*** Sito del quindicinale di opinione e servizi di Viterbo e provincia diretto da Mauro Galeotti - Cellulare 3393337869 *** Editrice - Redazione - Pubblicità: Studio Pubblicitario Viterbese S.r.l. - Viterbo - Via Tommaso Carletti, 35 *** Iscrizione al Tribunale di Viterbo n° 381 del 19 Febbraio 1992 *** Se ci vuoi scrivere la nostra e-mail è: spvit@tin.it
 

lunedì, febbraio 26, 2007

14 Febbraio 2007
Anno XVII n° 3



DSC03668-300pdiDSC04221-300pdiDSC04301-300pdiIl "Mercatino delle Curiosità"
si terrà tutte le prime domeniche del mese.

Prossimo appuntamento
4 Marzo 2007
sul parcheggio esterno
del Centro commerciale Tuscia a Viterbo
per informazioni e per partecipare cell. 3393337869


















Nessun rispetto per la nostra gloriosa storia
Etruschi & Monnezza
Mauro Galeotti


fotogaleottiSplinderUn paio di numeri fa ho scritto dello schifoso stato di degrado in cui versa tutta l'area che immette alla antichissima sorgente dell'Acquarossa.
Immondizia da tutte le parti, carcasse di frigoriferi e televisori, detriti edili, pneumatici, cartelli con su parole oscene, speravo la cosa fosse lì circoscritta, invece.
Invece, a due passi dalle case del quartiere Pilastro esiste un'altra discarica a cielo aperto. Esiste su una delle strade più antiche di Viterbo, la Strada Riello.
Il Riello è stato abitato dall'uomo sin dalla Preistoria.
Tutta la località, che si trova davanti a Porta Faul, è percorsa da numerosi e intricati cunicoli, che vanno in varie direzioni, utilizzati per cercare e convogliare le sorgenti sotterranee, al fine di sfruttarle per l'irrigazione  dei campi e per le necessità quotidiane.
La zona, abbondante di acque, è stata per secoli meta preferita quale residenza dell'uomo di un tempo che fu. Quell'uomo si chiama etrusco.
DSC07656DSC07655Innumerevoli anche le grotte che caratterizzano il Riello, sorte come tombe al tempo degli Etruschi e poi, ignobilmente riutilizzate come stalle o rimesse di attrezzi.
Chi percorre oggi la Strada Riello, è costretto ad assistere ad un vero e proprio sfregio alla nostra antica storia. Un mancato rispetto alla memoria dei nostri avi, che dovrebbe far vergognare chi ne è causa.
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Lungo la strada si susseguono detriti edili, materassi, carcasse di elettrodomestici, di televisori, di computer, sacchi di immondizia, bottiglie rotte, pezzi di rete per recinzione, coperte, tubi di corrugato, cartaccia, pneumatici con tanto di cerchione, secchi di vernice, paraurti di auto, borchie.







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A due passi un bel muro di tufo a secco dona alla strada la sua sobrietà, la sua austera presenza, ma questo ai Viterbesi zozzi, non tocca, non frega.
Mauro Galeotti








Evviva Santa Rosa!!!

Bruno Matteacci


Matteacci Bruno SplinderGridare "Evviva Santa Rosa" è un piacere oltre che una manifestazione d'amore verso la piccola grande Santa viterbese.
A Viterbo, abbiamo la fortuna di avere il santuario dentro la città, a differenza di tanti altri che si trovano lontano dal centro abitato o addirittura su colline distanti come, per esempio, la Madonna del Divino Amore, a Roma, o il santuario di Sant'Ubaldo, a Gubbio o il santuario di Canoscio, a Trestina, o di Collevalenza, a Todi. Tutti luoghi che richiamano comitive di fedeli e turisti, con  viaggi organizzati o ancor meglio persone attratte e sollecitate dalla pubblicità, lungo le strade, con cartelli che indicano la sede del santuario.
A Viterbo non esistono segnali che indichino il complesso religioso di Santa Rosa ad eccezione di una targhetta posta all'inizio della salita di Via Santa Rosa. La cosa ancora più grave è che, per andare al santuario stesso, si deve fare un giro vizioso. Infatti, si è obbligati ad entrare da Porta della Verità, quando sarebbe molto più semplice autorizzare l'accesso alla chiesa e al convento, percorrendo via Santa Rosa, salendo da piazza Giuseppe Verdi.
Ovviamente dopo aver reso, tale tratto di strada, a doppio senso di circolazione vietando però, da un lato, il parcheggio.
Altro provvedimento da prendere è quello di limitare, a trenta minuti, la sosta in piazza dei Facchini di Santa Rosa e lungo la salita, allo scopo di consentire il parcheggio temporaneo, ai turisti che potrebbero frequentare il santuario.
Invito, pertanto, l'Azienda di promozione turistica e il Comune di Viterbo, affinché, lungo il perimetro della città, vengano messi segnali turistici indicanti la sede del santuario di Santa Rosa. In particolare sarebbe necessaria che l'indicazione del santuario venisse scritta sui due tabelloni che attraversano la sede stradale in via Raniero Capocci, all'altezza di via Fratelli Rosselli, dove è indicato, a grandi caratteri il Teatro Unione, mentre non sarebbe stato male indicare anche il santuario, che conserva ancora intatto il corpo di santa Rosa, vissuta nel lontano XIII secolo.
Recepire quanto segnalato ha lo scopo di suscitare la curiosità di molti forestieri che a volte, distrattamente, transitano per Viterbo.
Bruno Matteacci


