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venerdì, agosto 31, 2007 ()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()
Ti aspetto su www.viterbotv.it ()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()()() Domenica 7 Ottobre 2007 MERCATINO DELLE CURIOSITA’ SUL PARCHEGGIO DEL CENTRO COMMERCIALE TUSCIA per prenotazioni telefonare al 3393337869 29 Agosto 2007
Anno XVII n° 16 Una famiglia fantastica, prestigiosa I Cesarini Mauro Galeotti Chi ha la fortuna di conoscere Contaldo Cesarini, credo abbia più poco da imparare dalla vita.Un bel viso, da pacioccone, appena lo vedi capisci subito che è buono, che è affabile, che è galantuomo. Ha intrapreso l’avventura di costruire la Macchina di santa Rosa manco fosse viterbese purosangue, infatti è umbro. Ma io conosco bene il cuore degli Umbri, lo conosco bene perché metà del sangue che corre affrettato, prepotente, dirompente, nelle vie delle mie vene è umbro. E sì, mia madre Bruna era di Gubbio! Oh! l’altra metà del mio sangue, più tranquillo, più ponderato, più soft è viterbese. Mio padre Vinicio nacque nel 1927 nel Palazzo degli Alessandri, allora affittato a mio nonno. Non c’è stato un anno di “Ali di luce” che non abbia impegnato Contaldo, che non abbia dato a lui qualche grattacapo. Ora il vento forte e giù un bel ritardo alla partenza. Ora il sistema audio mal funzionante, è giù a risistemarlo. Ora un incendio poco prima dell’inizio del trasporto, e giù i pompieri a spegnerlo. Ma quello di quest’anno è stato oltre che giù, è stato un giù giù giù che avrebbe spezzato le reni a chiunque. La Macchina abbattuta come un albero. Un fuscello dinanzi alla furia del vento balordo, assassino. Contaldo tra i primi a giungere a San Sisto di fronte a quel terremoto ha pianto, chi non l’avrebbe fatto? vedere la propria creatura piegata, ignobilmente, dalla furia del tempo rattrista chiunque. Ma lo sconforto è durato poco, perché il cuore del biondo, buono, affabile galantuomo umbro ha incominciato ha spingere il sangue nelle arterie, nelle vene, nei capillari, più forte che mai. Ta pum, ta pum, ta pum, ta pum. Inizia subito nel suo animo la sfida contro il tempo: Santa Rosa deve passa’! E così sarà! Piange pure Andrea, figlio di Contaldo, solare, splendido, raggiante, rilassante.Piange Andrea, ma la corteccia ereditata dal padre è assai dura, impenetrabile anche perché è irrobustita dalla tempra delicata, ma energica e determinata di sua madre, Liana, pulcino delicatissimo, dolcissimo, con occhi finissimi e birbi, pronti a incoraggiare i suoi uomini di casa. Ma non è finita la splendida famiglia Cesarini, perché a piangere sono anche le deliziose figlie di Contaldo: Manuela e Deborah. Un pianto breve, di donne mature, che non hanno paura della momentanea sventura, perché sanno che hanno genitori tenaci, infaticabili... vivi. Contaldo grazie di cuore, grazie quando sei tu a dare conforto a chi vorrebbe darne a te. Contaldo sono certo che uno degli angeli della Macchina, di Raffaele Ascenzi, sia proprio Tu! Mauro Galeotti Morti bianche? No degrado morale!! Claudio Santella Sull’altare del profitto dei padroni si sacrificano le vite delle persone che vivono del loro lavoro. Ogni giorno muore qualcuno per questo e o per quell’incidente sul lavoro. Le chiamano le morti bianche, per analogia alle morte dei neonati che nei primi mesi di vita muoiono all’improvviso nonostante le cure e le attenzioni dei genitori. L’ hanno scelto bene il nome questi sepolcri imbiancati, questi ipocriti, questi cultori della cupidigia, ai quali niente interessa se non il loro tornaconto ed il loro profitto: ed insieme a loro i loro controllori, che chiudono volentieri un occhio, quando non tutti e due: gente della stessa risma. Ma siccome nessuno fa niente per niente è lecito supporre che questo chiudere gli occhi sia accompagnato da un congruo sottomano, altrimenti non si spiega. E chi di dovere, chi deve prendere concreti provvedimenti che cosa fa? Chi di dovere si serve della stampa, asservita, per pubblicare proclami che sono peggio delle grida di manzoniana memoria: quelle almeno venivano emesse, con tanto di vidit Ferrer, questi, invece, sono soltanto pubblicate dai giornali a destra ed a manca ed in tutte le salse possibili ed immaginabile, tranne che in quella della loro applicazione. Per contro, quando una cosa interessa lorsignori, i provvedimenti concreti vengono subito adottati ed anche in silenzio: vedi gli aumenti delle varie indennità parlamentari, vedi gli aumenti di uffici inutili e dispendiosi, vedi le creazioni di società di comodo e quant’altro. Similmente avviene per le morti innumerevoli che si verificano sulle strade: sembra di essere in Iraq, non c’è un giorno che non ci scappa il morto. Non bastava la velocità e l’incoscienza di questi imbecilli del volante, che già causavano da sole numerosissime vittime, ci si sono messi anche l’alcool e la droga in questa gara insanguinata. Anche in questo caso chiacchiere, chiacchiere e solo chiacchiere. Non si è preso un provvedimento, uno che è uno. Considerato, poi, che più del novanta per cento di questi incidenti dovuti all’alcool ed alla droga è causato da cittadini stranieri, per lo più clandestini e comunque fior fiore della nobiltà dei rispettivi Paesi d’origine, non sarebbe da disprezzare che quanti causano incidenti in determinate condizioni vengano presi, impacchettati, loro e le loro équipes, e rispediti nei luoghi di provenienza, magari paracadutandoveli. Non avremmo nemmeno il problema del sovraffollamento delle patrie galere, con tanto di spese ed indulti all’orizzonte. Forse avrebbero interesse a smettere: comunque diminuirebbero gli incidenti. Sul numero 14 del 27 luglio 2005 de “La Città” pubblicammo un articolo dal titolo “Olocausto e genocidi “ nel quale mettevamo in risalto il numero delle persone, molte delle quali giovanissime, perdevano la vita, ogni fine settimana, per incidenti stradali. Era nostra intenzione sensibilizzare l’opinione pubblica per modo che, facendo ciascuno la sua parte, fosse messo un freno ad un inutile spargimento di sangue, imputabile al comportamento di emeriti imbecilli. A distanza di due anni non è cambiato niente: la carneficina è continuata senza interruzione ed agli imbecilli del volante si sono aggiunti i drogati e gli ubriaconi. Ma tant’è, visto che le leggi le fanno anche i drogati, certe conseguenze mi sembrano naturali. Che ci volete fare: siamo fatti così, almeno è fatto così chi ci governa, ad ogni livello ed in ogni tempo. Ricordate gli anni di piombo, gli anni della lotta armata per il comunismo, gli anni del terrorismo? Hanno lasciato che uccidessero decine e decine di padri di famiglia senza colpo ferire, poi, quando sono stati colpiti più da vicino o direttamente hanno reagito: quanti cittadini sono stati assassinati prima che rapissero il generale Dozier e che uccidessero Aldo Moro? Innumerevoli. Prima niente, dopo tutto. Prima chiacchiere, dopo fatti. Il paragone con l’Iraq, comunque, calza a pennello: lì ci sono giornalmente morti perché stanno ancora importando la democrazia, qui perché la democrazia non è stata ancora raggiunta del tutto: in entrambi i casi la strada che conduce alla democrazia è lunga ed insanguinata, in entrambi i casi siamo in una fase di stallo. Dum Romae consulitur Saguntum espugnatur, et patres et coscripti impinguantur. Claudio Santella Un Euro a testa per Santa Rosa Claudio Santella - Mauro Galeotti Proponiamo la costituzione di un comitato per la raccolta di fondi destinati a pagare le spese occorse per rimettere in piedi la Macchina di Santa Rosa. Il Comitato dovrà essere costituito da tutti i cittadini, con i facchini che dovranno fare da portavoce. Nel primo pomeriggio del 23 agosto un fortunale abbattutosi su Viterbo ha causato la caduta della Macchina di Santa Rosa, che era in fase di montaggio, causando gravissimi danni e per fortuna nessuna vittima. Noi cittadini viterbesi vogliamo credere che, più che alla fortuna, la mancanza di vittime sia dovuta a una vera e propria intercessione della Santa, la quale ha sempre anteposto la città a se stessa. I danni sono notevoli, il tempo è