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giovedì, novembre 23, 2006 La Città
22 Novembre 2006 Anno XVI n° 22 Domenica 3 Dicembre 2006 MERCATINO DELLE CURIOSITA’ SUL PARCHEGGIO DEL CENTRO COMMERCIALE TUSCIA per prenotazioni telefonare al 3393337869 Caro Bertoldo Giovanni non lo avresti creduto Eppure è così Mauro Galeotti Quella mattina del 1212, mastro Bertoldo Giovanni si alzò molto presto, doveva costruire la più bella e rinomata fontana dell'illustrissima città di Viterbo.Sì, si alzò di buona lena, perché l'impegno preso, su ordine dei priori della città, era importante. Era, infatti, sua tutta le responsabilità di realizzare in pietra di peperino, di quello buono, il disegno tracciato sapientemente da un'ottima mano, su un foglio di carta diligentemente arrotolato. Doveva animare l'inanimato! Doveva realizzare un'opera d'arte! Lo stesso pesante impegno pulsava nelle vene del suo collega, mastro anche egli, tale Pietro di Giovanni. Mastro Bertoldo Giovanni, lungo la strada che doveva percorrere per raggiungere la piazza posta in fondo a Porta san Sisto, vedeva già l'opera completa. Vedeva i gradini, sapientemente elevati, abbracciare la fontana per proteggere la grande vasca a croce. Vedeva le bocchette delle teste dei leoni cariche d'acqua che lasciavano cadere il prezioso liquido nelle brocche delle donne. Vedeva le vasche superiori piene d'acqua con gli uccellini ed i piccioni intenti a dissetarsi. Vedeva il pinnacolo terminale della fontana lanciare verso il cielo un getto prepotente, sicuro, interminabile, che cedeva solo alla inopportuna, irresistibile forza di gravità della terra, ricadendo fragorosamente, in mille e mille gocce, sulla massa acconciata del peperino sottostante, inondando senza scampo tutto l'immaginabile. Concio dopo concio i due mastri portarono a termine quella che venne chiamata Fontana Grande, e non fu un nome a caso, era grande, ossia magnifica, davvero. Terminati i lavori, più volte, Bertoldo Giovanni e Pietro di Giovanni, si recarono al cospetto della loro opera per ammirarla, per commentarla, per viverla. Tanti i pensieri che correvano nelle loro teste... le donne, gli uccelli, il cielo, l'acqua, il peperino, i gradini, i leoni, le vasche... non pensarono certo che i Viterbesi del 2006 la ignorassero totalmente, abbandonandola a se stessa tra sporcizia, incuria, bocchette otturate, acqua putrida e di notte al buio. Mauro Galeotti Il denaro non puzza!!! Bruno Matteacci Grazie all'amico Carlo Bruti, noto fotografo viterbese, ho avuto la fotografia a fianco riprodotta che, negli anni Cinquanta, fece il proprio padre, Secondo, anch'egli fotografo di prestigio. Trattasi di una fotografia di un vespasiano che si trovava in via Romanelli. A quell'epoca ve ne erano altri, ne ricordo: uno, doppio in via San Marco, uno doppio in piazza della Vittoria, uno in via Mazzini, due o tre a piazza della Rocca, alla sinistra di porta Fiorentina uscendo ed uno, doppio, che feci mettere io dall'amministrazione Smargiassi, lungo via del Prato Giardino, scendendo, vicino all'incrocio con via Signorelli.Per i più giovani voglio ricordare che trattasi di un orinatoio pubblico, a forma di edicola, nascosto all'occhio indiscreto del passante, ma molto utile e gradito agli uomini di ogni età. L’imperatore Vespasiano, dal quale poi l'orinatoio prese il nome, nell’istituirli, pensò di far pagare una tassa a chi se ne serviva ed alle obiezioni di alcuno rispose: “il denaro non puzza”. Con il progresso questi monumenti sono spariti nella città, e nessuno ha tenuto conto che la popolazione degli anziani è raddoppiata ed è prossima a triplicarsi, rispetto ai giovani, con le conseguenti necessità, urgenti e non differibili. Il Comune di Viterbo e per esso, l'assessore Giovanni Arena credo pensi, che certe esigenze fisiologiche si manifestino solo i primi quattro giorni di novembre. Infatti, si è notato che in quei quattro giorni nel cimitero di San Lazzaro sono stati messi in funzione alcuni gabinetti chimici, ma che subito sono stati rimossi e portati via. Ma è possibile che sull'argomento ci si debba, ancora, tornare sopra? Per chi frequenta il cimitero è facile e sovente notare che si trovano resti di deizioni umane negli angoli, più impensati, tra le tombe lasciate da qualche povero cristiano, magari malato, che ha inteso andare a trovare un congiunto o un amico; correndo il rischio che ognuno può immaginare. Ciò non va bene, non va bene a tanti