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venerdì, dicembre 29, 2006 27 Dicembre 2006
Anno XVI n° 24 Il "Mercatino delle Curiosità" si terrà tutte le prime domeniche del mese ad iniziare dal 4 Febbraio 2007 sul parcheggio esterno del Centro commerciale Tuscia a Viterbo Salire o scendere non importa, conta vivere Signore Bianco, Signore Rosso Mauro Galeotti Quanto sei bella Viterbo nei miei sogni, vedo Fontana Grande piena zeppa e fradicia d’acqua, bagnata, umida, fresca, rumorosa.Nei miei sogni ti vedo Viterbo coi lampioni ottocenteschi in Piazza del Comune, splendenti, riflettere sul Palazzo dei Priori, abbagliarmi gli occhi. Vedo Viterbo in orbita, cogli orribili cilindri argentei del mulino, accanto a Porta del Carmine, volare in cielo per sbarcare sulla Luna. Quanto sei bella Viterbo con la Valle di Faul, verde intenso, forte, come il bene per il bene. Un motore acceso quello che mi fa pensare alla mia mente che vola, per rivedere ancora in uno sguardo profondo quanto ti voglio Viterbo mia, quella dell’800. Quella dei rumorosi carri, del profumato fieno, delle fievoli luci a gas, delle ingombranti lunghe gonne, dei colorati fazzoletti in testa, delle vecchie botti accanto alle fonti. Quella del penetrante raglio dei somari, dell’elegante nitrito dei cavalli, del puzzolente sterco lungo le strade, del saporoso odore delle minestre. Ti voglio Pizza e cacio, ti voglio Picchio e palla, ti voglio Tramontana, ti voglio Peppe l’oca, ti voglio Cavalier pela dove siete andati? dove siete nascosti? Che storia fantastica la mia vita per la città più bella del mondo. La mia città, che ha messo in moto il mio cuore, facendo il pieno della sua aria saporita, una benzina unica e rara. E sono partito verso la vita per una infinita salita, da percorrere ogni giorno, per poi cadere giù e ritornare su, per poi di nuovo giù, e ancora su, fantastica vera storia. Voglio vivere la storia assieme agli altri, ricordando il mio percorso in questa città con la ci maiuscola. Una città tenera, pronta a tutti i soprusi, a tutte le angherie. Valli coperte, valli cementate, valli immondizia, monti sotto alle ville, monti diboscati. Monti e valli senza ribellione, taciturni sempre a subire, mentre l’uomo li consuma. Eppure mi sono innamorato di questa terra, sono atterrato qui il 2 Gennaio 1951, mi sono fermato nel Convento di Santa Maria del Paradiso, grazie a mia madre Bruna e mio padre Vinicio, entrambi, da tempo, a pascolare sui prati azzurri. Questo è un giorno che muore per dare spazio a quello che sta nascendo, quello che mi riserverà un altro giorno di vita, ancora tutto intiero nella mia Viterbo. Città misteriosa. Città laboriosa. Città mia. Si accendono le luci della strada, una strada buia piena di luce. Ho messo i miei occhi nei vostri, il mio cuore nel vostro. Una bugia che provoca solo speranza, contro una vera verità che crea solo angoscia. Viterbo dove vai a dormire quando mi infilo nel letto. Che sogni fai, che sogni faccio, che sogni mi fai fare!? Entri nella mia mente e ci rimani. Indelebile. Ineguagliabile. Io questa maledetta città l’amo, questa zozza città l’adoro, questa schifosa città la venero, questa vergognosa città la sopporto, la odio, l’amo, sì l’amo molto, amo meno i Viterbesi che la distruggono. Poi sparisco, mi rifugio nell’angolino più sperduto del mio cuore, e... Vi penso. Penso ai Viterbesi, infami. Penso ai Viterbesi, amorosi. Resto in silenzio, nel mio silenzio rumoroso, nel mio rumoroso silenzio. Si è chiuso ancora un anno della mia vita. Sono al numero 56. Sì il 2 Gennaio 2007, 56 anni! Mi avvicino sempre più a quel Signore Bianco, che sta lassù, ad aspettarmi. Lo vedrò, secondo dove penderà il Suo giudizio, basato sul mio comportamento, se più buono rispetto a quello cattivo. Mi avvicino sempre più a quel Signore Rosso, che sta laggiù, ad aspettarmi. Lo vedrò secondo il mio comportamento, se più cattivo rispetto a quello buono. Non so chi dei due vincerà, ma certamente finora sto vincendo io, anzi ho già vinto di sicuro da 56 anni, perché vivo ed ho vissuto nella città che merito: la mia. Mauro Galeotti Quale Giustizia! Gesù fai luce Claudio Santella “Legis imago libra est, quae se librat in aere ventis subiecta”(*)Mercoledì 8 novembre, su Libero, giornale a tiratura nazionale, è apparso un articolo, a firma di Antonio Spampinato, in cui si faceva notare come la Corte di Cassazione, a sezioni unite, nell’arco di cinque mesi, in due casi identici, che hanno seguito lo stesso iter processuale, pur sotto la presidenza dello stesso giudice, presente in entrambi i consessi il giudice che era stato relatore di uno dei due casi, abbia emesso due sentenze diverse. La vicenda è riportata anche sul periodico Giurisprudenza Italiana. Rimandiamo, per questione di spazio, quanti volessero, alla lettura dell’articolo, magari chiedendone copia alla nostra redazione. Riportiamo solo la parte introduttiva di detto articolo ritenendola molto significativa: Alla Corte di Cassazione ci si inchina. E’ lei che forgia la certezza del diritto, che indica il cammino ai giudici nell’interpretazione delle leggi. E di scuola la Cassazione ne ha fatta, anche se, a volte, come in questo caso, più che la strada, ha indicato un crocicchio. Orbene, davanti al modo di agire di questi giuristi, davanti al comportamento di queste autorità del diritto o meglio di questi giuristi investiti di autorità, uno non solo non sa più a quale santo voltarsi, ma non sa neppure con chi prendersela; ognuno di noi è scontento della maggior parte delle cose che accadono, che gli capitino intorno o meno, maggiormente se lo riguardano. Del resto queste sono le conseguenze naturali delle nostre azioni, i risultati logici di quanto abbiamo fatto o accettato nel passato più o meno recente. Sarebbe anormale che non fosse così. Mi viene in mente la prima satira di Orazio. Ve la ricordate la prima satira di Orazio? Quella che iniziava: Qui fit, Mecenas, ut nemo, quam sibi sortem, seu ratio dederit, seu fors obiecerit, illa contetus vivat sed laudet diversa sequentes... ? (**) Mi viene in mente perché l’operato di questi grandi giurisperiti è l’ultimo esempio della confusione che regna, da tempo, in Italia, ai massimi livelli, confusione che è tra le principali cause, e comunque concausa, del malcontento generale degli Italiani. Un tempo gli operatori del diritto conoscevano tutti quella satira; la conoscevano tutti, perché per operare nel diritto occorreva uno studio qualitativo ad esso indirizzato, uno studio che irrobustiva la spina dorsale senza irrigidirla, uno studio che educava il corpo e lo spirito dando, al corpo ed allo spirito la stessa autorità, uno studio che rendeva gentili e ad un tempo autorevoli i modi di esprimersi sia dell’uno che dell’altro, uno studio che apriva le menti illuminandole. Sia il legislatore sia chiunque fosse intenzionato ad abbracciare attività pertinenti l’uso del diritto, si rendevano conto che avrebbero dovuto operare nella sfera giuridica di altre persone e si preparavano spiritualmente, mentalmente e materialmente per poterlo fare in modo adeguato e corretto: ogni loro parto era oggetto di ponderazione, perché il rispetto per gli altri, considerato principio fondamentale, era alla base dei loro pensieri e delle loro azioni, lo era per natura acquisita, senza bisogno di leggi sulla riservatezza o, come si usa dire, sulla privacy, che lo codificassero. Alcuni di questi signori del diritto riuscivano ad avere, per costume, un comportamento che si distingueva per semplicità e modestia. Un costume ed un comportamento a volte autoimposti, non per costrizione, ma per scelta. Un tempo, per questi e per altri motivi simili, il giurista era considerato persona autorevole, veniva additato con rispetto, e non incuteva timore se non reverenziale Poi sono arrivati i picconatori dello spirito, i guastatori politici, che, con il fine malcelato di interessi di partito o di bottega, hanno cominciato a distruggere ciò che di valido poteva essere in ogni persona. Hanno cominciato la loro opera guastatrice con l’aggredire la formazione e la preparazione dei ragazzi, indirizzandola verso il basso. E’ arrivato il sei politico, il diciotto politico, sono arrivati gli esami di gruppo, l’apertura di tutte le facoltà a tutti ed il successivo numero chiuso, tanto per poter gestire il potere. Risultato: abbiamo creato un esercito di esaltati, li abbiamo messi a fare i dirigenti, a gestire la rem publicam al grido di siamo tutti uguali. Gli incapaci sono stati messi in cattedra, chi non godeva considerazione si è sentito considerato, chi non era si è sentito essere. Tutto con grande utilità di politici, che in questo fango crogiuolato hanno cominciato a sguazzarci. I risultati si vedono. Tutti costoro, purtroppo, non si sono accorti che venivano strumentalizzati e, in ultima analisi, offesi. Quando