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giovedì, novembre 29, 2007


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28 Novembre 2007
Anno XVII n° 22

E’ necessario muovere subito le chiappe
Finalmente si vola!!!
Mauro Galeotti


fotogaleottiSplinder Finalmente Viterbo non ha perduto l’ennesimo treno, dopo che l’autostrada e il nodo ferroviario, ad Orte, hanno snobbato la città papale.
E’ giunto il momento di tirare su le maniche e prendere pala e piccone per la realizzazione, nel più breve tempo possibile, il nostro aeroporto: terzo scalo laziale.
E’ importante muovere le chiappe, è importante spronare chi dovrà realizzare le infrastrutture necessarie al funzionamento della nuova struttura aeroportuale.
L’aeroporto a Viterbo sarà, per forza, e ci voglio credere ciecamente, il traino di tutto ciò che circonda Viterbo e la sua provincia.
Intendo riferirmi ai collegamenti.
Infatti, è assurdo che la Cassia sia a quattro corsie da Monterosi a Roma, e a due da Monterosi a Viterbo, quando saremmo dovuti essere stati noi Viterbesi a realizzare le quattro corsie sulla nostra terra etrusca.
L’interesse di rendere agevole l’accesso a Viterbo e ai nostri bei paesi e città, è prettamente nostro.
Invece Roma ha eseguito un’ampia strada verso il Viterbese, la Cassia appunto, e noi, che avevamo tutto l’interesse a sviluppare il turismo, abbiamo dormito.
Abbiamo creato l’imbuto che costringe gli automobilisti a viaggiare con notevoli disagi e pericoli.
L’aeroporto sarà il pungolo perché siano realizzate strutture di comunicazione più efficaci e più efficienti.
Penso alla ferrovia, che dovrà essere potenziata, ripenso alle strade che dovranno essere più sicure, facili da percorrere, penso ai collegamenti con il porto di Civitavecchia.
Non si potrà più temporeggiare, altrimenti l’aeroporto sarà isolato, sarà un satellite pazzo, incontrollabile, inutile.
E Viterbo deve muovere le chiappe subito, per preparare le strutture necessarie per invogliare, chi atterrerà a Viterbo, di fermarsi per visitare la città del leone con la palma.
Ed allora, cominciamo a rispettare maggiormente i nostri monumenti, cominciamo a diffondere la loro storia.
Curiamo i nostri miti, come la Bella Galiana, con la sua storia d’amore.
Non dimentichiamo Giovanni Nanni, detto Annio, che inventò la fondazione della nostra Viterbo.
Ricordiamo le sei nobiltà che caratterizzavano la nostra Viterbo medievale.
Diffondiamo, con forza, la storia dei nostri conclavi, ricordando i nostri pontefici, ricordando Giovanni XXI, medico stregone.
Cerchiamo di rendere vivibili le nostre torri, a partire da quella dei Priori. Infatti, molte città hanno le torri che possono essere visitate dai turisti, noi no, non abbiamo nessuna torre accessibile.
Sarà necessario creare collegamenti tra l’aeroporto e la città con bus che siano in grado di essere utilizzati con minimi tempi di attesa.
Idee e proposte che vanno messe in atto il prima possibile, per non trovarsi impreparati quando la torre di controllo del nostro aeroporto con i suoi radar, inizierà ad operare.
Importante è anche iniziare a preparare i nostri giovani, che con l’aeroporto avranno serie possibilità di lavoro, prepararli in quei lavori che distinguono le aree aeroportuali.
Allora non dormiamo, come non abbiamo dormito nel manifestare la nostra volontà di volere a Viterbo il terzo scale aeroportuale!
Mauro Galeotti


Cosa... Casa nostra
Bruno Matteacci

Matteacci Bruno Splinder Sulla copertina di un periodico, ho letto: Casa nostra con scritto, a caratteri cubitali i nomi, di vari parlamentari e la pubblicazione delle loro fotografie.  In un primo momento avevo letto Cosa nostra e nulla attrasse la mia attenzione in quanto è cosa di ogni giorno sentire frasi più o meno di questo genere, che spesso coinvolgono certi personaggi pubblici. Tutto mi sembrava normale, visto come stanno andando le cose in questa povera Italia tradita, sfruttata e mal governata!
Una volta giunto a casa, dopo essermi seduto sulla mia poltrona, ho preso il settimanale L’Espresso ed ho notato che avevo letto bene: non si trattava di Cosa nostra, ma di Casa nostra.
Allora sì che la curiosità mi ha spinto a vedere di che cosa si trattasse.
Era una elencazione di presidenti delle Camere, sindacalisti, ex ed attuali ministri, che hanno acquistato, nelle zone più eleganti di Roma, appartamenti, da enti pubblici o privati a prezzi stracciati, prezzi di favore che, con analoga somma, ci si potrebbe acquistare appena un garage.
Prima di fare una elencazione delle abitazioni e degli acquirenti, ai fini di poter avere un'idea di quanto costano gli appartamenti a Roma, ritengo giusto riportare le valutazioni, fatte da professionisti, che vanno da euro 4.900 al metro a 7.000, ed in certe zona anche a 9.000 euro al metro quadrato.
Tanto per sapere i nominativi di alcuni personaggi che, secondo loro si sacrificano per il popolo italiano sono tra gli altri, il sindaco di Roma, Walter Veltroni e segretario del P.D., che ha acquistato, a nome della moglie, un appartamento di mq. 190 per un totale di vani 8,5, con posto auto e cantina, al prezzo di euro 377 mila;
Il ministro della Giustizia e segretario dell'Udeur, Clemente Mastella ha acquistato cinque appartamenti a nome della moglie e delle figlie per un totale di 26 vani più balconi e terrazzo su tre lati, due verande ed un box auto al costo di euro 1,2 milioni.
L'onorevole Luciano Violante, deputato dei Ds, ha acquistato nella zona tra il Quirinale e i Fori, 3° 4° e 5° piano , soggiorno, quattro camere, accessori, disimpegno, terrazzo al piano più terrazzo superiore per una spesa di euro 327 mila.
Il senatore della Margherita, Franco Marini, presidente del Senato, ha acquistato, ai Parioli, un piano terra ed un appartamento al 1° piano per un totale di 14 vani catastali al prezzo di un milione di euro.
Il senatore dell'ulivo  Francesco Chiaromonte ha acquistato, nei pressi di San Pietro, un appartamento di quattro vani catastali (ingresso, disimpegno, due camere, cameretta, cucina bagno, due balconi più cantina, al costo di euro 113 mila.
Il segretario nazionale della CISL, Raffaele Bonanni, in via Perugino, zona Flaminio, ha acquistato un appartamento di otto vani più cantina al prezzo di euro 201 mila.
L'ex presidente della Repubblica, senatore a vita, Francesco Cossiga, in zona Prati, ha acquistato al prezzo di euro 710 mila un appartamento di vani 9,5, soffitta, box auto ed ampio magazzino.
La figlia dell'onorevole Francesco Proietti, deputato di AN, già segretario del presidente Fini, in zona EUR, ha acquistato un appartamento di due camere, disimpegno, con terrazza su tre lati, posto auto coperto e cantina a 267 mila euro.
Il senatore dell'U.d.c. Mario Baccini, già ministro, alla Balduina, ha acquistato un attico ed un superattico, comunicante con scala interna, di vani 15 (ingresso, 6 camere, 4 bagni, due ripostigli, doppia terrazza, soffitta privata, box e cantina, per la spesa di 875 mila euro.
L'onorevole Maura Cossutta, parlamentare del Pdci, in via San Pietro, dietro al Vaticano, per 165 mila euro, ha acquistato un appartamento di 6 vani (ingresso, 3 camere, cameretta, cucina, 2 bagni, 2 balconi e cantina)..
Penso che, a questo punto, considerata l'alta percentuale di bile che ogni lettore ha raggiunto, si può sospendere la elencazione di tali compravendite che hanno, per la maggior parte, di coloro che fanno salti mortali per acquistare un tetto, un tenore scandaloso che rasenta il modo di fare di "Cosa nostra".
Il guaio è che certi personaggi politici sono stati eletti dal popolo e, purtroppo, continueranno ad esserlo stante la sordità e la stupidità di coloro che li votano ed la sfrontatezza dei partiti che costringono a votare candidati da loro stessi imposti.
Bruno Matteacci