visitatori del cimitero che, da tempo, rivendicano un servizio più accurato. La conclusione, dopo la premessa iniziale è una sola: in città il problema lo si sente molto di meno in quanto ci sono molti pubblici servizi che possono concedere, tra un caffè ed un aperitivo, l’uso dei servizi igienici. Comunque, tanto per rimanere in argomento, con la speranza di non doverci ritornare sopra, rappresento l’assurda pretesa del pagamento del servizio prestato nella stazione di Porta Fiorentina. Forse anche a Viterbo c’è chi pensa che “il denaro non puzza”? Bruno Matteacci Sport sì!! Violenza no!! Claudio Santella Il Quotidiano “Nuovo Viterbo Oggi”, il giorno 8 novembre, ha pubblicato la lettera di una mamma tifosa sui brutti fatti avvenuti il 5 novembre durante la partita, tenutasi al campo sportivo del quartiere Ellera, tra le squadre di terza categoria del Paradiso e del Faleria. Lamentava l’autrice della lettera le manifestazioni di violenza gratuita verificatesi, durante l’arco della partita, sia in campo, sia, cosa ancora più grave, in panchina.Corretta nell’espressione, chiara nell’esporre i fatti, la tifosa indicava senza mezzi termini e senza equivoci, gli autori delle ingiustificate ed inaccettabili manifestazioni di violenza messe in atto dai giocatori e dall’allenatore del Faleria. Brava! Brava e giusta! Fortunatamente, sottolineava la tifosa, alcuni genitori dei giocatori di casa, nel vedere i loro figli in pericolo, erano riusciti ad entrare di forza nel campo ed a dividere i ragazzi che nel frattempo erano passati dalle parole ai fatti. Rimandiamo quanti avessero voglia e curiosità dei particolari alla lettura delle lettera pubblicata a pagina 17 del citato quotidiano. Da parte nostra dobbiamo rilevare, purtroppo, che quelle manifestazioni di violenza non sono rimaste isolate. La domenica successiva, 12 novembre, infatti, altre manifestazioni di violenza, altrettanto gratuite, si sono verificate durante la partita di calcio svoltasi tra gli allievi delle squadre del Santa Barbara e del Pilastro, giocata sullo stesso campo dell’Ellera. Le manifestazioni violente, fortunatamente, non hanno raggiunto né le punte né la continuità di quelle, così come descritte, tra le squadre del Paradiso e del Faleria, ma sono da considerarsi ugualmente inaccettabili ed inammissibili, perché rivelano una matrice tutt’altro che sportiva, che è a monte degli avvenimenti di gioco, e, soprattutto, perché le squadre degli allievi sono composte da ragazzi di quindici e di sedici anni, cui dovrebbe essere non solo un dovere, ma anche un piacere insegnare l’educazione, soprattutto attraverso lo sport. Tra le squadre è apparsa subito una notevole differenza di qualità e di quantità di gioco, dovuta anche al fatto che la squadra del Santa Barbara era stata integrata per buona parte da ragazzi della categoria “Giovanissimi”, che hanno tredici e quattordici anni. La differenza era notevole ed evidente: più prestanti e più formati fisicamente, nonché più esperti e più dotati nel gioco i ragazzi del Pilastro; meno dotati, perché più giovani e più inesperti i ragazzi del Santa Barbara. Tanto è vero che la partita è finita con il risultato di 12 a 1 a favore del Pilastro. Il che la dice lunga. Questa differenza qualitativa e quantitativa ha reso ancor più incomprensibili alcuni episodi di violenza che si sono verificati ad opera di alcuni ragazzi della squadra del Pilastro. Attenzione bene, perché non voglio essere equivocato, né voglio accusare chi non ha colpe: la partita non è stata una bolgia, come quella denunciata attraverso la lettera della tifosa del Paradiso, ma almeno in un paio di occasioni si è degenerato. Una prima volta un giocatore del Pilastro ha reagito con un pugno ad un calcio ricevuto da un avversario, calcio che poteva sì essere evitato, ma che, comunque, non era tale da giustificare siffatta reazione. Sostituito, a furor di popolo, dalla panchina, il ragazzo veniva mandato negli spogliatoi dove sfogava i suoi sentimenti sferrando un pugno al vetro della porta degli spogliatoi stessi, procurandosi, così facendo, delle ferite lacero contuse ad una mano, per le quali riceveva subito le cure del caso. Una seconda volta il portiere del Pilastro, verso la fine della partita, a risultato abbondantemente acquisito, usciva a pugni chiusi colpendo la testa di un avversario, quando la palla era oltre un paio di spanne sopra la testa dello stesso, facendolo stramazzare a terra dove