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sabato, giugno 30, 2007

27 Giugno 2007
Anno XVII n° 12


La più bella fontana viterbese in restauro
Finalmente!!!
Mauro Galeotti


fotogaleottiSplinderErano già un po’ di mesi che da questo foglio di carta abbiamo cercato, più volte, di sensibilizzare l’Amministrazione comunale al fine di restaurare la più bella fonte viterbese: Fontana Grande.fontana grande 2007 c.
Finalmente, fino a ieri, un bel recinto era stato innalzato intorno al monumento e, finalmente, fino a ieri, la stele della fontana era stata circondata da una serie di cavalletti e palanche.
Era proprio ora! passare in Piazza Fontana Grande e dover assistere al tremendo spettacolo della fonte secca, era divenuto insopportabile.

Sembrava non respirasse più, e giorno dopo giorno la morte per essa avanzava spietata, inesorabile. Ma per fortuna è finita, o quasi.


Infatti, i lavori, dovevavo iniziare subito, ma per motivi di sicurezza, sono stati rinviati a dopo il passaggio della Macchina di santa Rosa.
fontana grande  1895 c. Pazienza, aspetteremo.
Ma a Settembre, in fase di restauro, non sarebbe male ripristinare i beccucci, credo in ottone, posti sulla grande vasca lobata, come si vede già nelle foto della fine dell’800.
Riportare in vita tale monumento è rispettare i Viterbesi d’un tempo e i Viterbesi d’oggi.
Mauro Galeotti




E la chiamano democrazia

Claudio Santella

fotosantellaclaudioDemocrazia: una parola seria, resa, purtroppo, altisonante, roboante, d’effetto, della quale, spesso ad arte ed a sproposito, atteggiandosi a professori, a certuni piace parlare, ad altri di riempirsi la bocca.
Che cosa è, però, la democrazia?
Tutti optiamo per la risposta più ovvia: è il potere del popolo...  Ma questa risposta è vera?
Personalmente ritengo che la democrazia sia uno stato d’animo che abbia il suo fondamento nell’intimo delle persone, e non in una raccolta di norme, che pure debbono essere teorizzate per la loro certezza, ed unicamente per questo, perché, se queste norme sono sentite, la necessità che esse siano scritte, lette e studiate diventa marginale.
La formazione democratica dell’individuo è il risultato del contributo di diverse discipline, tutte ugualmente necessarie, e non il risultato dello studio di una o più raccolte di norme scritte, che teorizzano i concetti di questo o di quel modo di essere democrazia.
Sempre a sommesso avviso di chi scrive, poi, v’è democrazia solo se c’è concreto rispetto reciproco e reale uguaglianza tra i cittadini.

Una uguaglianza che trova le sue origini nel diritto naturale, un rispetto reciproco che trova le sue origini nella cultura stessa del popolo. In buona sostanza è un punto di arrivo.
Ma è anche un punto di partenza, perché deve essere fonte di vita per gli uomini e per le loro idee. Una fonte Bandusia, però, più splendente del vetro, cioè, e non una fonte inquinata. Purtroppo v’è poco di tali concetti nella democrazia che, dalle nostre parti, viene propagandata, a destra ed a manca; forse v’è solo l’espressione vocale.
Democrazia è la possibilità di avere, per tutti i cittadini di un popolo, la facoltà concreta di vivere secondo vocazione nel quadro della legge. Noi, sinceramente, democrazia a parte, di popolo abbiamo ben poco, forse niente; della democrazia ci manca addirittura il substrato.

Noi confondiamo il concetto di popolo con quello di folla, di massa di moltitudine, di popolazioni profondamente divise da motivi non solo etnici, ma soprattutto da interessi economici e non.
Diamo sfoggio della nostra democrazia con girotondi di piazza, cortei di fanatici e manifestazioni di varia e colorata violenza, spezzo prezzolata e sempre faziosa. Il fazioso, poi, è pericolosissimo; si dice democratico, ma è pericolosissimo: per il fazioso esistono sempre più opinioni con le quali confrontarsi: la sua e quelle sbagliate.
Attenzione ai faziosi dunque, ché in giro ce n’è parecchi.
In questi ultimi tempi si va sempre più facendo strada il tentativo di confondere la democrazia con il volere di chi detiene il potere, e poiché chi detiene il potere non è quasi mai il migliore, spesso sbaglia.

Purtroppo, la strada da percorrere per raggiungere il concetto di democrazia, per noi Italiani, è ancora molta e difficile, soprattutto se continueremo a rifiutare, per egoismo, per interesse e per sete di potere, gli insegnamenti di chi cerca di incunearci, anche con l’esempio, i concetti di parità e di rispetto.
Di cattivi maestri v’è abbondanza, soprattutto nei gangli vitali del Paese. Per contribuire al tentativo di migliorare le cose noi comuni cittadini non dobbiamo aspettare che siano gli altri a cominciare a cambiare nè dobbiamo cercare di migliorarci attraverso il compimento di chissà quali titaniche imprese: dobbiamo impegnarci per fare bene quello che dobbiamo fare nella nostra vita quotidiana, nella nostra normale attività: raggiungeremo dei risultati insperati.

Ricordiamoci che non c’è nessuno che attui il concetto di democrazia meglio di un bimbo. Un bimbo tratta tutti nello stesso modo: non vi sono, per lui, potenti e non potenti, fortunati e disgraziati, ricchi e poveri e quant’altro. Per un bimbo tutte le persone sono uguali ed il suo comportamento è uguale verso tutti. E non finge.
Un adulto no, un adulto si comporta esattamente al contrario, un adulto ha interessi da salvaguardare: chi fa eccezione viene osteggiato, offeso, allontanato; chi si adegua viene elevato agli onori degli altari.
Prendiamo ad esempio alcuni nostri modi di vivere quotidiani, alcuni nostri comportamenti abituali, che si vedono ogni giorno.
Noteremo subito un susseguirsi di scorrettezze, di soprusi, di prepotenze che rivelano le nostre debolezze, le nostre inferiorità, il nostro non essere, la mancanza in noi dell’idea della democrazia.

Si dell’idea, perché non riusciamo concepire che cosa sia la democrazia.
L’idea è una visione mentale, avere un’idea significa vedere con la mente, e non avere l’idea significa non solo non sapere che cosa una cosa possa essere, ma nemmeno riuscire a concepirla, ad intuirla.
Figuriamoci, poi, se il nostro cervello non è stato mai abituato a ragionare, ad aprirsi, se il nostro spirito non è stato ingentilito dal sapere, sapere che non va confuso con la conoscenza di più nozioni: in buona sostanza se non siamo stati educati alla democrazia.
Claudio Santella


Un funghetto tralla là
Agnese Galeotti


AgneseSplinderUn pomeriggio passando in Via Cardarelli ho notato un qualcosa di strano...
Era tra le piante di un'aiuola. Ma cos'era? Forse una strana forma di vita? Può darsi che fosse uno scherzo della natura? Oppure una qualche specie di fungo, rarissima?
Mah... chissà...
Individuato lo strano essere, mi sono chiesta, a cosa servisse?
Che sciocca! Ma per telefonare è chiaro!
Sì ma, dove è l'apparecchio?
E la cornetta?
...Non capisco....se mancano le cose fondamentali per l'utilizzo, quell'accrocco, che motivo ha di essere lì??!!
telefono fungo Ho scritto già in passato (tanto per cambiare) sulla situazione delle cabine del telefono a Viterbo.
Rotte, sfasciate, mutilate, scassate, rubate e chi più "ate" ha più ne metta! Ma niente è stato risolto... (ari-tanto per cambiare).