Sepolcri imbiancati
Claudio Santella


fotosantellaclaudioInnanzitutto un pensiero di cordoglio per le due persone che hanno perduto la vita, inaspettatamente, in ordinarie attività quotidiane, nel normale svolgimento dei loro compiti giornalieri. Due uomini dediti al lavoro, due padri di famiglia, due persone che provvedevano ai rispettivi bisogni con il lavoro: Ermanno Licursi e Filippo Raciti. Ermanno Licursi, ammazzato negli spogliatoi di un campo sportivo di periferia al termine di una partita di calcio, preso volutamente a calci ed a pugni mentre cercava di sedare, nella sua qualità di dirigente, una rissa accesasi, per futili motivi, tra i componenti delle due squadre.
Filippo Raciti, ammazzato anch'egli al termine di una partita di calcio, a Catania, nell’esercizio delle sue funzioni, dal comportamento di bande armate, da bande tollerate, volute, coltivate, nutrite, favorite e quant'altro. Bande che non avrebbero dovuto trovarsi lì, alle quali, invece, viene consentito di assistere a delle partite di calcio, spesso pure a sbafo.
Due persone da rispettare, due persone non rispettate.
Due fatti ugualmente luttuosi, verificatisi entrambi nell'ambito del calcio, cui hanno fatto seguito due reazioni diverse, diversissime.
Per il primo due parole di cronaca, qualche commento di circostanza, espressioni di biasimo tanto per adeguarsi e tutto è finito lì.
Per i secondo il finimondo: campionati di ogni ordine e grado sospesi a tempo indeterminato (staremo a vedere!), espressioni di cordoglio da parte delle massime autorità dello Stato, dello Sport, di Enti vari, di quanti hanno potuto salire sulla passerella. Televisioni e giornali non hanno parlato d’altro. Ognuno ha voluto dire la sua, ognuno ha colto l’occasione per mettersi in mostra.
Il secondo, però, era un poliziotto! Aveva una cassa di risonanza che il primo non aveva; vuoi mettere? ti pare poco!
Critiche da destra e da sinistra, suggerimenti seri nessuno, provvedimenti validi ancor meno. Tutti hanno dimostrato di sapere quello che si sarebbe dovuto fare, e che non era stato fatto, nessuno ha fatto niente. Nessuno di quelli che avrebbero dovuto fare e che non hanno fatto è stato messo di fronte alle proprie responsabilità. Non sembra che si sia aperta alcuna inchiesta.
Da bravi sepolcri imbiancati, tutti costoro non hanno avuto nemmeno il pudore di nascondersi. A voce alta hanno detto e cercato di dimostrare che la colpa è altrove. Ma a chi volete dare la colpa? La colpa è vostra! Non cercate di vendere lucciole per lanterne.
In buona sostanza, di fatto, il secondo caso ha messo in evidenza, ancora più del primo, il degrado in cui siamo. Degrado voluto e coltivato da una parte, degrado tollerato dall'altra. Il degrado però genera delinquenza, e questi sono i risultati.
Leggi approvate per finta, e poi non rispettate né fatte rispettare. Proclami deficienti emanati da tutti e da tutte le parti. Finta meraviglia per quanto è accaduto.
Il Ministro dell' Interno afferma di non voler mandare più i poliziotti negli stadi stando così le cose: roba da voltastomaco. Chi ci deve andare secondo il ministro dell'interno? Chi deve provvedere, signor ministro a fare da filtro affinché certi "figuri", con tanto di "cilizi", non entrino negli stadi? Ce lo dica lei. Lo dica, lo dica pure signor ministro.
Si porta ad esempio l'Inghilterra, ma in Inghilterra, dove la democrazia vanta secoli di cittadinanza continua ed incontrastata, un ministro dell'interno si sarebbe già dimesso da un pezzo. In Italia, dove ad ogni piè sospinto si pensa a dare del fascista o del comunista a questo o a quest'altro, dove si pensa solo demonizzare l'avversario anziché a costruire o a fare progetti per il futuro, il ministro dell' interno se ne esce con una espressione liberatoria, quasi a dire che lui è al di fuori di tutto questo, che lui non c'entra.
In Italia, dove si  porta avanti continuamente una attività tesa ad abbassare il livello etico-sociale, per modo da potersi servire della folla e della moltitudine, facendola passare per il Popolo ragionante, si invoca poi il rispetto della persona e dei suoi valori che prima si sono calpestati e derisi.
In Italia, dove, anziché tutelare i cittadini onesti,  si pensa a fare gli indulti e le amnistie e si fa credere che ciò sia una priorità, quando non una necessità, si pretende ora che i delinquenti siano puniti. Ma, per favore, un po’ di coerenza. Del resto se costoro cominciano a punire i delinquenti, i voti poi chi li dà a costoro, i cittadini onesti? E quando verrebbero eletti?
Gli stadi non sono sicuri, si dice. Dopo solo sedici anni da "Italia '90" gli stadi non sono sicuri? E come sono stati fatti? Visto quanto si è speso vediamo in quanti ci hanno mangiato? O forse è un'altra occasione per scoperchiare la zuppiera? Avanti signori, accomodatevi al nuovo desco.
Mi chiedo e Le chiedo, signor Ministro, : non ci sono, nelle prefetture, le commissioni di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, cui spetta, con poteri di veto, anche la sorveglianza sulla sicurezza degli stadi? Queste commissioni, presiedute dai Prefetti o da delegati dagli stessi, cui, tra l’altro, fanno parte per legge esponenti qualificati delle varie Questure, dei Vigili del Fuoco, delle forze sociali, queste commissioni che si riuniscono anche più volte a settimana, secondo le esigenze, dove sono state? Come hanno agito? Dove sono? Vogliamo aprire delle inchieste a tappeto? Le è venuto in mente di farlo, signor ministro? lo ha mai fatto? No? Allora se ne vada. Lo ha fatto? Si? Bene. Allora ci dica chi ha lanciato, dalla tribuna d'onore dell'Olimpico di Roma, la moneta che ha colpito l'arbitro Frisk causandogli una ferita lacerocontusa, stando a quanto è stato detto e mostrato dai mai smentiti mezzi di comunicazione di massa. La tribuna d'onore dell'Olimpico è costantemente sotto controllo, vi sono telecamere che riprendono continuamente, a tutela dei presenti, quanto ivi avviene, non sarà stato difficile individuare l'autore del gesto, lo stesso autore avrà pure lasciato delle impronte digitali sull'oggetto lanciato, chi era il pubblico ministero titolare dell'inchiesta? Come è finita l'inchiesta stessa? Purtroppo “Il Marchese del Grillo” fa scuola.
Pensa lei, signor ministro, che se si fosse punito il colpevole di quell'atto proditorio, un qualche effetto deterrente non ne sarebbe derivato?
Perché vede, signor ministro, al Popolo sovrano, al singolo cittadino, interessa avere questo tipo di giustizia, una giustizia, cioè, veramente  fatta in suo nome, e non una giustizia che sia "simpatica" alla destra o alla sinistra o a quant’altro, che dir si voglia.  Vogliamo continuare? E’ meglio di no! Caro ministro, è nei momenti normali che bisogna comportarsi bene, che dobbiamo comportarci bene, ognuno a cominciare da se stesso, e non nelle occasioni speciali. Non mi pare di vedere, comunque, comportamenti corretti nemmeno in queste occasioni.
Ma l’Olimpico è in regola, si dirà. Però si stanno facendo dei lavori e si suggeriscono modifiche. E’ forse in regola per decreto? forse perché è di proprietà del Coni? Se è in regola destiniamo i soldi degli attuali lavori ad altri stadi, magari a quei campetti di periferia, dove le suddette commissioni chiudono spesso non uno, ma tutte e due gli occhi.
Vogliamo dare un riconoscimento tangibile ai figli di questi poveri cittadini che "abbiamo fatto passare a miglior vita" loro malgrado: benissimo; i fondi però, siano reperiti da quei capitoli di spesa destinati alle retribuzioni di chi doveva provvedere e non ha provveduto, a cominciare dalla sua signor ministro, e non attingendo nuovamente dalle tasche del Popolo sovrano attraverso altre tasse e balzelli vari.
Cari signori, non coprite con parole più grandi di voi i vostri sporchi interessi. Non strumentalizzate chi è morto per i vostri fini illeciti. Rispettate i morti, e rispettateli tutti in ugual maniera, senza fare distinzione tra chi vi può portare più o meno utilità. Non vi aggrappate solo a quegli avvenimenti che hanno una cassa di risonanza maggiore per mettervi in mostra. Lo dico nel vostro interesse, miei cari sepolcri imbiancati, perché agendo come ora agite mettete in luce la vostra pochezza, anche se, forse, questo è per noi un bene. Non credo comunque che verrà fatto qualcosa da chi di dovere, perché mi riesce difficile credere che le stesse cose, gestite dalle stesse persone, che hanno avuto e che  continuano ad avere gli stessi interessi, possano essere cambiate, magari in nome del Popolo sovrano. Vedrete che i primi provvedimenti presi da Pancalli sono stati e saranno ancora convertiti in “pannicelli calli”. Sono il primo a farmi gli auguri di essere caduto in errore.
Claudio Santella


Senatori deputati lavoratori
Bruno Matteacci


Il titolo del presente articolo, non deve essere inteso come un riconoscimento di merito ai nostri parlamentari, ma solo un raffronto delle pensioni percepite dai senatori, dai deputati e dai lavoratori dipendenti.
Sul settimanale l'Espresso sono stati pubblicati i risultati di un'inchiesta sulle pensione percepite dai parlamentari italiani. Da tale indagine è risultato che, chi ha ricoperto incarichi parlamentari, per almeno vent'anni, percepisce una pensione di euro 8.455, pari a lire 16.771.162 al mese; mentre, chi ha quindici anni di attività parlamentare percepisce una pensione di euro 6.590, pari a lire 12.760.019 al mese. Colui che ha ricoperto incarichi parlamentari, per la durata di dieci anni, percepisce una pensione di euro 4.725, pari a lire 9.148.875 ed infine, chi ha fatto una sola legislatura, con cinque anni contributivi, percepisce una pensione di euro 3.108 pari a lire 6.017.927.
A leggere questi dati viene il capogiro non solo a chi, dopo quarant'anni di duro lavoro, viene posto in pensione con appena 1.200 euro al mese, pari a lire 2.323.524, ma scandalizza l'animo e l'amore verso i politici soprattutto a coloro che percepiscono pensioni di 500 euro, pari a 1.000.000 di lire al mese e che devono affrontare, giornalmente, la dura lotta della sopravvivenza.
La cosa ancora più vergognosa è l'aver ridotto, del dieci per cento, le pensioni di riversibilità alle vedove dei dipendenti pubblici.
Di tale decurtazione non se ne è parlato, se ne è venuti a conoscenza leggendo, tra le righe, la finanziaria.
Il provvedimento è vessatorio in particolare se si considerano le agevolazioni che hanno i parlamentari e le difficoltà che trovano i poveri mortali per sbarcare il lunario.
Di questi "poveri" pensionati d'oro, in Italia, ce ne sono 2332.
Con un calcolo, approssimativo, delle pensioni elargite ai politici in carica, più quanto costano i 2332 parlamentari pensionati e i tanti, tantissimi, troppi beneficiari di danaro pubblico, si può affermare che se c'è uno spreco di danaro lo si deve solo ai politici, senza alcuna discriminazione di appartenenza politica.
Ricordo un detto che  era in voga negli anni passati, ma che oggi, più di ieri, va di moda: "Quando la mamma ci chiama, per la pastasciutta, siamo tutti d'accordo sul programma".
Quanto sopra scritto l'elettore lo dovrebbe tenere presente, non solo quando riscuote lo stipendio o la pensione, o quando si trova al "discount" per fare la spesa giornaliera, ma dovrebbe ricordarlo quando si trova dentro la cabina elettorale, prima di votare.
A buon intenditor... poche parole!
Bruno Matteacci


