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venerdì, dicembre 28, 2007 ()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()
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Anno XVII n° 24 Eppure al suo posto era uno storico palazzo La torre di Via Matteotti!!! Mauro Galeotti Sul numero passato ho auspicato la realizzazione di interventi tali che potessero far utilizzare le nostre torri medievali, al fine di sfruttare la loro altezza e interessare i turisti ad ammirare la città vista dall'alto.Ma non ho ricordato che un’altra torre è in costruzione in Via Matteotti, pronta per essere sfruttata per lo stesso scopo!?! Mi riferisco al palazzo-torre in costruzione a metà via, salendo a sinistra, sì proprio quello dove, fino al 1944, era il Palazzo Pocci. I lavori, leggo un cartello semicoperto posto sul fronte della costruzione, hanno avuto inizio l’11 Ottobre del 2004 e, leggo sempre lo stesso cartello, dovevano terminare dopo 630 giorni. Ora non conosco come vengono conteggiati i 630 dì, e non mi interessa saperlo, certo è però che sono passati ben oltre tre anni e il palazzo-torre è ancora in costruzione e non mi pare ci manchi poco al termine.Ma quello che più inquieta è il vergognoso aspetto che piano piano si è delineato e va delineandosi, col passare dei mesi, degli anni. In un primo momento, tutta la struttura in cemento armato, non mi aveva reso chiare le idee in merito a ciò che stava per nascere nel Centrostorico di Viterbo. In una delle più antiche vie cittadine e, in più in sostituzione di un bell’edificio. Ieri, passavo in Via Vicenza e d’un tratto, alzando lo sguardo verso la città, ho visto qualcosa che turbava il mio vedere quotidiano. Qualcosa disturbava la visione abituale del panorama che si può ammirare da quella via. Ebbene, nel cielo si stagliava la parte terminale del palazzo-torre di Via Matteotti. Una vera oscenità! Una vergogna per Viterbo!! E non comprendo come possa essere stato dato l’ok per tale costruzione.Ma la cosa incredibile non è solo la spudorata altezza raggiunta, come se non bastasse, la facciata non si allinea ai prospetti dei palazzi accanto, ma esce fuori prepotentemente. Solo a vederla ti ribolle il sangue, ti vergogni di essere viterbese, ti senti preso per il didietro da chi non è di questa nostra città. Ma tu che mi leggi, pensi che a Siena, a Gubbio, a Todi tale sconcio sarebbe potuto essere realizzato nel centro storico? Sono sicuro che non solo non sarebbe stata autorizzata la costruzione, ma non sarebbe neppure passato dalla testa dell’architetto o dell’ingegnere proporla in un contesto di alta risonanza storica. Specialmente in sostituzione di un palazzo come era quello dei Pocci. ![]() Già la via è brutta, se si guardano i palazzi costruiti dopo la guerra, ma si può pure capire la fretta di allora per la realizzazione degli stessi, constatato che molte famiglie erano senza casa. Ma oggi, quale fretta c’era? Perché si è concepita una tale schifezza? E quello che più mi rammarica è che sul cartellone in cui sono i nomi dei progettisti, di chi dirige i lavori, di chi li commissiona, dei responsabili a vario titolo, leggo nomi di amici, gente che stimo, personaggi viterbesi che amano Viterbo... ma qui si sono persi! Hanno dato alla città l’ennesimo brutto esempio di architettura che non si amalgama con l’ambiente, ma grida!!! Come se non bastasse, sono affiorate, nel palazzo-torre, lunghe colonne cilindriche che terminano con una specie di fungo, simile a quei comignoli in lamiera, sferici, che girando su se stessi evitando il ritorno del fumo nel camino. Una cosa aberrante! Bruttura sulla bruttura! Oscenità inaudita, senza alcun riferimento storico all’architettura cittadina. Inspiegabile! ![]() Eppure il palazzo-torre è lì,e inesorabilmente stravolge, giorno dopo giorno, l’ambiente che lo circonda e mostra il suo pessimo aspetto. Peccato che i Viterbesi, non protestino! ci massacrano la città e stanno tutti zitti, tutti menefreghisti, tutti con la testa bassa... a subire la vergogna di un edificio che dovrebbe essere concepito nei quartieri recenti. Una sola voce sanguinante, in verità, ho sentito, quella dell’etruscologo Paolo Giannini, poi l’abisso! Mi consola, se così posso dire, un solo fatto, che il cartellone esposto al pubblico, sulla facciata del palazzo-torre, è stato coperto da un telo bianco. Telo che copre i nomi dei professionisti che hanno realizzato e contribuito a realizzare tale scempio! Chissà forse anche loro si sono accorti della enorme oscena pugno allo stomaco che si sta perpetrando in Via Matteotti e si sono coperti, giustamente, perché si vergognano! Buon Natale e felice anno nuovo, mentre un altro pezzo di Viterbo è caduto in rovina! Mauro Galeotti Buon Natale a tutti? Agnese Galeotti Il barlume si accende in un secondo, lunghissimo e denso, per poi scomparire in un lampo. Sono le luci di Natale. E le palle colorate son fiere di vestire un grande abete. Fili d'oro arricchiscono gli aghi sempre verdi. Fiocchi d'argento colpiscono lo sguardo, raggiungono il cuore dolcissimi canzoni su un bambino di nome Gesù. Buon Natale a tutti... Le strade sono colme di persone e le vetrine dei negozi gareggiano per il migliore addobbo. Sempre nello stesso paese, lo stesso giorno, alla stessa ora, Iole Tassitani viene rapita, uccisa e fatta a pezzi! Buttata in un sacco dell'immondizia solo perché, i soldi accecano più delle luci di Natale... A mia mamma comprerò un profumo dal tappo color oro, quando lo aprirà le brilleranno gli occhi perché da tanto voleva sentire la pelle inebriata da tale fragranza. Sto incartando il mio regalo con un bel fioccone rosso. Nel momento in cui il nastro scivola tra le mie mani il corpo di una donna, viene martoriato a colpi di accetta. Il marito ha deciso che quello sarebbe stato un Natale da non festeggiare. Ha sgozzato il proprio cane e, alla fine si è impiccato alla ringhiera delle scale. La famiglia si riunisce, quest'anno sarà la mia casa