Dio, cerchiamo di risolvere almeno le cose più semplici. Più semplici della perenne situazione di incompletezza del nostro ospedale. Più semplici di risolvere lo scandalo dei pazienti costretti a sostare per giorni nei corridoi dei reparti, perché i posti non ci sono o addirittura spostati da un reparto ad un altro completamente estraneo all’occorrenza del malato. Più semplici del risistemare quasi tutti i pavimenti dei corridoi pieni zeppi di buche, dissesti e quant’altro… continuo? ... Perché non iniziate dalle cose più semplici da poter sistemare e perché no, realizzare, invece di “far spallucce” e tirare avanti? Le malattie, le disgrazie, le cose brutte, sono le cose più democratiche del mondo, capitano a tutti, politici, impiegati, disoccupati, pensionati, potenti…. Sistemare la situazione di Belcolle fa comodo a tutti. Agnese Galeotti Pacs, coppie di fatto, divorzi, separazioni, divisi in casa e i figli? Loris Coppa Il fatto che pochi si preoccupano di studiare una soluzione del problema, non impedisce di cercare di chiarire le cose, anche se le situazioni sono messe in modo tale che qualsiasi espediente tentato potrà non essere gradevole a tutti. La natura umana si è organizzata sulla base dell'incontro tra i due sessi aventi differenti costituzioni, assegnando all'uomo un fisico attrezzato a procurarsi i mezzi per sopravvivere, ed alla donna il compito di gestire la nascita e la cura dello sviluppo del neonato. Per quanto riguarda l'attuazione corrente di questa originaria situazione, la società si è evoluta seguendo un progresso tecnico che corre assai piu veloce di quello etico, per cui quello che avrebbe dovuto essere un progresso si è scontrato con interpretazioni non universali, bensì assai soggettive tali da rallentarne il ritmo. Da un punto di vista psicologico le differenziaziazioni in fasce evolutive è di notevole importanza poiché le diversità tecniche e didattiche dello sviluppo variano notevolmente e consigliano un attento esame degli obiettivi da fissare. Un bambino impara a camminare, ad orientarsi nelle direzioni, a pronunciare le prime parole, a pattinare, a suonare il violino, eccetera. Tutti questi apprendimenti vengono realizzati non perché li capisce, ma perché li vive. L'istinto di imitazione gli fa ripetere tutto quello che vede, sente o tocca, cioè, tramite i sensi e non per mezzo della razionalità che ancora non ha. Ma tra i condizionamenti dell'ambiente sono particolarmente interessanti quelli che influenzano il formarsi del carattere, quelli determinati dal fatto che tutti quegli effetti del vissuto si fissano nella memoria a lungo termine senza che gli sia spiegato il modo di procedere, per cui egli va avanti a tentoni, con tentativi infinite volte ripetuti, in modo che alla fine si trova in possesso di varie esperienze e di molte abilità grezze, senza neanche sapere quando e come ha fatto ad impossessarsene. Vi sono degli individui che all'età di quindici anni conservano ancora l'avversione verso le verdure che avevano a tre anni. Tutti i progetti per la futura vita del neonato, sono condizionati da questa grande massa di vissuto. Ma nel frattempo si passa dal vissuto al conosciuto che non è una cosa del tutto nuova, bensì è fortemente condizionato dal precedente vissuto. Il che vuol dire che il compito che la madre ha svolto nei primi tre anni e poi continuato fino al decimo anno condiziona il modo con cui potrà essere affrontata la crisi puberale, tenuto conto che il padre non è privo di responsabilità. Ma a questo punto ci troviamo di fronte ad un padre, una madre e ad un figlio, cioè ad una famiglia, ad una vera famiglia. Tutti si preoccupano molto di sapere se i genitori sono legalmente uniti, o se sono una coppia di fatto, dimenticandosi di pensare al figlio e del fatto che ciò che conta più di ogni altra cosa che siamo di fronte ad una famiglia responsabile, altrimenti non si calisce su chi debba gravare la responsabilità dell'educazione del figlio. Da ciò si deduce che la famiglia costituisce la situazione che prevale su tutte le altre condizioni (scuola, mass media). E' necessario fare essenzialmente riferimento al significato di famiglia quale componente fondamentale per gli interventi dei genitori sui figli. Purtroppo