Jim Morrison
Agnese Galeotti


AgneseSplinderNavigando in internet mi sono imbattuta per caso in un sito dove sono riportati famosi pensieri di Jim Morrison, per chi, difficilmente, non lo conoscesse era il “dannato” leader di un gruppo rock statunitense, The Doors. Una delle figure più carismatiche del rock di tutti i tempi.
Tanto da diventare un idolo per moltissimi fans. Ricordo che quando andavo a scuola i diari dei miei compagni erano pieni dei suoi pensieri, diventati religione, legge. Nato l’8 dicembre del ‘43 comincia a scontrarsi con la vita fin dai primi anni, lottando contro l’autorità della madre (in servizio presso la Marina degli Stati Uniti).
Jim era uno “scolaro modello con 7 in condotta”. Era studioso, colto, gli piaceva ascoltare e leggere facendo parte di sè quello che aveva davanti agli occhi, ma era anche un casinista, infastidiva le lezioni ed era un continuo far scherzi ai compagni, come fingersi morto sulle scale della scuola. La sua infanzia fu molto tormentata, un padre assente, una madre severa. Qualche anno dopo, all’università, incontrò per caso Ray Manzarek, con il quale, in seguito, fondò il leggendario gruppo The Doors. Anche dopo il successo la sua vita non si è allontanata dalla trasgressione. Spesso indagato per reati come atti osceni in luogo pubblico, stato di ebrezza oppure sotto effetto di stupefacenti... Non era proprio un modello da seguire per i suoi fans che nonostante questo lo adoravano. Ma dietro tutto, era una persona immensamente ricca di pensiero.
È stato definito anche poeta per la profondità delle sue parole. Un “poeta maledetto” che voleva cambiare il mondo ma che si è trovato a sbattergli contro quando il 3 luglio 1971 a Parigi, morì nella vasca da bagno logorato da alcol e droga. A soli 27 anni Jim muore seguito pochi anni dopo, nel 1974, dalla sua musa di sempre Pam, che si suicidò per il dolore di aver perso il suo uomo.
Di seguito voglio riportare alcuni pensieri di un uomo che raccontava la vita ma che nella sua vedeva l’inferno.

- Quando morirò andrò in paradiso, perchè l'inferno l'ho già vissuto quaggiù.
- Datemi un sogno in cui vivere, perchè la realtà mi sta uccidendo...
- In questo mondo di guerra e violenza anche i fiori piangono... e noi continuiamo a credere che sia rugiada.
- Non è forte chi non cade, ma chi cadendo ha la forza di rialzarsi.
- Se sei triste e vorresti morire, pensa a chi è triste e vorrebbe vivere ma sa di dover morire.
- Non parlare mai di pace e di amore: un Uomo ci ha provato e lo hanno crocefisso.
- Un giorno anche la guerra si inchinerà al suono di una chitarra.
- Piangevo perchè non avevo le scarpe, poi vidi un uomo senza i piedi.
- Se devi vivere tutta la vita strisciando come un verme, alzati e muori!
- Eravamo in due: io e la droga. Io sono morto, la droga vive ancora.
- Non riempire la tua vita di attimi... Riempi i tuoi attimi di vita.
- La droga è la gomma che cancella la vita!
- Può darsi che per il mondo tu non sia nessuno, ma per qualcuno tu sia tutto il mondo.
- La vita è un viaggio dal quale mai nessuno ne è uscito vivo.
- Se tu fossi una lacrima, io non piangerei per paura di perderti.
- Se il destino è contro di me, peggio per lui!
- Darei la vita per non morire.

Ci sono tante altre frasi di Jim Morrison che avrebbero il diritto di essere citate ...ma gli spazi sono brevi, come le parole di ogni sua frase. Poche, esplicite, taglienti, toccanti, parole che raccontano la vita di un uomo che ha deciso di morire distruggendosi, ma che dentro i suoi pensieri rivive e vivrà per sempre.
Agnese Galeotti


Libri anti solitudine
Francesca Bruti


Bruti Francesca SplinderSi chiama “Sorridi con un libro” il nuovo progetto sperimentale firmato dal Comune di Viterbo, dall’Assessorato ai Servizi Sociali e dalla Asl di Viterbo, in accordo con il consorzio biblioteche. A beneficiare di questa iniziativa dovrebbero essere innanzitutto i malati o le persone impossibilitate ad effettuare spostamenti in modo autonomo; infatti, l’esperimento prevede la consegna gratuita a domicilio di libri o altro materiale (come videocassette o dvd) ai malati, ogni mercoledì.
I testi presi in prestito provengono dalle 25 biblioteche della Tuscia, la cui prenotazione è possibile telefonando dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13, al numero verde 800.012.492. Gli utenti possono scegliere tra una scelta di oltre 250 mila volumi e cinquemila tra video e dvd, consultabili sul sito www.bibliotecaviterbo.it.
Secondo le parole dell’assessore Rotelli: “Il servizio è rivolto non solo ai pazienti ricoverati nelle strutture pubbliche e convenzionate di Viterbo, ma anche a coloro che sono ammalati in casa. Il progetto, in via sperimentale, parte da quest’anno; in futuro, si potrà studiare a letture o visioni di gruppo, proprio per ovviare al problema della solitudine”.
Sicuramente, si tratta di un progetto molto interessante e lodevole dal punto di vista delle attività sociali rivolte alla cittadinanza; il rischio è che, come è accaduto per altri esperimenti avviati a Viterbo, al forte entusiasmo iniziale non faccia seguito un altrettanto impegno concreto a lungo termine. In particolare in questo caso, si tratta di andare incontro ad uno dei “mali” più frequenti di oggi, che colpisce soprattutto le generazioni più mature, la solitudine, spesso accentuata da uno stato fisico precario. E non è raro che ad alleviare tali disagi possa essere proprio la lettura di un buon libro o la compagnia di un bel film.
Francesca Bruti


Tempi duri per i pigroni viterbesi
Patrizia Lebellarte


fotopatrizialabellarte2Non siete amanti delle passeggiate? Vi sentite male al solo pensiero di dover lasciare l’auto e camminare? Forza e coraggio tra meno di un mese il centro storico diventerà una Ztl. Per chi ancora non ha chiaro il concetto, sarò più concisa: chiusura del centro alle auto. Si va tutti a piedi! No, no, non disperate arrivano i soccorsi. Il Presidente della Francigena, Pianura, ha confermato l’acquisto di quattro autobus a metano per circolare dentro le mura, dove le auto non passano. La questione però, non finisce qui resta il problema dei parcheggi. Le auto dovranno essere lasciate fuori le mura sì, ma dove? In progetto, ci sono due parcheggi multipiano e anche interrati: uno in via Genova e l’altro a Valle Faul. Bella come idea, e cara ci costerà la sosta in queste aree! Ma, non preoccupatevi, tanto, al momento di realizzarli, non se ne parla proprio! Insomma, sono previsti cambiamenti radicali in positivo?... in negativo? Mah! grande dilemma e molte divergenze su questo argomento.
Mi viene in mente un detto, forse inappropriato: come “fare i conti senza l’oste”!? mi spiego. Credo, che, cambiamenti così improvvisi che modificano la vita dei cittadini, debbano essere discussi e presi con le dovute considerazioni. Innanzi tutto, ponderando le scelte, sottoponendole all’attenzione dei diretti interessati. Mi riferisco ai residenti, ai negozianti e ai cittadini in generale. Credo, inoltre, sia fondamentale attuare, per prima cosa, i progetti relativi alla creazione di idonee infrastrutture (piano dei parcheggi) e il potenziamento dei servizi (trasporto pubblico locale). Beh, alla luce dei fatti, questo provvedimento “sperimentale” del sindaco non ha avuto un grande consenso.
Girando per il centro, molti di voi avranno notato manifesti appesi, in diversi negozi dai commercianti contrari alla nuova zona a traffico limitato, che decretano la morte del cuore della città. Se lo scopo di questo provvedimento è di valorizzare il centro storico, ridurre l’aria irrespirabile e evitare il pericolo per i pedoni di essere investiti, specie nelle vie più strette, personalmente sono d’accordo, ma ad un patto: che il Comune prenda provvedimenti in materia di: pulizia e manutenzione delle strade, riparazione delle fogne, illuminazione pubblica, sistemazione di aiuole e perché no?, ristrutturazione dei palazzi storici! Tutto ciò farebbe apparire molti luoghi del centro storico meno abbandonati e degradati di come risultano ora. Troppe pretese? lo so, ma amo la mia città e vorrei fosse valorizzata di più, cominciando pian piano da queste cose e poi lo dice anche il proverbio: “chi va piano, va sano e va lontano”!?
Patrizia Labellarte


Baccaionate
Baccaione


CONSIDERAZIONE PRELIMINARE ED ASSORBENTE sulle baccaionate che seguono. – Credete voi che le stesse cose, gestite dalle stesse persone, che hanno sempre gli stessi interessi, possano essere cambiate?

MATARRESE 1 – Antonio Matarrese, autorità del calcio italiano, dotato di discreta canizie, esperienza consumata, ha affermato che i morti fanno parte del sistema. Bravo Matarrese, hai ragione! Solo che  abbiamo bisogno di esempi, non di chiacchiere: facci vedere come si fa, sacrificati in prima persona per il bene del calcio. Ti faremo un monumento equestre.