ad ospitare tutti i parenti. I regali spuntano da sotto un abete, finto, orgoglioso di esserlo. Chissà se piacerà al mio ragazzo il regalo che ho scelto per lui. Chissà che regalo aspettava da Babbo Natale quella bambina che ieri è caduta dalla finestra perché il padre l'aveva lasciata sola in casa, forse le sarebbe piaciuto lo stesso regalo che ha chiesto mia cugina? o forse il suo unico desiderio era di non esser lasciata sola da un padre che per il rimorso, poi, ha tentato di uccidersi. I colori delle palle di Natale si confondono tra quelli di coccarde e coccardine che abbelliscono i pacchi nella casa di un uomo, d’Assago. Quell'uomo oggi ha ucciso a colpi di pistola la moglie ed il suocero perché non ne poteva più di litigare. Poi si è ucciso ed il suo cadavere cadendo è finito tra i pacchi di Natale sotto l'albero che il giorno prima i figli, ormai orfani, avevano addobbato con tanti colori e lucine. In che mondo viviamo? In che modo viviamo? Neanche più il Natale riesce a distrarre i cuori dalla violenza, dalla cattiveria, dalla malvagità e dalla pazzia omicida che tutti i giorni riempono le notizie dei giornali, dei telegiornali. Il Natale è un giorno di festa perché un Bambino, nato tanti anni fa, pensava di poter cambiare il mondo. Invece, il mondo è riuscito a cambiare il giorno di festa per eccellenza, in uno dei tanti altri giorni dell'anno. Agnese Galeotti Chiediamo scusa! Claudio Santella Chi di noi non ricorda la vecchia filastrocca che da bambino, alla fine di ogni anno, recitava, davanti a tutta la famiglia riunita, promettendo all’anno nuovo di essere più buono? Quella filastrocca diceva così: L’anno vecchio se ne va / e mai più ritornerà / io gli ho dato una valigia / piena di bugie e disobbedienze / di capricci e impertinenze/ e di cose fatte male / e gli ho detto: “porta via, questa è tutta roba mia”. Anno nuovo avanti avanti / ti fan festa tutti quanti / tu la gioia e la salute doni ai cari genitori, / ai parenti ed agli amici rendi lieti tutti i cuori/ d’esser buono ti prometto / anno nuovo benedetto. Dopo di che si ricevevano baci ed abbracci da tutto il parentado ed ognuno si complimentava con noi e ci elargiva doni di vario genere. Anche noi vogliamo dare all’anno vecchio, che se ne va, la nostra valigia piena di “disobbedienze, di capricci e impertinenze” chiedendogli di portar via tutte le cose più o meno “cattive” che abbiamo combinato. E si che ne abbiamo combinate tante, a volte a bella posta per vedere la reazione della gente di fronte a delle provocazioni, a volte eccessive, ma mai immotivate. Ma erano delle provocazioni fatte appositamente ed eravamo pronti a subire le reazioni delle persone, qualunque fossero state, ed a chiarire ogni malinteso qualora la cosa fosse degenerata, perché mai v’è stata intenzione di offendere. Del resto la “vittima” predestinata deve credere che uno fa sul serio, altrimenti tutto è inutile. Raramente “il colpevole” ammetteva di aver sbagliato, il più delle volte la gente riteneva o pretendeva di essere nel giusto giustificando le proprie “stranezze” nei modi più assurdi ed incredibili. Ricordo ancora una signora che tentava di far entrare il suo cagnolino in un supermercato mettendoselo sotto il cappotto e che, smascherata “spudoratamente” cercò addirittura rientrare “contromano” da una delle casse costringendo un addetto, allertato dal sottoscritto, ad intervenire decisamente. La gentildonna me ne disse di tutti i colori senza rendersi conto che tutti i presenti non condividevano il suo comportamento: per lei era giusto che il suo cagnolino entrasse. Naturalmente me ne andai per evitare che la situazione degenerasse, ma sotto sotto mi veniva da ridere. Quante volte abbiamo invitato, più o meno apertamente, questo o quell’addetto ad un determinato servizio, ad intervenire nell’esercizio delle sue funzioni, per risolvere delle situazioni spiacevoli e siamo stati fulminati dal suo sguardo? I pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni sono stati il nostro bersaglio preferito, i vigili urbani i più bersagliati: purtroppo non tutti hanno reagito da vigili o quantomeno urbanamente. E’ vero, però, che ce le andavamo a cercare. Il fatto è che volevamo mettere in evidenza sia il continuo, egoistico e scorretto comportamento di molti di noi nei confronti del nostro prossimo in determinate situazioni, sia l’inurbano modo di reagire verso chi per solito ci fa notare le nostre mancanze. Chiediamo scusa a tutti, soprattutto a chi “se l’è presa”: non v’è stata mai intenzione di offendere. Le conclusioni, purtroppo, non sono state positive: siamo una massa di furbi e di maleducati che supplisce alle proprie mancanze non proprio elegantemente. Rarissimamente si ammette l’errore. Liberiamoci allora, con l’anno vecchio, della nostra valigia contenente i nostri difetti e le nostre deficienze; cerchiamo di migliorare i nostri rapporti con il prossimo: ne trarremo certamente notevoli vantaggi. Cerchiamo di tenere in mente il vecchio detto che recita “omnia munda mundis”, magari senza dimenticare di completarlo con il “et similiter immundis”. Però ricordiamo, nel completarlo, di usare garbo. Buon anno a tutti. Claudio Santella Centro di aiuto alla vita Francesca Bruti Con la fine dell’anno, si è soliti fare bilanci sui mesi appena trascorsi e fare propositi per quelli nuovi che verranno… e non capita solo alle singole persone, ma anche alle associazioni che durante l’anno operano per un bene sociale. E’ il caso del Centro di Aiuto alla Vita (CAV) di Viterbo, che in 25 anni di presenza sul nostro territorio ha aiutato a nascere 347 bambini. Proprio a conclusione di questo anno, lo scorso 6 dicembre si è svolto presso la Prefettura un incontro sul tema “L’accoglienza della vita nascente: attualità e priorità nella nostra realtà sociale”; in tale occasione, organizzata dal Lions Club di Viterbo, la Presidente del CAV, Maria Fanti, che si occupa anche della Casa di Accoglienza “Madre Teresa di