la società moderna sembra sempre più regolarsi in senso contrario, a partire dalle sempre più precarie durate delle unioni coniugali, per finire sulle unioni di fatto e alla facilità dei divorzi. Peraltro è facile costatare che se i genitori volessero i figli potrebbero essere assistiti nello sviluppo del loro carattere e meglio guidati in tutte le loro scelte. Purtroppo, quando è difficile assolvere tali compiti, la società si evolve tendendo a delegare ad altri (la scuola) la soluzione dei problemi irrisolti. E' così che la scuola viene coinvolta nel problema, raddoppiando il carico delle responsabilità che, già difficili per l'assolvimento delle finalità proprie, viene a trovarsi nella difficoltà di agire bene. Ecco perché il problema, invece di avviarsi alla soluzione, diviene sempre più difficile e complicato tuttavia quello che si può sicuramente affermare è che, pur avendo mezzi differenti, entrambi i coniugi hanno sempre una responsabilità congiunta. Il pedagogista Spranger soleva rimpiangere l'immagine ormai obsoleta di una madre con le mani logore per i lavori svolti entro una casa ove lei era regina, padrona dei fornelli. Quei tempi sono passati, anche se offrono la tesimonianza più viva della velocità dello svolgersi del progresso tecnico per mezzo del quale la donna di oggi vive una vita meno pesante di fronte alla quale l'aspetto etico è rimasto molto indietro presentando problemi di difficile soluzione che trascurano i compiti che la natura ha assegnato e che nessuno può raccoglierne l'eredità e non ci sono macchine che possano occuparsene. Loris Coppa Viterbo bocciata dai bambini Francesca Bruti Con l’arrivo di un nuovo anno, può capitare che le persone facciano un bilancio di come siano andate le cose nell’anno precedente… e si pongano dei nuovi propositi per l’anno che inizia. Quando il bilancio riguarda non una singola persona, ma un’intera città, noi cittadini dovremmo sentirci tutti parti in causa. Sia per gli esiti positivi sia per quelli negativi.Con uno sguardo rivolto all’anno appena concluso, la prima valutazione negativa per Viterbo arriva da Legambiente, che però in generale ha comunicato risultati positivi per il Lazio. Roma è fra le prime quattro città italiane a “misura di bambino”; continua la risalita di Frosinone e Rieti; invece, cartellino rosso per Latina e Viterbo che, per il secondo anno consecutivo, non fornisce nemmeno i dati. Questa, in sintesi, la situazione fotografata da Ecosistema Bambino 2007, il decimo rapporto di Legambiente sulle Politiche Comunali per ragazzi fino a 14 anni, nei 103 comuni capoluogo di Provincia. A livello nazionale, ecco la classifica: Torino (1), Ravenna (2), Firenze (3) e Roma (4) sono le città italiane più a misura di bambino. Per quanto riguarda Viterbo, i dati forniti dall’amministrazione comunale sono incompleti ed i pochi restituiti collocano comunque la nostra città tra quelle che meno si preoccupano dei bambini in Italia. Non sono previsti spazi per la partecipazione dei più piccoli alla vita pubblica (niente incontri sistematici con il sindaco, consigli comunali dei bambini e neppure progetti di adozione del territorio promossi dall’amministrazione); le iniziative sono indirizzate soprattutto al disagio, a pochi e localizzati laboratori (come il “Palazzetto della Creatività”) o ad attività di servizio come attività di recupero per un ridotto numero di utenti. Ma non sono previste iniziative, già avviate positivamente in altre città italiane, come la collaborazione attiva dei bambini per le decisioni importanti che riguardano la città, o nessuna forma di collaborazione con associazioni culturali, ad eccezione di quelle che ricevono i fondi strutturali per il sostegno sociale. Anche nel piano di provvedimenti relativi a questo settore, presentato nel dicembre scorso dall’Assessorato alle Politiche Giovanili, del tutto assente è stata la cosiddetta fase di “analisi del progresso”, ossia quali risultati abbia raggiunto qualitativamente il Comune di Viterbo con l’avvio di attività culturali, come ad esempio il progetto “Tribù”, (secondo il parere di alcuni, finanziato a scapito di altre iniziative). Rimane ancora molto da fare per la fascia più giovane della nostra cittadinanza, che