restava per alcuni secondi privo di sensi. Esemplare nei due casi il comportamento dell’arbitro il quale, prima non prendeva provvedimenti, sostenendo di non aver visto il fatto, poi, ancora senza prendere provvedimenti, sebbene la distanza tra palla e giocatore colpito era tanta da far sorgere più di un dubbio sull’accidentalità dell’evento e sebbene il modo di cadere a terra del malcapitato ragazzo non lasciava equivoci sulla violenza dell’impatto, ammetteva con notevole ritardo i soccorsi e solo dopo che il guardialinee, resosi conto della gravità del caso, interveniva direttamente e richiamava l’attenzione dello stesso arbitro e delle panchine. Ma degli arbitri tratteremo un’altra volta e separatamente, e non solo di loro. Quello che ci preme sottolineare ora, e sottolineare senza mezzi termini, sono non tanto gli episodi in sé, quanto quei modi di concepire una partita di calcio, un incontro sportivo, per di più tra ragazzi, in un modo che va ben oltre il significato di sport e di sano agonismo. Di un modo che non solo va oltre la prestanza fisica, ma che, cercando di tutelasi dietro di essa, la supera abbondantemente. Vincere a tutti i costi e con tutti i mezzi. Non solo non lasciarsi intimidire, ma intimidire ed anche oltre: più o meno violentemente. Ci si è sentito dire che queste cose nel calcio succedono, che sono azioni di gioco. Questo concetto non deve essere accettato. Questi concetti appartengono forse al calcio dei Blatter, dei Carraro, dei Galliani, dei Moggi, dei Girando, dei Zidane, e poi si materializzano in varie forme di violenza, non solo fisica. Ma non succedono nel calcio di uno sportivo. Non succedono nel calcio dei Nedved che, allora giocatore della Lazio, caduto in area e avuto un rigore a favore, si alzava e diceva all’arbitro Collina di essere caduto da solo, ricevendo davanti a tutti una stretta di mano che andava oltre i ringraziamenti. E’ trapelata impalpabile una violenza interiore che ha radici a monte, una violenza che non può essere tollerata e che è attuata da chi ne è vittima, perché ad un ragazzo di quell’età non può essere ascritta una forma di violenza spontanea e genetica, ma una forma di violenza manifestata e immessa dal di fuori da altri e successivamente coltivata e contrabbandata dagli stessi per normalità. E’ necessario che chi di dovere intervenga ed intervenga a monte. Non si deve consentire, afferma, ed a ragione, quella madre spettatrice e tifosa che ha scritto a “Nuovo Viterbo Oggi”, che certe persone continuino a frequentare i campi di calcio offendendo chi veramente è intenzionato a giocare a pallone o chi vuole semplicemente trascorrere una domenica all’aria aperta. Non si deve consentire a chi insegna la violenza, in teoria ed in pratica, ad avere contatti istituzionali con i giovani. Quanto sopra senza voler offendere nessuno, sia chiaro ed inequivocabile, ma al solo fine di bandire ogni forma di violenza dai campi di calcio e allo sport in genere. Denunciamo solo i fatti, restando naturalmente a disposizione di tutti, specialmente delle squadre citate, per eventuali repliche. Claudio Santella Presentazione del Dizionario Italiano-Viterbese di Vittorio Galeotti e Fiorenzo Nappo Agnese Galeotti L’Università degli studi della Tuscia di Viterbo e le edizioni Sette Città Viterbo invitano la cittadinanza alla presentazione del volume di Vittorio Galeotti e Fiorenzo Nappo “Dizionario italiano/viterbese – viterbese/italiano”.Insieme agli autori interverranno: Marco Mancini, magnifico rettore dell’Università della Tuscia; Sandra Puccini, docente di antropologia culturale; Marcello Arduini docente di antropologia culturale, Università della Tuscia. L’incontro avverrà, giovedì 7 dicembre 2006, a Viterbo, alle ore 16,30, nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli studi della Tuscia, in via Santa Maria in Gradi. Agnese Galeotti Associazione MODAVI Francesca Bruti Già in precedenza, avevo affrontato il tema dell’uso terapeutico della Cannabis, ma è notizia recente che l’attuale Ministero della Salute abbia deciso di raddoppiare il quantitativo massimo di Cannabis, riferito al principio attivo, da detenere per uso personale (da 500 a 1000 milligrammi). Al di là delle opinioni personali e dell’opportunità o meno di tale provvedimento, penso sia interessante sapere come la pensano coloro che affrontano giornalmente il fenomeno.A tal proposito, la sezione di Viterbo del MODAVI (Movimento delle Associazioni