poco. Noi Viterbesi tutti vogliamo però, che, nonostante l’accaduto, la Macchina della nostra amata Santa, la sera del 3 settembre, possa compiere indisturbata il suo tragitto: da Porta Romana al Santuario di Santa Rosa. Le spese per far fronte alla riparazione dei danni in tempi brevissimi debbono essere affrontate prima di subito e la burocrazia è quella che è. Non possiamo però correre il rischio che la Macchina non sia trasportata. Proponiamo a tutti i cittadini di ricambiare l’amore che Santa Rosa ha per Viterbo, e che non ha mancato di dimostrare anche in quest’ultima occasione, attraverso la raccolta dei fondi necessari attraverso il versamento spontaneo di un euro a testa, magari con la costituzione immediata di un comitato apposito organizzato dal Comune di Viterbo. Siamo certi che il sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, farà del tutto per attivare tale iniziativa e siamo ancor più certi che i Viterbesi non faranno mancare il loro euro a testa. Per chi la pensa come noi! Claudio Santella - Mauro Galeotti Mammagialla al buio Agnese Galeotti Sono molto contenta, perché con grande stupore ed un pizzico di fierezza, ho notato che in Via Cardarelli, precisamente davanti al bar-ristorante Isola Verde, è stata finalmente estirpata la carcassa della ex cabina telefonica di cui avevo segnalato l'oscenità in un mio precedente articolo. Infatti, regnava sovrana tra la vegetazione dell'aiuola che l'ospitava, in realtà ne era quasi diventata parte integrante! Bene! il mio articolo non è passato inosservato da chi ha il dovere e il potere di far del bene alla nostra città, partendo anche, perché no, dalle piccole cose.Ed è per questo motivo che vorrei attirare l'attenzione su un altro luogo. Qualche giorno fa, mi sono recata a casa di un mio amico che abita vicino al carcere di Mammagialla. Ho notato con disapprovazione che la strada principale che dalla Strada Teverina porta direttamente al carcere, è completamente immersa nel buio. Mi è sembrato molto strano e ho pensato subito che non fosse una situazione ottimale per la sicurezza. E se qualcuno volesse fare un attentato? O se volesse organizzare un'evasione? Credo che una strada come quella dovrebbe essere illuminata a giorno, la notte! La casa Circondariale di Viterbo, infatti, non è un semplice carcere, ma è un istituto di massima sicurezza. Conosciuto in tutta Italia, dove vengono rinchiusi detenuti molto pericolosi. Come si fa a tenere la strada principale che sfocia proprio davanti ai cancelli del carcere in tali condizioni?! In quella zona ci sono anche molte abitazioni, ville, villini e villette. Sono convinta che l'illuminazione di questa importante zona renderebbe più sicurezza anche a chi vi abita. E inoltre, come ho già scritto in passato, credo sia il caso, che venga illuminata anche la via che porta all'Ospedale di Belcolle. Totalmente al buio tranne che per un piccolo pezzo in cui è presente un incrocio. E' fuori luogo, secondo me, una situazione del genere su una strada che porta ad un centro ospedaliero grande e importante come Belcolle. Spero che anche questo articolo, come quello della cabina non passi inosservato, e spero di poter scrivere in seguito la risoluzione dei problemi che ho esposto. La speranza c'è... Agnese Galeotti Ricordi Hina Salem? Agnese Galeotti Ricordi Hina Salem? Era una ragazza di 22 anni, pakistana. Venne uccisa nel Bresciano, dal padre, dallo zio e dal cognato. La sua "colpa" era voler vivere all'occidentale, pur provenendo da una famiglia Musulmana. Il giorno del processo, duecento donne tra cui italiane, straniere, e molte musulmane, hanno sfilato per le vie della città con striscioni con su scritto "Hina: vittima dell'Islam". All'epoca non capivo. Molte persone, secondo me, non capiscono ancora il significato preciso e orribile che nascondevano quelle poche righe, concise, ma precise. Sono riuscita a comprenderne il significato grazie ad un libro che ho avuto la fortuna e l'onore di leggere. Il titolo è "Suad, bruciata viva (vittima della legge degli uomini)" editrice: Piemme, bestseller. Un libro vero che parla di una storia vera. Una storia che quando la leggi ti viene voglia di spaccare tutto. Una testimonianza che quando ti entra nella testa rimane lì e ti fa male al cuore e allo stesso tempo nutre la tua anima di rabbia e di rancore per l'impotenza che hai nel non riuscire a cambiare il mondo. La ragazza, viveva in un villaggio della Cisgiordania. Un villaggio in cui l'unica legge era dettata dagli uomini. Un luogo dove, come le ripeteva sempre il padre, "è meglio avere una mucca che una figlia femmina, perché la mucca almeno fa il latte". Un luogo orribile dove la polizia non esiste, dove le donne, di qualsiasi generazione, nonne, mamme o figlie, sono costrette a lavorare, far da schiave agli uomini, sposarsi giovani con un uomo scelto dalla famiglia stessa, di cui loro non hanno neanche il diritto di conoscerne il viso. Un posto dove la nascita di una figlia è una disgrazia tale per la famiglia, da dover soffocarla subito appena nata, in una pelle di animale. Un posto dove le ragazze non sposate devono camminare per la strada accompagnate, e devono farlo con passo svelto e testa china, non hanno il diritto di poter incrociare lo sguardo di altre persone e tanto meno di un uomo. Se questo dovesse accadere sarebbero definite "charmuta" ovvero puttana da tutto il villaggio. E le voci del villaggio, sarebbero la loro condanna a morte. Sì perché, in quel caso la famiglia cadrebbe nel disonore, e l'unico modo per "purificarsi dal disonore" davanti agli occhi degli altri, è uccidere la propria figlia che ha scatenato il problema. Quando non si muore, in quel villaggio e in molti altri, si passano le giornate a lavorare, a faticare, ad essere trattate peggio delle bestie e a prendere calci e pugni, se va bene, mentre, quando va male, ad essere legate gambe e piedi, per tutta la notte in una stalla tra le mucche, con la bocca attappata da uno straccio, solo per aver ritardato di qualche minuto a riportare il gregge a casa. Oppure picchiate per aver colto un pomodoro troppo acerbo, o addirittura bruciate vive come la sfortunata protagonista del libro perché una ragazza disonorasse la propria famiglia, bastava anche un semplice pettegolezzo del villaggio, non c'era bisogno di nessuna prova, stava antipatica una donna, si definiva charmuta e quella donna era morta. Punto. Senza alcun problema, né sentimento. La famiglia di quella ragazza da lì a poco, avrebbe fatto una riunione, avrebbe deciso che il fratello, o il padre o il cognato, avrebbero dovuto ucciderla, e da quel momento in poi quella povera ragazza era un "morto che cammina". Nel libro, Suad, la protagonista, racconta che un giorno, nel villaggio, il padre di una ragazza "peccatrice" girò per la strada con in mano, la testa mozzata della figlia in modo che, agli occhi del popolo, la sua famiglia era stata lavata dal disonore. Questo libro è atroce. L'atrocità sta nel sapere che è vero. Che è successo. Che la pelle di Suad è bruciata veramente e che la testa di quella ragazza è stata mozzata sul serio. Ieri, oggi, domani, le ragazze morivano, muoiono e moriranno, perché lì la legge prevede questo. Come da noi un omicidio è un reato, lì è giustificato dalla legislazione. Suad è riuscita a sopravvivere alla "legge degli uomini" con l'aiuto dell'associazione umanitaria "Terre des hommes", e in particolare, grazie ad una donna di nome Jacqueline, che ha rischiato la propria vita sfidando la "legge assassina" per strappare la povera Suad da quella terra intrisa dal sangue di moltissime donne. Leggi questo libro. Fallo leggere agli amici ed ai parenti. Queste storie sono crude e pesanti, ma devono essere conosciute! perché i grandi Stati non fanno qualcosa per queste donne?! perché non vengono impiegati gli eserciti per risolvere queste situazioni?! Forse perché non c'è nulla da guadagnarci sopra se non la vita di molte ragazze?! Mah... Intanto una ragazza, in questo preciso momento, sta per essere picchiata, lapidata o, purtroppo, uccisa. Agnese Galeotti Infausti avvenimenti Riccardo Manca La seconda metà