Passavo e ripassavo e sempre i "cadaveri" delle malridotte cabine telefoniche erano lì, presenti sul posto. Poi, dopo l'esperienza in Via Cardarelli, l'illuminazione!
Ho capito! ... perché sprecarsi a toglierle, quando basta aspettare che la natura intorno ad esse, cresca a tal punto da inghiottirle tra rami e foglioline, nascondendole alla vista? ...avoja ad aspetta’!!
Agnese Galeotti


Marina, una mostra indimenticabile


ninovespucci E’ stata una mostra indimenticabile quella organizzata da Nino Boccolini, presidente dell’A.n.m.i di Viterbo (Associazione Nazionale Marinai Italiani), patrocinata dalla Marina Militare Italiana e fortemente voluta dal sindaco Giancarlo Gabbianelli, programmata nell’aula della Corte d‘Assise dell’ex Tribunale in Piazza Fontana Grande.
C’era la nave Maestrale che lunga sette metri. La mitica portaerei Cavour lunga cinque, come la Minbelli e la splendida unica impareggiabile Amerigo Vespucci.
In esposizione erano circa venti modellini in scala 1:25, tra navi, portaerei, golette, sottomarini.

“Una mostra che abbiamo organizzato volutamente ai primi di giugno, quando ancora le scuole erano aperte – ha detto Boccolini – per far conoscere ai giovani il mondo di chi solca tutti i mari.
L’impegno della nostra associazione, fondata nel 1956, è da sempre quello di mantenere vivi i principi e gli ideali che costituiscono il fondamento del ‘credo’ della Marina e di tutti i marinai, con l’intento di tramandare ai giovani questo tesoro morale”.


BACCAIONATE

SPECIALE – Padoa Schioppa nella sua relazione al Parlamento, non ha “dipinto” bene il generale Roberto Speciale, anzi lo ha dipinto proprio male: non tanto però, contraddicendosi con i fatti, da non condividere la sua nomina a giudice della Corte dei Conti. Ma questo Padoa Schioppa si è guardato bene dal rispondere. Chissà perché? forse perché la Corte di Conti è da annoverare tra i giudici speciali.

SI STAVA MEGLIO PRIMA? - Prodi ha detto che con Berlusconi l’Italia era sull’orlo di un baratro e che con lui ha fatto un notevole passo avanti.
In Europa, dove conoscevano Prodi in modo più disinteressato, per evitare che l’Europa che aveva lasciato Prodi cadesse nel baratro, hanno fatto, per stessa ammissione del nostro attuale presidente del consiglio, un passo indietro

CELENTANO E PRODI
–  Celentano con 24000 baci ha messo d’accordo tutta l’Italia, Prodi con 24000 voti non riesce a mettere d’accordo nemmeno se stesso.
A PROPOSITO di 24000 voti mi domando: nelle ultime elezioni la destra ha superato la sinistra per più o per meno di 24000 voti? Perché se il divario è stato maggiore allora la destra ha diritto di parlare e di essere ascoltata e di essere presa sul serio, se il divario è stato minore deve stare zitta. Tertium non datur.

NAPOLI – Il 30 Giugno scadrà la rata per il pagamento di rifiuti solidi urbani: presidente Napolitano crede lei che i napoletani la pagheranno volentieri.

PRODI E LA FIDUCIA
– Simpatico Prodi quando chiede la fiducia ai suoi parlamentari. Lui chiede loro la fiducia perché è proprio di loro che  non si fida. E quelli gliela danno pure !
Credete sia possibile ….  apostrofare onorevoli costoro?

PADOA – SCHIOPPA  - Dopo aver definito in maniera inqualificabile il Generale Speciale, tra l’altro non rispondendo al Parlamento che voleva sapere notizie precise e non l’esposizione di teorie pindariche, il ministro Padoa Schioppa,  smentisce se stesso sulla stato economico dell’Italia: prima lo dipinge di rosa ed avviato su un sano cammino di rinnovamento, poi all’improvviso afferma il contrario. Padoa Schioppa? ma facesse un bel botto!
Baccaione


Mura cittadine
Pantaleo Spagna


Le mura cittadine, fanno parte integrante della storia della città di Viterbo.
Intorno agli anni 1000, la situazione della nostra penisola era molto ingarbugliata. L’Italia era divisa: in stati e staterelli, governati da baroni, da vescovi da principi e quant’altro. Anche Viterbo era sotto  il dominio di baroni al servizio dell’imperatore tedesco e da vescovi dello Stato della Chiesa governato dal papa. Questi governanti, spesso vesseggiavano con tasse le popolazioni riducendole  alla fame e alla miseria.

Intorno all’anno 1000 appunto, in tutta Italia aleggiava un anelito di libertà ed anche Viterbo come le varie maggiori città italiane, si ribellò al dominio dei governanti che in quel periodo esercitavano la loro autorità sulla città.  I cittadini si riunirono sulla piazza di San Silvestro (oggi piazza del Gesù) elessero i loro consoli, si dettero leggi, fecero le riforme e gli statuti e si affrancarono da vescovi e baroni.
I consoli, delegati dal popolo, sapendo che la città era protetta su due lati dai corsi d’acqua,  Urcionio e torrente Mola, per arginare le mire espansionistiche della città di Roma, la prima cosa che fecero, pensarono di costruire un tratto di mura che difendesse la città nell’unico tratto non protetto, che va dalla porta Sonza sino alla porta Fiorita.
Secondo le cronache, l’edificazione delle mura iniziò nel 1095, e i consoli affidarono i lavori a due nobili uomini, Pietro e Raniero Mincio.

Dopo la costruzione di questo tratto di mura, gli altri tratti di mura, furono costruite nei secoli successivi. Nel 1167 si costruisce il tratto di mura per proteggere il quartiere di Pianoscarano, da porta Fiorita sino a porta San Leonardo, nel 1192 si erge un altro tratto di mura, parallelo al corso dell’Urcionio, nel 1213 si costruiscono altre mura per proteggere la zona di San Marco, nel 1215 i cronisti dell’epoca, ci informano della costruzione di un tratto di mura che si incunea nella città, nel 1246 le mura arrivano sino alla “Porticella” nei pressi della chiesa della Trinità, un’epigrafe datata 1268, posta a sinistra di porta Faul, ricorda la costruzione del tratto di mura per opera di Visconte Gatti, capitano del popolo. Con questo segmento che andava dalla torre oggi chiamata dei monaci di Sassovivo fino a porta Faul per proteggere la stessa valle.
Nel 1270 si può considerare concluso il perimetro delle mura che racchiude la città di Viterbo. Logicamente queste costruzioni avvengono tenendo conto dei diversi aspetti economici, sociali, politici e culturali della comunità che all’interno di essa vive. Il materiale usato per la costruzione è il peperino, roccia di origine vulcanica di colore grigio scuro, di cui il nostro territorio è pieno, e il pezzame di tufo che serviva per riempire lo spazio creato tra le due facciate delle mura stesse.

La struttura difensiva delle mura, era composta da tre linee di protezione: la prima era costituita dai fossati, “carbonare”, la seconda dall’antemurale “barbacane”, che difendeva il piede delle mura e la terza dalle mura vere e proprie.  Le informazioni sulle mura, provengono dalle Riforme e  Statuti: redatti dai podestà. 
In una seduta del consiglio comunale del 10  Gennaio 1403, venne deliberato che i proprietari dei terreni vicino alle mura dovessero riparare le stesse, pena un ammenda di cento libre,  nel 1424, il camerario papale Benedictus Guidaloctis, costatato lo stato di dissesto delle cinta muraria nei pressi della chiesa di S. Sisto, ordinava di ricostruire il muro a spese della suddetta chiesa o dal comune.

