*** Sito del quindicinale di opinione e servizi di Viterbo e provincia diretto da Mauro Galeotti - Cellulare 3393337869 *** Editrice - Redazione - Pubblicità: Studio Pubblicitario Viterbese S.r.l. - Viterbo - Via Tommaso Carletti, 35 *** Iscrizione al Tribunale di Viterbo n° 381 del 19 Febbraio 1992 *** Se ci vuoi scrivere la nostra e-mail è: spvit@tin.it
 

giovedì, marzo 29, 2007

DSC04221-300pdiIl "Mercatino delle Curiosità"
si terrà tutte le prime domeniche del mese.

DSC04301-300pdiProssimo appuntamento
Domenica 6 Maggio 2007
DSC03668-300pdi sul parcheggio esterno
del Centro commerciale Tuscia a Viterbo
per informazioni e per partecipare
cell. 3393337869


28 Marzo 2007
Anno XVII n° 6

Cabine pericolose, ricettacoli di immondizia
Telecom: vergogna!
Mauro Galeotti

fotogaleottiSplinderLe cabine telefoniche della Telecom, sono la vergogna della città.
Per trovarne una degna del servizio che dovrebbe svolgere, bisogna pregare domine Iddio ed essere fortunati come al gioco televisivo Affari tuoi. Ma qui gli affari sono nostri e sarebbe proprio il caso che la Telecom, proprietaria degli impianti, almeno così mi fanno capire le targhette appiccicate sulle cabine, le eliminasse o, meglio, le ripristinasse.
Della decina di cabine che ho potuto vedere, ne ho trovata solo una funzionante, almeno credo, visto che il telefono è lì appeso, è quella nell’area di un distributore lungo viale Baracca.
Una cabina avanti Porta San Pietro, non ha più il piano ove poggiare i piedi e costituisce un pericolo costante per adulti e bambini.
DSC09016DSC08983DSC09002DSC09017 Quasi tutte hanno i vetri spaccati, caduti in terra e quelle che ne hanno sono invase da carte appiccicate.

Fili scoperti ornano altre cabine ed a volte anche il soffitto della cabina che avrebbe dovuto illuminarla di notte, è divelto e mostra fili elettrici scoperti, un pericolo per chiunque.
Addirittura, ironia della sorte, in una delle cabine in disuso, è un cartello Telecom in cui, tra l’altro, leggo e crepo dal ridere:

"Il telefono pubblico, il Tuo telefono.
[... dice Meco Torso: Ma ‘ndo’ sta ‘sto telefono, te lo se’ magnato?].
Da oggi il telefono pubblico è ancora più ricco di servizi utili e vantaggiosi.
 [...ancora Meco Torso: Ma mica mica me starae a pija’ per culo...].
Usa questo telefono per inviare sms, e-mail, fax ... 
[Ma..., sora Telecomme, ma ‘ndo’ l’hae anniscosto?].
E’ finalmente arrivato il servizio che ti permette di ricevere chiamate su questo telefono... 
[A voja a aspetta’!].
Usa questo telefono con la tua carta di credito.
Il telefono pubblico funziona anche con le carte di credito senza alcun costo aggiuntivo...”
 
[... e te credo che nun me fae paga’, il telefono nun c’adè. Bello sforzo!].

Il telefono non c’è, esiste solo la carcassa della cabina con le porte divelte, i vetri rotti, con le scritte spray, con  carte pubblicitarie private incollate sui vetri l’una sull’altra.
E’ una vergogna!!! che la Telecom deve assolutamente evitare.
E’ una vergogna!!! per la città ed i suoi abitanti.
Mauro Galeotti


Pasqua di Resurrezione
Claudio Santella


fotosantellaclaudioAuguri a tutti.
Nel Vangelo di Giovanni leggiamo che Lazzaro è morto. Le sorelle di Lazzaro, disperate, si rivolgono a Gesù. E Gesù dice loro: ”Io sono la Resurrezione e la vita, chi crede in me, anche se morto vivrà”. Poi, rivoltosi a Marta, sorella di Lazzaro, le chiede: ”Credi tu in questo?”

Solo dopo la risposta affermativa di Marta Gesù si appresta a far resuscitare Lazzaro, e lo resuscita. Non prima.
Perché Gesù si comporta così? Gesù era amico di Lazzaro, perché, dunque, chiede a Marta una professione di fede? Che cosa significa questo?
Non lambicchiamoci il cervello alla ricerca di chissà quale risposta!

La risposta è semplice, come semplici sono gli insegnamenti di Cristo: questo significa che Dio è pronto a venire in nostro aiuto sempre, soprattutto nei momenti di disperazione, ma vuole la nostra collaborazione.
Sono qui vicino a te, sembra dire, non ti lascio solo, ma tu, che ora ti sei accorto della mia presenza, ci devi mettere del tuo. Cristo vuole, da parte nostra, disposizione, vuole lealtà, semplicità e chiarezza, e vuole, soprattutto, fede.

La fede in Lui è necessaria. Non è però una collaborazione teorica quella che ci chiede Cristo. Credere in Lui significa mettere in atto le sue parole, osservare la sua dottrina, vivere secondo i suoi insegnamenti. Cristo non ci chiede una determinata cultura, una preparazione dottrinale, ci chiede povertà di spirito, purezza di sentimenti, semplicità nell’ agire, correttezza verso noi e verso gli altri: tutte coniugazioni dell’Amore. Se crediamo in Lui  non possiamo non agire diversamente. Il nostro essere, il nostro divenire diventano permeati dalla carità. Che  cosa è, infatti, la fede se non è accompagnata dalla carità? Come possiamo dimostrare, cioè, la nostra fede se non abbiamo anche la carità?

Non chi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre: ognuno di noi deve mostrarsene degno, deve mettere il suo impegno,  la sua volontà, deve volerlo concretamente, con tutto se stesso. Non ci sono alibi.
Cristo, per liberare il mondo dai suoi peccati,  si è immolato sulla croce, ha avuto il Suo calvario, ha accettato e sopportato la Sua passione, ha mostrato il Suo amore. Cristo, contrariamente a molti altri, ha dato l’esempio. Ognuno di noi deve cercare di vivere ad imitazione di Cristo, deve mostrare, come ha fatto Lui, il suo amore con i fatti. E’ in questo contesto di resurrezione che mi piace rivolgere a Voi tutti, cari lettori e cari concittadini, gli auguri di una buona Pasqua. Risorgiamo!

Ognuno di noi, abbracciata la sua vocazione la rispetti. Non mi riferisco alla vocazione religiosa, che non escludo, mi riferisco al comportamento che dobbiamo tenere nel quotidiano trascorrere della nostra vita. Dobbiamo, nel nostro agire, prendere sul serio le parole di Cristo, dobbiamo capire che Cristo quelle parole le ha dette a tutti e non solo a Marta, non solo ai sacerdoti, ma a tutti, noi compresi.
Come Cristo, dobbiamo amare il prossimo con i fatti, sacrificarci, se necessario, con gioia, per gli altri. Proviamo anche noi a vivere ad imitazione di Cristo: facciamo una carezza ai nostri figli; asciughiamo qualche lacrima; prodighiamoci per tutti; amiamo tutti in silenzio, con l’esempio. E soprattutto gettiamo questo  seme d’amore cristiano intorno a noi.

“Amatevi come io vi ho amato”, ha detto ancora Gesù. Cerchiamo di farlo. Proviamoci.
“Filioli mei diligite alterutrum”. Parole che sono un testamento spirituale: vediamole  così anche dal lato attivo; non aspettiamo solo di ricevere del bene, facciamolo, proviamo a farlo.
Ad ognuno di noi farebbe piacere essere ricordato per qualcosa; cerchiamo di essere ricordati per la nostra vita spesa, per il prossimo, nell’amore di Cristo. Questo non è un invito rivolto ai soli Cristiani: è un invito rivolto a tutti, perché Cristo ha insegnato a vivere in pace, e lo ha insegnato a tutti. Cerchiamo di mettere in pratica questo desiderio che ci accomuna con Cristo, questo desiderio che ci accomuna l’un l’altro. 

Questo sarà, forse, il nostro merito più grande. Questo sarà una testimonianza di quel seme che Cristo ci ha messo dentro. Questo sarà una testimonianza che quel seme non è andato perduto. Facendolo è già una testimonianza. Non è cosa da poco. Per tutto ciò ci sentiremo più sereni, perché in pace con noi stessi e con il nostro prossimo. Per questa nostra vita, vissuta ad imitazione di Cristo, vissuta in quell’amore, noi non moriremo: noi siamo già risorti. Non  nel corpo, non ancora, ma risorti nello spirito:  il nostro spirito è vicino a Dio, a quel Dio che ha fatto conoscere a tutti l’amore, propagandandone continuamente la dottrina, sia con le parole che con i fatti, e sempre in modo mirabile.

In occasione di questa santa Pasqua iniziamo a mettere in atto quello che Cristo ci ha insegnato.  Spalanchiamo le porte al nostro prossimo, bianco, nero, giallo o rosso che sia; spalanchiamole sempre, non solo quando ciò non ci costa niente, non solo quando non ci comporta alcun sacrificio, ma anche, e soprattutto, quando siamo in disaccordo con lui, quando siamo con lui in conflitto di interessi. Spalancheremo contemporaneamente le porte a Cristo, realizzeremo, allora, la volontà del Signore, allora metteremo una pietra sulla strada della nostra resurrezione, allora dimostreremo che il Signore non è morto invano.

Quel Cristo, fattosi uomo, vedendoci così impegnati, sorriderà per noi in Paradiso e ci additerà, soddisfatto, al Padre. Questo deve essere il nostro modo di essere cattolici,  realizzando quel “katà oloi“, quel “verso gli altri”, dal quale prendiamo il nome.
Buona Pasqua, allora, buona Pasqua a tutti,  perché lo sia e perché lo diventi.
Claudio Santella


La Quercia: Curva pericolosa!!!
Agnese Galeotti


AgneseSplinderIn redazione sono giunte diverse polemiche sulla situazione del traffico tra La Quercia e Bagnaia. In particolare alcuni cittadini del luogo e non solo, si lamentano dell'elevata velocità con cui gli automobilisti che provengono da Viale Fiume, percorrono la curva che congiunge la via alla Quercia. Infatti, spesso, i passanti che attraversano la strada rischiano di essere investiti.

Sarebbe più opportuno aumentare i controlli da parte dei vigili urbani, oppure trovare una soluzione meno impegnativa, come installare un semaforo con il pulsante per i pedoni, così ogni qualvolta abbiano il bisogno di attraversare, lo potrebbero fare senza alcun pericolo e con maggiore tutela per la loro incolumità.

Spero che la gravità della situazione sia presa in considerazione prima che ci scappi la vittima e non dopo, come troppo spesso accade, purtroppo!
Agnese Galeotti


Lavoro monotono, noioso
Bruno Matteacci


Matteacci Bruno SplinderPur prendendo atto del disposto del Ministro della pubblica istruzione, relativamente all'uso del telefonino in classe, a seguito dei fatti accaduti in varie scuole d'Italia, mi domando: perché predicano bene e razzolano male?
E' stato sufficiente seguire un programma televisivo, nel quale veniva  trasmessa l'attività di un ramo del parlamento, per rendersi conto del cattivo esempio dato, ai nostri giovani, dagli "eletti dal popolo".

Tra i banchi del parlamento, mentre si notavano alcuni deputati intenti a leggere il giornale, altri, tranquillamente, parlavano con il telefonino incuranti di quanto il Ministro della pubblica istruzione proibisce agli studenti italiani.
La cosa che, inoltre, maggiormente mi ha schifato, è stato l'aver veduto un parlamentare che,  in sede di votazione si "sbracciava" per votare, elettronicamente, anche per conto di un deputato,  assente, che avrebbe dovuto occupare il posto vicino al "suonatore di piano", come vengono chiamati questi "eletti".
Questo è l'esempio che si ha dal comportamento di alcuni parlamentari italiani che percepiscono stipendi, indennità e  rimborsi spese da favola per fare il "lavoro più monotono che esiste; ben pagato, ma tanto noioso"; come lo definì un politico del passato.