MATARRESE 2 – Espressosi in chiaro italiano, Matarrese ha detto, poi, di non essere stato capito. Ha, di nuovo, ragione Matarrese. Suggeriamo alla Rai di assoldarlo per mandarlo a spiegare la lingua italiana insieme ai professori Della Valle e Patota, che molto simpaticamente vengono spesso invitati, in televisione, a fornire delucidazioni su varie espressioni della nostra lingua.

MATARRESE 3 – Perché Matarrese non si è chiesto se si era espresso in modo chiaro e comprensibile? Perché ha affermato che non lo avevamo capito. Il perché è evidente: perché Matarrese ha capito, tutti gli altri non hanno capito. Sebbene mi riesca difficile credere che tutti gli altri siano stupidi, non ho difficoltà a riconoscere che ha ragione lui.

IL PRESIDENTE DEL CATANIA Il presidente del Catania dice che vuole dimettersi, dice che loro sono le vittime, dice che non si riconosce in questo calcio, dice che… Ma il presidente del Catania non è quel presidente che, quando il Catania perse sette a zero con la Roma, disse: “Ci rivediamo a Catania…”.

STADI SICURI – Una delle condizioni richieste per poter ritornare giocare è che gli stadi siano sicuri. Attualmente in Italia gli stadi sicuri sono pochissimi: uno di questi è l’Olimpico. Ma l’Olimpico non è quello stadio dove fu lanciata, con successo, una monetina che colpì l’arbitro Frisk alla testa provocandogli una ferita lacerocontusa ed abbondantemente sanguinante? Meno male che è sicuro, forse per decreto, considerato che è del Coni.

SAN SIRO – Mi riferisco alla stadio di Milano, naturalmente, e non al santo, perché il santo non avrebbe approvato quanto è “si è fatto accadere”. In breve:  lo stadio di San Siro  non è in regola, ma siccome è lo stadio di Milano e quant’altro non si può accettare che vi si giochi a porte chiuse. Trovata: si installano in un batter d’occhio gli strumenti di controllo prescritti e si trova la soluzione all’italiana: si fanno entrare solo gli abbonati. A questo punto accade quello che non doveva accadere: guarda caso gli strumenti appena installati, già sottoposti a collaudo, con tanto di approvazione da parte della commissione di vigilanza della prefettura, si guastano mezz’ora prima dell’ingresso del pubblico ed entrano tutti. Questo quanto riportato dai vari mass media. Ci dobbiamo credere?

Sì: CI DOBBIAMO CREDERE
Certo che ci dobbiamo credere. Ci dobbiamo credere perché ora si faranno delle inchieste, sportive, giudiziarie e private da parte delle società interessate. Si faranno anche delle trasmissioni televisive con buona pace di chi vuole mettersi in mostra.
Ci crederemmo meglio se, nel frattempo venissero comminate allo stadio di San Siro almeno sei giornate da giocare a porte chiuse, perché una volta venute meno le misure di sicurezza appena installate, San Siro si è venuto a trovare nelle stesse condizioni degli stadi che sono stati chiusi al pubblico. Doveva non aprire i cancelli, informare  gli organi competenti, chiedere aiuto alle forze dell’ordine e adoperarsi anche attraverso la società ad impedire l’ingresso dei tifosi.
L’arbitro non doveva dare inizio alla partita perché venute meno le misure di sicurezza prescritte. Invece avanti miei prodi.
Che volete che vi dica? In Italia conta più il capo di una tifoseria che un prefetto: chi ha qualche dubbio vada consultare tra gli annales dei derby  quello relativo a Lazio-Roma di qualche anno fa, magari negli archivi della prefettura della capitale.
Baccaione


Villa San Giovanni in Tuscia
Riccardo Manca


Manca Riccardo SplinderIl piccolo nucleo di Villa San Giovanni in Tuscia è stato a lungo una frazione di Blera, ma è autonomo da circa cinquanta anni ormai. Non sono stati effettuati scavi archeologici tali da poter risalire alla sua origine, ma sicuramente fu un importante centro agricolo nel periodo etrusco ed anche successivamente in epoca tardo romana come testimoniano svariati resti nella zona.
Il paese, immerso in una bella vallata, era già abitato ai tempi degli Etruschi e dei Romani, come testimoniano alcuni reperti rinvenuti nelle campagne circostanti: pregevoli i resti di una villa romana del III Secolo con pavimento a mosaico. Nel borgo medievale sono riconoscibili le case più antiche, prive di intonaco e con muri a pietra, mentre poco rimane della cinta muraria e del castello. Molti monumenti andarono distrutti durante le invasioni ed i saccheggi che il paese subì nei secoli: la vicinanza della via Clodia e della Via Cassia mettevano a repentaglio la sicurezza della cittadina, continuamente presa di mira dagli eserciti diretti nella Capitale. Tra le incursioni più disastrose si ricordano quelle dei Longobardi di re Liutprando e di Federico II.
Nel corso dei secoli San Giovanni fu sempre contesa tra le Signorie locali e la Chiesa e passò dai Di Vico agli Orsini e da questi ultimi agli Anguillara, fino a quando Papa Pio II decise di concedere il feudo nella Camera Apostolica, la quale diede in affitto tutte le sue terre; i coloni che furono chiamati a lavorare questi campi furono strenuamente perseguitati da Blera, che voleva allargare il proprio dominio sulla zona. Tra i monumenti più importanti spiccano la Chiesa di S. Giovanni Battista che risulta l’edificio religioso più grande del paese e fu eretta nel XVIII Secolo grazie alle beneficenze degli abitanti. All’interno si trovano importanti opere di varie epoche.
Seguono i resti della Villa Romana situati nel cuore del paese e protetti da una copertura trasparente che permette di ammirarli. Infine, la Chiesa di Santa Maria risalente al XVI Secolo e caratterizzata dalla presenza al suo interno di ben quattro altari barocchi, il più grande dei quali pregevolmente stuccato.
Riccardo Manca


E’ Carnevale!
Patrizia Labellarte


È carnevale! E come in ogni festa che si rispetti, anche in questa occasione, che non per nulla un tempo era chiamata “settimana grassa” si mangiano i dolci tipici della tradizione: le castagnole, i ravioli con la ricotta e le frappe. Per chi non ha doti culinarie, o non ha molto tempo a disposizione ma non vuole rinunciare al gusto genuino del “dolce fatto in casa”, io suggerirei la ricetta  per la preparazione delle frappe semplice e sbrigativa. Piccola curiosità vi siete mai chiesti il significato del termine frappe? Il termine frappe, usato nel Lazio e in Umbria, deriva dal francese antico frape nel significato di “frangia”, la guarnizione aggiunta per abbellire gli orli. In Toscana sono chiamate cenci, in Lombardia chiacchiere o lattughe, in Piemonte bugie ecc. Ho capito! vado subito al sodo ecco a voi la ricetta:
Ingredienti: 200 gr. di farina, 30 gr. di burro, 50 gr. di zucchero, un pizzico di sale, 2 uova, la scorza grattugiata di 1/2limone o di1/2 arancia, un cucchiaino di lievito in polvere, latte q.b. o se preferite un cucchiaio di liquore a piacere (rhum, cognac), olio per friggere, zucchero a velo per la copertura. Disponete la farina a fontana sulla spianatoia e mettete al centro tutti gli ingredienti, meno il latte o il liquore, che verserete a poco a poco, procedendo all’impasto. Lavorate bene e fate in modo che la pasta riesca abbastanza soda. Lasciatela riposare, coprendola con un tovagliolo; quindi stendetela col matterello a sfoglia dello spessore di una moneta. Con la rotella tagliate la sfoglia a strisce larghe 2-3 cm. e lunghe 10. Gettate i nastri così ottenuti, uno per volta nella padella  contenete l’olio caldo, lasciateli friggere fino a che saranno dorati e croccanti. Metteteli ad asciugare sulla carta assorbente e poi spolverizzateli con lo zucchero a velo.
Buon appetito!
Patrizia Labellarte

postato da: Spvit | 14:06 |

giovedì, febbraio 01, 2007

31 Gennaio 2007
Anno XVII n° 2


DSC03668-300pdiDSC04221-300pdiDSC04301-300pdiIl "Mercatino delle Curiosità"
si terrà tutte le prime domeniche del mese
ad iniziare dal
4 Febbraio 2007
sul parcheggio esterno
del Centro commerciale Tuscia a Viterbo
per informazioni e per partecipare cell. 3393337869

