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venerdì, dicembre 29, 2006 27 Dicembre 2006
Anno XVI n° 24 Il "Mercatino delle Curiosità" si terrà tutte le prime domeniche del mese ad iniziare dal 4 Febbraio 2007 sul parcheggio esterno del Centro commerciale Tuscia a Viterbo Salire o scendere non importa, conta vivere Signore Bianco, Signore Rosso Mauro Galeotti Quanto sei bella Viterbo nei miei sogni, vedo Fontana Grande piena zeppa e fradicia d’acqua, bagnata, umida, fresca, rumorosa.Nei miei sogni ti vedo Viterbo coi lampioni ottocenteschi in Piazza del Comune, splendenti, riflettere sul Palazzo dei Priori, abbagliarmi gli occhi. Vedo Viterbo in orbita, cogli orribili cilindri argentei del mulino, accanto a Porta del Carmine, volare in cielo per sbarcare sulla Luna. Quanto sei bella Viterbo con la Valle di Faul, verde intenso, forte, come il bene per il bene. Un motore acceso quello che mi fa pensare alla mia mente che vola, per rivedere ancora in uno sguardo profondo quanto ti voglio Viterbo mia, quella dell’800. Quella dei rumorosi carri, del profumato fieno, delle fievoli luci a gas, delle ingombranti lunghe gonne, dei colorati fazzoletti in testa, delle vecchie botti accanto alle fonti. Quella del penetrante raglio dei somari, dell’elegante nitrito dei cavalli, del puzzolente sterco lungo le strade, del saporoso odore delle minestre. Ti voglio Pizza e cacio, ti voglio Picchio e palla, ti voglio Tramontana, ti voglio Peppe l’oca, ti voglio Cavalier pela dove siete andati? dove siete nascosti? Che storia fantastica la mia vita per la città più bella del mondo. La mia città, che ha messo in moto il mio cuore, facendo il pieno della sua aria saporita, una benzina unica e rara. E sono partito verso la vita per una infinita salita, da percorrere ogni giorno, per poi cadere giù e ritornare su, per poi di nuovo giù, e ancora su, fantastica vera storia. Voglio vivere la storia assieme agli altri, ricordando il mio percorso in questa città con la ci maiuscola. Una città tenera, pronta a tutti i soprusi, a tutte le angherie. Valli coperte, valli cementate, valli immondizia, monti sotto alle ville, monti diboscati. Monti e valli senza ribellione, taciturni sempre a subire, mentre l’uomo li consuma. Eppure mi sono innamorato di questa terra, sono atterrato qui il 2 Gennaio 1951, mi sono fermato nel Convento di Santa Maria del Paradiso, grazie a mia madre Bruna e mio padre Vinicio, entrambi, da tempo, a pascolare sui prati azzurri. Questo è un giorno che muore per dare spazio a quello che sta nascendo, quello che mi riserverà un altro giorno di vita, ancora tutto intiero nella mia Viterbo. Città misteriosa. Città laboriosa. Città mia. Si accendono le luci della strada, una strada buia piena di luce. Ho messo i miei occhi nei vostri, il mio cuore nel vostro. Una bugia che provoca solo speranza, contro una vera verità che crea solo angoscia. Viterbo dove vai a dormire quando mi infilo nel letto. Che sogni fai, che sogni faccio, che sogni mi fai fare!? Entri nella mia mente e ci rimani. Indelebile. Ineguagliabile. Io questa maledetta città l’amo, questa zozza città l’adoro, questa schifosa città la venero, questa vergognosa città la sopporto, la odio, l’amo, sì l’amo molto, amo meno i Viterbesi che la distruggono. Poi sparisco, mi rifugio nell’angolino più sperduto del mio cuore, e... Vi penso. Penso ai Viterbesi, infami. Penso ai Viterbesi, amorosi. Resto in silenzio, nel mio silenzio rumoroso, nel mio rumoroso silenzio. Si è chiuso ancora un anno della mia vita. Sono al numero 56. Sì il 2 Gennaio 2007, 56 anni! Mi avvicino sempre più a quel Signore Bianco, che sta lassù, ad aspettarmi. Lo vedrò, secondo dove penderà il Suo giudizio, basato sul mio comportamento, se più buono rispetto a quello cattivo. Mi avvicino sempre più a quel Signore Rosso, che sta laggiù, ad aspettarmi. Lo