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venerdì, aprile 27, 2007 26 Aprile 2007
Anno XVII n° 8 Il "Mercatino delle Curiosità" si terrà tutte le prime domeniche del mese. ![]() Prossimo appuntamento rimandato aDomenica 13 Maggio 2007 a causa del disinnesco di una bomba ritrovata a Viterbo. Il mercatino si terrà sul del Centro commerciale Tuscia a Viterbo per informazioni e per partecipare cell. 3393337869 Va bene che il verde è piacevole, ma... Chiamate un gregge Mauro Galeotti Non si può certo dire che in questa città manchi il verde pubblico.Da qualche anno Viterbo ha avuto una svolta importante, tanto è vero che si sono viste sorgere dal nulla numerose aiuole, prati, praticelli, una vera beltà, ma il verde sta bene dove deve stare e male dove non deve stare. Mi riferisco alle molte zone di Viterbo abbandonare, in cui la fa da padrone erba di ogni tipo e dimensione. Ho fatto un giretto e mi sono accorto che numerosi marciapiedi sono infestati dalle erbacce, vedi Via santa Maria della Grotticella, le vie al Salamaro, a Santa Barbara, a Santa Lucia, alla Capretta, ai Cappuccini, all’Ellera. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Un abbandono totale col rischio, specialmente nei quartieri periferici, quelli più prossimi alle aperte campagne, di vedere qualche vipera o qualche serpe sgattaiolare, all’improvviso, tra la gente che ignara se ne va per i fatti suoi, se ne va a fare un passeggiata, se ne va a fare footing. Un pericolo che va scongiurato, un abbandono che dà alla città un aspetto di elevata trascuratezza. Insomma da una parte si cura il verde e dall’altra... chi se ne frega! Se non si trova il tempo per tagliare le erbacce, suggerisco di far venire un po’ di greggi con i loro pastori, vuoi vedere che in quattro e quattr’otto rasano al giusto livello l’erba in eccedenza? Mauro Galeotti Pallonari!!! Claudio Santella Ci siamo cascati di nuovo. Sugli spalti dell’Olimpico, durante la partita Roma-Manchester sono accadute delle cose spiacevoli nelle quali, prima, e, dalle quali, poi, ci siamo lasciati coinvolgere come polli. Non siamo riusciti a tenere a bada quattro scalmanati che, tutto sommato, non sono apparsi nemmeno tanto agitati, per dimostrare la nostra incapacità di gestire seriamente la cosa. La reazione della Polizia di Stato, stando alle immagini trasmesse attraverso la televisione, è apparsa esagerata: non una delle persone inquadrate lanciava sassi. Sì, qualche seggiolino è pure volato, ma, purtroppo, si è visto colpire ripetutamente, con il manganello in dotazione, un signore che giaceva a terra immobile, mentre un altro faceva cenno con la mano al poliziotto, di fermarsi. Il malcapitato Non era in condizioni non solo di nuocere, ma nemmeno di muoversi. In America, poche settimane or sono, due poliziotti sono stati condannati per un fatto simile. In quella occasione, per evidenziare la violenza degli altri, si è dato fiato alle trombe, in questa a difesa dei manganellatori interviene addirittura l’autorità costituita. Che poi ad accusarci di violenza eccessiva, per non dire più o meno gratuita, siano stati gli Inglesi, da sempre maestri nel trattare gli altri dall’alto in basso ed ad usare nei confronti di chi non è inglese, violenza in tutte le salse, la dice lunga. A prescindere dai fatti specifici, non si è data la giusta rilevanza, da parte dei responsabili addetti al servizio d’ordine, del resto esecutori di direttive e quindi non so fino a che punto imputabili, al fatto che era necessario dimostrare di saper gestire eventuali episodi di intolleranza attraverso capacità e buon senso. Il difetto sta nel manico, dice un vecchio adagio popolare che ci sembra molto appropriato, altrimenti diverso sarebbe stato il giudizio su certi comportamenti delle forze dell’ordine. Patetico, poi, il prefetto Serra nei suoi tentativi di far apparire la cosa nella norma. E’ proprio questo nostro concetto di norma che stride con il concetto che della stessa norma hanno gli altri Paesi. Vi faccio grazia delle affermazioni fatte, in proposito, dal ministro degli interni Amato, il più ricco dei ministri. Questi due signori stanno offendendo la sensibilità, il senso civico, l’intelligenza ed il buon senso degli Italiani propagandando per normale, e quindi, considerata la loro figura istituzionale, per nostro, un comportamento esclusivamente loro, che altri non è che l’espressione della loro inefficienza e della loro inefficacia le quali, unite, si traducono nella loro incapacità. Se quanto accaduto fosse stato normale, si sarebbe ripetuto in Inghilterra durante la partita di ritorno. Al contrario in Inghilterra, non più in Italia cioè, durante la partita Manchester-Roma, giocata appena una settimana dopo, fuori dal campo e sugli spalti sono emersi i concetti di Popolo e di democrazia. Ci siamo dimenticati che di lì a qualche giorno si sarebbe riunita, a Cardiff, l’apposita commissione per assegnare gli europei del 2012; visto il nostro modo di garantire la sicurezza negli stadi è normale che sia andata a finire come è andata a finire. Mi sarebbe piaciuto entrare nelle menti dei commissari UEFA per conoscere il loro pensiero nei nostri riguardi in quella sede. Tra l’altro, e nessuno lo ha detto, in quella sede il rappresentante dell’Italia era nientepopodimenoché Carraro. Ma ci rendiamo conto? Noi andiamo davanti agli altri con una fedina penale lunga un chilometro e chi mandiamo a rappresentarci? Mandiamo chi era a capo di tutta la struttura messa sotto inchiesta. E a che titolo lo mandiamo? Perché è bello? Come possiamo, poi, avanzare pretese? Ma come credete che ci considerino all’estero: ad essere buoni, ma molto buoni, ci considerano al quadrato dell’opposto di quello che diciamo, di quello che crediamo di essere o, ancora peggio, di quello che vogliamo far credere di essere. In buona sostanza ci considerano in modo negativo. A Carraro, poi, ha fatto da degna cornice la delegazione, ministro Melandri in testa, inviata colà a ritirare “il premio” da noi ritenuto sicuro ed accampato come un diritto. Almeno, ad assegnazione avvenuta, fossero stati zitti questi nostri delegati ad hoc: no! si sono messi a fare proclami senza rendersi conto che quello era il risultato normale, conseguenza di un nostro anormale comportamento, pregresso ed attuale. Faremo meglio in seguito hanno detto: perché, vanno via? Il professor Rossi ha affermato che in effetti non si è voluto cambiare niente nel mondo del calcio, e che quando ha provato a cambiare ha ricevuto una ferma opposizione. Come ha reagito il presidente del CONI alle affermazioni del professor Rossi? Ha reagito facendo spallucce. Di fatto sono rimasti tutti ai loro posti. Credete che all’estero non se ne siano accorti? Se avessimo avuto un comportamento serio non staremmo qui a piangere sul latte versato. Invece no, abbiamo anche la faccia