Calcutta” per mamme in difficoltà, ha illustrato le grandi problematiche della nostra realtà locale legate a questo tema. Nel fare un bilancio dell’anno che si sta concludendo, sono state descritte anche le numerose iniziative svolte a livello nazionale e locale dai Movimenti per la Vita e dai CAV che raggiungono oltre 600 punti di riferimento in tutta Italia. Ed è bello finire l’anno con la notizia che, oltre ai bambini già citati di cui si è preso cura il CAV di Viterbo, ci sono state anche ben ventisei nascite nella Casa di Accoglienza, che nei suoi sei anni di attività ha accolto sessantadue mamme e settantadue bambini. Inoltre, a termine dell’incontro in Prefettura, è stato annunciato che le offerte raccolte in occasione del Concerto e dell’incontro conviviale di Natale saranno devolute a favore della Casa di Accoglienza. Francesca Bruti Giornata mondiale della Pace Francesca Bruti In occasione del Mese della Pace, indetto tradizionalmente dal Papa per il mese di Gennaio, si svolgerà quest’anno a Viterbo una mostra sul tema “Famiglia umana, Comunità di pace”, dal messaggio di sua Santità Benedetto XIV per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace. La mostra sarà allestita presso la Chiesa di Sant’Egidio in via del Corso Italia nei giorni 27 (dalle 16 alle 20) e 28 dicembre (dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 18). Inoltre, nel pomeriggio del 28 partirà alle ore 18,30, dalla sede della mostra, una piccola processione di persone che si recheranno alla Chiesa di Santa Rosa per un incontro di preghiera, presieduto dal Vescovo Lorenzo Chiarinelli, al quale interverranno con la loro testimonianza i rappresentanti di diverse esperienze religiose e sociali. La partecipazione è aperta a tutta la cittadinanza. Francesca Bruti Magnifici i Carabinieri a Cavallo a Viterbo Agnese Galeotti I Carabinieri a Cavallo, sono ospiti di Viterbo dal 20 Dicembre 2007, in occasione delle festività natalizie. E' stato suggestivo vedere l'eleganza e l'imponenza dei cavalli. Sarebbe un vanto per noi poter essere suggestionati e coinvolti ancora ed ancora. Sarebbe unico per la nostra città che uno squadrone di Cavalleria fosse permanente ed entrasse in forza a controllare e proteggere i cittadini per le vie del centro storico. Sarebbe un'interessante incontro, lungo le vie medievali, per i turisti e anche un'iniziativa utile per la sicurezza delle persone. Folclore sì, ma anche un vero e proprio servizio per la città. Per chi in questi giorni fosse impossibilitato ad assistere al grazioso e particolare evento, potrà trovare la videonew sul sito www.viterbotv.it, dove è ripresa la giornata del 20 scorso, con la sfilata dei Carabinieri a Cavallo nelle vie antiche del Quartiere di san Pellegrino. Inoltre vi sono le riprese della messa nella Chiesa di sant’Angelo in Spatha; la visita al presepe del ‘700 allestito in Prefettura per volontà di S.E. il prefetto Alessandro Giacchetti e il saluto ai Carabinieri a Cavallo del Comandante dei Carabinieri della Provincia di Viterbo, colonnello Giorgio Dino Guida, al quale rinnovo la richiesta, non solo mia, di portare uno squadrone di cavalleria dell’Arma, a Viterbo, come d’altronde c’era anni fa nella Caserma di Via della Pace, attualmente riabilitata al servizio svolto da anni. Agnese Galeotti Il Presepe Riccardo Manca È un grande e suggestivo palcoscenico, su cui ogni anno immancabilmente si recita il commovente spettacolo della Natività, mentre accanto i personaggi vengono ritratti intenti nei loro lavori.È proprio questa mirabile fusione tra umano e divino, che rende unico ed inimitabile il presepe. La primissima testimonianza in assoluto dell’arte presepiale nel Lazio, si ha con le statue di legno scolpite nel 1289 da Arnolfo di Cambio. Nel Seicento, la nobiltà laziale inizia ad esporre presepi nei propri palazzi; opere sontuose in linea con lo stile barocco dell’epoca. Anche il Settecento mantiene viva la tradizione dei presepi all’interno delle case patrizie, ma anche nelle Chiese e nei Monasteri. Nell’Ottocento, la realizzazione dei presepi si diffonde a livello popolare grazie alla produzione, a basso costo, di innumerevoli serie di statuine in terracotta modellate dagli artigiani locali. Sono tuttavia le famiglie più importanti per censo e ceto sociale a realizzare i presepi più imponenti, ricostruzioni di paesaggi biblici o di scorci della campagna laziale, da mostrare a parenti ed amici. Nel presepe più usuale, il paesaggio agreste fa da sfondo alla grotta in sughero, sovrastata da un tripudio di angeli in volo sulle nuvole, disposti in nove cerchi concentrici che pongono la Natività al centro della scena. Una scena povera sia nella rappresentazione dei personaggi, pastori con le greggi e contadini al lavoro con i loro animali, sia nelle architetture, locande di campagna tra i resti di acquedotti antichi, tipici dei luoghi rappresentati. Pastori e pastorelle, mercanti ed artigiani, viandanti e pellegrini affollano lo spazio attorno al gruppo scultoreo della Natività sormontato dall’Angelo annunciante. In attesa dell’arrivo dei Re Magi, il 6 Gennaio successivo. A partire dalla seconda metà del Novecento, l’ambientazione cambia e vengono proposte zone caratteristiche scomparse, ma conservate ancora nel ricordo dei nostri nonni, che fotografano la Viterbo medioevale e le sue eccezionali atmosfere natalizie. Riccardo Manca Dimenticare...mai!!! Patrizia Labellarte “Per non dimenticare il terrorismo e le stragi” è il titolo dell’iniziativa promossa a livello nazionale che mira a far conoscere alle giovani generazioni la storia di Aldo Moro.Il progetto, infatti, coincide con il trentennale dell’uccisione dello statista per mano delle Brigate Rosse e con la successiva approvazione della legge 4 maggio 2007 che ha istituito il 9 maggio come “giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice”. Presentato nella sala conferenze di Palazzo Gentili dal presidente della Provincia di Viterbo Alessandro