dell’Ottocento, per la Macchina di Santa Rosa, fu densa di fatti ed episodi.Il trasporto della Macchina di Santa Rosa del 3 Settembre 1877 venne effettuato sotto la guida di Paolo Papini. La nuova Macchina è bella, ma il peso, per l’epoca, risultò notevole. Durante il trasporto, lungo il Corso, il “Campanile che cammina” ebbe un’inclinazione, tutto si risolse per il meglio. Tra la Chiesa del Suffragio e quella di S. Egidio, la Macchina urtò la gronda di un palazzo, senza conseguenze per spettatori e facchini. Nel 1878, il trasporto si svolse il 5 Settembre. La sera del 3 si alzò un forte vento che non soltanto impedì l’accensione della Macchina, ma poteva mettere in forse l’intero trasporto. Il 3 Settembre 1885, in attesa della partenza della Macchina, la folla spinse contro i cordoni composti dai militari dei reparti di stanza a Viterbo. Divenne difficile contenere l’urto della folla, ma i soldati vi riuscirono. Nel momento in cui la Macchina partì da San Sisto, ritornò la calma lungo il percorso. La mole avanzava barcollante, quando d’un tratto il pubblico presente cominciò nuovamente a premere, minacciando di invadere il percorso. Il pericolo fu enorme. La decisa reazione dei soldati impaurì alcuni spettatori, mentre la Macchina avanzava nell’oscurità. Si alzarono grida di spavento, qualcuno cadde a terra. Altri, impressionati, cercarono una via di fuga. La Macchina si fermò, sulle spalle dei facchini, attendendo che la folla liberasse la strada. Nel fuggi fuggi generale si registrarono due feriti. La Macchina, intanto, riuscì a proseguire il suo percorso, giungendo al Santuario di Santa Rosa. Qui, si accese un’altra rissa tra popolani e soldati in libera uscita. Dopo poche ore, sulla Città dei Papi, cadde una pioggia torrenziale che danneggiò seriamente la Macchina. Il 3 Settembre 1893, il “Campanile che cammina” non potè passare per un violento acquazzone che si era abbattuto sulla città durante il pomeriggio, mentre i facchini erano impegnati nel giro delle sette chiese. In quell’occasione, la pioggia danneggiò i bicchieri a cera e rese inservibile la pozzolana in alcuni punti del percorso della Macchina. Il trasporto venne rimandato ad altra data. Osserva, tu che leggi, il santino di Santa Rosa nella foto. Il reperto, con la sua fragile stoffa, risale al 1860 ed è uno dei pezzi più antichi che possiedo. Riccardo Manca Rivoluzione francese: Restauriamo il Colosseo Baccaione Prima Totti, poi Nesta per dissidi privati tra gli stessi e la dirigenza della Nazionale di calcio, poi Materazzi e Toni per infortuni: ce le andiamo proprio a cercare. Abbiamo dimenticato il recente passato calcistico con la Francia e non abbiamo pensato che il prossimo 8 settembre, nelle gare di qualificazione per i prossimi campionati europei di calcio, la nazionale italiana dovrà incontrare nuovamente la nazionale francese. Questa volta in Italia. Presi da megalomania abbiamo fatto a meno prima di Totti, che un esperto di calcio come Lippi aveva fatto i salti mortali per portarsi al mondiale, e successivamente di Nesta il cui nome è una garanzia, al contrario di altri che prendono le decisioni. Se un poco più di umiltà avesse albergato negli animi di questi condottieri del pallone probabilmente si sarebbero resi conto che non è la nazionale Italiana di calcio che affronta la nazionale francese, ma è l’Italia che dovrà nuovamente affrontare la Francia. Quella Francia che, quando vince, si comporta normalmente, e che, quando perde, perde anche il lume della ragione. Non la nazionale di calcio della Francia, dunque, si badi bene, ma i Francesi, con la loro grandeur e con la loro force de frappe, i Francesi con tutti i loro difetti e senza alcun loro pregio, contro la megalomania dei nostri pallonari, anche loro, per par condicio, con tutti i loro difetti e senza alcun pregio. In Italia verranno per vincere, ma sanno che la partita non sarà giocata sul velluto come a Parigi e, viste le reazioni scomposte dei Francesi alle sconfitte subite, da parte nostra debbono essere prese le dovute misure di salvaguardia. Dobbiamo avere ben presente una cosa, e cioè il fatto che, loro, Domenech per primo, la sconfitta dei mondiali non l’hanno proprio mandata giù: “e nun ce vonno sta’”, direbbero a Roma, quindi è giocoforza prendere delle misure di salvaguardia; non dobbiamo dimenticare il comportamento di Zidane, che pure è il migliore di loro, comportamento sostenuto e difeso da tutti i Francesi, tranne che da Trezeguet.. A tale proposito non sarebbe stato male aver fatto restaurare il Colosseo e fare svolgere in quell’arena la partita in cui ci troveremo di fronte i Francesi. Se in quella occasione saranno avversari sportivi e leali non dovranno temere alcunché. Se invece saranno nemici giurati e si comporteranno come tali, ottimo deterrente potrebbe essere la vista dei leoni, da più giorni digiunanti e penalmente pregiudicati, passeggiare nervosamente, al di là delle sbarre, all’altezza dell’arena. Per il momento, per quanto ci riguarda, lasciati da parte le decisioni dei nostri soloni del calcio, in attesa di quella sfida, possono pure continuare a “blatterare” con chi vogliono e come vogliono. Non sono riusciti ad avere nemmeno quel minimo di intelligenza che avrebbe fatto loro capire quanto condimento, così facendo, hanno messo e continuano a mettere sul piatto della nostra vittoria al mondiale. Baccaione Ufficio anagrafe Patrizia Labellarte L’Ufficio anagrafe sotto i portici di Piazza del Comune andrebbe potenziato con più personale! E’ quello che chiedono i cittadini:La sala d’attesa è un piccolo corridoio fornito di poche sedie, dove, in teoria, le persone devono attendere il turno. E’ talmente piccolo da non essere in grado di accogliere, a volte, la grande affluenza di persone, che viste le condizioni e la scontatissima mancanza di aria, sono costrette ad aspettare in piedi fuori la porta. Per cercare di smaltire la folla, che puntualmente ogni mattina si crea viste le notevoli richieste di servizi che l’anagrafe deve offrire, un addetto cerca di dare una mano ai presenti aiutandoli a capire in quale ufficio debbono recarsi. E poi, purtroppo a mezzogiorno si chiude, ciò non accadrebbe se ci fosse più personale. Il servizio potrebbe essere snellito, ma si vede ad occhio nudo che c’è carenza di personale, ed allora mi chiedo, ma chi si trova nei piani superiori non lo vede? Il dirigente Alfredo Fioramanti non riesce a rinforzare l’Ufficio anagrafe dotandolo di altro personale? Possibile che con tanti impiegati comunali, non riesce ad offrire un servizio efficiente al pubblico? Capisco! per i dipendenti lavorare nel caos è stressante e scoraggiante, ma vi assicuro che una situazione del genere è pesante anche per noi cittadini. Ma. ripeto, cosa costerebbe mai rinforzare di unità lavorative l’Ufficio anagrafe, così preso d’assalto dai cittadini ogni mattina? Patrizia Labellarte Centro polivalente Pilastro Pantaleo Spagna Sul Corriere di Viterbo del 15 agosto era pubblicato un articolo riguardante la solitudine e i disagi che gli anziani di Viterbo hanno nelle festività che nel corso dell’anno accompagnano gli stessi nei momenti della loro vita. L’emarginazione di queste persone è palese e quando figli e nipoti li lasciano soli in città per andare a godersi le ferie, gli unici rifugi, secondo l’articolista, dovrebbero essere i “Centri anziani” voluti dall’Assessorato ai “Centri sociali” del Comune, che operano nella nostra Viterbo. Per fare un’inchiesta sulla solitudine delle persone non più giovani, l’articolista, nella prima decade del mese di agosto, dovrebbe aver fatto il giro dei centri e informarsi sulle loro attività e come si sarebbero comportati per la festività di ferragosto. La conclusione di quest’inchiesta è stata che solo il centro geriatrico Giovanni XXIII, sarebbe stato aperto il 15 agosto per le varie necessità occorrenti agli ospiti del loro istituto, ma allargata a tutti i Viterbesi che ne avessero bisogno e fatto richiesta. Per concretare la sua inchiesta, la giornalista, ha approdato anche al Centro Polivalente Pilastro di via Francesco Cristofori 8, dove ha visitato i locali, fatto scattare