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giovedì, dicembre 14, 2006 13 Dicembre 2006
Anno XVI n° 23 La parlata di Meco Torso Viterbése dé cùja Mauro Galeotti Hai visto quando ti trovi tra un sacco di amici a cui vuoi bene e che quando ci parli non ti rompi le scatole, ebbene è accaduto a me, giovedì 7 Dicembre.Mi sono trovato alla presentazione del volume di mio zio Vittorio Galeotti e di Fiorenzo Nappo, nell’Aula Magna dell’Università della Tuscia, a Viterbo, ovviamente, in Via santa Maria in Gradi. Mio zio ha presentato il suo Dizionario Italiano - Viterbese e viceversa. Un malloppo di ben 545 fogli di carta, un’opera davvero unica e inconsueta, almeno per noi Viterbesi. Ebbene, finalmente potrò sapere esattamente come si pronuncia o che significa una parola, nel nostro dialetto viterbese. Senza dubbio un’altra lingua italiana, una lingua naturale, senza fronzoli, pratica, vera e schietta. La nostra lingua! A presentare il volume, che costa solo 25 euro e che si può acquistare anche dall’autore Vittorio Galeotti, telefonando allo 0761.340359, erano un rappresentante di Marco Mancini, magnifico rettore dell’Università, ed i professori Sandra Puccini e Marcello Arduini, entrambi docenti di antropologia culturale all’Università della Tuscia. Pratici ed interessanti gli interventi dei due docenti, tutti basati sul vivere quotidiano, sul rapporto tra l’uomo e l’uomo, tra l’uomo e la natura, tra l’uomo e la vita. Vita che troppo spesso si presenta nuda e cruda, mettendo in luce difetti e pregi di ognuno di noi. Difetti apostrofati seccamente dall’uomo della campagna, dall’uomo della città. Ed ecco detti, motti, soprannomi, tutti maestri di vita, quella dura vita giornaliera che ha consentito ai nostri avi di lasciarci un passato pieno zeppo della loro esperienza, sapienza, pazienza, amore per la terra natìa. Il dialetto viterbese, anzi, i dialetti, ve ne sono almeno tre, si stanno perdendo nel tempo. L’unificazione della lingua italiana, fa, sempre più, passi da gigante, tanto che arriverà il tempo che nelle scuole verrà introdotto lo studio del dialetto, per non dimenticare la lingua dei nostri padri. Ed ecco che salta fuori da sé l’importanza di un testo come quello di Vittorio Galeotti e Fiorenzo Nappo. La serata nell’Aula Magna si è conclusa con gli interventi di Fiorenzo Nappo e di Vittorio Galeotti, entrambi hanno reso presenti i loro ricordi trascorsi in una città ormai perduta, che mai più ritornerà, ma certo è che almeno la sua parlata resterà indelebile sui fogli di carta del “Dizionario Italiano - Viterbese Viterbese - Italiano”. E... Vòe essa un Viterbése dé cùja? ‘l Dizzionàrio l’hae da pìjja! Mauro Galeotti Auguri di Buon Natale, per la 2006ª volta non c’è posto Claudio Santella E’ di nuovo Natale: ci sentiamo tutti più buoni e più disponibili verso gli altri.Siamo portati ad aprirci, verso il nostro prossimo, come mai, durante il resto dell’anno siamo disposti a fare. Corriamo a comperare regali per i nostri cari, per i nostri amici più intimi: vogliamo comunicare a chi ci sta vicino i nostri sentimenti migliori. A chi ci sta vicino; ma chi ci sta lontano? Siamo così come vogliamo apparire o vogliamo solo apparire? Siamo disposti ad elargire la nostra bontà anche verso chi ci tende la mano per procurarsi un pasto? Siamo disposti a rinunciare ad una spesa superflua per dare quel denaro che ad essa avevamo destinato a chi non ha nulla? A chi è solo? A chi è emarginato? Siamo veramente disposti a rinunciare a quella parte egoistica del nostro io per aprire le braccia al nostro fratello, al nostro vicino, al nostro nemico? Non è con i regali superflui che si attua la dottrina di Cristo. Non è attraverso il mostrarsi buoni e generosi verso i parenti e verso gli amici, a Natale, che possiamo mettere a tacere le nostre coscienze, ammesso che abbiamo lasciato alle nostre coscienze un minimo di voce. Ci ricordiamo, oggi, di quel Cristo che durante il resto dell’anno abbiamo cercato di cacciare dai luoghi pubblici, dai luoghi dove si educano e si formano i nostri figli, dai luoghi dove si curano i nostri malati, dalle nostre case. Ma non siamo riusciti a scacciare Cristo dalle nostre coscienze. Non ci siamo riusciti perché ognuno di noi ha dentro di sé un tarlo che gli ricorda le proprie debolezze e le proprie capacità, un tarlo che sentiamo solo quando abbiamo bisogno di Cristo, perché tutti gli altri ci hanno abbandonato. Se fossimo stati sempre vicini a Cristo non sentiremmo quel tarlo; se fossimo stati sempre vicini a Cristo gli altri non ci avrebbero abbandonato; se fossimo stati sempre vicini a Cristo non avremmo abbandonato gli altri. E Cristo non si manifesta soltanto a Natale: Cristo, Signore di tutto, si manifesta là dove c’è la povertà; Cristo, onnipotente, si manifesta là dove non c’è potere; Cristo, amore, si manifesta tra chi amore non riceve. Abbiamo rifiutato l’amore di Cristo anche nella sua espressione più sacra: la famiglia. L’abbiamo minata, la famiglia, alle basi; abbiamo