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giovedì, luglio 26, 2007
25 Luglio 2007
Anno XVII n° 14 Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Viterbo (APT) STAGIONE TEATRALE 2007 AL TEATRO ROMANO DI FERENTO dall'11 Luglio all'8 Agosto APPUNTAMENTI
Il concerto del 1° agosto vedrà impegnato in concerto il cantautore Gianmaria Testa, filo conduttore “Da questa parte del mare” titolo dell’ultimo suo concept-album dedicato alle migrazioni moderne. Il 2 agosto con Oreste Lionello interprete di “Anfitrione” di Plauto per la regia di Bruno Sacchini. Il 4 agosto la Compagnia Argentina di Roberto Herrera presenterà “Tango”, un appuntamento dedicato all’ammaliante e intramontabile ballo sudamericano. Serata conclusiva l’ 8 agosto con il ballerino albanese Kledy Kadiu, reso famoso dalla trasmissione televisiva “Amici”, che con il e Balletto di Roma interpreterà “Giulietta e Romeo” di Sergej Prokofiev su coreografie Fabrizio Monteverde. Direzione artistica: Patrizia Natale Consulenza immagine e comunicazione: Giuseppe Rescifina ABBANDONARE GLI ANIMALI, abbandonare i cani, i gatti, e’ da figli di madre ignota inoltre... ![]() PORTA SFIGA, PORTA MALEDIZIONE, porta incidenti, porta corna in testa, SE NON CI CREDI... LO PROVERAI!!! parola di Mauro Galeotti ![]() Un sacco di manifestazioni, sì, ma che affanno!!! Bisogna sbrigarci... Mauro Galeotti “Bisogna sbrigarci, ci sono i ragazzi di Maria De Filippi, quelli di Amici, sì, danno uno spettacolo a Piazza del Teatro... alle 11 (che sarebbero poi le 23). Non dobbiamo fare tardi... altrimenti li perdiamo...”.Allora che fo| mangio in fretta e furia, mi metto pantaloni e camicia, una botta ai denti col dentifricio, un salto sulla macchina e di corsa giù a Viterbo. Arrivati al passaggio a livello di Porta Fiorentina... cazz... ma ndo’ metto la macchina? le 11 so’ vicine, mica faccio in tempo! “Sbrigati, trova un posto, possibile che non sei capace di trovare un posto pe’ ’sto pezzo di ferro?”. E allora con tali incitazioni rassicuranti della mia imbecillità, sgrano gli occhi alla ricerca furtiva di una mozzico di asfalto dove poggiare le quattro ruote. Provo a destra, niente, provo a sinistra, niente... culo..., uno spazio nel parcheggio vicino alla ferrovia. Fo una manovra che manco Schumacher poteva inventarsi e parcheggio il pezzo di ferro. Non mi accorgo neppure di aver chiuso l’auto che mi ritrovo in Piazza del Teatro, tutto d’un fiato, anzi d’un fiatone. Un grosso, enorme camion nero, lucidissimo, occupa un quarto della piazza. Un grosso, enorme palco, occupa un altro quarto della piazza. Un grosso, enorme pubblico, occupa l’altra metà della piazza. Riesco a penetrare l’immobile, fitta, compressa massa carnosa, tra braccia, pance e didietri e d’un tratto mi trovo infilato, piccolo, esile, compresso... su un selce. In punta di piedi. Ho conquistato a fatica tra una culata e l’altra, finalmente, un paio di posti. “Ma da qui non si vede niente”. In effetti, tra le palizzate metalliche con tanto di tendoni della Fiditalia e il palco troppo alto, in confronto a chi era posizionato di fronte, e nonostante il corpo poggiasse sulle punte dei piedi, meglio di una ballerina classica, non si vedeva proprio un cacchio. Nonostante ciò la voglia di vedere gli Amici di Maria è tanta, anche se a me non frega proprio niente e sto per andarmene... ma... che succede? saltano le luci e risaltano, e risaltano, mah! “Aspettiamo un po’, ora arrivano gli Amici di Maria” e intanto sono le 11 e un quarto... e c’è sul palco uno che racconta un sacco di cazzate. “Ma quando arrivano gli Amici di Maria?!” So un cacchio io, dentro di me, mi rispondo. “Ma quando se ne va questue, ha proprio rotto...”. Ore 11 e trenta, o meglio 23 e trenta. Eppure l’appuntamento era alle 23! Finalmente un po’ prima di mezzanotte, arriva uno degli Amici di Maria, non conosco il nome e non mi interessa saperlo, poi arrivano due ballerini sul palco e... “Ma ndo’ so’ gli Amici di Maria? so’ tutti qui? che delusione...!!! annamo via va”. Felice! finalmente ci muoviamo, ma non faccio un passo... che colpisco con la punta dell’alluce del piede, già compromesso per l’attesa di Amici di Maria, una bottiglia di vetro lasciata in terra, al secondo passo mi si attacca sotto la suola una carta ben oleata della pizza e tra una lattina schiacciata e tre da schiacciare, mi libero dalla massa carnosa. Il Corso Italia è pieno zeppo di gente, ovviamente si evita, meglio Via Marconi per raggiungere il Sacrario. Lungo la strada le aiuole e i vasi in ferro sono pieni di rifiuti, ma c’è musica, di quella che ti penetra nelle orecchie e per fortuna solo lì. Ta pum, ta pum, ta pum, sdleng sdleng sdleng, boing boing boing. “Sbrighiamoci ad allontanarci altrimenti ci saltano martello, incudine, staffa e trombe di Eustachio”. Anche se con le trombe saremmo in argomento... Arriviamo, dribblando tra bottiglie di vetro, contenitori metallici di bevande, bottiglie vuote di plastica, carta di ogni colore e dimensione, arriviamo, dicevo, al Sacrario e qui... ta pum, ta pum, ta pum, sdelng sdleng sdleng, boing boing boing. In un attimo le orecchie si riempiono di rumore, ma la gente si diverte, balla, con le bottiglie di vetro in mano beve birra, birra, birra. “Ma non sono proibite le bottiglie di vetro e le lattine in manifestazioni pubbliche, o vale solo per chi va allo stadio?”. E sì in effetti, mi rispondo sotto sotto, dovrebbe essere proprio così. “Hai visto, lo pubblicizza pure il Comune sul suo programma della Notte Bianca! dice di stare attenti a bere”. Incuriosito, prendo il pieghevole e in effetti leggo lo slogan: “Il coraggio è scegliere la vita... Per un sano divertimento non bere la vita”. Per fortuna che il Comune l’ha scritto, e tradotto in lingua popolare dovrebbe significare, non bere perché bere può causare la perdita della vita, specie se poi ti metti alla guida dell’auto. A sberleffo di ciò, però, le strade, i marciapiedi e gli inutili contenitori di rifiuti, sono colmi di bottiglie di vetro ove era la birra e di lattine ancora di birra. E sì tra il dire e il fare ci passa il mare... un mare di birra! un mare di alcolici! Ma importante è averlo scritto, poi, che vendano pure bottiglie di vetro e lattine, mettendo a rischio la vita delle persone. Risiamo alle solite col solito assessore Mauro Rotelli, che dopo le note vicende di mensopoli, continua con i soliti slogan di facciata, poi, giù birra a volontà. Non dimentico la Notte Bianca del 2006 dove pubblicizzava karaoke e birra in Piazza san Faustino e cocomero e birra a Pianoscarano. Non dimentico il November Fest con l’invito a bere birra contestato con una interrogazione da alcuni consiglieri comunali, interrogazione definita dall’assessore proibizionista. Ma sì, caro Rotelli: Il coraggio... è scegliere la vita... “Corriamo... c’è Jerry Calà in Piazza del Comune!...”. ... e via di corsa... “Corriamo... c’è la Banda Ferentum in Piazza san Carluccio!...”. ... e via di corsa... “Corriamo... c’è la sfilata di moda in Piazza della Rocca!...”. ... e via di corsa... “Corriamo... c’è musica rock e karaoke in Piazza san Faustino!...”. ... e via di corsa... “Corriamo... ci sono gli artisti di strada in Corso Italia!...”. ... e via di corsa... “Corriamo... c’è la musica live in Piazza delle Erbe!...”. ... e via di corsa... “Corriamo... c’è il mercatino in Piazza della Morte!...”. ... e via di corsa... “Corriamo... ci sono le rappresentazioni teatrali in Piazza Dante!...”.... .. e via di corsa... ... sono stramazzato al suolo, esausto, debilitato, disidratato, coi piedi gonfi, il petto ansimante... ...basta! basta!! basta!!! ...ma non sarebbe meglio diluire gli eventi in più serate, anche perché potrebbero essere goduti in numero maggiore e con tranquillità? ... ma non sarebbe meglio diluire gli eventi in più serate, anche perché si sporcherebbe meno la città? ... ma non sarebbe meglio diluire gli eventi in più serate, anche perché il controllo da parte delle Forze dell’ordine sarebbe più efficace? ... ma non sarebbe meglio diluire gli eventi in più serate, anche perché si eviterebbe il parcheggio selvaggio intorno alle mura? ... ma non sarebbe meglio diluire gli eventi in più serate, anche per consentire agli esercizi pubblici e non, di affrontare i numerosi avventori con più tranquillità e quindi con miglior servizio e prestazione? ... ma non sarebbe meglio diluire gli eventi in più serate, per consentire ai residenti di parcheggiare?... In fin dei conti ciò ci distinguerebbe dalle altre città, darebbe meno affanno agli organizzatori, e riempirebbe più serate ai Viterbesi e agli ospiti della città, basterebbe solo cambiare il titolo: 1wmNotti Bianche. Mauro Galeotti Ma la Vita vale meno di due sbarre? Agnese Galeotti Poiché i problemi scritti una sola volta, passano inosservati adotterò la tattica della cosiddetta capa tanta, ovvero continuerò a scrivere e riscrivere su questo quindicinale a proposito del passaggio a livello sito sulla Strada Ellera. Per chi non avesse letto in passato i miei articoli al riguardo, si tratta di un passaggio a livello incustodito, ossia senza sbarre, dotato di un segnale ottico e di uno sonoro che si azionano quando il treno sta per arrivare. Sempre nei precedenti articoli segnalai, tramite foto, la situazione attuale delle croci di sant'Andrea che devono precedere un passaggio a livello, completamente arrugginite, sommerse tra i rovi e piegate da una parte. Oggi, dopo quindici giorni dal secondo articolo e dopo un mese dal primo, eccomi qui a scrivere di nuovo sulla questione. Nessuna forma di vita dal pianeta ferrovie