A seguito dell’alluvione che colpì la città il 1° novembre del 1454, distruggendo le mura nei pressi di porta Faul, si ha una proposta per ricostruire le mura stesse. Il 6 ottobre del 1530, un nubifragio abbatteva gran parte delle mura urbane. Per la ricostruzione, i Viterbesi chiesero e riuscirono ad ottenere una riduzione sulle imposte, compresa quella del sale. Chiunque poteva scavare le carbonare, perché ciò aumentava la sicurezza della città, chi lo avesse impedito incorreva in un’ammenda di 60 soldi. Le guardie incaricate della custodia delle mura e non esercitavano il loro dovere, venivano punite con un’ammenda di 10 soldi.
Di tali notizie se ne possono scrivere pagine e pagine perché riforme e statuti della nostra città, sono una inesauribile fonte di informazioni e sono a disposizione di tutti nella nostra biblioteca cittadina.

Oggi, per fortuna l’amministrazione di Viterbo, guidata dal sindaco Gabbianelli, ha provveduto dopo la ricostruzione del tratto di mura di Pianoscarano, crollate qualche anno fa, alla ristrutturazione  delle mura che vanno dalla via Signorelli, sino alla torre del Bacarozzo, provvedendo altresì alla illuminazione di tutte le mura di Viterbo. L’unico sconcio ancora esistente, operato sulle mura, sono tutte quelle aperture abusive (finestrelle, ecc.) esistenti nel tratto di viale Capocci e via delle Fortezze che il sindaco Gabbianelli, tempo fa, aveva detto attraverso la stampa, che avrebbe sanato e fatto chiudere, purtroppo sino ad oggi, non vi è stato alcun provvedimento e le varie finestrelle, sono sempre al loro posto. La speranza è sempre l’ultima a morire, chissà, forse in un prossimo futuro si potranno vedere le mura senza queste brutture.
Pantaleo Spagna


Campagna AVIS
Francesca Bruti


Bruti Francesca SplinderDal 1° luglio inizia la campagna estiva per promuovere la donazione di sangue anche nei mesi estivi. Con il caldo si va in vacanza! Ma l’emergenza sangue non lascia mai spazio alla voglia di staccare… la spina. Con il caldo le persone si muovono più intensamente nelle strade, durante la giornata, e purtroppo sono anche più frequenti gli incidenti stradali con vittime e feriti, che hanno bisogno di ogni tipo di cura ed assistenza, come la necessità urgente di dare loro il sangue.
Come ogni anno, a tutte le persone che, se idonee, possono donare sangue, si rinnova dunque l’appello di dare il proprio contributo con un flacone di sangue, prima di assentarsi per le vacanze. Purtroppo, sono sempre più numerose le chiamate d’emergenza dai vari centri ospedalieri del Lazio di procurare sangue in carenza per un particolare gruppo e tipo.
A tal fine, la Sezione Comunale AVIS “Romano Milioni”, come di tradizione, ha indetto la campagna estiva delle donazioni. A tutti coloro che effettueranno la donazione nei mesi estivi dal 1 luglio al 20 agosto 2007 sarà dato un buono omaggio utile per partecipare gratuitamente alle cene in piazza, organizzate per i giorni 21, 22 e 23 agosto in Piazza S. Lorenzo con il Sodalizio dei Facchini di S. Rosa, in collaborazione con l’AVIS e l’ADMO. E’ questa una delle varie iniziative che rientrano nella manifestazione “Sodalizio e Solidarietà”, che da diversi anni vede la collaborazione tra i facchini e le associazioni viterbesi per promuovere eventi a scopo sociale nel territorio di Viterbo.

Il logo della manifestazione sarà visibile sulle bustine di zucchero negli esercizi di bar e ristoranti convenzionati e su un autobus urbano della Società Francigena, che circolerà nelle vie di Viterbo per tutto il periodo del settembre viterbese. Il ricavato delle offerte raccolte, sia con le cene che con altri eventi in programma, sarà indirizzato a vari obiettivi sociali, che verranno indicati nella conferenza stampa del 20 agosto p.v. nella Sala Comunale per il lancio del programma del settembre viterbese. La conclusione di “Sodalizio e Solidarietà 2007” sarà in autunno, a data da destinarsi, con lo spettacolo al Palazzetto dello Sport.

Per sottolineare quanto sia importante a livello sociale il contributo che ognuno di noi può offrire all’AVIS, porto come esempio la giornata del 1 Giugno scorso, in cui il Prefetto di Viterbo Alessandro Giacchetti ha rappresentato la Repubblica Italiana nel conferire le onorificenze di Cavaliere, Ufficiale e Commendatore della Repubblica a tutti quei viterbesi che negli anni si sono distinti per particolari meriti, nei settori del sociale, dell’economia, della cultura, ecc. In particolare, ricordo l’onorificenza di Cavaliere data al dott. Giancarlo Bruti, per avere offerto negli anni un elevatissimo numero di donazioni ed aver partecipato ad iniziative promosse dall’AVIS; inoltre, sono stati premiati per altri importanti meriti, anche alcuni dei nostri facchini.
Francesca Bruti


Fatto secco in Via fratelli Rosselli
Bruno Matteacci


Matteacci Bruno SplinderCome è possibile che in una struttura amministrativa, come il Comune di Viterbo, possano passare inosservate determinate problematiche, in particolare in un Comune dove si ha un amore ed un'attenzione particolare per il verde pubblico, sino al punto di aver trasformato, in meglio, tante zone.che apparivano, se apparivano, inosservate?

Il nocciolo della premessa mi è stato stimolato dal vedere delle piante che, a dispetto di quanto è bello, fanno brutta mostra della loro esistenza proprio al centro di Viterbo.

Ironia della sorte le due piante, non più proprio verdi, si trovano in piazza Giuseppe Verdi, nell'unica aiuola esistente. Ci vorrebbe poco a sostituirle, magari cambiando il tipo delle stesse, perché ho il dubbio che a qualche viterbese non piace quella specie di pianta e che inavvertitamente, nel prendersi cura delle stesse, per amore del verde abbia, distrattamente confuso, nell'innaffiarle, l'acqua della Palanzana con il kerosene della Libia!
Che dire poi della promessa, non mantenuta, per la messa a dimora di piante lungo via fratelli Rosselli, lato Teatro dell'Unione?

pianta secca Credo che il tutto è dipeso dalla infiltrazione di acqua nelle parti basse del teatro? Se fosse così, tutto è comprensibile e giustificato, ma anche a quest'ultima ipotesi c’è la soluzione; si potrebbero mettere in uso fioriere dello stesso tipo di quelle di via Guglielmo Marconi. Sarebbe come una prosecuzione di quella via. Allora sì che si potrebbe dire che quell'angolo di Viterbo è gradevole.
Sempre sulla via Rosselli si è seccato un albero che si trova proprio all’ingresso della Camera di Commercio.
E’ lì immobile da un po’ di tempo ed attende un’anima buona che lo tolga dall’imbarazzo, sì, perché Camera di Commercio si tratta pure di Agricoltura...
Bruno Matteacci




Polizia e discoteche

Agnese Galeotti


Ancora una volta, in questi giorni, si è sentito parlare di stragi causate da pirati della strada, ubriachi... le famose stragi del sabato sera.
L'altra sera passando in Piazzale Gramsci, sulle "zebre" erano presenti ben quattro volanti della polizia. La prima cosa che mi è venuta in mente è stata di chiedere ad un ragazzo poliziotto, perché quelle autovetture fossero lì e perché in quel numero. Mi ha risposto che, probabilmente, era la giornata contro le stragi del sabato sera e che erano più volanti del solito proprio per assicurare maggior efficienza. Così tra me e me ho pensato: Giustissimo!! ma...a Piazzale Gramsci??!! Dentro la città?! Sono rimasta un po' perplessa...