Proponiamo la legge elettorale
Claudio Santella


fotosantellaclaudio Preso atto che si torna nuovamente a parlare, con una certa insistenza e nelle forme più varie, della necessità di emanare una nuova legge elettorale e che, stando così le cose e considerati i personaggi in scena, non si vedono soluzioni degne di nota e rimedi meno che mai pronti, anche noi torniamo a riproporre la nostra proposta di legge elettorale, così come la proponemmo la prima volta.
Dicemmo, e confermiamo, che, a nostro sommesso avviso, non sarebbe male prendere in seria considerazione l’introduzione  dell’ostracismo.
L’ostracismo era un istituto in uso nell’antica Grecia democratica attraverso il quale venivano allontanati dalla città, per espressa volontà popolare, i cittadini macchiatisi di una qualche ignominia che meritava di essere punita con l’esilio.
Per esercitare questo istituto i cittadini si riunivano appositamente nell’agorà, che altro non era che la piazza principale della città, e scrivevano il nome del loro concittadino, che volevano punire con l’esilio, su un frammento di coccio detto “ostracon”, da qui il nome di ostracismo.
Sarebbe il caso che, in Italia, questo istituto venisse ripristinato, previa drastica, sostanziosa ed imprescindibile riduzione sia dei parlamentari sia dei componenti del governo, il cui numero deve essere chiuso e stabilito con legge costituzionale.
Periodicamente, diciamo a metà di ogni legislatura, ad ogni livello s’intende, si tengono delle consultazioni popolari, e attraverso queste consultazioni si contrassegna su apposita scheda, il nome o i nomi di coloro che, a giudizio popolare, non hanno adempiuto il loro mandato o lo hanno adempiuto meno degli altri.
Questi signori tornano a casa, non sono immediatamente ricandidabili né in alcun modo rieleggibili, e sono interdetti dai pubblici uffici per un tempo direttamente proporzionale alla qualità della carica ricoperta e dalla quale sono stati estromessi. Contestualmente si provvede alla loro sostituzione. Un po’ come il Senato americano, al cui  rinnovo non si procede in un’unica soluzione.
Come prima volta si potrebbe allontanare la metà degli attuali parlamentari senza provvedere alla loro sostituzione: si raggiungerebbe, così,   lo scopo di dimezzare definitivamente i nostri rappresentanti,  sia alla Camera che al Senato.
Un’altra imprescindibile condizione di accesso: chi si candida deve avere una fedina penale “illibata”; del resto, per ricoprire un pubblico ufficio è richiesta tale condizione: a maggior ragione deve essere richiesta per chi rappresenta il Popolo, a meno che non si voglia far credere che il Popolo merita di essere rappresentato da mascalzoni e quant’altro.
Il modo su come realizzare la cosa è da approfondire, naturalmente, ma, una volta messo in atto, molti parassiti vanno a casa e chi è eletto è costretto non solo a darsi da fare per gli altri, ma a darsi da fare di più  e meglio dei suoi colleghi.
Ultima ciliegina per lorsignori: le retribuzioni dei vari eletti, a qualsiasi livello, debbono essere stabilite dal popolo, in occasione delle rispettive elezioni, mediante voto su apposita scheda, 
Queste retribuzioni, comunque esse siano denominate, non possono essere variate con leggi in alcun altro modo, né possono essere affiancate da altre prebende di qualsiasi genere.
Per variarle bisognerà aspettare la prossima tornata elettorale, e non è detto che non possano variare “in peius”.
Sarà la volontà popolare a stabilirlo.Il concetto, che  riprendiamo dal Verga, maestro del verismo, è questo: chi comanda deve rendere conto, ed attraverso l’esempio, aggiungiamo noi.
Va da sé che i portaborse a spese dello Stato vanno relegati nel capitolo delle utopie senza possibilità di fuoriuscita.
A questa risoluzione va affiancata l’altra pertinente la revoca di tutti i benefici, di qualunque tipo, che nulla hanno a che vedere con il mandato elettorale (vedi mutui agevolati dei parlamentari ed altre agevolazioni e privilegi di stampo medioevale).
Altro che maturazione del diritto a pensione dopo il raggiungimento della metà della durata legittima della legislatura, anch’esso da rivedere, naturalmente. 
Va da sé, poi, che ogni riforma della Costituzione va fatta attraverso  l’Assemblea Costituente i cui componenti, eletti allo stato latente, ma che possono entrare in funzione in ogni momento, non debbono essere parlamentari, ma persone di alta e comprovata esperienza e autorità nelle varie discipline.
Aria nuova e pulita!
Claudio Santella


Vento al Cimitero
Agnese Galeotti


AgneseSplinder Mi è stato chiesto di scrivere un articolo sulla situazione al cimitero nuovo.
Per chi non lo frequentasse, beato lui, è quella costruzione quasi sovrannaturale che, a pensarci bene, ricorda un po’ una navicella spaziale extraterrestre.
Comunque, a parte il lato estetico di dubbio gusto, il vero problema è dovuto dal vento che, a causa della strutturazione dell’ambiente, viene incanalato nei vari corridoi privi di riparazioni a riguardo.
CIò causa la sporcizia del luogo dovuta a fiori, piantine e terra che vengono spazzati e dispersi ovunque.
Per non parlare di chi va a trovare i propri cari spendendo soldi per i fiori e poi si trova costretto a veder tutto in malora.
Se non si vogliono spender troppi soldi, basterebbe innalzare dei teli nelle zone critiche in modo che il tutto sia un po’ più riparato.
Si potrebbero anche creare delle postazioni con scope e palette per raccogliere i residui di fiori, foglie, e quant’altro. In modo tale che chi va a trovare i propri cari tenga pulita la propria parte e ciò renderebbe il luogo più gradevole per quanto possa essere possibile.
Inoltre, bisognerebbe rendere più vivibile lo spazio antistante il cancello del cimitero nuovo. Infatti, con tutti i fatti che si ascoltano al telegiornale, c’è da avere paura a recarsi in un luogo così isolato, estraneato dal mondo.
Mentre negli altri cimiteri si trovano chioschetti di fiori, lì non ci sta niente.
A volte capita di trovarci gli zingari o gente strana il che non rende sicura la zona.
Basterebbe, appunto, qualche chiosco per i fiori, e sarebbe sicuramente comodo perché, in tal modo, non si dovrebbero fare due fermate, la prima per scendere a comprare qualche piantina da portare ai propri cari, all’ingresso del vecchio cimitero, e la seconda per raggiungere il nuovo.
E poi credo che renderebbe la zona più sicura e farebbe sentire tutti più a proprio agio.
Agnese Galeotti


Gran finale del Festival teatrale
Francesca Bruti


Bruti Francesca Splinder Dopo la divertente performance della Compagnia teatrale La Bottega degli Scrignari di Nola (NA) nella commedia “‘O ranaruottolo” di Giulio Manfredi, svoltasi domenica 18 novembre, il Festival del Teatro Amatoriale è giunto al gran finale di questa edizione, concludendosi con altri due appuntamenti molto importanti.
Nella serata di sabato 24 novembre, alle ore 21, il Teatro San Leonardo ha veduto esibirsi la Compagnia dell'Accadente di Forte dei Marmi (LU), con lo spettacolo “Parenti Terribili” di J. Cocteau, vincitore del Premio Fitalia 2007.
La Serata di Gala si è svolta nel pomeriggio di domenica 25, dalle ore 16,30, con la consegna del 12° Premio Città di Viterbo, decretato da una giuria di merito che ogni domenica ha puntualmente e attentamente giudicato le singole compagnie.
A seguire, c’è stata l’esibizione di una compagnia nostrana, la Compagnia Teatro Popolare di Caprarola (VT) che ha messo in scena lo spettacolo “Sodaccio” di Romolo Passini, in dialetto caprolatto. Questo ultimo appuntamento ha dimostrato come anche quest’anno il Festival abbia offerto un’ampia varietà di generi teatrali, passando da commedie divertenti a testi più impegnati, fino a valorizzare opere di carattere popolare ed originale.
Francesca Bruti

Baccaionate
Baccaione


C’E’ RIFORMA E RIFORMA – Per salvaguardare la pubblica incolumità senza fatica hanno limitato la libertà dei cittadini impedendo loro di andare ad assistere ad avvenimenti sportivi; per  salvaguardare la pubblica incolumità, sempre senza fatica, hanno dato maggior  potere ai prefetti per espellere gli stranieri; per buttare fumo negli occhi dei cittadini hanno dato risalto a queste baggianate con tutti i mezzi di comunicazione di massa.
Sarebbe stato sufficiente investire d’autorità i capi tifosi delle varie squadre o incaricare la redazione di Selezione  per risolvere concretamente  questi problemi, altro che chiacchiere.

GIORGIO ALMIRANTE – L’altro giorno, mentre percorrevo il semianello insieme al mio figliolo più piccolo, mi sentii chiedere da questi, che aveva letto il cartello toponomastico ”Circonvallazione Giorgio Almirante”: “Papà, chi era Giorgio Almirante?”. Ora dare una risposta concisa, su Giorgio Almirante, ad un ragazzo, che potesse metterne in evidenza i tratti salienti senza scendere in dissertazioni politiche sterili, che, di qualunque colore possano essere, generano sempre divisioni, rancori ed odio, non è facile; però bisogna darla, specialmente se quel ragazzo è tuo figlio.
Ebbene, forse preso dagli avvenimenti più recenti, mi venne spontaneo rispondergli così: “Giorgio Almirante era un uomo politico che una volta parlò per sei ore alla Camera dei deputati, per chiedere di essere giudicato per le accuse che gli venivano mosse, ma non fu processato”. Avrei voluto aggiungere: “Invece, adesso, Fassino e D’Alema parlano da sei mesi per non essere giudicati, e questa volta sembra siano ascoltati”.
Non l’ho fatto per le ragioni sopra esposte.

I NODI AL PETTINE – E’ cosa risaputa che tutti i nodi vengono al pettine, specialmente nel campo economico.
Cioè a dire che tutte le malefatte, tutti i marchingegni messi in atto per far soldi tanti e subito, prima o poi, vengono scoperti.
Orbene, considerata la situazione economica italiana, viene da ridere, per non dire da piangere, nel vedere come i nostri politicanti, tutti presi a farsi gli affari loro,  cerchino di coprire le loro malefatte nelle maniere più svariate, fino a rendersi ridicoli.
Possibile che non se ne accorgano?
Baccaione


Il Profferlo compie 40 anni
Mauro Galeotti


Il negozio di filatelia, numismatica, libri riguardanti la Tuscia e cose locali, il Profferlo di Fernando Selvaggini, compie 40 anni. Infatti, nel 1967, quel distinto signore, parlo di Nando, come lo chiamano affettuosamente gli amici, sempre impeccabile, sempre cortese, sempre ossequioso, nel lontano 1967, aprì il primo negozio a Viterbo per i collezionisti di francobolli, monete, cartoline.
Un negozio del genere lo può aprire solo chi è appassionato ed amante del collezionismo.
Un negozio del genere lo può aprire solo chi è appassionato e amante della propria città.
Nando è tutto questo!
Nando ha il merito di essere stato il primo, a riempire il suo negozio di soli libri che trattano di Viterbo e dei Paesi della provincia. Non ha mai lesinato consigli, consulenze, con particolare riguardo ed attenzione ai giovani. La passione di Fernando Selvaggini per la Città dei Papi ha fatto sì che il nome di Viterbo ha superato le mura castellane, la provincia, la regione, la nazione sino a raggiungere l’estero, grazie alle molte iniziative. Grazie, ad esempio, ai preziosi ed unici lingottini in argento, raffiguranti i nostri più bei monumenti: il Palazzo papale, San Pellegrino, il Palazzetto Poscia, la Fontana Grande e, immancabile, la Macchina di santa Rosa. Nando ha contribuito, con il suo certosino lavoro, a diffondere la passione per il collezionismo, a unire i collezionisti facendoli conoscere, facendo scambiare loro, esperienze, consigli e doppioni.
Lunga la strada percorsa e lunga la strada da percorrere, ma Nando ha un’ottima carrozzeria e per carburante ha la infinita stima che riscuote dai frequentatori del suo negozio.
Nando! auguri di cuore, da me, che ti ho seguito sin da ragazzo, e che grazie a te ho potuto raffinare le mie conoscenze. Ti verrò a trovare in settimana per i miei regali di Natale, in Via della Cava, al numero 10.
Un abbraccio...
tuo Mauro Galeotti