confuso questa espressione di amore con altre manifestazioni di convenienza e di egoismo. L’amore della famiglia è dare, dare sempre, dare senza calcolo. L’amore della famiglia è avere la gioia nel dare. L’amore delle altre espressioni è egoismo, è interesse contingente, finito il quale non si sente più il bisogno dell’altro. La famiglia non è così: la famiglia è un bene perenne che si basa sul vero amore. La famiglia è altruismo, è gioia nel sacrificio, è felicità negli altri, è espressione di Cristo. Un uomo ed una donna a cavallo di un asino che cercano un rifugio perché il loro figlioletto possa nascere al riparo di qualcosa; che cosa abbiamo risposto a questa richiesta? Per la 2006^ volta abbiamo risposto: “Non c’è posto”. Apriamoci allora! Spalanchiamo le nostre porte a Cristo. Approfittiamo di questa ricorrenza per mettere in atto quell’amore che è in noi e che per troppo tempo abbiamo tenuto nascosto dentro di noi. Proveremo un sentimento di felicità e di pace che credevamo sconosciuto. Prenderemo coscienza di noi, della nostra esistenza, delle nostre azioni. Allora potremmo dirci, veramente, Auguri! Claudio Santella Il fenomeno del “bullismo” Loris Coppa La responsabilità del fenomeno sta nella famiglia per quanto riguarda l'educazione individuale dei figli, e nella scuola per quanto riguarda gli individui in gruppo. Altre responsabilità indirette ricadono sui mass media che bersagliano l’umanità con continui messaggi ambigui e tendenziosi. Il fenomeno sembra essere prevalentemente causato dalla mancata assistenza sui giovani nel corso della esplosione della crisi puberale, che rappresenta il momento più turbolento ed incerto dello sviluppo del giovane tra i dieci e quattordici anni, del quale sembrano essersi dimenticati tutti. Per quanto riguarda la famiglia grande peso assume la frequente assenza dei genitori dovuta alle separazioni e all’attività lavorativa di entrambi i genitori. Per quanto riguarda la scuola, invece, la situazione diviene alquanto complessa, spesso per una inadeguata impostazione didattica o per la molteplicità delle problematiche che sorgono per la eterogeneità dei gruppi sociali. L’uomo per vivere ha bisogno di conoscersi nella sua integrità psico fisica, non come somma di una parte psichica ed una fisica, perché nell’incontro sociale deve conoscere se stesso per poter vivere in mezzo agli altri per adeguare le proprie azioni alle esigenze dei rapporti sociali. Ma è possibile conoscersi solo nel confronto con gli altri, abbiamo bisogno degli altri per conoscerci e abbiamo bisogno di conoscerci per vivere con gli altri. Sono gli altri che con la loro presenza indicano il limite dello spazio e della dimensione della nostra singolarità. Abbiamo bisogno di conoscere il nostro ritmo vitale per adeguarlo a quello degli altri e non rimanere stonati in mezzo alla gente. Facciamo parte dell’umanità che si comporta e evolve secondo un ritmo storico-psicologico determinato dalle situazioni generali del momento in cui viviamo tra una serie indefinita di soste e di progressi, di attività e di riposi, da soddisfazioni e delusioni, e così via. Se non siamo in grado di immergerci nel flusso del divenire che ci circonda senza esserne soffocati, rischiamo di perderci per la stonatura di quello degli altri. La vita del preadolescente è caratterizzata dalla viva curiosità di tipo analitico e dal gusto di riconoscere la propria individualità nei rapporti con gli altri ; l’egocentrismo viene gradualmente soppiantato dal riconoscimento della presenza degli altri con i quali si può collaborare o contrastare, con i quali si formano i gruppi ove si riconoscono i leaders ed i gregari, spontaneamente, senza elezioni elaborate. Si tratta della prima reale esperienza di un rapporto sociale, per ora nella società scolastica, che non mancherà di produrre i suoi effetti sul futuro inserimento nella società degli adulti. Ma in questa iniziale esperienza della vita in gruppo, il ragazzo scopre presto in esso il mezzo di migliore tutela della propria individualità che è ancora piena di incertezze ed insicurezze. Il gruppo è il paravento dietro al quale può celare la sua debolezza e tentare azioni ardite che da solo non avrebbe mai avuto il coraggio di effettuare. E’ evidente che il gruppo abbandonato a se stesso non può contare, nel formulare progetti, su di un’adeguata dose di esperienza e maturità ed è facile preda della guida prevaricante dei compagni più grandi, più astuti e disinibiti che, nella tipica leggerezza dell’inesperto, potrebbe dar luogo a pericolose conseguenze. L’esperienza ci mostra l’esistenza fuori della scuola di bande di giovani che vivono una vita pericolosa senza rendersi conto nemmeno della gravità degli atti che compiono. E’ assai meno pericolosa, per se stessa e per la società, una banda di adulti che non quella formata da giovani immaturi. E’ perciò quanto mai necessario il formarsi dei gruppi, nell’ambito scolastico. La classe rappresenta il primo gruppo. Nell’ambito delle