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giovedì, febbraio 28, 2008 Ti aspetto su ()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()() Domenica 6 Aprile 2008
ED OGNI PRIMA DOMENICA DEL MESE
MERCATINO DELLE CURIOSITA’
SUL PARCHEGGIO ESTERNO DEL CENTRO COMMERCIALE TUSCIA per prenotazioni telefonare al 3393337869 27 Febbraio 2008
Anno XVIII n° 4 Dobbiamo innanzi tutto crederci noi stessi Mai come canne al vento!!! Mauro Galeotti I genitori dell'aeroporto a Viterbo, terzo scalo laziale, sono riuniti a Viterbo nella forte e solida famiglia del Comitato per l’aeroporto e le opere della Tuscia.Tutti intorno sono i loro figli: la Regione Lazio, la Provincia di Viterbo, il Comune di Viterbo, i Comuni umbri, i Comuni toscani, testate giornalistiche, testate giornalistiche on line, associazioni, cittadini qualsiasi e tra questi pure io. Insieme a noi ecco spuntare i marpioni, quelli coi tentacoli del polipo, quelli che con le loro aderenze politiche, stanno già attorcigliando i possibili affari che un importante struttura come l’aeroporto può offrire. Questa nostra città mi pare diventata terra di conquista! Il primo che arriva e pianta la sua bandiera, irremovibile, fa quello che vuole, costruisce in ogni dove, sopra, sotto, sulla terra, sotto terra, e buca, scava, si infila tra il peperino tenace ed il morbido tufo per piantare le basi di immobili, che purtroppo rimarranno immobili. Il mostro-torre di Via Matteotti ne è l’esempio inamovibile. Prepotente, brutto, invadente, vergognoso, con le sue quattro sentinelle con l’elmo plumbeo a comignolo. Sentinelle che rinforzano i quattro angoli della torre, manco fossero speroni di sostegno... e, in più, disturbano il tranquillo transito su quella via. Ma dove sei finito settecentesco Palazzo Pocci, che tanta armonia davi a quella che un tempo era detta Via Principessa Margherita?! Oh! sì!! sono bastate poche bombe per atterrarti e ora un altro bombardamento sarebbe proprio opportuno per sgominare l’enorme, enormità, enormemente possente. Dobbiamo stare uniti con forza, e vigilare, perché gli interessi che stanno nascendo e nasceranno, con la realizzazione dello scalo aeroportuale, sono evidenti e non dobbiamo permettere che appetiti disonesti, sfruttatori, coinvolgano il territorio viterbese ed i suoi abitanti a forzature tali che potrebbero deviare gli interessi principali della Tuscia e dei suoi confinanti. Interessi per il lavoro, l’economia, il commercio, l’industria, il turismo, l’accoglienza, il folclore, lo sviluppo della viabilità e della rete ferroviaria, la cucina coi prodotti alimentari, la visibilità e la credibilità internazionali. Il segreto per ottenere il massimo dall’opportunità che Viterbo ha con la realizzazione dell’Aeroporto della Tuscia è quello di essere, innanzi tutto, tutti onesti, prima con noi stessi, poi con gli altri. Intendo dire non pensare agli affari propri e personali, ma a quelli che possano coinvolgere la comunità che convive nel territorio. Gli interessi di tutti premieranno le opportunità di ogni singolo cittadino, nessuno escluso. Lo so faccio ridere se penso, insieme a te, che mi stai leggendo, agli enormi interessi economici che stanno dietro alla macchina del potere. Se penso alla corsa che già è in atto, per carpire promesse, appalti, affari, intrallazzi, specialmente in questo periodo elettorale. Sai quante promesse faranno, sai quante belle parole diranno, sai quante cazzate si inventeranno per carpire il tuo voto, il nostro voto. Abituiamoci ai sorrisi ipocriti, agli abbracci fasulli, al numero di telefonino concesso a tutti per poi, dopo aver raggiunto lo scopo, cambiare quel numero. Prepariamoci ad una corsa ipocrita, ad un nuovo assalto alla città ed ai suoi abitanti. E mi spaventa quando guardo l’incompiuto Ospedale di Belcolle e a quello che doveva essere l’Ospedale psichiatrico, ridotto al solo scheletro di cemento armato. E penso all’Aeroporto!!! Infatti, mi spaventa la lungaggine burocratica che potrebbe avvolgere il nostro scalo aeroportuale. Mi spaventa il solo pensiero di vedere svanire nel tempo l’ennesimo sogno viterbese, dopo le promesse per il raddoppio della Cassia, le promesse per il potenziamento della ferrovia, le promesse per lo sviluppo industriale, le promesse per lo sviluppo termale. Parole sulle parole nelle parole che mi hanno accompagnato per tutta la vita! L’aeroporto sarà di tutti, e ovvio, ma lottiamo perché resti ai Viterbesi, a tutti i Viterbesi, e che non sia terra di conquista per i soliti mafiosi dell’edilizia, dell’economia, dell’industria, del turismo. Chi dovrà beneficiarne sarà solo ed esclusivamente Viterbo, con le sue mura, le sue torri, le sue chiese, le sue fontane, le sue piazze e... le sue genti! Facciamo sì che Viterbo sia protagonista! Non dobbiamo essere canne al vento!! a proteggerci, sono convinto, sarà, comunque, quel Padre Eterno abbandonato a se stesso. Dimenticato da tutti, rifugiatosi nel cinquecentesco Casaletto, costruito sulla Strada Capretta, ridotto ad ignobile ricettacolo di immondizia! Una vergogna per tutti noi. Mauro Galeotti Se prostrato mi adorerai... Claudio Santella Afferma il professor Luciano Eusebi, ordinario di diritto penale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, che una società civile che applica la pena di morte deroga all’imperativo, sul quale si fonda la democrazia, del mutuo riconoscimento tra gli individui come soggetti il cui esistere determina di per sé la titolarità dei diritti fondamentali e, in primis, della vita, a prescindere da qualsiasi altrui giudizio sulle condizioni, sulle qualità o sulle capacità che in un dato momento lo caratterizzino.La pena di morte, infatti, recide nella maniera più drastica e definitiva il rapporto con un altro individuo, poiché ne annulla la stessa soggettività: esprime così quanto più radicalmente, nei rapporti intersoggettivi, rappresenta il male. Essa, inoltre, costituisce un esercizio giuridicamente ponderato di quel male, vale a dire non dovuto a condotte emotive o trasgressive. Si tratta, infatti, dell’unico caso in cui l’ordinamento giuridico pianifica ed esige l’uccisione di un essere umano. Ove sia prevista da un ordinamento democratico, la condanna a morte pone pertanto ciascun cittadino dinnanzi alla corresponsabilità di una scelta pubblica avente palesemente per oggetto, comunque se ne dia motivazione, l’agire secondo il male. Ne consegue che accettare il ricorso a condanne capitali rende difficile sentirsi innocenti, come pure ritenere se stessi giusti attribuendo ad altri – e solo ad altri – la capacità di compiere il male (di essere mal-fattori). Tutto questo comporta che il rifiuto della pena di morte vada collocato essenzialmente sul piano morale, quale rifiuto di utilizzare per qualsivoglia finalità mezzi che costituiscono di per sé un male, perché tali da assimilare l’ altro a un oggetto suscettibile di distruzione. Fermiamoci qui, quantunque l’argomento sia meritevole di essere affrontato di più, e meglio, e con maggior sapienza. V’è il fondato sospetto, in merito, che per applicare la pena di morte si intenda comunemente dare la morte a qualcuno in virtù di un risultato che promana da una serie di atti collegati tra loro e pianificato socialmente e giuridicamente a togliere la vita ad un essere umano. Si parla, infatti, di “pena di morte” e non di “dare la morte”. La morte come pena, dunque, viene aborrita. Ma la morte che viene data non come pena in quale modo viene considerata? Perché si può morire in tanti modi per cause non naturali. Cosa e come rispondono i fautori della rinuncia alla pena di morte davanti alla morte violenta non conseguente ad una pena, davanti a qualsiasi altro tipo di morte violenta? Perché la morte violenta, non naturale, cioè, dovuta ad una “vis”, vale a dire ad una forza esterna che la provoca, può essere data in tanti modi. Può essere data nelle fabbriche, non osservando le norme di sicurezza, per motivi di interesse; può essere data nei vari cantieri, non osservando le medesime norme di sicurezza, e sempre per motivi di interesse; può essere data sulle strade, ancora per motivi economici; può essere data, ancora, negli ospedali, a volte con la protezione della legge, e sempre per motivi di interesse. Cosa rispondono a questi tipi di dare la morte i nostri politici, che tanto sbandierano la loro volontà a che “tutti” rinuncino alla pena di morte. Cosa e come rispondono quando il lottare contro la morte violenta non si identifica con il mettersi in mostra salendo su un palcoscenico per ostentare teorie che non richiedono alcun costo personale, ma si identifica con l’adozione di provvedimenti concreti che hanno o possono avere come conseguenza la perdita di consensi elettorali o meno? Fino ad ora non sembra che abbiano risposto, anzi sembra di capire, attenzione perché il discorso si fa ancora più delicato, che la pena di morte vada diversificata dal diritto di dare la morte. Nessuno tocchi Caino si è detto; ma Abele? Abele sì, Abele si può toccare, perché Abele è buono, perché Abele non ci farà del male, perché Abele è debole; non vi saranno ritorsioni toccando Abele! Il vero problema è un altro: il vero problema è rinunciare al “Tutto questo sarà tuo, se, prostrato, mi adorerai”. Claudio Santella Fra’ Bernardo cappuccino Riccardo Manca C’era una volta un frate cappuccino. Era ortolano e questuante: fra’ Bernardo. L’ultimo frate cercatore della Città dei Papi. Una figura, la sua, caratterizzata da una lunga barba fluente, ormai tinta di bianco, che la maggior parte dei Viterbesi ricordano. È salito in cielo dal Convento dei Cappuccini di Via San Crispino, fra’ Bernardo, in un leggero volteggiar d’ali, così come ha sempre vissuto. Nasce il 19 Aprile 1929 a Bassano Romano. Nel 1949 fra’ Bernardo è cappuccino al noviziato di Fiuggi e l’anno dopo emette i voti temporanei. Nel 1953, diventa religioso cappuccino definitivamente a Montefiascone con i voti perpetui. Intorno al 1995 è trasferito al Convento dei Cappuccini di Viterbo. Con fra’ Bernardo se n’è andato un altro pezzo della storia del Capoluogo della Tuscia. Un’altra parte caratteristica di essere cappuccino legato, in prevalenza, al mondo contadino ed al duro lavoro manuale. Molti, gli episodi della vita di fra’ Bernardo che mi hanno raccontato. Era giovane quando, nel 1956, con le bisacce alle spalle portava aiuto ai poveri di Montefiascone, specie durante il famoso “nevone”. Sguardo accigliato, mani segnate dal lavoro di campagna, sandali arrangiati alla meglio e l’immancabile vespone che definì il suo “motofurgone”. Poi osservandolo bene ti accorgevi di una corona del Rosario, mai smessa di utilizzare, che lui stesso confezionava. L’orto di fra’ Bernardo era praticamente perfetto, tanto da pensare che usava matita e squadra più che vanga e falcetto. La raccolta generosa di fra’ Bernardo, secondo le stagioni dell’anno, toccava la maggior parte delle are, quasi tutti i mulini ad olio e la maggior parte delle famiglie più possidenti di Montefiascone. Poi gli anni sono passati; le condizioni economiche sono mutate e fra’ Bernardo si è ritirato in convento. Se lo ricordano i Viterbesi, quando fra’ Bernardo si sedeva in fondo alla chiesetta dei Cappuccini ed iniziava a pregare, o cantava mentre era intento al lavoro nel suo orto. Si commuoveva spesso ed aveva una profonda capacità di comunicazione con i bambini. Ci ha salutato, per l’ultima volta, fra’ Bernardo. L’ultimo frate cercatore della Città dei Papi. Un ringraziamento particolare al Convento dei Cappuccini di Viterbo per le notizie fornite e la gentile concessione della fotografia che campeggia qui accanto. Riccardo Manca