alcune foto, ha intervistato il presidente Barozzi, il quale gli ha illustrato tutte le problematiche del centro Pilastro, ha sentito due collaboratrici e ha lasciato il Centro dicendo che l’articolo riguardante il centro stesso, sarebbe uscito dopo pochi giorni, ed il 15 agosto, sul Corriere di Viterbo, è uscito l’articolo di che trattasi. Con grande sorpresa, però, invece di parlare della grande mole di attività che il presidente Barozzi ha illustrato alla giornalista, a sua insaputa veniva pubblicato l’articolo riguardante la solitudine degli anziani viterbesi nelle festività. Solo un piccolo trafiletto riguardava il Centro del Pilastro, con le dichiarazioni personali di due collaboratrici e niente di quanto Barozzi aveva illustrato dell’attività svolta dal centro nei nove anni della sua esistenza. Nel novembre del 2007, ricorre il decennale di attività del centro. Nell’ambito di questo decennio, Barozzi ricorda al giornalista che il Centro è stato la salvezza di numerose persone emarginate e che vivevano nella solitudine delle loro case, in preda alla depressione, e che nei locali del Centro hanno trovato di nuovo la gioia della vita, per l’amicizia trovata, per poter frequentare altre persone, scambiarsi pareri, raccontare le proprie esperienze, i propri dolori, insomma hanno trovato persone pronte ad accoglierle con gentilezza e con tanta pazienza. Nell’ambito di ogni anno solare, nel centro si tengono convegni con personalità sulla salute e sulla sicurezza, concerti, recital di poesie, mostre fotografiche, mostre a soggetto religioso, si svolgono tornei di carte e di bocce, trattenimenti danzanti, feste di carnevale, rappresentazioni teatrali, la festa della befana per i nipoti degli utenti anziani, la cosa più importate è il trasporto per le vie di Viterbo, della “ calza della befana più lunga del mondo” (progettata e voluta dal presidente Barozzi) che il sindaco Gabbianelli l’ha definita il terzo evento più importante della città dopo il trasporto della Macchina di Santa Rosa e dopo San Pellegrino in fiore. Il centro ha ottenuto per la sua importanza, fatto unico in tutta Italia dalle Poste Italiane, l’annullo filatelico riguardante l’attività svolta, altra iniziativa è stata “l’infiorata” per la festa della parrocchia del Sacro Cuore che da qualche anno si svolge sulla via Carlo Minciotti, che tanto lustro dà al quartiere Pilastro. Il presidente ricorda altresì lo svolgimento di gite culturali in tante città italiane, giornate conviviali con molta affluenza di utenti, di questo e di tante altre cose è fatto il Centro Polivalente Pilastro. Per poter realizzare tutto questo, il presidente è coadiuvato nel suo lavoro giornalmente dal Comitato di gestione, da un numeroso gruppo di collaboratori, i quali sono le colonne portanti e che senza di loro, il presidente Barozzi non potrebbe realizzare nulla ed il centro non avrebbe ragione di esistere. Pantaleo Spagna Turista fai da te? Patrizia Labellarte Sei un turista appena giunto nella città dei Papi e non sai ancora cosa visitare? Oppure sei un viterbese che ancora non ha apprezzato l’arte meravigliosa della nostra città? Non preoccuparti…a tutto c’è un rimedio! Ci penso io! Ho pronto per te un percorso che ti farà scoprire una parte del ricchissimo patrimonio artistico-culturale di Viterbo. Inizierei questo itinerario dal Centro storico caratterizzato da alte mura medievali e da torri costruite dal 1095 al 1268. Viterbo conserva ancora oggi un assetto monumentale tra i più stimati del centro Italia: palazzi, suggestivi quartieri medievali, chiese e chiostri di varie epoche ed eleganti fontane in peperino. Come non citare il Quartiere di San Pellegrino? Rappresenta il fulcro del centro storico viterbese, quartiere medievale che mantiene ancora oggi la sua originale struttura urbanistica con edifici medievali di epoche e classi sociali diverse. Sulla piazza San Pellegrino si può ammirare il Palazzo della nobile famiglia guelfa degli Alessandrini (XIII sec.). Altra meraviglia: il Palazzo dei Priori. Iniziato nel 1460 per essere residenza del Governatore del Patrimonio di S. Pietro in Tuscia, nel ‘500 divenne sede dei Priori. Lo stemma della facciata è del Pontefice Sisto IV della Rovere. L’interno è caratterizzato dalla Sala della Madonna e la Sala Regia nella quale sono illustrate le mitiche origini di Viterbo, grazie al ciclo di affreschi di Baldassarre Croce (fine XVI sec.). La Chiesa del Gonfalone, invece, è una tra le più pregevoli realizzazioni barocche a Viterbo. Costruita tra il 1665 e il 1726, la chiesa è dedicata in realtà a S. Giovanni Battista. È interamente affrescata da pittori viterbesi del ‘700, tra i quali l’illustre Domenico Corvi. Si deve, invece, al Mozzetti, l’apparato prospettico, mentre la Gloria dei Santi è di Vincenzo Strigelli, il quale raffigurò sulla volta l’Empireo, cioè angeli e anime beate in gloria sorretti da nuvole e protesi verso la luce divina. Infine, qualche cenno sulla Cattedrale di San Lorenzo. Il Duomo romanico a San Lorenzo si staglia con la sua facciata rinascimentale dove un giorno si elevava il tempio di Ercole. Presenta un campanile trecentesco di stile gotico-toscano, mentre l’interno, a tre navate, scandito da colonne monolitiche di peperino ha un soffitto a capriate dipinto nel ‘400 e un prezioso pavimento cosmatesco. Nell’abside sinistra si trova la tomba di Giovanni XXI (Pietro Ispano, canto XII, Paradiso) unico papa portoghese, eletto e morto in Viterbo nel 1277. Il mio itinerario si ferma qui… ma, in realtà, ce ne sarebbero ancora di luoghi, opere incantevoli da farti conoscere. Perciò…“rimboccati le maniche”!…Viterbo ti sta aspettando… Patrizia Labellarte Più comunista dei comunisti Nel venire a sapere che i parlamentari si sono aumentati la retribuzione di oltre mille euro al mese mi sono riscoperto più comunista dei comunisti. Mi piacerebbe sapere qual è stato l’atteggiamento della sinistra radicale in merito. Come hanno votato i Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista? Hanno ricattato il governo? Hanno pensato alle miserrime pensioni della previdenza sociale e ad altre di importi simili che vengono percepite da una miriade di persone appartenenti alla classe operaia? Nanni Moretti non ha sentito il bisogno di prendere in girotondo nessuno? Il segretario di Rifondazione Comunista non si agita dentro se stesso per questo sgarbo dei padroni? Oliviero Diliberto che dice? Una cosa mi dispiace di Oliviero Diliberto, che alla Sapienza occupa il posto che fu di Edoardo Volterra. Baccaione Operatore teatrale Patrizia Labellarte Ti piace l’arte teatrale? Bene…c’è una proposta interessante per te! Hai tempo fino al 10 di settembre, termine entro il quale scade il bando, riservato a 20 posti per partecipare al corso di formazione professionale per “Operatore teatrale nel sociale”. Il bando è rivolto a inoccupati e disoccupati da meno di 6 a più di 24 mesi che abbiano più di venti anni ed in possesso di diploma di qualifica o di maturità, qualifica professionale o tramite apprendistato. Il 50% dei posti disponibili è riservato alle donne. Le domande di ammissione redatte in carta semplice e con allegata la documentazione che attesta i requisiti, vanno consegnate al centro provinciale di formazione professionale in via Richiello n.8 a Viterbo, oppure all’Assessorato alla formazione professionale in via Saffi n. 49. Il corso della durata di 800 ore prevede anche lezioni di inglese, informatica e normativa del settore. Sono previsti, inoltre, incontri con registi, attori e scenografi di rilevanza nazionale. “L’attività formativa – afferma l’Assessore alla Formazione professionale Giuseppe Picchiarelli, - mira ad una figura professionale riconosciuta, in possesso di nozioni, tecniche sulla voce, espressione corporea e drammatizzazione in grado di organizzare un evento teatrale sul territorio e proponendosi come tramite tra associazioni , cooperative ed enti sia pubblici che privati”. Quindi …sbrigati! Il tempo stringe!!! Patrizia Labellarte Pirobazia a Marina di Montalto di Castro con il Fratello Enrico Pirobazia organizzata dal CNEI consiglio nazionale esoterici italiani