Perché i controlli non vengono effettuati direttamente all'uscita delle discoteche? Che senso ha fermare le auto con a
bordo i ragazzi quando sono già in città, avendo percorso, Dio solo sa, quanti chilometri tornando dalle discoteche?
Forse per non "dar troppo fastidio" al lavoro dei locali notturni?
Se così fosse, da quando far rispettare le regole e prevenire incidenti mortali è "dar fastidio"?!
Io credo che un ragazzo brillo o ubriaco che sia, non debba aver modo neanche di fare pochi metri al di fuori della discoteca! Così, a mio parere, si prevengono gli incidenti, non attendendo che il tale arrivi a "casa" per poi tirar un sospiro di sollievo se non ha ucciso nessuno con la sua automobile.
Io penso che i locali notturni siano anche troppo tutelati.
Spesso, infatti, si lascia correre sul fatto che dentro alle discoteche, luoghi pubblici, si faccia tranquillamente uso di sigarette.

Pochi sono i controlli sulla quantità di gente che entra in una discoteca, o in un discopub, spesso troppo piccoli per accogliere una massa di persone.
Troppo spesso non vengono fatti controlli su scontrini fiscali non rilasciati, quando paghi un succo di frutta 5 o 10 euro! Perché avviene questo? Perché, invece, un bar del centro o in periferia che sia, viene "piegato" da controlli puntigliosi e sommerso di scartoffie?
Agnese Galeotti


Vetralla
Riccardo Manca


Manca Riccardo SplinderIl nome “Vetralla” potrebbe derivare dal latino “veteranula” (da veterana) che ha un significato riferito al terreno e potrebbe legarsi anche al latino “vetus-eris” (vecchio) che potrebbe indicare “terra vecchia” nel senso di incolta.
All’inizio del XVIII secolo la cittadina di Vetralla fu interessata da interventi urbanistici che trasformarono la parte centrale dell’abitato. Durante questi interventi furono ricostruiti il duomo, dedicato all’apostolo Andrea ed il palazzo dei Priori. Precedentemente esisteva nel sito contiguo all’attuale duomo una Chiesa di S. Andrea, ricordata in alcuni documenti come “vecchio duomo”.

La posizione di Vetralla, dominante e facilmente fortificabile, nel cuore del territorio degli Etruschi è stata occupata con continuità a partire dall’Alto Medioevo. In epoca romana sulla Via Cassia a circa due chilometri dagli insediamenti medioevali era presente una stazione della posta; tuttora nei pressi di S. Maria di Forcassi sono presenti alcuni muri e parte della pavimentazione del “Forum Cassii” romano. Nel tardo impero la popolazione, ridotta numericamente, si spostò nell’attuale posizione più facilmente difendibile. La piccola fortezza venne incorporata nei possedimenti papali fin dalla loro origine storica grazie alla Donazione di Sutri (728) effettuata dal re longobardo Liutprando a favore del papa Gregorio II; tra gli anni 1110 e 1134 fu sotto il dominio dei signori di Viterbo.

Dal 1145 il papa Eugenio III si installò a Vetralla per sfuggire alla violenza ed alle lotte interne di Roma; da qui indisse la Seconda Crociata con la bolla “Quantum praedecessores”. Il Monumento più prestigioso del centro storico di Vetralla è rappresentato dall’antica Chiesa romanica di San Francesco. Risale all’XI secolo ed è costruita sui resti di un precedente edificio. L’interno è a tre navate e conserva i resti di un pavimento cosmatesco e numerosi affreschi; la cripta, a sei navate divise da ventisette colonnine, risale probabilmente al VI - VII secolo.
In stile classicheggiante il Duomo, dedicato a S. Andrea apostolo, venne iniziato nel 1711 e custodisce numerose opere che vanno dal XII al XVIII secolo.
Sono parte integrante del ricco patrimonio di Vetralla, anche le Chiese di S. Pietro, S. Egidio, S. Filippo e San Giacomo (XV), Madonna del Soccorso (1687) e l’Ave Maria (rurale).

Sempre nel centro storico, il Palazzo Comunale, con campanile a vela ed orologio, la cui elegante facciata è stata realizzata su disegno del Vignola. Di ispirazione vignolesca anche Palazzo Franciosoni, Palazzo Piatti e Palazzo Vinci.
Riccardo Manca


La Maremma... scotta
Patrizia Labellarte


fotopatrizialabellarte2È di pochi giorni fa, la notizia, peraltro apparsa sul Messaggero alla pagina di Viterbo, di molteplici incendi di origine dolosa scoppiati nella scorsa settimana lungo le campagne della Maremma.
Le zone più colpite sono state quelle sulla strada che porta a Vulci e nei pressi dell’area industriale in località Due pini.

Ingenti i danni degli incendi, 20 in totale, in fumo oltre 100 ettari tra grano, erbaio per animali  e fiamme all’interno dell’area della sottostazione dell’Enel a Camposcala. Secondo alcune testimonianze, in questi luoghi è stato visto aggirarsi con fare sospetto una persona a bordo di uno scooter. I Carabinieri di Montalto di Castro stanno indagando per risalire a questo fantomatico piromane. Chi di voi, si è recato al mare, non ha potuto fare a meno di notare questo spiacevole scenario: niente prati verdi, infinite coltivazioni, ma solo distese nere, bruciate completamente…prive di vita.
Già la stagione è allarme incendi, in  più, come se non bastasse, si aggiungono le azioni di questi soggetti o le bravate di altri o ancora la disattenzione di automobilisti che gettano irresponsabilmente le cicche delle loro sigarette non pensando all’immenso danno che possono provocare.

Di fronte a tutto ciò mi viene da pensare: ma queste persone hanno una coscienza? Che gusto ci provano a distruggere il lavoro, il sacrificio di altre persone?
Poi, ancora una volta, mi viene da pensare ad un’unica cosa: al rispetto che non c'è.
Come alla mancanza di educazione, sensibilità e cura che ahimé abbiamo per tutto ciò che ci circonda.
Ma non dimentichiamoci che… la responsabilità di ciò che accade è solo nostra.
Patrizia Labellarte


Artigianato a rischio
Patrizia Labellarte


Il 2 luglio si terrà a Viterbo un convegno sul Testo Unico per l’Artigianato.
Scopo di questo è dare una svolta alla situazione precaria in cui si trova il settore artigiano della Tuscia. Abusivismo, finte imprese, lavoro sommerso stanno minacciando questo che risulta essere uno dei  settori trainanti l’economia viterbese. I dati del VII rapporto sull’economia della Tuscia, pubblicato dall’Osservatorio economico provinciale insieme con l’Istituto Guglielmo Tagliacarte hanno evidenziato un tasso di sviluppo per l’anno 2006 del 3,2 per cento o meglio, risultano 8.300 le imprese artigiane registrate nell’Albo: 772 le nuove iscritte, 504 quelle che hanno cessato l’attività.

“A metà giugno – dice il segretario della CNA Adalberto Meschini - la Commissione provinciale per l’artigianato di Viterbo ha dovuto registrare 50 iscrizioni e 100 cancellazioni. Un campanello d’allarme visto che in questo periodo dell’anno il numero delle imprese che aprono è sempre superiore a quello delle cessazioni. A ciò si somma il fatto che la Tuscia è tra le province con il più elevato indice di mortalità delle aziende artigiane nei primi anni di vita”.

A tutto ciò si unisce il fenomeno delle finte imprese, cioè soggetti che si dichiarano imprenditori quando in realtà sono semplici fornitori di prestazione occasionale di manodopera sprovvisti delle attrezzature necessarie per svolgere l’attività.
“Servono più controlli severi e puntuali”- aggiunge il segretario della CNA.
Patrizia Labellarte

postato da: Spvit | 12:16 |

sabato, giugno 16, 2007

13 Giugno 2007
Anno XVII n° 11


Domenica 1° Luglio 2007
MERCATINO DELLE CURIOSITA’
SUL PARCHEGGIO DEL CENTRO COMMERCIALE TUSCIA
per prenotazioni telefonare al 3393337869



Un monumento nelle mani di Dio
fotogaleottiSplinderDomus Dei, ma che bestia è?
Mauro Galeotti


Tutti di corsa in Via santa Maria in Gradi per raggiungere le destinazioni, ma quanti si sono accorti della Domus Dei, la Casa del Signore?
DSC01128 Credo proprio pochi, eppure è lì dal Duecento, era stata donata ai frati Domenicani, che erano a Gradi, nel 1290 dai di Vico. I frati vi allestirono un ospedale grazie alla donazione di Visconte Gatti, ed ecco qua che nacque l’Ospedale Domus Dei.
Altri lasciti consentirono ai frati di acquistare letti, lenzuola, materassi al fine di poter curare ed assistere gli infermi poveri.
Sulla facciata era murato un bassorilievo marmoreo, ove era raffigurata la Madonna in trono col Bambino e con ai loro piedi i dedicatari in preghiera nelle persone di Visconte Gatti e di sua moglie Teodora Capocci.