se ne sono accorti hanno accettato di buon grado quello che pioveva loro dal cielo e si sono dimostrati pronti a ringraziare. Era ciò che veniva loro richiesto, era il prezzo del loro apparire. Tutti costoro non hanno riconosciuto, nemmeno dentro se stessi, nè poteva essere diversamente, di non avere meriti, anzi, non essendo preparati né abituati ai ruoli loro assegnati, si sono ubriacati con il mezzo bicchiere di vino loro offerto e da loro bevuto e si sono autoconvinti, soprattutto per convenienza, di essere all’altezza, di meritare. Oggi i giuristi, i cosiddetti iurispèriti, non riescono più nemmeno a vivere della rendita di quella vecchia autorità morale, se ne sono via via autodiseredati. Le eccezioni sono ostracizzate. Quando saranno passati a miglior vita gli ormai anziani operatori del diritto, quando parlando di loro diremo: gli operatori che furono..., allora, nell’affermare che l’Italia è la culla del diritto dovremmo affermarlo alla francese, accennando un suono mouillé. Ho portato ad esempio gli operatori del diritto perché lo Stato, ogni Stato, si fonda sulle norme che lo regolano; di conseguenza quanti sono addetti alle norme che regolano lo Stato debbono essere persone capaci, meritevoli e degni di rispetto, del massimo rispetto. Purtroppo i giuristi, in questo nostro Paese, regno del servilismo, reso servo, di dolore ostello, senza nocchiero, in gran tempesta e gran bordello, non sono i soli a giacere in un simile stato. Gesù fate luce! Claudio Santella * L’immagine della legge è la bilancia, che libra se stessa nell’aria, soggetta ai venti. ** Come mai, o Mecenate, nessuno è contento della propria sorte, sia che se la sia procurata da sé, sia che gli sia capitata per caso (n.d.r.) Ma hanno scioperato? Continuassero! almeno risparmiamo. Claudio Santella I VIGILI URBANI E LO SCIOPERO Il 21dicembre, dalle ore 17,00 alle ore 20,00 i Vigili Urbani di Viterbo sono scesi in sciopero. Uno sciopero annunciato già da due giorni sulle pagine dei principali quotidiani locali. A prescindere dal fatto che riesce difficile capire come si può fare sciopero dalle 17,00 alle 20,00 quando l’orario di lavoro va delle 13,30 alle 19,30, hanno fatto bene i Vigili Urbani a dire che sarebbero scesi in sciopero, altrimenti nessuno se ne sarebbe accorto, come, del resto, è stato fatto giustamente rilevare, a titoli cubitali, dai medesimi giornali il giorno dopo. ANCORA SULLO SCIOPERO DEI VIGILI URBANI Vigili, Vigilantes, Vigilanza Privata, Polizia Penitenziaria, Polizia Stradale, Polizia Ferroviaria, Polizia Postale, Pubblica Sicurezza, Carabinieri, Guardia di Finanza, Guardia Forestale, VAM, SAS, Vigili del Fuoco, Guardie del Corpo, 112, 113, 115, 118, Buttafuori vari: chi più ne ha più ne metta. Ma signori Vigili, pare a Voi, che se mancate Voi, di Voi si accorga qualcuno? SEMPRE SULLO SCIOPERO DEI VIGILI URBANI Lo sciopero, come ognuno di noi sa, è un diritto, costituzionalmente sancito, attraverso l’esercizio del quale, creando una situazione di disagio, si cerca di accentrare l’attenzione su un problema, serio, concreto, che investe una determinata categoria di persone. Può essere fatto per vari motivi ed in varie forme; l’elemento che lo qualifica, che qualifica il motivo dello sciopero, cioè, deve essere valido, serio e concreto, così da far qualificare lo sciopero “giusto”. Ma la serietà e la concretezza non sono affermazioni che trovano cittadinanza facilmente nella testa e nell’animo delle altre persone se non sono sostenute da fatti precedenti, altrettanto seri, concreti e validi, che motivano lo sciopero stesso. Elementi questi che, comunque, non sono sufficienti a far ottenere il risultato voluto se lo sciopero non crea una situazione di disagio tra la cittadinanza. E quale situazione di disagio può essersi mai creata se i maggiori quotidiani locali, il giorno dopo l’avvenuto sciopero, hanno rilevato e fatto rilevare che di esso sciopero non se ne era accorto nessuno? E come mai è avvenuto ciò? Come mai nessuno si è accorto dell’assenza dal sevizio dei Vigili Urbani? Ci sarà stato pure un motivo ? o no? Qualcosa non è chiaro, oppure è troppo chiaro. Claudio Santella Riflessione consuntivi Bruno Matteacci Nell’arco di una vita c’è tanto, tantissimo tempo per poter fare delle riflessioni, dei programmi e c’è tanto altro tempo per pregare, meditare, fare del bene al prossimo; in particolare per un soggetto che ha già beneficiato del trattamento di quiescenza, dopo quarant’anni di lavoro. E’ anche momento di consuntivi, ogni persona con la testa sulle spalle, a fine anno, deve fare un consuntivo che dovrà essere morale e materiale. Non da meno questo obbligo lo dovrebbe avere chi gestisce una attività o chi amministra un ente. Tanto per cominciare e dare il buon esempio voglio essere io a fare l’esame di coscienza sul “mio essere nel 2006”. All’inizio dell’anno “2006” feci varie riflessioni sul numero “6” che avrei letto sul calendario per 365 giorni. Certi anni che terminavano con il “6” mi richiamavano alla mente avvenimenti: belli, come la nascita di mio padre (1906); la nascita di mio cognato Vinicio (1926); la mia nascita (1936); il mio matrimonio (1966). Di rimando, successivamente, ricordo altri avvenimenti, purtroppo luttuosi, che sono accaduti, come: l’improvviso decesso del mio adorato babbo (1976); l’incidente mortale occorso a mio cugino Luigi e nipotina Donatella (1976); la dipartita della mia amata mamma (1996); l’improvviso ritorno alla casa del Padre del mio grande, fraterno, amico don Armando Marini (1996). Non nascondo che, stante le mie condizioni di salute, non troppo brillanti, avevo fatto un brutto pensierino che mi avrebbe potuto riguardare per il 2006. Ma non si deve mai disperare; nel mese di novembre 2006, dopo, una “rettifica” al mio “motore”, tutto sembra essere rinviato; speriamo, almeno, fino al 2016. Dicevo dei consuntivi, ebbene anch’io voglio farlo in particolare sulla mia attività di collaboratore con il quindicinale “La Città”. Forse per una eredità professionale, svolta al Comune di Viterbo, come responsabile dell’Ufficio relazioni pubbliche, che tanta soddisfazione mi ha dato dopo aver, per tanti anni, diretto la Sezione tributi; ho il piacere di continuare ad interessarmi dei problemi della nostra Viterbo interloquendo con vari Enti, in particolare, con il Comune. Ebbene, con soddisfazione mia, della redazione e dei nostri lettori posso, senza dubbio, fare un consuntivo positivo su quanto segnalato nel 2006, e quanto recepito dall’Amministrazione comunale viterbese. Ciò ci rasserena in quanto possiamo ammettere che esistiamo, siamo letti ed ascoltati e che il cittadino non è abbandonato a se stesso. Bruno Matteacci De officiis Sanclaudio Chi, chiamato ad assolvere un compito, ad esercitare un ufficio, lo fa con impegno, con diligenza, con costanza e con rettitudine merita apprezzamento e considerazione. Ci riferiamo a quel personale tutto, appartenente alla Vigilanza Privata di Viterbo, che presta servizio, nella qualità, preso il Tribunale di Viterbo. La cortesia che caratterizza il modo di agire di questi signori addetti alla sorveglianza è così spiccata e spontanea che fa passare in secondo piano la fermezza con la quale operano. E per di più è rara: va sottolineato. Sempre disponibili a soddisfare, nei limiti del possibile e del consentito, anche le richieste di questo e di quell’utente che si trova in difficoltà o che segnala loro qualche inconveniente, sottolineano la loro gentilezza con interventi quanto mai pronti, opportuni ed immediati. E fanno tutto ciò, ed altro, senza dare nell’occhio, senza mettersi in mostra, anzi cercando, per costume, l’anonimato. In segno di gratitudine vogliamo mettere in evidenza, in rappresentanza di tutti, l’immagine che siamo riusciti a rubare con difficoltà, di una simpatica operatrice, probabilmente la più giovane: Loredana Terri. Auguri e grazie ragazzi! Sanclaudio Viterbo nella “Film commission” Francesca Bruti Negli ultimi anni, la nostra città si è prestata molte volte come set cinematografico per numerose “fiction” o film storici in costume, esaltando sempre la propria bellezza storica e scenografica. Dal momento che la collaborazione tra le produzioni cinematografiche e il nostro Comune si fa sempre più intensa, quest’ultimo è entrato ufficialmente a far parte della fondazione “Film Commission di Roma, delle Province e del Lazio”. In questo modo, la Tuscia si lancia nel mercato del cinema con un nuovo ruolo. A deliberare la decisione è stato il Consiglio provinciale lo scorso 19 dicembre, su proposta dell’assessore alla Cultura Renzo Trappolini, che spiega: “la fondazione si propone di incentivare le imprese nazionali e straniere del settore audiovisivo a investire e produrre nella regione, promovendo così il territorio attraverso il cinema, considerati come strumento per