di Volontariato Italiano), il cui Presidente provinciale è Fabiana Merlo, è in accordo con la propria presidenza nazionale, nella figura di Marco Scurria, nell’esprimere grande stupore e contrarietà di fronte alla notizia dell’emissione del decreto ministeriale; il quale mirerebbe così all’applicazione di una sorta di liberalizzazione mascherata delle sostanze stupefacenti, permettendo a chiunque di far uso, in maniera indisturbata, di almeno 30 o 40 spinelli. Appare, infatti, quanto meno singolare che un Ministro della Salute, che in maniera particolare dovrebbe tutelare i giovani, abbia deciso addirittura di raddoppiare il quantitativo massimo di sostanze permesse. Il Modavi esprime un parere al riguardo, in quanto è un’associazione no profit che ha come scopo la promozione di interventi coordinati e competenti per la realizzazione sia di iniziative culturali che di recupero e prevenzione nei campi socio-sanitario, psicologico, ambientale ed ecologico. Opera in modo diretto per la promozione e la difesa dei diritti umani, nonché per diffondere tra i cittadini una coscienza solidaristica; si pone come strumento di promozione sociale intendendo sostenere, attraverso la sua azione diretta ed indiretta, la spontanea aggregazione ed il consolidamento del ruolo educativo, sociale e politico del volontariato. Nell’intento di favorire l’affermazione di valori tramite l’azione volontaria che mira a rimuovere le aree di disagio sociale, il Modavi apre la possibilità di aderire alle sue iniziative ad ogni cittadino, che però accetti lo statuto e le sue finalità, chiedendo l’iscrizione ad un gruppo di base già costituito o creandone uno nuovo. La sede del Modavi a Viterbo è in Via Monte Santo, 11 - Tel. 329/8110488. Francesca Bruti Parcheggio... ma quanto ce costi?! Patrizia Labellarte È nell’aria l’idea di realizzare un mega parcheggio a valle Faul.Direte voi…ma già c’è!? Si, ma un parcheggio assai “casereccio”, che si presenta con un terreno nudo e crudo, privo di asfalto, privo di una segnaletica adeguata, ma con tanta ghiaia e buche che, per gli amanti della guida sportiva è veramente un puro divertimento! Il progetto, invece, ha l’intento di realizzare un parcheggio come si deve: multipiano, su tre livelli, interrato per ben 500 posti auto, con conseguenti interventi sulla viabilità esistente con la creazione di un parco in superficie!...niente male!...se non fosse che questo rischia di essere minacciato dalla costruzione di un’area commerciale che porterebbe solamente a 280 posti auto. Di sicuro una violenza per il volto del centro storico, oltre ai disagi a go-go per la viabilità. La decisione spetta al Consiglio Comunale…mah, speriamo che opti per il parcheggio, visto che nella nostra città trovarlo diventa sempre più un’impresa ardua e quando lo si trova…beh, naturalmente è a pagamento! Un minuto, dieci minuti,un’ora…non importa quanto ci stai, la cifra è sempre la stessa: 1 euro. È chiaro, più è lunga la sosta, più gli euro da sborsare crescono! Ma in fondo, dove è il problema?...tanto paghiamo noi automobilisti! Del resto alternativa non c’è, visto che i parcheggi non a pagamento, a Viterbo, non esistono quasi più, fatta eccezione per alcuni, come quello di via Genova o quello di valle Faul. E poi, per quanto rimarranno così? Sicuramente ancora per poco. Presto, anche questi si adegueranno agli altri. Ma è giusto, secondo voi, pagare un euro e più, per dei posti auto che risultano essere in una posizione scomoda e un po’ lontana per raggiungere il centro? Pensate solamente a valle Faul e alla scarpinata in salita che vi aspetta per arrivare al Sacrario! Se, alle perse divenisse a pagamento, a mio avviso, sarebbe necessario fornire un servizio di navetta gratuito che eviti la straziante salita specie per le persone anziane o con disagi. Mi sembra il minimo!!! In attesa di questa nuova opera, se così sarà…viterbesi rassegnatevi, la soluzione è solo una: pagare, pagare e ancora pagare! Patrizia Labellarte Gran finale per il Festival teatrale Francesca Bruti Per quanto riguarda proprio le attività organizzate dalla FITA provinciale, questa settimana si concluderà al Teatro San Leonardo lo svolgimento del Festival Nazionale di Teatro Amatoriale, con l’assegnazione del “XI Premio Città di Viterbo”. Doppio appuntamento per il gran finale: sabato 25 alle ore 21 si esibirà la Compagnia Teatro Spazio Aperto di Milano con il classico “Il padre della sposa”; si tratta della