Persone eccellenti: Goliardo Pantaleo Spagna Spesso si trovano persone che eccellono nella loro attività.Persone che fanno del loro lavoro opere d’arte che li fanno distinguere dagli altri artigiani, anche bravi, ma che non si possono cimentare con tali maestri. Per fare qualche esempio, posso citare artigiani di altri tempi; ho conosciuto Dante Mainella, maestro insuperabile nella sua attività di barbiere. Mainella, quando effettuava il taglio dei capelli su ogni singola persona, lo faceva diventare una vera opera d’arte. Era unico nella maniera in cui concepiva il “taglio” e come doveva essere effettuato. Una volta fatto sedere il cliente sulla poltrona, messo il fatidico lenzuolo che proteggeva il cliente dai capelli tagliati, cominciava a studiare la testa nelle sue proporzioni, nella sua struttura cranica, dopo aver visionato la stessa da tutte le parti, decideva come effettuare il taglio. Dopo tutte queste manovre, iniziava il suo lavoro e lo concludeva sino alla fine, ed ecco che si vedeva in tutta la sua bellezza, la sua opera d’arte. Terminato il taglio, il cliente chiedeva al maestro, quanto era il compenso del suo lavoro. Dante esordiva sorridendo, accendendo l’ennesima sigaretta dicendo: “Se dovesse compensare il mio lavoro, non gli basterebbe il valore di una villa al mare, ma dato che lei è un amico, mi dia una sigaretta, ed io mi sento appagato”. Considerando che in quei tempi, un taglio di capelli, costava poche centinaia di lire, il cliente soddisfatto dal bel lavoro che il maestro aveva eseguito, gli offriva mille lire. Altro artista che ho avuto il piacere di conoscere è stato il professore Enrico Viventi. Viventi era un vero artista nell’arte di modellare il legno. Era professore di disegno e grande intagliatore. Il legno sotto le sue mani si trasformava in tutte le maniere, la sgurbia per lui era come un pennello, i quadri che lui intagliava erano vere opere d’arte. La loggia papale, il quartiere di San Pellegrino e tanti altri scorci di Viterbo, uscivano dalle sue mani come per incanto ed erano apprezzati da tutti. Peccato che c’era l’ultima guerra mondiale ed i clienti erano pochi. Non so se risponde a verità, ma mi è stato detto che il bellissimo lampadario intagliato e dorato che si trova nella Sala di Paesaggi, presso il Palazzo dei Priori, sia opera sua. Su questo scritto, voglio ricordare un carissimo amico che saluto cordialmente, si tratta di un artigiano che era un artista nel costruire manufatti di falegnameria. Mobili anche moderni, ma il suo campo dove eccelleva, era la costruzione di mobili antichi (‘700 – ‘800), i suoi manufatti, hanno partecipato a numerose mostre artigiane a Roma e in altre città italiane, il suo lavoro faceva sempre una bellissima figura ed era molto apprezzato dai suoi numerosi clienti. Basta pensare che da quanto era innamorato della sua arte, quando i tempi moderni hanno sfornato macchine industriali per mettere in condizioni l’artigiano di seguire il progresso ed effettuare il lavoro in tempi brevi e meno costosi, lui creò nel suo laboratorio artigiano, un museo di attrezzi antichi che manualmente gli permettevano di lavorare quando le macchine industriali non esistevano. Questo amico è Vincenzo Valeriani di Bagnaia. Per chiudere questo scritto, non posso non ricordare, un altro grande artista nel campo fotografico, il suo studio si trovava sulla vecchia via Marconi e questo artigiano, con le sue luci, le sue pose, trasformava le persone. Negli anni sessanta o settanta, non ricordo bene, entrai nel suo studio, un pomeriggio per farmi una foto in divisa che serviva per rinnovare il tesserino necessario per il servizio. Il fotografo di cui parlo era un mio amico e mi fece una bella foto adatta allo scopo (foto n° 1). Dopo alcuni minuti eravamo intenti a commentare la foto appena stampata, quando l’artista improvvisamente mi disse che mi voleva fare una foto artistica. Subito, fattomi accomodare, cominciò ad accendere lampade a destra e lampade in alto, ombrelli riflettenti luce, mi fece spostare la testa a destra, in alto, in basso, finché trovò la posa che gli garbava. Solo dopo un quarto d’ora di tali movimenti, si decise a scattare la foto in questione. Quando infine la stampò, con un certo orgoglio personale me la mostrò (foto n° 2).Sgranai gli occhi, i miei tratti somatici, erano completamente cambiati, grande fu la mia meraviglia e lo ringraziai per il regalo inaspettato che mi aveva fatto. Questo artigiano, nel ramo della fotografia, era il grande e indimenticabile fotografo Gogliardo Gabbianelli. Pantaleo Spagna 140 anni di Azione Cattolica Francesca Bruti Nel lontano 1868, in una notte di preghiera nella Chiesa di Santa Rosa a Viterbo, il nostro concittadino Mario Fani mosse i primi passi verso la creazione di un’associazione che negli anni è divenuta una realtà radicata nella chiesa locale e nazionale, e ad oggi diffusa in tutto il mondo: l’Azione Cattolica. Proprio in occasione dei 140 anni della sua fondazione, la città di Viterbo e noi aderenti all’Associazione ci prepariamo ad accogliere le delegazioni di tutte le diocesi italiane, nei giorni 7 e 8 Marzo, per festeggiare questo evento dalla portata nazionale, che renderà protagonista la nostra città in onore di Mario Fani, un giovane viterbese che ebbe il coraggio di vivere totalmente “una vita pienamente umana e cristiana”. Vogliamo festeggiare attraverso due giorni di convegno; attraverso una riflessione intensa, condividendo concretamente le storie di cui sono portatori i rappresentanti delle diverse realtà diocesane e coinvolgendo la comunità locale e l’intera cittadinanza. Il Convegno, che si svolgerà presso le sale del Palazzo dei Papi nei giorni 7-8 marzo e il cui programma completo è visibile su www.azionecattolica.it, avrà come tema “Custodire le radici, abitare il tempo”, e si articolerà su tre grandi nuclei: - l’Ac nella storia, sessione con la quale vogliamo valorizzare la cura degli archivi diocesani e la ricerca storica sull’associazione, grazie ai numerosi interventi da parte di studiosi ed esperti del campo; - l’Ac nella Chiesa locale, momento pubblico aperto anche alla cittadinanza, con il quale rifletteremo sulla scelta della diocesanità e sulla spiritualità della Chiesa locale; - l’Ac incontra i giovani, pomeriggio dedicato ai giovani della diocesi di Viterbo e di quelle limitrofe, che si concluderà con un incontro-festa al Palazzetto dello sport. Proprio in occasione di questo terzo momento, invitiamo tutti i giovani della città a vivere sabato 8 marzo un pomeriggio interamente dedicato a loro, tra momenti di festa, musica e fede. La macchina organizzatrice, messa in moto da noi dell’Equipe Diocesana del Settore giovani di A.C. insieme alla Presidenza Nazionale e a quella Diocesana, e con la collaborazione dei giovani degli altri Movimenti della chiesa locale e degli Scouts, è in funzione da diversi mesi e vedrà la partecipazione di centinaia di giovani provenienti dalle diocesi di tutta Italia. Il primo appuntamento del pomeriggio è per le ore 15 presso la Basilica di S. Rosa con un momento di spiritualità sulla tomba di Mario Fani, presieduto da S. E. Mons. Domenico Sigalini, Assistente Generale dell’Azione Cattolica Italiana; proseguendo con l’esibizione perle vie del centro delle Sbandieratrici e Gruppo Storico Musicale “Città di Viterbo”. Il momento culminante si avrà dalle ore 18, presso il Palazzetto dello Sport di Viterbo - zona Murialdo -, con un evento veramente molto intenso, dove si svolgerà il “Premio Mario Fani alla Musica dei Giovani”: all’esibizione di giovani gruppi musicali italiani, che parteciperanno alla gara e saranno valutati da una giuria di qualità e da una giuria popolare, si alterneranno sia la partecipazione del comico televisivo Niki Giustini sia testimonianze e video di giovani dell’A.C.L’invito caloroso che rinnoviamo a tutte le comunità religiose della diocesi è quello di coinvolgere il più alto numero di giovani a questa iniziativa a carattere nazionale, organizzata con il Patrocinio del Comune e della Provincia di Viterbo, con l’intento di dare un respiro più ampio, vivacità e risveglio all’intera realtà locale. Francesca Bruti l’Equipe Diocesana Settore Giovani A.C. e l’Assistente don Emanuele Germani Si parte!!! Patrizia Labellarte Il prossimo 10 marzo alle ore 12, scade il termine massimo per la presentazione delle domande al bando per: “Assistente animatore di bordo” e “Assistente alla reception di bordo” per Costa Crociere.I due progetti, deliberati dalla Giunta Provinciale, prevedono la formazione di un totale di 40 persone, dell quali almeno il 70% saranno assunte dalla società leader nel settore crocieristico. I master, sono rivolti ad inoccupati o disoccupati generici, con diploma di scuola media superiore quinquennale, di età compresa tra i 20 e i 29 anni, con sufficiente preparazione tecnica e buona conoscenza della lingua inglese parlata e scritta e di una seconda lingua a scelta tra il francese, tedesco inglese e spagnolo, dotati di attitudine al lavoro a bordo di navi da crociera. Il 50% dei posti è riservato alle donne I corsi completamente gratuiti, prevedono all’inizio alcune prove di selezione. Il Presidente della Giunta, Alessandro Mazzoli commenta: “Con questi due corsi avviamo una fase nuova nelle strategie di formazione della Provincia, garantendo a più della metà dei partecipanti di ottenere un posto di lavoro già al momento dell’avvio del percorso formativo. Siamo riusciti -aggiunge ancora il Presidente – ad incontrare la domanda occupazionale di una grande azienda come Costa Crociere e ad utilizzarla per dare risposte ai ragazzi in cerca di occupazione”. Anche Giuseppe Picchiarelli, Assessore alla Formazione professionale soddisfatto di questa iniziativa - esprime “ Un ringraziamento particolare va a Costa Crociere, con cui si è stabilito sin dall’inizio un rapporto basato sulla concretezza, l’efficienza e l’efficacia per fare in modo che il mondo della formazione e quello del lavoro siano realmente vicini”.” Ci rendiamo conto che le qualifiche richieste - prosegue Picchiarelli – sono elevate, ma crediamo anche che la strada dell’alta formazione sia quella giusta, peraltro in una provincia come la nostra dove la presenza della facoltà di Linfue e di numerosi istituti scolastici orientati a fornire professionalità nei settori del turismo e delle strutture ricettive, potrà fornire la possibilità di individuare numerosi allievi di questo corso e futuri lavoratori di Costa Crociere”. “Attraverso queste due iniziative – aggiunge ancora l’assessore- abbiamo voluto costruire un’interlocuzione che oggi si avvia e che vedrà con il POR (Programma operativo regionale) 2007-2013 il prosieguo di nuove attività ed iniziative, sempre con la stessa formula di garantire già al momento del corso la certezza del posto di lavoro per chi vi parteciperà”. Le domande dovranno essere presentate alla sede del centro di formazione professionale di Tarquinia, via di Porto Clementino, oppure al servizio di formazione professionale della Provincia, in via della Verità num. 12 a Viterbo. Per ulteriori informazioni, è possibile contattare il numero telefonico: 0761/313212 Patrizia Labellarte BARCO MURIALDINA-FULGOR TUSCANIA 4-3 Claudio Santella Campionato Provinciale Allievi – Girone B BARCOMURIALDINA: Villani, Presti, Bossi, Tofani, Vincenti, Serafini, Santella, Faperdue, Ruggiero, De Simone, Morelli, - Proietti, Prestininzi, Oguntimirin, Schiaffino, Perfetto, Sanna, Giusti – All. Cerasa Renato FULGOR TUSCANIA - Zampilli, Renzi, Maiolino, Meloni, Staccini, Flacca, Falleroni, Picchioni, Brizi, Capradossi, Marsili, - Giovannini, Laici. All: Roberto Torretta. Arbitro signor Alessio Maurizi. Il Barco Murialdina è riuscito ad aver ragione del Fulgor Tuscanica al termine di una bella quanto vivace partita, giocata sul proprio campo, sotto un sole primaverile, e terminata con il risultato di 4 a 3. Dopo appena dieci minuti il Fulgor Tuscanica passava in vantaggio grazie al suo centravanti Flavio Brizi che sapeva ben sfruttare una incomprensione tra il portiere ed un difensore della squadra di casa. Il Barco Murialdina, sorretto dall’ormai consueto, simpatico e corretto tifo dei suoi affezionatissimi “aficionados” reagiva subito e per poco non raggiungeva il pareggio con Flavio Santella che non riusciva a concretizzare due favorevoli occasioni e colpiva addirittura un palo. Il Fulgor Tuscanica cercava di opporsi con un gioco più lineare e geometrico alla scoordinata pressione del Barco Murialdina che si rendeva più volte pericoloso con Fabio Morelli e con Matteo Faperdue che colpiva la traversa con un bel colpo di testa, ma nulla poteva al 36’ quando Flavio Santella pareggiava con un bel tiro da distanza ravvicinata, dopo che, anch’egli, aveva fallito alcune occasioni favorevoli. Prima di andare al riposo, l’arbitro, signor Alessio Maurizi, mostrava il cartellino giallo a Mauro Serafini del Barco Murialdina per un intervento da tergo su Flavio Brizi, apparso peraltro in fuori gioco: giusta comunque l’ammonizione. Complimenti a Flavio Brizi, giovane particolarmente sgusciante , “tignoso” e mai scorretto: un vero e proprio “moto perpetuo”. All’inizio del secondo tempo Flavio Santella si vedeva respingere, d’istinto, un bel tiro dal bravo portiere avversario, che però veniva trafitto da Mauro Serafini su conseguente tiro da calcio d’angolo. 