classi si possono formare le squadre per i giochi sportivi, per le visite culturali, le gite e così via. E’ necessario, pertanto, svolgere l’azione educativa verso ciascun componente del gruppo, che si può ottenere con l’insegnamento individualizzato con il quale si riesce a non separare la scolaresca mentre si cerca di arrivare a ciascuno nel modo a lui più congeniale: oltre a dare a ciascuno ciò di cui abbisogna, lo si abitua, con i giochi, a considerare la presenza degli altri, oggi nella scuola e domani nella vita. E’ qui che cade il verificarsi di una certa gerarchia tra le discipline. Raramente il giovane chiede aiuto agli insegnanti di materie scientifiche o letterarie. Più spesso e con più facilità riesce a stabilire un contatto con i docenti di discipline pratiche quali l’educazione fisica, ove il senso del gruppo, per effetto dei giochi di squadra o delle gare d’Istituto, è più significativo ed immediato. E’ compito di tutti i docenti, invece, escogitare i modi per agevolare un più frequente e diretto contatto comunicativo e considerare l’insegnamento non come un fatto meccanico di travaso di nozioni, ma come un fatto umano e sociale. L’educazione fisica per questi aspetti, dovrebbe essere chiamata educazione fisica e sociale, in quanto unica disciplina esistente nella scuola ove si riscontra praticamente l’aspetto sociale nell’educazione. Ma scuola e famiglia hanno lo stesso obiettivo, quello che cambia è soltanto il metodo, per cui tutte le strategie dovrebbero essere il frutto di una continua e sinergica concertazione tra scuola e famiglia. Tuttavia, nonostante la gravità delle conseguenze, pochi sono disposti a proporre ed attuare rimedi, perché per prima cosa il problema delle famiglie si scontra contro la tesi del femminismo che coinvolge la politica; poi l’intellettualismo della scuola italiana contesta la validità dell’educazione fisica sociale, anche se le recenti esperienze realizzate nel mondo scolastico lasciano ben sperare e per ultimo per i mass media, per i video giochi trasmessi sul web, c’è poco da fare, per lo meno fino a che non si riesca a controllarne in qualche modo le emissioni. Loris Coppa Uno sguardo nel sociale Simone Galeotti La Giulia S.C.S. che gestisce l'asilo nido "Il Giardino d'Infanzia", da sempre attenta alle esigenze della prima infanzia, si è resa promotrice di un'iniziativa dal titolo "insieme si... cammina, si ... parla, si ... comprende".Il progetto è stato realizzato anche grazie al contributo della Fondazione Carivit che ha promosso un concorso per iniziative a carattere non commerciale nel territorio della Provincia di Viterbo per l'anno 2006. L'intento è quello di inserire e poter aiutare dei bambini nel raggiungimento di alcune fondamentali competenze che riguardano la sfera motoria, linguistica e del pensiero logico. Il Nido si colloca come ambiente ideale per un percorso sereno e stimolante per il bambino perché proprio l'intervento del Nido si basa su tre fondamentali dinamiche che interagiscono in sinergia tra loro e sono le relazioni sociali, il personale qualificato e una struttura organizzativa specifica per tale esigenze. Particolare attenzione del personale del "Il Giardino d'Infanzia" viene posta nei riguardi dell'osservazione e della documentazione (con compilazione di schede e video) che vengono utilizzate per promuovere momenti di confronto con i genitori, con la Coordinatrice educativa, dei Nidi comunali e convenzionati, dottoressa Elisa Betti Calabrò. Simone Galeotti Circoscrizioni inutili? Bruno Matteacci Vorrei poter togliere il punto interrogativo al termine del titolo, ma il trascorrere del tempo ed il comportamento amministrativo dei Consigli circoscrizionali del Comune di Viterbo non mi danno ragione sufficiente per poterlo fare.Sono trascorsi trent'anni dalla approvazione della legge 278, relativa alle norme sul decentramento e sulla partecipazione dei cittadini nell'amministrazione del Comune. A Viterbo, appena promulgata la citata legge, molti appetiti si manifestarono sul territorio viterbese sino al punto che, per poter coinvolgere il più possibile persone all’amministrazione della cosa pubblica, furono istituite, con deliberazione 172 del 12/6/1981, dieci Circoscrizioni, di cui cinque a Viterbo: Pianoscarano, Centro storico, Pilastro- Villanova, Ellera-Paradiso, Cappuccini, poi rispettivamente una a: Bagnaia, Grotte Santo Stefano, San Martino al Cimino, Roccalvecce e alla Quercia. All’inizio tutto filò a meraviglia, c’era un vero coinvolgimento, della popolazione circoscrizionale, ai problemi del territorio. Ricordo che spesso si convocavano le assemblee per discutere gli argomenti che potevano e dovevano essere sottoposti all’attenzione del Consiglio comunale, ricordo pure che i presidenti avevano un compenso irrisorio e ai consiglieri veniva erogato gettone di presenza, talmente esiguo, che spesse volte, da qualche consigliere, non veniva nemmeno riscosso. La fase più importante della vita di una Circoscrizione era la