Me.Tro., nessuna risposta, o domanda o segnale di fumo o di fischio... di treno! La capa dei capi è tosta, ma le parole scritte rimangono e, come si dice a Viterbo, daje e daje entrano pure nelle cape toste, ed io non ho nessuna intenzione di arrendermi, finché non vedrò risolto il gravissimo problema. Ma insomma la vita umana non conta niente? L’altro giorno mi sono fermata al passaggio a livello, per il segnale lampeggiante e sonoro che avvisava l’arrivo del treno. Blin blon, blin blon, blin blon.... e niente. Il treno non si vedeva. Per precauzione dopo qualche tempo passato ad osservare il lampeggiare del segnale, sono scesa dalla macchina per fare capolino e vedere quale fosse il problema. I minuti passavano e il treno non si vedeva. Ripensando ad altre volte che si presentò la stessa situazione, ho intuito che non era il caso di aspettare ancora un treno che non sarebbe mai transitato. Infatti, più di una volta è accaduto che il segnale si incantasse e continuasse a lampeggiare e rintoccare, ma del treno nessuna traccia. Allora con molta cautela ed attenzione mi sono avvicinata il più possibile con la macchina alle rotaie, ho dato ancora una volta un’accurata sbirciatina alla situazione ed ho attraversato i binari. Nel 2007, come già ho scritto in passato, è assolutamente pericolosa tale situazione! Un passaggio a livello non custodito, e già la definizione stessa basta per allarmarci, è grave e incosciente che esista. Inoltre, come direbbe Lubrano, la domanda sorge spontanea... ma, come il segnale si incanta sul semaforo rosso e sul sonoro, allo stesso tempo, chi ci dà la certezza che non si blocchi al contrario? ovvero che il treno passi senza che i segnali funzionino?! ...a questo punto, passare o non passare? questo è il problema direbbe Shakespeare! Agnese Galeotti Pensioni e apprensioni Claudio Santella “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Così recita il primo comma del primo articolo della nostra carta costituzionale; e, a leggerlo bene, notiamo che dopo la parola democratica c’è una bella virgola: quindi bisogna fare una pausa, avere un momento di riflessione, per cogliere in modo corretto il significato di questo primo comma.“ ..., fondata sul lavoro.” Ma di chi? Qui nessuno vuole più lavorare, altro che storie, e ci comportiamo tutti come se la nostra bella Italia fosse un Paese ricco ed autosufficiente, quando, invece, bisognerebbe rimboccarsi le maniche e metterci a lavorare “di buzzo buono”, come si dice da alcune parti. Non possiamo non tener presente che siamo un Paese povero di materie prime, che non abbiamo oro, che non abbiamo argento, che non abbiamo diamanti né petrolio o quant’altro. Abbiamo è vero, un patrimonio turistico, che, per bellezze naturali ed opere dell’ingegno umano, il mondo intero ci invidia, con il quale, attraverso una attività mirata e portata avanti in maniera intelligente potremmo vivere agiatamente, ma noi non ci preoccupiamo minimamente di valorizzarlo, anzi, spesso, per cupidigia e per sana idiozia lo usiamo in senso negativo. Tutti vogliamo fare i signori e ci comportiamo come se lo fossimo. E l’esempio viene dall’alto; guardate, da ultimo, la riforma delle pensioni: non si fa che sbandierare che la vita media è aumentata, che è migliorata nel suo essere e nel suo divenire, che la percentuale delle persone anziane è incrementata positivamente con pesante incidenza sull’ economia del Paese, che i giovani, per un motivo o per l’altro, in linea di massima iniziano a lavorare tra i venticinque ed i trenta anni, ma a nessuno viene in mente che, per logica conseguenza, deve aumentare anche il periodo lavorativo pertinente l’arco della vita. Solo Draghi lo ha detto, ed a Draghi ha fatto eco l’Europa. Scusate se è poco! Piaccia o non piaccia le nostre condizioni suggeriscono di elevare l’età pensionabile a sessantacinque anni per gli uomini ed a sessanta per le donne (dovrei avere contro le femministe le quali dovrebbero volere equiparare l’età femminile a quella maschile, ma non mi sembra siano state indette manifestazioni in tal senso da parte di codeste “suffraggette”dell’uguaglianza), ed invece siamo qui a disquisire di fesserie baloccandoci sul modo di smettere di lavorare il prima possibile. Per che cosa poi? Per fare un altro lavoro non appena si è stati collocati in pensione! Controllare per credere. E allora! ... Politici e sindacalisti, pur rendendosi conto che bisogna lavorare di più, si guardano bene dal proporre una cosa del genere. Ha voglia l’Europa a dire ed a sottolineare che bisogna ridurre il debito pubblico, che l’Italia è uno dei Paesi in cui l’età pensionabile è tra le più basse del continente: a nessuno dei nostri “statisti” questo problema, questa realtà negativa, frega più di tanto, anzi, per dire le cose proprio a puntino, frega meno che niente. Forse questi nostri “statisti” si rendono anche conto di come stanno le cose, ma vuoi mettere, di fronte alla eventualità di perdere dei consensi, di inimicarsi una qualche categoria, il bene comune passa in secondo piano, anzi va a farsi friggere. Prima viene la salvaguardia dei loro interessi, delle poltrone tanto faticosamente occupate, del potere, poi, se non contrasta con tutto ciò, può venire anche il resto. E quante forme di bugie per questo: si accampano i lavori pesanti, i lavori pericolosi, i lavori di questo o di quel tipo, ma questi sono casi da trattare a parte, anche singolarmente, e non attraverso una norma generale. Suvvia, stupidi sì, ma fino ad un certo punto: non possiamo accettare che ad intere categorie sia concesso di andare in pensione nel bel mezzo dell’attività produttiva con motivazioni che per altre categorie non sono affatto considerate. Forse che queste categorie privilegiate non vanno ad incidere sul prodotto interno lordo nazionale? Continuiamo pure così, ma non venitemi a dire che chi di dovere affronta i problemi sociali ed i pubblici interessi per risolvere fatemi grazia almeno di questo. Non l’ha mai fatto, non lo sta facendo e, credo, che non lo farà mai. Claudio Santella Momo era un vecchietto... Pantaleo Spagna Domus Dei, che bestia è? Dal numero 11 della Città, dell’11 Giugno, leggo che lo stabile della Domus Dei, ubicato in via Santa Maria in Gradi, è sconosciuto ai più. E’ vero. Per la cronaca. L’adiacente monastero di Santa Maria in Gradi (oggi sede dell’Università della Tuscia) è stato costruito per volontà del cardinale Raniero Capocci nel 1215 e donato dallo stesso, nel 1217, a San Domenico. Al monastero fu unito un caseggiato adiacente che apparteneva alla famiglia dei di Vico e nel 1202, per opera di Visconte Gatti, fu adibito ad ospedale chiamato Domus Dei. L’ospedale era unito al convento mediante un cavalcavia il quale rendeva agevole l’operato dei frati domenicani nella loro missione di carità. Il cavalcavia, fu demolito nel 1800 dal Comune di Viterbo. Lo stabile nei nostri giorni, pur conservando intatte e integre le strutture murarie, ha avuto diverse destinazioni d’uso: magazzino per il deposito della lana del Consorzio degli agricoltori, deposito di cereali nell’ultimo periodo bellico, laboratorio di assemblaggio di elettrodomestici, laboratorio di stampe in gesso, ecc. Negli anni ‘60 l’amministratore Vinicio Chiarini Carletti, per rendere agibile il vano superiore dello stabile, fece sostituire il tratto di tetto pericolante, con una copertura in lamiera, tuttora esistente. Oggi, per conoscenza di chi transita sulla via, sono due cartelli che illustrano il significato storico di quell’edificio mediovale. E’ evidente, guardando le foto sul quindicinale La Città di cui sopra, lo stato di degrado in cui si trova attualmente lo stabile della Domus Dei. Ma non è stato sempre così: negli anni ‘20 e ‘30 del secolo passato, il cortile che è attiguo alla Domus Dei, era un luogo ameno e pieno di vita, era chiamato il belvedere. Un’osteria, appunto chiamata del Belvedere, era in fondo al cortile con una grande cantina scavata nel masso sottostante, lo stesso cortile guardava verso la ferrovia e Porta Romana, avendo sullo sfondo il tratto di mura che va dalla stessa porta sino alla Chiesa delle Fortezze (allora ancora esistente e poi semidistrutta dai bombardamenti bellici del 1944). Nello stesso cortile, vi era un ufficio postale, sotto la tettoia allora in sito, vi erano dei locali con diverse attività, una bella fontana con una vasca di peperino profonda un metro circa per un metro e trenta per lato, dove sgorgava freschissima l’acqua della Palanzana o della Mazzetta, non ricordo bene. Alcune famiglie abitavano nelle case all’interno del cortile (Saggini, Corinti, Spagna, Lombardo, Capulli) e lo stesso era sempre frequentato da bambini festanti e giocosi. Appena dopo l’entrata del cortile, sulla sinistra, si trovava un ampio locale adibito allora a magazzino, era sempre riempito di carbone e il proprietario del carbone, lo annaffiava sempre con l’acqua della vicina fontana. Un altro locale, che doveva essere servito come stalla, perché vi erano delle mangiatoie addossate alle pareti, era occupato da Momo. Momo era un vecchietto secco secco, con i capelli bianchi e carichi di polvere e detriti di canapa, faceva il caneparolo e quindi cardava la canapa. Il locale era pieno di polvere mista a ragnatele, lunghe metri, che pendevano dalle grosse travi di legno del soffitto, una visione suggestiva. Momo aveva piazzato dentro le mangiatoie, alcuni strumenti irti di aculei, dai più grossi e radi fino ai più piccoli e fitti. L’uomo con gesti meccanici e sempre gli stessi, passava la canapa grezza dagli aculei più grandi sino