forse presenta un maggiore bisogno di attenzione da parte delle Istituzioni locali; mentre altre realtà della nostra regione tentano per lo meno di mettere in atto iniziative di coinvolgimento effettive. Bisognerebbe pensare la città come un luogo da costruire con e per i bambini, e non solo a “misura di adulto”. Francesca Bruti S.O.S. Infanzia... Patrizia Labellarte Sono da poco passate le feste di Natale, e come tradizione vuole, il 6 gennaio “la festa dell’Epifania... tutte le feste si porta via”.Calza piena di carbone? Non disperate, non siete stati gli unici a riceverla!...anche il Comune di Viterbo se ne è aggiudicata una con tanto di mittente: Legambiente. No, no… niente a che vedere con smog e rumore, ma, con un altro tema che nella nostra cara città è stato da tempo sottovalutato: l’infanzia. I risultati di Viterbo, secondo Ecosistema Bambino 2007, decimo rapporto di Legambiente sulle politiche per i ragazzi fino a 14 anni, nei 103 capoluoghi di provincia, ahimè… sono deludenti: per il secondo anno consecutivo è risultata impossibile da valutare a causa dell’incompletezza delle informazioni fornite. In poche parole, questi pochi dati fanno sì che Viterbo venga collocata nella fascia delle città che meno si preoccupano dei bambini in Italia. Ancora non vi è chiaro il concetto? La situazione è questa: NO spazi per la partecipazione dei più piccoli alla vita pubblica, NO incontri sistematici con il sindaco, né Consigli comunali dei bambini, né progetti di adozione del territorio promossi dall’amministrazione. Le iniziative, se pur poche, sono indirizzate soprattutto al disagio, a pochi laboratori che forniscono servizi di aggregazione e di animazione culturale o ad attività di recupero per un ridotto numero di utenti, ma niente che possa riguardare alcuna forma di collaborazione attiva dei bambini per le decisioni importanti che riguardano la città e ogni forma di collaborazione con associazioni culturali, ad eccezione di quelle che ricevono fondi strutturali per il sostegno sociale. La ricetta del successo che migliorerebbe la situazione viterbese non è poi così complicata: avvicinarsi di più al mondo dei bambini per scoprire le loro esigenze, soddisfarle, ascoltare i loro desideri, le proposte per migliorare la loro convivenza e il rapporto con una città come la nostra che poco fa per renderli dei veri e propri cittadini di oggi e di un domani. Patrizia Labellarte Ambiente Patrizia Labellarte Violette, alberi da frutto, mimose in fiore e giornate di sole, calde… clima perfettamente primaverile, se non fosse che il nostro calendario ci ricorda che siamo ancora a gennaio, in pieno inverno. Roba da non crederci, eppure è così! In questi giorni, telegiornali e quotidiani non fanno altro che parlare di questo fenomeno che sta coinvolgendo il nostro pianeta. Proprio riguardo a questa tema, il Lazio ha deciso di intervenire con una tre giorni a Sutri, Vetralla e Viterbo, in programma a fine febbraio, dedicata allo studio del fenomeno dei cambiamenti climatici, agli interventi sul territorio da effettuare come prevenzione, alle procedure attuative del protocollo di Kyoto. Nei tre giorni organizzati dall’Accademia Kronos, presieduta da Ennio La Malfa, verranno illustrati le procedure adottate da altri comuni europei per contenere l’emissione di gas serra, la presentazione di sistemi tecnologici innovativi per produrre energia da fonti rinnovabili, privi di impatto ambientale. Infine, sono previste delucidazioni sulle procedure per ricevere finanziamenti: tramite la Banca mondiale e l’UE è possibile realizzare strutture di contenimento dei gas serra e di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Riccardo Valentini e Anna Maria Fausto dell’Università della Tuscia, Claudio Baffoni del Comune di Roma, responsabile del programma Roma per Kyoto, Antonio Lumicini del Ministero dell’Ambiente, saranno alcuni dei docenti che parteciperanno al corso. Patrizia Labellarte Tutto il mondo è paese Baccaione Nella Russia degli zar un certo Lenin, nel sostenere la classe operaia, propugnava idee di uguaglianza e di libertà, sbraitando nei confronti della nobiltà dell’epoca. Arrivato al potere sostituì l’odiata nobiltà con la nomenclatura del Partito e lasciò il tanto