vedrò secondo il mio comportamento, se più cattivo rispetto a quello buono. Non so chi dei due vincerà, ma certamente finora sto vincendo io, anzi ho già vinto di sicuro da 56 anni, perché vivo ed ho vissuto nella città che merito: la mia. Mauro Galeotti Quale Giustizia! Gesù fai luce Claudio Santella “Legis imago libra est, quae se librat in aere ventis subiecta”(*)Mercoledì 8 novembre, su Libero, giornale a tiratura nazionale, è apparso un articolo, a firma di Antonio Spampinato, in cui si faceva notare come la Corte di Cassazione, a sezioni unite, nell’arco di cinque mesi, in due casi identici, che hanno seguito lo stesso iter processuale, pur sotto la presidenza dello stesso giudice, presente in entrambi i consessi il giudice che era stato relatore di uno dei due casi, abbia emesso due sentenze diverse. La vicenda è riportata anche sul periodico Giurisprudenza Italiana. Rimandiamo, per questione di spazio, quanti volessero, alla lettura dell’articolo, magari chiedendone copia alla nostra redazione. Riportiamo solo la parte introduttiva di detto articolo ritenendola molto significativa: Alla Corte di Cassazione ci si inchina. E’ lei che forgia la certezza del diritto, che indica il cammino ai giudici nell’interpretazione delle leggi. E di scuola la Cassazione ne ha fatta, anche se, a volte, come in questo caso, più che la strada, ha indicato un crocicchio. Orbene, davanti al modo di agire di questi giuristi, davanti al comportamento di queste autorità del diritto o meglio di questi giuristi investiti di autorità, uno non solo non sa più a quale santo voltarsi, ma non sa neppure con chi prendersela; ognuno di noi è scontento della maggior parte delle cose che accadono, che gli capitino intorno o meno, maggiormente se lo riguardano. Del resto queste sono le conseguenze naturali delle nostre azioni, i risultati logici di quanto abbiamo fatto o accettato nel passato più o meno recente. Sarebbe anormale che non fosse così. Mi viene in mente la prima satira di Orazio. Ve la ricordate la prima satira di Orazio? Quella che iniziava: Qui fit, Mecenas, ut nemo, quam sibi sortem, seu ratio dederit, seu fors obiecerit, illa contetus vivat sed laudet diversa sequentes... ? (**) Mi viene in mente perché l’operato di questi grandi giurisperiti è l’ultimo esempio della confusione che regna, da tempo, in Italia, ai massimi livelli, confusione che è tra le principali cause, e comunque concausa, del malcontento generale degli Italiani. Un tempo gli operatori del diritto conoscevano tutti quella satira; la conoscevano tutti, perché per operare nel diritto occorreva uno studio qualitativo ad esso indirizzato, uno studio che irrobustiva la spina dorsale senza irrigidirla, uno studio che educava il corpo e lo spirito dando, al corpo ed allo spirito la stessa autorità, uno studio che rendeva gentili e ad un tempo autorevoli i modi di esprimersi sia dell’uno che dell’altro, uno studio che apriva le menti illuminandole. Sia il legislatore sia chiunque fosse intenzionato ad abbracciare attività pertinenti l’uso del diritto, si rendevano conto che avrebbero dovuto operare nella sfera giuridica di altre persone e si preparavano spiritualmente, mentalmente e materialmente per poterlo fare in modo adeguato e corretto: ogni loro parto era oggetto di ponderazione, perché il rispetto per gli altri, considerato principio fondamentale, era alla base dei loro pensieri e delle loro azioni, lo era per natura acquisita, senza bisogno di leggi sulla riservatezza o, come si usa dire, sulla privacy, che lo codificassero. Alcuni di questi signori del diritto riuscivano ad avere, per costume, un comportamento che si distingueva per semplicità e modestia. Un costume ed un comportamento a volte autoimposti, non per costrizione, ma per scelta. Un tempo, per questi e per altri motivi simili, il giurista era considerato