compagnia vincitrice del recente Premio FITITALIA, assegnato alla festa del teatro a Sorrento lo scorso mese di ottobre. Infine, domenica 26, sarà in scena alle ore 16,30 la Compagnia Teatrale Sammartinese “Danilo Morucci” con lo spettacolo “Taxi a due piazze”; seguirà la Serata di Gala, all’interno della quale si consegneranno i premi secondo le diverse categorie, tra cui Miglior Spettacolo e Premio del Pubblico. Questi ultimi due premi rappresentano i due opposti ma ugualmente importanti criteri di valutazione adottati: il primo esprimerà il risultato finale della giuria critica, composta da amanti o esperti del settore; il secondo intende rappresentare il gradimento degli spettatori, che ogni volta hanno avuto modo di votare i singoli spettacoli, e il cui giudizio è fondamentale per coloro che lavorano con passione, proprio per offrire spettacoli di qualità al pubblico. Francesca Bruti Giornata contro la violenza alle donne Patrizia Labellarte Quest’anno la Provincia di Viterbo, grazie alla consigliera alle Pari opportunità, Lina Novelli, aderisce alle iniziative previste il 25 novembre per la “Giornata Internazionale contro la violenza alle donne”, a sostegno delle vittime di tratta, sfruttamento, discriminazioni e abusi. Questa giornata internazionale è stata indetta per la prima volta nel 1981 dalla conferenza latino-americana tenutasi a Bogotà, in Colombia. Una decisione, come spiega la consigliera, adottata per ricordare tre donne che il 25 novembre del 1960 furono uccise nella Repubblica Domenicana per aver fatto visita in carcere ad alcuni detenuti politici e farne il simbolo della lotta alla violenza femminile, sia essa fisica che psicologica. La consigliera auspica alla costituzione del primo centro antiviolenza provinciale, creato in collaborazione con l’associazione Erinna. Si vuole, attraverso questo progetto, sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno, cercando di creare una cultura diversa e più attenta all’universo femminile, sia ad offrire un concreto supporto alle numerose vittime della violenza. Patrizia Labellarte Consulta per il Teatro amatoriale Francesca Bruti Nei giorni scorsi, si è riunita per la prima volta, a Palazzo Gentili, la Consulta Provinciale delle Associazioni di Teatro Amatoriale, voluta dall’assessore alla Cultura della Provincia Renzo Trappolini. Della Consulta fanno parte il Presidente della Provincia Alessandro Mazzoli, l’Assessore Trappolini, un rappresentante di ognuna delle associazioni iscritte nell’elenco di Palazzo Gentili, la Fita, l’Apt, il dirigente del Settore Cultura della Provincia e un dipendente dello stesso con funzioni di segreteria; su richiesta, le sedute saranno aperte anche ad enti pubblici o privati che promuovono o svolgono attività rientranti nei settori di interesse della Consulta. Già dal primo incontro, tra gli enti partecipanti si sono raggiunti accordi positivi, soprattutto per quanto riguarda l’accesso ai finanziamenti. La Regione Lazio ha illustrato alcune idee, come proporre rappresentazioni nei teatri storici presenti nella Tuscia e puntare con forza alla creazione di eventi che ricadano nei territori oggetto di specifiche leggi di valorizzazione. Sul fronte della fruibilità delle rappresentazioni sui vari palchi della Tuscia, l’indicazione è arrivata dal Direttore dell’ATCL (Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio), Alessandro Berdini, secondo cui le associazioni dovrebbero collaborare con le scuole ed i piccoli Comuni per fare da traino. Invece, il Direttore dell’APT Marco Faregna ha proposto l’inserimento delle associazioni amatoriali nel cartellone della stagione teatrale di Ferento, un palcoscenico di primissimo piano. Infine, la partecipazione della FITA (Federazione Italiana Teatro Amatori), presieduta a livello provinciale da Bruno Mencarelli, è stata un ulteriore importante punto di riferimento, grazie alla sua esperienza pluridecennale e alle linee guida consigliate. Francesca Bruti Baccaionate Baccaione ITALIA meno 26 - Romano Prodi, alludendo ai miliardi di euro mancanti che avrebbe trovato nelle casse dello Stato quando è diventato Presidente del Consiglio dei ministri, ha affermato che l’Italia è come una squadra che parte da meno 26. Mi piace questa similitudine. Prodi, però, dovrebbe anche ricordare che se un allenatore di una squadra non fa punti dopo otto mesi di gestione viene allontanato. Che cosa si aspetta? i tifosi rumoreggiano. I SALTI