2 a 1 per il Barco Murialdina. Nell’occasione l’arbitro mostrava il cartellino rosso ad un giocatore del Fulgor Tuscanica per eccessive proteste. Al 12’ uno spiacevole episodio si intrometteva inopinatamente nel corso di una partita corretta e tutto sommato piacevole: l’allenatore del Fulgor Tuscanica, peraltro maestro di una correttezza che viene sistematicamente mostrata in campo dai suoi ragazzi, protestava vivacemente per la mancata concessione di un rigore su uscita del portiere del Barco Murialdina. L’azione, per la verità, non è apparsa meritevole della massima punizione e le proteste, peraltro eccessive del signor Toretta, lasciano supporre che siano state legate più ad un qualche ipotetico torto subito in precedenza, magari reiteratamente, che alla stessa azione oggetto di contestazione. L’allenatore veniva allontanato dall’arbitro, che non poteva fare altrimenti, e subito dopo il Fulgor Tuscanica pareggiava con una bella punizione dal limite. Il Barco Murialdina non ci stava a pareggiare ed effettuava alcune sostituzioni nel tentativo di portare a casa l’intera posta: la cosa gli riusciva prima con un bel tiro di Cesare De Simone, che concludeva una bella azione personale dello stesso giocatore, e, poi, con un altro bel tiro di Edoardo Ruggiero, che portava a quattro le reti per la propria squadra. Al primo minuto di recupero la Fulgor Tuscanica accorciava le distanze ancora su calcio piazzato dal limite dell’area. Risultato finale 4 a 3 per il Barco Murialdina. Gli “aficionados” non si reggevano più, ma, nell’entusiasmo, non mancavano di rendere omaggio alla squadra avversaria, con un bel rullo finale di tamburi. Pregevole la direzione dell’arbitro: vicino all’azione, deciso, mai appariscente, ha distribuito equamente ammonizioni ed espulsioni riuscendo a tenere i mano una partita, corretta si, ma anche abbastanza vivace. Claudio Santella QUISQUILIE, BAZZECOLE, PINZILLACCHERE FONTANA MALATA L’Amministrazione Comunale ha steso un velo pietoso sulla fontana malata di Piazza Fontana Grande per far sì che i lavori di restauro della stessa possano essere effettuati a regola d’arte ed anche a norma di legge: Bravo assessore Fracassini, bisogna dare l’esempio, soprattutto quando leggiamo, a destra ed a manca, dei vari infortuni sul lavoro. Ci chiediamo: se per la Fontana Grande è stata messa in essere una tale struttura, finora mai vista, chissà quali imponenti addobbi e misure di sicurezza verranno messi in essere quando verrà restaurata la fontana di Piano Scarano, cuore pulsante e zoccolo duro della antica Viterbo? ATTENZIONE Il governo Prodi non ha fatto in tempo a dimettersi che già l’Europa ha dimezzato le stime positive sull’economia italiana: come mai? Forse che chi aveva dato voce a tanto positive stime altri non era che un fedelissimo dell’ex presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, appunto, a ciò dallo stesso preposto? MA CI HANNO PRESI PER DEFICIENTI? Non sono stati capaci di fare alcunché se non i propri interessi privati, e adesso, anche se attraverso un portavoce diverso, ma dello stesso DNA, vogliono farci credere di essere in gradoni sistemare i mali dell’Italia,in due e due quattro: Ed allora perché non l’ hanno fatto a tempo debito? Ma per favore! Se diamo loro nuovamente fiducia costoro si sentiranno veramente legittimati a prenderci a calci in ogni parte del nostro corpo! VUOI VEDERE CHE… - Da quando portavo i calzoni corti che ad ogni elezione ho sempre sentito parlare, sistematicamente, del raddoppio della Cassia e della ferrovia Viterbo – Roma Termini. Questa volta non ho sentito ancora nessuno parlare di ciò! Vuoi vedere che, questa volta, queste due opere, le faranno davvero? RISPONDETE, SE VORRETE – Beppe Grillo ha buttato il sasso nello stagno e l’acqua si e mossa ed intorbidita: chi è disonesto fuori! Va bene: adesso bisogna vedere come cacciarli, questi disonesti. C’è chi pensa di farlo in maniera indolore diminuendo il numero dei parlamentari e conseguentemente degli eletti di ogni ordine e grado; d’accordo, ma in che misura? Mi viene in mente un problemino: provate a risolverlo. Ad un convegno partecipano mille politici: tra questi c’è chi è onesto e chi è disonesto. Premesso che se uno dei politici parla con un altro politico almeno uno dei due è disonesto, sapreste dire quanti sono i politici onesti e quanti i disonesti in quel convegno? Baccaione postato da: Spvit | 17:26 | giovedì, febbraio 14, 2008 Ti aspetto su Domenica 2 Marzo 2008
-SUL PARCHEGGIO DEL CENTRO COMMERCIALE TUSCIA per prenotazioni telefonare al 3393337869 13 Febbraio 2008
Anno XVIII n° 3 A Febbraio iniziano i lavori di restauro Anto’ daje sotto e fa’ presto Mauro Galeotti Domenica scorsa ho incontrato fuori Porta Faul, per il Giorno del Ricordo, in memoria dei martiri uccisi nelle foibe istriane, l’assessore Antonio Fracassini.Terminata la toccante cerimonia, dopo un discorso del sindaco Gabbianelli, con Antonio ci siamo scambiati due parole in merito all’imminente restauro della più bella fontana di Viterbo: Fontana Grande. L’assessore mi ha assicurato che il restauro sarà eseguito nel rispetto della nostra tradizione e nel rispetto della funzionalità del noto monumento viterbese. Mi ha assicurato che i lavori inizieranno a Febbraio. Vedere la fontana senza acqua è un’angoscia insostenibile, come avvilente è vedere i turisti che desiderano scattare una foto ricordo posizionandosi sui gradini che circondano la fontana, ma inesorabilmente posano davanti ad un pezzo di peperino... morto. Antonio Fracassini era d’accordo con me e ciò mi fa ben sperare in un restauro oculato e ben coordinato, realizzato in tempi contenuti, anche perché l’assessore a Viterbo ci tiene. Per quanto sopra voglio tirare fuori dal mio libro, “L’illustrissima città di Viterbo”, la storia di Fontana Grande. «Alcuni storici affermano che una fonte dal nome Sepalis esisteva già dal lontano 1192, infatti, la notizia è riportata da un documento del Liber censuum, Libro dei Censi, compilato dal cardinale Cencio, camerario della Chiesa Romana. Francesco d’Andrea la colloca al 1206, «fu facta la fontana del Separi», ma forse fu solo restaurata perché, come visto, nel 1192 appariva già in un censo corrisposto alla Camera apostolica. Eretta di nuovo, nel 1212, col peculio del Comune, fu eseguita dai mastri Bertoldo Giovanni e Pietro di Giovanni, probabilmente marmorai romani, appartenenti alla famosa scuola dei Cosmati. «Magister Bertholdus Iohannes et Petrus Io. me fecit in anno MCCIIdecimo», così Giovanni Baffioni riferisce l’iscrizione sul secondo ciglio della tazza inferiore. Luca Ceccotti la trascrive così, nonostante la scarsa lettura a causa delle erosioni del tempo e dell’acqua: † Magister Ber(tolcdus) I(oannis) et Petrus Io(hannis) me fecit in anno MCCIID(ecimo). Secondo Attilio Carosi l’iscrizione è troppo breve per coprire le quattro facciate dell’ottagono e, poi, non corrisponderebbe al testo che si intravede ancora. L’importanza della fonte si rileva anche nello Statuto di Viterbo del 1251, scoperto dal canonico don Luca Ceccotti, sezione IV, Maleficia: «decretiamo che se alcuno desse la stura alla fonte del Sepale, o all’abbeveratoio senza il permesso del balivo, sia punito con l’ammenda di soldi 10 e che alla stessa pena soggiaccia chi abbeveri cavalli o altri animali alla stessa fonte». Inoltre i balivi erano tenuti a far spurgare ogni mese le fonti e gli abbeveratoi pubblici, ma quello di Fontana Grande, doveva essere svolto ogni quindici giorni, causa l’uso frequente della fonte. Importanti restauri e rifacimenti vennero effettuati nel 1279 quando la fontana fu trasformata com’è tuttora. Ne prese cura il romano Orso Orsini, podestà di Viterbo fin dal 1277, e Arturo di Pietro di Raniero Geizone, signore di Monte Cocozzone nel territorio di Blera, capitano del popolo, come si desume dalla seguente iscrizione posta intorno all’orlo della grande vasca quadrilobata: † Mille ducentenis c(um) LXX nove(n)is / a(n)nis Natal(is) Chr(ist)i fo(n)s iste Sepal(is) / mi(ri)fice f(a)c(t)us e(st) i(n) meli(us)q(ue) redact(us) / t(empo)re p(r)ude(n)tis clari d(omi)niq(ue) pote(n)tis / Ursi regna(n)tis Vit(er)bi p(rae)d(omi)nantis / A(r)turi(us) g(ratiis) g(entis) capitaneus Urbis / clara stirpe natus Petri d(e) Mo(n)te Beat(us) / regnabat dignus cu(n)ctis in honore benignus. Francesco Cristofori e Giovanni Baffioni al posto di g(ratiis) g(entis), leggono tribus huius. Tradotta: Nell'anno 1279 della Natività di Cristo questa fonte del Sepale fu mirabilmente portata a termine ed in meglio restaurata al tempo del saggio, illustre e potente Orso, signore della dominatrice Viterbo. Arturo, ben accetto capitano di questa Città, nato dalla chiara progenie di Pietro del Monte, felicemente reggeva il governo, degno di merito per tutti, benigno nell'esercizio del potere. Sulla base ottagonale sostenente la vasca quadrilobata, incisa alternatamente solo su quattro lati, è quest’altra iscrizione col nome del restauratore e costruttore Valeriano: † H(oc) op(us) Urbanus co(n)struxit Vallerian(us) / [Tunc] P(a)P(a) Nicolaus regnabat i(n) orbe beatus. Tradotta: Quest'opera costruì il viterbese Valeriano, sotto il prospero pontificato di papa Niccolò III, Orsini (1277 - 1280). Scrive Pier Giovan Paolo Sacchi, nei ricordi della sua famiglia: «A dì 6 di febraro 1337 menai donna mia moglie, e dalla fonte del Sipali fino a casa nostra furono fatte pompe, balli e giuochi di sorte». Gli anni passarono e di conseguenza il tempo e l’uomo deteriorarono talmente la bella fontana che nell’Aprile del 1424, si vide necessario un impellente restauro «servando quactro teste de liuni da zictare tucta lacqua» per una spesa di trentasei ducati. Autore fu mastro Benedetto da Perugia, divenuto poi abitante e cittadino viterbese, ove morì nel 1430. L’iscrizione sulla fonte, secondo Pinzi, riferisce: Magr. Benedictus olim de Perusio, nunc habitator et civis Viterbii