persona autorevole, veniva additato con rispetto, e non incuteva timore se non reverenziale Poi sono arrivati i picconatori dello spirito, i guastatori politici, che, con il fine malcelato di interessi di partito o di bottega, hanno cominciato a distruggere ciò che di valido poteva essere in ogni persona. Hanno cominciato la loro opera guastatrice con l’aggredire la formazione e la preparazione dei ragazzi, indirizzandola verso il basso. E’ arrivato il sei politico, il diciotto politico, sono arrivati gli esami di gruppo, l’apertura di tutte le facoltà a tutti ed il successivo numero chiuso, tanto per poter gestire il potere. Risultato: abbiamo creato un esercito di esaltati, li abbiamo messi a fare i dirigenti, a gestire la rem publicam al grido di siamo tutti uguali. Gli incapaci sono stati messi in cattedra, chi non godeva considerazione si è sentito considerato, chi non era si è sentito essere. Tutto con grande utilità di politici, che in questo fango crogiuolato hanno cominciato a sguazzarci. I risultati si vedono. Tutti costoro, purtroppo, non si sono accorti che venivano strumentalizzati e, in ultima analisi, offesi. Quando se ne sono accorti hanno accettato di buon grado quello che pioveva loro dal cielo e si sono dimostrati pronti a ringraziare. Era ciò che veniva loro richiesto, era il prezzo del loro apparire. Tutti costoro non hanno riconosciuto, nemmeno dentro se stessi, nè poteva essere diversamente, di non avere meriti, anzi, non essendo preparati né abituati ai ruoli loro assegnati, si sono ubriacati con il mezzo bicchiere di vino loro offerto e da loro bevuto e si sono autoconvinti, soprattutto per convenienza, di essere all’altezza, di meritare. Oggi i giuristi, i cosiddetti iurispèriti, non riescono più nemmeno a vivere della rendita di quella vecchia autorità morale, se ne sono via via autodiseredati. Le eccezioni sono ostracizzate. Quando saranno passati a miglior vita gli ormai anziani operatori del diritto, quando parlando di loro diremo: gli operatori che furono..., allora, nell’affermare che l’Italia è la culla del diritto dovremmo affermarlo alla francese, accennando un suono mouillé. Ho portato ad esempio gli operatori del diritto perché lo Stato, ogni Stato, si fonda sulle norme che lo regolano; di conseguenza quanti sono addetti alle norme che regolano lo Stato debbono essere persone capaci, meritevoli e degni di rispetto, del massimo rispetto. Purtroppo i giuristi, in questo nostro Paese, regno del servilismo, reso servo, di dolore ostello, senza nocchiero, in gran tempesta e gran bordello, non sono i soli a giacere in un simile stato. Gesù fate luce! Claudio Santella * L’immagine della legge è la bilancia, che libra se stessa nell’aria, soggetta ai venti. ** Come mai, o Mecenate, nessuno è contento della propria sorte, sia che se la sia procurata da sé, sia che gli sia capitata per caso (n.d.r.) Ma hanno scioperato? Continuassero! almeno risparmiamo. Claudio Santella I VIGILI URBANI E LO SCIOPERO Il 21dicembre, dalle ore 17,00 alle ore 20,00 i Vigili Urbani di Viterbo sono scesi in sciopero. Uno sciopero annunciato già da due giorni sulle pagine dei principali quotidiani locali. A prescindere dal fatto che riesce difficile capire come si può fare sciopero dalle 17,00 alle 20,00 quando l’orario di lavoro va delle 13,30 alle 19,30, hanno fatto bene i Vigili Urbani a dire che sarebbero scesi in sciopero, altrimenti nessuno se ne sarebbe accorto, come, del resto, è stato fatto giustamente rilevare, a titoli cubitali, dai medesimi giornali il giorno dopo. ANCORA SULLO SCIOPERO DEI VIGILI URBANI Vigili, Vigilantes, Vigilanza Privata, Polizia Penitenziaria, Polizia Stradale, Polizia Ferroviaria, Polizia Postale, Pubblica Sicurezza, Carabinieri, Guardia di Finanza, Guardia Forestale, VAM, SAS, Vigili del Fuoco, Guardie del Corpo, 112, 113, 115, 