DI PRODI – Prodi va capito. Da economista qual è si trova in imbarazzo a dover gestire l’azienda Italia dove il valore dell’utilità marginale di ogni singolo componente è maggiore dell’utilità totale dell’azienda. Deve saltare qua e là per accontentare tutti in modo da poter tirare avanti la baracca. E tutti battono cassa e pugni sul tavolo. E’ proprio vero: “tra un ammasso de schiavi e de ‘mbecilli più che er pensiero conteno li strilli”. IN BUONA SOSTANZA le difficoltà che deve affrontare Prodi sono evidenti a tutti: il problema è che non bisogna dirle. La finanziaria, come tutte le finanziarie, è di per sé un indice di malgoverno, perché deve porre rimedio agli sperperi che vengono fatti sistematicamente ogni anno. Ed ogni anno si cerca di recuperare agli sperperi, ma in modo sbagliato. Si vuol far credere agli Italiani che con qualche sacrificio tutto tornerà a posto: non è così. Non è così perché anziché eliminare gli sperperi si cerca di finanziarli con la raccolta pubblica di fondi. Nessuno degli sperperatori vuole rinunciare ai propri privilegi e tutti strillano non appena intravedono l’eventualità di una diminuzione della fetta di fondi loro attribuibile. Personalmente ritengo che se l’Italia vendesse i propri amministratori pubblici (ad ogni livello, militari compresi) per quello che prendono e li ricomprasse per quello che valgono, saremmo in attivo con il bilancio dello Stato. Il problema è trovare l’acquirente. LA CADUTA DI PRODI – Non facciamoci illusioni: Prodi non cadrà prima che la legislatura abbia superato i due anni e sei mesi, ovvero solo quando i vari parlamentari, freschi di nomina, avranno maturato il diritto alla pensione. E’ stato sempre così per tutti e lo sarà anche per costoro. Solo allora vi sarà la possibilità reale di tornare alle urne. Prima di quel tempo troveranno non uno ma mille espedienti per restare a galla, ed in questo saranno sempre tutti d’accordo, sia di destra che di sinistra. Vedrete. BERLUSCONI – Anche Berlusconi è costretto ad accettare che il governo Prodi non cada, o quantomeno che non si vada ad elezioni anticipate prima che i nuovi parlamentari acquisiscano il diritto a pensione. Forse non ci crederete, ma è così: se così non fosse, infatti, Berlusconi si sarebbe preoccupato di mandare in aula i suoi senatori, che per un motivo o per un altro disertano le votazioni, anziché invitare gli Italiani a scendere in piazza per manifestare inutilmente contro il governo. Purtroppo anche Berlusconi deve soggiacere a questo dissennato interesse comune. Non condanniamo però questo modo di comportarsi dei nostri deputati, perché quanti di noi, eletti parlamentari di prima nomina, non baderebbero ai propri interessi e si comporterebbero in modo diverso? Rispondiamo a noi stessi, ma seriamente ed in modo veritiero, tanto nessuno lo verrebbe a sapere. Baccaione Le poesie di Saverio Binelli Schiavismo Sputa addosso A chi ti tiene legato, non merita altro. Gridane il nome, forte. insegnarlo ai figli tuoi e spera che mai lo scordino. Possano almeno essi liberarsi dal giogo. Possano salire In alto, insieme con gli altri. Là è il posto Per tutti, anch’essi son figli di Dio. sputargli addosso, chè Dio non perdona i mascalzoni. Ai figli E’ amore Vero. Solo questo, non altro amore conosco. Necessario come la vita, perché vita vi diede. Con voi, a voi vicino, mai pago, mai sazio di voi. Paura di morire, per non perdervi. Anche se, certo io sono, di riabbracciarvi un giorno. Saverio Binelli Pancia e vino Simone Galeotti Il giorno 24 novembre, alle ore 16,30, nel quartiere di san Pellegrino di Viterbo, nella sala Zanon in via san Pellegrino 112 (angolo via san Pietro) si terrà la conferenza “Più conosci, più apprezzi”: un incontro-dibattito tra storia ed enogastronomia promosso dall’assessore all’Agricoltura del Comune di Viterbo, Giovanni Arena, ed organizzato dall’Associazione “Nuova Viterbo 2000”.Con questo convegno si vogliono mettere a confronto operatori ed amministratori del settore turistico e di quello agricolo al fine di promuovere le enormi risorse del nostro territorio, mai sufficientemente valorizzato. Sarà questa anche un’occasione per rivitalizzare il centro storico, e in particolare il quartiere di san Pellegrino, dove ancora vivono ed operano realtà che rappresentano il nostro tessuto storico, le nostre radici che non solo non dobbiamo dimenticare, ma che, al contrario, dobbiamo cercare di valorizzare sempre più. Tra i