me fecit Anno MCCCCXXII. Infatti, Pinzi sostiene che il restauro fu eseguito nel 1422. Ma non è esatto. Questa terza iscrizione che non esiste più, è così riferita in vari scritti: «Magister Benedictus Perusinus me fecit, anno MCCCCXXIIII». L’anno è quindi il 1424. Le Riforme, nel III codice, riferiscono circa la questione sorta per il restauro della fontana e la somma stanziata, di duecentocinquantaquattro ducati e nove bolognini, consegnata allo speziale Battista Nardi, ciò «prova che i lavori furono radicali, tanto che nell'epigrafe si scrive “Benedictus me fecit”. Forse fu rifatta la scalinata, la vasca inferiore ed il fusto e sulle fistole delle cannelle inferiori, di metallo, furono incisi gli stemmi Gatti e Orsini», questo secondo Attilio Carosi, nel suo libro sulle epigrafi viterbesi. Il restauro, infatti, consistette nel rifare il gran tronco della colonna sostenente le due tazze superiori, scolpendovi «quattro teste de leoni da gictare tutta l’acqua, e rifacendo tutta la vasca [a forma di croce] inferiore». Partecipò alla spesa anche il papa Martino V. Le fistole in piombo sono del secolo XV, in esse si vedono impressi gli stemmi della famiglia guelfa dei Gatti, degli Orsini e del Comune di Viterbo. Per pura curiosità riferisco una memoria del cronista Niccolò della Tuccia, quando ricorda che per la Festa del Corpus Domini del 1462, fu realizzata in Piazza del Comune «una fontana piccolina come la fonte del Sepali, che gittava vino». Il 24 Settembre 1640 dai conservatori fu concesso, ai frati del Convento di santa Maria delle Fortezze, un’oncia d’acqua dalla conduttura della fontana, altra concessione fu fatta il 16 Settembre 1699. In un manifesto, datato 28 Aprile 1689, dal governatore e dai conservatori venne ordinato ai Mastri di Strada, ossia coloro che dovevano curare lo stato delle strade «dentro e fuori della Città di Viterbo», di «rivedere gli Acquedotti, e partitori della fonte del Sipale, e provedere, che siano rimessi nel modo che erano prima, e trovando, che siano state allargate le cratelle, le facciano quanto prima rimettere et accomodare, e bisognando le faccino rinovare, accioche non si possano più allargare, et esseguire con ogni diligenza tutto quello che spetta all’ufficio loro». In una nota del 1784, a firma dell’architetto Domenico Lucchi, risulta che Fontana Grande alimentava la «Fontana pubblica di Piazza dell’Erbe, Fontana del Cortile del Palazzo Conservatoriale, Fontana della Piazza del Mercato vecchio detta del Gesù, Fontana della pubblica Strada detta Muccichello». Ultimi cambiamenti, su disegno dell’architetto Francesco Lucchi, furono eseguiti nel 1827 nella parte inferiore del tronco, grazie all’opera dello scalpellino Giuliano Tortolini che, in data 5 Settembre 1827, fu pagato con cinquantasei scudi. Come si vede dalla stampa in rame della fontana, inserita nella Istoria della Città di Viterbo di Feliciano Bussi (1679 - 1741), furono sostituite alla coppia di busti e alla coppia di leoni esistenti, altrettante piramidi con inciso nella mezza sfera il motto anniano: F A V L. Le quattro lettere, in quel momento, per porle in risalto furono dipinte di nero. A tal proposito, Luca Ceccotti scrive che il cambiamento avvenne dieci anni prima, nel 1817, ciò secondo quanto gli avevano riferito i nostri vecchi, quando fu rifatta la colonna centrale ed i «quattro busti o gatti rampanti, verisimilmente, come il Nobile Sig. Liberato Liberati, ricordava di aver l’Orioli già asserito essere in origine». Forse i vecchi non gli avevano riferito bene, perché anche padre Pio Semeria (1767 - 1845), nelle Memorie, riporta: «Nell’anno 1827 fu quasi intieramente scomposta la fontana grande, per accomodarla: il lavoro fu incominciato e terminato nei mesi di luglio e agosto», in tale occasione fu stilata una iscrizione riportata dal Semeria stesso. In una relazione del 1836, dell’architetto Francesco Lucchi, risulta ancora che Fontana Grande alimentava le fontane: di piazza del Gesù, di Piazza delle Erbe, del cortile del Palazzo Apostolico, del Palazzo Chigi, della Canonica di sant’Angelo e del Palazzo Calabresi. Poi, specifica meglio: «Dalla tazza maggiore oltre l’acqua che immette ai quattro braccioli della stessa fontana, viene anche somministrata a due condotture, una che porta l’acqua alla fontana del Gesù, e l’altra allo spartitore detto dello Spirito Santo sulla Via del Melangolo. Il sopravanzo dopo l’uso pubblico della pila grande mediante fistole di metallo viene diviso fra le fontane di Sanmoccichello, il convento dei RR. PP. Carmelitani scalzi, la fontana del Palazzo comunitativo, il Palazzo Liberati che fa prima mostra al Palazzo Especo, ed il pubblico beveratojo: Il sopravanzo di questo spetta alla Casa della Sig.a Francesca Ramoni Manzanti in Via Macel maggiore. L’acqua che scola intorno la gradinata della fontana raddunata da canale di peperino è devoluta al Palazzo Polidori una volta Bruggiotti». Il 28 Ottobre 1839 Giovanni Massarelli, fontaniere, ricevette il compenso per alcuni restauri eseguiti alla fonte, alle colonne che la circondavano e per la costruzione della nuova fontanella annessa alla fontana. Vincenzo Zei, nel 1858, eseguì alcuni restauri alla fontana, rifece, tra l’altro, alcuni gradini, due colonne della recinzione, sostituì delle lastre di peperino attorno alla fontana, «Pulite al vivo le bocche delle teste dei leoni da cui partono i braccioli di bronzo e tornate a ristuccare con mastice di olio di lino per impedire la disperzione dell’acqua», «Trasporto dello sterro al fossato della Rocca con 12 viaggi di carretto a cavallo». Il seguito è sul libro... Mauro Galeotti Viterbo come don Abbondio Claudio Santella Ho incontrato una città. Era Viterbo, quella dell’Alto Lazio. Era ad una riunione delle varie città d’Italia, capoluogo di provincia, convocata dalla capitale. Stava lì, da una parte, che si dava una fregatina alle mani per la contentezza. - Va là, mi dice, che l’ho scampata bella! - - Che cosa? - - E’ passato tanto di quel tempo e nessuno si è ricordato di me, nessuno ha fatto poi granché di chiasso. Speriamo di poter continuare a vivere in pace.- - Ma come? E l’aeroporto?- - Ma quale aeroporto! L’aeroporto lascia il tempo che trova; diamo tempo al tempo…; io, poi, per le opere pubbliche ho sempre avuto i miei tempi secolari…; non mi faccia parlare… che all’aeroporto nessuno ci credeva: hanno cominciato a parlarne così, senza convinzione… e adesso… adesso che sembra si stia per realizzare, tutti si dicono d’accordo, anche chi era ed è contrario; nessuno ha più il coraggio di dire di no, di mettere in luce i lati negativi. E poi sta a vedere se di qui a qualche anno questa storia dell’aeroporto troverà ancora chi ci batte le mani. Avevo una gran paura che mi chiamassero davanti ad uno di quei comitati di pezzi grossi che fanno e disfanno a loro piacimento: “Ah, è lei, Viterbo? Simpatica però?” - Cosicché a lei non importa niente di un bell’aeroporto che la ricordi ai posteri?- - Ma mi faccia il piacere! Non basta che ci sia già qualcuno a voler essere notato? a voler essere messo sopra un monumento? Sono stata io ad andare a cercare l’aeroporto? E’ stato lui che è venuto a cercare me; e mi ha messo in vista: “Guarda, guarda quella li! E’ Viterbo”. E anche costoro… per fortuna poca gente, perché io voglio vivere tranquilla. Stia ben certo che se l’aeroporto si farà non sarà stato per me… Bisogna essere uomini, con tanto di testa per capirle certe cose, altro che sbandierarle affumicate d’incenso. Pensi che non lo capisco bene neppure io che ci sono dentro e ho la barba ed i capelli bianchi!- - Ma, insomma, signora città di Viterbo, a lei l’aeroporto interessa o no?- - Cosa vuole che le dica, non è che dalle nostre parti si fa tutto quello che si dice, e poi, come le dicevo, i miei tempi sono secolari. Guardi ad esempio l’ospedale… ancora è lì che non è finito; guardi la superstrada Terni-Orte-Civitavecchia… sono anni che è ferma nel giardino di casa… Vogliamo parlare del tracciato dell’Autosole, di dove passa e di dove doveva passare? Vogliamo parlare delle terme… quelle sì che avrebbero portato lavoro e denaro… Valli a capire questi cervelloni… Meglio così, mi creda, …addio quiete.- - Ma lei, signora città di Viterbo, domandai, non le sembra di essere stata un po’ titubante; di essersi lasciata sfuggire un sacco di occasioni… Non le sembra di essere stata un po’ paurosa…- - Paurosa?.. Ma non si può dire; anzi sa che ci sarebbe da dire? Si nasce con quella sensibilità di pelle, con la mano dolce e che non ha la forza di prendere uno per il collo, con quella mancanza di scatto, con quella voce che si ingarbuglia invece di gridare più forte quando uno grida più forte. Sono brutti difetti; non dico mica di no! Ma creda che nel mondo non ci sono soltanto io… E poi le circostanze! Lei non ha l’idea che cosa sono le circostanze. - - Io credo, signora città di Viterbo, che il suo difetto più grosso sia un altro; lei è città scettica, pessimista. Con gente come lei noi saremmo ancora sotto il papato…- Vidi la povera città rannicchiarsi nella pelle mormorare. “Verissimo!” parecchie volte. Ma poi si riebbe e guardava con un occhietto in su come per acchiappare quelle due parole un po’ difficili di filosofia: scettica e pessimista. Quando le ebbe prese: - Veda – mi disse posando l’indice sul naso, - lei mi fa troppo onore: oramai io sono un povero diavolo. Lui, piuttosto, era quello che dice lei. Siamo stati tanti anni insieme e l’ho conosciuto bene. Ma per troppo amore di giustizia! Era una testa con tanto di giudizio e per questo ci aveva un po’ del matto. Ma sapeva così ben nascondersi sotto quella faccia pulita e liscia come un cammeo, che nessuno se n’è accorto. Ma sempre quell’idea della giustizia, e le correva dietro come a un’innamorata e non la poteva arrivare mai. Poi, alla prova dei fatti… Ad un tratto la bella città di Viterbo si staccò da me con un – Ciao, ciao! Mi stia bene! Vedo che si precipita verso un’altra città piccoletta e grassoccia come lei. E si buttano le braccia al collo, e si baciano con grande effusione. Non ho potuto veder bene chi fosse, m’è sembrata una gran gentildonna di città. Stetti in ascolto, e mi parve parlassero di don Chisciotte, della Giustizia, di Dulcinea del Toboso, la introvabile, la mirabile Dulcinea del Toboso. Claudio Santella Immondizia a santa Rosa Agnese Galeotti Girando per Viterbo si può notare quanto stonino alcuni cassonetti contenitori l’immondizia viterbese.Ad esempio il cassonetto posto a fianco della casa di Santa Rosa sta proprio male. Passando in Via Casa di santa Rosa, fateci caso. Immediatamente attaccato alle scale della santa Casa, si trova un raccoglitore delle immondizie sporco e puzzolente, è indecoroso e irrispettoso che sia posizionato proprio in quel luogo. E come se non bastasse è punto di riferimento per gli operatori del Cev per collocare la spazzatura raccolta lungo la strada. O ancora, a destra di Porta Faul, proprio attaccato alle sue mura, ecco spuntare un altro cassonetto, che certamente il Vignola, nell’ideare e disegnare la Porta non ha previsto. Perché non spostarlo più in là, magari verso il gommista, senza lasciarlo attaccato alle mura cittadine? non basta la vergognosa situazione in cui versa il vicino gazometro, non basta la vergognosa situazione in cui versa l’ex mattatoio e che dire della casetta senza tetto in Via sant’Antonio, prima di Via san Clemente? E che dire del cassonetto, in Via sant’Antonio proprio di fronte alla Torre detta della Bella Galiana, sempre pieno e sempre aperto ove fanno schifosa mostra sacchetti multicolore e dagli odori più impensati? Inoltre credo ci