invocato Popolo, strumento indispensabile per i suoi scopi, nelle stesse condizioni di prima. Nell’Italia di oggi, Fausto Bertinotti, altro augusto personaggio, altro propugnatore di idee di uguaglianza e di libertà, altrettanto paladino della classe operaia nel periodo di vacche magre, che cosa ti va a combinare nel periodo di vacche grasse? Caduto malato, dimentico che siamo tutti uguali, dovendo sottoporre il suo fisico proletario ad un intervento chirurgico, anziché optare, per fedeltà alle sue idee, per la struttura sanitaria pubblica, va a farsi operare in una casa di cura privata, dove si accede solo se si ha una assicurazione come si deve; una assicurazione in grado di coprire le rilevanti spese mediche, riservata a chi, come i vari capitalisti, ha un più che cospicuo reddito ed è in grado di pagare premi assicurativi di una certa entità. E la classe operaia? Alla classe operaia è riservata la mutua, alla classe operaia sono riservati, dopo aver fatto la dovuta fila, i posti in corsia negli ospedali pubblici dove, anziché luminari, operano medici di prima nomina o primari esaminati nelle varie cellule di partito. Alla classe operaia è riservata la sanità pubblica che non funziona. Ma di che vi preoccupate? La classe operaia va in paradiso; al cinema, però, come diceva un vecchio film. Baccaione Preghiera senza tempo per la sorte dell’uomo Maria Assunta de Frassine La terra trema, si scuote, romba e si fende,si rallegra per l’uomo che è stato generato dalla Madre Terra e dal cielo,un uomo senza tempo, che per la sua sorte non brilla meno di una stella fulgente. Il fumo, nero, si riversa in una fenditura della sua anima. Boom !!!! La terra esplode, fumo, cenere e lapilli vomitati dalla sua bocca e lanciati alti nell’aria dal progetto della sua mente e nell’infinito dei suoi desideri, che li fonde in un denso liquido rovente. Perché ogni cosa ha il suo momento e ogni atto la sua ora sotto il cielo: il tempo di nascere, il tempo di morire, il tempo di piantare, il tempo di sradicare ciò che è piantato, il tempo di uccidere, il tempo di guarire, il tempo di demolire e il tempo di edificare. Le singole cose appena vedute, già sono strappate via. La terra ha mille patimenti. Su ogni, creatura, pesa un sasso o un ramo stroncato, o una foglia più grande o il terriccio di una talpa. Ci vuole Fermezza di fronte alla sorte, grazia nella sofferenza e con la dolcezza del suo parlare e con la mansuetudine del suo tratto, edifica sempre il suo prossimo, segnando il trionfo del luogo, in capo al tempo dell’intera vita. Ed elevata si fa la sua preghiera in un crescendo maggiore delle sue emozioni in una fulgida notte del Santo Natale. La pressione aumenta di continuo, finché improvvisamente, l’uomo erompe in superficie della sua mente. Ma tutto si fonde come lava e si riversa nella spaccatura dei meandri del suo io personale, e poi fluisce verso la sua sorte, come un dio decaduto che ricorda il cielo, facendosi arbitro di altre vite umane. Sorte di altri uomini raccolti in preghiera, in un profondo rombante sibilo verso il cielo. E ancora altra lava. Si accumula e si solidifica e continuano a sorgere altri monti. L’uomo precipita spazzando via sabbia e fanghiglia, azionando enormi generatori senza tempo, producendo tanta luce da illuminare altri uomini in preghiera. A pochi passi uno specchio d’acqua senza fondo, ali di pipistrello volteggiano sul suo capo e il suo cuore finalmente incomincia a battere al bagliore di un lampo, ed ecco che sente l’odore della pioggia, poi il sole e vede la sua ombra finché il sole risplende, dovunque lui vada la sua ombra lo segue. Ma dove comincia una preghiera? Comincia forse qui, nel nostro cuore? O inizia invece là dove con impeto si abbatte contro le preghiere senza tempo per la sorte dell’uomo? Dove il male comincia e finisce ovunque lambisce la terra? Si estende tra i continenti del mondo? Riluccica in una baia soleggiata? Ma l’uomo sa anche amare con la sua mano, per mezzo di un agire puro, per questa sua grazia sul mondo, la preghiera risplende della bellezza di Cristo Salvatore. La Stella Preziosa brilla nelle tenebre e nelle intemperie delle vicende terrene. Fortifica il coraggio delle Mamme. Spargendo lacrime di amarezza in