Le vicende dell’ospedale furono numerose e cariche di storia.
La struttura versa in pessime condizioni, il tetto, addirittura, è coperto in buona parte in orribili lamiere. Quando piove l’acqua è padrona di entrare in ogni dove.

Sì è vero la Domus Dei è di proprietà privata, ma ritengo ingiustificato il comportamento delle varie istituzioni locali, e non faccio nomi, perché per me sono tutte colpevoli di menefreghismo.
Un monumento di tale portata, se fosse stato in un’altra città certamente avrebbe avuto il suo giusto valore, la sua giusta conservazione, il suo giusto riutilizzo.
La sua sfortuna è che si trova a Viterbo dove Viterbesi e amministrazioni se ne infischiano altamente.
Peccato!
Mauro Galeotti


I NAS a scuola
Claudio Santella


fotosantellaclaudio I NAS a scuola? Ma le SS debbono mandarci a scuola, altro che i NAS, e non solo per la droga che circola tra i ragazzi, ma soprattutto per certi professori, che in una scuola senza aggettivi non avrebbero trovato mai non solo cittadinanza, ma nemmeno asilo politico, perché hanno fatto e fanno della scuola uno strumento per il raggiungimento di fini altrui e di loro comodi personali, anche sovvertendo i fini istituzionali della scuola stessa. Mercenari e strumenti, nemmeno ciechi, d’occhiuta rapina!
E poi chi è che vuole mandarci i NAS? E’ la Turco, cioè quel ministro che prima fa di tutto per raddoppiare il consumo consentito delle dosi di droga, e poi si mette a dare suggerimenti perché gli altri prendano provvedimenti contrari ai suoi.

Ma a che gioco sta giocando questa Turco? Ma chi è questa Turco, che precedenti ha, che fini vuole perseguire? Perché si vuole servire dei nostri ragazzi e contemporaneamente vuol far credere di proteggerli? Si spieghi meglio questa Turco perché per molti di noi miseri mortali qualcosa non è chiaro.
Cari genitori non drogati, cari professori non drogati, cari presidi non soggetti a dipendenza alcuna, che credo essere la stragrande maggioranza, non aspettiamoci che a risolvere questo sciagurato problema siano i nostri politici, perché anch’essi si drogano. Vi siete chiesti che fine hanno fatto i parlamentari sorpresi nell’aver fatto uso della droga? Che fine hanno fatto quei parlamentari che, sotto l’effetto della droga, legiferano? Vi siete mai chiesti qual è stata la posizione della Turco nei confronti di costoro? Avete mai considerato che la loro immunità è in funzione dei loro compiti istituzionali e non è per proteggerli da qualsiasi tipo di illecito o di reato. Ma vogliamo prendere a calci nel sedere, a due a due fino a che diventano dispari, questi nostri millantatori di credito, si o no?

Turchi, Ottomani, Ottentotti che siano!
Questi ragazzi, bacino d’utenza della droga, sono figli nostri, sono il nostro futuro, la nostra speranza: non possiamo contribuire con il nostro comportamento passivo al loro deterioramento. Facciamola finita.
Ci sono le leggi per mettere con le spalle al muro i vari responsabili che per ignavia o per interesse si astengono dall’agire pur essendo pagati per questo: siano essi genitori, educatori, agenti dell’ordine, magistrati, e quant’altro.

Mettiamo alla gogna tutti questi parassiti sociali. Smettiamo, poi, di accogliere al braccia aperte il fior fiore della delinquenza che proviene da altri Paesi, sia che appartengano all’Europa o meno. Facciamo bene attenzione a non lasciarci distrarre da avvenimenti gonfiati e buttati nella mischia ad arte per il vantaggio dei “soliti ignoti” ed a danno dei cittadini, di cui si cerca di sviare l’attenzione da altre cose.
Proviamo a leggere tra le righe, dove non c’è scritto niente. Ne siamo capaci?
Mettiamo ordine morale nel nostro agire quotidiano e non limitiamoci a protestare a parole. Organizziamoci per questo e non permettiamo che si faccia, tra l’altro per fini illeciti, uso ed abuso di ciò che abbiamo di più caro, cioè dei nostri figli. Ne troveremo giovamento sia come singoli che come società.
Claudio Santella


Pericolo inaudito
Agnese Galeotti


AgneseSplinder Qualche giorno fa sulla Strada Ellera una macchina è finita sotto al treno. Colpa dell'incoscienza o della sbadatagine del conducente?
Oh dei segnalatori di pericolo che, forse, non hanno funzionato? Colpa qui, colpa là, secondo me la vera ed unica colpa è di chi permette che nel 2007 siano ancora presenti passaggi a livello non custoditi! Come si fa?!

Non dovrebbero esistere queste situazioni. E se a passare invece di un automobilista con patente, fosse un ragazzino in bicicletta che i segnali non sa neanche dove stiano di casa? Come si può rischiare la vita di un bambino pur di non spendere danaro per mettere delle sbarre a protezione della ferrovia?!
Già in passato, più di una volta, abbiamo reso noto il problema a chi di dovere, che se  ne è altamente fregato!

Possibile che in questo bellissimo e altrettanto issimo menefreghista Paese, per far fare qualcosa di buono e giusto a chi ha dovere e potere per farlo bisogna farci scappare il morto?
Sempre che poi questo basti!
Mi sono stancata di ripetere sempre le stesse cose e di mendicare una soluzione che non arriva!
Spero di non dovermi ritrovare, tra qualche mese, di nuovo a scrivere di questo pericolo!
Agnese Galeotti


Parcheggio, un brutto sogno
Bruno Matteacci


Matteacci Bruno Splinder Quello che, il 9 maggio scorso, trattando l'argomento parcheggi definimmo, nelle pagine di questo quindicinale: stato caotico in via Enrico Fermi, più precisamente, nel piazzale antistante la cittadella della salute, ormai lo possiamo definire, un brutto sogno. Infatti, basta fare un raffronto da come era il parcheggio della zona, con l'attuale situazione.

L'amministrazione comunale di Viterbo ha fatto veramente un buon lavoro: ha diviso il piazzale con due linee di percorso nei due sensi creando, tra loro, dei parcheggi.
A pagamento, a tariffa ridotta del 50% ed ha, giustamente, istituito altri parcheggi gratuiti, a tempo limitato ad un'ora.
Con la gioia dei più bisognosi, sotto, l'aspetto "motorio", il Comune di Viterbo ha creato, a ridosso dello struttura sanitaria molti parcheggi per portatori di handicap.

Questo fatto ci ha entusiasmato in quanto abbiamo vissuto il problema sentendo le doglianze degli automobilisti perché in loco era diventato impossibile parcheggiare ed avere la certezza di poter uscire a secondo le necessità in quanto il "caos" era indescrivibile.
Da queste pagine vada al Sindaco e a chi di dovere, il ringraziamento per aver recepito la nostra segnalazione, nell'interesse della collettività.
Bruno Matteacci


Seminario di Viterbo
Riccardo Manca


Manca Riccardo Splinder Il seminario Viterbese venne fondato dal Card. Antonio Gabriele Severoli nel 1816, provvisto di una cospicua biblioteca. La costruzione dell’istituto fu attuabile in seguito alla soppressione napoleonica degli ordini religiosi ed alla successiva restaurazione dello Stato Pontificio. Per iniziativa del clero locale era stata avanzata richiesta alla Santa Sede affinché la chiesa, il convento ed i beni già appartenenti agli Agostiniani fossero concessi per l’istituzione di un seminario.