convocazione annuale per l’esame dello schema di bilancio preventivo del Comune, predisposto dalla Giunta municipale. Quella era la tanto attesa assemblea dove il cittadino poteva prendere la parola ed esternare le proprie osservazioni, sia a favore che contrarie all’argomento posto in discussione; era quello il momento in cui ci si sentiva partecipi alla vita amministrativa del proprio territorio. Con l’andare del tempo tutto ha avuto un radicale cambiamento, da far accapponare la pelle. Era stato fatto un decentramento degli Uffici anagrafici che, con l’andare del tempo sono stati accentrati nuovamente; non sono state più rese note, con manifesti, le riunioni dei Consigli circoscrizionali e delle assemblee; come previsto dall’articolo 20 del Regolamento dei Consigli di Circoscrizione del Comune di Viterbo. La cosa peggiore è il totale disinteressamento ai problemi del territorio comunale e la impossibilità che ha il cittadino di essere coinvolto nella gestione del Centro civico. Alle suddette osservazioni fa eco quanto accaduto a seguito della convocazione delle assemblee fatte dall’assessore al Decentramento, Marco Bracaglia, il quale, sebbene abbia dedicato molto impegno al problema, non è riuscito a raggiungere il numero legale per poter ottenere il richiesto parere sul Bilancio preventivo per l'anno 2007. Questo è quanto il cittadino deve sapere, alla luce del fatto che questi consiglieri sono stati eletti per amministrare e rappresentare la popolazione in sede ai Centri civici ed al Comune; saperlo oggi per ricordarlo alle prossime elezioni. Bruno Matteacci La Compagnia Faul Francesca Bruti Si è da poco conclusa l’ultima edizione del Festival del Teatro Amatoriale ed una delle Compagnie di casa nostra, che da molti anni fa parte della FITA, continua le sue attività girando il centro Italia. Infatti, dopo aver portato in scena a Terni l’opera originale “Francesca da Rimini” lo scorso 30 Novembre, anche noi viterbesi avremo modo di apprezzare la bravura di questi simpatici attori assistendo allo stesso spettacolo: la Compagnia andrà in scena giovedì 14 Dicembre alle ore 21, presso il Teatro Azzurro di Viterbo, ed in tale occasione parte dell’incasso sarà devoluto all’“Associazione Bambini Down”; l’altro appuntamento è per domenica 17 Dicembre, alle ore 17,30, presso il teatro di Bolsena.La Compagnia Faul ha festeggiato lo scorso anno i 20 anni dalla sua formazione, e le commedie fino ad ora portate in scena sono state rappresentate nei teatri di Rovigo, Terni, Roma, Termini Imerese, Rieti, Latina, Isola Liri, Casperia, Allerona, oltre che nei maggiori teatri e piazze della provincia di Viterbo. I suoi componenti organizzano corsi di teatro e mimo e collaborano con progetti M.I.U.R. della Regione Lazio. Attualmente la compagnia registra 30 soci, tra attori, tecnici e collaboratori tutti animati da grande entusiasmo e che continuano l’attività sotto il vessillo del volontariato, con impegno e professionalità. Per informazioni: info@favlviterbo.it, Compagnia Teatrale FAVL - Via S. Giacomo, 24 - 01100 Viterbo - Tel. 0761-307521 - Fax 0761-307521 Francesca Bruti A Natale...“Siamo tutti più buoni” Patrizia Labellarte A Natale…”siamo tutti più buoni”!Quante volte avete sentito questa frase? Ma, soprattutto, quante volte siete stati proprio voi a pronunciarla? Ormai è diventato un modo di dire, una frase scontata, buttata la quando ci si vuole giustificare di qualcosa o quando si vuole chiudere in fretta e furia un discorso. Con i tempi che corrono… magari, riconoscessimo i nostri sbagli e divenissimo tutti più buoni! Come dice il proverbio:“tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare”!... sante parole! Altro che Natale e buoni propositi qui ci vorrebbe un miracolo! Nella società in cui viviamo e di cui siamo gli artefici, ahimè, se ne sentono e se ne vedono di tutti i colori: risse, violenze politiche, aggressioni, umiliazioni, minacce. Ed anche in una piccola città come la nostra, questo tipo di episodi cominciano a susseguirsi con una costanza preoccupante. Tutti i giornali nazionali e locali, compresi noi, parlano del fenomeno bullismo, della nuova moda di picchiare ragazzi disabili, minacciare i propri professori ed immortalare, poi, queste bravate con il telefonino per mandarle infine su internet. È un fenomeno di massa, espressione di un modo di vivere che accomuna gran parte dei giovani di oggi. Un problema sollevatosi in molto città d’Italia, a Viterbo, fortunatamente tutto tace… ma chissà?! Purtroppo, da noi, si ha, a che fare con un altro tipo di aggressioni, quelle di stampo squadrista, situazione non facile, direi, visto che si parla comunque di violenza allo stato puro tra giovani di visioni politiche differenti. Questo scenario rappresenta perfettamente il quadro di una realtà, la nostra, in cui non c’è più un dialogo, un confronto civile. Oggi si ragiona e si risolve tutto a suon di botte, pugni e calci (quando va bene). Mah… a che punto siamo arrivati!? Non c’è più rispetto