a quelli più piccoli, finché la canapa sembrava seta, pronta per la filatura. Noi ragazzi eravamo incantati lì a guardare Momo come lavorava e gli facevamo compagnia. Altro personaggio da ricordare che aveva un piccolo locale sotto la tettoia, era il bruscolinaro Capulli, perito sotto i bombardamenti dell’ultima guerra. Metteva i semi delle zucche freschi a bagno in grossi recipienti di lamiera per alcuni giorni, poi li stendeva sul cortile al sole dopo averli salati finché non si seccavano. Poi, quando erano pronti per la vendita, li metteva dentro un cartoccetto, era un cono fatto di carta, e un bicchierino di vetro gli serviva per misura. Noi ragazzi, di nascosto, ogni tanto, attingevamo in quella riserva di bruscolini. I ragazzi del cortile, tutti i giorni sapevano che un signore, il sor Paolo, usciva alla stessa ora, dalla propria abitazione, per recarsi al lavoro. Lo aspettavano per salutarlo e lui metteva le dita nel taschino del panciotto e offriva a tutti, un pasticca dolce, era diventato un rito da ambo le parti. Le mamme si riunivano nel cortile per le loro chiacchiere e pettegolezzi, i ragazzi giocavano a pallone, a inguattavito, a piastrella, facevano il giro di Francia con le palline, le femminucce giocavano a campana, con la corda, anello anello, a tamburello, insomma il cortile era sempre in movimento e pieno di vita. Memorabili in estate le mangiate di cocomero, messo al fresco dentro la vasca della fontana, che poi alla fine, finivano sempre con la classica mostarella. Oggi quel cortile tanto pieno di ricordi, è ridotto nel più grande degrado e come scrive Mauro Galeotti che mostro è, le erbacce, i rifiuti, i rottami accumulati, la tettoia che è scomparsa, insomma fanno una brutta impressione a chi volge lo sguardo nel cortile. Sono sicuro che un giorno il cortile risorgerà, forse diventerà un giardino. Chissà. Pantaleo Spagna Totti e la Nazionale Claudio Santella Francesco Totti ha rinunciato definitivamente a giocare in Nazionale. Per motivi fisici e non tecnici, ha detto. E dobbiamo credergli, perché nonostante Totti trascini dietro di sé qualche residua traccia di “borgataro”, è un fior di ragazzo. Un fior di ragazzo che il matrimonio ha maturato, ha migliorato, ha reso più umano. E’ un ragazzo che si è sempre prodigato per gli altri, che ha fatto opere di beneficenza senza dar fiato alle trombe, che si è lasciato, sempre a fin di bene, prendere in giro su alcuni aspetti del suo essere, che ha lasciato scrivessero libri di barzellette sul suo conto tanto è vero che ha devoluto poi i ricavati in ulteriori opere di beneficenza. E’ un po’ come i Carabinieri: ha acquisito oramai una struttura tale che può ben sopportare le malignità che si dicono su di lui: attenzione, non a tutti è concesso. Ebbene, a seguito di un infortunio subito, ha preso la decisione di non giocare più in Nazionale, una decisione amara. Ed è da credere che l’abbia presa a malincuore, perché il rimandarla fino all’ultimo sta a significare che Totti in Nazionale avrebbe voluto continuare a giocarci, che ha fatto il possibile per allontanare da sé quel calice amaro: i fatti, però, hanno suggerito diversamente. Del resto che Totti desiderasse giocare in Nazionale lo ha lui stesso già dimostrato. Tutti ricordiamo il suo stringere i denti per partecipare al mondiale, al quale ha dato il suo contributo. Tutti non possiamo non ricordare come un tecnico del valore di Marcello Lippi si sia adoperato per avvalersi delle prestazioni di Totti, seppure non al cento per cento, in Nazionale. Un valore indiscusso allora, ma discusso oggi, magari ad arte. Comunque una cosa è certa: se un allenatore del calibro di Lippi ha fatto carte false per avere Totti al mondiale, qualche cosa vorrà pur significare; se Totti ha fatto carte false per mettersi a disposizione di Lippi nella nazionale ed al mondiale qualche valore dovrà pur averlo; e Lippi e Totti il loro valore lo hanno dimostrato, e lo hanno dimostrato più volte ed ad altissimi livelli, passando sopra a tutto ed a tutti. E lo hanno dimostrato non solo sul campo, ma facendo vedere, con l’esempio personale, che ci si sacrifica volentieri per qualcosa cui valga la pena. Totti e Lippi hanno dimostrato di voler far parte della Nazionale per mettersi volentieri al servizio della Nazionale e non per mettersi in mostra attraverso la nazionale. Le nuove leve, plauditores compresi, i Totti si ed i Totti no, lo debbono ancora dimostrare, e forse alcuni non lo dimostreranno mai. Caro Francesco, “non ti curar di lor, ma guarda e passa” Claudio Santella Avanti miei Prodi!!! Bruno Matteacci I parlamentari della Repubblica italiana, purtroppo individuati come nostri parlamentari, sono riusciti, ancora una volta, a far sorridere, sotto i baffi, la maggioranza dell’elettorato italiano, per il loro modo di legiferare e di fare quanto più possibile per mantenersi calda la poltrona ed assicurarsi un buono stipendio prima e poi una pensione da nababbi. E' raccapricciante seguire certe trasmissioni televisive. E’ ridicolo sentire certe dichiarazioni di politici che oggi dicono una cosa e domani la rinnegano, facendo l'opposto di quello che avevano preannunciato.Si ha la netta sensazione che, molti dei nostri parlamentari, quando parlano di crisi, di elezioni anticipate, di caduta del governo fanno i dovuti conteggi per accertarsi se hanno raggiunto il minimo pensionabile, con la loro permanenza in parlamento, che è di trenta mesi ed un giorno. Ciò non è solo la mia sensazione, ma è la certezza di molti illustri personaggi che seguono e vivono le vicende di questa nostra povera Repubblica umiliata e, spesso, offesa. Nell’attuale legislatura, l'onorevole Prodi, presidente incaricato per la formazione del governo ; sembra aver detto: avanti miei Prodi, una poltrona da ministro, da vice ministro ed una presidenza, ben remunerata, non si nega a nessuno; basta essere fedeli e votare, secondo come si deciderà, allo scopo di mantenere in vita questo governo di sinistra. Alla fine delle trattative, che hanno permesso la presentazione del governo al Capo dello Stato, è risultato che il numero dei ministri e dei vice ministri, (una volta si chiamavano sottosegretari di stato), è oltreché raddoppiato, con la creazione di tanti nuovi e fantasiosi ministeri. Non è una valutazione campata in aria quella fatta; anzi molti di tali signori che hanno la presunzione di rappresentare il popolo italiano, non dovrebbero sedere sugli scranni del Parlamento per il solo fatto che hanno: pendenze giudiziarie, che sono dei saltimbanchi in quanto cambiano continuamente gruppi politici, pur di stare a galla, non curanti dei giudizi dei propri elettori che non li trovano più nelle fila del gruppo politico a suo tempo scelto. Che dire poi dei senatori a vita che, solo per la loro temporanea presenza, di qualche minuto, nell'anticamera del Senato o nell'infermeria dello stesso, riescono, con voce flebile, a dire un sì a favore di quel Prodi che è a capo di una formazione politica molto instabile, che crea stati di malessere tra le categorie più povere. La cosa che maggiormente dovrebbe far riflettere è che i senatori a vita, non rappresentano il popolo italiano, in quanto non sono stati eletti, ma occupano le poltrone solo per meriti vari: letterari, scientifici, sportivi o altro, logicamente posti ben remunerati. Non parlo poi dei benefici che hanno tutti i parlamentari: dal consumo dei pasti, al barbiere, alla spedizione della corrispondenza, al compenso per il porta borse, alle indennità di permanenza nella capitale, alle trasferte, all'uso delle auto blu. La colpa di tante situazioni vanno ricercate nell'elettorato che, troppo spesso, in fase pre-elettorale, si lascia abbindolare da certi candidati che poi spariscono, come pure la colpa è dell'elettore il quale, troppo facilmente, dimentica i problemi della propria sopravvivenza e i privilegi che hanno i politici. Con tutti i problemi che assillano la nostra Italia, tanto per fare un esempio e per rendersi conto dell'operato dei politici del governo italiano, voglio ricordare la grossa fesseria che hanno fatto nello stabilire che la festa dei nonni, non ricorre più il 26 Luglio, di ogni anno, festa dei Ss.Anna e Gioacchino, genitori della Madonna e quindi nonni di Gesù. Questi grandi legislatori, si fa per dire, hanno deciso che i nonni d'Italia si devono festeggiare il 2 Ottobre; ricorrenza dei Ss. Angeli custodi, dimenticando che l'Angelo custode, custodisce il bambino prima, l'uomo poi e l'anziano, fino alla sua ultima presenza su questa magnifica terra. Quindi, ognuno di noi ha il suo Angelo custode che invocherà per tutta la sua in vita e, giustamente, lo festeggerà il due ottobre. Mentre i nonni, ritengo più giusto festeggiarli il 26 luglio, in occasione della ricorrenza della festa dei nonni di Gesù, come ricordato dalla Chiesa alla quale, secondo me, compete l'argomento. Lasciatemelo dire, questo silenzio del clero mi ha dato fastidio. Bruno Matteacci Viterbo migliora Simone Galeotti Non si può certo dire che questa città in questi ultimi anni non sia cambiata.Quello che colpisce subito l'occhio è il verde che è cresciuto davvero in maniera imponente. Molte sono le aiuole che ornano Viterbo, molti gli aspetti architettonici curati e mi voglio riferire in particolare ai pratini che alleggeriscono il grigio peperino delle mura castellane. Non trascuro certo la soluzione delle varie rotonde, che oltre ad alleggerire e sveltire il traffico e l'incrociarsi delle auto, offrono un bell'aspetto specie per i fiori che aggradano immancabilmente l'occhio ad ogni