Mazzoli, da Ilaria Moroni del centro di documentazione Archivio Flamigni, da Miranda Perinelli della Cgil di Viterbo, dal direttore dell'Ufficio scolastico provinciale Romolo Bozzo e da Augusto Goletti dell'Archivio di Stato provinciale, il concorso si avvale anche dell’appoggio degli Archivi storici della rete “per non dimenticare”, dalla presidenza della Camera e del Senato e finanziato dal ministero per i Beni culturali. Il bando a cui parteciperanno scuole, insegnanti e studenti sarà pubblicato a gennaio e i progetti dovranno essere consegnati entro aprile. La casa editrice "Settecittà" pubblicherà i migliori elaborati, mentre l'Archivio di Stato conserverà tutti i lavori. In oltre il 14 e 15 marzo 2008 (ingresso gratuito) sarà in scena al teatro San Leonardo lo spettacolo "Se ci fosse luce: i misteri del caso Moro" per la regia di Gianfranco Loffarelli. Mentre il pomeriggio del 15 marzo, alla vigilia della strage di via Fani (16 marzo 1978) e del rapimento di Aldo Moro sarà organizzata una tavola rotonda alla Provincia di Viterbo a cui parteciperanno anche Agnese Moro, Benedetta Tobagi e Sergio Flamini. All'interno del progetto c'è spazio anche per l'Università. A gennaio ci sarà anche un bando per una tesi di laurea sull'argomento. La migliore sarà pubblicata dalla casa editrice "Settecittà". "E' un iniziativa – afferma il presidente Mazzoli – che ha come punto d'origine il giorno della memoria delle vittime del terrorismo. Un pezzo di storia, quella si Aldo Moro, che non può essere cancellato perché è radicato nell'essenza della democrazia italiana. Ovviamente bisogna ripetere questo progetto anche nei prossimi anni perché non diventi solo una giornata di commemorazione. Ma al contrario perché tramite lo studio e l'approfondimento di questa storia si possa continuare a far luce e a cogliere gli aspetti della nostra democrazia. Siamo convinti che su questo caso non sia stato ancora detto e scritto tutto". Patrizia Labellarte postato da: Spvit | 08:54 | giovedì, dicembre 13, 2007 ()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()
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Anno XVII n° 23 Animare le torri della città, si può fare Dove venne uccisa Galiana? Mauro Galeotti Arriverà l’aeroporto a Viterbo e credo dobbiamo metterci subito al lavoro per far sì che i viaggiatori abbiano validi motivi per fermarsi nella nostra città.Avevo, infatti, sul numero passato, spronato noi tutti a “muovere le chiappe!”. Un termine non elegante, niente affatto fine, ma tanto, tanto chiaro! E mi voglio riferire, questa volta, ad una delle possibilità che la nostra città, medievale per eccellenza, può offrire e incuriosire. Un tempo Viterbo vantava le belle donne, come Galiana, e le belle fontane, come Fontana Grande (a proposito quando iniziano i lavori di restauro assessore Fracassini?), e fino a qui nulla da eccepire, perché se belle donne c’erano, ora ve ne sono ancor di più, e in quanto a belle antiche fontane nessuno ci batte. Ma hai mai pensato alla Viterbo turrita? Tu che stai qui, in questo momento, a leggermi, hai mai pensato alle decine e decine di torri che abbelliscono e caratterizzano la città dei papi? Torri delle magnifiche mura castellane, torri di nobili palazzi, torri pentagonali, quadrate, rotonde. Tutte inanimate, ben lontane da uno dei loro scopi che le volle costruite: poter salire su di esse! Nessuna di esse è praticabile, o meglio, è fruibile dal pubblico, dai turisti. Un bene che costa pur migliaia di euro al nostro Comune per mantenerle in piedi, ma che non dà alcuna entrata. Stanno lì, molte di esse restaurate e ben conservate, in attesa del prossimo degrado per rieseguire il prossimo restauro, e così via... senza mai fine. Perché i nostri amministratori e in particolare mi rivolgo al nostro sindaco, Giancarlo Gabbianelli, non si studia un modo per utilizzare la loro... altezza, la loro... sontuosità... la loro strategica posizione di... rilievo?, è proprio il caso di dirlo! Pensa quale attrazione potrebbe essere consentire ai turisti, ed anche a noi, perché no! di poter salire agevolmente sulle nostre torri! Salire sulla Torre detta della Bella Galiana, ed in vetta, raccontare come venne uccisa, da un dardo assassino, la donna più bella della città. Raccontare dell’assedio che subì Viterbo per difendere una delle sue figlie. Che fascino, che mistero, che storia! Pensate all’assedio alla città da parte dell’esercito guidato da Federico II, assedio raccontato dalla Torre di Sassovivo, che domina Via del Pilastro. E perché non poter salire sulla Torre dei Priori, magari in ascensore, ed ammirare i tetti, le cupole, le vie, le piazze, le microscopiche persone. Rendere agibili le torri sarebbe un entrata per il Comune non indifferente, e non c’è nulla da inventare, perché in moltissime città si sale da anni sulle torri, sui campanili, paghi e sali, molto spesso a piedi, qualche volta con l’ascensore. La Torre dell’Orologio Vecchio? ma chi c’è mai salito? Eppure è tra le più antiche, tra le più belle, dotata con tanto di campana sorretta da un agevole gabbia di metallo. Ma è lì inutilmente alta, inutilmente possente, debole, assai debilitata perché non serve più alla sua funzione, al suo scopo, quello che fu motivo per farla tirar su da terra, per metri e metri, dai nostri antenati: dominare su tutto quanto gli gira intorno! E così sono le sue sorelle, tutte sparse qua e là per la città, dimenticate, nascoste, sperdute, avvilite. Recuperare la loro vita significa creare un motivo in più per trattenere il viandante aeroportuale. Prepariamoci, iniziamo a lavorare, ne trarremo un gran beneficio! Mauro Galeotti Aeroporto a Viterbo: è fatta! Pantaleo Spagna Il giorno 28 Novembre, nella sala Anselmi dell’Amministrazione Provinciale di via Saffi, si è svolto il convegno dei Comunisti italiani, dove è intervenuto il Ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi per annunciare a tutti i Viterbesi dell’assegnazione del