Benedetta Frey
don Gianluca Scrimieri


Sono 80 anni dalla traslazione della salma.
La sera del 10 Maggio 1913 dal Monastero delle “Duchesse” a Viterbo saliva in cielo, suor Maria Benedetta, monaca cistercense, dopo 52 anni di infermità immobilizzata nel letto.
Non fu particolare ed eccezionale soltanto per essere stata, come lei si definì, la “povera Crocifissa” su un letto di malattia, ma soprattutto per il modo spirituale con il quale ha vissuto, interpretato, pregato, offerto questa chiamata di Dio a uno stato di vita di malattia e di dolore. Il 2007 fa memoria di due ricorrenze: gli 80 anni dalla traslazione dal cimitero nella chiesa del monastero (avvenuta il 10/12/1927) e i 100 anni dal testamento spirituale (27/7/1907). Ecco alcune frasi dal suo testamento: “Nella lunga missione che mi ha affidata il Signore sempre mirabile nelle sue disposizioni, ho cercato di far bene a tutti.
Non badate al dolce Purgatorio che ho sofferto in terra, è stato tanto breve, tanto alleggerito dalle vostre visite, tanto allietato dal vedervi partire consolati dalla sponda del mio lettuccio! Pregate tanto, pregate tutti! Oh sì, ridestate nel vostro cuore la fiaccola della fede! Ed ora gradite l’ultimo mio saluto, l’ultimo ringraziamento e vi aspetto tutti in Paradiso”.
Penelope nasce a Roma il 6/3/1836  e viene battezzata il giorno seguente nella parrocchia di S. Andrea delle Fratte. Ha la passione per la musica, il canto e la composizione. Vi erano segni di vocazione per la clausura, diceva infatti alla mamma: “Il monastero che dovrà accogliermi non lo sceglierò qui a Roma perché monaca di città è monaca per metà”.
Entra nel monastero delle “Duchesse” e il 2/7/1858 si consacra solennemente.
Nel novembre del 1861, a 25 anni, viene colpita da paralisi a tutta la parte sinistra del corpo con incidenza sulla spina dorsale; essa “non poteva poggiare il capo sui guanciali a causa di acuti dolori, né poteva tenerlo eretto perché le ricadeva inerte sul petto con pericolo di soffocamento, perciò le si doveva sostenere la fronte con cordicelle e bende.
A tutto questo si aggiunse per via, gli inevitabili malanni causati dalla lunga degenza a letto, le piaghe da decubito, le bronchiti, le polmoniti, i raffreddori, la cecità per tre anni, il restringimento dell’esofago, una piaga sotto il tallone destro, un tumore viscerale e prima di morire non faceva più uso della lingua”.
Suor Maria Benedetta all’inizio non capisce immediatamente, si ribellava e si domandava tanti “perché,  faceva delle novene, ma peggiorava sempre di più. Dopo vari segni di Dio, si convince e si abbandona fiduciosa nelle mani di Dio. Originale come amava iniziare le sue lettere: “Dalla Croce”.
“Ecco finalmente di ritorno con i miei rozzi scritti”, scriveva all’amica contessa Marzia Tarquini di Marta (VT). In camera per poter vedere il cielo, faceva uso di uno specchietto, perché non poteva girare la testa. Si definiva: “Non sono donna di consiglio, ma sono una ignorante, non buona a nulla (21/9/1888)”. Era una donna capace di grandi, profonde  e spirituali relazioni; la sua attività la rivolgeva nel consigliare, nel consolare, nel pregare. Esercita la pazienza, l’umiltà e l’obbedienza.
Scriveva: “Mia cara, l’anima nostra non trova pace se non nel suo centro che è Dio (24/7/1885) ”. Dai suoi scritti emerge l’amore per Dio: “Non guardi più Gesù come un Dio severo e tiranno, ma come Padre amoroso, degno di essere amato e servito; sì, Dio essendoci Padre, è Dio che ci è padrone potente, sapiente e infinitamente buono”. In molte lettere esortava i destinatari a farsi santi: “Non già il farsi sante consista a stare nell’eremo, lo star sempre in chiesa con la corona in mano; no, no, la vera santità consiste solamente con adempiere in tutto la volontà Santissima di Dio, l’obbligo del proprio stato” (17/4/1900). Scriveva il 27/7/1886: “Oh sorella mia cara, amiamo Gesù, operiamo per Gesù, soffriamo in pace e con rassegnazione quelle croci che Egli ci manda per nostra santificazione”.
Aveva i doni della consolazione, della profezia, della guarigione, del discernimento, del consiglio.
La fama di santità è andata crescendo dopo la sua morte ed è stata confermata da grazie.
Il processo diocesano iniziò il 27/10/1959 e si concluse il 3/11/1962 (festa Santi Valentino e Ilario). Il 23 aprile 1968 fu eseguita la ricognizione del corpo, rimasto intatto. Ora è in attesa dell’approvazione e riconoscimento delle virtù eroiche, il postulatore della causa è padre Paolino Rossi, ofm. Come malata è stata un soggetto attivo esemplare, capace di santificarsi, di evangelizzare gli altri, infondendo fede, fiducia e la forza di vivere bene la vita come dono, in modo cristiano. Il suo esempio affascina perché ha voluto insegnare che si può essere immobili, malati, ma non prigionieri di se stessi, senza vittimismi, si è fatta “vittima” gradita a Dio, ma libera interiormente, innamorata di Cristo. Non si chiude nel dolore, anzi si apre a tutti senza distinzioni, attiva nel silenzio e nella preghiera adorante. E’ stata una operatrice inchiodata ad un letto e che operatrice! Pregava, sorrideva, riceveva piccoli e grandi personalità. Dal suo letto ama, soffre, opera con Cristo.
Mentre soffre, si offre. Ci sono tre verbi che hanno illuminato la sua vita: amare, soffrire e operare. suor Maria Benedetta è stata capace di trasformare la sua condizione di sofferente in un momento di grazia per sé e per gli altri fino a trovare nella lunga infermità la vocazione ad amare di più. La serva di Dio insegna che la vita è sempre degna di essere vissuta, anche se malata, essa è sacra.
Dio si può manifestare nella malattia, e il malato può rispondere allo stato di malattia con la fede. Non ha chiesto l’eutanasia, ma ha aspettato che sorella morte la chiamasse.
E’ un esempio di fortezza e di fede, virtù che, nel nostro tempo, sono molto affievolite. Viene pregata per i malati gravi, per le coppie che hanno difficoltà a procreare e per la riconciliazione delle persone. Ultima novità è il libro curato da me  “Lo specchietto per vedere il cielo”.
Lettere della Serva di Dio Suor M. Benedetta Frey, raccoglie anche riflessioni sulla pastorale sanitaria e la malattia da vari punti di vista. Per informazioni e ordinazioni: cell. 338.46.18.858; scrimgia@libero.it. - www.suorbenedettafrey.it 
don Gianluca Scrimieri


Storie curiose
Riccardo Manca


Manca Riccardo Splinder Se nella Città dei Papi, si parla di fontane, riemergono dalla memoria dei nostri nonni, racconti ed aneddoti curiosi. Tanto per fare un esempio, verso la fine del 1800, i residenti di via Giuseppe Mazzini reclamarono per l’assenza d’acqua nella fontana di Santa Maria in Poggio oppure, più semplicemente, della Crocetta.
Una curiosità, quest’ultima è l’unica nel capoluogo ad avere, al posto di figure leonine, due volti umani. È detta della Crocetta per l’avvento dei Padri Crociferi e risale al XII secolo.
Al culmine della fontana c’è un gruppo scultoreo che ricorda il miracolo di Santa Rosa della brocca risanata.
Continuando la lista, un episodio curioso avvenne una sera, con tutta probabilità correva l’anno 1884, in prossimità di Fontana Grande. Un giovane da tanto tempo dichiarava amore eterno ad una avvenente ragazza viterbese.
Il ragazzo, però, di compagna, ne aveva anche un’altra, con la quale si intratteneva a parlare tutte le sere per un vicolo nei paraggi della fontana. Il vicolo era denominato degli Scalzi.
L’avvenente ragazza era stata avvertita dalle amiche sul fatto che, il giovane, potesse tradirla con un’altra. Ma la ragazza non dava ascolto a nessuno; l’amava troppo.  Dopo alcune sere, finalmente, la signorina si fece accompagnare al Vicolo degli Scalzi dalle amiche ed appurò la rattristante verità.
In preda alla rabbia, quest’ultima si scagliò contro il giovane e gli assestò un pugno. Il malcapitato, senza dire una parola, prese la strada di casa e lasciò le ragazze da sole, le quali si scrutarono con profondità poi, improvvisamente, si lanciarono una contro l’altra graffiandosi e pronunciando con rabbia, parole irripetibili.
Il destino volle l’intervento delle altre amiche, fino a quel momento spettatrici di quell’insolito duetto.
Chissà come si sarà conclusa la vicenda. Gente che ha assistito, certamente, non c’è più da un bel pezzo.
Riccardo Manca


PD e PDPDL
Claudio Santella


PARTITO DEMOCRATICO - Anziché fare un partito nuovo hanno fatto un nuovo partito e lo hanno chiamato :“Partito Democratico”; non hanno azzeccato nemmeno il nome, e questo tradisce le loro vere origini, tanto vero che, a conferma del tipo di democrazia che vi regna, ne hanno imposto il segretario dall’alto.
E’ cosa nota ed assodata che in qualunque Stato che sia soggetto ad un regime assoluto, specialmente se comunista, i governanti, per dare una parvenza di democrazia, tirano  fuori sistematicamente gli aggettivi “democratico”, “popolare”, “sociale” o “socialista” che affiancano, singolarmente o anche insieme, al nome/patronimico dello Stato stesso, che viene altrettanto sistematicamente accompagnato dall’altro sostantivo: “Repubblica”. Ad ogni modo, queste tre parole: repubblica, democratica e popolare, non mancano mai. Cito, a titolo di esempio, la ex Repubblica Democratica Tedesca, la Repubblica Popolare Cinese, l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, facendovi grazia delle altre repubbliche sparse quale là per il mondo: mai un qualche sostantivo, un qualche aggettivo,  che rispecchi la realtà, che abbia, cioè, abbia un significato di regime assoluto. Tutte chiacchiere, tutte parole a vuoto: basti pensare al Regno Unito di Gran Bretagna, dove pur essendo un regno e pur chiamandosi tale, la democrazia esiste da secoli.
Fumo negli occhi speso in nome e per conto di un’altra parola: libertà, ma, in realtà, libertà di chi comanda di fare ciò che vuole, poi la libertà finisce.
Ebbene stando così le cose è dato chiedersi: “Ma non avevano un altro nome per indicare questo nuovo partito?  Ad esempio: “Partito Monarchico di sinistra”, tanto, millanteria per millanteria, sarebbe stata la stessa cosa. Ma chi vogliono illudere? Perché non si guardano allo specchio? Riflettendo su come vanno le cose viene da domandarsi perché hanno ammazzato Moro, ma non è facile rispondere.