la conoscenza del patrimonio culturale, ambientale e turistico”. Tra le azioni che verranno intraprese dalla fondazione emergono: la realizzazione di mirate operazioni di marketing e strategie di comunicazione, tese alla promozione della regione come set cinematografico; la realizzazione di database informativi su location per le riprese, sui servizi, sui regolamenti e sui referenti locali, con la pubblicazione di vere e propri guide alla produzione. Della fondazione fanno parte anche il Comune e la Provincia di Roma, di Frosinone e di Rieti, nonché i rappresentanti della Regione Lazio. Francesca Bruti Baccaionate Baccaione COSSIGA RESTI IN SENATO E VOTI CONTRO Caro Presidente Cossiga, La prego non se ne vada dal Senato, non si dimetta dalla carica di senatore a vita. Non voglio minimamente forzare la Sua volontà né addentrarmi in ragionamenti filosofici, ma temo che costoro, preso atto delle Sue dimissioni, La sostituiranno con un altro di loro genio e, a noi poveri cittadini, non rimarrà più nemmeno il conforto della Sua voce. Considerate, poi, le varie voci di altrettanti senatori, ivi compresa quella del Presidente del Senato Franco Marini, mi piacerebbe che Lei prendesse atto di quelle voci, desse ascolto alle stesse, e, una volta rimasto in seno all’assemblea, votasse contro il Governo ed invitasse gli altri senatori a vita a fare altrettanto: vorrei sentire, allora, le manifestazioni di volontà degli stessi senatori che ora La invitano ad un ripensamento. Allora, forse, prenderanno la decisione che Lei ora auspica. BENEDETTO XVI E LA SATIRA Satira sì, satira no. Si può fare della satira sul Papa? e, se sì, entro quali limiti? Sembra che ora vada di moda fare della satira sul Papa: chi lo rappresenta in un modo chi in un altro; tutti si esprimono in merito con la speranza di essere più originali degli altri, senza rendersi conto che, così facendo, evidenziano i limiti della propria intelligenza, del proprio buon gusto e della loro disponibilità sul mercato. E’ lecito tutto ciò? La risposta l’ha data a tutti il Superiore diretto del Papa: Non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te. E l’ha data, a tutti, prima che Gli ponessimo la domanda. FINANZIARIA E CHIACCHIERE Ognuno sulla finanziaria ha da dire la sua: bisogna ridurre l’evasione, è necessario diminuire le spese, si deve abolire questo, si deve istituire quello… Insomma tutti sanno, a cominciare da Governo, quello che gli altri dovrebbero fare, anche se nessuno vuole dare l’esempio. Signori deputati, signori ministri: abbiamo bisogno di esempi, di esempi, di esempi, non di chiacchiere: tutti accetterebbero di buon grado qualsiasi finanziaria se voi cominciaste ad agire con intelligenza e buon senso e a farci vedere come si fa. MISTERO DELLA FEDE… E DELLA SANITA’ Ogni volta che si discute della Finanziaria salta fuori, tra gli altri, il problema della Sanità, della sua efficienza, dei suoi costi. Premesso che i costi per la Sanità, se fatti seriamente, sono investimenti e che se togliamo i costi per i sanitari ma probabilmente andiamo in attivo, per manifestare i miei dubbi sulla efficienza del sistema sanitario in Italia voglio portare ad esempio due casi avvenuti in un passato più o meno recente. L’onorevole Craxi, malato, durante il suo soggiorno all’estero, manifestò più volte il desiderio di volersi curare in Italia. L’onorevole De Lorenzo, già ministro della sanità, per contro, pur avendo anche lui più volte affermato, specialmente durante il suo mandato ministeriale, che la sanità in Italia fosse perfettamente funzionante, voleva andarsi a curare all’estero. Mistero della fede. Baccaione Vasanello Riccardo Manca A fianco dell’antica Via Amerina, in un altopiano poco elevato, fra il Monte Cimino ed il Tevere, si trova Vasanello, circondato da una cornice di monti che lo chiude a semicerchio: ad Est le montagne della Sabina, a Nord quelle dell’Umbria, ad Ovest la catena dei Cimini, mentre a Sud si eleva il solitario Soratte.Le origini del paese si perdono nella storia e lo stesso nome Vasanello ha una genesi molto travagliata. Il documento più antico che riporta il nome è un’epigrafe marmorea collocata nella chiesa di San Salvatore nell’anno 1038, a ricordo di Domenico che fu Archipresbiter in castro Vassanello. In un documento del Marzo 1058 estratto dal Cartario di S. Silvestro, è riportata una concessione fatta da Tebaldo Abate ad alcuni suoi congiunti De tenimentu Vassanello. Leggendo attentamente questo documento si nota che tutte le lettere b sono state sostituite con v e lo stesso si può supporre sia avvenuto con la V di Vassanello, tanto più che in altri documenti dello stesso cartario il paese è sempre indicato come Bassanello, mentre in quelli successivi, fino al 1287, troviamo entrambe le dizioni. Nella Fabrica Orfana del Leoncini sono trascritte le bollette di pagamento dell’anno 1384 dei Castelli di Vassanello e Vassano (Bassano in Teverina). In un documento del Cartario di S. Silvestro in data 16 Dicembre 1292 si parla di Castri Vagnoli (Bagnolo). Il 13 Aprile 1400 infine veniva concesso in feudo il Castrum Bassanelli e da quell’anno è sparita la dizione Vassanello. Da tutto ciò si può dedurre che il vero nome è Bassanello e che esso tragga origine dalla famiglia patrizia romana dei Giunii Bassi, che possedette beni nel nostro territorio. Altri lo fanno derivare da Bassareus, epiteto di Bacco, in onore del quale, in questa zona ricca di vigneti, si svolgevano feste solenni. Il patrimonio epigrafico è povero e queste ipotesi non possono essere documentate, ma non si può comunque ignorare che per cinque secoli il nome è stato Bassanello. Soltanto nel 1949, l’Amministrazione Comunale ribattezzava il paese Vasanello. Riccardo Manca Origini del calendario cristiano Francesca Bruti Senza alcun dubbio gli Egiziani sono stati i primi ad aver inventato un calendario solare e razionale. Il loro anno era composto di 365 giorni e suddiviso in 12 mesi di 30 giorni ciascuno, ai quali si aggiungevano, alla fine del ciclo annuale, 5 giorni supplementari o “epagomeni”. I mesi erano raggruppati in tre quadrimestri, che corrispondevano ad altrettante stagioni. Così, per designare una determinata data, si davano l’anno del regno, il mese della stagione e il giorno. In anni successivi, alcuni scienziati attribuirono l’invenzione del calendario ai sacerdoti di Elaiopoli, i quali l’avrebbero compiuta in pieno periodo pre-dinastico, cioè in un’epoca in cui la città sarebbe stata capitale di un regno unificato. In ogni caso, per la maggior parte del mondo moderno, in particolare per quello di origine cristiana, la storia comincia dalla nascita di Gesù e ciascun evento storico è datato dall’Anno Domini, “Anno di nostro Signore”. Ma non è stato sempre così. I primi cristiani usavano il calendario ebraico e gli antichi storici cristiani adottarono il sistema romano di datare gli eventi con i regni degli imperatori. Successivamente, alcuni cristiani abbandonarono il sistema romano e cominciarono a datare i loro calendari dall’“Età dei Martiri”, un periodo particolarmente feroce della persecuzione cristiana sotto l’Imperatore Diocleziano (284-305 d.C.). Nel VI secolo, comunque, Dionysius Exiguus (“Dionigi il Piccolo”, 500-550 d.C.), un monaco della Scizia, decise di far iniziare il calendario cristiano da una data più propizia, la nascita di Gesù. Dando inizio alla pratica di datare il calendario dall’Anno Domini, Dionigi il Piccolo riconobbe formalmente ciò che il mondo cristiano pensava già da lungo tempo e cioè che la storia comincia, simbolicamente, se non letteralmente, con la nascita di un bambino della Galilea. Buon Anno nuovo a tutti! Francesca Bruti Ancora una volta insieme... Patrizia Labellarte La Provincia di Viterbo e l’Università della Tuscia sono i sostenitori di due progetti finanziati dalla Regione Lazio, destinati alla formazione dei docenti e alla fornitura di nuove attrezzature per le scuole superiori e per i centri professionali.Un progetto è anche rivolto al distretto industriale di Civita Castellana. Il primo progetto “Azioni di miglioramento del sistema formativo e scolastico” ha ottenuto un finanziamento di 708.000 euro che saranno destinati per comprare attrezzature informatiche per le scuole superiori della Tuscia, per i centri professionali, per le facoltà. Il secondo progetto: “Aggiornamento e riqualificazione dei lavoratori a rischio occupazionale del distretto ceramico di Civita Castellana”, riguarda specifici corsi di formazione. La Regione Lazio ha finanziato questi corsi con 104.000 euro che serviranno per aggiornare i lavoratori della zona. I corsi inizieranno nel 2007 e già le adesioni sono maggiori di quelle che si aspettavano i realizzatori del progetto. Sia il magnifico rettore, Marco Mancini, che il presidente della Provincia, Alessandro Mazzoli, hanno sottolineato