sia un discorso da fare sul ritiro dei rifiuti differenziati. I tempi dedicati al loro recupero sono senz’altro troppo lunghi. Troppo spesso, infatti, capita di trovarsi in auto con l’immondizia suddivisa per tipo: plastica, carta, vetro eccetera, con l’impossibilità di depositarla nei rispettivi cassoni, ciò perché i contenitori sono colmi da giorni. Credo sia difficile educare le persone alla raccolta differenziata, perché di tempo se ne perde molto per le nostre vite sempre di corsa. Per questo bisogna oltre che educare le persone invogliarle, facendo in modo che tutto scorra in maniera corretta e fluida in modo che non si debba perdere ulteriore tempo a girare la città cercando un cassone semivuoto. Un’altra cosa importante che sarebbe opportuno copiare dai paesi del nord Italia, sono i cassonetti dell’immondizia nascosti e custoditi da coperture in legno, simili a piccole casette. In tale modo si eviterebbe un vergognoso aspetto alla città, la renderebbero decisamente migliore e gradevole. Spero che si provveda in qualche modo per dare più dignità alla nostra Viterbo medievale, detta la Città dei papi. Agnese Galeotti Monnezza Pantaleo Spagna Qualcuno tanti anni fa, è nato a Napoli e naturalmente ricorda quella città per l’immagine della sua bellezza. Ricorda gli scorci panoramici: Margellina, via Caracciolo, santa Lucia, spaccanapoli, i quartieri spagnoli, Posillipo, il Parco delle Rimembranze, via Roma, piazza Garibaldi, il Vomero, i Camandoli, il Castello Angioino a piazza Municipio e il Castello dell’Uovo, il mare con il suo bellissimo golfo con lo sfondo del Vesuvio, San Martino e il suo museo, il museo nazionale con le sue favolose collezioni d’arte, il monastero di santa Chiara, le caratteristiche processioni che a Napoli sono uniche. Insomma un susseguirsi di immagini che ti rimangono nella memoria e nel cuore. Il duomo con le reliquie di san Gennaro. Le feste, che dire quella di porta Capuana, con i suoi spettacolosi festival di canzoni e le luminarie che ti ubriacano con i loro soggetti e i colori, le feste rionali suggestive con i loro colori, musiche e canzoni. La bellezza della galleria e del teatro san Carlo, viale Giulio Cesare a Forigrotta con lo stadio san Paolo. Lo spettacolo e la poesia dei mercatini del pesce che nella esposizione della loro merce viva e varia, ti fanno svenire dalla visione che si para sotto gli occhi. Gli ambulanti con le loro melodie canore per propagandare le loro merci, gli acquaioli con tutti i grappoli di limoni esposti sui loro banchi, i venditori di acqua, i venditori di trippa e “u mossilo”, che dire poi dei venditori delle varie verdure; pumarola, peperoni, i fiarelli, le sorbe, e che dire dei dolci? sfojatelle, cannoli e babà. Insomma ogni prodotto ti viene offerto con una musica, una melodia che ti rimane dentro. Questa è la Napoli di ieri. Oggi! Napoli e i paesi della Campania sono un’altra cosa. Da quello che si vede dalla televisione, si evidenzia un brutto spettacolo per i rifiuti solidi urbani, usati come mezzi di lotta per le discariche che nessuno vuole nel proprio paese. A parte quelle squadre di malfattori che approfittano di queste emergenze per creare disordini e affrontare le forze dell’ordine, che dovrebbero essere tutti arrestati e messi dentro a vita, non mi piace vedere i cittadini che di proposito fanno i blocchi stradali gettando su tutta la carreggiata stradale, le immondizie rovesciando i cassonetti, incendiandoli anche. Potrebbero formare i loro blocchi stradali in un'altra maniera, civile e corretta. Cosa pensano di ottenere? Se le Istituzioni hanno deciso per il bene di tutti di tenere una certa linea di condotta, a nulla saranno prese in considerazione le loro proteste. Voglio sperare che tutta questa evidenza di bruttura, possa al più presto finire e ridare a Napoli e ai Napoletani la loro identità e bellezza che li distingue nel mondo. Pantaleo Spagna Emergenza “Caro prezzi” Francesca Bruti Nel mese di gennaio, l'assessore allo Sviluppo Economico Fosca Tasciotti ha incontrato le rappresentanze sindacali al fine di istituire un tavolo di concertazione contro il caro prezzi. Già sulle pagine di questo giornale, sul finire dell’anno scorso, avevamo presentato la situazione della Tuscia come una tra le più problematiche nella questione dell’alto costo della vita, soprattutto per i disagi che comporta per la fascia più anziana della popolazione. "Ci troviamo in un momento difficile per l'economia del Paese", ha spiegato l'assessore, "in cui anche nella nostra città, soprattutto le cosiddette fasce deboli, come i pensionati e le famiglie monoreddito, fanno fatica ad arrivare a fine mese. Sulla scorta dei precedenti interventi, svolti con le associazioni di categoria e dell'allarme lanciato dal segretario della CISL, Rosita Pelecca, nei giorni scorsi, mi sono fatta promotrice di questo tavolo, che servirà ad individuare proposte concrete per venire incontro a chi vive una situazione di disagio".Nel rimboccarsi le maniche, questi i primi provvedimenti da fare: un paniere a prezzi controllati per i beni di prima necessità, una giornata specifica in cui fare spesa ma con lo sconto, per i piccoli esercenti ma anche per la grande distribuzione, fino a raggiungere proposte accessibili anche per i farmaci. "Vogliamo elaborare proposte anche di piccola entità, ma concrete, incisive ed attuabili", ha detto ancora l'assessore, "e naturalmente non ci limiteremo a discuterne solo con i sindacati. L'intenzione è di coinvolgere istituzioni come la Provincia, la Camera di Commercio e l'Università, con la sua Facoltà di Economia. Non dimentichiamo che Viterbo ospita molti studenti fuori sede, che devono barcamenarsi ogni mese con l'affitto e la spesa da pagare. La presenza dell'Ateneo al tavolo si fa quindi importante, sia per le proposte che potranno scaturire, che per gli stessi studenti, ai quali potremmo dedicare iniziative speciali". Una questione molto delicata, che coinvolge e mette in difficoltà molti cittadini, è il costo delle medicine, per le quali si potrebbe promuovere uno sconto speciale per i pensionati; e non soltanto nelle farmacie comunali, ma contattando anche le private. Quelli citati sarebbero tutti interventi ragionati, utili, congiunti e a 360 gradi, purché si riesca a tutelare veramente le categorie più in difficoltà. Francesca Bruti Barco Murialdina - Vasanello 0-0 Claudio Santella Campionato provinciale allievi. Barco Murialdina - Vasanello 0-0 BARCO MURIALDINA: Proietti, Ercoli, Presti, Avincola, Guerrini, Serafini, Santella, De Simone, Ruggiero, Agosti, Morelli – Villani, Sanna, Vincenti, Fapperdue, Tofani, Cutrupi, Schiaffino. All. Renato Cerasa. Vasanello: Pace Mirko, Fochetti, Melchhouri, Chieruzzi, Robu, Tretta, Purchiaroni, Pace Danilo, Paolocci, Attanasio, Marcucci – Bracci, Innocenzi, Costanzi, Pace Massimiliano. All. Giuseppe Costantini. Arbitro sig. Matteo Mei di Viterbo. Ammoniti: Danilo Pace e Mirko Pace, per il Vasanello. Espulso Lorenzo Avincola, per il Barco Murialdina. Piacevole a vedersi la partita giocata, a Viterbo, sabato 9 febbraio tra gli allievi del Barco Murialdina e del Vasanello e terminata con il risultato di parità. Entrambe le squadre hanno mostrato impegno e correttezza nell’esprimere il proprio gioco e le azioni sono corse via in modo piacevole suscitando, a volte, delle vere e proprie emozioni. Il Barco Murialdina è stato, soprattutto nel primo tempo, superiore all’avversario, ma non è riuscito a concretizzare il proprio predominio sia per errori dei propri ragazzi sia per la bravura del portiere avversario, Mirko Pace, che esibitosi in belle, concrete e risolutive parate, riusciva ad impedire il goal anche quando questo sembrava fatto. Ugualmente bravo il portiere del Barco Murialdina, che, però, veniva impegnato solo saltuariamente e prevalentemente con tiri da lontano: ha mostrato comunque una sicurezza che la difesa ha avvertito. Qualche fallo poteva essere evitato, ma mai è apparsa cattiveria; del resto l’arbitro, signor Matteo Mei, è sempre intervenuto con prontezza e, se avesse punito il comportamento inaccettabile del dirigente accompagnatore del Vasanello, che, a pochi minuti dalla fine, a seguito di una brutta entrata di un difensore avversario, entrava inopinatamente in campo e, anziché placare gli animi, contribuiva ad esacerbarli con parole e gesti riprovevoli, avrebbe meritato un giudizio più che positivo. Nel secondo tempo il Vasanello si rendeva più pericoloso, anche perché il Barco arretrava inspiegabilmente il proprio centrocampo consentendo così agli avversari una maggiore spinta che sarebbe potuta costargli cara se, su un tiro da lontano, la traversa non fosse venuta in soccorso del pur bravo portiere Daniele Proietti. Notevole il miglioramento di Fabio Morelli del Barco Murialdina: questo giovane, dotato di buona tecnica e di discreta velocità, ha velocizzato il suo gioco mai trattenendo la palla oltre il necessario, ma smistandola ai compagni o concludendo egli stesso, a seconda delle opportunità. Con qualche altro accorgimento potrà risultare ancora più prezioso per la sua squadra e servire meglio e di più i suoi compagni. Bravo comunque il Vasanello, dimostratosi squadra meritevole della classifica che occupa: unico neo il comportamento riprovevole ed inammissibile del suo dirigente accompagnatore, perché chi sta a contatto con dei ragazzi deve dare esempio, e l’esempio va dato quando c’è necessità di darlo e non quando il dare esempio non costa niente; altro che terzo tempo. Risultato finale 0 a 0. Claudio Santella Violenza sessuale Patrizia Labellarte È di pochi giorni fa la notizia apparsa, sui quotidiani locali e nazionali della violenza sessuale su tre bambini di 10, 11, 12 anni da parte di due minori di 15 anni.L’episodio accaduto nella vicina Fabrica di Roma è senza dubbio sconcertante. I due quindicenni, un italiano e un immigrato avrebbero costretto i tre bambini, con un coltello e un apparecchio in grado di infliggere scosse elettriche, a compiere atti sessuali. Non solo, alla violenza è seguita la minaccia, affinché non raccontassero nulla. I bambini, al contrario, impauriti hanno raccontato tutto ai genitori. Inevitabile la denuncia di questi ultimi ai carabinieri del luogo intervenuti insieme alla Compagnia di Civita Castellana. Dopo aver raccolto le testimonianze dei tre piccoli ed aver così verificato i fatti, hanno provveduto all’arresto immediato dei due quindicenni, portati in seguito al centro di prima accoglienza per minorenni di Roma. I tre bambini sono stati, invece, assegnati agli assistenti sociali del comune di Fabrica di Roma. Non ci sono parole. È arrivata l’ora di dire basta. Basta, col sottovalutare questi fatti, gravi fatti che accadono ogni giorno negli ambienti scolastici, nei quartieri, nei paesi e nella nostra città. Basta con questi atti di “nonnismo”, di “bullismo”e quant’altro. Ma, in che società viviamo? Che futuro stiamo creando per noi e per le nuove generazioni? Spesso, si da la colpa di ciò che accade alle istituzioni, alla loro mancanza di interventi, responsabilità, poca sorveglianza. Probabilmente, il verificarsi di questi episodi è dovuto in parte a loro, che per prime in assoluto dovrebbero trasmetterci il buon esempio e i veri valori. Ma, cosa pretendiamo da queste, se, vedendo la situazione passata e soprattutto attuale non hanno nemmeno la forza di stare in piedi da sole? Parliamoci chiaro, se, oggi si verificano questo orrendi episodi i responsabili siamo noi. Siamo noi che dobbiamo fare i conti con la nostra coscienza, con i nostri valori o con ciò che di essi ci è rimasto. Patrizia Labellarte Palazzo del Drago Riccardo