Ma nulla mi stupisce più di tanto soprattutto dopo aver seguito una trasmissione televisiva, imperniata sul partito di Rifondazione Comunista abruzzese,  relativa alla designazione dei candidati al Parlamento. In detta trasmissione è stato dichiarato, da personaggi politici locali, che oggi la politica è una questione di lobby, di amicizie al vertice, di potere e non più di coinvolgimento della popolazione o meglio della base elettorale che conta poco o niente. La trasmissione era basata sul modo di procedere per la designazione dei candidati alle elezioni politiche, risultò che la base cittadina aveva proposto, con cento voti, il nominativo di una signora, mentre dal vertice era stato imposto il nominativo di una seconda signora che aveva avuto solo quattro designazioni.

Ho citato la trasmissione di cui sopra per il solo fatto che il partito in questione è un  partito di base popolare che ha sempre decantato il coinvolgimento dell'elettorato.
Ma null'altro può stupire se si prende in esame il "salto" che molti personaggi  politici hanno fatto e stanno facendo da un partito all'altro, solo con lo scopo di avere poltrone ben remunerate.
A conferma basta vedere quanti ministri, vice ministri e sottosegretari sono stati nominati, in questo ultimo governo.  Ancora una volta vale il detto: "Dio ci conduca, dove si magnuca".
E io, pago diceva il grande Totò.
Bruno Matteacci


Via Crucis: Soluzione cercasi
Sanclaudio


Corre voce che, per le prossime festività pasquali, in Parlamento, a qualche eminente politico, per accattivarsi le simpatie del clero, con la speranza di accaparrarsi qualche voto da quel serbatoio, sia venuto in mente di rievocare la Via Crucis con personaggi veri.

Un po’ come i vari “Presepi Viventi” che vengono fatti a Natale. Solo che, sempre secondo la voce che corre, è sorto un problema di non facile soluzione: non si riesce a trovare qualcuno che possa raffigurare il ladrone di destra. Per il ladrone di sinistra di personaggi ce ne sono a iosa, c’è una fila interminabile e sempre in aumento, probabilmente si dovranno bandire dei concorsi.

Per il ladrone di destra, invece, non si riesce a reperire nessuno. Non che di ladroni, a destra, non ce ne siano, attenzione bene, ce ne sono anche qui a iosa, solamente che non se ne trova uno disposto a pentirsi.
Sanclaudio


Di caccia si muore... anche a Viterbo!
Francesca Bruti

Bruti Francesca SplinderLo scorso 23 marzo 2007 la Commissione Europea di Bruxelles ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di Giustizia Europea per due procedure di violazione frequente della “Direttiva Europea sugli Uccelli Selvatici”.

Secondo quanto comunicato dall’agenzia ANSA, coinvolte nella violazione sono le regioni del Veneto, Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Puglia, Toscana ed Umbria. La legislazione italiana, sia a livello nazionale che nelle 11 regioni sopra indicate, permette la caccia di certi tipi di uccelli tra cui il cormorano, la tortora dal collare orientale e il fringuello, in modo non conforme alle condizioni specifiche di deroga previste dalla direttiva europea. Quindi, per Bruxelles, un’autorizzazione così generale in materia di caccia porta alla cattura o all’uccisione di troppi uccelli.

Nell’Ue la caccia è disciplinata dalla Direttiva 79 del 1979 sugli Uccelli Selvatici che prevede misure di protezione, di gestione e di regolazione di tutte le specie di uccelli viventi allo stato selvatico. Pur prevedendo il divieto generale di ucciderli, la direttiva consente la caccia di alcune specie, se praticata al di fuori dei periodi di riproduzione e di migrazione, ma non fissa periodi di caccia precisi, dato che questi possono variare da regione a regione in funzione delle specie e della localizzazione geografica. Spetta agli Stati membri fissare il calendario venatorio, sulla base delle conoscenze scientifiche relative ai periodi di riproduzione e di migrazione delle diverse specie cacciabili. Nel caso delle undici regioni italiane il Commissario Europeo all’Ambiente Stavros Dimas ritiene che le condizioni poste dalla normativa europea non siano rispettate.

Sembra che questa pratica di violazione delle norme sia frequente anche per gli altri animali ed è confermata dagli ultimi eventi accaduti nel territorio di Viterbo: nei giorni scorsi sono stati denunciati altri due bracconieri. Il primo è stato fermato nel Comune di Sutri, all’interno dell’area protetta Bracciano-Martignano, dagli uomini delle Forestali di Ronciglione e Oriolo Romano, che hanno operato in collaborazione con l’Enalcaccia di Capranica; dopo il ritrovamento di molte trappole per cinghiali e una serie di appostamenti, la Forestale ha colto l’uomo in flagranza di reato, mentre recuperava un cinghiale preso con un laccio, e lo ha denunciato all’autorità Giudiziaria per caccia in luogo e periodo di divieto e introduzione di arma in area protetta. Il cinghiale ucciso era una scrofa incinta di quattro cuccioli! Il secondo bracconiere è stato denunciato a piede libero dalla Forestale di Tarquinia all’interno dell’azienda faunistico-venatoria “Castel di Salce”, in località Roccarespampani, l’uomo è stato sorpreso con un fucile, diverse munizioni ed un contenitore con del granturco per il foraggiamento dei cinghiali.


Tralasciando il fatto che personalmente sono assolutamente contraria al “gioco” della caccia, fine a se stesso, ossia per il puro divertimento di chi lo pratica; mi sembra assurdo che nonostante vi siano norme che regolano i periodi di caccia e circoscrivano le aree dove praticarla, sono sempre più numerosi gli episodi di violazione legislativa, di bracconaggio selvaggio e di maltrattamenti gratuiti verso gli animali, volatili, selvatici o autorizzati che siano. Per non parlare del fatto che a morire non sono solo gli animali, ma anche gli uomini! Facendo riferimento alla stagione di caccia 2006, in Italia (compresa la provincia di Viterbo) ci sono stati:

- 36 morti, di cui 33 cacciatori e 3 tra la gente comune;
- 75 feriti, di cui 58 cacciatori e 17 tra la gente comune.
Per fortuna, c’è anche chi opera per proteggere i nostri amici animali e lavora per cercare di far rispettare le regole: la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) di Viterbo è un’Associazione di Volontariato e Associazione di protezione Ambientale riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente, appartenente alla tipologia O.N.L.U.S. (Organizzazione non lucrativa di utilità sociale) e NGO (Organizzazione Non Governativa); è riconosciuta come Ente Morale dal 1985 e come Ente in grado di svolgere ricerca scientifica. La sede viterbese è presso l’Istituto Giovanni XXIII, Strada Teverina n. 13. Inoltre, numerosi sono gli interventi degli Agenti di Polizia Ecozoofila dell’ANPANA, durante l’anno, sul territorio della Provincia di Viterbo; come ad esempio, il recupero, avvenuto durante l’estate 2006, sul territorio di Valentano, di uno splendido esemplare di Poiana, ferita ad un’ala da un colpo di fucile e trasportata per le dovute cure presso il “Centro Recupero Rapaci della Riserva Naturale del Lago di Vico”.
Francesca Bruti


Strisce pedonali
Bruno Matteacci


Da un po’ di tempo a questa parte si sta notando, lungo le vie cittadine e della periferia, la quasi totale scomparsa delle strisce pedonali. E’ pur vero che tutto ha fine, che l'usura del tempo e del traffico sono le peggiori nemiche della segnalazione orizzontale, ma una rinfrescata ogni tanto ci vuole! In certi punti di maggior transito pedonale, in particolare vicino alle scuole e dove è un traffico automobilistico veloce o su strade poco illuminate, consiglierei di far fare dei passaggi pedonali con malta rossa, leggermente sopraelevati, dal fondo stradale, di qualche centimetro, sulle quali tracciare poi le strisce bianche allo scopo di renderle più visibili, più sicure per il pedone.

Ci vuole poco per salvare una vita o evitare un incidente.
A tal proposito, non mi stanco di rappresentare all'Amministrazione comunale la necessità di rendere più agevole ai visitatori del cimitero di San Lazzaro, provenienti da Viterbo, l'accesso al parcheggio nel piazzale antistante il cimitero stesso, in quanto l'unica possibilità di attraversamento, sulla sinistra, è quella avanti al cancello principale.

Quindi, per evitare lunghe file di automobilisti sulla Cassia, che sono costretti a fermarsi per consentire l'accesso al cimitero nell'unico passaggio, adibito a tale scopo, basterebbe tratteggiare la linea di demarcazione della carreggiata destra, direzione Viterbo Montefiascone, poco prima del semaforo e tutto sarebbe risolto.
A me pare l’uovo di colombo. Non è comprensibile la resistenza che viene opposta a tale richiesta; che appare logica, necessaria e facile da attuare e, quello che maggiormente conta, utile e sentita da molti.
Bruno Matteacci


Ancora carta e penna? Basta!!!
Patrizia Labellarte


La nostra società da la possibilità di poterci esprimere liberamente, dar sfogo a tutti i nostri pensieri, idee, opinioni.
Una parola, una frase orale o scritta, ma anche semplicemente dei gesti ci permettono di trasmettere un nostro libero pensiero di affetto, amore, stima o di sensazioni che avvertiamo dentro noi stessi.
È importante, nella vita di tutti i giorni, a scuola, al lavoro, potersi confrontare con gli altri, scambiare i propri punti di vista, rendere gli altri partecipi di ciò che pensiamo.

Come è importante, credo io, poterlo fare, sempre nel rispetto di noi stessi, degli altri…insomma con un briciolo di educazione che il più delle volte viene a mancare.
Eh si, perché “liberamente” non significa sempre ed ovunque+… cioè, ci sono situazioni che non ci permettono di farlo, oppure siamo sprovvisti dei mezzi per farlo.
Molti la pensano diversamente…perché?...Semplice, oggi si può fare tutto!!! 
Non hai carta e penna per scrivere? Che problema c’è?!  Basta un muro, un monumento, i vagoni di un treno o un autobus e poi  un pennarello o una  bomboletta spray colorata, e…il gioco è fatto!
E poi, ancora carta e penna?…Antichi!!!

I tempi sono cambiati…oggi, è moda scrivere un po’ dove capita e poco importa se si tratta di “imbrattare” ed aver rispetto zero per  tutto ciò che ci circonda.
E Viterbo oramai, come del resto le altre città, è invasa da questa moda.
È bruttissimo, passeggiare per il centro e trovarsi di fronte a muri di palazzi storici e non, e fontane,  tappezzati di frasi, dichiarazioni d’amore, ed ingiurie a più non posso.
Anche i treni e gli autobus sono colpiti dalla stessa sorte!

Proprio tre giorni fa, ho preso un treno per Roma, dalla stazione di Porta Romana…beh, che schifo! È la prima cosa che ho detto nel vedere che di tre vagoni che ho girato non c’era un finestrino pulito che permetteva di vedere fuori. La causa? Una mega scritta colorata  sulla carrozzeria esterna del treno che aveva oscurato quasi tutte le finestre…ah, voglio precisare… forse rimaneva intatto qualche angolo! Per non parlare poi di tutti gli altri danneggiati, o meglio incisi con il taglierino.
Trasgressione delle regole di una morale talvolta “stretta”, pura forma di libertà nel manifestare il proprio stato d’animo, questa è la realtà.

Una realtà e un modo di fare, che personalmente non concepisco.
Poca sorveglianza in città e poco controllo, dove serve, da parte delle autorità?  sicuramente…ma più che controllo esterno, ci vorrebbe più autocontrollo e un maggior senso di civiltà in ognuno di noi.
Patrizia Labellarte


Sipicciano
Riccardo Manca


Manca Riccardo SplinderSipicciano è frazione di Graffignano dal 1928, anticamente, infatti, era unito a Roccalvecce.
È situato su una discreta altura che domina la valle del Tevere. Il centro abitato, in tempi recenti, si è sviluppato estendendosi nelle zone a monte di San Bernardino e nella località denominata Pisciarello. Ne fanno parte anche due agglomerati di edifici denominati Cassettone e Poggio del Castagno.