la valenza della collaborazione tra questi enti, al fine di migliorare i servizi per tutti i cittadini. Patrizia Labellarte Capodanno e... tradizioni Patrizia Labellarte È tempo di prepararsi… tra pochi giorni saremo pronti a dire addio al 2006. Avete trascorso un buon anno? Oppure non vedete l’ora di buttarvelo alle spalle e sperare che il prossimo sia migliore? Se così fosse…forse non avete rispettato la tradizione: in passato, il giorno di Capodanno era ritenuto una copia fedele di quel che sarebbe accaduto durante l’anno, si cercavano così di evitare tristezze, litigi e musonerie. Quindi se volete un 2007 scintillante, il 31 dicembre datevi da fare…sorridete, divertitevi e non arrabbiatevi (impresa ardua) perché come si dice…prevenire è meglio che curare! E l’inizio dell’anno è anche accompagnato da riti propiziatori di natura gastronomica. L’immancabile presenza dello zampone con lenticchie simboli di buon augurio, di abbondanza e prosperità é traccia di un antico rituale di “passaggio”tra il vecchio e il nuovo anno che prevedeva il sacrificio del maiale. Di buon auspicio è anche mangiare l’uva. In passato l’uva appariva cibo raro e straordinario che veniva offerta, insieme al miele in dono agli dei per assicurarsene la benevolenza. A questo punto, direi che una bella ricetta a base di lenticchie va a pennello, ma, con una variante…anziché il cotechino che non a tutti piace, con le salsicce. Patrizia Labellarte A tavola per le feste Francesca Bruti Le festività natalizie, in particolare la sera della Vigilia, sono sempre una splendida occasione per riunire tutta la famiglia e rivedere i parenti lontani. E quando questo avviene attorno ad una bella tavola imbandita, l’atmosfera natalizia si fa ancora più allegra (forse un po’ meno allegra è la persona che deve passare tutto il giorno dietro i fornelli, a seconda della casa che ospita… ma si cucina per una buona causa!). Il più delle volte, ci si riunisce assaporando quei piatti tipici della festa, che altrimenti non si mangerebbero mai; preparandosi poi a celebrare la nascita del Signore, che dovrebbe però rimanere il motivo principale della festa del Natale. Un primo piatto tradizionale per la cena della vigilia natalizia, e tipico della Tuscia, è la minestra di ceci e castagne, che richiede una preparazione un po’ lunga, perché sarebbe necessario mettere a bagno i ceci la sera precedente in acqua e sale, e cuocerli la mattina dopo. Invece, per le castagne, raccolte e conservate durante l’autunno, un tempo si usava sbucciarle e tenerle a bagno per due o tre giorni ed usarle, dopo averle asciugate, per la cena della vigilia. Passando direttamente ai dolci, tutte le regioni hanno il loro tradizionale “pane” natalizio, come il Panforte senese o il Panettone milanese; nel Lazio, abbiamo il famoso Pangiallo, la cui preparazione non segue una ricetta unica, ma può avere numerose variazioni, soprattutto se a prepararlo sono le nonne o le mamme delle nostre famiglie. Infine, il dolce di Natale più caratteristico della Tuscia è il piatto di maccheroni con le noci, per la cui preparazione i cosiddetti “maccheroni” utilizzati possono variare da paese a paese, così come la quantità di miele e cioccolato. Ma qualunque sia la variazione di ingredienti, il gusto che alla fine deve prevalere è quello delle noci. Buon appetito! Francesca Bruti Salsicce con lenticchie Patrizia Labellarte Ingredienti: salsicce bianche, 300 gr di lenticchie, 200gr di pomodori (pelati), una carota, cipolla, sedano, olio d’oliva (q.b.), sale, pepe, vino. In un tegame mettere a soffriggere in olio, un battuto fatto con carota, cipolla, sedano. Dopo qualche minuto unirvi le salsicce punzecchiate precedentemente con una forchetta ed unirvi un bicchiere di vino bianco. Una volta evaporato, unirvi le lenticchie precedentemente cotte in acqua salata, aggiungere due mestoli della loro acqua di cottura, il passato di pomodoro, sale e pepe. Lasciare insaporire avendo cura di aggiungere ogni tanto altra acqua di cottura per evitare che si attacchino. La tradizione dice che…mangiando lenticchie il primo dell’anno, si conteranno soldi per tutto l’anno! Allora , non mi rimane altro che dirvi. Buon appetito e Tanti Auguri! Patrizia Labellarte postato da: Spvit | 11:11 | giovedì, dicembre 14, 2006 13 Dicembre 2006
Anno XVI n° 23 La parlata di Meco Torso Viterbése dé cùja Mauro Galeotti Hai visto quando ti trovi tra un sacco di amici a cui vuoi bene e che quando ci parli non ti rompi le scatole, ebbene è accaduto a me, giovedì 7 Dicembre.Mi sono trovato alla presentazione del volume di mio zio Vittorio Galeotti e di Fiorenzo Nappo, nell’Aula Magna dell’Università della Tuscia, a Viterbo, ovviamente, in Via santa Maria in Gradi. Mio zio ha presentato il suo Dizionario Italiano - Viterbese e viceversa. Un malloppo di ben 545 fogli di carta, un’opera davvero unica e inconsueta, almeno per noi Viterbesi. Ebbene, finalmente potrò sapere esattamente come si pronuncia o che significa una parola, nel nostro dialetto viterbese. Senza dubbio un’altra lingua italiana, una lingua naturale, senza fronzoli, pratica, vera e schietta. La nostra lingua! A presentare il volume, che costa solo 25 euro e che si può acquistare anche dall’autore Vittorio Galeotti, telefonando allo 0761.340359, erano un rappresentante di Marco Mancini, magnifico rettore dell’Università, ed i professori Sandra Puccini e Marcello Arduini, entrambi docenti di antropologia culturale all’Università della Tuscia. Pratici ed interessanti gli interventi dei due docenti, tutti basati sul vivere quotidiano, sul rapporto tra l’uomo e l’uomo, tra l’uomo e la natura, tra l’uomo e la vita. Vita che troppo spesso si presenta nuda e cruda, mettendo in luce difetti e pregi di ognuno di noi. Difetti apostrofati seccamente dall’uomo della campagna, dall’uomo della città. Ed ecco detti, motti, soprannomi, tutti maestri di vita, quella dura vita giornaliera che ha consentito ai nostri avi di lasciarci un passato pieno zeppo della loro esperienza, sapienza, pazienza, amore per la terra natìa. Il dialetto viterbese, anzi, i dialetti, ve ne sono almeno tre, si stanno perdendo nel tempo. L’unificazione della lingua italiana, fa, sempre più, passi da gigante, tanto che arriverà il tempo che nelle scuole verrà introdotto lo studio del dialetto, per non dimenticare la lingua dei nostri padri. Ed ecco che salta fuori da sé l’importanza di un testo come quello di Vittorio Galeotti e Fiorenzo Nappo. La serata nell’Aula Magna si è conclusa con gli interventi di Fiorenzo Nappo e di Vittorio Galeotti, entrambi hanno reso presenti i loro ricordi trascorsi in una città ormai perduta, che mai più ritornerà, ma certo è che almeno la sua parlata resterà indelebile sui fogli di carta del “Dizionario Italiano - Viterbese Viterbese - Italiano”. E... Vòe essa un Viterbése dé cùja? ‘l Dizzionàrio l’hae da pìjja! Mauro Galeotti Auguri di Buon Natale, per la 2006ª volta non c’è posto Claudio Santella E’ di nuovo Natale: ci sentiamo tutti più buoni e più disponibili verso gli altri.Siamo portati ad aprirci, verso il nostro prossimo, come mai, durante il resto dell’anno siamo disposti a fare. Corriamo a comperare regali per i nostri cari, per i nostri amici più intimi: vogliamo comunicare a chi ci sta vicino i nostri sentimenti migliori. A chi ci sta vicino; ma chi ci sta lontano? Siamo così come vogliamo apparire o vogliamo solo apparire? Siamo disposti ad elargire la nostra bontà anche verso chi ci tende la mano per procurarsi un pasto? Siamo disposti a rinunciare ad una spesa superflua per dare quel denaro che ad essa avevamo destinato a chi non ha nulla? A chi è solo? A chi è emarginato? Siamo veramente disposti a rinunciare a quella parte egoistica del nostro io per aprire le braccia al nostro fratello, al nostro vicino, al nostro nemico? Non è con i regali superflui che si attua la dottrina di Cristo. Non è attraverso il mostrarsi buoni e generosi verso i parenti e verso gli amici, a Natale, che possiamo mettere a tacere le nostre coscienze, ammesso che abbiamo lasciato alle nostre coscienze un minimo di voce. Ci ricordiamo, oggi, di quel Cristo che durante il resto dell’anno abbiamo cercato di cacciare dai luoghi pubblici, dai luoghi dove si educano e si formano i nostri figli, dai luoghi dove si curano i nostri malati, dalle nostre case. Ma non siamo riusciti a scacciare Cristo dalle nostre coscienze. Non ci siamo riusciti perché ognuno di noi ha dentro di sé un tarlo che gli ricorda le proprie debolezze e le proprie capacità, un tarlo che sentiamo solo quando abbiamo bisogno di Cristo, perché tutti gli altri ci hanno abbandonato. Se fossimo stati sempre vicini a Cristo non sentiremmo quel tarlo; se fossimo stati sempre vicini a Cristo gli altri non ci avrebbero abbandonato; se fossimo stati sempre vicini a Cristo non avremmo abbandonato