relatori, oltre all’assessore Giovanni Arena, sarà Fabio Brugnoli, presidente per il Lazio della Confederazione cooperative italiane Fedagri, nonché imprenditore agricolo, ed i ricercatori del CNR (IMC) Carmelo Cannarella e Valeria Piccioni. All’incontro seguirà una degustazione in una vicina cantina tufacea medievale. Simone Galeotti Ronciglione Riccardo Manca Le origini di Ronciglione si fanno risalire agli insediamenti abitativi di epoca etrusca, di cui restano modeste necropoli nelle valli tufacee.Vi sono testimonianze anche dell’epoca romana in cui è presumibile che la città fosse un “castrum” posto tra la Cassia Cimina e la Cassia Clodia. Incerta è invece l’origine del nome. Alcuni sostengono provenga dalla radice “rum” o “rom” di origine etrusca. Altri asseriscono che esso derivi da “Runcola” o “Roncilio”, appoggiandosi al fatto che già da molti anni vi si fabbricavano ronci ed attrezzi agricoli di ferro. L’ipotesi più accreditata sembra essere quella che derivi dalla “rupe fatta a forma di Roncola”, su cui sorge l’antico abitato. La capitale ed il potere Pontificio hanno fortemente influenzato la storia di Ronciglione. Nei secoli Roma ha conosciuto varie tristi vicissitudini fino all’affermazione del Ducato Romano che, sorto sullo sfacelo politico-amministrativo causato dalle invasioni per impulso dei Papi, permise il ritorno alla legge come base del vivere civile. Ronciglione vide l’affermarsi del governo rappresentato dal potere prefettizio, in particolare tra i Prefetti che ebbero a che fare con la Contea di Ronciglione, vi fu la potente famiglia di origine tedesca dei Prefetti di Vico, che prese il nome dal lago su cui dominò. Infatti, non potendo dominare direttamente la contea, si costruirono un alto castello a picco sul promontorio del Lago di Vico, di cui ancora oggi restano le rovine dette “il Castellaccio”. Temuti e forti dominarono dopo il mille, per circa quattro secoli. Intorno al 1537, Papa Paolo III Farnese unisce la contea di Ronciglione al ducato di Castro per Pier Luigi Farnese. Sotto i Farnese, Ronciglione, che era la capitale e la residenza ufficiale dei duchi, conobbe le magnificenze dell’Umanesimo e del Rinascimento. Sorsero gli edifici più vistosi che ancora oggi si ammirano come la Chiesa della Pace ed il Palazzo della Zecca, (andato distrutto nella guerra del 1944). Più importante ancora fu la realizzazione di una rete viaria ampissima e modernissima. Ronciglione, durante il governo dei Farnese, conobbe anche la prima rivoluzione dell'epoca, fu trasformata da agricola in una cittadina industriale, con l’apertura di ferriere, cartiere, ramiere e di altri opifici, grazie anche all’immissione dal nord di operai specializzati. La sua popolazione passò di netto da 3000 abitanti a 5500; sorse la seconda Ronciglione più ampia e ricca. Nel 1649 il pontefice Urbano VIII decise di togliere ai Farnese il Ducato di Castro e Ronciglione e così la cittadina passò di nuovo sotto il diretto dominio dei Papi. La sconfitta della famiglia Farnese avvenne con la totale distruzione della città Castro, che dopo cinque ore di combattimento fu rasa al suolo. Nel corso del Secondo Conflitto Mondiale Ronciglione venne bombardata il 5 Giugno 1944. Riccardo Manca Ci scrive Picone Ricevo e volentieri pubblico SFI/VT - SOCIETÀ FILOSOFICA ITALIANA Sezione di VITERBO Via della Pettinara, 44 - 01100 Viterbo www.societafilosoficadituscia.viterbo.it Viterbo 09.XI.2006 -Al Direttore di La Città, Quindicinale di opinione e servizi di Viterbo e provincia. Via T. Carletti, 35 Viterbo Caro Mauro, sento il dovere di ringraziare te e l’avv. Claudio Santella per aver ospitato su La Città n. 18 del 27 settembre u. s. uno dei migliori articoli, che mi è capitato di leggere sulla stampa viterbese, sulla giornata del 18 settembre al Liceo Classico “Buratti” di Viterbo, con la presenza del Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni. La giornata, promossa dalla SFI/VT, è stata di un significato che non esiterei a definire storico. Il Ministro Fioroni, pur essendo convocato dal Presidente della Repubblica, per l’inaugurazione dell’anno scolastico nazionale, ha ritenuto, con un moto affettivo verso la sua città, di inaugurare prima l’anno scolastico in terra di Tuscia. Ora, non è da tutti i giorni ritrovarsi un Ministro della Pubblica Istruzione figlio della città di Viterbo. Il lavori, presieduti da S. E. il Prefetto di Viterbo dott. Alessandro Giacchetti, hanno visto