La domanda ebbe esito favorevole con un rescritto pontificio del 4 Novembre 1814, al quale seguì un breve di Pio VII, emesso il 29 Agosto 1815 e reso esecutorio con un decreto del card. Severoli del 15 Novembre 1816. I compiti di direzione e di insegnamento nel nuovo seminario rimasero affidati totalmente ai sacerdoti locali fino al 1861, quando il vescovo card. Gaetano Bedini conferì l’incarico di maestro di retorica ad un padre gesuita che nell’anno successivo fu nominato rettore. Il 15 Agosto 1863, i Gesuiti unirono al seminario un convitto che rimase aperto fino al 1868 quando i religiosi lasciarono Tuscania per trasferirsi nel seminario di Viterbo in seguito all’invito ricevuto dal vescovo card. Matteo Eustachio Gonella. Nel 1870 la Giunta municipale, arrogandosi diritti sovrani, decretò l’appartenenza al Comune di tutte le proprietà del seminario.

Il vescovo Antonio Maria Grasselli fin dall’inizio del suo episcopato pose tutto l’impegno affinché fossero incrementati nel seminario lo studio, la formazione religiosa e la disciplina. Nella relazione inviata a Roma dopo al sua seconda visita pastorale egli annotava che nel seminario erano frequentate le classi elementari e ginnasiali ma mancavano gli studi filosofici e teologici. Tra le funzioni celebrate nella chiesa di Sant’Agostino, affidata al seminario, venivano annotati il triduo alla Madonna del Carmine e la messa con la benedizione delle vesti e del pane nel giorno di San Nicola.
Nel 1928 il vescovo Emidio Trenta, dovendosi procedere ad una organizzazione unitaria dei piccoli seminari dell’Alto Lazio, soppresse il seminario di Tuscania e lo unì a quello di Viterbo.
Riccardo Manca


Fontane ed orologi
Patrizia Labellarte

fotopatrizialabellarte2Passeggiando qua e la per Viterbo ci si accorge di tante cose… Se, si osserva attentamente si può notare come tra le tante bellezze architettoniche, i giardini, le piazze ci sono un’immensità di brutture a dare un tocco di imperfezione e disordine.
Qualche mattina fa, mi trovavo a Piazza della Rocca e un passante, fermandomi, mi ha chiesto cortesemente l’ora. Mi sono voltata, ho alzato gli occhi verso l’orologio presente sulla porta della piazza ma, come non detto! a metà mattina, l’orologio segnava le cinque del pomeriggio!

Ed ho notato, in seguito, che non è il solo a presentare questo difettuccio…anzi…
Soffrono dello stesso “male” un po’ tutti: quello di Piazza del Comune, quello di via Ascenzi e anche quello presente al lato della facciata della Chiesa nella frazione della Quercia..
Oggi, con orologi da polso, telefonini che segnano l’ora esatta viene sempre meno spontaneo alzare gli occhi e vedere queste enormi lancette che scandiscono il tempo nella nostra città.
Purtroppo questo è un caso di pura e semplice trascuratezza, frequente a Viterbo e che, haimé, non riguarda solo gli orologi ma tocca da vicino molte altre cose. Un esempio?... le fontane prime protagoniste delle piazze viterbesi.

Eh, si!...alcune avrebbero bisogno di un vero e proprio restauro, come si suol dire: “il tempo passa anche per loro”! altre sono poco funzionanti o del tutto prive di acqua… Lo so, è estate, incalza il problema siccità e bisogna risparmiare! Giusto! Bisognerebbe allora, incominciare dall’acqua utilizzata per irrigare le aiuole e che viceversa irriga l’asfalto per ore ed ore! Che grande spreco!!!
Eppure nessuno se ne accorge e prende dei provvedimenti.
Sicuramente fontane ed orologi poco funzionanti non sono problemi insormontabili, però, credo che siano un chiaro esempio di disattenzione o meglio di poca accuratezza nei confronti di ciò che abbellisce e contorna le piazze, porte ed edifici storici di Viterbo.
Patrizia Labellarte


BACCAIONATE

NAPOLITANO E NAPOLI – Ma come si fa a prendere sul serio un Paese dove per risolvere una questione di rifiuti, seppure in una città come Napoli, debba intervenire il Presidente della Repubblica? Spiegatemelo, per favore, perché io non riesco a capacitarmi. Vi ringrazio fin da ora.

CILIEGINA DI ORNAMENTO –
Visco, padre degli oli visco-statici, in un modo o nell’altro deve aver unto moltissimi senatori. Il Senato, infatti, nella votazione in aula ha approvato l’inciucio Visco-Speciale di cui era protagonista. Non c’è spazio per i commenti.

CONCLUDENDO – In un libricino intitolato “Democrazia moderna”, scritto da Sergio Hessen e pubblicato da Armano Armando Editore, riportata la seguente frase che, se la memoria non m’inganna, è da attribuirsi a Tommaso Hobbes, teorico dell’assolutismo. “Ius est id quod iussum est”. Ebbene, signor ministro Fioroni, dia disposizione di bocciare tutti quei ragazzi che tradurranno “E’ diritto ciò che viene comandato”, perché la traduzione esatta è la seguente. “Democrazia e serietà al governo”.

ADEGUAMENTI ECONOMICI

ADEGUAMENTI INTERNAZIONALI Il presidente della Banca Mondiale si è dimesso perché non più gradito alla maggioranza dei Paesi membri. Si è dimesso perché accusato di aver favorito la carriere di una dipendente della medesima banca con la quale aveva avuto o aveva una relazione sentimentale.
Come mai, i nostri pubblici amministratori, che spesso giustificano i loro provvedimenti dicendo che bisogna adeguarsi alla normativa europea non si adeguano anche in questo caso? Una bella occasione per fare pulizia.

ADEGUAMENTI ITALIANI – Il vice ministro Visco viene accusato di ingerenze indebite da parte del comandante generale della Finanza, il quale viene sostenuto nelle sue accuse da altri tre generali. Che cosa fa Visco? Si dimette come il presidente della banca mondiale? Ma neanche a pensarci. Visco se ne sta zitto e riceve, addirittura, la solidarietà del presidente del consiglio Romano Prodi. Anzi, si dice che questi due signori, la sera stessa, siano andati a teatro a vedere una commedia di Plauto: quella intitolata “Il soldato millantatore”.
Baccaione


Fontana Grande... spenta!!!
Agnese Galeotti


Sono ormai diversi mesi che la duecentesca Fontana Grande è immersa in una sconfinata tristezza. Privata anche di poter versare lacrime... d'acqua.
Infatti, difficile ricordarsi l'ultima volta che si è vista brillare tra zampilli e goccioloni!
Perchè una bellissima fontana, storica e rara per la sua composizione su base a croce, viene tenuta spenta?

Sembra quasi mutilata.
Derubata del suo splendore ed, in qualche modo, del suo ruolo.
E' un vero peccato, anche per la città stessa. Infatti, la splendida fontana, è la prima che incontrano i turisti entrando da Porta Romana.
Forse è la più caratteristica e particolare fontana della nostra città.
Sono già diverse volte che scriviamo riguardo a questo problema. Ma, per qualche ignaro motivo, mai si è raggiunta una soluzione.
Speriamo che questa volta vada meglio!!
Agnese Galeotti


Tarquinia un “Game fair”
Francesca Bruti


Bruti Francesca Splinder Il cattivo tempo dei giorni scorsi sembrava aver allontanato la possibilità di iniziare a godere della stagione estiva; nonostante ciò, le varie iniziative che rientrano nel cartellone degli eventi per la bella stagione non sono tardate ad arrivare. Cornice di un appuntamento unico nel suo genere per l’Italia è stata proprio una località di mare nostrana, Tarquinia, che dall’8 al 10 giugno ha ospitato la XVII edizione del “Game Fair”: con oltre 40.000 visitatori previsti, 130 espositori e 50 diversi spettacoli in programma, l’affluenza di pubblico è stata alta.