terzo aeroporto del Lazio, alla città di Viterbo.Per la prima volta, ho partecipato ad una manifestazione dell’area politica di sinistra, perché seguendo gli insegnamenti di mio padre Carlo, ben noto nella sede della D.C. di via Orologio Vecchio, negli anni ‘60, i miei orientamenti politici, sono di un’altra estradizione e di un altro schieramento politico. Comunque, partecipare al convegno che si basava sull’iter tenuto dal Ministero per l’assegnazione a Viterbo dello scalo di che trattasi, mi ha fatto piacere perché ho potuto constatare con le mie orecchie, la passione, l’impegno, la pazienza delle istituzioni locali, dei comitati pro aeroporto e di tutte quelle persone che si sono battute per raggiungere lo scopo che si erano prefisse: avere lo scalo aeroportuale a Viterbo. Interessantissimo l’intervento del rettore dell’Università della Tuscia, Marco Mancini, il quale ha evidenziato l’importanza che potrà avere l’aeroporto per l’Università. Notevole l’intervento del ministro Giuseppe Fioroni che oltre l’entusiasmo che la città di Viterbo, dopo anni di preoccupazioni, di comitati promotori contrari (chissà che dirà quel signore che si preoccupava del rumore degli aerei, che non lo avrebbe fatto dormire) abbia avuto quello che si era prefissa, cioè l’assegnazione dell’aeroporto. Ma nel contempo, il Ministro, avvertiva che ora comincerà veramente la lotta con la burocrazia, con la Regione, con l’Esercito, con le strutture viarie e ferroviarie, metteva in guardia i vari imprenditori che dovranno costruire la struttura, insomma ora comincerà la vera lotta per arrivare, fra tre o quattro anni, alla realizzazione dello scalo. Fioroni, ribadiva che Viterbo non può perdere questa opportunità al fine di far emergere il territorio della Tuscia, e non fare come è successo per l’autostrada e la ferrovia a Orte negli anni passati. La relazione del ministro Bianchi, è stata chiara e precisa, oltre alla disamina di tutti i dati tecnici, i lunghi controlli necessari con le altre città concorrenti alla nostra, ribadiva con fermezza; “La scelta è stata fatta e non si torna indietro, l’aeroporto resterà a Viterbo, perché è il sito migliore”. L’applauso dei convenuti, è stato unanime e uno striscione diceva: “Applausi al coraggio di un uomo giusto”. Al convegno era presente anche il senatore di Forza Italia, Giulio Marini, il quale concludeva che il presidente dell’Amministrazione provinciale, Alessandro Mazzoli, aveva la fortuna di veder realizzato, quello che lui, a suo tempo, aveva cominciato. Pantaleo Spagna Ivan Rossi... dimenticato? Claudio Santella Ogni anno, con l’avvicinarsi delle festività natalizie, abbiamo rivolto a tutti i nostri lettori gli auguri per un buon Natale ed un felice anno nuovo. Anche quest’anno non ci sottraiamo a questo nostro dovere che, per noi, è, prima di tutto, un piacere. Quest’anno, però, non vogliamo limitarci alle solite espressioni di circostanza, arricchite da alcune parole più o meno appropriate, ma vogliamo invitare tutti i cittadini, viterbesi e non viterbesi, a compiere un gesto d’amore e di riconoscenza verso chi, con il sacrificio della propria vita, ha consentito a cinque famiglie a lui sconosciute di potere trascorrere questo Natale serenamente. Ci riferiamo ad Ivan Rossi, nostro conterraneo, cittadino di Civita Castellana, che questa estate, ha sacrificato la propria vita nel tentativo, riuscito, di salvare quella di cinque cittadini, a lui sconosciuti, che stavano per perderla, perché travolti dalle acque in cui si erano tuffati. Ebbene, a questo nostro conterraneo, a questo vero eroe, che nell’adempimento del proprio lavoro, spinto dal più alto e puro spirito di altruismo, con sentimenti di vero amore per il prossimo, non abbiamo ancora detto grazie. A nostro sommesso avviso, non sarebbe fuor di luogo che ad Ivan Rossi venisse concessa la medaglia d’oro al valore civile, quale massima onorificenza per il suo nobilissimo gesto d’altruismo e d’amore, dimostrato nei nostri riguardi. Sì, nei nostri riguardi, perché avremmo potuto essere noi uno di quei cinque sventurati che sono stati tratti in salvo: Ivan non è stato certo a chiedersi chi fossero coloro che stavano per perdere la vita, e che l’avrebbero certamente perduta senza il suo intervento; Ivan si è gettato nelle acque e si è prodigato per loro fino all’estremo sacrificio. Non ci sembra un gesto da poco, ma un gesto eroico, un gesto d’altruismo e d’amore per il prossimo, promanato da un senso civico ormai raro, però sempre sentito ed apprezzato. Il nostro gesto, di riconoscenza verso di lui, deve ancora venire: liberiamoci dalle nostre formali reticenze e ricambiamo, ad Ivan, i sentimenti che lui ha concretamente dimostrato. Approfittiamo, per far questo, dell’avvicinarsi del Santo Natale, dell’avvicinarsi, cioè, di un periodo in cui ci sentiamo più propensi a compiere un gesto di bontà, un gesto che ci riempirà di gioia e che, tra l’altro, non ci costa niente. “La Città” si fa promotrice di una iniziativa volta ad attuare concretamente questo gesto d’amore e di riconoscenza verso Ivan, invitando tutti a sottoscrivere una petizione perché ad Ivan Rossi sia attribuita, per ciò che ha fatto, una medaglia d’oro al valore civile. Per far ciò ci rivolgeremo alle competenti autorità affinché possano metterci in condizione di realizzare questa iniziativa. In questo modo desideriamo rivolgere gli auguri di Buon Natale e Felice anno nuovo. Auguri sentiti e di cuore a tutti. Claudio Santella Gabbianelli ascolta... Agnese Galeotti Guardando alcune foto scattate qualche mese fa, sono imbattuta in uno scatto di Piazza del Comune, credo fosse il giorno della Fiera dell’Annunziata. Alle finestre del Palazzo dei Priori e del Palazzo del Podestà, erano in bella mostra alcuni drappi. Come nel passato, anche ai nostri giorni, è usuale che, per una giornata di festa cittadina, i drappi vengano esposti per ulteriore fasto e festeggiamento. Ma quei drappi risultano come un pugno