tosta di ritenerci danneggiati ed offesi. Vogliamo ancora sostenere le nostre malefatte e il nostro utile. A nessuno è venuto in mente che la figura di Carraro non poteva, non può e non potrà rappresentare che il marcio e tutto quanto c’è di negativo nel nostro calcio e, purtroppo, purtroppo, purtroppo, solo quello. Anziché cercare di nascondere le nostre malefatte e far in modo che vengano dimenticate, noi mandiamo a rappresentarci Carraro: ma, al solo vederlo gli altri membri ricorderanno tutto! Possibile che non c’era nessun altro? Non riusciamo ad abbandonare le carrarecce sulle quali ci siamo incamminati da tanto, forse da troppo tempo e, ancora purtroppo, non solo nel mondo del calcio. Che ci volete fare: i nostri interessi vengono prima di tutto, soprattutto prima degli interessi collettivi. Non posso, prima di chiudere, non ricordare la partita tra Napoli e Juventus, giocata al Vomero il 20 aprile 1958 e finita 4-3 per il Napoli con gol finale, in zona Cesarini, di Bertucco. In quella partita gli spettatori entrati in soprannumero furono talmente tanti che molti dovettero trovare posto ai bordi del campo. Questo fatto costrinse l’arbitro Concetto Lo Bello ad iniziare l’incontro con circa mezz’ora di ritardo. Lo Bello si assunse la responsabilità: oggi chi saprebbe fare altrettanto? Non si verificò nessun incidente, sebbene vi fu una alternanza di reti da accendere gli animi non solo dei tifosi presenti, ma di chiunque. Questa compostezza del pubblico napoletano non è stata mai fatta rilevare, così come non è stata mai fatta rilevare, tranne che dal compianti Italo Allodi, l’inciviltà del pubblico che fischiò l’Argentina al suo ingresso in campo durante i mondiali di Italia 90. Ma allora, nel 1958, non c’erano stati ancora il sei politico e gli esami di gruppo nella nostra educazione, allora la gente era ancora educata al rispetto. Nel 1990, purtroppo, ai giovani era stata già data un’altra educazione. Altro che storie. Mi chiedo: ma il ministro Melandri queste cose le sa? Ho forti dubbi, viste alcune sue affermazioni sugli Stati europei. Forse che questi fatti cultural-ministeriali siano da ascrivere al sei politico e agli esami di gruppo? Continuiamo, continuiamo… Claudio Santella Un pericolo da scongiurare Bruno Matteacci Troppo spesso si sente dire: ah..., se lo sapevo...; se ci avevo pensato prima...; se me lo avevi detto...! Ebbene questa volta, all'amministrazione delle ex Ferrovie di Stato, ora Ferrovie d'Italia, quale proprietarie e gestori delle ferrovie e delle strutture facenti parte della rete ferroviaria nazionale, voglio far notare lo stato di pericolo esistente a Viterbo nel tratto ferrato che fuoriesce nella galleria di Porta Romana, direzione sud. Si, proprio nel punto in cui si vedono molti bambini, attratti dal fascino del treno, che spesso, correndo, si affacciano dal muretto sfuggendo, qualche volta, alla vigilanza dei genitori o dei loro accompagnatori. Ebbene, su segnalazione di un padre, molto accorto all'incolumità dei propri figli; per il pericolo che potrebbero incontrare in tale luogo, ho accertato, con il metro in mano, quanto segue: il muretto di protezione, sopra alla galleria, al centro della volta, misura 80 centimetri ed è stato, prudentemente, a suo tempo alzato, con una rete fissata al muro, per un'altezza totale di 165 centimetri. Nel lato, immediatamente, a destra, guardando la stazione di Porta Romana, nel punto più alto, circa nove metri, il muretto di protezione è di appena 70 centimetri; mentre il muretto, del lato sinistro, all'inizio, è cm. 77 con delle variazioni che vanno fino ai 69 centimetri. Mi domando: perché, chi di dovere, non ha rilevato detto pericolo? Ora, questa segnalazione pervenuta alla nostra redazione, l'abbiamo fatta nostra per passarla a chi di dovere: alle Ferrovie d’Italia, al Comune di Viterbo, alla Protezione Civile e a tutti coloro che saranno sensibili a perorare una immediata messa in opera di una recinzione, atta a salvaguardare l’incolumità dei bambini; cosa faranno? Oggi il pericolo... si conosce; ... ci si deve pensare subito... per la eliminazione; ...io l’ho detto,... spero in tempo! Non ci saranno se o ma che tengano. Bruno Matteacci P.D.: interrogativi e dubbi Augustus Mi avvalgo dell’ospitalità del buon amico Mauro per esprimere alcune personali idee sulle iniziative ormai avviate per la costituzione del soggetto politico da denominarsi Partito Democratico. Sono idee che provengono da un profano della politica attiva, come mi definisco, ma, in ogni caso, osservatore più o meno attento delle vicende anche politiche, che riguardano la nostra società. Sono opinioni costituenti altresì interrogativi e domande, che scaturiscono dall’osservazione di prassi più o meno azzardate, di cui danno prova alcuni dei massimi “soloni” della nostra vita politica. Non so se alcuno dei super protetti del ceto politico italiano, mi riferisco soprattutto ad un uomo, che ha fatto politica attiva da diversi anni nella nostra provincia e che ora è assurto ai fasti di ministro della Pubblica Istruzione nel governo in carica, abbia preso posizione sulle questioni assorbenti e dirimenti del processo di formazione del testè nominato partito. Gradirei conoscere il suo pensiero sulla confluenza di due movimenti politici, che hanno radici e supporti culturali diametralmente opposti, se non antitetici. Vorrei che il sullodato si esprimesse da cattolico, come ha sempre professato essere, pur sopravanzando in me il dubbio che la sua professione di fede sia più strumentale che reale. Mi piacerebbe avere da lui convincenti ragguagli e delucidazioni sulla conciliabilità della laicità, come valore prevalente nella cultura dei D.S., e della fedeltà ai canoni cattolici e di coerenza coi principi fideistici, proprio nei tempi attuali nei quali prorompono istanze e iniziative, che rendono abbastanza labili tali canoni e principi. Vorrei conoscere, per uscire dallo stretto provincialismo in cui spesso cadiamo noi Italiani, quale sia la sua idea sulla futura collocazione in Europa, e particolarmente nel Parlamento europeo, del costituendo P.D. Sorgono non inconsistenti dubbi sulla possibilità che una costola della nuova formazione in itinere (e cioè i D.S.) possa confluire nel P.P.E. non avendo i D.S.,in tempo non sospetto, fatto mistero che il naturale sbocco del P.D. è nel gruppo parlamentare socialista a livello europeo. Se il chiamato in causa riterrà di non essere in grado di dissipare in maniera esaustiva i dubbi e contribuire a diradare le nebbie, che sull’argomento si affacciano alle menti dei poveri italiani, potrà avvalersi del contributo di alti personaggi, suoi fideiussori, che occupano scranni istituzionali più elevati, in modo che si possa ottenere un più consistente parere al riguardo! Augustus Risanamento Centri storici Francesca Bruti Un’iniziativa