Ogni prima domenica del mese al Centro commerciale Tuscia
Curiosità d’altri tempi
Mauro Galeotti


fotogaleottiSplinderE' programmato a Viterbo, ogni prima domenica del mese, a decorrere dal 4 Febbraio, il Mercatino delle Curiosità, sul parcheggio esterno del "Centro commerciale Tuscia".
Informazioni per vendere o per acquistare, si potranno avere telefonando al 3393337869.
E' il quarto appuntamento con l'artigianato e l'antiquariato voluto dal Centro commerciale Tuscia che vuole offrire ai suoi visitatori un’occasione gradevole per trascorrere un po’ di tempo tra l'arte, la cultura e il tempo libero.
Il mercatino ospita espositori qualificati, pronti a rispondere professionalmente alle domande dei visitatori ogni qual volta si trovino dinanzi ad un oggetto strano, del cui uso si è perduta la memoria.
Ed ecco spuntare antichi vasi da notte, di quelli alti a cilindro, simili ai contenitori in ceramica utilizzati per la conservazione dell’olio o dello strutto.
Non mancano oggetti in alluminio, materia ormai caduta in disuso, sostituita dal più nobile e sicuro acciaio inox. Ed in alluminio vedo un innaffiatoio per giardino, una paletta per raccogliere la cenere del camino, un colapasta con tanti forellini e tre piedini in ottone. In un angolo sono ancora altri tre oggetti in alluminio, una caffettiera per il caffè alla napoletana e due contenitori per il caffè e per lo zucchero. Guardandoli tutti insieme si fa un salto indietro di cinquant'anni.
Per la gioia dei collezionisti c’è una miriade di oggetti da conservare e poi mostrare agli amici con fanatismo, come mobili, orologi, spille, medaglie, cartoline, vasi in vetro o di ceramica, presse papier, orologi da tavolo, sorpresine kinder, stampe varie.
Una presenza importante sono i libri.
La cultura nascosta tra le pagine di carta è sempre stimolante per il curioso, per lo studioso, per il professionista, per chi vuole saperne di più e non si contenta del bagaglio culturale conservato nel suo cervello.
Il Mercatino delle Curiosità consente ai giovani espositori di esprimere la propria capacità manuale, il proprio intelletto creativo... ed ecco spuntare fuori da sapienti mani, orecchini, collane, spille, monili di ogni genere, sia nelle forme che nei materiali usati.
Ecco merletti, tovaglie ricamate a mano, decoupage, intagli in legno, terracotta, scatole rivestite di velluto, cestini in vimini.
E’ un’occasione che permette ad altri giovani di apprendere l’arte e l’abilità altrui per poterle attuare, a loro volta, per la creazione di oggetti usciti fuori dal proprio ingegno.
Insomma, ogni prima domenica del mese, ad iniziare dal 4 Febbraio e per tutto il 2007, il Centro commerciale Tuscia, dà la possibilità ai suoi affezionati visitatori e clienti di trascorrere e dedicare il tempo domenicale  nel passato, perché non si perdano mai quei valori di vita quotidiana che tanto genio profuse nei nostri antenati.
Mauro Galeotti


Inquinamento del pensiero e del linguaggio
Claudio Santella


fotosantellaclaudioE’ in atto, da qualche tempo, un processo sottile di inquinamento del pensiero e del linguaggio di cui alcuni non sembrano essersi accorti, e altri sono coscientemente complici.
Prendendo un paragone della segnaletica stradale si potrebbe dire che, sul piano dell’intelletto, oggi è imposto il “senso unico”.
Approvazioni o rifiuti non si misurano sui valori oggettivi di quanto venga sottoposto a valutazione, ma sulla conformità ad una certa ideologia e sulla necessità di non dispiacere ai gruppi potenti che la rappresentano. Quando i riferimenti non siano diretti, le reticenze ruotano intorno a questo sottinteso.

Naturalmente, questa segnaletica è protetta da rigorose sanzioni: chi non rispetti il “senso unico” viene sottoposto a coercizione fisica e morale.
Una rassegna completa degli atteggiamenti nei quali essa si esprime sarebbe impossibile. Ma qualche esempio può essere utilmente richiamato per dare una idea di quante corsie preferenziali siano ormai state istituite nel traffico intellettuale, da qualche decennio a questa parte.
La segnaletica del “senso unico” opera prevalentemente attraverso la “pendenza” artificiale delle parole, l’ambiguità dei significati che ne consegue, e una logica d’artificio.
Nel moto ondoso dell’idea c’è sempre stata qualche incertezza nei significati. Ma, globalmente, essi potevano essere considerati stabili. Oggi alcune parole “pendono” manifestamente in una direzione prestabilita, sotto il peso di distintivi o uniformi vari. A questo riguardo, il destino di alcune è particolarmente amaro. Si consideri quello delle parole: libertà, liberazione, pace o giustizia. Qualche lustro fa il loro significato era ancora approssimativamente chiaro. Oggi bisogna consultare il barometro ideologico nei singoli contesti per orientarsi in proposito.
La parola “libertà” è sempre stata un disinfettante alla moda di cui si è fatto uso abbondante in tutte le occasioni, per ridare tono ai discorsi politici languenti. Ma, di solito, essa significava il diritto di ogni cittadino di agire secondo vocazione nel quadro della legge.
Oggi essa viene usata indifferentemente a significare il diritto di pochi facinorosi di infrangere l’ordine costituito e di imporre agli altri la propria legge.
Chi per libertà dovesse intendere qualcosa di diverso, come il diritto di lavorare, di circolare liberamente, di discutere i propri problemi con l’autorità competente, viene di solito gratificato con tutti gli epiteti più insolenti e, quando abbia minore fortuna, malmenato.
Libertà significava anche possibilità di esistenza per molti tipi di dissenso. E, in un certo protocollo politico, volendo richiamare il linguaggio cavalleresco, il dissenso era  inviolabile. Oggi le cerimonie si sono molto semplificate e i dissidenti sono “bastonabilissimi”.
Anche la parola “pace” soffre una certa “inclinazione”. La pace non è per alcuni il riflesso dell’autonomia di tutti i popoli, ma il diritto di alcuni di esportare, a piacimento, la rivoluzione con mezzi diversi da quelli della guerra convenzionale, quando non con quelli della guerra stessa. Chi si opponga a questo tipo di esportazione è reo di indebita ingerenza negli affari interni di un altro Stato.
Anche la parola “liberazione” soffre di scoliosi e pende in una direzione obbligata. Se ne ha un esempio in quella saggistica di tipo ideologico che oggi ha come asse questo concetto. La idea complessa della salvezza morale vi viene cucinata in un minestrone politico e sociale che consente di fare propaganda a vari generi di rivoluzione.
In questo calderone essere liberati può significare essere ridotti in regime di dura schiavitù politica; solidarietà tra i popoli può significare preparazione per la conquista armata di un Paese da parte di un altro; sovranità limitata può significare occupazione militare; giustizia significa spesso ingiustizia manifesta. C’è chi, prima di esporre la propria ideologia, passa al partito; e c’è chi va a fare l’inchino all’altare maggiore. Sorprende che nella moltitudine dei turisti che fanno ossequio a questa segnaletica, si trovino alcuni di coloro che predicano agli altri la parabola del Samaritano.
E’ grave che costoro dimentichino poi, senza pietà, quella parte del genere umano che è caduta nelle mani dei briganti e che è stata abbandonata ai margini della strada.
Ma la segnaletica del “senso unico” opera soprattutto attraverso la logica artificiosa che sottende l’ideologia rivoluzionaria che la propone, i paragoni e le omissioni disoneste in cui si esprime: si noterà   che nel pensiero rivoluzionario si rilevano fenomeni inspiegabili di balbuzie e di blocco intellettuale.
Chi rimetta in discussione un ordine costituito si presume debba portare fino in fondo la logica del cambiamento da cui parte; invece oggi si presume che la rivoluzione e la revisione si facciano una volta sola e per sempre. Ad una certa fase della rivoluzione, la critica a comando diventa “deviazione”. Si direbbe che l’essere acquisti un solo “predicato” immutabile.
Così quando la opposizione venga fatta in un Paese che non abbia avuto ancora i benefici della rivoluzione, è portatrice di verità e di giustizia; quando venga fatta in un Paese già battezzato dalla rivoluzione è solo veicolo di disordine e pericolo per lo Stato.
Chi la pratichi, per lo più va soggetto a qualche storica crisi di coscienza per cui sente il bisogno di fare, più o meno spontaneamente, gli esercizi in qualche luogo propizio alla meditazione.
Queste riflessioni trovate su un vecchio manoscritto, rinvenuto mentre riordinavo vecchie e vecchissime scartoffie, ho ritenuto riproporvi così come le ho trovate, tanto mi sono sembrate chiare ed attuali. Non me ne vogliate, anzi, complimentatevi, insieme a me, con l’ignoto autore, che, personalmente e pubblicamente ringrazio.
Claudio Santella