118, Buttafuori vari: chi più ne ha più ne metta. Ma signori Vigili, pare a Voi, che se mancate Voi, di Voi si accorga qualcuno? SEMPRE SULLO SCIOPERO DEI VIGILI URBANI Lo sciopero, come ognuno di noi sa, è un diritto, costituzionalmente sancito, attraverso l’esercizio del quale, creando una situazione di disagio, si cerca di accentrare l’attenzione su un problema, serio, concreto, che investe una determinata categoria di persone. Può essere fatto per vari motivi ed in varie forme; l’elemento che lo qualifica, che qualifica il motivo dello sciopero, cioè, deve essere valido, serio e concreto, così da far qualificare lo sciopero “giusto”. Ma la serietà e la concretezza non sono affermazioni che trovano cittadinanza facilmente nella testa e nell’animo delle altre persone se non sono sostenute da fatti precedenti, altrettanto seri, concreti e validi, che motivano lo sciopero stesso. Elementi questi che, comunque, non sono sufficienti a far ottenere il risultato voluto se lo sciopero non crea una situazione di disagio tra la cittadinanza. E quale situazione di disagio può essersi mai creata se i maggiori quotidiani locali, il giorno dopo l’avvenuto sciopero, hanno rilevato e fatto rilevare che di esso sciopero non se ne era accorto nessuno? E come mai è avvenuto ciò? Come mai nessuno si è accorto dell’assenza dal sevizio dei Vigili Urbani? Ci sarà stato pure un motivo ? o no? Qualcosa non è chiaro, oppure è troppo chiaro. Claudio Santella Riflessione consuntivi Bruno Matteacci Nell’arco di una vita c’è tanto, tantissimo tempo per poter fare delle riflessioni, dei programmi e c’è tanto altro tempo per pregare, meditare, fare del bene al prossimo; in particolare per un soggetto che ha già beneficiato del trattamento di quiescenza, dopo quarant’anni di lavoro. E’ anche momento di consuntivi, ogni persona con la testa sulle spalle, a fine anno, deve fare un consuntivo che dovrà essere morale e materiale. Non da meno questo obbligo lo dovrebbe avere chi gestisce una attività o chi amministra un ente. Tanto per cominciare e dare il buon esempio voglio essere io a fare l’esame di coscienza sul “mio essere nel 2006”. All’inizio dell’anno “2006” feci varie riflessioni sul numero “6” che avrei letto sul calendario per 365 giorni. Certi anni che terminavano con il “6” mi richiamavano alla mente avvenimenti: belli, come la nascita di mio padre (1906); la nascita di mio cognato Vinicio (1926); la mia nascita (1936); il mio matrimonio (1966). Di rimando, successivamente, ricordo altri avvenimenti, purtroppo luttuosi, che sono accaduti, come: l’improvviso decesso del mio adorato babbo (1976); l’incidente mortale occorso a mio cugino Luigi e nipotina Donatella (1976); la dipartita della mia amata mamma (1996); l’improvviso ritorno alla casa del Padre del mio grande, fraterno, amico don Armando Marini (1996). Non nascondo che, stante le mie condizioni di salute, non troppo brillanti, avevo fatto un brutto pensierino che mi avrebbe potuto riguardare per il 2006. Ma non si deve mai disperare; nel mese di novembre 2006, dopo, una “rettifica” al mio “motore”, tutto sembra essere rinviato; speriamo, almeno, fino al 2016. Dicevo dei consuntivi, ebbene anch’io voglio farlo in particolare sulla mia attività di collaboratore con il quindicinale “La Città”. Forse per una eredità professionale, svolta al Comune di Viterbo, come responsabile dell’Ufficio relazioni pubbliche, che tanta soddisfazione mi ha dato dopo aver, per tanti anni, diretto la Sezione tributi; ho il piacere di continuare ad interessarmi dei problemi della nostra Viterbo interloquendo con vari Enti, in particolare, con il Comune. Ebbene, con soddisfazione mia, della redazione e dei nostri lettori posso, senza dubbio, fare un consuntivo positivo su quanto segnalato nel 2006, e quanto recepito dall’Amministrazione comunale viterbese. Ciò ci