presidente Fratello Enrico al secolo Enrico Perelli, il famoso veggente di Marta, che è recentemente stato nominato pai do santo della cultura camdomblè in Brasile dove ha passato un lungo periodo di meditazione ed esercizi spirituali, aiutando come volontario i degenti di un lebbrosario in Itaborai, una città molto povera del Brasile. Prepara i pirobati oltre al Fratello Enrico, lo Sciamano Slimani di origine Tunisina, raffinato Astrologo. Durante i saluti il Fratello Enrico ha parlato del fatidico 2012, la sua lunga permanenza in Manaus (Amazzonia, terra dei Maya) gli ha ispirato profonde meditazioni che presto svilupperà nelle giuste sedi. Gli altri Pirobati sono: Rosella Tempietti, Mauro Seravalle, Barbara Liberati, cioè “quelli della porta accanto” se la scorsa volta hanno camminato sui carboni ardenti: sensitive, attrici e studiosi ieri sera era una intera famiglia a provare questa grande emozione, perfetta cornice alla manifestazione la soul musica di “James King and his Alabama Soul Orchesta” che ha riempito l’attesa e allietato il foltissimo pubblico della serata dopo l’evento. La pirobazia ha antichissime origini, in una caverna è stato rinvenuto un graffito che sembra riprodurre una scena simile, fin dalla notte dei tempi la pirobazia si usa per avere o dare fiducia in sé stessi (autostima) gestire la paura, e non c’è paura più classica che per il fuoco, guarire malattie o per lo meno individuarle tramite una sorta di riflessologia dei piedi, insomma per diventare padroni della propria vita e liberi di misurarsi con essa, senz’altro il pirobata esce da questa esperienza diverso. Pirobazia parola che deriva dal greco piro (fuoco) e bazus (camminata) è un rito più che una prova, al di là del tappeto di carboni ardenti ci sono i nostri obiettivi, in mezzo c’è la nostra vita che a volte è più difficile che camminare sul fuoco come ci dimostrano le cronache tutti i giorni. Allora la paura cos’è, mi viene da chiedere, io credo che sia un limite della nostra mente che se aiutati in modo giusto possiamo comunque affrontare, e le sapienti mani del Fratello Enrico e di Slimani servono a questo, a farci cercare dentro per esempio quando abbiamo un problema. www.cnei.eu 339 6248370 Sulle piante del Cimitero... Ricevo e pubblico volentieri Egregio direttore, seguo il suo quindicinale da tempo, cosa mi sa dire sullo scempio di piante secche che si trovano davanti al Cimitero? Tenga conto che è appena un mese che le cinquanta piante sono state messe a dimora e solo una quindicina hanno le foglie verdi, mentre le rimanenti sono tutte da sostituire. "E io pago" così diceva, giustamente, Toto. Grazie e cordiali saluti. Lettera firmata
Dopo la sua segnalazione ne hanno fatto seguito altre, tutte mirate a sollecitare la stessa preoccupazione. Stia tranquillo perché a carico del Comune non ci saranno spese, infatti, nel rispetto del rapporto con la ditta appaltatrice del lavoro, che a Viterbo ha dato innegabile prova di capacità nella realizzazione di zone verdi e nella manutenzione del verde, la sostituzione dell'intera piantagione di elci, farà carico alla ditta stessa che, purtroppo, questa volta è stata tradita da uno sbalzo di temperatura. Quindi restiamo in attesa di vedere il piazzale sistemato a dovere appena la stagione lo consentirà. 29 Giugno 1939 - 29 Giugno 2007 Vecchio giardino sonnolento, ancora salir dalle tue mura sento l’eco della dolce melodia, che fece allora palpitare i nostri cuori, al lento canto che in coro rapiva: Nell’estasi mi colpì il tuo volto, sì dolcemente ingenuo al nuovo sentimento che ci nasceva in seno. Tu non sei più, ma nel mio pensiero è sempre vivo il fremito che, come una preghiera si librava col nostro canto alla vicina sera, Nel mio penoso, solitario andare amo seguire il sole, Rosa mia cara, quando tramonta lentamente e indora l’orlo alle grigie nubi che il mesto declinar scolora, e lassù, ti vedo attendermi col tuo gioir severo, come sapevi in vita, ma ormai soltanto il tempo è il mio penare vero; Però alle foglie gialle che mi trascina il vento, segue il nuovo verde che fuga ogni tormento, così col nostro verde noi polvere cosmica carica d’amore, confusi ce n’ andremo nel roseo vertice verso lo spazio estremo Arnaldo Spazza Gabriello Currò Bruno Matteacci Non poteva passare inosservato, nelle pagine di questo quindicinale il ritorno, nella casa del Padre, del tanto caro professore Gabriello Currò, per tanti anni insegnante di educazione fisica dell'Istituto Tecnico P. Savi. Ho avuto il piacere di essere stato, negli anni cinquanta, alunno del professore e di essergli rimasto amico fino a che il Signore lo ha chiamato a sé. E' un duro distacco; Viterbo ha perduto un grande cittadino che, pur mantenendo sempre vivo lo stretto dialetto siculo, era orgoglioso di essere cittadino viterbese dove, come diceva lui, aveva trovato tali piccirilli che poi gli sono rimasti amici, alla direzione di importanti strutture che, in via subordinata, premiavano anche il suo insegnamento. E' vero siamo in molti a dover dire: "Ciao professo', grazie di tutto; ti abbiamo voluto bene, te ne vogliamo e te lo vorremo per sempre"! Bruno Matteacci postato da: Spvit | 21:11 | giovedì, agosto 02, 2007 1° Agosto 2007
Anno XVII n° 15 ... e magari pure con un secchio di vernice Datemi un pennello Mauro Galeotti Uno dei problemi che avevo sollevato tempo fa, riguardava le facciate dei palazzi e delle case della nostra città.Esponevo, infatti, la vergogna di molti edifici abbandonati, ad essi stessi, da decenni e decenni. Con le finestre cadenti, i muri scoloriti, gli intonaci caduti, i fili di ogni tipo, colore e grandezza, penzolanti, i portoni sverniciati... insomma una faccia della città davvero deprimente. Davvero irriverente verso chi vi abita e verso chi visita una città storica. Tale stato di fatto dà enorme discredito all’immagine di Viterbo e lo dà ancora di più quando qualche condominio, di buona volontà, prende l’iniziativa di tinteggiare la facciata e verniciare le finestre del proprio stabile. Infatti, se vicino è un altro edificio abbandonato a se stesso, e ciò capita assai di frequente, c’è il risalto delle due situazioni in maniera davvero violenta. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() L’edificio appena ristabilito, abbellito, reso gradevole agli occhi, contrasta con quello decrepito che si trova a fianco. Lo rende ancora più soffocante, più ignobile di quello che già è. Possibile che non si riesca a trovare una soluzione tra i proprietari di case e di palazzi, almeno quelli che si trovano nel Centro storico?Possibile che il Comune di Viterbo, la Commissione dell’Ornato e chi altro possa dire la sua, non trovino un punto d’incontro per abbellire la città.Magari concedendo agevolazioni, nei modi più legali possibili, ma è doveroso aprire un dialogo. Nel nord Italia, nelle città del nord Italia, nei paesini del nord Italia, resta assai difficile imbattersi in abitazioni con facciate prive di intonaco, o con tinteggiatura vecchia di anni ed anni. Fare un salto in Valle d’Aosta, in Veneto, in Lombardia e così via, evidenzia immediatamente che quello che affermo è vero. Oh sì, la svolta Viterbo l’ha pure data per quanto riguarda l’immagine colorata dal verde. Abbastanza sono le aiuole verdi, le rotonde verdi, i parchi verdi, specialmente se prendiamo a confronto come era Viterbo dieci, quindici anni fa. Non ho certo gli occhi foderati di prosciutto, ma tolto il prosciutto dai miei occhi vedo le troppe case, all’interno delle mura castellane, che chiedono pietà. Non riescono più a guardare se stesse, per l’inaudito abbandono a cui sono sottoposte. Allora per farla breve e non accuiare te che ![]() ![]() mi leggi, spero proprio che l’Ufficio tecnico del Comune di Viterbo, la Commissione per l’Ornato, gli assessori, il sindaco Gabbianelli diano un giro di vite per risolvere questo problema che attenaglia tutta la città.Magari seguendo la delibera del Consiglio comunale n° 96, del 19 Marzo 1999, che ha per oggetto Disciplina speciale per l’ornato cittadino e tutela dell’ambiente e del paesaggio urbano. Leggendo i vari articoli non si può che stare ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() tranquilli, l’ambiente ed il paesaggio urbano sono davvero garantiti e tutelati, peccato che lo siano, però, solo sulla carta, perché, poi, nella realtà è tutta un’altra cosa.Con l’articolo 1 non è consentita l’alterazione delle pavimentazioni del tipo tradizionale in pietra... ma se vai in Via del Gesù, il catrame ha sostituito l’antico pavimento in lastre di peperino... e tutti tacciono. Per non dire delle pezze di peperino che tappano buche e buchette sulle vie selciate. L’articolo 2 affronta l’illuminazione pubblica. Quest’ultima dovrà uniformarsi alle apparecchiature in ghisa e ferro esistenti. Manco per niente! in molte vie del centro storico sono le luci a sfera con lampade futuriste e i vecchi bracci in ghisa, del 1905, stanno tutti al loro posto, inattivi, in attesa di essere tolti. Proprio il contrario di quello stabilito dall’articolo. L’articolo 3 tratta del verde pubblico, e qui poco si può dire, ma lo sconcio resta nel vedere le decine e decine di vasi in terracotta, a forma di mezza luna, fissati alle pareti delle abitazioni lungo le vie, divenuti raccatta cartaccia e cicche per l’assenza dei fiori che dovrebbero abbellire le vie stesse. L’articolo 6, tra l’altro, vieta l’apertura di nicchie, nel caso di murature antiche in pietra a faccia vista è vietata l’esecuzione di nicchie o forature. Manco a dirlo!, prova a fare un giro nel centro storico e noterai quanto questo divieto è ignorato. Ed ancora lo stesso articolo: è vietata l’installazione di antenne per telecomunicazioni, ... all’interno del centro storico su isolati o edifici di particolare interesse storico e architettonico. E per fortuna!, infatti una bella antennona è stata montata sul Palazzo Grandori in Piazza della Rocca, un’altra su una antica abitazione prospiciente Piazza Fontan di Piano, a Pianoscarano. L’articolo 9 stabilisce le canne fumarie dovranno essere dotate di adeguati comignoli in muratura di tipologia architettonica tradizionale. E allora che ci stanno a fare le decine e decine di comignoli eolici, in lamiera, sempre e costantemente rotanti per l’azione del vento? L’articolo 12 intima che gli elementi in pietra vanno mantenuti liberi da tende, segnaletica, tubature, cavi e ogni altra apparecchiatura deturpante. E qui che debbo dire? il centro storico si tiene su grazie (!) ai chilometri di tubi di rame, di zinco, di ferro, di pvc. Grazie (!) ai chilometri di fili della luce, delle tv, dei telefoni. E di apparecchiature deturpanti?... quante centinaia di condizionatori sono appesi alle facciate? e dei camini in acciaio? che dire? Che ne pensa la Commissione per l’Ornato? Che ne pensa il sindaco Giancarlo Gabbianelli? Che ne pensa l’Ufficio tecnico del Comune di Viterbo? Mah!, per ora la smetto qui per non scocciarti più di quanto ho già fatto, ci ritornerò su, ma se tutti tacciamo, se tutti ce ne freghiamo, la città cadrà nel più misero abbandono e la lasceremo ai nostri figli, ai nostri nipoti, a brandelli. Mauro Galeotti Riflessioni per il Ferragosto Dio e la scienza del nostro tempo Claudio Santella Un titolo, qual è quello posto in fronte a queste righe, oggi non suscita un sorriso scettico se non negli epigoni del superato positivismo di fine Ottocento (oggi chiamati marxisti).L’uomo del nostro tempo, invece guarda il mondo e le sue interpretazioni con occhio circospetto, che tradisce un’attesa; troppo aspra è stata la via percorsa dal pensiero in quest’ultimo secolo, per non renderlo diffidente. Troppi anfratti, troppe valanghe, troppi sballottamenti in tale via. Tutto ciò ha sconvolto tutto: il positivismo, (cioè l’apoteosi del fatto e della scienza sperimentale, empirica e quasi meccanicistica) sorpassato dall’idealismo, movimento antitetico al positivismo (nell’uomo ogni valore si risolve nel pensiero, ogni realtà, cioè tutto ciò che esiste intanto esiste in quanto è pensato e tutto il pensato è nel pensiero, in cui l’uomo perde il suo piccolo io e ritrova il grande Io che è l’Io di tutto). A sua volta l’idealismo è stato abbattuto dall’esistenzialismo (che considera la vita nella sua concretezza, in opposizione all’atteggiamento dell’idealismo, nella realtà del singolo, spesso amare e disperanti, dell’io, del tu, qui, ora, oggi, non avulso dalla realtà né divorato dal pensiero). L’esistenzialismo stesso, con la sua angoscia e la perenne inquieta desolazione si è rivoltato al comunismo,(il quale si gloria di aver scientificamente meccanicizzato tutto, anche lo spirito, a causa della sua fede nei supremi valori della tecnica e della materia), anzi irride all’illusione dell’ottimismo comunista, sgorgante dalla dialettica del materialismo. Evidentemente, in queste tappe percorse dal pensiero non c’era posto per il trascendente, il soprannaturale, il grande Assoluto, Dio. Ci si era arrestati praticamente alla barriera segnata da Croce: l’uomo non si spiega che con l’uomo. Oggi si comincia a fare la via a ritroso. E’ crollato il mito del valore assoluto della scienza –suprema spiegazione di tutto – la quale più modestamente e saggiamente procede in molti casi con il medesimo passo della filosofia detta del “come se”, cioè su conclusioni considerate come ipotesi di lavoro. I valori dell’uomo (persona, famiglia, pace, benessere, aspirazioni al trascendente e persino ciò che fu chiamato dallo scrittore D. Rops “il male di Dio”) tornano a bussare alle porte dello spirito umano. Si ricercano ormai le grandi e vitali coordinate tra il sapere umano e le affermazioni della Religione o almeno tra i riferimenti della Religione alla scienza contemporanea. Si studia, insomma, l’equilibrio dei rapporti tra fede e scienza, dato che troppi interrogativi restano senza risposta da parte della sola e nuda scienza. Certamente Dio non è dimostrato o dimostrabile mediante le formule, le cifre, le equazioni…il cervello elettronico. Ma esiste nell’universo quel tanto di armonie architettoniche e funzionali, di fenomeni e di scoperte, anche recentissime “che più scintillante e più netta rifulge ora l’orma dell’Eterno nel mondo visibile, con l’ampliarsi e l’approfondirsi del campo delle esperienze umane”. “La scienza vera…quanto più avanza tanto maggiormente scopre Dio, quasi Egli stesse vigilando in attesa dietro la porta che la scienza apre”. Indubbiamente. Ma dalle antenne della stessa scienza, è lecito chiedersi, emanano solo onde negatrici di Dio, com’è assioma indiscutibile e ottuso dei marxisti, ovvero scendono anche appelli ad allungare lo sguardo e l’intuizione attenta e rigorosamente razionale appena al di là delle frontiere della scienza? Non è deviazione scientifica, questa; è invece visione integrale,unitaria, è penetrazione di pensiero nella realtà dell’universo. “L’esclusione della metafisica dalle basi della scienza è mera illusione” diceva il nostro scienziato Francesco Severi. Chiediamo allora alla scienza non la dimostrazione dell’esistenza di Dio, ma qualche Suo balenio che ci faccia scoprire il suo volto, nascosto ma non remoto, la Sua eternità, la Sua sapienza e la Sua provvidenza. Guardiamo al progresso scientifico con ammirazione, con simpatia, con fiducia. Dove è ricerca, dove è scoperta, dove è incremento di sapere e di azione, ivi è penetrazione dell’opera di Dio, ivi è avvicinamento dei due termini in gioco: l’uomo e Dio. E’ per questo che il progresso scientifico, lungi dal vanificare la Religione, ne prepara più alte e più profonde espressioni. Oggi questa convergenza del mondo scientifico verso un finale e trascendente riconoscimento religioso comincia ad albeggiare negli spiriti più pensosi ed è da augurare che preluda ad un nuovo Cantico delle Creature matematico e razionale, ma non meno lirico e mistico di quello di frate Francesco. - Ecce vobis quod mihi datum est.- Claudio Santella A proposito di aeroporto... scrive un lettore Ricevo e volentieri pubblico Gentile direttore, sull’aeroporto di Viterbo hanno detto tanto, tantissimo, forse troppo. Tra le tante notizie propinateci non mi sembra sia mai stato detto come si dovrà provvedere una volta sbarcati a Viterbo. Non ci sono strade degne di tal nome e comunque tali da poter servire adeguatamente un aeroporto. Non c’è un collegamento ferroviario decente con nessuna delle località che avrebbero interesse a vedersi collegate con un vicino scalo aereo. Non mi sembra vi siano attività tali da giustificare la realizzazione di tale impresa, altrimenti si sarebbe già provveduto con altri tipi di comunicazioni quantomeno con il vicinato. Una volta arrivati a Viterbo come ci si sposta? Si affittano aquile? A chi giova tale aeroporto? Al momento non è dato saperlo. Lei che sull’argomento è senz’altro più addentro di noi poveri cittadini, può confermare o meno queste mie reminiscenze, ammantate dal tempo, a me che ho ormai varcato da anni i confini della giovinezza, e, qualora lo ritenga opportuno, esprimere su ciò il suo pensiero? Ho la presunzione di credere che le saremmo grati in molti. La ringrazio Lettera firmata