Una pensilina al Cimitero
Bruno Matteacci


Matteacci Bruno SplinderA suo tempo, suggerii al Comune di Viterbo di rimuovere due pali di cemento posti rispettivamente agli angoli di via Rossini su Via Santa Maria della Grotticella e su Via Monte Zebio, angolo Via Monte Sacro. Erano due pali, dismessi dal loro servizio, che ostacolavano la circolazione, anzi, oltre che essere un pericolo ed un ingombro stradale, per qualche furbacchione, era diventato un luogo ove poter parcheggiare l’auto, incurante del fatto che imponeva al pedone di camminare al centro della strada.
L’Amministrazione comunale ha dato le dovute disposizioni atte a rimuovere il palo di Via Rossini, angolo Via Santa Maria della Grotticella e al rifacimento del marciapiedi.
Ora ci si augura che analogo lavoro venga effettuato anche in Via Monte Zebio.
Non sarebbe male che, chi di dovere, con l’ottica con la quale sono stati fatti tanti lavori, prendesse in esame la possibilità di far abbattere il muretto che si trova all’inizio di Via Monte Sacro che ostacola, in modo vergognoso, il traffico; anche in considerazione al fatto che, sul lato sinistro, normalmente, si trovano varie auto parcheggiate.
Poiché siamo in clima di richieste, senza voler strafare, sento il dovere di rappresentare le numerose segnalazione pervenute da parte di cittadini che rivendicano una pensilina nel punto di fermata del servizio urbano, davanti al cimitero, più precisamente sul lato destro, direzione Montefiascone.
Si noti che sul lato opposto, direzione Viterbo, sono presenti due pensiline.
Il maltempo si è fatto attendere, ma ora è arrivato e vedere persone anziane sotto la pioggia o al freddo, fa male a loro, ma deve far male anche a noi; in particolare a chi può, con il potere e i mezzi a disposizione che ha, provvedere ad eliminare tale stato di disagio.
Caro Sindaco, aspetto un risultato, in fin dei conti, basta una parola buona!
Bruno Matteacci


Dimenticare mai
Francesca Bruti


Bruti Francesca Splinder“Sieg heil” - “Per ogni palestinese un camerata. Stesso nemico, stessa barricata”.
Queste solo un esempio della tipologia di frasi che ancora oggi possiamo leggere, camminando lungo le vie della nostra città. Queste in particolare sono quelle che ormai da mesi appaiono sui muri di alcune zone di Tarquinia, accompagnate dal simbolo nazista, la svastica. Non so se la lettura delle stesse mi provochi più rabbia o solo commiserazione nei confronti di chi ha ancora il coraggio di scriverle o solo di pensarle.
A pochi giorni di distanza dal 27 Gennaio, il Giorno della Memoria, Viterbo è ancora una città in bilico, incapace di gestire le numerose contraddizioni che la caratterizzano. Una fra tutte, e forse la più spaventosa e ignobile, è il fatto che accanto alle tante e nobili iniziative che nei giorni scorsi si sono succedute, per non dimenticare la tragedia della Shoah e onorare le sue vittime, Viterbo rimane tra le città preferite dai gruppi di Skinheads e sarà il luogo del prossimo raduno fascista, programmato per il 3 febbraio. Come risposta a tale evento, basta citare una parte di un comunicato scritto dal C.A.T. - Coordinamento Antifascista della Tuscia:
“Alla nostra città, dove giornalmente viene riproposta con simboli, motti, aggressioni e rivendicazioni ideologiche, la storia nera di Mussolini ed Hitler, noi del Cat vogliamo ricordare le vittime dello sterminio nazista e fascista nel mondo. Vogliamo ricordarle perché oggi più che mai si ripresenta il bisogno di mostrare all’umanità la ferocia delle azioni di allora e delle vigliaccherie di oggi. Pensare che molte persone sentano ancora il bisogno di riunirsi sotto le bandiere di chi ha commesso tali crimini, per rivendicare la loro ideologia passata, è oltraggioso. Naturalmente, davanti a tutto questo, non ci stupisce che un gruppo di ragazzi vada in giro per la città di Tarquinia ed imbratti le mura con svastiche il giorno della memoria.
Non ci stupisce neanche che Viterbo sia per l’ennesima volta il luogo dei raduni fascisti di tutta Europa. La realtà è molto più complicata di quanto sembra e se parte della politica locale ed italiana avalla questi rigurgiti fascisti, nazisti e razzisti, la situazione in cui viviamo diventa insostenibile”.
Invece, io voglio, pretendo ancora di stupirmi e di disgustarmi davanti a queste contraddizioni; è la stessa politica locale che dovrebbe stupirsi ed indignarsi davanti al fatto che non vengono evitati tali fenomeni.
Ma forse, è anche vero che è la stessa politica che sottilmente (e poi neanche tanto sottilmente) non evita e, quindi, giustifica queste manifestazioni; del resto, permettendo certe “azioni”, alcune fazioni partitiche si assicurano anche qualche voto in più.
Il 27 gennaio 1945 furono abbattuti i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz. I primi soldati venuti in aiuto facevano ingresso nel campo degli orrori, dove dal ‘40 al ‘45 persero la vita oltre 4 milioni di persone. Nel 2000 la Repubblica italiana ha istituito il 27 gennaio come Giorno della Memoria, in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Anche il Comune di Viterbo ha organizzato manifestazioni e iniziative di approfondimento e riflessione, rivolte soprattutto alle giovani generazioni: il 30 gennaio alle 11 al Teatro Unione si è svolta una manifestazione fatta di musica e letteratura con la cantante Orit Gabriel, artista israeliana di fama internazionale, impegnata da anni nel dialogo interreligioso e per la pace nel mondo; lo scorso lunedì 29 gennaio, alle 15,30 a Palazzo Gentili, è avvenuto un incontro rivolto alla proposta di istituire la Consulta provinciale per la Pace; infine, la settimana passata il presidente della Regione, Marrazzo, ha incontrato a San Martino al Cimino, gli studenti delle scuole superiori, per il secondo appuntamento con “Il percorso dei giusti: la memoria del bene come patrimonio dell’umanità”.
Ed è dai più giovani che bisogna ripartire, per non dimenticare, per insegnare loro i valori che formano una società civile; il Giorno della Memoria serve proprio perché non si dimentichi, perché il ricordo dei milioni di corpi violati ed uccisi, si fissi nella mente delle stesse persone che ancora invocano atti di violenza (e mi fa male sapere che la maggior parte delle persone in azione sono giovani della mia età).
Francesca Bruti


Università della Tuscia: in o out?
Patrizia Labellarte


fotopatrizialabellarte211 mila studenti dai 7800 del 2001. 5346 laureati contro i 2979 del 2002. 2885 matricole contro le 1426 degli anni precedenti. 20 corsi di laurea di primo livello e 24 di laurea magistrale. Sei facoltà. In poche parole: Università della Tuscia. Come dimostrano i dati, Viterbo con le sue facoltà: Economia, Agraria, Beni Culturali, Lingue, Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Scienze Politiche è diventata una città universitaria a tutti gli effetti.
È una piccola grande realtà che contribuisce fortemente alla crescita dell’economia viterbese grazie all’affluenza di studenti provenienti da ogni parte d’Italia e non solo, che alla famigerata e sempre più caotica “Sapienza di Roma” preferiscono la tranquillità e la semplice organizzazione della nostra.
Nulla da dire… In quanto a strutture, servizi, organizzazione della didattica, disponibilità e collaborazione dei docenti la nostra Università va alla grande! Anche Viterbo si è pian piano adeguata e tuttora si sta adeguando a questa continua crescita, offrendo e migliorando ogni sorta di servizi, iniziative culturali, trasporti, alloggi che possano facilitare e rendere più confortevole la permanenza degli studenti…ma, ahimè…”non è tutto oro ciò che luccica”!... Proprio ieri, in occasione dell’apertura dell’anno accademico 2006/2007 e dell’inaugurazione del secondo lotto di Santa Maria in Gradi, il rettore Marco Mancini ha accolto ed invitato il Ministro dell’Università Fabio Mussi e 16 Magnifici di altrettanti atenei della Penisola, ad intervenire su alcuni “tasti dolenti” che toccano da vicino le facoltà: la stretta finanziaria che ha ridotto l’autonomia degli atenei, a cominciare dal vincolo della legge Bersani che impone di versare il 20% delle spese per i servizi, il reclutamento dei giovani, la riforma didattica e i dottorati di ricerca. Mancanza di fondi…è questo il problema principale! “Mancanza di fondi”- è questa la frase che noi studenti ci sentiamo continuamente ripetere ogni volta che fiduciosi ci rechiamo nelle facoltà a domandare l’attivazione di lauree specialistiche o di master. E così siamo costretti a recarci in altri atenei, di altre città come Roma, Terni o Perugia con tanto di complicazioni dovute a differenti piani di studio rispetto al nostro, con il rischio del non riconoscimento di esami già fatti(nella laurea triennale) che il più delle volte non vengono convalidati, il che porta a sostenere ulteriori esami “a debito” per poter aver accesso agli esami della laurea specialistica.
Conclusione: i due anni di studio previsti diventano tre se non quattro! Parlo a nome di tutti gli studenti che come me, vorrebbero avere l’opportunità di terminare i loro studi qui, dove li hanno iniziati. È veramente avvilente per chi studia trovarsi in questa situazione, specie se si ha la fortuna di avere tutto a portata di mano: strutture adeguate, professori  qualificati… ah, dimenticavo…tutto ma non i fondi!?
Patrizia Labellarte