PARTITO DEL POPOLO DELLE LIBERTA’ – Per contro, Berlusconi, non è dato sapere se per invidia o per altre cose, ha subito fondato anche lui un altro partito e lo ha chiamato, tanto per cambiare, “Partito del Popolo delle Libertà”. Ma di quale libertà va parlando se al popolo non ha lasciato nemmeno la libertà di scegliersi i candidati alle elezioni? Libertà del potere economico? Ma il potere economico della libertà non ha bisogno, anzi, meno  libertà circola e meglio è.
Qui gatta ci cova, sia in uno schieramento sia nell’altro.
Claudio Santella


Alcolismo: un fenomeno in crescita
Patrizia Labellarte


fotopatrizialabellarte2 Asl – Provincia e casa di cura Villa Rosa dinnanzi al crescere del fenomeno dell’alcolismo e dell’abuso dell’alcol evidenziato dalla ricerca del Sert, vogliono creare una unità sperimentale di ricovero. Ciò, attraverso una dichiarazione di intenti firmata dal direttore generale Giuseppe Aloisio, il presidente Alessandro Mazzoli e Suor Agnese Baldi.
Da anni, Asl e Provincia hanno avviato un’esperienza di integrazione socio- sanitaria, attraverso gruppi di auto mutuo aiuto per chi vive questo problema.
Scopo di questo intervento è, dunque, l’attivazione di un’equipe H24 per la gestione di situazioni critiche sia sul territorio che a domicilio, oltre che nei locali della stessa casa di cura. In seguito, sono previsti singoli protocolli d’intesa con enti, istituzioni e forze dell’ordine, per un piano d’intervento congiunto nella gestione dell’emergenza.
"Ci siamo interrogati su come migliorare le sinergie e rafforzare il lavoro avviato coi gruppo di auto mutuo aiuto – dice il presidente della Provincia, Alessandro Mazzoli – e oggi aggiungiamo il tassello mancante. Villa Rosa è un supporto straordinario in termini di eccellenza del lavoro svolto. E questa dichiarazione di intenti, in occasione del 100° anniversario della casa di cura, rappresenta un buon auspicio e un augurio". Per la Provincia, il progetto è stato seguito dal sociologo Luca Piras.
“Il tema dell’integrazione socio-sanitaria – spiega l’assessore alle Politiche sociali Giuseppe Picchiarelli – serve sul territorio per offrire un servizio completo alle persone che hanno questo tipo di problemi. Si unisce così, l’intento sociale dei gruppi o quello medico dei Sert con l’intervento residenziale per le situazioni di crisi. È lo sviluppo di una sinergia avviata da anni”:
Patrizia Labellarte


Contro la violenza
Patrizia Labellarte


Il 25 novembre del 1960 nella Repubblica Domenicana sono state uccise 3 donne per aver fatto visita ad alcuni detenuti politici.
Proprio in ricordo di questo spiacevole episodio, la conferenza latino-americana delle donne a Bogotà in Colombia nel 1981 proclamò la giornata internazionale contro la violenza alle donne.
“Aspettando… il 25 novembre”.
È questo il nome dell’iniziativa promossa dalla consigliera delegata Lina Novelli e dalla consigliera di parità Daniela Bizzarri, con la presenza del presidente della Provincia Alessandro Mazzoli e di molte scuole superiori del capoluogo per ricordare e riflettere sul fenomeno della violenza.
Il convegno è stato anche l’ occasione per presentare alle scuole della Tuscia un concorso per la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione sul tema.
"I ragazzi – ha detto la consigliera di Parità Daniela Bizzarri - rappresentano il nostro futuro e venire a conoscenza di questo problema serve a combatterlo perché non accada mai più. Parliamo per rendere questa società più civile".
"Contro la violenza alla donne – ha affermato il presidente Mazzoli – è necessario avviare un lavoro permanente, che possa incentivare la crescita e la consapevolezza su questo problema. A questo scopo ritengo importante dialogare con le giovani generazioni per guardare in faccia un problema che esiste e non può essere sottaciuto. Miglioreranno così i rapporti tra i sessi e le relazioni interpersonali”. 
"L'incontro di oggi – ha spiegato Lina Novelli - è stato quindi l'occasione non solo per una celebrazione importante ma anche uno spazio di ricerca e la possibilità anche attraverso la proiezione del film di Ousmane Sembene di parlare di una argomento importante sulle mutilazioni genitali femminili, fenomeno frequente nel sud del mondo e che può essere affrontato solo rimuovendo e sensibilizzando le popolazioni”.
Patrizia Labellarte


... non ti dimenticheremo mai!!!


Non ti ho conosciuto, bellissima Manuela Giurini, ma i tuoi meravigliosi occhi azzurri e il tuo sorriso tranquillo e rassicurante, mi danno tanta serenità.
Sei accanto ai miei genitori, in cielo, tra le nuvole, tra gli ucccellini, tra i raggi del Sole, al chiarore della Luna.
Sei lassù, ma sei quaggiù, sulla calda Terra, quella che ti ha generato, quella a cui sei stata strappata via troppo presto.
Quanto ancora avresti potuto dare, fare, sorridere, amare!
Quanto avresti potuto ricevere... ma un filo invisibile, tenace, ci lega a Te, Manuela.
Un filo attraverso il quale passa amore, dolore, passione, ricordo, calore, passa... infinita passione per Te, fiordaliso reciso.
Il 27 Novembre 1987 sei venuta a deliziare la casa dei tuoi genitori e il 18 Gennaio 2007 hai preso quel treno che non fa mai ritorno, carica di sogni e di speranze, di gioia.
Manuela continua ad amarci, a ricordarti di tutti noi... perché noi, non ti dimenticheremo mai!
                                                         i tuoi cari e Mauro Galeotti



SAN PELLEGRINO

CHE BELLO USCIR DI CASA,  IN UN  GIORNO DI SOLE
E VEDERE LA CITTA’, IN TUTTO IL SUO SPLENDORE

FONTANE E VIUZZE DEL QUARTIERE
SONO  ASSOLUTAMENTE DA VEDERE

SE AMI LA STORIA E LA TRADIZIONE
NON DEVI PERDERTI L’OCCASIONE

QUI, RESPIRI L’ARIA  DI CHI TI HA PRECEDUTO
LASCIANDOTI LE TRACCE DEL SUO VISSUTO

IL PAESAGGIO E’ CARICO DI STORIA
E DI TRASCORSI PIENI DI GLORIA

GLI ETRUSCHI ED I ROMANI DI EPOCA PASSATA
HANNO LASCIATO SEGNI, DI ANNATA IN ANNATA

ABBIAMO EREDITATO PALAZZI A PROFUSIONE
DEGNI  DI STUPORE E DI AMMIRAZIONE

I GATTI, I TIGNOSI E GLI ALESSANDRI
HANNO COSTRUITO BELLEZZE ALTISONANTI

LE OPERE DEI CHIGI E DEI FARNESE
CI FANNO INVIDIARE IN TUTTO IL BEL PAESE

DAL PARADOSSO, ANTICO PONTE DEL QUARTIERE
TI SEMBRA DI SCORGERE ANCOR UN CARRETTIERE

SU UNA SCALA DI UN BEL PROFFERLO MEDIOEVALE
TI PAR DI VEDERE UNA DAMA CHE  FESTEGGIA IL CARNEVALE

TI AMO SAN PELLEGRINO, LODE DELLA CITTA’
SONO ORGOGLIOSA E FIERA DI QUESTA  VANITA’

LORENA PARIS

postato da: Spvit | 14:28 |

martedì, novembre 13, 2007

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Ti aspetto su
www.viterbotv.it
il portale delle vecchie foto
di Viterbo e provincia
delle news e dei video d'attualità e non solo
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Domenica 2 Dicembre 2007
MERCATINO DELLE CURIOSITA’
SUL PARCHEGGIO
DEL CENTRO COMMERCIALE TUSCIA
per prenotazioni telefonare al 3393337869

14 Novembre 2007
Anno XVII n° 21


Il videogiornale di Viterbo, con foto e news
Alla grande www.viterbotv.it
Mauro Galeotti

fotogaleottiSplinderVoglio ringraziare tutti gli amici e non, che mi fermano per congratularsi per il sito internet che ho attivato assieme a Patrizia Coppa.
www.viterbotv.it, e subito ti ritrovi a poter curiosare tra oltre cento video, oltre 1300 fotografie e news giornaliere che ti informano su fatti accaduti a Viterbo, in provincia e non solo.
I video sono anche “storici”, nel senso che è possibile visionare con quick time vecchi filmati realizzati da Patrizia assieme a me.
Filmati che stiamo inserendo di volta in volta. Ricordano feste e avvenimenti di questi ultimi anni.
E’ assai piaciuto il video che propone la festa del santissimo Salvatore. La ricorrenza annuale è stata ripresa per intero. Dalla partenza, dalla Valle di Faul, all’arrivo nella Chiesa di santa Maria Nuova.
Meravigliosi i buoi, bianchissimi, altissimi, docilissimi, col carro pitturato di arancione con su il trittico del Salvatore, ovviamente una copia, il cui originale, restaurato di recente, è conservato nella chiesa, in fondo alla navata sinistra.
Fino ad ora mai nessuno ha proposto per intero, su internet, questa manifestazione religiosa che pochi Viterbesi conoscono. Un vero peccato, perché la storia del ritrovamento del trittico è affascinante. Infatti, venne trovato alla fine del XIII secolo.