Le primissime notizie riguardanti il feudo di Sipicciano si hanno per merito di un diploma dell’Imperatore Ottone I, risalente al 962, conservato nell’Abbazia di Farfa.
Nei secoli passati Sipicciano ebbe ordinamenti propri con tanto di suggello comunale avente al centro una grande S ed intorno la leggenda COM. CSTR. SIPICCIANI.

Da un documento datato 1263, processo di Selva Pagana, si ha notizia che Sipicciano era ubicato nel Vescovado di Bagnoregio ed anche Viterbo vantava i diritti sul territorio. Intorno al 1291 venne dato in pegno, insieme a Celleno, ai cardinali Colonna e Gaetani per una somma avuta in prestito che ammontava a 17 mila fiorini. Le terre vennero riscattate l’anno successivo dietro restituzione dell’intera cifra. Le lotte tra Guelfi e Ghibellini non risparmiarono Sipicciano, tanto che il Castello venne incendiato dagli Orvietani (Guelfi) in lotta con i Viterbesi (Ghibellini), nel 1316 e 1328. Entrato in possesso del Prefetto di Vico, Sipicciano ebbe un periodo di lotte e contese; soltanto con l’arrivo del cardinale Albornoz riuscì ad avere un po’ di tranquillità.

Nel 1414, Sipicciano, con la Contea di Tuscania da cui dipendeva, risulta essere possesso del capitano di ventura Angelo di Lavello, detto il Tartaglia. Papa Martino V confermò al Tartaglia, intorno al 1421, il beneficio, ma ucciso questi poco dopo, Sipicciano tornò alla Santa Sede ed il pontefice nel 1424 lo cedette a Giordano Antonio Colonna a fronte di una somma di duemila fiorini, prestati da quest’ultimo alla Camera Apostolica. Il Colonna, lo stesso anno rivendette il castello ai Conti Pandolfo, Giovanni e Giacomo dell’Anguillara.

Intorno al 1431, papa Eugenio IV, avendo elevato a Contea il Feudo di Graffignano nella persona di Cecco Baglioni, concesse a questi anche il Feudo di Sipicciano. Nel periodo che va dal 1445 al 1465, risultano signori di Sipicciano Francesco Baglioni ed i propri figli Martino e Pandolfo.
Nel 1522, una parte del Castello figura tra i feudi confiscati da Adriano IV a Pirro e Giovanni Carlo del fu Fierobraccio Baglioni. Tale confisca fu approvata anche da Clemente VII nel 1524, poi revocata nel 1531. Intorno al 1633 fu venduto da Francesco Baglioni al principe Taddeo Barberini che, nel 1644, lo vendette a Prospero Costaguti, patrizio genovese. La famiglia Costaguti, dopo averlo incorporato nel Comune di Roccalvecce lo tenne fino al 1879, quando passò al Conte Vannicelli.

Dopo essere stato per breve tempo della famiglia Balestra, nel 1923 il castello venne ceduto all’Università Agraria di Sipicciano. Dal 1928, in seguito al riordino amministrativo voluto da Benito Mussolini, Sipicciano venne unito a Graffignano.
Riccardo Manca


Università e Questura per gli anziani
Patrizia Labellarte


L’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Viterbo ha organizzato degli incontri utili ed interessanti per gli anziani, grazie alla collaborazione dell’Università e della Questura, che vedranno tre docenti di Scienze Politiche dell’Università della Tuscia e il Dirigente della Squadra mobile di Viterbo, Salvatore Gava, discutere di temi, quali: politiche europee e le sue istituzioni, alla prevenzione da truffe e raggiri.
Gli incontri sono iniziati lo scorso 26 marzo, ma si terranno fino il 22 maggio presso i cinque centri sociali polivalenti viterbesi.

Questi incontri, in particolar modo quelli con l’Università, servono ad avvicinare il mondo della Terza età alle politiche europee,  tra l’altro, di stretta attualità, vista la concomitanza con l’anniversario dei Trattati di Roma, che 50 anni fa sancirono ufficialmente la costituzione della Comunità Economica Europea.
Come altrettanto di attualità sono i seminari organizzati dalla Questura, perché sono proprio gli anziani, nella nostra società, i più deboli e spesso vittime di truffe.

Questo è il calendario degli eventi fissati per le ore 16:
Martedì 3 aprile: Prof. Giuliano Fonderico – Docente Facoltà Scienze Politiche – Centro Sociale Pilastro
Lunedì 16 aprile: Prof. Edoardo Chiti – Docente Facoltà Scienze Politiche - Centro Sociale Bagnaia
Martedì 17 aprile: Prof. Alessandro Tonetti – Docente Facoltà Scienze Politiche - Centro Sociale Ellera
Martedì 17 aprile: Dr Salvatore Gava – Dirigente Squadra Mobile di Viterbo – Centro Sociale La Pila
Martedì 24 aprile: Prof. Alessandro Tonetti – Docente Facoltà Scienze Politiche – Centro Sociale S.Angelo
Giovedì 3 maggio: Dr. Salvatore Gava – Dirigente Squadra Mobile di Viterbo – Centro Sociale Pilastro
Martedì 15 maggio: Dr. Salvatore Gava – Dirigente Squadra Mobile di Viterbo – Centro Sociale Ellera
Martedì 22 maggio: Dr. Salvatore Gava – Dirigente Squadra Mobile di Viterbo – Centro Sociale S. Angelo.
Patrizia Labellarte

postato da: Spvit | 12:18 |

giovedì, marzo 15, 2007

Il "Mercatino delle Curiosità"
si terrà tutte le prime domeniche del mese.

Prossimo appuntamento
1° Aprile 2007
sul parcheggio esterno
del Centro commerciale Tuscia a Viterbo
per informazioni e per partecipare
cell. 3393337869


14 Marzo 2007
Anno XVII n° 5


La Fiera della Quercia coi butteri
Non dimentichiamola
Mauro Galeotti


fotogaleottiSplinderDurante l’inaugurazione di Viale Trieste, in cui ho messo a disposizione del Comune di Viterbo, molte immagini del viale stesso attraverso il tempo, riprodotte ed esposte sulle plance pubblicitarie di quella strada, ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con il sindaco Giancarlo Gabbianelli.
Da quello scambio di opinioni è venuta fuori una interessante iniziativa, che ha visto Gabbianelli favorevole.
Si tratta di dedicare almeno una giornata dell’anno, alla memoria della ormai scomparsa Fiera del bestiame della Madonna della Quercia.
L’11 scorso è stata organizzata una corsa a piedi da Viterbo alla Quercia, con la partecipazione di atleti non professionisti. Persone che durante la settimana si dedicano al loro lavoro che nulla ha a che vedere con gare agonistiche, ma che in quell’occasione hanno trovato il gusto di percorrere un tratto di strada già utilizzato durante le feste della Madonna della Quercia, per corse a piedi o a cavallo.
Insomma hanno rinverdito la memoria e di questo voglio parlare, per non dimenticare.
E per non dimenticare quella concessione, data nel lontano 1240 dall’imperatore Federico II a Viterbo, per l’istituzione della fiera, Gabbianelli era d’accordo nel dedicare una giornata intera, di ogni anno, nel ricordo.
fiera la quercia 2La Fiera della Quercia si è tenuta, fino al 1978, due volte l’anno, a Maggio ed a Settembre, due bei mesi per la nostra terra fedele alla cristianità. Infatti, Maggio è il mese tradizionalmente dedicato alla devozione mariana, cioè alla Madonna, e il Santuario della Madonna della Quercia rappresenta un monumento unico nel suo genere in onore della Vergine.
Poi, Settembre è il mese in cui Viterbo, onora la santa patrona, Rosa, e tra le varie manifestazioni di quel periodo non sarebbe male ricordare la seconda fiera della Quercia.
Potrebbe essere scelto lo stesso giorno in cui, appunto a Settembre, si svolge la manifestazione del Patto d’amore, che unisce, sin dal 1467, i Viterbesi alla Madonna della Quercia.
Ma ritorno al colloquio col sindaco. Si è parlato di rinnovare la corsa podistica, di ospitare i butteri con i loro cavalli sul Campo Graziano, sede per secoli della fiera e di realizzare mostre inerenti il tema.
Quindi potrebbero essere due le giornate in ricordo della fiera e dei suoi animatori. In quelle date sarebbe bello vedere i butteri sui loro cavalli giostrare le vacche o le bufale; guidare per un tratto la mandria con l’aiuto dei loro lunghi bastoni; atterrare i vitelli, magistralmente, come solo loro sanno fare.
Allo stesso tempo potrebbero essere allestite bancarelle per la vendita di selle, capezze, frustini, eccettera eccetera, per la gioia di chi ama l’equitazione. E non dovrebbero mancare mostre fotografiche, con foto d’epoca sulla fiera, su La Quercia e i suoi abitanti e foto vecchie del Santuario.
E non è finita, perché di notevole importanza sarebbe coinvolgere l’Università viterbese con la Facoltà di Agraria per approfondire le conoscenze e gli studi sull’agricoltura, sull’alimentazione, sui boschi, sulle foreste, sull’ambiente e sulla zootecnia.
Tutto ciò se Gabbianelli vorrà,
se l’Amministrazione comunale vorrà,
non morrà.
Toh! c’ho fatto pure la rima.
Mauro Galeotti