gli altri. E Cristo non si manifesta soltanto a Natale: Cristo, Signore di tutto, si manifesta là dove c’è la povertà; Cristo, onnipotente, si manifesta là dove non c’è potere; Cristo, amore, si manifesta tra chi amore non riceve. Abbiamo rifiutato l’amore di Cristo anche nella sua espressione più sacra: la famiglia. L’abbiamo minata, la famiglia, alle basi; abbiamo confuso questa espressione di amore con altre manifestazioni di convenienza e di egoismo. L’amore della famiglia è dare, dare sempre, dare senza calcolo. L’amore della famiglia è avere la gioia nel dare. L’amore delle altre espressioni è egoismo, è interesse contingente, finito il quale non si sente più il bisogno dell’altro. La famiglia non è così: la famiglia è un bene perenne che si basa sul vero amore. La famiglia è altruismo, è gioia nel sacrificio, è felicità negli altri, è espressione di Cristo. Un uomo ed una donna a cavallo di un asino che cercano un rifugio perché il loro figlioletto possa nascere al riparo di qualcosa; che cosa abbiamo risposto a questa richiesta? Per la 2006^ volta abbiamo risposto: “Non c’è posto”. Apriamoci allora! Spalanchiamo le nostre porte a Cristo. Approfittiamo di questa ricorrenza per mettere in atto quell’amore che è in noi e che per troppo tempo abbiamo tenuto nascosto dentro di noi. Proveremo un sentimento di felicità e di pace che credevamo sconosciuto. Prenderemo coscienza di noi, della nostra esistenza, delle nostre azioni. Allora potremmo dirci, veramente, Auguri! Claudio Santella Il fenomeno del “bullismo” Loris Coppa La responsabilità del fenomeno sta nella famiglia per quanto riguarda l'educazione individuale dei figli, e nella scuola per quanto riguarda gli individui in gruppo. Altre responsabilità indirette ricadono sui mass media che bersagliano l’umanità con continui messaggi ambigui e tendenziosi. Il fenomeno sembra essere prevalentemente causato dalla mancata assistenza sui giovani nel corso della esplosione della crisi puberale, che rappresenta il momento più turbolento ed incerto dello sviluppo del giovane tra i dieci e quattordici anni, del quale sembrano essersi dimenticati tutti. Per quanto riguarda la famiglia grande peso assume la frequente assenza dei genitori dovuta alle separazioni e all’attività lavorativa di entrambi i genitori. Per quanto riguarda la scuola, invece, la situazione diviene alquanto complessa, spesso per una inadeguata impostazione didattica o per la molteplicità delle problematiche che sorgono per la eterogeneità dei gruppi sociali. L’uomo per vivere ha bisogno di conoscersi nella sua integrità psico fisica, non come somma di una parte psichica ed una fisica, perché nell’incontro sociale deve conoscere se stesso per poter vivere in mezzo agli altri per adeguare le proprie azioni alle esigenze dei rapporti sociali. Ma è possibile conoscersi solo nel confronto con gli altri, abbiamo bisogno degli altri per conoscerci e abbiamo bisogno di conoscerci per vivere con gli altri. Sono gli altri che con la loro presenza indicano il limite dello spazio e della dimensione della nostra singolarità. Abbiamo bisogno di conoscere il nostro ritmo vitale per adeguarlo a quello degli altri e non rimanere stonati in mezzo alla gente. Facciamo parte dell’umanità che si comporta e evolve secondo un ritmo storico-psicologico determinato dalle situazioni generali del momento in cui viviamo tra una serie indefinita di soste e di progressi, di attività e di riposi, da soddisfazioni e delusioni, e così via. Se non siamo in grado di immergerci nel flusso del divenire che ci circonda senza esserne soffocati, rischiamo di perderci per la stonatura di quello degli altri. La vita del preadolescente è caratterizzata dalla viva curiosità di tipo analitico e dal gusto di riconoscere la propria individualità nei rapporti con gli altri ; l’egocentrismo viene gradualmente soppiantato dal riconoscimento della presenza degli altri con i quali si può collaborare o contrastare, con i quali si formano i gruppi ove si riconoscono i leaders ed i gregari, spontaneamente, senza elezioni elaborate. Si tratta della prima reale esperienza di un rapporto sociale, per ora nella società scolastica, che non mancherà di produrre i suoi effetti sul futuro inserimento nella società degli adulti. Ma in questa iniziale esperienza della vita in gruppo, il ragazzo scopre presto in esso il mezzo di migliore tutela della propria individualità che è ancora piena di incertezze ed insicurezze. Il gruppo è il paravento dietro al quale può celare la sua debolezza e tentare azioni ardite che da solo non avrebbe mai avuto il coraggio di effettuare. E’ evidente che il gruppo abbandonato a se stesso non può contare, nel formulare progetti, su di un’adeguata dose di esperienza e maturità ed è facile preda della guida prevaricante dei compagni più grandi, più astuti e disinibiti che, nella tipica leggerezza dell’inesperto, potrebbe dar luogo a pericolose conseguenze. L’esperienza ci mostra l’esistenza fuori della scuola di bande di giovani che vivono una vita pericolosa senza rendersi conto nemmeno della gravità degli atti che compiono. E’ assai meno pericolosa, per se stessa e per la società, una banda di adulti che non quella formata da giovani immaturi. E’ perciò quanto mai necessario il formarsi dei gruppi, nell’ambito scolastico. La classe rappresenta il primo gruppo. Nell’ambito delle classi si possono formare le squadre per i giochi sportivi, per le visite culturali, le gite e così via. E’ necessario, pertanto, svolgere l’azione educativa verso ciascun componente del gruppo, che si può ottenere con l’insegnamento individualizzato con il quale si riesce a non separare la scolaresca mentre si cerca di arrivare a ciascuno nel modo a lui più congeniale: oltre a dare a ciascuno ciò di cui abbisogna, lo si abitua, con i giochi, a considerare la presenza degli altri, oggi nella scuola e domani nella vita. E’ qui che cade il verificarsi di una certa gerarchia tra le discipline. Raramente il giovane chiede aiuto agli insegnanti di materie scientifiche o letterarie. Più spesso e con più facilità riesce a stabilire un contatto con i docenti di discipline pratiche quali l’educazione fisica, ove il senso del gruppo, per effetto dei giochi di squadra o delle gare d’Istituto, è più significativo ed immediato. E’ compito di tutti i docenti, invece, escogitare i modi per agevolare un più frequente e diretto contatto comunicativo e considerare l’insegnamento non come un fatto meccanico di travaso di nozioni, ma come un fatto umano e sociale. L’educazione fisica per questi aspetti, dovrebbe essere chiamata educazione fisica e sociale, in quanto unica disciplina esistente nella scuola ove si riscontra praticamente l’aspetto sociale nell’educazione. Ma scuola e famiglia hanno lo stesso obiettivo, quello che cambia è soltanto il metodo, per cui tutte le strategie dovrebbero essere il frutto di una continua e sinergica concertazione tra scuola e famiglia. Tuttavia, nonostante la gravità delle conseguenze, pochi sono disposti a proporre ed attuare rimedi, perché per prima cosa il problema delle famiglie si scontra contro la tesi del femminismo che coinvolge la politica; poi l’intellettualismo della scuola italiana contesta la validità dell’educazione fisica sociale, anche se le recenti esperienze realizzate nel mondo scolastico lasciano ben sperare e per ultimo per i mass media, per i video giochi trasmessi sul web, c’è poco da fare, per lo meno fino a che non si riesca a controllarne in qualche modo le emissioni. Loris Coppa Uno sguardo nel sociale Simone Galeotti La Giulia S.C.S. che gestisce l'asilo nido "Il Giardino d'Infanzia", da sempre attenta alle esigenze della prima infanzia, si è resa promotrice di un'iniziativa dal titolo "insieme si... cammina, si ... parla, si ... comprende".Il progetto è stato realizzato anche grazie al contributo della Fondazione Carivit che ha promosso un concorso per iniziative a carattere non commerciale nel territorio della Provincia di Viterbo per l'anno 2006. L'intento è quello di inserire e poter aiutare dei bambini nel raggiungimento di alcune fondamentali competenze che riguardano la sfera motoria, linguistica e del pensiero logico. Il Nido si colloca come ambiente ideale per un percorso sereno e stimolante per il bambino perché proprio l'intervento del Nido si basa su tre fondamentali dinamiche che interagiscono in sinergia tra loro e sono le relazioni sociali, il personale qualificato e una struttura organizzativa specifica per tale esigenze. Particolare attenzione del personale del "Il Giardino d'Infanzia" viene posta nei riguardi dell'osservazione e della documentazione (con compilazione di schede e video) che vengono utilizzate per promuovere momenti di confronto con i genitori, con la Coordinatrice educativa, dei Nidi comunali e convenzionati, dottoressa Elisa