meritevole quella voluta dalla Regione Lazio, in favore dei centri storici minori della Tuscia: si tratta dell’applicazione del progetto regionale per il recupero ed il risanamento delle abitazioni dei piccoli centri storici. L’aspetto sorprendente consiste nel fatto che come beneficiari del finanziamento previsto dal bando (una somma pari a 21.169.257 euro) sono stati ammessi tutti i 53 Comuni del Viterbese che hanno fatto domanda per partecipare al bando! L’assessore provinciale al Turismo Angelo Cappelli ha dichiarato che si tratta di una svolta significativa, che è stata sancita dall’incontro tra l’assessore regionale ai Lavori pubblici e politica della casa, Bruno Astorre, ed i sindaci dei 53 comuni coinvolti.L’intervento di risanamento di ogni centro abitato dovrebbe puntare alla “rivalorizzazione” dei singoli patrimoni artistici, in particolare delle mura e dei palazzi più antichi, che rappresentano i maggiori elementi di attrazione per i turisti e di orgoglio per la storia culturale locale. Per questo motivo, sono stati approvati tutti i progetti proposti per il bando, senza alcuna discriminazione o valutazione in base all’appartenenza politica. Lo stesso Cappelli ha affermato che l’obiettivo primario consisterà nel rendere più accoglienti le strutture antiche dei paesi, in modo da incentivare l’aspetto economico e richiamare gli investimenti dalle imprese nei centri storici; perché, del resto, ciò che può contraddistinguere la nostra provincia è l’unione di paesaggi naturali, storia e tradizioni ed il compito delle amministrazioni locali dovrebbe essere quello di mantenere vivo l’amore per il proprio territorio e trasmetterlo alle nuove generazioni. Quindi, in questo caso, l’iniziativa voluta dalla Regione Lazio e dalla nostra Provincia non può che meritare plausi di consenso. Francesca Bruti Il bullismo: una cruda realtà Agnese Galeotti Troppo spesso oramai, al telegiornale, si sente parlare di bullismo, di ragazzini violenti e di povere vittime che subiscono giorno per giorno fino a scoppiare. Ultimamente un bambino si è anche suicidato a causa delle prese in giro, pesanti, dei suoi compagni. Io penso che in gran parte sia colpa della società, per i cattivi esempi che porta. Basta accendere la televisione per vedere immagini crude, violente, film con massacri e altro. Molto credo dipenda anche dalle famiglie che non seguono più i figli come un tempo. Basta uscire il sabato sera per vedere quanti minorenni, o poco più grandi, stiano in giro per la città fino alle tre di notte. Pochi anni fa non era così e forse i ragazzini erano meno indisciplinati. Tutto questo potere che sentono scorrere tra le dita, il potere di decidere a che ora tornare, chi frequentare, di sbattersi sera dopo sera con una raffica di bicchierini pieni di rum e pera che fa figo, il potere di prendersi libertà, che sarebbe giusto non avere a certe età. Lo stesso potere che li fa sentire superiori al secchione con gli occhiali tutto casa e scuola, o migliori del bruttino della classe, o di quello con qualche chilo in più. Le prese in giro a scuola ci sono sempre state. Ricordo che anche io venivo presa in giro alle medie, ero la più magra e forse anche la più bambina di tutte. Ma io non mi sono mai sentita inferiore agli altri, come dovrebbe essere per tutti i presi di mira. Bisogna avere l’intelligenza di giudicare il giudicante. Le persone che pensavano di poter offendermi con battutine o stupidaggini, ai miei occhi non valevano più di tanto. Erano persone che non avrebbero fatto parte della mia vita, ragazzi di cui non mi importava molto e quindi anche le cose che mi dicevano non avevano valore per me. Purtroppo gli stupidi esistono, non si possono evitare nella vita, prima o poi ti ci imbatti per forza, ma sta a noi credere e dar peso solo a quello che sappiamo e sentiamo di essere. Il resto non conta. Le parole delle persone sono come acqua su una parete oleosa… scivolano veloci e cadono a terra. Il problema è quando la vittima di questi insulti è una persona debole di carattere, una persona che, come può essere un bambino, ancora non conosce se stesso e crede più a come gli altri lo vedono piuttosto che a come si vede lui. La scuola dovrebbe crescere il bambino non solo culturalmente. Dovrebbero esserci secondo me delle lezioni di psicologia, ma non limitate a studiare i grandi psicologi del passato, una psicologia attiva. Che insegni al bambino a credere in se stesso, a sentirsi forte nelle sue diversità e soprattutto che gli insegni a giudicare quali persone sia giusto ascoltare e quali evitare. La scuola spesso è superficiale, non basta denunciare atti di bullismo per sentirsi la coscienza apposto. Bisogna cercare di risolvere dalla radice al fiore, il problema! Agnese Galeotti Sporcizia in città? Ci pensa anche Fido Patrizia Labellarte A Viterbo è scattata l’emergenza “Popò”…A quanti di voi è capitato di camminare per le vie della città ed incappare in questo spiacevole inconveniente? Ma soprattutto… quante volte vi è successo??? …Bisogna aver calma, pazienza e un pizzico di rassegnazione, perché sembrerebbe che alcune zone del territorio comunale siano diventate delle vere “toilette per cani” a tutti gli effetti. Colpa dei nostri amici a quattro zampe?...ma povere creature, del resto, come tutti hanno i lori bisogni fisiologici! Semmai sarebbe più corretto dire: colpa dei padroni, che in materia di educazione e rispetto sono un po’ carenti. Riguardo a ciò, ho potuto notare come, con queste giornate di sole, in particolar modo la domenica, per le vie del centro sia esplosa la moda di portare a passeggio con sé il proprio cagnolino. Talvolta sembra una sorta di sfilata o competizione tra chi ha il cane più bello, più curato, con il collare e il guinzaglio all’ultima moda… E se poi a Fido scappa un bisognino? Come si fa?... beh, semplice, si fa e basta! Naturalmente, dove capita e poco importa se nel bel mezzo del corso, se di fronte al portone di qualche casa, nei giardini ed aiuole pubbliche o dinanzi a qualche monumento o edificio storico. Come si suol dire: se scappa…scappa! giusto?!... E invece no! Mi rivolgo a voi padroni un po’ distratti o meglio, finti distratti: anziché preoccuparvi solo ed esclusivamente dell’aspetto del vostro cane, perché non vi preoccupate anche di risolvere questo inconveniente? Per i pochi informati, esistono in commercio apposite palettine e sacchetti per raccogliere la popò di Fido. Utilizzarli, invece di fare i “vaghi” quando vi trovate nel momento “clou”, sarebbe un gesto di grande rispetto nei confronti della città, di chi ci vive e che ha la responsabilità di tenerla pulita ed in ordine. Va bene che si dice che la popò del nostro fedele Amico porti bene…ma quando è troppa, è troppa!!! Patrizia Labellarte Giuseppe Zucchi Riccardo Manca "Selenzio la popolazione!" Con queste parole, il