nostro passaggio. Una città in crescita, certo, con numerosi cantieri edili aperti, cantieri che offrono lavoro a varie centinaia di persone come muratori, carpentieri, imbianchini, gruisti, camionisti, elettricisti, operatori del cemento, asfaltisti, marmisti, falegnami, vetrai, ascensoristi e altri e altri ancora. Cresce la città, cresce con la voglia di aprire anche un terzo scalo aeroportuale del Lazio con in testa il presidente del Comitato per l'Aeroporto di Viterbo, avvocato Giovanni Bartoletti. Ho visto anche un interesse per restaurare i monumenti, non ultimo il ripristino, che venne sollecitato da questo quindicinale, delle antiche mura castellane nella Valle di Faul, quelle a ridosso di Via sant'Antonio, ultima memoria delle mura che raggiungevano il Colle della Trinità. E' bene non abbassare la guardia, perché tra le risorse della nostra Viterbo, che destano maggiori interessi, sono il turismo, l'accoglienza e la tranquillità. Simone Galeotti Teatro a San Martino Francesca Bruti E’ partita il 21 luglio la 24ª edizione del Mese Teatrale Sammarinese - Concorso nazionale Gino Calevi, un appuntamento che rappresenta ormai un classico dell'estate nella Tuscia. Organizzato dalla Compagnia Teatrale Sammartinese Danilo Morucci, con il contributo della Regione Lazio, dell'Assessorato alle Politiche Giovanili, della VII circoscrizione del Comune e la collaborazione dell'assessorato Cultura e Sport della Provincia, dell' APT e della Federazione Italiana Teatro Amatori, l'evento offre un cartellone di 6 appuntamenti, che si svolgeranno tutti presso il giardino di palazzo Doria Pamphilji di San Martino al Cimino.A dare inizio alla rassegna teatrale è stata proprio la compagnia nostrana con lo spettacolo intitolato Pur con Dante... ci si diverte, tratto da La fortuna si diverte di Athos Setti e con la regia di Luca Morucci. I prossimi appuntamenti sono per sabato 28 luglio con la compagnia teatrale Ma chi m' o 'ffa fa, attiva dal 1995 e proveniente da Giugliano, Campania, che presenterà Non si può mai sapere, di Luciano Medusa, per la regia di Ciro Cirillo e Alfredo Scarpato; domenica 29 luglio è la volta della Cattiva Compagnia di Lucca, che porterà in scena il pirandelliano Berretto a Sonagli, con la regia di Giovanni Fedeli; il 4 agosto, l'Associazione culturale Electra di Pistoia presenta Raptus, di Daniele Falleri, regia di Giuseppe Tesi. Il gran finale ci sarà domenica 5 agosto, con la replica dello spettacolo della Compagnia Teatrale Sammartinese e la cerimonia di consegna del Premio Gino Calevi, giunto alla sua settima edizione. Tutti gli spettacoli avranno inizio alle 21, con l'ingresso di 6 euro. Info: 3280978030. Francesca Bruti Ribadisco Bruno Matteacci E' passato molto tempo da quando, dalle pagine di questo quindicinale, ho segnalato alcune situazioni o problemi. Con troppa leggerezza si consente, ai possessori o detentori di cani, che i propri animalucci imbrattino le vie di Viterbo senza che gli stessi provvedano alla immediata rimozione delle deiezioni, come previsto dalle legge e dai regolamenti, che sono quotidianamente ignorati dai nostri vigili e dagli altri tutori dell'ordine. Non dico che il vigile il carabiniere o l'agente di P.S., tenuto a far rispettare le leggi e i regolamenti, debba andare a cercare l'attimo in cui l'amato cagnolino fa il suo bisognino, ma ricordo che per elevare il verbale di contravvenzione è sufficiente accertarsi se il detentore, dell'amico dell'uomo è in possesso, al momento della contestazione, non dico della paletta o della scopetta, ma di un semplice sacchetto da utilizzare al caso. Il fatto che mi ha sollecitato a scrivere è derivato quando ho veduto un amico sulla sua carrozzina, che si è totalmente imbrattato la mano dopo che la ruota aveva calpestato la popò di un cane. Quelli che, come me, hanno vissuto la vicenda, si sono sentiti impotenti; anche se l'amico della carrozzina, nel momento in cui gli si puliva la mano, ha soggiunto, tra una comune risata: per fortuna che in città non ci sono più le mucche! Ma quanti verbali di contravvenzione sono stati elevati nel corso di un anno a chi passeggia col cane senza busta? Altro problema che ogni anno, passa inosservato, per primo, all'Amministrazione comunale, è il taglio delle siepi; soprattutto, guarda caso, perché per legge è il Comune che emana una ordinanza con la quale fa obbligo, ai frontisti di strade pubbliche, comunali o provinciali, di tagliare le siepi, in particolare quelle che si gettano sulla strada. In questa circostanza basta percorre qualsiasi strada per accertare che tale ordinanza passa inosservata. Anche in questo, caso si potrebbe conoscere il numero dei verbali di contravvenzione elevati? La messa a dimora di una pensilina, che viene richiesta in una fermata di autobus, non è gradita solo l'inverno per ripararsi dalla pioggia e dal vento, ma è gradita anche l'estate in quanto oltre che proteggersi dal sole, consente il riposo durante l’attesa del mezzo pubblico; in particolare a coloro che non hanno più l'età del nostro Sindaco. Ed è proprio alla sensibilità del sindaco Giancarlo Gabbianelli, a cui mi rivolgo, per eliminare tali inconvenienze. Bruno Matteacci Blera Riccardo Manca Le origini di Blera sono databili intorno all’VIII-VII secolo a. C., come dimostrano le numerose necropoli site intorno all’abitato; sebbene sull’altopiano siano stati rinvenuti resti attribuibili alla tarda età del Bronzo. L’abitato sorse, come la maggior parte degli abitati di quell’epoca, dalla fusione di villaggi nell’Età del Ferro, su uno sperone di roccia tufacea alla confluenza di due torrenti: Biedano e Ricanale. Denominato Bieda fino al 1952, anno in cui fu chiamato Blera, forse in riferimento al termine pregreco Blerai, specie di ortiche. Il nome latino Blera, citato da diverse fonti dell’epoca si conserva fino al Medioevo quando trovo Bleda, quindi Bieda, poi Blera. Il periodo più importante del paese è certamente quello etrusco, nell'epoca arcaica (VII-V sec. a.C.), quando, sotto l’influenza di Tarquinia e poi di Cerveteri, raggiunge quella floridezza, che viene dimostrata dalle vaste necropoli che la circondano. In quell’epoca Blera si trovava al centro di un crocevia di strade che collegavano Cerveteri e Tarquinia ad altre città dell’interno, come Norchia, Tuscania, Castel d’Asso, Volsinii (Orvieto), Veio. L’importanza di Blera continuò anche durante l’età Repubblicana ed Imperiale romana, quando era attraversata dall’antica via Clodia, strada consolare che percorreva la Tuscia. Di tale via, oltre a diverse gole incassate nel tufo, restano i due ponti (Ponte del Diavolo e della Rocca) rispettivamente del I e II sec. a. C. In epoca Imperiale Blera fu elevata al rango di Municipio ed ebbe anche suoi magistrati. Di quel periodo sono diversi mausolei e numerosissimi resti di ville disseminate nella campagna circostante. Con la caduta dell’Impero romano inizia anche la decadenza della città. A Blera visse il celebre costruttore Francesco Fazzi (1912-2004). Blera fu tra le prime diocesi ed ebbe propri vescovi dal 457 al 1093, quando venne unita alla diocesi di Toscanella (odierna Tuscania); nel 1192 fu unita a quella di Viterbo. La tradizione indica in San Vivenzio (odierno protettore del paese) il primo vescovo. A Blera visse anche, tra il IV e V secolo San Sensia Martire. A Blera nacquero anche due Pontefici: Sabiniano (604-606) e Pasquale II (1099-1118). Riccardo Manca Aeroporto sì Patrizia Labellarte La questione aeroporto sembra essere diventata una questione di guerra all’ultimo sangue.Chi vincerà la battaglia tra Viterbo e Frosinone? Domanda da 100 milioni di dollari!!! Mah… la guerra si fa dura ed i duri cominciano a combattere… vari sono gli incontri che hanno visto scendere in campo i due guerrieri della nostra città, il sindaco Giancarlo Gabbianelli e il presidente della Provincia Alessandro Mazzoli, nonché il Comitato per l’aeroporto, col presidente Giovanni Bartoletti, per difendere la posizione che Viterbo sta assumendo riguardo alla realizzazione di quello che rappresenterà il terzo scalo laziale. La decisione risulta difficile e richiede ancora molto tempo. Le ultime parole del Ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, parlano chiaro: la decisione è stata rinviata a settembre per imprecisati approfondimenti tecnici sulla localizzazione del terzo scalo aeroportuale laziale. E intanto continua la lizza tra le due città, ognuna con i suoi pro e contro: Viterbo ha già una pista, mentre quella di Frosinone va realizzata ex novo, nelle vicinanze della nostra pista non ci sono montagne al contrario di Frosinone, da noi non ci sono nebbie né venti forti… insomma, Viterbo sembrerebbe, avere tutte le carte in regola, se non fosse che come più volte ha ribadito il presidente della Regione Marrazzo – la Tuscia non dispone a oggi di un collegamento diretto e veloce su ferro, ma anche su gomma con la capitale. Come dargli torto? Il problema delle infrastrutture c’è e c’è sempre stato… non è forse arrivato il momento di risolverlo? Credo che la realizzazione dell’aeroporto nella nostra città possa dare un grande impulso alle istituzioni a muoversi, a completare, ad adeguare e migliorare le infrastrutture, i servizi, i collegamenti con Roma, che oggigiorno lasciano molto a desiderare. Sicuramente sarebbe un motivo di crescita per la nostra economia, sarebbe ancora un modo per far conoscere ed apprezzare il territorio della Tuscia in tutto il mondo. Allora incrociamo tutti le dita… e… che vinca il migliore!!! Naturalmente Viterbo! Patrizia Labellarte AAA. Cercasi Patrizia