l’intervento di S. E. il Vescovo di Viterbo, mons. Lorenzo Chiarinelli, le relazioni del prof. Mauro Di Giandomenico, presidente nazionale della SFI-Società Filosofica Italiana e docente dell’Università di Bari, del prof. Aurelio Rizzacasa, viterbese e docente all’Università di Perugia, del prof. Antonio Vitolo, presidente dell’AIPA-Associazione di Psicologia Analitica e docente all’Università “La Sapienza” di Roma e del prof. Vincenzo De Michele, già dirigente scolastico, presidente della provincia di Caserta e amico di don Giuseppe Dossetti, del quale conserva un carteggio; il saluto del Presidente della Provincia di Viterbo, Alessandro Mazzoli; la presenza dell’Assessore alla Pubblica Istruzione della Provincia di Viterbo Ugo Gigli; altri assessori e funzionari della Provincia. L’iniziativa, posta nel quadro del Progetto “VITERBO CITTADELLA DI SAPIENZA” che, per l’anno in corso, ha trovato espressione nel “2° Festival dei Filosofi di Tuscia” dal 15 al 30 settembre, proseguendo con il Semestre Invernale di Filosofia per la Città: novembre 2006-maggio 2007 (dei cui eventi ti informo a parte), per quanto attiene alle Autorità istituzionali, politiche e religiose locali e nazionali, ha ottenuto un successo al di là delle aspettative. Infatti, ha ricevuto il patrocinio della Presidenza della Repubblica, con un telegramma ricco di apprezzamenti ed incoraggiamenti; il patrocinio del Senato della Repubblica; quella della Presidenza della Regione Lazio. Un elemento di criticità è stato, invece, la scarsa presenza dei Dirigenti Scolastici delle scuola della Tuscia, ai quali l’iniziativa era prevalentemente dedicata. A parte il nucleo dei Dirigenti che hanno generosamente assicurato la loro presenza, a partire dalla padrona di casa, prof.ssa Maria Teresa Ubertini, il prof. Luigi Valente, dirigente dell’Istituto Professionale “Orioli”, il prof. Giulio Giampietro, che dirige l’ITIS di Viterbo, il prof. Giuseppe Brescia, dirigente del “P. Savi”, la prof.ssa Agata Severi ed altri ancora, di cui qui mi scuso della mancata menzione a nominativo. In definitiva, su circa una ottantina di scuole, statali e paritarie, esistenti in terra di Tuscia, erano presenti meno di una ventina. L’interpretazione di tale fenomeno è sicuramente complessa. Innanzitutto, come Sezione viterbese della Società Filosofica Italiana, ci assumiamo la parte di responsabilità sulla carenza di una efficace e persuasiva comunicazione. Data anche la nostra recente costituzione (febbraio 2004), che non ci ha ancora consentito di dotarci di una struttura organizzativa efficiente ed efficace. Resta, tuttavia, una componente di inerzia a carico di un sistema scolastico della Tuscia che, nonostante il fatto che la legge sull’autonomia scolastica sia andata in vigore nel 1999, non ha ancora preso pienamente coscienza delle nuove responsabilità che la scuola ha nei confronti della cittadinanza. Alla quale deve rendere conto, innanzitutto, della qualità del servizio erogato, anche attraverso un nuovo protagonismo culturale di cui le scuole devono essere fonti propulsive. Intendiamoci, vi sono sul nostro territorio dirigenti scolastici e docenti di notevole livello professionale e tuttavia risulta a tutt’oggi difficile realizzare una rete effettiva, efficiente ed efficace, su di un servizio così primario, come quello di costruire il futuro delle risorse umane del nostro territorio. Giusta la lezione del governatore della Banca d’Italia del 9 novembre u. s. a “La Sapienza” di Roma, che indica la scuola come attività prioritaria per il rilancio dell’intero sistema Italia. Caro Direttore, mi sono dilungato su questi aspetti perché il tuo giornale, insieme ad altri mezzi di comunicazioni, enti e associazioni, è schierato generosamente in prima linea per scuotere il torpore culturale che ancora caratterizza questa nostra bella Terra di Tuscia e so che è l’amore per questa Città e il suo territorio che ci accomuna in uno stesso spirito di animazione per il rilancio delle potenzialità enormi che questa terra possiede. L’augurio è che ci possano essere sempre più numerose occasioni di sinergie tra quanti condividono i precedenti orizzonti di significato, adoperandosi, al di là delle appartenenze partitiche, di non perdere l’occasione storica di un Ministro della Repubblica cittadino di Viterbo. Con la più viva cordialità e l’amicizia di sempre. Il presidente della SFI/VT prof. Pasquale Picone postato da: Spvit | 13:59 | |