rasserena in quanto possiamo ammettere che esistiamo, siamo letti ed ascoltati e che il cittadino non è abbandonato a se stesso. Bruno Matteacci De officiis Sanclaudio Chi, chiamato ad assolvere un compito, ad esercitare un ufficio, lo fa con impegno, con diligenza, con costanza e con rettitudine merita apprezzamento e considerazione. Ci riferiamo a quel personale tutto, appartenente alla Vigilanza Privata di Viterbo, che presta servizio, nella qualità, preso il Tribunale di Viterbo. La cortesia che caratterizza il modo di agire di questi signori addetti alla sorveglianza è così spiccata e spontanea che fa passare in secondo piano la fermezza con la quale operano. E per di più è rara: va sottolineato. Sempre disponibili a soddisfare, nei limiti del possibile e del consentito, anche le richieste di questo e di quell’utente che si trova in difficoltà o che segnala loro qualche inconveniente, sottolineano la loro gentilezza con interventi quanto mai pronti, opportuni ed immediati. E fanno tutto ciò, ed altro, senza dare nell’occhio, senza mettersi in mostra, anzi cercando, per costume, l’anonimato. In segno di gratitudine vogliamo mettere in evidenza, in rappresentanza di tutti, l’immagine che siamo riusciti a rubare con difficoltà, di una simpatica operatrice, probabilmente la più giovane: Loredana Terri. Auguri e grazie ragazzi! Sanclaudio Viterbo nella “Film commission” Francesca Bruti Negli ultimi anni, la nostra città si è prestata molte volte come set cinematografico per numerose “fiction” o film storici in costume, esaltando sempre la propria bellezza storica e scenografica. Dal momento che la collaborazione tra le produzioni cinematografiche e il nostro Comune si fa sempre più intensa, quest’ultimo è entrato ufficialmente a far parte della fondazione “Film Commission di Roma, delle Province e del Lazio”. In questo modo, la Tuscia si lancia nel mercato del cinema con un nuovo ruolo. A deliberare la decisione è stato il Consiglio provinciale lo scorso 19 dicembre, su proposta dell’assessore alla Cultura Renzo Trappolini, che spiega: “la fondazione si propone di incentivare le imprese nazionali e straniere del settore audiovisivo a investire e produrre nella regione, promovendo così il territorio attraverso il cinema, considerati come strumento per la conoscenza del patrimonio culturale, ambientale e turistico”. Tra le azioni che verranno intraprese dalla fondazione emergono: la realizzazione di mirate operazioni di marketing e strategie di comunicazione, tese alla promozione della regione come set cinematografico; la realizzazione di database informativi su location per le riprese, sui servizi, sui regolamenti e sui referenti locali, con la pubblicazione di vere e propri guide alla produzione. Della fondazione fanno parte anche il Comune e la Provincia di Roma, di Frosinone e di Rieti, nonché i rappresentanti della Regione Lazio. Francesca Bruti Baccaionate Baccaione COSSIGA RESTI IN SENATO E VOTI CONTRO Caro Presidente Cossiga, La prego non se ne vada dal Senato, non si dimetta dalla carica di senatore a vita. Non voglio minimamente forzare la Sua volontà né addentrarmi in ragionamenti filosofici, ma temo che costoro, preso atto delle Sue dimissioni, La sostituiranno con un altro di loro genio e, a noi poveri cittadini, non rimarrà più nemmeno il conforto della Sua voce. Considerate, poi, le varie voci di altrettanti senatori, ivi compresa quella del Presidente del Senato Franco Marini, mi piacerebbe che Lei prendesse atto di quelle voci, desse ascolto alle stesse, e, una volta rimasto in seno all’assemblea, votasse contro il Governo ed invitasse gli altri senatori a vita a fare altrettanto: vorrei sentire, allora, le manifestazioni di volontà degli stessi senatori che ora La invitano ad un ripensamento. Allora, forse, prenderanno la decisione che Lei ora auspica. BENEDETTO