Betti Calabrò. Simone Galeotti Circoscrizioni inutili? Bruno Matteacci Vorrei poter togliere il punto interrogativo al termine del titolo, ma il trascorrere del tempo ed il comportamento amministrativo dei Consigli circoscrizionali del Comune di Viterbo non mi danno ragione sufficiente per poterlo fare.Sono trascorsi trent'anni dalla approvazione della legge 278, relativa alle norme sul decentramento e sulla partecipazione dei cittadini nell'amministrazione del Comune. A Viterbo, appena promulgata la citata legge, molti appetiti si manifestarono sul territorio viterbese sino al punto che, per poter coinvolgere il più possibile persone all’amministrazione della cosa pubblica, furono istituite, con deliberazione 172 del 12/6/1981, dieci Circoscrizioni, di cui cinque a Viterbo: Pianoscarano, Centro storico, Pilastro- Villanova, Ellera-Paradiso, Cappuccini, poi rispettivamente una a: Bagnaia, Grotte Santo Stefano, San Martino al Cimino, Roccalvecce e alla Quercia. All’inizio tutto filò a meraviglia, c’era un vero coinvolgimento, della popolazione circoscrizionale, ai problemi del territorio. Ricordo che spesso si convocavano le assemblee per discutere gli argomenti che potevano e dovevano essere sottoposti all’attenzione del Consiglio comunale, ricordo pure che i presidenti avevano un compenso irrisorio e ai consiglieri veniva erogato gettone di presenza, talmente esiguo, che spesse volte, da qualche consigliere, non veniva nemmeno riscosso. La fase più importante della vita di una Circoscrizione era la convocazione annuale per l’esame dello schema di bilancio preventivo del Comune, predisposto dalla Giunta municipale. Quella era la tanto attesa assemblea dove il cittadino poteva prendere la parola ed esternare le proprie osservazioni, sia a favore che contrarie all’argomento posto in discussione; era quello il momento in cui ci si sentiva partecipi alla vita amministrativa del proprio territorio. Con l’andare del tempo tutto ha avuto un radicale cambiamento, da far accapponare la pelle. Era stato fatto un decentramento degli Uffici anagrafici che, con l’andare del tempo sono stati accentrati nuovamente; non sono state più rese note, con manifesti, le riunioni dei Consigli circoscrizionali e delle assemblee; come previsto dall’articolo 20 del Regolamento dei Consigli di Circoscrizione del Comune di Viterbo. La cosa peggiore è il totale disinteressamento ai problemi del territorio comunale e la impossibilità che ha il cittadino di essere coinvolto nella gestione del Centro civico. Alle suddette osservazioni fa eco quanto accaduto a seguito della convocazione delle assemblee fatte dall’assessore al Decentramento, Marco Bracaglia, il quale, sebbene abbia dedicato molto impegno al problema, non è riuscito a raggiungere il numero legale per poter ottenere il richiesto parere sul Bilancio preventivo per l'anno 2007. Questo è quanto il cittadino deve sapere, alla luce del fatto che questi consiglieri sono stati eletti per amministrare e rappresentare la popolazione in sede ai Centri civici ed al Comune; saperlo oggi per ricordarlo alle prossime elezioni. Bruno Matteacci La Compagnia Faul Francesca Bruti Si è da poco conclusa l’ultima edizione del Festival del Teatro Amatoriale ed una delle Compagnie di casa nostra, che da molti anni fa parte della FITA, continua le sue attività girando il centro Italia. Infatti, dopo aver portato in scena a Terni l’opera originale “Francesca da Rimini” lo scorso 30 Novembre, anche noi viterbesi avremo modo di apprezzare la bravura di questi simpatici attori assistendo allo stesso spettacolo: la Compagnia andrà in scena giovedì 14 Dicembre alle ore 21, presso il Teatro Azzurro di Viterbo, ed in tale occasione parte dell’incasso sarà devoluto all’“Associazione Bambini Down”; l’altro appuntamento è per domenica 17 Dicembre, alle ore 17,30, presso il teatro di Bolsena.La Compagnia Faul ha festeggiato lo scorso anno i 20 anni dalla sua formazione, e le commedie fino ad ora portate in scena sono state rappresentate nei teatri di Rovigo, Terni, Roma, Termini Imerese, Rieti, Latina, Isola Liri, Casperia, Allerona, oltre che nei maggiori teatri e piazze della provincia di Viterbo. I suoi componenti organizzano corsi di teatro e mimo e collaborano con progetti M.I.U.R. della Regione Lazio. Attualmente la compagnia registra 30 soci, tra attori, tecnici e collaboratori tutti animati da grande entusiasmo e che continuano l’attività sotto il vessillo del volontariato, con impegno e professionalità. Per informazioni: info@favlviterbo.it, Compagnia Teatrale FAVL - Via S. Giacomo, 24 - 01100 Viterbo - Tel. 0761-307521 - Fax 0761-307521 Francesca Bruti A Natale...“Siamo tutti più buoni” Patrizia Labellarte A Natale…”siamo tutti più buoni”!Quante volte avete sentito questa frase? Ma, soprattutto, quante volte siete stati proprio voi a pronunciarla? Ormai è diventato un modo di dire, una frase scontata, buttata la quando ci si vuole giustificare di qualcosa o quando si vuole chiudere in fretta e furia un discorso. Con i tempi che corrono… magari, riconoscessimo i nostri sbagli e divenissimo tutti più buoni! Come dice il proverbio:“tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare”!... sante parole! Altro che Natale e buoni propositi qui ci vorrebbe un miracolo! Nella società in cui viviamo e di cui siamo gli artefici, ahimè, se ne sentono e se ne vedono di tutti i colori: risse, violenze politiche, aggressioni, umiliazioni, minacce. Ed anche in una piccola città come la nostra, questo tipo di episodi cominciano a susseguirsi con una costanza preoccupante. Tutti i giornali nazionali e locali, compresi noi, parlano del fenomeno bullismo, della nuova moda di picchiare ragazzi disabili, minacciare i propri professori ed immortalare, poi, queste bravate con il telefonino per mandarle infine su internet. È un fenomeno di massa, espressione di un modo di vivere che accomuna gran parte dei giovani di oggi. Un problema sollevatosi in molto città d’Italia, a Viterbo, fortunatamente tutto tace… ma chissà?! Purtroppo, da noi, si ha, a che fare con un altro tipo di aggressioni, quelle di stampo squadrista, situazione non facile, direi, visto che si parla comunque di violenza allo stato puro tra giovani di visioni politiche differenti. Questo scenario rappresenta perfettamente il quadro di una realtà, la nostra, in cui non c’è più un dialogo, un confronto civile. Oggi si ragiona e si risolve tutto a suon di botte, pugni e calci (quando va bene). Mah… a che punto siamo arrivati!? Non c’è più rispetto per niente, neppure per noi stessi, non c’è più educazione, nessun segnale di civiltà. Esiste solo maleducazione, menefreghismo, arroganza. Ma dov’è la tolleranza, il rispetto delle regole, la libertà di esprimere le proprie opinioni? Ma soprattutto, che ne sarà di noi, del nostro futuro se partiamo con questi presupposti? Hanno ragione i nostri nonni quando dicono che i tempi sono cambiati. Oggi, abbiamo tutto, troppo (e nonostante, non ci accontentiamo mai), viviamo in un mondo di apparenza e superficialità… ah, quanto ci farebbe bene tornare per un po' indietro nel tempo ed assaporare i veri valori della vita! Eh, già, è impossibile…e allora, dobbiamo impegnarci tutti, dapprima la famiglia, le istituzioni per cercare di vincere questa battaglia che ci riguarda da vicino. Così come ho iniziato questo articolo, allo stesso modo lo concludo : a Natale… siamo tutti più buoni… riflettiamo e approfittiamo del periodo per iniziare a cambiare… non è mai troppo tardi. Patrizia Labellarte Il Calendario di Ezio Riccardo Manca L’anno che verrà, visto dall’Associazione “Assi della Tuscia”. Si potrebbe riassumere così, l’idea portata brillantemente a termine dal viterbese Ezio Piacentini e da alcuni amici che ruotano attorno all’associazione stessa. Si tratta del calendario “Assi della Tuscia - Ros 2007”, realizzato con il Patrocinio dell’Amministrazione provinciale di Viterbo, in distribuzione dal primo Dicembre scorso, presso gli esercizi commerciali che hanno aderito all’iniziativa editoriale. Tra gli sponsor svetta la Banca di Viterbo. Quest’anno, per l’edizione 2007, l’idea è scaturita dalla Viterbo Città Papale. Nei tredici fogli del calendario, infatti, viene ripercorsa in maniera abbastanza esauriente, con fotografie e stemmi, l’epoca della Residenza papale nel Capoluogo della Tuscia. Oltre ai pontefici residenti nello splendido Palazzo di Piazza San Lorenzo, nel “Ros 2007”, trovano spazio anche alcuni vescovi che si sono succeduti negli anni a Viterbo ed i cardinali nati nel Viterbese. Da Adriano V a Gregorio X, passando per Giovanni XXI, unico pontefice portoghese nella storia della chiesa. Da mons. Emidio Trenta all’indimenticabile mons. Fiorino Tagliaferri, passando per mons. Luigi Boccadoro, per quanto riguarda i vescovi. Spiccano, invece, tra i cardinali: Pietro La