Manca Palazzo del Drago, che troneggia a fianco del Ponte del Duomo, appartenne anticamente a ser Fredo Tignosini, del ramo collaterale dei Tignosi, aggregatisi al patriziato viterbese tra il secondo ed il terzo decennio del Quattrocento.L’edificio attuale, derivato dalla trasformazione della precedente dimora dei tignosi, venne costruito verso la fine del XV secolo dal tesoriere del Patrimonio Giovanni Battista del Drago, il cui stemma fa bella mostra di se sull’estremità destra della facciata. Questo stemma è d’azzurro al drago d’oro. Intorno al 1566 Curzo Fajani, divenuto proprietario del palazzo, ottenne l’autorizzazione a realizzare un nuovo ingresso su Via San Lorenzo, costruendo il piccolo ponte che domina il lavatoio pubblico sottostante; il lavatoio, alimentato dalla Fontana di Piazza della Morte, fu chiuso intorno al 1975. L’epigrafe, sistemata sull’architrave della porta che dà accesso al ponte, con stipiti accuratamente ornati da motivi a candelabro, ricorda la successiva allocazione nell’edificio del Seminario Diocesano ad opera del cardinal Francesco Maria Brancaccio (1638-1670). L’epigrafe risalente al 1639 reca scritto: “Seminarium Viterb. et Tuscan. ab eminent. re / d.o card. Brancatio erectum a. D. MDCXXXIX”. Intorno al 1766, non potendo più provvedere al mantenimento dei giovani seminaristi, il Seminario fu costretto a chiudere i battenti, finchè il nuovo Vescovo Francesco Angelo Pastrovich non ne decretò la riapertura nel 1773. L’anno successivo, nel 1774, il Seminario venne trasferito in Piazza S. Ignazio per trovare, nel 1936, la collocazione attuale in Piazza San Lorenzo. Palazzo del Drago, fino al 1822, ospitò l’orfanatrofio femminile; dopo alcuni anni, nel 1871 vi furono inaugurate le lezioni del Liceo Ginnasio Comunale e della Regia Scuola Tecnica. Dal 1939 divenne la sede del Gruppo Rionale Fascista intitolato a Francesco Carnevalini; in seguito ospitò la Scuola Elementare Goffredo Mameli, quindi una succursale dell’Istituto Magistrale. Gravemente danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, Palazzo di Giovanni Battista del Drago è stato restaurato e recentemente riportato al suo antico splendore. Riccardo Manca Quisquilie, bazzecole, pinzellacchere Baccaione HANNO AVUTO PAURA - 67 sapienti su 4500 della Sapienza non hanno voluto il Papa alla Sapienza. Sapendo che il Papa da solo ne sapeva più di loro tutti messi insieme hanno avuto paura. A codesti sapienti della Sapienza si sono accodati, di fatto, le più alte figure istituzionali. Consentite, in merito, due considerazioni. La prima: se codeste alte figure istituzionali, anziché manifestare per iscritto la loro contrarietà alla volontà dei manifestanti, avessero manifestato la loro contrarietà accogliendo personalmente il Papa all’ingresso della Sapienza, come si sarebbero regolati codesti sapienti ribelli della Sapienza? Ma verba volant et scripta manent: ai posteri, così, risulterà la ferma, risoluta, manifesta e manifestata contrarietà all’atto efferato e non condiviso…. Chiacchiere! Lo hanno consentito, e tanto basta. La seconda: se in Italia anziché il cattolicesimo, tanto vituperato, vi fosse stato l’islamismo, magari fondamentalista, tanto ben accolto dai “simiglianti” di costoro per motivi tutt’altro che di fede, non pensate Voi che il giorno dopo il manifestato dissenso, codesti sapienti della Sapienza non si sarebbero trovati, tutti, ciascuno con un palo conficcato nell’orifizio anale, e su su fino al collo uscente, esposti nei viali dell’università medesima, naturalmente a scopo di studio? Ma come si fa ad avere paura di una persona, per di più mite e comunque non violenta, per il solo fatto che non se ne condividono le idee? E la libertà, la democrazia….Che figura, che figura. Avevamo già toccato il fondo, ora abbiamo cominciato a scavare buche. BALLE ! – Non sono stati capaci di impedire che quattro gatti impedissero al Papa l’ingresso alla Sapienza di Roma e vogliono farci credere di essere capaci di lottare contro la delinquenza organizzata? Sì magari in forma agonistica, per vedere chi risulterà primo! LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI - Ed allora perché fior di politici sono stati accusati, processati, assolti o condannati ed altri “fior” di politici, per contro, non possono essere non solo accusati, processati, assolti o condannati, ma nemmeno indagati, inquisiti, additati, sospettati e quant’altro pena la “deminutio capitis” del magistrato impiccione? Forse perché sono meno “fiori o più fiori” di quegli altri? E poi dicono che i magistrati sono una casta intoccabile… sì, secondo chi toccano. E’ UN DATO DI FATTO - Piaccia o non piaccia il governo Prodi ci ha portati verso uno stato generale di bisogno. Se ne sono accorti tutti tranne Veltroni. Qualcuno, per favore, glielo dica, altrimenti fa rimanere spiazzata tutta la sinistra. Del resto tutti gli Stati governati da governi propugnanti idee di sinistra versano tutti in uno stato di bisogno: basta guardare. Baccaione postato da: Spvit | 23:15 | sabato, febbraio 02, 2008 ()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()
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Anno XVIII n° 2 Il tempo si è fermato in Piazza del Comune Tic tac tic tac, don don don Mauro Galeotti Non so se ve ne siete accorti, ma, in questa nostra città medievale, sempre più raramente si sente il suono delle campane.E dire che un tempo il fatidico din don era un segnale importante per la vita cittadina. Serviva per avvisare la popolazione dell’inizio o del termine di una manifestazione. Serviva come sprone per la battaglia contro il nemico. Serviva per festeggiare l’entrata in città di papi, imperatori, cardinali. Serviva per allarmare il popolo per il sopraggiungere di un pericolo. Era un simbolo festoso e funesto allo stesso tempo, pur suonando lo stesso tocco, magari con ritmi differenti. Ma non è da trascurare il suono della campana abbinato alle ore scandite dall’orologio pubblico. E noi di orologi pubblici a Viterbo ne abbiamo alcuni, a san Sisto, a san Faustino, a Porta Fiorentina, alle Poste, alle Scuole Rosse e sulla Torre dei Priori. E qui cade l’asino! Perché proprio di quest’ultima voglio parlare, infatti, da considerevole tempo, non funziona più l’orologio e di conseguenza non funziona neppure il suono della campana, anzi delle campane. Sì due campane, una, quella grande, suonava le ore e quella piccola i quarti. Una tradizione perduta, tra le tante che questa Viterbo frettolosa non ricorda più. Il motivo di tale fermo non si sa. Nessuno se ne interessa, a nessuno frega... e l’orologio è fermo, pur restando sotto gli occhi di tutti gli amministratori comunali, essendo il Comune stesso lì sotto. Peccato! E dire che qualche numero fa avevo incitato quelli che comandano, a preparare la città per far sì che abbia un salto di interesse culturale, in occasione della realizzazione del terzo scalo aeroportuale del Lazio, individuato proprio a Viterbo. Chiedevo di allestire alcune torri medievali in modo tale da poter essere utilizzate quali vedette, fruibili dai turisti, per ammirare la città dall’alto. Tornando all’orologio fermo, qualche maligno, anni fa diceva che era stato fermato perché disturbava i sonni del prefetto. Vero o non vero non lo so, ma sono sicuro che il prefetto Alessandro Giacchetti è ben lontano da queste piccolezze e poi, chi vieta di far zittire il suono delle ore e dei quarti durante le ore notturne? A tal proposito ho parlato con l’orologiaio in Via Cavour, il quale mi ha confermato che quest'ultima soluzione è fattibile, quindi non vedo alcuna difficoltà per nessuno, prefetto o non prefetto. E dire che alla fine dell’800, l’orologio di Piazza del Plebiscito doveva essere quello su cui venivano regolati tutti gli altri orologi e quest’ultimo doveva «essere controllato e messo a segno al mezzo di ciascun giorno giusta l’ora che segneranno gli Uffici delle Stazioni Ferroviarie». L’orologiaro Luigi Parentati in data 24 Marzo 1801 scrive: «Essendo stato commissionato dall’Eccellenza Vostra per portarmi a visitare il castello dell’orologio della Comunità, dopo avere questo esattamente esaminato, ho ritrovato. Primo esser necessario tornire la serpentina, e riappuntare li denti a taglio. 2° Ringranare due bugi dell’asta del tempo, eliminare parimente le palette del tempo. 3° Ringranare due bugi, che uno regge la serpentina sotto e sopra. 4° Per aver dimesso la leva del suono della ritirata, e accomodata, e fattoci un pezzo nuovo mastiettato, e dovere il tutto rimettere in buon grado per servizio di questo rispettabile Pubblico. In tutto dovrò per il ristretto prezzo avere scudi Tre, dico scudi 3. Che è quanto in adempimento di tal ordine ed in fede». Un meccanismo misuratore del tempo carico di storia ed allora cosa si aspetta a far ripartire il congegno dell’orologio più bello e più in vista della città? Mauro Galeotti Degrado in città Claudio Santella Il nostro sindaco pro tempore si è dichiarato dispiaciuto per il fatto che Viterbo sia retrocessa nella graduatoria che rispecchia il tenore di vita delle città d’Italia capoluogo di provincia; in quella graduatoria, cioè, che, in buona sostanza, determina la vivibilità delle stesse. Il dispiacere del sindaco, condivisibile quanto si vuole, non può, però, meravigliare più di tanto, specialmente chi a Viterbo ci vive, perché, piaccia o non piaccia al nostro primo cittadino, quella graduatoria, stilata comparando tra loro le città capoluogo di provincia, non è una graduatoria astratta. Rispecchia la realtà delle cose, almeno nel loro aspetto esteriore; e l’aspetto esteriore, generalmente, rispecchia più o meno fedelmente quello interiore. Orbene è innegabile che l’aspetto esteriore di Viterbo, che nel recente passato aveva preso a migliorare abbastanza visibilmente, va, da qualche tempo, peggiorando sempre di più. Un mio amico è solito dire che Viterbo è il microcosmo del malcostume che regna in Italia: orbene, io non so se Viterbo sia veramente la rappresentazione centesimale di siffatto malcostume, però non posso non constatare che certe cose, che pure influiscono sull’aspetto esterno della nostra città, sono tollerate, o meglio accettate con eccessiva noncuranza, da parte dei nostri amministratori. Sembra che questi nostri concittadini preposti alla cura della cosa pubblica siano un po’ troppo distaccati dal vivere quotidiano della gente, sembra che non vivano, e forse non li vivono davvero, i problemi quotidiani in cui i loro amministrati si vengono a trovare giornalmente. Non ci riferiamo a problemi di alta amministrazione e di macroeconomia, ci riferiamo a quei piccoli problemi che potrebbero essere risolti con un po’ di senso civico e con un pizzico di buon senso. Vi porto alcuni esempi, di poco conto, ma significativi: provate a camminare sui marciapiedi di una qualsiasi via della nostra città, non potrete non essere colpiti dai numerosi escrementi, sia solidi che liquidi, che ivi giacciono indisturbati per giorni e giorni. Il “profumo” che esala da questi percorsi adibiti a passaggio pedonale è di per se molto dissuasivo; se, poi, agli escrementi aggiungiamo l’immondizia che in essi marciapiedi trova cittadinanza unitamente ai vari tipi di erba e di arboscelli più o meno rigogliosi possiamo avere un quadro dell’efficienza di quegli organi preposti alla cura concreta di questo specifico pubblico interesse. Il top del degrado in merito è stato toccato dal marciapiede che da Porta Romana conduce alla stazione ferroviaria omonima: sembra che lo strato di guano prodotto dagli escrementi dei vari uccelli che si fermavano sugli alberi colà siti sia stato acquistato