XVI E LA SATIRA Satira sì, satira no. Si può fare della satira sul Papa? e, se sì, entro quali limiti? Sembra che ora vada di moda fare della satira sul Papa: chi lo rappresenta in un modo chi in un altro; tutti si esprimono in merito con la speranza di essere più originali degli altri, senza rendersi conto che, così facendo, evidenziano i limiti della propria intelligenza, del proprio buon gusto e della loro disponibilità sul mercato. E’ lecito tutto ciò? La risposta l’ha data a tutti il Superiore diretto del Papa: Non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te. E l’ha data, a tutti, prima che Gli ponessimo la domanda. FINANZIARIA E CHIACCHIERE Ognuno sulla finanziaria ha da dire la sua: bisogna ridurre l’evasione, è necessario diminuire le spese, si deve abolire questo, si deve istituire quello… Insomma tutti sanno, a cominciare da Governo, quello che gli altri dovrebbero fare, anche se nessuno vuole dare l’esempio. Signori deputati, signori ministri: abbiamo bisogno di esempi, di esempi, di esempi, non di chiacchiere: tutti accetterebbero di buon grado qualsiasi finanziaria se voi cominciaste ad agire con intelligenza e buon senso e a farci vedere come si fa. MISTERO DELLA FEDE… E DELLA SANITA’ Ogni volta che si discute della Finanziaria salta fuori, tra gli altri, il problema della Sanità, della sua efficienza, dei suoi costi. Premesso che i costi per la Sanità, se fatti seriamente, sono investimenti e che se togliamo i costi per i sanitari ma probabilmente andiamo in attivo, per manifestare i miei dubbi sulla efficienza del sistema sanitario in Italia voglio portare ad esempio due casi avvenuti in un passato più o meno recente. L’onorevole Craxi, malato, durante il suo soggiorno all’estero, manifestò più volte il desiderio di volersi curare in Italia. L’onorevole De Lorenzo, già ministro della sanità, per contro, pur avendo anche lui più volte affermato, specialmente durante il suo mandato ministeriale, che la sanità in Italia fosse perfettamente funzionante, voleva andarsi a curare all’estero. Mistero della fede. Baccaione Vasanello Riccardo Manca A fianco dell’antica Via Amerina, in un altopiano poco elevato, fra il Monte Cimino ed il Tevere, si trova Vasanello, circondato da una cornice di monti che lo chiude a semicerchio: ad Est le montagne della Sabina, a Nord quelle dell’Umbria, ad Ovest la catena dei Cimini, mentre a Sud si eleva il solitario Soratte.Le origini del paese si perdono nella storia e lo stesso nome Vasanello ha una genesi molto travagliata. Il documento più antico che riporta il nome è un’epigrafe marmorea collocata nella chiesa di San Salvatore nell’anno 1038, a ricordo di Domenico che fu Archipresbiter in castro Vassanello. In un documento del Marzo 1058 estratto dal Cartario di S. Silvestro, è riportata una concessione fatta da Tebaldo Abate ad alcuni suoi congiunti De tenimentu Vassanello. Leggendo attentamente questo documento si nota che tutte le lettere b sono state sostituite con v e lo stesso si può supporre sia avvenuto con la V di Vassanello, tanto più che in altri documenti dello stesso cartario il paese è sempre indicato come Bassanello, mentre in quelli successivi, fino al 1287, troviamo entrambe le dizioni. Nella Fabrica Orfana del Leoncini sono trascritte le bollette di pagamento dell’anno 1384 dei Castelli di Vassanello e Vassano (Bassano in Teverina). In un documento del Cartario di S. Silvestro in data 16 Dicembre 1292 si parla di Castri Vagnoli (Bagnolo). Il 13 Aprile 1400 infine veniva concesso in feudo il Castrum Bassanelli e da quell’anno è sparita la dizione Vassanello. Da tutto ciò si può dedurre che il vero nome è Bassanello e che esso tragga origine dalla famiglia patrizia romana dei Giunii Bassi, che possedette beni nel nostro territorio. Altri lo fanno derivare da Bassareus, epiteto di Bacco, in onore del