un rovescio di leggiadri fiocchi candidi di neve, che volteggiando e quasi danzando lentamente, ricadono su una coltre bianca , in una notte di luce splendente del Santo Natale, per una preghiera senza tempo, per la sorte dell’uomo!..... Maria Assunta de Frassine Il Cev ci prova... aiutiamolo Bruno Matteacci Per molti giorni in via Tommaseo un segnale, divelto da qualche vandalo, ha fatto bella mostra di sé sul ciglio del marciapiede ostacolando il passaggio pedonale. I residenti, fiduciosi di un sollecito intervento da parte dell'amministrazione comunale nel rimettere in pristino il predetto segnale, hanno atteso pazientemente poi, esasperati, hanno deciso di segnalare il fatto alla nostra redazione. Dopo essermi recato in loco ho constastato che il segnale è stato portato via; speriamo da qualche dipendente comunale, addetto alla segnaletica; infatti, come si può vedere dalla foto, del segnale stradale è rimasta solo la traccia. Ora mi domando: se il segnale è stato portato via da operai del Comune, la soluzione non è stata migliore in quanto avrebbero fatto prima a rimettere a dimora il segnale, allo scopo di regolare il senso di marcia delle autovetture Nel segnalare il fatto all'amministrazione comunale, mi permetto far notare che sempre in via Tommaseo mancano i cassonetti per la raccolta dei rifiuti solidi urbani; infatti, in loco è lo spazio, privo di tali contenitori. Per necessità la cittadinanza deposita in quello spazio i sacchi della immondizie, non potendo fare altrimenti, se non un lungo tratto per raggiungere altri cassonetti. Comunque un appello lo voglio fare anche alla cittadinanza affinché recepisca, il più possibile, l'iniziativa del C.E.V. nel fare la raccolta dei rifiuti in forma differenziata. Ai concittadini viterbesi chiederei pure una collaborazione atta a combattere il deposito selvaggio di elettrodomestici e quant'altro spesso si vede abbandonato a fianco dei cassonetti, come in via della Pila, angolo via Monti Cimini, dove persone incivili hanno lasciato vecchi televisori e altro materiale domestico. Sappia il cittadino, che gettare un foglio di carta per strada, è un atto incivile ed è un modo di fare che vanifica gli sforsi del C.E.V. mirati a tenere la città pulita. Basta poco per essere un bravo cittadino... provaci anche tu! Bruno Matteacci Vallerano Riccardo Manca Diversamente dagli altri centri del territorio, l’origine di Vallerano è da collegarsi ad un insediamento umano risalente all’Età del Bronzo. I reperti ritrovati sembrano quindi confermare la presenza qui di una antiche ed evoluta civiltà, che alcuni hanno voluto identificare con la Fenicia, a supporto di questa tesi si sarebbe voluto far risalire il toponimo al termine caldeo “Baal eran” ovvero “luogo della scolta”, giustificabile come nome di un presidio militare in terra straniera, quale poteva essere per i Fenici l’antica Vallerano. Per avere notizie certe su Vallerano occorre però attendere fino al dodicesimo secolo, quando, in una donazione fatta da papa Adriano IV al Capitolo vaticano, fra altri beni nominati si fa menzione anche di questa località. Ancora la documentazione conservata ci fa sapere che, verso la fine dello stesso secolo, gli abitanti di Vallerano sottoscrissero un accordo con quelli di Viterbo per mantenere pace fra le due comunità e reciproco aiuto in caso di attacchi nemici dall’esterno. Dopo circa un secolo, però, Vallerano, divenuta feudo, fu ceduta dai di Vico agli Orsini, che cercarono di tenerla soggetta contro la volontà del Comune di Viterbo, che la reclamava per sé senza più tenere in considerazione gli accordi sottoscritti: questi scontri si ripeterono fino al 1432, quando agli Orsini si sostituirono i di Vico, che passarono direttamente alle vie di fatto occupando Vallerano. In questa occasione dovette intervenire addirittura il papa, che vi inviò Nicolò Fortebraccio, capitano di ventura. Ritornata sotto diretto dominio pontificio, Vallerano fu infeudata, successivamente, a Domenico Ronconi di Rossano, all’Ospedale di Santo Spirito, a Pier Ludovico Borgia ed infine, compresa nel ducato di Castro, ai Farnese; con la distruzione di Castro Vallerano tornò ai pontefici. Alla fine del Settecento lo Stato della Chiesa la concesse in