Fontane, nato a Viterbo il 28 Novembre 1860; Giacomo Oddi, vescovo di Viterbo dal 1750 al 1770. Degna di nota anche la veste grafica del lavoro curata dalla Tipografia Quatrini di Viterbo. Si ricordano tra i precedenti calendari, quello del 2005, dedicato alle miss viterbesi; quello dell’anno in corso, invece, era intitolato “Presidenti e Sindaci”. Nel 2007 sarà la volta di “Papi, Cardinali e Vescovi”, ma questa è storia dei nostri giorni. Davvero una bella iniziativa. Riccardo Manca Studenti viterbesi ad Auschwitz Francesca Bruti In questo periodo in cui sono frequenti gli episodi di bullismo e violenza giovanile, ritengo molto importante l’iniziativa promossa dalla Provincia e dal Comune di Viterbo di avvicinare i giovani viterbesi a quei luoghi, che per milioni di persone hanno significato la negazione del diritto alla vita. Relativamente al progetto “Memoria per la Pace”, nella mattinata del 2 Dicembre, è partita una rappresentanza studentesca di dodici scuole superiori della Tuscia, accompagnata dal presidente della Provincia di Viterbo, Alessandro Mazzoli e dall’aAssessore alla Pace, Giuseppe Picchiarelli, con destinazione la città polacca di Auschwitz. All’iniziativa partecipano due studenti per ogni istituto superiore, selezionati da un’apposita commissione in base ad uno specifico progetto scolastico. Secondo le parole dell’assessore, questo viaggio ha l’intento di «far assumere consapevolezza dell’atrocità di un dramma come quello della Shoah, in cui per la prima volta nella storia si è rivelato il barbaro concetto di un nemico ontologico in cui l’essere umano veniva considerato da abbattere soltanto in funzione della sua religione, razza o aspetto fisico». Ogni ragazzo potrà raccontare la propria esperienza, mettendola per iscritto su un diario ricevuto per l’occasione e, al ritorno, verrà organizzata una giornata assembleare in cui i partecipanti sensibilizzeranno i loro compagni sull’esperienza vissuta. Partecipano al progetto: il Liceo Scientifico “Cardinal Ragonesi” di Viterbo, l’Itsig “Leonardo da Vinci” di Viterbo, l’Isis di Tarquinia, il Liceo “Besta” di Orte, l’Isa “Ridossi” di Civita Castellana, l’Ipsia “Marconi” di Tuscania, l’Iis “Agosti” di Bagnoregio, il Liceo Classico “Buratti” di Viterbo, l’Itcg “Dalla Chiesa” di Montefiascone, il Liceo “Galilei” di Tuscania, l’Ipsct “Orioli” di Viterbo e l’Isis “Colasanti” di Civita Castellana. Francesca Bruti Auto ibrida in Provincia Patrizia Labellarte In occasione dell’inaugurazione della nuova sede del settore trasporti della Provincia, è stata presentata la prima auto ibrida del mondo in possesso di un ente pubblico. Un motore elettrico ed un altro meccanico, il primo ideato per la città, per non inquinare, il secondo da usare per spostarsi fuori dal centro urbano. “È senza dubbio una novità - hanno detto il Presidente della Provincia Alessandro Mazzoli e l’Assessore al traffico Renzo Trappolini - è un segnale di attenzione alla tutela dell’ambiente ma anche un segnale politico che questa amministrazione vuole dimostrare ai cittadini e alle imprese. La Provincia di Viterbo lavora per accogliere questa sfida e per far aumentare i consensi”. Una macchina a tutti gli effetti, che presenta un cruscotto con le stesse funzionalità di un’auto tradizionale, solo che al posto dell’indicatore del livello di carburante, il conducente verificherà, invece, il livello della carica delle batterie. Insomma, un’ottima performance nel caotico traffico cittadino ad inquinamento zero! Patrizia Labellarte Centro sociale del Pilastro Pantaleo Spagna Con il mese di Novembre, il Centro Polivalente Pilastro, ha dato inizio alle celebrazioni di fine anno. Quest’anno 2006, ricorre il nono anniversario della sua fondazione. In questi due lustri trascorsi, il Centro è cresciuto di molto. Sono cresciuti i suoi iscritti e tante sono state le attività svolte, sia ludiche che culturali, purtroppo i suoi locali non sono cresciuti di pari passo e allo stato attuale, non sono più idonei per i suoi innumerevoli utenti. Si spera che alla fine, l’Amministrazione comunale ed i Servizi sociali del Comune di Viterbo, si decideranno di provvedere all’ampliamento dei locali di che trattasi. Con il mese di Ottobre u.s., sono cominciate le celebrazioni di fine anno. Il giorno 28 u.s., il Centro in collaborazione della III Circoscrizione, per celebrare la Festa d’Autunno ha svolto la II festa delle castagne, con degustazione di caldarroste per tutte le persone che fossero intervenute alla manifestazione (sempre per la mancanza di locali idonei, la festa si è dovuta svolgere sulla via C. Minciotti). All’interno della festa, sono intervenuti poeti della Tuscia Dialettale per recital di poesie in collaborazione con le poetesse del Centro, il poeta Peppe Zena ha declamato una serie di stornelli romaneschi che hanno rallegrato il numeroso pubblico intervenuto. Il giorno 30 Novembre, per la ricorrenza della festività di Sant’Andrea, il Comitato di gestione del Centro, come di consuetudine degli anni precedenti, ha distribuito ai bambini, (nipoti degli utenti ultra sessantenni) un bellissimo pesce di cioccolato con tanta gioia e soddisfazione dei piccoli bambini e anche dei nonni intervenuti. Per il prossimo 17 Dicembre, nella palestra della parrocchia del Sacro Cuore, si terrà la festa di fine anno con una tombola straordinaria, musica, balli, canzoni e altro. La serata sarà allietata dallo showman Renato e la sua chitarra. Per il giorno 5 Gennaio 2007, ormai alla settima edizione, sempre organizzata dal Centro Pilastro, sfilerà per le vie di Viterbo, la calza della befana più lunga del mondo. Questa edizione sarà dedica alla Casa famiglia di Pianoscarano. I festeggiamenti della ricorrenza del 9° anno del Centro Polivalente Pilastro, termineranno con un bellissimo concerto vocale della corale San Giovanni di Bagnaia, che si terrà nelle ore pomeridiane di domenica 6 Gennaio 2007, nella Chiesa del Sacro Cuore. Tutti sono invitati. Pantaleo Spagna Affidiamoci all’istinto Claudio Santella A dispetto di ogni altra opinione credo che, tutto sommato, si debba ringraziare Prodi. Provate ad immaginare che cosa sarebbe accaduto se le risoluzioni prese dall’attuale governo fossero state adottate dal governo Berlusconi: sarebbe scoppiata la guerra civile; no global, globetrotters, girotondini, girondini, giacobini, scioperi generali, bianchi, neri, gialli, a singhiozzo, a scacchiera, sbandieratori di pace, trick-track, petardi, fuochi d’artificio e carnevalate varie. Chi più ne ha più ne metta. Le strade sarebbero state invase da questa plebaglia mercenaria, violenta e scroccona. Con Prodi, invece, nulla. Con Prodi può accadere di tutto ed il contrario di tutto: nessuna reazione. Con Prodi c’è la pace sociale. Prodi ha la fiducia del Popolo italiano, sia direttamente che attraverso i suoi rappresentanti in Parlamento: non v’è dubbio. Ho, tuttavia, la sensazione che qualcosa non sia chiaro, che qualcosa non vada. Un invito cortese a tutti coloro che hanno la possibilità di documentarsi, e poi magari, qualora lo vogliano, di far sapere, se gli animali, nei vari laboratori e nei vari giardini zoologici o altrove, stiano dando segni di irrequietezza, come fanno, per istinto, nell’imminenza di una catastrofe. Grazie. Claudio Santella Viterbo migliore Sanclaudio Nel pomeriggio di lunedì 4 dicembre, nella sala delle conferenze dell’Amministrazione provinciale, si è tenuta una assemblea pubblica per ovviare lo stato di degrado progressivo in cui versa Viterbo. Promossa dal Comitato per il Centro Storico e sotto la guida dell’avvocato Maria Rita Valeri, l’assemblea ha visto la compartecipazione degli altri comitati viterbesi, sorti per la tutela della nostra città. Scopo dell’iniziativa è stato ed è quello di unire le varie rimostranze dei diversi comitati per migliorare la vivibilità a Viterbo. Oltre al Comitato Centro Storico hanno partecipato il Comitato Pratogiardino, il Comitato San Pellegrino, il Comitato Piazza della Rocca, il Comitato San Faustino, il Comitato Quartiere Sant’Agostino, il Comitato per la Tutela dell’Ambiente e dei Beni Culturali, nonché alcune associazioni e personaggi di spicco che si sono messi in luce, in passato, per iniziative volte ad evitare o quanto meno a limitare il degrado in cui versa, purtroppo, la nostra città. Da sottolineare anche la partecipazione e gli interventi pregevoli di alcuni docenti universitari. Diversi gli interventi; tutti più o meno interessanti. Tutti, però, legati da un filo conduttore comune che, probabilmente, è stato la causa dei rispettivi insuccessi ed indirettamente ha giustificato l’inerzia delle amministrazioni comunali: ognuno ha manifestato un interesse singolo, particolare, quasi personale. Unica nota fuori dal coro l’intervento del rappresentante del Codacons, il quale ha sottolineato che il male va ricercato