La violenza continua
Claudio Santella


fotosantellaclaudioPurtroppo è così: La violenza, che tanto apertamente viene condannata, continua  a trovare cittadinanza nella nostra società. Ipocritamente condannata è in realtà tollerata, esercitata ed usata sia essa fine a se stessa, sia essa mezzo per una qualche utilità. La violenza sta diventando un nostro costume sociale. Forse lo è già diventata.
Viene condannata quando è subita o quando fa comodo che sia condannata; viene invece definita con altri termini quando la si fa , quando la si tollera e quando fa altrettanto comodo qualificarla in altro modo. A volte è addirittura presentata come mezzo di educazione: non apertamente, si intende, ma velatamente, a volte inconsciamente; comunque di fatto.
Vi porto alcuni esempi, limitandomi, per quieto vivere, all’ambito del calcio.
Qualche tempo fa sulla facciata dell’edificio scolastico dove ha sede l’IPSIA di Viterbo fu posto uno striscione su cui campeggiava, tra l’altro, la scritta …allo stadio dai un calcio alla violenza.
Entrai in quella scuola e chiesi di parlare con il capo dell’istituto al quale feci presente che in fondo, attraverso quella scritta, alla violenza subita si sostituiva la violenza esercitata e che sarebbe stato più opportuno invitare i ragazzi non a dare calci, ma a comportarsi civilmente. Mi fu risposto che quella frase aveva addirittura ricevuto un premio: resto della mia opinione e Vi faccio grazia delle considerazioni che feci dentro me stesso.
Altro esempio: – Emanate le Grida, di manzoniana memoria, da parte di Pancalli, nemmeno c’è stato il tempo di giocare una partita e già abbiamo avuto modo di verificare la nostra serietà di intenti.  Tanto per consumare incenso si è data grande rilevanza ai fischi dell’Olimpico. Il Coni, in un comunicato, ha affermato: Imbecilli coperti da applausi. In buona sostanza se ne è lavato le mani. Chissà se a suo tempo fossero stati puniti coloro che, ad Italia ‘90, fischiarono l’Argentina al suo ingresso in campo, oggi questi imbecilli avrebbero trovato il coraggio di fischiare? Oggi il Coni si schiera contro, ma in occasione di Italia ‘90 dov’era? Allora  soltanto il compianto Italo Allodi, durante la trasmissione de La domenica sportiva fece notare, condannandolo, l’increscioso episodio, mettendo in imbarazzo il pur bravo conduttore della stessa Sandro Ciotti. Non solo non furono puniti quelli, ma non saranno puniti nemmeno questi. Sarebbe stato sufficiente non crescerli questi imbecilli. Qualcosa non è chiaro.
Ulteriore esempio di serietà d’intenti: si è data rilevanza ai fischi dell’Olimpico di Roma e si è passato sotto silenzio il fatto che a San Siro si è contravvenuto alle disposizioni di sicurezza. Una volta non funzionanti gli impianti di sicurezza installati, lo stadio di San Siro si è trovato nella stessa situazione degli stadi cui era stato vietato l’ingresso al pubblico perché non dotati delle prescritte misure di sicurezza. La partita avrebbe dovuto essere giocata a porte chiuse, oppure avrebbe dovuto essere rinviata dall’arbitro. Non è stata fatta né l’una né l’altra cosa. Davanti a ciò il Coni che fa? Si mette a emanare proclami sugli imbecilli di Roma. Dei fatti di Milano nemmeno una parola né un provvedimento. In questo caso qualcosa è chiaro: per ciò che attiene Milano è conveniente star zitti.
Ultimo esempio: - Durante l’ultima giornata di campionato al Palermo viene segnato, da parte della Fiorentina, un goal mentre un giocatore della stessa squadra è a terra dolorante. Il goal viene convalidato. A reagire in maniera inusuale è l’allenatore del Palermo. La reazione, sbagliata, è fatta in maniera troppo vistosa e sotto gli occhi di tutti. L’allenatore viene allontanato: Mi domando: Quello stesso allenatore avrebbe reagito  nella stessa maniera se da parte di chi di dovere si fosse tenuto un comportamento serio? E non mi riferisco soltanto all’arbitro e ai giocatori in campo. L’allenatore del Palermo, peraltro persona moderata e dai modi urbani, avrebbe dovuto considerare che non è quando nessuno ci offende o quando le cose non ci toccano direttamente che ci si deve comportare civilmente, ma quando subiamo un torto, vero o presunto che sia. Facciamola finita di versare le lacrime del coccodrillo  ed a proclamare pentimenti che, come è sempre dimostrato, lasciano il tempo che trovano.
Nel calcio tutto è tornato come prima, con buona pace di chi ci ha rimesso veramente.
I provvedimenti presi a caldo da Pancalli si sono rivelati, come temevo, pannicelli calli. Come volevasi dimostrare.
Per fortuna ci sono delle eccezioni: una di queste eccezioni è Sergio Insogna. Sergio Insogna, presidente dell’ Associazione Sportiva Dilettantistica Virtus Pilastro di Viterbo, fa eccezione a tutto ciò, e lo fa con i fatti e non a chiacchiere. E’ presto detto: qualche settimana fa la squadra dei Giovanissimi di quella società perse una partita, giocata in casa, contro la squadra dei Giovanissimi della Società Sportiva Santa Barbara. A detta di molti dei presenti, dirigenti della squadra di casa compresi, l’arbitro ne aveva combinate di tutti i colori. Nelle discussioni del dopo partita v’era anche qualche espressione accesa, più o meno colorita, e cominciava far capolino anche qualche forma di intolleranza. Con uno spirito sportivo fuori del comune, Sergio Insogna, nella sua qualità di presidente della squadra che aveva perso, della squadra, cioè, che aveva subito, a torto o a ragione, delle ingiustizie, disse in affettuoso dialetto: A rega’, ma che davero volemo litiga’ tra de noi perché l’arbitro ha arbitrato male? Ma stappamo ‘na bottija e bevemo a la nostra salute e famo festa…ma che stamo a scherza’!
A queste parole tutti tornarono in sé e si convenne simpaticamente che si stava esagerando. Dal  punto di vista che va purtroppo per la maggiore Sergio Insogna può essere considerato una nota stonata, ma a me la musica di Sergio piace, e piace molto.
Claudio Santella


Viale Buozzi come Viale Trieste
Bruno Matteacci


Matteacci Bruno SplinderCon piacere si sono seguiti, giornalmente, i lavori che venivano effettuati su viale Trieste.
Da tempo si aspettava la soluzione per un totale rifacimento del viale, che per anni è stato un fiore all'occhiello della citta di Viterbo e della laboriosa frazione de La Quercia.
Ce ne è voluto di tempo, ma visti i risultati finali, si può ben dire che ne è valsa la pena!
Il bello è bello e, alla luce di ciò, al quartiere Pilastro i residenti si augurano che anche in viale Bruno Buozzi si possano effettuare lavori analoghi a quelli di viale Trieste che hanno avuto il plauso della  città.
Si tenga conto che l'unica valvola di sfogo che ha il centro di Viterbo per raggiungere la zona Riello, è viale Bruno Buozzi fino alla Tangenziale ovest o che si immette su via Alessandro Volta, che termina poi proprio al Riello.
Detto tratto di strada viene percorso, a piedi o con mezzi di trasporto, da centinaia di persone che quotidianamente devono raggiungere l'Università o il Palazzo di Giustizia.
Su Viale Buozzi dovrebbe essere rifatto tutto il manto stradale e i marciapiedi, con la eventuale messa a dimora di griglie di metallo; allo scopo di proteggere le radici delle piante, consentendo anche un facile transito ai pedoni.
Non sarebbe tempo, materiale e danaro sprecato effettuare tale realizzazione; in particolare se si tiene nella debita considerazione che il viale viene percorso da cittadini residenti e forestieri, che provengono da varie parti d'Italia.
Quindi, in molti casi, viale Bruno Buozzi è il biglietto da visita di Viterbo.
Come già scritto, il bello è bello, quindi sindaco Gabbianelli sarebbe proprio il caso di fare nel quartiere Pîlastro, un viale Bruno Buozzi che risulti il terzo fiore all'occhiello del Comune di Viterbo, dopo Via Marconi e Viale Trieste. Questo desiderio è condiviso da molti.
Bruno Matteacci


Benedizione in casa!!!
Bruno Matteacci


Ho avuto modo di parlare con degli amici, sull'importanza di prepararsi moralmente e spiritualmente all'arrivo della Santa Pasqua, giornata di amore e di certezza.
Mi ricordava, uno di questi, il gran numero di uomini che si concentrava nella chiesa della Santissima Trinità per confessarsi, in quanto nelle rispettive parrocchie avevano a disposizione solo il parroco, che aveva molte incombenze.
Ci si trovava nell'ala destra della chiesa per giungere poi nella sacrestia dove, normalmente, erano quattro o cinque padri Agostiniani, confessori, fra i quali ricordo, con sommo piacere padre Cremona, padre Fastella, padre Saveri, padre Scipioni e padre Trani che, con tanto amore, ci attendevano, ci ascoltavano, ci comprendevano, ci assolvevano e ci benedicevano.
A tale proposito, nel nostro discorso, abbiamo ricordato, con rimpianto, tanti parroci che ci hanno guidato, accompagnato e consigliato per tanti anni e che oggi non sono più tra noi, se non spiritualmente, fra i quali: don Alceste Grandori, don Sante Bagnaia, padre Graziano Cermentini, don Sebastiano Fasone, don Sebastiano Ferri, don Otello Ferrazzani, don Mario Gargiuli, don Oreste Guerrini, don Armando Marini, don Serafino Pierotti, padre Giocondo Sartori e don Alessandro Selvaggini. 
Abbiamo affrontato pure il problema della benedizione delle abitazioni. Ai tempi dei tempi, nel periodo della Quaresima, era facile incontrare, nei vari quartieri, i suddetti parroci con al seguito uno o due ragazzi, che portavano il secchiello dell'acqua santa; insieme, si recavano dai propri parrocchiani per benedire le abitazioni e i loro occupanti.
Da un paio di anni, in qualche zona della città, vari cittadini hanno trascorso la Santa Pasqua senza aver ricevuto la benedizione dell'abitazione. 
E' pur vero che i tempi, le abitudini e le esigenze cambiano, mentre le vocazioni diminuiscono,  ma privare, per motivi ignoti a noi poveri mortali, la benedizione dell'abitazione è, a mio parere, una privazione forzata che fa male all'anima ed al corpo.
Non si venga poi a proporre il ritiro, in parrocchia, di una bottiglietta di acqua santa da aspergere da soli o addurre, a giustificazione della mancata presenza del sacerdote, la carenza di tempo a disposizione.
A conclusione dei nostri discorsi, che hanno fatto rivivere bei momenti della nostra gioventù, con i miei amici, siamo andati al Santuario di Santa Rosa, con lo stesso amore ed entusiasmo che ci accompagna da oltre sessant'anni, certi che quanto lamentato, da qualcuno, non si ripeta anche quest'anno.
Bruno Matteacci


Raduno L.I.S. a Viterbo e una promessa...
Francesca Bruti


Bruti Francesca SplinderLa nostra città continua ad essere presa in prestito sempre più spesso da registi e sceneggiatori, per l’allestimento di numerosi set cinematografici; fattore che da alcuni sta rendendo noi viterbesi sempre più orgogliosi e Viterbo sempre più famosa. Ma può capitare che davanti ad eventi come la presenza di attori noti e troupe televisive, la conoscenza di altre manifestazioni sia messa in secondo piano e, per questo, non raggiunga l’intera cittadinanza. Forse questo è il caso del Raduno di Sbandieratori che si è svolto lo scorso weekend, presso le sale della Domus de La Quercia.
Negli stessi giorni (e proprio nelle stesso complesso residenziale), erano presenti gruppi di operatori cinematografici e attori, facenti parte del cast di una fiction che racconta le drammatiche ed eroiche vicende del generale Dalla Chiesa, impersonato dal bravissimo Giancarlo Giannini, sotto la regia del nostro amico Giorgio Capitani.
Ed ecco che sabato 10 marzo, nella mattinata, mentre la troupe e le comparse della fiction si recavano verso il set deciso per quel giorno, i rappresentanti di 19 gruppi sbandieratori, aderenti alla L.I.S. (Lega Italiana della Bandiera, -www.legasbandieratori.com-), giungevano un po’ per volta ed inosservati per il secondo raduno annuale dei Maestri di Bandiera e dei Musici. Infatti, oltre alla Parata della Bandiera, che ogni anno vede sfidarsi i vari gruppi nella diverse specialità previste dal campionato nazionale, i rappresentati di ogni gruppo sono tenuti a partecipare ad almeno due delle tre riunioni previste durante l’anno e svolte a turno presso le città di provenienza dei partecipanti; per prendere insieme le decisioni inerenti ai regolamenti di partecipazione e per rendere sempre più saldo il legame di collaborazione ed amicizia fra i componenti.
A fare da padroni di casa per questo secondo raduno sono stati i componenti del Gruppo Sbandieratrici e Gruppo Storico Musicale Città di Viterbo (www.sbandieratriciviterbo.it), che sono entrati a far parte della Lega tra il 2004 e il 2005.
Le Sbandieratrici ed i Musici nostrani hanno accolto gli amici provenienti dalle altre regioni, dalla Sicilia al Piemonte, partecipando alle riunioni e rimanendo tutti insieme in una piacevole cena, nella serata di sabato.
Infatti, le giornate di sabato 10, nel pomeriggio, e domenica 11, nella mattina, hanno visto i partecipanti riunirsi in momenti diversi, per portare avanti tutto l’iter programmatico, soprattutto in vista della prossima Parata nazionale, che molto probabilmente quest’anno si svolgerà a Rimini, sempre nel mese di Settembre.
Proprio in relazione ai luoghi dove si svolgeranno le prossime parate, è stato interessante l’intervento del sindaco Gabbianelli che, insieme all’assessore ai Grandi eventi Francesco Moltoni, nel pomeriggio del sabato ha incontrato i rappresentanti per dare loro il saluto della città e per lanciare una promessa: dare la piena disponibilità per organizzare la Parata della Bandiera 2008 proprio nella nostra città… credetemi, un’impresa veramente importante e faticosa, per chi ci si trova in mezzo, perché ogni anno la città ospitante viene invasa da circa mille persone, tra i componenti e gli organizzatori di tutti i gruppi!
Ma per questo, si tratterebbe di un evento veramente spettacolare e, se davvero avverrà, sarebbe un grande fattore di merito ed orgoglio per Viterbo.
Francesca Bruti