enfiteusi a Tommaso Giorgi. Da visitare alcuni caratteristici monumenti religiosi, quali la Cattedrale, dedicata a Sant’Andrea; i Santuari Mariani della Madonna del Ruscello e della Madonna della Pieve; la chiesa di San Vittore e le Grotte del Salvatore. Riccardo Manca Baccaionate Baccaione VIVA LA SEMPLICITA’ “I discorsi di verità sono semplici”, dicevano i Greci, padri della democrazia. Guardate ora, nella nostra Italia democratica, che semplicità di espressioni in un comma dell’ultima Legge Finanziaria, consistente in un unico articolo composto da 180 commi. Mi riferisco al comma 496: “Il termine del 31 dicembre 2008 stabilito dall’art 1-ter, comma 4, del decreto legge 29 agosto 2003, n. 239, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 2003, n. 290, come prorogato dall’articolo 1, comma 373, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, nei soli confronti delle società di cui al comma 495 del presente articolo…”. Mi ritornano in mente alcune parole del pacchetto di promesse elettorali di coloro che hanno dato vita alla medesima legge finanziaria: “Meno leggi, fatte meglio: si devono accorpare e semplificare le leggi esistenti”. Giustiniano, Giustiniano, se ci sei batti un colpo. LE SENTENZE DI CALCIOPOLI I vari processi di calciopoli sono finiti. Le pene comminate sono state proporzionate, più che all’entità degli illeciti, al lignaggio delle varie squadre. Le affermazioni di Piero Sandulli relative alla Juventus ne sono la prova autentica. Come dire, riprendendo una frase pronunciata dal compianto Alberto Sordi nel film Il marchese Del Grillo: “Perché io so’ io e voi nun sete un ca…o”. LE PREBENDE DEI GIORNALISTI Per giustificare lo sciopero dei giornalisti si sono portati ad esempio le retribuzioni “miserrime” di alcuni di loro, accompagnandole con commenti ed osservazioni che non so quanto rispondessero a verità. Gli stessi commentatori e gli stessi osservatori hanno dimenticato, guarda caso, di riportare le prebende percepite da altri giornalisti, che non sono né sembrano giustificate né dalla qualità né dalla quantità degli scritti, ma dai legami che costoro hanno con chi gestisce il potere e/o dalla loro disponibilità al servilismo. Facciamo così: pubblichiamo le retribuzioni di tutte le categorie e di tutti gli “scrittori”, mettiamo in uguale evidenza quanto percepito dai vari papaveri del giornalismo, e vediamo che cosa esce fuori. Sono convinto che, mutatis mutandis, fatta cioè una equa e giusta ridistribuzione dei denari incamerati da questo e da quello, non solo nessuno avrà da recriminare alcunché, ma avanzerà del danaro. Va da sé che la nuova distribuzione dovrà essere effettuata per meriti oggettivi, riconosciuti tali, cioè, universalmente, e non per meriti di partito e di attitudine alla pratica delle metamorfosi. Un’altra domanda: i soldi pubblici, che le varie “testate” e “testatine” di comodo percepiscono un po’ dovunque, al solo scopo di ingrossare i conti in banca di questo o di quel “giornalista” più o meno locale e più o meno “necessario”, sono stati considerati durante lo sciopero? Suvvia, non mettiamo nel calderone della libertà di stampa la “Servitù di stampa”, antica pasta prodotta dal potere e data in pasto al Popolo! L'ITALIA E' RIPARTITA L’Italia è ripartita, dice a destra ed a manca il Presidente del Consiglio Prodi. Ma come? Sembra sia partita sullo stesso binario: chi comanda gozzoviglia ed il popolo paga. Se non bastano i soldi, giù tasse. Annuntiata silet? Non si potevano risparmiare i soldi spesi per il convivio di Caserta? Non vi sono le apposite sedi istituzionali per l’adempimento dei propri compiti? Annuntiata silet? Se alla mia domanda si risponde che, in fondo, la spesa sostenuta non incide minimamente sulle casse dello Stato, tanto è, in proporzione, esigua, allora io affermo che anche il fatto che io non paghi una lira di tasse incide ancor meno sulle casse del medesimo Stato. Ma non è questo il modo di ragionare e di comportarsi, anche se abbiamo dei precedenti storici; ognuno deve contribuire per la sua parte, chiunque egli o esso sia. Ma tant’è: ad alcuni è concesso tutto, ad altri nulla. Ma ripartita, significa: ri-par-ti-ta, cioè divisa? Annuntiata silet? Baccaione postato da: Spvit | 11:01 | |