Labellarte Larga diffusione al bando e massima trasparenza per consentire a tutti ed in particolare modo ai giovani disoccupati l’ingresso nel mondo del lavoro. L’Assessore alla Formazione professionale, Giuseppe Picchiarelli in collaborazione con la Provincia di Viterbo ha dato il via ad un Progetto di assistenza e supporto tecnico alle deleghe della formazione professionale. Secondo quanto disposto dal regolamento in materia, le figure necessarie sono: - 2 esperti di rendicontazione su azioni finanziate e cofinanziate dal Fondo sociale europeo; - 1 esperto nelle procedure, nell'analisi e nel monitoraggio di azioni finanziate con il Fse e con fondi pubblici regionali e statali, analisi e monitoraggio della qualità della didattica o delle azioni di ricerca; - 2 esperti in attività amministrativa negli enti locali, correlata alle normative della gestione dei finanziamenti del Fse, regionali e statali; - 3 collaboratori amministrativi per procedure degli enti locali delle azioni finanziate dal Fse, dalla Regione Lazio e da enti statali. La durata delle collaborazioni sarà di 18 mesi. Per partecipare alle selezioni occorre presentare domanda in carta semplice con allegato il curriculum, la fotocopia di un documento, i dati anagrafici, l'indirizzo e i recapiti telefonici, il codice fiscale o la partita Iva. Va inoltre specificata la figura professionale per la quale si intende partecipare. In allegato anche specifiche dichiarazioni, le cui descrizioni e modalità di compilazione sono riportate all'indirizzo www.provincia.vt.it/albo/documenti/incarichi_assistenza/Avviso.pdf. La valutazione del curriculum prevede l'assegnazione di un massimo di 60 punti per le esperienze di lavoro. Per i profili professionali di esperto verranno attribuiti 0,5 punti per ogni mese o frazione superiore a 15 giorni riferito ad ogni tipologia di esperienza di lavoro richiesta, fino ad un massimo di 5 anni. Stesso discorso per i profili professionali di amministrativo, con l'unica differenza che sarà attribuito 1 punto. Il colloquio, invece, prevede un massimo di 15 punti, incentrato essenzialmente sulla discussione del curriculum presentato, valutando la coerenza tra l'esperienza professionale esercitata e l'incarico da affidare. Ognuno dei tre membri della commissione potrà assegnare un massimo di 5 punti. Prima di passare ai colloqui, la valutazione dei curricula sarà pubblicata sul sito della Provincia (www.provincia.vt.it). Le domande vanno consegnate a mano all'Ufficio Posta in arrivo della Provincia o presentate tramite posta a Provincia di Viterbo - Assessorato Formazione Professionale, via Saffi 49 - 01100 Viterbo, entro le 12 del 31 luglio 2007. Per informazioni: telefoni, 0761.313230/224. Patrizia Labellarte postato da: Spvit | 17:31 | giovedì, luglio 12, 2007 11 Luglio 2007
Anno XVII n° 13 Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Viterbo (APT) STAGIONE TEATRALE 2007 AL TEATRO ROMANO DI FERENTO dall'11 Luglio all'8 Agosto APPUNTAMENTI
Dopo il balletto dell'11 Luglio con Raffaele Paganini eccoci al secondo appuntamento, il 14 luglio, con l’operetta “La vedova allegra”, un genere di spettacolo accattivante che vedrà protagonisti Edoardo Guarnera, grande voce nel panorama della musica lirica italiana, e Pippo Santonastaso, altro grande artista che ha scritto pagine molto interessanti nel cabaret italiano assieme al fratello Mario. La commedia shakespeariana “Pene d’amor perdute” andrà in scena il 17 luglio nell’interpretazione di Sergio Muniz e Natalie Caldonazzo per la regia di Livio Galassi. Si cambia genere la sera del 19 luglio con “Fame” (“Saranno famosi”) musical in lingua italiana da un'idea di David De Silva su testo di Josè Fernandez con musiche di Steve Margoshes e canzoni di Jacques Levy. Serata particolare quella del 23 luglio che vedrà protagonista tra le “antiche pietre” del teatro il cantante-cabarettista Paolo Rossi con il suo spettacolo “Qui si sta come si sta”. Un classico, “Casina” di Plauto, nell’interpretazione di Virgino Gazzolo e Adriana Russo per la regia di Beppe Arena nella sua cornice naturale il 25 luglio. Mentre si torna al musical, ma questa volta nella forma più spettacolare il 27 luglio con quattro splendide ragazze (Alessandra Pierelli, Francesca Nunzi, Valeria Magistero e Luisa Cascarano) in scena interpreteranno “Striptease, quando la favola diventa musical” scritto e diretto da Patrick Rossi Gastaldi. Mentre la grande tradizione russa verrà proposta il 30 luglio con la spettacolare esibizione del balletto e coro dell’Armata Rossa. Ancora un testo, poco conosciuto, di William Shakespeare, “Timone d'Atene” per la regia di Iurij Ferrini in scena il 31 luglio interpretato da Pino Quartullo. Un concerto,invece, il 1° agosto vedrà impegnato in concerto il cantautore Gianmaria Testa, filo conduttore “Da questa parte del mare” titolo dell’ultimo suo concept-album dedicato alle migrazioni moderne. Si tornerà al classico il 2 agosto con Oreste Lionello interprete di “Anfitrione” di Plauto per la regia di Bruno Sacchini. Il 4 agosto la Compagnia Argentina di Roberto Herrera presenterà “Tango”, un appuntamento dedicato all’ammaliante e intramontabile ballo sudamericano. Serata conclusiva l’ 8 agosto con il ballerino albanese Kledy Kadiu, reso famoso dalla trasmissione televisiva “Amici”, che con il e Balletto di Roma interpreterà “Giulietta e Romeo” di Sergej Prokofiev su coreografie Fabrizio Monteverde. Direzione artistica: Patrizia Natale Consulenza immagine e comunicazione: Giuseppe Rescifina ABBANDONARE GLI ANIMALI,
abbandonare i cani, i gatti, e’ da figli di madre ignota inoltre... ![]() PORTA SFIGA, PORTA MALEDIZIONE, porta incidenti, porta corna in testa, SE NON CI CREDI... LO PROVERAI!!! parola di Mauro Galeotti ![]() Prestigiosi nomi come Paolo Rossi al teatro romano Kledy di Amici a Ferento Mauro Galeotti E’ Raffaele Paganini con lo spettacolo Serata di gala ad aprire questa sera, 11 Luglio, la stagione estiva del Teatro romano di Ferento, a due passi da Viterbo. Il cartellone è stato illustrato dal commissario dell’Apt di Viterbo, Alessandro Mazzoli; dal direttore, Marco Faregna e dal direttore artistico, Patrizia Natale, che hanno sottolineato l’impegno dell’Apt e del Consorzio Tuscia Teatro per realizzare un prestigioso programma di spettacoli. Raffaele Paganini nella serata inaugurale danzerà con Andrei Lapin e Ana Kostena e il Balletto di Toscana su coreografie di Ivanov Petipa, Marius Petipa e Luigi Martelletta e musiche di Bizet e Marco Schiavoni, L. Minkus, Prokofiev, Renée Aubry, M. Rodrigo e Ravel. Secondo appuntamento il 14 Luglio con l’operetta La vedova allegra, un genere di spettacolo accattivante che vedrà protagonisti Edoardo Guarnera, grande voce della musica lirica italiana, e Pippo Santonastaso, grande artista del cabaret italiano, assieme al fratello Mario. La commedia shakespeariana Pene d’amor perdute andrà in scena il 17 Luglio nell’interpretazione di Sergio Muniz e Natalie Caldonazzo per la regia di Livio Galassi. Altro genere la sera del 19 Luglio con Fame (Saranno famosi) musical in lingua italiana da un’idea di David De Silva su testo di Josè Fernandez con musiche di Steve Margoshes e canzoni di Jacques Levy. La serata del 23 Luglio vedrà protagonista il cantante-cabarettista Paolo Rossi con il suo spettacolo Qui si sta come si sta. Un classico, Casina di Plauto, nell’interpretazione di Virgino Gazzolo e Adriana Russo per la regia di Beppe Arena si svolgerà il 25 Luglio. Mentre si torna al musical, ma questa volta nella forma più spettacolare il 27 Luglio con quattro deliziose ed avvenenti ragazze, Alessandra Pierelli, Francesca Nunzi, Valeria Magistero e Luisa Cascarano, in scena interpreteranno Striptease, quando la favola diventa musical scritto e diretto da Patrick Rossi Gastaldi. La grande tradizione russa verrà presentata il 30 Luglio con la spettacolare esibizione del balletto e coro dell’Armata Rossa. Ancora un testo, poco conosciuto, di William Shakespeare, Timone d'Atene per la regia di Iurij Ferrini andrà in scena il 31 Luglio, interpretato da Pino Quartullo. Un concerto, invece, il 1° Agosto vedrà impegnato il cantautore Gianmaria Testa, filo conduttore Da questa parte del mare, titolo dell’ultimo suo concept-album dedicato alle migrazioni moderne. Si tornerà al classico il 2 Agosto con Oreste Lionello interprete di Anfitrione di Plauto, per la regia di Bruno Sacchini. Il 4 Agosto la Compagnia Argentina di Roberto Herrera presenterà Tango, un appuntamento dedicato all’ammaliante e intramontabile ballo sudamericano. Serata conclusiva l’ 8 Agosto con il ballerino albanese Kledy Kadiu, reso famoso dalla trasmissione televisiva Amici, che con il Balletto di Roma interpreterà Giulietta e Romeo di Sergej Prokofiev, su coreografie Fabrizio Monteverde. La consulenza, l’immagine e la comunicazione sono a cura del giornalista Giuseppe Rescifina. Mauro Galeotti Summer Village, che pianto! Agnese Galeotti Anche quest'anno si è dato il via al Summer Village.Personalmente credo che, quest'anno più che mai, regni un'infinita tristezza al riguardo. Infatti, sempre a mio parere, è organizzato in maniera a dir poco noiosa, insensata, e come si dice a casa mia, "alla carlona!". Non che gli altri anni fosse poi tanto spettacolare, però, dato che Viterbo è una città che offre pochissimi divertimenti e altrettanto minime, distrazioni ai suoi giovani, un giretto la sera al grande prato, era una tappa giornaliera. Quest'anno sembra "deserto" più che "giardino". E come biasimare chi non ci va? Ci sono pochissimi stand, è praticamente vuoto. E