Lo specchio per vedere il cielo
Agnese Galeotti


AgneseSplinderLa novità del libro “Lo specchio per vedere il cielo” (la prefazione è di don Giosy Cento), di Gianluca Scrimieri, sono alcune lettere inedite e le riflessioni: sulla malattia dal punto di vista teologico, spirituale, culturale e sulla pastorale della salute, cioè l’agire della Chiesa missionaria nel mondo della salute e della malattia, a servizio del malato,degli operatori sanitari e dei sani.
La Frey è di esempio per "oggi", di come il valore della vita e del corpo, anche se malato, è sacro.
Nonostante fosse paralizzata, è stata protagonista, ha dato un senso cristiano al dolore, rispondendo allo stato di malattia con fede e fortezza, grazie anche al sostegno della comunità. La sua lezione di vita e di fede insegna a non fuggire mai il dolore e la sofferenza, a non pretendere la "dolce morte", in quanto la vita va vissuta con dignità fino a quando sorella morte chiama. Per informazioni: Monastero delle "Duchesse" via San Pietro, 30 - 338.46.18.858. 0761.34.01.37 www.benedettafrey.too.it; scrimgia@libero.it
Agnese Galeotti


Auguri alla Virtus Pilastro che festeggia il trentennale
Tvec


Una delle squadre della nostra città che danno vita al “Campionato Giovanissimi Provinciali” è l’Associazione Sportiva Dilettantistica Virtus Pilastro, che festeggia il trentennale di attività.
“Lo scudetto rappresenta la bandiera ed il cuore sportivo di ogni società di calcio. La nostra bandiera ed il nostro cuore batte da 30 anni”. Esordiscono all’unanimità, sprizzando entusiasmo da tutti i pori i dirigenti della Virtus Pilastro, accogliendoci e facendoci sentire a nostro agio, per parlare dei loro ragazzi e per illustrarci le varie attività sportive e sociali con la naturale cortesia, loro e della società.
Questo è lo slogan scelto per festeggiare il trentennale di attività sportiva e sociale della gloriosa A.S.D. Virtus Pilastro di Viterbo (www.virtuspilastro.it). Già, "attività sportiva e sociale" in quanto, pur essendo una Associazione Sportiva Dilettantistica affiliata alla F.I.G.C. con Scuola Calcio riconosciuta dalla Federazione, non ha mai fatto di questa attività l'unica finalità istituzionale.
Altri sono da sempre stati gli obiettivi che il presidente Sergio Insogna e l'intera struttura direttiva ed organizzativa, sull’esempio di quanti li hanno preceduti, si sono prefissi in questi lunghi e proficui anni di impegno. In Via Minciotti n. 4, nel cuore del quartiere Pilastro, si impara non solo a giocare a pallone ma anche a confrontarsi con gli altri, amici o avversari che siano, nel rispetto delle regole ed all'insegna dell'onestà, esultando per la vittoria ma anche accettando la sconfitta se l'avversario è stato più bravo di te.
All’ A.S.D. Virtus Pilastro di Viterbo, il calcio è, come deve essere, prima di tutto scuola di vita e momento di aggregazione e di crescita per i giovani atleti di oggi, che saranno gli uomini di domani. Con questo spirito tutte le categorie presenti all'interno della Società Virtus Pilastro, dai "Piccoli Amici" ai "Primi Calci" passando dai "Pulcini", gli "Esordienti", i "Giovanissimi", gli "Allievi" e su su fino agli "Juniores Provinciali e Primavera Sperimentali" per arrivare alla "Prima Categoria", si allenano, faticano, giocano, gioiscono, si disperano, si confrontano ma soprattutto... crescono. Tutti si impegnano con le proprie forze per raggiungere gli obiettivi che ognuno si è dato: tecnici e ragazzi, dirigenti e Società, a tutti i livelli ed in tutte le categorie.
Non fanno eccezione gli atleti e gli allenatori dei Giovanissimi Provinciali che quest'anno partecipano nel girone "B" al Campionato Provinciale organizzato dalla F.I.G.C.-Settore Giovanile e Scolastico di Viterbo, confrontandosi con squadre dell'intera provincia. Grazie alla grandissima esperienza di uno dei tecnici più qualificati nel settore, Mister Francesco Bozzini, con l'ausilio dell'emergente Ernesto Fiordalisi, approdati entrambi quest'anno tra i bianco-rossi, i ragazzi delle classi 1992/93, cercano di apprendere i segreti ed affinare le tecniche di base di questo meraviglioso sport. Ognuno con i propri limiti, dà il suo apporto per poter battere gli avversari che a volte però risultano più bravi. Ma non per questo sono portati a mollare tutto. Anzi, si allenano con più impegno perchè sanno che la Società non ne farà loro una colpa. La delusione e l'amarezza della sconfitta vengono lavate via già nello spogliatoio, con una sana e corroborante doccia, pronti domani a tornare in campo per prepararsi alla prossima sfida, in allegria e rinforzando quell'amicizia che solo le difficoltà sanno far crescere veramente. Impegno e sacrificio. Perchè è facile allenarsi sul campo sotto casa. Ma quando parti la mattina da Graffignano e da Celleno per venire a scuola a Viterbo, mangi un boccone al volo e poi vai all'allenamento per due volte la settimana, la storia cambia; soprattutto se pensiamo che a farlo sono dei quattordicenni e non degli adulti-pendolari per lavoro. E poi? Tornare stanchi a casa col pullman dopo le 18 ed affrontare i compiti del giorno dopo?!!! Signori: questa  non solo è passione, ma è anche e soprattutto educazione al sacrificio, insegnamento a raggiungere con costanza ed impegno le proprie mete!
I bravi Pasquini Simone, De Rosa Giuseppe e Gonzales Ariel fanno questo per passione! Ma che dire di Bellocchio Jacopo che ha pazientemente aspettato il trasferimento da altra Società allenandosi senza poter giocare per due mesi! Questi ragazzi, insieme con i vari Caciola, La Perna, Ricciarelli, Rossetti, Vecchiarino, Palumbo, Massi, Gueye, Faperdue, Manzo, Mecocci, Calevi, Cerasa, D’Angelo, Delle Monache, Frosolini, Giannini, Guerrini, Lanzi, Moriani, Poleggi, Sapronetti e Soffietti, formano una squadra senz’altro migliorabile sotto l’aspetto tecnico, ma encomiabile per l’impegno e la passione profusa, che sono sotto gli occhi di tutti.
Bisogna anche considerare che tra questi ci sono otto ragazzi del 1994, quindi più piccoli degli altri, che la Società ha voluto inserire per favorirne la crescita calcistica in un’ottica proiettata al futuro. Una società dilettantistica vive grazie al sacrificio di tutti visto che le risorse economiche sono quelle che sono. Dove non arrivano queste, possono e fanno molto quelle umane costituite essenzialmente dai genitori degli atleti che, svestiti i panni di padri, diventano Dirigenti a tutti gli effetti.
Ed allora vedi che Rossetti Francesco si trasforma in autista/guardialinee, Vecchiarino Antonio Dirigente Ufficiale/massaggiatore, nonno Ricciarelli e gli altri in autisti e sostenitori con il supporto di alcune mamme tra le più accanite: tutto "a gratis" facendo alzatacce anche la domenica mattina quando avrebbero invece potuto godersi il giusto riposo dopo una settimana di lavoro. Tutto questo non pesa affatto perchè lo si fa per passione e per veder crescere i propri figli in un ambiente sano e sereno: la Virtus Pilastro, dove il sacrificio diventa piacere, dove il sacrificio dà risultati.
Tvec


Viterbo e l’università colpiscono ancora...
Patrizia Labellarte


…la nostra Università non godrà di finanziamenti (peraltro urgenti), però promuove iniziative straordinarie che coinvolgono come in questo caso studenti americani.
Pochi giorni fa, si aggirava per la nostra città, un gruppo di 18 studenti dell’USAC (University Studies Abroad Consortium) accompagnato dalla loro insegnante Mary Jane Cryan.
Gli studenti in visita a Palazzo dei Priori hanno ricevuto in dono dal Sindaco il calendario 2007 realizzato dall’assessorato alla cultura del Comune.
Viterbo e la sua università sono state scelte per la particolare compatibilità dei curricula degli studenti americani dell’USAC con i corsi dell’ateneo viterbese, per l’interesse mostrato dallo stesso ateneo a sviluppare programmi tesi all’internazionalizzazione della struttura, ma anche per la posizione geografica della città e per il suo fascino.
L’USAC nasce 25 anni fa in America per facilitare e incrementare la mobilità di studenti universitari statunitensi all’estero. Conta 34 sedi in 25 nazioni in tutto il mondo.
Dopo Torino, prima sede italiana, Viterbo ha aperto l’unica sede in tutto il Lazio.
Patrizia Labellarte