Furono appunto due buoi i quali, mentre aravano, si fermarono perché qualcosa aveva bloccato l’aratro. Era stata una cassa sotterrata che conteneva il prezioso trittico, da lì il trasporto processionale alla Chiesa di santa Maria Nuova.
Non mancano su www.viterbotv.it santa Rosa con la Macchina, manifestazioni culturali e... va a scoprirlo tu.
Sto inserendo, nel settore foto, le immagini d’un tempo trascorso dei nostri paesi e, ovviamente, di Viterbo.
Bella una foto di Piazza del Comune del 1860, circa, una fotografia rarissima, che non avevo mai visto. Il bello di quella immagine, oltre ai palazzi comunali e l’arco che sovrasta l’allora Via della Pescheria, è un interessante affresco sulla Torre dei priori. Un affresco già perduto alla fine dell’800, in esso si vede assai chiaramente lo stemma di Viterbo: il leone con la palma.
Eccezionale anche una serie di fotografie di una processione religiosa degli inizi del 1900, con le confraternite e i loro stendardi.
Numerosi sono, poi, i gruppi di persone nei vari momenti della vita, come eventi sportivi, scolastici, politici e di tempo libero.
Fai un salto su www.viterbotv.it e, chissà, potresti esserci anche tu, tuo padre, tuo nonno. La ricerca è facile, basta digitare quello che cerchi sulla finestra ove è scritto “cerca”.
Oltre ai video, oltre alle foto, puoi trovare le news. Qui sono inseriti i comunicati stampa inviati alla redazione, alla mail spvit@tin.it, e le notizie o articoli nostri e dei nostri redattori.
www.viterbotv.it ci voleva, un sito unico, ricco di sorprese e curiosità al quale puoi partecipare attivamente anche tu, inviando i tuoi video, come accade per youtube, puoi spedire via mail le tue vecchie foto di famiglia o di avvenimenti e se vuoi dire la tua puoi anche inviare il tuo “articolo” per le news.
Insomma viterbotv è un tuo fedele amico sul quale puoi sempre contare.
Mauro Galeotti


Ha vinto la violenza
Claudio Santella


fotosantellaclaudioSiccome non ce la fanno a garantire la libertà, la vietano. Da un po’ di tempo a questa parte quando le “istituzioni” non ce la fanno a garantire ai cittadini quella libertà che è loro propria, quella libertà che  definiscono “sacra ed inviolabile” quando fa loro comodo, vietano quella libertà agli stessi cittadini. Ad esempio, fino a l’altro ieri siamo andati allo stadio per assistere ad un evento sportivo accompagnati da una certa sicurezza, cioè a dire con una certa tranquillità, convinti che gli episodi di violenza, qualora vi fossero stati, si sarebbero limitati a qualche scazzottata isolata tra i tifosi più accaniti e più faziosi, ma non di più. Fino a ieri siamo andati allo stadio con un po’ meno di certezza sulla nostra sicurezza e costretti ad assistere ad episodi di violenza un po’ meno circoscritti e di proporzioni più vaste e più forti.
Oggi assistiamo a fatti che sconcertano, fatti posti in essere a volta di proposito e per fini diversi da quelli che sono propri di un tifoso: siamo costretti a prendere atto che contano di più le volontà dei capi tifosi delle squadre in campo che non la volontà e l’autorità di un prefetto dello Stato.
Oggi assistiamo impotenti ad episodi che si concludono con la morte di questo o di quel disgraziato di turno, facendo addirittura distinzione, nel giudicarne la gravità, ai panni che il pover’uomo riveste: se indossa una divisa o se è un dimostrante più o meno violento si aprono le cateratte del cielo, se è un povero cittadino qualunque tutti zitti. I fatti più o meno recenti, che purtroppo si vano ripetendo nel tempo, ne sono una prova inconfutabile. La tranquillità di chi va allo stadio per assistere ad un evento sportivo è diventata un terno al lotto. Possiamo constatare che ha vinto la violenza. Ed alla violenza si accompagna la paura, l’insicurezza, la reazione; reazione che dà luogo ad atti e gesti sconsiderati. La violenza genera violenza specialmente in chi, come noi, non è stato educato alla democrazia ed al rispetto degli altri attraverso l’osservanza delle regole sociali.
Di fronte a queste cose le nostre autorità, incapaci di adottare  provvedimenti adeguati, dopo aver buttato manciate d’incenso nel braciere del disordine precostituito, coltivato e tutelato, incapaci di garantire la sicurezza dei cittadini, beninteso senza limitare la loro libertà,  sputano sentenze ancor prima  dell’avverarsi degli stessi episodi di violenza e, nel loro capire superiore, li attribuiscono a priori a questa o a quella frangia di tifosi, tacciandoli di una faziosità inaccettabile.
Tutto questo per giustificare l’incapacità di gestire le cose, per non dire di peggio. Ed allora che fanno? vietano ai presunti “untori” di andare allo stadio.
Ma così siamo capaci tutti di governare e di mantenere l’ordine! Le vere cause ed i veri motivi del disordine risiedono in ben altro ed i tentativi di sviarne l’attenzione appaiono sterili quanto le fatiche di un eunuco.
E la libertà? E la democrazia che quella libertà assicura? La libertà e la democrazia che le forze dell’ordine ed i vari organi istituzionali dello Stato sono chiamate a garantire, la libertà e la democrazia  per il cui mantenimento quelle stesse forze  e quelle stesse istituzioni sono state poste in essere e per la cui sussistenza e per il cui mantenimento si spendono fior di quattrini dei cittadini, che fine hanno fatto? Altro che libertà e democrazia, qui la violenza sta diventando un costume, e con essa l’insensibilità di fronte alla stessa di quanti sono chiamati a porvi rimedio.
Insensibili alla violenza le nostre autorità rivelano le proprie capacità ed i propri limiti, con il conseguente risultato di reagire alla violenza con altra violenza, quasi sempre superiore, spesso non giustificata, inopportuna ed inefficace. L’ultimo fatto, purtroppo luttuoso, ne è testimonianza e prova, sia per le azioni degli agenti delle forze dell’ordine sia per le parole espresse al riguardo dal questore, competente per territorio, attraverso la televisione. 
Oggi la violenza non solo ha vinto, ma si sta facendo di tutto per farla entrare a far parte del nostro DNA. Continuiamo, continuiamo…
Claudio Santella


Invalidi permanenti
Bruno Matteacci


Matteacci Bruno SplinderTroppo spesso, dai mezzi di comunicazione, veniamo informati delle disgrazie che accadono sulla strada; troppo spesso ci sono lutti e invalidi permanenti. E' pur vero che i mezzi di trasporto automobilistico si sono triplicati come del resto si sono quintuplicati i motocicli, indipendentemente dalla loro cilindrata.
Come è altrettanto vero che molte strade sono rimaste come quelle sulle quali transitavano solo carri agricoli e qualche auto solitaria.
Oggi è impossibile poter circolare senza correre il rischio di non tornare a casa se non con qualche botta presa da qualche sprovveduto autista.
Gli incidenti sono tanti, troppi e spesso sono causati dall'imprudenza dell'uomo alla guida del veicolo, sia per l'eccesso di velocità che per l'uso sfrenato di alcoolici o, ancor peggio, di droga.
Bene stanno facendo i tutori della legge, ma non è sufficiente il loro sforzo. Sovente certi incidenti si potrebbero evitare a monte. Cosa voglio dire?
Tanto per citare alcune delle cause di incidenti, specialmente ai motociclisti che, troppo spesso, sono mortali, si devono attribuire alla cattiva manutenzione del fondo stradale.
Basta una piccola buca, non visibile al motociclista, che lo stesso, se la centra, sicuramente perde il controllo del veicolo e corre serio pericolo per la propria incolumità.
Un pericolo pubblico che ha determinato centinaia di incidenti, ultimo nella nostra Viterbo, nel mese di ottobre, è stato causato dal guard-rail; struttura metallica che dovrebbe essere di "protezione del motociclista", mentre inceve è divenuto la "ghigliottina" degli stessi malcapitati che, per varie cause, cozzano contro lo stesso. Tanto per rendersi conto della pericolosità della predetta struttura è sufficiente rimanere nella nostra Viterbo e guardare lo spartitraffico lungo la tangenziale Almirante per notare che, al centro delle due barriere, sono presenti spunzoni di pali di metallo che falsano totalmente lo scopo della loro messa in funzione.
Come pure molto pericoloso è lo spazio sottostante il guard-rail dove un motociclista, cadendo, potrebbe infilarsi e rimanere gravemente ferito, solo perché non è stato provveduto a tamponare quello spazio a raso terra.
Non a sproposito un medico operante, fra le altre attività mediche, con il 118, vivendo in prima persona i numerosi incidenti stradali, ha fondato l'Associazione Motociclisti Incolumi (A.M.I.) che lotta, da anni, per risolvere questo problema a livello politico.
Nel lodare gli sforzi dell'A.M.I. rivolgo un appello al Sindaco di Viterbo, al Presidente dell'Amministrazione provinciale e a tutti i responsabili della salvaguardia dell'incolumità pubblica, affinché si effettui un accertamento sul territorio della provincia atto ad eliminare gli inconvenienti per la sicurezza dei nostri motociclisti, evitando così che gli stessi siano messi a rischio.
Bruno Matteacci


Rinvenuto a Ferento


Il 21 ottobre durante una delle ricognizioni che la Società Archeologica viterbese "Pro Ferento" svolge periodicamente per il controllo del territorio, i soci Franco Remo Donati, Raffaele Lamanda, Mirella Perticarà ed il presidente Francesco Berardino, nella località di Ferento, a ridosso di una scarpata in uno scavo effettuato da clandestini, hanno rinvenuto la parte superiore del coperchio di un sarcofago etrusco in peperino raffigurante una figura maschile perfettamente conservata con tracce di colore rosso su una guancia.
A causa della pendenza del terreno, del peso del reperto (150/200/Kg) e della notevole importanza della scoperta, si è chiesto l'intervento dei Vigili del Fuoco. Il giorno seguente il presidente Berardino e il vice presidente Mirella Perticarà si sono recati sul posto, i Vigili del Fuoco hanno dato la loro disponibilità ed alla presenza del personale della Soprintendenza dei Beni Archeologici per l'Etruria Meridionale, il reperto è stato imbracato con delle corde e con specifici mezzi è stato recuperato e consegnato al Museo nazionale della "Rocca Albornoz". La Soprintendenza e la Società Pro Ferento esprimono un particolare ringraziamento ai Vigili del Fuoco senza i quali sarebbe stato impossibile disporre di un così importante reperto.
Grazie al Capo turno sig. Sergio Vittori , al C. S. Mauro Pieroni , ai Vp Francesco Marchi , Mauro Mazzetti e Vincenzo Valdannini che con consueta esperienza, grande professionalità e notevole impegno hanno dato un prezioso contributo all'archeologia e alle generazioni future.