quale, in questa zona ricca di vigneti, si svolgevano feste solenni. Il patrimonio epigrafico è povero e queste ipotesi non possono essere documentate, ma non si può comunque ignorare che per cinque secoli il nome è stato Bassanello. Soltanto nel 1949, l’Amministrazione Comunale ribattezzava il paese Vasanello. Riccardo Manca Origini del calendario cristiano Francesca Bruti Senza alcun dubbio gli Egiziani sono stati i primi ad aver inventato un calendario solare e razionale. Il loro anno era composto di 365 giorni e suddiviso in 12 mesi di 30 giorni ciascuno, ai quali si aggiungevano, alla fine del ciclo annuale, 5 giorni supplementari o “epagomeni”. I mesi erano raggruppati in tre quadrimestri, che corrispondevano ad altrettante stagioni. Così, per designare una determinata data, si davano l’anno del regno, il mese della stagione e il giorno. In anni successivi, alcuni scienziati attribuirono l’invenzione del calendario ai sacerdoti di Elaiopoli, i quali l’avrebbero compiuta in pieno periodo pre-dinastico, cioè in un’epoca in cui la città sarebbe stata capitale di un regno unificato. In ogni caso, per la maggior parte del mondo moderno, in particolare per quello di origine cristiana, la storia comincia dalla nascita di Gesù e ciascun evento storico è datato dall’Anno Domini, “Anno di nostro Signore”. Ma non è stato sempre così. I primi cristiani usavano il calendario ebraico e gli antichi storici cristiani adottarono il sistema romano di datare gli eventi con i regni degli imperatori. Successivamente, alcuni cristiani abbandonarono il sistema romano e cominciarono a datare i loro calendari dall’“Età dei Martiri”, un periodo particolarmente feroce della persecuzione cristiana sotto l’Imperatore Diocleziano (284-305 d.C.). Nel VI secolo, comunque, Dionysius Exiguus (“Dionigi il Piccolo”, 500-550 d.C.), un monaco della Scizia, decise di far iniziare il calendario cristiano da una data più propizia, la nascita di Gesù. Dando inizio alla pratica di datare il calendario dall’Anno Domini, Dionigi il Piccolo riconobbe formalmente ciò che il mondo cristiano pensava già da lungo tempo e cioè che la storia comincia, simbolicamente, se non letteralmente, con la nascita di un bambino della Galilea. Buon Anno nuovo a tutti! Francesca Bruti Ancora una volta insieme... Patrizia Labellarte La Provincia di Viterbo e l’Università della Tuscia sono i sostenitori di due progetti finanziati dalla Regione Lazio, destinati alla formazione dei docenti e alla fornitura di nuove attrezzature per le scuole superiori e per i centri professionali.Un progetto è anche rivolto al distretto industriale di Civita Castellana. Il primo progetto “Azioni di miglioramento del sistema formativo e scolastico” ha ottenuto un finanziamento di 708.000 euro che saranno destinati per comprare attrezzature informatiche per le scuole superiori della Tuscia, per i centri professionali, per le facoltà. Il secondo progetto: “Aggiornamento e riqualificazione dei lavoratori a rischio occupazionale del distretto ceramico di Civita Castellana”, riguarda specifici corsi di formazione. La Regione Lazio ha finanziato questi corsi con 104.000 euro che serviranno per aggiornare i lavoratori della zona. I corsi inizieranno nel 2007 e già le adesioni sono maggiori di quelle che si aspettavano i realizzatori del progetto. Sia il magnifico rettore, Marco Mancini, che il presidente della Provincia, Alessandro Mazzoli, hanno sottolineato la valenza della collaborazione tra questi enti, al fine di migliorare i servizi per tutti i cittadini. Patrizia Labellarte Capodanno e... tradizioni Patrizia Labellarte È tempo di prepararsi… tra pochi giorni saremo pronti a dire addio al 2006. Avete trascorso un buon anno? Oppure non vedete l’ora di buttarvelo alle spalle e sperare che il prossimo sia migliore? Se così fosse…forse non avete rispettato