per niente, neppure per noi stessi, non c’è più educazione, nessun segnale di civiltà. Esiste solo maleducazione, menefreghismo, arroganza. Ma dov’è la tolleranza, il rispetto delle regole, la libertà di esprimere le proprie opinioni? Ma soprattutto, che ne sarà di noi, del nostro futuro se partiamo con questi presupposti? Hanno ragione i nostri nonni quando dicono che i tempi sono cambiati. Oggi, abbiamo tutto, troppo (e nonostante, non ci accontentiamo mai), viviamo in un mondo di apparenza e superficialità… ah, quanto ci farebbe bene tornare per un po' indietro nel tempo ed assaporare i veri valori della vita! Eh, già, è impossibile…e allora, dobbiamo impegnarci tutti, dapprima la famiglia, le istituzioni per cercare di vincere questa battaglia che ci riguarda da vicino. Così come ho iniziato questo articolo, allo stesso modo lo concludo : a Natale… siamo tutti più buoni… riflettiamo e approfittiamo del periodo per iniziare a cambiare… non è mai troppo tardi. Patrizia Labellarte Il Calendario di Ezio Riccardo Manca L’anno che verrà, visto dall’Associazione “Assi della Tuscia”. Si potrebbe riassumere così, l’idea portata brillantemente a termine dal viterbese Ezio Piacentini e da alcuni amici che ruotano attorno all’associazione stessa. Si tratta del calendario “Assi della Tuscia - Ros 2007”, realizzato con il Patrocinio dell’Amministrazione provinciale di Viterbo, in distribuzione dal primo Dicembre scorso, presso gli esercizi commerciali che hanno aderito all’iniziativa editoriale. Tra gli sponsor svetta la Banca di Viterbo. Quest’anno, per l’edizione 2007, l’idea è scaturita dalla Viterbo Città Papale. Nei tredici fogli del calendario, infatti, viene ripercorsa in maniera abbastanza esauriente, con fotografie e stemmi, l’epoca della Residenza papale nel Capoluogo della Tuscia. Oltre ai pontefici residenti nello splendido Palazzo di Piazza San Lorenzo, nel “Ros 2007”, trovano spazio anche alcuni vescovi che si sono succeduti negli anni a Viterbo ed i cardinali nati nel Viterbese. Da Adriano V a Gregorio X, passando per Giovanni XXI, unico pontefice portoghese nella storia della chiesa. Da mons. Emidio Trenta all’indimenticabile mons. Fiorino Tagliaferri, passando per mons. Luigi Boccadoro, per quanto riguarda i vescovi. Spiccano, invece, tra i cardinali: Pietro La Fontane, nato a Viterbo il 28 Novembre 1860; Giacomo Oddi, vescovo di Viterbo dal 1750 al 1770. Degna di nota anche la veste grafica del lavoro curata dalla Tipografia Quatrini di Viterbo. Si ricordano tra i precedenti calendari, quello del 2005, dedicato alle miss viterbesi; quello dell’anno in corso, invece, era intitolato “Presidenti e Sindaci”. Nel 2007 sarà la volta di “Papi, Cardinali e Vescovi”, ma questa è storia dei nostri giorni. Davvero una bella iniziativa. Riccardo Manca Studenti viterbesi ad Auschwitz Francesca Bruti In questo periodo in cui sono frequenti gli episodi di bullismo e violenza giovanile, ritengo molto importante l’iniziativa promossa dalla Provincia e dal Comune di Viterbo di avvicinare i giovani viterbesi a quei luoghi, che per milioni di persone hanno significato la negazione del diritto alla vita. Relativamente al progetto “Memoria per la Pace”, nella mattinata del 2 Dicembre, è partita una rappresentanza studentesca di dodici scuole superiori della Tuscia, accompagnata dal presidente della Provincia di Viterbo, Alessandro Mazzoli e dall’aAssessore alla Pace, Giuseppe Picchiarelli, con destinazione la città polacca di Auschwitz. All’iniziativa partecipano due studenti per ogni istituto superiore, selezionati da un’apposita commissione in base ad uno specifico progetto scolastico. Secondo le parole dell’assessore, questo viaggio ha l’intento di «far assumere consapevolezza dell’atrocità di un dramma come quello della Shoah, in cui per la prima volta nella storia si è rivelato il barbaro concetto di un nemico ontologico in cui l’essere umano veniva considerato da abbattere soltanto in funzione della sua religione, razza o aspetto fisico». Ogni ragazzo potrà raccontare la propria esperienza, mettendola per iscritto su un diario ricevuto per l’occasione e, al ritorno, verrà organizzata una giornata assembleare in cui i partecipanti sensibilizzeranno i loro compagni sull’esperienza vissuta. Partecipano al progetto: il Liceo Scientifico “Cardinal Ragonesi” di Viterbo, l’Itsig “Leonardo da Vinci” di Viterbo, l’Isis di Tarquinia, il Liceo “Besta” di Orte, l’Isa “Ridossi” di Civita Castellana, l’Ipsia “Marconi” di Tuscania, l’Iis “Agosti” di Bagnoregio, il Liceo Classico “Buratti” di Viterbo, l’Itcg “Dalla Chiesa” di Montefiascone, il Liceo “Galilei” di Tuscania, l’Ipsct “Orioli” di Viterbo e l’Isis “Colasanti” di Civita Castellana. Francesca Bruti Auto ibrida in Provincia Patrizia Labellarte In occasione dell’inaugurazione della nuova sede del settore trasporti della Provincia, è stata presentata la prima auto ibrida del mondo in possesso di un ente pubblico. Un motore elettrico ed un altro meccanico, il primo ideato