BELLA DEMOCRAZIA
Pensate Voi, miei cari venticinque lettori, che se la Forleo avesse indagato su un cittadino qualsiasi sarebbe stata sottoposta ad interrogatorio da parte del Consiglio Superiore della Magistratura? Personalmente credo che non sarebbe stata interrogata nemmeno se fosse andata a sfrugugliare tra i panni di due onorevoli qualsiasi; ma la Forleo è andata a sfrugugliare tra i panni di due mammasantissima; ed allora apriti cielo!
Mi chiederete Voi, cari miei venticinque lettori, ma chi è la Forleo?
Ebbene la Forleo è quel magistrato che si è permesso di chiedere la dovuta autorizzazione al Parlamento per indagare su due parlamentari appartenenti nientepopodimenoché al novello Partito Democratico, e cioè Fassino e D’Alema.
Bella democrazia mi chiedo si professa in quel partito, a meno che, visto che è nato a metà di ottobre, il novello Partito Democratico non sia un nuovo tipo di vino novello.
Claudio Santella


Viterbo, quanto ci costi!
Francesca Bruti


Bruti Francesca SplinderE’ un luogo comune pensare che le grandi città, in particolare la capitale romana a noi vicina, presentino un tenore di vita alto, con costi di consumo a volte molto più elevati rispetto agli stipendi medi dei cittadini. Quando poi sono soprattutto i generi di prima necessità a costare troppo, le categorie più penalizzate sono sempre gli anziani e le famiglie numerose.
Una recente indagine effettuata dal periodico specialistico “Altroconsumo” e patrocinata dalla Regione Lazio va a sfatare questo luogo comune, rilevando che proprio una piccola provincia come Viterbo presenta il livello dei prezzi di generi di prima necessità più alto rispetto a quello di tutto il Lazio.
Secondo l’indagine, effettuata sui prezzi di 120 prodotti confezionati di marche leader nel mercato e di 28 prodotti freschi sulla base di indici prefissati, l’indice di convenienza di Viterbo sarebbe il peggiore tra tutti i capoluoghi della Regione, con Roma che risulta essere invece la migliore! Naturalmente, è necessario distinguere la spesa derivante dall’acquisto di prodotti di fattura locale e nazionale, che presentano una qualità spesso migliore, rispetto a prodotti di provenienza straniera, laddove non sempre qualità e convenienza dei prezzi vanno di pari passo.
Ma è un dato di fatto che a Viterbo la spesa media annua per famiglia risulta essere la più elevata del Lazio, con 6.698 euro; ecco perché c’è la corsa a fare la spesa presso la grande distribuzione, dove in continuazione i grandi supermercati mettono in atto sistemi concorrenziali con offerte sui beni di largo consumo, che fanno risparmiare al cittadino viterbese fino a 730 euro l’anno, rispetto ai 1.256 di Roma, ai 277 di Frosinone, ai 761 di Latina e ai 658 di Rieti.
Al di là della generale situazione nazionale, che vede crescere o diminuire i costi del mercato a seconda dei periodi, è compito di ogni singola amministrazione provinciale rendersi conto della situazione del mercato locale e proporre piani di regolazione dell’economia interna, per andare incontro al fabbisogno e al paniere economico delle famiglie, sia che si tratti della persona singola sia di famiglie numerose.
Francesca Bruti


Bastava dircelo!
Agnese Galeotti


AgneseSplinderInformiamo i nostri lettori che da questa settimana, al Centro, più precisamente la zona che da piazza delle Erbe arriva fino a piazza Fontana Grande, non troverete più questo quindicinale, al baretto Black Roses, sito più o meno a metà via Saffi.
Infatti, abbiamo scoperto, e ripeto "scoperto", che i nostri giornali venivano gettati immediatamente nel cestino delle immondizie dalla signorina del baretto.
Ho utilizzato volutamente la parola "scoperto", perché non tutti a questo mondo abbiamo la facoltà di saper usar le parole, anche solo per chiedere "gentilmente" di non portare più i giornali in quel baretto, perché la nuova gestione non li gradisce.
Evidentemente risulta troppo difficile per alcune persone mettere in fila due o tre parole di senso compiuto e gli rimane solo la semplicità di buttare il tutto nel cestino.
Per fortuna in Italia non tutti usano l'informazione e il diritto di stampa per riempire un sacco nero dentro un cesto.
Per questo, invitiamo i nostri lettori a cercare e sicuramente trovare il nostro quindicinale presso il bar "Antico Caffè" all'angolo tra piazza delle Erbe e Via Saffi o ancora, presso il bar "Caffè Cavour", appunto in via Cavour, o al bar "Caffè Bagaglino", in Via Garibaldi, dove la gentilezza e l'educazione la fa da padrona, al contrario di alcuni baretti.
Ringrazio i lettori e mi scuso per il disagio che non è dovuto al nostro volere.
Agnese Galeotti


Calcio sì, ma in c...
Claudio Santella


In occasione della partita di calcio tra l’ Italia e la Croazia, giocatasi, sabato 13 ottobre, allo stadio di Genova, per la qualificazione ai prossimi campionati europei, i cittadini di Genova hanno dato una lezione alle istituzioni italiane, sia calcistiche che non calcistiche. Una lezione di civiltà quale non si vedeva da tempo dalle nostre parti: hanno applaudito la Nazionale Croata al suo ingresso in campo ed al suono dell’ inno nazionale.
Quegli stessi cittadini che erano stati giudicati incapaci di dare ospitalità ai tifosi del Milan si sono trasformati, da maleducati quali erano stati giudicati, in educatori dei loro stessi giudici.
Insensibili alle lezioni, quegli stessi giudici hanno reiterato le loro malefatte anche per l’incontro Roma – Napoli   e per altri incontri successivi del campionato di calcio, anche se in forma parziale. Eppure, a Roma, in occasione della finale di Coppa dei Campioni tra la Roma ed il Liverpool, giocatasi all’Olimpico, la Roma dette dimostrazione, con i fatti, di una organizzazione perfetta per la tutela della sicurezza di quanti si fossero recati a vedere la partita. Il compianto presidente della Roma, ingegner Dino Viola, seppe organizzare le cose in modo tale che non si verificò il minimo incidente, non accadde niente né fuori né dentro lo stadio.
I cittadini di Roma, il cosiddetto e tanto vituperato popolo romano, risposero con un comportamento da Popolo Romano, con un comportamento che i vari “fischiatori di inni nazionali”, residenti in altre città, più civili per autodefinizione, nemmeno si sognano.
Da ultimo, come se non bastasse, a conferma della incapacità di gestire le cose pubbliche, se la sono presa ancora con i tifosi del Napoli, impedendo loro di assistere alla partita tra la loro squadra ed il Palermo; se la sono presa con quei tifosi del cui senso civico non posso non far cenno ricordando  nuovamente un episodio già citato in passato: mi riferisco alla partita tra Napoli e Juventus, giocata al Vomero il 20 aprile 1958 e finita 4-3 per il Napoli con gol finale, in zona Cesarini, di Bertucco. In quella partita gli spettatori entrati in soprannumero furono talmente tanti che molti dovettero trovare posto ai bordi del campo. Questo fatto costrinse l’arbitro Concetto Lo Bello  ad iniziare l’incontro con circa mezz’ora di ritardo. Lo Bello si assunse la responsabilità di far disputare ugualmente la partita. Non si verificò nessun incidente, sebbene vi fu una alternanza di reti da accendere gli animi non solo dei tifosi presenti, ma di chiunque. Questa compostezza del pubblico napoletano non è stata mai fatta rilevare, così come non è stata mai fatta rilevare, tranne che dal compianto Italo Allodi, l’inciviltà del pubblico che fischiò l’Argentina al suo ingresso in campo durante i mondiali di Italia 90; inciviltà ripetutasi recentemente a Milano, nell’incontro Italia - Francia valevole per la qualificazione ai prossimi campionati d’Europa. Non è stato preso un  solo provvedimento per quei fatti disonorevoli. Che ci volete fare: gli interessi di chi gestisce il potere vengono prima di tutto, soprattutto prima degli interessi collettivi, gli altri  debbono soccombere: è legge. Ma allora, nel 1958, non c’erano stati ancora il sei politico e gli esami di gruppo nella nostra educazione, allora la gente era ancora educata al rispetto, al vivere insieme ad altri e con gli altri. Da allora ad oggi è stato un susseguirsi di lustri e lustri di diseducazione politica e sociale
Stando ai fatti sembra che ad alcuni sia concesso tutto: fischiare la Nazionale di calcio Argentina e la nazionale di calcio Francese al suono dei rispettivi inni nazionali, gettare motorini dagli spalti, non rispettare l’imposizione dei cosiddetti “tornelli”, sperperare quattrini nell’agone del mercato calcistico e quant’altro si possa immaginare d’illecito; ad altri, per contro, non è concesso nulla, nemmeno di godere della libertà di assistere ad un avvenimento agonistico. Pesi e misure diverse.
Possibile che a nessuno sia venuto in mente di prendere ad esempio quell’organizzazione, posta in essere dalla Roma in occasione della finale di Coppa dei Campioni? Altro che tornelli, stuards, guardie giurate, polizia, questori, prefetti e chi altro volete. Tale organizzazione, ad oggi, in occasioni simili,  non è stata ancora neanche lontanamente posta in essere da nessun altro. Niente da fare, non riusciamo ad abbandonare le carrarecce sulle quali ci siamo incamminati da tanto, forse da troppo tempo e,  purtroppo, non solo nel mondo del calcio.
Non c’è violenza in tutto ciò? Ed allora? C’è poco da dire: calcio si, ma in c…, ed a molti
Claudio Santella