signore del Volo d’Angeli, così lo chiamavo quand’ero piccolo, iniziava ogni 3 Settembre l’avvio della sua splendida creatura dal 1967 al 1978. Giuseppe Zucchi, una delle ultime figure leggendarie legate alla Macchina di Santa Rosa, nato l’8 Settembre 1922, è scomparso recentemente. Ma io voglio ricordarlo a modo mio, scrivendo gli aneddoti e le curiosità che lui stesso mi raccontava. Negli anni dell’immediato secondo dopoguerra, Giuseppe Zucchi era un facchino di Santa Rosa; per diversi anni indossò il ciuffo numero 23. Nel 1952 e nel 1958, presentò in entrambe le occasioni un progetto per il Campanile che Cammina. L’appuntamento con la tradizione viterbese, per Giuseppe, era solo rimandato. Al concorso del 1967 si presentarono in due: Zucchi e Franco Fiorucci. Il fato aveva deciso che a vincere, quel 9 Maggio 1967, dovesse essere proprio lui con il progetto denominato Volo d’Angeli. Un progetto che, nato in uno scantinato ed ispirato da un fumetto di Flash Gordon, presentava rilevanti innovazioni rispetto ai precedenti modelli. Un progetto ideato in soli 44 giorni. Un progetto slanciato: trenta metri esatti. Un modello della Macchina di Santa Rosa entrato nella storia e fino ad ora ineguagliato. Erano i tempi dei ciuffi tinteggiati di bianco della prima e della settima fila. I tempi delle targhette dei nomi fissate agli angeli; ogni angelo aveva un nome proprio. I tempi della pergamena arrotolata all’interno della statua di Rosa del Volo d’Angeli. In quella pergamena vi erano annotati tutti i nomi dei facchini impegnati la sera del 3 Settembre. Intorno agli anni Settanta, il traliccio di Volo d’Angeli veniva custodito all’interno di un magazzino, nei pressi di Porta Murata. Il locale aveva un ingresso su Piazza Campoboio ed un altro dalla parte del Cunicchio. Alcuni facchini, passando da Piazza della Vittoria, trasportavano, con l’ausilio di camion, la sera dopo cena, i pezzi del traliccio fino a San Sisto, dove venivano assemblati per il trasporto. Le parti del traliccio erano composte da tubi Innocenti di varie lunghezze. Alcune parti allegoriche del Campanile che Cammina, ideato da Giuseppe Zucchi, erano conservate nell’ex Chiesa di santa Maria della Pace ed altre nella Villa Brannetti. La struttura allegorica di Volo d’Angeli veniva trasportata dai facchini stessi, con i camion, alla garitta di Porta Romana ed assemblata grazie ad una carrucola. Eccoli affiorare i ricordi gonfi di passione. Chi non ricorda Ugo Cornacchia, l’elettricista di Volo d’Angeli. Poi, dopo il 1978, il tempo si portò via la Macchina più amata dai Viterbesi. In questi giorni se n’è andata anche l’ultima palpitante parte dell’indimenticabile Volo d’Angeli, se ne è andato il suo Cuore. Eccola sembra riemergere, tra i ricordi, quella voce inconfondibile: Selenzio la popolazione!. Silenzio, per l’ultima volta! Riccardo Manca La Provincia celebra il 25 Aprile Patrizia Labellarte Domani, mercoledì 25 aprile, la Provincia festeggia il 62esimo anniversario della Liberazione. Rappresentata dal presidente Alessandro Mazzoli, insieme ad assessori e consiglieri, la giornata inizierà alle ore 9 con la deposizione della corona d’alloro sulla lapide del capitano Paolo Braccini, insignito della medaglia d’oro al valore militare e alla memoria, dopo essere stato arrestato e fucilato dalla polizia fascista. Alle 9,30 si passerà a Piazza San Sisto-Porta Romana, per il raduno dei sindaci dei Comuni della Tuscia, con gonfaloni al seguito, delle associazioni combattentistiche, d’arma e patriottiche, con bandiere e labari dei rappresentanti di scuole, partiti e sindacati. Alle 9,40 partirà il corteo che arriverà al Liceo classico in Via Carletti, per deporre sulla lapide di Mariano Buratti, animatore della resistenza nel viterbese, dopo essere caduto nelle mani dei nazifascisti e fucilato, è stato insignito della medaglia d’oro al valore militare e alla memoria. Il corteo raggiungerà infine Piazza dei Caduti alle ore 10, dove saranno deposte corone d’alloro al sacello dei caduti e sulla lapide dei partigiani. Alle 10,30, momento di preghiera e quindi gli indirizzi di saluto dei rappresentanti delle istituzioni. La celebrazione è rivolta a tutti. Patrizia Labellarte ESSERE GIOVANI La giovinezza non è un periodo della nostra vita, essa è uno stato della spirito, un effetto della volontà, una qualità dell’immaginazione, una intensità emotiva, una vittoria del coraggio sulla timidezza, del gusto dell’avventura sull’amore del conforto. Non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni, si diventa vecchi perché si è abbandonato il nostro ideale. Gli anni aggrinziscono la pelle la rinuncia del nostro ideale aggrinzisce l’anima. Le preoccupazioni, le incertezze, i timori e i dispiaceri sono nemici che lentamente ci fanno piegare verso la terra e diventare polvere prima della morte. Giovane è colui che si stupisce o si meraviglia , che domanda come un ragazzo insaziabile : e dopo? Che sfida gli avvenimenti e trova la gioia al gioco alla vita. Noi siamo giovani come la nostra fede, così vecchi come la nostra incertezza così giovani come la nostra fiducia in noi stessi, così giovani come la nostra speranza, così vecchi come il nostro scoramento, Noi resteremo giovani fino a quando resteremo ricettivi, ricettivi a ciò che è bello e buono e grande, ricettivi ai messaggi della natura, dell’uomo e dell’infinito. Se un giorno il nostro cuore dovesse essere morso dal pessimismo e corroso dal cinismo possa Dio avere pietà della nostra anima di vecchi. Gen. Mac Arthur
Ai cadetti di West Point nel 1945 MA QUALI STIPENDI? – Leggo sui vari giornali che gli stipendi dei pubblici dipendenti italiani sono i più bassi d’Europa. La notizia è confermata dalle varie televisioni e dalla radio. Per mettere il coltello nella piaga viene affermato che il loro paragone è fatto in termini di potere d’acquisto. Ma, scusate, a quali stipendi si fa riferimento? Credo che siano doverose delle precisazioni per evitare di fare confusione. Se la memoria non m’inganna gli stessi mezzi di comunicazione, ogni tanto, secondo l’utile di qualcuno, nel rispetto della piena libertà di stampa, sbandierano a destra ed a manca che le retribuzioni percepite dai nostri europarlamentari sono le più alte tra quelle percepite dai loro colleghi di tutti gli altri Paesi aderenti all’UE. Tacciono, poi, questi imbonitori di notizie, le retribuzioni dei vari papaveri pubblici e “parapubblici”. Vogliamo essere più precisi, per cortesia? Baccaione PAPA’, oggi l’insegnante ci ha spiegato la morfologia, ha esclamato mio figlio tornando a casa da scuola. Ci ha detto che la morfologia è quella parte della grammatica che si occupa della forma delle parole; in ogni parola bisogna distinguere tre elementi: la radice, il tema e la desinenza. La radice è per lo più un monosillabo che esprime una idea generale e dal