la tradizione: in passato, il giorno di Capodanno era ritenuto una copia fedele di quel che sarebbe accaduto durante l’anno, si cercavano così di evitare tristezze, litigi e musonerie. Quindi se volete un 2007 scintillante, il 31 dicembre datevi da fare…sorridete, divertitevi e non arrabbiatevi (impresa ardua) perché come si dice…prevenire è meglio che curare! E l’inizio dell’anno è anche accompagnato da riti propiziatori di natura gastronomica. L’immancabile presenza dello zampone con lenticchie simboli di buon augurio, di abbondanza e prosperità é traccia di un antico rituale di “passaggio”tra il vecchio e il nuovo anno che prevedeva il sacrificio del maiale. Di buon auspicio è anche mangiare l’uva. In passato l’uva appariva cibo raro e straordinario che veniva offerta, insieme al miele in dono agli dei per assicurarsene la benevolenza. A questo punto, direi che una bella ricetta a base di lenticchie va a pennello, ma, con una variante…anziché il cotechino che non a tutti piace, con le salsicce. Patrizia Labellarte A tavola per le feste Francesca Bruti Le festività natalizie, in particolare la sera della Vigilia, sono sempre una splendida occasione per riunire tutta la famiglia e rivedere i parenti lontani. E quando questo avviene attorno ad una bella tavola imbandita, l’atmosfera natalizia si fa ancora più allegra (forse un po’ meno allegra è la persona che deve passare tutto il giorno dietro i fornelli, a seconda della casa che ospita… ma si cucina per una buona causa!). Il più delle volte, ci si riunisce assaporando quei piatti tipici della festa, che altrimenti non si mangerebbero mai; preparandosi poi a celebrare la nascita del Signore, che dovrebbe però rimanere il motivo principale della festa del Natale. Un primo piatto tradizionale per la cena della vigilia natalizia, e tipico della Tuscia, è la minestra di ceci e castagne, che richiede una preparazione un po’ lunga, perché sarebbe necessario mettere a bagno i ceci la sera precedente in acqua e sale, e cuocerli la mattina dopo. Invece, per le castagne, raccolte e conservate durante l’autunno, un tempo si usava sbucciarle e tenerle a bagno per due o tre giorni ed usarle, dopo averle asciugate, per la cena della vigilia. Passando direttamente ai dolci, tutte le regioni hanno il loro tradizionale “pane” natalizio, come il Panforte senese o il Panettone milanese; nel Lazio, abbiamo il famoso Pangiallo, la cui preparazione non segue una ricetta unica, ma può avere numerose variazioni, soprattutto se a prepararlo sono le nonne o le mamme delle nostre famiglie. Infine, il dolce di Natale più caratteristico della Tuscia è il piatto di maccheroni con le noci, per la cui preparazione i cosiddetti “maccheroni” utilizzati possono variare da paese a paese, così come la quantità di miele e cioccolato. Ma qualunque sia la variazione di ingredienti, il gusto che alla fine deve prevalere è quello delle noci. Buon appetito! Francesca Bruti Salsicce con lenticchie Patrizia Labellarte Ingredienti: salsicce bianche, 300 gr di lenticchie, 200gr di pomodori (pelati), una carota, cipolla, sedano, olio d’oliva (q.b.), sale, pepe, vino. In un tegame mettere a soffriggere in olio, un battuto fatto con carota, cipolla, sedano. Dopo qualche minuto unirvi le salsicce punzecchiate precedentemente con una forchetta ed unirvi un bicchiere di vino bianco. Una volta evaporato, unirvi le lenticchie precedentemente cotte in acqua salata, aggiungere due mestoli della loro acqua di cottura, il passato di pomodoro, sale e pepe. Lasciare insaporire avendo cura di aggiungere ogni tanto altra acqua di cottura per evitare che si attacchino. La tradizione dice che…mangiando lenticchie il primo dell’anno, si conteranno soldi per tutto l’anno! Allora , non mi rimane altro che dirvi. Buon appetito e Tanti Auguri! Patrizia Labellarte postato da: Spvit | 11:11 | |