III Sagra della Castagna
Pantaleo Spagna


Spagna foto cittaNella sede del Centro di via Cristofori, nello splendido giardino voluto dall’Assessorato dei servizi sociali del Comune di Viterbo, quale arredo allo stabile che ospita il Centro Giovani e il Centro Sociale Pilastro, la presidenza e il Comitato di Gestione del Centro, hanno organizzato il giorno, 27 Ottobre, la terza sagra dedicata al frutto dei nostri castagneti: la Castagna viterbese. La festa si è svolta all’aperto, approfittando della bellissima giornata di sabato 27, appunto sul giardino del Centro, sono stati allestiti numerosi gazebo, predisposte le sedie, preparate bevande, preparato il dispositivo per la cottura delle castagne, invitati due poeti della Tuscia dialettale, i signori Stelvio Celestini e Peppe Zena, i quali con i loro stornelli, le loro canzoni, hanno allietato tutta la durata della manifestazione.
Alle ore 15,30, sono cominciati ad affluire gli utenti del Centro e numerose persone invitate e alcune di loro hanno portato dolci gustati dai presenti. La festa si è svolta nel migliore dei modi, tutti si sono divertiti e apprezzato il gusto delle castagne arrostite, sapientemente  preparate da una squadra di collaboratori che affiancano il presidente Barozzi in ogni  evento da lui organizzato. I Collaboratori predisposti, distribuivano i sacchettini pieni di castagne calde e profumate. Nel mezzo della sagra, sono stati distribuiti alcuni premi. Il vice presidente Barghini, ha curato tutta la parte musicale e i brani da lui prescelti, sono stati graditi da tutti gli ospiti. Il pomeriggio festaiolo, è terminato verso le 18,30 con grande letizia, evidenziando la fraternità, la cordialità, l’amicizia, la socialità  negli intervenuti, tutte cose che sono lo bandiera nel sociale del mostro Centro.
Grande soddisfazione del Presidente Barozzi che ringraziava tutti presenti , con brevi parole di ringraziamento e di commiato, per la bella giornata trascorsa all’aria aperta.
Il presidente dava appuntamento a tutti, nel mese di Novembre, per i festeggiamenti del decennale del Centro; domenica 11, messa solenne e pranzo, giovedì 15, cerimonia alla Sala Regia del Comune, inaugurazione mostra fotografica alla sala Anselmi, sabato 17 e domenica 18, rappresentazione teatrale degli “attori per caso”.
Tutti sono invitati.
Pantaleo Spagna


Baccaionate


E NUN CE VONNO STA’ – Non si capisce perché l’allenatore della Juventus Claudio Ranieri sia stato ospite della trasmissione televisiva “La Domenica  Sportiva” per commentare i fatti della partita Napoli Juventus. Ammesso che l’arbitro di quella partita abbia commesso degli errori che si sono rivelati a danno della Juventus ed a favore del Napoli, ci chiediamo perché in precedenti casi simili non sono stati ospiti della stessa trasmissione anche gli allenatori delle squadre di volta in volta danneggiate da presunti errori arbitrali. Guardando indietro non può non prendersi atto che alla Juventus è già stato riservato un trattamento di favore nello scandalo calciopoli. Lo stesso presidente della commissione  giudicatrice disse che alla Juventus venivano restituiti alcuni punti in virtù del suo passato. Credo che sia tempo che la Juventus si metta in testa che deve essere trattata come gli altri e che essere trattato come gli altri significa anche subire torti come li subiscono gli altri, perdere le partite come le hanno perse le altre squadre per errori arbitrali, e non significa non subire torti, perché allora avremmo degli arbitri infallibili. La Juventus si deve emettere in testa che la buona fede dell’arbitro la deve presupporre anche quando ci rimette e non soltanto quando ci guadagna. Se andiamo a vedere a ritroso, quante partite troviamo vinte dalla Juventus per errori arbitrali? In quei casi c’è stato nessuno della Juventus che è venuto a far rilevare l’ingiustizia in televisione? E allora?
Se andiamo nuovamente a vedere a ritroso constateremo che dello stile juventus è meglio farne a meno. La Juventus deve riflettere prima di parlare, e deve riflettere a lungo e con ponderazione, altrimenti le sue affermazioni possono essere scambiate per affermazioni strumentali.

ESERCIZIO DEL POTERE
– La Juventus ha vinto per 3-0 la partita disputata contro l’Empoli, beneficiando anche di un calcio di rigore concesso per un fallo del tutto simile a quello che le era costato un rigore a sfavore nella precedente partita con il Napoli. Come mai, stando così le cose,  nella stessa trasmissione sportiva in cui è stato invitato Claudio Ranieri, non è stato invitato l’allenatore  dell’Empoli? Non ha forse l’Empoli gli stessi diritti della Juventus? Evidentemente non li ha. Siamo in presenza di due pesi e due misure per lo stesso fallo.
Perché,in quest’ultimo caso, Ranieri non dice più che vuole essere trattato come gli altri? Perché non viene a protestare per aver ricevuto un trattamento diverso da quello che ha ricevuto l’allenatore dell’Empoli? Ma come fanno costoro a pretendere di essere presi sul serio! Ed i giornalisti liberi dove sono? Ho motivo di credere che siano tutti ad adorare i loro dei: il dio Potere ed il dio Danaro.

ZALAYETA NON ANDAVA SQUALIFICATO
– Nel contestato episodio in cui si vede Zalayeta volare sopra a Buffon al momento di cadere non v’è traccia di simulazione: Zalayeta correva e si è trovato davanti Buffon che  tentava di effettuare la parata. Se non si fosse buttato in avanti come ha fatto sarebbe caduto pesantemente addosso a Buffon per forza di cose. La caduta  Zalayeta l’ha fatta appositamente in quella maniera proprio per evitare di cadere addosso a Buffon e non per simulare. Non v’è simulazione e chi lo afferma o è stato poco attento o è in malafede. Che poi l’arbitro abbia concesso il rigore non può esser imputato a Zalayeta, ma ad una decisione autonoma dell’arbitro: Zalayeta non c’entra per niente in quella decisione e pertanto non deve essere squalificato. Ma la giustizia sportiva è quella che è, e sembra voglia far concorrenza a quella ordinaria.

PERSEVERIAMO NELL’ ERRORE - Se hanno squalificato Zalayeta, non si sa poi bene sulla base di che cosa, hanno fatto bene a non squalificare Trezeguet che nel caso simile a lui capitato non ha simulato ed è andato a precipitare sul portiere avversario. Ma se poi hanno riabilitato Zalayeta, e lo hanno riabilitato prima della partita Juventus-Empoli spiegandone anche i motivi, perché non hanno squalificato Trezeguet per comportamento scorretto, visto che si è comportato in maniera diametralmente opposta a Zalyeta con il rischio di fare del male al portiere avversario su cui è andato a precipitare?
Dobbiamo decidere: o modifichiamo in meglio le norme che regolano la materia, o diamo una registratina agli arbitri, oppure ci teniamo la giustizia del Marchese del Grillo.

PIU’ POTERE  AI  PREFETTI – Per arginare la violenza, che prima hanno seminato, che poi hanno coltivato, cresciuto ed usato secondo convenienza, oggi hanno dato più potere ai prefetti ed ai sindaci. Che significa? Considerando che nell’ormai famoso derby Lazio-Roma furono due i capi tifosi che consigliarono il da farsi al prefetto di Roma, dare più potere  significa forse che da ora in poi i capi tifosi a consigliare il prefetto saranno quattro, in considerazione della sua aumentata autorità, oppure, sempre in considerazione del maggior potere del prefetto, sarà uno solo capo tifoso ad affiancare il rappresentante ufficiale dell’autorità dello Stato? E per far cosa poi? Per far valere l’autorità dello Stato o quella dei tifosi, tra l’altro dei più facinorosi?
Non è ben chiaro.
Baccaione


Canne di bambù da proteggere


E’ pur vero che in questi ultimi anni il verde pubblico, nella nostra città, ha avuto una particolare cura, aiuole, pratini, fiori, alberelli, cespugli, rose abbelliscono Viterbo, ma è ancora più vero che il verde quello privato è trascurato, non viene considerato. Ma non dappertutto, infatti, recentemente un ristoratore, che ha sede nel Palazzo Lunensi, in Via del Giglio, ha ripulito e messo in ordine, donando il decoro che merita, un bel giardinetto, il cui accesso è, oltre che dal ristorante stesso, anche dalla dimenticato Vicolo Celsi, purtroppo privo di targa toponomastica, un diverticolo di Via Fontanella del Suffragio.
Ebbene in quel bel giardinetto pubblico esiste una fontanella, con tanto di ghiaia e aiuole, ma quello che più aggrada l’occhio è un bel gruppetto di canne di bambù, verdi, alte, fogliute, splendida oasi verde tra i tetti della città.
Un bravo al ristoratore, a chi ce le ha piantate e alle stesse canne di bambù! Auguriamoci che questo esempio sia seguito da altri giardini privati per rendere più bella la nostra città.