cosa fondamentale non ci sono divertimenti, passatempi. La desolazione. Sì, a volte c'è qualche spettacolo, ma finito quello... addio!!! Non capisco come si riesca ad organizzare così male una cosa così semplice. All'interno del giardino, per chi non ci sia ancora capitato, ci sono uno stand di una scuola di sub, la bancarella di oggettistica e vestiti del mio amico Said, un piccolo gazebo con la gelateria, un altro allestito a bar, un paio di pub e una sorta di ristorante, credo dove si possa mangiare carne alla brace. Più verso il centro, l'area riservata agli spettacoli, è un piccolissimo gazebo per la vendita di tabacchi. Poi ci stanno una serie di gazebi che danno alloggio ad una mostra, i soliti pony che offrono la loro groppa per il divertimento dei bambini e poco altro. E questo dovrebbe bastare per far divertire i giovani che escono tutte le sere? Io, come molti altri, data la scarsa affluenza alla manifestazione Summer Village, dopo un paio di volte che ci sono andata, mi sono già stufata! Secondo me dovrebbe essere curato molto di più l'aspetto ludico della questione. La gente deve andar lì e poter aver qualcosa da fare. Giocare a biliardo ad esempio, o ascoltare ogni sera un gruppo musicale diverso, anche locale, questo darebbe modo ai giovani gruppi della nostra città di esibirsi. Ci dovrebbero essere attrazioni che impegnano la gente. Una pista da ballo, in cui non si ballino solo musiche di altri tempi come i soliti Vatussi o balli di gruppo simili. Un'area adibita a disco, con musica giovane che attiri i ragazzi in modo che non si sentano più costretti a dover andarsene da Viterbo per fare quattro salti. Questo ridurrebbe anche gli incidenti sulle strade, che sempre più frequentemente riempiono le pagine dei giornali. Secondo me, il Summer Village, è organizzato male in tutto e per tutto! Anche le luci sono sbagliate. Entri nel buio e... rimani nel buio... Ci vogliono le luci! Tante luci e lucette bianche, gialle, rosse, tutte colorate o altrimenti la gente si addormenta! Sarebbe carino organizzare ogni sera una serata a tema. Oggi una festa hawaiana, per esempio, con collane di fiori e camicette colorate, oppure la serata house che va per la maggiore tra i giovani. Insomma basta mettersi un secondo a pensare alle cose per farle riuscire. Invece sembra che quest'anno il Summer Village, sia stato voluto per forza. Beh, ora, ci sarà pure, ma... secondo me chi l'ha organizzato non ci sta facendo una bella figura! Agnese Galeotti Ha ragione Montezemolo Claudio Santella Un paio di settimane fa, Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria, si è scagliato contro i sindacati, apostrofandoli, attraverso parole ad effetto, con giudizi negativi. Mi aspettavo una qualche reazione da parte dei sindacati, ma questa reazione, a parte qualche difesa d’ufficio, che si è rimessa alla clemenza della corte, non c’è stata. Non c’è stata perché, tutto sommato, ha ragione Montezemolo, ed i sindacati non avevano alcun interesse a mescolare l’acqua già torbida di suo, per il proliferare in essa, tra l’altro, di lavoro nero, di evasioni fiscali, di frodi e di truffe varie.Facciamo una analisi a volo d’uccello: i sindacati sono sorti a tutela dei lavoratori, o meglio della classe operaia, contro i soprusi dei datori di lavoro. Cioè a dire che i sindacati sono sorti a difesa dei più deboli, dei meno abbienti, delle situazioni di bisogno. Non mi pare, però, che questa tutela, valida nei primi anni di sindacato, abbia continuato a sortire quegli effetti sperati o quanto meno quei risultati che potevano essere raggiunti e che venivano sbandierati oltremisura. Mi sembra, anzi, che i sindacati abbiano “perduto” gran parte del loro potere di acquisto guadagnato con sacrifici e rinunzie degli iscritti. Dal 1948, anno di entrata in vigore della costituzione, la prima legge “a tutela” dei lavoratori è sortita nel 1970: il cosiddetto “Statuto dei lavoratori”. Ci sono voluti, cioè, ben ventidue anni per teorizzare alcune norme a tutela delle classi lavoratrici più deboli. Complimenti! Dal 1970 altre norme, sempre a tutela delle classi più bisognose si sono avute negli anni novanta, quando si è posta mano, in un modo e/o nell’altro, al problema delle pensioni. Ulteriori venti e più anni di riflessioni. Ancora complimenti! Ci sono stati, è vero, altri provvedimenti legislativi di settore, e qualche categoria gode di redditi superiori ad altre categorie equivalenti, ma, tutto sommato, la classe operaia, al contrario di altre classi, è rimasta tale e la forbice retributiva tra le varie categorie dei lavoratori si è andata allargando a discapito, naturalmente, dei più deboli. Tutto questo con il consenso e con buona pace delle sinistre che andavano sbandierando l’uguaglianza tra le varie classi dei lavoratori, che lottavano per il sei e per il diciotto politico, con il fine, malcelato, di mantenere e di illudere un ceto sempre più numeroso di gente ignorante e quindi più malleabile in quanto più bisognosa di cui si atteggiavano a paladini con l’unico vero fine di crearsi un serbatoio di voti. Per contro, i sindacalisti, anziché gestire il dissenso a vantaggio dello stesso, anziché fare sindacato si sono messi a fare i sindacalisti, si sono schierati a fianco del potere e, cogestendolo nel loro interesse, hanno fatto carriera arrivando ad occupare le più alte cariche nell’apparato burocratico ed istituzionale dello Stato. Abbiamo avuto ed abbiamo sindacalisti presidenti del Senato, presidenti della Camera, ministri, viceministri, sottosegretari, senatori, onorevoli, alti dirigenti ed alti funzionari. Nessun sindacalista occupa un posto di sottovicesguatteroaggiuntoinprovalicenziabileadnutum: quelli sono posti riservati alla classe operaia, che serve così com’è: ignorante e bisognosa. Né questi signori hanno raggiunto i vari scranni per meriti; del resto i risultati si vedono. Non mi sembra, dunque, che Montezemolo abbia tutti i torti, anzi mi sembra che abbia ragione. Claudio Santella Ma stanotte riesci a dormire? Elvia Ricci Viglino Spett.le Dott. Pacifici c/o Palazzo di Giustizia di Viterbo Spett.le Direttore Generale ASL di Viterbo – Dott. Aloisio Spett.le Ufficio Veterinario ASL Dott. De Logu Spett.le Sindaco Comune di Viterbo Sig. Gabbianelli Spett.le Presidente Provincia di Viterbo Sig. Mazzoli Spett.le Presidente Regione Lazio Dott. Marrazzo Spett.le Presidente ENPA Nazionale Sig.ra Rocchi e Consiglio Spett.le ANPANA Polizia Ecozoofila di Viterbo Spett.le La7 Dott. Nessi Spett.le Il Messaggero di Viterbo Spett.le Il Corriere di Viterbo Spett.le Il Tempo di Viterbo Spett.le Il Corriere di Viterbo Sig. Delle Monache Spett.le Etrurialand Spett.le La Città – Dott. Galeotti e, p.c. Avv.to Enrico Mezzetti Io Elvia Ricci Viglino, ex-Presidente dell’ENPA prov.le di Viterbo, commissariata nel luglio 2005, espulsa dall’ENPA nel luglio 2006, ho dato assistenza e ricovero dal 1983 al 2005 a centinaia e centinaia di cani nel canile dell’ENPA di Bagnaia, costruito esclusivamente con i fondi privati dei volontari. Nel 2006 ho fatto esposto-denuncia sulla terribile situazione dei cani ricoverati c/o il canile ENPA sito in Loc. Novepani di Bagnaia, gestito dal Vezzali, molti dei quali ricoverati da me, negli anni precedenti alla comparsa del medesimo gestore. Dopo numerose denunce fatte e documentate ampiamente, con immagini fotografiche raccapriccianti, c/o la Procura di Viterbo, nella giornata di oggi, 1° luglio 2007, mi sono recata al canile dell’ENPA e solo dall’esterno (perché mi è precluso l’ingresso nonostante il canile sia gestito con fondi pubblici e dopo che da due anni chiedo siano apposti cartelli che indichino gli orari per l’ingresso al pubblico) ho potuto vedere steso in terra, un mio cane di nome Paola, bellissimo esemplare di pastore tedesco femmina, morta, in condizioni raccapriccianti. Altri cani che conosco da anni, IRRICONOSCIBILI, per il loro attuale stato di salute. Da due anni si protrae questa situazione in quel canile dove ho visto morire giorno dopo giorno animali indifesi, ai quali io ho dato ricovero e che per motivi ancora da chiarire hanno tolto alla mia gestione lasciandola a chi non sa lontanamente come gestire ed amare questi esseri indifesi. Mi amareggia la constatazione del totale disinteresse degli animalisti viterbesi, delle pubbliche istituzioni, come ASL e Comuni, i cosiddetti organi preposti al controllo. É vergognoso che in un paese civile si possa tollerare il protrarsi di azioni così barbare contro animali rinchiusi che non hanno voce se non per abbaiare. Chiedo aiuto alla magistratura, alla stampa, e mi assumo la responsabilità di quanto dichiarato, purché questa situazione barbara abbia fine. Viterbo, lì 1° Luglio 2007 Elvia Ricci Viglino ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Stop superalcolici! Francesca Bruti Nei giorni scorsi, sulle pagine dei nostri quotidiani locali, sono sorte diverse polemiche relative all’ordinanza firmata dal Comune di vietare la vendita dei superalcolici durante le Notti Bianche di San Martino, appena trascorsa, e di Viterbo. In questo caso, mi sento in accordo con i commenti di replica pronunciati dagli assessori comunali che hanno deciso il divieto, ritenendo le polemiche del tutto fuori luogo. Suddette polemiche accusano Palazzo dei Priori di aver dato vita ad un provvedimento in maniera arbitraria, senza averne discusso precedentemente con i soggetti interessati, ed in più di aver deciso un’ordinanza sbagliata nel principio. Secondo l’assessore Fosca Maura Tasciotti, l’ordinanza è stata presentata alle associazioni di