per la città, per non inquinare, il secondo da usare per spostarsi fuori dal centro urbano. “È senza dubbio una novità - hanno detto il Presidente della Provincia Alessandro Mazzoli e l’Assessore al traffico Renzo Trappolini - è un segnale di attenzione alla tutela dell’ambiente ma anche un segnale politico che questa amministrazione vuole dimostrare ai cittadini e alle imprese. La Provincia di Viterbo lavora per accogliere questa sfida e per far aumentare i consensi”. Una macchina a tutti gli effetti, che presenta un cruscotto con le stesse funzionalità di un’auto tradizionale, solo che al posto dell’indicatore del livello di carburante, il conducente verificherà, invece, il livello della carica delle batterie. Insomma, un’ottima performance nel caotico traffico cittadino ad inquinamento zero! Patrizia Labellarte Centro sociale del Pilastro Pantaleo Spagna Con il mese di Novembre, il Centro Polivalente Pilastro, ha dato inizio alle celebrazioni di fine anno. Quest’anno 2006, ricorre il nono anniversario della sua fondazione. In questi due lustri trascorsi, il Centro è cresciuto di molto. Sono cresciuti i suoi iscritti e tante sono state le attività svolte, sia ludiche che culturali, purtroppo i suoi locali non sono cresciuti di pari passo e allo stato attuale, non sono più idonei per i suoi innumerevoli utenti. Si spera che alla fine, l’Amministrazione comunale ed i Servizi sociali del Comune di Viterbo, si decideranno di provvedere all’ampliamento dei locali di che trattasi. Con il mese di Ottobre u.s., sono cominciate le celebrazioni di fine anno. Il giorno 28 u.s., il Centro in collaborazione della III Circoscrizione, per celebrare la Festa d’Autunno ha svolto la II festa delle castagne, con degustazione di caldarroste per tutte le persone che fossero intervenute alla manifestazione (sempre per la mancanza di locali idonei, la festa si è dovuta svolgere sulla via C. Minciotti). All’interno della festa, sono intervenuti poeti della Tuscia Dialettale per recital di poesie in collaborazione con le poetesse del Centro, il poeta Peppe Zena ha declamato una serie di stornelli romaneschi che hanno rallegrato il numeroso pubblico intervenuto. Il giorno 30 Novembre, per la ricorrenza della festività di Sant’Andrea, il Comitato di gestione del Centro, come di consuetudine degli anni precedenti, ha distribuito ai bambini, (nipoti degli utenti ultra sessantenni) un bellissimo pesce di cioccolato con tanta gioia e soddisfazione dei piccoli bambini e anche dei nonni intervenuti. Per il prossimo 17 Dicembre, nella palestra della parrocchia del Sacro Cuore, si terrà la festa di fine anno con una tombola straordinaria, musica, balli, canzoni e altro. La serata sarà allietata dallo showman Renato e la sua chitarra. Per il giorno 5 Gennaio 2007, ormai alla settima edizione, sempre organizzata dal Centro Pilastro, sfilerà per le vie di Viterbo, la calza della befana più lunga del mondo. Questa edizione sarà dedica alla Casa famiglia di Pianoscarano. I festeggiamenti della ricorrenza del 9° anno del Centro Polivalente Pilastro, termineranno con un bellissimo concerto vocale della corale San Giovanni di Bagnaia, che si terrà nelle ore pomeridiane di domenica 6 Gennaio 2007, nella Chiesa del Sacro Cuore. Tutti sono invitati. Pantaleo Spagna Affidiamoci all’istinto Claudio Santella A dispetto di ogni altra opinione credo che, tutto sommato, si debba ringraziare Prodi. Provate ad immaginare che cosa sarebbe accaduto se le risoluzioni prese dall’attuale governo fossero state adottate dal governo Berlusconi: sarebbe scoppiata la guerra civile; no global, globetrotters, girotondini, girondini, giacobini, scioperi generali, bianchi, neri, gialli, a singhiozzo, a scacchiera, sbandieratori di pace, trick-track, petardi, fuochi d’artificio e carnevalate varie. Chi più ne ha più ne metta. Le strade sarebbero state invase da questa plebaglia mercenaria, violenta e scroccona. Con Prodi, invece, nulla. Con Prodi può accadere di tutto ed il contrario di tutto: nessuna reazione. Con Prodi c’è la pace sociale. Prodi ha la fiducia del Popolo italiano, sia direttamente che attraverso i suoi rappresentanti in Parlamento: non v’è dubbio. Ho, tuttavia, la sensazione che qualcosa non sia chiaro, che qualcosa non vada. Un invito cortese a tutti coloro che hanno la possibilità di documentarsi, e poi magari, qualora lo vogliano, di far sapere, se gli animali, nei vari laboratori e nei vari giardini zoologici o altrove, stiano dando segni di irrequietezza, come fanno, per istinto, nell’imminenza di una catastrofe. Grazie. Claudio Santella Viterbo migliore Sanclaudio Nel pomeriggio di lunedì 4 dicembre, nella sala delle conferenze dell’Amministrazione provinciale, si è tenuta una assemblea pubblica per ovviare lo stato di degrado progressivo in cui versa Viterbo. Promossa dal Comitato per il Centro Storico e sotto la guida dell’avvocato Maria Rita Valeri, l’assemblea ha visto la compartecipazione degli altri comitati viterbesi, sorti per la tutela