Non servono le aquile serve solo voglia di dare più valore a questa nostra bella città medioevale, magari iniziando da ciò che scrivo nell’articolo di apertura di questo foglio, sì dalle facciate delle nostre case.Una delle risorse più importanti della nostra Viterbo è il turismo, dobbiamo fare in modo di far fermare per più tempo possibile chi farà scalo in città, anzi, se saremo bravi dovremo attirare i turisti sbandierando le nostre risorse di accoglienza, la nostra storia. Non tutte le città hanno un palazzo dei papi, un salone del Conclave, una Macchina di santa Rosa... vedi Siena cosa è riuscita a fare con una comune... corsa di cavalli... Mini Macchina del Centro storico Il Comitato Centro Storico Viterbo sono ormai molti anni che organizza una serie di eventi che hanno come scopo la riscoperta della cultura e della tradizione medioevale viterbese. Le varie manifestazioni si svolgono in più giornate nel periodo antecedente le feste patronali in onore di S. Rosa. 28 Agosto 2007: Cena Medioevale in P.za Dante Alighieri con degustazione a pagamento di cibi e pietanze locali. Nella piazza scenografie ed arredi di una sala medioevale. I figuranti della “Contesa” daranno vita ad una serie di rappresentazioni di quadri storici, tra i quali: Ingresso della Corte Medioevale - Sfida e duello di due contendenti - Accusa, processo ed esecuzione della condanna di rei di lesa maestà. 1° Settembre 2007: 41a Trasporto Mini Macchina di S. Rosa. Tradizionale omaggio dei bambini e ragazzi, i Mini Facchini, alla loro giovane Santa concittadina. La manifestazione, dedicata ai bambini, è diventata ormai l’appuntamento tradizionale che apre le festività del settembre viterbese in onore della Santa Patrona. Fino ad oggi oltre 3200 piccoli viterbesi hanno avuto l’onore di poter dire “c’ero anch’io tra i mini facchini”. Oggi alcuni di essi, sicuramente più di alcune decine, possono dire: “La sera del 3 settembre ci sono anch’io”, partecipando attivamente, in questo modo, al Trasporto della Macchina di S. Rosa. Ci sono anche molti mini facchini dei primi anni, ormai padri, fieri della loro esperienza, che hanno trasmesso geneticamente ai loro figli, oggi Mini Facchini, il loro amore e il loro attaccamento alla nostra più antica tradizione di omaggio alla nostra piccola grande Santa Rosa. Per noi del Comitato Centro Storico Viterbo è importante che ciò si sia potuto avverare, infatti nel 1966 quando iniziammo questa avventura, forse non avremmo immaginato di poter proseguire in tutti questi anni, ottenendo sempre più ampi consensi e riconoscimenti, come quello da parte del Sodalizio Facchini di S. Rosa nel 1997: il titolo di Ambasciatore, a rappresentanza per Viterbo della scuola del Facchino. Il cammino non è però ancora terminato, anzi: ancora di più sentiamo il peso o meglio la responsabilità di poter fornire un servizio alla popolazione viterbese; radicare più fortemente che mai nell’animo dei bambini, dei giovani, uomini del domani, quello spirito vivo, vero che fa sentire orgogliosi di essere viterbese… la viterbesità. Qual è il vero significato di questa parola? La viterbesità si può tradurre nell’atto o nelle azioni che coinvolgono la persona nell’amore verso la città, non fatta di mura o di strade, ma della vita che in essa si annida e che si rivitalizza nello spettacolo del 1° e del 3 Settembre, quando tutti, anche coloro che da lontano ritornano, si sentono uniti all’unisono, gioiosi e festanti nella festa in onore di S. Rosa. Ecco perché il Comitato Centro Storico Viterbo ha finora operato affinché tutti i bambini possano partecipare attivamente, senza selezione, o esclusione di alcuno. I bambini hanno un’età rigorosamente compresa tra i 6 ed i 14 anni, dal 1° Agosto si incontrano tutte le sere per conoscersi e socializzare, provano a marciare tutti insieme e a portare sulle loro spalle un peso equivalente a quello del trasporto. Ognuno può dare il meglio di se stesso: l’impegno e lo sforzo di uno solo rimarrebbero una piccola cosa, mentre invece diventano grandi quando si è uniti per lo stesso scopo, come una corda costituita da tanti esili fili. Quando sfilano, nella loro divisa, si sente dire che sono tutti uguali, nemmeno i loro cari riescono a riconoscerli. E’ il segno che il mini facchino diventa grande solo insieme a tutti gli altri, significando che l’unità permette la realizzazione di un grande sogno. Piccoli bambini, ma grandi viterbesi che in questo modo rendono vivo nel loro cuore e custodiscono l’amore per la loro santa cittadina. Nel 2006 abbiamo avuto circa 260 bambini che si sono avvicendati nel Trasporto della Mini Macchina; divisi in squadre da 36, sono quelli che effettivamente portano la Mini Macchina, e le squadre si alternano lungo un percorso di circa 2000 metri; i bambini più piccoli sono addetti al trasporto dei cavalletti. La Mini Macchina del Centro Storico, nasce sempre da idee nuove ed originali, viene interamente progettata e realizzata dai componenti del Comitato, ognuno dei quali è esperto in un determinato settore; a volte vicino a questi “maestri” troviamo ex minifacchini che aiutano i grandi nella costruzione. La Mini Macchina di S. Rosa ha un’altezza massima di 5 metri, è costruita in legno, polistirolo e vetroresina per le decorazioni e con ferro per le strutture portanti; l’illuminazione elettrica è a lampade tradizionali e a fibre ottiche, inoltre è illuminata a fiamma viva. Alla manifestazione partecipa un grande quantità di persone che si assiepano lungo tutto il percorso. Nel 1998 essa è stata inserita nel libro “Le feste giocate” edito dalla De Luca Editore di Roma, per rappresentare Viterbo nell’arco di ventiquattro manifestazioni dell’Italia Centrale che hanno come protagonisti i bambini. Anche questo anno è indetto il concorso “Trasporto della Mini Macchina di S. Rosa: sensazioni ed emozioni” valevole per l’assegnazione di due borse di studio dedicate a Giovanni Lombardo e Gino Feliziani, alla quale possono partecipare i mini facchini della Città. 2 Settembre 2007 - La Contesa – 10 Novembre 1243 Rievocazione Storica dell’assedio alla Città di Viterbo al tempo di S. Rosa - Piazza S. Lorenzo ore 21.30. 5a edizione - Rappresentazione teatrale, testi di Giancarlo Bruti, con la partecipazione dei Figuranti della Contesa, delle “Sbandieratrici e Gruppo Storico Musicale Città di Viterbo”, della “Associazione Cavalieri di Ferento”, delle Ballerine della Scuola di Danza classica che si esibiscono su testi e musiche di Giorgio Sdinami e Gianfranco Pirroni. Immagini in proiezione tratte dai film: “Santa Rosa... il Cuore di Viterbo” e “1243 L’assedio di Viterbo” del regista Gianluca Di Prospero. Come tradizione le iscrizioni dei Mini Facchini inizieranno il 1° Agosto p.v. alle ore 17 nella Sala parrocchiale della Chiesa di san Giovanni Alfredo Fazio