nell’occhio, infatti, lo stato di degrado è gravissimo. Sono diventati cenci sdruciti e senza colore. Invece dovrebbero essere sprizzanti di colori, di pennacchi, insomma, pieni di regalità. Questo scritto vuole essere una lettera aperta al sindaco Giancarlo Gabbianelli. Sindaco perché non vengono realizzati nuovi drappi? In fondo sono un simbolo, sono rappresentativi della città. Invece degli strappi, potrebbero esserci bellissimi disegni. Al posto dei colori sbiaditi, vorrei rossi fuoco e verdi speranza. Ad esempio: il Comune potrebbe istituire una gara tra gli artisti di Viterbo e oltre, i quali potrebbero riversare la propria arte e il proprio estro alla realizzazione di drappi nuovi. Oppure, ancora meglio, Sindaco, essendo in numero di nove, si potrebbe assegnare un drappo per ogni artista, così d’averne tutti differenti e meno monotoni. Più variegati stili pittorici contribuiranno e più bello sarà esporre i drappi al pubblico, come fossero quadri, in ognuno dei quali potrebbero essere rappresentati diversi modi di vedere Viterbo, in una miriade di colori. Sarebbe davvero una bella cosa non vedere più quegli stracci laceri e slavati appesi a deturpare, invece che abbellire, il Palazzo dei Priori e il Palazzo del Podestà. E cosa ancora più gradita sarebbe vederne di nuovi padroneggiare fieri e degni sulla facciata, per assaporare gustosamente un bel giorno di festa viterbese. Agnese Galeotti Le torri di Viterbo Mauro Galeotti A proposito di torri, visto l’articolo di apertura di questo numero, mi piace ricordare... Domenico Bianchi (1537 - dopo 1615) scrive che Viterbo ne contava ben centonovantasette e alcune erano di tale altezza, che da terra si poteva appena vedere la sommità. Lo storico asserisce pure che «Hebbe [Viterbo] dal suo principio molte Torri, sì come a questo dì d’hoggi apertamente si scorge in lei esserne moltissime, fatte con molto artificio di pietre squadrate altissime ed alcune con molta proportione hanno le Cortine, che in altezza, conveniente le circondano». Feliciano Bussi (1742) ne elenca alcune, «Fra le descritte torri le più rinomate della Città erano le seguenti, cioè, Torre Damiata, o sia Demiata, Torre Beccaja, chiamata anche Torre di Bartolomeo di Panza, Torre Spagnola, Torre Berera, Torre Aldobrandina, Torre Tignosa, Torre Vicana, cioè fabbricata dalla famiglia di Vico, Torre Raniera, Torre di Ranuccio, Torre di Piano / Arbano, Torre del Palagio dell’Imperatore, Torre di Bramante, Torre Prete / Vonna, e Torre di Angelo di Salamaro, la quale fra tutte le cento novantasette era la più bella, e la più alta, che si scorgesse in Viterbo, non trovandosene al presente in piedi neppure la quarta parte, per essere state altre rovinate da tremuoti, altre demolite in tempo delle guerre civili, ed altre scaricate per ridurre la Città in quel miglior’ordine di strade, e di edificj, in cui la stessa a giorni nostri apparisce». In un bell’articolo, scritto nel 1933 da Giovanni Mazzaroni, sul Bollettino municipale, vengono descritte le torri di Viterbo le quali sono anche elencate: «Torre di Bacarozo (1458) in Pianoscarano. Torre di Bramante (1472) all’angolo delle antiche vie di S. Giacomo e della Pace. Torre di Angelo Salamaro (1226) alla Pietra del Pesce. Torre di messer Azone in Piazza S. Silvestro. Torre del medico messer Begnamino (1235). Torre di messer Braimando o Braimante (1251) […]. Torre di messer il Capitano (1283) all’angolo di Piazza del Comune e di via S. Lorenzo. Torre di messer Enrico di Muto (1234) in Piazza S. Silvestro. Torre Palagio e Case di messer Giovanni Clarimbaldo in S. Maria in Poggio. Torre di messer Giovanni Marchisane (1237). Torre di messer Graziani (1230). Torre di messer Burgundione (1258) in Piazza S. Silvestro “ante porticum ubi jura redduntur”. Torre Damiata o di Nicola di Giovanni Cocco (1255) in Piazza S. Carluccio. Torre di Guarnerio ora di Giovanni Riccio (1236) in contrada S. Vito. Torre di Pietro di Polo (1219). Torre di Raniero di Normanna (1235) nel Castello di S. Lorenzo. Torre di Raniero Polo e di Valentino (1235). Torre di S. Faustino “vel Crucis” (1246). Torre di S. Francesco (1346), “La Torretta”. Torre di S. Matteo in Sonza un tempo di messer Guercio (1346). Torre della Chiesa di S. Stefano (1480). Torre Salcicchia (1346). Torre di S. Pietro dell’Olmo e S. Antonino (1292). Torre dei Tignosi (1236) in S. Lorenzo. Torre di messer Giovanni del Castello (1298) all’arco di Palazzo Farnese. Torre Matriggiana al Mulinaccio. Torre di Abozartuole in S. Angelo. Torre dell’Amandola». Nel Liber quatuor clavium del Comune di Viterbo, trascritto da Corrado Buzzi (1998), sono nominati proprietari di torri: 1211 - Cittadino. 1219 - Petri de Polo. 1225 - Nicolai Iohannis Cepti; Raniero di Normanna nel Castello di san Lorenzo. 1226 - Angelo del fu Salamare alle «pietre dei pesci»; Iohanni Ferenti. 1228 - Gerardo di Gerardo di Petruccio. 1230 - Ugolino di Cristoforo a Piano Scarano. 1231 - Ianni Blasii in Plano de Squarlano (Piano Scarano). 1233 - domini Acçonis in Piazza san Silvestro; domini Capitanei. 1234 - Enrico di Muto; Quintavallis nel Castello di san Lorenzo. 1235 - Alberto di Vicanello in Contrada san Pietro dell’Olmo e sant’Antonino; domini Begnamin medici; Ranucii Poli et Valentini. 1236 - Nicola di Federico di Nuccio e Benencasa di Nuccio; Nicolai Frederici. 1237 - domini Iohannis Marchisane; Munaldi. 1245 - Iacobi Bartholomei. 1246 - domini Geiçonis. 1248 - Nobile vedova di Giovanni di Clarimbaldo. 1249 - Bartholomei. 1276 - Tebaldo di Paltonerio in Contrada santa Maria Nova o di san Vito. 1317 - Angelo di Ugolino in Contrada san Quirico. 