della nostra città. Scopo dell’iniziativa è stato ed è quello di unire le varie rimostranze dei diversi comitati per migliorare la vivibilità a Viterbo. Oltre al Comitato Centro Storico hanno partecipato il Comitato Pratogiardino, il Comitato San Pellegrino, il Comitato Piazza della Rocca, il Comitato San Faustino, il Comitato Quartiere Sant’Agostino, il Comitato per la Tutela dell’Ambiente e dei Beni Culturali, nonché alcune associazioni e personaggi di spicco che si sono messi in luce, in passato, per iniziative volte ad evitare o quanto meno a limitare il degrado in cui versa, purtroppo, la nostra città. Da sottolineare anche la partecipazione e gli interventi pregevoli di alcuni docenti universitari. Diversi gli interventi; tutti più o meno interessanti. Tutti, però, legati da un filo conduttore comune che, probabilmente, è stato la causa dei rispettivi insuccessi ed indirettamente ha giustificato l’inerzia delle amministrazioni comunali: ognuno ha manifestato un interesse singolo, particolare, quasi personale. Unica nota fuori dal coro l’intervento del rappresentante del Codacons, il quale ha sottolineato che il male va ricercato non in questo o in quell’altro inadempimento delle varie amministrazioni che si sono succedute nel tempo, ma nel DNA delle stesse, che le porta, sistematicamente, ad eludere, quando a non adempiere, gli interessi dei cittadini. Il rappresentante del Codacons ha parlato di un comportamento marchiato da recidiva aggravata e reiterata ed ha indicato i mezzi per sollecitare e costringere l’amministrazione a realizzare concretamente quei compiti che le sono propri. Naturalmente la cosa non è semplice, perché ognuno deve rinunciare a qualcosa: la realizzazione degli interessi di Viterbo non costituisce una passerella per mettersi in mostra per un fine diverso: questo deve essere chiaro. L’avvocato Maria Rita Valeri ha colto al volo i lati negativi delle varie richieste frammentarie dei singoli comitati, ha rivolto loro l’invito a manifestare congiuntamente ed ha proposto la costituzione di un Comitato unitario, che portasse avanti l’interesse comune di una Viterbo migliore. Simpatica la letterina rivolta a Babbo Natale fatta trovare su ogni poltrona della sala, peraltro gremita, con il preambolo Vorrei che la mia città….. Utili le due mozioni all’ingresso della sala attraverso le quali si richiede al Sindaco di regolare l’orario di chiusura dei pubblici esercizi rumorosi e di organizzare il corpo della Polizia Urbana in modo da poter far fronte alle varie esigenze dei cittadini, anche durante le ore notturne. Non resta che augurarci il successo di quanto intrapreso. La presenza dell’avvocato Maria Rita Valeri, guida e coordinatrice delle varie iniziative, costituisce una garanzia. Sanclaudio Festa degli Alberi accolto il nostro invito Claudio Santella Sul numero 21 de “La città”, dell’8 novembre ultimo scorso, ci siamo fatti promotori presso le varie autorità dell’iniziativa di celebrare, con gli alunni delle scuole primarie, la festa degli alberi, che negli anni passati cadeva il 21 novembre. Grazie al progetto portato avanti da Legambiente ed al contributo della Provincia di Viterbo il nostro invito - desiderio è stato raccolto ed esaudito. L’Amministrazione Provinciale di Viterbo ha acquistato e messo a disposizione di alcuni istituti scolastici della Tuscia circa 150 alberelli, consentendo così ai bambini di quelle scuole di festeggiare, nella giornata del 21 novembre, il “vecchio amico albero” come ai “vecchi tempi”. Protagonisti indiscussi, insieme agli alberi, i bambini delle scuole elementari “De Amicis”, “Silvio Canevari” e della scuola media “Pietro Vanni”, hanno condiviso con altri, delle scuole primarie di Bassano Romano e di Vitorchiano, il piacere di mettere a dimora tanti alberelli. Una giornata che rimarrà impressa nella mente di quei bambini e di quei ragazzi, una giornata che in futuro racconteranno prima ai loro figli e poi dei loro nipoti, parlando degli alberi che hanno piantato e, magari, mostrando loro quelle stesse piante che hanno tenuto a battesimo, trasmetteranno alle future generazioni la lezione un po’ diversa ed un po’ particolare, finalizzata al rispetto della natura e dell’ambiente, ricevuta nell’occasione. L’assessore provinciale all’ambiente, Tolmino Piazzai, ha voluto sottolineare con la sua presenza l’importanza della ricorrenza ed unitosi ai bambini, in questa bella cerimonia, ha rivolto loro significative ed appropriate parole: “Gli alberi sono il nostro presente – ha detto l’assessore- ma sono soprattutto il nostro futuro. Ve li abbiamo consegnati affinché abbiate cura di loro e li aiutiate a crescere”. Auguriamoci che l’esempio dato dall’assessore Piazzai si diffonda tra i vari nostri amministratori e che il seme gettato attecchisca sul nostro territorio così come altrove. Claudio Santella Baccaionate...fino ad un certo punto Baccaione BERLUSCONI E PRODI - Il primo a fare gli auguri a Berlusconi perché si ristabilisse quanto prima è