quale, mediante l’aggiunta di uno o più suffissi e, talora, anche di prefissi, derivano una o più parole di significato affine. Il tema è quella parte invariabile della parola formata dalla radice e da uno o più suffissi che specificano l’idea espressa dalla radice stessa. La desinenza è quella parte variabile della parola posta alla fine di essa, per indicare in quale rapporto di numero e di caso sia da porre l’idea, espressa dalla radice e precisata nel tema, rispetto alle altre parti del discorso. Bravo, vedo che hai capito benissimo, gli ho detto io, complimentandomi con l’insegnante per il modo breve chiaro e preciso, nonché efficiente ed efficace, dimostrato nell’insegnamento. In quel momento, la televisione, che mai cessa di intromettersi nei colloqui tra figli e genitori, parlando delle retribuzioni percepite dai manager pubblici, ne metteva in evidenza l’esagerato importo, la non corrispondenza con la prestazione effettuata, la negatività dei risultati e quant’altro. Papà - seguitò, mio figlio, ancora tutto preso da quanto aveva imparato a scuola – manager ha la stessa radice di mangiare…? Baccaione postato da: Spvit | 13:59 | giovedì, aprile 12, 2007 11 Aprile 2007
Anno XVII n° 7 Il "Mercatino delle Curiosità" si terrà tutte le prime domeniche del mese. Prossimo appuntamento rimandato aDomenica 13 Maggio 2007 a causa del disinnesco di una bomba ritrovata a Viterbo.Il mercatino si terrà sul parcheggio esterno del Centro commerciale Tuscia a Viterbo per informazioni e per partecipare cell. 3393337869 Più attenzione alle mura di Viterbo Buchi e buchetti Mauro Galeotti E’ innegabile che il monumento più imponente della nostra città è la cinta muraria che protegge la nostra città.Sono circa cinque chilometri, un anello nuziale che ha sposato Viterbo sin dalla fine dell’anno 1000. Attraverso i secoli numerosissimi sono stati gli interventi di restauro o rifacimento delle mura castellane. Un tempo ciò avveniva per un motivo importante: la difesa. Difesa dal nemico, difesa dai contagi malefici, difesa da chi voleva introdurre in città prodotti, evadendo il dazio che vigilava tutte le porte urbane. Oggi la storia e la conservazione delle mura è in memoria dei tempi passati. E’ divenuto l’orgoglio da mostrare al forestiero, allo straniero, in ricordo degli antichi splendori di una città medioevale, sede anche del papa e di conclavi. In seguito a tutto ciò non si può nascondere che l’Amministrazione comunale abbia realizzato una serie di opere, a mantenimento e valorizzazione dell’immenso monumento, che consentono di godere a pieno tutta la complessa struttura. Ma ci sono alcune situazioni che andrebbero risolte. Mi riferisco, ad esempio, alla miriade di finestre, finestrelle, buchi e buchetti che i privati hanno realizzato, attraverso gli anni nelle loro abitazioni posizionate a ridosso delle mura. Non sto qui, ora, a incitare l’Amministrazione comunale a imporre di chiudere quei pertugi, facenti parte, ormai, purtroppo, della vita quotidiana di quei cittadini, ma è necessario un occhio vigile, attento a che non si aprano altre vedute compromettenti la bellezza e la maestosità delle mura castellane. Ma oltre ciò un intervento immediato lo attende, da mesi e mesi, Porta Faul, infatti ha il tetto con numerose tegole divelte, credo dal vento, che lasciano passare all’interno l’acqua piovana, compromettendo la struttura del tetto stesso e del piano sottostante. Subito a fianco della porta stessa è un susseguirsi di casupole addossate alle mura, ebbene alcune sono ben tenute e curate, altre lasciate nel più completo abbandono, con residui edili al loro esterno. Una vera situazione indecorosa! Poco più avanti, salendo Via del Pilastro, a metà salita, è una costruzione, sembrerebbe una autorimessa, realizzata dinanzi ad una immensa grotta che si apre al di sotto delle mura, ricavata in una imponente massa tufacea. Io non so se quella costruzione sia regolare, ricordo solo che al suo posto era un muretto senza tetto con una rete metallica per custodire un cane. Ma a parte tutto ciò, credo che sarebbe interesse di tutti che sia data a quella struttura una destinazione intelligente, sfruttandola, magari concedendo l’apertura di una taverna tipica medievale, nella cui cornice il cavernone naturale farebbe un gioco suggestivo non indifferente. Sempre vicino a Porta Faul, con più precisione a ridosso di Porta Valle, che è quella porta a fianco alla Torre detta della Bella Galiana, è un pub che occupa quello che era il Convento di santa Maria della Palomba compreso il sito in cui era la chiesa. Nel 1960 venne ricostruita l’abside della Chiesa di santa Maria della Palomba, e in quell’occasione, inspiegabilmente, visto che l’abside stessa era crollata in buona parte a terra, con la inesorabile perdita di un bellissimo affresco, i restauratori decisero di costruire l'abside solo a metà lasciando aperta la volta. Quel buco è davvero un’offesa alla memoria ed ancora più offesa è la mancata ricostruzione del tetto della chiesa. A santa Maria in Gradi il tetto è stato ricostruito e qui no! Mah! Ma quello che più disturba è che i gestori del pub, per sfruttare l’area della ex chiesa della Palomba, sono costretti a tirare su una tenda in pvc bianco che si vede attraverso il buco della mancata volta. Una bruttura che potrebbe essere risolta consentendo la ricostruzione della volta e del tetto. Perché non si fa non me lo spiego. Come non mi spiego l’ostinazione di lasciare la struttura in pvc del ristorante attaccato alla cinta muraria lungo le mura delle Fortezze. Visto che pure quel gestore dovrà magna’, dando da magna ai suoi clienti’, non sarebbe meglio fargli realizzare una loggia all’antica con tanto di tetto di tegole e cocci e pali di sostegno in legno, al posto dell’improponibile, irriverente, stucchevole pvc? E non mi si venga a dire che la proposta è fuori luogo, perché allora come la mettiamo con i silos di Porta del Carmine? Con le costruzioni realizzate esternamente, a fianco di Porta san Pietro e poco oltre l’ex Chiesa di santa Maria delle Fortezze? Mauro Galeotti Il senso della misura Claudio Santella Pippo Baudo ha presentato l’ultimo festival di Sanremo: ha preso, per questo, una barca di soldi e, pizzicato nel vivo, tiene pure il coraggio di lamentarsi e di alzare la voce. Sostiene, accampando chissà quale giustizia, che chi l’ ha preceduto ha percepito più di lui ed inveisce contro i politici.Dimentica, questo signore, che, pochi giorni prima, stando a quanto reso noto dai vari mezzi di comunicazione di massa, quegli stessi pubblici amministratori, e sinistri, aggiungiamo noi, hanno emanato un provvedimento in deroga all’ultima finanziaria, che prevedeva un limite massimo di retribuzione per i pubblici incarichi, proprio per consentire a lui ed alla sua bella compagnia, di percepire quello che ha percepito. Tanto