A.A.A. cercasi il “buon esempio”
Patrizia Labellarte


fotopatrizialabellarte2Ognuno di noi, nella propria vita ha quello che comunemente viene chiamato “punto di riferimento”.
Un genitore, un amico, un perfetto sconosciuto, le istituzioni…insomma qualcuno che ci rappresenta e che dovrebbe darci il “buon esempio”.
Lo da un genitore con il proprio figlio, un insegnante con i propri alunni, il buon esempio lo diamo anche noi, magari con un piccolo gesto ( e nemmeno ce ne accorgiamo) nella vita di tutti i giorni.
Eppure non tutti siamo portatori di “buon esempio”…eh si, ci sono sempre le eccezioni…ma ahimè, in negativo!
Vi racconto un piccolo episodio che mi ha riguardata da vicino proprio l’altro giorno. Mi trovavo in prossimità dell’incrocio tra via Genova e via Belluno quando tutto ad un tratto, la macchina che mi precedeva, ha svoltato senza alzare la freccia!
Normale, direte voi…quanti automobilisti distratti ci sono che cambiano direzione senza prendere le dovute precauzioni? Una marea!!!
Ma se gli automobilisti in questione fossero dei vigili urbani? Cioè, i famosi detentori del “buon esempio” per noi cittadini?
Che sarà mai?!...in fondo può succedere a chiunque!
Eppure , se non sbaglio, il codice della strada ci insegna che non si può!
Come non si può parcheggiare in aree con il divieto di sosta o in quelle riservate agli autobus, guidare senza cinte oppure con il cellulare in mano… e  guai a trasgredire…”i paladini della giustizia” sono sempre in agguato quando si tratta di fare multe!!!
Divieti  da rispettare, per noi “comuni mortali” automobilisti…ma quante volte, per primi a fare tutto ciò sono proprio loro?
E quante volte, noi, li abbiamo “beccati”in flagrante?...roba da non crederci!...eppure è così!
Dovrebbero automultarsi!!!...cioè, impossibile!
Scherzi a parte, credo che ciò che manchi in assoluto, sia il rispetto, non solo degli obblighi stradali, ma a livello umano e sociale ed aggiungerei una buona dose di educazione, che non fa mai male e che oggi giorno viene sempre meno.
Patrizia Labellarte


Chiesa di san Vito
Riccardo Manca


Manca Riccardo SplinderLa chiesa di san Vito era ubicata nella via omonima. La chiesa, nominata dal 1194, era posta ad angolo tra la via stessa e Via cardinal La Fontaine. La chiesa di san Vito aveva dato il nome alla contrada detta “Contrada di san Vito” nei pressi del Macello Maggiore.
Intorno al 1464, la chiesa è detta avanti alla Torre di Giovanni Caprini ed una cappella dedicata a santa Cecilia viene nominata verso il 1471.
Nel 1509, un certo Tito Veltri lascia una casa alla suddetta cappella, essendo di giuspatronato della stessa famiglia. Una cappella di san Giacomo e san Cristoforo risale al 1481, poi nel 1485 vi era una cappella di Lucia Caprini, famiglia che ebbe il giuspatronato di un altare. La chiesa di san Vito, intorno al 1434, aveva un portico e nel 1544 venne rifatto il tetto. Verso il 1558, la Parrocchia di san Vito venne soppressa ed unita a quella di santa Maria Nova, mentre i beni andarono alla Cattedrale.
Intorno al 1593, la chiesa andava in rovina e le autorità decisero di darla al miglior offerente. Dopo cinque anni venne affittata ad Ilario Capra e nel 1608 venne adibita a magazzino. Intorno al 1689, l’Arte degli Ortolani rilevò la chiesa di san Vito per riattivarla e le memorie suggeriscono che fu di quell’ arte fino alla prima metà del XIX secolo. Intorno agli anni Venti del Novecento, la chiesa di san Vito venne destinata a bottega per la vendita del carbone, poi poco dopo, il 30 Agosto1956, venne demolita.
Riccardo Manca


Shri Mataji Nirmala Devi
Patrizia Labellarte


“Una scoperta che conferisce una genuina speranza all’umanità”. Così, Claes Nobel, Presidente della United Earth Organization ha definito Shri Mataji Nirmala Devi.
Probabilmente, molti di voi non conoscono questo nome, le battaglie, le azioni sostenute da questa donna portatrice di messaggi d’amore e di pace in tutto il mondo…
Nata il 21 marzo 1923  a Chindawara, India, vissuta nell’ashram di Mahatma Gandhi, leader nel “Movimento di liberazione dell’India”, Shri Mataji ha dedicato tutta la sua vita alla diffusione della moralità ed all’evoluzione di una maggiore consapevolezza nell’umanità, attraverso l’amore e la compassione con l’obiettivo della conoscenza del Sé.
Candidata al premio Nobel per la pace due volte;  premio per la pace delle Nazioni Unite nel 1987; nel 1995 Le sono stati conferiti, dall’Ecoforum per la pace, il Diploma e la Medaglia d’Oro. Membro onorario dell’Accademia Petrovskaya delle Scienze e delle Arti, è stata invitata dall’ONU per cinque anni consecutivi (dal 1989 al 1994) a discutere su come ottenere la pace nel mondo. Tra i tanti premi e riconoscimenti ricevuti, anche il premio “La Pleiade 96” dell’ANCIS nel 1986, ed inoltre è stata dichiarata “personalità dell’anno” nel 1989 dal governo italiano. Da sempre sostenitrice dell’importanza del ruolo della donna  e sensibile alle sue problematiche, nel 1995 il governo cinese ha invitato Shri Mataji alla 4a Conferenza Mondiale sulla donna a Beijing, della quale è stata oratrice ufficiale.
Tra le tante ONG da lei fondate ricordiamo: il “Center for Destituite Women Nirmal Prem” a Delhi, una casa di riabilitazione per donne indigenti e bambine orfane, inaugurata nel marzo del 2003. È stata riconosciuta e accolta dai sindaci di tante città in America del Nord, ha avuto dal sindaco le chiavi della città di Brasilia nel 1994, ed ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Cabella Ligure nel 2006. Shri Mataji ha tenuto migliaia di conferenze, interviste in tutto il mondo ed è stata riconosciuta da prestigiose istituzioni per il suo lavoro altruista e per gli straordinari risultati dei suoi insegnamenti spirituali attraverso il “Sahaja (spontaneo) Yoga (unione con il Sé)”.
Alcune sue citazioni:
“La realizzazione del Sé è il primo incontro con la realtà”.
“La meditazione è il solo modo di crescere…
  Perché quando meditate, siete nel silenzio, siete nella consapevolezza senza pensieri. Allora ha luogo la crescita della consapevolezza”.
“Dovete conoscere il vostro spirito... Altrimenti non potrete conoscere la verità”.
E se volete saperne di più…Grazie alla manifestazione viterbese, giunta alla VII edizione, “Donna, Femminile, Singolare”, nei giorni 23- 24- 25 marzo 2007 presso la sala Almadiani- P.zza del Sacrario- Viterbo si terrà una mostra biografica di Shri Mataji ed una esposizione fotografica dalle 9 alle 20. Ed inoltre, tutti i giorni dalle ore 18, un concerto di Musica Indiana e Conferenza.
Patrizia Labellarte


BACCAIONATE

I CONTI NON TORNANO – Ogni deputato al Parlamento ha diritto ad un segretario, il cosiddetto “portaborse”. Ebbene, secondo i mezzi di comunicazione di massa, su circa mille  e più deputati (prosit!),  soltanto una cinquantina sono regolari. Qualcosa non è chiaro.

LA RICERCA DEL MEGLIO
– Ognuno di noi cerca, per natura, di ottenere il meglio da qualsiasi azione si appresti a compire, oppure abbia già compiuta. Se deve curarsi si rivolge al medico migliore, se ha bisogno di un avvocato segue lo stesso principio, e così pure se ha bisogno, per determinate cose, dell’aiuto di chi in quel campo gode fama e stima. Se poi si tiene presente il detto popolare che dice: “Se vuoi una cosa fatta bene, pagala”, normalmente i risultati sono tanto più positivi quanto più si è disposti a pagare o quanto più si è speso.
In politica, però, non è così. In politica i risultati sono inversamente proporzionali  ai costi, che sempre più spesso lievitano con progressione geometrica. I nostri politici, che, alla luce dei fatti, non sembrano brillare rispetto ai loro colleghi di altre nazioni, percepiscono retribuzioni di gran lunga superiori e quest’ultimi. Meno valgono e più prendono. Esempi ne abbondano, non offendiamo l’intelligenza di chi ci legge citandone qualcuno.
Baccaione

postato da: Spvit | 13:22 |

venerdì, marzo 02, 2007

Il "Mercatino delle Curiosità"
si terrà tutte le prime domeniche del mese.

Prossimo appuntamento
4 Marzo 2007DSC04221-300pdiDSC04301-300pdi
sul parcheggio esterno
del Centro commerciale Tuscia a Viterbo
per informazioni e per partecipare cell. 3393337869





28 Febbraio 2007

Anno XVII n° 4



Ritorna a vivere il viale più bello di Viterbo
Strada della Quercia
Mauro Galeotti

fotogaleottiSplinderL'11 Marzo 2007, alle ore 11, sarà inaugurato il rinnovato Viale Trieste, per noi Viterbesi meglio conosciuto come Strada della Quercia.
Sono stati rifatti totalmente tutti i marciapiedi, sia nei cigli in peperino che nella decorazione in travertino. E’ stata rifatta la pavimentazione in peperino, sono stati delimitati gli spazi riservati alle piante, ai cassonetti e sono stati ripristinati i vecchi sedili in peperino, realizzandone di nuovi, ove mancanti.
Sono state conservate anche le chiaviche d’un tempo, anche esse in peperino e dove mancavano sono state rifatte a similitudine delle antiche.

26022007(005)Sono stati potati diligentemente anche i numerosi alberi che danno ombra al viale.
Insomma, questa volta l’Amministrazione comunale di Viterbo ha dimostrato che quando vuole le cose filano come si deve. E pur non essendo, io, tanto avvezzo agli elogi, questa volta debbo riconoscere al sindaco Gabbianelli di aver ben coordinato gli uffici comunali, in maniera tale che il bel risultato è sotto gli occhi di tutti.

E mi voglio rovinare... infatti, non va dimenticato, tra i meritevoli di consensi, anche l’assessore ai lavori pubblici, Antonio Fracassini.
Non voglio dimenticare di elogiare, però, le decine e decine di anonimi operai che ho visto lavorare in questi mesi appena scorsi: chi tra la polvere del peperino tagliato, chi tra i rami degli alberi potati, chi a cavallo dei mezzi meccanici.
26022007(008) Sarà possibile, finalmente, percorrerlo a piedi, fermarsi a metà strada per bere l’acqua della Fontana di Paolo III e dire due preghiere dinanzi al Romitorio del santissimo Crocifisso. Per, poi, raggiungere il Santuario della Madonna della Quercia per redimere i peccati.

26022007(004)Sarà possibile, finalmente, correre in tuta, sui rifatti marciapiedi, senza alcun rischio.
Passeggiando, sarà possibile ammirare le belle ville che animano tutto il viale, come Villa Medori, Villa Lanzoni, Villa Moltoni, Villa Liberati, Villa Bussi, Villa Tedeschi, Villa Maidalchini.
Il vecchio viale fu realizzato da papa Paolo III nel 1537, una memoria, del 16 Settembre 1536 di Giacomo Sacchi, nei Ricordi di casa Sacchi per la venuta di Paolo III, dice:

«Supplicai [il papa] ancora si facesse una strada da Viterbo alla Madonna [della Quercia], dritta e bene ordinata […]. Et così Sua Santità il tutto ne concedé».