1333 - Gianni, Tedesco e Sciarretta del fu Manfredo di Vico. 1376 - Tommasa del fu Vanni di Verardo in Contrada santo Stefano. Secondo le disposizioni degli Statuti comunali le torri, costruite dopo quella di Braimante, non potevano superare quest’ultima in altezza. Una torre poteva essere smantellata in seguito a tradimento od omicidio da parte del proprietario della stessa. Dalle milizie comunali veniva occupata la torre di colui che aveva ordito sommosse, quest’ultimo era obbligato al pagamento delle spese relative alla sua sorveglianza. Chi avesse lanciato sassi dalla propria torre, incorreva nella punizione della demolizione di una fila di pietre della sua abitazione o della torre stessa. Ai ribelli invece venivano distrutte cinque fila di conci della loro torre. Dal mio libro “L’illustrissima Città di Viterbo” Mauro Galeotti, Viterbo, 2002 Viterbo bocciata da Legambiente Francesca Bruti Ogni anno l’associazione Legambiente stila una classifica denominata “Ecosistema Urbano 2008”, mettendo in elenco i capoluoghi italiani in base al loro grado di vivibilità cittadina. Purtroppo, per quest’anno, la nostra città subisce una bocciatura: Viterbo scivola dal 78esimo all’83esimo posto. Tra i vari criteri che hanno contribuito alla valutazione finale delle città, a pesare sul risultato negativo ci sono soprattutto l’alto numero di auto per abitante (settanta vetture ogni cento residenti), le poche isole pedonali, la percentuale ancora bassa di raccolta differenziata e nessuna pista ciclabile… nonostante alcune parti della città si prestino all’uso di questo mezzo. Ma Viterbo è famosa per le sue contraddizioni; infatti, paradossalmente vanta la migliore rete idrica con il suo 4% di dispersione. Nella classifica nazionale, la città con i risultati migliori è Belluno, seconda Bergamo e terza Mantova; ultima la siciliana Ragusa. Francesca Bruti Giornata Caritas Diocesana Francesca Bruti Per Domenica 16 dicembre è stata indetta la Giornata Caritas Diocesana, che si svolgerà in tutte le Parrocchie, le Chiese e le Cappelle della Diocesi, in occasione della terza domenica di Avvento. Con questa iniziativa, la Chiesa locale si augura che tale giornata sia un’occasione di testimonianza di solidarietà verso le persone più bisognose. Certamente, ci saranno persone che vivranno l’evento perché spinti dalla fede personale, soprattutto in preparazione del Santo Natale; ma, anche dal punto di vista umano, è bene rendersi consapevoli delle emergenze che la realtà locale presenta… una fascia del circa 10% della popolazione provinciale risulta segnata dal bisogno. Quindi l’appello alla partecipazione e alla donazione delle offerte è rivolta a tutta la cittadinanza; il ricavato della Giornata può essere portato direttamente presso la sede di Viterbo, piazza Dante Alighieri, o versato tramite c.c.p. n° 12780011 intestato a “Caritas Diocesana di Viterbo”. Auguri di un sereno e Santo Natale a tutti! Francesca Bruti Grazie Maurizio! Mi ha fatto piacere, perché negarlo? ricevere questa nota del mio amico Maurizio Pinna,segretario del Comitato per l'Aeroporto di Viterbo e la pubblico volentieri. Carissimo Mauro, "rovistando" nel web alla ricerca di tutto ciò che si muove intorno al nostro aeroporto, ho notato il tuo redazionale: "E' necessario muovere subito le chiappe". Con l'occasione mi sono fermato un attimo ed ho approfittato per complimentarmi con te e con Patrizia Coppa per la freschezza, per la vena costruttiva e rispettosa presente nei Vs. redazionali, per il tipo di giornalismo diverso che non cerca lo scoop ma vuole offrire la notizia, possibilmente buona e non necessariamente pessima, sanguinaria, scandalosa. Forse non a caso avete scelto la foto di un bimbo per il banner del vostro sito. Non so se sono riuscito ad esprimere il mio apprezzamento, ma siete magnifici per il sorriso e la serenità che regalate a chi vi incontra per la strada e a chi vi legge attraverso il sito. Il passato fotografico di Viterbo, raccordato al presente, è un connubio che soltanto te, Mauro, puoi celebrare con tanta disinvoltura. Non parlo di aeroporto perché ne parlo tutti i giorni ma ho apprezzato l'osservazione rivolta all'assenza di una torre accessibile come ne esistono in molte altre città italiane. Chissà che non riusciate a sensibilizzare i nostri amministratori per far aprire la Torre dei Priori. Infine, citando la fonte, ho pubblicato sul nostro sito, alla pagina "News", il redazionale che mi ha ispirato questa e-mail. Complimenti e buon lavoro. Maurizio Pinna Maurizio, non è solo ad aver sostenuto la battaglia vinta per l’Aeroporto a Viterbo, con lui sono pure Giovanni Bartoletti e Stefano Caporossi. “Natale” di Vittorio Galeotti Natale, ch’adè ‘l Natale? Adé ‘na festa grossa, la ppiù groosa di tutte l’artre messe insieme e nnoe a festeggialla famo bbene. Tutte l’ cristiane ‘nsieme al monno ‘ntero festeggieno Quelue che vinne ‘n terra pi’ ffa sta’ mmèijo ma ll’òmo pe’ elevallo sopre le bbestie. Sra mmèijo? Come? Pe’ vvolesse ppiù bbene pi’ ccapissee ffa èssa fratelle (no schiave e ppatrone man tutte l’ popole d’oggne riliggione! Pirò, n’è annata accussì! Ll’òmo, adè vvero, sta mmèijo de prima, ce ha ‘n sacco di cose: l’utomobbele, l’ frigorifere l’uprane e ttanto da maggnà chi gguase crepa. Ma si cc’è cchi adà ffame ma llue chi ije ne frega? E l’omaccio pure d’ave’ ‘sti cose campesta tutto e tutte pure l’ fratelle! ‘nquina ma ll’acqua ll’aria sa di gasse bbrucia ma ll’arbre pi’ ppoté custrui’ e ròbba e ammazza co’ ddesinvortura la Legge ppiù ma ggnuno fa ppaura. E allora? Ch’adè ‘l Natale? Adè ‘na festa vòta senza Fede. Co’ l’ negozzie piene tutto và ‘n ppappatòria e nnoe ridemo di la guerra che ‘gni ggiorno ci facemo. E’ ‘nnutele chi nnoe la fisteggiamo se ppòe la su’ Legge manco la guardamo! Tanto Ggisù da millàssù vede e ccerto nun ci approva, se nin seguimo la Su’ Legge Divina o presto o ttarde annamo a la ruvina. Saremo morte pure se ccamminamo e ttante gojerie nu’ le guardamo! Adesso riarriva ‘l Natale, semo al Sittantadue guase dumila so’ l’anne passate e qquante sbaije avemo cumbinate. Cercàmo da oprì l’occhie e ddà capi’ ‘l pirché ‘l Siggnore n’arivo’ vveni’ Lue, di questo nu’ adà bbisogno ma noe ‘nvece Sì! Vittorio Galeotti (Natale 1972) da “‘l ragnolo de la mi’ casa” Biga di Castro: a Palazzo dei Priori un convegno