dalla Montecatini per rivenderlo come concime ai vari agricoltori dell’Alta Tuscia e della Bassa Maremma toscana; pare che sia addirittura avanzato. Per rimanere in tema Vi porto un altro esempio: avete mai visto un cane che vada a spasso con la prescritta museruola? Il proprietario lo tiene sì al guinzaglio, tra l’altro lungo tanto quanto basta per renderlo inutile, ma non lo munisce di museruola. Paletta e secchiello si possono vedere solo sugli appositi segnali. Si narra, addirittura, che un vigile abbia elevato contravvenzione ad un netturbino perché aveva con sé la scopa e la paletta, ma non aveva il cane, come prescritto nell’antistante segnale. V’è di più, se il medesimo proprietario deve entrare in un bar o in altro pubblico esercizio nel 99% dei casi si porta dietro anche il cane: e bisogna pure stare zitti. Altro esempio: provate a dare uno sguardo al traffico ed alle varie macchine parcheggiate. Vi faccio grazia delle considerazioni e mi limito alle constatazioni: sono pochissimi coloro che rispettano i vari segnali stradali, ancor meno quelli che guidano con educazione; il 99,9% si muove a proprio piacimento senza lasciar intendere con apposite segnalazioni, quali siano le sue intenzioni. I motorini sfrecciano da ogni parte come schegge sotto gli occhi di persone vestite da vigili che, muniti di occhiali scuri anche in pieno inverno, li guardano, unitamente al rimanete traffico, indifferenti a quanto accade. Auto parcheggiate in ogni dove alla barba dei vari segnali di divieto e/o di prescrizione; nuove mode che prendono piede ogni giorno, quali il fermarsi due metri oltre il segnale di stop, immettersi a marcia indietro in una corrente di traffico, fare uso ed abuso delle rotatorie senza la minima cognizione sull’uso delle stesse. Non parliamo poi dell’uso del telefonino durante la guida: il suo uso sembra lo sfogo di una frustrazione. Il “bello” è che questi esempi di “buona educazione” vengono dati anche dalle stesse auto delle forze dell’ordine, comprese quelle preposte al traffico, in servizio di normale pattugliamento. Ad ognuno piace mostrare che “lui” può trasgredire. Eppure vi sono delle istituzioni, degli organi istituzionali, preposti a questi piccoli problemi. Codesti gestori della cosa pubblica si guardano bene dall’agire a tutela dell’impotente cittadino e tanto meno lo tutelano quanto più egli è debole. Eppure codesti “res gerentes” (continuo a dire codesti perché sono così lontani dal cittadino che il pronome codesto è d’obbligo) percepiscono laute retribuzioni per ciò che dovrebbero fare e che non fanno: come mai? Il nostro Sindaco, quindi, superato il primo stadio di conclamato dispiacere, si dia da fare a che i vari fattori negativi che hanno diminuito la considerazione sociale della nostra città, da lui amministrata, vengano eliminati, magari consigliando a chi di dovere la lettura, o meglio lo studio del “De Officiis” di Cicerone Quelli che abbiamo citato, a mo’ di esempio, sono solo la punta dell’iceberg dei vari problemi, e non sono certamente i più rilevanti, ma servono, appunto, come esempio e come indice del nostro senso del sociale. Con l’augurio di poter avere l’occasione di fare osservazioni diametralmente opposte auguriamo al nostro primo cittadino buon lavoro. Claudio Santella La carica dei 101 Bruno Matteacci Mai ho avuto grande simpatia per il segretario dell'Udeur, onorevole Clemente Mastella, sicuramente a causa della sua non coerenza politica: una volta a destra, poi a sinistra e per ultimo fa cadere quel governo di sinistra, del quale era ministro della Giustizia. A nome di molti cittadini e mio personale, va un ringraziamento a Mastella per aver fatto crollare quel governo che si è retto, per troppo tempo, con i voti di illustri personaggi chiamati "senatori a vita", che rappresentavano solo se stessi e non una base elettorale in quanto nominati, per vari "meriti" dal Presidente della Repubblica.Nella fase della formazione dell'ultimo governo, presieduto da Romano Prodi, si è avuta la netta dimostrazione che il leader e i collaboratori erano alla caccia di personaggi pronti a sostenerlo il governo, in fase di formazione, per raggiungere il fatidico 51%, concedendo il corrispettivo di una poltrona da ministro, viceministro o in via subordinata di sottosegretario; per non parlare poi di presidenze delle ASL, della Rai e di tutti i posti di sottogoverno. A ritirare lo stipendio di membro del governo più la indennità parlamentare nella nostra povera Italia erano 101 persone che incidevano, sul bilancio dello Stato, per due milioni di euro al mese. Erano centouno che percepivano stipendi oscillanti da euro 26.847,47 per Romano Prodi ed euro 25.146,62 per i ministri: Giuliano Amato, Pierluigi Bersani, Rosy Bindi, Emma Bonino, Vannino Chiti, Cesareo Damiano, Paolo De Castro, Antonio Di Pietro, Fabio Mussi, Alfonso Pecoraro Scanio, Arturo Parisi, Barbara Pollastrini, Giulio Santagata. Seguivano, a ruota, con una stipendio di euro 24.922,91 i ministri: Massimo D'Alema, Giuseppe Fioroni, Paolo Gentiloni, Linda Lanzillotta, Giovanna Melandri, Francesco Rutelli. Non è che gli altri ottantuno ministri, viceministri e sottosegretari avessero i problemi che hanno molti Italiani; il loro stipendio oscillava, dal più basso, quello di alcuni sottosegretari di euro 15.554,71 a quello di euro 25.501,71 percepito dal sottosegretario Elena Montecchi. E' mortificante continuare a fare una elencazione delle remunerazioni, a qualsiasi titolo, percepite dai parlamentari italiani. E' una vergogna; si tenga conto che ci sono persone che godono dello stipendio di parlamentare e nel contempo percepiscono diarie e rimborsi spese, esentasse, nella qualità di ministro, viceministro e sottosegretario; per non aggiungere, poi, tutti gli altri benefici che hanno per spostarsi sul territorio nazionale. Di bello c'è che, tra i tanti eletti al Parlamento, ce ne sono 240 che non hanno maturato la pensione in quanto non hanno ricoperto il mandato parlamentare almeno per due anni, sei mesi ed un giorno. Ora caro lettore, che sei anche "elettore" pondera questi dati; rifletti sulle battaglie che devono fare i cittadini per sbarcare il lunario. Troppo spesso sentiamo dire che ci sono famiglie che, con la loro pensione o il loro salario, non riescono a raggiungere la fine del mese con un euro in tasca! Ci hanno, umiliato, ci hanno tolto la possibilità, con la nostra preferenza, di scegliere il nostro rappresentante al Parlamento. Ora, grazie a Mastella, Dini e Fisichella, che hanno negato la fiducia al governo, tutto può cambiare, il governo Prodi è caduto, è come rimaneggiare le carte, è tutto come un gioco, basta non permettere di barare dobbiamo stare con gli occhi aperti e credere a chi veramente ci dimostra, da anni addietro, l'amicizia e non dall'inizio della campagna elettorale; perché questi sono di memoria corta ed amano solo il "dio quattrino"! Vogliamo sapere, prima delle elezioni, con chi avremo a che fare, con chi dovremo parlare, quali saranno i partiti che costituiranno il governo. Basta fare i salti nel buio. Ricordo ancora l'abbraccio e l'assicurazione che ebbi da un deputato allorquando mi giurò, davanti a testimoni, che mai sarebbe andato al governo con un certo schieramento politico. Cosa che poi, con lo stesso, ha fatto "lingua in bocca". Bruno Matteacci Olocausto = Orrore Agnese Galeotti Pochi giorni fa, come tante altre volte in passato, si è celebrato il giorno della memoria.Solo 24 ore all’anno per il popolo sterminato, su 8760 in cui le televisioni sono intrise di immagini. 24 ore, così, tanto per togliersi il pensiero di aver fatto una cosa buona anche quest’anno. Non voglio criticare un pensiero gentile, è solo che… è troppo poco. Forse una volta all’anno non basta. Ci si preoccupa tanto che i giovani ricordino il gesto folle di un pazzo che tanti, all’epoca, hanno seguito. Che tanti ancora seguono… Il punto è proprio questo secondo me. Bisognerebbe focalizzarsi su quello che succede nel presente e preoccuparsi di quanto sia simile al passato! L’olocausto fu un gravissimo episodio di razzismo, direi estremo. Però si tende a sminuire il fatto che cambiano i luoghi, cambiano i metodi, ma la gente continua ad essere sterminata. Non tanto lontano nel tempo, all’ incirca nel 1994, in quasi cento giorni, vennero uccise, massacrate da bastoni e a colpi di macete dalle ottocentomila al milione di persone. La maggior parte di loro faceva parte dell’etnia dei Tutsi meglio conosciuti come Watussi. Gli artefici di tale massacro furono i membri della tribu degli Hutu, all’interno della quale non mancarono vittime, tutti quelli che si opposero a tale genocidio! O ancora: a Ciudad Juarez, città del Messico e nello stato di Chihuahua negli Stati Uniti, scompare una donna ogni settimana, raramente viene ritrovato il corpo e se questo accade sono evidenti le brutali torture, violenze di vario genere tra cui bruciature e addirittura asportazioni di parti del corpo. Dal 1993 sono circa 600 le donne scomparse nel nulla, rapite. 460 sono le donne che sono state ritrovate morte. Lavoratrici, grandi e anche bambine che lavorano nelle fabbriche di assemblaggio in condizioni assurde e sottopagate. Ma dato che i soldi, anche se pochi, servono per sopravvivere, nessuna di queste donne si lamenta. Togliendo così lavoro agli uomini che spesso decidono di liberarsene! A me pare che cambiano le razze, i sessi, le situazioni e le armi, ma… la storia è sempre la stessa. Il più forte prevale sul più debole e se non sei d’accordo muori! E’ stata la politica del Fascismo, del Nazismo, e continua ad essere la politica che va per la maggiore, soprattutto nei paesi a basso grado di civiltà. L’olocausto è stato un orrore. Imperdonabile, ma purtroppo ripetibile. E’ su questo che bisogna lavorare. Su questo vanno sensibilizzate le persone. Ricordare il passato è giusto perché tanta gente è morta per la follia di altra, però tanta ancora muore e morirà domani, tra una settimana o tra un mese. E’ giusto versare lacrime per il passato, ma ancora più giusto è cominciare ad agire per evitare le lacrime future! Agnese Galeotti Piazza san Pietro Pantaleo Spagna A Roma una massa di fedeli, circa duecentomila tra cui tanti studenti della Sapienza con i loro striscioni, si è recata in piazza San Pietro per rendere omaggio a papa Benedetto XVI.Oltre ai cittadini di Roma, vi erano anche molte persone di altri luoghi d’Italia. Mi domando, tutte quelle persone erano lì per il consueto appuntamento con l’Angelus, oppure per rispondere a quei sessantasette professori della Sapienza, cosiddetti scienziati laici? Io sono sicuro che si trovavano su quella piazza, per essere solidali con il Santo Padre, per rispondere a quel brutto episodio di giovedì 17, che è accaduto all’Università della Sapienza. Non capisco che cosa abbiano ottenuto quei professori della scienza, con quel loro gesto. Cosa credono che con il loro modo di fare, di agire, possa discreditare il Papa? Non si sono avveduti che loro, tutti appartenenti al PD e quell‘esiguo gruppo di studenti con i loro striscioni pieni di stelle rosse, che rifiutavano l’arrivo del Papa, cosa rivendicavano, la laicità dell’università? Non credo che questo conflitto con la Chiesa possa portare a qualche risultato. Il Papa Benedetto XVI, nell’Angelus di oggi ha predicato il dialogo, la tolleranza, il perdono e rispettare le opinioni altrui, dicendo altresì, che da parte delle istituzioni governative gli era stato suggerito che la sua presenza all’università non era opportuna, vista l’agitazione che si era creata in quell’ambiente. Mi domando, se il presidente Napolitano si è scusato con il