26022007(007)Nel 1606 furono sostituiti gli olmi secchi a cura del Comune e fu ripristinata varie volte come nel 1610 e nel 1612, per renderla più dritta e spianata. Nel 1666 il viale subì lo scavo di una forma per l’installazione di una conduttura d’acqua da parte della famiglia Bussi, che sembra non provvedesse, poi, a richiuderlo, ciò fu oggetto di discussioni. Nel 1722 il viale, divenuto impraticabile, fu mantenuto dal Comune per un impegno di trenta scudi l’anno, poi nel 1747, a spese del Comune, fu di nuovo livellato il piano stradale; l’intervento costò 785 scudi.




26022007(003)Sin dalla metà del 1700 vi furono costruiti i cosiddetti casini, o meglio, vere e proprie ville.
Sulla Strada della Quercia, nell’800, per la sua favorevole conformazione, dritta e in leggera salita, in occasione delle Festività di santa Rosa, si svolgevano, le corse con i cavalli montati da fantino, ne sono testimoni numerosi manifesti e articoli di giornale. Tra questi leggo sul Corriere di Viterbo del 6 Settembre 1892:

«La Corsa di jeri / Le feste di S. Rosa erano fino a ieri procedute bene ed in perfetto ordine. Ieri ebbe luogo la corsa al fantino per la strada della Quercia, corsa che speriamo sia l’ultimo anno che si faccia. Per l’insipienza del deputato addetto alla mossa furono fatti correre in una corsa tre cavalli.
La folla che assiepava la strada della Quercia non si aspettava che due cavalli, secondo il solito e quindi fece ala di passaggio dei due primi cavalli, e poi tornò ad occupare il centro della via.

Il terzo cavallo, che era rimasto indietro, giunse così improvviso alle spalle del pubblico e diverse persone caddero per l’urto del cavallo.
Un disgraziato giovane fu raccolto moribondo […]».


Pericoli dimenticati, grazie ad un viale, ormai, così tanto gradevole e confortevole, che è divenuto l’orgoglio della nostra Città!
Mauro Galeotti


La cultura del niente
Claudio Santella


fotosantellaclaudioPer quanto non siano argomenti di stretta pertinenza del nostro giornalino, che, come giornale locale, deve avere per oggetto fatti che riguardano da vicino la nostra città o quantomeno il nostro territorio, non ce la sentiamo di passare sotto silenzio quanto è accaduto e quanto sta accadendo a livello nazionale.
Sappiamo benissimo che se uno vuole avere un parere su argomenti di tale rilevanza se lo va a cercare su un altro tipo di giornale e da parte di alte firme del giornalismo, alle quali non ci passa nemmeno per  l’anticamera del cervello di avvicinarci, tuttavia un breve commento siamo stuzzicati a farlo, trovando giustificazione nel fatto che tali eventi toccano pur sempre anche noi Viterbesi.
Siamo, cari concittadini, alla cultura del niente.
E’ la cultura portata avanti dalla attuale classe politica, sia essa di maggioranza, sia essa di opposizione. Una cultura che trova manifestazione attraverso le persone più appariscenti e che è coltivata, ad ogni livello, nel sottogoverno e nei corridoi. E’ una cultura senza avvenire, che propugna una libertà senza limiti, senza contenuti. Una cultura che propaganda lo scetticismo come conquista intellettuale, una cultura che trova facile cittadinanza in chi è ricco di mezzi e povero di verità.
E’ la cultura figlia dell’impoverimento spirituale seminato continuamente e coltivato con cura per la conquista del potere. E’ una cultura pericolosa, difficile da contrastare, anche perché, contrastandola, si andrebbe contro troppi interessi materiali di troppe  persone.
Tutti questi portatori di interessi, intesi sia come quantità, sia come forza, fanno sempre comodo: rappresentano, nel primo caso, una forza che si lascia trasportare, una forza difficile da convincere con il ragionamento, che fa comunque massa; nel secondo caso una forza che serve per guidare la massa stessa, che va mantenuta, comunque nell’ignoranza e nel bisogno.
Per porre un argine a questo sfacelo “progrediente” è necessaria una valida e solida formazione delle nuove generazioni. Generazioni che, lo dico con rincrescimento, al momento, quando non sono fuorviate, vedo sempre più abbandonate a sé stesse, perché possano essere più facilmente strumentalizzate.
Questa cultura è diventata e sta diventando, purtroppo, il nostro stato d’animo. La accettiamo troppo facilmente come inevitabile. Non è così che bisogna fare: abbiamo le possibilità e la forza di porvi non solo un freno, ma anche di erigervi contro un muro a difesa nostra e dei nostri figli. Occorre però avere il coraggio di farlo, anche se non è facile, perché, per vincere a Waterloo, bisogna prepararsi.
Claudio Santella


Undici anni dopo!
Bruno Matteacci


Matteacci Bruno SplinderRiecheggia ancora la telefonata fattami verso le ore cinque del 21 febbraio 1996 quando, da appena una settimana, avevo subito un gravissimo lutto. Dall'altra parte del telefono una voce conosciuta, mi chiese se rispondeva a verità che don Armando Marini era deceduto.
Fu tutt'uno, il dolore che avevo per la dipartita di mia madre, in un baleno, si raddoppiò.
Godendo dell'amicizia della famiglia Marini avevo i numeri di tutti i telefonini dei componenti la stessa.
Chiamai subito Giacomina, la sorella di don Armando la quale, con un filo di voce ed una manifesta sofferenza, mi confermò l'accaduto. Mi crollò il mondo addosso! Furono momenti che non si possono dimenticare, come non si potrà dimenticare l'amato don Armando, le sue azioni e le sue opere. Come undici anni fa, il 21 marzo 2007, è stata la giornata delle Ceneri, giornata di un'immensa importanza religiosa; inizia la quaresima, periodo di preparazione alla santa Pasqua, giorno della "risurrezione di nostro signore Gesu Cristo".
Nella chiesa dei santi Valentino e Ilario, a Villanova, lo scorso mercoledì eravamo tanti, tantissimi; la chiesa era gremita. La funzione religiosa è stata celebrata dal caro don Bruno Marini, presidente dell'associazione "Don Armando Marini", con lui hanno concelebrato: don Giosy Cento, don Luca Scuderi ed il diacono Antonio Stacco. In questa chiesa; voluta con tanto amore e sacrifici da don Armando, si è avuta la sensazione che tutto fosse come allora; che sull'altare, al centro dello stesso, ci fosse lui, che ci prendeva per mano, facendo una lunga catena d'amore con tutti i presenti. L'anno 2007, nel tempo, sarà ricordato per la ennesima realizzazione, voluta e portata a termine, secondo la volontà di don Armando. L'Associazione "Don Armando Marini", sotto la presidenza di don Bruno; con la fattiva collaborazione di alcuni componenti l'associazione stessa e la benevola cessione, gratuita, effettuata da alcuni signori; è divenuta proprietaria del terreno su sui insiste "l'Itinerario della Fede". 
Penso che, ancora una volta, una parte di alcuni meriti li dobbiamo dare al nostro caro don Armando che continua a starci vicino.
Grazie don Armando!
Bruno Matteacci


Mia nonna è in cielo!
Agnese Galeotti


AgneseSplinderDa poco più di una settimana è morta mia nonna: Gina Fiorentini. Per molti solo una anziana signora che ha raggiunto il capolinea di una strada lunga più di 80 anni. Forse un po’ anche io la vedevo così… una vecchietta su una poltrona da anni accudita in tutto e per tutto dai suoi figli. Impossibilitata in tutte le proprie azioni. Mi rendo conto di quanto prevalga la memoria degli ultimi anni su tutta una vita che una persona ha vissuto. Quella vecchietta è stata giovane, ha avuto la mia età, ha vissuto tante esperienze positive come la famiglia, il dare vita a tre figli, vivere i suoi nipoti. Tante anche negative, come veder scomparire i suoi genitori e uno dopo l’altro molti suoi fratelli. Ho cominciato a concentrarmi su ricordi, lontani anni. Mi sono riaffiorate immagini di un’infanzia passata con lei.
Noi non ricordiamo mai abbastanza…
Mi sono rivista a casa sua mentre i miei lavoravano. Mi sono rivista lì, in sala da pranzo, con mio fratello a litigarci la poltrona più comoda, mentre la nonna ci portava la colazione: una pizzetta rossa presa al forno sotto casa. Ho rivissuto le innumerevoli partite a briscola noi tre, a scopone scientifico insieme a lei e al nonno Fernando… le carte… quanti attimi… tantissimi passati tra briscola e scopa. Ricordo la vecchia casa di nonna Gina in Via Osoppo e il lungo corridoio dove io, mio fratello Simone e mio cugino Alessio, gioacavamo a “palletta”, (io ero la più piccola e si approfittavano sempre di ciò, facendomi stare a porta), spesso si univa a noi zio Giuseppe, il terzo figlio dei nonni, era già grande, ma forse anche il più piccolo di tutti noi, sempre in prima fila, in tutti i nostri giochi. Mi ricordo Snoopy, il cane dello zio che passando dalla sala da pranzo andava in cucina dalla nonna, interrompendo le nostre partite. Mi ricordo di tutte le volte che pranzavamo da lei e dell’unico piatto che ci cucinava il più delle volte… gli odiatissimi rigatoni con il sugo. Ricordo le discussioni ogni volta che le dicevo che non ci volevo il parmigiano e di quante volte alla fine me lo metteva sul piatto. Ricordo alla fine del pranzo, quando sparecchiavo la tavola, il bicchiere di vino del nonno, che mai e poi mai andava tolto.
Ricordo i miei sbuffi e quelli di mio fratello, quando giornalmente ci mandava a fare la spesa all’alimentare sotto casa e di quanto ogni volta che risalivamo a casa, si era dimenticata qualcosa e quindi eravamo costretti a scendere di nuovo a far spesa. Mi ricordo di un balcone enorme e dei fagiolini bianchi che comprava mia nonna, li capavamo insieme, e a me piaceva rubarne uno ed andare sul terrazzo, mi ricordo che strofinandolo sul muro di mattoni rossi ci si poteva scrivere.
Ancora ricordo le tante volte che prendevamo il pullman insieme ed andavamo al mercato del sabato, o a trovare il nonno al lavoro… Chissà perché per tanti anni non ho più riportato alla mente quei momenti… forse sarebbe giusto fermarsi ogni tanto ad onorare il passato, invece di farci rubare i pensieri dalla frenesia del presente. I ricordi più intensi e belli però sono quelli delle feste. Il Natale! io ho finito di sentire il Natale dal giorno in cui mio nonno è morto. Ricordo che quando eravamo piccoli, il nonno con la complicità della nonna e dei “grandi” bussava con le nocchie sotto il tavolo per farci credere che Babbo Natale stava arrivando… e noi ci credevamo… Eccome!
Ricordo le partite a Sorchetta. Come faceva la mano lui, mai più nessuno, dopo la sua morte, è riuscito ad eguagliarlo. Ogni tanto mia zia Rosalba faceva il mazziere, ma… la magia di quegli occhi da cerbiatto, nascosti dietro occhiali spessi, come fondi di bicchieri, e il fascino di quei baffetti bianchi, sempre ben pettinati, erano andati persi….
Mi ricordo di mia nonna che fumava di nascosto di mio nonno, ricordo che se lui capitava nella stessa stanza lei, che era seduta, nascondeva la sigaretta sotto il tavolo. Beh, lei è sempre stata così. Cocciuta! In tutto. Ricordo che ne ha passate tante. Ha avuto tante malattie e tanti dolori. Ricordo che i dottori le avevano detto che sarebbe rimasta invalida a vita, e che avrebbe passato il resto dei suoi anni su una carrozzella.
Ma lei era nonna Gina!
Non si è mai arresa a niente, neanche al destino. Quella battaglia la vinse lei… un giorno la trovarono con le mani sulla spalliera del letto, in piedi, e da quel giorno la carrozzina rimase vuota.
Aveva una grinta in tutto quello che faceva. Poche persone l’hanno!
Una donna dolce quanto dura. Non risparmiava i suoi pensieri a nessuno. Se doveva dire qualcosa di poco piacevole in faccia, beh… non ci pensava due volte! Ma mai risparmiava le attenzioni per i suoi cari, dal nipote più piccolo al marito ormai anziano. Era incredibile, certe volte, come capisse situazioni delle quali magari non era stata messa al corrente. O come, nonostante gli ultimi tempi, fosse dolorante e finita, fosse presente con la testa e la razionalità di una persona giovane.
Mia madre ed i miei zii hanno dedicato molti anni della loro vita ai loro genitori. Io sono convinta che mia madre, con il suo modo di essere, abbia tenuto in vita mia nonna per un tempo più lungo di quello che il destino le aveva programmato. Grazie alla dolcezza disarmante e ineguagliabile con cui le si rivolgeva. Mia nonna parlava più poco oramai, ma mia madre non l’ha mai trattata come una malata, cercava sempre di coinvolgerla nella vita. Le bastava ricevere anche una semplice sillaba, tutto andava bene. Le chiedeva sempre chi fosse la regina della casa e mia nonna affaticata ed affannata rispondeva “io”.
Quando mi trovavo davanti a tali situazioni non riuscivo a non vedere una donna che stava morendo… mentre sono convinta che mia madre ci vedesse sua mamma che viveva un giorno di più… Mia zia Rosalba… quanti giorni, anche lei, ha passato in quella casa, … quante partite a carte con zio Giulio e i nonni… piano piano si sono ritrovati a giocarle da soli. Che tristezza! Ricordo le volte che mia zia andava vicino alla nonna e che lei le faceva la linguaccia per dispetto o di quando zio Giuseppe faceva brillare gli occhi a sua madre ogni volta che lo vedeva tornare dal lavoro. Mio cugino Alessio mi ha raccontato che un giorno, mia nonna, che già non parlava più, guardandolo ha lasciato scendere dai suoi occhi una lacrima, chissà cosa gli voleva dire? ma se la conosco almeno un po’, in quella lacrima c’era la consapevolezza che da lì a poco sarebbe morta e le dispiaceva di non riuscire a dirgli quanto bene gli volesse.
Che peccato che si debba morire per forza… siamo costretti a lasciar andare via le persone che amiamo. Ricordo che da piccola, pensando alla morte, credevo potesse bastare tenere stretta quella persona così forte da non poter permettere a nessuno di prendersela e di portarsela via. Purtroppo c’è qualcosa di più forte del tuo abbraccio, che riesce a strappare via le persone che ami e per le quali fino a quel giorno hai convissuto.
E’ triste, ma è così!
Forse è più rassicurante pensare che le persone che muoiono vanno ad unirsi, in cielo, ai propri cari, e che riusciranno ancora ad amarti.
Ciao nonna… e ricordati che anche se non ho pianto… sarai per me sempre la mia Guglielma. 
Agnese Galeotti