presidente Dialetto viterbese Francesca Bruti In tema di teatro, è da segnalare il Concorso per il conferimento del V Premio Città di Viterbo Edilio Mecarini alla migliore poesia in dialetto viterbese, il quale è stato bandito dall’Assessorato alla Cultura di Viterbo, in collaborazione con l'Associazione Culturale “Tuscia Dialettale”. Per dialetto si intende sia quello parlato nel capoluogo sia quello parlato nella provincia. Possono partecipare al concorso tutti gli studenti di ogni ordine e grado, in quanto lo scopo del concorso è quello di onorare la memoria e l'arte di Edilio Mecarini, ma anche di scoprire nuovi poeti dialettali che possano tramandare e valorizzare questa forma poetica. I concorrenti dovranno inviare da una a tre poesie in dialetto viterbese, edite o non edite, dattiloscritte in triplice copia, di cui una recante nome, cognome e indirizzo dell'autore. Per gli studenti sono istituiti premi speciali; dunque, loro dovranno indicare anche la loro qualifica di studenti, la Scuola o l'Università di appartenenza e la data di nascita. Le opere, in busta chiusa, con la dicitura “Concorso V Premio Città di Viterbo “Edilio Mecarini” vanno inviate entro e non oltre il 30.10.2007 al seguente indirizzo: “Comune di Viterbo - Settore V, Via Ascenzi n° 1 Viterbo”. Tra i componenti della giuria, ci sarà anche il sindaco Giancarlo Gabbianelli, che farà da presidente onorario, e la premiazione avverrà durante il mese di novembre 2007 nella Sala Regia di Palazzo dei Priori. Per informazioni chiamare il n. 0761/348.351/366 dalle 9 alle 13 dei giorni lavorativi oppure 349789508. Francesca Bruti Carboni ardenti! Si è svolta presso lo stabilimento balneare Tropicana di Marina di Montalto la seduta di Pirobazia, la camminata sui carboni ardenti a piedi nudi, noi ci siamo chiesti ed abbiamo chiesto ai pirobati il perché di questa prova e loro molto tranquillamente hanno risposto che si tratta di una sfida non contro le forza della natura, ma contro se stessi che devono vincere la ancestrale paura del fuoco elemento naturale indomito e tremendo. Fin dalle ore centrali della giornata gli adepti sono stati in ritiro sotto la sapiente guida del Fratello Enrico e del Maestro Slimani, che, fra preghiere e percorsi di autostima, hanno preparato i pirobati. La dimostrazione del loro coraggio è poi arrivata intorno alle 22,00 quando i sei sono passati più volte sul tappeto di carbone ardente a 700-800 gradi centigradi senza battere un ciglio. spettacolo, mistero, suspence, il pubblico ha applaudito a scena aperta questi paladini delle possibilità umane, che ci hanno ancora una volta dimostrato che se la mente lo decide, il corpo non soffre. I pirobati sino: Enrico Perelli, Presidente del CNEI, Slimani, famoso sciamano tunisino, Bianca Chiovelli sensitiva di casa nostra, Vasile Droj, studioso e universologo ungherese, Rita della Torre, attrice e cantante romana, e Marco Taratufolo, adepto del CNEI viterbese. Complimenti ai sei coraggiosi e ci vediamo il 10 agosto di nuovo a Montalto. I primi 50 anni di Delfa Riccardo Manca Un mestiere particolare che, nonostante l’avvento nella nostra società della grande distribuzione rappresentata da centri commerciali e catene di diffusione, è ancora utile ed entra di diritto in quelle che vengono definite le “nobili arti”. Sto parlando della parrucchiera, uno dei punti fermi dell’artigianato viterbese. Delfa, 61 anni, ha un’attività in proprio e da cinquant’anni utilizza pettini, spazzole, forbici, lacca e phon per dare vita ad acconciature bionde more e fulve; per lei i capelli non hanno più segreti. Per Viterbo è un pezzetto di storia. Indimenticabili i primi giorni di attività, all’interno di una bottega in pieno centro. “Eccome, se me lo ricordo quel 4 Agosto 1957 - afferma la signora Delfa, mentre è indaffarata tra i capelli di una cliente – mi aveva preso a lavorare un parrucchiere, Alberto Ranelli, che aveva la bottega in Piazza della Rocca”. Improvvisamente, la signora Delfa bussa alla porta dei ricordi. Una porta che si apre fulminea, anche con qualche lacrima. “Vedi Ricca’ – attacca chiamandomi per nome - mi sembra ieri, quel giorno di cinquant’anni fa quando sono entrata per la prima volta in un negozio di acconciature”. Da quel giorno la signora Delfa non è più uscita da un negozio da parrucchiera. “Dopo qualche anno – continua – il 27 Marzo 1965, aprii un’attività tutta mia, ci volle il permesso dei miei genitori, perché ero minorenne; in quegli anni si raggiungeva la maggiore età a ventuno anni, io ne avevo diciotto e mezzo”. Eccola la signora: parla come se stesse narrando le vicissitudini di un grande amore. Uno dei più grandi della sua vita. “Dal mio negozio – sottolinea orgogliosa la signora Delfa – è passata mezza Viterbo, ho pettinato due generazioni di spose e sto servendo la terza. In cinquanta anni di acconciature, essendomi stabilizzata sempre nella ‘mia’ Piazza del Teatro tanto amata, ho avuto occasione di vedere il mutamento della città: dal boom degli anni Sessanta, agli stili dei Settanta – conclude – fino ad arrivare al Duemila ed oltre”. Una splendida carriera, quella della signora Delfa, iniziata cinquant’anni fa e non ancora conclusa. Di strada c’è n’è ancora molta da fare. Sinceri auguri dall’intera redazione de La Città. Riccardo Manca Cinthia Patrizia Labellarte Un progetto che vuole fornire aiuto, accoglienza e sostegno a tutte le donne in stato di gravidanza o post parto che risiedono a Viterbo e provincia. “Cinthia”, questo è il nome dell’iniziativa promossa dal Cif- Centro Italiano Femminile e attivato il 18 Luglio scorso in collaborazione con la Asl e la Provincia di Viterbo. Il progetto “Cinthia” avvalendosi di una apposita struttura di sostegno, con uno staff medico, scientifico, sociale ed assistenziale formato da figure professionali specializzate, vuole offrire alle donne straniere che si trovano in una realtà sociale ben diversa da quella di appartenenza, un aiuto concreto, specie in un momento così delicato come quello dalla gravidanza e del post-parto. Il servizio sarà attivo per un anno ed avrà a Viterbo due sedi di riferimento, una in via San Lorenzo e l’altra in via Monte Nevoso. Ginecologhe, psicologhe, assistenti socio-sanitarie, mediatrici linguistiche, puericultrici saranno a completa disposizione per assistere la futura mamma e per contribuire alla salute psicofisica del bambino. Mamme e neo mamme fatevi aiutare! Per ulteriori informazioni rivolgersi al numero verde 800.69.66.69, attivo tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 12.30 e il giovedì dalle 16.30 alle 18.30. Patrizia Labellarte Panzanella... che bontà! Patrizia Labellarte È piena estate, è caldo… e allora… basta con la solita zuppa!…qui ci vuole qualcosa di fresco e perché no anche molto sbrigativo! Stop a pasta, sughi, arrosti… rimandiamoli all’inverno… e pensiamo invece ad un piatto unico, fresco, facile da digerire come la famigerata: “Panzanella”. Pensate, che, la panzanella, in passato, veniva utilizzata per un frugale pasto estivo in campagna o per una sbrigativa merenda dei ragazzi… come dargli tutti i torti… è così buona! Il termine “panzanella” deriva da “pane in zanella”, dove “zanella” sta a significare un piccolo recipiente concavo a forma di una piccola culla o di un piccolo paniere. In questo recipiente veniva deposto il pane indurito per essere ammollato e condito. Oggi, come un tempo, la panzanella è costituita principalmente da pane duro, tenuto a bagno sotto l’acqua corrente fresca, di conseguenza ammorbidito e condito con il pomodoro fresco, olio extravergine d’oliva, sale, qualche fogliolina di basilico, e spesso anche qualche gocciolina di aceto e una puntina di pepe macinato. Per i più golosi, può essere anche arricchita da tonno, acciughe, cetrioli, sedano… insomma spazio alla fantasia! …Buon appetito! Patrizia Labellarte Evviva l’Anagrafe!!! Ricevo e volentieri pubblico Gentile Direttore, a volte si leggono lamentele, da parte degli utenti, per disservizi da parte degli uffici pubblici, ebbene questa volta voglio, invece, congratularmi con l’Ufficio Anagrafe del Comune di Viterbo, quello in Via Igino Garbini, per la professionalità e la velocità con cui ho potuto ottenere la carta d’identità. Personale davvero qualificato, quello comunale, che ha pure dimostrato notevole pazienza e cortesia verso di me, personaggio assolutamente anonimo, tanto che in questa città non conosco nessuno, avendo preso la residenza da poco. Ringrazio pubblicamente con la speranza che anche i Viterbesi mi accolgano così cortesemente. Lettera firmata
postato da: Spvit | 17:10 | |