Le guerre importate
Armand Secka


fotoArmandSeckaL’Africa e i conflitti, un binomio purtroppo ben consolidato anche se sostanzialmente nel continente diminuiscono le guerre ma ciò non significa che la situazione è migliore.
Si fa molto fatica a trovare una pace duratura che possa dare una vera stabilità per uno sviluppo sostenibile. In questi ultimi anni, l’Africa occidentale ha conosciuto infiniti drammi, in particolare in Liberia con una atroce dittatura, in Sierra Leone con la guerra dei diamanti ma soprattutto in Costa d’Avorio in cui il conflitto ha portato tutta la sub-regione in una grave crisi economica, umanitaria e diplomatica.
Con l’accordo avvenuto e siglato nella capitale del Burkina Fasso, si è messa la parola fine alla guerra civile nel paese del cacao. Guerra che durava da cinque anni, nel lontano 2002 e che ha spaccato il paese in due. Al nord, le truppe ribelli e al sud le truppe governative.
A fronte a questa tragedia, non è facile individuare le cause primarie della crisi ivoriana. Ci limitiamo solo ad osservare quello che si vede. Le sparatorie, i morti ammazzati e soprattutto il dilagare del sentimento antifrancese ci spinge a vedere in modo più approfondito le varie cause della crisi ivoriana.
Chiedersi chi provoca e alimenta le guerre africane può trovare una eventuale risposta nelle cause della tragedia ivoriana e ci squaderna con implacabile ferocia pragmatica, ma assolutamente veritiera, gli enormi interessi in gioco nelle tante guerre etniche, tribali per procura, civili e secessioniste che stanno uccidendo milioni di Africani.
La Costa d’Avorio è il primo produttore al mondo di cacao il cui prezzo sale o scende a discrezione delle compagnie quotate alle borse di Londra e Parigi, mandando regolarmente in rovina milioni di contadini.
Ma è tuttavia il petrolio ad essere la causa principale della guerra civile ivoriana.
Il paese paga il prezzo di affacciarsi sul Golfo di Guinea diventato l’epicentro strategico della sfida Francia-Usa per il controllo del petrolio africano. Anche se ufficialmente si è dichiarata la fine delle ostilità con il rientro delle Forze ONU e la nascita di un governo di transizione, la tensione è ancora molto delicata. La speranza e l’augurio più grande che nutre tutto il popolo ivoriano è il consolidamento di una pace vera e definitiva che permetta la ripresa di una ricostruzione.
Armand Secka


Teatro: Prossimo appuntamento

Continuano le performance amatoriali delle Compagnie teatrali provenienti da tutta Italia, per partecipare al Festival del Teatro Amatoriale, che il 25 novembre decreterà il vincitore del XII Premio Città di Viterbo. La scorsa domenica sul palco del Teatro San Leonardo si sono esibiti gli attori della Compagnia Teatro Insieme di Catania, con il divertente spettacolo “Quando il marito va a caccia”, opera di origine francese. Ad allietare il pomeriggio di domenica 11 novembre, sempre alle 17,30, arriva da Cremona la Compagnia delle Muse, con la commedia “Normali per forza”. Si ricorda che i biglietti hanno un costo di 8 euro per gli interi e 6 euro per i ridotti, il cui acquisto con prenotazione posti è possibile presso l’Ufficio Turistico in via Ascenzi o direttamente al teatro nelle ore prima dello spettacolo.                                                 
Francesca Bruti


CONQUISTE SINDACALI
Marini – Bertinotti – Draghi: il governatore della Banca d’Italia ha affermato che l’Italia è il Paese con i salari più bassi d’Europa. Nessuno lo ha smentito. Ma l’Italia è anche il Paese in cui i parlamentari percepiscono le retribuzioni più alte d’Europa.
Nessuno ha smentito anche questa affermazione: è un fatto. Solo Bertinotti ha tentato una difesa d’ufficio, ma Bertinotti è il primo che deve stare zitto. E la ragione è evidente. A noi sembra che non fosse per raggiungere questi risultati che sono state imbastite e portate avanti anni di lotte sindacali; a noi sembra che il fine del Sindacato non fosse quello di portare sulle poltrone più alte dello Stato due ex sindacalisti e contemporaneamente far percepire alla classe operaia i salari più bassi d’Europa. Se la classe operaia va in paradiso, facciamo godere un po’ di paradiso, a questa classe operaia, anche in questa vita; non aspettiamo che per godere un po’ di paradiso debba morire, magari di fame. E Marini e Bertinotti, rispettivamente presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, non sono i soli ex sindacalisti ad aver fatto carriera: a loro si affianca una pletora di ex millantatori di credito che hanno rivestito i panni sindacali per anni. Se tutti costoro avessero tutelato  gli interessi della classe operaia, dei lavoratori, di cui si sono ampiamente serviti, così come hanno tutelato i propri, oggi non ci troveremmo ad avere i salari più bassi d’ Europa e le retribuzioni ai parlamentari più alte nell’Europa medesima.
Gli è che costoro non hanno fatto sindacato, ma hanno fatto i sindacalisti: la differenza è notevole, è addirittura una contraddizione. Possiamo, potremo e potremmo mai fidarci di costoro?
Claudio Santella


San Lazzaro
Riccardo Manca


Manca Riccardo SplinderL’edificazione della Chiesa di San Lazzaro venne stabilita nel 1888 e si erge fiera in una zona denominata “Il Pincetto”, poiché è un fazzoletto di terra che rimane leggermente elevato rispetto al resto del cimitero della Città dei Papi.
La chiesa, nel periodo che va dal 1890 al 1895, venne completamente dipinta nel suo interno dal pittore viterbese Pietro Vanni. Questi vi pose anche alcune sculture in terracotta che descrivevano i volti, colti nel lavoro quotidiano, di popolani viterbesi.
Le morbide e vigorose colonne della facciata vennero eseguite magistralmente da Luigi Corinti, marmoraio viterbese.
Ecco una curiosità degna di nota: le colonne della Chiesa di San Lazzaro, che venne inaugurata il 27 Ottobre 1895, sono composte da un pezzo unico di peperino.
All’interno della chiesa si erge il monumento funebre dedicato a Pietro Vanni (1845 – 1905) disegnato nella Capitale da Corinna Modigliani e Giuseppe Berardi. Il busto reca la dicitura: “A Pietro Vanni/ pittore insigne viterbese/ defunto in Roma/ il XXIX Gennaio MDCCCCV / in età di LX/ la consorte Angela Bevilacqua / ed il figlio Renato/ dolentissimi / posero/ il Municipio di Viterbo/ per onorare l’illustre concittadino/ ne concesse la sepoltura in questa chiesa / da lui nobilmente adornata.”
Nella Chiesa di San Lazzaro, attualmente, vi sono le seguenti pitture: “la Resurrezione di Lazzaro”, “la Resurrezione della carne”, “Il Trionfo della Croce”; poi seguono San Girolamo, Sant’Ambrogio, San Gregorio Magno e Sant’Agostino.
Nell’imposto della volta prendono vita alcune figure femminili: La Giustizia, La Carità, La Temperanza, La Prudenza, La Fortezza, La Religione e La Fede.
Una fascia abbraccia le pareti della chiesa dov’è la dicitura: “Requiem aeternam dona eis Domi / ne et lux perpetua luceat eis/ exaudi orationem meam ad te / omnis caro veniet.”
Il parroco della Chiesa di San Lazzaro, che venne aperta al culto dei fedeli il 1° Novembre 1895, per lunghi anni fu l’indimenticabile don Armando Marini, già parroco della vicina Chiesa dei Ss. Ilario e Valentino.
Riccardo Manca


Tutela dell’infanzia
Patrizia Labellarte


fotopatrizialabellarte2L’8 novembre scorso, presso la sala conferenze della Provincia di Viterbo, si sono riuniti Enti locali, istituzioni, volontariato privato e sociale per affrontare una “Giornata di formazione attiva sulla progettazione per l’infanzia e l’adolescenza”.
Motivo dell’incontro, il dossier monitoraggio del Piano triennale provinciale della legge 285 sull’infanzia e l’adolescenza.
La ricerca effettuata da giugno a settembre 2005 ha avuto come obiettivo, quello di accrescere la conoscenza della situazione provinciale nell’ambito dell’attività dei progetti in favore dell’infanzia e dell’adolescenza.
È stata avviata, inoltre, una ricerca dei dati relativi alla situazione demografica di carattere generale e sono state contattate le scuole.
"La legge 285 è una vera rivoluzione per l'infanzia - dice l'assessore  alle Politiche sociali Giuseppe Picchiarelli – perché cambia la prospettiva e la visione, i minori divengono così autonomi portatori di diritti. Per questo nella realizzazione dei piani di intervento futuri ritengo importante un coinvolgimento più organico e strutturato della società civile, a partire per esempio dalle associazioni di genitori e del privato sociale che con il loro bagaglio di esperienze e proposte potranno essere davvero utili”.
"Il panorama degli interventi attuati per la realizzazione di progetti dedicati alla tutela dell'infanzia – aggiunge ancora l'assessore – e dell'adolescenza mostra punti di forza e criticità. Tra i primi, come riportato nel dossier, si può notare la grande varietà di interventi, sintomo di una grande capacità degli enti locali di progettazione per rispondere alle esigenze dei territori. Per quanto riguarda le criticità emerge la scarsità di azioni dedicate alla fascia di età 0-3 anni e di quella adolescenziale. Ho particolarmente a cuore queste due particolari età, in primo luogo perché fornendo servizi per la prima infanzia si aiutano anche le famiglie, mentre agendo sugli adolescenti si opera anche nel campo della prevenzione del disagio e della sua pronta individuazione".
Alla giornata di riflessione hanno partecipato, il sociologo della Provincia Luca Piras, Andrea Trincanato, Giovanni Istilla e Antioco Mura, presidente e collaboratori della cooperativa Copernico, che hanno redatto il dossier e svolto le ricerche.
Dopo un primo momento di illustrazione dei dati i partecipanti hanno continuato il lavoro empirico parlando e scrivendo progetti effettuati e da effettuare per la tutela dell'infanzia.
Patrizia Labellarte


Le stelle di Piazza del Comune
Pantaleo Spagna


Un mio amico, un cispadano, il signor Annunzio Celaschi, poeta della Tuscia Dialettale, un giorno mi ha chiesto se sapevo dove si trovavano le cinque stelle, esistenti in piazza del Plebiscito. 
Al mio stupore per quella domanda, mi ha spiegato che sulla pavimentazione della piazza, vi erano cinque figurazioni a forma di stella sui sampietrini.
Incuriosito, ogni volta che transitavo sulla Piazza del Comune, perlustravo il selciato, andando avanti e indietro.
Ci ho messo un po’ di tempo, ma con soddisfazione, di stelle, ne ho trovate quattro, la quinta continuerò a cercarla.
Evidentemente, furono inserite quando nei tempi passati, era l’anno 1937, l’Amministrazione comunale di Viterbo, sostituì la vecchia pavimentazione, fatta allora di lastre di peperino, le quali furono riciclate per pavimentare le vie Orioli, della Morra e della Morretta ancora sterrate. Sulla piazza, fu fatta la nuova pavimentazione, con i sampietrini. 
La squadra dei selciaroli incaricati dei lavori, mi pare fosse una ditta di Spoleto, seguendo un disegno preciso sul loro lavoro, ha voluto lasciare una loro impronta, disegnando le stelle sul selciato.
Invito il mio amico Celaschi, ha togliersi la curiosità che è rimasta in lui, di cercare le stelle, perché ci sono, basta trovarle.
Invito altresì, i nostri concittadini a cercare le stelle, trovarle è una soddisfazione.
Pantaleo Spagna

postato da: Spvit | 20:52 |