Verde pubblico... se ci sei batti un colpo!
Patrizia Labellarte


fotopatrizialabellarte2Ho letto pochi giorni fa, su un quotidiano locale, un articolo riguardante la presenza del verde pubblico nella nostra città.
Secondo i dati ufficiali del Comune, la città dei papi è l’Eldorado in quanto aree a verde, con una superficie totale di poco meno di 500 mila metri quadrati. Eldorado? Ma…siamo sicuri che stanno parlando proprio di Viterbo? Personalmente, tutti questi grandi spazi verdi non li vedo proprio. Sì, abbiamo le aiuole, le rotonde, qualche area spartitraffico con qualche filino di erba, ma… per il resto non mi sembra che la nostra città abbia dei giardinetti per passeggiare, far giocare i bambini e rilassarsi. Unica eccezione: Prato Giardino. E poi e poi, direi io!... e visto che rappresenta l’unico vero angolo di natura fuori le mura non potrebbe essere tenuto un pochino meglio? E lo so… grandi pretese! Beh, a pensarci bene, qualche altro giardinetto sparso qua e là, lo abbiamo. Ad esempio, quelli di Porta Romana! Non li avete presenti?
Ma come?! Quei magnifici 2500 metri quadrati di verde al lato del caotico Viale Diaz, dove, per capirci, si può respirare a pieni polmoni aria purissima e incontaminata! Al centro? Di certo, non si possono tralasciare i giardinetti del Sacrario, con le loro tre panchine e non più, mai libere, peraltro!  E per finire il pezzo forte: il prato di Valle Faul… privo di panchine per sedersi, privo di fiori che lo ravvivino un po’, in compenso, però, è bello grande e spazioso… non si può mica aver tutto! E le aree a verde con giochi? Meglio non parlarne!  La città, da questo punto di vista è lacunosa. Di parchi attrezzati per i più piccini ce ne sono pochi e il più delle volte in uno stato di abbandono.
Vorrei fosse data maggiore attenzione e cura a queste oasi di verde che, se pur poche,  fortunatamente ancora resistono all’invasione sempre più invadente del cemento.
Patrizia Labellarte


Viterbo passa l’esame di Legambiente…
Patrizia Labellarte


Sotto sette dall’inizio dell’anno i giorni “Irrespirabili” registrati nella nostra città. A rivelarlo è “Pm 10 ti tengo d’occhio”, ovvero la campagna di Legambiente che quotidianamente monitora i livelli inquinanti sospesi nell’atmosfera, tra cui il Pm 10 è uno dei più pericolosi. Rispetto alle quindici città italiane che registrano valori preoccupanti in tema di qualità dell’aria, Viterbo va certo meglio, ma comunque la situazione va tenuta d’occhio.
Umberto Cinalli, di Legambiente di Viterbo, chiede di prendere sul serio il problema, dotando la città di maggiori strumenti di rilevamento. Infatti, a Viterbo, è presente una sola centralina di monitoraggio posta a piazzale Gramsci. Ma non basta, sostiene Cinalli e aggiunge “ne servirebbero delle altre, di cui almeno una nel centro storico. Accompagnata magari da mezzi itineranti che verifichino la situazione in punti strategici della città e in particolari momenti della giornata”. In ogni caso, nonostante i dati positivi della nostra città rispetto alle altre, per Cinalli non c’è da stare allegri. “Confrontati con lo stesso periodo dell’anno scorso – conclude- i dati rilevati mostrano comunque un peggioramento”.
Patrizia Labellarte


Il pranzo del Purgatorio
Francesca Bruti


Bruti Francesca SplinderLa storia locale narra dell’esistenza fin dal XII secolo della Fratellanza del Purgatorio, un'antica associazione religiosa fondata nel paese di Gradoli, che aveva il compito di offrire suffragi in memoria dei defunti; usanza della confraternita, documentata dalla fine del '700, era l’organizzazione annuale di un pranzo collettivo nel Mercoledì delle Ceneri, detto appunto del Purgatorio. Secondo il rituale, tutto iniziava il giorno del giovedì grasso, quando i membri della confraternita davano inizio alla Festa degli Incappucciati e sfilavano vestiti di nero con un lungo cappuccio per le vie del paese, andando di casa in casa per chiedere offerte in natura, come i prodotti agricoli. Nel pomeriggio, ciò che si era raccolto veniva messo all'asta, ed il ricavato sarebbe servito a finanziare il pranzo allestito per duemila persone, con una serie di vivande magre, rimaste le stesse per secoli: brodo di tinca, baccalà, frittura di pesce del lago di Bolsena, fagioli cannellini locali. Era consueto che ogni commensale si portasse da casa pane e posate e versasse un'offerta per le messe dei defunti.
Questa del Pranzo del Purgatorio è una festa rituale che si tramanda ancora oggi e rappresenta una delle caratteristiche manifestazioni folcloristiche locali, che accompagnano la fine del Carnevale e l'inizio della Quaresima; il passaggio degli Incappucciati nelle strade di Gradoli vuole ricordare a tutti che il Carnevale sta finendo e sta per iniziare il periodo di digiuno e penitenza. Al pranzo, in origine penitenziale ed oggi un festoso banchetto, vi prendono parte ogni anno un migliaio di persone ed anche quest’anno a Gradoli, il 21 febbraio scorso, si è dato inizio alla Quaresima, apparecchiando presso il capannone della Cantina sociale. I cibi magri sono cucinati dai membri della Confraternita, tutti uomini; le donne non fanno parte della Fratellanza, ma hanno iniziato a partecipare alla mensa dagli anni Cinquanta del secolo scorso.
Francesca Bruti

Caro Peppino... non sono d’accordo
Claudio Santella


Signor Ministro, così non va.
Mi riferisco all’esame di maturità. Pur considerando le diverse motivazioni che ogni Ministro,  adduce per  giustificare le proprie decisioni ed i propri provvedimenti, pur approvando la linea che stai portando avanti e pur condividendo i concetti che la sostengono, non posso condividere né approvare né sostenere, o quant’altro, i mutamenti repentini che riguardano l’esame di Stato che gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori sono chiamati a sostenere tra quattro mesi circa: il così detto esame di maturità.
Questi ragazzi hanno avuto una preparazione finalizzata per sostenere un determinato tipo di esame, il loro iter formativo, nell’arco degli anni scolastici, ormai alle loro spalle, è stato concepito ed attuato per affrontare al meglio un esame finale che presentava determinate caratteristiche: le caratteristiche palesate all’inizio dei rispettivi corsi. Cambiare la prova di esame sul rettilineo finale, in vista del traguardo, non mi sembra giusto: lo ritengo un tiro mancino.
Questi ragazzi sono paragonabili a tanti escursionisti che attrezzatisi per esplorare un fiume, pur provvisto di rapide e di difficoltà varie, si trovano all’improvviso, alla fine del percorso, a dover superare una cascata senza avere l’attrezzatura necessaria. E ci si trovano inaspettatamente, contrariamente a quelli che li hanno preceduti ed a quelli che li seguiranno: i primi perché la cascata non l’ hanno affrontata, i secondi perché si possono  attrezzare per superarla. V’è disparità di prova a parità di condizione.
Nulla da dire se l’esame, modificato come è stato modificato, avesse riguardato gli studenti che iniziano ora il loro corso di studi, ma così non va.
Procedi pure nelle tue riforme, anzi sii ancora più stretto di maniche e meno tollerante, soprattutto con gli insegnati, i dirigenti e tutto il personale scolastico,  drizza pure la schiena, rafforzandone la spina dorsale e la muscolatura, a qualche mariuolo indisciplinato, alunno o professore che sia, riporta credibilità fra le mura scolastiche, allontana i vari millantatori di credito, dà cittadinanza stabile alla meritocrazia in ogni tipo, ordine e grado di scuola, perfeziona le norme dell’ordinamento scolastico prevedendo per ogni inadempienza una adeguata sanzione, ma per quanto attiene all’esame  finale ti invito formalmente a rinviarne l’attuazione almeno fra tre anni, o comunque fra due. I ragazzi che dovranno affrontarlo allora avranno avuto tutto il tempo e la possibilità di prepararsi adeguatamente: quelli che dovranno affrontarlo oggi questa possibilità non l’ hanno avuta né, oramai, la possono avere. Prova a metterti al loro posto. Sei ancora in tempo per provvedere. Grazie per avermi letto sino alla fine e per quello che farai, se lo avrai fatto.
Claudio Santella