per non lasciare le cose in sospeso, sempre secondo quanto comunicato dai vari mezzi di comunicazione, ha percepito settecentocinquantamila euro. Orbene, stando così le cose, perché Pippo Baudo non ha inveito contro i politici in quella circostanza? Secondo me Pippo Baudo ha assaggiato troppi vini ed ha preso una bella sbronza, dimenticando tra l’altro, di non essere infungibile. Ma, si sa, non tutto il male viene per nuocere ed in questo caso ci viene da dire … in vino veritas… Quanto detto ha, comunque, poca rilevanza, perché il potere economico se ne è sempre infischiato del potere politico considerandolo, ed a ragione, un suo strumento. Riflettiamo sulla sostanza delle cose: che cosa ha fatto, in fondo, Pippo Baudo? Chi in realtà è costui? Chi si crede di essere? Si rende conto Pippo Baudo, si rendono conto questi nostri pubblici amministratori, che un ricercatore, un “cervello”, come amano dire i nostri presidenti della Repubblica, percepisce uno stipendio mensile che va dalle seicento alle ottocento euro? I nostri Presidenti della Repubblica, che, per l’appunto, non si stancano mai di invitare i nostri “cervelli” a non lasciare l’ Italia, si rendono conto di tutto ciò? A mio sommesso avviso questo, a me, sembra un po’ troppo, da qualunque parte si guardi la cosa. Ma Pippo Baudo “tira…”, si obietterà. Vero, però un amministratore pubblico è preposto alla cura concreta dei pubblici interessi e non so se, per la società, è più conveniente realizzare le idee di qualche scienziato oppure correre dietro alle manifestazioni di qualche imbonitore di canzonette e quant’altro… Insistiamo, perciò, sull’argomento: dicevamo che i nostri presidenti della Repubblica hanno preso l’abitudine di invitare quelli che loro stessi chiamano “i nostri cervelli” a non abbandonare l’Italia ed a continuare la loro attività di scienziati nel nostro Paese. Questi cervelli, per loro fortuna, e forse anche per nostra, non sono scemi e non danno ascolto ai nostri Presidenti. Se ne vanno e, stando così le cose, fanno bene ad andarsene, perché, in tal modo, possono, continuare gli studi. Provino i nostri Presidenti della Repubblica a dare a questi cervelli, anziché sei/sette/ottocento euro mensili, non dico la stessa smisurata retribuzione data a Pippo Baudo, peraltro immeritata, nè la retribuzione che percepiscono i vari parlamentari nostri compatrioti, anch’essa immeritata e parimenti eccessiva, ma una “retribuzione proporzionata alla quantità ed alla qualità del loro lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a loro e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”, come teorizzato dalla costituzione cui hanno, tra l’altro, prestato giuramento: vedranno, i nostri presidenti, che, anziché uscite, avremo entrate di cervelli, altro che chiacchiere. Mi piace ricordare, tanto per rimanere nel tema, un pensiero di quell’ eminente filosofo che risponde al nome di Michele Federico Sciacca. Professore di filosofia teoretica all’Università di Genova, lo Sciacca, era solito dire che le cose futili, nella vita, hanno anch’esse la loro importanza, ma a patto che restino futili. Non sarebbe male se ci soffermassimo a fare qualche riflessione su questo pensiero, così, tanto per dare un senso ed una misura a tante cose. Claudio Santella Viterbo non è affatto noiosa Agnese Galeotti A Viterbo, bisogna dirlo, non ci si annoia mai! Girando per la città, infatti, se ne vedono di tutti i colori!! Un cartello blu con una freccia bianca che indica il senso unico in una strada a doppio senso fino a ieri; un bel tondo rosso con una striscia orizzontale bianca, affisso su una via che era percorribile fino al giorno prima; un bel fogliettino rosa sul vetro della tua macchina parcheggiata nello stesso posto di ieri, ma, oggi, stranamente sovrastata da un cartello con un cerchio rosso intorno e lo sfondo blu, attraversato da una ics bella grande, tutta rossa, nel centro. Sissignori! questa è Viterbo!!La nuova “nuova” sono i parcheggi a pagamento, misteriosamente comparsi, in Via Cavour, dalla notte al dì. Eh sì, fino al giorno prima, tanto per cambiare, ci stava un bel divieto assoluto di parcheggio, addirittura con rimozione forzata!! ora… io non sono un luminare dell’urbanistica, per carità! Però, mi chiedo: come si fa a posizionare un parcheggio in cui solo 24 ore prima si stabiliva fosse severamente vietato e assolutamente inadatto parcheggiare le auto? La risposta è stata, forse al Comune sono in ristrettezze economiche, così hanno pensato bene di piazzarci tra capo e collo un bel parcheggio, un altro!, a pagamento! Poi mi sono ricordata, che già in passato, quella via è stata presa d’assalto da parcheggi si, parcheggi no. Ieri a destra, oggi a sinistra. Allora ho pensato che fosse un modo per farsi perdonare dai commercianti del centro storico, dopo la ZTL (zona traffico limitato) che ha causato tanti, giusti a parer mio, dissapori tra commercianti e Comune di Viterbo. Oppure, ultima supposizione, vuoi vedere che i vigili urbani si sono dati per vinti, tanto che non sono mai riusciti a far rispettare quel divieto di sosta in Via Cavour? Le auto erano sempre e comunque parcheggiate sul lato destro della via. E per non dare troppo nell’occhio, i vigili, hanno mascherato la loro sconfitta con una fila di parcheggi, nuovi di zecca, sull’altro lato della strada… Mah… che dire? Qui non ci si capisce più nulla! Secondo me un fondo di verità è celato in ognuna di queste supposizioni, ma, la verità vera è che noi Viterbesi, siamo costretti a esser sempre attenti. A tenere sempre gli occhi aperti e le orecchie aguzze, perché a forza di “giocare” con i sensi unici e con i divieti, le multe fioccano e i portafogli si svuotano!! Agnese Galeotti Pasqua contro la pena di morte Francesca Bruti Come ogni anno, le festività pasquali sono state per la maggior parte delle persone un’occasione per riunirsi con la famiglia, per qualcuno per riposarsi dal lavoro, e soprattutto per celebrare la ricorrenza religiosa della morte di Cristo. Ma la Pasqua di quest’anno ha avuto, dal mio punto di vista, un ulteriore motivo per essere vissuta più intensamente: nel giorno di Pasqua, domenica 8 aprile, la città di Roma è stata protagonista di una Marcia contro la Pena di Morte; iniziativa che ritengo molto importante, proprio perché è avvenuta nel giorno dedicato al ricordo di un uomo che duemila anni fa si è sacrificato, morendo per amore dei suoi fratelli.La Marcia è stata organizzata da parte dell’associazione Nessuno Tocchi Caino, della Comunità di S. Egidio e su promozione della Regione Lazio, dell’Anci e del Partito Radicale non violento transnazionale e Radicali italiani. Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fatto arrivare il suo messaggio di “sincera adesione e simpatia” all’iniziativa; il Presidente del Consiglio Romano Prodi ha confermato il suo impegno nel sostegno di questo tema e il sindaco di Roma, Walter Veltroni, ha voluto dimostrare la sua adesione illuminando il Colosseo, nella notte tra sabato e domenica. Inoltre, molte altre associazioni, partiti politici e personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo hanno comunicato la loro vicinanza all’iniziativa. Ma, aldilà del proprio schieramento politico, io credo che questo tipo di iniziative, che affrontano tematiche così controverse, come la pena di morte, siano utili soprattutto per rendere più sensibile la cittadinanza e per “mettere in piazza” problematiche e realtà di valore umano, che spesso rischiamo di ignorare. Infatti, la Marcia di Pasqua ha visto impegnarsi il Governo nei confronti dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, prima che si concluda la sessione, entro maggio, in cui deve essere discussa la moratoria della pena di morte; una questione che va avanti da tredici anni, tra tentativi, speranze e sconfitte. Inoltre, proprio in occasione della ricorrenza religiosa, sono state celebrate due messe in piazza San Pietro, quella sacra, con la benedizione urbi et orbi del Pontefice Benedetto XVI, e quella laica di chi ha concluso nella piazza la marcia, perché le Nazioni Unite sospendano con una risoluzione le esecuzioni capitali ovunque nel mondo, dalla Cina agli Stati Uniti. Si tratta, dunque, di una moratoria universale delle esecuzioni, in vista della completa abolizione della pena di morte; il che ha lo scopo di proseguire un percorso che porti alla conquista di un nuovo diritto umano e civile per l’umanità intera. Infatti, per coloro che, come me, sono contro la pena capitale, essa rappresenta la violazione del diritto alla vita, anche per chi si è macchiato di reati gravi, perché è irrevocabile e, come i fatti purtroppo hanno spesso dimostrato, essa può essere inflitta a innocenti. Francesca Bruti Addio professore, addio gigante di bontà e altruismo Claudio Santella Improvvisamente, in silenzio, il preside Richelmo Sassara, una delle pochissime figure a tutto tondo della scuola, ci ha lasciati. Dirigente scolastico di profonda cultura e di altrettanto profonda umanità il professor Richelmo Sassara ha ricoperto diversi importanti uffici di responsabilità nel mondo della scuola e del sociale dimostrando sempre ed ovunque capacità, buon senso e saggezza. Professore carissimo, amico insostituibile, consigliere prezioso e raro, con la discrezione che Le era propria, ci ha lasciati. Noi tutti, attoniti, increduli, frastornati, addolorati, non riusciamo, ancora, a rendercene conto. La Sua figura, di riferimento per quanti hanno avuto il privilegio di lavorare al Suo fianco, amata da quanti, come Lei, erano usi operare correttamente, ci mancherà. Ci mancherà la Sua simpatia, la Sua cordialità, la Sua affabilità e soprattutto il Suo buon senso. Queste Sue virtù, che, Lei complice volontario, riuscivano a nascondere la Sua cultura, che pure era notevole e profonda, non riusciranno a riempire il vuoto della Sua assenza, un vuoto che accentuerà la Sua superiorità di uomo e di maestro, con la quale ci ha discretamente accompagnato da sempre. Ognuno di noi serbi pure dentro di sé ciò che di più bello ha di lui, e lo porti ad esempio agli altri: ne arricchirà, così facendo, il ricordo e lo renderà più vivo; darà il suo contributo alla grandezza di questo gigante di bontà e di altruismo, chiamato, anche per questo, in Paradiso, probabilmente a dirigere qualche scuola. “La Città”, che Lei, professor Richelmo, leggeva ed apprezzava, si unisce a tutti i suoi alunni, a tutti i suoi professori, a tutti i suoi amici, nel ringraziarLa per la generosità, l’amicizia e l’affetto di cui ci ha gratificati, e partecipa, commossa, al dolore di tutti i Suoi cari, privati, in un attimo, della Sua insostituibile presenza. Claudio Santella Don Pietro Frare un sant’uomo in cielo Bruno Matteacci Non solo la Chiesa di Viterbo, ma tutta la Città è in lutto per il ritorno alla casa del Padre del carissimo don Pietro Frare del quale mi sento, più che onorato, privilegiato per averlo avuto come insegnante negli anni di scuola e come punto di riferimento religioso in vari momenti della mia vita. Oserei dire che, per oltre cinquant'anni, don Pietro è stato mio caro amico. Ho avuto il piacere di essermi reso utile ogni qualvolta mi rappresentava le necessità di qualche persona, ricevendo da lui tanto amore e manifestazioni d'affetto. Non c'è stata una ricorrenza del mio onomastico senza aver sentito la calda voce di don Pietro che mi onorava formulandomi i suoi auguri, aggiungendo agli stessi salute e benedizione per i miei famigliari. Don Pietro lascia un gran vuoto nei cuori di tutti, in particolare di coloro che lo hanno amato e che da lui hanno avuto insegnamenti, che mai verrano dimenticati; anzi saranno, nel suo nome, tramandati a figli e nipoti. Negli anni cinquanta, quando frequentavo l'Istituto tecnico "P.Savi", ricordo che noi, alunni della sezione "C", attendevamo, con gioia, l'arrivo dell'ora d'insegnamento della religione, non solo per l'importanza della materia, ma per la presenza di don Pietro che ci coinvolgeva e ci affascinava con il suo modo di fare, di dire che per noi, era, è e resterà "manifestazione d'amore" di un vero apostolo del Signore. Con il tempo, seri problemi hanno offuscato il "libero andare" di don Pietro il quale, spesso, lo si vedeva girare per Viterbo con il suo bianco bastone. Quando lo affiancavo, senza far capire che avevo intenzione di fargli da guida, mi presentavo a lui dicendo il mio cognome ed egli, con padronanza del suo andare, sussurrava il mio nome, accettando di fare un tratto di strada insieme, parlando del più e del meno. Con gli amici di scuola della "5a C", spesso ci siamo incontrati con lo scopo di rinverdire la nostra amicizia, invitando sempre i nostri cari professori, fra i quali don Pietro che ci ha, sempre, onorati con la sua amata presenza. Caro don Pietro, sono trascorsi pochi giorni da quando ho partecipato alle sante messe, da lei concelebrate nella sua cameretta, nella casa di cura Villa Rosa; porterò con me la sua santa benedizione sperando, nell'aiuto di Dio, di poterlo rincontrare. Ciao don Pietro, mi mancherà molto! Bruno Matteacci La vigilanza c’è, ma non si vede! Patrizia Labellarte Ho notato con gran piacere, la presenza nel fine settimana, di pattuglie delle forze dell’ordine, nelle vie o piazze più transitate di Viterbo.Piazzale Gramsci, piazza dei Caduti, via della Palazzina… non si sfugge… gli uomini in divisa sono pronti a fermare, con la loro immancabile paletta, le tante e tante macchine che il venerdì e il sabato circolano per il capoluogo. Fatidica frase: Patente e libretto e poi, uno sguardo veloce al veicolo e al conducente per verificare se tutto è in regola… quante volte vi è capitato? E quante volte alla sola