categoria durante le riunioni propedeutiche all’organizzazione della Notte Bianca e prevede il divieto dell’utilizzo di bottiglie di vetro, di lattine, e la somministrazione dei superalcolici, tutto per ridurre al minimo i rischi che ne potrebbero derivare da un utilizzo eccessivo e sbagliato. Non vedo per quale motivo l’ordinanza debba provocare polemiche, quando uno dei compiti di un Comune è quello di salvaguardare la sicurezza dei propri cittadini e prevenire possibili situazioni di pericolo, soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo ultimamente, dove quasi ogni giorno i nostri giornali riportano nomi di giovani che perdono la vita per incidenti stradali, dovuti nella maggior parte dei casi ad abuso di alcolici! La stessa Tasciotti ha replicato dicendo che il Comune di Viterbo è fiero di aver dato vita a questo provvedimento, non trovandolo affatto “vergognoso” come qualcuno, invece, lo ha definito. Alcune polemiche sono rivolte ad una mancanza del rispetto dell’iter burocratico, nell’aver deciso arbitrariamente l’ordinanza; ma anche qui, il Comune replica che la pratica è stata redatta interamente nell’Assessorato competente e firmata dal vice sindaco Muroni. Sicuramente, le polemiche si riferiscono soprattutto al fattore economico e alla mancanza di guadagni relativi ai superalcolici, ma in occasioni di grande aggregazione, come sarà la prossima Notte Bianca viterbese, è doveroso che si prendano tutti i provvedimenti possibili perché si offra alla cittadinanza una situazione di tranquillità, soprattutto nei confronti dei più giovani. Inoltre, proprio quest’anno la manifestazione prevede una novità: le piazze, gli spettacoli e gli artisti saranno i portatori di un messaggio rivolto ai giovani della notte, ossia quello di guidare con prudenza. Una scelta precisa, quella dell’Assessorato alle Politiche Giovanili, in linea con i principi che hanno caratterizzato la fiaccolata ed il concerto de “Il coraggio è scegliere la vita” svolti lo scorso 13 e 14 aprile, proprio per dire no alle stragi del sabato sera. Anche se, come raccontano i fatti di cronaca, purtroppo queste iniziative servono a ben poco se poi i ragazzi non ci mettono la testa! Comunque, alla luce dei recenti incidenti che hanno interessato le strade della Tuscia, nei quali alcuni giovani hanno perso la vita, l’organizzazione della Notte Bianca ha deciso di mantenere alto il livello di guardia e realizzare una campagna di comunicazione che sappia sensibilizzare i giovani verso l’importanza della sicurezza stradale. Se anche la Notte Bianca può essere un’ulteriore occasione per promuovere la “salvaguardia” della vita, ben vengano tutti i divieti necessari, senza nulla togliere al divertimento e alla voglia di fare festa. Francesca Bruti Pericoloso Agnese Galeotti ![]() ![]() Qualche numero fa ho scritto sullo stato di assoluto pericolo del passaggio a livello che attraversa la Strada Ellera. Ho scritto quanto fosse assurdo che ancora nel 2007 esistano dei passaggi a livello incustoditi, privi di sbarre e di qualsiasi altro tipo di precauzione per chi li attraversa.Poche settimane fa una macchina è finita sotto al treno della Me.tro che collega Roma con Viterbo, proprio in quel passaggio a livello. Guardate, tramite le foto, in che condizione sono i segnali che lo precedono e che dovrebbero, appunto, segnalarne la presenza... chiedetevi, come ho fatto io, se è possibile una cosa del genere! Intervenga il Prefetto, intervenga il Sindaco, intervenga il Comandante dei Vigili del Fuoco, intervengano tutti... meno che Nostro Signore per... l'eterno riposo. Agnese Galeotti La Telecom non ci sente! Bruno Matteacci In occasione di un precedente articolo, dove descrivevo lo stato di abbandono della cabine telefoniche a Viterbo, ebbi modo di scrivere la seguente frase: La Telecom, te...le...combina di tutti i colori.Pensavo che, al mio appello, qualcuno si sarebbe fatto vivo; in particolare l'amministrazione del Comune di Viterbo che, per ora, ha dato la netta sensazione, seguita da varie realizzazioni, di aver cura della città. Ancora risuonano le promesse fatte dalla Telecom al momento in cui chiese di "crivellare" il territorio del Comune di Viterbo allo scopo di mettere sotto traccia, di strade, piazze, aree condominiali, abitazioni, chilometri di cavi allo scopo di fornire, nel prossimo futuro, nuovi servizi per la comunicazione Tutti o quasi tutti fecero buon viso a cattiva sorte sopportando disagi lungo le vie della città, nelle aree comuni dei condomini e nelle proprie abitazioni. Dopo circa sei mesi di "tribolazione" il territorio della città è stato cosparso di piccole cabine a ridosso dei muri, di pali in svariati angoli della città. Tutto sembrava pronto per ottenere il "compenso" del disagio creato; disagio che, chi voleva, poteva beneficiarne con il giusto pagamento del servizio prestato. Alla luce dei fatti ci si era dimenticati che la Telecom, tele combina di tutti i colori! Infatti oggi la maggioranza delle cabine poste lungo le vie della città sono rotte; i pali sono stati in parte bruciati o rotti. Nei condomini è presente qualche cassonetto che dà solo fastidio alla collettività e... tutti tacciono. Domando al Comune di Viterbo: Per tutto il disagio arrecato alla città e per essa ai cittadini, il Comune è stato indennizzato? L'ente proprietario dei cavi, delle cabine e dei pali, che ha chiesto di fare i lavori e di occupare il suolo pubblico, ha pagato, paga e pagherà la Tassa Occupazione Suolo Area Pubblica (TOSAP)? Si perché il T.U.F.L. prevede il pagamento di una tassa per tutti coloro che occupano, a qualsiasi titolo, il suolo, soprassuolo e sottosuolo Che dire poi dello, sconcio derivante dalla presenza, sul territorio comunale, delle cabine telefoniche, prive di apparecchio telefonico, con vetri rotti; quindi pericolose per l'incolumità dei bambini? Se è intenzione della Telecom di privare la cittadinanza di questo servizio è inutile mantenere in loco cabine, non più agibili, che fanno brutta mostra, della loro bruttezza, lungo gli angoli e le vie della città. Chi deve provvedere provveda; se poi a nessuno interessa l'argomento il nostro quindicinale, al servizio della città, come al solito, ritornerà sull'argomento fino a quando il problema verrà risolto. Bruno Matteacci Veiano Riccardo Manca Secondo una leggenda, il nome deriverebbe dalla fondazione di Veiano da parte dei profughi della città di Veio. Un’ipotesi meno fantasiosa crede che derivi dal nome latino di persona “Vilius” con l’aggiunta del suffisso “-anus”.Veiano è un piccolo centro agricolo che sorge lungo il tracciato dell’antica Via Clodia, nei pressi del fiume Mignone e stretto fra il Parco Marturanum (Barbarano Romano) e la Riserva di Canale Monterano. La storia divide il paese di Veiano in due zone profondamente diverse: la parte vecchia, composta da quattro vie pavimentate con gli antichi sampietrini e circondata dalle mura del castello medievale; la parte moderna, con le vie spaziose, i grandi edifici, le piazze ed i viali alberati. Il borgo medievale accanto alle necropoli, gli eventi che celebrano la tradizione e la vita semplice di campagna, gli impegni e le risorse del periodo moderno fanno di Veiano un paese che soddisfa le più svariate esigenze. Gli Etruschi, come in molte altre località della Tuscia, trascorsero un lungo periodo a Veiano, ma i segni della loro presenza che ho rinvenuto sono scarsi ed irrilevanti, per lo più cancellati o integrati dai successivi insediamenti romani. Infatti, Veiano, per la fertilità dei suoi terreni e l’abbondanza d’acqua divenne in età Augustea un’importante tappa lungo la via consolare Clodia. Segni tangibili dello splendore in epoca romana, templi, monumenti ed il complesso archeologico di Fontiloro. Dal Medioevo in poi a Veiano si alternarono famiglie nobili che si contendevano il possesso ed il governo della città, ma che allo stesso tempo contribuirono allo sviluppo urbanistico ed all’ampliamento del caratteristico borgo con i suoi vicoli, ponti, scalinate e scorci pittoreschi. Le famiglie Anguillara, Orsini, Altieri e Santacroce si alternarono nel tempo alla guida di Veiano e risiedettero nella Rocca. Riccardo Manca PA-NI-CO!!! Patrizia Labellarte Chiudete gli occhi e cominciate a pensare ad una bella giornata di sole, non troppo calda e a voi che passeggiate lungo una strada di campagna poco transitata. Eh, sì, siete solo voi circondati dalla natura e finalmente lontani dal caos cittadino… visto così, con i tempi frenetici di oggi, sembrerebbe quasi un sogno, siete d’accordo?Ma, quante volte i sogni possono trasformarsi in un incubo?... o meglio in una fuga a gambe elevate?!... eh già, al bel quadretto che vi ho appena descritto, manca un piccolo dettaglio: un bel cagnolone da guardia che approfittando della bella giornata, proprio come voi, è uscito di casa… ma non era meglio che ci restava?! Fatto sta, che ora è lì, davanti a voi che vi guarda, vi abbaia, o vi ringhia o vi rincorre o ancora, nelle peggiori delle ipotesi, vi si avventa contro. PA-NI-CO!!! Questi episodi, non sono solo il frutto di un brutto sogno, purtroppo, sono la realtà. Quanti ne sono accaduti negli ultimi tempi? Tanti, troppi! Anche Viterbo non è estranea alla faccenda… ne sa qualcosa chi, per lavoro o per diletto si reca nelle strade di campagna della Quercia, di Santa Barbara e non solo, e che spesso si trova a correre a più non posso per la presenza di questi animali. Di chi è la colpa? Forse dei proprietari distratti o incoscienti o meglio ancora poco educati? Una cosa è sicura: con loro il buon senso si