stato Prodi. Il fatto non deve meravigliare: Prodi ha tutto l’interesse a che Berlusconi torni in piena attività: gli serve da catalizzatore per mantenere unita l’Unione: venuto meno, politicamente, Berlusconi, Prodi rischia davvero di andare a casa. Non v’è più necessità che tutta la sinistra resti unita. Passato il pericolo ognuno, a sinistra, potrà attentare alla poltrona di Prodi. Sono dunque auguri sinceri quelli di Prodi? Mi auguro di sì, perché non voglio escludere né l’una né l’altra l’altra ipotesi. Però non posso escludere il dubbio. FEDERALISMO FISCALE – Umberto Bossi si fa in quattro per attuare il federalismo fiscale. E con lui si fa in quattro tutta la Lega. Il Sud dell’Italia è particolarmente preso di mira. A torto o a ragione non lo so, so però che a Bossi ed alla Lega sfugge una cosa: il Sud il federalismo fiscale lo ha già attuato da tempo. In una parte del Sud c’è la Mafia, in un’altra parte del Sud c’è la ‘Ndrangheta, in un’altra parte c’è la Sacra Corona Unita, in un’altra ancora c’è la Camorra, allargando lo sguardo troviamo l’anonima sequestri. Non so se qualche altra organizzazione mi sfugge, però questo federalismo fiscale sembra funzionare. Pagato il dovuto “pizzo”, che racchiude in sé le varie forme di tasse dove quel federalismo fiscale non c’è, nessuno si fa più vedere: il cittadino vive tranquillo. I conti sull’entità del “pizzo” al cittadino li fanno le stesse “istituzioni” in loco in quantità percentuale ai guadagni. Sembra non si sia mai verificato un errore. I commercialisti liberi professionisti sono in rivolta: non battono più un chiodo. Questo tipo di federalismo funziona così bene che e stato preso ad esempio anche all’estero. Riflettano Bossi e compagni sul da farsi, altrimenti le loro fatiche risulteranno sterili come i tentativi di un eunuco. A buon intenditor….. PALLONE D’ORO - Il pallone d’oro è andato a Fabio Cannavaro. Un fuoriclasse determinante per la sua squadra. Il Capitano di una squadra Campione del mondo, composta da altrettanti fuoriclasse, molti altrettanto determinanti. Mi piace immaginare che Cannavaro abbia ritirato il pallone d’oro un po’ a nome di tutta la Nazionale Italiana. Caro Fabio, ti prego, dedica quel pallone a tutta la squadra dell’Italia Campione del Mondo; quella squadra che hai sostenuto e che ti ha sostenuto, quella squadra che hai onorato e che ti ha onorato, quella squadra meritevole, come, te di altrettanti palloni d’oro. Un bel gesto che oltre a sottolineare in tutto la superiorità e l’estraneità di quella squadra, tutta, alle vicende di calciopoli e quant’altro, farebbe piacere a tutti gli Italiani e ti farebbe onore. Grazie. Baccaione Ci scrive un invalido civile Ricevo e volentieri pubblico: Egregio signor Mauro Galeotti Lo scrivente, invalido civile al 100%, fa presente la cosa assurda accadutagli, il giorno 20 ottobre 2006 mi sono recato presso la direzione di un quotidiano e un addetto mi ha negato che seduta stante estendessi la lettera di pubblicazione, facendomi fare un fax. Trovò la scusante che il fax aveva delle scritture a macchina di colore rosso e non poteva interpretare cosa era scritto, una delle mie figlie portò la copia a mano e le disse che fra qualche giorno lo avrebbe fatto uscire sul detto giornale. Cosa che non avvenne, la mattina del 24 ottobre venni chiamato telefonicamente dalla AIRRI per iniziare la terapia, feci osservare che mi avevano chiamato per un ricovero all'ospedale San Filippo di Roma, rimanemmo negli accordi che appena finiva detto ricovero avrei dovuto avvisare la direzione. Io feci di più, mi recai la mattina del 9 novembre presso la direzione e mi dissero che avrebbero in breve termine di farmi entrare in terapia. La richiesta per la terapia il mio medico curante in data 13 aprile 2006 la direzione mi chiamò a maggio u.s. a visita medica, nel mese di settembre fui invitato nuovamente alla visita dallo stesso medico. Dopo l'ennesimo sollecito telefonico, che raramente riuscivo a prendere il numero sempre muto, mi disse che la cornetta era staccata. E qui sono diventato sospettoso, pensando alla condotta del signor del giornale quotidiano, e mi convinse che tra lui e la ditta era avvenuta forse qualche comunicazione in merito, nel modo in cui si vive tutto può essere possibile. Il giorno 26 u.s. telefonai per avere notizie in merito a mi fu risposto che la mia pratica verrà presa in considerazione nel mese di gennaio p.v. La Sanità come fa a dare in appalto a persone così inaffidabili riguardo la categoria degli invalidi civili? Non mi so spiegare simile comportamento nei miei riguardi, forse c'è qualcosa di personale? Sarebbe necessario domandare quali siano i tempi per essere assistiti. Nella certezza che venga pubblicato quanto sopra la saluto cordialmente. Lettera firmata
Che dire caro signore mio, io le ho pubblicato la lettera, rendendo pubblico il suo disagio, speriamo che serva, a chi ha in mano le redini della sanità viterbese, a migliorare i servizi. postato da: Spvit | 10:08 | |