visione di quella paletta alzata avete sbuffato ed esclamato: Ti pareva, dovevano fermare proprio a me”!? Vi capisco, è scocciante, ma pensate solo per un attimo a quanto è importante… soprattutto con i tempi che corrono. Giornali e telegiornali non fanno altro che riportare notizie riguardanti le stragi del sabato sera, di ragazzi e non solo, che perdono la vita a causa dell’alta velocità, associata, il più delle volte, all’assunzione di sostanze alcoliche o stupefacenti. È fondamentale che ci siano questi controlli, anzi, dovrebbero essere ulteriormente intensificati e prolungati nell’orario. Ho potuto constatare, infatti, come questi siano presenti maggiormente il venerdì sera e poco, invece, il sabato, quando ce ne sarebbe più bisogno e come, inoltre, siano presenti in poche zone della nostra città e concentrati fino alla mezzanotte, mezzanotte e mezza, dopodiché... di pattuglie neanche l’odore!! È raro, ad esempio, vedere posti di blocco all’uscita o in prossimità di locali notturni, quali pub o discoteche. Perché? Perché, proprio in questi luoghi in cui è necessaria una maggiore sorveglianza, proprio questa il più delle volte viene a mancare? Non è forse il caso di incrementare la vigilanza notturna, sia in città che fuori le mura? Patrizia Labellarte Stadio Rocchi Riccardo Manca Viterbese – Rovigo 1 a 0, ventottesima giornata del campionato di calcio 2006-2007 serie C/2 Girone B. Ovvero l’ultima partita disputata al vecchio stadio “Enrico Rocchi”.Anni Trenta: sul terreno ove attualmente sorge lo stadio, vi era un rigoglioso uliveto di proprietà delle famiglie Bussi e Chigi. In quel periodo esisteva soltanto una strada chiamata “del Pilastro” o meglio “dei Pilastri”. Lo stadio si chiamava “Campo sportivo del Littorio” e venne costruito da un progetto dell’ingegnere Enrico Rispoli e dall’architetto Carlo Bodini su un terreno di proprietà delle Famiglie Micara e Brannetti. Venne inaugurato il 28 Ottobre 1930, ma i lavori non erano conclusi. La prima partita ufficiale vedeva di fronte la squadra dell’Opera Nazionale Dopolavoro di Viterbo e quella di Acquapendente. La partita terminò con un punteggio di 3 a 1 in favore dell’ O.N.D. di Viterbo. Il primo goal segnato nello stadio portava la firma di Camillo Arduini (detto “Finestrella”) che poi venne espulso dall’arbitro Carbonetti per fallo di reazione. Intorno al 1933, per la conclusione dei lavori, venne riutilizzato il “Campo Tomassucci” nel quartiere Paradiso. È del 1935 la prima amichevole di lusso, contro la Juventus. La Viterbese, in quel periodo, militava in una sorta di campionato locale denominato “Ulic”. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, lo stadio della Palazzina ospitò alcuni sfollati, i quali vennero sistemati in baracche edificate proprio sotto il muro di Pratogiardino. Lo stadio venne colpito anche dalle bombe. Negli anni Settanta, con la promozione in Serie C, nacque la Curva Nord (con il primo club di tifosi: “I Fedelissimi”) e la tribuna Pratogiardino. Nel 1995 lo stadio della Palazzina è stato intitolato al presidente Enrico Rocchi. Un presidente di quelli con la P maiuscola. Ma per tutti i tifosi viterbesi rimarrà “Il Gallinaro”. Riccardo Manca Il coraggio è scegliere la vita! Patrizia Labellarte Il Comune di Viterbo in collaborazione con il Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, Polizia stradale, Consulta provinciale degli Studenti, Ufficio scolastico provinciale, Ceis, Aci, Francigena e Ascom-Confcommercio hanno promosso l’iniziativa avente come slogan: Il coraggio è scegliere la vita, il cui obiettivo è sensibilizzare i giovani sulla piaga delle stragi del sabato sera, La manifestazione partirà venerdì 13 aprile alle 21,30 con una fiaccolata che vedrà la partecipazione dei Facchini di Santa Rosa e che partirà da Piazza Verdi per poi proseguire fino a Piazza del Plebiscito. L’altro appuntamento è, invece, per sabato 14 aprile alle ore 10 al Palamalè. Questo evento coinvolgerà tutte le scuole, nell’ambito del quale interverranno la cantante viterbese Alina Deidda e i vincitori dell’ultima edizione televisiva Amici, di Maria De Filippi, Federico e Agata. Questo progetto di sensibilizzazione proseguirà anche nel mese di maggio, con la distribuzione di 800 alcoltest donati dalla società viterbese Francigena all’Ascom di Viterbo, che a sua volta li distribuirà a tutti i gestori di locali da ballo del capoluogo. Ogni week-end, le varie discoteche individueranno un ragazzo all’ingresso del locale che dovrà garantire di non bere alcolici durante la serata, per poi all’uscita mettersi alla guida della macchina. Questo ragazzo verrà sottoposto all’alcoltest e se il risultato ai controlli condotti dal personale addetto all’uscita del locale sarà negativo, avrà diritto ad un ingresso gratuito la volta successiva. Davvero importante questa iniziativa promossa nella nostra città, che invita tutti a dire basta alle stragi che vedono morire numerosi giovani ogni fine settimana. Patrizia Labellarte Scherziamoci sopra è meglio Baccaione A proposito dei DICO, dei PACS, della parità tra uomini e donne e quant’altro, sarebbe opportuno che i nostri “Soloni” ci dessero qualche spiegazione: Ad esempio, perché se dico ad un uomo “buon uomo”questi mi ringrazia e si sente gratificato, mentre se dico “buona donna” ad una donna rischio, oltre che a qualche schiaffone, una querela? Ed ancora: come mai non è lecito desiderare la donna d’altri, mentre non c’è nessun divieto nel desiderare l’uomo d’altre? E’ proprio vero: le donne son venute in eccellenza di ciascun arte ove hanno posto cura. Noi, per conto nostro, faremmo bene, con certe cose, a farci pax. E’ meglio. IL CAPITALISMO ha un debito di riconoscenza verso il matrimonio: se le mogli non spendessero più di quanto i mariti guadagnano, l’intero sistema degli incentivi andrebbe a rotoli. CORONA – Fabrizio Corona, il fotografo di Vallettopoli, al centro di una pittoresca vicenda giudiziaria, è stato assolto con formula piena. Interrogato dal giudice si è difeso dicendo: Io facevo delle foto-tessera, se poi quelli avevano una faccia come quell’altra non era mica colpa mia!. NINA MORIC, moglie di Corona, ha detto che chiederà il divorzio dal marito: in crisi di astinenza si dicono tante cose! SONO STRESSATI niente casco. Sbagliato: sono stressati non guidano. Non guida chi è ubriaco, non guida chi è drogato, non guida chi è sotto effetto di psicofarmaci. Non guida, cioè, chi si trova in uno stato di incapacità naturale in modo che non possa mettere a repentaglio la sicurezza sua e degli altri. Perché dovrebbe guidare chi è stressato? Lo stato di incapacità naturale deve essere provato, si obietterà: a questa obiezione rispondo che c’è la confessione, basta ed avanza. Incominciamo un po’ a mettere il dito nella piaga costituita da certi giudici! Baccaione postato da: Spvit | 12:22 | |