è andato proprio a far benedire! È possibile che non si accorgano che il loro cane è uscito dal cancello? O sono proprio loro a farlo uscire per consentirgli di fare i bisognini ovunque, purché fuori dal giardino di casa? Peggio ancora, quando i padroni colti sul fatto, tendono a giustificare l’uscita del proprio Fido, con parole come: non farebbe del male ad una mosca! oppure: è il cane più buono che ci sia! Sì, sì, a casa tua, ci sarebbe da rispondergli! …Anche perché… secondo la Corte di Cassazione: non esistono cani mansueti, vanno sempre custoditi, altrimenti chi ne risponde è il padrone… perché tutti gli animali sebbene domestici possono diventare pericolosi in determinati casi e determinate circostanze, ed inoltre aggiunge: l’articolo 672 del Codice penale relaziona l’obbligo di non lasciare libero l’animale o di custodirlo con le debite cautele. Capito cari padroni con la testa tra le nuvole?! Ogni tanto, se non vi crea troppo disturbo, assicuratevi che il vostro cane sia nella vostra proprietà e non a seminare terrore in giro! E poi, pensateci bene… e se vi trovaste voi di fronte ad un bel cagnolino inferocito?!! Patrizia Labellarte Abuso farmaci Patrizia Labellarte La Asl viterbese è intenzionata ad aprire una campagna contro l’abuso dei farmaci, educando tutti i suoi utenti e invitandoli al “Vivisano” con un corretto stile di vita. La campagna di sensibilizzazione lanciata dal direttore generale Giuseppe Maria Aloisio affiancato dal direttore sanitario Alessandro Compagnoni e dalla responsabile dell’ufficio relazioni con il pubblico, Daria Natalizi, distribuirà nelle farmacie e negli studi medici 140 mila brochure, una sorta di decalogo della salute. Scopo di questa iniziativa è la diffusione, anche attraverso manifesti, di una maggiore consapevolezza dei rischi legati ad un uso non appropriato di medicine, lastre e analisi da usare solo quando necessario. La razionalizzazione degli interventi e quindi della spesa farmaceutica, senza rinunciare alla qualità dei servizi, ha portato la Asl a risparmiare nei primi cinque mesi di quest’anno 3 milioni e 200 mila euro rispetto a quanto speso nelle stesso periodo nel 2006. Il paziente, grazie alla collaborazione dei medici di famiglia sarà informato adeguatamente in modo da assicurargli cure appropriate. Patrizia Labellarte Storielle Claudio Santella Questo gioco di bussolotti che si sta verificando nello scambio di alcune poltrone mi fa venire in mente una di quelle storielle che circolano durante gli svolgimenti di questo o di quel concorso. La storiella è la seguente: Si narra che in un recente(si fa per dire) concorso per accedere alla copertura di alcuni posti veniva fatta a tutti i concorrenti la seguente domanda: quanto fa due più due? Alcuni rispondevano subito: quattro. Ed il giudizio era negativo: una risposta immediata è indice di mancanza di riflessione. Altri rispondevano: due più due fa quattro: giudizio ugualmente negativo: il candidato riflette più del primo, ma non dà segno di valutazione sufficiente. Altri ancora rispondevano: due più due fanno quattro; il candidato dimostra una conoscenza della lingua italiana più approfondita del precedente, ma denuncia le stesse carenze e non mette a frutto quel poco di più che dimostra di sapere. Altri, infine, dopo essersi avvicinati al presidente della commissione e dopo essersi assicurati di non essere uditi da altri al di fuori dei membri della stessa, rispondevano a bassa voce: quanto vuole che faccia? Il candidato dimostra di saper ben delibare la fattispecie e di saperla coniugare con la realtà delle cose, adeguando le norme ad essa realtà. Non importa se dalla risposta non si evince se il candidato sia o no preparato: questo elemento è soggetto a variazione e quello che si sa oggi può essere inutile domani. E’ un’altra la ratio che ha dimostrato di conoscere: quella politica. Assunto. Absit iniuria verbis. Claudio Santella Clio Napolitano Se un cittadino è colpito da una qualsiasi malattia che gli impedisce di far fronte ai suoi impegni di lavoro deve presentare idonea certificazione medica per giustificare il suo impedimento. Non è però tenuto a specificare nel certificato il tipo di malattia che lo ha colpito. Motivo: tutela della “privacy”. Benissimo! Allora mi dovete spiegare perché quando la signora Clio Napolitano, moglie del nostro attuale Presidente della Repubblica, è stata investita da una autovettura mentre attraversava sulle strisce la pubblica via per recarsi al Quirinale, la notizia è stata diffusa con una dovizia di particolari che sono andati ben oltre la discrezione ed il buon senso. Poco è mancato che pubblicassero la cartella clinica con relative lastre al seguito. Nel merito riteniamo che ogni commento sia superfluo, sulla legittimità, invece, riteniamo che non basti qualsiasi espressione dell’intera Corte di cassazione! Claudio Santella Baccaionate Baccaione QUALCOSA NON E’ CHIARO - Sciopero dei giornalisti per i rinnovi contrattuali da un lato e miserrime retribuzioni e pensioni da fame varie dall’altro. Ma quanto prende un giornalista? Mai visto un giornalista scioperare a sostegno di un pensionato. Per il giornalista solo lui prende poco, il pensionato deve rimanere nell’indigenza, gli dà materia per scrivere. CONTROLLI ANTIDROGA - Vogliono mandare a farei controlli antidroga dappertutto, meno che in Parlamento. Ve lo immaginate un referendum popolare in cui tutti gli elettori scrivano sulla scheda . “Controlli antidroga anche ai parlamentari ed a tutti politici”. Le risate, le risate! FABIO CORONA, che aveva appena ottenuto gli arresti domiciliari, è stato nuovamente arrestato per il medesimo reato: ha fotografato Visco alla cerimonia di insediamento del generale D’Arrigo al comando supremo della guardia di Finanza, perché è apparso a tutti che Visco in quella circostanza ha dimostrato una faccia come quell’altra. Se non è scandalo questo! Ma benedetto figliolo adesso c’è anche reiterazione. Vedremo, vedremo. IL GRANDE FARDELLO – Il parlamento e tutta la classe politica. Baccaione postato da: Spvit | 10:48 | mercoledì, luglio 04, 2007 Azienda di Promozione Turistica
della Provincia di Viterbo (APT) STAGIONE TEATRALE 2007 AL TEATRO ROMANO DI FERENTO dall'11 Luglio all'8 Agosto Sarà Raffaele Paganini con lo spettacolo “Serata di gala” ad aprire l’11 luglio la stagione estiva del Teatro romano di Ferento (Viterbo). Il cartellone di “Ferento 2007” è stato reso noto dal Commissario dell’Apt di Viterbo, Alessandro Mazzoli; dal Direttore della stessa agenzia, Marco Faregna e dal Direttore artistico, Patrizia Natale, che hanno sottolineato l’impegno dell’Apt e di Consorzio Tuscia Teatro per compilare un prestigioso programma di spettacoli presso l’antico sito romano vicino Viterbo, luogo tradizionale di incontri estivi con una variegata utenza. Raffaele Paganini nella serata inaugurale danzerà con Andrei Lapin e Ana Kostena e il Balletto di Toscana su coreografie di Ivanov Petipa, Marius Petipa e Luigi Martelletta e musiche di Bizet e Marco Schiavoni, L. Minkus, Prokofiev, Renée Aubry, M. Rodrigo e Ravel. Secondo appuntamento il 14 luglio con l’operetta “La vedova allegra”, un genere di spettacolo accattivante che vedrà protagonisti Edoardo Guarnera, grande voce nel panorama della musica lirica italiana, e Pippo Santonastaso, altro grande artista che ha scritto pagine molto interessanti nel cabaret italiano assieme al fratello Mario. La commedia shakespeariana “Pene d’amor perdute” andrà in scena il 17 luglio nell’interpretazione di Sergio Muniz e Natalie Caldonazzo per la regia di Livio Galassi. Si cambia genere la sera del 19 luglio con “Fame” (“Saranno famosi”) musical in lingua italiana da un'idea di David De Silva su testo di Josè Fernandez con musiche di Steve Margoshes e canzoni di Jacques Levy. Serata particolare quella del 23 luglio che vedrà protagonista tra le “antiche pietre” del teatro il cantante-cabarettista Paolo Rossi con il suo spettacolo “Qui si sta come si sta”. Un classico, “Casina” di Plauto, nell’interpretazione di Virgino Gazzolo e Adriana Russo per la regia di Beppe Arena nella sua cornice naturale il 25 luglio. Mentre si torna al musical, ma questa volta nella forma più spettacolare il 27 luglio con quattro splendide ragazze (Alessandra Pierelli, Francesca Nunzi, Valeria Magistero e Luisa Cascarano) in scena interpreteranno “Striptease, quando la favola diventa musical” scritto e diretto da Patrick Rossi Gastaldi. Mentre la grande tradizione russa verrà proposta il 30 luglio con la spettacolare esibizione del balletto e coro dell’Armata Rossa. Ancora un testo, poco conosciuto, di William Shakespeare, “Timone d'Atene” per la regia di Iurij Ferrini in scena il 31 luglio interpretato da Pino Quartullo. Un concerto,invece, il 1° agosto vedrà impegnato in concerto il cantautore Gianmaria Testa, filo conduttore “Da questa parte del mare” titolo dell’ultimo suo concept-album dedicato alle migrazioni moderne. Si tornerà al classico il 2 agosto con Oreste Lionello interprete di “Anfitrione” di Plauto per la regia di Bruno Sacchini. Il 4 agosto la Compagnia Argentina di Roberto Herrera presenterà “Tango”, un appuntamento dedicato all’ammaliante e intramontabile ballo sudamericano. Serata conclusiva l’ 8 agosto con il ballerino albanese Kledy Kadiu, reso famoso dalla trasmissione televisiva “Amici”, che con il e Balletto di Roma interpreterà “Giulietta e Romeo” di Sergej Prokofiev su coreografie Fabrizio Monteverde. Direzione artistica: Patrizia Natale Consulenza immagine e comunicazione: Giuseppe Rescifina postato da: Spvit | 14:26 | |