incontro per i quarant'anni dal ritrovamento Nel 1967, nei luoghi intorno alla città di Castro, già scelti dagli etruschi per viverci e seppellire i loro defunti, a poche centinaia di metri da una grande tomba a semidado del VI secolo a.C., all’interno di una piccola necropoli rupestre dominata “Tomba della Biga di Castro”, fu rinvenuta una splendida biga etrusca, con a fianco anche gli scheletri di due cavalli. La Biga si trova oggi presso il Museo Nazionale Etrusco Rocca Albornoz a Viterbo, dove, dopo i restauri effettuati a Roma, è stata collocata riportandola nella sua terra d’origine. Per celebrare i quarant’anni da questo clamoroso ritrovamento, Palazzo dei Priori ospita, il 13 dicembre prossimo, alle ore 10, un convegno – incontro sul tema. Relatori dell’incontro il sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, Paolo Giannini e Stefano Alessandrini, rispettivamente studioso di Etruscologia e Responsabile Nazionale tutela gruppi archeologici d’Italia, Renzo Trappolini, assessore alla Cultura Provincia di Viterbo, Giovanni Arena, assessore Pubblica Istruzione Comune di Viterbo, Giuseppe Conti, presidente II Circoscrizione, Romualdo Luzi, presidente Consorzio Biblioteche Provincia di Viterbo e Anna Maria Moretti, Sovrintendente Beni Archeologici Etruria Meridionale. Assi della Tuscia Riccardo Manca Il 2008 come un viaggio tra le figure dei personaggi della Viterbo che fu. È questa l’idea dell’Associazione “Assi della Tuscia”, portata brillantemente a termine dal viterbese Ezio Piacentini e da alcuni amici che ruotano attorno all’associazione stessa. Signore e signori, ecco a voi il calendario “Assi della Tuscia - Ros 2008”, realizzato con il Patrocinio dell’Amministrazione Provinciale di Viterbo, prossimamente in distribuzione, presso gli esercizi commerciali che hanno aderito all’iniziativa editoriale. Tra gli sponsor svetta la Banca di Viterbo. Quest’anno, per l’edizione 2008, l’idea è scaturita dalla Viterbo dei personaggi. Nei tredici fogli del calendario, infatti, vengono ripercorse in maniera abbastanza esauriente, con fotografie ed aneddoti, le particolari esistenze dei personaggi che, a vario titolo, hanno ruotato intorno al Capoluogo della Tuscia. Come non citare Dante Costantini “Pizzeccacio”, la conosciutissima Giovanna Pannega “La Caterina”, l’intramontabile Primo Nocilli ed il buon Giuseppe Celestini per i Viterbesi “Peppe l’Oca”. Poi c’è il “cavalier Pela”, Francesco Cristofori per l’anagrafe, nato nella Città dei Papi il 12 Maggio 1859 e Natalina Farinacci nata a Viterbo il 28 Settembre 1899. Una tappa di questo viaggio lungo trecentossessantacinque giorni, è rappresentata anche da “Armidoro”, “Picchio e Palla”, Luigi Torquati “Schiggino”, noto artigiano viterbese ed ideatore, nel 1932, della prima Mini Macchina di Santa Rosa, nonché Amedeo Piergentili di professione accalappiacani. L’edizione 2008 del calendario “Assi della Tuscia” è dedicata alle figure di Sergio e Mauro Filippi, indimenticabili infermieri del nosocomio viterbese e sportivi di prim’ordine. Si ricordano tra i precedenti calendari, quello del 2005, dedicato alle miss viterbesi; quello del 2006, invece, era intitolato “Presidenti e Sindaci”. L’anno in corso, la volta di “Papi, Cardinali e Vescovi”; il 2008 è fatto dai personaggi, un viaggio lungo dodici mesi. Riccardo Manca E adesso dico la mia... Patrizia Labellarte Dopo una lunga e travagliata attesa, peraltro, ben riuscita, sulla realizzazione dell’aeroporto ed i successivi festeggiamenti, ringraziamenti, elogi (chi più ne ha, più ne metta) è iniziato il periodo dei tanti dubbi: “ma, se, però poi”…e delle mille domande: “E adesso, cosa succederà? Cosa si farà?”.Beh, la città è piccola, la gente mormora… ed ecco che la lieta notizia diventa presto oggetto di lamentele e discussioni. Tra queste, le più gettonate sono quelle riguardanti l’aumento del traffico, il rumore. Ma ci pensate?... si vocifera tra la gente: “Viterbo sarà un caos! e poi, il disturbo che un aereo provocherà alle nostre orecchie, non lo avete ancora messo in conto? basti pensare che un aereo decolla/atterra all’incirca, ogni 5/6 secondi!”. Che riflessioni profonde! Perché, invece non pensare a quanti saranno i vantaggi ed i miglioramenti a cui andremo in contro? Innanzitutto, un aumento dei posti di lavoro. Ottimo, direi, vista la situazione di scarsità e precarietà generale che viviamo in questo momento. Poi, l’aumento del turismo. Viterbo, avrà la possibilità di farsi conoscere a livello nazionale ed internazionale, di far ammirare ed apprezzare la sua cultura, la sua storia ed i suoi prodotti. La conseguenza, dunque, sarà un incentivo in più a migliorare le strutture, le attività, i servizi della nostra città, nonché migliorare ed intensificare la rete dei trasporti urbani e non che come sappiamo è un grande cruccio. Sviluppo, progresso, è questa la prospettiva verso la quale Viterbo prenderà il volo e verso la quale, purtroppo e a grande malincuore, ma, devo ammetterlo, noi Viterbesi siamo molto scettici. Siamo capaci solo di lamentarci, quando in realtà dovremmo essere fieri di aver raggiunto un traguardo così importante. Sveglia!!! Vogliamo, una volta tanto, mettere da parte questa mentalità obsoleta e aprire gli occhi verso ciò che costituirà il bene per il nostro futuro? Non è un’operazione così ardua… è arrivato il momento di rimboccarci le maniche… Coraggio! Patrizia Labellarte Io e te abbracciati Lorena Paris Guardo il tramonto, è uno spettacolo stupendo. Una sensazione di pace mi ristora, sollievo si diffonde, dentro me, alla fine del giorno e gioia per l’alba che il giorno dopo mi risveglia. Guardo il mare, è uno spettacolo stupendo. L’immensità del suo colore mi illumina lo sguardo, la forza delle onde sprigiona energia che mi irradia di vitalità infinita. Assoluto è il mio dolore, perché io e te, abbracciati, a guardare un tramonto sul mare non siamo mai stati. Lorena Paris Novembre 2007 postato da: Spvit | 16:59 | |