Chiesa di san Lazzaro
Bruno Matteacci


Un grido, diretto all'Amministrazione comunale di Viterbo, potrebbe essere quello del compianto Rosario Scipio, noto cittadino viterbese, sia sotto il profilo politico amministrativo che sotto l'aspetto di scrittore e di poeta, che ha tanto amato la nostra Viterbo.
Grazie all'opera letteraria di Scipio: "Pietro Vanni - Pittore Viterbese 1845 -1905", edito, nel novembre 1981, per i caratteri Agnesotti, è stato possibile avere una idea chiara di come erano le formelle, rubate nell'altare della chiesa di San Lazzaro, fatte dal Vanni, consentendo il rifacimento delle stesse, da parte dell’artista viterbese Assunta de Frassine.
Il lavoro di ripristino dell'altare e di quant'altro sottratto da sacrileghi ladri è stato effettuato in maniera perfetta.
La cosa che intendo evidenziare è la necessità di far fare, a chi di dovere, un sopralluogo onde accertare lo stato della pittura "Trionfo della croce", che è in parte caduta.
Alla parziale distruzione delle pitture, dovuta alle infiltrazioni d'acqua, va aggiunto l'ulteriore furto effettuato, di recente, sulla parete laterale destra, al di sopra della sacrestia dove erano, come li descrive Rosario Scipio: "angelici spiriti sparsi dappertutto, nella volta, sulle pareti laterali".
Cosa hanno rubato?
L'aureola di un Angelo e, penso, altre siano in pericolo, considerato lo stato di abbandono del sacro luogo. 
Gli Angeli e i Cherubini hanno un'aureola in rilievo; così la descrive Scipio: "L'oro vivo dell'aureola di Lui, Cristo Crocefisso, e quello leggero delle aureole degli Angeli si fondono mirabilmente col grigio leggermente tendente al viola del fondo e con l'altro un po' più chiaro delle vesti angeliche, e contrastano in basso con le onde rosse del fondo, ultimo saluto dell'infuocato tramonto alle case di Gerusalemme".
Ora, al posto dell'aureola dorata, si vede la fredda, grigia calce con le varie scalfitture fatte per rimuovere parte della prestigiosa immagine, opera di Pietro Vanni.
Bruno Matteacci

DICO e non DICO
Claudio Santella


DICO è la sigla di DIritti dei COnviventi. E i Doveri dove sono? Non ci sono doveri per costoro? Perché, vedete, cari concittadini, a prescindere dalla religione, bisogna tener presente una cosa che è essenziale per ogni  forma di convivenza: Ve la dico in due parole. L’uomo si riunisce in società perché sa che così facendo ottiene facilmente delle cose che da solo non potrebbe mai avere; in buona sostanzia si riunisce in società perché dalla società trae dei vantaggi.
E’ facilmente comprensibile che, unitosi in società, l’uomo deve conseguentemente darsi delle regole, che, siano esse laiche o religiose, deve, poi, rispettare. E queste regole, in fondo si riducono a due o tre: pagare i tributi stabiliti richiesti dalla stessa convivenza, chiamatele pure tasse se vi fa piacere, vivere e lavorare onestamente senza dare fastidio agli altri e dare a ciascuno il suo. Il resto è conversazione. Ognuno nella società deve rispettare le regole che la governano e deve farlo davanti a tutti, non vi sono mezze misure. Se la società ha stabilito che per raggiungere un determinato status occorre seguire un determinato percorso, quel percorso deve essere seguito. Non sono ammessi sotterfugi. Le scorciatoie vanno scoraggiate e se non basta eliminate, perché ogni tipo di scorciatoia procura dei vantaggi ad alcuni a danno di altri. Una vola raggiunto un determinato status si debbono adempiere i doveri che quello status comporta e se ne possono godere i diritti. Non si può e non si deve aggirare l’iter stabilito per il raggiungimento di qualunque cosa, non si può e non si deve eludere nulla. Tutto ha un prezzo: bisogna pagarlo, perché se non lo paga chi ne beneficia sarà qualcun altro che non ne beneficia a pagarlo. E questo non può essere ammesso. Un vecchio adagio popolare dice: “Laddove c’è qualcuno che percepisce un reddito che non produce, c’è qualcun altro che produce un reddito che non percepisce”.
Non si può avere la botte piena, la moglie ubriaca e l’uva sulla vigna. Chi sta nella società deve sapere che ha verso la stessa società impegni molteplici e di diversa natura. Gli piaccia o non gli piaccia e non tirate fuori la religione, perché la religione non c’entra per nulla. Viene usata come diversivo.
Personalmente, poi, ritengo i Dico perfettamente inutili, perché quei diritti che essi vogliono garantire sono già previsti da altre norme: per il resto non si può pensare di poter passare il ponte senza pagare il dazio, promettendo, in alternativa, voti di scambio.
Claudio Santella

Spesa... per dare tanto al cittadino
Bruno Matteacci

Dobbiamo riconoscere che a Viterbo abbiamo una "valvola di sfogo" per il parcheggio delle auto: la Valle di Faul, tra polvere, fango e insicurezza sulla incolumità delle auto. Non sarebbe male se i nostri amministratori tenessero nella dovuta considerazione questa segnalazione che sarebbe, senza tema di smentita, molto gradita alla popolazione viterbese.
Molti utenti dei parcheggi, che intendono utilizzare quello della Valle di Faul, si trovano costretti a dovere percorrere a piedi, con difficoltà varie, il tragitto che consente loro di giungere a Piazza dei Caduti, quando potrebbero arrivarci comodamente, con l'auto, percorrendo il tratto che collega la valle con Piazza Martiri d'Ungheria.
Per la messa in atto di detto suggerimento, non servirebbero né lavori né, tanto meno, spese, basterebbe: un poco di vernice, bianca, per delimitare la carreggiata in due corsie; togliere il segnale di senso unico e sostituirlo con il triangolo indicante il doppio senso di circolazione e la messa in opera di un segnale, indicante l'obbligo di andare a "passo d'uomo"; in fin dei conti si tratta di un percorso di un centinaio di metri. 
L'unica modesta spesa, che si potrebbe incontrare, è quella per far asfaltare il marciapiedi, esistente sulla destra, scendendo, onde consentire al pedone un percorso più sicuro dell'attuale.
Si tenga conto delle serie difficoltà che trova la cittadinanza nel dover percorrere quel tratto di strada con le carrozzine, quando invece sarebbe possibile consentire l'accesso al parcheggio, custodito, di Piazza Martiri d'Ungheria.
Questa auspicata operazione avrebbe un doppio risultato positivo: il primo a favore del cittadino che potrebbe trovarsi, in un batter d'occhio, dentro la città con la certezza che la propria auto sarà, adeguatamente, custodita; il secondo risultato lo troverebbe, senza dubbio, l'Amministrazione comunale con la riscossione del parcheggio che, lasciatemelo dire, per un'ora costa un euro, e non è poco.
La cosa che interessa maggiormente deve essere, però, quella di non creare difficoltà al cittadino che già è tanto bersagliato da multe, divieti, obblighi, doveri, senza avere adeguate contropartite.
Bruno Matteacci

Ha parlato il rettore magnifico
Claudio Santella


Epifani ha detto che il sindacato non accetta lezioni da nessuno. Ebbene Epifani, così dicendo, dimostra di avere subito bisogno di una lezione. Ha bisogno di una lezione soprattutto per due motivi: un motivo è che egli identifica il Sindacato con la CGIL, un altro motivo è perché non riflette. Sul primo motivo è presto detto: per quanto la CGIL sia, a lume di naso, il sindacato che annovera il maggior numero degli iscritti, per quanto si possa prendere atto che è, a volte, il sindacato più rumoroso e più appariscente,  tuttavia la stessa non può essere identificata con il Sindacato, nemmeno dal suo segretario generale: la cosa è troppo evidente per costituire oggetto i discussione. Sul secondo motivo si può dire qualcosa di più, e ciò si badi bene, a prescindere dalle cause e dagli eventi che hanno dato origine a certe affermazioni.
Personalmente non mi meraviglia che Epifani se ne esca con espressioni di tale fattura; non è nuovo il pensiero ispiratore della dottrina abbracciata da Epifani, dottrina che fa sorgere una autostima eccessiva, la quale a sua volta porta a ritenersi migliori di quello che in realtà si è, diventando, così, madre di errori su errori.
Si dia uno sguardo intorno Epifani e si accorgerà che di lezioni ne deve prendere molte, sia in teoria che in pratica. Epifani non può negare la realtà, si chieda, piuttosto, perché proprio nella CGIL tale realtà si è verificata. Non faccia sembrare le sue affermazioni una specie di excusatio non petita. 
Che poi le lezioni non le accetti è un altro paio di maniche, ma non ne può certo dare, né lui né la CGIL, di cui Epifani si sente tanto il Rettore Magnifico.
Che voglia rilasciarle solo lui certe lauree?
Claudio Santella


Chiesa di san Mariano
Riccardo Manca


Manca Riccardo SplinderIn Via Chigi sorge il Palazzo di Palino Tignosini, attualmente Rossi Danielli, difeso da una torre alla quale si è unito Palazzo Chigi.
Lo stemma della Famiglia Tignosini era : “tagliato, di rosso e d’azzurro alla sbarra d’argento sulla partizione; nel 1° alla falce al naturale; nel 2° al giglio d’oro”.
Questo simbolo venne inserito, ai primi del Seicento, in quello della famiglia Franceschini caratterizzato da una “Torre merlata alla Ghibellina, finestrata, affiancata da due rose”.
Anticamente, nel giardino del Palazzo Tignosini sorgeva la Chiesa di San Mariano, già esistente intorno al 1060, presso la “Piaggia del Filello”, o “Filillo”, o “Fiello”.
Questa andava ad estendersi dal crocevia di Via Chigi con Via Sant’Antonio, fino ad arrivare al torrente Urcionio.
Le ultime notizie della chiesa si hanno intorno al 1251, nello Statuto di Viterbo. Notizie che la davano già in cattivo stato.
Andò completamente in rovina nel 1470, le macerie rimasero fino al XIX secolo come scriveva lo storico Giuseppe Signorelli. Notizia che confermò anche Cesare Pinzi quando ricordava che le mura della chiesa, nel 1893, «andiedero sepolte sotto il riempimento dell’intercapedine, che esisteva già tra il muro della casa [Rossi Danielli] e la strada [dell’ospedale]».
Sul libro “Dante e Viterbo” l’autore, Francesco Cristofori, scrive: «La chiesa di S. Mariano fu eretta forse innanzi al Sec. XI e pare spettasse ai Farfensi, nel MCCLI come dal passo precitato della statuto era già distrutta; era posta dirimpetto al muro attuale [1888] del giardino del Sig. Vincenzo Rossi Danielli, se non erro, ma certo ivi presso ».
Riccardo Manca


VITARTE 2007
Francesca Bruti


Viterbo farà da cornice anche quest’anno all’esposizione della mostra mercato di arte moderna e contemporanea più importante dell'Italia Centrale, con la presentazione della IV edizione di “Vitarte”, l'appuntamento annuale con l'arte figurativa.
La manifestazione si svolgerà dal 9 all'11 marzo prossimo, presso i padiglioni di Tuscia Expo, dove si potranno ammirare le opere delle più prestigiose gallerie d'arte, provenienti da tutte le regioni.
Gli autori delle opere presentate negli stand sono tra i più importanti artisti del Novecento italiano ed internazionale, ma anche artisti non ancora affermati che fanno dell'innovazione e della ricerca il proprio lavoro artistico.
Vitarte è organizzata da Tuscia Expo con il patrocinio di Regione Lazio, Provincia, Comune e Camera di Commercio di Viterbo, e rappresenta anche un significativo momento culturale grazie ai molteplici eventi che accompagnano i giorni della mostra: rassegne monotematiche, presentazioni di opere letterarie e incontri con artisti di primo piano a livello nazionale, in grado di coinvolgere un numero sempre maggiore di visitatori.
Per l’edizione 2007, sono state introdotte nel programma due novità assolute: “In-visibil-arte” (l'arte degli omissis), che prevede l’esposizione di 40 opere “senza nome”, realizzate da artisti più o meno affermati e selezionate dal professor Giorgio Di Genova, in cui il protagonista non sarà l'artista con il suo nome bensì l'opera d'arte in sé; e alcuni video “installati” da cinque artisti cinesi, che presenteranno le loro “visioni urbane”, raccontando con video-installazioni le proprie città.
Per ulteriori informazioni consultare il sito www.vitarte.it; e-mail: info@vitarte.it.                          
Francesca Bruti

postato da: Spvit | 09:11 |