Si trattava di una mostra-evento che aveva l’intenzione di valorizzare l’arte del vivere all’aria aperta, con numerosi stand che presentavano attività e materiali utili per chi è amante della natura e delle varie forme con cui stare all’aria aperta: attrezzature per la natura, armi od oggetti da caccia e da tiro, pesca, addestramento cani, subacquea, country style, equitazione, ecc. Inoltre, era possibile ammirare l’esposizione di fucili sportivi, insieme ad un mercato che proponeva varie curiosità. E poi, spettacoli e iniziative con cani, cavalli, falconieri, tiro a volo, dove oltre ai campioni, anche il pubblico poteva essere protagonista, provando in prima persona; erano presenti percorsi di caccia, tiro ad aria compressa, pesca e molto altro ancora.

Nello specifico, il luogo della manifestazione è stata la località Spinicci, una tenuta che arriva fino al mare. Da sottolineare che la Provincia di Viterbo, oltre ad essere presente con un apposito stand e ad aver patrocinato l’iniziativa, ha fornito il proprio contributo sia in termini economici, sia tecnici. Infatti, lo stesso Assessore alla Protezione Civile della Provincia, Mauro Mazzola, si è detto orgoglioso dell’evento, essendo la prima volta che il “Game Fair” veniva realizzato nella Tuscia; per questo, ha voluto seguire da vicino tutta l’organizzazione, con l’intenzione che nel futuro la manifestazione si stabilizzi proprio a Tarquinia.
Francesca Bruti


BACCAIONATE 2

ESEMPI DI SERIETA’

SERIETA’– Il Presidente Sarkozy in una quindicina di giorni è riuscito concedersi una vacanza, a nominare il primo ministro ed a prendere i primi contatti internazionali incontrando il cancelliere tedesco Angela Merk. Questo nuovo Presidente, poi, non solo ha ristretto i tempi d’azione, ma anche i ministri: non più di quindici. Altri modi di governare.
Certo che se anche in questo caso ci adeguassimo a quanto avviene in altri Paesi europei con i risparmi che ne conseguirebbero manderemmo in attivo il bilancio dello Stato.

SERIETA’?- Il presidente del consiglio Prodi, ostentando sicurezza, ha nominato una pletora di ministri, di vice-ministri, di sottosegretari, di portavoce, di porta borse… in buona sostanza di porta in giro. Prodi ignora il Parlamento, va avanti a colpi di forza, chiamandola fiducia, poi afferma che agisce in pena legalità, dice che è serio, dice che gli altri non sanno che cosa è la democrazia. Ce lo dice Prodi che cos’è la democrazia: la democrazia è quella cosa in cui è diritto ciò che viene comandato.

SERIETA’ – Sono portato a credere che gli Italiani ritengano che il comportamento tenuto dal generale Roberto speciale nel caso Visco sia da annoverare fra i pochissimi e rarissimi esempi concreti di serietà, correttezza ed onestà. Roberto Speciale si è guadagnato il privilegio, riservato a pochi, di essere ricordato tra i galantuomini con il solo nome e cognome. Prodi, d’ora in avanti, se vorrà essere creduto quando parlerà di serietà al governo, dovrà allontanare Visco dallo stesso e sostituirlo con Roberto Speciale.

SERIETA’? – Prodi rende omaggio alla Guardia di Finanza, Padoa Schioppa esterna fiducia alla medesima e le augura di lavorare serenamente…. Mi domando se ci stiano prendendo in giro o meno? Ed infatti come fa la Guardia di Finanza a lavorare serenamente se appena appena si azzarda a non fare quello che un vice ministro le chiede, e che non dovrebbe chiederle, sia ben chiaro, viene condannata a subire una deminutio capitis? Come fa la Guardia di Finanza a lavorare secondo le leggi se nel farle rispettare si vede colpita nel suo rappresentante più alto? Perché cari concittadini le cose sono due: o Visco ha ragione, ed allora va punito Speciale, oppure ha ragione Speciale ed allora va punito Visco.

OLI PER MOTORI

VISCO – SPECIALE - Anziché allontanare dall’ufficio ricoperto il comandate generale della Guardia di Finanza, generale  Roberto Speciale, il governo avrebbe dovuto allontanare il ministro Visco e spedirlo in qualche fabbrica di oli per motori: Visco statico com’è avrebbe dato vita ad un olio davvero speciale!

VISCO – PRIVILEGIATO – Ad un olio speciale il governo ha preferito un olio privilegiato e lo ha chiamato Visco-privilegiato.

ART. 2909 c.c. – Detto articolo testualmente recita: “L’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato a ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa”. Alla luce di questa norma ho motivo di credere che la controversia Visco-Speciale avrà un seguito, e temo che non sarà un seguito positivo. Che fine pensate che faranno gli alti ufficiali della Guardia di Finanza che Visco aveva chiesto a Speciale di trasferire? Staremo a vedere. A sommesso avviso di chi scrive il governo, ungendo qua e là con oli visco-statici, riuscirà a mandare le cose come vuole.

VALORI E VALORI

TUTTO QUESTO SARA’ TUO SE PROSTRATO MI ADORERAI –
Antonio Di Pietro, fondatore ed esponente massimo del partito “Italia dei valori”, che cosa ti va a combinare nella ricerca e nell’esposizione dei suoi valori? Prima dà ragione a Speciale e fa varie affermazioni in tal senso, poi dice di accontentarsi della rimessione della delega sulla Guardia di Finanza da parte di Visco, infine, in aula, vota a favore di Visco nonostante l’inqualificabile relazione di Padoa Schioppa. La domanda sorge spontanea: “Che cosa ci ha guadagnato Di Pietro in questo suo voltafaccia”? Purtroppo in Italia ci sono anche i valori di Di Pietro.

MONTEZEMOLO – Non bastava Montecitorio, adesso ci si è messo anche Montezemolo. Mi chiedo: ma costui dov’era quando coloro contro cui inveisce hanno preso il potere? Possibile che un esperto del suo calibro si sia lasciato impapocchiare dalle affermazioni di quattro sciacalli interessati? Ma a chi la vuole dare a bere? Comunque, ammesso che sia così, viene da credere che Montezemolo  abbia creduto di poterli, in seguito, far fessi, oppure che sia della stessa pasta di costoro, che, poi, in fondo è la stessa cosa. Ma quando mai una teoria di sinistra poteva essere favorevole alle imprese, al capitalismo cioè, se non per un utile della nomenclatura. Come può aver creduto Montezemolo a questa assurdità? Questo nuovo monte del suolo italico mi ricorda tanto la Pentecoste del Manzoni, che al momento del bisogno degli altri stava sempre da un’altra parte.

PANNELLA –
Un altro che mi ricorda la Pentecoste del Manzoni è Pannella. E me la ricorda a proposito della droga. Questi benedetti ragazzi, e forse nemmeno tali, perché a quindici anni si è ragazzi si e ragazzi no, hanno preso il bruttissimo vizio di morire a quella età per sentirsi grandi o per far vedere che sono grandi. Per strumento usano lo spinello di cui Pannella è stato, è e continua ad essere sostenitore inde fesso.
Se questi benedetti figli riflettessero un pochino, o meglio se qualcuno anziché sputare sentenze si mettesse a ragionare con loro e li educasse ad essere se stessi, si accorgerebbero che queste forme per farsi vedere grandi altro non rivelano che la loro immaturità, immaturità che è tanto più grande quanto più queste esternazioni sono appariscenti.