San Lorenzo Nuovo
Riccardo Manca

Manca Riccardo SplinderIl nome di San Lorenzo Nuovo è legato al culto verso il santo patrono del luogo, appunto, San Lorenzo. La specifica “Nuovo” si riferisce alla storia del luogo che nacque per accogliere gli abitanti di San Lorenzo Vecchio. Rappresenta un interessante esempio di pianificazione urbanistica del Settecento, adottato allo scopo di dare una definitiva soluzione ad un problema di insediamento delle popolazioni.
Infatti, in precedenza gli abitanti di “San Lorenzo Vecchio” vivevano più in basso, vicino al lago di Bolsena, in un luogo poco salubre e le loro abitazioni andavano in rovina così che molti avevano già abbandonato il paese nonostante i terreni fossero fertili.
Allora il governo decise il trasferimento di circa cento famiglie nell’attuale San Lorenzo (1779) e nel contempo, distrusse le case del vecchio paese per renderle inabitabili; la vicinanza dei due insediamenti consentì di continuare operosamente nella cura dei campi.
Del vecchio insediamento rimangono soltanto i resti di una torre.
La piazza centrale è opera dell’architetto Francesco Navone, secondo alcuni, il disegno dell’ottagono centrale ricorda molto da vicino la piazza Amalienborg di Copenaghen, costruita nel 1749. Ecco le chiese più note di San Lorenzo Nuovo. La Chiesa Collegiata di San Lorenzo martire risale al XVIII secolo ma in essa sono contenute molte opere di epoche anteriori: provengono dall'antica chiesa del lago. Tra queste la più rilevante è un crocifisso ligneo scolpito in policromia, risalente al XII secolo, oggetto di profonda venerazione. La sua traslazione risale al 1778 e da allora, ogni quindici anni, viene portato in processione accompagnato da grandiosi festeggiamenti religiosi e civili. La facciata, semplice e lineare, arrivata a noi così come la realizzò il Navone, porta incastonato sul portale lo stemma di Pio VI e su un lato, è collocata una lapide in cui viene ricordato il passaggio delle truppe francesi quando deportarono il pontefice.
L’interno è impreziosito da due tele di Jacopo Zucchi, risalenti al secolo XVI, donate da Pio VI a San Lorenzo Nuovo nel 1777 e raffiguranti, rispettivamente, l’Ascensione e la Resurrezione.
La Chiesa rurale di Torano (o Turano) è sorta sui resti di un antico tempio etrusco, dedicato alla vergine Turan, è intitolata alla Madonna di Torano, raffigurata, in un affresco della seconda metà del Quattrocento, con Bambino benedicente.
Riccardo Manca


Premio a Maria Assunta de Frassine
Simone Galeotti


Galeotti Simone SplinderIl 16 Dicembre 2006, presso il Grand'hotel Tiziano a Lecce, è stato consegnato, all'artista, pittrice scultrice, maestro N.D. Maria Assunta de Frassine, il prestigioso Premio “Rembrant 2006”, alto riconoscimento a personalità contemporanee del mondo dell’arte, della scienza e della cultura, in occasione del 400° anniversario della nascita del famoso pittore olandese, con la seguente motivazione: “Per aver contribuito, con la propria opera professionale, a scrivere un'altra pagina del grande libro della storia della cultura italiana”.
L’organizzazione del Gran gala è stata curata dall’Associazione Italia in Arte in collaborazione con il Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università degli Studi di Lecce e sotto l’Alto patrocinio della stessa Università, della S.I.A.E. di Roma, dell’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia e del Comune di Lecce.
Tra le autorità intervenute alla manifestazione sono: S.E. Mons. Oronzo De Simone, il vice sindaco del Comune di Lecce dott. Paolo Perrone, il direttore del dipartimento di Scienza dei Materiali prof. Antonio Tepore e la madrina della serata, la finalista di Miss Italia 2006, Sabrina Di Vico. Lo spettacolo è stato presentato dal direttore artistico di Italia in Arte, Roberto Chiavarini e dal critico d'arte Andrea Dipre’, conosciutissimo conduttore di televendite sulle reti satellitari.
Simone Galeotti


Baccaionate
Baccaione


IMMIGRANTI CLANDESTINI O MENO
Siamo stati, siamo e, così stando le cose, saremo continuamente invasi da un esercito di  immigranti, clandestini o meno. Tutti, in merito, hanno detto la loro, specialmente a livello politico.
Nessuno ha però evidenziato che genere di governo vigeva e vige nei Paesi da cui queste persone provenivano, provengono e, purtroppo, proverranno. Forse sarebbe più esatto usare il termine scappare. Non vorrei sbagliarmi, ma sono propenso a credere che questi Paesi siano tutti governati da regimi comunisti o giù di lì. E’ un giudizio a lume di naso, se qualcuno può smentirmi ben venga.
Lo faccia però con i fatti e non a parole. Non mi sembra, comunque, che provengano da Paesi occidentali.
E non mi sembra che nei Paesi occidentali, ad alto reddito pro capite, il comunismo, tranne che in Italia, abbia rilevante voce in capitolo. Mi pare possa annoverarsi tra i fatti noti che il comunismo attecchisce là dove c’è miseria, e purtroppo senza risolvere il problema. Perché non dirlo? Attenzione però, perché il comunismo come teoria potrebbe anche andare; nella pratica però è rovinato dalle manomissioni dei comunisti.
E’ così, purtroppo, e lo è sempre stato: non c’è rimedio.

I FIGLI E L’EDUCAZIONE
I ragazzi vanno cresciuti ed istruiti. Non c’è dubbio. E vanno anche educati. Ma come? Un genitore cerca sempre il meglio per i propri figli: fa, e con gioia, sacrifici per loro, cerca di dare loro una buona educazione, di inculcare in essi sani e corretti principi  per garantire loro un futuro dignitoso ed una vita migliore. Spesso non vi riesce, soprattutto se cerca di dare esempio di correttezza morale e materiale, perché, nella maggior parte dei casi, a questo genitore vengono a mancare i mezzi. Mi chiedo poi: come fa un genitore ad indicare al proprio figlio la via della  probità e della correttezza, di dargli l’istruzione reputata necessaria, quando, guardando al passato, può constatare che ha fatto più carriera ed ha avuto maggior successo nella vita chi, ad esempio, anziché  frequentare le aule universitarie de “La Sapienza” frequentava l’antistante via dei Dauni e l’antistante piazza dei Siculi brandendo in mano non proprio dei testi scolastici quanto, piuttosto, chiavi inglesi, bastoni, catene, catenelle, bottiglie molotov e quant’altro?
Sapete darmi una risposta oppure debbo rivolgermi, per averla, magari con cognizione di causa, a qualche parlamentare che non solo oggi, ma anche da tempo, va per la maggiore? Ma a chi?  a quale? Forse, per saperlo, è opportuno che vada a consultare qualche giornale dell’epoca.
Vogliamo dire basta a tutto questo?

SANITA’ COMPARATA
Ad un congresso internazionale di medicina ogni Paese partecipante cercava di mettere in evidenza i risultati raggiunti nel campo sanitario.
In Inghilterra, affermava il rappresentante inglese, abbiamo sostituito entrambi i reni ad un paziente e questi dopo una settimana è stato dimesso ed ora è in giro a cercare lavoro. Noi abbiamo fatto molto di più, replicava il rappresentante francese, abbiamo sostituito un polmone ad un paziente e questi dopo tre giorni è stato dimesso ed ora è in giro cercare lavoro. In Germania, invece, prese ad affermare il rappresentante tedesco, abbiamo messo metà cuore nuovo a due pazienti e questi dopo due giorni erano in giro cercare lavoro. Non siete competitivi, disse a sua volta il rappresentante italiano, in Italia abbiamo preso uno completamente senza cervello e lo abbiamo messo a fare il capo del governo: dopo sei mesi mezza Italia cerca lavoro e deve anche pagare quaranta miliardi di finanziaria.

SANITA’ ALLA TURCA
E’ solo un caso di omonimia: non è al Popolo Turco, che saluto e rispetto, che intendo riferirmi, ma al nostro ministro della sanità Turco.
E’ proprio sfortunato questo ministro, sotto il suo ministero ne stanno capitando di tutti i colori!
Prima alcune vicende di malasanità sparse qua e là per l’Italia, poi la vicenda dell’Umberto I seguita a ruota da quella di altri ospedali, alberghi a sette stelle per ratti e quant’altro, poi altri esempi di malasanità ancora affioranti qua e là, tanto per non rimanere indietro, da ultimo un altro caso clamoroso che apprendiamo poco prima di andare alle stampe: si dice che Ronaldo abbia superato le visite mediche cui è stato sottoposto prima di essere acquistato dal Milan.
Non ho niente da aggiungere!
Baccaione

postato da: Spvit | 14:03 |