non in questo o in quell’altro inadempimento delle varie amministrazioni che si sono succedute nel tempo, ma nel DNA delle stesse, che le porta, sistematicamente, ad eludere, quando a non adempiere, gli interessi dei cittadini. Il rappresentante del Codacons ha parlato di un comportamento marchiato da recidiva aggravata e reiterata ed ha indicato i mezzi per sollecitare e costringere l’amministrazione a realizzare concretamente quei compiti che le sono propri. Naturalmente la cosa non è semplice, perché ognuno deve rinunciare a qualcosa: la realizzazione degli interessi di Viterbo non costituisce una passerella per mettersi in mostra per un fine diverso: questo deve essere chiaro. L’avvocato Maria Rita Valeri ha colto al volo i lati negativi delle varie richieste frammentarie dei singoli comitati, ha rivolto loro l’invito a manifestare congiuntamente ed ha proposto la costituzione di un Comitato unitario, che portasse avanti l’interesse comune di una Viterbo migliore. Simpatica la letterina rivolta a Babbo Natale fatta trovare su ogni poltrona della sala, peraltro gremita, con il preambolo Vorrei che la mia città….. Utili le due mozioni all’ingresso della sala attraverso le quali si richiede al Sindaco di regolare l’orario di chiusura dei pubblici esercizi rumorosi e di organizzare il corpo della Polizia Urbana in modo da poter far fronte alle varie esigenze dei cittadini, anche durante le ore notturne. Non resta che augurarci il successo di quanto intrapreso. La presenza dell’avvocato Maria Rita Valeri, guida e coordinatrice delle varie iniziative, costituisce una garanzia. Sanclaudio Festa degli Alberi accolto il nostro invito Claudio Santella Sul numero 21 de “La città”, dell’8 novembre ultimo scorso, ci siamo fatti promotori presso le varie autorità dell’iniziativa di celebrare, con gli alunni delle scuole primarie, la festa degli alberi, che negli anni passati cadeva il 21 novembre. Grazie al progetto portato avanti da Legambiente ed al contributo della Provincia di Viterbo il nostro invito - desiderio è stato raccolto ed esaudito. L’Amministrazione Provinciale di Viterbo ha acquistato e messo a disposizione di alcuni istituti scolastici della Tuscia circa 150 alberelli, consentendo così ai bambini di quelle scuole di festeggiare, nella giornata del 21 novembre, il “vecchio amico albero” come ai “vecchi tempi”. Protagonisti indiscussi, insieme agli alberi, i bambini delle scuole elementari “De Amicis”, “Silvio Canevari” e della scuola media “Pietro Vanni”, hanno condiviso con altri, delle scuole primarie di Bassano Romano e di Vitorchiano, il piacere di mettere a dimora tanti alberelli. Una giornata che rimarrà impressa nella mente di quei bambini e di quei ragazzi, una giornata che in futuro racconteranno prima ai loro figli e poi dei loro nipoti, parlando degli alberi che hanno piantato e, magari, mostrando loro quelle stesse piante che hanno tenuto a battesimo, trasmetteranno alle future generazioni la lezione un po’ diversa ed un po’ particolare, finalizzata al rispetto della natura e dell’ambiente, ricevuta nell’occasione. L’assessore provinciale all’ambiente, Tolmino Piazzai, ha voluto sottolineare con la sua presenza l’importanza della ricorrenza ed unitosi ai bambini, in questa bella cerimonia, ha rivolto loro significative ed appropriate parole: “Gli alberi sono il nostro presente – ha detto l’assessore- ma sono soprattutto il nostro futuro. Ve li abbiamo consegnati affinché abbiate cura di loro e li aiutiate a crescere”. Auguriamoci che l’esempio dato dall’assessore Piazzai si diffonda tra i vari nostri amministratori e che il seme gettato attecchisca sul nostro territorio così come altrove. Claudio Santella Baccaionate...fino ad un certo punto Baccaione BERLUSCONI E PRODI - Il primo a fare gli auguri a Berlusconi perché si ristabilisse quanto prima è stato Prodi. Il fatto non deve meravigliare: Prodi ha tutto l’interesse a che Berlusconi torni in piena attività: gli serve da catalizzatore per mantenere unita l’Unione: venuto meno, politicamente, Berlusconi, Prodi rischia davvero di andare a casa. Non v’è più necessità che tutta la sinistra resti unita. Passato il pericolo ognuno, a sinistra, potrà attentare alla poltrona di Prodi. Sono dunque auguri sinceri quelli di Prodi? Mi auguro di sì, perché non voglio escludere né l’una né l’altra l’altra ipotesi. Però non posso escludere il dubbio. FEDERALISMO FISCALE – Umberto Bossi si fa in quattro per attuare il federalismo fiscale. E con lui si fa in quattro tutta la Lega. Il Sud dell’Italia è particolarmente preso di mira. A torto o a ragione non lo so, so però che a Bossi ed alla Lega sfugge una cosa: il Sud il federalismo fiscale lo ha già attuato da tempo. In una parte del Sud c’è la Mafia, in un’altra parte del Sud c’è la ‘Ndrangheta, in un’altra parte c’è la Sacra Corona Unita, in un’altra ancora c’è la Camorra, allargando lo sguardo troviamo l’anonima sequestri. Non so se qualche altra organizzazione mi sfugge, però questo federalismo fiscale sembra funzionare. Pagato il dovuto “pizzo”, che racchiude in sé le varie forme di tasse dove quel federalismo fiscale non c’è, nessuno si fa più vedere: il cittadino vive tranquillo. I conti sull’entità del “pizzo” al cittadino li fanno le stesse “istituzioni” in loco in quantità percentuale ai guadagni. Sembra non si sia mai verificato un errore. I commercialisti liberi professionisti sono in rivolta: non battono più un chiodo. Questo tipo di federalismo funziona così bene che e stato preso ad esempio anche all’estero. Riflettano Bossi e compagni sul da farsi, altrimenti le loro fatiche risulteranno sterili come i tentativi di un eunuco. A buon intenditor….. PALLONE D’ORO - Il pallone d’oro è andato a Fabio Cannavaro. Un fuoriclasse determinante per la sua squadra. Il Capitano di una squadra Campione del mondo, composta da altrettanti fuoriclasse, molti altrettanto determinanti. Mi piace immaginare che Cannavaro abbia ritirato il pallone d’oro un po’ a nome di tutta la Nazionale Italiana. Caro Fabio, ti prego, dedica quel pallone a tutta la squadra dell’Italia Campione del Mondo; quella squadra che hai sostenuto e che ti ha sostenuto, quella squadra che hai onorato e che ti ha onorato, quella squadra meritevole, come, te di altrettanti palloni d’oro. Un bel gesto che oltre a sottolineare in tutto la superiorità e l’estraneità di quella squadra, tutta, alle vicende di calciopoli e quant’altro, farebbe piacere a tutti gli Italiani e ti farebbe onore. Grazie. Baccaione Ci scrive un invalido civile Ricevo e volentieri pubblico: Egregio signor Mauro Galeotti Lo scrivente, invalido civile al 100%, fa presente la cosa assurda accadutagli, il giorno 20 ottobre 2006 mi sono recato presso la direzione di un quotidiano e un addetto mi ha negato che seduta stante estendessi la lettera di pubblicazione, facendomi fare un fax. Trovò la scusante che il fax aveva delle scritture a macchina di colore rosso e non poteva interpretare cosa era scritto, una delle mie figlie portò la copia a mano e le disse che fra qualche giorno lo avrebbe fatto uscire sul detto giornale. Cosa che non avvenne, la mattina del 24 ottobre venni chiamato telefonicamente dalla AIRRI per iniziare la terapia, feci osservare che mi avevano chiamato per un ricovero all'ospedale San Filippo di Roma, rimanemmo negli accordi che appena finiva detto ricovero avrei dovuto avvisare la direzione. Io feci di più, mi recai la mattina del 9 novembre presso la direzione e mi dissero che avrebbero in breve termine di farmi entrare in terapia. La richiesta per la terapia il mio medico curante in data 13 aprile 2006 la direzione mi chiamò a maggio u.s. a visita medica, nel mese di settembre fui invitato nuovamente alla visita dallo stesso medico. Dopo l'ennesimo sollecito telefonico, che raramente riuscivo a prendere il numero sempre muto, mi disse che la cornetta era staccata. E qui sono diventato sospettoso, pensando alla condotta del signor del giornale quotidiano, e mi convinse che tra lui e la ditta era avvenuta forse qualche comunicazione in merito, nel modo in cui si vive tutto può essere possibile. Il giorno 26 u.s. telefonai per avere notizie in merito a mi fu risposto che la mia pratica verrà presa in considerazione nel mese di gennaio p.v. La Sanità come fa a dare in appalto a persone così inaffidabili riguardo la categoria degli invalidi civili? Non mi so spiegare simile comportamento nei miei riguardi, forse c'è qualcosa di personale? Sarebbe necessario domandare quali siano i tempi per essere assistiti. Nella certezza che venga pubblicato quanto sopra la saluto cordialmente. Lettera firmata
Che dire caro signore mio, io le ho pubblicato la lettera, rendendo pubblico il suo disagio, speriamo che serva, a chi ha in mano le redini della sanità viterbese, a migliorare i servizi. postato da: Spvit | 10:08 | |