Santo Padre e con il cardinale Bagnasco per il brutto episodio, evidentemente posso capire che il rifiuto dell’università, non ha fatto fare all’Italia una bella figura in tutto il mondo cristiano e non. Personalmente non posso giudicare il comportamento di coloro che hanno provocato tutto questo stato di cose, perché non li capisco, ma seguendo l’esempio di mio padre Carlo e di mia madre Lucia e per quanto apprendo nella parrocchia del Sacro Cuore sulla fede cristiana, so quello che significa per me, il Santo Padre. Pantaleo Spagna Fracassini telefona In merito all'articolo che ho scritto sull'ultimo numero di questo quindicinale da me diretto, sull'interrotto restauro della Fontana Grande, l’altra mattina mi ha telefonato l'assessore comunale Antonio Fracassini. E sinceramente, conoscendo Antonio, me l'aspettavo. Mi ha riferito che il restauro della più bella fontana viterbese sarà iniziato a Febbraio, non del 2009, ma questo che viene. Mi ha pure detto che i lavori di ripristino termineranno a Luglio, non del 2009, ma di quest'anno. Di norma Fracassini non dice fregnacce, quindi ci credo e attendo con ansia che il peperino della Fontana Grande sia rivestito di umida acqua trasparente. Fracassi' per ora ti ringrazio per la sensibilità e la disponibilità, ma occhio al restauro, che sia fatto con intelligenza, senza stravolgere quello che è l'io della fontana. Attenzione all'illuminazione, mi auguro che non sia realizzata all'interno della fontana, con fili, fari e faretti che ignobilmente deturperebbero la struttura originale. Anticamente le fontane non avevano la luce nelle vasche!!! Tenetene conto!! L'illuminazione, senza dubbio necessaria, dovrà essere realizzata con fari posti sui fabbricati che la circondano! Tenetene conto. Salviamo la fontana... regina delle fontane viterbesi!!! Mauro Galeotti Al via l'iniziativa affido Francesca Bruti L'Associazione Murialdo di Viterbo organizza sei incontri per famiglie affidatarie e non solo.Infatti, specializzata da anni nel sostegno di famiglie affidatarie, con il contributo di SPES (Centro di Servizio per il Volontariato del Lazio) introdurrà, a partire dal 20 gennaio 2008 fino al 1° giugno 2008, una nuova iniziativa denominata AFFIDO: Accogliere con Fiducia i Figli degli altri In Dimore Ospitanti. Il progetto consiste in sei incontri gratuiti, cinque dei quali si svolgeranno presso la sede dell’Associazione Murialdo, in via L. Murialdo 51 a Viterbo; mentre il sesto, quello conclusivo, avrà sede presso il Pontificio Oratorio di San Paolo a Roma. Le sei giornate costituiranno un’occasione di approfondimento su alcuni aspetti dell’affido, in particolare pedagogici, relazionali ed educativi, riguardanti il rapporto tra la famiglia d’origine e quella affidataria, attraverso la testimonianza di operatori e famiglie provenienti da varie parti d’Italia. Gli incontri, che saranno diretti da Elisa Fumarola, Psicologa, e da Diana Dimonte, Coordinatrice Educativa, si rivolgeranno sia alle famiglie con pregresse esperienze di affido, sia a quelle che sono intenzionate ad avere un’esperienza del genere o semplicemente interessate al tema. Per ulteriori informazioni e prenotazioni rivolgersi a: cell. 347.1508238, e-mail assocmurvt@murialdo.org; per approfondire il programma completo, si può consultare il sito www.volontariato.lazio.it Francesca Bruti I secchioni ci sono o no? Francesca Bruti Certo che noi viterbesi siamo strani… ma è pur vero che dai vertici che ci dirigono (a livello locale… non parliamo di quello nazionale, per carità!) non è che arrivi tanta chiarezza. Mentre a Napoli stanno vivendo ogni giorno di più in mezzo all’immondizia, qui che potremmo vivere un po’ più decentemente, spesso ci tiriamo la zappa sui piedi! Sto parlando dei secchioni a disposizione per poter buttare l’immondizia… alcuni commercianti del centro storico, lamentando numerosi episodi di vandalismo che dall’estate scorsa hanno visto bruciare i cassonetti nei pressi del Sacrario e di Piazza della Repubblica, hanno chiesto al Comune di togliere da lì i cassonetti (inutilizzabili) e di rafforzare quelli per la raccolta differenziata vicino la fermata degli autobus urbani. Risultato? Da lì sono stati tolti, ma poco tempo dopo sono comparsi a Piazza delle Erbe, suscitando il malcontento dei residenti. (In effetti, non erano proprio esteticamente piacevoli). Nel frattempo, sempre su testimonianza di alcuni commercianti, i residenti e altri negozianti, continuano tuttora a buttare l’immondizia dove prima c’erano i cassonetti e ora non ci sono più; tanto da vedere sempre accumulate e sparse le buste per strada, e non utilizzare invece i contenitori dei rifiuti differenziati! Dunque, all’amministrazione si chiede che agisca in corrispondenza delle richieste precise che i cittadini fanno; e ai cittadini di comportarsi secondo il senso civico su cui ogni città deve fondarsi. Francesca Bruti Meno male hanno provveduto!!! Dopo il nostro articolo sulla capocciata che una signora ha dato in una trave in metallo al Cimitero nuovo, qualcuno ha provveduto ed è stato messo un vaso di fiori che impedisce l’accesso che porta alla trave traditrice, troppo bassa, e alla portata di qualsiasi testa, di qualsiasi fronte. Grazie! Barco Murialdina - Montefiascone 2 - 0 Claudio Santella Campionato provinciale allievi. Barco Murialdina – Montefiascone: 2 - 0 Barco Murialdina: Proietti, Ercoli, Presti, Avincola, Vincenti, Serafini, Ouguntimirin, De Simone, Ruggiero, Agosti, Morelli, Guerrini, Santella, Prestininzi, Sanna, Bossi, Faperdue. All. Renato Cerasa. Montefiascone: Cappelloni, Pescatori, Chiodo, Vignanelli, Siciliano, Conticchio, Chiaravalle, Colombi, Pisapia, Cantarini, Biondini, Metalli, Barbano, Bianchi, Pezzato, Proietti, Pifferi. All. Carlo Casciani. Arbitro: signor Riccardo Egizi. Marcatori: al 35’ ed al 42’del s.t. Cesare De Simone Forse perché desiderosi di riscattare l’immeritata sconfitta subita nel girone di andata sul campo del Montefiascone, gli allievi del BarcoMurialdina si sono oltremodo impegnati nella gara di ritorno disputando una partita maiuscola finita con il punteggio di 2-0 a loro favore. Il Montefiascone, peraltro, si è dimostrata squadra solida, continua nel gioco e ben messa in campo. Il suo gioco, lineare e ricco di fraseggi è apparso, però, prevedibile da parte dei ragazzi del BarcoMurialdina, tanto che, tranne che in un paio di occasioni, la squadra fallisca non è mai riuscita ad impensierire più di tanto il portiere avversario. In quelle occasioni, in vero, il portiere del Barco, Daniele Proietti, si è mostrato all’altezza della situazione: nella prima esibendosi in una bella parata su pericoloso colpo di testa di Marco Biondini, nella seconda superando addirittura se stesso respingeva d’istinto un tiro da due passi dal centravanti ospite solo davanti alla porta. Gli interventi di Daniele Proietti davano sicurezza al BarcoMurialdina che, fino a quel momento aveva giocato di rimessa perché costretto, per lunghi tratti, nella propria metà campo dal gioco avversario. Le puntate del BarcoMurialdina si facevano più continue e si materializzavano in due reti messi a segno dall’ottimo centrocampista Cesare De Simone. Complimenti a questo ragazzo per il suo gioco preciso, rapido e concreto: smista bene la palla sfruttando anche gli spazi vuoti con una lucidità invidiabile. Considerato che prima di andare in vantaggio la squadra di casa aveva colpito due pali e che si era resa molto pericolosa ogniqualvolta che si era presentata in area avversaria è da ritenere che il BarcoMurialdina deve credere di più nei suoi mezzi, perché ha una buona difesa, delle punte veloci e pungenti e degli ottimi centrocampisti illuminati dai passaggi rapidi e precisi di Cesare De Simone: con più convinzione, tenacia, continuità e amalgama potrebbe inanellare una serie non indifferente di risultati utili, s non utilissimi. Auguri. Il Montefiascone la tenacia,la convinzione e la continuità le ha dimostrate, è apparsa però sterile nel reparto avanzato: colpa di una giornata poco felice delle punte o merito della difesa avversaria? Forse entrambi i fattori. Visto quanto ha dimostrato sul campo domenica scorsa è facile affermare che la classifica non le rende giustizia. L’arbitro, signor Riccardo Egizi, fermo, discreto e sempre vicino al gioco non ha avuto eccessiva difficoltà a dirigere una partita rivelatasi corretta per il comportamento sia dei giocatori in campo sia degli spettatori sugli spalti, dove un gruppo di ragazzi ha accompagnato con cori ed applausi i propri beniamini per tutta la partita. Questi giovanissimi “aficionados” hanno suscitato le simpatie anche dei tifosi ospiti, simpatie che hanno ricambiato rivolgendo anche alla squadra del Montefiascone, a fine partita, mentre questa era occupata nel “terzo tempo”, un coro ed un applauso di saluto. Claudio Santella Incontro studi Patrizia Labellarte Venerdì 1 e sabato 2 febbraio si terrà nella nostra città l’incontro di studi internazionale “L’Italiano televisivo. Metodologie di analisi a confronto”.L’incontro promosso dall’Università degli Studi della Tuscia - Facoltà di Scienze Politiche, organizzerà nel contesto del PRIN “L’italiano televisivo: 1976-2006” e in rapporto con l’azione integrata “Italia Spagna” sul tema dell’ “Identità in televisione”, due incontri che coinvolgeranno esperti di vari generi di comunicazione televisiva, giornalisti, storici dei mezzi di comunicazione di massa, per confrontare i metodi dell’analisi linguistica della comunicazione televisiva. La prima giornata, che avrà inizio alle ore 9:30, si svolgerà presso l’Aula Magna della Facoltà. Dopo i saluti del Magnifico Rettore, prof. Marco Mancini, del Preside della Facoltà di Scienze Politiche, prof. Massimo Ferrari Zumbini e della Direttrice del Dipartimento di Studi sulla Comunicazione, professoressa Raffaella Petrilli, l’evento proseguirà anche nel pomeriggio con l’intervento dei gruppi di ricerca coinvolti nel PRIN e i risultati delle loro analisi. Al termine seguirà una tavola rotonda di discussione. La giornata di sabato 2, invece, si terrà presso la sala convegni del Mini Palace Hotel di Viterbo dalle ore 9:30 alle ore 13:00, per un conclusivo confronto tra studiosi italiani e spagnoli sul tema “L’Identità in televisione: Italia e Spagna”. Patrizia Labellarte L’italiano televisivo - Metodologie di analisi a confronto Incontro di studi internazionale Viterbo, Università della Tuscia 1 - 2 febbraio 2008 venerdì 1° febbraio, Aula magna della Facolta? di Scienze politiche ore 9 - saluto del Magnifico Rettore, Ch.mo prof. Marco Mancini - saluto del Preside, Ch.mo prof. Massimo Ferrari Zumbini - saluto della Direttrice del DISCOM, Ch.ma prof. Raffaella Petrilli ore 9,30-11,30 - prima sessione - presiede Nicoletta Maraschio Politica e divulgazione in tv (R. Gualdo, R. Petrilli, S.Telve) La lingua dei telegiornali in diacronia (I. Bonomi, E. Mauroni, L. Nacci, E. Buroni) ore 11,45-13 - seconda sessione - presiede Raffaella Petrilli Raccontare in televisione: fiction e tv per ragazzi (G. Alfieri, R. Sardo, D. Motta, M. Giuliano) ore 14,30-15,30 - terza sessione - presiede Francesca Anania Dalla radio alla televisione (N. Maraschio, A. Antonini, S. Stefanelli, M. Biffi) ore 15,45-17,45 - tavola rotonda- presiede Giuseppe Sicari,. saranno presenti gli ospiti esterni: Cristina Biasini, Loredana Cornero, Annalisa Liberi, Cinzia Palladini, Marco Volpati sabato 2 febbraio, sala convegni dell’Hotel Mini Palace, Viterbo ore 10,15-13 - tavola rotonda - presiede Riccardo Gualdo L’identità in televisione: Spagna e Italia partecipano i relatori al convegno e i professori Manuel Palacio e Juan |