Un ragazzo che ha ricevuto il naturale aiuto da parte delle persone a ciò preposte, non sente la necessità di queste manifestazioni, non ha bisogno di queste stampelle per mostrare la sua maturità, maturità che, tra l’altro, nessuno gli chiede. Un ragazzo è bello per quello che è: a nessuno piace vedere un ragazzo di quindici anni che si comporta come un uomo.
Che si godano la loro giovinezza in modo sano ed in piena goliardia: susciteranno invidia e nostalgia; così facendo suscitano solo pena e commiserazione.
In tutto questo baillamme mi chiedo: ma Pannella dov’è? Che fine ha fatto? Che fa, sciopera oppure ciurla nel manico, magari cercando di sollevare manifestazioni di massa … e Carrara?
Baccaione


Un e-book anche per i non vedenti
Patrizia Labellarte


La II D dell’Istituto magistrale di Viterbo, grazie ad un finanziamento della Provincia ha realizzato un libro elettronico anche per non vedenti.
Un e-book con lo scopo di unire intorno al tema dell’adolescenza ragazzi normodotati e compagni meno fortunati.
I protagonisti di questo programma sono un team interdisciplinare di docenti e ventuno alunni, di cui una non vedente.
Altro obiettivo del progetto è la costruzione di una biblioteca virtuale formata da una serie di e-book, accessibile a tutte le classi di alunni, anche non vedenti, grazie al sistema della sintesi vocale.
Quindi una biblioteca digitale consultabile anche on-line, contenente materiali didattici utili alle classi frequentate da alunni non vedenti o ipovedenti anche in collegamento con il Centro territoriale di supporto alle tecnologie per la disabilità dell’ufficio scolastico provinciale di Viterbo (Cts).
Un progetto encomiabile”- afferma Ugo Gigli - un lavoro che segna l’inizio di una collaborazione con gli esperti dell’Unione Italiana Ciechi, l’Istituto magistrale Santa Rosa e la Provincia di Viterbo.
Patrizia Labellarte


Premio della Bontà
Bruno Matteacci


Non è che avevo qualche
dubbio sulla magnifica riuscita dello spettacolo, organizzato dall' Associazione "don Armando Marini", nel Cinema azzurro.
Il merito della riuscita, oltre che attribuirlo alla fattiva attività di alcuni componenti l'Associazione, sotto la guida del presidente, il dinamico don Bruno Marini, a mio parere, deve essere attribuito alla continua presenza, nel ricordo, che si ha della figura di don Armando che "aleggia" sulla città di Viterbo e dintorni.
Basta una piccola azione, o manifestazione, fatta nel nome di don Armando per chiamare a raccolta molti, moltissimi Viterbesi.
Sono anni che l'Associazione mantiene vivo il ricordo di tante manifestazioni volute, a suo tempo, dal caro don Armando, fra le quali "Il premio, della Bontà" manifestazioni che si ha intenzione di continuarle nel tempo con lo scopo di ricordare e premiare; nel caso di quest'ultima, una persona che durante l'anno si è distinta.

Penso che mai, per ora, come quest'anno l'Associazione ha individuato la persona giusta per attribuire il "Premio della Bontà"; manifestazione che vuole mettere in risalto atti d'amore, gesti di bontà, opere di carità e di socialità verso il prossimo.
Colui che in sè ha tutte queste qualità non poteva essere che don Giosy Cento per il quale ritengo superfluo soffermarmi, stante la sua notorietà pastorale e musicale, non solo in provincia di Viterbo, ma per ogni luogo ove è l'amore e la presenza di Dio.
In sintesi il tutto è racchiuso nella motivazione che ha giustificato la concessione del premio a don Giosy: "Per noi stessi; Per il prossimo; Per Dio!".
Bruno Matteacci


Consiglio nazionale esoterici di Viterbo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Dopo una lunga pausa di ritiro spirituale in Brasile dove nel frattempo Enrico Perelli è diventato il Pay Do Santo della cultura Candoblè Ubanda e Macumba nel territorio di Itaborai, non lontano da Rio de Janeiro, il tanto aspettato e gradito ritorno del Fratello Enrico, questo è infatti il nuovo pseudonimo del Perelli, quasi a sottolineare una acuita umiltà acquisita in quasi dieci anni di esercizi spirituali e pratica della meditazione che lo hanno profondamente provato e cambiato.

Chi Vi scrive è l’addetto stampa del C.N.E.I. e Vi assicuro che ho impiegato del tempo a entrare nella nuova personalità del fratello Enrico, molto più silenzioso, riflessivo con un sorriso largo e comprensivo che contrasta con il rumoroso Maestro Enrico che raggiunse il Pay Do Santo al capezzale del suo letto in Brasile e lo ha accompagnato al di là della soglia umana.

Da quel lontano 1998, in terra Brasiliana, Enrico Perelli si è sobbarcato l’impegno del suo predecessore e, naturalmente, ha potuto accedere alle tradizioni gelosamente custodite in quelle forti culture compreso il conforto spirituale e non solo di un Lebbrosario alle porte di Rio, ebbene sì ho detto un Lebbrosario, realtà documentata dal Fratello Enrico con dei video che muovono l’umana pietà a chiunque passino davanti anche se ci trovano troppo spesso impegnati nello scegliere lussuosi abiti o potenti automobili…
Il primo passo del risvegliato C.N.E.I., sarà il progetto Il Cammino della Spirito, che sarà discusso e ampliato da chi lo vorrà sul sito internet che sarà pubblicato prima dell’estate: web.tiscali.it/assocnei/ e illustrato da Fratello Enrico in alcune trasmissioni televisive su emittenti locali, ci aspettiamo anche qualcuno dei numerosi appassionati che faccia domande o si rivolga ad Enrico per imparare e seguire la strada lunga e tortuosa che passa per Il Cammino dello Spirito sulla casella di posta elettronica cnei@tiscali.it o direttamente al presidente Enrico Perelli al numero telefonico 3400587717.


Eroi veri ed eroi di comodo

Un nostro conterraneo, di Civita Castellana, Ivan Rossi, ha sacrificato la propria vita per portare in salvo cinque persone in difficoltà, a lui sconosciute. Nessun rappresentante istituzionale del Popolo italiano, ad eccezione di quelli locali, ha sentito il dovere di dirgli grazie, di partecipare ai suoi funerali. Nessuno gli ha conferito uno straccio di medaglia. Questo insigne cittadino che ha avuto un eroico comportamento, che è andato incontro ai pericoli senza esserne stato richiesto, che pur sapendo a che cosa andava incontro ha rischiato gratis la sua giovane e sana vita, viene dimenticato.

Altri no, altri che i rischi sono andati a cercarseli inutilmente, altri che si sono comportati in maniera assurda, altri che hanno pagato per errori non loro, che ricevevano un lauto compenso per quello che facevano, altri sono stati insigniti di medaglie d’oro con una tempestività inconsueta e quasi interessata, sono stati onorati con cerimonie in cui si è fatto a gara per mettersi in mostra, sono stati osannati sulle pagine dei giornali a dismisura. Ivan Rossi, eroe vero, era, al contrario di tutti costoro, un cittadino come tanti altri, Ivan Rossi non aveva la copertura di una divisa, di un blasone o di quant’altro: non aveva niente. Ivan Rossi, illustre sconosciuto, può essere, quindi, tranquillamente dimenticato: il caso è chiuso il fatto non ha seguito, non vi sono rischi. Viva l’Italia dei valori!

“La Città”, che dei valori per cui Ivan si è sacrificato è e sarà sempre sostenitrice, si fa promotrice nei confronti del Prefetto di Viterbo e del Sindaco di Civita Castellana, affinché si adoperino perché ad Ivan Rossi venga conferita la medaglia d’oro al valore civile.

postato da: Spvit | 14:04 |